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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

lunedì, maggio 16, 2022

💛Le Iadi e Santa Cristina

 Riporto un'interessante post pubblicato nel gruppo "Testimonianze e creatività sulla Sardegna antica" 

(https://www.facebook.com/groups/1659777054289465/permalink/3070843493182807/) pubblicato dal ricercatore Paolo Allegri, il 27 aprile, il quale ha offerto uno spunto per mie riflessioni di scambio con i commentatori, sulle quali vorrei soffermarmi in questa sede. 

Riporto il testo e le immagini(le prime due) del post:

".. ancora analogie nei simbolismi...

.. uno scorcio del famosissimo e misterioso  soffitto della tomba di Senenmut grande architetto e funzionario della  grande

 regina Hashepsut..

 tra le tante  e inspiegabili conoscenze astronomiche  che caratterizzano la sua tomba,

c' è anche un " piccolo " particolare  che  Senenmut ha voluto evidenziare  tracciando con  tre " cerchiature " a forma di goccia la stella centrale della cintura di Orione

 ora questo simbolismo non esiste nei geroglifici egizi, veniva usato però dai mesopotamici per indicare l' acqua ..e la vita ..

 (p.s. ..solo recentemente la NASA ha scoperto tracce di ossigeno  e quindi di acqua su quella costellazione ..)

 parte dei nostri pozzi sacri in Sardegna mostra con evidente analogismo la stessa simbologia, ( o quasi )

