venerdì, gennaio 23, 2026

💛I Colonganos di Austis

 Piccolissima anticipazione, un breve estratto dalla mia prossimissima pubblicazione editoriale, del mio prossimo saggio, a breve, sempre sulla straordinaria dimensione della nostra Antica Civiltà Sarda, indagato su una nuova prospettiva. 


Nel cuore dell’inverno barbaricino, quando le ombre si allungano sui nuraghi e il ciclo agrario sembra sospeso, un suono cupo e arcaico si sovrappone al consueto frastuono di campanacci e grida del carnevale sardo. 

È il rumor d’ossa di animali, una percussione secca e primordiale che distingue la maschera di Sos Colonganos di Austis da tutte le altre figure del ricco pantheon carnevalesco isolano. 

Mentre i più noti Mamuthones di Mamoiada o Sos Merdules di Ottana brandiscono il suono metallico e ammonitore dei campanacci, i Colonganos avanzano con un carico simbolico ancor più tetro e profondo: ossa di animali, probabilmente ovini o caprini, appese al corpo e fatte risuonare dal movimento cadenzato. 

Questa pratica non è un mero vezzo folklorico, ma il segno tangibile di una cosmologia complessa, dove la morte non è il termine ultimo, ma un passaggio obbligato, una materia prima rituale. 

[...] Decostruendone  la simbologia di queste ossa esposte, indagandone le stratificazioni attraverso una triplice lente, antropologica, esoterica e alchemica, si arriva a dimostrare come esse costituiscano il nucleo di una complessa visione del mondo che trova nel Carrasegare sardo la sua espressione rituale più compiuta.

[...] Per comprendere appieno il significato delle ossa nei Colonganos, è necessario inquadrare il carnevale sardo, o  meglio, il Carrasegare, come amo chiamarlo, nella sua autentica natura di cosmogramma. 

L’etimo stesso, secondo interpretazioni più arcaiche, da espressioni sarde che evocano la “carne da lacerare” ( "carre de secare" ), lo colloca immediatamente in una sfera sacrificale e di passaggio. 

[...] Il Carrasegare si configura così come un rito di passaggio collettivo, una psicostasia (pesatura dell’anima) comunitaria dove la società si purifica attraverso la simbolica eliminazione del vecchio e del marcio, per prepararsi al nuovo ciclo produttivo.

In questo quadro, la maschera non è un travestimento, ma una metessi, una partecipazione ontologica all’essenza di ciò che rappresenta. L’indossatore cessa di essere sé stesso per divenire il nume, l’antenato, la forza naturale o animale che la maschera incarna. È in questo stato di “possessione rituale” che il Colonganu, carico di ossa, agisce la sua parte nel grande dramma cosmico.

[...] L’uso rituale delle ossa presso i Colonganos di Austis affonda in un immaginario universale, ma declinato in modo peculiare dalla cultura agro-pastorale sarda. 

[...] In molte culture arcaiche, l’osso è considerato il nucleo indistruttibile dell’essere, il deposito dell’essenza vitale e della forza (menos in greco). Mentre la carne è corruttibile e mortale, l’osso resiste al tempo. Portare le ossa degli animali significa dunque esibire e maneggiare la potenza ancestrale della specie. 

[...] I Colonganos, danzando, scuotono e riattivano simbolicamente questa forza, richiamandola a beneficio della comunità.

[...] Il processo di scarnificazione, che lascia l’osso bianco e pulito, è una potente metafora di purificazione.  

[...] Nel contesto del Carrasegare, questo simbolismo si interseca con il tema del fuoco purificatore di Sant’Antonio e con la necessità di “bruciare” il vecchio anno per rigenerarsi

[...] Le ossa esibite sono probabilmente di animali domestici, forse consumati in pasti collettivi durante le feste. Mostrarle ritualmente è un atto di riconoscimento e di ringraziamento verso l’animale sacrificato, un modo per onorarne lo spirito e propiziarsene la perpetuazione nel gregge. 

Il suono sordo e “cupo” che producono è un linguaggio pre-verbale, un richiamo alla sfera selvatica e al patto ancestrale tra l’uomo e la natura da cui dipende la sopravvivenza.

[...] La maschera dei Colonganos di Austis, con la sua sconcertante esibizione di ossa, non è dunque una curiosità folklorica marginale, ma una chiave di lettura privilegiata dell’intero universo simbolico del Carrasegare sardo. In essa convergono la profondità antropologica del rapporto con la morte, la sottigliezza esoterica della simbologia alchemica e la forza primordiale di un rito che, attraverso il corpo, il suono e il simbolo, tenta ancora oggi di governare i grandi cicli del cosmo e dell’anima.[...]


Tiziana Fenu

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I Colonganos di Austis



domenica, gennaio 18, 2026

💙Cassandra

 Perché la verità è energia che tutto spazza. 

Ha una Bellezza incontaminata. 

Un'energia propria. 

È indomabile. 

La verità è di tutti, ma non per tutti. 

Per tutte le donne ridotte al silenzio, non ascoltate, punite per i loro talenti, per la loro Bellezza e Verità

"E questo è il mio viso stravolto.

Un viso che non sapeva di poter essere bello" .


Cassandra, principessa troiana di straordinaria bellezza, figlia di Priamo, re di Tro*ia, ed Ecuba, scelta da Agamennone come preda di guerra, come con*cubina, come sch*iava. 

Cassandra dalle doti profetiche, sacerdotessa del tempio di Apollo, che predice la distruzione di Tro*ia, per mano dei Greci nascosti nel cavallo di Tro*ia. 

Secondo la versione più famosa,  Apollo le donò la dote profetica in cambio del suo amore, ma lei, una volta ricevuto il dono, rifiutò di concedersi; adirato, il dio le sputò sulle labbra e con questo gesto la condan*nò a restare sempre inascoltata. 

Trovo stupendo questo "Monologo per Cassandra di Wislawa Szymborska" (1967)

E ho trovato intensamente stupendo e drammatico questo dipinto in cui Aiace rapisce Cassandra. 

Aiace d'Oileo fu un principe della Locride che partecipò alla guerra di Tro*ia.

Spregiatore degli dei, durante la notte della presa di Tro*ia non esitò a violen*tare la profetessa Cassandra nei pressi dell'altare di Atena. 

La stessa Cassandra cercò anche di resistere aggrappandosi al simulacro della vergine Pallade Atena, ma con violenza Aiace trascinò via la ragazza facendo cadere anche la statua. 

Per questo motivo, Atena punì tutti i combattenti greci rendendo loro difficile il ritorno in patria.

Secondo l'Odissea (libro IV), infatti, Aiace fu vittima di una tempesta sul tragitto verso casa, e la sua nave affondò. Poseidone ebbe pietà di lui e lo salvò, facendolo naufragare su un isolotto. Tuttavia l'eroe, ancora preda della propria arroganza, si convinse di essersi salvato con le sole sue forze e gridò, sfidando gli dei a cercare di ucciderlo; irato, Poseidone fece affondare lo scoglio dove l'aveva lasciato e lo fece annegare.

Secondo un'altra versione, riportata da Virgilio nell'Eneide, Aiace fu ucciso da una folgore scagliata dalla dea Atena, come vendetta della violazione compiuta 


SZYMBORSKA (1967)


Sono io, Cassandra.

E questa è la mia città sotto le ceneri.

E questi i miei nastri e la v*erga di profeta.

E questa è la mia testa piena di dubbi.

È vero, sto trionfando.

I miei giusti presagi hanno acceso il cielo.

Solamente i profeti inascoltati

godono di simili viste.

Solo quelli partiti con il piede sbagliato,

e tutto poté compiersi tanto in fretta

come se mai fossero esistiti.

Ora rammento con chiarezza:

la gente al vedermi si fermava a metà.

Le risate morivano.

Le mani si scioglievano.

I bambini correvano dalle madri.

Non conoscevo neppure i loro effimeri nomi.

E quella canzoncina sulla foglia verde –

nessuno la finiva in mia presenza.

Li amavo.

Ma dall’alto.

Da sopra la vita.

Dal futuro. Dove è sempre vuoto

e nulla è più facile che vedere la morte.

Mi spiace che la mia voce fosse dura.

Guardatevi dall’alto delle stelle 

– gridavo –

guardatevi dall’alto delle stelle.

Sentivano e abbassavano gli occhi.

Vivevano nella vita.

Permeati da un grande vento.

Con sorti già decise.

Fin dalla nascita in corpi da commiato.

Ma c’era in loro un’umida speranza,

una fiammella nutrita del proprio luccichio.

Loro sapevano cos’è davvero un istante,

oh, almeno uno, uno qualunque

prima di –

È andata come dicevo io.

Solo che non ne viene nulla.

E questa è la mia veste bruciacchiata.

E questo è il mio ciarpame di profeta.

E questo è il mio viso stravolto.

Un viso che non sapeva di poter essere bello.

(trad. di Pietro Marchesani, 2009)


"I miei giusti presagi hanno acceso il cielo.

Solamente i profeti inascoltati

godono di simili viste." 

Oggi siamo in novilunio in Capricorno, sotto il segno del Capricorno. 

Terra e ancora . 

Ma che anela alla vetta. 

Al panorama. 

All'orizzonte. 

A nuovi orizzonti 

Alla Porta degli Dei. 

La sublimazione dell'elemento Terra. 

Andare oltre. 

Siamo dentro la straordinaria energia del Sacro Archetipo Ebraico Resh, il ventesimo. 

La Testa, la sublimazione del mentale ad un livello superiore, prima degli ultimi due passaggi, la Shin, il Sacro Fuoco alchemico e la Tau, il Sigillo degli Iniziati. 

