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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

lunedì, ottobre 31, 2022

💜Samhain

 Ad esempio, nella tradizione Irlandese, è presente un luogo dell'Altromondo dove le anime dei Morti si riuniscono per fare festa, questo luogo è chiamato Eamhain Abhlach, "Il Paradiso delle Mele". 

Esiste anche un equivalente Gallese, chiamato però Afallon. 

In Scozia, alcuni "giochi di Samhain" prevedevano delle prove che prevedevano l'uso parallelo di acqua e fuoco, i due elementi principali di cui si credeva fosse composto il Mondo. 

La prova con l'acqua possiamo vederla ancora oggi nel popolare gioco anglosassone dove si deve cercare di prendere una mela, che galleggia in un catino, senza usare le mani. 

Un esempio di gioco che coinvolge il fuoco è, invece, quello dove si deve cercare di dare un morso all'ormai immancabile mela, questa volta appesa ad un bastone, sopra ad una candela accesa. 

Questi sembrano essere dei riferimenti alle prove e alle traversie che i Morti devono affrontare durante il loro viaggio verso l'Otherworld, un insieme di credenze che, purtroppo, conosciamo solo frammentariamente, anche se il concetto base di "viaggio" e "prove" è comunque ben definito nel folklore. 

La condivisione di queste esperienze era un modo per affermare l'esistenza di un rapporto solidale tra i Morti e i Vivi, in modo da far arrivare nel nostro Mondo, un po' dei poteri di rinnovamento dell'Otherworld. 

Mentre i Morti erano accolti e celebrati con la condivisione del cibo, altre offerte dovevano essere fatte agli Spiriti della Terra, come ricompensa per la Loro collaborazione durante il Periodo del Raccolto, e per aiutarli a rigenerare la loro energia in vista del nuovo ciclo che stava per incominciare. 

A partire da questo periodo, sarebbe stato proibito raccogliere e mangiare gli ultimi frutti selvatici e le bacche dei cespugli che si incontravano nel bosco. I bimbi di tutte le comunità Celtiche erano avvertiti di non raccogliere assolutamente questi frutti neppure per gioco, perché erano destinati agli Spiriti, e le Fate (in epoca cristiana anche il Diavolo) li avevano resi pericolosi. 

Dopo aver aiutato le comunità umane durante il Raccolto e aver così contribuito alla loro sopravvivenza, Spiriti e Fate avevano diritto ad un dono di Vita e di Sangue. 

Samhain era il momento in cui il bestiame che non poteva passare l'inverno, doveva essere macellato e, il sangue non utilizzato, avrebbe costituito l'offerta. In epoca cristiana questo avveniva solitamente l'11 novembre, il giorno di San Martino (Martinmas). 

C'è un'inquietante assonanza tra il nome del santo e la parola Gaelica mart, che indicava proprio il bestiame destinato al macello. Ancora nel 1830, in Irlanda, era usanza consolidata offrire questo "spargimento di sangue" a Fate e Spiriti. Un'altra pratica molto in voga, era quella di imbrattare di sangue i tutti gli angoli della propria casa, proteggendola così da eventuali Fate maligne.

Rinnovare i legami con i Morti e ringraziare gli Spiriti della Terra significava, in principal modo, assicurarsi un futuro sicuro e produttivo. Samhain (e la Morte che in esso veniva celebrata) segnava la fine di un ciclo, ma la cosa più importante era prepararsi all'inizio di quello nuovo. Visto che le energie del rinnovamento provenivano dalla caotica e selvaggia vitalità dell'Otherworld, un nuovo ciclo poteva venire inaugurato solo dissolvendo tutte le strutture di quello vecchio, proprio come la Morte ci prepara alla nuova esistenza nell'Aldilà. 

