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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

venerdì, gennaio 30, 2026

Imbolc e Candelora

 Trasmutazione energetica nel solenne passaggio di Imbolc e della Candelora. 


Il periodo in esame si configura come un triplice giorno di intensa trasmutazione energetica, in coincidenza con la ricorrenza sacra di Imbolc e della festività della Candelora. 

L’attuale configurazione astrologica ci situa nell’influsso di un segno d’Aria, l’Acquario, la cui tendenza energetica è orientata verso processi di sublimazione e alleggerimento. Ciò assume particolare rilevanza se si considera che, nell’esegesi esoterica e nell’Opera Alchemica, il segno dell’Acquario è correlato alla fase ultima della Moltiplicazione, il momento in cui il principio di trasformazione, una volta conseguito, viene “nutrito” e amplificato. 

È lo stadio in cui la cosiddetta “Pietra Filosofale”, simbolo della conoscenza e della perfezione spirituale raggiunta, moltiplica la sua potenza, permettendo di operare su tutti i piani del reale e di discernere la “pietra semplice” dalla “pietra moltiplicatrice”. 

Metaforicamente, tale fase rappresenta la capacità di far fruttificare in modo indefinito la luce interiore conquistata, in piena sintonia con il tempo sacro della Celebrazione della Luce Crescente, Imbolc.

Nella giornata di sabato 31 gennaio, caratterizzata da una fase di luna crescente nel segno d’Acqua del Cancro, agisce l’energia del quindicesimo Sacro Archetipo Ebraico, Samech, la cui funzione si esprime attraverso una dinamica di pressione ma anche di protezione. 

Si tratta della pressione spirituale esercitata per far emergere la nostra dimensione divina. Graficamente raffigurato da un glifo chiuso, quasi circolare, esso simboleggia altresì uno scudo luminoso che protegge e sostiene. Tale Archetipo risuona con l’Arcano Maggiore XV del Diavolo, il quale, come è noto, offre la possibilità della scelta, dimostrando che non siamo realmente incatenati: nella libertà di scegliere risiede il più alto Dono concessoci.

Domenica 1 febbraio, in corrispondenza della Luna Piena nel segno di Leone, si attiva l’energia del tredicesimo Sacro Archetipo Ebraico, Mem, associato alle Acque cosmiche e amniotiche universali e correlato all’Arcano Maggiore XIII della Morte. 

La dialettica tra il Fuoco del Leone e l’Acqua della Mem, tra Opposti complementari, costituisce la condizione ideale affinché la luce emerga in modo costruttivo, attraverso una morte simbolica che si traduca in rinnovamento e impulso trasformativo. 

Si tratta di un passaggio dinamico che richiede simultaneamente Presenza e Distacco, un equilibrio necessario perché la Luce possa manifestarsi nella sua piena complementarietà con l’Ombra.

Lunedì 2 febbraio, giornata dedicata alla celebrazione della Candelora con luna calante in Leone, entra in gioco l’energia del tredicesimo Archetipo, Nun, la cui funzione è propriamente quella della trasmutazione, rappresentata dalla Vesica Piscis, simbolo geometrico della sinergia degli Opposti. 

Tale sinergia è ulteriormente evocata dall’Arcano Maggiore XIV della Temperanza, che invita a fluidità, equilibrio e leggerezza. Questi tre giorni di profonda trasmutazione culminano dunque, nella festività della Candelora, in una straordinaria congiunzione tra Acqua (la Nun, come evoluzione trasmutativa della Mem) e Fuoco (il Leone della luna calante), in una data tradizionalmente dedicata alla Luna e al Femminino Sacro, in complementarietà con la Luce e il Fuoco. 

Imbolc si configura così come la festa del Fuoco Sacro, capace di persistere oltre la coltre nivale dell’inverno, desideroso di manifestarsi.

Particolarmente significativa è la combinazione energetica tra l’Acqua della Mem e il Fuoco del Leone che caratterizza questa celebrazione. 

La divinità festeggiata è infatti la Dea del Fuoco, Brigid, figura centrale nella tradizione celtica. Dea Madre, guerriera e al contempo Sposa (dal gaelico Bride). 

Ciò rimanda all’unione ierogamica tra Acqua e Fuoco che contraddistingue questa ricorrenza. 

Il simbolismo del bianco vestiario deriva dall’antico animale totemico del Cigno, connesso a Brigid-Bride, le cui piume simboleggiano il collegamento con il regno divino superiore. 

Tra le figure angeliche, uno sposo ideale può essere identificato nell’Arcangelo Michele, dalle ali bianche, eroe inteso nel senso etimologico di Ieros Gamos, unione degli Opposti, sintesi perfettamente rappresentata dalla dialettica energetica di questo passaggio. Michele, guerriero di luce, e Brigid, connessa fin dal Neolitico al fuoco, alla forgiatura, all’alchimia e all’arte guerriera, condividono una profonda affinità simbolica. 

Dal suo nome deriva la casta dei briganti, evocando l’archetipo della donna amazzone, della valchiria. Il Monte Pirchiriano, sede della Sacra di San Michele in Piemonte, è denominato anche Braida, toponimo che richiama Brigid. 

Pirchiriano significa “Fuoco Divino”, riferimento alla leggendaria sfera di luce e fiamme che, secondo la tradizione, consacrò il sito senza intervento umano. 

All’interno del santuario, la presenza della sacra pietra originaria della vetta, posta ai piedi di un’enorme colonna, simboleggia l’incontro tra il Femminino Sacro (Terra) e il principio maschile (Cielo), ulteriore manifestazione dell’unione ierogamica.

La casta guerriera dei Templari, i Guerrieri della Luce, la cui origine è legata al Tempio di Salomone, è strettamente connessa alla Linea di San Michele e rappresenta una continuazione dell’antico lignaggio druidico. Il fondatore, San Bernardo di Chiaravalle, secondo la tradizione fu nutrito dal latte di una statuetta della Vergine Nera, icona riconducibile all’antica Dea Madre Brigid, associata alla Mucca Divina e all’abbondanza. La Linea di San Michele unisce simbolicamente Gerusalemme all’Irlanda, custode dell’antica sapienza celtico-druidica. 

