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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

domenica, dicembre 24, 2023

💛Il nostro Presepe Sardo ( Domu di Ossi)

 Il nostro Presepe, lo abbiamo sempre avuto, da millenni, qui in Sardegna. 


Siamo  nelle Domus de Janas Mesu'e Montes ( Ossi-Sassari). Datazione 3500/4.000 a.C. circa. 

Le immagini sono di Paolo Lombardi( https://www.neroargento.com/page_galle/montes_gallery.htm

-https://idese.cultura.gov.it/place/necropoli-a-domus-de-janas-di-mesu-e-montes/) 

Le Domus de Janas, dono 18, e in particolare, le Tombe I e II,  si distinguono per ricchezza di particolari, entrambe con la pianta a T. 

Ho definito la Tomba II, in particolare, come la Sala della Sacra Natività, perché ci sono elementi che mi rimandano a questa dimensione. 

Inanzitutto, i tre elementi disposti in modo triangolare ( triade creativa), dentro due circonferenze ( maschile e femminile uniti, che creano) , simbolicamente l'esemplificazione di un nucleo creativo, familiare, come la rappresentazione del Presepe( prima immagine) 

Si continua, erroneamente a chiamare questa coppella, come focolare, ma non veniva usato certo come focolare, ma piuttosto, come ho già spiegato, essendo allineato con la falsa porta quadrata, che in questa Domu è sormontata da delle "doppie corna" piuttosto allungate, e con l'ingresso quadrato, è stata creata in modo che attraverso la benedizione dell'acqua, contenuta nel catino, simbolo di purificazione, ma anche archetipalmente, di ritorno nel liquido amniotico del grembo materno, ingravidata, simbolicamente, dal sole, che passa attraverso l'ingresso, anch'esso quadrato, simbolo di Madre Terra, possa creare una ierofania luminosa che si riflette sulla falsa porta nella parete, per benedire il passaggio alchemico nell'altra dimensione. 

È un allineamento, ingresso/catino!/falsa porta sulla parete, che si trova anche in altre Domus de Janas, come quella de S'Incantu( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/04/allineamento-domus-sincantu.html?m=0) 

Domu, nella quale troviamo, come in questa di Ossi, la doppia protome allungata al di sopra della falsa porta. 

Concettualmente, come ho scritto altre volte, questa conformazione, che rimanda sempre, comunque, ad un concetto di sinergia delle due polarità, finalizzate alla nascita/ rinascita, e che quindi presiedono, come Guardiani  della Soglia, a questa zona di confine, rappresentata dalla falsa porta, è estremamente simile alla conformazione dei Torii giapponesi.  che rappresentano proprio un portare di accesso, una porta che porta ad una Jinja, cioè ad un santuario, o molto più semplicemente ad un'area sacra. 

Praticamente sono dei Sacri Portali che sono semplicemente delle porte  che sono simbolicamente dei passaggi dal mondo terreno verso il mondo ultraterreno. 

L'etimologia  della parola "Torii", pare che derivi dalla parola "Torana", che letteralmente significa "palo per gli uccelli", ed era utilizzata per identificare le strutture ornamentali di ingresso ai templi nella religione buddista, induista e giainista. 

Quindi che anche in Sardegna , nelle Domus de janas abbiamo esattamente le stesse porte, con la stessa forma, chiamate "false porte', che erano dei portali di purificazione, quindi un punto di passaggio tra puro e impuro, tra mondo dei vivi e mondo dei morti. 

E la presenza di questi Torii anche nella religione giainista mi rimanda anche ad un altro concetto. 

Giano era  la Divinita' romana degli inizi materiali e immateriali, raffigurato con due volti, e che quindi  può guardare sia il futuro che il passato, quindi un ponte tra futuro e passato, esattamente come le "jannas/ janas", le  Sacre porte sarde, e non solo. 

E allora non sarà che forse i torii( le cui protomi taurine si trovano nelle Domus del Janas) oltre che rappresentare l'elemento fertilizzante che si legava a Madre Terra, forse erano  proprio una rappresentazione di una Divinità femminile con le ali ?

D'altronde anche il nome "babbaiola"  e' inteso come "b-abba"/acqua che vola". 

L'elemento femminile che può passare  da una dimensione all'altra. 

O anche la parola barbagianni. 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/09/simbologia-gonna-plissettata-sarda.html?m=0) 

"Barbagianni, e non civetta, come genericamente si attribuisce, alla simbologia del femminino "Dea Uccello", in Sardegna. Innanzitutto, basta esaminare il nome, che già parla da solo, come ho scritto tante volte. 

Barbagianni > b-abba(acqua) > jani/o/a ( con riferimento alla jana/ jano/ Giano bifronte, capace di vedere passato e futuro). 

Quindi "Jana" ( janna, come porta multidimensionale, anche per l' aldilà, colei che vede passato e futuro. Psicopompo anche nell'aldilà, come lo è simbolicamente, per eccellenza il barbagianni, con il suo manto candido, puro, che può accompagnare le anime nell'aldilà) 

Una "B-Abba-Jana" tutta Sarda, simbolo della prima rappresentazione delle divinità femminili legate all'acqua, insieme alla Dea Serpente. Icone archetipali, che sono rimaste nella tradizione, fino ai giorni nostri. 