Questo concetto portava, come accadeva anche nelle feste di rinnovamento di molte altre culture, ad accettare, ed anzi incoraggiare, alcuni tipi di disturbi sociali durante il periodo delle celebrazioni, perché avrebbero favorito l'influenza proveniente dall'Otherworld proprio nel momento dell'anno in cui la divisione tra i Mondi era più labile. Le differenze, come il ceto sociale, il sesso o il comportamento in pubblico, potevano venire stravolti. Poteva essere lecito mancare di rispetto agli anziani del villaggio o a persone di rango elevato, spesso ci si scambiava il vestito con qualcun altro, magari del sesso opposto. Il Primo Novembre (Calan Gaeaf, Primo giorno d'Inverno), in alcune zone del Galles gruppi di giovani uomini in abiti femmili vagavano per la campagna commettendo ogni tipo di scherzi. Venivano addirittura chiamati gwrachod, streghe.


Tratto da "La leggenda di Halloween" un saggio di Marco Valle

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Samhain



💜Halloween Samael Aun Weor

 Misteri di Halloween


La tradizione americana di Halloween è intesa come una diretta discendente della tradizione celtica nel Regno Unito. Secondo questa tradizione il 1° novembre segnava l'inizio del nuovo anno e l'arrivo dell'inverno.

La festa diSamhain("fine dell'estate") veniva celebrato la notte prima del nuovo anno, presieduto dal Signore dei Morti (gallese = Arawn, irlandese = Donn).

 I Celti riconoscevano tradizionalmente una duplice divisione dell'anno, l'estate che andava da Beltane ("fuoco di Bel" = Belenus, Cristo celtico), l'equinozio di primavera aSamhain, (l'equinozio d'autunno) e l'inverno che corre daSamhaina Beltane. Durante questa festa, i Celti credevano che le anime dei morti tornassero a mescolarsi con i vivi e che il cibo fosse lasciato per loro sulle porte.

Per spaventare gli spiriti maligni, le persone indossavano maschere e accendevano falò. Anche grandi figure di vimini furono costruite e bruciate in finto sacrificio.

Nella tradizione essoterica si dice che le figure in vimini rappresentassero uno spirito della vegetazione. Il simbolo della figura con l'aspetto (conchiglia vuota = Klipoth) di un uomo può essere facilmente riconosciuto esotericamente come l'aspetto di un iniziato che deve morire (all'interno dei Fuochi Alchemici / Forgia di Vulcano) affinché il vero uomo possa nascere (spiegato di seguito).


È comunemente inteso che il “Hallow” di Halloween derivi dalla parola anglosassone halig, che significa santo. Nella tradizione celtica i doni sono ulteriormente intesi come correlati agli "armamenti della magia": Spada, Bastone/Bacchetta, Calderone (una degenerazione del calice) e Pietra.

Di nuovo, questi sono simboli immediatamente riconosciuti da chi ha una comprensione dei misteri (es. Spada = il lingam, il fuoco, il principio attivo; Bastone = la spina dorsale illuminata del Maestro; Calice = lo yoni, le acque, il passivo/ricettivo principio; Pietra = la pietra filosofica, le acque di Yesod, il Mercurio della scienza occulta).

Quando i Romani invasero la Britannia, abbellirono la tradizione con una propria dedicata alla dea Pomona, che era anche una celebrazione della vendemmia e un tempo trascorso in onore dei morti.

Anche attraverso un breve studio delle celebrazioni autunnali delle diverse culture si può iniziare a vedere la connessione. Intrecciati all'interno di questo arazzo di pratiche esterne, gli insegnamenti esoterici sono evidenti a coloro che “hanno orecchie per udire”. Il processo della morte in natura diventa la metafora perfetta dell'autunno dell'Iniziato che entra nel “suo inverno di malcontento”. Il seme deve morire in se stesso per germogliare e generare nuova vita. Il seme non può diventare un albero se non cessa di essere un seme


Halloween (All Hallow's Even o "la santa sera") si celebra il 31 ottobre, quaranta giorni dopo l'equinozio d'autunno il 21 settembre.

Anche uno studio superficiale dell'Antico e del Nuovo Testamento della Bibbia cristiana rivela un'apparizione prolifica di questo numero: quaranta giorni del diluvio universale; quarant'anni gli israeliti rimasero nel deserto prima di poter entrare nel “paese del latte e del miele”; quaranta giorni Mosè rimase sul monte Sinai prima di ricevere i Dieci Comandamenti; quaranta giorni Gesù digiunò nel deserto prima di radunare i suoi discepoli; quaranta giorni Golia sfidò gli israeliti prima della sua sconfitta da parte di Davide.