Brigid è inoltre la Tessitrice, colei che regge il fuso, simbolo insieme maschile e femminile, come le primordiali rappresentazioni delle Dee che tessono il destino dell’umanità. 

I Templari erano legati al mito del Sacro Graal e alla figura di Artù (il cui nome in celtico significa “Orso”).

L'Orso, custode archetipale delle tre dimensioni, come l'Orso/Orco liminale del Mundus Patet romano, di cui ho approfondito nei miei ultimi scritti, sopravvive in questo profondo periodo di trasmutazione alchemica proprio nelle forme più arcaiche di antichi Carnevali, che incorporano questo passaggio di Imbolc/Candelora, in particolare, il Carrasegare sardo, in cui la figura dell'Orso/Urtzu, non solo è predominante, ma, come nel simbolismo de S'Urtzu di Seui, ha come simbolo centrale, la croce nel cerchio. 

Croce nel Cerchio che rappresenta il convergere di due simbolismi astrali importantissimi, la costellazione del Cigno( il Cigno è simbolo di Brigid), uno dei tre Soli di Rinascita lungo la Via Lattea, è la costellazione dell'Orsa Maggiore, la circumpolare dimensione delle Mesket, le costellazioni che presiedevano alla rinascita, la cui simbologia è la Meska, la "doppia pelle", inteso come involucro placentare di rinascita, rimasto come residuo simbolico  nell'usanza delle pelli/pelli rovesciate, nei Lupercalia romani  di Febbraio e nel nostro Arcaico Carrasegare sardo in particolare. 

Significativamente, anche la catena montuosa alle spalle del colle Braida è denominata Orsiera.

Le linee del Drago, antiche vie energetiche su cui sorgevano menhir e dolmen, riflettono questa simbologia, rappresentando gli affioramenti dell’energia vitale della Dea Madre Terra, le sue vene e arterie sacre. 

Tale energia è associata al Sacro Archetipo Ebraico Teth, il Femminino, il grembo, la kundalini, dotata di una duplice polarità: la Sophia superna. Il suo Fuoco vitale si manifesta fino alla superficie terrestre. In questo periodo, la pianta sacra ai Celti è il bucaneve, fiore di Imbolc, il cui biancore ricorda la purezza della Giovane Dea e il latte che nutre gli agnelli. La sua fioritura precorre l’equinozio di primavera. Il bucaneve, emblema di purificazione per Brigid, trova un corrispettivo nel fiore sacro a Michele, il narciso bianco, entrambi appartenenti alla famiglia delle Amaryllidaceae. 

La conformazione ogivale del boccio chiuso del bucaneve, in sezione, richiama proprio la Vesica Piscis, simbolo dell’unione tra Maschile e Femminile, talmente potente da permettere a questo fiore, pur nella sua apparente fragilità, di perforare il manto nevoso per dispiegarsi alla luce.

Questo primo Febbraio di Imbolc, sotto l’egida dell’Archetipo Mem, parla di memoria, di origine, di identità, della comprensione del proprio valore, dell’essere al guado e del cercare, attraverso una radicale spoliazione, nella dimensione catartica della Morte, una nuova prospettiva di rinascita. Non a caso, per la Candelora e la Presentazione del Bambino Gesù al Tempio, il 2 febbraio, siamo guidati dall’Archetipo Nun, la Sacra Trasmutazione, preceduta dalla Mem per il passaggio di Imbolc. Mem, il cui valore ghematrico è 40, corrisponde ai quaranta giorni dalla Natività, periodo che conduce alla presentazione al Tempio di Gerusalemme del Cristo-Luce e alla purificazione di Maria. Quaranta giorni per la Manifestazione, per l’esposizione alla luce.

Il 2 febbraio si realizza quindi una totale e profonda sinergia tra Acqua e Fuoco, sublimati nell’elemento Aria (siamo ancora sotto il segno dell’Acquario), attraverso la trasmutazione (Nun), l’equilibrio (Temperanza), la consapevolezza del proprio valore e la capacità di capovolgimento totale, in una spoliazione integrale (la Morte) che permette di sperimentare la profondità delle radici, le quali sono al contempo fronde protese verso l’alto, in un processo di autogenerazione continua. 

È la nostra intima presentazione al nostro Tempio interiore. 

Abbiamo saputo edificare, tassello dopo tassello, il nostro personale Tempio di Luce?

L’energia della Nun si manifesta già da oggi 30 gennaio, preparando questo triplice giorno di profonda trasmutazione. 

Ci chiama a “uscire dal seminato”, a essere seme, a evitare l’autoreferenzialità, a non irrigidirci in un radicamento statico che impedirebbe il necessario scambio tra fronde e radici, bloccando il fluire dell’energia trasformativa e della rinascita. 

Solo la sinergia dinamica delle due polarità può creare dimensioni sempre più vicine alla nostra autentica, intima essenza divina, quella in cui ci manifestiamo nella nostra più profonda Verità. 

Perché solo nella complementarietà degli Opposti può dispiegarsi la nostra potenzialità e possibilità di manifestazione, la nostra occasione di “accadere” pienamente, di celebrare ciò che siamo e il nostro reale valore.

Questo intenso passaggio ci conduce verso il sacro-ficio del nostro percorso, che richiede l’abbandono di certezze, attaccamenti, legami materiali e piccolezze umane, per affrontare la prova del Fuoco e dell’Acqua, le due polarità di attivazione. 

Il Fuoco di Brigid e del Leone e l’Acqua della Mem/Nun benedicono questo transito. 

Sotto il segno dell’Acquario, elemento d’Aria, assistiamo alla sublimazione dell’acqua in vapore, portatrice di guarigione a ottave superiori, potenziata dall’energia del Fuoco. 

