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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

sabato, aprile 01, 2023

💛Simbologia domenica delle Palme

 Grano, vite, ulivo, palme.l

Celebrazione della Domenica delle Palme, una ricorrenza molto sentita anche in Sardegna, in quanto l'arte dell'intreccio, di palme e cestini, è una tradizione millenaria in Sardegna.

Nel 1570, il Messale romano fissa ufficialmente la concessione, per la Domenica delle Palme, di portare in processione e durante la celebrazione della messa, delle Palme intrecciate e dei rametti di ulivo

"Sa filadura de Prama" diventa parte della tradizione religiosa sarda, con tutta la simbologia complessa e articolata, ad esse connessa: il pesce, la croce, la pigna, la stella, l'anello, il cuore, il chiodo, il giglio, la scala, la spiga...

Tutti simboli antichissimi che ritroviamo in questi intrecci elaborati, eseguiti da mani sapienti, come potete vedere da un vecchio documentario girato ad Olzai, che testimonia questa antica maestris

( https://www.sardegnadigitallibrary.it/index.php?xsl=626&id=54).

Ma la palma e l'ulivo, simbolo dell’ingresso di Cristo a Gerusalemme è presente in tutti e quattro i Vangeli. 

L’episodio rimanda alla celebrazione della festività ebraica di Sukkot, la “festa delle Capanne”, in occasione della quale i fedeli arrivavano in massa in pellegrinaggio a Gerusalemme e salivano al tempio in processione. Ciascuno portava in mano e sventolava il lulav, un piccolo mazzetto composto dai rami di tre alberi, la palma, simbolo della fede, il mirto, simbolo della preghiera che s’innalza verso il cielo, e il salice, la cui forma delle foglie rimandava alla bocca chiusa dei fedeli, in silenzio di fronte a Dio, legati insieme con un filo d’erba (Lv. 23,40).

Mirto, palme e olivo sono sempre stati presenti in Sardegna.

L'olio,  è presente, non solo come prodotto purissimo dell'ulivo, ma anche con quella ancestrale connotazione sacrale e cerimoniale di amplificazione e magnificazione della ierofania che si riflette attraverso l'acqua ( pozzo o catino nelle Domus de Janas), che simboleggia la manifestazione del Divino, e che fa da antecedente primordiale alla nostra radicata usanza de "Sa mexina de s'ogu".

Se pensiamo alla palma, qui in Sardegna, pensiamo subito ad un luogo Sacro quale è Mont'e Prama, il tempio dei nostri Giganti di Mont'e Prama.

Ma come ho già avuto modo di scrivere, il concetto di Palma, di "Prama", va molto oltre la palma fisica di per sé.

Per gli Egizi la palma rappresentava la Bellezza, l'Armonia, la fecondità. 

Era rappresentata dalla Dea Hator, la grande Mucca celeste che creò il mondo e il Sole.

La Dea Hator è rappresentata come colei che versa l'Acqua di Vita al defunto, al di sopra di una palma. 

"Siedero' in un luogo puro tra le foglie della palma dei datteri della Dea Hator"( tratto dal Libro dei Morti egizio).

Hator

Sator /S'ator.. E tanto altro ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/il-menat-portale-alchemico-dei-pozzi.html?m=0) 

Palme che simboleggiano l'immortalità, che come un albero della vita, collegano cielo e terra. 

Ma la palma era anche l'immagine della Dea Tanit, rappresentata con una palma e due serpenti. 

E soprattutto la palma veniva usata, secondo le rappresentazioni egizie, dal Dio Anubis, Dio della morte, per  guidare le Anime nel Regno dei morti. 

Ma la parola "prama" è molto simile alla parola "prana", parola sanscrita che significa "respiro della vita, respiro immortale" , importantissimo per mantenere in equilibrio psiche e corpo, e nel gestire e dominare emozioni come rabbia, sofferenza, frustrazione. 

Paura.

Paura come "sa sprama" appunto. 

Due parole così simili "prama/sprama", e opposte. 

Dei Giganti di pietra che si ergono maestosi al di sopra delle altezze delle palme che dominavano la zona, in segno fiero e superbo di dominanza di quell' emozione di paura ("sa sprama" ) che prende gli umani al momento del trapasso nell'altro mondo,( visto che Mont' e Prama)è una necropoli, quindi luogo di riti funebri.

Si ergono al di sopra delle stesse palme, simboli di immortalità, di collegamento tra cielo e terra, usate da Anubi per favorire il passaggio nel mondo dei morti. 

Si ergono talmente al di sopra da diventare essi stessi delle divinità, come la Dea Hator, la grande mucca celeste, creatrice del mondo e del Sole. Ma anche colei che è portatrice di latte, nutrimento, vita, di "spremitura/sprema/sperma". 

Spermatozoo dal greco "sperma-atos" che significa "seme"

Dove quell'atos è troppo simile all'Hator della Dea del latte nutriente, e dove lo si ritrova, guardacaso , proprio uguale a quel Dio Atos, un gigante della mitologia greca, in continua lotta con Poseidone, tanto da esserne ucciso e seppellito da una montagna che prese il suo nome. 

Quindi Giganti a nutrimento stesso di quelle palme, con la loro "spremitura simbolica" di "sprema/sperma", come la Dea Hator che nutre le palme di acqua sacra, al di sopra di esse, per contrastare, attraverso i riti sacri e funebri , "sa sprama", la paura della morte.

Antichi riti intrecciati alle foglie della palma, che simbolicamente indicano i raggi solari, il Dio Sole, di cui ancora si conserva la tradizione  nella confezione de "sa prama" sarda, l' intreccio delle foglie di palma che vengono benedetti la domenica delle palme. 

E i Giganti sapevano bene come connettersi con il Divino. 

Vincendo "sa sprama " ( la paura) con il prana

"Sprama/prama/prana". 

Sappiamo bene quanto la paura agisca per prima sulla respirazione.

Il respiro si fa breve e frequente, e se non entra in circolo sufficiente ossigeno, viene l'affanno. Paura di affrontare simbolicamente la morte, visto che era un sito funebre. 

E allora, i Giganti Dei, si ergono al di sopra delle palme, come Divinità, a fertilizzate le palme( prama) con il loro seme ( ben più potente dell'acqua pura della Dea Mucca Hator), come degli Atos/Giganti sardi padroneggianti e vincitori sul Monte Prama, e coloro che con il respiro Prana sono riusciti a dominare la paura ("sa sprama" ) della morte. 

Guardacaso, il complesso archeologico, del Sinis fu frequentato fin dal periodo neolitico– come attesta l'importante sito archeologico di Cuccuru S'Arriu – noto per una necropoli del Neolitico medio, nelle tombe della quale era di norma presente un idolo femminile in stile volumetrico. 

La Palma è anche l'immagine di Maria, l'ancestrale Dea  Tanit, molto celebrata in Sardegna ( rappresentata da una palma con due serpenti), con chiari riferimenti al culto della Dea Madre e Albero della vita.

"Cuccuru s 'Arriu" significa "sommità,origine del fiume, sorgente", ma è anche molto simile come parola, anche ad "arrisu", che significa "risata". 

"Arriu/arrisu"..

Una necropoli di Giganti fieri e orgogliosi che vincono la paura della morte , celebrando l' immortalita', tramite la loro forza fertilizzante spermatica sulle palme, e del loro respiro panico, che vince la stessa paura della morte, nelle quali intrecciano memorie del loro passaggio fino alla domenica delle palme, e che sorge affianco ad un'altra necropoli dedicata al Sacro Femminino della dea Tanit, simbolo della fertilità , rappresentata da una palma con due serpenti. 

Due serpenti Mercuriale, che indicano l'unione del maschile e del femminile. 

Lì alla sommità, all'origine del fiume, che è un inno alla vita, una risata di vita, e di sberleffo e vincita sulla morte, che nasce nell'Utero di Madre Terra,  attraverso lo sguardo fiero di questi Giganti che osano dove non osano gli uomini. 

Osano a provare a vivere.

Dei della loro stessa esistenza. 

