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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

venerdì, ottobre 28, 2022

💛Nodo di Iside Tortolì

 Da un post del ricercatore e artista Andrea Loddo ( https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10228202515396868&id=1496491845) nel quale vi sono le immagini di due petroglifi scoperti nella spiaggia di Tortolì, in provincia di Nuoro, qui in Sardegna. 

Dei due, mi colpisce soprattutto il secondo.

Il primo potrebbe essere una versione della primordiale dea Tanit.

Ma il secondo simbolo, secondo me, è inequivocabilmente la sagoma del simbolo egizio chiamato il nodo di Iside, detto anche Tyet. Un simbolo che somiglia all'Ankh, la chiave della vita,, ma che simboleggia in particolare, l'immortalità, la vita dopo la morte. Un potente amuleto che proteggeva nel corso del viaggio verso l'aldilà.

Viene citato nel libro dei morti, capitolo 156.

Veniva realizzato in diaspro rosso, che è considerata una potente pietra sciamanica, perché rappresentava anche il sangue di Iside, simbolo di vita e di fertilità.

Le braccia del nodo di Iside, si presentano rivolte verso il basso, per non dimenticare il passaggio terreno, e veniva purificato con l'acqua di gelsomino. Assicurava armonizzazione energetica e spirituale. Per avere maggiore energia, lo si doveva legare ad una collana in fibra di sicomoro, che è simile al fico, con dei frutti chiari simili ai fichi. Non so esattamente se qui in Sardegna abbia un nome particolare. 

Resta il fatto, che abbiamo un'importante rappresentazione, in questo petroglifo, di un Sacro Femminino, attraverso questa sagoma, che sembra proprio essere il nodo di Iside, orientato a Nord. 

Nelle rappresentazioni parietali, nei soffitti dei templi Egizi, la dea Iside è connessa alla volta celeste attraverso Reret, rappresentata dalla dea ippopotamo Ipy, una delle versioni di Iside, e la stella Sopedet/Sothis (Sirio).

Reret è raffigurata come un ippopotamo bipede in un modo praticamente identico a Ipy o Taweret , dal quale si distingue per le sue associazioni astrali. Reret è legato a due diversi insiemi di stelle, ma principalmente a una costellazione nel cielo settentrionale corrispondente al nostro Draco. Questa costellazione, a sua volta, è legata nel pensiero egizio ad un'altra costellazione, corrispondente al nostro Grande Carro

Questa divinità Ipy, è menzionata nei Testi delle Piramidi 269 §381-382 come colei che nutre il defunto. 

Iside viene così collocata con certezza nell’area vicina al Polo Nord coprendo lo spazio tra la costellazione della Lira e quella di Boöte. A nord, dove c'è la stella Polare, una guida per tutti, durante la vita e dopo la morte. 

Una testimonianza importante, a dimostrazione di come, come ho sottolineato tante altre volte, la nostra Antica Civiltà Sarda, avesse molto in comune con quella egizia, tanto da sovrapporsi, per alcuni aspetti, o precedere addirittura, la civiltà egizia, come ho sottolineato per alcuni simbolismi, come la nostra Dea Madre Scarabeo di Cuccuru S'Arriu che ha anticipato di 3500 lo scarabeo egizio.

(  https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/lo-scarabeo-umanoide-egizio-khepri-e-la.html) 

Nodo di Iside Tortolì

Tiziana Fenu 

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💛Domus de Janas di Sa Lophàsa, Orgosolo.

 Da un post in una pagina ( https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=525233196268578&id=100063457056794) 


Domus de Janas di Sa Lophàsa, Orgosolo. 

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Siamo in provincia di Nuoro, in una Domu de Jana, dalla pianta dalla forma uterina. 

Si parla della presenza di simboli che ricreano l'ambiente domestico. 

Di domestico, non ci vedo niente. 

È un ambiente sacro, progettato per la manifestazione ierofanica divina, grazie all'allineamento "ingresso quadrato/bacile/nicchia nella parete". 

È lo stesso allineamento che si trova anche nella Domus s'Incantu ( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/04/allineamento-domus-sincantu.html?m=0). 

Sappiamo che tutte le Domus de Janas, sono orientate verso i solstizi, estivo ed invernale (  https://maldalchimia.blogspot.com/2022/01/3112-2021-solstizio-dinverno-toro.html?m=0) 

Cancro e Capricorno

La porta degli Umani e la porta degli Dei.

Si entra da umani, e si esce da Dei.

Cosi come era legato ai Solstizi, il Giano bifronte romano, che ha ripreso dalla nostra Jana ( Giano /Jano/Jana), mascolinizzando ciò che era stato di dominio energetico del Sacro Femminino per eccellenza.

