martedì, dicembre 30, 2025

💛Capodanno etrusco e romano

 Ho già parlato riguardo l'antico capodanno sardo e l'antico capodanno babilonese, e per quanto riguarda la differanza tra il Capodanno in ambito etrusco e in ambito romano, la differenza sostanziale è proprio nel concetto stesso di anno. 

Gli Etruschi infatti, avevano un inizio di anno legato ai cicli agricoli, molto simile a quello sardo, mentre i Romani, con il calendario di Numa Pompilio, che comunque era un sardo Cabiro etrusco, fissarono il Capodanno a marzo, per poi spostarlo a gennaio con Giulio Cesare.

Per entrambe le culture, era comunque un momento di rinnovamento e di attenzione verso il divino, contrassegnato da cerimonie ritualistiche. 

Gli Etruschi, sostanzialmente, non hanno lasciato testi storici o calendari completi, e ciò che sappiamo si ricava da iscrizioni, resti archeologici e riferimenti di autori latini.

Ciò che comunque emerge è che il calendario etrusco era probabilmente lunare, con un forte carattere religioso, e per quanto non risulti una data fissa di inizio anno, è probabile che coincidesse con equinozi o feste di rinascita primaverili.

Alcuni studiosi ipotizzano l'inizio dell'anno in marzo (come nel primo calendario romano), collegato al risveglio della natura.

Un momento importante potrebbe essere stata la celebrazione del Favonio, il vento di primavera, un momento di passaggio, forse legato a Tinia (Giove) come dio del cielo.

È importante sottolineare che gli Etruschi erano molto legati alle  Cerimonie di fondazione e rinnovamento della città, correlate alla ritualistica della cosiddetta Etrusca Disciplina. 

Quindi l'inizio dell'anno poteva essere legato a riti di purificazione e augurio per la comunità.

Gli Auguria e gli auspicì, in particolare, praticavano, in questi contesti rituslistici, l'osservazione del volo degli uccelli e dei fulmini (nella cosiddetta arte aruspicina) per decifrare la volontà divina per l'anno nuovo.

Gli Etruschi avevano una concezione del tempo ciclica e limitata, che chiamavano "Saecula", per cui ogni fine/inizio ciclo richiedeva cerimonie di rigenerazione.

Invece per gli Antichi romani, nell'età arcaica, il nuovo anno iniziava a Marzo, chiamato Martius, nel mese dedicato a Marte, dio della guerra e della rigenerazione primaverile. 

Ma come ho scritto nei miei precedenti scritti, la figura centrale di Marte, viene vista non tanto come Dio della guerra, ma come Dio dell'Abbondanza, della pioggia, correlato alla simbologia del doppio scudo ancilia, donato proprio a Numa Pompilio, da Marte, di derivazione sarda, che abbiamo, come iconografia nel nostro Guerriero di Teti, che indica la dimensione creatrice della fertilità. 

Dal II sec. a.C., con la riforma del calendario (prima Numa, poi Giulio Cesare), l'inizio si sposta al 1° gennaio (Ianuarius), dedicato a Giano, dio degli inizi e dei passaggi.

La celebrazione del primo Gennaio non era una festa pubblica di grande solennità religiosa inizialmente, ma era un giorno di scambi augurali e piccoli riti domestici.

Il primo gennaio in particolare era dedicato al dio Esculapio della medicina, che dal 291 a.c. aveva un  tempio sull'isola Tiberina. 

Dio della medicina, Esculapio era il nome latino del Dio greco Asclepio, figlio di Apollo e di Coronide, e allevato dal centauro Chirone. 

Esculapio aveva anche il dono di riportare in vita i morti. 

A Roma, in seguito ad una epidemia nel 293 aC, si dedicò un santuario ad Asclepio, per il quale chiesero una statua del Dio, da portare a Roma, che era presente nel tempio di Epidauro, in Grecia. 

Ma durante i riti propiziatori, uscì dalla statua un serpente colubro, che si nascose nella nave romana. 

La delegazione romana non ottenne la statua, ma seguirono le indicazioni del colubro, che nell'isola Tiberina, indicò il luogo dell'edificazione del santuario. 

Appena venne edificato, cessò l'epidemia. 

L'isola, per onorare il viaggio di questo sacro colubro, venne rimodellata come un'imbarcazione. 

Il tempio venne distrutto nell'anno 1000, per costruirvi sopra, la Basilica di San Bartolomeo. 

Il simbolo del serpente comunque era l'antico simbolo della Grande Madre, simbolo in parte terrestre perchè striscia sulla terra, e in parte ctonio, perchè scava le sue tane sottoterra.

"Su coloru" reale, il nostro Wadjet sardo https://maldalchimia.blogspot.com/2021/05/su-col-oru-reale-il-nostro-wadjet.html?m=0

Durante la festa del primo gennaio, veniva sacrificato un bue, animale a lui sacro e venissero portati in processione i serpenti. 

La carne del bue veniva poi cotta e distribuita tra i sacerdoti, gli ammalati che sostavano presso il tempio e il popolo che assisteva. Insieme alla carne veniva distribuito il vino annacquato recato dai fedeli in omaggio al Dio.

Della simbologia del Toro e del Serpente, in correlazione con Roma e con la conformazione ad imbarcazione, dell'isola Tiberina, ne ho già parlato, in un mio scritto sui Fassones sardi 

Dal mio scritto 

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/is-fassones.html?m=0

"A fine agosto, il 25, nell'antica Roma, si celebravano gli Opiconsivia, per la dea dell'abbondanza agricola Opis, il cui simbolo era una cornucopia. In effetti la conformazione del fassones, è come una cornucopia in sezione. 

Era usanza, per le celebrazioni della Dea Opi e anche per la dea Cerere, gettare dei fasci di grano nel Tevere, per ingraziarsi la divinità fluviale. 

Fiume Tevere, in cui sorgeva l'isola Tiberina, nata, si narrava, proprio da fasci di grano assemblati, un'isola Sacra a forma di imbarcazione, con molti templi poi trasformati in chiese. 

Della forma di nave, resta ancora visibile la prua, con blocchi di travertino che rivestono l'interno in peperino, e decorazioni raffiguranti Esculapio con il suo serpente e una testa di toro per gli ormeggi.

Toro e serpente. 

Il simbolo della nostra Antica Civiltà Sarda, "condensati" nel simbolo dell'Ofiotauro. 

Guardacaso, un toro e un serpente, si trovano rappresentati in un pozzo  di  Marina di Torregrande, sempre ad Oristano

( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/10/ofiotauro-simbolo-del-toro-e-del.html?m=0) 

Il tempio di Esculapio fu sostituito dalla chiesa di San Bartolomeo, che si celebra il 24 agosto, antica celebrazione del Mundus Patet romano, che, come ho approfondito, affonda le radici nella nostra Antica tradizione sarda ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/mundus-patet-romani-24-agosto.html?m=0)"

Toro e serpente, l'Ofiotauro sardo, rappresentato dal bronzetto di Nule( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/04/bronzetto-di-nule-ofiotauro.html?m=0), che ritroviamo anche in altri bronzetti ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/bronzetto-ofiotauro.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/palo-asherahofiotauro-vacca-rossa.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/bronzetto-tetiofiotauro-vesica-piscis.html?m=0), la cui simbologia ha una corrispondenza astrale nel segno dell'Ofiuco ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/ofiuco-toroserpente.html?m=0). 

Tenendo presente che anche l'isola Tiberina, con la sua conformazione a Vascello, è orientata, con asse sud ovest, nella prua, e nord-est, bella poppa. 

A nord est è orientato Ofiuco, che rimanda alla simbologia sincretica del Toro e del Serpente

( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/ofiuco-e-il-nord-est.html?m=0) 

Simbologia solstiziale, perché a nord est, alba del solstizio estivo, a cui è orientato, tra gli altri, il nostro pozzo straordinario di Predio Canopoli, estremamente simbolico( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/07/pozzo-canopolicanopi-egizi.html?m=0) 

Una celebrazione, quella del primo gennaio, dedicata anche a Giano, la Ianus Dies, che veniva celebrata anche il 17 agosto (insieme ai Portunalia ) e l'11 dicembre. 

Giano era considerata una divinità antichissima, più antica tra gli Dei nazionali, non per nulla venne chiamato Ianus Pater anche in epoca classica.

Era anche chiamato Consivio, cioè seminatore (creatore) del genere umano, era preposto alle porte (ianuae), ai passaggi (iani) e ai ponti, poiché ne custodiva l'entrata e l'uscita e portava in mano, come i portinai, gli ianitores (da cui il termine genitori, coloro che creano), una chiave e un bastone, mentre le due facce vegliavano nelle due direzioni, entrata e uscita.

Giano non aveva un flamen specifico, ma il Rex Sacrorum, che apriva per primo le processioni e le cerimonie religiose, precedendo lo stesso flamen Dialis, sacerdote di Giove.

Sui Flamen Dialis ho già scritto, perché erano i sacerdoti del Sacro Soffio Divino, voluti da Numa Pompilio ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/i-flamen-dialis-de-sa-carena.html?m=0) 

Quel Soffio Divino, presente nelle nostre Domus de Janas, le "grotte", dove i Flamen, celebravano. 

Domus de Janas che rappresentano lo sterno, nella conformazione del soffitto, "Sa carena" in sardo, che custodisce l'afflato divino. 

La carena, il fondo dell'imbarcazione, e ritorna la simbologia dell'imbarcazione. 

Una celebrazione, quella del primo gennaio, che vedeva onorato anche il Tempio di Giove Capitolino, con tre celle dedicate rispettivamente a Giove Capitolino, Giunone e Minerva

Era la festa più importante di Roma, in cui si snodava una lunga e ricca processione, in cui si immolavano buoi, giovenche e capre, dove il popolo mangiava e beveva a spese dello stato, dove il colle del Campidoglio si riempiva di bancarelle piene di merci e souvenir, ma soprattutto di statuette delle tre divinità, un po' come noi teniamo in casa il quadretto della Madonna.

Ci si chiede come mai questo Giove adorato in precedenza da solo venisse poi posto su un unico trono insieme a due Dee, ma la risposta è semplice, nel IV sec. a.c. a Roma regnavano gli etruschi, soprattutto Servio Tullio, cioè l'etrusco Mastarna. Gli etruschi avevano grande rispetto per le donne e per le Dee, per cui appare logico che il padre degli Dei fosse sostenuto da due divinità femminili.