Ma questo simbolo non è esclusivo della tradizione giudaico-cristiana: quaranta giorni Horus lottò con Seth prima della sua eventuale vittoria; Zoroastro ha avuto la sua grande rivelazione nel suo 40° anno; quaranta giorni Buddha rimase sotto l'Albero della Boddhi per raggiungere l'illuminazione; il racconto delle prove di Ulisse nelL'odissea si svolge in un periodo di quaranta giorni. Diventa chiaro che il numero quaranta è un simbolo universale perché vela la stessa Verità universale.


Nel tentativo di comprendere meglio questa Verità, ci rivolgeremo alla tradizione giudaico-cristiana per chiedere aiuto.

Quaranta è il valore cabalistico della lettera ebraica מ Mem . Il carattere Mem è un simbolo dell'acqua (Mosè = משה Moshe = מ Mem (acqua), ש Shin (fuoco), הHei (grembo) = nato dal fuoco e dall'acqua). Nell'esoterismo, l'acqua simboleggia le forze creative che si coagulano all'interno della nona sfera dell'Albero della Vita cabalistico, Yesod ("fondazione"). Queste sono le Acque Genesiache della creazione e della distruzione legate allo Spirito Santo. Ricorda che Shiva (Spirito Santo indù) è il Dio della creazione e della distruzione. Il mondo materiale è distrutto dall'inondazione di quaranta giorni di acqua, che è la stessa acqua di cui Gesù Cristo dice a Nicodemo che deve nascere di nuovo. L'uso corretto di queste acque porta alla creazione dei veicoli dell'anima e alla distruzione dell'ego. Per comprendere il corretto uso delle acque si rimanda alle lezioni intitolate…


Arcano 13 dei Tarocchi

Mentre il valore cabalistico di מ Mem è 40, il valore numerico di Mem è tredici perché è la 13a lettera dell'alfabeto ebraico (13 = 1 + 3 = 4 = 40). Quindi, Mem è anche collegato al 13° Arcano, l'Immortalità.

Uno studio dell'Arcano 13 rivela il rapporto tra morte e rinascita. Illustra la stagione del raccolto (Autunno). Il mietitore raccoglie i valori di ciò che è stato seminato in precedenza, mentre una nuova (e diversa) vita cresce dal terreno fertile della fine del raccolto precedente. Indica un cambiamento radicale, il tipo di cambiamento che può avvenire solo attraverso la morte psicologica del vecchio sé in modo che possa nascere qualcosa di nuovo.


Il numero 40 si riferisce a un lungo periodo di tempo in cui deve verificarsi molta morte (mistica) nelle acque di Yesod. Ma indica anche il mezzo attraverso il quale avviene la morte (mistica): 40 = 4 + 0 = 4; 13 = 1 + 3 = 4. Il numero 4 rappresenta il Quarto Uomo, quello nel Tao, l'equilibrio. È necessario un eccellente equilibrio psicologico affinché la sintesi dei 4 elementi avvenga nelle acque della creazione, Yesod.


Samael Aun Weor

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Tiziana Fenu

Halloween Samael Aun Weor



💜 La "Día de sos Muertos" in Messico

 La "Día de sos Muertos" in Messico


Esiste un luogo in cui la commemorazione dei defunti si trasforma ogni anno, in un coloratissimo carnevale, dove sulla tomba dei cari estinti non si portano solamente fiori, ma anche frutta, dolci e bottiglie di tequila e sulle piazzole dei cimiteri si organizzano allegri concertini in memoria di chi non c’è più. In occasione della festività del 2 novembre il paese dove i morti fan baldoria è il Messico. Qui la parola d’ordine è Allegria!


Secondo la tradizione popolare, ogni anno nel Día de los Muertos (1-2 novembre), i defunti tornano dall’oltretomba per riabbracciare amici e parenti, gustare qualche manicaretto terreno e far bisboccia insieme ai vivi. Per accoglierli come si deve, i familiari decorano le tombe con fiori variopinti, e creano davanti alle lapidi piccoli “altari” privati, chiamati ofrendas, con foto, liquori, sigarette e altri oggetti cari al defunto.