 che non a caso è legata al culto delle acque ..."

~~~~~~~~~~~~~


 Queste, invece, sono  le mie considerazioni in proposito. 

La goccia simboleggiata  con tre "cornici" intorno, è il simbolo delle Iadi, l'ammasso di stelle che appartengono alla costellazione del Toro. Corrispondono, nella costellazione, al vertice da cui si "snodano" le due corna, di cui la sinistra è più corta, esattamente come il nostro torello sardo, portale di tante ierofanie divine, con il corno sinistro più corto, rispetto a quello destro. 

Le Iadi erano considerate le stelle che lacrimavano la pioggia, quindi sacre, per la fertilità della terra. Infatti venivano rappresentate come una goccia. 

Le Iadi erano ninfe dei boschi, delle fonti e delle paludi, e, difatti, il loro nome significa "piovose". Erano immaginate piangere la morte del loro fratello Ia, e le loro lacrime erano identificate con la pioggia. Questa associazione di Aldebaran e delle altre Iadi con la pioggia deriva forse dal fatto che in Grecia le stagioni più piovose sono quella primaverile, quando le Iadi tramontano al crepuscolo, e quella autunnale, quando le Iadi sorgono al crepuscolo. 

Hanno tre cornici, perché sono legate al concetto di "nascita /morte /rinascita", poiché si trovano sulla via della rinascita dopo la morte, la via Lattea, sull'asse Sirio, Cintura di Orione, Aldebaran, la stella piu luminosa, l'occhio rosso, del Toro, costellazione che comprende anche le Pleiadi.

In questa rappresentazione ci sono stelle a cinque punte, oltre che le Iadi. Il cinque è collegato sia a Venere/Sirio che al Toro

Ne ho parlato tante altre volte, tempo fa, più di un anno fa(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/la-y-taurina-di-ascensione-lungo-la-via.html?m=0), collegando Aldebaran anche con la Maschera ghignante di San Sperate, che è una maschera solare, divinizzante. 

(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/la-maschera-dellaldebaran-solare-di-san.html?m=0)

L'era del Toro va dal 4000 al 2000 aC, ma è la più importante e feconda nella storia , perché vi è una sovrapposizione tra maschile e femminile, la sinergia "taurina/uterina", così magnificamente enfatizzata nella nostra Antica Civiltà Sarda, come in nessun'altra civiltà. 

La "goccia-uovo" che custodisce come una recinzione il pozzo di Santa Cristina, è così, sia uovo femmineo(ha la forma della Dea Madre di Cuccuru S'arriu, come avevo già scritto in un post, https://maldalchimia.blogspot.com/2021/11/simbologia-uovo-cosmico.html?m=0), ma anche la forma della goccia che simboleggia le Iadi, le corna del Toro. Esattamente quelle che custodiscono la creazione, come è rappresentato presso gli Antichi Egizi, e anche in un nostro bronzetto. 

Anche le Iadi sono allineate a "tre". 

Dal vertice, da dove si diramano le corna del Toro, nella costellazione, partono, vicino al vertice, due moduli, in diramazione, come una V, che hanno tre stelle allineate da una parte, e tre dall'altra, cinque in tutto, perché una è centrale, è su Aldebaran, sembra quasi il terzo Occhio del Toro, Anja. 

Cinque, come il numero legato anche a Venere, come le stelle rappresentate in questo soffitto della tomba di Senenmut, 1462 a.C.(± 30 anni)) della XVIII dinastia, che era l’architetto, capo di Stato, consigliere della regina Hatshepsut e tutore della sua primogenita Neferura. Era un uomo di grande sapienza, che aveva ottime conoscenze di astronomia che sono ancora oggi riscontrabili nel suo piccolo sepolcro , nel quale, stranamente, non fu mai sepolto. 

In questo soffitto è riprodotta una precisa sezione della volta celeste, non dell'epoca, ma del 10,450 aC, quando l’asse terrestre era rivolto verso un’altra porzione di cielo.

Nel link di riferimento(https://silvanodonofrio.wordpress.com/2021/09/09/il-soffitto-segreto-il-mistero-dei-disegni-di-senenmut/), dice che nella parte dell’immagine in cui sono raffigurate le tre stelle della Cintura di Orione, c’è un dettaglio che attira subito l’attenzione, si tratta della stella centrale la quale è circondata da tre ellissi a forma di goccia, una dentro l’altra, che la mettono in evidenza.

Questo potrebbe essere collegato al fatto che 

la Nasa ha scoperto che nella costellazione di Orione c’è la presenza di molecole di ossigeno, le quali potrebbero aver dato luogo alla formazione di acqua. 

Senenmut, da Iniziato quale era, poteva essere in possesso di grandi segreti, ed è per questo che il dipinto era accuratamente occultato sotto l'intonaco. 

Se notiamo, però nella rappresentazione ci sono due moduli di stelle a cinque punte, raggruppate a "tre". 