Ma ciò che colpisce di più è che Giunone, sposa di Giove, non siede alla sua destra, ma alla sua sinistra, alla sua destra invece c'è Minerva. Ciò dipende dal fatto che gli etruschi, come gli antichi egizi ed altri popoli, prediligeva la sinistra alla destra, per cui Giove tiene i fulmini con la sinistra, Minerva tiene la lancia con la sinistra e Giunone tiene lo scettro con la sinistra. 

Particolarità del primo gennaio, è che era onorata anche la divinità Vediovis, a cui erano sacri i armi avvolti da baccello, che rimandano alla simbologia dell'imbarcazione, come le nostre navicelle Shardana, la cui simbologia è la Nun, la Vesica Piscis, che è la sinergia degli Opposti, che porta equilibrio e Guarigione. 

La stessa simbologia del viaggio iniziatico degli Argonauti ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/gli-argonauti.html?m=08

Esculapio era rappresentato con una statua in oro e avorio con l’aspetto di un uomo dalla lunga barba, che reggeva in mano un bastone intorno al quale era attorcigliato un serpente.

Quello che poi diventerà il simbolo del bastone di Asclepio, simbolo della medicina. 

Essendo Gennaio, il mese che era  sotto gli auspici di Giano bifronte (passato e futuro) e di Giunone (Iuno), era dedicato alla riflessione, alla riconciliazione, agli inizi.

Naturalmente, i Romani adottarono molte pratiche religiose etrusche, tra cui auspici, divinazione, rituali di fondazione.

Ritualistiche riprese, come matrice, dalla nostra Antica Civiltà Sarda e ritualuzzate poi, con specifiche convenzioni Ritualistiche, presso gli Etruschi e i Romani. 

La figura dell'augure e il concetto di delimitare il tempo e lo spazio sacro derivano in parte dagli Etruschi.

Giano stesso, pur di origini latine, ha tratti che ricordano divinità etrusche del passaggio e delle porte (forse collegato a Ani, dio del cielo etrusco?)

AN. Nella nostra tradizione, sappiamo che fulmini e temporali, sono legati anche alla figura de "su carru de Nannai", di cui ho approfondito in un mio post 

Riporto un breve passo che rimanda ad una corrispondenza in ambito sumero, con la Ninḫursaĝ. 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/10/la-simbologia-del-tuono-e-del-fulmine.html) 

"Dea Nunhsarg, chiamata anche Ninmah, Mami, Mama, la signora del cielo . Il cielo, che era di dominio del fratello AN. 

Essendo la padrona del cielo insieme al fratello AN, viene spontaneo l'accostamento con il modo di dire sardo " su carr'e nannai", nel quale la parola "nannai", sembra una ripetizione del blocco sillabico "AN", un modo di dire sardo per indicare il temporale  e  i fulmini. 

Un riferimento all' antica figura mitologica della tempesta, dei temporali, che correva con un carro trainato dai cavalli neri e che trasportava dei massi, che sbattendo tra di loro  facevano scintille e  rumore. 

Il riferimento al nome "nannai", può essere collegato al signore dei cieli sumero An, che viveva nelle Ennai, "la  Casa dei cieli", un dio dei temporali e dei fulmini. 

Una sorta di Dio primordiale. 

Un Dio "nonno", più importante del padre stesso. 

Questo potrebbe essere l'interpretazione più immediata, accostando "nannai", alla parola "nonno", in senso di importanza genealogica come capostipite. Interpretazione che è anche la più diffusa. 

Ma c'è anche un'altra interpretazione da considerare. 

"Nannai" potrebbe essere riferito anche ad una dimensione femminile lunare. 

"Nannai", come "sa Nai", la nave. 

Nave intesa come utero primordiale, traghettatrice tra le  dimensioni. 

Sappiamo bene come la falce di luna taurina, simile alle corna del toro, sia anche rappresentativa dell'utero". 

E ancora, da un mio scritto
( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/santuario-santa-vittoria-di-serri-numa.html?m=0)

"In Sardegna abbiamo già notato che i Capidanno erano tre, a Gennaio, a Pasqua, a Settembre.

[...] ANNU ‘anno’ (cfr. lat. annus) < bab. Annum ‘dio An, il Cielo’, reso poi in lat. Janus, al quale fu intitolato il mese iniziale di Gennaio"

Infatti anche gli antichi romani si consideravano discendenti dell'accadico dio del Cielo, NU, con la desinenza di Annu. 

Dal mio scritto ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/dea-baubo-e-flora.html?m=0) 

Numa Pompilio, il sabino, l'etrusco, per i romani, che amavano definirsi "Numani", per indicare la discendenza dal Dio NU, nella doppia valenza  di “dono di NU (del dio RA o del dio Sole) ma anche “la protezione del nume, della divinità. 

Nu/Nun 

Sole/Acqua, la sinergia delle due polarità, anche questa ripresa dalla nostra Antica Civiltà Sarda. 

Nu, desinenza di Nuraghe, dello stesso Numa Pompilio, che, da antico Kabiro, ha aspetti che richiamano la nostra Antica Civiltà Sarda". 

Per questo motivo, Numa, aveva chiesto al cielo, ad AN/Giove, un segno potente per la legittimazione del suo regno, e gli arrivò lo scudo di Marte, l'ancilia, che, come ho scritto, è un'evoluzione dei nostri doppi scudi sardi, rappresentati nel nostro guerriero di Teti( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/geometria-sacra-guerriero-teti.html?m=0

Scudi legati all'arte dei fulguratores, dell'evocare fulmini e temporali e creare scosse elettriche ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/osservavo-queste-tre-immagini-la-prima.html?m=0) 

[...] Sottolineo che Numa, appena divenne re di Roma, nominò tre sacerdoti, dediti  a 3 culti diversi, Giove, Marte e dio Quirino, nome diffusissimo in Sardegna,, il cui nome deriva da Curia ( lancia ) e corrisponde proprio a Marte. 
Era il collegio sacerdotale dei sacerdoti. 

Poi nell'ottavo anno del suo regno( 8, come la conformazione del suo scudo ancilia) istituì il collegio dei Salii, istituiti per custodire l’Ancilia, lo scudo  di Marte caduto dal cielo inviatogli da Giove, già preesistente presso gli Etruschi, e ancor prima presso i Sardi( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/il-pane-cabude-e-gli-ancilia-etruschi.html?m=0) 

Era consuetudine, oracolare con il Lapis Manalis, con la pietra che suda, all'interno del tempio. 

Un monolite che si faceva anche rotolare per mimare il rumore dei tuoni per sollecitare la pioggia. 

Il Lapis manalis era dunque un monolite apportatore d’acqua e d’abbondanza, 

Era chiamato il rito dell’aquaelicium, impiegato per ottenere la pioggia in periodi di siccità. 

Una ritualistica della capanna sudatoria, dove si prendono decisioni importanti su ispirazione divina, che comunque  ha sempre origini in Sardegna ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/nuraghe-siraisciraicapanna-sudatoria.html?m=0) 

Questa pietra, dal tempio di Giove Capitolino, Dio delle Folgori,  veniva fatta rotolare verso il Foro affinché potesse sprigionare le forze naturali.

E forse, la via Sacra, del Santuario di Santa Vittoria, che unisce il pozzo e il tempio, serviva proprio a questa ritualistica, che poi è stata emulata in periodo romano. 

In pratica ci sono tre templi, la capanna del Capo, del Sacerdote, e delle riunioni, detta la Curia. 

Il pozzo del santuario, ha orientamento Nord est/Sud ovest, con ingresso a sud ovest, che è lo stesso orientamento del pozzo Sacro Canopoli ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/07/pozzo-canopolicanopi-egizi.html) 

"Il pozzo ha orientamento sull'asse sud-ovest / Nord-est, con ingresso a sud-ovest( ovest è la direzione del vento Zefiro, tra l'altro) quindi perfettamente orientato ai solstizi. 

Al tramonto del solstizio d'inverno( sud-ovest) e all'alba del solstizio estivo ( nord-est) . 

L'ascia bipenne è stata ritrovata in una posizione, affiancata ad un altare. 

Guardacaso l'altare della Curia Romana era chiamato l'Altare della Vittoria (in latino, "Ara Victoriae" ), al quale sacrificavano e presso il quale prestavano giuramento i membri del Senato romano.

L'Altare della Vittoria, insieme alla statua dedicata alla Vittoria, furono poste al centro della nuova Curia il 28 agosto 29 a.C. per celebrare la vittoria ottenuta nel 31 a.C. ad Azio da Ottaviano Augusto su Marco Antonio e Cleopatra.

Sull'ascia bipenne ho già scritto in passato, "Ascia bipenne come le due penne della Dea Alata primordiale, come le ali dei due Cherubini sul coperchio dell'Arca.

Come molte immagini della Tanit Dea Alata che rimanda alle immagini della Jana, della Barba- jana/ barbagianna/ B-aba-Jana, quella dei doppi occhi, rappresentata nelle Domus de Janas"

La Nike greca, alata, che presso i romani diventa la Dea Vittoria che era anche la dei giochi, quei giochi che si svolgevano al circo Massimo. 

Nike, figlia di Stige ( figlia di Oceano - il cui figlio Forco, figlio di Oceano e Teti, era re della Sardegna, ne ho parlato, tra i tanti, in un mio scritto https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/bronzetti-ofiotauro-serpente.html?m=0) e Pallante, protetta da Giove, con i suoi fulmini. 

Invece Ares/Marte, era il padre di Nike gloriosa. 

Nike la vincitrice che depone una corona di alloro sul capo dei suoi vincitori. 

Questa ritualistica del capo cinto d'alloro, potrebbe avere un'ancestrale simbologia nella rappresentazione del capo cinto da una corda, tipico dei nostri bronzetti sardi, tra cui spiccano anche rappresentati di potere. 

Argomento e simbologia che ho approfondito e ampliato anche recentemente ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/antico-stemma-4-mori-mongkol.html?m=0) 

La Nike con un ramo di palma sulla mano sinistra, la mano del Femminino, e nella destra, una melagrana, simbologia che rimanda Demetra /Baubo/Flora, sposa di Zafiro dio del Vento e ministra di Cerere/Demetra ( è sempre tutto collegato) 

In età classica viene identificata con Atena/Nike. 

L'Atena che tiene a battesimo e protegge la nave Argo degli Argonauti.

