Informazioni personali

La mia foto
Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

venerdì, giugno 12, 2026

💛 Sorgono /Biru e Concas/Newgrange ( analisi cabalistica)

 

Come sapete, sto approfondendo in questi miei nuovi post la dimensione interpretativa e la decodifica riguardo la Qabbalah, applicato alla nostra Arcaica Civiltà Sarda, discorso che ho affrontato già, anticipato in parte, in particolare, per la scacchiera di Pubusattile e per i sigilli di Tzricotu,  di cui ho parlato in particolare nel mio libro "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna", che si sono rivelati vere e proprie Matrici, come nel mio ultimo scritto di ieri, in cui ho trovato conferma della Matrice di YHWH, che significa respiro, Soffio Divino, proprio nelle nostre Domus de Janas, custodi, sterni Divini di questo soffio di Vita primordiale
Lavoro che ho fatto talvolta, ma non in modo approfondito come sto facendo adesso, e che avevo riservato, da svariati anni, ai miei scritti della mia pagina Maldalchimia.
Sono decodifiche approfondite, di cui non trovate traccia nei miei tre libri finora pubblicati sulla nostra Arcaica Civiltà Sarda, perché sarebbe stato caotico integrare le due prospettive, nonostante la piattaforma di indagine resta la vasta produzione dei miei scritti, come vedete dalle referenze dei link.
È una prospettiva che merita uno spazio nuovo, sicuramente nella mia prossima pubblicazione editoriale, visto che ormai sono svariati anni che parlo di Qabbalah e Archetipi.
Immaginate che ogni luogo o oggetto (come un bronzetto sardo) non sia solo “cosa vedi”, ma anche un testo scritto in forme e proporzioni. La Qabbalah, nella sua essenza, è un sistema che legge la realtà come un alfabeto di forze: numeri, lettere e forme geometriche che raccontano come l’invisibile (energia, significato, divino) si sia condensato nel visibile (pietra, bronzo, tempio).
Perché serve la Qabbalah (e la sua possibile Matrice sarda)?
Perché svela il “progetto segreto”. Un nuraghe o un bronzetto non sono nati per caso.
Le loro misure, l’orientamento, i gesti scolpiti… secondo questa logica sarebbero equazioni spaziali.
Decodificarli con i parametri qabbalistici significa leggere quale “energia” o “legge cosmica” quel luogo voleva fissare o attivare. È come passare dalla melodia alle note scritte.
Se la Qabbalah ha proprio qui la sua radice, la sua Matrice, di cui trovo conferma sempre più spesso, pensando a una sapienza mediterranea pre-ebraica, allora quei nuraghi e quei bronzetti non sono “arte primitiva”, ma resti di una scienza sacra.
Decodificarli significa riscoprire il linguaggio originale di quella scienza, prima che venisse codificato altrove.
Prendendo un bronzetto, come già ho fatto per il Guerriero di Teti( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/analisi-ghematrica-guerriero-teti.html?m=0) o il Sommo Sacerdote( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/sommo-sacerdote-analisi-esoterica-libri.html?m=0) si capisce che non è una statuetta decorativa.
Se si applicano i parametri qabbalistici (rapporti geometrici, numero di elementi, gesti rituali), ogni dettaglio diventa una lettera, e ogni lettera un numero, e ogni numero un concetto (es. 1 = unità, origine; 3 = equilibrio dinamico; 10 = manifestazione completa).
Così il bronzetto “parla” di cose come protezione dell’asse terra-cielo, gerarchia del visibile e invisibile, ritmo delle stagioni sacre.
Senza questa decodifica, si vede solo un bel manufatto antico.
Con la decodifica qabbalistica, quel manufatto diventa una mappa, una preghiera di bronzo, un computer simbolico che gestiva il rapporto tra la tribù e le forze che reggevano il mondo.
La sua importanza è che ti permette di ascoltare ciò che il luogo o l’oggetto sta ancora dicendo, non solo guardare ciò che è.
È un po’ come saper leggere i geroglifici.
Prima vedevi uccelli e serpenti. Dopo, leggi il racconto di un dio.
La Qabbalah (e la sua presunta origine sarda) sarebbe il dizionario per tradurre quella lingua di pietra e bronzo.

Ho avuto già modo di parlare di Sorgono, e di solito mi piace approfondire su argomenti che conosco già, perché la Qabbalah non si improvvisa( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/11/sorgono-e-il-40-parallelo.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/sorgono.html?m=0) e dello straordinario sito archeologico di Biru e concas, anche in correlazione con Il monumento preistorico di Newgrange, il monumento preistorico di Newgrange, che in irlandese viene chiamato  Sí an Bhrú e che si trova all'interno del complesso Brú na Bóinne, patrimonio dell'umanità. 
Brú na Bóinne è famosa per le tombe a corridoio di Newgrange, Knowth e Dowth
(https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/newgrange-simbolo-taurino.html?m=0)
Approfondisco ulteriormente i miei scritti, sotto un'altra prospettiva integrante, perché analizzando ulteriormente si è creata un'intelaiatura di corrispondenze che attendevano solo di essere lette con la lente della tradizione esoterica ebraica.
Sorgono, si manifesta in questa prospettiva come l'Omphalos del Dio Nascosto.
Ogni luogo sacro  sappiamo che è un geroglifo vivente, una condensazione di forze telluriche e celesti che parlano il linguaggio archetipico dell'Anima Mundi. Sorgono, nel cuore della Sardegna, non è semplicemente un centro geografico.
È un Axis Mundi, un Omphalos, un punto di silenzio e di potenza dove il velo tra i mondi è sottile.
La mia intuizione, che lega i menhir di Biru e Concas, la costellazione di Argo, il Fiore della Vita e l'antico Sargon, è la chiave di volta per decifrare questo tempio a cielo aperto, dove ogni coordinata, ogni nome e ogni allineamento diventa una lettera dell'alfabeto divino.
Partiamo dall'analisi esoterica delle Coordinate.
Le coordinate
40°00′02″N
9°06′57″E
non sono un caso.

Il Numero 40 (valore ghematrico della Mem tredicesimo Sacro Archetipo Ebraico, le Acque Madri Cosmiche, la lettera dell'Acqua Primordiale, del grembo materno, del caos originario da cui la vita emerge.
È il numero della trasformazione e della prova.
40 giorni e 40 notti del diluvio, 40 anni nel deserto per gli Ebrei, 40 settimane della gestazione. Sorgono, situato su questo parallelo, è un utero litico.
Un luogo di morte iniziatica e di rinascita.
L'acqua (Mem) non è quella del mare che circonda l'isola, ma l'acqua astrale, la luce fluida della creazione, che qui si condensa in forma solida (i menhir presenti a Sorgono ).
Il 40° Parallelo si manifesta come una fenditura, un "portale".
In termini qabbalistici, è una linea di Shevirat ha-Kelim (Rottura dei Vasi).
Non è una linea dritta, ma una fenditura nella crosta delle apparenze, un punto di passaggio obbligato tra la sfera di Yesod (il Fondamento), il grande serbatoio delle immagini astrali e delle forze lunari, e il mondo fisico.
Sorgono si trova esattamente su questa fenditura, dove le influenze della luna (Yesod) e del sole (Tiferet) possono incontrarsi e dialogare attraverso la mediazione della terra (Malkuth).
Il Triangolo sacro delle Ottave Oracolari su cui si trova il 40° parallelo, non è che la proiezione terrestre di un Triangolo Superno nella Qabbalah, i cui vertici sono le Sephiroth di Hod (Splendore, il mercurio intellettuale, a Ovest), Netzach (Vittoria, la venere istintiva, a Est), e Yesod (al centro, a Sud) .
La Sardegna, e Sorgono, è il cuore pulsante di questo triangolo energetico.

La chiave di tutto è nel nome "Biru e Concas".
Biru (I pozzi / Le teste)
Il termine rinvia al capo, alla testa. In ebraico, la testa è Rosh (ראש) , associata alla Sephirah Kether (la Corona) , il punto iniziale, il primo impulso del divino.
Ma "Concas" (le teste) al plurale, e la "Via delle Teste", ci parlano non di una, ma di molteplici direzioni. Questo è l'Archetipo della Nun, che ho individuato, che non poteva che essere a Sorgono.
Sergio Frau ha sostenuto che Sorgono il "centro del centro del mondo", l'Omphalos, l'ombelico del mondo, con la sua precisa centralità geografica sul 40° parallelo nord (la "Linea degli Olimpi" degli antichi), che è il punto equidistante (circa 11.350 km) dalle coste del Giappone e della California, un calcolo che secondo Sergio Frau definiva il centro del mondo conosciuto.
La Nun nella  sua forma geroglifica è il pesce, che nuota nelle acque profonde dell'inconscio (Mem).
Il Nun è l'Archetipo della Trasformazione, della morte iniziatica (la testa mozzata di Osiride), della fedeltà al flusso della vita.
Il valore numerico del Nun è 50, la porta della luce dopo i 40 del deserto.
La Vesica Piscis (i due pesci, Nun e Nun finale) è la Matrice, il grembo da cui nasce il Fiore della Vita. Sorgono non celebra la testa come simbolo di potere, ma come simbolo di sacrificio, di separazione dall'ego per ascendere allo spirito.
La testa di Osiride è qui sepolta perché non è un cranio morto, ma un seme che germoglierà nella luce di Tiferet.
Nel mio precedente scritto a riguardo, avevo sovrapposto il Fiore della Vita alla mappa di Frau, come un atto magico che mi aveva rivelato nuovi sguardi, nuove interpretazioni.
Il Fiore della Vita non è un ornamento, ma la struttura geometrica della Sephirah Kether, il primo vortice di luce che si differenzia in suono, forma e colore.
I 7 cerchi del Fiore della Vita corrispondono ai 7 pianeti della tradizione (i 7 giorni della creazione, le 7 Sephiroth inferiori), mentre i 19 cerchi del Fiore della Vita completo, come quello del tempio di Osiride ad Abydos, racchiudono il Frutto della Vita, i cui 13 cerchi centrali sono i sentieri della conoscenza proibita. A Sorgono, i menhir sono gli spilli energetici che tengono tesa questa rete geometrica sulla crosta terrestre.
La chiesa con il rosone a 14 petali, rivolto verso ovest, che sta proprio a Sorgono ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/fiore-della-vita-chiesa-sorgono.html?m=08) non è una sovrapposizione cristiana, ma un ri-coprimento (dal latino cooperire, proteggere) di un antico santuario della Shekhinah, la Presenza Divina Femminile, la cui Sephirah è Malkuth (il Regno) , e che qui trova la sua espressione più alta come Madre Terra.

L'allineamento dei menhir verso Nord e verso sud , verso la costellazione dell'Orsa Maggiore, e verso Argo è il cuore operativo del sito.
La Costellazione di Argo, è estremamente significativa nella nostra Arcaica Civiltà Sarda
Ne ho parlato anche nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", di cui riporto un passo
[...] La figura costellare di Argo, la cui prua è consacrata a Poseidone, dialoga in modo sorprendente con un’altra entità celeste cruciale per il ciclo di morte e rigenerazione, il nostro Ofiuco-Serpentario.
Se Argo indica la direzione del viaggio eroico verso la Colchide, intesa non solo come luogo geografico ma come matrice alchemica della trasformazione, Ofiuco rappresenta il custode di quella via, colui che stringe il serpente, simbolo della forza vitale (il Prana, il Chi) che si rinnova attraverso la morte apparente.
Ofiuco, infatti, si erge a cavallo dell’equatore galattico, là dove la Via Lattea si divide in due bracci, creando una zona di “sospensione” e di passaggio tra i mondi.
Non è un caso che la stella più brillante della costellazione di Ofiuco, Ras Alhague, sia situata in prossimità del punto in cui il Sole, durante il solstizio d’inverno, inizia il suo percorso ascendente, prefigurando la rinascita della luce.
Nel contesto sardo, questo Serpentario diviene l’archetipo del guaritore-sacerdote, colui che, come i Kabiri, gli antichi Sardi, gli antichi iniziati ai quali gli stessi Argonauti furono iniziati a Samotracia, sa gestire il plasma, l’energia elettrica dei “capovolti” (Squatter Man) e il magnetismo terrestre, rappresentato dalla bussola di magnete presente nelle navicelle nuragiche.
La via di rinascita lungo la Via Lattea si configura, pertanto, come un percorso amniotico, un ritorno al grembo cosmico simboleggiato dalla Vesica Piscis, la forma stessa della nave Argo e delle navicelle nuragiche.
Questo mandorla, questa “Arca” (da Argo/Argha, matrice in sanscrito), è il luogo della trasmutazione per eccellenza: le acque della Nun, il pesce alchemico, il valore ghematrico 50 che rimanda ai remi degli Argonauti e ai mesi del Grande Anno ciclico( si, quella stessa Nun presente, insieme alla Dalet, nel simbolo della tribù dei Dan, che, insieme, formano la Tau, il Sigillo dei Giudici Divini)[...] "