Tutto ciò che non arriva alla testa, sublimato, epurato, cesellato dal superfluo, resta in bassa energia e stagna. 

La  disidentificazione, porta al livello della chiaroveggenza, che è, letteralmente, "vedere chiaro". 

Come nella dimensione dell'Arcano Maggiore XX, il Giudizio, la rinascita, la trasmutazione che prelude alla completezza del Mondo, Arcano XXI, in cui si è al centro della propria galassia, in verità, nudi, senza sovrastrutture. 

Senza identificazioni, che ci allontanano da noi stessi. 

"Li amavo.

Ma dall’alto.

Da sopra la vita.

Dal futuro. Dove è sempre vuoto" 

Il vuoto è grembo. 

È possibilità. 

È potenziale. 

Saper stare nel proprio Grembo, è vita. 

È Manifestazione. 

È ricchezza e Abbondanza. 

Con infinita gratitudine sempre. 


"Aiace d'Oileo porta via Cassandra" , opera dell'artista Solomon Joseph Solomon, 1886.


Tiziana Fenu 

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Cassandra



sabato, gennaio 17, 2026

💙17 Gennaio. Il fenomeno delle mele blu.

 

17 Gennaio.
Il fenomeno delle Mele Blu

Pensavo come ancora dopo oltre 2000 anni ci si ostini ad avere un'unica ottusa opinione di ciò che davvero era il messaggio di Dio, attraverso il Cristo.
Pensavo in particolare alla figura di Giuda, e alla dimensione del tradimento, in particolare verso sé stessi.
Poi, elaborando questo scritto, si è formato un puzzle di tasselli che si sono incasellati bene tra loro, oggi che si celebra il Fuoco e l'Acqua, Sant'Antonio e, nel contempo, abbiamo abbiamo una manifestazione ierofanica molto particolare, in una Chiesa in Francia.
"Le mele blu"
Il Sacro Femminino.
Fuoco e Acqua.
Ma partiamo da Giuda.
Il tradimento di Giuda è funzionale e necessario alla realizzazione del Piano Divino.
Yoshua stesso lo chiama " amico", e gli dice di fare ciò che deve essere fatto al più presto, e nessuno degli apostoli capisce, tranne Maddalena, l'Apostolo che amava, il tredicesimo, che riflette la simbologia del tredicesimo Sacro Archetipo Ebraico Mem, la Madre Divina, ancestrale, cosmica, amniotica, e l'Arcano Maggiore XIII della Morte, poiché essendo Madre Divina, in essa è vita e morte contemporaneamente.
Ma il 13 è legato anche alla dimensione ciclica, lunare, astrologica, della tredicesima Luna, di cui abbiamo un altare anche qui in Sardegna, di cui ho approfondito in passato ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/08/altare-tredicesima-luna-ampliato.html?m=0), che non è certo un altare "per partorire", ma un altare che simboleggia la perfetta coesione, tra Femminile e Maschile, tra Luna e Sole.
Simbologia che incarna perfettamente sia il Cristo, che la Maddalena.
La Tredicesima Luna va da un novilunio all'altro, e si verifica sette volte ogni 19 anni, e si manifesta nell'anno solare successivo  a quello in cui si sono manifestati 13 pleniluni.
È la base del calendario ebraico, e la tredicesima Luna, va a far coincidere, con il suo ciclo di 19 anni,  2 ore e 5 minuti, il ciclo solare, con quello lunare.
Questo ciclo viene chiamato ciclo di Metone, astronomo e matematico greco, risalente al V sec. aC, già usato in Mesopotamia.
Al termine di questi 19 anni, si otterrebbe una perfetta sincronia tra i moti della Luna e del Sole: le medesime date corrisponderebbero alle stesse fasi lunari.
Proprio lo scorso anno, dopo 18,6 anni, per l'ultimo plenilunio in Cancro, lunedì 13 gennaio, in pieno lunistizio maggiore, si è manifestato il fenomeno della luna riflessa nel nostro pozzo Sacro di Santa Cristina, a Paulilatino ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/01/lunistizio-maggiore-al-santa-cristina.html?m=0)
È la tredicesima iniziazione, che oggi, 17 gennaio, viene celebrata con una manifestazione ierofanica luminosa  molto particolare, che si manifesta nella chiesa di Rennes le Chateau di cui ho parlato in un mio precedente post, se vi ricordate( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/08/maria-maddalena.html?m=0)
"Guardacaso( e l'Universo, quest'anno, mi emoziona tantissimo per i sincronismi e le risonanze) il 17, è proprio un numero legato a Maria Maddalena, e alla chiesa di Rennes Le Chateau, strettamente collegata al numero 17 ed ai Templari, legati alla figura del Sacro Femminino, e a Maria Maddalena, che lasciarono la loro impronta un pò ovunque.
L'abate Saunière venne nominato curato(1885) della Chiesa, e all'interno ritrovò dei misteriosi manoscritti, che lo fecero diventare ricco e famoso, tanto da fare erigere accanto alla chiesetta, la famosa “Torre di Magdala” facendo supporre che questo misterioso segreto ritrovato, fosse strettamente collegato a Maria Maddalena.
Mgd, in ebraico, come ho sottolineato altre volte, significa Torre.
Mgd
Magdalena
Molti Sacri Femminini sono stati rappresentati come Dee Turrite, simbologia legata all'amidgala del risveglio ( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/08/maria-maddalena.html?m=0)
Il 17 Gennaio di ogni anno, un raggio di sole attraversa la vetrata e provoca il fenomeno “delle mele blu”( la rifrazione delle vetrate della chiesa forma una sorta di Albero dalle mele blu, molto simbolico), e altri eventi misteriosi che ruotano intorno al numero 17.
Nell'ermetismo alchemico, con l'archetipo Phe, siamo dentro la fase chiamata Albedo.
Come il piombo è il metallo della Nigredo, l’argento è il metallo dell’Albedo, trasmutato dal piombo.
In termini alchemici, il corpo viene ridotto ad acqua “d’argento vivo”, da cui successivamente verrà prodotto “l’elisir”, ossia verrà creato lo Spirito vivificante. La seconda trasmutazione alchemica, dopo la Nigredo, e prima della Rubedo.
La purificazione dopo la putrefazione"
Maddalena, della quale era invidioso anche Pietro, che è il vero traditore, perche non ha fede, né in Dio né in Yeshua, che arriverà a chiamarlo Satana, ottuso e ingenuo, perché non pensa secondo Dio, ma secondo gli uomini, e anzi, piccola parentesi, questa avversione verso la Maddalena, che era, spiritualmente un'Iniziata, attraverso Yeshua che la prende come sua sposa, è stata ereditata dalla Chiesa romana.
Ricordiamoci che Pietro definisce le donne iniziate " NON degne di vita".
Ecco perche la Chiesa le ha tagliate fuori.
La Chiesa e le religioni in genere.
Riporto un brano di un discorso che ormai sta facendo il giro, che ormai conoscete tutti
"sceneggiatrice e regista.
"La regina di Biancaneve è ancora più canaglia perché lei è di fatto la mandante del tentato omicidio di Biancaneve. Perché lo fa? Perché lei vuole essere la più bella del reame. Quindi anche con l’aggravante dei futili motivi.
Tentato omicidio perché il cacciatore, uomo coraggioso e di buon cuore, non ce la fa. Anche perché la ragazza è troppo bella. È bella.
Fosse stata una cozza, al limite l’avrebbe squartata, ma è così bella.
E poi è ingenua, perché proprio è ingenua come un cucciolo di labrador. E lui la lascia andare. Allora Biancaneve incontra i Sette Nani, presso i quali si adopera per un periodo come colf. Poi, nonostante le mille raccomandazioni, anche dei Sette Nani, Biancaneve si fida di una vecchia orrenda, con l’aspetto da strega e che infatti è la strega. Morde la mela avvelenata, muore. Risorge grazie a chi? Al principe. A un bacio del principe, che se ne innamora perdutamente perché? Perché è bella. Quindi il principe la salva e la sposa. Ecco, entrambe le ragazze, bellissime - per carità - ma un po’ stralunate, trovano la loro realizzazione nel matrimonio con il principe. Un estraneo."