Un modulo verticale, a sinistra, con l'ultima stella in basso leggermente roteata alla sua sinistra, quindi non perfettamente in linea con le altre(e questo mi fa pensare alle piramidi di Giza). 

Poi, vediamo un altro modulo, con tre stelle allineate trasversalmente, con la stella centrale dentro la goccia con tre cornici, e una quarta stella che funge da vertice per il triangolo che si crea. 

Se notiamo, nella costellazione delle Iadi, si crea, nel vertice di snodo delle corna taurine, proprio un triangolo. 

Triangolo che è come se fosse un grembo, come la V del pube. Una sovrapposizione taurina/uterina che è il fulcro di ogni dinamismo creativo, di ogni nascita e rinascita dopo la morte. 

L'associazione con il nostro pozzo di Santa Cristina, per similitudine della recinzione del pozzo con la forma a "goccia/uovo", che potrebbe richiamare le "lacrimose Iadi", è pertinente. 

La tappa ultima, Aldebaran, del percorso sulla vita Lattea, della Rinascita. Aldebaran era chiamata il Cervo Rosso. Abbiamo l'immagine di un cervo  in una Domus (in questo momento mi sfugge il nome). In ogni caso, resta la forte valenza alchemica delle corna del Toro, delle Iadi, come un pube femminile(le corna taurine/uterine, custodiscono il sole, come nelle rappresentazioni egizie), le due energie, maschile e femminile, funzionali alla rinascita dopo la morte. 

Un triangolo che richiama la triade creativa creativa.. Come le tre pietre a triangolo disposte nella Domus de Janas Mesu e Montes(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/perche-il-nostro-presepe-in-sardegna-lo.html?m=0)

Ma, c'è da sottolineare una cosa molto importante. 

Nello splendido trattato "Il Mulino di Amleto" di Giorgio Santillana, c'è un passo che riguarda proprio le Iadi(a volte trovo assurdo e incredibile come si combinano bene le cose) 

"La storia di Sansone spicca nella Bibbia per le assurdità di cui appare intessuta, e gli allievi nei presbiteri si devono essere scervellati a lungo sull’arma con cui uccise i Filistei: una mascella d’asino.

Il versetto di Giudici, 15: 19, («Dio aprì una cavità che era nella mascella, e ne uscì dell’acqua»), sta lì a ricordarci che non si tratta di un osso come tutti gli altri né, come è stato suggerito di recente, del «luogo» di esso. Perché quella mascella è in cielo: era il nome che i babilonesi davano alle Iadi, situate nel Toro come «Mascella del Toro».

Ricordiamo il detto classico «le pluvie Iadi»: è perché Υάδες significa «acquose». Nel poema della creazione babilonese (Enûma eliš), che precede Sansone, Marduk usa le Iadi come una specie di boomerang per distruggere la progenie dei mostri celesti, e tutta la storia si svolge fra gli dèi.

Sappiamo anche che la possente arma di Indra, il vajra, il Fulmine fatto con le ossa di Dadhyac dalla testa di cavallo, non era di questa terra.

Il carattere universale di questa storia è tale che la si deve considerare diffusa in tutto il mondo.

[...] Orione, chiamato anche Nimrod il Cacciatore, che brandisce le Iadi e muove il Mulino delle Stelle, al pari di Talos, il bronzeo gigante cretese.

Perché il particolare che corona tutto e chiude la questione è appunto questo: Orione è cieco, l’unica figura cieca della mitologia delle costellazioni". 


Ricordate, come avevo sovrapposto la costellazione di Orione, alla cartina della Sardegna, con Cabras sulla cintura di Orione(visto che i Giganti di Mont'e Prama, come ben sapete dai miei scritti, sono legati a doppio filo ad Orione), il braccio teso di Orione sul labirinto di Benettutti e golfo di Orosei(OR> Oristano /Orosei /Orione) e il braccio sollevato di Orione, quello che "brandisce le Iadi", sull'isola dell'Asinara?


È veramente particolare che proprio nel libro dei Giudici(e, sottolineo, che i Giganti di Mont'e Prama sono Giudici, perché il simbolo della Tribù dei Dan, la Nun e la Dalet , le due lettere ebraiche, insieme, significano Giudici) siano riportate queste indicazioni

"Dio aprì una cavità che era nella mascella, e ne uscì dell’acqua" 

Asinara

Il nome ricorda quello di un asino

All'interno del nome troviamo 

Sin, come il dio lunare accadico

Ar/Ra. Dio Solare

Sole e Luna in complementarietà, come il Vajra nominato dal Santillana, che simboleggia la sinergia degli opposti, ed è per questo, che è così potente. 

Sottolineo che Sansone fu giudice d’Israele, al tempo de’ Filistei, per vent’anni.

"Quand’ebbe finito di parlare, gettò via di mano la mascella, e chiamò quel luogo Ramath-Lehi.

