lunedì, aprile 27, 2026

💛 Iadi ( libro Le Dee Silenziose)

 "[...] La loro rappresentazione a forma di goccia si carica dunque di una doppia valenza, quella celeste, riferita alla Costellazione, e tellurica riferita all'acqua sorgiva dei pozzi sacri che spesso presentano questa conformazione a goccia. 

La struttura delle Iadi, disposta a “V” con tre stelle allineate su ciascun braccio, come una sorta di triangolo stellare, richiama simbolicamente il grembo uterino, il pube femminile, il grembo alchemico della generazione. 

La stella più luminosa dell’ammasso, Aldebaran, l’“occhio rosso” del Toro, segna il vertice di questa “Y” cosmica, divenendo tramite fra il piano divino e quello terrestre.

In Sardegna, la morfologia delle Iadi trova riscontro nella iconografia taurina nuragica, ove il torello, simbolo di potenza fecondante e di protezione, presenta frequentemente il corno sinistro più corto del destro, esattamente come la diramazione sinistra delle Iadi appare meno estesa. 

Tale asimmetria non è casuale, ma  riflette una visione cosmologica ove gli opposti, il maschile/femminile, il celeste/tellurico, la vita/morte, si fondono in una sintesi creatrice. 

Le corna taurine, spesso rappresentate in atteggiamento di protezione del disco solare o della Dea, diventano così un “portale ierofanico”, analogo alla “goccia-uovo” del pozzo di Santa Cristina, poiché entrambi custodiscono il mistero della vita che rinasce.

Nella nostra Antica Civiltà Sarda si è sviluppato un culto delle acque profondamente integrato con il culto della Grande Dea, la cui presenza è attestata dalle veneri neolitiche (come la Dea Madre di Cuccuru S’Arriu) fino alle raffigurazioni bronze e alle architetture cultuali dei pozzi sacri. 

In questi ultimi, l’acqua non è solo elemento purificatore, ma sangue della terra, fluido uterino della Dea che genera e rigenera. L’orientamento nord-ovest e sud-est, con ingresso a sud-est, alba del solstizio invernale, del pozzo di Santa Cristina e la sua forma a goccia allungata potrebbero alludere proprio alle Iadi, che sorgono e tramontano in quel quadrante celeste, segnando i cicli delle piogge e delle rinascite.

Il triangolo implicito nella struttura a “V” delle Iadi, e riprodotto in alcune domus de janas (come a Mesu ‘e Montes) o nell’impianto planimetrico di alcuni altari, incarna il principio triadico del Sacro Femminino, quello della “nascita/morte/rinascita”. 

Esso è anche simbolo del monte pubico, della vulva cosmica da cui scaturisce l’acqua primordiale. 

In questa luce, la “goccia” del pozzo sacro sardo diventa una sorta di omphalos liquido, centro del mondo dove cielo e terra si congiungono.

La corrispondenza tra il simbolismo della goccia nel soffitto di Senenmut e nei pozzi sacri sardi suggerisce l’esistenza di un sostrato culturale condiviso, un koinè mediterranea di idee e simboli risalente almeno all’età del Bronzo. 

In entrambi i contesti, l’acqua è veicolo di conoscenza iniziatica e di immortalità. 

L’architetto Senenmut, come sicuramente anche gli antichi sacerdoti-astronomi sardi, sembra aver custodito una sapienza astroteologica che legava Orione, le Iadi e il Toro a un ciclo cosmico di morte e rigenerazione[...] 


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 

Tratto dal mio libro 

"Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" 

a breve disponibile per l'acquisto. 

Iadi ( libro Le Dee Silenziose







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