Una Dea che è guidata dal Vento dal Soffio divino, anche per il viaggio degli Argonauti, e questo si ricollega al Collegio del Soffio divino voluto da Numa Pompilio, e che ha come Matrice la simbologia delle nostre antiche Domus de Janas, come ho spiegato approfonditamente nel mio scritto.

Da notare, la conformazione del pozzo di Santa Vittoria di Serri, a Menat e a goccia/Vulva, come il nostro pozzo Sacro di Santa ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/il-menat-portale-alchemico-dei-pozzi.html?m=0), la cui conformazione non solo è legata alla Dea Baubo, approfondito più volte, ma essa stessa è correlata alla Dea Flora, sposa di Zefiro dio del Vento ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/dea-baubo-e-flora.html?m=0), presente anche in Nike, con le vesti svolazzanti. 

Una simbologia legata al Soffio Divino, a cui Numa Pompilio dette estrema importanza".


Come vedete, le simbologie etrusche e romane, anche in questo caso, si intrecciano a quelle della nostra Antica Civiltà Sarda, la quale si pone come Matrice. 

Sardegna Cultura Madre, sempre. 


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 


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Capodanno etrusco /romano










lunedì, dicembre 29, 2025

💙Cavallo di Fuoco 2026

 Mercoledì 31 dicembre, con luna crescente in Toro, abbiamo il passaggio al nuovo anno del 2026, per giovedì 1 gennaio, con luna crescente in Gemelli, in attesa del plenilunio di Sabato 3 gennaio, in Cancro, che inaugura questo anno 10.

Un passaggio molto interessante, che coinvolge due segni di Terra, il Toro e il Capricorno, sotto il quale, astrologicamente siamo, un segno d'aria, il Gemelli, e il Cancro, un segno d'acqua.

Manca l'elemento Fuoco , ma è intrinsecamente connaturato nella simbologia del cavallo /centauro, rappresentato dal Sagittario, segno di Fuoco. 

Quest'anno, secondo l'astrologia cinese, siamo, dal 29 gennaio 2026, sotto l'energia del Cavallo di Fuoco, fino al 12 febbraio del 2027.

Il cavallo di Fuoco e associato al Sud e alla fascia oraria del mezzogiorno, quando il sole è al suo azimut.

Interessante notare che, come anno, il 2026 è traguardato dal Sacro Archetipo Yod, il decimo, con funzione concentrazione, la simbologia del Cavallo di Fuico, ha un'energia di Espansione, legato anche, sinergia, alla dimensione della "concentrazione", di quel momento in cui, a mezzogiorno, con il sole al suo azimut, si è senza ombra.

Quindi in un momento di totale concentrazione, come l'archetipo Yod.

Il momento in cui si è senza ombra, immortali.

Gravidi di se stessi.

Quindi in una totale dimensione di estrema potenzialità di espansione, perché la dinamica della concentrazione, del ripiegamento su sé stessi, per accumulare energia, a livello fisico quantistico, subentra la dinamica dell'espansione.

Concentrazione ed espansione.

È il respiro dell'universo

È l'energia orgasmica, creatrice, dell'universo, che ci richiama a far parte di questa sua feconda energia creatrice.

Se il 2025, è stato traguardato dal Sacro Archetipo Ebraico Teth, il nono, il Serpente, il Femminino, la gestazione, e dall'energia gestazionale del Serpente Verde  di legno, secondo l'astrologia cinese ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/01/energie-anno-2025archetipo-teth.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/01/novilunio-29-gennaio-anno-serpente-di.html?m=0), con una polarità Yin, Femminea, questo 2026, è traguardato da un'energia dinamica, mascolina, di Fuoco, Yang. 

Il Cavallo di Fuoco, chiamato "Me Ta" ed è interessante notare come sia collegato al numero magico 9, uno dei 9 numeri magici del Mewa tibetano. 

Il Mewa Tibetano si riferisce al sistema numerologico e astrologico del Tibet, in particolare al "quadrato magico" (o "nove mewa"), una matrice 3x3 dove i numeri da 1 a 9 sono disposti in modo che la somma di ogni riga, colonna e diagonale sia sempre 15, rappresentando energie cosmiche e influenzando le previsioni annuali, spesso associato al Bön (l'antica religione sciamanica tibetana) e al Buddhismo tibetano per calcolare periodi propizi o difficili. 

Il 15, negli archetipi Ebraici e correlato all'Archetipo Samech, la manifestazione del Divino in noi, la fertilità. 

Mentre il Parkha,  è Li, entrambi strettamente associati all’Elemento Fuoco e alla direzione Sud, dove Parkha indica uno degli otto trigrammi (simboli del I Ching) che definiscono l'energia dell'anno, e Li (☰) è il trigramma del Fuoco, associato alla direzione Sud e alla natura Yang (espansiva), indicando un periodo di grande manifestazione energetica. 

Il Parkha (八卦) è il sistema degli Otto Trigrammi, mutuato dalla tradizione cinese (I Ching), che descrive le forze fondamentali della natura e viene integrato nell'astrologia tibetana (Jung Tsi) per analizzare la matrice energetica annuale.

Li (离): È uno degli otto trigrammi (☰), rappresentante il Fuoco, il Sud, la chiarezza e la luminosità, che indica un'energia forte e manifesta, come nel caso dell'Anno del Cavallo di Fuoco.

Il Cavallo, simbolo di libertà, di forza vitale indomita e di velocità, di movimento, di ribellione, rappresenta l’energia selvaggia in espansione, con energia Yang, solare, fecondante. 

In ambito tibetano il cavallo è legato anche al vento, simbolo di Fortuna e di alimentazione dello stesso fuoco( il Me) del cavallo, in termini di visibilità, di successo tangibile, di prosperità, di azione, di riconoscimento sociale, di potenziale fama. 

Questo, perché il Cavallo, in particolare il cavallo di fuoco è simboleggiato dal Fuoco della Passione.

Quella passione che è "Pass-I - One". 

In inglese, 'consentire, il rendere possibile che io sia Uno. 

L' Archetipo Yod, il decimo, con funzione concentrazione. 

Il punto di inizio. 

Che, essendo anche numero 10, è il fattore esponenziale energetico che tutto amplifica, come la potenza del numero 10 e dei suoi multipli. 

Un ciclo, quello del Cavallo di Fuoco, che galoppa, in accelerazione e cambiamento, ma srmpre con grande diligenza. 

Simboleggia un anno di massima chiarezza, rapida realizzazione e possibilità di fama e prosperità, coadiuvato da una buona energia di responsabilità, che serve a governare questo grande fuoco impetuoso del cavallo, con una forte azione modulare, di gestione, affinché non si esaurisca subito 

Un ciclo di estremo cambiamento, che non deve essere superficiale, altrimenti il Fuoco divampa velocemente, e altrettanto velocemente si estingue, ma deve essere di manifestazione di questa energia volatile, a lungo incanalata, in prosperità duratura. 

E questo ce lo indicano anche i due Sacri Archetipi Ebraici del passaggio delle due giornate del 31 dicembre e del primo gennaio 2026, e anche l'archetipo del primo plenilunio del 3 gennaio di questo anno 2026

Pee mercoledì 31 dicembre, in luna crescente in Toro, sotto l'energia di Mercurio, abbiamo il Sacro Archetipo Ebraico Ayin, il sedicesimo, con funzione corrispondenza. 

È l'occhio divino, la Sorgente, il terzo occhio, la nostra dimensione più intuitiva, correlato all'Arcano Maggiore XVI della Torre, perfettamente adatto a questo ultimo giorno del 2025.

Cosa buttiamo giù dalla torre? 

Cosa vogliamo salvare?

Che corresponsioni e corrispondenze ci permettono di manifestarci nella nostra forma migliore e più autentica? 

Quali sono le fondamenta che davvero possono resistere e sulle quali ricostruire? 

La dimensione del Toro è la terra, Madre Terra, feconda, colei che accoglie i semi, le fondamenta. 

Per il primo gennaio, giovedì, uno straordinario archetipo Lamed,  il dodicesimo, correlato all'Arcano Maggiore XII dell'Appeso. 

La prova, la Misura del nostro valore, il parametro.

L'imparare a funambolare sulle prospettive. 

Essere capaci di percepire e cavalcare il cambiamento.

Ribaltarci come un calzino. 

Offrire questo cambio di pelle, come occasione di rinascita. 

Essere altari di noi stessi. 

Non aver timore di morire a noi stessi, alle nostre radicate convinzioni. 

Viaggiare leggeri.

Fluire. 

Indomiti come un cavallo. 

Siamo in luna crescente in Gemelli, segno d'aria. 

Sublimare. 

Affinché il nostro Sacro Gemello interiore si manifesti, venga alla luce, in un giovedì dedicato a Giove, in una dimensione solare. 

E poi, abbiamo il primo, cruciale plenilunio, in Cancro, sabato 3 gennaio. 

Siamo, per questo passaggio, sotto l'energia del Sacro Archetipo Ebraico Nun, il quattordicesimo, con funzione trasformazione, correlato all'Arcano Maggiore XIV della Temperanza, dimensione che si ricollega al potere traamutativo del Fuoco, del Cavallo di Fuoco,a anche alla Temperanza, all'equilibrio nel gestirlo. 

Un nuovo anno, un nuovo ciclo, che si apre, energeticamente, con una straordinaria energia gravida di potenzialità. 

Nuovo buon passaggio 

Con infinita gratitudine sempre 


Tiziana Fenu 

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Maldalchimia.blogspot.com 

Cavallo di Fuoco 2026




















sabato, dicembre 20, 2025

💛Solstizio d'inverno


Solstizio d'inverno. 

Sole in Capricorno

Solstizio estivo, sole in Cancro. 

Cancro e Capricorno.

Uno, il Cancro, la "porta degli Umani", l'altro, il Capricorno, la "porta degli Dei".

Il Cancro e il Capricorno sono i due segni che simboleggiano i due solstizi, estivo e invernale. 

L'antico culto dei due solstizi era rappresentato dalla figura di Giano bifronte, il Custode delle due porte. 

In seguito, verso l'850, venne cristianizzato attraverso le due figure di Giovanni Evangelista, celebrato il 27 dicembre, e Giovanni Battista, celebrato il 24 giugno, legate, simbolicamente al concetto di Fuoco, per il Solstizio invernale, con il sole nascente, e al concetto di acqua per il Solstizio estivo, legato al segno del Cancro, un segno femminile di acqua. 