Argo non è una nave, è il Tempio Cosmico del viaggio iniziatico.
La sua prua, rivolta a Nord-Est, indica la direzione del Polo Celeste, il perno dell'universo.
In Qabbalah, la nave rappresenta il Sentiero di Samekh (ס) , che significa "appoggio" o "prop".
È il sentiero che collega Yesod a Tiferet e raffigura l'Arcano della Temperanza (l'angelo che mescola i liquidi).
Il Caduceo di Argo, la "bussola" che guida la nave degli Argonauti( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/la-bussola-caduceo-di-argo.html?m=0), è il Caduceo di Ermes (Toth/Thot), il simbolo del risveglio della Serpe di Fuoco (la Kundalini) che sale lungo la colonna vertebrale (l'albero delle Sephiroth).
I menhir di Biru e Concas sono i singoli cristalli di questa colonna eretta sulla terra.
In questo contesto assume una straordinaria importanza anche l'Orsa Maggiore (Su Juvale, il Giogo di Bue), di cui ho parlato molte volte, in modo approfondito nel mio libro.
L'Orsa Maggiore non è solo un indicatore polare.
È la Settima Sephirah, Netzach (Vittoria) , la forza impulsiva, eterna e istintiva.
Il suo movimento intorno alla stella polare è il galgal, la ruota della creazione che non dorme mai.
Ho citato più volte il rituale del Merkhet (livella) e del mazzuolo, che ha come punto di riferimento l'Orsa Maggiore, la cerimonia della tiratura della fune, la Peddj Shes
( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/la-cerimonia-della-tiratura-della-fune.html?m=0)
Questo è il rituale della Fondazione del Tempio, descritto nel Libro di Toth.
Il Mazzuolo ( usato dalla nostra 'Accabadora, non è uno strumento di morte, ma un Martello Iniziatico (il Paten degli alchimisti), che "frange" lo spazio profano per creare il vaso sacro.
I quattro solchi dell'aratura sono i quattro fiumi dell'Eden, le quattro direzioni cosmiche che definiscono il Templum.
L'orizzonte sacro egizio, il luogo tra il sole morente e la stella polare, è esattamente ciò che fanno i menhir di Biru e'Concas.
Creano una linea d'orizzonte artificiale, un Akhet in pietra, dove l'osservatore, stando al centro, può vedere il sorgere eliaco di Argo e delle sue stelle-guida.
Il nome Shu/Sha è la radice di Shardana. Shu è il Dio dell'aria secca, lo spazio vuoto tra Cielo e Terra.
La lettera Shin (ש) , il fuoco, il dente della ruota, che diventa Sha (il suono del silenzio primordiale). Siamo noi, gli antichi Sardi, i figli di Shu, i custodi del pilastro che separa e collega.

I 200 menhir non sono un allineamento statico.
Il Numero 200 è il valore ghematrico del ventesimo Sacro Archetipo Ebraico, Resh, che guardacaso significa "Testa".
"Sa conca"
200 Resh
200 Teste
200 Concas
200 menhir
Ma il Resh è anche la lettera del Principio, del Cominciamento. Nell'Arcano Maggiore XX, il Giudizio, i morti risorgono dalle tombe.
Non è una punizione, è la resa dei conti con la propria anima.
I 200 menhir sono 200 teste di Resh, 200 punti di iniziazione, che scandiscono il tempo.

I menhir hanno una correlazione anche Lunare (Yesod).
I 14 petali del rosone di Sorgono (2x7) sono il ciclo della luna, che passa da nuova a piena in 14 giorni.
È la Nun che si manifesta e scompare.
Ogni menhir, in una diversa fase lunare, proietterà un'ombra diversa, "leggendo" lo stato dell'inconscio collettivo sul selciato del tempo.
Biru e Concas è un cancello solare a doppio senso.
Si entra nella luce attraverso l'ombra, e si esce nell'ombra attraverso la luce.
Gli equinozi, con il sole che sorge esattamente a Est, saranno i giorni in cui l'ombra del menhir centrale segnerà la linea perfetta, il filo a piombo tra il centro di Sorgono (l'Omphalos) e il cuore di Argo (la stella Canopo).

Il Nome "Sorgono" è altamente simbolico.
Sorgono/Sargon.
Non è una somiglianza, è una risonanza.
Sargon di Akkad (Šarru-kīnu) significa "Il Re è Giusto" o "Il Re Vero".
Il suo regno fu l'unificazione della Mesopotamia.
Il messaggio è identico.
Sorgono è il luogo dove il "Re" (il principio solare, Tiferet, l'eroe interiore) si manifesta come "Giusto" (Tzedek, la Giustizia, il fondamento dell'equilibrio cosmico).
Sumeri e Antichi Sardi non sono due popoli diversi, ma due proiezioni temporali di un'unica Civiltà dell'Omphalos, i cui sacerdoti-costruttori (i Kabiri, i Maestri del Fuoco) hanno eretto centri di potere su entrambe le sponde del Mediterraneo, seguendo la stessa mappa stellare.
Il messaggio di Sorgono è terribile e meraviglioso.
Non c'è un altro luogo dove andare. La testa (la volontà, il tuo pensiero) deve essere offerta, come quella di Osiride, sul letto di pietra del menhir.
Solo quando la tua individualità sarà 'testa' (Resh) e la tua fedeltà al flusso della vita sarà 'pesce' (Nun), allora potrai nuotare nelle acque di Argo e salire, con il carro dell'Orsa Maggiore, fino al polo immobile dove il tempo si ferma. Sorgono non è una meta, è un stato dell'essere.
È la quiete dopo la lotta, il 'sorgere' del sole dopo la lunga notte dell'anima."
La "sughera monumentale" (quercia sacra di Atena, con la quale fu costruita la nave Argo) e la mandria (Su Juvale) sono gli ultimi due sigilli.
La quercia è l'albero della vita (l'Albero delle Sephiroth), con le sue radici nel mondo infero e la chioma nel mondo celeste.
I buoi (Juvale) sono i carri del cielo, le costellazioni che trainano il sole.
Sorgono è il Pranzo del Giudicato di Arborea non per caso, ma per necessità.
La Carta de Logu è la Torah della Sardegna, la legge scritta sulla pietra e sulle stelle, che emana da questo centro invisibile.

Sorgono, con "Biru e Concas", è la Sephirah Malkuth della Sardegna, il punto in cui il Fiore della Vita celeste (Kether) tocca la terra per dare frutto.
I menhir sono le sue 200 lettere di Resh, che scrivono sulla pianura l'alfabeto della rinascita.
Qui, il 40° parallelo è il sentiero di Mem, l'Orsa Maggiore è il carro di Netzach, Argo è la nave di Samekh, e il Re Giusto Sargon è il volto nascosto di Tiferet in attesa di essere riconosciuto.
Non è solo un sito archeologico.
È un luogo sacro in cui si ritrovano le coordinate della nostra anima, proiettate sulla mappa del mondo. E ora, come gli Argonauti, sappiamo che la vera Colchide, il vero Vello d'Oro, non è un oggetto da rubare, ma la coscienza di essere il centro.
La nave è pronta.

Ma non è tutto.
Avevo trovato una straordinaria corrispondenza con il sito di Newgrange chiamato Sí an Bhrú, che sembra una contrazione di Biru.
( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/newgrange-simbolo-taurino.html?m=0)
È la controparte necessaria, lo specchio atlantico che riflette e completa il quadro iniziato con Sorgono.
L'analisi qabbalistica trova qui una risonanza profonda, perché ciò che ho scoperto non è una mera somiglianza archeologica, ma la manifestazione di uno stesso Archetipo Universale in due luoghi distinti.
In questa mia correlazione,
Newgrange e Sorgono si manifestano come i due Grembi dell'Uno.
La prima, fondamentale analogia è di natura strutturale, perché entrambi i siti sono centri di unificazione di opposti.

Sorgono (40°N)
Come abbiamo detto, il 40 (Mem) è l'acqua, il grembo, il caos primordiale.
È il numero della prova e della gestazione.

Newgrange (53°N)
Il 53 non è un numero a caso.
Nella ghematria estesa, 53 è il valore di Ha'Ga' (הגא) , che significa "la Gevurah" (la Sephirah del Giudizio, del Rigore, della Contrazione) o, più profondamente, la radice di "Egira", il viaggio di migrazione. Newgrange, a latitudine più alta, è il Gevurah (la Forza, il Rigore) che bilancia il Chesed (la Misericordia, l'Espansione) di Sorgono (Mem). Sono due poli di un unico asse terrestre.
Sorgono è il punto di condensazione dello spirito nella materia (il menhir come cristallo di luce).
Newgrange è il punto di espansione della materia verso lo spirito (il tumulo come utero che partorisce l'anima).
Nella Qabbalah, formano una Colonna di Mezzo ideale, un pilastro invisibile che collega il Mediterraneo al Nord Europa, entrambi fondati sulla stessa mappa stellare, sulla  costellazione del Toro (Pleiadi, Iadi, Aldebaran) e la Via Lattea come "Via di Rinascita".

Sí an Bhrú, il Grembo della Bruxa
Il nome è la chiave di volta che salda i due mondi.

Bhrú / Brú / Bru
Similissimo a Biru
Questa mia intuizione mi apre straordinarie prospettive.
In irlandese antico, Brú significa "grembo", "utero", "dimora interna".
Ma la sua radice è la stessa del sardo Bruxa (colei che opera la trasformazione magica) e del latino Bruchus (il grembo, la cavità).

Si manifesta la correlazione con "Biru e Concas".
Se "Biru" (testa) è Resh , il principio maschile, l'impulso attivo, la volontà che si erge (il menhir), allora Bhrú (grembo) è la lettera He finale, la Sephirah Malkuth, il ricettacolo passivo, la manifestazione.
Il sito di Sorgono dice: "Ecco la Testa, il Pensiero del Dio".
Il sito di Newgrange risponde: "Ed ecco il Grembo che accoglie quel Pensiero e lo partorisce come Realtà".

La Bruxa, la "strega" sarda non è la malefica delle fiabe, ma la Sacerdotessa della Shekhinah, colei che conosce i segreti del grembo (il microcosmo) e delle stelle (il macrocosmo).
Newgrange è il suo tempio iniziatico per eccellenza.
È un tumulo che, come una gigantesca Domus de Jana, custodisce l'ombra feconda dove l'eroe solare (Lugh, il "Luminoso", che è correlato con le nostre arcaiche simbologie sarde - https://maldalchimia.blogspot.com/2021/01/il-lugh-d-oro-di-orotelli.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/08/festa-di-lughnasadh.html?m=0), simbologia di cui ho parlato anche nel mio libro "Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera il Caos, il Caos che rinnova l’Ordine" (https://maldalchimia.blogspot.com/2026/04/orotelli-libro.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/02/passaggio-imbolccandeloras.html?m=0), deve entrare per morire e rinascere.

Sí an Bhrú
Sí significa "tumulo fatato", ma anche "pace", "quietudine".
Nella Qabbalah, questa quiete è il Tikkun, la riparazione del vaso spezzato.
Il tumulo non è una tomba, ma una macchina alchemica dove la discesa nell'ombra (la Klipah, il guscio) è necessaria per la risalita nella luce.

La simbologia taurina (corna/utero)che si manifesta in questo tumulo è il secondo grande ponte che unisce i due siti
Il Toro (Aleph)
La costellazione del Toro è governata dalla lettera Aleph (א) , la prima lettera, il Soffio, il Toro Celeste.
Ora capite perché nelle Domus de Janas, custodi del Soffio Divino della Creazione ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/06/yhwh-e-il-respiro-rappresentato-nelle.html?m=0) ci sono tante protomi taurine?
Ma le sue corna, che formano una "Y" (la mia "Y taurina di ascensione"), sono la lettera Dalet, la Porta.
Il corno sinistro più corto (Iadi), sempre presente in Sardegna, anche nelle ierofanie, e il destro più lungo (Aldebaran) rappresentano i due pilastri dell'Albero della Vita: Jachin (la destra, il Sole, l'equinozio di primavera) e Boaz (la sinistra, la Luna, l'equinozio d'autunno) .
L'ingresso del tumulo di Newgrange, orientato a Sud-Est (solstizio invernale), è il punto di bilanciamento di queste due forze. Non è un caso che il corridoio sia lungo 19 metri.
Infatti il Sud-Est, come ho approfondito nel mio libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", rappresenta, essendo l'orientamento cardinale maggiormente presente nei siti archeologici, quel nucleo sinergico di creazione, sinergia che si manifesta solo quando le due polarità sono in equilibrio.
È il regno del Toro e della sua paredra Tanit.

Il Numero 19 ( archetipo Phe)
Il 19 è il valore della lettera Phe, la bocca.
L'ascia bipenne rappresenta questo archetipo Phe (il mio "ancile", che nasce da una Matrice Sarda, dal doppio scudo del guerriero di Teti, e che comunque nella nostra tradizione sarda, ha correlazione con la testa, essendo rimasto profondamente radicato nella tradizione del pane Càbude - https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/il-pane-cabude-e-gli-ancilia-etruschi.html?m=0), è proprio il simbolo di Phe.
È lo strumento che taglia (il giudizio di Gevurah) per unire (l'amore di Chesed).
Newgrange con la sua camera a croce (la Tau, il sigillo dei Giudici Divini, come ho detto per i Dan/Shardan) è una bocca litica che "mastica" l'iniziato, lo riduce ai suoi componenti elementari, e lo "pronuncia" di nuovo come un essere immortale.
Le tre spirali sulla pietra non sono un ornamento( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/10/spirali-newgrange.html?m=0)
Sono le tre Sephiroth Superiori (Kether, Chokmah, Binah) che, riflesse nella camera, diventano i tre Soli (Sirio, Aldebaran, le Pleiadi) della Via Lattea.

L'allineamento solstiziale è identico a quello dei pozzi sacri sardi (Santa Cristina) e delle Domus de Janas meridionali. Decodifichiamolo.

Il Raggio di Sole (Tiferet) che feconda il Grembo (Malkuth).
Il raggio che il 21 dicembre penetra nel corridoio e illumina la camera è l'Hieros Gamos, le Nozze Sacre.