Mont' e Prama non è solo " il Monte delle Palme". No, troppo riduttivo.

Rappresenta la nostra stessa identità di semidei. Che affrontano e sfidano la morte con una risata, con un soffio di vita pranico, con la loro creatività spermatica. 

Al di sopra delle stesse palme. 

Padroni della loro stessa immortalità. 

Grandi Guide, in un momento come questo, in cui la paura attacca soprattutto il respiro, i polmoni.

Gli Dei insegnano che siamo Dei.

Se lo vogliamo

Ma "prama", in sardo, significa anche "palmo della mano". 

Tra l'altro, in sardo, il palmo della mano, traslittera in femminile, ma c'è un motivo. 

E per capirlo, bisogna andare indietro nel tempo, dove forse il Sardo era la lingua matrice, la lingua Madre, dalla quale si sono ramificate le altre, compreso il sanscrito, che offre una spiegazione logica a questa corrispondenza lessicale, grafica, e anche semantica, tra le due parole, "prama"( palmo della mano in sardo) e "prama" ( la palma, intesa come pianta, in sardo) 

Secondo la tradizione, migliaia di anni fa, i Sapta Rishi (sette saggi indiani) , si dice che abbiano ricevuto il dono di canalizzare le conoscenze passate, presenti e future di migliaia di vite umane destinate a conoscerle.

Questi trattati, i Naadi Shastra, vennero trasmessi per via orale per oltre 4000 anni, prima di essere trascritti su foglie di palma in sanscrito.

Queste antiche predizioni vennero scritte tramite una specie di chiodo che incideva sulla foglia; esse poi venivano, e vengono tuttora, preservate e custodite spargendovi sopra un olio di pavone.

Le foglie del destino non riguardano un solo popolo o una nazione, ma l’intera umanità. Si dice che chiunque sia destinato a conoscere il proprio destino, si troverà in quel luogo, in un momento preciso della sua vita, per conoscere cosa il futuro gli riserva e dopo aver trovato la propria foglia ne farà una vera e propria guida per la conoscenza di sé.

Il dono della lettura non è affidato a dei veggenti, ma a dei semplici lettori che sanno codificare i codici delle foglie.

La lettura avviene previo appuntamento e parte con una cerimonia di apertura dell’archivio, poi ai partecipanti vengono prese le impronte digitali del pollice della mano destra per gli uomini e della sinistra per le donne. Queste sono catalogate in 108 categorie, quindi la prima scrematura avviene in quel momento. Una volta trovato il gruppo di appartenenza, si inizia a cercare per esclusione la foglia giusta. Il lettore Naadi comincia a fare domande al soggetto, con una cantilena quasi ipnotica

La particella prae– deriva dalla radice indoeuropea *PRA-, sanscrito pra, greco pro, tedesco for, usata sempre come prefisso: esprime appunto l’idea di “avanti”, e ad es. il termine “primo” deriva dal sanscrito prath-ama: primo, che precede ogni altro nell’ordine numerico. Secondo Franco Rendich il suono pra esprimerebbe l’idea di “raggiungere” [ra] la “purificazione” [p]: “stare innanzi”, “prima”. 

In questo modo ci si ricollega al prana(  altra parola con radice in Pra-, come sa Prama), o l’energia vitale è una bella parola in sanscrito. Viene dalla radice Prân che significa  respirare, vivere, soffiare.

É formata da AN, respirare, muovere, vivere; e dal prefisso PRA, ossia, fuori.

Il termine più vicino al significato sanscrito è “soffio vitale”, energia vitale. E A. Besant precisa : nell’ Induismo, Prana indica il Sé Supremo, l ‘alito che tutto sostiene. Per l’indù c’è un’ unica Vita e un’ unica Coscienza

Questa inaspettata lettura, mi ha incantata

Non solo "in sa prama de is manusu", nel palmo delle mani, si può leggere davvero il destino degli uomini, decodificandone le linee che le attraversano ( pratica che si chiama chiromanzia), ma questa pratica, è applicabile anche alla lettura de "sa folla de sa prama", la foglia della palma, con le sue ramificazioni proprio come il palmo della mano. 

Come se fossero la stessa cosa.

Le depositarie del destino degli uomini

Ma è straordinario  che queste foglie,  venissero preservate e protette con olio di Pavone. 

Di Pavone. 

Ecco perché la presenza delle pavoncelle frontali, come difronte ad un albero della vita, sia nella tradizione indiana, che, in quella Sarda. 

Le Sacre Pavoncelle

Le depositare di quel "pra", di quel "prana" ( notate la forte assonanza tra la parola "prama" e "prana". Hanno la stessa radice, e quasi la stessa desinenza, che in un qualche modo doveva differenziarsi da "prama") , di quel soffio divino che insufflano per preservare e custodire il destino degli uomini. 

Infatti  nei manufatti sardi, sono rappresentate con una sorta di ricciolo che esce dal loro beccuccio. 

Insufflano il prana, l'energia vitale sul destino degli uomini. 

Quel destino che è rappresentato, ramificato, sia sulla " prama de sa mau" ( sul palmo della mano), sia sulla " folla de sa prama"( la foglia della palma), quasi, una, l'impronta dell'altra, figlia e madri insieme( figlia/foglia), con lo stesso imprinting genetico, le stesse ramificazioni. 

Anche nei tronchi concentrici degli alberi, possiamo riscontrare le nostre impronte digitali, hanno la stessa struttura. 

E in tutto questo, ci sono le Sacre Pavoncelle, che sono come le due Nadi, Ida e Pingala, della nostra Kundalini, il nostro soffio vitale, divino, incarnato. L' energia femminile, e l' energia maschile. 

Tanto che spesso sono rappresentate anche davanti ad un albero della vita. 

E sono sicurissima, che gli Antichi Sardi, i nostri Antichi Sciamani, gli Antichi Cabiri, custodi dei Misteri Iniziatici, praticavano la chiromanzia, la lettura della mano, e che usufruissero anche delle foglie di palma, preservate con l'olio di Pavone. 

Come dei fogli sacri

D'altronde, anche "ollu" ( olio) e "follu" ( foglio) si somigliano foneticamente. 

Niente di strano, che fossero legate e usati insieme proprio come metodo di scrittura sacra, che magari in India è stato preservato meglio, ma che in compenso, reca ancora tracce in quelle pavoncelle molto, molto simboliche, che insufflano il prana, l'energia vitale dal beccuccio, come sono sempre rappresentate

Le pavoncelle sarde, insufflano.

E insufflano prana, energia vitale divina. 

Su Mont' e Prama era un luogo Sacro, e ci ha lasciato i Sacri Custodi del Destino degli uomini, i Giganti di Mont' e Prama, immortali, semidei, portatori di Prana, di energia vitale, custodi, come la dea Hator, delle Palme, per contrastare, attraverso quest'aurea di immortalità, con le loro proporzioni auree e i loro simbolismi, che rientrano nei parametri della Geometria Sacra, che ho già approfondito,  attraverso riti sacri e funebri che sicuramente venivano officiati a Mont'e Prama, "sa sprama" la "paura", lo "spavento", per la morte, che è solo un passaggio sacro verso l'altra dimensione. 

Uomini senza ombra, immortali, custodi del destino degli uomini. 

Ecco perché il saluto mostrando il palmo della mano, dei nostri Bronzetti sardi. 

Sul palmo della mano ("in sa prama de Sa manu") c'è il destino dell'uomo. 

È un saluto sacro. E in questa sacralità del gesto, ci si riconosce come appartenenti a coloro che sapevano leggere e custodire il destino degli uomini, e poi affidarlo all'Essenza, all'olio, delle Sacre Pavoncelle. 

L'olio che, simbolicamente, rappresenta la manifestazione del Divino, largamente usato ancora oggi, nelle pratiche ritualistiche "de Sa mexina de s'ogu" 

Questi piccoli particolari, aprono sempre nuovi scenari, di grande portata

Come se la storia debba essere riscritta da capo

E stavolta, si parte dall'Origine, e non dalla punta dell' iceberg che si vede in superficie

La Sardegna è la.punta di un iceberg, che ancora non è stato portato alla luce. 