Fuoco e Acqua purificatori, simbolo dei due passaggi solstiziali e alchemici, di purificazione, che si celebra appunto, con il Fuoco e con l'acqua. 

Il Cristianesimo ha adattato i suoi dogmi a questi riti ancestrali, facendo anche del Cristo, il portatore del Fuoco purificato "Io sono venuto a gettare il fuoco sulla terra " Lc 12, 49-53), sublimato poi, e purificato per mano di Giovanni, che lo battezza con un simbolico ritorno alla Madre, all'acqua ancestrale della memoria. 

Il culto solare, base di tutte le teogonie, che piano piano si sostituì al culto lunare della Dea Madre  nelle società matriarcali, era un culto che veniva praticato in segreto, e, come ho scritto  nel mio post su "Sacred Symbologies"( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/12/shapash-e-shamash.html?m=0), dove la divinità solare maschile Shamash, accoltella la divinità solare femminile Shapash, per prendere il suo posto, era severamente vietato, al punto da essere punito con la lapidazione, secondo i precetti della Bibbia ebraica. 

Così, si integro' questo concetto solstiziale delle due porte, con quello del Giano bifronte, e del Giovanni  dei due solstizi, enfatizzando così, la dualità della divinità primordiale androgina originaria, che prevedeva le due polarità, maschile e femminile, integrate in un unica Essenza, con un Femminino veicolo e Custode del Mascolino. 

Si è giocato su quel concetto di specularità e di gemellaggio che rappresenta la Monade originaria, che, in una dimensione terrena, per poter sopravvivere, si deve scindere in due polarità contrapposte e complementari, come maschile e Femminile, come Fuoco e Acqua, come inverno ed estate. 

Inscindibili l'uno dall'altra, perché insieme, arrivano alla Quintessenza, all'elemento spirituale e purificato, dopo che il Fuoco porta ad ebollizione l'acqua. 

Si arriva all'elemento etere Cristico, spirituale, all'acqua di Fuoco, al vapore, più forte della stessa acqua e fuoco insieme( il vapore, infatti, anche in ambito pratico è più efficace della stessa acqua, nelle pulizie per esempio, o dello stesso calore, come nel ferro da stiro, dove il vapore, appiana ogni increspatura). 

Qui in Sardegna, la figura ancestrale che rappresenta i due momenti solstiziali, è rappresentato simbolicamente dalla Jana, il cui nome deriva da Janna, "porta", in sardo. 

Una porta alchemica, rappresentata nelle Domus de Janas come passaggio nell'altra dimensione. 

Pare che le Domus de Janas meridionali, che stanno al Sud della Sardegna, siano orientate per lo più verso il Solstizio invernale, mentre quelle settentrionali, sono per lo più orientate verso il Solstizio estivo. 

Quasi nessuna è orientata a Nord, dove il sole non sorge, né tramonta. 

La maggior parte sono orientate ad est, verso le Pleiadi, verso la costellazione del Toro, che ingloba in sé anche le Iadi, e che, come abbiamo visto  dal mio scritto sulla simbologia delle ierofanie nei nuraghi( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/05/simbologia-delle-ierofanie-in-sardegna.html?m=0), quindi sono legate al concetto di rinascita legato alla costellazione del Toro, rappresentata con il corno sinistro più corto. 

Ora, visto che all'epoca delle Domus de Janas con protomi taurine siamo in piena "era del Toro", dal 4000 al 2000 A.C, rappresentative della cultura di Ozieri, con un Toro che campeggia proprio difronte ad una di queste Domus, a Sant'Andrea Priu, orientato proprio verso le Iadi della costellazione del Toro, proprio quelle della Fronte, del terzo occhio Anja, appare evidente come le Domus, orientate verso la costellazuone del Toro, tra Ariete (a ovest) e Gemelli (est), rappresenti il cardine delle due porte solstiziali insieme. 

Le Iadi, sappiamo essere importanti, perché hanno una corrispondenza anche con il pozzo Sacro di Santa Cristina ( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/05/le-iadi-e-santa-cristina.html?m=0). 

Queste stelle erano comunque venerate perché segnavano il luogo del Sole all'equinozio di primavera, all'incirca 5000 anni fa. 

Le Domus erano Janna, "porta"(in sardo) per eccellenza. 

La Domu è Janna e Jana. 

Come Jano/Giano bifronte, porta dei due solstizi, con un anticipo, in termini cronologici, di quasi quattro millenni. 

E se fosse Giano, a derivare da Jana, come porta alchemica dei due solstizi, del percorso iniziatico dalla dimensione umana a quella divina, come le due porte solstiziali del Cancro e del Capricorno? 

D'altronde anche nei pozzi sacri, vi è la simbologia di questa trasmutazione solstiziale, acqua, fuoco( sole), terra, discesa e salita con i doppi gradini alchemici e trasmutanti. 

Ho approfondito molte volte sui nuraghi, come esempio di osservatori e marcatori astronomici per i solstizi. 

Oggi, il mio sentire, mi ha portato ancora più indietro nel tempo, nel cercare l'orientamento cardinale delle Domus de Janas, perché è lì che nasce il concetto di passaggio alchemico solstiziale. 

Di nascita e di rinascita, che troverà il suo apice e completamento nei pozzi sacri, specialmente in quello di Santa Cristina, dove, per gli equinozi, il sole illumina perfettamente il fondo del pozzo passando per il vano scale.

Il sole, con i suoi raggi, si riflette dentro il pozzo sino a toccare l’acqua, quando si verifica il fenomeno dell'ombra capovolta. 

Il gemello spirituale che rinasce a nuova vita, come i capovolti delle Domus de Janas di Oniferi. 

Perché i due gemelli simbolici, dei solstizi, del Giano bifronte, sono il Cancro( legato all'acqua e al sole nella sua pienezza estiva) e il Capricorno, elemento di terra, agile nell'arrampicarsi sulle pareti, come le capre, legato al Sole Bambino nascente. 

Quindi, l'acqua del pozzo ( Cancro) e il suo speculare "ombra capovolta", arrampicato nella parete della tholos del pozzo, come un vero Capricorno. 

Nel pozzo di Santa Cristina si compie la Completezza e perfetta integrazione dei solstizi e degli equinozi. 

Ma è nelle Domus de Janas, che nasce il concetto di Solstizio come delle due porte di passaggio alchemico per la "nascita/rinascita". 

Solstizio invernale come luogo del buio e del silenzio ma anche di preparazione alla rinascita. 

Le principali religioni fanno coincidere, in quel periodo, la nascita delle loro divinità: Horus, Attis, Krishna, Dioniso, Mithra, Gesù, Tammuz, Odino... 

E, come abbiamo visto, nella nostra Domus de Jana Mesu'e Montes ( Ossi-Sassari), datazione 3500/4.000 a.C. circa, vi era una "Sala della Sacra Natività" (https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/perche-il-nostro-presepe-in-sardegna-lo.html) 

Le Domus de Janas traguardano i due solstizi alchemici e astrali, come perfetti centri di osservazione astronomica, millenni prima dello speculare Giano bifronte. 

Dove Jana/Janna, è porta alchemica 

Dove Jana è speculare ad Anaj, come "s-anaj", "sanaj", guarire, anche nel senso di trasmutazione alchemica, spirituale, da una dimensione all'altra o da una consapevolezza all'altra. 

E, dove Jana, è l'anagramma di Anja, guardacaso il nome del sesto chakra,, sede del terzo occhio che è collegato al divino, delle Iadi, che stanno al centro della fronte della costellazione del Toro, che presenta il lato sinistro del corno più corto. 

Il toro della necropoli di Sant'Andrea Priu, a Bonorva( Sassari), adiacedente alle Domus de Janas, risulta essere senza testa, e come ho scritto prima, è orientato verso la testa della costellazione del Toro, che simboleggiava la via per la rinascita, solstiziale, nel quale maschile e femminile, si fondono nell'unico simbolo taurino/ut*erino, veicolo di trasformazione nel grembo della Jana/Janna porta alchemica solstiziale. 

Forse, volutamente senza testa, per veicolare il messaggio che non era prettamente legato al Toro "animale", ma ad un portale( in effetti sembra un passaggio, un portone) alchemico astronomico tra i due solstizi( e di riflesso, anche degli equinozi) di pari importanza.

Nei solstizi il sole "solstiziava", si fermava.

A creare una dimensione senza tempo, d'Oro e di consapevolezza. 

Come nelle Domus de Janas.


Tiziana Fenu 

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Solstizio d'inverno



venerdì, dicembre 19, 2025

💛Ierofania torello solstizio invernale

 