Vogliamo dire che anche della Maddalena, il povero Cristo di turno, mosso da pietà per tanta avvenenza, che se fosse stata cozza, non sarebbe diventata il tredicesimo Apostolo?
Maria Maddalena, rappresenta, come tutti i Sacri Femminini, compresi quelli delle favole, come Ishtar, Inanna, Astarte, Afrodite, Venere, quella sacerdotessa-moglie, attraverso la quale avviene la trasmutazione alchemica dei primi chakra verso frequenze più alte.
È la divina kundalini, la Shekinah incarnata.
Rappresenta il Mercurio, indaghiamo l'origine della parola Mercurio, la cui radice "mer-", rimanda alla parola francese Mer, che in spagnolo è Mar, e in italiano Mare.  Così, mar, mare, Mer e “Curius” o cura, "curia", che è il nunzio: messaggero.  Quindi, mer-curios o mar-curia, simboleggia il messaggero del mare. 
In effetti, Il mercurio è associato al liquido, l'acqua, poiché, tra I metalli, il mercurio è un metallo liquido che viene chiamato argento vivo.  E infatti, in alchimia, rappresenta la materia prima del grande lavoro che ognuno di noi deve compiere.
È lo spazio della Divina Madre, che è precluso a Pietro, poiché Pietro, resta ancorato alla materia, alla pietra, appunto, alle fondamenta, ma non alla trasmutazione.
Di cui Pietro prova invidia.
Invidia, che, invece, non prova Giuda, che, paradossalmente, era il più illuminato di tutti gli Apostoli, e che viene sollecitato da Yeshua stesso, a "distaccarsi" dagli altri Apostoli, a prenderne le distanze, a vedere le cose da un'altra prospettiva.
Tant'è che Yeshua ( e lo chiamo cosi perché è il suo vero nome) gli chiede se è pronto a tradirlo, e Giuda gli chiede perche ha scelto proprio lui.
Gli risponde che lui ha la forza che gli altri apostoli non hanno, perché Giuda farà in modo che venga sacrificato l'uomo ( Yeshua) dentro il quale è il Verbo stesso.
E questo è un passaggio cruciale, che si compie grazie a Giuda, il più illuminato tra gli apostoli, colui che è in grado di sostenere anche l'onta del tradimento, come la più alta forma di amore, per fare in modo che ci possa essere la trasformazione dell'uomo in Dio, la vittoria dello spirito sulla carne. Il tradimento è insito in ogni grande forma d'amore, e c' era grandissimo amore tra Yeshua e Giuda.
Viene scelto, perché aveva fiducia in lui.
È affidarsi all'altro, sapendo anche che ciò significa il rischio del tradimento.
L'opera di Dio doveva essere compiuta, in una visione di insieme che contemplasse il tradimento e anche il sacrificio dell'Apostolo prediletto di Yeshua, che non era certo Pietro, che mancava di fede, e che non si pentì mai di questa sua mancanza.
Cosa che non riusci a sostenere Giuda, che, dopo aver tentato di restituire i danari per il tradimento, si suicida.
La Chiesa ha fagocitato la figura di Yeshua.
È stata la sua fortuna.. La Chiesa romana ha costruito sulla successione apostolica di Pietro " uomo di poca fede", satana, indegno, come Yoshua stesso lo definiva.
Colui che lo tradirà 3  volte prima che il gallo canti( " molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti" e Pietro non rispose alla chiamata, perché non era illuminato spiritualmente) piuttosto che costruire sui legittimi eredi di sangue di Y*oshua e Mad*dalena.
E c'è da sottolineare una cosa importantissima.
I primi messianici a scrivere i vangeli furono gli e*brei seguaci di Y*eshua, rivolgendosi agli altri e*brei.
Ma poi le fazioni si divisero, e Giuda diventa il primo mattone che darà via all'antise*mitismo ( la folla insultera' Giuda, per il tradimento).
Ciò è quello che scriveranno i redattori dei vangeli per colpevolizzare gli e*brei della croci*fissione.
Ma quei vangeli, verranno scritti in greco, per un pubblico greco-romano, e questo denota la necessità dei cristiani, di essere accettati dal mondo romano per avere una sorta di leggittimazione.
Non potevano certo accusare i romani di essere i responsabili della crocifissione di Yeshua, quindi accusano gli ebrei, e tutta la colpa ricade su Giuda, quando invece, Yoshua stesso, e lo dimostra , chiamandolo amico, e con il famoso bacio che erroneamente la chiesa ha voluto che ne sugellasse il tradimento, mentre invece ne sottolinea la grande fiducia, e il privilegio , come un vero eletto( titolo che non ha saputo portare Pietro), vero erede, insieme alla Maddalena del testamento alchemico e spirituale di Y*eshua, straordinario alleato e complice( che ha messo da parte il suo ego per realizzarlo, pagandolo con la vita) del grandioso piano divino, che solo un eletto può vedere nella sua totalità, senza soffermarsi sulle piccolezze.
Poteva rifiutare la responsabilità del tradimento. Ma non lo fece.
Lui.
Giuda.
Era il più forte.
E Ye*shua lo sapeva.
Sapeva che era in grado di sostenere l'impegno del tradimento.
Alla pari. Un dare e un ricevere il tradimento. Sullo stesso piano.
Per evolvere insieme.
Giuda trova corrispondenza nell'Arcano Maggiore XII dei Tarocchi, l'Appeso.
Si autosacrifica per ritrovare la "misura di sé", la sua Lamed, il suo valore, il suo Archetipo 12, la cui somma fa 3, la somma potenza creatrice, divina.
È l'iniziazione, la morte dell'io, la caduta delle Maschere. È il sacrificio richiesto, affinché il vero, la verità emerga.
Ma al contempo, rappresenta anche l'ostinazione alla cristallizzazione.
Una sorta di indolenza.
Restare aggrappati alle proprie credenze, ai propri ruoli.
Una personalità precaria che necessita di aggrapparsi a quel poco di precostituito e conosciuto, pur di non scoprire l'abisso che regala nuovi orizzonti.
Adattarsi ad un cliché narrativo che ha fatto il suo tempo, e che risulta anacronistico, come il racconto della bella di turno nelle favole, che se fosse cozza, non se la filerebbe nessuno.
Io sono continuamente Giuda di me stessa.
Mi fido di un disegno superiore.
Le cose non le mando a dire.
Non mi adatto.
Non mi conformo.
Muoio migliaia di volte a me stessa, pur di sentire l'ebbrezza del mio stesso abisso, e provare l'emozione del battito d'Ali.
L'Appeso, anticipa la Mo*rte, che è la piattaforma della rinascita, e quindi, della trasformazione.
E poi, c'è l'Archetipo 15, la Samech, con funzione "pressione", per far emergere, il Divino che è in noi, tramite la scelta, l'Arcano XV del Dia*volo.
Perché abbiamo sempre una scelta.
In ogni microsecondo abbiamo la possibilità di scegliere, di fidarci.
Di noi stessi.
Di quel che di divino, abbiamo già in noi.
Della verità che è già in noi.
Dobbiamo solo lasciare che emerga.
I ruoli, le occasioni, le istituzioni, sono solo parentesi di passaggio, nei quali non possiamo riporre la nostra identità, la nostra identificazione.
Siamo esseri in continua evoluzione e le uniche alleanze energetiche che dobbiamo creare sono quelle che ci fanno emergere.
In questo scritto, sono partita con il parlare di Giuda, accostandolo alla figura della Maddalena, perché sono stati i due Iniziati di spicco, perché entrambi, sono stati i protagonisti della tredicesima Iniziazione.
Tredicesima Iniziazione, legata, astrologicamente, alla costellazione dell'Ofiuco, la tredicesima, a cui sono particolarmente legata, per periodo di nascita, che rappresenta la summa della Sophia, come ho avuto già modo di approfondire.
E Ofiuco è considerato anche il segno di Giuda, del "traditore", ma sappiamo bene che così non è.
Un filo rosso, oggi, ha tracciato un legame tra Giuda, la Maddalena, l'Ofiuco.
Il Sacro Archetipo Ebraico Phe, il diciassettesimo, è legato proprio a questa manifestazione  ierofanica delle mele blu, nella  chiesa di Rennes le Chateau.
Una Chiesa dedicata al Sacro Femminino, e ai suoi Sacri Misteri, che si manifestano anche attraverso questa particolare ierofania delle "mele blu".
Archetipo Phe, con funzione "espansione" e Arcano Maggiore XVII della Stella.
Il Mascolino che si espande attraverso il Femminino.
Oggi che siamo in un Archetipo 19, la Qoph, con funzione legame, correlato all'Arcano Maggiore del Sole.
Oggi si celebra Sant'Antonio.
Un portatore di Fuoco, un Eremita, estremamente legato alla simbologia del Sacro Femminino.
Tanta roba, anche stavolta.
Con infinita gratitudine, sempre.

Tiziana Fenu
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17 Gennaio. Fenomeno mele blu




💛Sant'Antonio

 Il 17 gennaio si celebra Sant'Antonio abate, morto nel 356, il custode del fuoco.

Secondo la leggenda, Sant'Antonio rubò dagli Inferi una scintilla e la donò all'umanità sulla Terra, che all'epoca era attraversata da temperature glaciali, portando luce e calore necessari al sostentamento dei popoli. 

Per questo motivo, nella notte tra il 16 e il 17 gennaio, tantissime comunità della Sardegna e non solo, celebrano questa secolare tradizione con una festa in onore del Santo, che inaugura, qui in Sardegna, come ho approfondito nei miei scritti, il nostro Carrasegare sardo, la complessa e sfaccettata ritualistica legata alla purificazione 

Il simbolo della celebrazione è proprio il fuoco, elemento di congiuntura tra il sacro ed il profano, intorno al quale gli abitanti dei paesi si riuniscono e si scambiano il vino ed il cibo preparato per l'occasione.

Anche il tradizionale rito di compiere tre giri in senso orario ed altrettanti in senso antiorario intorno al grande falò si tramanda attraverso la notte di Sant'Antonio, e si compie dopo la processione durante la quale il parroco del paese benedice la propria comunità prima di recarsi verso i focolari preparati in ogni rione.

Il numero tre è legato alla dimensione trinitaria della creazione. 

Le tre lingue di fuoco che accompagnano il Santo, indicano questo potere creativo del Fuoco. 

E il numero 6 alla complementarietà realizzata in questa creazione, come nella Stella di David. 

S. Antonio Abate (non quello detto da Padova), è nato in Egitto, a Coma, una località sulla riva sinistra del Nilo, intorno all’anno 250, fu un eremita tra i più rigorosi nella storia del Cristianesimo antico.

Antonio Abate, come protettore del fuoco, è soprattutto legato in riferimento ad una leggenda di origine sarda: 

Antonio sarebbe sceso negli Inferi e, dopo aver acceso il suo bastone, sarebbe tornato sulla Terra per donare il fuoco agli uomini. 

Una sorta di mito di Prometeo cristianizzato, che ha larga diffusione anche in altre culture. 

Una leggenda lucana vuole che Antonio sia nato da madre sterile, la quale, per avere un figlio, strinse un patto con il diavolo. 

All’età di dodici anni, come pattuito, Antonio dovette abbandonare la madre per andare a vivere con i diavoli, e fu per questo fu nominato protettore del fuoco.