Tutto è in movimento, tutto è in trasformazione. Permettiamo che accada, lasciamoci accadere, fiduciosi nella nostra Guida interiore, nel Fuoco Sacro che non si estingue, nel quale siamo già compiuti, integri, circolari e semplici come un anello. 

L’anello che sigilla l’antica Sacra Alleanza con la nostra polarità complementare, con la quale dobbiamo mantenere un dialogo costante e creativo: con le nostre ombre, con le nostre parti solari, con le nostre contraddizioni, che costituiscono la nostra più alta verità, poiché testimoniano flessibilità di pensiero, trasformazione e possibilità di cambiamento.

Per manifestarci nella nostra Essenza, nel nostro Sacro Fuoco interiore, dobbiamo implementarlo in noi e lasciare che agisca, in totale resa e fiducia, come l’Appeso che, capovolgendo la prospettiva, accoglie la trasmutazione. 

Come una clessidra che deve essere rovesciata perché la sabbia fluisca nuovamente. Dobbiamo accogliere questo processo, lasciare che ci forgî, come una spada rovente che si lascia plasmare e istoriare da gioie e sofferenze, per essere poi immersa nell’acqua, a cristallizzare la memoria di ciò che è stato forgiato in adesione alla nostra verità essenziale. 

Perché l’acqua è Mem, è memoria, e ciò che viene benedetto nel suo grembo, se forgiato nel Fuoco, acquista una Frequenza elevatissima. 

Il Fuoco è un potente elemento alchemico. 

Per dominarlo, dobbiamo lasciare che esso abbia piena padronanza di noi, in fiducia, per bruciare il superfluo, per scarnificare l’inessenziale, per portare a ebollizione la nostra dimensione amniotica interiore, dove spesso ristagnano ricordi, sentimenti ed emozioni, affinché tutto si trasformi in vapore purificatore e nobilitante.

Camminare attraverso il Fuoco non è impresa agevole, ma imparare a essere noi stessi il Fuoco d’Acqua, come denominato in alchimia, è il destino a cui, ancestralmente e animicamente, siamo chiamati. Composti prevalentemente di Acqua, possiamo immaginare la potenza del nostro Fuoco interiore, dei nostri centri energetici, della Kundalini, di ogni cellula che produce ATP, energia allo stato puro, combinata con l’energia dell’acqua. 

Questi antichi riti ci offrono una dimensione di trasmutazione nel grembo della Madre (la Mem), morendo a noi stessi (Arcano XIII). Sono riti che fanno di noi altari del nostro tempio interiore, dove celebriamo il nostro immortale Fuoco interiore. 

Laddove esso si manifesta, si manifesta la nostra integrità, la nostra risolutezza, il nostro essere Umani, compiuti, “accaduti”, declinabili in infinite possibilità di interazione e integrazione.

Possa questo Imbolc essere di Purificazione.

Con infinita gratitudine, sempre.


Tiziana Fenu

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Imbolc e Candelora






giovedì, gennaio 29, 2026

💛Il doppio e il gemellare nel Carrasegare sardo

 La Simbologia del Doppio nel Carrasegare Sardo e nel il Guerriero di Teti


Ho già affrontato la simbologia del doppio e del gemellare ma credo sia possibile anche una contestualizzazione storico-religiosa della simbologia duplice, nell'ambito del Carrasegare sardo. 

Il bronzetto noto come "Guerriero di Teti" o "demone-eroe" costituisce un caso paradigmatico. Rinvenuto nel santuario nuragico di Abini a Teti( NU) , questa figura presenta una serie di duplicazioni che trasfigurano il comune concetto di guerriero.

Si manifesta in esso, una moltiplicazione anatomica, con quattro braccia e quattro occhi. 

Un "potere raddoppiato", propri di figure mitologiche dotate di qualità sovrumane, che si esplica soprattutto nel doppio scudo. 

Tale scelta iconografica va ben oltre una semplice necessità difensiva pratica, poiché  simbolizza una capacità di protezione totale, un'inespugnabilità che è tanto fisica quanto spirituale. 

Il raddoppio dell'arma difensiva eleva la figura da combattente a guardiano inviolabile, forse a difensore della comunità stessa.

Tanto più, che le sue proporzioni, come ho sempre sostenuto, è di cui ho parlato nella mia pubblicazione editoriale "Gli Uomini senza Ombra", sono proporzioni auree, perfettamente calibrate con i parametri aurei della Vesica Piscis( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/geometria-sacra-guerriero-teti.html?m=0) 

La duplicazione ha generato una pluralità di letture tra gli studiosi, dalla assimilazione ai Mirmilloni, i "panzer" gladiatori dell'arena, fino all'identificazione con i Mirmidoni di Achille, guerrieri nati da una metamorfosi delle formiche, o, in una chiave storico-militare, alla più calzante rappresentazione dei generali Shardana, mercenari sardi noti nelle cronache egizie per la loro ferocia. 

In ogni caso, la cifra del "doppio" è la costante che conferisce allo status di guerriero una dimensione eroica o divina.

Questo mi ha fatto riflettere sul fatto che, antropologicamente, la dimensione del doppio, del gemellare, sia di estremo interesse, perché il mito del gemello è un archetipo diffuso nel Mediterraneo antico (si pensi a Romolo e Remo, o ai Dioscuri Castore e Polluce, tutti legati all'antica civiltà sarda) e spesso associato a fondazioni di comunità, dualismi cosmici e complementarità di forze. 

In un contesto guerriero come quello del Guerriero di Teti, il gemellaggio può simbolizzare l'unione di due forze complementari, la duplicazione della potenza virile, o la rappresentazione di un'entità con una doppia natura (umana/divina, mortale/immortale).

L'eroe divinizzato, con quattro braccia e quattro occhi, potrebbe essere letto come la rappresentazione simbolica di una coppia gemellare fusa in un unico corpo. 

Questa iconografia condenserebbe in un'unica figura votiva la potenza duplicata di due fratelli guerrieri, eroi fondatori o antenati mitici, il cui legame di sangue è così indissolubile da generare un'entità sovrumana. 