Nei nostri nuraghi sardi, come il Santa Barbara, si verifica al solstizio d'inverno un fenomeno chiamato "Luce del Toro".
Un raggio di sole, entrando da un'apertura specifica, si proietta all'interno disegnando con precisione sulla parete la sagoma di una testa di toro.
Questo evento, considerato una manifestazione sacra (ierofania), dimostra l'avanzata conoscenza astronomica e la grande abilità architettonica dei costruttori nuragici, che allinearono la struttura intenzionalmente.
Il toro, simbolo di forza, fertilità e rigenerazione, appariva così in un momento cruciale dell'anno, collegando il ciclo vitale alla dualità luce/ombra e simboleggiando il passaggio dall'inverno alla rinascita.
Questo  fenomeno, estremamente simbolico,  osservabile principalmente al Nuraghe Santa Barbara, a Villanova Truschedu (OR), rivela come questo nostro antico popolo, integrasse astronomia, architettura e fede
È la profonda simbologia della sacralità del toro nella nostra  cultura, simbolo di fertilità e forza.
Una volontà di creare un luogo di comunicazione con il divino, dove elementi opposti (luce/ombra, maschile/femminile) si uniscono simbolicamente, in questa simbologia ierofanica che non è solo taurina, ma anche uterina, sinergica e funzionale alla manifestazione del Divino.
Le nicchie, che incastonano i pertugi di passaggio del fascio solare divino, o che accolgono, come un grembo, la ierofania, fungono da ancestrali tabernacoli, dove si manifestava il Divino trasfigurante, attraverso la ierofania, che, sicuramente, permeava di sacralità degli oggetti ritualistici, o forse anche delle statuine, e lo stesso officiante sciamanico e sacerdotale, o chi avesse bisogno di una trasmutazione alchemica, di una guarigione, di una benedizione trasmutante.
Dall'immagine, si vede benissimo la potenza orgonica dell'energia solare che passa attraverso le aperture intorno al nuraghe.
Sicuramente vi erano dei momenti, degli orari privilegiati per questa ritualistica.
Ho affrontato l'argomento "ierofania" più volte ( vi lascio i link a fine articolo)
Nel suo celebre Trattato di storia delle religioni, da cui è stata estratta questa lettura, Mircea Eliade, uno dei più celebri antropologi del Novecento, analizza il significato della sacralità del cielo secondo al religiosità di diverse popolazioni.
All’uomo primitivo, egli afferma: “il Cielo rivela direttamente la sua trascendenza, la sua forza e la sua sacralità. La contemplazione della volta celeste, da sola, suscita nella coscienza primitiva un’esperienza religiosa.
Nella religiosità arcaica non è il Cielo ad essere adorato come Essere superiore, e in fondo nemmeno i corpi celesti. Piuttosto, il Cielo è la sede della trascendenza, perché della trascendenza ne incarna gli attributi.
[...]  il Cielo rivela direttamente la sua trascendenza, la sua forza e la sua sacralità.
La contemplazione della volta celeste, da sola, suscita nella coscienza primitiva un’esperienza religiosa.
L’espressione “contemplazione della volta celeste” ha un significato del tutto diverso se la riferiamo all’uomo primitivo, aperto ai miracoli quotidiani con un’intensità difficilmente immaginabile per noi. Questa contemplazione equivale, per lui, a una rivelazione.
Il Cielo si rivela quel che è in realtà: infinito, trascendente. La volta celeste è per eccellenza “cosa del tutto diversa” dalla pochezza dell’uomo e del suo spazio vitale. Il simbolismo della sua trascendenza si deduce, diremo, semplicemente dalla constatazione della sua infinita altezza. “L’altissimo” diventa, nel modo più naturale, un attributo della divinità.
Le regioni superiori inaccessibili all’uomo, le zone sideree, acquistano i prestigi divini del trascendente, della realtà assoluta, della perennità. Queste regioni sono la dimora degli dèi, e alcuni privilegiati vi giungono per mezzo dei riti di ascensione celeste; fin lassù si innalzano, secondo i concetti di certe religioni, le anime dei morti. L’“alto” è una categoria inaccessibile all’uomo in quanto tale; appartiene di diritto alle forze e agli esseri sovrumani; colui che si innalza salendo cerimonialmente i gradini di un santuario o la scala rituale che porta al Cielo, cessa allora di essere un uomo; le anime dei morti privilegiati, nella loro ascensione celeste, hanno abbandonato la condizione umana.
[...]  Il modo di essere celeste è una ierofania inesauribile. Di conseguenza tutto quel che avviene negli spazi siderei e nelle regioni superiori dell’atmosfera – la rivoluzione ritmica degli astri, le nuvole che si inseguono, le tempeste, il fulmine, le meteore, l’arcobaleno – sono momenti di questa medesima ierofania.
[...] Il carattere sacro del cielo è diffuso in complessi rituali o mitici innumerevoli che, a quanto pare, non sono in relazione diretta con una divinità iranica. Il sacro celeste rimane attivo nell’esperienza religiosa, per mezzo del simbolismo dell’“altezza”, dell’“ascensione”, del “centro”, ecc. Anche in questo simbolismo troviamo talvolta una divinità fecondatrice sostituita a una divinità iranica, ma la struttura celeste del simbolismo sussiste egualmente.
La montagna è più vicina al cielo, e questo le conferisce una doppia sacralità: da un lato partecipa al simbolismo spaziale della trascendenza (“alto”, “verticale”, “supremo”, ecc.), e da’altra parte il monte è per eccellenza il dominio delle ierofanie atmosferiche. Ed, in quanto tale, dimora degli dèi. Tutte le mitologie hanno una montagna sacra, variante più o meno illustre dell’Olimpo. Tutti gli dèi celesti hanno luoghi riservati al loro culto, sulle cime. Le valenze simboliche e religiose delle montagne sono innumerevoli. Spesso la montagna è considerata punto d’incontro del cielo e della terra; quindi un “centro”, punto per il quale passa l’Asse del Mondo, regione satura di sacro, luogo dove possono attuarsi i passaggi fra le zone cosmiche diverse.
[...] Il “monte”, in quanto punto d’incontro fra cielo e terra, si trova al “centro del mondo” ed è sicuramente il punto più alto della terra.
Per questo le regioni consacrate – “luoghi santi”, templi, palazzi, città sante – sono parificate alle montagne e diventano esse stesse “centri”, e la Palestina, “la terra santa”, essendo perciò considerata come il luogo più alto del mondo, non fu raggiunta dal Diluvio. “La terra d’Israele non fu sommersa dal Diluvio”, dice un testo rabbinico. Per i Cristiani il Golgotha si trova al centro del mondo perché è la cima della montagna cosmica e anche il luogo dove Adamo fu creato e sepolto. E secondo la tradizione islamica, il luogo più alto della terra è la Ka’ba, perché “la stella polare dimostra che la Ka’ba si trova esattamente al disopra del centro del cielo”.

Perfino i nomi dei templi  e delle torri sacre attestano l’assimilano alla montagna cosmica: “il Monte Casa”, “la casa del Monte di tutti i paesi”, “la montagna delle Tempeste”, “il Legame fra cielo e terra”, ecc. . Il termine numerico per indicare Ziqqurat è U-Nir (monte), che Jastrow interpreta come “visibile a grande distanza”. La ziqqurat era, propriamente, un “monte cosmico”, cioè un’immagine simbolica del Cosmo; i suoi sette paini rappresentavano i sette cieli planetari (come a Borsippa) o avevano i colori del mondo (come a Ur).
[...] L’altitudine ha una virtù consacrante. Le regioni superiori sono sature di forze sacre. Tutto quel che più si avvicina al cielo, partecipa con intensità variabile alla trascendenza. L’”altitudine”, il “superiore”, sono assimilati al trascendente, al sovrumano. Ogni “ascensione” è una rottura di livello, un passaggio nell’oltretomba, un superamento dello spazio profano e della condizione umana.
Inutile aggiungere che il sacro dell’”altitudine” è convalidato dal sacro delle regioni atmosferiche superiori e, quindi, dal sacro del Cielo. Il Monte, il Tempio, la Città, ecc. sono consacrati perché investiti del prestigio del “centro”, cioè, in origine, perché assimilati alla cima più alta dell’Universo e al punto d’incontro fra Cielo e Terra.
Ne consegue che la consacrazione mediante rituali di ascensione o scalata di monti, o salita di scale, è valida perché inserisce chi la pratica in una regione superiore celeste. La ricchezza e la varietà del simbolismo dell’”ascensione” sono caotiche soltanto in apparenza; considerati nel loro insieme, tutti questi riti e simboli si spiegano col sacro dell’”altitudine”, cioè del celeste.
Trascendere la condizione umana, in quanto si penetra in una zona sacra (tempio, altare) per mezzo della consacrazione rituale o della morte, si esprime concretamente con un “passaggio”, una “salita”, un’”ascensione”.

Quindi è chiaro, il concetto simbolico dei nuraghi, dei tantissimi, migliaia di nuraghi( 8.000-9000?.. Una cifra folle per un lembo di terra relativamente piccolo) eretti a manifestazione della forte e intima connessione con il Divino, di cui la ierofania, è totale manifestazione.
È portare il Sacro nella materia.
Sacralizzare la dura pietra, e farne veicolo, attraverso i secoli e i millenni, di quel messaggio altamente dialettico, che trova spazio in ognuno di noi, in chiunque si accosti a questa dimensione sacrale, della quale la nostra amata terra è permeata.
Ci si può riconoscere.
Si può sentire la frequenza, di questa sacralità, e restarne magnetizzati.
Come un ritorno a casa.
Come un ritorno all'Alleanza primigenia, tra Umano e Divino, prima della rottura, dello sfregio egoico.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
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Ierofania torello solstizio invernale




💙Novilunio /Solstizio invernale

 