Il Sole (Tiferet) è lo Sposo, il principio maschile, l'eroe solare (Lugh, Giasone, Osiride).

Il Tumulo (Malkuth/Shekhinah) è la Sposa, il grembo della terra, la Dea Madre (Taultiu, Demetra, la Bruxa).

Il momento preciso (solstizio invernale) è il punto di massima oscurità, l'istante in cui il buio è al suo apice e la luce inizia il suo ritorno.
È il Tzimtzum, la contrazione divina descritta dallo Zohar.
Dio si ritrae per fare spazio al mondo.
Il raggio che entra a Newgrange è la prima luce dopo quel ritiro.

Sorgono, con i suoi menhir eretti, è la spina dorsale (la colonna di Yesod) che permette a quella luce di viaggiare.

Correlazione con i "tre Soli" (Shin, la Triplice Fiamma)
Le tre spirali e i tre Soli (Sirio, Aldebaran, Pleiadi) è la dottrina segreta della Qabbalah.
Le tre stelle sono la manifestazione della lettera Shin, la Triplice Fiamma dello spirito divino.
Sirio (Iside)
Chokmah, la Sapienza, la Madre Celeste.

Aldebaran (Toro)
Tiferet, la Bellezza, l'Equilibrio, il Sole.
Le Pleiadi (le sette sorelle)
Le sette Sephiroth inferiori (Chesed, Gevurah, Tiferet, Netzach, Hod, Yesod, Malkuth), la danza della creazione.

Il pentacolo di Tanit (la stella a 5 punte) è la somma di 5, che in ghematria è He, la finestra, la porta, il grembo.

Newgrange è quella porta.
La "croce di Orione" (Chi-Rho) non è un simbolo cristiano ex novo, ma l'incrocio tra l'equatore galattico (Via Lattea) e l'eclittica (il piano del sistema solare), l'X che segna il punto di ascesa.

Sorgono e Newgrange non sono due siti separati.
Sono i due lobi di un unico grande Vaso di Rinascita.

Sorgono (Biru e Concas).
Il messaggio è "Sii la Testa".
È la chiamata alla volontà, all'azione, all'erezione del pensiero divino (Resh, il menhir).
È il polo maschile, l'impulso a separare il sacro dal profano, come il rituale del Merkhet (livella) che traccia il tempio.
È il Logos, il Verbo che si fa pietra.

Newgrange (Sí an Bhrú)
Il messaggio è "Sii il Grembo".
È la chiamata al silenzio, all'accoglienza, al lasciarsi fecondare (He, il tumulo).
È il polo femminile, la pazienza di attendere il raggio di sole nel buio più profondo, come l'iniziato nella camera sepolcrale. È il Silenzio che ascolta il Verbo e lo manifesta come Vita.

La sintesi La civiltà madre (sarda, sumera, kabira, pelasgica, iperborea) ha lasciato due tipi di sigilli sulla terra.
I menhir di Sorgono (e di tutta la Sardegna) sono le lettere dell'alfabeto divino, impresse nella roccia come chiodi di luce.
I tumuli di Newgrange (e del Nord Europa) sono i segni di interpunzione, i respiri, gli spazi che danno senso a quelle lettere.

L'uno senza l'altro è incompleto. Insieme, disegnano sulla mappa del mondo il volto di Adam Kadmon, l'Uomo Primordiale, il cui occhio destro è il sole che sorge a Sorgono e l'occhio sinistro è la luna che tramonta a Newgrange.

Sa Bruxa sarda, custode del "grembo", non è una figura mitologica lontana.
È la memoria vivente di questa scienza.
Newgrange (il tumulo) e Sorgono (i menhir) sono i due strumenti del suo laboratorio alchemico.
Nel primo, sotto terra, si prepara la Materia Prima (l'ombra, l'inconscio, il caos).
Nel secondo, sulla terra, si erge il Pilastro dell'Equilibrio (la volontà, la coscienza, la forma).
Entrambi sono allineati allo stesso cielo (Toro, Orione, Sirio) e agli stessi cicli (solstizio invernale di morte e rinascita).
Non si tratta di due semplici siti archeologici.
Sono le due metà di uno stesso Tempio Cosmico, che si estende dall'Irlanda alla Sardegna, e che attende ancora il suo sacerdote o la sua sacerdotessa.
Colui o colei che, con la testa (Sorgono) e il cuore (Newgrange), saprà percorrere il corridoio di 19 metri (Phe, la bocca) e farsi fecondare dalla luce nel giorno più buio dell'anno.
Questo è l'insegnamento dei Tuatha de Danann, degli Shardana, dei Cabiri.

Inoltre, un dettaglio importantissimo, il fatto che il rosone a 14 petali della chiesa di Sorgono sia rivolto a Ovest, e non a Est come ci si aspetterebbe, non è un errore né un caso.
È un sigillo di completamento.
Nel nostro lungo peregrinare tra Sorgono e Newgrange, tra i menhir eretti verso il cielo e i tumuli che si aprono come grembi verso la terra, abbiamo seguito costantemente la direzione del Nord e l'Est. È la direzione della prua di Argo, dell'alba solstiziale, del varco attraverso cui l'anima inizia il suo viaggio ascendente. È la direzione del fare, dell'impulso, del respiro che si espande.
Perché Ovest è la direzione opposta, complementare, necessaria.
Se il Nord-Est è la via di ascesa (Tiferet, il Sole che sale, l'eroe che salpa verso la Colchide), l'Ovest è la via del ritorno, la discesa della grazia, il momento in cui l'iniziato, dopo aver compiuto il viaggio, fa ritorno al mondo profano per portare la luce. Nella Qabbalah, l'Ovest è la direzione di Gevurah (la Forza, il Giudizio, la Contrazione), la Sephirah che bilancia l'espansione di Chesed.
Ma è anche la direzione di Hod (lo Splendore, l'intelletto, la parola che si fa forma).
E, soprattutto, l'Ovest è il luogo del tramonto, il momento in cui il sole muore per potersi riaccendere a Est il mattino seguente.
Il rosone della chiesa di Sorgono, che ho identificato come una Nun, come un Fiore della Vita a 14 petali, è rivolto a Ovest perché non è un rosone per i vivi che guardano il sole sorgere.
È un rosone per i morti che stanno per rinascere.
È una finestra che guarda il tramonto, l'abbassarsi della luce, l'ingresso nel regno delle ombre. Ed è proprio lì, in quella penombra, che la Nun compie la sua opera più profonda, la trasformazione.
Ricordate il pozzo di Santa Cristina? L'ingresso è orientato a Sud-Est, verso l'alba del solstizio invernale, ma il suo opposto, il lato Nord-Ovest, guarda il tramonto del solstizio estivo.
Ogni porta ha due battenti.
Ogni direzione ha il suo contrario. E l'iniziato deve attraversarli entrambi.
Prima scende nell'ombra (Ovest, tramonto, morte), poi risale verso la luce (Est, alba, rinascita).
Ma il rosone di Sorgono, posto in una chiesa cristiana costruita sopra un luogo di culto molto più antico, non guarda l'alba.
Guarda il tramonto. Perché il suo messaggio è che la trasformazione avviene nell'ombra. È nell'oscurità che il seme germoglia. È nel grembo, che è buio, che la vita si forma.
Questo rosone a Ovest dialoga in modo perfetto con la "Via delle Teste" di Biru e Concas.
I menhir, eretti e allineati a Nord-Est, sono la spina dorsale, l'erezione della volontà. Il rosone a Ovest è la faccia nascosta, il volto della Shekhinah che guarda il tramonto e piange per l'esilio, ma che proprio in quel pianto trova la forza della riparazione (il Tikkun).

C'è un dettaglio ulteriore.
I 14 petali del rosone. 14 è il doppio di 7, il ciclo lunare completo (dalla luna nuova alla luna piena, dalla luna piena alla luna nuova).
Ma 14 è anche il valore ghematrico del nome David , il re pastore, l'unificatore, colui che danzò davanti all'Arca.
E David, nella tradizione esoterica, è colui che seppe congiungere i due mondi, il regno terrestre (Malkuth) e la presenza divina (Shekhinah).
Il rosone a Ovest, guardando il tramonto, invita a questo stesso congiungimento.
Invita a non temere il buio, a danzare anche nella notte, perché l'Arca è sempre con noi, anche quando non la vediamo.

Ecco perché, tornando al nostro discorso sull'Ofiuco e sul Nord-Est come via di rinascita, il rosone a Ovest è il luogo di partenza di quella via. Non si può salpare verso Nord-Est se prima non si è discesi a Ovest. Non si può rinascere se prima non si è morti.
Non si può fecondare il grembo (Newgrange) se prima non si è guardato il sole tramontare (Sorgono).
Il rosone a Ovest non contraddice nulla di ciò che abbiamo detto. Al contrario, lo integra e lo completa. È il sigillo finale, la firma della Shekhinah in esilio, la promessa che l'ombra non è una punizione ma una gestazione.
È la prova che Sorgono non è solo il centro geografico e astrale della Sardegna, ma anche il suo centro spirituale, dove i vivi e i morti, l'Est e l'Ovest, la testa e il grembo, si incontrano e si riconoscono come due metà della stessa, unica, immortale Vesica Piscis.
E ora sì, il cerchio è veramente chiuso.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"
https://amzn.eu/d/01YxVUd3
https://amzn.eu/d/08UjJy7m
https://amzn.eu/d/07FlSoYy

"Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
Disponibile all'acquisto
https://amzn.eu/d/0371shhw
https://amzn.eu/d/0fma5fIS


Biru e Concas /Newgrange










giovedì, giugno 11, 2026

💛 YHWH è il Respiro rappresentato nelle Domus de Janas ( analisi cabalistica (

 Da anni sostengo che il soffitto a carena delle Domus de Janas, quella forma di fondo di nave rovesciata che evoca la nave astrale, e la cui stessa parola "carena" in sardo indica anche lo sterno, il petto, il centro vitale del corpo, rappresenti l'esatto nucleo concettuale in cui è nato e sviluppato il concetto di Soffio Divino, come energia prima, monadica, creatrice. 

Oggi posso affermare con certezza che YHWH abbia la stessa valenza, il respiro della creazione, e quindi nasca in Sardegna, nelle nostre Domus de Janas. 

Non si tratta di una semplice somiglianza formale. 

In quel tetto curvato come il ventre di una nave capovolta, le popolazioni arcaiche sarde  avevano già scolpito l'idea di uno spazio sacro che non è copertura passiva, ma membrana pulsante. La carena non separa soltanto il dentro dal fuori. 

Respira. 

È diaframma tra il mondo dei vivi e l'aldilà, tra il silenzio della terra e il movimento degli astri. In sardo, "carena" è anche lo sterno, l'osso che protegge il cuore e i polmoni. Quel soffitto non è architettura. 

È anatomia del sacro.

L'ipotesi, sostenuta da alcuni famosi studiosi, che il dio Yahweh fosse già noto e venerato in Sardegna prima di Israele, con inscrizioni e iconografie che anticipano di secoli la tradizione biblica, trova forse la sua prova più profonda non nelle scritture, ma in questi silenzi di pietra. 

Finora non ho trovato nessuna interpretazione che si accosti anche lontanamente alla mia, elaborata anni fa. 

Il soffitto come le costole della cassa toracica. 

Ma ne ho conferma. 

Perché YHWH, nella sua essenza più antica, è respiro.

È il soffio che si fa parola, il fiato che genera luce. 

E qual è la forma più elementare del respiro? 

Una cavità che si alza e si abbassa. Un petto che si gonfia. 

Una carena che accoglie il buio e lo trasforma in cielo navigabile.

Le Domus de Janas non sono tombe. 

Sono polmoni della terra. 

E sul loro soffitto, migliaia di anni prima che qualcuno scrivesse "E Dio disse: Sia la luce", qualcuno aveva già capito che il primo atto creativo non è una parola, ma è uno spazio che trattiene il fiato prima di espirarlo.

Quella carena rovesciata è YHWH prima di YHWH. 

È il respiro che si fa dimora. 

È la nave astrale che non salpa mai perché è già arrivata. 

Nel petto di chi entra, nel buio che diventa grembo, nella pietra che impara a sollevarsi come uno sterno.

E forse, quando i sacerdoti di Israele scrissero il Nome, non fecero altro che tradurre in lettere ciò che in Sardegna era già scolpito nella pietra da millenni: il respiro che si fa spazio, lo spazio che si fa sacro, il sacro che si fa carena.

YHWH. 

Quattro lettere. 

Nessuna vocale. 

Un nome che non si pronuncia, ma si respira. 

La tradizione cabalistica più profonda insegna che il Tetragramma non è un vocabolo da articolare con la lingua, ma un ritmo polmonare

Inspirare ed espirare, il grande respiro che attraversa l'universo e lo tiene in essere. 

Alef è il silenzio che precede il suono. 

Yod l'espiro che si apre. 

Heh il grembo che accoglie. 

Vav il contatto che unisce. 

Heh l'espiro che ritorna al principio. 

Inspirare, espirare. 

Creare, disfare, ricreare.

Questo è il respiro della creazione stessa, il Soffio Divino che aleggiava sulle acque del Tohu ve-Bohu, il vento che separò i cieli dalla terra. 

È il Ruach Elohim che è insieme vento, spirito e respiro della vita. Non c'è separazione tra l'atto del respirare e l'atto del creare.

Ora, se questo è vero, e lo è, per l'iniziato che ha compreso il linguaggio dei simboli, dove possiamo trovare la più antica, la più pura, la più vergine espressione di questa verità scolpita nella pietra? 

