"[...] Il triangolo non è un semplice ornamento geometrico.
Nella cultura di Ozieri (IV millennio a.C.) due triangoli uniti per il vertice compaiono su vasi e stele, generando una figura a clessidra o “farfalla”.
Quella stessa forma, formata da due piramidi opposte che si toccano nel punto centrale, è la proiezione bidimensionale della Merkaba (corpo di luce rotante) e, in chiave rituale, del Sacro Vajra o della labrys bipenne.
Quando due triangoli si incrociano (esagramma), si ottiene invece la Stella di David, simbolo della tribù di Dan.
[...] Il triangolo, quindi, con queste coordinate anche astrali, si manifesta dunque come il “nucleo generatore”.
Rappresenta il trilobato arcaico, il fiore della vita, la triplice nascita-morte-rinascita.
La sua ripetizione/duplicazione/specularità , per accostamento, per intersezione o per opposizione di vertice, costruisce una mappa del cosmo e del tempo.
In alcune rappresentazioni di Tanit (Dea madre cartaginese ma con radici sarde e levantinissime), la dea tiene in mano due labrys bipenni.
La labrys è una doppia ascia.
[...] Tenere due labrys significa impugnare la sinergia degli opposti, il maschile/femminile, alto/basso, est/ovest, e quindi il potere di aprire i portali temporali.
L’orientamento sud-est è il più frequente nell’archeoastronomia della Sardegna, come abbiamo visto, e le Domus de Janas hanno l’ingresso spesso rivolto a sud-est, per ricevere la luce del sole nascente nei giorni di massima energia.
[...]È l’asse dove il sole “muore e rinasce”.
La Tanit che brandisce le due labrys e guarda a sud-est, diventa così la guardiana del passaggio solstiziale.
Apre il cancello tra il buio (inverno) e la luce (estate).
[...] Il drago circumpolare (Draco) è un serpente che non tramonta mai. Intorno al 3000 a.C., Thuban era la stella polare.
Per gli Shardana (tribù di Dan), il drago al centro della stella significa il punto fisso del cielo, quindi l’asse del mondo, circondato dai due triangoli opposti (estate/inverno, e giorno/notte).
I due triangoli sono i due solstizi.
Il drago è l’eterno presente che li contiene.
[...]La Tanit con le due labrys indica il sud-est con una ascia e nord-ovest con l'altra.
Indica quindi l’asse solstiziale.
La costellazione del Toro, nel solstizio d’inverno (4000-2000 a.C.) sorgeva a est-sud-est.
[...] In questa prospettiva, il simbolo della tribù di Dan, la Tanit con due labrys, l’orientamento sud-est e il Draco circumpolare raccontano la stessa geometria sacra.
[...] Il triangolo è l’unità minima del tempo e dello spazio.
Due triangoli uniti per il vertice (labrys, clessidra Ozieri) rappresentano il passaggio solstiziale, la morte e rinascita del sole.
Due triangoli incrociati (stella di David) rappresentano l’equilibrio degli opposti , quindi il drago polare (eterno) e il sole stagionale (ciclico).
Il sud-est è la direzione di questa rinascita.
Lì, la Tanit apre la porta (Dalet) con la sua doppia ascia, gli estremi solstiziali.
[...] Il triangolo( incrociato, unito per il vertice, orientato a sud-est) è la firma matematica della Tanit e del Toro, del solstizio e del drago polare, di Dan e di Ozieri.
Non un simbolo decorativo, ma una macchina del tempo sacra che gli Shardana impressero nella pietra, nei sigilli e nelle danze circolari.
Questa trama simbolica, fondata sul rapporto con il sole in movimento, trova il suo contraltare necessario e speculare in un secondo asse cosmico, quello che guarda al Nord e al Nord-Ovest.
Mentre il Sud-Est è l’orientamento del divenire, del ciclo, della misura del tempo attraverso la morte e la rinascita solare, l’asse settentrionale introduce una dimensione atemporale e circumpolare.
Se il Toro e la losanga solare scandiscono il tempo ciclico degli equinozi e dei solstizi, le stelle del Nord non tramontano mai.
Esse sono l’eterno presente del cielo.
