Intrecciando fili sottili e profondi, che legano il tempo ciclico della tradizione sarda a una cosmologia arcaica, come mi è quasi spontaneo fare, dove il cristianesimo dei santi si sovrappone, senza mai cancellarlo del tutto, a un sostrato pagano di matrice mediterranea, trovo interessanti correlazioni.
Non si trova certo, nel senso stretto della storia delle religioni, una “correlazione esoterica” diretta tra il Sant’Efisio del 1° maggio e le antiche Floralia romane (che pure cadevano tra il 28 aprile e il 3 maggio, dedicate a Flora, dea della fioritura), argomento che ho trattato anche nel mio saggio "Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera il Caos, il Caos che rinnova l’Ordine"
Tratto dal mio saggio
"[...] Le epifanie di forze ancestrali, rappresentate dalle maschere del Carrasegare sardo riguardano ugualmente la dimensione della fertilità , del ribaltamento, dalla morte alla vita.
Il rito come un rinnovamento del ciclo cosmico-temporale.
Il collegamento tra i tre poli , rappresentati dai Floralia/Zefiro-Flora, anasyrma/Baubo, e maschera sarda del Vento, Su Bundu, si costruisce su un piano di analogia funzionale e simbolica, piuttosto che su una continuità storica diretta e documentata.
Le Floralia, feste romane in onore di Flora (sposa del vento primaverile Zefiro), celebravano la rigenerazione florida della natura. Sebbene nei risultati di ricerca non vi sia un riferimento esplicito a un anasyrma praticato da Flora, il contesto concettuale è identico, perché si tratta di un rito per la fertilità e il rinnovamento cosmico. Flora, come Demetra, è una dea della fecondità vegetale.
Il gesto di Baubo per Demetra(in lutto per Persefone) fornisce la chiave di lettura universalizzante, in cui la deformazione grottesca assume una valenza apotropaici.
L'anasyrma è l'espressione più cruda e diretta del principio della fecondità , resa attraverso un'immagine grottesca (la vecchia megera) che sfida i canoni estetici per affermare la potenza vitale.
Questa estetica del grottesco è il tratto che lega Baubo alle maschere sarde.
Le facce deformi dei Merdules, le sembianze inespressive e bestiali dei Mamuthones, l'aspetto inquietante della Filonzana.
La maschera, come l'anasyrma, mostra una verità profonda e potente deformando le sembianze ordinarie.
Per quanto riguarda la maschera de Su Bundu, che trova un corrispettivo simbolico nella figura di Zefiro, il paredro di Flora, quindi correlato alla dimensione delle Floraria e della germinazione/fecondità , il termine sardo "bundu" (e i suoi correlati regionali come bundone, bunnu) significa comunemente "rotondo", "convesso", ma anche "ventre", "grembo", "mucchio".
Potrebbe dunque designare una maschera caratterizzata da una protuberanza ventrale, una gobba o una pancia rigonfia.
Una tale maschera rappresenterebbe plasticamente il principio della fecondità e dell'abbondanza.
Il ventre prominente è un anasýrma simbolico e permanente.
Mostra, in forma caricaturale e protetta dalla maschera, il grembo gravido della terra o la prosperità materiale.
Bundu/bundone, è quasi uguale a "bandoni", che in sardo significa secchio, contenitore in latta, come quello prezioso che si usa per contenere il latte appena munto.
Ho sottolineato molte volte, nei miei scritti, come la cosiddetta "borsetta degli Dei", degli Apkalli,, chiamata Banduddu, sia una parola simile a bandoni, che abbia le stesse consonanti "BND" della parola benedire.
È l'acqua, il principio femminile che attiva la ghiandola pineale.
La consapevolezza.
Allo stesso modo, Bundu, contiene le stesse consonanti BND .
Non può essere una casualità .
Nella sua dimensione fecondatrice, che sia come vento che coadiuva il trasporto dei semi che poi germineranno, che sia come ventre convesso, simbolo di fertilità , la simbologia de Su Bundu si allinea perfettamente alla logica del Carrasegare[...]".