Il titolo di “protettore del fuoco” ha aperto numerose interpretazioni riguardanti la natura di Sant’Antonio Abate. 

Il fuoco rappresenta un elemento di emancipazione dell’umanità, dal momento della sua scoperta e del suo utilizzo, come il Fuoco che Prometeo rubo' agli Dei, per farne dono agli Umani. 

Il fuoco sancisce l’origine e la fine stessa dell’Universo. 

Tuttavia, questo elemento occupa un posto importante nell’ambito biblico. 

Il fuoco costituisce un simbolo di comunicazione tra l’uomo e il misterioso manifestarsi di Dio. 

Simbolicamente, il fuoco è segno premonitore di Jahvè, elemento escatologico di manifestazione divina ( vedi il roveto ardente descritto nell'Esodo, come teofania che si manifesta a Mosè sul monte Sinai),  di giudizio universale, strumento di soffe*renza per i pecc*atori. 

Secondo alcuni studiosi, il fuoco associato a Sant’Antonio Abate può avere una relazione con il mondo degli In*feri.

Secondo la tradizione popolare, alcune persone hanno la capacità di saper  dominare ed estinguere il fuoco di S.Antonio, un herpes della pelle, molto doloroso. 

Conoscono la ritualistica per affrontare una malattia che nel nome stesso evoca le sofferenze che l’accompagnano  e l’ invocazione di esserne liberati.

Il fuoco sacro o herpes zoster è anche detta la ” Malattia degli Ardenti ” che, nel significato esoterico, voleva  indicare quelle persone che potevano “ardere” dal fuoco d’Amore Divino e che, solo dopo una purificazione spirituale molto forte, avrebbero ricevuto in dono ” il talento di guarire”.

Le parole magiche utilizzate per sconfiggere il male sono:

S. Antonio spegni il fuoco a quest’anima di Dio!"

Le segnature, fatte per lo più da donne guaritrici, venivano fatte usando dei carboni ardenti, che" segnavano " la zona da trattare, insieme all'uso del grasso del maiale. 

Il fuoco, di cui Sant'Antonio è rappresentate e testimone, come di un elemento taumaturgico di guarigione e purificazione, non ha una formula chimica.

È un Elemento altamente trasmutante.

L'INRI sopra la croce del Cristo, significa Ignis Natura Renovatur Integra, “fuoco rinnova incessantemente la natura".

Il Fohat, la potenza ardente della natura.

Il Fuoco rappresenta la Madre Kundalini Lei è il Fohat in noi, fuoco nella nostra anatomia occulta. Lei è una variante del nostro stesso Essere. 

Bisogna lavorare con il fuoco, con lei, perché Lei è la portatrice del fuoco. 

Lei, il serpente igneo, si contorce spaventosamente tra i candelabri del tempio. 

È la cobra dei grandi misteri. 

Lei è fuoco che crepita in mezzo all'aura dell'universo. 

Solo Lei può ridurre in cenere gli aggregati psichici disumani che portiamo dentro. 

Ma il Femminino, è un elemento presente, nell'iconografia e simbologia di Sant'Antonio, a cominciare dall'inseparabile maialino.

Maiale, che è la personificazione drl Dio celtico  Lugh, che ha molto a che fare con la nostra Antica Civiltà Sarda, e in particolare con il nostro Carrasegare sardo( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/01/il-lugh-d-oro-di-orotelli.html?m=0

Maiale 

Maia

La Dea della feco*ndità, Madre di Hermes/Marcurio, il simbolo della sinergia degli Opposti. 

Maia.

Una delle 7 Pleiadi. 

7 come i 7 chakra della Kundalini

Pleiadi simbolo di rinascita dopo la morte 

Maia. 

Nome molto simile a Maria, simbolo del Sacro Femminino.

Antonio

Atum

Atomo

Fuoco come principio creatore.

Il Fuoco che si ottiene per confricazione dai due Gemelli Divini, che contrassegnarono l'età dell'Oro dell'inizio dell'umanità 

Uno dei simboli di Sant'Antonio è la Tau, ventiduesimo Sacro Archetipo Ebraico, che indica il Sacro Sigillo Divino. 

La Tau, che segue la Shin, ventunesimo Archetipo, il Fuoco Sacro. 

Un Sigillo si consacra con il Fuoco. 

Perchè “fuoco di S.Antonio”?

Nelle rappresentazioni pittoriche di Sant’Antonio Abate sono quasi sempre presenti, insieme ad altri simboli come il porcellino, simbolo del Femminino, ghettizzato ad animale infimo, sacro a molte Dee del passato, alcune lingue di fuoco ai piedi dell’eremita dalla lunga barba bianca.

Ciò alluderebbe al fatto che, secondo i biografi, il santo fu tormentato dal dia*volo anche con il fuoco. 

Secondo alcuni quindi proprio per la caratteristica sensazione di bruciore doloroso che i malati accusano nelle parti del corpo colpite dal fuoco di S.Antonio.

Un Fuoco purificatore, che metaforicamente indica il viaggio iniziatico del Santo nell'oscurità degli Inferi per portare il Fuoco, la luce, agli Umani. 

È la metafora del buio inverno che deve portare alla luce il seme che germoglia. 

Infatti Sant’Antonio Abate risulta, in questa chiave di lettura, una figura sinergica, legata alla morte e alla vita, e di conseguenza alla ferti*lità. 

Infatti, il fuoco è il principio della vita e ha una funzione purific*atrice.

Il bastone a forma di “tau”, con in cima la campanella, che vediamo impugnare da Sant’Antonio nelle iconografie più diffuse, è legato a questo principio della fer*tilità. 

Campanella, simbolo di fertilità, che richiama vibrazioni di creazione, con la sua forma ute*rina, e vediamo come il Femminino, sia presente anche in questo simbolismo. 

La Tau è l'incrocio e la sinergia delle due polarità, maschile e femminile, divina e umana. 

Il simbolo della Tau richiama la croce egizia, il Sacro Ankh, la Chiave drl la Vita, e sta ad indicare l’im*mortalità, ovvero la rinascita continua. 

“Il Signore disse: "Passa in mezzo alla città, in mezzo a Gerusalemme e segna un Tau sulla fronte degli uomini che sospirano e piangono”

In occasione della festa di S. Antonio, quindi, ci sono riti antichissimi legati strettamente alla vita contadina e fanno di Antonio Abate un vero e proprio “santo” del popolo.

È considerato il protettore contro le epidemie di alcune malattie non solo dell’uomo, ma anche degli animali. 

E’ pertanto considerato protettore del bestiame e la sua effigie viene o meglio veniva collocata sulla porta delle stalle.

Nella notte tra il 16 e il 17 gennaio, si faceva festa, bruciando grandi castagne di legna, dette, appunto, i “falò di Sant’Antonio”. 

Le ceneri, chiuse in sacchetti tenuti nelle tasche degli abiti servivano come amuleti: tenevano lontano le malattie e le persone portatrici di guai, come nelle nostre sarde "Pungas", che hanno proprietà taumaturgiche e di protezione. 

Un Santo amatissimo dal popolo ed estremamente significativo nella dimensione agricola e contadina. 


Tiziana Fenu

©®Diritti intellettuali riservati 

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Sant'Antonio




venerdì, gennaio 09, 2026

💙9 Gennaio Selene

 

Oggi 9 gennaio si celebra Selene, la Dea Lunare.

Ho sempre amato i versi di John Keats, che in questo poema in particolare l'Endimione, celebra l'amore divino e impossibile tra Selene, Dea Greca della Luna, e un giovane pastore, Endimione, bellissimo, rassegnato e condannato da Zeus, impietosito da questo amore, a ricevere in dono, in un sonno perenne, la bellissima Selene, che lo andrà a trovare ogni sera nella stessa grotta, dove lo sfiorerà, l’osserverà, lo bacerà. Endimione, per contro, diverrà l’oggetto eterno di un amore divino, un amore immobile, inerte, ma sempre giovane e bello. Dormirà con gli occhi aperti, in modo che il mondo possa ammirare in eterno la meraviglia del suo volto.
Trovo, di questi versi, dedicati a Selene, che questo verso in particolare "Una cosa bella è una gioia per sempre", sia di una Bellezza indescrivibile
Un sentimento che trascende la dimensione spazio - tempo, che non è collegata alla caducità del tempo
Ho scritto sentimento, perché la Bellezza, sotto qualsiasi forma, mi emoziona sempre.
Provoca gioia.
È nutrimento per l'Anima.
Non vado mai a dormire, se prima non ho contribuito, anche solo con un'immagine, ad incrementare la Bellezza nel mondo.
In me stessa.
Bellezza, come la luna in cielo.
Non esiste spettacolo più bello.
Il luogo della sospensione dei nostri sogni, dei nostri desideri, accolti dal grembo della luna.
Si dovrebbe sempre custodire questo Sacro Spazio Lunare in noi.
Quella "fiorita collana che ci leghi alla terra, nonostante la disperazione".
Selene rappresenta la Luna Piena, gravida di stelle, di progettualità, di desideri, il potere autoriproduttivo di rigenerarsi continuamente, spinta dalla Bellezza, dal desiderio.
Da una Speranza che non muore mai, perché, attraverso la Luna, è Bellezza eterna, è una gioia per sempre.
Alimentare questi sentimenti in noi, significa andare al di là delle emozioni, della circostanza momentanea, effimera e illusoria, poiché contestualizzata ad un momento, che è già "passato", e nobilitarli a quella dimensione dell'eterno, che è continuo nutrimento, nonostante l'avvicendarsi delle situazioni contingenti.
Selene è il nostro Tempio Sacro di Bellezza, che dobbiamo custodire e alimentare gelosamente. Poiché nessuno, può oscurare la Bellezza di una Luna Piena nel cielo incastonata come un Diamante. 

