La Simbologia di Beltane in Sardegna.
Le Nozze Mistiche del Fuoco Vivificante
Nell’intervallo sottile che scorre tra l’ultimo giorno di aprile e il primo di maggio, si dispiega l’antica ricorrenza pagana di Beltane, corrispondente al nostro Calendimaggio, la quale, nel solco della tradizione celtica, sanciva l’epifania della bella stagione, il risveglio dei sensi dopo il torpore invernale e il ritorno dell’abbondanza.
I riti consistevano nell’accensione di grandi falò e in danze circolari attorno a un alto palo confitto nel suolo, chiara icona fallica di prosperità e di un erotismo inteso non come mera passione profana, bensì come attivazione di quella energia vitale che gli antichi chiamavano Eros, in ogni sua forma e manifestazione.
Si celebrava così la festa del «latte e del miele», alimenti cari alle Dee.
Le due solennità che precedevano Beltane, Samhain e Yule, avevano introdotto l’anima in una sorta di incubatio nel ventre della Madre Terra, nel buio uterino ove ciascuno affronta sé stesso, come il Minotauro al centro del labirinto, lungo il cordone ombelicale da ripercorrere a ritroso verso il grembo di una nuova rinascita.
Qui si sopisce la coscienza profana perché possa fiorire il ricordo della propria origine divina.
Il Minotauro discende nelle profondità dell’inconscio lunare, per poi purificarlo attraverso il fuoco di Imbolc, la Candelora, là dove l’acqua incontra il fuoco e si libera l’elemento volatile che ascende verso l'alto.
L'aquila che finalmente spicca il volo.
È l’elemento cristico dell’Aria, capace di sciogliere il dolore e di rinnovarsi in libertà ritrovate, poiché l’azione del solve è funzionale al coagula del ricompattamento.
Beltane, pertanto, celebra le nozze mistiche tra le due polarità interiori, maschile e femminile, e la sinergia vitale e creativa che scaturisce da tale unione feconda: la Terra, elemento femminile magnetico, viene riscaldata dal calore elettrico maschile.
È la festa del fuoco vivificante che sposa la prima rugiada del mattino, la cui purezza è capace di lavare e purificare l’anima.
I falò di Beltane venivano accesi con nove specie di legni differenti, considerati sacri: betulla, quercia, sorbo, salice, biancospino, nocciolo, melo, vite e abete.
Tali legni venivano avvolti con nastri colorati, analogamente a quelli del palo centrale attorno al quale si intrecciava la danza.
Il numero nove, archetipo Teth, evoca il grembo, il principio femminile, la fertilità .
Esso risulta anche la somma del 72° (7+2=9) e del 36° (3+6=9), gli angoli interni del triangolo che si apre all’ingresso dei nuraghi e del Pozzo Sacro di Santa Cristina a Paulilatino.
Tali cifre rimandano ai Numeri Sacri della Creazione, «3/6/9», quell’«universo crea» di tesliana memoria: pura Geometria Sacra.
Durante i festeggiamenti venivano elette la Reginetta di Maggio e il suo sposo, il Re della Foresta o Green Man.
Giovane e fertile, ella rappresentava la Dea fecondata dal Dio, il vigore maschile portatore di abbondanza per l’intera comunità . Alla Reginetta spettava l’onore di accendere il Fuoco di Beltane, custodito con scrupolosa cura per i due giorni di riti.
Uniti dal fuoco, la coppia diventava Sommo Sacerdote e Papessa, e danzava a zig zag dentro e fuori il cerchio, intrecciando nastri colorati attorno al Maypole: gli uomini in senso orario, le donne in senso antiorario.
La donna rappresenta il polo negativo, magnetico, l’antimateria, il «buco nero» da cui tutto origina. L’uomo, il polo positivo, elettrico.
Questo «cantare maggio» sopravvive in Italia in strofe di porta in porta, con melodia affine al canto tipico sardo a "muttetus", a botta e risposta.