La "doppia nascita" (biologica e simbolica) di tali figure potrebbe essere alla base del loro statuto speciale.

La correlazione diretta tra il simbolismo del doppio scudo e le pratiche del Carrasegare sardo apre prospettive affascinanti, dal mio punto di vista 

Il Carnevale sardo, con le sue maschere teriomorfe, come quelle dei Mamuthones, dei Boes, dei  Merdules, e i suoi rituali di rovesciamento e rigenerazione, opera in una sfera simbolica diversa da quella dell'arte votiva "nuragica", pur attingendo a un comune substrato culturale, che va a toccare nel profondo, il concetto di trasformazione e duplicità dell'identità. 

Il guerriero bronzeo duplica il suo corpo per trascendere i limiti umani.

Il partecipante al rito del Carrasegare duplica la sua identità indossando una maschera, trasformandosi da umano a essere liminale, che sia animale, spirito o antenato.

Si gioca quindi con la moltiplicazione delle forme per accedere a una dimensione altra, potente e sacrale. 

Con la dimensione del doppio e del gemellare, che offre accesso ad una dimensione più profonda, gli Antichi Sardi hanno sempre avuto familiarità, basti pensare all'ombra capovolta nel pozzo Sacro di Santa Cristina durante gli equinozi. 

Volendo fare un parallelismo, il doppio scudo protegge il confine tra il mondo umano e quello degli eroi. 

Le maschere del Carrasegare proteggono e al contempo nascondono l'identità del portatore durante il pericoloso contatto con le forze caotiche della rigenerazione annuale.. 

La simbologia del doppio nel Guerriero di Teti, che ho approfondito più volte, si manifesta in modo esplicito e ipertrofico attraverso gli arti, gli occhi, gli scudi, e si configura come un linguaggio codificato per esprimere potenza sovrumana, una  protezione assoluta e uno statuto divino-eroico. 

Il concetto di gemellare, pur non attestato archeologicamente in modo diretto, trova una sua plausibilità come sostrato mitico-ideologico che potrebbe aver informato tale iconografia, ne sono profondamente convinta. 

Il gemellare come veicolo del Divino, lo scrivevo già nel 2021(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/il-concetto-di-gemellare.html?m=0)

La correlazione con le pratiche del Carrasegare non è diretta né cronologica, ma si instaura a un livello antropologico profondo, poiché entrambi gli ambiti utilizzano la moltiplicazione, la duplicazione e la trasformazione dell'identità come strumento per interagire con il sacro e definire i confini della comunità. 

Se il doppio scudo protegge l'eroe, il doppio volto (umano e mascherato) protegge e trasforma la comunità durante il rito di passaggio del Carrasegare . 

In questo dialogo tra bronzi votivi e maschere lignee, si dischiude la possibilità di leggere nella cultura sarda una lunga e tenace persistenza di archetipi fondati sulla duplicità.


Tiziana Fenu 

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Foto Fabrizio Filippelli

Il doppio nel Carrasegare sardo










venerdì, gennaio 23, 2026

💛I Colonganos di Austis

 Piccolissima anticipazione, un breve estratto dalla mia prossimissima pubblicazione editoriale, del mio prossimo saggio, a breve, sempre sulla straordinaria dimensione della nostra Antica Civiltà Sarda, indagato su una nuova prospettiva. 


Nel cuore dell’inverno barbaricino, quando le ombre si allungano sui nuraghi e il ciclo agrario sembra sospeso, un suono cupo e arcaico si sovrappone al consueto frastuono di campanacci e grida del carnevale sardo. 

È il rumor d’ossa di animali, una percussione secca e primordiale che distingue la maschera di Sos Colonganos di Austis da tutte le altre figure del ricco pantheon carnevalesco isolano. 

Mentre i più noti Mamuthones di Mamoiada o Sos Merdules di Ottana brandiscono il suono metallico e ammonitore dei campanacci, i Colonganos avanzano con un carico simbolico ancor più tetro e profondo: ossa di animali, probabilmente ovini o caprini, appese al corpo e fatte risuonare dal movimento cadenzato. 

Questa pratica non è un mero vezzo folklorico, ma il segno tangibile di una cosmologia complessa, dove la morte non è il termine ultimo, ma un passaggio obbligato, una materia prima rituale. 

[...] Decostruendone  la simbologia di queste ossa esposte, indagandone le stratificazioni attraverso una triplice lente, antropologica, esoterica e alchemica, si arriva a dimostrare come esse costituiscano il nucleo di una complessa visione del mondo che trova nel Carrasegare sardo la sua espressione rituale più compiuta.

[...] Per comprendere appieno il significato delle ossa nei Colonganos, è necessario inquadrare il carnevale sardo, o  meglio, il Carrasegare, come amo chiamarlo, nella sua autentica natura di cosmogramma. 

L’etimo stesso, secondo interpretazioni più arcaiche, da espressioni sarde che evocano la “carne da lacerare” ( "carre de secare" ), lo colloca immediatamente in una sfera sacrificale e di passaggio. 

[...] Il Carrasegare si configura così come un rito di passaggio collettivo, una psicostasia (pesatura dell’anima) comunitaria dove la società si purifica attraverso la simbolica eliminazione del vecchio e del marcio, per prepararsi al nuovo ciclo produttivo.

In questo quadro, la maschera non è un travestimento, ma una metessi, una partecipazione ontologica all’essenza di ciò che rappresenta. L’indossatore cessa di essere sé stesso per divenire il nume, l’antenato, la forza naturale o animale che la maschera incarna. È in questo stato di “possessione rituale” che il Colonganu, carico di ossa, agisce la sua parte nel grande dramma cosmico.

[...] L’uso rituale delle ossa presso i Colonganos di Austis affonda in un immaginario universale, ma declinato in modo peculiare dalla cultura agro-pastorale sarda. 

[...] In molte culture arcaiche, l’osso è considerato il nucleo indistruttibile dell’essere, il deposito dell’essenza vitale e della forza (menos in greco). Mentre la carne è corruttibile e mortale, l’osso resiste al tempo. Portare le ossa degli animali significa dunque esibire e maneggiare la potenza ancestrale della specie. 