Libro I

Una cosa bella è una gioia per sempre :
la sua grazia cresce ;
mai scomparirà
nel nulla ;
ma sembra in eterno
per noi un silente riparo e sonno
carico di dolci sogni e vigore e quieto respiro.
Ogni giorno intessiamo allora
una fiorita collana che ci leghi alla terra,
nonostante la disperazione,
l’inesorabile assenza di nobili spiriti, nonostante gli oscuri giorni
e tutte le malsane,
annebbiate vie
create per la nostra ricerca :
sì, nonostante tutto,
incantevoli forme fugano il manto funebre
dai nostri spiriti tetri.
Così fa il sole, la luna
gli alberi antichi e i giovani,
fiorenti di ombrose grazie
per l’umile gregge.
Così i narcisi
con tutto il loro mondo verdeggiante ;
e i chiari rivi
fresco albergo a se stesii
nella calda stagione ;
e il rovo, nel cuore del bosco,
cosparso dalle tenere gemme della rosa muschiata :
e così anche i grandi destini
che immaginammo per i celebri scomparsi ;
tutte le belle storie che udimmo o leggemmo :
sorgente infinita di fluido immortale
versato su di noi dal ciglio del cielo.
E neppure tali essenza sentiamo
per un’unica breve ora ;
no, come gli alberi
fruscianti attorno al tempio che diventano presto
cari quanto il tempio stesso, così la luna,
l’ardente poesia, le glorie infinite
ci inseguono finché non diventino luce gioiosa
per la nostra anima e a noi repentinamente legate,
nella luce o nella tetra oscurità,
per sempre resteranno, pena la morte.
(…)

Selene, si celebra in un giorno 9, che corrisponde al Sacro Archetipo Ebraico Teth, con funzione "cedente".
Il Sacro Femminino che accoglie, la gestazione, la kundalini, il serpente, la Sapienza ancestrale e archetipale di cui, per natura, è portatrice la Donna, Eremita, come l'Arcano Maggiore IX, per percorso, anche quando affronta una gestazione, il parto.
Ha in sé i dolori del mondo, che pure riesce ad alchemizzare nel più puro degli atti d'Amore, la nascita.
Non teme la solitudine, il freddo, l'isolamento, il buio.
Runa Isa. Il ghiaccio che preserva, che ferma il tempo.
La primavera in potenza, custodita, protetta, preservata, per esplodere, nella sua magnificenza, al giusto momento.
Oggi, venerdì, 09/01/2026, luna calante in Bilancia, siamo sotto l'energia del Sacro Archetipo Ebraico Kaf, se consideriamo il 9/1/1, l'undicesimo, con funzione "penetrazione", correlato all'Arcano Maggiore XI della Forza.
L'energia della Bilancia rappresenta benissimo questo Archetipo.
Andare oltre le cose, per arrivare ad una profonda integrazione e bilanciamento degli Opposti, nelle proprie virtù o debolezze.
Integrazione significa accogliere, ed è la dimensione della Teth, il grembo, il Femminino.
Ma anche la Sophia Superna.
Se poi vogliamo leggere la data come un 9/1/10, è ancora più interessante, perché rappresenta la Resh, ventesimo Sacro Archetipo Ebraico, la testa.
La sublimazione del mentale, del razionale.
Ciò che è necessario affinché l'integrazione sia profonda, nella totale correspinsione e simmetria, affinché l'energia circoli, fluisca, si arricchisca, si potenzi.
L'Arcano Maggiore corrispondente è quello del Giudizio.
Un Giudizio che è rinascita, con parametri che trascendono il mentale, il razionale, per una profonda comprensione, che è un "prendere con", quindi, integrazione e accoglienza, di ciò con cui ci relazioniamo.
Il segno della Bilancia è governato proprio dal pianeta Venere, che governa anche questo venerdì dedicato a Selene, dea lunare e accogliente.
Siamo ancora sotto il segno del Capricorno, segno di Terra, ma anche di acqua, considerando la coda di pesce rappresentata nel segno.
Acqua e terra, ancora Femminino
Oggi  si manifesta una bella armonizzazione tra sole e luna
Ma questa energia fertile, è già in noi, come Essenza monadica potenziale, pronta per essere trasmutata in "Essere"
Due polarità, luna e sole, acqua e fuoco, che si intrecciano in una danza d'Amore, per festeggiare la Dea.
La Dea Selene.
Madre di tutte le Madri.
Nell'immagine, "Il Dono di Luna", di Matteo Arfanotti, magnifico visionario dell'Oltre.
Porta in Dono, i tesori per noi.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
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9 gennaio Selene



lunedì, gennaio 05, 2026

💙Epifania di Manifestazione

 

Epifania di manifestazione.

Domani, Martedì 6 gennaio verrà celebrata l'Epifania, o la festa della Befana, se si preferisce.
Sulla ricostruzione simbolica di questa celebrazione mi sono già soffermata nelle mie due pagine, JanaSophia e Sacred Symbologies e ciò che mi interessa in questo contesto, è il passaggio energetico di questa celebrazione.
Epifania è una bellissima parola.
Siamo in un anno 10 di manifestazione, ciò che si manifesta a fine gestazione dell'anno 9, in cui si manifesta il nostro Yod/Iod/Iodio interiore, la nostra Quintessenza.
Epifania significa "manifestazione".
Siamo abituati a considerarla come la fine, il coronamento delle feste natalizie.
Invece è l'inizio del tutto.
Una festa altamente simbolica.
I Cristiani Ortodossi festeggiano il Natale il 6 gennaio, perché con questa data si intende la nascita umana del Cristo nell'Iniziato.
Il Cristo incarnato.
C'è un riferimento simbolico anche per la data, il 6.
Il 6 negli Arcani Maggiori indica simbolicamente, gli Amanti, gli Innamorati, l'ego tra due polarità diverse.
La scelta.
La prova.
L'aria, che è l'elemento cristico.
Il mercurio, il nostro seme terreno, che deve lavorare con lo zolfo cristico, per disintegrare l'impura, il male,  e propendere verso la vergine, il bene.
E da vergini, dobbiamo far nascere costantemente il Cristo in noi.
Lavorando sulla materia.
Sulla nostra stalla.
Gesù nasce  a Betlemme di Giudea( che simbolicamente rappresenta la ghiandola pineale).
Nasce ai tempi di Erode, dove regnava la lussuria.
La sua nascita viene onorata dai tre Re Magi, che arrivano da Est( da dove sorge il Sole-Cristo), fino a Gerusalemme, il nostro cuore pulsante( pensate a come se ne parla di Gerusalemme nel Cantico dei Cantici, come della Sposa delle Spose).
Chiedendo a Gerusalemme dove fosse lui( l'atomo del Nous, della conoscenza, della divina ragione).
Narrando che avevano visto la Stella di Betlemme( che simboleggia la Divina Madre Kundalini), nella cui Betlemme si trova la ghiandola pineale, la porta della Monade, la sede dell'anima umana, che si unisce come forza di volontà a Cristo.
Ci colleghiamo alla Stella di Betlemme, alla Divina Madre, attraverso la ghiandola pineale, attraverso il settimo chakra, dove vi è finalmente, unione degli opposti, tra bene e male, tra maschile e femminile.
Dopo che abbiamo concretizzato la scelta nel sesto chakra( ancora il 6, Arcano degli Amanti, epifania, ma anche sesto Archetipo Vav, con funzione "congiunzione" ), attraverso la scelta, tra il bene e il male, tra la vergine e l'impura, grazie al Terzo occhio, che ci aiuta a discernere e a scegliere la verginità d'Animo, in modo che Cristo possa nascere e manifestarsi in passaggi successivi.
E questa Stella di Betlemme guida il Mago, noi stessi, nella nostra versione creativa, per far nascere il Cristo in noi, in questo mondo terreno.
Ci sono sempre tre uomini saggi che seguono la Stella. Che rappresentano le tappe evolutive del nostro essere "Umani Solari" portatori del Cristo/Sole.
Il primo Mago o sacerdote è quello nero, non perche è oscuro, ma perche quando seguiamo Cristo siamo tutti psicologicamente neri, desiderosi di diventare bianchi tramite la Stella, la ghiandola pineale.
E questo si raggiunge perdendo il mentale.
E da Maghi Neri, diventiamo maghi Bianchi, per poi diventare Maghi Oro, gialli.
"Venite, ad-or-iamo".
"Andiamo verso l'Oro".
La manifestazione più alta, più sublime, di noi stessi.
E tutto questo passaggio simbolico dell'Epifania, sono le manifestazioni di Cristo dentro di noi, a diversi livelli successivi.
I tre Re Magi rappresentano, con i loro colori, i tre passaggi della trasformazione alchemica, Nigredo, Albedo, Rubedo, con le loro offerte, i loro Doni: Oro, incenso e mirra.
L'oro ha la qualità più ampia, come si vede dalla stessa struttura della parola, palindroma, speculare: ORO.
Rappresenta l'unione degli opposti, la Monade.
L'incenso è il profumo dell'Anima purificata da ogni Ego.
La Mirra, considerata un potente farmaco riequilibrante, è simbolo delle energie creative.
Ma i tre re Magi, ancestralmente, rappresentano anche le tre stelle della cintura di Orione, perché le tre stelle erano chiamate "i tre Re", e la parola Orione significa "esplosione di luce".
Ed essere Magi/Maghi, significa tirare fuori la nostra Essenza e manifestarla, come un'epifania, nella Forma.
Nel Femminino, che è Forma per eccellenza.
Le tre stelle della cintura di Orione sono perfettamente allineate tra loro, Mintaka, Alnilam e Alnitak,  la cui retta immaginaria, che tracciano, porta dritti alla grande stella fissa Sirio, considerata il Sacro Femminino astrale.
Martedì 6 gennaio, giorno dell'Epifania, o Befana, è comunque un giorno energetico di manifestazione.
Siamo di Martedì, un giorno dedicato a Marte, in luna calante in Leone.
Siamo quindi sotto l'energia del Fuoco.
E siamo nell'energia del Sacro Archetipo Ebraico Phe, di espansione, che è proprio correlato al segno del Capricorno, segno di terra.
Il Fuoco che si espande nella dimensione della terra, molto simbolico, correlato anche agli ultimi tragici avvenimenti.
L'espansione è legata alla dimensione aria, al vento, al divampare, al dare ossigeno, e questo può anche avere un risvolto negativo.
Un Fuoco troppo ossigenato, può risultare fuori controllo, indomabile.
La stessa pronuncia della Phe, in termini fonetici, è come un'esplosione di suono.
Per questo motivo, la dimensione della Phe, che ancestralmente veniva rappresentata dal glifo di una bocca femminile, necessità della sacra dimensione del silenzio, dell'interiorizzare, per convogliare questa potente energia, verso i piani più alti, sublimandola, elevandola, dal piano della dimensione terrena, essendo collegata al Capricorno, segno di terra, dalla forma-pensiero terrana, verso una dimensione più alta, quella della Stella, l'Arcano Maggiore XVII a cui è correlato questo Archetipo Phe.
E la Via del Femminile, in nuda verità, così come è rappresentata la Stella negli Arcani Maggiori.
Le 8 stelle che costellano spesso questo Arcano, rappresentano la stella di Venere, ad 8 punte, il Sacro Femminino ancestrale.
Venere, che con la sua levata e tramonto eliaci, accompagna il Sole.
Quando il Sole riposa, è il Femminino a custodire e nutrire il seme, affinché germogli, nonostante il buio, l'assenza di luce.
Le acque inferiori e le acque superiori, che trovano in questa dimensione, la potenza della sublimazione, degli intenti nobili.
Della Manifestazione sublimata.
È un salto di Ottava, che libera dalle reiterazioni
La fine è implementata nel principio.
Quindi non c'è inizio e non c'è fine.
È continua entropia, che è continua possibilità creatrice.
Continua occasione di manifestazione, di quell'Essenza divina, che si snoda attraverso la circolarità del già visto, ma che offre infinite possibilità di manifestazione.
Di Epifania.
Il 6 è anche 1+5
Che può essere letto anche come 15, il quindicesimo Archetipo Samech, la sinergia autofecondante degli Opposti( 1+5= 6), ma anche la divisione data dall'Arcano XV del Diav*olo.
Questo Archetipo è un punto Zero di un'Entropia in cui la creazione è possibile, perché è terreno fertile di infinite possibilità.
È una rinascita continua.
Infatti la Samech è legata al solstizio d'inverno, in cui il Sol Bambino, la nostra Quintessenza più alta, emerge dalle tenebre e porta la luce, la ierofania, la manifestazione luminosa.
L'Epifania.
La nostra personale Betlemme.
Un passaggio energetico importante, per stabilire se siamo capaci di creazione o di divisione.
Se riusciamo a far emergere, dalla nostra entropia interiore, quel Fanes, portatore di luce, piuttosto che il Fuoco distruttore, divisore, che costituisce la desinenza della parola Be-fana
"Be-Fanes"
"Essere Fanes", portatori di luce.
Un Femminino che si sta prepotentemente manifestando, in sincrono con il subentrare dell'era dell'Acquario, perché è lei la depositaria dell'armonia, dell'equilibrio degli Opposti, dell'armonia, della rinascita.
Si va verso la complementarietà, l'unione degli Opposti, che custodisce la Be-fana.
Cerchiamo di essere l'Epifania di noi stessi. Cerchiamo di manifestare la parte migliore di noi stessi, in un periodo storico, che ci sta mettendo a durissima prova. È tempo di manifestare Equilibrio e Fermezza.
E, come Dono, consentiamo all'altro di essere la nostra Epifania. Spronandolo a dare, a tirare fuori, la parte migliore di sé.
Buona Epifania e buona Manifestazione di cuore a tutti.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

