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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

mercoledì, giugno 01, 2022

💚Maschera africana Angola

 Bellissima maschera Mwana proveniente dalla cultura Chokwe dell'Angola. 

Questa appartiene a quella tipologia di maschere che vengono definite "Pwo", se rappresentano una donna, e "mwana Pwo" se rappresentano una giovane donna. 

Simboleggiano l'antenato femminile e appaiono nelle danze ritualistiche che favoriscono la fertilità. Può essere anche indossata da un uomo, che si pone come insegnante delle buone maniere femminili. 

Quando una maschera Pwo viene indossata da un uomo, acquisisce ancora più potenza di quando viene indossata da una donna. Si esibiscono nelle assemblee del villaggio, e portano prosperità a tutta la comunità, ma se vengono manipolate e dominate da stregoni, possono diventare "wanga", la rappresentazione di esseri malvagi. 

L'acquisizione di una maschera è una specie di matrimonio mistico. La danzatrice regala allo scultore un anello di rame, prezzo simbolico della “fidanzata”.

Questo matrimonio impone obblighi morali e rituali; romperli provoca l'ira dello spirito dell'antenato e le punizioni attribuite alla sua magia.

Dopo la morte del ballerino, la maschera viene spesso sepolta a causa di una paura superstiziosa. È sepolto in un luogo isolato e paludoso. Accanto alla maschera è posto un braccialetto che indica il ritorno della "dote".

Il ballerino seppellisce allo stesso modo una maschera che non può più essere utilizzata.

L'esibizione della maschera femminile " Pwo " dispensa fecondità agli spettatori.

A volte balla con una statuetta che rappresenta un bambino portato sulla schiena della madre. Il ballerino travestito da donna indossa un falso seno, una gonna di cotone e una pesante cintura di perline a forma di mezzaluna. Ha in mano un sonaglio e uno scacciamosche. La danza consiste in movimenti della schiena scanditi dal salto della cintura. Studiando il portamento serio ei gesti eleganti di " Pwo ", le donne imparerebbero la grazia delle maniere.


La maschera dovrebbe essere scolpita secondo gli standard e riflettere l'idea collettiva degli spiriti ancestrali. Alcune maschere, invece, sono individualizzate; lo scultore si prende poi una certa libertà riguardo alle proporzioni e ai lineamenti del viso (forma del naso, della bocca o delle orecchie). L'artista si ispira al volto di una donna ammirata per la sua bellezza.


Poiché deve lavorare lontano dagli occhi femminili, osserva a lungo il suo modello, spesso per molti giorni, il tempo che gli occorre per memorizzare i suoi lineamenti. Anche i tatuaggi e l'acconciatura della donna ispirano lo scultore. " Cihongo " e " Pwo " appaiono spesso insieme, come protettori, sugli schienali delle sedie. Molto spesso, la maschera " Pwo " è simboleggiata da un macaron inciso o in bassorilievo su bastoncini, pettini, sanza.

( Marie-Louise Bastin)


Bellissima maschera, con elementi simbolici  interessanti.

Inanzittutto il colore. Essendo una maschera ritualistica per la fertilità e abbondanza, il colore rosso richiama il fertile sangue mestruale.

Al centro della fronte, come se fosse un terzo occhio, nel sesto Chakra Anja, ha il simbolo della terra, il quadrato, che, se ruotato, corrisponde anche alla vulva femminile.

Ai vertici di questo quadrato/rombo, abbiamo 4 triangoli, che indicano la potenzialità divina e creatrice dei quattro elementi terreni.

Quattro triangoli e un quadrato.

Cinque elementi. Il numero cinque è associato a Venere e al Femminino.

L'elemento "creazione", è enfatizzato anche dalla fascia a rete sul capo, dove i tratti opposti delle due direzioni, si incrociano a formare una griglia, delimitata da tre tratti dalla simbologia triadica creatrice divina.

