giovedì, gennaio 29, 2026

💛Il doppio e il gemellare nel Carrasegare sardo

 La Simbologia del Doppio nel Carrasegare Sardo e nel il Guerriero di Teti


Ho già affrontato la simbologia del doppio e del gemellare ma credo sia possibile anche una contestualizzazione storico-religiosa della simbologia duplice, nell'ambito del Carrasegare sardo. 

Il bronzetto noto come "Guerriero di Teti" o "demone-eroe" costituisce un caso paradigmatico. Rinvenuto nel santuario nuragico di Abini a Teti( NU) , questa figura presenta una serie di duplicazioni che trasfigurano il comune concetto di guerriero.

Si manifesta in esso, una moltiplicazione anatomica, con quattro braccia e quattro occhi. 

Un "potere raddoppiato", propri di figure mitologiche dotate di qualità sovrumane, che si esplica soprattutto nel doppio scudo. 

Tale scelta iconografica va ben oltre una semplice necessità difensiva pratica, poiché  simbolizza una capacità di protezione totale, un'inespugnabilità che è tanto fisica quanto spirituale. 

Il raddoppio dell'arma difensiva eleva la figura da combattente a guardiano inviolabile, forse a difensore della comunità stessa.

Tanto più, che le sue proporzioni, come ho sempre sostenuto, è di cui ho parlato nella mia pubblicazione editoriale "Gli Uomini senza Ombra", sono proporzioni auree, perfettamente calibrate con i parametri aurei della Vesica Piscis( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/geometria-sacra-guerriero-teti.html?m=0) 

La duplicazione ha generato una pluralità di letture tra gli studiosi, dalla assimilazione ai Mirmilloni, i "panzer" gladiatori dell'arena, fino all'identificazione con i Mirmidoni di Achille, guerrieri nati da una metamorfosi delle formiche, o, in una chiave storico-militare, alla più calzante rappresentazione dei generali Shardana, mercenari sardi noti nelle cronache egizie per la loro ferocia. 

In ogni caso, la cifra del "doppio" è la costante che conferisce allo status di guerriero una dimensione eroica o divina.

Questo mi ha fatto riflettere sul fatto che, antropologicamente, la dimensione del doppio, del gemellare, sia di estremo interesse, perché il mito del gemello è un archetipo diffuso nel Mediterraneo antico (si pensi a Romolo e Remo, o ai Dioscuri Castore e Polluce, tutti legati all'antica civiltà sarda) e spesso associato a fondazioni di comunità, dualismi cosmici e complementarità di forze. 

In un contesto guerriero come quello del Guerriero di Teti, il gemellaggio può simbolizzare l'unione di due forze complementari, la duplicazione della potenza virile, o la rappresentazione di un'entità con una doppia natura (umana/divina, mortale/immortale).

L'eroe divinizzato, con quattro braccia e quattro occhi, potrebbe essere letto come la rappresentazione simbolica di una coppia gemellare fusa in un unico corpo. 

Questa iconografia condenserebbe in un'unica figura votiva la potenza duplicata di due fratelli guerrieri, eroi fondatori o antenati mitici, il cui legame di sangue è così indissolubile da generare un'entità sovrumana. 

La "doppia nascita" (biologica e simbolica) di tali figure potrebbe essere alla base del loro statuto speciale.

La correlazione diretta tra il simbolismo del doppio scudo e le pratiche del Carrasegare sardo apre prospettive affascinanti, dal mio punto di vista 

Il Carnevale sardo, con le sue maschere teriomorfe, come quelle dei Mamuthones, dei Boes, dei  Merdules, e i suoi rituali di rovesciamento e rigenerazione, opera in una sfera simbolica diversa da quella dell'arte votiva "nuragica", pur attingendo a un comune substrato culturale, che va a toccare nel profondo, il concetto di trasformazione e duplicità dell'identità. 

Il guerriero bronzeo duplica il suo corpo per trascendere i limiti umani.

Il partecipante al rito del Carrasegare duplica la sua identità indossando una maschera, trasformandosi da umano a essere liminale, che sia animale, spirito o antenato.

Si gioca quindi con la moltiplicazione delle forme per accedere a una dimensione altra, potente e sacrale. 

Con la dimensione del doppio e del gemellare, che offre accesso ad una dimensione più profonda, gli Antichi Sardi hanno sempre avuto familiarità, basti pensare all'ombra capovolta nel pozzo Sacro di Santa Cristina durante gli equinozi. 

Volendo fare un parallelismo, il doppio scudo protegge il confine tra il mondo umano e quello degli eroi. 

Le maschere del Carrasegare proteggono e al contempo nascondono l'identità del portatore durante il pericoloso contatto con le forze caotiche della rigenerazione annuale.. 

La simbologia del doppio nel Guerriero di Teti, che ho approfondito più volte, si manifesta in modo esplicito e ipertrofico attraverso gli arti, gli occhi, gli scudi, e si configura come un linguaggio codificato per esprimere potenza sovrumana, una  protezione assoluta e uno statuto divino-eroico. 

Il concetto di gemellare, pur non attestato archeologicamente in modo diretto, trova una sua plausibilità come sostrato mitico-ideologico che potrebbe aver informato tale iconografia, ne sono profondamente convinta. 

Il gemellare come veicolo del Divino, lo scrivevo già nel 2021(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/il-concetto-di-gemellare.html?m=0)

La correlazione con le pratiche del Carrasegare non è diretta né cronologica, ma si instaura a un livello antropologico profondo, poiché entrambi gli ambiti utilizzano la moltiplicazione, la duplicazione e la trasformazione dell'identità come strumento per interagire con il sacro e definire i confini della comunità. 

Se il doppio scudo protegge l'eroe, il doppio volto (umano e mascherato) protegge e trasforma la comunità durante il rito di passaggio del Carrasegare . 

In questo dialogo tra bronzi votivi e maschere lignee, si dischiude la possibilità di leggere nella cultura sarda una lunga e tenace persistenza di archetipi fondati sulla duplicità.


Tiziana Fenu 

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Foto Fabrizio Filippelli

Il doppio nel Carrasegare sardo










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