Una traghettatrice tra le due dimensioni, la cui rappresentazione è proprio  in quel Torii o "porte finte" che si trovano in ogni Domus de Janas, che non sono semicircolari come le protomi taurine,  ma sono stilizzate esattamente le Torii giapponesi.


Una falsa porta alle spalle, sovrastata da due elementi a protome allungata.

Due elementi come il maschile e il femminile uniti, che contemplano la Creazione triadico, circolare, protetta dalla doppia cintura di protezione del Padre e Madre Creatori. 


Ancora, su una parete, due "protomi/imbarcazioni/falci di luna" ( notate, sempre la sinergia solare e lunare insieme) 

sovrapposte sulla sinistra, di cui una, con un elemento "fal*lico/nuragico" doppio, a clessidra, al suo interno, accolta dalla protome sottostante, un po più grande, poiché è Grembo che deve accogliere la Creazione( seconda immagine) 

La conformazione a clessidra, che viene accolta e traghettata dall'elemento femminile, perché è grembo che trasporta il Sole e il suo riflesso. 

Alla loro destra, tre protomi in successione, ad indicare il processo creativo avvenuto, e, se non sbaglio, si vedono anche delle conformazioni circolari, tra le protomi. 

Potrebbe simboleggiare il Sole, con la sua simbologia di nascita e rinascita, che è giunto al termine del suo percorso, traghettato da Padre e Madre Celesti, nell'altra dimensione. 


Su un'altra parete, un'immagine emblematica estremamente stilizzata ma facilmente riconoscibile( terza immagine) 

Un ibrido tra una M allungata, che rimanda ad una protome taurina, ma anche alla "M" della posizione delle gambe "a rana", tipiche del parto in posizione accovacciata, che richiama le "donne rana partorienti", già comparse in Anatolia nel 7000 a. C., che poi si evolveranno nelle rappresentazioni delle Sh*eela na Gig, presenti soprattutto nelle chiese romaniche e irlandesi del 1000/1200 a. C.

La loro ostentazione della v*ulva, era un avvertimento contro il peccato e la lus*suria. 

In questa particolare rappresentazione, la M dilatata si interseca con un rombo, che rappresenta la v*ulva femminile. 

Una chiara rappresentazione del parto, e quindi del momento della creazione. 


In un pilastro( quarta immagine), si vede chiaramente il concetto di riproduzione, di duplicazione, e quindi di nascita, che riguarda il Femminino. 

Infatti vi è la rappresentazione di due conformazioni a "V", che richiamano la simbologia della polarità femminile, con il vertice vul*vare verso il basso. 

Può anche rappresentare la doppia polarità in atto di riproduzione, poiché anche questa configurazione a V, richiama anche la protome taurina stilizzata.

Le protomi taurine, nelle nostre Domus assumono svariate conformazioni, che spesso si prestano ad una doppia chiave di lettura, che implementa in sé anche la polarità femminile, come in questo caso. 

D'altronde, la costellazione del Toro, nella sua declinazione astrologica, è un segno femminile governato da Venere. 

Un segno di terra, che appartiene a Madre Terra, quindi con una doppia valenza simbolica e archetipale, monadica. 


Spirali e altre decorazioni come  clessidre, indicano unione del maschile e femminile. 

Un contesto assolutamente sacrale quindi.

Di natività, che ricorda una Sacra Famiglia primordiale, vissuta in un contesto in cui viene rappresentato un parto, con quella M stilizzata che interseca il rombo v*ulvare, che è al contempo, maschile e femminile, poiché sembrano delle corna taurine

Rappresentazione stilizzata del parto, ben lontana da quella che poi è stata demonizzata come volgare, ed esposta nelle chiese a monito dall'esporre e dal praticare una se*ssualità ostentata. 


Trovo, in questa rappresentazione della nostra Domus de Janas, un'estrema raffinatezza e sacralità. 

L' elemento triadico centrale, che non è un "focolare" con la simbologia delle tre fiamme, racconta di una Sacra Creazione protetta dal doppio cerchio, solare e lunare, dei Genitori Cosmici Creatori. 


Un moderno Presepe, benedetto dalle doppie protomi lunari, sia sulla falsa porta, che sulla parete, di cui una, con un tronco di cono all'interno, che non può che essere il prototipo fall*ico, di quelli che sarebbero stati poi i Nuraghi, i semi energetici di Madre Terra. 


Una sala per partorienti, magari. 

Lo dico in base al fatto, che invece delle solite protomi che viaggiano "a tre", a simboleggiare il passaggio Alchemico della "nascita/morte/rinascita", stavolta sono "assemblate" in coppia, con una più grande,il femminile, il grembo, che contiene quella più piccola, sessuata a tronco di cono," nuraghizzata".

E la figura stilizzata partoriente, a "gambe da rana" e rombo/v*ulva in bella mostra, parla, appunto di un parto, di parti, che si sono consumati dentro quella Domus de Janas. 

Dentro "quelle" Domus de Janas. 