Sotto la fascia a tre tratti, sulla tempia, vi è un simbolo, un cerchio, che contiene un fiore con quattro petali, simbolo dell'elemento terra, o cmq del Femminino, se consideriamo anche il quinto elemento centrale, custoditi da un cerchio, come un grembo, simbolo del tempo ciclico che si ripete, come una gestazione, come i cicli della fertilità. 

Anche nelle guance, poco al di sotto degli occhi, presenta due simboli. Tre trattini verticali uniti a tre trattini orizzontali.

Il verticale e l'orizzontale, come la griglia sul capo, indicano la complementarietà sinergica delle due polarità, maschile e femminile.

Dal simbolo centrale sulla fronte, pende un elemento piccolo, quasi un embrione.

Nei lobi delle orecchie, ha un cerchio sulla parte sinistra, e tre sulla parte destra, il maschile, la parte spirituale, divina, mentre il cerchio singolo, il grembo, è sulla parte sinistra, il Femminino.

In tutto, quattro. Lo spirito che si incarna nella materia del quattro.

Affianco all'orecchio sinistro, sotto la tempia, presenta una decorazione con 6 piccoli quadretti, e sappiamo che il sei è unione degli opposti, come la Stella di David, come il Sacro Archetipo Ebraico Vav, con funzione "gancio".

Come l'Arcano Maggiore VI, gli Amanti.

Sulla guancia, verso il basso, presenta un altro simbolo di complementarietà di opposti, la croce dentro il doppio cerchio, che, nelle  quattro sezioni, contiene dei simboli, tra cui una falce di luna( gli altri, effettivamente, non riesco ad identificarli).

E poi c'è la rete, estremamente simbolica, come se fosse un'acconciatura.

Una rete che è complementarietà di due elementi, che si intrecciano per creare.

Una maschera stupenda, e altamente simbolica.


Tiziana Fenu

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Maschera africana





domenica, maggio 29, 2022

💚Statuina Iran

 