Un passaggio importante per questo penultimo fine settimana di dicembre.
Sabato 20 abbiamo un Novilunio in Sagittario.
Domenica 21 alle 16:03 subentra il solstizio invernale, in concomitanza con l'ingresso del segno del Capricorno
Un passaggio importante, traguardato da due Archetipi altrettanto importanti.
Per il 20, per il Novilunio sotto un segno di Fuoco, il Sagittario, anche nella dimensione solare, abbiamo il quattordicesimo Sacro Archetipo Nun, la trasmutazione amniotica, legata all'elemento acqua e alla sinergia delle due polarità, perché la Nun è una Vesica Piscis.
Per il passaggio del solstizio, abbiamo il quindicesimo Sacro Archetipo Samech, con funzione "pressione".
E l'energia che fa pressione affinché la nostra dimensione divina, spirituale, si manifesti. Essendo nella dimensione terrena, per questo passaggio, del Capricorno, segno di terra, si parla di talenti, di doni, di attitudini.
Il sole solstizia, si ferma per un attimo, e ciò che può rilucere, in questo lungo percorso invernale, è la luminosità dei nostri talenti, della nostra Essenza.
Niente altro può farci da guida.
Lo Yule celtico.
Profondamente sentito.
Perché è una dimensione di raccoglimento, identitaria, di profonda connessione con le parti più autentiche di noi stessi.
La parola "solstitium"  arriva da latino “sol” che vuol dire sole e “sistere” che significa stare fermo.
Rappresenta dunque una fermata obbligata del Sole lungo il suo cammino attraverso la volta celeste. Durante questa giornata infatti smette di discendere rispetto all’equatore celeste, facendo una pausa e invertendo, in seguito, il suo cammino, iniziando un modo di avvicinamento.
Metaforicamente, è un momento altamente trasmutativo, di profonda riflessione, e la Nun trasmutativa del novilunio di sabato, anticipa e prepara il terreno per la fertile Samech del solstizio.
I due Arcani Maggiori correlati a questi due Archetipi, sono la Temperanza, Arcano IX, che ci guida verso  un'integrazione delle nostra profonde contraddizioni, nel cercare il punto di equilibrio, e l'Arcano XV del Diavolo, perché sinergia delle due polarità, che dovrebbero essere integrate, significa anche dualità, che ha in sé, connaturata, anche la dimensione della divisione.
Nella dimensione del solstizio invernale, è un inabissarsi, che precede il rinascere.
Il significato sta proprio qui: il Sole sembra stia tramontando, in seguito risorge tornando alla stessa posizione.
Quasi come se di colpo precipitasse nella buia oscurità per poi tornare ad essere più forte, invincibile e vitale.
Non a caso gli Antichi Romani parlavano di festa del Sol invictus, in cui si celebrava la rinascita.
La specularita' della data 21/12, si riflette nella simbologia del dodicesimo Sacro Archetipo Lamed, la misura, la prova, correlato all'Arcano Maggiore XII dell'Appeso
Di propongono, numericamente, in questo doppio modulo speculare, il 21/12, in cui il Sacro Archetipo Shin( 21), il nostro Fuoco interiore, e Arcano Maggiore XXI del Mondo, si specchiano, dialetticamente in comunicazione, con lo stesso Archetipo Lamed 12, e Arcano XII dell'Appeso.
Tutto propedeutico e in preparazione a questo passaggio importante del solstizio invernale, traguardato dalla Nun del Novilunio, una potente dimensione uterina gestazionale di trasmutazione e da un Arcano Maggiore XIV della Temperanza.
Perché ci vuole equilibrio, per raggiungere quel salto di Ottava che consenta il rilascio, la leggerezza, l'abbandono.
Ed è nella specularita di questo 21/12, che scopriamo quanta bellezza ci può essere nel nostro ardere interiormente.
In quel 21 Shin/Sacro Fuoco interiore, che ci pone come cardine del nostro mondo ( Arcano XXI del Mondo), in verità, in trasparenza, in semplicità.
Lo specchio che funge da rivelatore, è quel 12.
Le prove, la misura.
La Lamed, che eppure, a livello grafico, punta verso l'alto.
Il sopravvivere a sé stessi, nonostante, e, grazie, all'essere capovolti, ribaltati, come l'Appeso.
Non è facile.
Ma sicuramente molto interessante ed evolutivo.
Lasciarci ribaltare dalla vita, dai nostri stessi pensieri, dalle nostre certezze, come una clessidra che si ribalta ad ogni ciclo, un cui niente è reiterazione.
In cui, i granelli di sabbia, non scendono mai con lo stesso ordine.
La Nun, ha in sé, tutto il dolore della trasmutazione.
Eppure, abbiamo una successione, un potenziamento energetico importante, in questi passaggi.
È un dolore che porta fertilità, alla Samech che incastona di fertili semi, il passaggio del solstizio.
Abbiamo avuto la possibilità  di scendere a fondo nel nostro grembo, coadiuvati anche dall'energia nel nostro personale Ade, nel grembo della Madre, attivando il nostro percepire, le nostre piccole morti, funzionali alla rinascita, e la spinta propulsiva del Sagittario, ci ha potenziato in quella dimensione alchemica della  trasformazione, che deve radicarsi nell'elemento terra.
Il passaggio del Solstizio invernale di quest'anno, traguardato dall'ingresso del segno zodiacale del Capricorno, ci riporta alla concretezza, alla semplicità del grembo di Madre Terra.
Delle coordinate energetiche importanti, che ci aiutano a radicalizzare nella materia, ciò che è già, continuamente "in essere", "in fieri", a livello animico.
Il Capricorno offre questa spinta propulsiva verso l'alto, verso le vette, ed è interessante notare, come anche in esso, come nel Sagittario, siano manifeste due nature.
Nel Sagittario, essendo un Centauro, la natura animale e umana.
Nel Capricorno, è presente sia la dimensione marina, perché la parte inferiore del suo corpo, è una coda di pesce, sia la parte terrena, poiché la parte superiore è una capra.
Quindi il Capricorno, alchemicamente, affonda le radici in quella dimensione archetipale della Nun, del grembo amnionitico cosmico, e nel contempo, si aggancia perfettamente a quella dimensione terrena, in cui porre a dimora le nostre intenzioni, le nostre potenzialità, nella dimensione della creazione, in un Tempio intimo, ctonio, discreto, lontano dal frastuono della superficie, in cui la nostra voce interiore è Guida Suprema.
Essendo, il Solstizio invernale, il giorno più corto dell'anno, nell'emisfero settentrionale, il sole appare nella sua posizione più meridionale ed è direttamente sopra di noi, proprio al tropico del Capricorno
La terra degli Iperborei.
Gli Iniziati.
Ed è proprio questa dimensione misterica di oscurità, in cui il solstizio d'inverno celebra le sue ore più lunghe, la rinascita del sole, contiene un'energia potente, un'energia per la rigenerazione, il rinnovamento e l'autoriflessione.
Un'energia che porta all'equilibrio.
Alla Temperanza, che presuppone equilibrio tra le due parti, attenti a non scivolare nella divisione del Diavolo, Arcano XV, correlato alla Samech di fertilità, del solstizio, in un travaso continuo, in una dialettica costruttiva, che è abbondanza, accrescimento.
Ed è a ciò a cui ci spinge questo importante passaggio solstiziale.
È tempo di intimità, di raccoglimento, di preservare per il raccolto futuro.
È importante, dare energia a ciò che nutre questo letargo necessario di custodia, di intima dialettica con ciò che ci nutre, oltre il gelo e la coltre invernale, per la manifestazione prossima, per il raccolto futuro.
La Nun del novilunio, è il simbolo della trasformazione, ma anche il simbolo archetipale e alchemico, di quella Vesica Piscis che presuppone questa dialettica intima  tra Opposti e complementari.
Lo Yule, assimila in sé, queste due dimensioni, dell'oscurità  e della luce, della morte e della rinascita.
Enfatizzata dalla nascita del Sole Bambino, proprio per l'occasione del Natale, proprio in seno alla Grande Madre, alla Grande Dea, alla Mem che precede la Nun, che accoglie, alchemizza e trasforma, a nuova vita, a nuova luce, custode di quel Fuoco Sacro interiore che apporta vita in ogni contesto. 
Perché questo è l'aspetto principale di questo solstizio d'Inverno, che come sapete è l'inizio del Capricorno
Il Capricorno è governato da Saturno.
Saturno è il Femminino.
La Madre Divina.
Vita, ma soprattutto morte
Se si vuole vivere il mistero iperboreo, iniziatico, si deve morire, alchemicamente.
La Madre Morte Divina fa parte del nostro intimo essere interiore; lei fa parte dell'ordine cosmico di ogni cosa.
La Madre Divina ci porta nel mondo della vita, ci nutre e ci porta nel mondo successivo. La Madre Divina è la forza ardente della trasformazione.
Rappresenta la forza  degli elettroni che spostano la materia da una forma all'altra, e il suo amore è tale che la morte non la esaurisce, anzi, la vivifica ad ogni passaggio.
Ogni cosa, in natura, infatti si trasforma.
Questa è la forza dell'Amore della Madre Divina.
La Forza della Nun
La Forza di trasformazione di cui siamo stati permeati.
In epoca pagana il solstizio d'inverno veniva chiamato Yule ed era una celebrazione dell'energia lunare della dea, quindi, si lavora con la Madre Divina, ma ancora più importante è la sinergia del Femminino con il Sole, con il Mascolino.
Il Natale non è una festa inventata dalla Chiesa cattolica, come molti pensano; questo solstizio d'inverno è una festa degli Iperborei, ben oltre tutte le razze perché è una festa legata al Sole.
Infatti dopo l'equinozio di autunno, del 22 settembre, la Dea lunare ha raggiunto il suo  Dio  solare, come nel mito di Persefone, regina degli Inferi e sposa di Ade, dio degli Inferi, e insieme hanno trascorso l'inverno abbracciati, con l'energia a  riposo.
Ogni anno la Dea, va e viene dal mondo di sotto, al mondo di sopra, generando così le stagioni, poiché la dea lunare è immortale.
Invece il dio solare, il suo amore, ogni anno si deve sacrificare per portare la luce  in un continuo ciclo di nascita, morte e rinascita, in una traiettoria dell'anno solare ciclica
Ma senza l'aspetto femminile della divinità, non possiamo entrare nei misteri del solstizio.
È inverno, quando Giuseppe e Maria lasciano l'Egitto, e c'è una ragione esoterica per questo.
I solstizi, di cui parlo spesso, perché sono intimamente legati alla mia Terra, alla Sardegna, e alla loro importantissima simbologia, fin dagli albori della nostra antichissima civiltà sarda, rappresentano gli estremi, quindi, esotericamente, sono come delle iniziazioni( nei nostri nuraghi, durante i solstizio estivo, si manifesta la trasmutazione in Corpo di luce), in cui attraverso il passaggio nei quattro elementi( e per questo solstizio li abbiamo tutti: la terra del Capricorno , l'acqua della Nun, il fuoco, simbolo dell'Angelo della Temperanza, l'aria della spinta propulsiva verso le vette, verso la dimensione spirituale, tipico del Capricorno nelle sue Ottave alte), per ritrovare la nostra Essenza Monadica ( la Vesica Piscis della Nun) e portarla a trasformazione( la funzione propria della Nun), per poter manifestare la nostra luce interiore.
Questa festa di Yule, è un Dio bambino che si evolverà, da amore individuale a quello universale, attivo nel  raccolto del seme che riposa nel grembo della sua Sposa .
È un Dio bambino che si lascia le spalle, con questa festa, il dio morente, il vecchio sole, e contemporaneamente, nasce come Dio bambino, guidato da lei, la dea lunare, che lo esorta a festeggiare la festa della morte, necessaria, perché lei sa porta in grembo, come Madre Terra, il suo seme, che nascerà con il raccolto della Primavera e dell'estate.
Durante lo Samhain, e fino allo Yule, si vive il "tempo del sogno", una sorta di "incubatio",  dove si affronta se stessi, nella propria profondità, come il Minotauro al centro del labirinto, nel cordone ombelicale, da ripercorrere a ritroso, nel grembo uterino di una nuova rinascita.
Il toro, simbolicamente, non può ancora manifestarsi perché deve morire a se stesso .
Lo Samhain viene considerata come una dea addormentata.
Come le nostre Dee Madri sarde che venivano riposte nelle mani dei defunti, le Dee addormentate.
Si dorme, per poter ricordare la propria origine Divina e solare, e rinascere a sé stessi.
La m*orte è necessaria  alla vita.
La polarità genera la vita.
Questa notte di Yule, segna un passaggio, la promessa di portare a maturazione la nostra potenzialità.
La nascita del Sole Bambino.
Il nostro Sacro Fuoco interiore.
Le nostre ali
La nostra rinascita
Buon passaggio solstiziale
Con infinita gratitudine sempre.

