Ci siamo.
Il Sigillo di Fuoco e Acqua attraverso la Porta dell’Equinozio.
In queste ore sospese, mentre il velo tra i mondi si assottiglia e il respiro del creato muta il suo ritmo, ci apprestiamo a varcare una soglia di immensa potenza iniziatica.
Domani, giovedì 19, e venerdì 20, il cielo sulla terra inciderà due segni indelebili nel libro del divenire.
Il Novilunio nei profondi abissi dei Pesci e l’Equinozio di Primavera, il risveglio dell’Anima Mundi.
Questi due passaggi non sono semplici eventi astronomici, ma ipertesti sacri, pagine viventi della rivelazione divina.
Il primo è sigillato dal Sacro Archetipo Ebraico He', con funzione "vita", il quinto, finestra della vita e della respiro cosmica.
He' è il soffio che anima la forma, la recettività che accoglie lo spirito.
La sua manifestazione terrena è l'Arcano V, il Papa, il Gerofante.
Non è la dogmatica, ma il Ponte per eccellenza, colui che, piantato sulla terra come una colonna, ha il capo chinato non per sottomissione, ma per ascoltare il sussurro degli dèi e trasmetterlo, attraverso la sua stessa sostanza, ai fedeli.
È la chiave che interpreta i misteri, il tramite che rende sacro il mondano.
Il giorno dopo, nel grembo del venerdì, giorno sacro a Venere, l’archetipo che si attiva è il quindicesimo, Samech.
La sua funzione è la pressione, la spina dorsale del cosmo che preme dal basso verso l'alto per far emergere la divinità sepolta in ogni goccia di vita. È il sostegno, il pilastro di forza che costringe il seme a spezzare il buio del terreno per tendere alla luce.
L’Arcano che lo riverbera è il XV, il Diavolo.
E qui, attenzione, come ho sempre detto, non fraintendiamo il suo volto. Esso è Pan, il dio della natura tellurica e istintuale, la potenza creatrice primigenia, la forza oscura e fertile che spinge alla generazione.
È la possibilità incarnata, il bivio eterno tra l'incatenarsi alla materia o l'usare la sua stessa potenza per forgiare le ali dello spirito.
È il fuoco che arde nel centro della terra, pronto a diventare vulcano di coscienza.
E l’orario stesso dell’ingresso equinoziale è una firma, un sigillo numerico perfetto.
Le 15:45.
Il 15 è la somma che riconduce all'unità molteplice, 1+5=6. Ecco che dal 15, dalla pressione di Samech e dalla potenza del Diavolo, scaturisce l'equilibrio, il 6, gli Amanti, l'Arcano VI.
Questo numero è la vibrazione di Vav, il chiodo, la congiunzione, la kundalini che sale eretta lungo la spina dorsale (Samech) per unire il trono in alto con l'altare in basso.
L'equinozio è l'istante in cui la bilancia del mondo trattiene il respiro.
Giorno e notte si equivalgono, maschile e femminile si incontrano in un amplesso cosmico.
È la Ierogamia, le nozze sacre tra il Sole (principio attivo, cosciente) e la Luna (principio ricettivo, profondo e ctonio).
Celebriamo Oestara, la Dea dell’aurora, il cui nome stesso, dalla radice awes-, è un guizzo di luce nascente.
Non è solo la festa della primavera, ma la celebrazione di questa unione.
Anticamente era una festa lunare, legata al primo plenilunio dopo l’equinozio, perché la luce piena deve emergere dal buio fecondo. L’Equinozio è la discesa di Persefone/Kore negli inferi e la sua risalita per unirsi allo Sposo.
È il viaggio di Iside che ricompone Osiride, di Inanna che attraversa i sette cancelli. È lo strappo necessario, la crepa nel guscio di buio, la solitudine dell’abisso che il seme deve patire per poter germogliare.
Senza quel buio, senza quella pressione (Samech), non c'è la spinta verso l'alto.