Figura femminile in ceramica, risalente al 1500–1100 aC, appartenente allo stato di Elam, nell'Iran sudoccidentale.
Questa figura femminile è raffigurata con un copricapo a motivi geometrici, triangolari e lineari al centro, con delle bande ravvicinate, verticali( sembrerebbero sei).
Lungo il décolleté, presenta una decorazione, un ornamento ad angolo, decorato con due bande per parte, che sembrano riprodurre il motivo della spiga, simbolo di fertilità. Questo ornamento termina con un ciondolo, non ben definito.
Il motivo a "V" sul décolleté, è tipico delle rappresentazioni delle personalità importanti, rilevato in svariate Civiltà, fin dai tempi antichi.
Sul décolleté è presente un'altra decorazione, con un elemento circolare centrale formato da 8 piccole semisfere disposte a cerchio.
Otto è il numero del Femminino (insieme al Cinque), come la stella di Ishtar, ad otto punte.
Sui polsi porta una serie di tre braccialetti per polso, che simbolicamente rappresentano la caratteristica lunare e femminea della "nascita/morte/rinascita"
3 braccialetti per parte, moltiplicato due, fa 6, unione degli opposti.
Una Venere, una Dea Madre, quindi, in equilibrio con le due polarità, maschile e femminile. Un essere divinizzato.
Si tiene i seni tra le mani, in un gesto di nutrimento, accudimento e abbondanza.
A livello del plesso solare, il terzo chakra, Manipura, che è in relazione con l'elemento Fuoco, maschile, capace, quindi, di trasformare la materia in energia, abbiamo una rappresentazione molto simbolica.
Una mezzaluna, che simboleggia il ventre, quasi un Omega rovesciata, con le estremità rivolte verso l'interno, come un grembo che protegge, che al centro presenta una colonna collegata ad un angolo con il vertice verso l'alto, che, sulla sua parte sinistra, del Femminino, presenta delle scanalature.
Forse delle tacche che segnavano il ciclo lunare e femminile, perché sembra proprio che l'elemento maschile, il Fuoco, con questo vertice verso l'alto, stia ingravidando, con una "colonna di energia", il ventre femminile, il cui pube, è rappresentato da un triangolo con il vertice verso il basso, che, a partire da 19 piccoli elementi a ricciolo, decorativi, che simboleggiano il Sole(poiché il numero 19 è da sempre collegato al sole), e che vanno a decrescere su 8 livelli(ancora il numero 8, simbolo del Femminino).
E poi abbiamo queste curiose ginocchia, che sembrano riprodurre gli occhi nella doppia palpebra.
In effetti, la parola ginocchio, ha in sé la radice "gin" - come ginecologia- legata al Femminino, alla donna, e "-occhio", che può essere collegato all'occhio fisico, ma anche  in senso metaforico.
Anche in sardo, il ginocchio si dice" ginogu", un "gin-ogu" il cui "ogu", sembra la desinenza della parola sarda "fogu", che significa "fuoco".
Le ginocchia, per la medicina orientale cinese, sono le "colonne del rene", ci permettono di stare in piedi, e ricevono sollecitazioni dal basso.
I reni, che sono considerati la nostra forza vitale, il nostro Fuoco interiore.
Ma, esteriorizzando, è con gli occhi, che riusciamo a mettere a fuoco, a localizzare, a focalizzare. 
Con gli occhi localizziamo, mettiamo a fuoco, con la forza vitale, con il Fuoco dei reni(che brucia anche ciò che è inutile all'organismo, visto che fungono da filtri) abbiamo la forza di reggerci sulle ginocchia, e le ginocchia, a loro volta, sorreggono la forza vitale dei reni.
Questa forza vitale, nella donna è incanalata, sia nel Terzo occhio, per intuito e sensitivita', ma anche, "nell'occhio vaginale"
Penso alle Sheela-na-Gig, delle quali ho parlato più volte( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/04/sheela-na-gig-sacred-symbologies.html?m=0), che, nell'atto del parto, esibiscono la vagina, aperta come un occhio sul mondo, perché si "viene alla luce", si nasce, si aprono gli occhi. 
E la forma di queste partorienti, con le ginocchia piegate, ricorda la M del tredicesimo Sacro Archetipo Ebraico Mem, con funzione "liquidità", che simboleggia l'acqua, il liquido amniotico della nascita.
Lettera M, che nel suo speculare, è una W, il ventunesimo Archetipo Ebraico, la Shin, che simboleggia il Fuoco.
Acqua e fuoco insieme.
La Vagina, come una Vesica Piscis, dove gli Opposti si incontrano.
Una Vesica Piscis come l'occhio, che mette a fuoco, se ha una visione completa, laterale, della destra e sinistra, del sopra e sotto, del dentro e fuori, per il Terzo Occhio.
Una Vesica Piscis come le "ginocchia/gin-occhia", che reggono i reni, che, rappresentano, al contempo, sia un'energia femminile, Yin, acqua, che maschile, Yang, come l'occhio della Vesica Piscis.
Quando un bambino nasce, qui in Sardegna, si dice che "esti bessiu", che è "uscito".
Questa espressione, "bessiu", lo accomuna al Dio egizio Bes, di cui avevo già fatto cenno(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/parlare-della-dea-tanit-in-sardegna-e.html?m=0), protettore della gravidanza e dei neonati, e che approfondiro' ulteriormente.
E l'espressione di "togliere fuori", anche riferita al parto, si dice "bogare", in sardo. 
"Bogau". "Tolto fuori".
La desinenza  "-ogau", è molto simile a "ogu"(occhio, in sardo), perché "viene alla luce, apre gli occhi". 
Quindi, come vedete, c'è tutta una serie di rimandi, di simbologie, e di corrispondenze fonetiche, specie nella nostra lingua sarda, che spiegano questa corrispondenza morfologica, in questa statuina, tra ginocchio e occhio.
Una spiegazione c'è, come abbiamo visto, e la nostra Antica lingua sarda, antichissima, ce ne dà un'eccellente versione logica, pulita, lineare.
Una statuina, questa, splendida, altamente simbolica, che mi ha dato modo di addentrarmi anche  in dimensioni a me care, come quella della nostra Antica Civiltà Sarda.