[...] I Colonganos, danzando, scuotono e riattivano simbolicamente questa forza, richiamandola a beneficio della comunità.

[...] Il processo di scarnificazione, che lascia l’osso bianco e pulito, è una potente metafora di purificazione.  

[...] Nel contesto del Carrasegare, questo simbolismo si interseca con il tema del fuoco purificatore di Sant’Antonio e con la necessità di “bruciare” il vecchio anno per rigenerarsi

[...] Le ossa esibite sono probabilmente di animali domestici, forse consumati in pasti collettivi durante le feste. Mostrarle ritualmente è un atto di riconoscimento e di ringraziamento verso l’animale sacrificato, un modo per onorarne lo spirito e propiziarsene la perpetuazione nel gregge. 

Il suono sordo e “cupo” che producono è un linguaggio pre-verbale, un richiamo alla sfera selvatica e al patto ancestrale tra l’uomo e la natura da cui dipende la sopravvivenza.

[...] La maschera dei Colonganos di Austis, con la sua sconcertante esibizione di ossa, non è dunque una curiosità folklorica marginale, ma una chiave di lettura privilegiata dell’intero universo simbolico del Carrasegare sardo. In essa convergono la profondità antropologica del rapporto con la morte, la sottigliezza esoterica della simbologia alchemica e la forza primordiale di un rito che, attraverso il corpo, il suono e il simbolo, tenta ancora oggi di governare i grandi cicli del cosmo e dell’anima.[...]


Tiziana Fenu

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I Colonganos di Austis



domenica, gennaio 18, 2026

💙Cassandra

 Perché la verità è energia che tutto spazza. 

Ha una Bellezza incontaminata. 

Un'energia propria. 

È indomabile. 

La verità è di tutti, ma non per tutti. 

Per tutte le donne ridotte al silenzio, non ascoltate, punite per i loro talenti, per la loro Bellezza e Verità

"E questo è il mio viso stravolto.

Un viso che non sapeva di poter essere bello" .


Cassandra, principessa troiana di straordinaria bellezza, figlia di Priamo, re di Tro*ia, ed Ecuba, scelta da Agamennone come preda di guerra, come con*cubina, come sch*iava. 

Cassandra dalle doti profetiche, sacerdotessa del tempio di Apollo, che predice la distruzione di Tro*ia, per mano dei Greci nascosti nel cavallo di Tro*ia. 

Secondo la versione più famosa,  Apollo le donò la dote profetica in cambio del suo amore, ma lei, una volta ricevuto il dono, rifiutò di concedersi; adirato, il dio le sputò sulle labbra e con questo gesto la condan*nò a restare sempre inascoltata. 

Trovo stupendo questo "Monologo per Cassandra di Wislawa Szymborska" (1967)

E ho trovato intensamente stupendo e drammatico questo dipinto in cui Aiace rapisce Cassandra. 

Aiace d'Oileo fu un principe della Locride che partecipò alla guerra di Tro*ia.

Spregiatore degli dei, durante la notte della presa di Tro*ia non esitò a violen*tare la profetessa Cassandra nei pressi dell'altare di Atena. 

La stessa Cassandra cercò anche di resistere aggrappandosi al simulacro della vergine Pallade Atena, ma con violenza Aiace trascinò via la ragazza facendo cadere anche la statua. 

Per questo motivo, Atena punì tutti i combattenti greci rendendo loro difficile il ritorno in patria.

Secondo l'Odissea (libro IV), infatti, Aiace fu vittima di una tempesta sul tragitto verso casa, e la sua nave affondò. Poseidone ebbe pietà di lui e lo salvò, facendolo naufragare su un isolotto. Tuttavia l'eroe, ancora preda della propria arroganza, si convinse di essersi salvato con le sole sue forze e gridò, sfidando gli dei a cercare di ucciderlo; irato, Poseidone fece affondare lo scoglio dove l'aveva lasciato e lo fece annegare.

Secondo un'altra versione, riportata da Virgilio nell'Eneide, Aiace fu ucciso da una folgore scagliata dalla dea Atena, come vendetta della violazione compiuta 


SZYMBORSKA (1967)


Sono io, Cassandra.

E questa è la mia città sotto le ceneri.

E questi i miei nastri e la v*erga di profeta.

E questa è la mia testa piena di dubbi.

È vero, sto trionfando.

I miei giusti presagi hanno acceso il cielo.

Solamente i profeti inascoltati

godono di simili viste.

Solo quelli partiti con il piede sbagliato,

e tutto poté compiersi tanto in fretta

come se mai fossero esistiti.

Ora rammento con chiarezza:

la gente al vedermi si fermava a metà.

Le risate morivano.

Le mani si scioglievano.

I bambini correvano dalle madri.

Non conoscevo neppure i loro effimeri nomi.

E quella canzoncina sulla foglia verde –

nessuno la finiva in mia presenza.

Li amavo.

Ma dall’alto.

Da sopra la vita.

Dal futuro. Dove è sempre vuoto

e nulla è più facile che vedere la morte.

Mi spiace che la mia voce fosse dura.

Guardatevi dall’alto delle stelle 

– gridavo –

guardatevi dall’alto delle stelle.

Sentivano e abbassavano gli occhi.

Vivevano nella vita.

Permeati da un grande vento.

Con sorti già decise.

Fin dalla nascita in corpi da commiato.

Ma c’era in loro un’umida speranza,

una fiammella nutrita del proprio luccichio.

Loro sapevano cos’è davvero un istante,

oh, almeno uno, uno qualunque

prima di –

È andata come dicevo io.

Solo che non ne viene nulla.

E questa è la mia veste bruciacchiata.

E questo è il mio ciarpame di profeta.

E questo è il mio viso stravolto.

Un viso che non sapeva di poter essere bello.

(trad. di Pietro Marchesani, 2009)


"I miei giusti presagi hanno acceso il cielo.

