Le relazioni karmiche sono quelle che generano altro karma. Si tratta di concetti orientali, che tradotti nella nostra mentalità potrebbero esplicarsi come segue. “Karma” deriva dal sanscrito “karmen” che significa “azione”, “operazione”. Nella visione orientale, che negli ultimi decenni si è ampiamente propagata anche in Occidente, tutto ciò che avviene non è che il frutto di semi piantati nel passato. I semi possono essere azioni, pensieri, sensazioni. Detto in altre parole, il caso non esiste ma esistono catene di cause e di effetto che creano la nostra realtà. A sua volta auto-creata da noi stessi, dal nostro divino interiore, o inconscio; dal potere (quasi sempre inconsapevole) di cui è dotata la nostra mente, di cui è portatore il nostro pensiero. Per questo si pone tanto l’accento sull’estrema, assoluta importanza di imparare a governare i propri pensieri e la propria mente, attraverso pratiche come la meditazione. Il pensiero crea le cose, che noi lo vogliamo o no, che noi ne siamo consapevoli o no. Il potere germinativo e creativo del pensiero non si è mai fermato, da che esistiamo.
Nello spirito, come dicevo, non esiste il positivo o il negativo. Non si tratta quindi di commettere errori di cui pagheremo lo scotto con una punizione, oppure espiarli per aspettarci poi il premio. Questa visione non è stata che la semplificazione cristiano-cattolica di una realtà ben più vasta, amorevole e potente. In realtà la cosa è ben più fisica di quanto ci hanno sempre detto o di quanto noi siamo riusciti a recepire. Tutto si colloca sullo spettro delle vibrazioni.
Tratto da " Fiamme Gemelle in corso" di Sonia Serravalli
Nessun commento:
Posta un commento