Ma c'è. Ed esistono tutti i dettagli per capire quanto ci sia al sotto del livello del mare

Bisogna essere accorti, e leggere tra le righe, decodificare. 

Gli Antichi Sardi erano Maestri in questo.. 

Erano alchimisti, Sciamani. Cabiri. Come le Janas

Poche parole. Lasciare intendere, senza rivelare. 

Iniziatici e iniziati ai Sacri Misteri. 

Questo è il Dono, l'enorme Dono che ci hanno lasciato. 

La possibilità di decodificare, ed esserne anche noi parte. 

Perché il Sacro, non si può spiegare. Si può solo sentire.


Una sola immagine, oggi, di una bellezza Folgorante, del Fotografo Gabriele Doppiu, che ha immortalato una delle 70 prioresse di Desulo che domani porteranno in processione le Palme magnificamente intrecciate dalle signore del paese. 

Il numero 70 è un numero sacro. Tra le tante valenze simboliche, una in particolare, la torre, che è collegata all'Arcano Maggiore XVI della Torre, ma che richiama i nostri nuraghi.

Il Sacro Archetipo Ebraico 16, Ayin, che in ghematria, ha valenza numerica di 70, ha funzione di "corrispondenza", tra umano e divino, tra "occhio destro e sinistro". 

E, se ci pensiamo, i nuraghi fungono proprio da ponte tra la dimensione divina e quella terrena. 

Il numero 70 è riferito anche all'autorità giudiziaria, ai membri del Sinedrio. 

Il palmo della mano in forma di saluto, dei nostri bronzetti, come ho già spiegato altre volte, con le quattro dita unite e il pollice separato, indicano le due lettere, Nun e Dalet, simbolo della tribù dei Dan, che insieme formano la Tau, la parola "giudice", come lo erano i nostri Giganti di Mont'e Prama. 

Sacri Giudici, che avevano corrispondenza con il Divino. 

Che avevano la percezione del terzo occhio, in quanto le doppie pupille indicano la doppia percezione, umana e divina., infatti il grafema originario della Ayin, era il cerchio. 

Doppio cerchio, doppio occhio. 

L'occhio interiore, sorgente di energia, che può essere anche negativa (il malocchio), sorgente della Sapienza, delle proprie origini. 

Ma Ayin non significa solo occhio, con funzione di corrispondenza. 

Significa anche "sorgente", intesa proprio come sorgente d'acqua, intesa come "mayin" ( parola che ha la stessa radice del dio Maimone sardo, il Dio delle acque) 

Ecco perché sono le donne, 70 donne, a portare in processione la palma benedetta.

Perche simboleggiano quella dimensione di "sorgente"( e qui ritorniamo a quel "Cuccuru S'arriu", il punto più alto, la sorgente, "su Cuccuru", delle Dee Madri di Cabras), di acqua pura incontaminata, di Sacro Femminino, che può essere custode di queste Palme sacre, custodi, simbolicamente, anche della discendenza collettiva ( 70, erano i discendenti di Giacobbe, di Noè, e molto altro, esotericamente legato al percorso terreno attraverso i 7 chakra, che si eleva in completezza (numero 10, attraverso la Yod, prima lettera del tetragramma divino YHWH, e decimo Archetipo) verso il Divino). . 

Attraverso queste 70 Prioresse, si celebra la connessione e benedizione della comunità, che si prepara al percorso purificativo della Settimana Santa, per poter rinascere a nuova vita. 

Quattordici tappe della Via Crucis. 

Quattordicesimo Sacro Archetipo Ebraico Nun, trasformazione. 

La quindicesima tappa, il quindicesimo giorno del ciclo lunare/mestruale, il giorno più fertile, dell'ovulazione, in cui si può creare, concepire, è il giorno della nadvita/resurrezione/rinascita Quindicesimo Archetipo Ebraico Samech, con funzione "pressione", il Divino che si manifesta sotto la sua pressione, che è la finalità simbolica del percorso, fino alla rinascita/resurrezione. 

Quindi, come potete vedere, la simbologia, i numeri, non sono mai a caso, e la nostra Antica Civiltà Sarda, è custode di questa meravigliosa ancestrale tradizione, simbologia e Sapienza Misterica alla quale bisogna avvicinarsi con tanto rispetto e gratitudine.


Tiziana Fenu 

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Simbologia domenica delle Palme



💛Bronzetto di Nule (Ofiotauro)

 Da un post nella pagina "La Sfinge del Sinis"( https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=672747277680638&id=100048361166342), che ho postato nel mio Gruppo, una settimana fa

"Sardegna , marina di Torregrande (Or)

Il Pozzo di "Serracus"

il pozzo dove i cabraresi si rifornivano di acqua fino agli anni 30. Dalla foto d' epoca si intravede che il pozzo era attorniato da 12 Betili , con delle bretelle(rappresentavano il serpente?) di collegamento agli angoli della vera del pozzo . Mentre nella struttura superiore del pozzo si nota chiaramente la raffigurazione di un toro.  Il monumento è stato completamente dimenticato dalle istituzioni preposte , lasciato in uno stato di abbandono ". 

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La presenza dei due simboli, del serpente e del Toro, mi rimanda ad un nostro bronzetto famoso, il bronzetto di Nule, del quale ho già parlato in passato, e del quale riporto un brano:


" In definitiva abbiamo che: gli ipogei di Ħal-Saflieni e di Anghelu Ruju risalgono allo stesso periodo; i due siti presentano caratteristiche del tutto simili (architettura in negativo, falsi elementi architettonici, false porte, colore rosso e simbologia); al loro interno sono stati ritrovati numerosi resti umani; la percentuale di teschi dolicocefali tra tali resti è molto elevata; in entrambi i sepolcri sono state ritrovate statue della D.M. e simboli del dio Toro. 

Le popolazioni che si resero protagoniste della trasmissione del culto doppio Dea/Toro di Malta e della Sardegna, potrebbero essere di etnia simile se non addirittura appartenere alla stessa.

Forse i culti venivano tramandati da sacerdoti dal cranio dolicocefalo, sacerdoti serpente, che provenivano dalla Mezzaluna Fertile. Come accennato nella Parte I, nel sito archeologico pre-sumerico di Al’Ubaid in Mesopotamia, sono state rinvenute numerose statue davvero particolari: raffigurano esseri metà uomo e metà serpente, con il cranio decisamente allungato.

Sono quasi tutte abbigliate in maniera bizzarra, con imbottiture sulle spalle e alcune con strani caschi (quasi indossassero tute sportive o addirittura spaziali). Molte statue, indubbiamente femminili, presentano a livello del pube segni a triangolo e alcune sono intente ad allattare il proprio figlio, anch’esso dalle chiare fattezze rettiliane: si tratta forse dell’antenato comune alla base delle raffigurazioni classiche di Iside e della Madonna?

Il teschio allungato delle donne-serpente è diventato il copricapo egizio di Iside e l’aureola della Vergine Maria?

Sono tutti tentativi di diffondere un messaggio antico di migliaia di anni legato a questa particolare forma del cranio?

[...]Del resto Iside/Dea Madre . era sempre raffigurata con un grosso sole tra corna bovine e la compagna di Akhenaton, Nefertiti, era sempre al suo fianco e rivestiva grande importanza, così come la sua progenie dal cranio allungato.

[...] A complicare (o forse a semplificare) ulteriormente le cose ci pensa ancora la Sardegna, restituendo un reperto davvero incredibile, del quale è d’uopo parlare: si tratta di una statuetta in bronzo di epoca nuragica ritrovata nei pressi del comune di Nule, in provincia di Sassari, zona che offre davvero una ricchezza archeologia enorme.

Viene comunemente definito ‘toro androcefalo’ in quanto raffigurerebbe un toro con cranio umano, una sorta di centauro giusto per citare la mitologia classica.

Personalmente non vedo assolutamente nulla di androcefalo, anzi.