Eppure, se leggiamo i simboli con lo sguardo dell’ermeneuta delle tradizioni, qualcosa emerge.
Il 1° maggio è un limen stagionale, la soglia infuocata tra la primavera crescente e l’estate imminente.
Per i romani, le Floralia erano tempo di licenza, di lascivia feconda, danze e fiori. Ma la vera traslazione esoterica non va cercata in un’eredità diretta, bensì in una struttura analogica.
La processione di Sant’Efisio, che dal 1° maggio a Cagliari muove verso Nora, non è solo una supplica per la peste scampata, ma un percorso iniziatico della comunità attraverso lo spazio sacro, segnato dal colore rosso del piviale del santo (sangue, fuoco, sacrificio) e dal bianco dei cavalieri.
Sono le due polarità che rievocano l’antico hieros gamos tra cielo e terra.
Ma vi è anche una connessione tra la Sa Pippia de Maju (la “bambina di maggio”, una figura arborea o un fantoccio fiorito che appare in alcuni riti sardi legati all’inizio del mese) e il mazzolino doppio di viole mammole (Viola odorata) che Su Componidori porta durante la Sartiglia di Oristano, non a fine febbraio (Carrasegare, l’ultimo carnevale prima della Quaresima), ma a Ferragosto.
In realtà la Sartiglia oristanese ha due edizioni, quella di Carnevale (febbraio/marzo) e quella di Ferragosto (15 agosto), chiamata “Sartiglia dell’Assunta”.
Proprio questa duplicità è la chiave esoterica.
Nel rito di Carnevale, Su Componidori, figura centrale, una sorta di “cavaliere-dio” vestito di bianco, maschera fissa e mazzolino di viole doppio, come Sacro Vajra, dalla doppia polarità , corre per conquistare la stella a sei punte, e anche riguardo questa figura ho approfondito nel mio saggio "Il Tempo Capovolto"
Un bersaglio metallico appeso a un filo, che deve infilzare al galoppo. La stella a sei punte (sigillo di Salomone, ma più anticamente emblema dell’unione dei due triangoli, fuoco e acqua, cielo e terra, maschile e femminile) è un simbolo di perfezione cosmica e di unione degli Opposti.
Le viole mammole, fiori viola scuro, sono anticamente legate a Persefone/Venere.
Sono i fiori della morte e della rinascita, dell’umido e della terra profonda. Il doppio mazzolino è polo femminile, contrapposto alla lancia (polo maschile).
Vedete come il mito di Persefone poi si ricollega a ciò che ho sottolineato prima?
Ora, a Ferragosto, la stessa Sartiglia si ripete, ma il contesto stagionale è opposto.
Non si tratta dell’uscita dall’inverno, che il Carrasegare rappresenta, ma il culmine dell’estate, l’Assunzione di Maria, che nella cultura sarda è anche la “Madonna d’Agosto”, signora della messe.
Esotericamente, la stella a sei punte si trova nel cielo reale.
Essa corrisponde all’esagramma che si può tracciare osservando i pianeti o, più concretamente, la posizione del Sole e della Luna in determinati momenti dell’anno.
Ma qui la correlazione astronomica è ancora più sottile.
Il 1° maggio il Sole è a circa 10°-11° del Toro, mentre il 15 agosto è a circa 22° del Leone.
Le viole mammole fioriscono a fine inverno, inizio primavera, e appassiscono a maggio.
Quando Su Componidori le porta a Carnevale (fine febbraio), esse sono fresche.
Rappresentano la forza tellurica ascendente, la giovinezza della terra ancora umida.
Ma a Ferragosto non ci sono viole. Allora il mazzolino diventa una memoria, una presenza simbolica che mantiene il legame tra i due poli dell’anno.
L’inizio e il culmine del ciclo solare.
La “bambina di Maggio” (Sa Pippia de Maju) è invece un’effige talvolta portata in processione o appesa agli alberi.
La fanciulla-verde, la Kore che muore e rinasce.
Il 1° maggio, con Sant’Efisio, questa Kore cristianizzata si fa da parte.