18 Poi ebbe gran sete; e invocò l’Eterno, dicendo: ‘Tu hai concesso questa gran liberazione per mano del tuo servo; e ora, dovrò io morir di sete e cader nelle mani degli incirconcisi?’

19 Allora Iddio fendé la roccia concava ch’è a Lehi, e ne uscì dell’acqua. Sansone bevve, il suo spirito si rianimò, ed egli riprese vita. Donde il nome di En-Hakkore dato a quella fonte, che esiste anche al dì d’oggi a Lehi."


Una fonte Sacra. 

Un pozzo Sacro. 

Israele. 

Monte Ebal

L'ingresso del pozzo di Santa Cristina è orientato verso nord ovest, con il vertice della

"goccia-uovo", verso nord ovest. 

Anche le Iadi, sono orientate a Nord Ovest. 

Quindi, ciò che rappresenta il pozzo Sacro di Santa Cristina, si riferisce, come riferimento astronomico, alle Iadi. 

Sono le tappe del processo di  rinascita dopo la morte, lungo la via Lattea.

Sirio/cintura di Orione/Aldebaran(della costellazione del Toro, che comprende anche le Iadi e le Pleiadi).

Osservate come il "corno sinistro" dello snodo sulle Iadi, sia più piccolo di quello destro, esattamente come lo snodo a Y che parte da Sirio, attraverso i "tre soli", e si dirama su beta Taurus e le Pleiadi.

Le Iadi, sul corno sinistro(ma anche su quello destro, presentano tre stelle allineate, come quelle di Orione. Qui in Sardegna , come sappiamo, questa particolarità del corno sinistro è molto sentita dal punto di vista alchemico e ierofanico, visto che nei nuraghi sono presenti queste teste di torello, con il corno sinistro più corto, che creano straordinarie ierofanie.

È una corrispondenza "3+3"

Unione degli Opposti. 

Creazione.

Anche nella maschera ghignante di San Sperate, avevo notato questo collegamento con Aldebaran, "tappa ultima" della rinascita  dopo la morte.

La V delle Iadi come un ritorno al pube cosmico della Grande Madre

Questa  diramazione ad Y, sono convinta che ciò abbia a che fare anche con YHWH. Guardate anche come all'interno si crea un triangolo equilatero, che è la metà di un angolo a 60°, che è un sesto dell'esagono, il parametro del cubito egizio e sardo. Esagono simbolo dei Giganti


Gli Antichi riportavano in terra, quel che vedevano in cielo, che era considerata la dimensione del Divino. Creare una ierofania, come succedeva in Sardegna, millenni fa, forse in concomitanza con l'era astrale del Toro(dal 4000 al 2000 aC), ma sicurissimamente MOLTO prima (credo che la datazione dei nuraghi vada retrodatata di molto), attraverso la riproduzione di una particolare conformazione astrale come questa, significava manifestare la presenza divina sulla terra, nella materia, Benedire con la luce, che è la prima manifestazione del Divino. Poi si benedice con l'acqua (il BaNDuddu, di origine sarda, e non, mesopotamica, che ha le stesse consonanti di BeNeDire), con i semi, con il trilobato, con il Fiore della vita, con il Fuoco Sacro....


Dopo l'entusiasmante scoperta recente, riguardo il Buco Nero Sagittarius A, al centro della Via Lattea, e dopo aver constatato che il Braccio di Orione, quello su cui si sviluppa la Via Lattea(che ospita il nostro sistema solare), nasce come diramazione e biforcazione (e, attenzione, attenzione, anche questa Y, con il lato sinistro più corto) del Braccio del Sagittario, posso ribadire, ancora una volta, con un discorso e svariati post, che ho iniziato mesi fa, che, Centro cosmogonico, per i nostri Antichi Padri, era la Via Lattea.

Centro cosmogonico di creazione, e di rinascita, a cui i Giganti di Mont'e Prama sono legati a doppio filo, e che, giunti a questo punto, la Y del Dio YHW, che si trova inciso nei sigilli di Tzricotu, è in altri reperti archeologici, possa essere la Y, con il lato sinistro più corto, di queste traiettorie astronomiche, che rimandano alle Iadi, allo snodo tra Iadi e Pleiadi, alla diramazione tra il Braccio drl Sagittario e il Braccio di Orione.

Una Y che vedevano nel cielo, e che hanno trasposto in terra, come riferimento divino principale.

Che il pozzo di Santa Cristina fosse legato solo alla luna e al sole, è in effetti limitativo.

È il simbolo sacro del Bene che vince sul male, sui mostri celesti combattuti da Sansone.

È l'acqua Sacra che riporta in vita, che divinizza, come succede a Sansone, che beve l'acqua che sgorga dalla "mascella/Iadi".

Ma anche questo, già lo avevo scritto, riguardo la simbologia numerica dei gradini superiori e inferiori( discesa da umani, e risalita, con gradini dimezzati, da umani divinizzati), e la ierofania sul dodicesimo anello della tholos, per non parlare dell'ombra capovolta.

Lascio i link di riferimento a fine post. 