Tiziana Fenu
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Statuina Iran



 

martedì, maggio 24, 2022

💛Il cippo del nuraghe Losa/Banduddu/Tombe dei Giganti

 Dal post in un gruppo(https://www.facebook.com/groups/808890316595237/permalink/1194494694701462/), un cippo che si trova vicino al Nuraghe Losa, di cui si chiede il simbolismo.

Sapete bene che ogni interpretazione è personale, compresa la mia, che non ha nessuna pretesa di verità assoluta, ma che semplicemente, prova a decodificare.

Il luogo è vicino a uno dei nuraghi, insieme al Santu Antine di Torralba, che corrispondono, nella planimetria, ad un perfetto triangolo equilatero, con gli angoli interni a 60°

I trilobati perfetti, simbolo di una Sacra Geometria 

Riporto il brano di un mio post(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/i-custodi-della-memoria-del-trilobato.html?m=0) 

"Il fiore a tre punte, il trilobato, era presente anche già in epoca precolombiana, legato al concetto di albero della vita. 

Il simbolo a tre punte, come simbolo quindi, di autorità regale, di resurrezione intesa come  "nascita /morte e rinascita" , matrice della creazione. 

Nelle rappresentazioni dei sovrani, spesso sono rappresentati anche  con uno scettro bicefalo, una sorta di Y stilizzata. 

Quella stessa Y, che come dice prof. Sanna, nei suoi approfonditi studi  sull'antica scrittura Sarda, è l'acronimo della  divinità creatrice dei Sardi, "y" o "yh", a indicare l'androginia della divinità, che è maschile e femminile insieme, il cui simbolo era la pietra, il bronzo e il numero 12, come le 12 tribù dell'antica Israele 

Tra l'altro proprio ieri, ho letto che gli artefici della tecnica a granulato, i primi artefici, furono proprio gli ebrei. 

E come ho già scritto nel mio precedente post sulla lavorazione a pibiones, esclusa la paternità del granulato da parte degli Etruschi, e considerando il fatto, che sia una particolarità tecnica dei nostri manufatti, calza benissimo anche il discorso che gli ebrei altro non fossero, che gli Antichi Sardi, tesi che sostengo, e  che sta prendendo sempre più piede(parlavo di Israele già un anno e mezzo fa, prima ancora del sigillo del monte Ebal, e di tutto ciò che si smuovendo intorno a queste corrispondenze, Israele, Antica Civiltà Sarda). 


Noto anche la forma di questo cippo.

La forma bombata sulla parte superiore, sembra  la stele centinata, quella centrale delle Tombe dei Giganti.

Una riproduzione più piccola, ma molto simbolica.

Ci sono due quadrati alla base, e una croce. Noto anche alcuni petroglifi sulla sezione superiore sinistra, soprattutto, ma non si riesce a identificarli.

Un quadrato più un quadrato affiancato, quelli in basso, formano una sigizia, un "accoppiamento di termini contrapposti".

Mi vengono in mente i 64 quadretti della scacchiera della Domus de Jana di Pubusattile, a Villanova Monteleone, la cui sigizia base è il quadratino bianco(l'energia maschile) e il quadrato rosso (l'energia femminile).

Anche qui abbiamo la stessa sigizia.

Due quadratini affiancati, che corrispondono anche al grafismo della croce, con la barra orizzontale(il Femminino), che Interseca il Mascolino.

Poi, mi sono ricordata che un pittogramma giapponese, un Kanji, molto simile, significa Dieci, e che nell'antica scrittura egizia, il numero dieci si rappresentava proprio con un arco uguale a quello della stele centinata.