Scorgo un essere per un terzo toro, un terzo umano e un terzo serpente. Addirittura si intravedono gli occhi allungati, del tutto simili a quelli delle statue di Al’Ubaid. Questo reperto sembra rappresentare il missing link tra toro, serpente e uomo. Per stimolare ulteriormente la vostra curiosità accenno al fatto che una statua simile è stata ritrovata tra gli idoli della tribù Dogon del Mali, già famosa per le presunte informazioni astronomiche che la legano alla stella Sirio (adorata anche dagli Egizi)


Tratto da "Misteri di un antichissimo culto: la Dea e il Toro" di Giancarlo Maria Longhi

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Queste osservazioni, mi hanno fatto pensare, come ho scritto nel mio Gruppo, al mito greco dell'Ofiotauro, un ibrido con il corpo di toro e la coda di serpente, il contrario di ciò che potrebbe essere il bronzetto di Nule, che invece ha la testa umana/serpentina, e il corpo di toro. 

Ci sono elementi interessanti che rimandano alla Sardegna. 

L'Ofiotauro fu ucciso dai Titani, quindi Giganti, dopo che riuscirono ad imprigionarlo in una triplice mura circolare, che mi ricorda tanto l'iconografia del simbolismo delle coppelle con tre cerchi concentrici, così presente nella nostra Antica Civiltà Sarda. 

Che sia successo che sia nato prima il nostro Ofiotauro, il nostro bronzetto di Nule, e poi è stato modificato in senso maschilista e patriarcale, visto che la testa serpentina simboleggia il Femminino, declassandolo poi invece, nella coda? 

Secondo me, potrebbe essere andata proprio così.

D'altronde, il Sacro Femminino, di cui Iside, forse è stata la massima rappresentante, è sempre stato rappresentato con elementi che riguardano il toro, il serpente e il sole. 

Le corna taurine, il globo solare tra le corna, l'ureo, il cobra dal collare espanso, esattamente come la testa del nostro bronzetto di Nule, e così come è presente nell'Ofiotauro.

Ma vi è un altro particolare, nel mito greco dell'Ofiotauro, che mi rimanda al Sacro Femminino.

Il nibbio, uccello che, tra gli altri, rappresenta Iside.

Il mito narra che le viscere dell'Ofiotauro, partorito dalla Terra, conferiscono, a chi le brucia, il potere di rovesciare gli dei. 

Lo Stige, avvertito dalle Parche, imprigionò l'Ofiotauro (per impedire che fosse ucciso) in un bosco circondato da un triplice strato di mura. Durante la Titanomachia, il mostruoso ibrido fu ucciso con un'ascia adamantina da Briareo, un gigante con 100 braccia, un alleato dei titani, ma prima che le interiora potessero essere bruciate Zeus inviò gli uccelli a trafugarle. Quello che gliele riportò fu il nibbio: allora, per ricompensarlo del servizio resogli, Zeus lo elevò al cielo trasformandolo nella costellazione dell'Aquila.

Il nibbio, quindi, salva le interiora dell'Ofiotauro. 

Una storia che si ripete, come Iside, il Sacro Femminino, che ricompone il corpo di Osiride. 

Perché solo l'energia del Femminino, che tutto contiene, può ricompattare e rigenerare il tutto. 

Aquila e Toro. 

Il cielo e la terra. 

Un'iconografia poi ripresa dall'antico Testamento, che fa del Toro e dell'aquila, uno dei quattro aspetti del tetramorfo, che è una raffigurazione iconografica dei quattro animali dell'Apocalisse, leone, toro, aquila e uomo, alati, a figura intera o solo il capo, che fu usato anche come simbolo degli evangelisti. 

Iconografia, che però risale alla ben più antica cultura assira, la quale, aveva rappresentato la figura del Lamassu, un ibrido tra umano e toro alato, chiamato anche il Toro alato di Khorsabad, e che era posto a protezione del palazzo reale di Sargon II sovrano assiro della Mesopotamia.

Quello rappresentato nell'immagine che ho postato, è il Toro alato di Khorsabad, 721-705 a.C., in alabastro, altezza 420 cm, esposto Parigi, Museo del Louvre. 

Ritornando quindi, al simbolismo del Toro e del serpente, del pozzo di Serracus, visto che si tratta di un pozzo, quindi di un luogo sacro dedicato al culto dell'acqua, e quindi del Femminino,  e ritornando al nostro bronzetto di Nule, l'ibrido con la testa di serpente, e il corpo di toro, mi sembra evidente che il bronzetto rappresenti una divinità dall'energia androgina, in cui il serpente, rappresentato con il collare aperto, come l'ureo egizio( e quante volte, a tal proposito, ho sottolineato che la civiltà egizia, deriva da quella Sarda, e non, invece, il contrario), rappresenta proprio quel Sacro Femminino potente, così come è sempre stato in ogni cultura, dove il Femminino è sempre stato legato alla Sacra figura del Serpente. 

E poi abbiamo anche il nibbio, presente sia come veicolo di elevazione dell'uomo -Toro, che come simbolo del Sacro Femminino, in Iside. 

Proprio il nibbio, e non un altro uccelli qualsiasi. 

"Elevazione dell'uomo-Toro", verso il cielo, nobilitato da Zeus stesso, attraverso la costellazione dell'Aquila, in tempo greco-romano. 

In un periodo, cioè che aveva già surclassato e ghettizzato il Sacro Femminino, relegandolo a dei Femminini truci e malevoli, come le Parche, le Moire, Medusa che pietrifica con lo sguardo.

Un Femminino, privato, insomma, del suo immenso potere. 

Così come, viene rappresentato, nella sua grande potenza, nel nostro bronzetto di Nule, che sembra invece la versione opposta e speculare  dell'Ofiotauro greco, che invece, ha nella coda, la parte meno nobile del corpo, quella più "bestiale e demoniaca", la rappresentazione del serpente. 

Serpente, che invece, come un nobile ureo egizio, domina la testa del nostro bronzetto di Nule.

Ma non poteva che essere così, in una antica società matriarcale come la nostra, dove l'icona della protome taurina si sovrappone alla sagoma uterina, nelle tombe dei Giganti, nelle Domus de Janas, e ovinque ci sia questo simbolismo, indice di una potente sinergia creativa. 

Ed è naturale che il femminino, rappresentato dalla testa del serpente, così come in ambito egizio, venga rappresentato come struttura portante del bronzetto. 

Serpente e Toro, indissolubilmente uniti. 

Perché il Toro, essendo un segno femminile, un segno di terra, rappresenta anche l'energia femminile di Madre Terra, a cui appartiene il serpente, animale che striscia in terra, ma che appartiene anche all'acqua. 

Come sempre, i simbolismi, sono sempre collegati tra loro in un continuum narrativo, e assolutamente logico, che lega ogni espressione della nostra Antica Civiltà. 

Basta vedere oltre, e capire, che molto è stato ribaltato, mistificato e deturpato, e che inizialmente l'Ofiotauro poteva essere quella magnifica creatura simbolo del Femminino, della fertilità, della saggezza, che si è intrecciato con il destino degli uomini, per apportare Bellezza e civiltà. 

Per nobilitarli, ed elevarli verso piani spirituali più alti, verso, simbolicamente, la costellazione dell'aquila, simbolo del Sole, è simbolo anche del Sacro Romano Impero, non a caso. Un importantissimo simbolo di potere. 

Guardacaso, "aquila" in sardo, si dice "ae".. "ae/ave"... 

Ma questa è un'altra, interessantissima storia... 

Approfondimenti sulla simbologia dell'Ofiotauro

https://maldalchimia.blogspot.com/2023/10/ofiotauro-simbolo-del-toro-e-del.html?m=0


Tiziana Fenu 

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Bronzetto di Nule (Ofiotauro)












mercoledì, marzo 29, 2023

💛Sephiroth sarda e la Tau

 Ritorno un attimo a sottolineare come, i sigilli di Tzricotu di Cabras, ( che rappresentano un sigillo reale di tipo funerario, databile tra il XIV e il XII sec. a. C., dove sono presenti sono anche i nomi dei re srdn, Shardana, e il trigramma YHW), per chi ancora non notasse l'evidente disposizione grafica e strutturale dei sigilli, e prima che qualcuno, arbitrariamente, ne rivendichi la paternità della similitudine, riproducano l'esatto schema della Sephiroth ebraica, dell'albero della vita. 

