Perché mai il cuore trema dinanzi allo specchio del gesto imposto?
Il volto conosceva già la maschera, prima che la mano la nomitasse.
Sempre l’abbiamo portata, senza che alcuna legge ne dettasse l’uso.
Bavaglio inconsapevole, ordito da mille fili sottili.
Il gregge.
Il rito silenzioso del “si fa così”.
Un pensiero che non ci appartiene ma che ci abita per abitudine.
L’unica vera difesa era il recinto.
Poco importava il nome del padrone del recinto.
L’importante era che il nostro piccolo spazio vitale restasse intatto.
Così abbiamo venduto, briciolo dopo briciolo, la nostra sovranità interiore,
per una pace da prigione dorata.
Ma esistono anime che non si sono mai arrese a questa geometria.
Anime laterali.
Strane.
Libere.
Non perché rifiutino, ma perché non riconoscono il linguaggio della gabbia.
Non indossano maschere, perché il loro respiro è già nudo.
Non conoscono bavaglio, perché la loro parola è già silenzio fecondo.
Non hanno bisogno di schermi.
Sono già oltre ogni contaminazione e ogni suggestione.
In loro, essere nel mondo ed essere mondo coincidono.
Hanno digerito ogni esperienza possibile.
Per loro, questo tempo è solo un’eco di un’antica scena già attraversata.
Si lasciano attraversare.
Persone, eventi, occasioni.
Sanno che nulla nidifica abbastanza a lungo da diventare catena.
Nulla frena il cammino dell’Anima.
Non temono frequenze estranee.
Nel segreto del loro Athanor interiore, il crogiuolo senza tempo, hanno imparato a domare il Fuoco, a piegare i metalli,
a forgiare la propria Essenza.
Colpo su colpo.
Esperienza su esperienza.
Lama rovente, non per essere impugnata, ma per essere Integrata.
Lama che taglia o unisce?
Lama che cauterizza o infetta?
Per loro, questa domanda non ha più senso.
Hanno smesso di dividere.
Vibrazioni alte, sì.
Vibrazioni basse, no, ma senza rigetto.
Con trasmutazione.
La vera mascherina non è quella che difende.
La difesa è un’illusione, quando hai imparato a essere sia la lama che il fuoco.
Quando la ferita infetta viene cauterizzata dalla stessa lama che ti brucia la pelle.
Allora sei insieme.
Ferro e fiamma.
Ferita e cicatrice.
Veleno e antidoto.
Ogni istante è forgiatura.
Ogni respiro è attraversamento dell’Athanor.
Le mascherine servono solo a infettarci del nostro stesso alito.
Un alito tossico, impostato sulla separazione.
Siamo il riflesso delle nostre cellule.
Non è ciò che entra a nutrire, ma ciò che dentro decide di trattenere o espellere.
Ciò richiede un’omeostasi perfetta, un sistema sacro che connetta cuore, mente, Anima.
Non siamo ciò che mangiamo.
Siamo ciò che trasformiamo.
Non si diventa oro se non si è stati piombo.
E più profonda è la consapevolezza, più rapida è l’Opera.
L’esterno è solo un’occasione che accade.
Ciò che conta è come l’incendiamo con la nostra risposta.
Mettere filtri fuori non fa che rinforzare la divisione dentro.
Questo sì, questo no.
La vera setacciatura è interiore, per frequenza.
E si lavora su ogni frequenza.
Anche le più basse.
Perché si è imparato a gestirle, accoglierle, trasformarle,
incessantemente.
Solo in questa maestria da Maghi, non si rimane impigliati in frequenze che ci sfrequenziano.
Non temo l’esterno, perché è già in equilibrio dinamico con il mio interno.
Sinergia continua.
Trasversale.
Atemporale.
Aspaziale.
Il mio tempo sono io.
Il mio spazio sono io.
Non mi faccio abitare.
Il mio Tempio è sacro, ma aperto a chiunque voglia attraversarlo.
Non trattengo.
Non rilascio.
Respiro.
Fluisco.
Senza mascherina.
La frequenza su cui sono modulata lavora per me.
Non unisce, non separa, non trattiene.
Espande.
Ciò che non aggancia, resta dove è.
Tutto è un continuum senza porte né dogane.
“Operatori di Luce” mi fa sorridere.
Il mantra delle “vibrazioni alte” è come un savoiardo nel tè.
In cinque secondi è poltiglia.
Manca la struttura del "save-voiardo"
colui che salva se stesso.
Vulnerabile a ogni contatto.
Te, me, noi, loro.
Nessuno fa paura, quando sei in frequenza.
Lo sai, perché respiri lo stesso respiro dell’Universo,
e Lui ti dà sempre segnali di conferma.
Ciò che deve restare, resta.
Ciò che stona, decanta, evapora.
Senza dolore.
Il dolore è separazione.
Nel fluire c’è solo trasformazione.
Continua.
Incessante.
Aperta.
Accogliere significa saper trasformare.
Davvero. Concretamente.
Senza paraocchi, che sono peggio delle mascherine, perché ti fanno percorrere sempre gli stessi sentieri della divisione,
ti tengono dentro il recinto,
e non ti lasciano arrivare ciò che DEVE arrivarti.
L'occasione della trasmutazione.
Non ascoltare.
Non accogliere.
Non percepire.
Peccato.
Occasioni perse.
Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

Nessun commento:
Posta un commento