Arco, sottolineato anche all'interno di questo cippo, quasi a seguirne la sagoma.

Ne avevo parlato un anno fa, in un mio post sul cubito reale, che guardacaso, è collegato al triangolo equilatero, e quindi al Nuraghe Losa.

Il cubito reale, si ottiene in relazione alle lunghezze, e che universalmente  è calcolato in 52,36 cm

Si otteneva tracciando un esagono regolare all'interno di un cerchio di diametro di un metro. La lunghezza del suo lato ne determinava il cubito reale, che a sua volta, era diviso in 7 palmi.

Avevo già indicato l'importanza del simbolo esagonale nel mento del Gigante di Mont'e Prama. 

Lo avevo fatto, sottolineando l'angolo a 60°di ognuno dei 6 triangoli all'interno dell'esagono.

Angolo a 60° che indica l'inclinazione dei raggi solari nel periodo equinoziale.

Oggi ne sottolineo la valenza come parametro Sacro di lunghezza, adottato anche dagli antichi Sardi, al punto da usarlo come simbolo distintivo nel mento del Gigante di Mont'e Prama. 

Un esagono perfettamente inscrivibile in un cerchio, come dentro un nuraghe, il primogenito, la collina creatrice, il Verbo del Divino, manifestato sulla terra. 


Il cubito è la sesta parte di questa circonferenza, che individua un perfetto triangolo equilatero,  simbolo di equilibrio e di armonia. 

Il cubito rappresenta la sesta parte di una circonferenza che ha per diametro un metro. 


Questo metro, a sua volta è suddiviso in 7 parti, cioè in 7 palmi, che imposta una suddivisione del tempo e dello spazio, settenaria. 

Ogni palmo è suddiviso in 4 pollici. 

Un cubito corrisponde a 28 pollici

Il numero 28 rappresenta un ciclo lunare, un compimento. 

10 mesi di 28 giorni ciascuno per una gestazione, che corrispondono a 280 giorni. 

[...] Infatti, la completezza del 28, in riduzione teosofica, è 2+8, quindi 10, e ritorniamo al geroglifico che rappresenta il 10, un arco alto, come la stele dell'esedra delle tombe dei Giganti, dedicata a Horus, al sole. 

Sole allo zenit, e sole che passa attraverso la porticina quadrata, femminea di Madre Terra, come quella delle Domus de Janas, come quella della stele centinata delle Tombe dei Giganti. .

L'Horus che consente la rinascita, la resurrezione dopo la morte. 

Il compimento del viaggio, della gestazione, nel grembo lunare, sotterraneo, oscuro, di Madre Terra".


E il numero 10, rappresenta il Sacro Archetipo Ebraico Yod, con funzione "concentrazione". Il fulcro divino creatore. La forza divina creatrice, formata dalla polarità maschile e femminile insieme 

Quella Y così tanto presente nella nostra Antica Civiltà Sarda. 

Presente proprio come YHW, come forza creatrice divina, dove è presente la polarità maschile (la Y), con valore 10, decimo Sacro Archetipo Ebraico, la polarità femminile, la H(rappresentata anche dalla Tanit), con funzione "vita", quinto Archetipo, e dalla Vav, sesto Archetipo, con funzione "congiunzione", la congiunzione degli opposti. 

10+5+6, fa 21, che ridotto teosoficamente, fa 3, la triade divina creatrice. 

Perché per la rinascita dopo la morte, nelle Tombe dei Giganti, che questa stele rappresenta nella sua esedra, che è un "10", uno Yod creatore, si necessita di entrambe le polarità. 

Di una polarità maschile elettrica, che viene catalizzata nella stele, "concentrata", e fertilizza la terra. 

Siamo in una zona Sacra, con un nuraghe trilobato, perfettissimo, poco distante. 