Tiziana Fenu
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Novilunio /Solstizio invernale



mercoledì, dicembre 17, 2025

💛Pietra Irlanda Pleiadi/ labirinto

 Museo Nazionale d'Irlanda presentato da KaiHofmann: Pietra decorata a spirale nel museo di Dublino.


Pleiadi, labirinto 7 percorsi( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/simbologia-equinoziale-del-labirinto.html?m=0) 

La levata eliaca delle Pleiadi, in concomitanza dell'equinozio di Primavera, quando i 7 pianeti, sono allineati.

Ne abbiamo testimonianza archetipale, nel nostro labirinto antichissimo, a 7 percorsi, di Benettutti, nella Domu de Jana di Luzzanas.

Labirinto sardo, non cretese.

Pleiadi, che fanno parte della Costellazione del Toro.

Simbologia taurina/ute*rina, presentissima in Sardegna

Irlanda, terra dei Tuatha de Dannan. 

Shar-Dan

Il Lugh luminoso, re dei Tuatha de Dannan. 

Il Lugh d'Oro

Il Logudoro 

Approfondimenti https://maldalchimia.blogspot.com/2021/01/il-lugh-d-oro-di-orotelli.html?m=0

Correlazioni con l'Irlanda 

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/newgrange-simbolo-taurino.html?m=0


Tiziana Fenu 

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Pietra Irlanda Pleiadi /labirinto



domenica, dicembre 14, 2025

💛Pozzi Sacri sardi/Shiva Lingam

 Lo Shiva Lingam induista e i pozzi sacri in Sardegna. 

Due culture che sono geograficamente e storicamente distanti, ma che, come ho evidenziato in altri miei scritti, esistono interessanti parallelismi antropologici, simbolici e concettuali, attraverso i quali si intrecciano storia delle religioni, archeologia e architettura.

Sicuramente, culture apparentemente diverse tra loro, sviluppano simboli simili per concetti universali come la vita e la sacralità dell'acqua, pur mantenendo identità uniche. 

Tra lo Shiva Lingam dell'induismo e i pozzi sacri della Sardegna nuragica (come il famoso Pozzo di Santa Cristina, di cui ho approfondito svariate volte) esistono alcune affinità formali e concettuali sorprendenti, ma anche differenze profonde dovute a contesti culturali e religiosi completamente distinti.

Le affinità e i parallelismi si basano sul fatto che la forma architettonica fondamentale, che le mette in correlazione è il foro verticale che conduce all'acqua, alla sorgente. 

Nella struttura dei pozzi sardi, la verticalita' mascolina, costruita con pietre a secco, scende fino alla dimensione ipogeica, sotterranea, del grembo amniotico, fino a raggiungere la falda acquifera. 

La tholos di copertura, dove presente, consente, con l'apertura circolare sulla sommità, l'irradiarsi dell'energia solare, fecondante, mascolina. 

Nello Shiva Lingam abbiamo forse una rappresentazione architettonica  più complessa, ma il concetto di "fecondazione", è lo stesso.

Il Lingam, elemento Mascolino, è spesso posizionato al di sopra di un Yoni (l'elemento femminile, simboleggiante l'utero/la fonte delle acque). 

Quando lo Shiva Lingam si trova all'interno di un tempio, un condotto sotterraneo, sotto il pavimento, collega il Lingam ad una sorgente d'acqua sotterranea. 

In alcuni templi famosi, il Lingam è effettivamente associato a una sorgente o a un pozzo d'acqua perenne.

In entrambi i contesti, il simbolismo dell'acqua è presente come elemento sacro e rigenerativo, e se l'acqua nei pozzi sacri è chiaramente un elemento di culto, legato a divinità femminili (come la Dea Madre), alla fertilità, alla purificazione e al ciclo vita-morte-rinascita, in cui i pozzi erano probabilmente al centro di rituali legati ai cicli astronomici (equinozi, solstizi), in India, il Lingam, unito allo Yoni, rappresenta l'unione cosmica degli opposti (maschile/femminile, Purusha/Prakriti) da cui scaturisce tutta la creazione. 

Una forma di ierogamia, di sinergia degli Opposti, che, come ho scritto tante volte, è estremamente presente nella nostra Antica Civiltà Sarda. 

L'acqua, nel culto dello Shiva Lingam, viene versata ritualmente ( in una ritualistica chiamata abhisheka) sulla pietra, simbolo della discesa dell'energia divina, della purificazione e del nutrimento della vita.

E per quanto riguarda l'allineamento astronomico, sappiamo bene che i nostri pozzi sacri, come il Pozzo di Santa Cristina, sono costruiti con una precisione straordinaria per far sì che, in determinati giorni dell'anno (come gli equinozi), la luce della luna piena o del sole si rifletta perfettamente sull'acqua attraverso l'apertura superiore. Questo crea un potente effetto simbolico di unione tra cielo, architettura e acqua sotterranea. 

L'ombra capovolta che si manifesta nella tholos del pozzo di Santa Cristina proprio per gli equinozi ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/ombra-capovolta-santa-cristina.html?m=0

Versione aggiornata https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/equinozio-autunno-ombra-capovolta.html?m=0) è la manifestazione visibile di questa dimensione di nascita/rinascita simbolica. 

Anche molti templi indù sono costruiti con allineamenti astronomici precisi. 

L'idea della luce che illumina il sancta sanctorum (dove risiede il Lingam) in momenti specifici è importante. 

Questo aspetto può apparentemente non sembrare un parallelismo diretto con il meccanismo sardo, ma l'intenzione simbolica di collegare il divino/la divinità (rappresentata dalla luce celeste) con l'elemento sotterraneo/terreno (l'acqua) attraverso un canale architettonico è simile.

Ho anche più volte sottolineato i parallelismi tra India /Sardegna 

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/pozzo-sacro-di-dholavira-india.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/scacchiera-indiascacchiera-pubusattile.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2022/01/labirinto-india-benettutti.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/archetipo-16-gonicimatica-dilwara.html?m=0

E se il pozzo sacro sardo rappresenta principalmente l'utero della Dea Madre/Terra, da cui scaturisce l'acqua della vita, lo Shiva Lingam, insieme allo Yoni, rappresenta l'unione degli opposti cosmici, con una forte componente di ascesi spirituale e trascendenza oltre la materia.

L'architettura di entrambi, si pone come mediatrice tra il cielo (luce) e le profondità della terra (acqua).

Ed è un'archittetura simile, vulvare, simbolo di fertilità e rigenerazione. 

Le somiglianze sono il risultato di ciò che lo storico delle religioni Mircea Eliade chiamerebbe "convergenze simboliche". 

Culture diverse, di fronte alle stesse domande fondamentali sulla vita, la morte e la natura, hanno prodotto risposte architettoniche e simboliche simili, utilizzando elementi universali come l'acqua, la pietra e la luce.

Quindi, mentre la struttura fisica del pozzo sacro sardo può ricordare la disposizione architettonica di alcuni templi dello Shiva Lingam con il loro pozzo sacro sottostante, il significato religioso e il contesto culturale rimangono, apparentemente, radicalmente diversi.  

A maggior ragione, in contesti simili, si apprezza ancora di più la profondità di un pensiero simbolico umano, che unisce civiltà lontane nello spazio e nel tempo, portando alla luce affinità estremamente interessanti, dal punto di vista antropologico. 

Simbolismi che troviamo anche in contesti diversi, che si dilatano ad abbracciare anche altri aspetti, come quello della mitologia, contestualizzati in epoche più recenti, come la simbologia della Dea Baubo ( ultimo mio scritto a riguardo che contiene anche i link degli scritti precedenti https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/dea-baubo-e-vesica-piscis.html) 


Tra l'altro abbiamo anche una forte similitudine con la nostra "trunfa sarda", un antichissimo strumento musicale che ha questa stessa forma archetipale

Ne ho pa in un mio scritto riguardo L'archeoacustica, a settembre del 2020

https://maldalchimia.blogspot.com/2020/09/archeoacustica-degli-ipogei-in-sardegna.html?m=0

Tiziana Fenu 

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Pozzo Santa Cristina Fabrizio Bibi Pinna Artist 

Pozzi sacri sardi /Shiva Lingam






sabato, dicembre 13, 2025

💛Santa Lucia /San Lorenzo

 