Il santo guerriero (maschile, solare) prende il suo posto.
Ma nel ciclo della Sartiglia, a Carnevale si celebra la vittoria del cavaliere sulla stella (l’unione degli opposti) e a Ferragosto si commemora quella vittoria, quando la stella è più alta in cielo (il Leone, segno regale, il trono di Salomone).
I due momenti, il Carrasegare sardo e Ferragosto, sono opposti nel cerchio dell’anno.
I preparativi e il rito di investitura dei cavalieri e de Su Componidori, iniziano il 2 febbraio, giorno della Candelora, e hanno come riferimento l'equinozio di primavera, perché il 2 febbraio cade esattamente a metà strada tra il solstizio d'inverno e l'equinozio di primavera, simboleggiando il passaggio dalle tenebre alla luce e l'inizio della rinascita stagionale
In molte civiltà agricole, si riteneva che quanto accadeva nei 45 giorni prima dell’equinozio potesse “preparare” o influenzare la fertilità dell’anno
I 45 giorni (un “quinto di anno” solare approssimativo) dall’inizio di febbraio all’equinozio rappresentavano la durata del periodo critico in cui bisognava “svegliare” la natura con riti di fertilità , danze, cavalli e travestimenti.
La Sartiglia di Oristano (ultime due domeniche di Carnevale più martedì grasso) è un’esibizione in cui i cavalieri, guidati da Su Componidori (capo corporazione), devono infilzare al galoppo una stella d’argento (sa stella) o una stella di legno.
È un rito equestre di feconditÃ
Questo gesto è interpretato come un atto magico-simbolico per “aprire” la terra, attrarre le piogge e garantire la fertilità dei campi. La stella rappresenta il sole o l’astro che ritorna, e infilzarla significa forzare il passaggio dall’inverno alla primavera
La Sartiglia si pone a 45 giorni dall’equinozio perché rappresenta l’ultima spinta rituale prima del “tempo vegetale” , un momento in cui la comunità , attraverso l’abilità equestre e il simbolismo della lancia che “fende” la stella, agisce magicamente per assicurarsi che la primavera porti davvero fertilità , piogge e abbondanza.
L'altro momento, diametralmente opposto, nel ciclo dell'anno, è il Ferragosto, a una quarantina di
giorni dall’equinozio d’autunno, che rappresenta l'inizio del tempo del raccolto).
Tra di essi, il 1° maggio funge da spartiacque.
È il giorno in cui la “bambina di maggio” (la violetta, la Kore) muore simbolicamente, e Sant’Efisio (equivalente cristiano del puer senex o del guerriero solare che doma il dragone, il saraceno, la peste) ascende.
La violetta doppia di Su Componidori è quindi lo stesso principio della bambina di maggio, ma congelato in un fiore essiccato o ricordato.
Esso collega la cavalcata di febbraio (discesa della stella sulla terra) a quella di agosto (ascesa della terra verso la stella).
Il primo maggio è l’istante in cui l’equilibrio si rompe.
Da questo momento, l’estate sale, e la stella a sei punte (il cielo) si allontana dalla terra, per essere riconquistata solo nella memoria del rito agostano.
L'esoterismo che celano questi riti encestrali, profondamente radicati in Sardegna, non narrano una continuità storica ma una risonanza strutturale.
Le violette, la bambina, la lancia, la stella, il santo e il cavaliere sono tutte maschere di un unico mitema Mediterraneo.
L’eterno ritorno ciclico della stagione attraverso l’unione del principio umido (femminile, ctonio, viola) con quello secco (maschile, uranico, solare).
E il primo maggio, con Sant’Efisio che a cavallo va verso il mare, non fa che ribadire la stessa sacra ierogamia.
Il Santo, sposo della città , come Su Componidori nella Sartiglia, che penetra la stella, che è la rosa dei venti, il fiore a sei petali, la stessa viola mammola dischiusa in geometria celeste, a metà strada tra equinozio di primavera e solstizio d’estate.
Tiziana Fenu
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