E in Sardegna il passaggio è talmente sentito da essere stato sacralizzato e anticipato, con una profonda correlazione, in un’altra manifestazione cultuale di straordinaria importanza, la Sartiglia di Oristano, storica giostra equestre legata al Carnevale, programmata tradizionalmente l'ultima domenica e il martedì grasso, che ha come protagonista "Sa pippia de Maju", la "bambina di maggio", attestata per iscritto sin dal Cinquecento, le cui radici affondano nella notte dei tempi, inglobate nel Carnevale sardo che celebra la purificazione e la divinizzazione dell’umano.
La Sartiglia si replica anche a Ferragosto a Torregrande, con la «Sartiglietta» per l’Assunta.
La figura centrale, Su Componidori, è un essere sacralizzato che, dopo la vestizione, non può toccare terra con i piedi.
Il suo compito è infilzare la stella a sei punte durante la corsa a cavallo, donando così simbolicamente la fecondità dei raccolti alla comunità .
La stella a sei punte indica l’unione del Maschile e del Femminile, che si congiungono proprio per Beltane.
Il momento culminante è la benedizione con Sa Pippia de Maju , la «bambina di maggio», chiara figura della fanciulla pura di Beltane, divenuta Papessa insieme al suo Green Man.
Questo scettro, formato da un doppio mazzo di viole mammole incastonato su una fascina di pervinche (la pervinca, simbolo della divinità dell’acqua Maimone, molto sentita in Sardegna), tenute insieme da un nastro verde, che rappresenta l'energia del maschile che dà forma al femminile, rappresenta la rigenerazione della natura, la fine dell’inverno e l’arrivo del sole fertilizzante.
In un documento di fine Ottocento, custodito dai Gremi, si trova traccia di un compenso offerto alla bambina che portava sa Pippia de Maju a Su Componidori.
Il mazzolino di viole mammole riproduce la medesima forma del Vajra indiano e di quel simbolo che nel Menhir di Laconi è detto «doppio pugnale».
In esso si intravede una H mercuriale che unisce i due opposti.
Il sopra e il sotto, la vita e la morte, il maschile e il femminile.
Il colore viola delle viole indica spiritualità .
Nelle mani di un essere divinizzato come Su Componidori, diviene strumento di benedizione propiziatoria.
Il prof. Dedola fa risalire Maju all’accadico Mahhu («sciamano, folle»).
Lo Sciamano Sacro, l’uccello del tuono, colui che evoca vento, tuoni e fulmini, figura compatibile con Su Componidori come sciamano-demiurgo che crea abbondanza.
Quanto a pippia, l’origine è dall’accadico pi-pium, «sorgente». La viola mammola è il Femminile, la pervinca il Maschile (il Dio Maimone della pioggia), uniti sinergicamente per generare fertilità .
Sa Pippia de Majo è il grembo uterino, il calice, il Sacro Graal della vita.
Un doppio calice, che ritroviamo verticalmente nell’iniziale della stessa parola Beltane, la B, secondo archetipo Beth, funzione contenitore, archetipo femminile: la casa di Dio, la Donna e Madre dove il Padre Divino (Aleph, il primo archetipo) si manifesta.
Betilo, Beth-El, "casa di Dio" .
La Donna è colei che dà la Forma. Iside restaura Osiride smembrato e genera Horus, l’Oro.
È la manifestazione del Divino nella materia, la Sophia, il Sacro Femminino rappresentato negli Arcani Maggiori dalla Papessa, dalla Gran Sacerdotessa che possiede le chiavi iniziatiche della conoscenza.
Anche certe doppie porte delle Domus de Janas (come quella di Putifigari, S’Incantu) sembrano una B.
Nelle Rune, Bjarka rappresenta il potere nutritivo di generare la vita: due triangolini vicini, che appaiono anche nei petroglifi delle Domus de Janas Corongiu a Pimentel.
(https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/spirali-domus-de-janas-corongiu.html?m=0)
Nascita, morte, rinascita possono avvenire solo in un grembo femminile.