Sulle Sephiroth e il suo significato ho già approfondito, più di due anni fa. Ricordo brevemente, come esse rappresentino la manifestazione, l'emanazione divina, nella materia, ed abbiano valenza universale e cosmologica, essendo dei centri energetici interconnessi tra loro, ai pianeti e al sole, e finalizzate all'avvicinamento dell'Umano al Divino. 

https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/la-sephiroth-sarda.html

Quindi non ritorno sul loro significato specifico. 

Voglio solo sottolineare come queste dieci Sephiroth, siano dieci come le dieci scanalature nella  "buttoniera" del costume di Ittiri ( provincia di Sassari) e la protezione dell'avambraccio dell'Arciere di uno dei Giganti di Mont'e Prama.

( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/04/costume-ittiri-e-gigante.html) 

Dieci come l'Archetipo Ebraico Yod, il decimo, la prima lettera del tetragramma divino YHWH,. 

Dieci come le dieci tavole della Legge  dettate da Divino a Mosè sul Sinai ( simile alla nostro Sinnai...) 

Le dieci sĕfirōt ebraiche, in questo schema sono collegate da 22 canali. 

Ogni canale corrisponde ad una delle ventidue lettere ebraiche, che sono considerate degli Archetipi, con valore universale. 

Il percorso completo di quest'Albero della vita, è rappresentato dalla lettera Tau, che conosciamo molto bene, in quanto rappresenta proprio il sigillo dell'Antica Tribù dei Dan, come avevo approfondito, anche questo, quasi due anni e mezzo fa.

(  https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/il-simbolo-della-tribu-di-dan.html) 

Infatti Sotto il sigillo della tribù di Dan, ci sono due lettere ebraiche, due sacri archetipi ebraici

La lettera "Nun", a sinistra, e la lettera "Dalet", a destra. 

Il simbolo della Tau, è quello che sintetizza la Dalet e la Nun, che appartiene alla tribù dei Dan, gli Antichi Shardana. 

Lettere ebraiche, che unite insieme, formano la Tau, che significa "Giudice". E, i Giganti di Mont'e Prama Sardi, in quanto Giudici, hanno la Tau impressa nel volto, con l'arcata sopraciliare e il setto nasale, che formano una T. 

La T dei Sacri Iniziati. I Giudici( da cui Giudicati, i 4 Giudicati con i quali era divisa la Sardegna). Dei Giudici equilibrati, con le polarità in equilibrio. 

La Nun, la cui radice "Nu-" è la stessa di nuraghe. 

Perché la Nun, quattordicesimo Archetipo, con funzione trasformazione, rappresenta quella doppia polarità della Vesica Piscis, in cui è presente sia la polarità femminile, che quella maschile, sia l'acqua ( "Nun"), che il fuoco ("Nur"), come ho scritto tante volte 

Tutta la nostra Antica Civiltà, è improntata su questa complementarietà tra opposti. 

Non c'è manifestazione, simbolica e architettonica, che non riveli questa sinergia creatrice. 

La T della Tau, come un Sacro Sigillo divino. 

Ma la si vede visibilmente, nella struttura stessa del viso dei  nostri Giganti di Mont'e Prama. 

Nel viso delle nostre Dee Madri. 

Nella struttura del nostro pugnaletto sardo, 

che, come una svastica solare, e come la traccia del carro dell'Orsa Maggiore intorno alla stella Polare, unisce il giorno e la notte, ancora, in una sovrapposizione di Opposti, come avevo già approfondito ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/pugnaletto-svastica-solare.html?m=0) 

E ancora, nella stessa struttura dei bronzetti sardi, come ho scritto più volte, che nella struttura richiamano questa Tau degli Iniziati, perché tali, erano i nostri Padri e Madri, e che, nello specifico, hanno, come simbologia del saluto a mano aperta, con le quattro dita unite e il pollice separato, proprio la Nun (archetipo 14) e la Dalet (Archetipo 4), in un atto di potere, di emanazione di energia terapeutica. 

Perché i Dan, gli Shar-Dan, sono degli Iniziati, sono uomini divinizzati. 

La Dalet è la porta di iniziazione sulla terra, nella materia, nella carne. La Dalet è il verbo incarnato. 

È l'energia maschile primordiale che si esprime nella forma femminile della terra. 

"Porta", in sardo si scrive "Janna", cui poi il nome "Jana", perché la Jana è un portale. 

Conduce nelle sue strette aperture uterine delle Domus de Janas, per consentire la rinascita. 

Nel piccolo pertugio nella stele centinata delle Tombe dei Giganti, attraverso il quale, il sole arriva, lungo il corridoio, per garantire la rinascita dopo la morte. 

Perché è nei piccoli stretti passaggi, che si concentra tutta l'energia. 

E la lettera Dalet, è un portale, un unione, tra Cielo e Terra, che rappresenta anche il tetragramma di Dio, YHWY, formato da 4 lettere, e la Dalet, è il quarto Archetipo. 

Quindi rappresenta la divinità sulla terra

E quelle quattro dita unite,  separate dal pollice, esattamente come il saluto dei nostri Bronzetti, sardi indicano le quattro lettere del tetragramma divino, che si esprimono nella terra insieme al pollice, un "4 + 1", che rappresenta la Quintessenza  dell'umano, che è unito alla divinità. 

Un uomo che si è sacralizzato con il candore di un'opera  purificatrice, che è diventato "Nun", un essere Divinizzato, che ha entrambe le polarità in equilibrio, come lo fu il Cristo/Ichtys (il "pesce" divino, sempre collegato al concetto della Geometria Sacra, estremamente presente nella nostra Antica Civiltà Sarda, e della Vesica Piscis, base della Geometria Sacra), che può indossare la maschera bianca e il velo bianco, come una suora, simbolo, del Divino e della purezza raggiunta, perché è riuscito a varcare la porta, la Dalet del proprio Ego. 

Che può salutare mostrando il palmo della mano radiante di energia terapeutica,  chiropratica, pranica, ipnotica, che rappresenta la forza della divinità scesa, incarnata nell'umano . 

Quindi, capite bene, come sia logicamente plausibile che i sigilli di Tzricotu, riproducano esattamente, lo schema della Sephiroth, poiché combaciano perfettamente. 

Voglio sottolineare come, l'antico simboli della Tau, anticamente era una croce ad X, quello spazio in cui gli Opposti si complementano. 

E le lettere Dalet e Nun, erano le lettere intermedie del nome del Dio Adonai, una manifestazione solare del dio Yahweh

Adonai in ebraico significa “mio Signore" ed era l'appellativo di Dio nell'Antico Testamento

È anche il Dio  del diritto e degli oracoli [Adonai ha il suo oracolo sul Monte Oreb, il monte Sinai, quello sul quale hanno trovato un sigillo come i sigilli di Tzricotu]. Il suo simbolo è il disco solare unito a una stella. 

Un Dio potente, che incarna la vegetazione bruciata dal sole estivo, e nei culti misterici veniva adorato come dio che muore e risuscita», proprio come il Sole, che al crepuscolo “muore”, secondo la simbologia degli antichi Semiti ed Egizi, per poi “resuscitare” al mattino seguente. 

Tutto ciò si collega anche alla simbologia cristiana.

Un dio solare, quindi. 

Ma, proprio qui in Sardegna, abbiamo un grande culto di Adon/Adonai. 