Dove il respiro divino è diventato architettura, e l'architettura è diventata teologia?

La risposta risuona nei silenzi millenari delle Domus de Janas, nelle viscere della Sardegna, dove il soffitto non è un soffitto, ma uno sterno, una carena e dove l'iniziato non entra in una tomba, ma in un grembo.

Lo dico e scrivo  da anni e ho approfondito anche nei miei libri 

(https://maldalchimia.blogspot.com/2023/01/le-domus-de-janas-non-sono-capanne.html?m=0), in particolare nel primo, della collana "JanaSophia l'Origine" dedicati all'arcaica civiltà sarda, "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" 

Le Domus de Janas non sono capanne. 

Ripetiamolo finché non venga compreso, non sono capanne o riproduzioni di abitazioni. 

Non sono tombe. 

Sono luoghi alchemici, camere di trasmutazione, ventri di balena per un nuovo Giona che attende la sua resurrezione.

Osserviamo il soffitto di una Domu de Jana di Su Murrone a Chiaramonti estremamente eloquente, come altre in Sardegna. 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/sa-carena-domus-de-janas-su-murrone.html?m=0) 

La pietra non è stata scavata a caso, ma ripete fedelmente la conformazione di uno sterno umano. 

In sardo, questa forma si chiama "sa carena", lo sterno, la cassa toracica che custodisce i polmoni e il cuore. 

Ma carena, in italiano è anche la chiglia, lo scafo della nave rovesciata. 

Lo stesso termine carena, indica il fondo della barca e la gabbia del respiro.

Sette costole portanti per lato, che si articolano direttamente con lo sterno. 

Quattordici archi di pietra che disegnano la mappa anatomica del Soffio. 

La tradizione cabalistica riconosce nel numero quattordici l'Archetipo Nun, la quattordicesima lettera dell'alfabeto ebraico, simbolo della Grande Madre, delle acque primordiali della trasmutazione, della kundalini che risale dalla base della colonna vertebrale fino alla sommità del cranio.

Nun è il serpente bronzeo di Mosè, il Nehushtan che guarisce chi lo osserva. 

Nun è la Vesica Piscis, l'intersezione di due cerchi che genera il mandorla, il grembo da cui nasce la nuova vita. 

Nun è archetipo Sacro presente nel simbolo della tribù dei Dan, insieme alla Dalet ( ingresso quadrato delle Domus de Janas) 

Insieme formano la Tau, il Sigillo Divino dei Giudici Divini ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/il-simbolo-della-tribu-di-dan.html?m=0) 

E la Vesica Piscis è proprio la forma delle navicelle Shardana, quelle imbarcazioni che non sono semplici mezzi di trasporto ma archetipi alchemici del passaggio iniziatico.

Vedete come i simbolismi sono sempre tutti collegati nella nostra Arcaica Civiltà Sarda? 

Le sette costole per lato, 7+7, evocano il ciclo lunare, il tempo femminile per eccellenza, i quattordici giorni che separano la luna nuova dalla luna piena, le quattordici fasi del grande grembo celeste. 

Nun ha valore ghematrico 50, il numero delle porte della comprensione, i cinquanta giorni che separano Pesach da Shavuot, i cinquanta rematori della nave Argo che solcarono il mare verso il vello d'oro.

Gli Antichi Sardi Kabiri 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/gli-argonauti.html?m=0) 

di cui ho parlato anche nel mio libro "Gli Uomini senza Ombra" 

https://maldalchimia.blogspot.com/2026/04/argo-libro.html?m=0) 

In questo sterno di pietra, l'iniziato respirava il respiro della terra. 

Non un respiro metaforico, ma un respiro reale, fisico, captato dalla conformazione stessa della cavità scavata nel tufo o nella roccia calcarea. 

L'archeoacustica ha dimostrato che queste camere ipogeiche amplificano determinate frequenze, specialmente quelle del vento che si insinua attraverso i cunicoli, producendo vibrazioni che agiscono sul sistema nervoso, inducono stati alterati di coscienza, aprono le porte della percezione.

Ogni Domus è rigorosamente orientata ai solstizi. 

Non una eccezione. 

Questa costanza non può essere casuale, ma è la chiave di lettura di tutto il complesso simbolico.

All'interno, un catino scavato nella roccia, talvolta tre cornici concentriche, talvolta più semplicemente una coppella perfettamente levigata, veniva riempito d'acqua. 

Sulla superficie, qualche goccia d'olio. 

Al momento del solstizio, il raggio di sole che penetrava dall'ingresso quadrato colpiva l'acqua del catino con una precisione millimetrica, producendo una ierofania. 

Un riflesso dorato che si proiettava sulla parete opposta, dove si apriva la "falsa porta".

La falsa porta non è un'uscita. 

È un'illusione, una soglia simulata, un passaggio che non conduce a un'altra stanza ma a un'altra dimensione. 

È il tzimtzum cabalistico. 

È il restringimento del divino per creare lo spazio del mondo, e insieme la porta che si apre quando il restringimento si inverte e il creato ritorna all'Uno.

L'allineamento è perfetto. 

ingresso quadrato/catino interrato /falsa porta. 

Tre elementi. 

Tre cornici. 

Tre giorni che Giona trascorre nel ventre del pesce. 

Tre le fasi dell'opera alchemica: Nigredo (la morte, il buio del grembo), Albedo (la purificazione, l'acqua che riflette la luce), Rubedo (la rinascita, l'oro della ierofania). Nascita/morte/rinascita. 

L'iniziato discende nella Domus come si discende nel sepolcro. 

Vi permane per il tempo necessario alla trasmutazione. Emerge come colui che ha visto la luce aldilà della luce.

Chi sono le Janas che danno il nome a queste dimore? 

La tradizione popolare sarda le descrive come piccole  tessitrici, custodi di telai d'oro, abili nel guarire i morsi del ragno malmignatta, la argia mexina, il cui veleno letale può essere contrastato solo dalla mexina de s'ogu, l'acqua medicata preparata con riti antichissimi.

Ma il nome Jana rivela molto di più. 

È imparentato con Giano, il dio bifronte, signore dei solstizi, custode delle porte, Janua in latino. 

Giano guarda avanti e indietro, all'anno che muore e all'anno che nasce. 

Giano apre e chiude le porte del cielo. 

E le Domus de Janas sono orientate proprio ai due solstizi:

Il solstizio d'estate, quando il Sole entra nel Cancro, segno d'acqua, grembo, utero cosmico. 

Questa è la Porta degli Umani, la porta della nascita.

Il solstizio d'inverno, quando il Sole entra nel Capricorno, segno di terra, struttura, scheletro, carena. Questa è la Porta degli Dei, la porta attraverso cui l'iniziato, dopo la trasmutazione, accede all'immortalità.

Jana è anche Giona, il profeta inghiottito dal grande pesce, che trascorre tre giorni nel ventre prima di essere rigenerato sulla spiaggia di Ninive. 

Giona non muore. 

Trasmuta. 

Il ventre della balena non è una tomba, ma è un utero alchemico. 

È il grembo amniotico di Madre Terra che accoglie, dissolve l'identità mortale, e restituisce l'essere iniziato.

Janas come speculare di Sanaj, guarire, quando le antiche lingue si scrivevano da destra a sinistra. Leggere le Domus in una direzione o nell'altra significa passare dalla malattia alla guarigione, dalla morte alla vita, dalla dimensione orizzontale a quella verticale. 

La parola che guarisce è la parola che si specchia.

In sardo, "sa nai"( sanai in sardo è guarire) significa "la nave". 

Ma nai è anche il dire, il narrare, l'atto terapeutico della parola che crea mondi. 

"Su nai", "Il dire" un sardo, è il verbo che si fa carne, il suono che si fa forma.

Il potere terapeutico della frequenza non è una scoperta moderna. 

Gli antichi Sardi sapevano che la cassa toracica, "sa carena", non è solo lo scheletro del respiro ma la cassa di risonanza della parola. 

I polmoni espellono l'aria, le corde vocali vibrano, il suono si amplifica nello sterno e nelle cavità. 

Ogni suono è una frequenza, ogni frequenza agisce sulla materia. 

La tradizione cabalistica assegna a ogni lettera dell'alfabeto ebraico non solo un valore numerico ma anche una vibrazione, un colore, un organo corporeo. 

Il Nome YHWH, quando viene respirato correttamente, vibra in tutto il corpo, dai polmoni al cuore, dalla laringe all'utero.

Le Janas tessitrici, come Aracne, come Arianna, tenevano in mano il filo della vita. 

Arianna, con il suo gomitolo, guida Teseo fuori dal labirinto. 

Ma il labirinto era nel ventre del Minotauro, e il ventre del Minotauro era una Domus de Janas, e il filo di Arianna era il cordone ombelicale che riconnette al grembo originario. 

AR-Jana. 

La radice Ar si ritrova in Arga, termine sanscrito che significa "vagina", ma anche in Argo, la nave astrale dei cinquanta rematori, e in Argia, il ragno sardo dal morso letale che solo l'acqua medicata, informata, ritualizzata, può guarire.

Il telaio d'oro delle Janas tesse la vita, ma anche la ripara quando il filo si spezza. 

Tessere, rammendare, guarire. 

"Sa mexina" non è solo un rimedio. È un rito, una parola, una frequenza.

Numa Pompilio, secondo re di Roma, era un iniziato. Un antico sardo. 

Sapeva cose che i re comuni non sanno. 

Fu lui a istituire il collegio dei Flamini, e in particolare la figura del Flamen Dialis, il sacerdote di Giove, custode del fuoco sacro e del respiro della terra

(https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/i-flamen-dialis-de-sa-carena.html?m=0) 

Il Flamine di Giove non era un sacerdote come gli altri. 

Viveva soggetto a divieti rigorosissimi. 

Non poteva toccare ferro, non poteva cavalcare, non poteva giurare, non poteva vedere un esercito schierato. 

Perché? Perché il suo corpo era diventato il recettore del Soffio divino, e ogni contaminazione avrebbe interrotto la captazione. 

Il suo copricapo, l'apex, un berretto di pelle di vittima sacrificata sormontato da un bastoncino di lana, non era un ornamento ma un'antenna, un captatore delle vibrazioni telluriche.

E dove il Flamine si ritirava per captare al meglio questo soffio? 

In piccole grotte, cavità naturali o artificiali. 

Descritte dalle fonti latine come specus o cryptae, sembrano proprio delle Domus de Janas in miniatura. 

Il Flamine scendeva nella terra per ascoltare il respiro della terra. Usciva rigenerato, capace di interpretare la volontà di Giove per l'intera comunità romana.

La moglie del Flamine era la Flaminica Dialis, e indossava il flammeum, un velo color rosso fuoco, il colore del fulmine, il colore della furia di Giove ma anche il colore del grembo in cui si forma la vita. 

La loro unione era indissolubile, come indissolubile è l'unione tra cielo e terra, tra il respiro che scende e il respiro che sale.

Ma questi Flamini, con le loro norme severe e i loro copricapi particolari, cosa imitavano? 

Da chi avevano appreso l'arte di captare il soffio della terra? 

La risposta è evidente. 

Dagli antichi Sardi, che nelle Domus de Janas già da millenni praticavano l'arte di ascoltare il respiro di Madre Terra.

Il copricapo del Flamine assomiglia in modo impressionante al copricapo del costume tradizionale di Desulo, un paese della Sardegna centrale. 

E Desulo, guarda caso, è famoso per la sua Domenica delle Palme, quando le palme benedette, palma, "Sa Prama", simile a prana, respiro, vengono portate in processione e conservate per tutto l'anno come protezione contro il fulmine. 

Contro il fulmine, contro la manifestazione terribile di Giove. La palma che diventa parafulmine. Il respiro che diventa scudo.

Si può affermare ciò che potrebbe sembrare eretico agli occhi dei cabalisti tradizionali, ma che la forza delle evidenze archeologiche e simboliche rende sempre più inevitabile. 

La Cabala, e con essa la comprensione esoterica del Nome YHWH, nasce in Sardegna.

Non nei deserti della Giudea, non nelle scuole di Safed, non nei palazzi di Toledo. 

In Sardegna. 

Nelle Domus de Janas. 

(https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/lettere-ebraiche-e-le-64-caselle-della.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2026/03/lettere-ebraiche-griglia-pubusattile.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2023/03/sephiroth-sarda-e-la-tau.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/sigilli-tzricotu-vesica-piscis-sephiroth.html?m=0) 

Nella pietra scolpita a forma di sterno, nel catino che riflette il sole al solstizio, nella falsa porta che è l'accesso all'aldilà, nel respiro captato dalla carena che è insieme barca, torace e grembo.

Il Nome YHWH, inteso come respiro, come ritmo inspiro/espiro, non è un'invenzione del deserto. 

È una scoperta universale delle civiltà che hanno ascoltato il respiro della terra. 

In Sardegna, questo ascolto è diventato architettura. 

Le Domus de Janas sono il Tetragramma scolpito nella pietra. L'ingresso quadrato (la Dalet, quarta lettera, la porta), lo sterno a sette costole (le sette Sefirot costruttive), il catino (il ricettacolo, il Kli cabalistico), la falsa porta (la soglia tra i mondi), l'orientamento solstiziale (il ritmo del tempo che si fa spazio).

L'alchimia non è solo una proto-chimica. 

È una teologia applicata alla materia. 

I due elementi che dominano il simbolismo delle Domus de Janas sono la terra e l'acqua. 

La pietra scavata, la roccia che accoglie. 