Solamente i profeti inascoltati

godono di simili viste." 

Oggi siamo in novilunio in Capricorno, sotto il segno del Capricorno. 

Terra e ancora . 

Ma che anela alla vetta. 

Al panorama. 

All'orizzonte. 

A nuovi orizzonti 

Alla Porta degli Dei. 

La sublimazione dell'elemento Terra. 

Andare oltre. 

Siamo dentro la straordinaria energia del Sacro Archetipo Ebraico Resh, il ventesimo. 

La Testa, la sublimazione del mentale ad un livello superiore, prima degli ultimi due passaggi, la Shin, il Sacro Fuoco alchemico e la Tau, il Sigillo degli Iniziati. 

Tutto ciò che non arriva alla testa, sublimato, epurato, cesellato dal superfluo, resta in bassa energia e stagna. 

La  disidentificazione, porta al livello della chiaroveggenza, che è, letteralmente, "vedere chiaro". 

Come nella dimensione dell'Arcano Maggiore XX, il Giudizio, la rinascita, la trasmutazione che prelude alla completezza del Mondo, Arcano XXI, in cui si è al centro della propria galassia, in verità, nudi, senza sovrastrutture. 

Senza identificazioni, che ci allontanano da noi stessi. 

"Li amavo.

Ma dall’alto.

Da sopra la vita.

Dal futuro. Dove è sempre vuoto" 

Il vuoto è grembo. 

È possibilità. 

È potenziale. 

Saper stare nel proprio Grembo, è vita. 

È Manifestazione. 

È ricchezza e Abbondanza. 

Con infinita gratitudine sempre. 


"Aiace d'Oileo porta via Cassandra" , opera dell'artista Solomon Joseph Solomon, 1886.


Tiziana Fenu 

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Cassandra



sabato, gennaio 17, 2026

💙17 Gennaio. Il fenomeno delle mele blu.

 

17 Gennaio.
Il fenomeno delle Mele Blu

Pensavo come ancora dopo oltre 2000 anni ci si ostini ad avere un'unica ottusa opinione di ciò che davvero era il messaggio di Dio, attraverso il Cristo.
Pensavo in particolare alla figura di Giuda, e alla dimensione del tradimento, in particolare verso sé stessi.
Poi, elaborando questo scritto, si è formato un puzzle di tasselli che si sono incasellati bene tra loro, oggi che si celebra il Fuoco e l'Acqua, Sant'Antonio e, nel contempo, abbiamo abbiamo una manifestazione ierofanica molto particolare, in una Chiesa in Francia.
"Le mele blu"
Il Sacro Femminino.
Fuoco e Acqua.
Ma partiamo da Giuda.
Il tradimento di Giuda è funzionale e necessario alla realizzazione del Piano Divino.
Yoshua stesso lo chiama " amico", e gli dice di fare ciò che deve essere fatto al più presto, e nessuno degli apostoli capisce, tranne Maddalena, l'Apostolo che amava, il tredicesimo, che riflette la simbologia del tredicesimo Sacro Archetipo Ebraico Mem, la Madre Divina, ancestrale, cosmica, amniotica, e l'Arcano Maggiore XIII della Morte, poiché essendo Madre Divina, in essa è vita e morte contemporaneamente.
Ma il 13 è legato anche alla dimensione ciclica, lunare, astrologica, della tredicesima Luna, di cui abbiamo un altare anche qui in Sardegna, di cui ho approfondito in passato ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/08/altare-tredicesima-luna-ampliato.html?m=0), che non è certo un altare "per partorire", ma un altare che simboleggia la perfetta coesione, tra Femminile e Maschile, tra Luna e Sole.
Simbologia che incarna perfettamente sia il Cristo, che la Maddalena.
La Tredicesima Luna va da un novilunio all'altro, e si verifica sette volte ogni 19 anni, e si manifesta nell'anno solare successivo  a quello in cui si sono manifestati 13 pleniluni.
È la base del calendario ebraico, e la tredicesima Luna, va a far coincidere, con il suo ciclo di 19 anni,  2 ore e 5 minuti, il ciclo solare, con quello lunare.
Questo ciclo viene chiamato ciclo di Metone, astronomo e matematico greco, risalente al V sec. aC, già usato in Mesopotamia.
Al termine di questi 19 anni, si otterrebbe una perfetta sincronia tra i moti della Luna e del Sole: le medesime date corrisponderebbero alle stesse fasi lunari.
Proprio lo scorso anno, dopo 18,6 anni, per l'ultimo plenilunio in Cancro, lunedì 13 gennaio, in pieno lunistizio maggiore, si è manifestato il fenomeno della luna riflessa nel nostro pozzo Sacro di Santa Cristina, a Paulilatino ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/01/lunistizio-maggiore-al-santa-cristina.html?m=0)
È la tredicesima iniziazione, che oggi, 17 gennaio, viene celebrata con una manifestazione ierofanica luminosa  molto particolare, che si manifesta nella chiesa di Rennes le Chateau di cui ho parlato in un mio precedente post, se vi ricordate( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/08/maria-maddalena.html?m=0)
"Guardacaso( e l'Universo, quest'anno, mi emoziona tantissimo per i sincronismi e le risonanze) il 17, è proprio un numero legato a Maria Maddalena, e alla chiesa di Rennes Le Chateau, strettamente collegata al numero 17 ed ai Templari, legati alla figura del Sacro Femminino, e a Maria Maddalena, che lasciarono la loro impronta un pò ovunque.
L'abate Saunière venne nominato curato(1885) della Chiesa, e all'interno ritrovò dei misteriosi manoscritti, che lo fecero diventare ricco e famoso, tanto da fare erigere accanto alla chiesetta, la famosa “Torre di Magdala” facendo supporre che questo misterioso segreto ritrovato, fosse strettamente collegato a Maria Maddalena.
Mgd, in ebraico, come ho sottolineato altre volte, significa Torre.
Mgd
Magdalena
Molti Sacri Femminini sono stati rappresentati come Dee Turrite, simbologia legata all'amidgala del risveglio ( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/08/maria-maddalena.html?m=0)
Il 17 Gennaio di ogni anno, un raggio di sole attraversa la vetrata e provoca il fenomeno “delle mele blu”( la rifrazione delle vetrate della chiesa forma una sorta di Albero dalle mele blu, molto simbolico), e altri eventi misteriosi che ruotano intorno al numero 17.
Nell'ermetismo alchemico, con l'archetipo Phe, siamo dentro la fase chiamata Albedo.
Come il piombo è il metallo della Nigredo, l’argento è il metallo dell’Albedo, trasmutato dal piombo.
In termini alchemici, il corpo viene ridotto ad acqua “d’argento vivo”, da cui successivamente verrà prodotto “l’elisir”, ossia verrà creato lo Spirito vivificante. La seconda trasmutazione alchemica, dopo la Nigredo, e prima della Rubedo.
La purificazione dopo la putrefazione"
Maddalena, della quale era invidioso anche Pietro, che è il vero traditore, perche non ha fede, né in Dio né in Yeshua, che arriverà a chiamarlo Satana, ottuso e ingenuo, perché non pensa secondo Dio, ma secondo gli uomini, e anzi, piccola parentesi, questa avversione verso la Maddalena, che era, spiritualmente un'Iniziata, attraverso Yeshua che la prende come sua sposa, è stata ereditata dalla Chiesa romana.
Ricordiamoci che Pietro definisce le donne iniziate " NON degne di vita".
Ecco perche la Chiesa le ha tagliate fuori.
La Chiesa e le religioni in genere.
Riporto un brano di un discorso che ormai sta facendo il giro, che ormai conoscete tutti
"sceneggiatrice e regista.
"La regina di Biancaneve è ancora più canaglia perché lei è di fatto la mandante del tentato omicidio di Biancaneve. Perché lo fa? Perché lei vuole essere la più bella del reame. Quindi anche con l’aggravante dei futili motivi.
Tentato omicidio perché il cacciatore, uomo coraggioso e di buon cuore, non ce la fa. Anche perché la ragazza è troppo bella. È bella.
Fosse stata una cozza, al limite l’avrebbe squartata, ma è così bella.
E poi è ingenua, perché proprio è ingenua come un cucciolo di labrador. E lui la lascia andare. Allora Biancaneve incontra i Sette Nani, presso i quali si adopera per un periodo come colf. Poi, nonostante le mille raccomandazioni, anche dei Sette Nani, Biancaneve si fida di una vecchia orrenda, con l’aspetto da strega e che infatti è la strega. Morde la mela avvelenata, muore. Risorge grazie a chi? Al principe. A un bacio del principe, che se ne innamora perdutamente perché? Perché è bella. Quindi il principe la salva e la sposa. Ecco, entrambe le ragazze, bellissime - per carità - ma un po’ stralunate, trovano la loro realizzazione nel matrimonio con il principe. Un estraneo."