Si parte da Beth e a lei si ritorna. Sacra quanto Aleph, il Dio creatore, la cui grafia è la testa del Toro.
Beltane.
Bel-tane,
Bal / Baal, il toro fecondante. Astronomicamente, Beltane si verifica quando il Sole si trova al quindicesimo grado del Toro, tra il 30 aprile e il 5 maggio, in corrispondenza della levata eliaca di Aldebaran (Alpha Taurus). Aldebaran è l’ultima tappa della via della rinascita dopo la morte lungo l’asse Sirio / Cintura di Orione / Aldebaran (Toro-Iadi-Pleiadi) sulla Via Lattea, percorso segnato come una Y dal «corno sinistro più corto», i Torelli dei nuraghi, ierofania della divinità YHW, così presente nell’antica civiltà sarda.
(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/la-y-taurina-di-ascensione-lungo-la-via.html?m=0)
È straordinaria la continuità tra gli antichi riti di Beltane e la Sartiglia, che resta pur sempre un rito di fuoco con valenze propiziatorie e apotropaiche, ove l’unione sacra avviene dopo la purificazione.
Il primo maggio in Sardegna si celebra anche Sant’Efisio (nome del Gigante di Mont’e Prama, Efis), colui che reca il simbolo esagonale degli Architetti Divini.
L’esagono è fiore della vita a sei petali (come la maschera dei Boes), stella a sei punte (come nella Sartiglia), cubito reale, parametro architettonico di Geometria Sacra.
La complessa cerimonia onora il patrono di Cagliari, con l’investitura dell’Alter Nos, la processione a piedi sino alla chiesa di Nora (oltre sessanta chilometri) e il ritorno.
Nora, letto al contrario, diviene Aron/ Aronne, fratello di Mosè, iniziato.
I Giganti sono depositari della parola divina YHW, come mostrano i sigilli di Tzricotu, prime tavole della Legge, prime dieci Sephiroth, dieci solchi come dieci comandamenti.
I Giudici (onde i Giudicati) sono gli Ebrei che parlavano aramaico, e il simbolo della tribù di Dan (Dalet e Nun) significa «giudicare».
A Nora, per l’Assunta del 15 agosto, la processione si svolge in mare a celebrare il Sacro Femminino. Anticamente anche la processione di Sant’Efisio si svolgeva in mare per onorare le antiche Dee Madri sumere e mesopotamiche, Ishtar, Inanna.
Il palo Asherah , scoperto in scavi in Giudea, era un palo sacro eretto nei luoghi di culto cananei per onorare la dea madre ugaritica Asherah (Asertu), consorte di El, Baal, YHWH.
Sono gli stessi pali che oggi vediamo addobbati di nastri per Beltane, di cui c'è traccia anche nei nostri bronzetti sardi, come sinergia del Mascolino e del Femminino
(https://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/bronzetto-ofiotauro-palo-asherah.html?m=0)
Un YHWH con una consorte, la regina del cielo, accanto ai quali venivano sempre piantati pali santi.
Questa tradizione sopravvive in Sardegna nei Candelieri di Sassari (la Faradda, discesa dei grandi ceri lignei con nastri colorati, la notte del 14 agosto per la Madonna dell’Assunta), e nei betili conficcati nel terreno, segno della sinergia maschile e femminile per la creazione.
Ogni particolare è connesso a un altro.
Continuità simbolica e concettuale lega gli elementi attraverso i secoli fino a noi.
Laddove sussiste tale continuità anche tra culture apparentemente distanti, essa testimonia che siamo Matrice capace di sopravvivere alle diversità .
Beltane celebra la sinergia del Mascolino e del Femminino uniti per la Creazione, e l’Antica Civiltà Sarda la manifesta in ogni più piccolo aspetto, quale riflesso di una Sacra Armonia che ancora oggi incanta.
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La simbologia di Beltane in Sardegna
Tiziana Fenu
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