L’altare classico si compone di 7 livelli ed ha forma piramidale. Il primo è dedicato all’immagine del santo a cui si è devoti, il secondo serve affinché al morto sia concesso di attraversare il purgatorio, sul terzo si colloca del sale per purificare lo spirito dei bambini e per impedire che il corpo non si decomponga durante il viaggio, sul quarto troviamo il “pan de muerto” che è offerto come alimento alle anime e che con la sua forma circolare simboleggia il ciclo della vita. Il cibo assume un’importanza fondamentale. Ad esso è infatti dedicato il quinto livello, su cui si pongono gli alimenti e le bevande preferiti dal defunto. Al penultimo incontriamo finalmente la foto di colui al quale è dedicato l’altare ed al settimo troviamo una croce, che serve affinché il morto possa espiare le sue colpe.


Accanto a questi elementi principali, in ogni livello vi sono anche: l’acqua, fonte di vita, che serve a mitigare la sete del viaggiatore, le candele, indispensabili per illuminare l’anima nel suo ultimo cammino ed i fiori, che guidano il defunto. Petali bianchi rappresentano il cielo, gialli la terra mentre quelli scuri purificano il luogo dagli spiriti maligni. Tutto è poi decorato con il “papel picado“, una sorta di carta velina bucherellata. Infine immancabile è la figura del cane Xoloitzcuintle, che ha il compito di rallegrare i bambini prima che giungano al banchetto finale.


Generose ofrendas sono allestite anche nelle case, nei locali e nelle piazze principali. Ce ne sono di ogni tipo, dalle più semplici a vere e proprie sculture d’artista che raffigurano il defunto nelle sue attività terrene preferite. Alcune famiglie lasciano cibo e bevande davanti alla porta di casa, insieme a un cuscino e a una coperta: al suo ritorno così, il morto potrà rifocillarsi e schiacciare un pisolino. Alcuni si accampano tra un sepolcro e l’altro per passare la notte vicino ai propri morti, altri organizzano dei picnic!


Nel calendario azteco la festa dei morti cadeva nel nono mese dell’anno, che per noi sarebbe all’incirca l’inizio di agosto. Le celebrazioni duravano diverse settimane ed erano dedicate a Mictecacihuatl, dea di Mictlan, il regno ultraterreno dove le anime dei defunti finivano subito dopo il trapasso. Furono gli spagnoli nel XVI secolo, a riadattare il culto locale alle festività cattoliche del 1 e 2 novembre, concentrando tutte le celebrazioni in questi soli due giorni.


Per gli antichi mesoamericani la morte non aveva le connotazioni morali della religione cattolica, nella quale le idee di inferno e paradiso servono per punire o premiare. Al contrario, essi credevano che le rotte destinate alle anime dei morti fossero determinate dal tipo di trapasso che avevano avuto e non legate ai comportamenti in vita.

Le direzioni che potevano prendere i morti erano:

Il Tlalocan o paradiso di Tláloc, dio della pioggia. In questo luogo si dirigevano quelli che morivano in circostanze relazionate all’acqua: per annegamento, per malattie come l’edema, la scabbia o le pustole, così come i bambini sacrificati al dio. Il Tlalocan era un posto di riposo e di abbondanza. Benché i morti fossero generalmente cremati, i predestinati a Tláloc erano sepolti, come i semi, per germinare.

L’Omeyocan o paradiso del sole, presieduto da Huitzilopochtli, il dio della guerra. In questo posto arrivavano solo i morti in combattimento, i prigionieri sacrificati e le donne che morivano durante il parto. Queste donne venivano comparate ai guerrieri, poiché  simbolicamente avevano compiuto una battaglia, e venivano seppellite nel patio del palazzo, affinché accompagnassero il sole dallo zenit al tramonto. L’Omeyocan era un posto di godimento permanente, nel quale si festeggiava il sole accompagnati con musica, canti e balli. I morti che andavano all’Omeyocan, dopo quattro anni tornavano al mondo, convertiti in uccelli dalle piume multicolori.