Ma è proprio in un grembo femminile come in una Domu de Jana, un grembo uterino, di nascita, rinascita, e trasmutazione, che poteva essere celebrata la sacralita' dell'epifania divina, della presenza tangibile, della resurrezione, della rinascita. 

Rinascita, magnificata dalla ierofania riflessa nella nicchia nella parete verticale, ottenuta dal riflesso dei raggi del sole, sull'acqua contenuta nel catino dalla doppia cornice, magari enfatizzata dall'olio in superfice, per sublimare in modo ancora più evidente la ierofania riflessa sulla parete. 

La nicchia sulla parete, come un ancestrale tabernacolo, in cui il Divino si manifesta. 

La rinascita, la resurrezione dopo la morte. 

Grazie alla sinergia del Fuoco e dell'Acqua, del Sole, elemento maschile, che ingravida l'acqua, elemento femminile, come accade anche nei nostri pozzi sacri. 

Per questo motivo il catino, in questo caso, ha una doppia cornice. Maschile e Femminile insieme, in sinergia. 

In allineamento con l'ingresso quadrato, che indica il Femminino, Madre Terra ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/gli-ingressi-quadrati-delle-domus-de.html?m=0), che accoglie il Sole, in unione circolare, nel grembo, fino ad arrivare alla nicchia quasi rettangolare (il rettangolo è una sigizia, elemento maschile, più femminile), nella quale sembra esserci, perlomeno da ciò che si evince dalle foto, la sagoma di un fallo, l'elemento fecondante. 

Elemento che, irradiato dalla ierofania, si sacralizza, poiché portatore di luce, di vita, di rinascita, essendo simbolo solare.

E qui in Sardegna, conformazioni falliche, prenuragiche e nuragiche, ne abbiamo svariate, nonostante ci sia una certa reticenza di fondo, nel considerare l'esistenza di un culto fallico, di cui sono rappresentativi anche i nuraghi, che si ergono per onorare il sole, nella doppia valenza simbolica del "vuoto/pieno". 

Fallici e uterini al contempo. 

Per onorare la sinergia creativa, del Sole e della Luna, del Maschile e Femminile, sempre insieme e complementari, come nei pozzi Sacri, come nelle Tombe dei Giganti. 

Come solo nella nostra Antica Civiltà Sarda è stato. 


Tiziana Fenu 

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Domus de Janas di Sa Lophàsa, Orgosolo.








mercoledì, ottobre 26, 2022

💜Curandera di Mamani

 Curandera per natura 

Gli uomini hanno tolto il potere alla donna per paura e invidia. La donna ha insegnato loro come curare, come guarire, eppure gli uomini non hanno voluto imparare. 

La donna è curandera per natura. 

Tutte noi donne abbiamo qualcosa della curandera. 


Le mani che curano 

«E dove è localizzato questo potere?» domandai, dopo averla ascoltata con pazienza.

«Quei poteri si concentrano qui» continuò, indicando un punto poco più in basso dell’ombelico. 

«Le mani della donna fanno circolare l’energia, ecco perché sono mani che curano. Dammi la tua mano» disse, sollevando le sue verso l’alto. Respirò profondamente, poi le avvicinò, fermandosi a un centimetro di altezza dalla mia mano. 

Sentii una scarica di energia. «Hai sentito?» disse. «Questo è il potere della donna. La donna risana perché cura con amore, con affetto. Lei cura con il cuore, non con la mente.» 


La curandera dell’acqua e della terra

...Io sono Maura, la curandera dell’acqua e della terra e quando amo, curo; quando creo, curo; quando desidero, curo; quando lavoro, curo. Alcune donne hanno paura di se stesse: sono insicure, perché non sanno ciò che possono, né sanno ciò che possiedono. Io so cosa posso fare col mio corpo, so cosa posso fare con tutto quello che mi porto dentro. So anche a cosa stai pensando, adesso.

La donna deve solo entrare in contatto con l’acqua e con la terra: l’acqua le dà questa capacità di intuito e la terra le insegna a essere istintiva.


Un essere unico.

Una donna non è una terra da conquistare, ma un essere umano con determinate qualità che la rendono unica. 

Amala senza riserve 

La donna va amata, non va compresa. È questa la prima lezione che devi apprendere. 

La donna, come la vita, è misteriosa e ha bisogno di aprire il suo cuore per raggiungere le cime e le profondità del suo amore. Solo così riuscirai a capire la sua natura e potrai aspirare alla conoscenza suprema.


Tratto da Hernán Huarache Mamani "Il libro dell’amore universale". Piemme Edizioni

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Mira Nedyalkova ph

Curandera di Mamani



💜Tamburo sciamanico

 Il grande studioso delle religioni comparate, Mircea Eliade, ha sottolineato la specificità dello sciamanismo all’interno delle grandi tradizioni spirituali, ovvero la capacità degli sciamani di volare in altri mondi, inclusi i mondi celesti, ai quali accedono in uno stato alterato di coscienza che Eliade definisce “estasi”. 