Per ulteriori approfondimenti sulla simbologia dell'Epifania, i miei due ultimi scritti nelle mie due pagine JanaSophia e Sacred Symbologies, oppure nel mio blog
-https://maldalchimia.blogspot.com/2024/01/sa-filonzana-be-fanafanes-janas-sarda.html?m=0

-https://maldalchimia.blogspot.com/2024/01/epifania-una-donna-tra-i-re-magi.html?m=0

Epifania di manifestazione



💛Simbolo tomba Guenon /pintadera Nuracraba

 Questa è la tomba di René Guenon, al Cairo. 

Ha inciso un simbolo molto particolare che ho già visto nella nostra pintadera sarda di Nuracraba. 

René-Jean-Marie-Joseph Guénon, il cui nome islamico è Shaykh ʿAbd al-Wahid Yahya, è nato il 15 novembre 1886, Blois, Francia, ed è morto il 7 gennaio 1951, al Cairo, Egitto. 

Scrittore, filosofo, esoterista ed intellettuale, che talvolta ho nominato nei miei scritti. 

Il simbolo è uguale alla conformazione di questa  pintadera di Nuracraba, di cui trovate approfondimenti nel mio scritto

( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/12/pintadera-nuraghe-nuracraba.html?m=0), un calendario lunisolare, che ritroviamo, come simbolo, anche nella croce di Brigid( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/02/croce-brigid-pintadera-nuracraba.html?m=0)

Guenon, grande studioso di simbolismo ed esoterismo. 

Sinergia delle due polarità 

Trasmutazione. 

Rinascita. 

Un simbolo archetipale. 

Croce di Brigid

Imbolc 

Festa della Luce. 

Purificazione attraverso il Fuoco e l'Acqua. 

Molto simbolico. 

Anche perché la Croce di Brigid ( detta Cros Bride) è un simbolo complesso, nato da un sincretismo tra la cultura celtica pagana e quella cristiana. Il suo significato su una tomba deriva dall'intreccio di queste due tradizioni.

Nella tomba, infatti, il simbolo può esprimere significati diversi, dall'invocare la protezione della dea sul luogo di riposo del defunto e sulla sua anima, alla simbologia della transizione e rinascita pagana, concetto esemplificato dalla Ruota dell'Anno.

Rappresentare la morte come una fase del ciclo naturale, preludio a una rinascita.

In ambito cristiano, testimonia la fede cristiana del defunto e la speranza nella salvezza attraverso la croce.

Guénon aveva grande interesse per tutte le tradizioni spirituali, compresa quella celtica. 

Studiò e scrisse ampiamente sui simboli e le dottrine delle culture antiche, e in alcune sue opere si trovano riferimenti ai miti celtici e alla simbologia dell'"Isola Verde" (un nome talvolta associato all'Irlanda nelle sue tradizioni più antiche). 

La data di morte può essere un indizio, per riuscire a capire il perché della presenza di questo simbolo nella sua tomba. 

Il 7 gennaio è vicino al primo febbraio (festa di Santa Brigida e dell'Imbolc celtico), quindi  il simbolo potrebbe avere un significato rituale ancora più forte.

Su Imbolc e Candelora, in Sardegna, in particolare, approfondimenti nel mio scritto 

https://maldalchimia.blogspot.com/2021/01/simbologia-della-festa-della-luce.html?m=0


Tiziana Fenu 

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Simbolo tomba Guenon /pintadera Nuracraba












sabato, gennaio 03, 2026

💙Plenilunio in Cancro, del Lupo

 Questa Luna Piena in Cancro guidati dal Sacro Archetipo Ebraico Nun, il quattordicesimo, è estremamente potente. 

Il Cancro è l'antipode del Capricorno, e, in questo contesto, estremamente interessante, dal punto di vista energetico e alchemico, come all'interno di un canale, abbiamo due portali energetici molto forti, con l'elemento alchemico e trasformativo della Nun, che li accomuna. 

Come se, il traguardo ascensionale del Capricorno, che esotericamente è considerato la porta degli Dei, dovesse radicalizzarsi attraverso la porta degli Umani, rappresentato dal Cancro.

Il Cancro è un segno d'acqua, rappresentato da un glifo che rimanda ad un Tao, all'unione degli Opposti. 

Perché non vi può essere creazione, se non in grembo alla sinergia degli Opposti. 

Quest'asse energetica inaugura questi 2026 del Cavallo di Fuoco, è abbiamo visto, come il Fuoco stia divampando in più contesti 

Un Fuoco non gestito

Che distrugge. 

La Nun di questo plenilunio, porta in sé il Dono della Temperanza, Arcano XIV, dell'equilibrio. 

Siamo a due notti dalla manifestazione della notte dell'Epifania, della Befana. 

Come ho scritto in un mio approfondimento sulla "Befana-Filonzana"( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/01/la-be-fana-jana-fanes-sa-filonzana-e-la.html?m=0) la parola "Be-fana", nella sua desinenza "Fana", mi riporta inesorabilmente al Fanes, la luce primordiale, una divinità che gli antichi greci identificavano con il "primo nato", una divinità primigenia, androgina, donatrice di vita e di luce, che emerse dall'uovo cosmico, che rappresenta lo spazio assoluto astratto. 

È il creatore manifestante che porta tutte le cose alla luce. 

Qualcosa che è già dentro di noi. 

È la luce, il Fuoco, l'energia solare, l'Eros, l'energia vitale, il progenitore di tutte le cose, il portatore di Bellezza nel mondo, così come lo è stato il Bambino Gesù venendo alla luce. 