Il Mictlan, era destinato alle morti naturali. Questo posto era abitato da Mictlantecuhtli e Mictacacíhuatl, signore e signora della morte. Era un posto cupo, senza finestre, dal quale era impossibile uscire. La strada per arrivare al Mictlan era tortuosa e difficile, poiché per arrivare a lui, le anime dovevano transitare in posti differenti per quattro anni. Dopo questo periodo di transizione, le anime arrivavano al Chicunamictlán, luogo dove riposavano.

Un aiuto al superamento del percorso veniva offerto da un cane sepolto con il defunto, che lo avrebbe così aiutato ad attraversare un fiume fino al Mictlantecuhtli. Il defunto portava in offerta canne di profumo, cotone, fili colorati e coperte. Chi arrivava al Mictlan riceveva in dono quattro frecce e quattro fiaccole legate con filo di cotone. I bambini morti arrivavano in un luogo speciale, chiamato Chichihuacuauhco, dove si trovava un albero i cui rami mescevano latte. I bambini sarebbero rimasti in questo luogo fino alla fine della razza umana, e successivamente rimandati sulla terra per ripopolarla.

I funerali precolombiani erano accompagnati da offerte che contenevano due tipi di oggetti: quelli che, in vita, erano stati utilizzati dal defunto e quelli che sarebbero potuti servire nel transito all’altro mondo. Per questo l’oggettistica funeraria era molto variegata: strumenti musicali di fango, ocarine, flauti e sonagli a forma di teschi, sculture che rappresentavano gli dei della morte, crani di diversi materiali: giada, vetro, bracieri, incensieri ed urne.

Quando gli spagnoli arrivarono in america nel XVI secolo fusero i propri riti a quelli degli indigeni locali, dando luogo ad un sincretismo che mescolò tradizioni europee e precolombiane. Facendo coincidere il Giorno di tutti i Santi alla festa mesoamericana si creò il Giorno dei Morti.

La festa viene celebrata con musica, bevande e cibi tradizionali dai colori vivi, combinati a numerose rappresentazioni caricaturali della morte.

Miti, ricette, musica e tradizioni. Tutto ruota intorno a lei, La Calavera Catrina, ovvero la personificazione della morte nel folklore messicano. Reso famoso dalle incisioni dell’artista locale José Guadalupe Posada, in origine questo scheletro vestito di tutto punto era una caricatura delle signore dell’alta borghesia messicana di fine Ottocento (Catrina infatti, significa “donna elegante”). Ma è presto passata a simboleggiare la Morte, che non manca mai alle feste, socializza con le sue “vittime” e sorridente ed elegante, le invita a godersi la vita, finché si è in tempo.

Protagonisti indiscussi di questo giorno sono i calaveras, piccoli crani di zucchero colorato, sono i dolcetti più regalati durante il Giorno dei Morti (ce ne sono anche di “personalizzati”, con il nome del destinatario scritto sulla fronte). Calaveras sono anche i finti epitaffi canzonatori composti in questi giorni per parenti, amici, e personaggi politici: questi ultimi vengono “bersagliati” di necrologi immaginari sulle pagine dei quotidiani nazionali. Un’altra prelibatezza messicana: il pan de muertos, una pagnotta dolce impastata con l’uovo, ricoperta con due strisce di glassa allo zucchero. Anche le coppie di fidanzati nel Día de los Muertos si scambiano bare di zucchero con apertura a scatto, contenenti un piccolo scheletro che porta il nome dell’amato. Un modo come un altro per promettersi amore “eterno”!

Nella credenza popolare, anche i defunti come i vivi, hanno i loro fiori preferiti. In particolare si pensa impazziscano per i cempasúchil (Tagetes erecta), fiori arancioni che crescono in questa stagione. Sparsi sul percorso tra le tombe e le case, i petali di questi fiori, soprannominati Flor de muertos, indicheranno alle anime la via del ritorno, evitando che si perdano per strada.

In alcune città si tengono inoltre festival e concorsi culturali e artistici dedicati al disegno, alla fotografia o alla produzione del migliore pan de muerto. Si organizzano anche dei concorsi in cui si sceglie il costume che meglio rappresenta “Su Majestad La Muerte“.