Ne parlo al plurale, perché hanno quasi tutte una conformazione Interna a "T", come un ut*ero. 

Stavolta, non credo si tratti di onorare soltanto la rinascita dopo la morte, ma la vita che si celebra dall'unione dei due elementi, sottolineati più volte, dalle due (e non tre) protomi sovrapposte. 

Elementi che quasi fanno da custodi a quella Sacra Composizione centrale

Con quelle tre pietre disposte a triangolo.

Come il trilobato. 

Come il fiore della vita. 

Come i tre estremi della Y regale. 

Della Stirpe regale, figli della divinità solare. 

È un Sacro Presepe stupendo, realizzato nel cuore di Madre Pietra e della Terra Madre. 

Il Sacro Fiore della Vita della Creazione. 

Al di là del guado, o in questa dimensione. 

Credo che per gli Antichi Sardi, non facesse differenza, visto la sacralità con la quale si rapportavano anche alla morte. 

Che non era morte, ma solo una trasformazione, un passaggio, per un'altra dimensione. 

Se notate, nella quarta immagine, quella del pilastro, si vede il soffitto con "le travi". 

Soffitto che simboleggia, come ho già avuto modo di scrivere, dal mio punto di vista, la carena di un'imbarcazione, che traghetta nell'altra dimensione, ma anche "sa carena"( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/01/le-domus-de-janas-non-sono-capanne.html?m=0), la cassa toracica di risonanza, della vibrazione del cuore, del diaframma, del suono, del verbo 

Su sanaj, il guarire, e sa nai, la nave, l'imbarcazione, speculari e concettualmente /alchemicamente, complementari alle Janas, che guariscono e che traghettano, custodi delle porte solstiziali, degli estremi del buio e della luce. 

Perché, come simbolo del Femminino, sono il punto alchemico equilibrante, terapeutico, equinoziale, in cui la trasmutazione da un estremo all'altro è possibile. 

E d'altronde, molti studi attuali affermano che la vera data della nascita del Cristo, risalga al VII secolo aC, e che il mese di nascita sia agosto, o al più tardi, settembre, e non il 25 dicembre, che è una data convenzionale stabilità dal Sacro Romano impero per celebrare il Sol Invictus, la festa solenne del Solstizio d'inverno, in cui il sole si è lissa, ma risorge tre giorni dopo, sconfiggendo le tenebre, come il Sole Bambino. 

Una celebrazione, che riguarda quasi tutti i popoli della terra, il dio Mitra, il dio Osiride, il dio Tammuz, il dio  Quetzalcoatl messicano, il dio Bacco, il dio Adone, il dio semitico  Shamash, di cui ho palato in un mio scritto. 

È la simbologia della discesa nelle tenebre, per poi rinascere tre giorni dopo, come un nuovo Sole, o durante l'equinozio di primavera. 

Agosto/settembre, per la vera nascita del Cristo quindi, in pieno periodo solstiziale estivo ( le Domus de Janas sono tutte orientate ai solstizi, e quelle settentrionali, in particolare, verso il Solstizio estivo), considerando anche il fatto, che settembre è considerato il nostro capodanno sardo( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/settembre-prof-dedola.html?m=0) 

E, visto in quest'ottica, tutto acquisisce un senso ancora più radicato, se, in una Domu de Jana così ricca di simbolismo, viene rappresentata proprio una celebrazione di una natività. 

La vera Natività delle Origini. 

E su questo, abbiamo, da loro, ancora molto da imparare, e molto da scrollarci di dosso, tutte le "incrostazioni" sociali "e teologiche che il" sistema " ci ha sempre imposto


Tiziana Fenu

©®Diritti intellettuali riservati

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Il nostro Presepe Sardo (Domu di Ossi)








💚Bassorilievo re Magi

 Bassorilievo Re Magi

"Allora Erode, chiamati segretamente i magi, si fece dire da loro con esattezza il tempo in cui era apparsa loro la stella e li inviò a Betlemme dicendo: “Andate e informatevi accuratamente sul bambino e, quando l’avrete trovato, fatemelo sapere, perché anch’io venga ad adorarlo

[...] Avvertiti in sogno di non tornare da Erode, per un’altra strada fecero ritorno al loro paese” (Matteo 2, 1-12).


Nella cattedrale di Autun, in Francia, dedicata a Sainte Lazare, i Magi sono rappresentati in due capitelli della cattedrale. In uno vi è l’episodio dell’adorazione e nell’altro quello, appunto del sogno. 

L’autore dell’opera è lo scultore Gisleberto (“Gislebertus hoc fecit”, si legge sull’architrave, scultore del XII secolo, e l'opera risale al 1120 circa. 

Ho trovato molto interessante questo bassorilievo, per la simbologia che veicola. 

Inanzittutto, notiamo sul lato destro, che risulta alla sinistra dei Re Magi, una stella con 8 punte, che rappresenta la Stella Cometa, ma che è anche il simbolo del Femminino. 

La stella di Betlemme è rappresentata sia con 8 punte, sia con 6, ad indicare la sinergia degli opposti, in atto di creazione. 