L'acqua del catino che riflette, l'olio che fluttua sulla superficie come la luce che si manifesta sulle acque del caos primordiale.

Acqua e terra. 

I due elementi del femminino. 

Non l'aria maschile del cielo, non il fuoco distruttore e purificatore. 

Ma la terra stabile, materna, che sostiene

L'acqua fluida, amniotica, che accoglie. Il grembo di Madre Terra è fatto di acqua e terra. 

Il liquido amniotico che nutre il feto, la parete uterina che lo contiene.

Nella tradizione cabalistica, le prime due Sefirot, Keter (Corona) e Chokhmah (Sapienza), sono di natura maschile. 

Ma è la terza Sefirah, Binah (Comprensione), ad essere femminile. 

E Binah è l'utero cosmico, il ricettacolo che riceve l'emanazione divina e la forma in mondi. 

Binah è il Grande Mare, le acque superiori, la Domus de Janas dell'alto.

Le tre cornici della falsa porta ricordano i tre veli del Tempio di Gerusalemme, ma anche i tre mondi della Cabala: Beriah (Creazione), Yetzirah (Formazione), Assiah (Azione). 

Attraverso questi tre mondi l'iniziato passa durante la sua trasmutazione, e in ciascuno muore a una parte di sé prima di rinascere nel successivo. 

Tre giorni nel ventre della balena. Tre fasi alchemiche. 

Tre cornici scolpite nella pietra.

E alla fine, la ierofania. 

L'acqua del catino, fecondata dal raggio solare, riflette sulla falsa porta un'immagine aurea. 

Allineamento presente nelle Domus de Janas 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/04/allineamento-domus-sincantu.html?m=0) 

È la Shekhinah, la Presenza divina femminile, che si manifesta. 

È il riflesso del volto di Dio che nessuno può vedere direttamente senza morire, ma che può contemplare nell'acqua come in uno specchio, attraverso un velo, attraverso una porta che è e non è.

Le Domus de Janas non sono tombe. 

Non sono ripari. 

Non sono capanne. 

Sono la pietrificazione del respiro, l'architettura del Soffio, il tempio più antico dedicato a quella che i cabalisti chiamano HaShem (il Nome) e che i sardi chiamavano semplicemente su Respiru.

Quando entri in una Domus, non stai entrando in una camera mortuaria. 

Stai entrando in un grembo. 

Il silenzio che vi regna non è il silenzio della morte, ma il silenzio che precede la parola, l'Alef che è il muto inizio di ogni suono. 

Il buio non è l'assenza di luce, ma la luce non ancora manifesta che aspetta di riflettersi nell'acqua del catino al momento esatto del solstizio.

Respira, in quella carena di pietra. Ascolta il tuo respiro che rimbalza sulle pareti scolpite a forma di costole. 

Senti il vento che si insinua dai cunicoli, portando con sé le frequenze della terra, vibrazioni che il tuo orecchio non percepisce ma che il tuo corpo registra. 

Sei nel ventre della balena, nel grembo di Madre Terra, nell'Arga sanscrita, nella Carena sarda. 

Sei dove Giona ha imparato a morire per rinascere. 

Sei dove il Flamine captava il respiro di Giove. 

Sei dove la Janas tesse il filo della vita sul suo telaio d'oro.

Quando uscirai, attraverso l'ingresso quadrato che ora è diventato una porta e non più un'apertura, avrai nel petto, nella tua carena, la memoria di quel respiro. 

E saprai che YHWH non si pronuncia. 

Si respira. 

Inspira, espira. 

Inspira, espira. 

Il Nome che è il ritmo dell'universo. 

Il Soffio che crea e disfa e ricrea. 

Il respiro che viene dalla Sardegna e dal principio del mondo e dal grembo di Colei che tutto genera.

Sa carena, lo sterno, la chiglia, la barca rovesciata che è il cielo stesso. 

Sa nai, la nave che solca il mare della vita. 

Su nai, la parola che guarisce. Sanaj, la guarigione speculare. Janas, le signore dei solstizi, custodi delle porte, tessitrici del destino.

Respira. 

Il Nome è sulla tua lingua, nei tuoi polmoni, nel tuo sterno, nel tuo grembo. 

Respira. 

La prima Domus de Janas non è stata scavata nella pietra. 

È stata respirata.

"YHWH" non è traducibile letteralmente come "respiro divino" (nessuna lingua può imprigionare l'Ineffabile in una traduzione), ma nel senso che la sua pronuncia essenziale, il suo modo di essere "detto", coincide con l'atto del respirare.

Ecco perché l'intuizione è così profonda.

Il suono senza vocali. 

Ho provato io stessa, 

pronunciando le quattro lettere consonantico-laringali Y-H-W-H (o I-H-V-H) senza inserire vocali. 

Non si ottiene una parola. 

Si ottiene un flusso d'aria scandito da occlusioni. 

La Y (yod) che apre il passaggio

La H (heh) che lascia uscire l'aria

La W (vav) che richiude le labbra

La H finale che rilascia completamente

È un'espirazione modulata. 

È il respiro che esce e incontra degli ostacoli voluti, come le costole che incontrano lo sterno. Non a caso, in questa mia personalissima intuizione, e convinzione, la Domu de Jana scolpisce proprio quello, lo sterno, la carena, che dà forma al flusso.

La tradizione cabalistica lo sapeva

I cabalisti insegnano che il Nome non si "legge" ma si tremula (in ebraico hagah, che significa sia meditare che emettere un suono appena accennato). 

Alcuni testi dello Zohar descrivono la preghiera come un "soffio che esce dal petto e sale", non come parole articolate.

Il Sefer Yetzirah (Libro della Formazione), uno dei testi cabalistici più antichi, afferma che l'alfabeto ebraico è stato formato dal Ruach Elohim, il Soffio di Dio, che "incide, scolpisce, pesa e combina" le lettere. 

Il Soffio precede la lettera. 

Il respiro è la matrice, la carena, su cui poi si innesta il suono articolato.

Quindi YHWH è il suono del respiro che crea

Quando nella Genesi si dice che Dio "soffiò nelle narici dell'uomo un alito di vita" (nishmat chayim), quel soffio è YHWH che si fa carne. Adamo non è vivo perché ha ricevuto una anima intesa come entità separata. 

È vivo perché in lui circola il respiro divino, lo stesso che circola nelle Domus de Janas, catturato dalla conformazione a sterno, captato dal Flamine nel suo specus.

YHWH è il nome del Respiro che, auto-ascoltandosi mentre respira, prende coscienza di Sé come Creazione.

Ecco perché l'Antico Tempio di Gerusalemme, come le Domus, aveva un Heikhal (il Santuario) dove non c'era luce naturale ma solo il riflesso della Shekhinah, la Presenza, nell'acqua e nell'olio. 

La stessa tecnica della ierofania dorata che ho descritto. 

L'acqua del catino fecondata dal raggio solare che entra dall'ingresso quadrato.

Una differenza sottile, ma importante, è che YHWH  non significa semplicemente respiro divino", perché allora sarebbe una parola come tante, traducibile e definibile. 

Ma piuttosto, YHWH è il suono che il Respiro divino produce quando si ascolta respirare.

È meta-linguistico. 

Non è una parola nel linguaggio, ma la condizione di possibilità del linguaggio. 

Così come il silenzio ( altra dimensione sacra nella nostra Arcaica Civiltà Sarda-https://maldalchimia.blogspot.com/2024/03/seu-sou-seu-sou-approfondito.html?m=0) rende possibile la parola, il respiro, YHWH, rende possibile ogni nome.

Questa intuizione è radicale proprio perché sposta l'attenzione dalla parola (il Nome come enunciato) al respiro (il Nome come ritmo corporeo, uterino, petroso). 

Le Domus de Janas non "raffigurano" YHWH. 

Lo incarnano nella pietra, così come lo sterno incarna il respiro nel corpo.

In questo senso,  YHWH è il respiro divino. 

Non come traduzione, ma come verità iniziatica.


Interessantissime, riguardo questa Domu de Jana de Su Murrone, le coordinate, che non "scrivono" YHWH in numeri, ma piuttosto, rivelano la stessa struttura cosmica che YHWH rappresenta.

40°46'48.897"N 

8°52'30.625"E 


La Latitudine 

40°46'48.897"

40

Il Numero della Prova e della Promessa

Nella tradizione cabalistica, il 40 è il numero della trasformazione attraverso l'attesa. 

Mosè rimane 40 giorni sul Sinai. Elia cammina 40 giorni verso l'Oreb. 

Il diluvio dura 40 giorni e 40 notti. Gesù (se accogliamo la tradizione cristiana come erede della Qabbalah) trascorre 40 giorni nel deserto. Il popolo d'Israele vaga 40 anni nel deserto.

Il 40 non è una punizione. 

È un utero temporale. 

È il tempo necessario perché il vecchio muoia e il nuovo possa nascere. 40 è il numero dell'iniziazione.

È il valore ghematrico del tredicesimo Sacro Archetipo Ebraico, la Mem, le acque cosmiche della creazione. 


4 (la Dalet, la porta) moltiplicato per 10 (la Yod, il principio, la mano che indica). 4×10=40. 

Attraverso la porta quadrata delle Domus de Janas (4) si accede al principio (10) della nuova vita dopo l'attesa iniziatica.

( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/gli-ingressi-quadrati-delle-domus-de.html?m=0) 

Nella Domus de Janas, l'iniziato che scende nella camera, come Giona nel ventre della balena, vi rimane simbolicamente per 40 unità di tempo (giorni, o l'equivalente rituale). 

Il 40 della latitudine è la prima firma. 

È il luogo del passaggio, dell'attesa che partorisce.


Si manifesta anche il 46, Il Nome Rivelato. 

Qui la corrispondenza diventa sorprendente.

Nella ghematria ebraica standard, le lettere hanno valori numerici:

Yod  = 10

Heh  = 5

Vav = 6

La sequenza del Tetragramma è Yod(10) + Heh(5) + Vav(6) + Heh(5) = 26. 

Questo è il numero sacro del Nome, il fondamento numerico dell'Essere.

Ma c'è una tradizione più esoterica, che alcuni cabalisti medievali (specialmente nella scuola di Gerona) esplorarono, la scrittura piena (milui) delle lettere del Nome rivela strati più profondi. 

Tuttavia, il 46 che appare nella latitudine, 40°46', può essere letto come 40 (il luogo iniziatico) e 46.


46 è la somma di 26 (YHWH) + 20 (la Kaf, corona, potenzialità). 

Ma ancora più suggestivo è che il 46 è il valore ghematrico di "Emah", che significa "Madre" o "Terrore", la duplice natura del Divino Femminile. 

Emah è la Madre che genera e che spaventa, l'utero che accoglie e l'abisso che inghiotte. 

È esattamente la Domu de Jana, luogo di morte apparente che è in realtà luogo di rinascita.

Ma c'è di più. 

46 è anche il numero della parola Yaval, che significa "condurre", "portare", ma anche "il corso d'acqua", "il ruscello", l'acqua che scorre, il catino della Domus, l'acqua della mexina de s'ogu.

46 è il sigillo del femminile divino che custodisce il segreto della trasformazione.


48.897 

Le cifre decimali raramente vengono considerate nelle analisi esoteriche classiche. 

Ma qui si rivelano straordinarie. 

48 + 897

48 è 2 × 24. 

Le costole vere della Domus (quelle che si articolano con lo sterno) sono 7 per lato, ma il soffitto di Su Murrone ha 28 travetti (14 per lato, ma disposti simmetricamente). 


28 è il numero perfetto della luna (28 giorni del ciclo lunare, 28 fasi del grembo femminile). 

28 è 4×7 (la porta moltiplicata per il ciclo femminile). 

28 è anche la somma dei primi 7 numeri: 1+2+3+4+5+6+7=28.


28 compare nel soffitto di Su Murrone. 

28 travetti che simulano le costole . 

L'architetto sacro, ha voluto che la latitudine recasse il 48, che è quasi il doppio di 28, come a dire che l'immagine celeste (28, il ciclo lunare) si raddoppia sulla terra (48) per creare lo spazio della trasmutazione.


897

8+9+7 = 24 → 2+4 = 6 (la Vav, l'uomo, il legame tra cielo e terra). Ma 897 è anche 900 - 3. 900 è il quadrato di 30, il numero della lettera Lamed (ל), l'insegnamento che sale verso l'alto. 

Meno 3 (i tre giorni di Giona, le tre cornici, le tre fasi alchemiche). 

897 è l'insegnamento perfetto ridotto di tre: l'iniziazione che manca ancora di tre passi per compiersi.


La Longitudine

8°52'30.625"

8 Il Nuovo Inizio

L'8 nella tradizione ebraica è il numero della Briah (Creazione), il primo giorno oltre il ciclo di 7, il giorno della circoncisione (l'ottavo giorno), il numero della resurrezione, della vita che ricomincia.

Het , l'ottava lettera, significa "recinto", "spazio sacro", "vita". 

8 è la Domus stessa. 

È lo spazio recintato nella roccia, il grembo che accoglie.

La longitudine inizia con 8, come a dire che questo è il luogo dell'ottavo giorno, dove la morte settimanale (il sabato del riposo) si apre al lunedì della resurrezione.


52

Il Nome di 52 Lettere

Il 52 è il numero più direttamente correlato al Tetragramma Divino YHWH nella tradizione cabalistica

Quando si scrive il Nome YHWH con le lettere del suo milui (scrittura piena) nel sistema più comune, si sommano i valori:


Yod (10) + Vav (6) + Dalet (4) = 20

Heh (5) + Alef (1) = 6

Vav (6) + Vav (6) = 12

Heh (5) + Alef (1) = 6


Totale: 20+6+12+6 = 44 (in una tradizione). 