L'ho ricordato proprio nel mio precedente post ( 

https://maldalchimia.blogspot.com/2022/03/su-nenniri.html?m=0) 

 dedicato a "su Nenniri", l'usanza di celebrare il passaggio della morte e resurrezione, legato al contesto amoroso tra Adone e Afrodite

In Sardegna abbiamo proprio un villaggio di Gadoni, il cui nome richiama Adone e quello che fu il Dio Adonai prima del mitologico Adone ( G-Adoni) , provincia di Nuoro, Barbagia centrale, e un nuraghe Adoni( risalente al 1350 a.C., così dicono, ma a molto prima sicuramente) entrambi dominanti la gola selvaggia, simile  al fiume Adone a Biblo, in Libano,  che ogni anno prendeva una coloritura rossa il giorno in cui si celebrava la morte di Adone, quando le vestali di Adone( in Siria - Libano, c'era l'antica Fenicia, che m aveva lti sostengono fosse territorio Shardana) piangevano la crudele morte del loro Dio Adone( "Ad -Un" significa "zoppo del cielo", perché Adone morì per emorragia all'arteria femorale per l'attacco di un cinghiale e dal suo sangue germogliarono anemoni rossi)..colore dato dalle foglie morte del cisto. 

Nella zona di Gadoni, e del nuraghe Adoni, si estraeva il componente essenziale del bronzo, fuso per modellare statuine, utensili, gioielli e armi. 

Funtana Raminosa tra i più ricchi giacimenti di rame in Europa, è una delle otto aree che compongono il parco geominerario della Sardegna, annoverato tra Geoparks dell’Unesco, un museo a cielo aperto, e protagonista della metallurgia in ambito Mediterraneo. 

Ad Alessandria d'Egitto le effigi di Afrodite  e del suo amato Adone  venivano collocate su due giacigli affiancati con accanto frutti maturi, e le donne, le vestali,  spruzzando acqua sul nenniri, imitavano la pioggia. 

Come vedete, c'è tutto un giro di rimandi che riportano sempre alla nostra terra, alla simbologia che comunemente si reputa "ebraica", ma che, stiamo scoprendo, strada facendo, con ricerche e scoperte, ci accomuna srmpre di più, fino a trovare sovrapposizioni evidenti di simboli  e Archetipi, come nel caso dello schema a delle dieci Sephiroth e della Tau. 


Tiziana Fenu 

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Sephiroth sarda e la Tau 
















💙Annunciazione

 Oggi, 25/03/2023, abbiamo un allineamento straordinario, di ben cinque pianeti , che saranno visibili nello stesso angolo di cielo. 

Giove, Mercurio , Venere , Urano e Marte, che si trovano “vicini” dal 25 al 30 marzo.

A livello archetipale, siamo governati dal Sacro Archetipo Ebraico 17,

con una Luna Crescente in Toro, prima della Luna piena in Bilancia del 6 Aprile, che viene di giovedì.

Stiamo ancora beneficiando delle forti energie della luna Nuova in Vergine di martedì, 21 marzo.

Si spinge verso l'equilibrio, verso il pieno potere equinoziale delle nostre due polarità.

Oggi, la spinta propulsiva è particolarmente sentita.

Oggi infatti si celebra anche l'Annunciazione.

Trovo straordinario, questo rimando tra l'Annunciazione e l'Archetipo Phe che governa questa data.

L'Archetipo Phe ha la funzione di "espansione", ed è rappresentato da un simbolo che rappresenta, metaforicamente, una bocca nell'atto di pronunciare qualcosa.

La stessa potente energia delle parole dell'Arcangelo Gabriele e Maria, e del suo "si".

La Phe, rappresenta l'estendersi, il rivelarsi, la manifestazione del Divino, in noi, in un ambiente sacro, protetto.

Nelle rappresentazioni, infatti l'Annunciazione avviene in un ambiente chiuso, spesso con una pavimentazione a scacchi.

Un tessuto, come una trama e un ordito, in cui si intrecciano le due polarità, in questo caso, umano e divino.

Nell'antico Egitto, la parola "conoscenza" era indicata proprio da un tessuto..

Noi siamo quel tempio sacro, in cui la divinità si può manifestare

Una divinità, trascendente, al di sopra di tutte le cose, e immanente, dentro tutte le cose.

"Viviamo nel mondo, ma non siamo del mondo" (Gv 17, 14).

Questa frase, oggi, trova un senso più che mai. Le energie del mondo, da cui spesso prendiamo le distanze, perché non trovano risonanza in noi, spessissimo non ci toccano, non ci riguardano.

Non per menefreghismo.

Ma perché abbiamo già attiva, la dimensione divina in noi.

C'è già stata la rivelazione, la chiamata, il nostro "si"

Il nostro "hineni", il nostro "eccomi".

Con fiducia.

Con ri-conoscenza.

Con quel senso, appunto, del riconoscere un qualcosa, un battito, una pulsazione ancestrale, un'emanazione, che è sempre stata in noi, e che aspetta solamente di essere attivata.

Magari, proprio dalle circostanze del mondo, che fungono da propulsori, ma non ne sono Matrice.

Sono solo occasioni che attivano.

Perché è in questa dimensione, che bisogna esperire, per sperimentare l'essere.

Per sentire, anche a livello materico, cellulare, quella innata propensione, quell'anelito a ripristinare, a ri-pronunciare, quell'Antica Alleanza tra Umano e Divino, per ristabilire il giusto equilibrio tra corpo e psiche, tra materia e spirito.

La Luna Piena in Bilancia del 6 Aprile, ancora, come oggi, governata dall'Archetipo Phe, spinge prepotentemente verso questo equilibrio.

Un equilibrio, che, paradossalmente, può dare un po di ebrezza, un po di instabilità.

Un po di oscillamento.

Ma è un'ebbrezza necessaria, funzionale.

È come se ci mancasse la terra sotto i piedi.

È come quando si sale in montagna e si respira ossigeno puro.

Non ci siamo abituati.

Ci dà un po di stordimento.

Tanta è la purezza. 

Tanta è l'espansione dei polmoni che finalmente lavorano al meglio, non ovattati da incrostazioni gelatinose, poco fluide. 

Siamo abituati alle cose ovattate, impure.

La luna Nuova in Vergine, così potente, di martedì scorso, è stata propedeutica a questa ulteriore pulizia, filtratura e affinamento di pensieri e di intenti.

Precisi come una katana.

Perché quando c'è da raggiungere un equilibrio, qualsiasi peso inutile, sbilancia.

Falsa l'equilibrio, che non deve dipendere da fattori esterni, ma solo da noi, da ciò che è la nostra Sacra Essenza.

Lasciate che sia.

Che tutto venga alla luce.

Che tutto si riveli.

O che abbia ulteriore conferma del fatto che non sono occasioni/cose/persone, con cui siamo in risonanza.

E che non hanno, non possono avere, nessun potere di squilibrarci.

Il nostro Cuore, la nostra Anima, appartiene alle Stelle, come l'Arcano Maggiore XVII, alla dimensione spirituale, che trascende la densità dell'umano, della materia.

La stella a 8 punte presente, indica Venere, il Sacro Femminino. 

Quello fertile, che accoglie la chiamata, e che riversa, sulla terra, e nell'acqua, metaforicamente, le due polarità energetiche, quella lunare, l'argento, e quella solare, l'oro. 

Diventa veicolo di fertilizzazione, così come lo fu Maria, e tutti i Sacri Femminini prima di lei, nutrendo la dimensione terra, dando alla luce il Cristo, l'Horus, e tutte quelle Sacre Essenze androgine che hanno nutrito l'umanità. 

Chiunque voglia assurgere a Stella, ad una dimensione spirituale più elevata di quella materiale, deve nascere e rinascere a sé stesso, deve lavorare nella materia, con le due polarità.

Con totale nudità, come l'Iside svelata, come la Divina Madre che offre il suo puro Cuore, al totale ascolto e accoglienza della Parola, nella sua mente, nel suo cuore. 

Nel suo ventre. 

Per partorire poi, la meraviglia, l'incanto, al mondo. 

Si nasce nudi. 

Come nella mangiatoia di Betlemme

L'allineamento dei 5  pianeti di oggi, Giove, Mercurio, Venere, Urano, Marte, è molto particolare.

Giove, espansione, fertilità, potere, giustizia, equilibrio. Energia maschile 

Mercurio, la mente intuitiva, la velocità, lo scambio, la connessione, la capacità trasformativa, alchemica. Energia femminile. 