Dal novembre del 2003 il Día de los Muertos è stato dichiarato Patrimonio Orale e Immateriale dell’Umanità dall’UNESCO, poiché questa festa è una delle espressioni culturali più antiche e di maggior rilevanza tra i gruppi indigeni del paese.


Tratto dal sito https://www.toatouroperator.it/dia-de-los-muertos/

Tiziana Fenu

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La "Día de sos Muertos"















💜Samhain

 Le due zucche intagliate a foggia di testa ed illuminate internamente mediante la fiamma di un lumino o di una candela sono appunto due lümere.

Complice l'immaginario collettivo, ampiamente plasmato dall'attuale cultura consumistico-globalizzata, in chiunque si trovi ad osservarla è abbastanza facile che la prima associazione mentale evochi le zucche, spesso di plastica che, in modo sempre più sistematico e pervasivo, tappezzano ogni dove in occasione di Halloween.

Ma, prestando maggiore attenzione alla loro espressione si nota che non hanno il classico ghigno infernale, diabolico, bieco, dalle chiare influenze cristiane e che contraddistingue gli attuali manufatti macabro-grotteschi. Il loro piglio ha qualcosa di positivo, di rassicurante, di rasserenante, riflettendo la percezione della morte da parte dei nostri antenati celti.

Più che oggettivazioni di spiriti maligni, di demoni o altre creature pericolose, sono icone dei cari defunti commemorati, che, con un sorriso benevole ed amorevole, vegliano sui propri cari a loro sopravvissuti.

I due frutti cesellati sono inseriti in un contesto ambientale esterno con evidenti elementi, quali le foglie secche, gli alberi spogli e la neve sullo sfondo, che denotano in modo inequivocabile l'autunno, ossia la stagione in cui cade Samhain.

Altrettanto non casuale è la misteriosa bruma azzurrognola che, sfocando il paesaggio, rievoca, indirettamente, un altro caposaldo del vissuto insubre-lombardo: la nebbia.

Nella nostra tradizione la scighera, la gheba, la nèbia, o addirittura il nebiùn, sono, nel contempo, qualcosa di arcano e di ignoto, di oscuro e di preoccupante, di terribile e di affascinante perché, non solo mettono in scacco i sensi umani privandoli del proprio potere percettivo ma anche perché denotano il confine tra il reale ed il sovrannaturale, il velo stesso tra l'Aldiqua e l'Aldilà che si assottiglia sino a divenire permeabile nel periodo del capodanno celtico, rendendo tutto possibile.

 E se, specialmente nella Bassa, la nebbia rimandava al mefitico e letale alito del signore del Mare Gerundo, il drago Tarantasio, con cui uccideva chiunque osasse avvicinarsi al suo regno (ossia alle esalazioni di gas metano nelle zone paludose del sud della regione), per i celti la “boa” (antico termine bergamasco per indicare la nebbia), era l’alito strisciante, etimologicamente lo “spirito”, dei defunti e, poiché al suo interno vagavano gli spettri dei guerrieri morti in battaglia, era oltremodo temuta.

Di conseguenza è coerente che l'intera scena della copertina così come le atmosfere del testo siano imbibite di nebbia, di arcano, della particolare sensazione di horror  sacri che, contemporaneamente, affascina ed atterrisce, magnetizza ed intimorisce chiunque si trovi davanti ai misteri della vita, della morte, della loro relazione e del loro potere.

E se la fiamma che splende nelle zucche è il fuoco della nostra identità, dei nostri valori che illuminano, dando senso e vita alla nostra cultura, alla nostra tradizione, la candela ed il lumino rappresentano ciascuno di noi che, a modo proprio, nella sua unicità e distintività, è comunque portatore e custode del sacro fuoco dell'essenza della nostra gente, della nostra comunità, della nostra civiltà e, pertanto è chiamato a preservarlo ed a consegnarlo, come novello Prometeo, alle generazioni future.


Tratto da "I Libri di Samhain" Ada Cattaneo "L’arcana luce delle lümere". Edizioni Centro Produzioni Moira

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 Non mi autodefinisco mai.

Sono molto oltre

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