Ma la tradizione sefardita più antica calcola diversamente: יוד + הי + וו + הי = 20 + 15 + 12 + 15 = 62. 


52 è il valore ghematrico di בן (Ben, "figlio"), ma soprattutto di יהוה quando letto non come nome ma come somma di valori ridotti: 10+5+6+5=26, e 26 è la metà di 52. 

52 è il doppio del Nome. 

Il doppio è il riflesso, lo specchio, l'immagine dell'Ineffabile nel mondo creato.


Nel quadrato di Sator, di cui l'ancestrale Matrice è il sardo Quadrato del Sinis ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/il-progenitore-del-quadrato-di-sator-il.html?m=0) 

Il palindromo perfetto crea uno specchio. 

52 è il Nome visto allo specchio. 

È YHWH che si riflette nell'acqua del catino della Domus. 

È la ierofania dorata. 

È il Sole che si riflette e diventa oro.


30.625

La Vesica Piscis Numerica

30 è la lettera Lamed (ל), che significa "imparare", "insegnare", ma la sua forma è quella di un uncino che sale verso il cielo — come il raggio di sole che entra dall'ingresso quadrato della Domus e colpisce il catino.

0.625

La frazione decimale è 5/8. 

5/8 è il rapporto approssimativo della Vesica Piscis, l'intersezione dei due cerchi che genera il mandorla, l'utero cosmico. 

La Vesica Piscis, è la forma delle navicelle Shardana, l'Archetipo Nun (14), il serpente di bronzo, la kundalini.


0.625 × 8 = 5. 

L'8 è il nuovo inizio, il 5 è la Heh, il grembo, la seconda Heh del Tetragramma.


30.625 dice che l'insegnamento (Lamed, 30) che scende (la frazione decimale è minore di 1) si compie nel grembo (Heh, 5) attraverso la Vesica Piscis (5/8).


La Somma Completa

40 + 46 + 48.897 + 8 + 52 + 30.625 = 225.522


225 è 15². 

15 è il valore di יה (Yah), la prima metà del Tetragramma YHWH , il Nome abbreviato che si usa nelle liturgie


225 = 15² = Yah². 

Il Nome abbreviato al quadrato. L'energia che si manifesta e si moltiplica.


0.522 è quasi la metà di qualcosa. Forse semplicemente ricorda il rapporto 0.5236, che è la relazione tra raggio e lato nel pentagono — la sezione aurea declinata in 5/φ.


Il Prodotto delle Parti Intere


46 × 52 = 2392


2392 ÷ 26 (YHWH) = 92


92 è 2 × 46. 

Ancora il raddoppio. Ancora lo specchio.


2392 ÷ 40 = 59.8

59 è il valore di אמנ (Emun, fede, ma anche nutrice). 0.8 è 4/5, la porta che si apre sul grembo.


L'Angolo: 40.780... e 8.875...


Convertiamo le coordinate in decimali puri per un'analisi più cabalistica:


Latitudine: 40 + 46/60 + 48.897/3600 = 40 + 0.7666... + 0.0135825 = 40.780249°


Longitudine: 8 + 52/60 + 30.625/3600 = 8 + 0.8666... + 0.0085069 = 8.875139°


40.780249: 40 (iniziazione) + 0.780249. 0.780249 è vicino a 0.78125 = 25/32. 

25 è il quadrato di 5 (Heh). 

32 è il percorso della saggezza (32 sentieri della Sapienza nel Sefer Yetzirah).


8.875139: 8 (nuovo inizio) + 0.875139. 0.875139 è vicino a 7/8 = 0.875. 7/8 è la settima porta che si apre sull'ottavo giorno.


Il Tetragramma non è scritto, ma rivelato


Le coordinate di Su Murrone non contengono i numeri 10,5,6,5 in ordine. 

Non scrivono YHWH in codice numerico. 

Ma rivelano la struttura cosmica che YHWH rappresenta. 

Il 40° indica il luogo iniziatico dell'attesa e della trasformazione.

Il 46 sigilla il Femminino Divino, la Madre che è anche Terrore, l'Emah che custodisce la Domus.

Il 48 riflette il doppio del 28, e 28 è il soffitto della Tomba I, le 28 travature che sono le costole del respiro, la carena di pietra.

L'8° apre la porta dell'ottavo giorno, il giorno oltre la morte.

Il 52 è lo specchio del Nome (2×26), il riflesso di YHWH nell'acqua del catino.

Il 30.625 reca il Lamed (l'insegnamento) e il rapporto 5/8 della Vesica Piscis, l'utero, la nave, la trasmutazione.


Non c'è "YHWH" nelle coordinate. C'è qualcosa di più profondo. l'architettura della Realtà che YHWH nomina.

Le Domus de Janas, e Su Murrone in particolare, non hanno bisogno di "scrivere" il Tetragramma per essere il suo tempio. 

Sono il Tetragramma reso pietra. 

Il Nome è il respiro. 

Il respiro è lo sterno. 

Lo sterno è la carena. 

La carena è la Domus. 

La Domus è scolpita alle coordinate che il Cielo ha scelto per rivelare, non per nascondere, il segreto del Soffio.

Le coordinate rivelano: 

40 (attesa iniziatica), 

46 (la Madre), 

48 (il doppio di 28, le costole), 

8 (resurrezione), 

52 (il Nome riflesso), 

30.625 (l'insegnamento che scende nel grembo).

L'analisi delle coordinate e degli orientamenti della necropoli di Su Murrone rivela una sofisticata cosmologia neolitica che integra cicli solari, lunari e probabilmente stellari. 

Tutte le Domus di Su Murrone presentano l'ingresso orientato a est-sud-est , con variazioni specifiche per ciascuna tomba.


La Latitudine come Chiave


La latitudine di Su Murrone è 40°46'48.897"N è una coordinata che determina tutto il comportamento degli astri nel cielo di Chiaramonti.


Ad una latitudine di circa 40.78° Nord, l'altezza massima del Sole al solstizio d'inverno raggiunge solo 25.78° sopra l'orizzonte a mezzogiorno del solstizio invernale, molto basso, radente.

Ma il dato più significativo è l'azimut del sorgere solare al solstizio d'inverno, che corrisponde ad un azimut di circa 122.5°, ovvero est-sud-est, esattamente l'orientamento documentato degli ingressi .

Ciò significa che il primo raggio di sole del giorno più corto dell'anno entrava perfettamente nell'apertura della Domus.

Non "probabilmente". Non "forse". 

Era una precisione voluta. E il raggio, come ho sempre affermato, colpiva il catino d'acqua sulla parete di fondo, producendo la ierofania sulla falsa porta.

La Domus non è una tomba. 

È il luogo dove l'iniziato, come il Sole, muore simbolicamente per rinascere.

Tre giorni dopo il solstizio (il 24-25 dicembre in molte tradizioni), il Sole ricomincia visibilmente la sua risalita. E nella Domus, l'iniziato emergeva dopo tre giorni, esattamente come Giona.

La Tomba I presenta un soffitto con 28 travetti (14 per lato) che simulano le costole della carena .

28 è il numero del ciclo lunare: i giorni che intercorrono tra una luna nuova e la successiva. Il ciclo femminile per eccellenza.

Ma c'è di più. 

28 è anche il tempo in cui la Luna percorre tutti e 12 i segni zodiacali, ritornando alla stessa posizione relativa al Sole.

I 28 Giorni come Struttura dell'Iniziazione

Nella Qabbalah, 28 è la somma dei primi 7 numeri (1+2+3+4+5+6+7=28), e 7 è il numero delle Sefirot costruttive.


I 28 travetti del soffitto sono i  28 giorni del ciclo lunare, la dimensione femminile del tempo, ma anche le 28 fasi della trasformazione alchemica, dalla luna nuova (morte apparente) alla luna piena (pienezza) alla luna calante (dissoluzione)

Sono anche le 28 posizioni della Luna nel suo peregrinare tra le stelle, il viaggio iniziatico attraverso le costellazioni

Nella Domus, l'iniziato giaceva sotto queste 28 travature, esattamente come la luna nuova "giace" invisibile nel cielo prima di riapparire come falce. 

Era, metaforicamente, al centro del ciclo lunare, in quel momento di buio che precede la rinascita luminosa.

Le pareti e le protoni taurine della Tomba I conservano tracce di pittura rossa .

Nell'antichità, il rosso era il colore associato alla Luna (per il sangue mestruale, per il ciclo femminile, per la dea madre). 

Ma era anche il colore del fuoco e della trasformazione.

La Luna, nella tradizione cabalistica, è associata alla Sefirah Yesod (Fondamento), il punto di contatto tra il mondo superiore e quello inferiore, il luogo dove le energie spirituali si condensano in forma fisica. Ed è anche associata alla Shekhinah, la Presenza divina femminile che, come la luna, riceve la luce dal Sole (Tiferet) e la riflette sulla terra.

Il soffitto a 28 travetti, dipinto di rosso, era la rappresentazione architettonica di Yesod, il fondamento su cui poggiava l'iniziato durante la sua trasmutazione.

Sulla parete della camera principale e sul portale sono scolpite protoni taurine (teste di toro) . 

Nell'iconografia antica, il Toro è associato alla costellazione del Toro, che nel Neolitico (3200 a.C. circa) conteneva l'equinozio di primavera. Quando queste Domus furono scavate, il Sole entrava nel Toro all'inizio della primavera.

Rappresenta il dio della fertilità, la potenza generatrice che feconda la terra.

Ma c'è un dettaglio più sottile: le protoni sono scolpite in coppia. 

Due tori. Non uno. 

La dualità fecondante.

Per comprendere la datazione, dobbiamo considerare la precessione degli equinozi. Il punto dell'equinozio di primavera si sposta attraverso le costellazioni dello zodiaco in un ciclo di circa 26.000 anni.

Intorno al 3200 a.C. (datazione della necropoli) , l'equinozio di primavera si trovava nella costellazione del Toro.

Ciò significa che, all'epoca della costruzione della Tomba I, il Sole che "moriva" al solstizio d'inverno per poi "rinascere" verso la primavera, avrebbe raggiunto l'equinozio nella costellazione rappresentata dalle protoni taurine scolpite nella pietra.

Il Toro era il recettacolo celeste della rinascita solare. L'iniziato che emergeva dalla Domus dopo l'inverno emergeva nel segno del Toro, il segno della fecondità, della forza generatrice, della potenza vitale.

Un dato tecnico di grande rilevanza: 

a latitudine 40.78° N, tutte le stelle con declinazione δ < 52°29′ occidono (tramontano), mentre quelle con declinazione δ > 52°29′ sono circumpolari (non tramontano mai) .

Il valore soglia 52°29′ è straordinariamente vicino a 52.5°, la frazione decimale della longitudine di Su Murrone (8°52'30.625"E, dove 52.5 appare nella parte intera dei minuti).

Le stelle con declinazione superiore a 52°29′, come quelle dell'Orsa Maggiore e dell'Orsa Minore, non tramontano mai nel cielo di Chiaramonti. 

Sono eterne, immortali, ruotano attorno al polo celeste senza mai scendere sotto l'orizzonte.

Queste erano probabilmente le "stelle degli dei", gli astri che, come l'iniziato dopo la trasmutazione, non conoscono morte. 

Argomento che ho trattato ampiamente nel mio ultimo libro di Archeoastronomia, "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" 

Le Domus, orientate al solstizio invernale (la morte del Sole), guardavano contemporaneamente verso quelle stelle che invece non muoiono mai. La contraddizione è solo apparente. 

L'iniziato muore come il Sole ma diventa eterno come le stelle circumpolari.

La soglia di circumpolarità è 90° − φ:

90° − 40.78° = 49.22°

Ma il calcolo preciso della formula astronomica considera anche la rifrazione atmosferica, portando il valore a circa 52°29′ .

52 è, come abbiamo visto nell'analisi ghematrica, 2 × 26, il doppio del Tetragramma, il Nome riflesso nello specchio dell'acqua.

Le stelle che non tramontano mai sono, in questo senso, la manifestazione celeste del Nome eterno. 

La Domu, scolpita sulla terra, era allineata a questo cielo immortale.

Secondo la datazione archeologica, la necropoli fu utilizzata dal Neolitico recente (3300-2500 a.C.) fino all'epoca romana . 

Questo lungo arco temporale suggerisce che l'orientamento astronomico era stabile e ritualmente importante.

Un dettaglio che non deve sfuggire: tra il solstizio d'inverno (21-22 dicembre) e la prima luna piena successiva intercorrono circa 14 giorni.

14 è il valore dell'Archetipo Nun, la Grande Madre, il serpente bronzeo, la Vesica Piscis, il grembo cosmico.

L'iniziato che entrava nella Domus al solstizio, il giorno più corto, quando il Sole è più lontano, poteva emergere 14 giorni dopo, quando la luna piena più vicina al solstizio illuminava la notte con la sua luce riflessa. 

La stessa luce riflessa che, nel catino d'acqua della Domus, produceva la ierofania.

L'Acqua che riflette il Sole nella coppella interrata produce una ierofania che di riflette sulla falsa porta di passaggio. 

La Luna che riflette il Sole manifesta la  luce notturna.

L'iniziato che riflette il Divino manifesta la  trasmutazione.

Lo stesso principio speculare opera su tutti e tre i livelli, celeste, terrestre, umano.