Nel mio scritto su Santa Lucia
( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/12/santa-lucia.html?m=0) riflettevo su alcuni aspetti letterari e simbolici di questa figura.
Santa Lucia, vergine e martire siracusana del IV secolo, è tradizionalmente associata alla luce, sia per il suo nome sia per la leggenda che le vuole strappati gli occhi, diventando così protettrice della vista. Questo legame con la luce la rende un’allegoria della Grazia illuminante in Dante.
Mi soffermo su una prima, potente similitudine con la Lucia Mondella de "I Promessi Sposi" di Manzoni.
Il nome Lucia, come luce, e quello di Renzo (Lorenzo, dall’alloro sacro ad Apollo), rivelano un simbolismo alchemico di unione degli opposti.
Lucia rappresenta il Femminino, la Luna, il Mercurio, l’Acqua
Renzo, diminutivo di Lorenzo, rappresenta il Mascolino, il Sole, lo Zolfo, il Fuoco.
Due polarità opposte, gemellari, che trovano riscontro astronomicanenre, nella dimensione gemellare del segno dei Gemelli, perché il 13 dicembre corrisponde al picco massimo di visibilità delle Geminidi, uno dei più intensi e spettacolari sciami meteorici dell'anno, le cui
meteore delle Geminidi sembrano irradiarsi proprio dalla costellazione dei Gemelli.
Questo è molto interessante, perché vi è corrispondenza simbolica e concettuale tra le due date, 10 agosto e 13 dicembre, traguardate da San Lorenzo e Santa Lucia
Riguardo San Lorenzo, ho già approfondito in alcuni miei scritti, profondamente sentito in Sardegna, poiché legato alla simbologia del bronzetto itifallico di Ittiri, il suonatore di Launeddas e alla simbologia di Acca Laurentia, legata alla figura de S'Accabbadora
Approfondimenti a riguardo:
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/san-lorenzo-e-priapo.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2023/08/dea-acca-laurentiaaccabadorasan-lorenzo.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2024/10/simbologia-delle-launeddas.html?m=0
La celebrazione di San Lorenzo, il 10 Agosto, cade in prossimità del solstizio d'estate (21 giugno).
Il 10 agosto è il periodo delle "Lacrime di San Lorenzo" (lo sciame meteorico delle Perseidi), che nella tradizione popolare sono viste come le scintille del fuoco del suo martirio.
Il fuoco è un elemento solare per eccellenza, collegato al sole al suo apice (solstizio estivo).
Santa Lucia, invece è celebrata il 13 Dicembre e la sua festa cade vicinissima al solstizio d'inverno (21 dicembre).
Non solo, ma prima della riforma gregoriana del calendario (1582), il solstizio d'inverno cadeva proprio intorno al 13 dicembre (per lo slittamento del calendario giuliano). Quindi, per secoli, la festa di Lucia ha coinciso con la notte più lunga dell'anno.
Entrambi i santi incarna no, quindi, in opposizione complementare una sinergia di opposti, speculare e gemellare.
San Lorenzo fu martirizzato su una graticola di fuoco, quindi  è associato al fuoco distruttivo ma purificatore del sole di mezza estate.
Il suo giorno segna il momento in cui il sole, dopo il solstizio, inizia la sua lenta "discesa" verso l'inverno. Il suo fuoco (le stelle cadenti) sembra quindi "segnare" il passaggio dal solstizio.
Santa Lucia è correlata al Sole d'inverno.
Il suo nome significa "Luce" (da lux).
La sua festa celebra la luce che vince le tenebre più profonde.
Nella tradizione nord-europea (specialmente in Scandinavia) Santa Lucia è la "Regina della Luce" che, con la sua corona di candele, annuncia il ritorno del sole dopo il solstizio d'inverno, la promessa che le giornate ricominceranno ad allungarsi.
Quindi i due santi "traguardano" i solstizi da due punti opposti dell'anno.
Lorenzo guarda indietro al solstizio d'estate (passato da circa 50 giorni) e, con le sue "scintille", ne chiude simbolicamente il periodo di massima potenza solare.
Lucia guarda avanti al solstizio d'inverno (che avviene pochi giorni dopo la sua festa, o coincideva con esso) come sua anticipatrice e vincitrice.
È una simmetria calendario-simbolica perfetta, perché da un lato abbiamo il Santo del Fuoco estivo e dall'altro, la Santa della Luce invernale posti come guardiani/cardini del ciclo solare, nei punti di massima forza (estate) e di massima debolezza (inverno) del sole.
Alcune chiese dedicate a questi santi potrebbero essere orientate in modo da catturare la luce in giorni particolari.
Per esempio potrebbe manifestarsi il sole che illumina l'altare nel giorno della festa del santo titolare, o ierofanie luminose particolari.  
San Lorenzo e Santa Lucia traguardano i solstizi in un senso simbolico, folcloristico e calendariale, incarnando i due aspetti del ciclo della luce.
Lorenzo simboleggia il Fuoco solare che declina (dopo il solstizio d'estate).
Lucia invece rappresenta la Luce umana che resiste e annuncia il ritorno del sole (prima del solstizio d'inverno).
Questo, ancora una volta, dimostra la chiara e potente capacità del Cristianesimo di assorbire e reinterpretare simboli naturali e pre-cristiani (il sole, il fuoco, il ciclo delle stagioni) inserendoli in un quadro agiografico.
La loro relazione con i solstizi è una splendida testimonianza di come il calendario dei santi sia intessuto con il ritmo cosmico e agricolo.
Anche i cognomi dei due protagonisti, dei Promessi Sposi, Mondella e Tramaglino, nella loro radice, Monda-, e Trama-, alludono ad un percorso iniziatico intricato che deve ripartire da una ripulitura, da una mondatura, per lavorare al meglio, in crescendo, con la materia grezza, prima, dell'Opera alchemica, che si sviluppa attraverso la sinergia dei due opposti complementari, Femminino e Mascolino, Mercurio e Zolfo, Luna e Sole, Acqua e Fuoco.
In una ierogamia, un unione Sacra, rappresentata proprio dai Gemelli.
Percorso iniziatico ierogamico, che concilia gli Opposti.
Il percorso iniziatico di un matrimonio mistico, alchemico, gemellare.
Così come sono gemelli i due occhi, simbolo di Santa Lucia, passaggio benedetto dal picco massimo delle Geminidi, proprio per il 13/14 dicembre, sciame meteorico che nasce dalla costellazione dei Gemelli.
D'altronde, Santa Lucia, insieme a Maria e a Beatrice, guida Dante attraverso il suo percorso iniziatico descritto nella Divina Commedia, che gli appare anche in sogno, in veste di aquila.
Anche questo è interessante, perché astronomicamente, a metà dicembre, la costellazione dell'Aquila (che contiene la stella Altair) è visibile bassa sull'orizzonte occidentale dopo il tramonto.
Il collegamento tra la dimensione dei Gemelli e dell'Aquila, non è astronomico  .
In cielo, l'Aquila (con la stella Altair) e la costellazione dei Gemelli non sono vicine, ma in alcune tradizioni antiche (come quella babilonese o egizia) le costellazioni erano raggruppate in modi diversi, come ho sottolineato altre volte parlando dei Kudurru, le pietre di confine, mesopotamici.
Vi è comunque correlazione simbolica, perché i Gemelli potrebbero rappresentare lo zolfo e il mercurio, i due principi da unire, simboli della dualità, mentre l'Aquila simboleggia il volo della trasmutazione, il raggiungimento della "Grande Opera".
Rappresenta la Giustizia, infatti, simbolo anche dei grandi Imperi, compreso quello romano.
Per questo motivo, aiuta Dante  nel suo cammino di purificazione, e sollecita anche Beatrice ad aiutarlo.
L'aquila è anche associata al processo di volatilizzazione.
Quindi chiaro esempio simbolico di passaggio non solo calendariale e astronomico, ma le due tappe più importanti del percorso iniziatico.

Tiziana Fenu
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Santa Lucia/San Lorenzo






 

giovedì, dicembre 11, 2025

💛Madonna Guadalupe

 #MadonnadiGuadalupe


Riprendo un mio scritto di un anno fa( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/12/1212-vergine-di-guadalupe.html?m=0)  approfondendo ulteriormente 

Oggi ricorre la celebrazione della Vergine di Guadalupe, rappresentata nella

tilma di Juan Diego, che resiste da quasi 500 anni e ospita una delle immagini acheropite più famose del mondo. 

Juan Diego, umile indio della terra azteca, incontra una giovane Signora dalla quale è ripetutamente inviato dal vescovo con la preghiera di costruire una cappella in quel luogo.

Juan, un altro "Giovanni"

Giovanni.

Giona.

Giano.

Un'apparizione che cade durante il Solstizio.

Giano, signore del solstizi. 

Il vescovo non prende sul serio la richiesta fino a che Juan Diego gli porta, in pieno inverno, un mazzo di rose bianche raccolte nella tilma, un mantello tipico fatto di un tessuto molto povero. 

Quando le rose rovesciano a terra, sul tessuto di ayate compare l'immagine della Vergine di Guadalupe 

In 143 cm c'è un grande mistero che avvolge questa rappresentazione 

Viene rappresentata come la Donna dell'Apocalisse, la Donna vestita di Sole, Madre del Cristo solare,, con un manto scuro trapuntato di stelle, disposte secondo la costellazione del giorno e dell'ora un cui apparve l'immagine, il 12 dicembre 1531, alle 10:26 del mattino, e  sull'abito si legge anche la mappa dei vulcani, ritenuti “divini” dagli Indios. 

La veste è decorata di fiori, e sul ventre ha un fiore particolare a 4 petali, come i 4 movimenti del sole, chiamato Nahui Ollin, al centro della sua cintura nera, che nell'antica scrittura pittografica rappresentava la presenza di Dio, il centro del mondo, del cosmo

Un fiore sacro, che per gli Atzechi, in  rappresentava il sole, quindi, metaforicamente, porta in grembo il Dio Solare

Rappresenta Tonatiuh, dio del sole azteco, conosciuto come Nahui Ollin, il quinto Sole, raffigurato al centro di un disco solare, presente anche nella Pietra del Calendario o Piedra del Sol di Tenochtitlan, del calendario Atzeco. 

Se l'umanità dovesse fallire, questo sole diventerebbe nero, e il mondo cadrebbe in distruzione 

Le sue ali sono fatte di piume di Quetzal, un uccello sacro per gli Aztechi, che simboleggia la libertà e la nobiltà.

Sostenuta da un Angelo, è su una falce di luna nera, che si differenzia dal bianco delle falci di luna con le quali sono rappresentate le Madonne bianche. 

Non credo che il nero sia un simbolismo legato alle forze del male, dominate dalla stessa Madonna. 

Può essere un riferimento alla stessa dimensione lunare, occulta, misterica del grembo lunare che accoglie il sole, visto che c'è una corrispondenza cromatica con il nero della cintura.

Un riferimento alla cintura di Orione,  sicuramente, visto che la costellazione rappresentata ai suoi piedi è quella di Orione, mentre la costellazione presente sulla cintura, è quella della Vergine, in concomitanza delle sue mani raccolte. 

Quasi a sottolineare la sinergia delle due polarità, solare e lunare che si incontrano e creano nel grembo della grande Madre. 

Anche l'intera figura è rappresentata in una Vesica Piscis, ad indicare questa sinergia

Iconografia antichissima, rimasta in uso nei nostri Antichi costumi sardi, con la gonna plissettata, "sa fordetta", portata sul capo, a formare una Vesica Piscis ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/la-perfezione-della-vesica-piscis-nel.html?m=0). 

La particolarità di questa rappresentazione di questa Madonna, è che ha una temperatura che resta costante, 36,6 gradi centigradi, la stessa di una persona viva..

Non solo. 

Collocato lo stetoscopio all'altezza del grembo di Maria si rilevarono battiti con 115 pulsazioni al minuto, come per un bebè nel ventre materno. Per questo motivo è la patrona dei bimbi soppressi nel grembo.. 

Nei suoi occhi ingranditi, si vedono delle figure, come in un'immagine fotografica.

Una rappresentazione straordinaria, che ha forti legami con la dimensione astronomica e l'antico calendario Atzeco. 

E a proposito, notate come la struttura della Pietra del Sol sia molto simile alla struttura della Tomba II di Goni, della quale ho approfondito più volte, che traguarda equinozi e solstizi, e che quindi è un calendario, come la Pietra del Sol. 

Approfondimenti 

https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/goni-il-gone-della-vita.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/archetipo-16-gonicimatica-dilwara.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/goni-equinozi-e-solstizi-ciotola-goni.html?m=0


Tiziana Fenu

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Madonna Guadalupe