Eros ed Eroe hanno la stessa radice, che è di origine ebraica. 

Gli Eroi emergono dall'Eros, da questa energia solare/vitale. 

Vengono alla luce, e per venire alla luce devono essere "be-fana". 

Essere in atto, Fanes, il brillante, il Dio luminoso androgino, che inglobato da Zeus, gli consentì di manifestarsi in tutta la sua potenza, tramite i fulmini e le saette. 

Non è a caso, che la Be-fana venga festeggiata il 6 Gennaio. 

Il 6 indica la coppia divina.

L'unione degli Opposti. Il fiore della vita a 6 punte. 

[...] Fanes ha un'aspetto infuocato. È il simbolo della conoscenza, della Sophia. 

Sophia che si può acquisire solo se si diventa in atto, in Be-fane, una Befana

Allora si, che ci può essere epifania, manifestazione, un venire alla luce".

Questa Luna Piena in Cancro, governata dall'Archetipo Nun di trasformazione, e dall'Arcano XIV della Temperanza, spinge a questa profonda trasformazione che, ad alti livelli, a livello spirituale, con l'energia del Capricorno, è già avvenuta. 

Quel Capricorno, che ci ha insegnato a governare le energie delle vette e degli abissi, con la sua costanza, fermezza, forza di volontà. In un percorso fatto in solitaria, emergendo dalle proprie acque, inerpicandosi attraverso gli spuntoni delle asperità delle sue incertezze, dei suoi timori, ma sicuro della propria potenzialità, del proprio intento. 

Questo passaggio amniotico nelle acque ancestrali del Cancro, rimanda ad una dimensione uterina di appartenenza alla propria cellula monadica. 

Noi, e il nostro gemello interiore, la nostra luce interiore, 

Il nostro Fuoco, che non può spegnere nemmeno l'acqua. 

È questo, ciò che ci fa vivere, come Dei tra gli Umani. È questo, ciò che ci fa varcare la soglia cancerina degli Umani. 

Essere "Fanes". 

Gli Dei infuocati che brillano. 

Questa consapevolezza delle nostre potenzialità, è un enorme trasformazione, che è il naturale epilogo delle energie che ci hanno accompagnato nel 2025 di gestazione, essendo un anno 9, l'anno del Serpente Verde, dell'Archetipo Teth. 

Si riparte da qui, da questa dimensione amniotica di profonda trasformazione, con un'energia arricchita. 

L'energia della Nun, che, come abbiamo visto, riflette questa energia primordiale androgina di ritrovato equilibrio. 

Equilibrio manifestato sia dalla stessa identità energetica del Cancro, il cui glifo è un Tao perfetto di simmetria, sia dall'energia della Temperanza, i cui vasi comunicanti tra le sue due polarità, manifestano rinascita, trasformazione, armonia ritrovata. 

Perché appartiene all'acqua e alla terra, così come il Capricorno stesso, animale ibrido tra acqua e terra, e lo stesso Cancro. 

La dimensione amniotica del Cancro, ricca di quel sentire emotivo, tipico di questo segno, porta con sé anche la dimensione delle memorie ancestrali. 

Perché l'acqua, la Mem, è anche Mem-oria. 

Ma, memoria, significa ricordare per essere, non per stagnare nel ricordo. 

Ricordare come eravamo, nell'origine, nella nostra pienezza monadica, con il nostro gemello animico, il nostro Fanes interiore, il nostro Fuoco interiore. 

Nella nostra primordiale dimensione di appartenenza, quella divina, alla quale aneliamo come istinto primario e primordiale. 

Per portare il nostro Fanes, Fuoco interiore, celato, custodito, alla superficie, oltre le acque della nostra intima gestazione, e attraverso esso, creare la nostra personale Epifania, la nostra Manifestazione. 

Nettuno, insieme alla Luna, governa, esotericamente proprio il segno del Cancro, il Dio delle acque, la dimensione della trasformazione, dell'energia femminile che si incontra quando si smette di lottare, di controllare, quando ci si fida e ci si affida ad un qualcosa di più grande, perchè l'acqua tiene a galla solo chi si fida.

Solo chi, sente intimamente questa connessione profonda e ancestrale, proprio a livello di memoria amniotica, di appartenenza, di memoria di Casa, della dimensione divina, a cui animicamente apparteniamo.

In questo passaggio così intenso e profondo, ricordare, è soprattutto trasformare.

Ricordare, per non perpetuare.

Per non restare schiavi del ricordo, del passato. 

Per sciogliere certe dinamiche karmiche, che si ripresentano, proprio per essere alchemizzate, integrate e trasformate.

Riconoscerle, amarle, come parte di noi, e liberarle in volo di farfalla.

La bellezza, la compassione e l'amore venusiano, di questa Luna Piena in Cancro, che cade proprio di sabato, il giorno consacrato a Saturno, il Femminino, rende questa energia di manifestazione, di Epifania, ancora più preziosa e Sacra.

Sacra, come la nostra Intima Essenza.

Si sente tanta amorevolezza e nutrimento, in questa Luna Piena in Cancro. 

Arriva come una Carezza sull'Anima. 

Da parte di un'energia, di un qualcosa, di una Bellezza incommensurabile, più grande di noi, verso la quale proviamo questo profondo senso di appartenenza, che fa sbiadire e bypassare, tutte le "carezze" che la vita, le persone, ci hanno negato. 

Il Capricorno, che domina la Porta degli Dei, introietta in sé, il suo percorso esperienziale, ne fa tesoro, come in un grembo, per il suo percorso evolutivo, perché ha una vetta da raggiungere.

L'apparente stasi del suo procedere è sinonimo di trasformazione, di percorso gestazionale nelle sue stesse acque amniotiche, perché il Capricorno è un segno femminile, e non può che essere "gestazione alchemica" di sé stesso.

Gestazione che implica raccoglimento, silenzio, concentrazione, ricettività.

Non si può percepire, nel frastuono del mondo, e il bisogno di isolarsi, di ritrovare quella dimensione intima e meditativa, dopo la frenesia di questa festività, è molto forte, in questi ultimi giorni.

Perché sa di essere Seme con il sole dentro, che resiste al freddo, al ghiaccio.

È un Fanes. 

Un portatore di Epifania, di Manifestazione. 

Vede oltre. Vede la prospettiva da un punto alto, vede e domina, tutto il panorama. 

E, dove gli altri vedono solo il Seme, lui vede l'intera pianta, perché ha in grembo, nelle sue stesse acque amniotiche, la memoria di tutte le piante e le primavere che è stato, e il percorso da fare, non lo spaventa.

Pazienza, perseveranza, accoglimento, accettazione, leggerezza e profondità insieme. 

Per questa intima Epifania d'Amore, verso noi stessi, inanzittutto. 

Osservare gli eventi esterni, il poco discernimento e irresponsabilita, non può che farci da specchio. 

Sono eventi ricchi di simbolismo, che vanno a scavare profondamente, con i loro ancoraggi alle memorie collettive. 

La  disidentificazione ad esse, porta a nuove prospettive. 

La debita distanza. 

La Luna del Lupo. 

Così viene chiamata la Luna Piena di Gennaio. 

Perché Io, sono il mio Branco. 


Tiziana Fenu

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Plenilunio in Cancro, del Lupoo



💙Passaggio Quadrantidi. Plenilunio in Cancro

 Questa notte, si manifesta, oltre che il plenilunio in Cancro, di cui ho già parlato(https://maldalchimia.blogspot.com/2025/12/cavallo-di-fuoco-2026.html?m=0), traguardato dal Sacro Archetipo Ebraico Nun di trasmutazione e dall'Arcano Maggiore XIV della Temperanza, anche il picco di pioggia di  Quadrantidi, dette anche Bootidi, in questa notte di passaggio tra il 3 e il 4 gennaio. 

Le Quadrantidi sono uno degli sciami meteorici migliori dell’anno e non derivano da una cometa ma da un asteroide, chiamato 2003 EH1, ma si ipotizza possano provenire da una cometa identificata 500 anni fa in territorio cinese. 

Le si possono vedere con orientamento nord est. 

Verso est, prima dell'alba si possono notare anche Venere e Mercurio.

Plenilunio in Cancro 

Segno d'acqua. 

Il Cancro ha la Luna dominante e Giove in esaltazione. 

Femminile e Maschile, come la stessa simbologia della Nun, che rappresenta la Vesica Piscis dell'integrazione degli Opposti. 

Siamo anche di sabato, governato da Saturno

La luna, il Cancro, l' acqua, Saturno. 

Le Quadrantidi sono lo sciame meteorico che si trova vicino alla Costellazione del Boote, il guardiano dell'Orsa Maggiore. 

Sono quelle costellazioni circumpolari che sono considerate le sacre Guardiane delle nascite.

Ne ho parlato più volte ultimamente, perche l'Orsa Maggiore è importantissima in ogni civiltà, soprattutto in quella sarda, alcuni dei nostri nuraghi ne sono orientati ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/01/mogoro-e-lorsa-maggiore.html?m=0

Così importante da essere correlata anche all'importsnte costellazione del Cigno, nella simbologia della Croce nel cerchio, un simbolo archetipale simbolo di connessione tra i tre mondi, presente ancora nel nostro Carrasegare sardo 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/croce-nel-cerchioshamain-mundus-patet.html?m=0) 

È la dimensione del Meska

Dal mio scritto 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/giovanni-juvaleorsa-maggiore.html?m=0) 

" Il Meska, durante i riti Iniziatici, misterici, di rinascita, di incubatio, era la pelle sotto la quale si poneva l’iniziando, la pelle che simboleggiava l‘amnios o il chorion, la placenta, la membrana che avvolge il feto. 

Meska, da "mes" che significa “nascita” e ka, “doppio”.