La necropoli di Su Murrone non è un insieme di tombe. È una mappa del cosmo 

È un osservatorio solstiziale, orientata al sorgere del Sole il giorno più corto dell'anno, quando il Sole "muore" e "rinasce"

È un tempio lunare, con 28 travetti che riproducono il ciclo femminile della luna, e 14 come ponte tra solstizio e luna piena

È un cosmo in miniatura, di cui il soffitto a carena è la volta celeste (con le costole come travature stellari), le pareti sono l'orizzonte, il catino d'acqua è la terra che accoglie la luce

È un luogo di trasmutazione temporale, dove il tempo solare (maschile, lineare, della morte/rinascita) si incontra con il tempo lunare (femminile, ciclico, del grembo che accoglie)

Le coordinate, la latitudine 40°46'48.897"N, e la  longitudine 8°52'30.625"E, non sono numeri scelti a caso. Sono la firma di un popolo che sapeva leggere il cielo e scolpirlo nella pietra.

La Domu de Jana è il luogo dove il Respiro divino (YHWH), il ritmo del Sole e il ciclo della Luna si incontrano. 

Dove l'iniziato, sotto le 28 costole della carena, aspetta i 14 giorni della trasmutazione, per emergere dalla Porta degli Dei e diventare, come le stelle circumpolari, immortale.

Questo è il Nome. 

Questo è il Respiro. 

Questa è la Sardegna.


Tiziana Fenu

©®Diritti intellettuali riservati

Maldalchimia.blogspot.com

Foto Fabrizio Bibi Pinna 


"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" 

https://amzn.eu/d/01YxVUd3

https://amzn.eu/d/08UjJy7m

https://amzn.eu/d/07FlSoYy


"Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
Disponibile all'acquisto
https://amzn.eu/d/0371shhw
https://amzn.eu/d/0fma5fIS


YHWH è il Respiro delle Domus de Janas








mercoledì, giugno 10, 2026

💛 Ascia bipenne/doppio pugnale stele Laconi

 

Sono convinta che ci sia un nesso esclusivo tra l'ascia bipenne (Lábrys), la simbologia del doppio pugnale dei menhir di Laconi, l'analisi cabalistica del luogo e le correlazioni astrali.
Il "Doppio Pugnale"  si manifesta come Bipenne Pietrificata
Il collegamento non è immediato, ma risiede nella geometria del movimento.
Nei Menhir di Laconi la  figura incisa non è un'ascia, ma un pugnale a doppia lama (o "pugnale bipenne"), che si distingue per avere due punte simmetriche e un codolo centrale.
La forma classica dell'ascia minoico-arcaica sarda  ha due tagli divergenti.
Se "si congela" il movimento di un'ascia bipenne che ruota su se stessa (come una lama che taglia il tempo) o la sovrapponi al percorso dell'ombra solare, i due tagli dell'ascia diventano le due punte del pugnale.
Il "pugnale" inciso sulla pietra di Laconi non è un'arma da guerra, ma una "bipenne in potenza".
È la rappresentazione statica di un concetto dinamico.
È l'asse che divide il mondo.
Le due lame sono i due solstizi (estate e inverno), e il manico centrale è l'equinozio.
La "Cabala" antica (ovvero l'interpretazione simbolica dei numeri e delle forme) gioca un ruolo fondamentale.
L'ascia bipenne è il simbolo del 2 (dualità, polarità).
Il menhir stesso è un 1 (l'asse del mondo).
Il pugnale inciso ha spesso 3 elementi (due lame + manico).
Il Menhir si manifesta in questo contesto, come Asse Cosmico.
A Laconi, il menhir è la "colonna" che tiene insieme cielo e terra.
Il pugnale inciso è il "fulmine" o l' "ascia" di pietra che fissa il cielo alla terra.
Come il Sacro Vayra che rappresenta il fulmine, la cui conformazione rimanda a questi doppi pugnali.
Il doppio pugnale inciso rappresenta la frattura dell'unità. Simboleggia l'ingresso nel mondo delle forme (la materia) attraverso il taglio, una ferita cosmica necessaria per la creazione.
Qui si amplia ulteriormente il collegamento con la mia  precedente spiegazione astronomica della bipenne, marcatore di solstizi ed equinozi, e  diventa solidissimo, ne parlai già due anni fa ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/12/ascia-bipennecultura-ozieri-marcatori.html?m=0)
Nel corso dell'anno, l'ombra di un gnomone (come un menhir) disegna una iperbole (la forma del pugnale a doppia lama).
Durante solstizio d'inverno si delinea un'ombra più lunga e larga (la lama inferiore).
Durante il solstizio d'estate si delinea un'ombra più corta e stretta (la lama superiore).

Il "Doppio Pugnale"  dei menhir di Laconi delineano così un Analemma.
Il pugnale inciso non è solo un'arma, è la proiezione del Sole sull'asse di Pranu Corongiu, stessa zona di Laconi, distano appena 2 km
Le due punte sono i punti estremi del Sole a est e ovest.
La Sardegna sicuramente non ha copiato Creta, nemmeno nel labirinto a 7 percorsi, definito "cretese", che invece, argomento che ho scandagliato profondamente, anche nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", ha la sua Matrice archetipale nel labirinto a 7 percorsi di Benetutti.
ha tradotto il suo simbolo.
L'ascia bipenne a Creta (la Lábrys) era l'arma della Dea Madre e il simbolo del "Labirinto".
Il labirinto è la rappresentazione geometrica del percorso del Sole.
A Laconi il menhir con il doppio pugnale è lo stesso concetto, ma in pietra grezza.
Invece di un palazzo (il Labirinto) con la bipenne, abbiamo una pietra verticale che funge da gnomone naturale, con incisa la traccia del cammino solare.
A Creta l'ascia era il fulmine.
In Sardegna, il "pugnale" inciso è il raggio di sole pietrificato, il fulmine silenzioso della terra.

Facciamo un salto di livello e usiamo le coordinate geografiche per un'analisi energetico-simbolica.

Coordinate di Laconi (Pranu Corongiu):
Latitudine: 39° 51' N (circa)
Longitudine: 9° 03' E (circa)

39° (Il Triplice)
Il numero 39 è 3+9=12 (12 mesi, 12 segni zodiacali).
Indica il completamento del ciclo annuale. È un punto di "misura del tempo".

9° (La Luna e il Mistero)
Nella numerologia antica, il 9 è il numero della luna (ciclo di 9 mesi). L'asse longitudinale di 9° indica che qui si celebra il matrimonio tra Sole e Luna.
L'ascia è l'atto (Sole), il pugnale inciso è la ricezione (Luna).

Ma si manifesta anche un Evento Astrale Esclusivo.
I menhir di Pranu Corongiu sono allineati in modo tale che, durante i solstizi si creino questi contesti.
Durante il Solstizio d'inverno, il sole nascente, visto dal menhir principale, "taglia" idealmente la pietra proprio in corrispondenza del codolo del pugnale inciso.
Durante l'Equinozio il sole si alza esattamente sulla linea del menhir, proiettando un'ombra diritta che è la spada che divide il mondo dei vivi da quello dei morti.
Sicuramente non esiste un'ascia bipenne "fisica" sui menhir di Laconi, ma esiste la sua anima geometrica.
Il doppio pugnale è il segno magico dell'ascia che non c'è.
Mentre a Creta l'ascia era un oggetto maneggiato dal re-sacerdote, a Laconi la sua forma è incisa nella roccia madre per eternare il ciclo solare.
In un luogo dove la pietra incontra il cielo, il tempo taglia lo spazio a doppia lama.
Una per la luce, una per l'ombra. Una per il Sole, una per la Luna.
Questo menhir parla del calendario sacro della terra sarda.

Nel Santuario nuragico di Santa Vittoria di Serri (uno dei più importanti dell'isola), gli scavi hanno restituito prove certe del culto della bipenne, durato fino all'epoca romana .
A differenza di Creta, gli studi suggeriscono che in Sardegna fosse usata principalmente per la lavorazione del legno più che come arma (non compare nei "bronzetti" dei guerrieri) .
Infatti i bronzetti figurati (le statuine) che rappresentano esplicitamente l'ascia bipenne sono introvabili perché la bipenne era troppo sacra e potente per essere rappresentata in miniatura e impugnata da comuni guerrieri nei bronzetti, come invece accadeva per la spada o l'arco .
Era un manufatto di prestigio sociale, usato per marcare lo status dei capi e dei gruppi di lignaggio emergenti nell'isola .
In Sardegna diventa lo strumento sacro che collega il capo tribù al cosmo, utilizzato nei santuari per celebrare il potere sulla terra e sul tempo.
Nel Ripostiglio di Arbutzeddu (Narbolia)  è stata trovata un'ascia bipenne in bronzo mai utilizzata, perfettamente conservata e nascosta insieme ad altre asce in un "ripostiglio".
Il Museo Antiquarium Turritano (Porto Torres) conserva una doppia ascia in bronzo a profilo romboidale databile all'XI secolo a.C., parte della Collezione Comunale .
Nelle Domus de Janas della necropoli di Pranu Corongiu (nel comune di Lodine, Nuoro) sono stati identificati dei petroglifi classificati come "pugnale bipenne" .
La denominazione è ambivalente:
È un'arma o un simbolo?
Il termine "pugnale" indica la forma allungata; l'aggettivo "bipenne" si riferisce alla doppia lama.
Questo potrebbe essere l'anello di congiunzione che cerchiamo .
È possibile che gli archeologi abbiano interpretato la particolare forma di questi pugnali scolpiti nella roccia come una stilizzazione o un'antenata della più famosa ascia bipenne dell'età del bronzo.
E d'altronde, la losanga è l'ancestrale rappresentazione delle Dee Madri primordiali, custodi dei solstizi ed equinozi.
Del Sacro Femminino.
Se notate, in alcuni doppi pugnali nelle stele di Laconi, è presente una H.
H, la primordiale Tanit nella nostra Arcaica scrittura sarda.
La H equinoziale.
La H del Mercurio, il Femminino trasmutante
La custode delle due polarità.
Ne ho parlato e approfondito anche nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
Quindi, sebbene l'ascia bipenne matura (quella votiva in bronzo che abbiamo visto nei santuari nuragici) non sia presente nelle Domus de Janas, è probabile che il suo prototipo simbolico, un'arma a doppia lama incisa nella pietra, compaia già in questi ipogei prenuragici.
Le figure umane capovolte  rappresentano molto probabilmente il defunto nell'aldilà, un mondo ultraterreno opposto a quello dei vivi .
Mentre le Domus de Janas appartengono alla cultura di Ozieri (Neolitico, 4000 aC e oltre) , l'ascia bipenne votiva in bronzo è tipica della successiva Civiltà nuragica (Età del Bronzo, 1800 a.C. in poi). Il "pugnale bipenne" di Pranu Corongiu potrebbe rappresentare proprio l'evoluzione ideologica di questo simbolo di potere, dalla pietra al bronzo, dalla tomba al santuario.
Ora, introducendo il "doppio pugnale" dei menhir di Pranu Corongiu a Laconi e confrontando le coordinate sacre delle due Corongiu (Pimentel e Villamassargia), un unico nome, "Corongiu", per tre locira distinte, possiamo finalmente scorgere il disegno completo.
Ho avuto già modo di approfondire sulle Domus de Janas di Corongiu già 6 anni fa, poi approfondito più volte
(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/gli-dei-delle-spirali.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/06/domus-de-janas-corongiu-vaso-corongiu.html?m=0)
Quello che emerge non è solo un'ipotesi e correlazione archeologica, ma una vera e propria "teologia della gestazione", un sistema di pensiero in cui la pietra diventa carne, la tomba diventa utero e il cielo stellato si riflette nell'architettura della terra.
In questa prospettiva, il doppio Pugnale e l'Ascia Bipenne si manifestano come il volto Androgino dell'Antenato
Prima di addentrarci nelle cavità e negli orientamenti, dobbiamo riconoscere il volto dell'antenato che veglia sull'intero sistema.
Sul pianoro di Piscina 'e Sali, tra i comuni di Laconi e Nurallao, sorge il complesso di statue-menhir più importante dell'isola, nella località che i documenti archeologici chiamano Pranu Corongiu.
Qui, perdura ancora una volta il toponimo "Corongiu", la grande roccia, il cumulo, il "corona montium" che cinge un orizzonte sacro, a dimostrare che non si tratta di una coincidenza geografica, ma di una scelta deliberata di luogo sacro.
Su queste stele, risalenti all'Eneolitico, sono incisi i codici dell'appartenenza spirituale della comunità.
Le figure femminili sono caratterizzate dal rilievo dei seni; quelle maschili, invece, sfoggiano sul corpo litico due simboli fondamentali:
Il "Capovolto" è un motivo a tridente o a candelabro che, nella quasi totalità dei casi, è inciso a testa in giù sul petto della statua. L'ho già incontrato nell'iconografia funeraria delle Domus, e qui ritorna come marchio dell'iniziato che ha "capovolto" la propria prospettiva mortale, morendo al mondo per rinascere nello spirito.
Il "Doppio Pugnale" (o doppia ascia) è raffigurato orizzontalmente all'altezza della vita, a doppia lama, una triangolare puntata a destra e l'altra, spesso ogivale o a semidisco, puntata a sinistra, simmetrica rispetto a un ampio manico centrale.
Questo "Doppio Pugnale" dei menhir di Laconi non è altro che una versione arcaica, litica e stilizzata della Bipennis o Labrys, che ritroviamo nei palazzi minoici e nei santuari nuragici.
È un simbolo di potere sovrano sulla materia e sul tempo.
In Egitto, lo strumento che apre la bocca del defunto, il Pesesh-Kef, che ritroviamo proprio nelle Domus de Janas di Corongiu( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/spirali-domus-de-janas-corongiu.html?m=0) ha esattamente questa forma, una doppia lama ricurva che serve a "sbloccare" i sensi del morto per restituirgli la parola e il respiro nell'aldilà.
I menhir di Pranu Corongiu, quindi, non sono semplici tombe o confini. Sono i guardiani dell'iniziazione, che indossano la doppia ascia come una cintura di forza, il "giogo" (Juvale) che lega l'iniziato al carro celeste.
Se Pranu Corongiu ci mostra il simbolo (l'ascia bipenne) nella sua forma statuaria, le due Corongiu di Pimentel e Villamassargia ci mostrano questo stesso principio applicato all'architettura sacra e al paesaggio.
Confrontiamo le loro coordinate geografiche e vedremo emergere una dialettica cosmica speculare, perfetta.