Ulteriori e importanti conferme che dimostrano che cultura egizia e antica civiltà sarda, sono legate a doppio filo, che quel che si trova lì, è presente anche qui, anche secoli prima, rispetto alla cultura egizia, come ho evidenziato tante volte, con esempi concreti, è che ci sia ancora tanto da scoprire. 


Tiziana Fenu 

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https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/osservavo-la-piantina-del-pozzo-di.html?m=1

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Le Iadi e Santa Cristina












💛Video Comitato Civiltà Sarda

 Se nessuno ci ha mai insegnato a riconoscere la grandezza della nostra Antica Civiltà Sarda, è perché non abbiamo bisogno che qualcuno ce lo insegni.

Si tratta di riprenderci la nostra storia, quella che ha influenzato anche il destino delle altre civiltà, visto che si sono avvalse anche della nostra collaborazione come supporto, come è successo per l'impero egizio, per la traversata di Mosè nel deserto, e per tutte quelle tracce del nostro passaggio, delle nostre abilità tecniche, architettoniche, che abbiamo lasciato, pacificamente, nelle altre civiltà.

Perché non abbiamo mai avuto bisogno di fare guerre, di conquistare.

Abbiamo lasciato semi della nostra Bellezza ovunque, senza guerre, senza sangue, senza imposizioni.

Perché la nostra è una Terra Sacra, che convive armoniosamente con i ritmi della Natura, e dalla stessa Natura, da Madre Terra, ha imparato ad esprimersi secondo la Geometria Sacra, secondo l'Armonia, secondo la Bellezza, secondo l'Amore.

Un'energia che si sprigiona ad ogni nostro passo su questa terra, che ora ci chiede che i suoi figli, ciò che ha custodito per secoli, per millenni, venga alla luce, e che venga diffuso, oltre quello che già è stato rivelato.

Adesso compete a noi, solo a noi, nel nostro piccolo, creare una rete, che riporti alla memoria ciò che siamo stati e che ancora siamo.

Non lo farà nessuno, nessuno, al nostro posto..

Non capirebbero.

Non ne hanno le competenze.

Non hanno lo stesso sentire, la stessa Essenza

"Sa balentia"

La consapevolezza di "chi vale*.

La nostra Terra è il nostro Orgoglio, la nostra Vita, la nostra Identità.

E ora che concretamente si sta muovendo qualcosa, non restiamo solo testimoni.

Le cose cambiano se ci si muove insieme.

Insieme per la nostra Sacra Madre.

Tiziana Fenu ©®

.. e un grazie di cuore a Stefano Piroddi, perché ci crede, e crede in Noi.

https://fb.watch/d2bIhu3pTd/

Video Comitato Civiltà Sarda

💛Gli sciamani del fuoco

 GLI “SCIAMANI” DEL FUOCO


Dallo studio dei focolari abbiamo modo di ricostruire molti aspetti della vita dell’uomo della preistoria, ricomponendone le vicende semplici, di ordinaria amministrazione, come l'alimentazione e altre attività materiali legate alla lavorazione, per esempio, della ceramica.

Il fuoco, infatti, è stato il protagonista in un’altra grande rivoluzione culturale: ha permesso di plasmare la materia e di farla solidificare nelle forme volute.

Oltre alla ceramica, sono i metalli che hanno avuto dal fuoco la spinta energetica per divenire attrezzi, armi, oggetti per il culto.

Con essi i loro forgiatori hanno via via assunto un ruolo culturalmente sempre più importante, avvolgendosi di un’aura sacra ed esoterica.

Per esempio, tra i Fan, una tribù dell’Africa occidentale, il capo è anche stregone e fabbro, poiché si crede che quel mestiere sia sacro e solo un capo abbia l’autorità per esercitarlo. Nei paesi dell’Africa del Nord, le donne anziane e i fabbri hanno in comune la possibilità di occupare la posizione di portavoce del gruppo e di avere maggiore competenza nell’ambito sia della magia privata sia dei riti minori.

Fabbri e sciamani del passato hanno forgiato l’immagine dell’alchimista, conoscitore dei segreti della materia e capace di sfruttare quelle energie naturali che i comuni mortali possono solo subire.

Possedere il fuoco, nelle varie tradizioni mitologiche e religiose, ha sempre corrisposto a possedere un bene divino, un patrimonio riservato solo a quanti hanno la loro dimora nel cielo.

E quando quel bene è giunto agli uomini ciò è stato determinato o da un dono portato come premio, o perché sottratto agli dèi. Emblematica in questo senso la vicenda di Prometeo: il personaggio è universalmente noto per aver rubato il fuoco a Zeus, ma ab ab origine, egli era colpevole di una grande trasgressione; infatti, era in grado di costruire statue di notevole perfezione.