E qui entra in scena una seconda costellazione-fonte, il Draco (il Dragone)[..]
[...] Il Santuario di Santa Vittoria di Serri rivela, in questa prospettiva, un’eccezionale rilevanza iniziatica e cosmologica, inquadrabile all’interno di una geografia sacra legata alla navigazione celeste.
[...] Il Santuario di Santa Vittoria di Serri, è famoso anche per le Grappe, ritrovate nel santuario, che si usavano per tenere insieme i massi, molto particolari, che rimandano alla conformazione dell'Ascia Bipenne , il cui altare/alloggio fu trovato proprio nel santuario di Santa Vittoria di Serri.
È interessante la correlazione tra il Santuario e Numa Pompilio
"La conformazione dell'ancilia è praticamente identica all'ascia bipenne, alla Labrys, di cui ho parlato in svariati post, che è stata trovata, secondo la descrizione dell'archeologo Taramelli, anche nel Santuario di Santa Vittoria di Serri, lunga 27 cm, nella capanna in cui è presente anche un altare, quindi si presume nella capanna sacerdotale, in cui è presente anche quella che è stata una primordiale Curia romana, la stanza delle riunioni, una primordiale capanna dei sacerdoti e una capanna del capo.
[...] Il nome Santa Vittoria molto probabilmente è in onore della Chiesa in onore a Santa Vittoria che si celebra l'11 Settembre, mese che era considerato il capodanno sardo, che era chiamato Arghittu .
Dal 12 al 14 settembre si festeggiavano i Ludi Magni, nel circo Massimo, in onore di Giove e Cerere.
[...] La simbologia del Cigno, in questo contesto, si fonde con quella del Drago e della Spada.
[...] Questo lavoro dimostra che il santuario di Santa Vittoria di Serri non è un sito isolato, ma una mappa stellare pietrificata.
Qui il pozzo orientato a sud-est verso Arturo (il guardiano dell’Orsa) e il tempio con l’ascia bipenne (la Labrys che è labirinto, che è utero, che è porta) convergono.
L’ascia bipenne è la stessa “croce nel cerchio” sdoppiata.
Sono due lame che formano un’ogiva, la Vesica Piscis, che è al contempo vulva e pesce fallico, ingresso e fuoco.
È il simbolo della Dea Alata (Tanit, Vittoria, Nike), colei che guida il soffio divino, il vento Zefiro che feconda.
[...] Nel santuario di Santa Vittoria di Serri, dove il pozzo è orientato a Sud/Sud-Ovest, corrispettivo del Nord-est, è stato ritrovato il celebre bronzetto dell’arciere, correlato proprio alla costellazione del Cigno.
[...] Il bronzetto dell’arciere di Serri, e siamo ancora una volta nel santuario di Santa Vittoria di Serri, non è un guerriero, ma un ierofante astrale.
La sua posa, con arco teso come Orione, e la conformazione del gonnellino a punta triangolare( la Matrice è sempre il triangolo) rimandano inequivocabilmente alla costellazione del Cigno, la Croce del Nord.
Lo stesso gonnellino a punta, lo ritroviamo nei Giganti di Mont'e Prama, molto eloquente e simbolico.
[...] La chiesa di Santa Vittoria , il cui nome deriva dal sacello alla Dea Vittoria che i romani eressero sui resti di un nuraghe, è collegata alla storia di Santa Vittoria e il Drago.
[...] Vittoria andò a Trebula Mutuesca (Monteleone Sabino), dove stava un Drago il cui soffio era mortale, e lo sconfisse
[...] Teniamo presente che la Costellazione del Drago è facilmente identificabile perché si trova vicinissima ad essa.
Si snoda, infatti, tra l'Orsa Minore e l'Orsa Maggiore[...]
Tiziana Fenu
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Tratto dal mio saggio
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Alcuni dei link di riferimento
https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/s-arca-sacra.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2024/12/ascia-bipennecultura-ozieri-marcatori.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/il-simbolo-della-tribu-di-dan.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/santuario-santa-vittoria-di-serri-numa.html?m=0
Ascia bipenne solstiziale ( libro Le Dee Silenziose)









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