Questo stato è conseguito attraverso la “magia musicale” del tamburo che permette allo sciamano di raggiungere “il più alto dei cieli”; ma poco altro ci dice su questa “magia musicale”. 

I tamburi appaiono ovunque nelle fotografie degli sciamani siberiani, particolarmente noti per i loro voli in altri mondi. Alcuni studiosi hanno ritenuto che i tamburi servissero solo a produrre un “effetto teatrale” durante le sedute sciamaniche, e altri si sono spinti ad affermare che negli sciamani siberiani non intervenisse alcun cambiamento di coscienza. 

Altri, seguendo il micologo Gordon Wasson, hanno ritenuto che fosse l’ingestione di un fungo psicoattivo, l’Amanita muscaria, a indurre la convinzione di poter volare in altri mondi. L’onnipresenza dei tamburi in queste fotografie destò la mia curiosità e alla fine degli anni ‘60 del Novecento cominciai a sperimentare con il tambureggiamento per studiarne gli effetti. 

Dopo vari esperimenti fui entusiasta nel constatare che un ritmo uniforme di 205-220 percussioni al minuto era un mezzo perfetto per indurre un cambiamento di coscienza e, relativamente allo sciamanismo, per viaggiare o volare nei mondi degli spiriti. Questo “stimolo uditivo”, o “stimolo sonoro”, non ricorre all’uso di sostanze stupefacenti ed è un metodo sciamanico classico.


Tratto da "Michael Harner" La caverna e il cosmo. Incontri sciamanico con l'altra realtà " Edizioni Crisalide

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Tamburo sciamanico



💜Abraxas

 In tutto il bacino del Mediterraneo romano si può trovare ripetuta una particolare figura in un gran numero di esemplari, riprodotta con sorprendente precisione e regolarità iconografica. 

Siamo di fronte al culto di una nuova divinità, la cui bizzarra rappresentazione rivestiva evidentemente un significato molto ben definito per i numerosi utilizzatori di questi amuleti. 

Si tratta di una creatura bipede, in posizione eretta, con le gambe serpentine, il torso umano e la testa di un uccello (o un gallo) 

[...] In tutto il bacino del Mediterraneo romano si può trovare ripetuta una particolare figura in un gran numero di esemplari, riprodotta con sorprendente precisione e regolarità iconografica. Siamo di fronte al culto di una nuova divinità, la cui bizzarra rappresentazione rivestiva evidentemente un significato molto ben definito per i numerosi utilizzatori di questi amuleti. 

 Sui numerosi amuleti magici che riportano questa bizzarra sagoma anguipede, il nome più ricorrente è “Abraxas” o “Abrasax”. 

Chi era questa misteriosa divinità, la cui magica protezione veniva invocata in tutto l’impero? Malgrado la sua enorme diffusione, non sono molte le informazioni in nostro possesso. Nell’antica mitologia greca, Abraxas era probabilmente uno dei cavalli che solcavano i cieli trainando il carro alato del Sole. Igino, citando un passo di Omero purtroppo andato perduto, ricorda che: Questi cavalli attaccati alla fune sono maschi, mentre quelli attaccati al giogo sono femmine: Bronte, che chiamiamo Tuoni, e Sterope, che chiamiamo Lampi – lo sostiene Eumelo di Corinto. 

Inoltre ci sono quelli che cita Omero: Abraxas (e) †Terbeo†.

Anche se la figura rappresentata sugli amuleti non è certo un cavallo, quest’origine mitica rappresenta un indizio prezioso, su cui si tornerà in seguito. Peraltro, sul dorso di alcune effigi del dio con le gambe da serpente è raffigurato proprio il carro del sole. 

È tuttavia nel Medio Oriente giudaico-cristiano dei primi tre secoli della nostra era che Abraxas – o Abrasax – si trasforma nel misterioso dio ma gico di cui stiamo provando a ripercorrere le tracce. Nella regione sono stati trovati alcuni papiri contenenti formule magiche di protezione: in piena analogia con ciò che accade per gli amuleti, anche qui il nome di Abraxas viene invocato con finalità rituali. 

La chiave di volta per scoprire chi fosse realmente questa misteriosa divinità perduta del Mediterraneo romano è contenuta nei vangeli apocrifi: il suo nome, insieme ad altri dettagli particolarmente curiosi, compare in tre degli ormai ben noti manoscritti ritrovati in Egitto a Nag Hammadi nel 1945.


Tratto da Paolo Riberi Igor Caputo Abraxas: la magia del tamburo. Mimesis Edizioni

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Abraxas