venerdì, gennaio 23, 2026

💛I Colonganos di Austis

 Piccolissima anticipazione, un breve estratto dalla mia prossimissima pubblicazione editoriale, del mio prossimo saggio, a breve, sempre sulla straordinaria dimensione della nostra Antica Civiltà Sarda, indagato su una nuova prospettiva. 


Nel cuore dell’inverno barbaricino, quando le ombre si allungano sui nuraghi e il ciclo agrario sembra sospeso, un suono cupo e arcaico si sovrappone al consueto frastuono di campanacci e grida del carnevale sardo. 

È il rumor d’ossa di animali, una percussione secca e primordiale che distingue la maschera di Sos Colonganos di Austis da tutte le altre figure del ricco pantheon carnevalesco isolano. 

Mentre i più noti Mamuthones di Mamoiada o Sos Merdules di Ottana brandiscono il suono metallico e ammonitore dei campanacci, i Colonganos avanzano con un carico simbolico ancor più tetro e profondo: ossa di animali, probabilmente ovini o caprini, appese al corpo e fatte risuonare dal movimento cadenzato. 

Questa pratica non è un mero vezzo folklorico, ma il segno tangibile di una cosmologia complessa, dove la morte non è il termine ultimo, ma un passaggio obbligato, una materia prima rituale. 

[...] Decostruendone  la simbologia di queste ossa esposte, indagandone le stratificazioni attraverso una triplice lente, antropologica, esoterica e alchemica, si arriva a dimostrare come esse costituiscano il nucleo di una complessa visione del mondo che trova nel Carrasegare sardo la sua espressione rituale più compiuta.

[...] Per comprendere appieno il significato delle ossa nei Colonganos, è necessario inquadrare il carnevale sardo, o  meglio, il Carrasegare, come amo chiamarlo, nella sua autentica natura di cosmogramma. 

L’etimo stesso, secondo interpretazioni più arcaiche, da espressioni sarde che evocano la “carne da lacerare” ( "carre de secare" ), lo colloca immediatamente in una sfera sacrificale e di passaggio. 

[...] Il Carrasegare si configura così come un rito di passaggio collettivo, una psicostasia (pesatura dell’anima) comunitaria dove la società si purifica attraverso la simbolica eliminazione del vecchio e del marcio, per prepararsi al nuovo ciclo produttivo.

In questo quadro, la maschera non è un travestimento, ma una metessi, una partecipazione ontologica all’essenza di ciò che rappresenta. L’indossatore cessa di essere sé stesso per divenire il nume, l’antenato, la forza naturale o animale che la maschera incarna. È in questo stato di “possessione rituale” che il Colonganu, carico di ossa, agisce la sua parte nel grande dramma cosmico.

[...] L’uso rituale delle ossa presso i Colonganos di Austis affonda in un immaginario universale, ma declinato in modo peculiare dalla cultura agro-pastorale sarda. 

[...] In molte culture arcaiche, l’osso è considerato il nucleo indistruttibile dell’essere, il deposito dell’essenza vitale e della forza (menos in greco). Mentre la carne è corruttibile e mortale, l’osso resiste al tempo. Portare le ossa degli animali significa dunque esibire e maneggiare la potenza ancestrale della specie. 

[...] I Colonganos, danzando, scuotono e riattivano simbolicamente questa forza, richiamandola a beneficio della comunità.

[...] Il processo di scarnificazione, che lascia l’osso bianco e pulito, è una potente metafora di purificazione.  

[...] Nel contesto del Carrasegare, questo simbolismo si interseca con il tema del fuoco purificatore di Sant’Antonio e con la necessità di “bruciare” il vecchio anno per rigenerarsi

[...] Le ossa esibite sono probabilmente di animali domestici, forse consumati in pasti collettivi durante le feste. Mostrarle ritualmente è un atto di riconoscimento e di ringraziamento verso l’animale sacrificato, un modo per onorarne lo spirito e propiziarsene la perpetuazione nel gregge. 

Il suono sordo e “cupo” che producono è un linguaggio pre-verbale, un richiamo alla sfera selvatica e al patto ancestrale tra l’uomo e la natura da cui dipende la sopravvivenza.

[...] La maschera dei Colonganos di Austis, con la sua sconcertante esibizione di ossa, non è dunque una curiosità folklorica marginale, ma una chiave di lettura privilegiata dell’intero universo simbolico del Carrasegare sardo. In essa convergono la profondità antropologica del rapporto con la morte, la sottigliezza esoterica della simbologia alchemica e la forza primordiale di un rito che, attraverso il corpo, il suono e il simbolo, tenta ancora oggi di governare i grandi cicli del cosmo e dell’anima.[...]


Tiziana Fenu

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