È infatti il Femminino, nel caso della stella a otto punte, custode del Gesù Bambino, a guidare i tre Re Magi, che probabilmente erano astronomi - sacerdoti persiani, che sono una rappresentazione allegoria, in senso astrologico, delle tre stelle della cintura di Orione, facilmente rintracciabili, proprio partendo da Sirio(simboleggiata dalla stella a 8, punte), a metà strada, tra Sirio e le Pleiadi, sullo stesso asse, tra est e sud. 

In senso alchemico, invece, rappresentano i tre stadi del processo alchemico iniziatico, Nigredo, per  Baldassarre, il re nero che arriva dall'Africa e che porta in dono la mirra, la fase Albedo per il re Gaspare che arriva dall'Europa e porta l'incenso, e la fase Rubedo per che arriva dall'Asia, rappresentata da Melchiorre che porta l'Oro.

Le tre grandi Fasi alchemiche della grande Opera iniziatica, traguardata dal simbolismo dei tre Doni, con la mirra, usata nei riti di mummificazione e per lo stesso Cristo alla sua morte, legata al concetto di resurrezione e immortalità, l'incenso, usato nelle sacre cerimonie, che rappresenta la natura divina del Bambino Gesù, e l'Oro, legato alla sua natura solare, divina. 

Nella rappresentazione, abbiamo un Angelo che tenta di svegliare, in senso metaforico, alchemico, i tre Magi che sono dormienti, non consapevoli. 

Per fare questo, tocca lievemente, con l'indice della mano destra, l'anulare destro, del primo dei Tre Re Magi, che infatti tiene gli occhi aperti, come risvegliato da questo tocco angelico. . 

La scelta di sottolineare queste due dita in particolare, ha un significato simbolico. 

L'indice è segno di autorità divina, e la punta dell'indice è chiamata proprio "punto di divinazione", come nel dipinto della Cappella Sistina di Michelangelo, dove viene rappresentato Dio, che passa il Dono dell'intelletto ad Adamo, proprio attraverso questo "punto di divinazione" che si trova all'estremità dell'indice, sempre destro. 

Invece, l'anulare destro che viene toccato al primo dei tre Re Magi, è legato al Dio Apollo, quindi al Sole, ma anche al cuore, organo sacro ad Apollo.

É il dito del legame amoroso, quello dell'anello di fidanzamento, ed è legato al primo chakra della radice, l'elemento terra. 

Invece l'indice è legato ad un elemento più nobile, più alto e spirituale, l'elemento aria, legato al quarto chakra del cuore. 

È un momento, quindi, quello in cui l'angelo sfiora con il suo dito indice, l'anulare di uno dei Re Magi, in cui divino e umano, hanno un contatto, attraverso il quale è possibile un risveglio spirituale, una nuova consapevolezza. 

Una divinizzazione, una solarizzazione dell'umano. Infatti, anche la coperta semicircolare, sembra il percorso del sole sull'orizzonte, dall'alba al tramonto, e i tre Re Magi, sono inglobati in questo percorso solare, che li divinizza. 

Processo di divinizzazione, sottolineato anche da parte del Sacro Femminino, perché l'Angelo, Custode di questo Dono, con l'indice della mano sinistra, sul lato femminile, appunto, sta puntando l'indice sulla stella a 8 punte. 

Quindi vi è una sinergia divina, che sta agendo attraverso il Mascolino e il Femminino, per portare i tre Re Magi ad un risveglio di coscienza, che, traslato in senso astronomico, significa essere allineati sulla via della rinascita, sulla via Lattea, con Sirio/tre stelle della cintura di Orione, costellazione del Toro/Pleiadi, allineati, in sinergia tra Sole e Luna, per arrivare ad una nuova consapevolezza, ad una apertura di cuore, che consenta il discernimento, la protezione del Bambino Gesù, del Bambino d'Oro da Erode, dalla follia di un uomo che vuole spegnere ogni Seme solare, con una strage di bambini, pur di non vederlo splendere. 

E invece, il Sole, la consapevolezza, qui, si riesce a trasmetterla proprio per intervento divino, se si consente di stare sotto la sua traiettoria solare (la coperta fatta come una parabola solare nel suo tragitto diurno), sotto la sua coperta, e se si porge il lato sinistro, quello femmineo, ricettivo, l'anulare destro, ad accogliere, nel proprio cuore, come in un fidanzamee, questa forza propulsiva, mascolina, solare, che divinizza, che salvifica, che indica la via, la Madre, la stella a sei punte, il Femminino Custode dell'Antica Sophia. 

Quella stessa, che l'indice destro, rappresenta. 

E, attraverso questo contatto di dita, creare un legame, un "fidanzamento", un pegno d'amore, una promessa. 

Un nuovo patto, una nuova Alleanza. 

Una nuova possibilità per l'umanità. 

Un'opera stupenda, ricca di simbologia.


Tiziana Fenu 

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Bassorilievo re Magi




💙Non ho mai davvero festeggiato il Natale

 Non ho mai davvero festeggiato il Natale, ma ogni mia rinascita. 

Ho imparato a ringraziare tutti coloro, o le circostanze, che mi hanno tenuto bassa. 

Non riconoscendomi, non apprezzandomi. 