Ponendosi in concorrenza con la divinità, partendo dall’argilla egli volle creare la vita, secondo un metodo che era patrimonio esclusivo del dio. Ma, per la trasmutazione della materia, era necessaria una scintilla di fuoco (secondo l’antica concezione greca per la quale l’uomo era composto di terra e di fuoco), perciò egli ideò un’impresa molto ambiziosa: rubare il fuoco a Zeus.

Il padre degli dèi, infuriato per l’affronto, ordinò a Efesto, il fabbro divino, di forgiare una catena indistruttibile con la quale Prometeo fu legato a una montagna nel Caucaso, dove un rapace (aquila o avvoltoio, nelle diverse versioni) gli dilaniava il fegato, che però si riformava cotinuamente. Il fuoco era così ritornato nell’Olimpo, però, come ben sappiamo, gli uomini, in un modo o nell’altro, riuscirono comunque a impossessarsene…

La dimensione esoterica del fuoco si esprime partendo dalla figura del fabbro e dello sciamano che “furono signori del fuoco tanto quanto gli alchimisti e tutti, aiutando l’opera della natura, acceleravano il ritmo temporale e, in fin dei conti, si sostituivano al Tempo”.


Tratto da "Le vie dell'esoterismo" di Massimo Centini


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Gli sciamani del fuoco



💛Comitato civiltà sarda

 Si stanno creando basi concrete, per riscrivere la storia, quella storia della quale siamo stati tagliati fuori, e che, eppure, porta il nome dell'antica Civiltà Sarda, in ogni parte del mondo.

Grazie all'iniziativa di Stefano Piroddi, autore di cinque opere, tra cui la trilogia di Sandalhia, editore e produttore della Casa Editrice "La Città degli Dei", questa "storia perduta" può essere recuperata, con l'interesse e l'impegno sinergico di chi crede in questo progetto e iniziativa, che ci coinvolge tutti, perché è la nostra Memoria, il nostro Presente, e il nostro Futuro.

Per non dimenticare, ma soprattutto, per continuare la magnificenza che ci hanno lasciato in eredità i nostri Padri e le nostre Madri, perché il momento è adesso.

Il ritrovamento di altri due Giganti di Mont'e Prama, è un segno.

Vogliono essere trovati. Vogliono che tutto venga alla luce, e il momento è vicino.


Vomitato civiltà sarda








💛Dea Madre Sarda

 #FestadellaMamma


Auguri, Sacra Madre Sarda💛


Dea Madre di Cuccuru Is Arrius

(Cabras, in provincia di Oristano) ritrovata in un’ampia necropoli ipogeica del Neolitico Medio (cultura di Bonu Ighinu).

All’interno delle 19 tombe che formavano la necropoli furono ritrovate statuine femminili di stile volumetrico-naturalistico, appartenenti quindi ad una tipologia ampiamente attestata in varie località del Mediterraneo, fra le più note Malta, la Turchia, la Grecia la stessa penisola Italiana. Queste statuine presentano testa cilindrica e volumi di busto e cosce molto accentuati, la loro posizione è stante e le mani aperte lungo i fianchi. La nostra “dea madre” fu ritrovata nella tomba 386, una tomba a camera circolare scavata nell’arenaria con pozzetto verticale d'accesso.

La datazione risale al 4800 a.C. circa. 


Questa Dea Madre straordinaria, che accompagnava le anime dei defunti nell'altra dimensione, è di una raffinatezza delicatissima. 

La fine decorazione del copricapo, e la precisione e l'accuratezza nei minimi dettagli, è una caratteristica degli abili artigiani Sardi che troviamo anche nella raffinatezza decorativa di certi particolari nei Giganti di Mont'e Prama.

Il copricapo, di forma circolare, richiama la circolarità del nuraghe, ma anche la ciclicità della vita, la circolarità della completezza, la massima perfezione geometrica di unione.

Circolare come un grembo, dove il maschile e il femminile, la vita e la morte, il sole e la luna, si incontrano e si sovrappongono, ad enfatizzare e sublimare in bellezza, la danza della vita, come in un "ballu tundu" circolare infinito, in un susseguirsi di cicli di "nascita/morte/rinascita", sottolineati da quelle tre bande circolari che fungono da decorazione intorno al cerchio del copricapo.

Le decorazioni laterali, che fungono da copriorecchie, rivelano questa complementarieta' di opposti. 

La parte centrale del modello decorativo, è formata da un quadrato, che indica l'elemento terra, la Forma del Sacro Femminino, magnetico, dove si manifesta l'idea, l'intento del Mascolino, che invece ha un'energia elettrica.

La Sacra Madre è Terra, quadrato legato ai quattro punti cardinali, ai quattro elementi naturali(aria, acqua, fuoco e terra) che generano la vita. 

Come le "4+4" linee trasversali che attraversano il quadrato. 

Quattro con il verso verso sinistra, e quattro con il verso verso destra, in modo che, intersecandosi, formino delle losanghe romboidali, che simboleggiano la vulva femminile, il simbolo della vita stessa, della riproduzione, della moltiplicazione. 