Venere, capacità di accoglienza, di ascolto, di essere propulsori d'amore.

Venere/ Sirio/ Iside/Afrodite/Lucifero,  intesa come portatrice di Luce, del Cristo, dell'Horus, che annuncia l'arrivo del sole e la sua partenza, l'inizio e la chiusura di ogni giorno, l'alba e il tramonto. 

Il primordiale Femminino, Alfa e Omega. Prima del Cristo e di tutte le figure divinizzate, mascoline, ma veicolo di quell'energia androgina, di cui è custode il Femminino. 

Urano, capacità di realizzazione dei propri talenti. Ingegno. Genio. Dio del cielo, delle stelle. Dalla sua evirazione, dalla spuma del mare fecondata dal suo Seme, nasce Venere.

E poi Marte, Dio delle forze della natura.

L'autoaffermazione personale.

In quanti, ci riconosciamo, in questa chiamata di oggi?.

In quanti sentiamo, la dimensione della nostra personale Annunciazione?

Oggi è una giornata energeticamente molto, molto potente, con una concomitanza di più fattori che contribuiscono a questa espansione energetica.

A questa fertilità di dimensione universale, cosmica.

Ogni nostra parola, ogni nostro decreto, ogni nostro intento energetico, oggi, ha un riverbero propulsore, di espansione, potentissimo.

Oggi accogliamo, ri-accogliamo, ri-cordiamo, il richiamo, l'energia di questa antica Alleanza, che pronuncia il nostro nome.

Oltre la contingenza.

Oltre le coordinate terrestri spazio temporali.

Oltre noi stessi, come occasione temporale di evoluzione.

In un "qui", in un "eccomi", in un "hineni" ebraico, di cui avevo già scritto, e che amo profondamente, perché è un impegno con me stessa, Inanzittutto.

Per ricordare chi sono.

Per non dimenticarmi di Me.


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 

Nell'immagine "L'Annunciazione di Cestello", di Sandro Botticelli, 1490, piena di simbolismi di cui approfondiro' in un'altra occasione.

Annunciazione



💙Giornata mondiale dell'acqua

 #giornatamondialedellacqua


Il periodo che stiamo attraversando corrisponde secondo molti,  alla fine del Kali Yuga, previsto per il 2025, durato 25.260 anni, il periodo dell'età del Ferro, il periodo più oscuro della terra e delle conoscenze umane, anche se sulle date, ci sono tanti pareri discordanti. 

Finisce il Kali Yuga e inizia il Sathya Yuga , la tanto attesa età dell'Oro, un lungo periodo di pace e di tranquillità, secondo quanto descritto nelle dottrina  Indugrave, una dottrina orientale, correlata allo Shivaismo. 

Siamo su un pianeta karmico, dove torniamo ad incarnarci per evolverci sempre di più, di vita in vita, di era in era, di eone in eone. 

Ci saranno dei cambiamenti, che stiamo già sperimentando, come la  diversa polarizzazione dell'asse polare, che poi ritornerà in breve tempo, alla posizione originaria, ma soprattutto ci saranno dei cambiamenti a livello di consapevolezza e del corpo fisico,  che modificherà completamente la sua struttura , divenendo un Corpo di Luce. 

Tutto sta convogliando verso una profonda pulizia e scrematura. 

La Merkaba, il Corpo di Luce, non si può attivare, se non ci predisponiamo in pulizia e in consapevolezza a diventare veicolo attivo, noi stessi, di questo stato dell'Essere. 

Dobbiamo Essere centrati, allineare il nostro sentire del cuore/ mente/ anima. 

Dobbiamo alimentare i nostri pensieri con il nettare del fiori più belli e profumati, e dobbiamo lasciare fuori qualsiasi tossicità. Per essere sicuri che all'interno della vostra celletta merkabica , possiamo attivarci correttamente, al centro di tutti i meridiani energetici che la compongono, in modo che la struttura si materializzi bene nella materia, nel corpo, attraverso quell'imprinting di Geometria Sacra, presente in tutta la natura in modo naturale, che ci identifichi immediatamente come il "Fiore della Vita" vivente. 

Dobbiamo diventare lo stesso Fiore. Contemporaneamente Ape e Fiore. Questo è il salto quantico tridimensionale che ci sdogana dalla linearità  di questa dimensione duale e karmica sulla quale si sta sviluppando la nostra timeline terrena. 

In questa Età dell' Oro, nella quale, come Api guidate dal Sacro Femminino dell'Ape Regina, che davvero ha una "corona" sulla testa, diversamente dalle api operaie, dobbiamo essere in grado di produrre da noi stessi, all'interno della nostra strutturata e pulitissima Merkaba fatta di cera( si, superiamo il "c'era" e diventiamo presenza costante in cera che sorregge la fiamma di vita, cristica), precisa e perfettamente incastrabile con altri milioni di cellette, quell'Oro puro, quel miele, che diventa nutrimento per noi e per gli altri. 

L'Ape che mangia il suo stesso miele. 

Come il leone che mangia il Sole alchemico di conoscenza che l'ha nutrito e fatto evolvere e diventa tutt'uno con esso. 

Adesso ci viene chiesto di superare la dualità karmica, e di tridimesionalizzare la linea temporale che ha scandito il nostro passaggio qui sulla terra. 

Il passaggio quantico è dall'Eone( dalle ere temporali) al Leone. 

L' eone/Leone. 

Quel Leone lemuriano che assurge a guida di ogni nostro passo astrale verso il cambiamento. 

Cambierà anche la struttura del DNA,

Da doppia elica, diventerà a 12 eliche. La struttura base del corpo si tramuterà da Carbonio a Silicio. 

E la nostra frequenza energetica vibrazionale  aumenterà a tal punto da assottigliare e alleggerire le nostre cellule. 

Sta diminuendo il magnetismo terrestre, e lo farà fino a fermarsi e invertire i poli, durante la precessione degli equinozi(che dura 26.000 anni) il tempo sembra rallentato. Gli orologi si fermano, rispetto alla velocità con cui va il nostro pensiero. 

L'energia della Terra, rilevata con la risonanza Shumann è passata dai 7, 83 Hz degli anni 70, fino a picchi di 180 e oltre di dicembre 2019, dove il superamento dei 13 Hz ha indicato l'ingresso nella civiltà galattica. 

Tutto questo avverrà con tutta una serie di cambiamenti anche esterni, da parte di Madre Terra che cercherà un suo equilibrio per adattarsi a questa nuova dimensione quantica

In modo naturale. Perché sa già come fare

Anche noi sappiamo come fare. 

Abbiamo dentro noi a livello di DNA degli enzimi di origine lemuriana. 

Gli enzimi T.F. 

T.F. , Twin Flame, le Fiamme Gemelle, che a Lemuria avevano la loro città Sacra, a Telos. 

Per anni sono stata affascinata dai telomeri, poi, ho capito, il disegno globale, che ora mi è perfettamente chiaro. 

Questi enzimi TF, cosi importanti per la trascrittasi del DNA in RNA  sono di Matrice Lemuriana, e sono stati attaccati proprio nella loro Matrice, per uno scopo ben preciso, che conosciamo bene. 

Hanno in sé, tutta una serie di codici alfanumerici che aspettano solo di essere attivati dalla nostra consapevolezza. Si attivano soprattutto con la consapevolezza dell'Essere, del Cuore ( la coscienza degli atlantidei era invece più proiettata sul "fare") perché i Lemuriani tirarono su la prima civiltà illuminata della Terra, perche la loro conoscenza proviene  dal cuore ed essi rappresentavano le energie della Divina Madre e della Compassione. 

Quella Divina Madre che è la Shekinah, lo Spirito Santo,la parte femminile di Dio, quella creativa, che una volta incarnata, diventa Kundalini, il Cristo stesso. 