Imponendomi il silenzio, l'invisibilita, la non riconoscenza. 

La non corresponsione. 

L'interruzione del flusso comunicativo, energetico.

Lo strappo della dialettica, che mi è connaturata come Madre e Figlia. 

Il salto nel nulla. 

Scaraventandomi sotto terra.

Non potevano sapere che la terra, è la mia Prima  Sacra Madre. 

Che sono la sua Figlia selvaggia. 

Madre che crudelmente mi ha insegnato a sopravvivere. 

Nel buio, nel freddo, senza vedere. Senza sentire il calore del sole e il profumo dei gelsomini in fiore.

Mi ha insegnato a non aver bisogno della vista, come le talpe.

A scavare gallerie con le unghie, per imparare a conoscere il terreno e sopravvivere all'esterno. 

Ad arrivare silenziosamente al di là dei perimetri, delle convenzioni. 

Dei confini. Degli argini. 

Ad arrivare dentro me stessa. 

Sotto un Sepolcro innevato di giada. 

Mi ha insegnato ad essere pula che accompagna la trasformazione. 

Senza dolore. 

Portandomi a memoria il mio Essere acqua, e quindi nutrimento per me stessa. 

Li dove, in superficie, sentivo il dolore dello strappo, per ciò che non ho potuto evitare, 

mi ha concesso la morbidezza e la sacralità della svestizione. 

Di pelle trasparente come le preziose porcellane giapponesi, ricolma di ciò che di più prezioso potevo offrire a me stessa : le lacrime della mia rinascita. 

Assaporate ogni giorno come in una sacra liturgia ritualistica.

Ho imparato la sacralità del Dolore. 

Ho imparato a stemperarlo con le lacrime. 

A tenerlo stretto tra le mani, come una tazza di caldo infuso, che scalda il cuore. 

Come un Sacro Mala di preghiera da sgranare per ogni frammento nel quale mi è stato disintegrato il cuore. 

E ho imparato a ricompattarlo, facendomi frequenza vibrante che unisce

Come un diapason che armonizza le frequenze sconnesse. 

Di quella pelle vecchia, ne ho fatto ali trasparenti. 

Come quelle della lucciola, la cui luce interiore si vede al di là di esse. 

Ringrazio chi mi ha ferito. 

Mi ha permesso di vedere, pur se in modo doloroso, attraverso lo squarcio, i germogli che ho sempre avuto dentro. 

Ne ha solo accelerato la manifestazione. 

Ringrazio chi mi ha voluto tenere lo sguardo basso. 

Ma sono acqua, e nel mio riflesso si rispecchia tutto l'Universo. 

Sono Stella che brilla, anche in una pozzanghera. 

Io sono il mio Cielo, finché permetterò a me stessa di non avere confini. 

Ho imparato che nascere e morire, è un'esercizio costante per imparare a vivere. 

Che niente è per sempre.

Ma che ci sono dei "sempre", che ti fanno da stella Polare. 

Da Stella Cometa. 

È a questi "sempre" che ho donato la mia Devozione. 

A quel qualcosa di bello, che so che è stato. 

A come sono stata io, prima di essere qui. 

Alla  Memoria della mia Bellezza, prima della contaminazione in questa dimensione. 

Alla mia Integrità e Innocenza, prima degli sfregi della vita. 

Al cerchio che si compiva, attraverso l'unione con altre due mani. 

E di come insieme, eravamo cerchi di Luna e Sole, e tra di noi le Galassie che creavano i nostri Sacri Cuori in Unione. 

La fredda e buia Madre Terra, nel suo Grembo, mi ha insegnato tutto questo. 

A ricordarmi che sono un Sacro Seme. 

E che sono Acqua che nutre se stessa. 

Che non necessito di altro. 

Sono acqua e riflesso insieme. 

Sopra e sotto. 

Realtà e illusione. 

Che non ho confini. 

Quindi che posso sconfinare dove e quando voglio. 

E non è importante dove mi scaraventano. 

So essere anche vento che si libera dall'involucro inutile. 

Come pula setacciata che si libra in volo. 

E ciò che resta, è sempre la mia Essenza. 

Il Seme di un Amore Divino sconfinato. 

Che mi ha permesso di germogliare anche nel cemento. 


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

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Non ho mai davvero festeggiato il Natale




💙Aveva sempre saputo

 Aveva sempre saputo che il momento del suo "si" sarebbe arrivato. 

Lei. 

Ragazza ribelle dal "no" facile. 

Opporsi, dire un "no" le dava potere. A volte, nemmeno lei sapeva a cosa si stesse ribellando. 

Ma era un " no" viscerale. Un "no" che fungeva da aspiratore di tutto ciò che non le serviva, che non conosceva ancora, ma che sentiva come superfluo.

Se ne era accorta una mattina. Sistemandosi quella forcina a forma di stella tra i capelli vaporosi. Quelli che pensava fossero un'estensione della sua Anima, ribelle come lei. 

Quella notte fece un sogno. Mancavano pochi giorni a Natale e avrebbe dovuto preparare sia l'albero di Natale, sia il Presepe. Ma poteva contare solo su un alberello spoglio e una grotta in cartapesta senza personaggi. 