Un luogo sacro di nascita e rinascita, alchemico, dove la forza divina primigenia si manifesta, anche attraverso questo cippo, che ne contrassegna la Sacralità e la forza rigenerante e creatrice. 


Tiziana Fenu 

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Il cippo del Nuraghe Losa









💚Orecchino Etrusco

 Orecchino etrusco del VI secolo a.C


 Immagine dal Museo Thorvaldsen tramite la loro collezione online: H1840


Stupendo orecchino dalla raffinata fattura, che riprende la tecnica del granulato, della lavorazione a "pibiones", tipica dell'oreficeria Sarda(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/10/i-motivi-pibiones-nella-cultura-sarda.html), rimasta fino ai giorni nostri, e che rappresenta la caratteristica principale dei  nostri manufatti tessili e orafi. Più studiosi avallano l'ipotesi che etruschi e sardi nuragici possano quasi identificarsi, o che, perlomeno, abbiano una strettissima parentela, e una discendenza comune dalla Lidia. Ma non è questo il motivo del mio  interesse. A me interessa la simbologia del manufatto, e questo è davvero bello

Secondo me, è una rappresentazione simbolica delle creazione.

Nove caselle. Un tre, ripetuto tre volte.. Nove, come i mesi solari della durata di una gravidanza.

All'interno, quello che sembrerebbe la parte centrale di un fiore, con il polline, riprodotto tre volte, e la rappresentazione di un frutto, forse una mela, riprodotto, altrettante tre volte.

È la narrazione di un ciclo riproduttivo, dal polline al frutto, nel grembo di Madre Terra, rappresentata dal quadrato, che richiama i quattro elementi della terra, i quattro punti cardinali.

Una triade sacra che si ripete nella creazione, per tre volte.

Se poi è rappresentata una mela, è simbolico, perché la mela, al suo interno, tagliata in sezione, presenta cinque semi disposti a stella, come il pentacolo di Venere, e ancestralmente, essendo il frutto dell'Eden, è il frutto che custodisce metaforicamente, i semi della conoscenza. 

La decorazione in alto, presenta due spirali speculari, che sembrano quasi rappresentare le spirali uterine, che internamente, nella parte superiore centrale, dove c'è il "granulato/polline", trattengono il seme, e che poi rilasciano, lateralmente, come frutto, a percorso gestazionale avvenuto.

L'orecchino è sormontato da un'ulteriore decorazione con 5 petali a corolla, simbolo del Femminino, come sapete.

E se sommiamo il 9, numero delle caselle, che corrisponde al Sacro Archetipo Ebraico Teth, con funzione "cedente", che rappresenta il grembo, il Femminino, con il 5 della corolla, che rappresenta l'Archetipo He', con funzione "vita", abbiamo un 14, Archetipo Nun, con funzione "trasformazione", che viene subito dopo l'archetipo 13, Mem, che rappresenta l'acqua.

Direi che anche i numeri sono più che eloquenti, per la scelta di questa stupenda rappresentazione.


Tiziana Fenu

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Orecchino Etrusco




lunedì, maggio 23, 2022

💚BaNDuddu e cintura di Orione

 Da un post del gruppo "Il sondaggio" (https://www.facebook.com/groups/210974976999246/permalink/574018024028271/) quale correlazione, tra cintura e "banduddu"?

Avevo già espresso le mie considerazioni riguardo il Banduddu(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/11/banduddu.html?m=0) 


"Questo Banduddu non è un peso, come molti sostengono, ma il simbolo della civilizzazione da parte di "esseri" più evoluti è consapevoli degli umani, come le divinità sumeriche, gli Apkallu, i sette Sapienti semidivini. 

Contiene l'acqua fertilizzata dalla consapevolezza, come una forma primordiale del battesimo. 