Quel GPS terreno che connette l'Umano con il Divino, e ci permette , visto che da Lemuriani, eravamo abitanti della Sacra Città di Telos, la città delle Sacre Fiamme Gemelle, di riconoscere anche la nostra Fiamma incarnata

E la riconosceremo quando si creerà tra i due, la stessa Merkaba di Amore Puro e di Luce, che fu all'Origine, durante la Creazione a Lemuria. 

E infatti, questi enzimi TF, con il loro corredo genetico akashico lemuriano composto da precisi codici alfanumerici, si trovano nel nono strato del DNA, quando si attiverà in consapevolezza. 

Nono. Come il nono archetipo Teth, il Sacro Grembo, il Cedente( quelli che cede la vita), la Kundalini, il serpente, la conoscenza. 

Ma anche 9 come L'Eremita. 

Perché il percorso iniziatico, la consapevolezza, l'attivazione, avviene in solitaria, in piena presenza e coscienza di Sé. 

E  anche come la Runa Isa, legata al Sacro Archetipo 9,  quella che coltiva la Primavera anche sotto il ghiaccio, in attesa di poter esplodere in colori e profumi. 

I Lemuriani ci stanno guidando in questo difficile periodo. 

Siamo geneticamente portatori dello stesso gene divino che avevano loro. 

Vivevano in comunione con gli elementi della Natura. Vivevano nell'età dell'Oro, come questa che è iniziata nel 2020. Con la loro fine si chiuse il terzo occhio dell'uomo, quello esoterico, che si è trasformato in ghiandola pineale. Esseri altissimi, dalle fattezze serpentine. 

I lemuro- atlantiani furono i primi ad avere una dinastia di Semi-Dei. 

Non avevano bisogno di scoprire e fissare le cose con la memoria. 

Perché il loro principio informatore conosceva tutto fin dal momento dell'incarnazione come prima razza fisica. 

Nella loro città Sacra, Telos, la città delle Sacre Fiamme Gemelle, le Fiamme erano considerate come Leoni. 

Perché il Leone è il nucleolo del Mondo Divino superiore. 

Le Fiamme divine sono dette "Leoni Ardenti" e "Leoni di vita". 

I latini chiamavano la costellazione del leone , Stella Regia". 

Ma già in tempi antichissimi, la stella Regolo, della costellazione del Leone, era considerata Sacra, in quanto custode del sud e legata, in quanto, metaforicamente legata al Sacro Femminino( il sud), alla nascita degli Dei

Insieme ad Aldebaran, Sentinella dell’Est, costituiva una delle quattro Stelle Regali con Antares (Ovest), e Fomalhaut (Nord), Guardiane del Cielo, in quanto marcavano la croce dei solstizi e degli equinozi. 

Nella mitologia troviamo Ercole alle prese con il Leone di Nemea. 

Lo scuoia e ne indossa la pelle. 

Tra i filistei, invece è Sansone a squartare un Leone. 

Tornato qualche tempo dopo a visitare la preda sconfitta, scopre la pelle piena di miele di api

Ape in ebraico si dice "dbure", che significa parola. 

Ape-parola, che sgorga da un leone. 

La parola di verità del Cristo. 

E non so come, l'ape/parola in questo periodo, attivata forse da un leone merkabico, e coadiuvata dalla presenza continua, di ogni modo, dell'ape, mi è particolarmente prolifera. 

Nelle religioni , tutti i messia hanno un qualcosa di leonino, sempre comunque presente a livello teologico e alchemico. 

I babilonesi chiamavano la costellazione del leone, Ur- A ( leone) e Ur- Gu- La( leonessa)

I Lemuriani sono il popolo delle Stelle, i discendenti di Sirio, la Stella Blu , il grande Sole centrale. 

Il Sole dietro il Sole, quello che mantiene vivo il Fuoco Spirituale, l'Amore,  mentre il sole, mantiene in vita il fuoco fisico. 

Sirio è la Loggia Blu della Creazione, abitato da anime di alto livello, i primi abitatori della terra

I portatori di un' altissima vibrazione d'Amore. 

Il simbolo del leone è l'Oro, e il Blu, in senso spirituale come rappresentativi della stella Sirio , rappresentati dalle Sacre Fiamme Gemelle nella città lemuriana di Telos, capace di costruire intorno a se una Eliopoli, una città della Luce, perché esotericamente custodisce in se i 12 Misteri d' Amore. 

L'Italia è astrologicamente sotto il segno del Leone. 

Il cambiamento doveva, deve, iniziare da qui. 

Qui che è la nazione dell'Amore, con la sua vastissima memoria akashica e artistica come in nessun' altra parte del mondo. 

Sappiamo cosa fare. Le api richiamano al ripristino della Merkaba per produrre il nostro Oro miele. 

I Leoni-Fiamme ruggiscono e ardono. 

Molte Fiamme si stanno riconoscendo e riattivando in Sacra Merkaba cristallina, per sostenere e coadiuvare l' innalzamento delle vibrazione D'Amore della terra, in questo passaggio necessario per una ricostruzione che ci tridimensionalizzi in consapevolezza Cristica. 

Ci siamo. 

Il "Leon /Ita- lion" è ritornato, e le Api, dopo la trasmutazione alchemica,  si librano in volo dalla sua criniera per essere loro stesse Fiore della Vita merkabizzate. 

Questo, dobbiamo essere. Ce l'abbiamo nel sangue. Nel DNA. 

Nei nostri enzimi lemuriani( ma anche biologici proprio) T.F.

Siamo Twin Flame, in consapevolezza di Vibrazioni di Ottave altissime, quantiche, tridimensionali. 

Trasformiamo questo eone in Leone. 

L' Old in Gold. 

Il Bee di Ape in " be" di " to Be"..essere in consapevolezza. 

Stranamente " ape" in inglese significa anche scimmia. 

E questa grandiosità del poter scegliere, che ci ha dato Dio, è fantastica ..

Ape/Scimmia o Ape Merkaba?

Flower..(fiore)..to flow...fluire...

Oggi, 22 marzo, è la giornata mondiale dell'acqua. 

Acqua che, in forma di cristallo di acqua, in forma solida, si cristallizzato in una perfetta conformazione di stella a sei punte, di stella di David, il cui numero simbolo è proprio il 22. 

Archetipo 22, la Tau, il Sigillo divino, il completamento del percorso. 

L'Archetipo di oggi, è l'Archetipo Nun, con funzione trasformazione, indissolubilmente legato all'Archetipo che lo precede, la Mem, l'acqua, il Sacro Femminino. 

La trasformazione che avviene nel nostro stesso grembo, in ciò con cui entriamo in risonanza. 

Con ciò con cui creiamo una certa gemellarita' energetica, che ci consente di ardere come una Sacra Fiamma. 

Perché siamo Fuoco e acqua contemporaneamente. 

Capaci di fluire, e adattarci a qualsiasi forma, ma con l'Essenza perfetta, pura, proprio come un cristallo d'acqua, come un fiocco di neve, capace di preservarsi, di ritornare alla sua perfezione originaria, se non vi è primavera nella quale può sbocciare, disciogliersi e fluire nel mondo. 

I cristalli di neve, insegnano. 

L'Universo non ama gli sprechi. 

E non è più tempo, non è più tempo, non è più tempo, di dare energia a ciò che non ci consente di manifestarsi, a ciò che ci inficia, ci abbruttisce, ci spegne 

L'acqua è Mem, anche memoria. 

L'ho scritto tante volte. 

E memoria, significa la forma più pura di noi stessi, che si rivela quando ci preserviamo da tutto ciò che può contaminare la nostra limpidezza, pensieri compresi. 

Siamo fatti per lo più di acqua. 

L'acqua, a livello esoterico, è ciò che cambierà le sorti dell'umanità, simbolo di un Femminino fertile, accogliente, comunicativo, massimo conduttore di energia. 

Perfezione cristallizzata, nella sua forma più pura, nella sua dimensione cristica. 

"Siamo polvere, e polvere ritorneremo" 

No. 

Siamo acqua. 

E acqua, ridorderemo di essere. 

Come l'impronta genetica delle nostre stesse cellule. 


Tiziana Fenu

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Giornata mondiale dell'acqua