Un incontro tra maschile e femminile che crea la griglia, la tessitura della vita. 

Complementarietà di opposti sottolineata anche dai doppi semicerchi che decorano il quadrato centrale sui tre lati. 

Due semicerchi sovrapposti per ognuno dei tre lati del quadrato. 

Il semicerchio del percorso diurno del sole, da est verso ovest, e il semicerchio del percorso della luna, nel verso contrario. 

La direzione della luna, infatti, è da Ovest verso Est, mentre per il suo moto apparente nel cielo, a causa della contemporanea rotazione della Terra nello stesso verso, essa sembrerà come trascinata dalla volta celeste in senso contrario, e perciò da Est verso Ovest. 

E questi due moti semicircolari, del Sole e della Luna, rappresentati in modo "accoppiato" in numero di due, e ripetuti tre volte, come un fiore della vita a tre petali, sommati tra loro, danno come somma un numero sei. 

Numero sei, che negli Arcani Maggiori corrisponde al numero degli Amanti, dell'Unione, della bellezza, come abbiamo visto tante volte, parlando anche del sei riguardo il fiore della vita nella maschera dei Boes. 

Una Sacra Unione che si realizza nella terra, in quel "4 materico", che è sottolineato sia dalla forma quadrata della parte centrale della decorazione, sia dai quattro elementi lunghi e decorativi, che pendono lateralmente e sul retro della testa(dove però non vi è la decorazione centrale). 

Elementi che, sommati tra loro, per tre volte, danno come somma un numero dodici, numero sacro, chiamato, qui in Sardegna, "su Santu doxi", il "santo dodici", che in riduzione teosofica, diventa un "1+2", quindi un tre. 

Il tre monadico della creazione per eccellenza. 

Ed è proprio tutta questa simbologia della creazione e della vita, di cui questa piccola Dea.

19 Tombe nella necropoli.

19 è un Numero Sacro.

Da sempre rappresenta il Sole, inteso come energia primaria, archetipale, nella quale convergono le due polarità, maschile e femminile.

È la risoluzione, la completezza, l'intero, l'unione del numero e  Sacro Archetipo Ebraico Uno, l'Aleph, la polarità maschile, che si concretizza nel grembo della polarità femminile, nell'Archetipo nove, Teth, esattamente come la rappresentazione dell'ultimo simbolo solare a destra, nella fascia alta(quella "spirituale", del percorso iniziatico), dell'altare di Santo Stefano a Oschiri, come ho scritto poco tempo fa(https://maldalchimia.blogspot.com/2022/04/altare-di-oschiri.html?m=0), il quale è rappresentato da una circonferenza, con 19 coppelle intorno.

Un simbolo talmente radicato, nel corso delle civiltà, in ogni periodo, da essere rimasto anche negli Arcani Maggiori dei Tarocchi, dove il Sole, è rappresentato proprio dall'Arcano XIX.

Quindi, una necropoli dove è presente la sinergia della luce e del buio, del Sole e della Luna, della vita e della morte, e dove l'alchimia è resa possibile anche dalla disposizione e dalla scelta estetica, di manifestare la presenza divina, solarizzante, di rinascita, divinizzante, anche attraverso la simbologia numerica, che esplica ed enfatizza il messaggio subliminale e spirituale della materia, della nuda pietra, della terra stessa come grembo di vita che si perpetua anche dopo la morte, che è solo una parentesi di transizione tra i due passaggi. 


Questa Dea Madre è custode e depositaria di questo passaggio.

Dea Madre, insieme all'altra, sempre di Cuccuru s'Arriu, sempre risalente allo stesso periodo, che anticipa, come psicopompo, quello che sarà lo scarabeo egizio, oltre 4000 anni dopo(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/lo-scarabeo-umanoide-egizio-khepri-e-la.html?m=0)

Dea Madre che sta in una località chiamata "Cuccuru S'Arriu"

"su Cuccuru", la sommità del Fiume.

La sorgente, quindi, in altura, sul monte simbolico, simbolo dell'Unione con il Divino.

Il Fiume, l'acqua, l'elemento simbolo del Sacro Femminino.

Acqua che trasporta, che purifica, che dona la vita, che custodisce le memorie degli Antenati 

Dea Madre che è depositaria del ciclo della vita,  della vita e della morte. 

La Madre amorevole che accompagna nell'altra dimensione, perché lei è Madre Arc. 

È Arcobaleno. 

È Arca. 

È Arco che unisce. 

È Archetipo Sacro, Matrice di tutta la simbologia, che riporta all'Origine, alla vita. 

Lei è Madre. 

Da cui tutto ebbe inizio. 


Tiziana Fenu 

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Approfondimenti

https://maldalchimia.blogspot.com/2020/08/le-dee-silenziose.html?m=1

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Dea Madre Sarda