Gli Apkallu che eseguono l'operazione tengono in mano una pigna, che simboleggia la ghiandola pineale. Al polso hanno "orologi/ghirlande'" spesso con 15 petali. Il quindici era un numero sacro, perché indicava il quindicesimo giorno del ciclo lunare/femminile, quello in cui si è più fertili, il picco dell'ovulazione.

Fa riferimento all'archetipo 15, Samek, con funzione protezione divina, che inizialmente aveva un glifo con 7 braccia, come la menorah, che rappresentava l'albero della vita. 

Oppure li avevano con 16 petali, che fa riferimento all'archetipo 16, Ayn, con funzione Corrispondenza, "come sopra, sotto'. Gli dei metopotamici e sumeri erano i civilizzatori dell'umanità. Dovevano risvegliare le coscienze. E lo fanno attivando la pineale, e attraverso l'acqua, bagnando la pigna nell'acqua come un aspersorio..

L'acqua è memoria, aiuta a ricordare. Ha in sé la memoria del passato, delle origini divine, come un liquido amniotico."


Il" secchiello", il BaNDuddu, ha lo stesso nome del secchio in sardo. 

Se si tolgono le vocali, restano le consonanti BND, che sono le stesse di "Benedire". Infatti gli Apkulli alati, impregnano la pigna, che simboleggia la pineale, in atto di "Benedire", di trasferire la Conoscenza. La connessione con la cintura di Orione, è data dal fatto che si trova sulla via Lattea, via di nascita e rinascita, la via spermatica della conoscenza..

Tutto si snoda lungo la via Lattea, il ponte tra cielo e terra, quindi luogo centrale, dove dimora il Divino, la massima Conoscenza. Quella cintura in pietra mi sa tanto di una metaforica investitura regale.

Anche i Giganti di Mont'e, che hanno sempre definito "sgraziati", tozzi, con le gambe corte e sproporzionate, rispettano invece  una precisa proporzione, per far coincidere la cintura(quindi la cintura di Orione, metaforicamente), come baricentro del corpo. Baricentro che si manifesta sia sovrapponendoli alla Vesica Piscis, sia al centro della quadratura del cerchio, come l'uomo vitruviano di Leonardo, che invece ha il baricentro nel pene, nell'area genitale, fulcro della creazione nella dimensione terrena.

Invece i Giganti di Mont'e Prama, creano nella dimensione immortale, nella "nascita /morte /rinascita", perché sono legati alla dimensione divina, a Orione, e alla via della rinascita.


Tutti i Banduddu presentano dei soggetti con  conformazione speculare ad H, indice delle due polarità in equilibrio. Il portale, il salto di Ottava, la divinizzazione, avviene quando le due polarità, maschile e femminile, sole e luna, buio e luce, ecc si armonizzano tra loro. È una condizione necessaria richiesta proprio dalla consapevolezza pineale. È il percorso dei 7 chakra, dell'albero della vita, difronte al quale stanno sempre gli Apkulli con la pigna/pineale in mano.

Sono considerati dei portali in questo senso, da una dimensione all'altra, e hanno la stessa forma  dell'esedra centinata delle nostre Tombe dei  Giganti in Sardegna, poiché anche esse, sono come dei portali, dal mondo dei vivi, al mondo dei morti(10(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/il-banduddu-e-le-tombe-dei-giganti.html?m=0)

Un'esedra che nell'antica scrittura egizia, ha la stessa forma del geroglifico che indica il numero 10 (https://maldalchimia.blogspot.com/2021/08/il-cubito-reale-sardo-simbolo-dei.html?m=0), quindi l'Archetipo 10, lo Yod, funzione concentrazione. La prima delle lettere del tetragramma divino YHWH, che in Sardegna troviamo come YHW, indice di quella divinità solare che viene catalizzata dall'esedra, per ridare nuova vita al defunto, come se contenesse l'acqua amniotica che rigenera a nuova vita.

Esattamente come nel BaNDuddu, metaforicamente.


Tiziana Fenu

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Banduddu e cintura di Orione