E soprattutto, entrambi senza stella cometa. 

Gli ordini, nel sogno, furono molto precisi. Avrebbe dovuto fare entrambi. 

Il che, al risveglio, la mise di malumore. Mai in vita sua aveva preparato il presepe o l'alberello. Perché era stata sottratta dalla gioia più grande. Quella di poter essere madre. 

La rabbia per quel destino forzato che non avrebbe voluto, distillava sangue ad ogni suo "no" che  aveva costellato la sua vita. 

Una proiezione che mitragliava sugli altri . Come fossero sagome di cartone in un centro di tiro a segno per cecchini. 

Aveva detto di no alla Vita, all'Amore, alla parola. Quei suoi "no" sterili, mai giustificati, invece di darle potere come aveva sempre pensato lei, l'avevano impoverita della cosa più preziosa che potesse avere: quel luogo sacro in ognuno di noi, dove lo spazio e il tempo umani diventano lo spazio e il tempo in cui noi ci manifestiamo al meglio di noi stessi. 

Uno spazio incontaminato da condizionamenti, da rancore, da rabbia.

Da paure. 

Dove il nostro Cuore puro accoglie, concepisce e genera la parola che può diventare realtà. 

L'Essenza di un concetto, ma anche la sua stessa Forma. 

Il figlio che le era stato negato, era lei stessa, che con i suoi ripetuti "no" successivi, negava alla vita. Perché non era capace di darle forma . 

Di essere lei stessa grembo della sua stessa parola. 

E artefice. 

Maschile e femminile insieme, capaci di generare una nuova vita. 

Aveva capito che doveva accettare dentro se quella sua stessa Ombra che l'aveva privata del dono della maternità terrena. 

Ma che le aveva fatto un Dono infinitamente più grande. 

Essere lei stessa, maschile e femminile insieme, creatrice di questa Anima Pura , frutto di questa integrazione. 

Il calice, il Sacro Graal dove questo Miracolo della vita, dell'Amore, dell'essere nella pienezza di sé stessi, può manifestarsi. 

La Sapienza, la consapevolezza che possiamo essere un "si" di accoglienza e di amore, in qualsiasi momento della nostra vita. 

Perché è parte dell'aspetto femminile e maschile insieme, che collaborano in quello spazio puro e incontaminato del Cuore, dove tutto è possibile, se crediamo con fiducia, che ciò sia possibile. 

Se diciamo il nostro "si" a ciò che ha previsto l'Anima per noi. 

Se diciamo "si" a quella Coscienza Superiore che ci fa Consapevolezza delle nostre infinite potenzialità, e lasciamo che si disseti dalla Sacra Coppa che possiamo diventare per gli altri, e per noi stessi. 

Per la stessa energia dinamica dell'Universo. 

In quel momento , capì perche aveva sempre amato, sin da piccola, portare quella piccola stella dorata tra i capelli, a domarle quei riccioli ribelli. 

Era la sua personale stella cometa. 

La via da seguire. 

L'Anima perfezionata con i suoi quattro elementi  terreni( acqua , terra, fuoco e aria) che si unisce a quello spirituale( l'etere), per fare in modo che quest'Anima potesse incarnarsi sulla Terra. 

Quella luce, quel pentacolo luminoso,  che brillava sopra la stalla stava ad indicare che ogni individuo che acquisisca consapevolezza, possiede dentro di sé il Cristo, il Bambino Gesù che deve venire al mondo. 

La Luce che rasserena, che nutre, che conforta, perdona, vivifica e guarisce. 

Quella notte, e fu proprio la notte di Natale, si rese conto di essere lei stessa il Presepe che si era rifiutata per anni di preparare. La sua Anima sapeva. 

Il Sacro Presepe è sempre stato dentro di Lei. 

Doveva solo tirarlo fuori. Come in ognuno di noi.

Fidarsi di ciò che sentiva, anche se non vedeva la sua Forma manifesta.

È lei stessa Forma Vivente.

Che si adatta ad ogni nuova Occasione.

Ad ogni nuova possibilità.

Perché lei, ora, consente che accada.

E quando "accadi", "accedi".

Accedi a te stessa, alle tue infinite possibilità.

"Accadendo", diventi "accademia".

La più alta forma di Sapere. 

E da allora, la notte di Natale, In cielo, si può ammirare questa  Madre Sacra meravigliosa e luminosa, con in braccio il suo Bambino. 

Le stelle si muovono intorno a loro, come girandole mosse dal vento. 

E la sua veste è come la coda di una stella cometa.

Lei è diventata la stella cometa, il Cristo vivente, che ora vive in lei, perche lo ha accolto e si è manifestato nel Sacro Bambino che ha preso vita nel suo grembo e che ora tiene amorevolmente in braccio. Ha accolto il suo Sacro Mascolino, il Divino Giuseppe,  nella grotta. Prima nel suo Cuore e poi nel suo grembo. 

Nella grotta del Nuovo Presepe. 

Della Sacra Famiglia. 

La Sacra Madre è il Nuovo Presepe. 

Perché lei è un'Iniziata. 

Ed è stata scelta. 