La Corongiu di Pimentel (Domus de Janas)
Coordinate approssimative: 39.48° N, 9.00° E
È Il Grembo che Guarda il Sole. Situata nella Trexenta, a un'altitudine di circa 180-200 metri. L'ingresso è orientato a Est (levante).
La latitudine 39.48° è cruciale.
Gli studi di archeoastronomia hanno evidenziato come esista un "taglio invisibile" lungo il 40° parallelo, che divide l'isola in due zone con tradizioni di orientamento diverse.
La Corongiu di Pimentel giace subito a sud di questa linea, in una posizione di attesa e ricezione dell'energia solare.
Il Solstizio d'inverno (il sole nascente lambisce la spirale, promessa di luce) ed Equinozio (il sole sorge esattamente a Est e colpisce in pieno l'utero litico).
Qui il tempo è ciclomorfo, in cui si attende la nascita dell'eroe solare.

La Corongiu di Villamassargia (Su Concali de Corongiu Acca)
Coordinate esatte
39.256° N, 8.660° E
È la Grotta che Guarda la Terra. Situata sul versante occidentale dell'Iglesiente, a 265 metri slm.
Manifesta il numero dell'Acqua e del Serpente.
Analizziamo la longitudine:
8.660° Est.
Se leggiamo questo numero attraverso la ghematria, 8+6+6+0 = 20; 2+0 = 2.
Ma fermiamoci al 20, che è il valore della lettera ebraica Resh (R), la testa (il principio, il Capovolto), e della lettera Kaf (K), la corona, il palmo che accoglie. Ma il vero dettaglio iniziatico è l'8, che è il numero di Shu, il dio dell'aria, il Custode dei Pilastri, colui che separa Cielo e Terra. In Qabbalah, il numero 8 rappresenta il Shem Hamenorah, la luce oltre la natura, l'ottava sfera.

Se Pimentel guarda l'alba equinoziale, Villamassargia guarda l'occaso e gli astri.
I minerali di piombo e zinco del sottosuolo rendono questo luogo un Negev (il Neghev, il "secco" in ebraico, ma anche il Sud, la Ghevurah, il rigore alchemico).
Qui non c'è il sole diretto, ma la luce riflessa della luna e la costellazione Mesket (Orsa Maggiore), che nel suo culmine inferiore illumina la grotta con la sua presenza stellare.
Qui avviene la gestazione alchemica, la trasmutazione della morte in vita.

Ecco la correlazione perfetta:
La caratteristica della Domus Corongiu di Pimentel è Concepimento, Attesa, Accoglienza

La caratteristica della Grotta Corongiu di Villamassargia Gestazione, Incubazione, Trasmutazione

Domus Corongiu di Pimentel
Orientamento Est (Levante), verso il Sole nascente

Grotta Corongiu di Villamassargia
Ovest (Ponente), verso la Terra e la Notte

Domus Corongiu di Pimentel
Elemento Aria (Soffio di Shu, lo spazio in cui entra la luce)

Grotta Corongiu di Villamassargia
Terra e Acqua (Minerali, Umido primordiale)

Domus Corongiu di Pimentel
Tempo Sacro Equinozio e Solstizio d'Inverno (Nascita della Luce)

Grotta Corongiu di Villamassargia
Notte, Luna piena, Culmine inferiore dell'Orsa

Simbolo Domus Corongiu di Pimentel
Spirale a calice (Binah, Utero che riceve)

Grotta Corongiu di Villamassargia
Vaso a botticella (Yesod, Canale che trasforma)

Il Filo Conduttore che unisce queste tre Corongiu è la Geometria del Grembo Cosmico
Qual è il nesso finale? Proprio il  nome "Corongiu".
Non è un caso che si ripeta.
Deriva dal latino Corona, non solo nel senso di "corona montium" (cima della montagna), ma anche di "cerchio", "ciclo".
Corongiu è la roccia che chiude il cerchio, che contiene in sé la perfezione della forma sferica.
Nel nostro sistema, di comparazioni, i luoghi che portano questo nome sono occhi del ciclope, punti in cui la crosta terrestre si assottiglia e permette all'energia celeste di penetrare nel ventre della Madre.

Pranu Corongiu (Laconi) dive ci sono i menhir, ci mostra l'antenato divino, l'Androgino che impugna l'ascia bipenne.
Il doppio pugnale non è un'arma, ma un regolo calcolatore.

Esattamente come lo ritroviamo nella cultura di Ozieri 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/06/cultura-ozieri-milano-analisi.html?m=0) 

 
Come il pelecinum (la meridiana a forma di bipenne descritta da Vitruvio), il doppio pugnale disegna sulla pietra i punti estremi del moto solare.
Il menhir è il primo gnomone, l'ombra della divinità proiettata sulla terra per misurare il tempo.

Nelle Domus de Janas di Corongiu (Pimentel) si applica questa misura alla roccia viva.
La Domus non è un buco, ma un orologio stellare.
La spirale a calice è la proiezione in pietra del taglio dell'equinozio, lo stesso che divide la doppia ascia.
Come il "capovolto" sul petto del menhir, l'iniziato che entra qui capovolge la propria prospettiva, morendo al tempo profano per entrare in quello sacro.

Nella grotta Corongiu Acca (Villamassargia)si sigilla il processo.
Il vaso a botticella con i suoi motivi a chevron (le V rovesciate) è un modellino dell'utero, un "Corongiu" in miniatura.
La grotta non è un caso geologico, è la controparte sotterranea della Domus di Pimentel.
Se Pimentel è il concepimento, questo è l'incubatoio.
Le due Corongiu, Pimentel e Villamassargia, sono i due piatti della stessa bilancia cosmica, separate da 50 km (il numero della Porta, Sha'ar).
L'ascia bipenne che vediamo  incisa sui menhir di Pranu Corongiu è l'archetipo, lo strumento divino che "taglia" il tempo (separando un anno dall'altro, solstizio da equinozio) e che, in terra, "apre" il grembo della roccia.
Non è un caso che a Villamassargia, nel sito di Monte Ollastu, a poche centinaia di metri dalla grotta, sorgano tre Tombe dei Giganti orientate secondo cicli precisi.

Le Tombe dei Giganti di Monte Ollastu, nelle immediate vicinanze della grotta di Corongiu Acca, non sono state disposte per caso. La loro pianta e il loro orientamento seguono una precisa geometria sacra che lega il mondo dei morti al cosmo. Analizziamo i dati archeoastronomici per svelare questi "cicli precisi"
L'Orientamento di tutte e tre le Tombe è sull'Asse NE-SO
Questo dato di per sé è significativo perché esclude un orientamento generico.
Nella Sardegna arcaica, le Tombe dei Giganti mostrano spesso tradizioni orientative differenti a seconda della latitudine, con una sorta di "linea invisibile" intorno al 40° parallelo che separa culture diverse .
Villamassargia, situata a Sud di questa linea, aderisce a un canone orientato prevalentemente verso i quadranti orientali, in particolare verso il sorgere del sole in determinati periodi dell'anno.
L'asse NE-SO è particolarmente eloquente se letto in chiave invernale.
Nel periodo del solstizio d'inverno (21 dicembre), il sole sorge a Sud-Est e tramonta a Sud-Ovest. L'orientamento Sud-Ovest dell'absidica della tomba (la parte che contiene i defunti) indica che la camera sepolcrale era allineata con il tramonto del sole nel giorno più corto dell'anno.
Nella simbologia iniziatica che abbiamo tracciato, questo è il momento in cui la luce muore per poi rigenerarsi.
Il defunto, deposto nell'abside, segue la stessa traiettoria del sole morente.
Entra nell'oscurità del solstizio per attendere la rinascita primaverile. Non è una coincidenza che proprio a Villamassargia, nella grotta di Corongiu Acca, è stato custodito il vaso a botticella (simbolo di gestazione), di cui ho parlato nel mio scritto, mentre le tombe di Monte Ollastu celebrano il "parto" di questa gestazione nel buio invernale.

C'è però un secondo ciclo, più sottile e legato alla tradizione astrale che ho evocato per la Domus di Pimentel, quello delle stelle circumpolari, le Mesket.
L'orientamento generale delle tombe (soprattutto l'ingresso e l'esedra) verso Nord-Est è la chiave.
In Sardegna, a latitudini di circa 39° N (Villamassargia è a 39.27° N), la costellazione dell'Orsa Maggiore è circumpolare, cioè non tramonta mai sotto l'orizzonte.
Tuttavia, essa compie un giro completo attorno al polo nord celeste.
L'orientamento NE (Nord-Est) delle tombe di Monte Ollastu è esattamente l'azimuth in cui, durante le ore notturne degli equinozi (ma anche in determinati momenti dell'anno in cui la costellazione è alta nel cielo), la stella Polare e l'Orsa Maggiore raggiungono la loro posizione più favorevole per essere osservate dall'interno della tomba o dalla sua esedra .
Ricordiamo che il Pesesh-Kef (il doppio pugnale/ascia bipenne) che ho riconosciuto a Pranu Corongiu ha la sua funzione di "aprire la bocca" al defunto.
Qui, l'orientamento verso NE non guarda solo al sole, ma al Carro Celeste (l'Orsa).
Come il bue (Juvale) gira attorno al palo della trebbiatura, l'anima del defunto, guardando verso NE, si allinea idealmente al moto perpetuo delle Mesket.
Non guarda all'orizzonte mortale, ma al punto fisso del cielo (il polo) attorno a cui gira l'eternità.

La presenza di tre tombe affiancate in questo luogo specifico aggiunge un ulteriore livello di significato. Gli scavi hanno rivelato che le tre tombe non furono costruite esattamente nello stesso momento.
La Tomba 2 è la più antica (Bronzo Medio, 1400-1300 a.C.), mentre la Tomba 1 e la Tomba 3 mostrano riutilizzi e fasi più recenti (Bronzo Recente) .
Tuttavia, la loro coesistenza architettonica e l'orientamento condiviso suggeriscono che il luogo fosse un calendario liturgico a cielo aperto.
Le tre tombe non sono tombe casuali, ma sono i tre "momenti" del ciclo:

La Tomba più a Nord (forse la T2), rappresenta il rigore dell'inverno (Geburah).
La Tomba Centrale (T1), rappresenta il passaggio, la porta (Tiferet, l'equilibrio).
La Tomba più a Sud (T3), rappresenta l'attesa della rinascita (Yesod).
È un trilito cosmico scavato nel fianco della montagna. L'orientamento non varia perché tutte e tre devono "leggere" lo stesso fenomeno astronomico nel momento esatto del rito, il tramonto del solstizio d'inverno (morte e promessa) o il sorgere delle Mesket a Nord-Est (eternità e rigenerazione).
Monte Ollastu e la grotta di Corongiu Acca (dove fu ritrovato il vaso a botticella) distano poche centinaia di metri l'una dall'altra. Se la grotta era il luogo della gestazione (il vaso chiuso, l'oscurità, l'attesa), le Tombe dei Giganti sono il luogo della deposizione finale, il passaggio compiuto.
L'orientamento delle tombe verso NE e SO racconta il viaggio dell'iniziato

A SO (nel Solstizio d'Inverno), il sole muore.
L'iniziato discende nella tomba
NE (Mesket/Orsa), la notte è vigile. L'anima si aggancia al carro delle stelle che non tramontano mai (su Juvale), spezzando il ciclo di morte e nascita terreno.
Le Tombe di Monte Ollastu non sono orientate a caso.
Esse guardano al tramonto del solstizio d'inverno (il momento di massima oscurità, l'inizio del viaggio) e all'area celeste delle stelle circumpolari a Nord-Est (il punto di ancoraggio dell'anima nell'eternità).
Esse sono la "terza fase" del rituale iniziatico di Corongiu.
Prima la concezione (Domus di Pimentel, equinozio), poi la gestazione (Grotta di Corongiu Acca, luna/terra), infine la "nascita nella morte" (Tombe di Monte Ollastu, solstizio invernale e stelle fisse).
Il messaggio è chiaro.
Gli Antichi Sardi e i loro antenati del Neolitico non adoravano la pietra.
Adoravano ciò che la pietra misurava.
Il "doppio pugnale" (l'ascia bipenne) è la chiave di volta che lega i tre siti.
È il simbolo della sovranità umana sul tempo, l'arma con cui l'iniziato taglia il cordone ombelicale che lo lega a questo mondo per nascere nell'altro.
La Corona (Corongiu) è il premio di questa nascita
È il cerchio del tempo (sole, luna, Mesket) che l'anima, ormai libera, percorre per l'eternità.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

"Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
Disponibile all'acquisto
https://amzn.eu/d/0371shhw
https://amzn.eu/d/0fma5fIS

Ascia bipenne /Menhir Laconi