Vogliamo dire che anche della Maddalena, il povero Cristo di turno, mosso da pietà per tanta avvenenza, che se fosse stata cozza, non sarebbe diventata il tredicesimo Apostolo?
Maria Maddalena, rappresenta, come tutti i Sacri Femminini, compresi quelli delle favole, come Ishtar, Inanna, Astarte, Afrodite, Venere, quella sacerdotessa-moglie, attraverso la quale avviene la trasmutazione alchemica dei primi chakra verso frequenze più alte.
È la divina kundalini, la Shekinah incarnata.
Rappresenta il Mercurio, indaghiamo l'origine della parola Mercurio, la cui radice "mer-", rimanda alla parola francese Mer, che in spagnolo è Mar, e in italiano Mare.  Così, mar, mare, Mer e “Curius” o cura, "curia", che è il nunzio: messaggero.  Quindi, mer-curios o mar-curia, simboleggia il messaggero del mare. 
In effetti, Il mercurio è associato al liquido, l'acqua, poiché, tra I metalli, il mercurio è un metallo liquido che viene chiamato argento vivo.  E infatti, in alchimia, rappresenta la materia prima del grande lavoro che ognuno di noi deve compiere.
È lo spazio della Divina Madre, che è precluso a Pietro, poiché Pietro, resta ancorato alla materia, alla pietra, appunto, alle fondamenta, ma non alla trasmutazione.
Di cui Pietro prova invidia.
Invidia, che, invece, non prova Giuda, che, paradossalmente, era il più illuminato di tutti gli Apostoli, e che viene sollecitato da Yeshua stesso, a "distaccarsi" dagli altri Apostoli, a prenderne le distanze, a vedere le cose da un'altra prospettiva.
Tant'è che Yeshua ( e lo chiamo cosi perché è il suo vero nome) gli chiede se è pronto a tradirlo, e Giuda gli chiede perche ha scelto proprio lui.
Gli risponde che lui ha la forza che gli altri apostoli non hanno, perché Giuda farà in modo che venga sacrificato l'uomo ( Yeshua) dentro il quale è il Verbo stesso.
E questo è un passaggio cruciale, che si compie grazie a Giuda, il più illuminato tra gli apostoli, colui che è in grado di sostenere anche l'onta del tradimento, come la più alta forma di amore, per fare in modo che ci possa essere la trasformazione dell'uomo in Dio, la vittoria dello spirito sulla carne. Il tradimento è insito in ogni grande forma d'amore, e c' era grandissimo amore tra Yeshua e Giuda.
Viene scelto, perché aveva fiducia in lui.
È affidarsi all'altro, sapendo anche che ciò significa il rischio del tradimento.
L'opera di Dio doveva essere compiuta, in una visione di insieme che contemplasse il tradimento e anche il sacrificio dell'Apostolo prediletto di Yeshua, che non era certo Pietro, che mancava di fede, e che non si pentì mai di questa sua mancanza.
Cosa che non riusci a sostenere Giuda, che, dopo aver tentato di restituire i danari per il tradimento, si suicida.
La Chiesa ha fagocitato la figura di Yeshua.
È stata la sua fortuna.. La Chiesa romana ha costruito sulla successione apostolica di Pietro " uomo di poca fede", satana, indegno, come Yoshua stesso lo definiva.
Colui che lo tradirà 3  volte prima che il gallo canti( " molti sono i chiamati, ma pochi gli eletti" e Pietro non rispose alla chiamata, perché non era illuminato spiritualmente) piuttosto che costruire sui legittimi eredi di sangue di Y*oshua e Mad*dalena.
E c'è da sottolineare una cosa importantissima.
I primi messianici a scrivere i vangeli furono gli e*brei seguaci di Y*eshua, rivolgendosi agli altri e*brei.
Ma poi le fazioni si divisero, e Giuda diventa il primo mattone che darà via all'antise*mitismo ( la folla insultera' Giuda, per il tradimento).
Ciò è quello che scriveranno i redattori dei vangeli per colpevolizzare gli e*brei della croci*fissione.
Ma quei vangeli, verranno scritti in greco, per un pubblico greco-romano, e questo denota la necessità dei cristiani, di essere accettati dal mondo romano per avere una sorta di leggittimazione.