Questa sublimazione è l’antidoto più potente alla forza di gravità delle energie dense.
Le antiche civiltà lo sapevano. Concepire all’equinozio significava far sì che la creatura attraversasse la porta del solstizio per nascere, entrando in sintonia con i ritmi cosmici.
Lo sanno le nostre Domus de Janas in Sardegna, orientate ai solstizi, porte degli umani e degli dèi.
Lo testimonia il pozzo sacro di Santa Cristina, dove nell’equinozio l’ombra si capovolge nella tholos, annunciando la rinascita. L’acqua si fa mercuriale, evapora più velocemente al primo calore.
È l’inizio della trasmutazione.
In termini cristici, questo è il viaggio iniziatico del Sole spirituale.
Il Cristo non è solo un uomo, ma il Logos Solare, il Krestos greco, il "Fuoco". Betlemme, Beth-lehem, la "Casa del Pane", ma esotericamente "Torre di Bel", la lingua di fuoco.
Ogni anno, in questo passaggio, il Cristo/Sole rivive la sua passione, morte e resurrezione dentro di noi, insegnandoci a lavorare con il fuoco sacro per eliminare gli aggregati psichici e far discendere la divinità nel cuore.
Tutte le civiltà hanno adorato ciò che stava dietro il sole fisico.
Gli Egizi, in questo frangente, celebravano la "festa dell'incendio dell'universo" e onoravano Apis, il Toro Sacro. Apis è la potenza generativa per eccellenza, l'incarnazione di Osiride, il conduttore del cocchio del Sole legato alle Pleiadi, all’illuminazione e alla rivelazione.
Dalle lacrime di Ra per la morte del Toro nacquero le api operose.
Ecco la sinergia perfetta.
Toro (forza, generazione) e Api (operosità , impollinazione, fertilità ).
Il faraone del Basso Egitto aveva come emblema l’Ape Regina. Le api e le loro cellette esagonali( e ritorniamo al numero 6/15/1+5/5 dei nostri Archetipi di questo passaggio) sono una geometria sacra vivente, la forma tridimensionale della Merkaba, il carro di luce, la griglia cristallina che collega corpo fisico e spirito, la cui impronta è la Stella di David, due triangoli intersecati che nascono dalla matrice primordiale della Vesica Piscis, della complementarietà tra polarità , l'utero cosmico da cui tutta la vita emerge.
È in questo equilibrio che ritroviamo il nostro fuoco. L’autorealizzazione.
Il fuoco del cuore, che deve ardere senza divampare, nutrito dall’acqua.
Nella Medicina Tradizionale Cinese, il Cuore è Fuoco, i Reni sono Acqua.
L’uno purifica e ascende, l’altro radica e nutre la memoria.
Sono il ritmo stesso dell’Universo.
Espansione e contrazione, sistole e diastole, l’onda orgasmica che crea la vita. L’acqua (Mercurio, primo stadio alchemico) lava via le scorie della putrefazione invernale, preparando la materia per la nuova opera.
Nella Ruota di Medicina, volgiamo lo sguardo dal Nord (saggezza degli antenati) all’Est, la direzione del nuovo inizio, della luce, dell’illuminazione.
L’animale totem è l’Aquila, che punta dritta al sole.
È l’apertura del cuore, la fiducia nell’Universo, la gestione del nostro potere nel terzo chakra, Manipura, il plesso solare.
È il fuoco gastrico che trasforma, che digerisce le esperienze e le tramuta in energia vitale, mettendoci in contatto con il nostro potenziale più alto in quanto manifestazione del Grande Spirito.
Ci siamo.
Sulla soglia.
Con il fuoco nel cuore e l’acqua che nutre le radici, pronti a fiorire insieme ai fiori, a profumare di nuovo, in un’esplosione di vitalità dirompente.
L’Universo, in questo istante di perfetto equilibrio, ci invita a diventare noi stessi la Porta.
Con infinita gratitudine sempre
Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com


Nessun commento:
Posta un commento