E ora la sua veste dorata indica la via dell'Integrazione , dove Maschile e Femminile si sono uniti nel suo grembo, e dove il Sacro Bambino D'Oro si è manifestato nel suo Cuore.

Dove la melodia che rappresenta la sua Essenza si manifesta come un canto d'Amore. 

E ora sono uniti in un abbraccio dove uno è la continuità dell'altro. Senza inizio e senza fine. Hanno sconfitto la dualità. 

In un attimo di Luce e di Amore infinito.

Oltre il visibile, l'ovvio, il consueto.

Il conosciuto.

Nel Sacro Mistero della Vita stessa. 


Tiziana Fenu

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Tim Cantor Visionary Art

Aveva sempre saputo



giovedì, dicembre 21, 2023

💛Toro Bonorva solstizi

 22/12/2023

Solstizio d'inverno. 

Sole in Capricorno

Solstizio estivo, sole in Cancro. 

Cancro e Capricorno.

Uno, il Cancro, la "porta degli Umani", l'altro, il Capricorno, la "porta degli Dei".

Il Cancro e il Capricorno sono i due segni che simboleggiano i due solstizi, estivo e invernale. 

L'antico culto dei due solstizi era rappresentato dalla figura di Giano bifronte, il Custode delle due porte. 

In seguito, verso l'850, venne cristianizzato attraverso le due figure di Giovanni Evangelista, celebrato il 27 dicembre, e Giovanni Battista, celebrato il 24 giugno, legate, simbolicamente al concetto di Fuoco, per il Solstizio invernale, con il sole nascente, e al concetto di acqua per il Solstizio estivo, legato al segno del Cancro, un segno femminile di acqua. 

Fuoco e Acqua purificatori, simbolo dei due passaggi solstiziali e alchemici, di purificazione, che si celebra appunto, con il Fuoco e con l'acqua. 

Il Cristianesimo ha adattato i suoi dogmi a questi riti ancestrali, facendo anche del Cristo, il portatore del Fuoco purificato "Io sono venuto a gettare il fuoco sulla terra " Lc 12, 49-53), sublimato poi, e purificato per mano di Giovanni, che lo battezza con un simbolico ritorno alla Madre, all'acqua ancestrale della memoria. 

Il culto solare, base di tutte le teogonie, che piano piano si sostituì al culto lunare della Dea Madre  nelle società matriarcali, era un culto che veniva praticato in segreto, e, come ho scritto  nel mio post su "Sacred Symbologies"( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/12/shapash-e-shamash.html?m=0), dove la divinità solare maschile Shamash, accoltella la divinità solare femminile Shapash, per prendere il suo posto, era severamente vietato, al punto da essere punito con la lapidazione, secondo i precetti della Bibbia ebraica. 

Così, si integro' questo concetto solstiziale delle due porte, con quello del Giano bifronte, e del Giovanni  dei due solstizi, enfatizzando così, la dualità della divinità primordiale androgina originaria, che prevedeva le due polarità, maschile e femminile, integrate in un unica Essenza, con un Femminino veicolo e Custode del Mascolino. 

Si è giocato su quel concetto di specularità e di gemellaggio che rappresenta la Monade originaria, che, in una dimensione terrena, per poter sopravvivere, si deve scindere in due polarità contrapposte e complementari, come maschile e Femminile, come Fuoco e Acqua, come inverno ed estate. 

Inscindibili l'uno dall'altra, perché insieme, arrivano alla Quintessenza, all'elemento spirituale e purificato, dopo che il Fuoco porta ad ebollizione l'acqua. 

Si arriva all'elemento etere Cristico, spirituale, all'acqua di Fuoco, al vapore, più forte della stessa acqua e fuoco insieme( il vapore, infatti, anche in ambito pratico è più efficace della stessa acqua, nelle pulizie per esempio, o dello stesso calore, come nel ferro da stiro, dove il vapore, appiana ogni increspatura). 

Qui in Sardegna, la figura ancestrale che rappresenta i due momenti solstiziali, è rappresentato simbolicamente dalla Jana, il cui nome deriva da Janna, "porta", in sardo. 

Una porta alchemica, rappresentata nelle Domus de Janas come passaggio nell'altra dimensione. 

Pare che le Domus de Janas meridionali, che stanno al Sud della Sardegna, siano orientate per lo più verso il Solstizio invernale, mentre quelle settentrionali, sono per lo più orientate verso il Solstizio estivo. 

Quasi nessuna è orientata a Nord, dove il sole non sorge, né tramonta. 

La maggior parte sono orientate ad est, verso le Pleiadi, verso la costellazione del Toro, che ingloba in sé anche le Iadi, e che, come abbiamo visto  dal mio scritto sulla simbologia delle ierofanie nei nuraghi( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/05/simbologia-delle-ierofanie-in-sardegna.html?m=0), quindi sono legate al concetto di rinascita legato alla costellazione del Toro, rappresentata con il corno sinistro più corto. 