Non potevano certo accusare i romani di essere i responsabili della crocifissione di Yeshua, quindi accusano gli ebrei, e tutta la colpa ricade su Giuda, quando invece, Yoshua stesso, e lo dimostra , chiamandolo amico, e con il famoso bacio che erroneamente la chiesa ha voluto che ne sugellasse il tradimento, mentre invece ne sottolinea la grande fiducia, e il privilegio , come un vero eletto( titolo che non ha saputo portare Pietro), vero erede, insieme alla Maddalena del testamento alchemico e spirituale di Y*eshua, straordinario alleato e complice( che ha messo da parte il suo ego per realizzarlo, pagandolo con la vita) del grandioso piano divino, che solo un eletto può vedere nella sua totalità, senza soffermarsi sulle piccolezze.
Poteva rifiutare la responsabilità del tradimento. Ma non lo fece.
Lui.
Giuda.
Era il più forte.
E Ye*shua lo sapeva.
Sapeva che era in grado di sostenere l'impegno del tradimento.
Alla pari. Un dare e un ricevere il tradimento. Sullo stesso piano.
Per evolvere insieme.
Giuda trova corrispondenza nell'Arcano Maggiore XII dei Tarocchi, l'Appeso.
Si autosacrifica per ritrovare la "misura di sé", la sua Lamed, il suo valore, il suo Archetipo 12, la cui somma fa 3, la somma potenza creatrice, divina.
È l'iniziazione, la morte dell'io, la caduta delle Maschere. È il sacrificio richiesto, affinché il vero, la verità emerga.
Ma al contempo, rappresenta anche l'ostinazione alla cristallizzazione.
Una sorta di indolenza.
Restare aggrappati alle proprie credenze, ai propri ruoli.
Una personalità precaria che necessita di aggrapparsi a quel poco di precostituito e conosciuto, pur di non scoprire l'abisso che regala nuovi orizzonti.
Adattarsi ad un cliché narrativo che ha fatto il suo tempo, e che risulta anacronistico, come il racconto della bella di turno nelle favole, che se fosse cozza, non se la filerebbe nessuno.
Io sono continuamente Giuda di me stessa.
Mi fido di un disegno superiore.
Le cose non le mando a dire.
Non mi adatto.
Non mi conformo.
Muoio migliaia di volte a me stessa, pur di sentire l'ebbrezza del mio stesso abisso, e provare l'emozione del battito d'Ali.
L'Appeso, anticipa la Mo*rte, che è la piattaforma della rinascita, e quindi, della trasformazione.
E poi, c'è l'Archetipo 15, la Samech, con funzione "pressione", per far emergere, il Divino che è in noi, tramite la scelta, l'Arcano XV del Dia*volo.
Perché abbiamo sempre una scelta.
In ogni microsecondo abbiamo la possibilità di scegliere, di fidarci.
Di noi stessi.
Di quel che di divino, abbiamo già in noi.
Della verità che è già in noi.
Dobbiamo solo lasciare che emerga.
I ruoli, le occasioni, le istituzioni, sono solo parentesi di passaggio, nei quali non possiamo riporre la nostra identità, la nostra identificazione.
Siamo esseri in continua evoluzione e le uniche alleanze energetiche che dobbiamo creare sono quelle che ci fanno emergere.
In questo scritto, sono partita con il parlare di Giuda, accostandolo alla figura della Maddalena, perché sono stati i due Iniziati di spicco, perché entrambi, sono stati i protagonisti della tredicesima Iniziazione.
Tredicesima Iniziazione, legata, astrologicamente, alla costellazione dell'Ofiuco, la tredicesima, a cui sono particolarmente legata, per periodo di nascita, che rappresenta la summa della Sophia, come ho avuto già modo di approfondire.
E Ofiuco è considerato anche il segno di Giuda, del "traditore", ma sappiamo bene che così non è.
Un filo rosso, oggi, ha tracciato un legame tra Giuda, la Maddalena, l'Ofiuco.
Il Sacro Archetipo Ebraico Phe, il diciassettesimo, è legato proprio a questa manifestazione  ierofanica delle mele blu, nella  chiesa di Rennes le Chateau.
Una Chiesa dedicata al Sacro Femminino, e ai suoi Sacri Misteri, che si manifestano anche attraverso questa particolare ierofania delle "mele blu".
Archetipo Phe, con funzione "espansione" e Arcano Maggiore XVII della Stella.
Il Mascolino che si espande attraverso il Femminino.
Oggi che siamo in un Archetipo 19, la Qoph, con funzione legame, correlato all'Arcano Maggiore del Sole.
Oggi si celebra Sant'Antonio.
Un portatore di Fuoco, un Eremita, estremamente legato alla simbologia del Sacro Femminino.
Tanta roba, anche stavolta.
Con infinita gratitudine, sempre.

Tiziana Fenu
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17 Gennaio. Fenomeno mele blu