Il passaggio per la pelle, che era simbolo anche dei riti di mummificazione, attraverso la pelle di leopardo, agnello o cervo. 

Le Mesket, le guardiane del cielo, sempre vigili, quelle fanno girare il mondo ( come il giogo, il carro, che gira sempre su se stesso) e rendono immortali), che offrono vita, ma anche morte. 

[...] Forza distruttiva, quindi, ma anche rigenerante, in connessione con Anubi, tanto che Set( che rappresenta la coscia del Toro) e Anubi, spesso vengono sovrapposti, nella dimensione misterica della rinascita. 

La relazione peculiare mostrata tra la Zampa Anteriore del Toro  e l'ippopotamo, è menzionata in parecchi testi mitologici.

Iside, sotto le  sembianze di ippopotamo, sorveglia questo legame della zampa anteriore del Toro, legata con una catena d'oro a due pali. 

Simbologia del giogo, de su Juvale. 

Il Toro domato, tenuto al giogo da Femminino. 

D'altronde, la dimensione della gestione della vita e della morte, è sempre stata di competenza del Femminino, ma lo vediamo anche dalle nostre archetipali icone sarde femminili, della Filonzana, la filatrice, con i due fusi, della quale ho approfondito la simbologia, perché è l'archetipale Fanes, la portatrice di luce( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/01/la-be-fana-jana-fanes-sa-filonzana-e-la.html?m=0), fino ad arrivare a figure importantissime, fino ai nostri giorni, come quella de S'Accabbadora ( approfondimenti https://maldalchimia.blogspot.com/2023/08/dea-acca-laurentiaaccabadorasan-lorenzo.html?m=0) 

Figure femminili legate alla nascita /rinascita, alla luce, in questa o nell'altra dimensione. 

Resta il fatto che la costellazione della Zampa Anteriore del Toro, associata a quella dell’Ippopotamo, è di origine antichissima, indissolubile. 

Gli umani divinizzati, sempre a riflesso delle costellazioni. 

Se Set, Paredro della Dea  ippopotamo Tueret, rappresentava il Solstizio invernale,  la nascita di Horus, la dea Tueret,  rappresentava il Solstizio estivo. 

Solstizio estivo che celebra la luce, e la Dea Tueret, celebrava il parto, il venire alla luce, nel  cielo del Nord, di Mesket,  dell'immortalita, l'Eden, l'albero della vita difeso dai due cherubini. 

Asino e bue si sovrappongono, come simbologia ( il bue e l'asinello a difesa della mangiatoia, è un'iconografia arrivata fino ai giorni nostri, come i due cherubini a difesa dell'Arca dell'Alleanza ). 

La  Zampa Anteriore di Set incatenata ai due pali d’ormeggio di pietra, affidata a Iside, che sotto le sembianze di un Ippopotamo, “il bue delle acque” come lo chiamavano gli Egiziani, la custodisce e la sorveglia. 

Tutte costellazioni che trovano risonanza nella simbologia della nostra Antica Civiltà Sarda perché davanti al toro si trova anche  la dea Serket( anche questo, molto interessante, la Dea Scorpione, simbolismo legato alle acque, ai Giganti di Mont'e Prama - https://maldalchimia.blogspot.com/2024/05/simbolismo-zig-zag-guanto-gigante-di.html?m=0). 

Le Mesket, le guardiane del cielo, sempre vigili, quelle fanno girare il mondo ( come il giogo, il carro, che gira sempre su se stesso) e rendono immortali, con un Focus, in particolare, per queste costellazioni tra Sagittario e Capricorno. "

E ancora, sulla simbologia del Boote/Bovaro, guardiano dell'Orsa Maggiore 

Dal mio scritto 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/santa-vittoria-di-serri-e-il-dragoboote.html?m=0) 

"E a SUD-EST , la stella più brillante della COSTELLAZIONE del BOVARO /BOOTE , la stella ARTURO , brillava a INIZIO PRIMAVERA

ARTURO (Arcturus in latino) deriva dal greco "Arktouros" (Ἀρκτοῦρος), che significa "GUARDIANO DELL'ORSA ", questo perché sembra seguire da vicino le due Orse, attorno al polo nord celeste.

Un protettore, un custode.

Ma anche colui che assicura FECONDITÀ alla terra.

Infatti, Arturo, la sua gigante rossa più brillante si posiziona proprio in concomitanza dei genitali, che il Bovaro rappresenta nella costellazione, nel secondo chakra  Svadhisthana o Sacrale.

Boote è un agricoltore/custode.

La sua forza vitale (genitali) è simboleggiata dalla stella più luminosa e prospera del suo corpo. Questo collega direttamente la fecondità della terra con la fecondità umana.

Per le civiltà antiche, Arturo era un importante indicatore stagionale.

Il suo SORGERE ELIACO (cioè la sua prima apparizione nel cielo poco prima dell'alba) coincideva, nel Mediterraneo, con l'inizio della primavera, un momento cruciale per l'agricoltura.

Quindi l'orientamento verso Arturo, stella legata al ciclo delle stagioni e alla rinascita della natura (primavera), potrebbe simboleggiare un forte legame tra il CULTO dei MORTI ( Tombe dei Giganti) e i CICLI di RIGENERAZIONE ( la rinascita primaverile di Arturo) della vita.

I defunti, deposti in un monumento "allineato con il cielo", potevano essere visti come parte integrante di questo ciclo cosmico

[...] Ma il nome ARTURO , mi rimanda direttamente al nome del padre di RE ARTÙ , legato alla simbologia de

nome del PADRE di Artù, che mi ritorna con la simbologia del DRAGO e Santa Vittoria. 

PEN-DRAGON , significa letteralmente “TESTA di DRAGO ”

Mente il nome della madre di Artù, è YGRAINE o Yg(u)erne, che significa oca selvatica, CIGNO .

In India Brahma fu chiamato Kalahansa, il Cigno dell’Eternità rappresentato mentre cova “L'UOVO COSMICO ” sulle Acque primordiali

Il mito indù del cigno Hamsa ”l’oca selvatica”, sembra dare significato fin nei particolari alla leggenda medievale dell’Oca-cigno che dà alla luce Arthur.

Guardacaso, la conformazione esterna del pozzo di Santa Vittoria di Serri, è come un UOVO , come la conformazione del Pozzo di Santa Cristina

L'uovo cosmico primordiale

( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/11/simbologia-uovo-cosmico.html?m=0)

Nella mitologia greca, LEDA , FECONDATA dal CIGNO (Giove), partorisce un uovo dal quale nascono i due DIOSCURI , uno immortale e l’altro mortale.

I Dioscuri, gli antichi SARDI PELASGICI

Dal mio scritto ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/simbologia-delle-trecce-nel-bronzetto.html?m=0)

"In Grecia era considerato un cappello da viaggio, e attributo specifico dei Dioscuri, i figli del Cigno, di Zeus, che si trasformò in cigno per sedurre la bellissima Leda, del quale parlai in un mio precedente post. 

I Dioscuri, i gemelli Castore e Polluce, naviganti come gli Shardana, protettori dei naviganti. 

Quella COSTELLAZIONE del CIGNO , o CROCE del NORD , così importante per gli Antichi Sardi, perché la sua stella più brillante Deneb, era la stella Polare 12.000 anni fa, e la cui croce astrologica, come abbiamo visto di recente, è una delle tre croci del cielo, sulla via Lattea, di Ascensione verso il Divino. 

[...] Nel mito, non è Artù ad essere trasformato nella stella rossa di Arturo, della costellazione del Boote, ma ARCADE , re dell'Arcadia, figlio di Callisto, amica di Diana, trasformata in Orsa.

In pratica, ARCTURUS era il GUARDIANO della stessa MADRE CALLISTO , trasformata in costellazione che capeggia il Nord, l'Orsa Maggiore.

Così come, Arturo è succeduto a Pendragon, Il Drago Polare , suo padre, l'Orsa è succeduta alla Costellazione del Dragone, il quale Dragone, in epoche antichissime, aveva una posizione (rispetto al Nord) analoga a quella attuale di Boote.

Nel 3000 a.C. la posizione polare era occupata da Alfa Draconis, all’epoca degli antichi greci la costellazione che occupava il posto di polare era Beta Ursus Minoris e nel 14000 d.C. sarà Vega.

Artù corrisponde all’attuale stella polare, l’Orsa Maggiore, mentre prima la stessa posizione era occupata dalla costellazione del Dragone. Alla sua morte Artù venne trasportato nella costellazione del Carro, l’Orsa, o nell’isola di Avalon."

Vedete quindi, come la simbologia del Boote, delle stelle circumpolari, della costellazione del Cigno, della dimensione della nascita e rinascita, siano legati all'elemento amniotico dell'acqua. 

Tutti fattori che si accordano, armoniosamente, a questo passaggio di Plenilunio in Cancro, costellato dallo sciame meteorico delle Quadrantidi, che nascono proprio in quella dimensione circumpolare delle Mesket, le guardiane dei cicli di nascita. 

Un passaggio tutto al femminile, quindi, in una dimensione amniotica profonda, di ascolto e osservazione. 

Non poteva esserci inizio migliore, per questo anno 10, che è un anno Yod, il punto di concentrazione, propedeutico all'espansione. 

Un passaggio forse un po' malinconico e introspettivo, silenzioso, ma sicuramente funzionale ad una maggiore dialettica con la nostra dimensione più intima, ricettiva, e spesso più vulnerabile, come è anche nello stesso segno del Cancro. 

Vulnerabilità, che è sensibilità. 

Comunque sia, sempre. 


Tiziana Fenu 

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Foto di Stefano Maraggi per Passione Astronomia

Passaggio Quadrantidi Plenilunio in Cancro