Ora, visto che all'epoca delle Domus de Janas con protomi taurine siamo in piena "era del Toro", dal 4000 al 2000 A.C, rappresentative della cultura di Ozieri, con un Toro che campeggia proprio difronte ad una di queste Domus, a Sant'Andrea Priu, orientato proprio verso le Iadi della costellazione del Toro, proprio quelle della Fronte, del terzo occhio Anja, appare evidente come le Domus, orientate verso la costellazuone del Toro, tra Ariete (a ovest) e Gemelli (est), rappresenti il cardine delle due porte solstiziali insieme. 

Le Iadi, sappiamo essere importanti, perché hanno una corrispondenza anche con il pozzo Sacro di Santa Cristina ( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/05/le-iadi-e-santa-cristina.html?m=0). 

Queste stelle erano comunque venerate perché segnavano il luogo del Sole all'equinozio di primavera, all'incirca 5000 anni fa. 

Le Domus erano Janna, "porta"(in sardo) per eccellenza. 

La Domu è Janna e Jana. 

Come Jano/Giano bifronte, porta dei due solstizi, con un anticipo, in termini cronologici, di quasi quattro millenni. 

E se fosse Giano, a derivare da Jana, come porta alchemica dei due solstizi, del percorso iniziatico dalla dimensione umana a quella divina, come le due porte solstiziali del Cancro e del Capricorno? 

D'altronde anche nei pozzi sacri, vi è la simbologia di questa trasmutazione solstiziale, acqua, fuoco( sole), terra, discesa e salita con i doppi gradini alchemici e trasmutanti. 

Ho approfondito molte volte sui nuraghi, come esempio di osservatori e marcatori astronomici per i solstizi. 

Oggi, il mio sentire, mi ha portato ancora più indietro nel tempo, nel cercare l'orientamento cardinale delle Domus de Janas, perché è lì che nasce il concetto di passaggio alchemico solstiziale. 

Di nascita e di rinascita, che troverà il suo apice e completamento nei pozzi sacri, specialmente in quello di Santa Cristina, dove, per gli equinozi, il sole illumina perfettamente il fondo del pozzo passando per il vano scale.

Il sole, con i suoi raggi, si riflette dentro il pozzo sino a toccare l’acqua, quando si verifica il fenomeno dell'ombra capovolta. 

Il gemello spirituale che rinasce a nuova vita, come i capovolti delle Domus de Janas di Oniferi. 

Perché i due gemelli simbolici, dei solstizi, del Giano bifronte, sono il Cancro( legato all'acqua e al sole nella sua pienezza estiva) e il Capricorno, elemento di terra, agile nell'arrampicarsi sulle pareti, come le capre, legato al Sole Bambino nascente. 

Quindi, l'acqua del pozzo ( Cancro) e il suo speculare "ombra capovolta", arrampicato nella parete della tholos del pozzo, come un vero Capricorno. 

Nel pozzo di Santa Cristina si compie la Completezza e perfetta integrazione dei solstizi e degli equinozi. 

Ma è nelle Domus de Janas, che nasce il concetto di Solstizio come delle due porte di passaggio alchemico per la "nascita/rinascita". 

Solstizio invernale come luogo del buio e del silenzio ma anche di preparazione alla rinascita. 

Le principali religioni fanno coincidere, in quel periodo, la nascita delle loro divinità: Horus, Attis, Krishna, Dioniso, Mithra, Gesù, Tammuz, Odino... 

E, come abbiamo visto, nella nostra Domus de Jana Mesu'e Montes ( Ossi-Sassari), datazione 3500/4.000 a.C. circa, vi era una "Sala della Sacra Natività" (https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/perche-il-nostro-presepe-in-sardegna-lo.html) 

Le Domus de Janas traguardano i due solstizi alchemici e astrali, come perfetti centri di osservazione astronomica, millenni prima dello speculare Giano bifronte. 

Dove Jana/Janna, è porta alchemica 

Dove Jana è speculare ad Anaj, come "s-anaj", "sanaj", guarire, anche nel senso di trasmutazione alchemica, spirituale, da una dimensione all'altra o da una consapevolezza all'altra. 

E, dove Jana, è l'anagramma di Anja, guardacaso il nome del sesto chakra,, sede del terzo occhio che è collegato al divino, delle Iadi, che stanno al centro della fronte della costellazione del Toro, che presenta il lato sinistro del corno più corto. 

Il toro della necropoli di Sant'Andrea Priu, a Bonorva( Sassari), adiacedente alle Domus de Janas, risulta essere senza testa, e come ho scritto prima, è orientato verso la testa della costellazione del Toro, che simboleggiava la via per la rinascita, solstiziale, nel quale maschile e femminile, si fondono nell'unico simbolo taurino/uterino, veicolo di trasformazione nel grembo della Jana/Janna porta alchemica solstiziale. 

Forse, volutamente senza testa, per veicolare il messaggio che non era prettamente legato al Toro "animale", ma ad un portale( in effetti sembra un passaggio, un portone) alchemico astronomico tra i due solstizi( e di riflesso, anche degli equinozi) di pari importanza.

Nei solstizi il sole "solstiziava", si fermava.

A creare una dimensione senza tempo, d'Oro e di consapevolezza. 

Come nelle Domus de Janas.


Tiziana Fenu 

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Toro Bonorva solstizi