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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

martedì, marzo 11, 2025

💛Il gioco egizio del Mehen

 Nelle prime tre immagini, antico gioco del Mehen, uno dei giochi da tavolo più antichi al mondo, assieme alla Tavola Reale di Ur e al Senet. Risale al periodo predinastico egiziano, databile a prima del 3100 a.C. 

La parola Mehen significa  “colui che è arrotolato” e si riferisce sia alla sua forma spiralizzata, che alla divinità del Dio Mehen, che viene spesso raffigurato sopra la barca del dio, mentre con le sue spire crea uno scudo protettivo attorno a lui, nel suo viaggio attraverso la Duat nelle ore notturne come uno scudo dagli attacchi del dio del caos, il serpente Apophis

Nei Testi dei sarcofagi (incantesimi n. 758-76), addirittura Mehen viene descritto come costituito da nove anelli concentrici definiti “vie di fuoco”, che circondano e difendono il dio. 

Il gioco del Mehen prevedeva fino a 6 giocatori, con delle pedine a forma di teste di animali, che avanzano su questa spirale suddivisa in più caselle, come nel disco di Festo. 

Un gioco che aveva un alto valore ritualistico, tanto che è stato ritrovato in svariate tombe, quasi che, simbolicamente, il defunto dovesse giocare la sua partita contro il temibile serpente Apophis. 

Nella terza immagine il nostro sardo, antichissimo, labirinto di Luzzanas, a 7 percorsi come il gioco del Mehen

Labirinto definito "cretese", ma che affonda le sue radici nella nostra terra e tradizione. 

Il labirinto è Jana( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/08/il-labirinto-e-jana.html?m=0) 

Nelle ultime due immagini, Goni e piantina di Atlantide, come ho scritto nel mio post a riguardo ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/10/goniatlantide.html?m=0) 

L'imprinting della genealogia Atlantidea  è a Goni, il gone della vita". 

Struttura di Atlantide e struttura a Goni 

Uguali.

Come il labirinto a 7 percorsi a Benetutti. 

Come ho scritto altre volte, é durante l'equinozio di primavera in particolare, che si allineano i 7 pianeti. 

Per gli antichi, questo era un veicolo divino di nascita/rinascita, arrivato fino ai giorni nostri, con il simbolismo della resurrezione del Cristo proprio durante l'equinozio primaverile. 

Abbiamo l'imprinting visibile delle nostre Radici, a Goni. 

Dei nostri geni.

( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/goni-il-gone-della-vita.html?m=0

-https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/) 

Mehen. 

Ha la stessa radice "Me-" della Menorah ebraica, il candelabro a 7 braccia, metà speculare del labirinto a 7 percorsi 

E ha la stessa radice del Menat egizio, che è la simbologia chiave del pozzo Sacro  di Santa Cristina( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/il-menat-portale-alchemico-dei-pozzi.html?m=0

-https://maldalchimia.blogspot.com/2021/11/il-menat-e-santa-cristina.html?m=0), che funge da equilibratore equinoziale dei solstizi, a cui è orientato nel suo asse, poiché il miracolo della rinascita, con l'ombra capovolta sulla tholos, avviene solo durante gli equinozi

( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/09/equinozio-autunno-2024-ombra-capovolta.html?m=0) 

Quindi, una simbologia comune, con una Matrice Atlantidea, che conserva il suo simbolismo archetipale di nascita, di creazione, di Rinascita, di viaggio e percorso iniziatico, anche attraverso "il gioco", in grembo a quella M iniziale, che il grembo labirintico, uterino, delle acque amniotiche della Mem, delle Acque Madri Cosmiche di Creazione. 

Il gioco del Mehen, come ho scritto all'inizio, poteva avere anche 9 spirali, oltre che 7.

9 come il nono archetipo Teth, il serpente, il Grembo, la gestazione, la Sophia. 

Prevedeva 6 giocatori, unione degli Opposti. 

La creazione, anche attraverso la simbologia di un gioco. 

Creazione sempre attiva, in ogni contesto, come era nella spiritualità dei nostri Avi, che manifestavano Bellezza in ogni contesto 


Tiziana Fenu 

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Il gioco egizio del Mehen



















domenica, marzo 09, 2025

💜Società matrilineare

 La società matrilineare più primitiva che esista ancora oggigiorno è quella dei Nayars nell’India meridionale dove le principesse, benché sposate a mariti fanciulli dai quali divorziano subito, hanno figli da vari amanti che scelgono senza troppo curarsi del rango; e le principesse di varie tribù matriarcali dell’Africa occidentale sposano stranieri o persone del popolo. 

Pare che anche le principesse dell’antica Grecia si scegliessero volentieri gli amanti tra gli schiavi, sempre che le Cento Case di Locri e di Locri Epizefiria non costituiscano un’eccezione. 

Il tempo fu dapprima suddiviso a seconda delle lunazioni e tutte le

cerimonie più importanti venivano celebrate in corrispondenza di determinate fasi della Luna. 

I solstizi e gli equinozi non erano stati determinati con precisione e li si faceva coincidere approssimativamente con la luna piena più vicina. 

Il numero sette acquistò un particolare carattere sacro perché il re moriva durante la settima luna piena che seguiva il giorno più corto. 

Anche quando, dopo attente osservazioni astronomiche, l’anno solare fu calcolato in trecentosessantaquattro giorni con qualche ora di differenza, lo si divise in mesi, cioè in cieli lunari, anziché in frazioni dell’anno solare. 

Questi mesi erano di ventotto giorni, e anche il ventotto era un numero sacro, perché la Luna era considerata come una donna il cui ciclo mestruale è normalmente di ventotto giorni. 

La settimana di sette giorni era l’unità del mese lunare e le caratteristiche di ciascun giorno furono dedotte, pare, dalle caratteristiche attribuite al mese corrispondente della vita del re sacro. Questo sistema portò a una identificazione ancora più stretta della donna con la Luna e, poiché l’anno di trecentosessantaquattro giorni è esattamente divisibile per ventotto, l’annuale succedersi delle feste popolari poteva essere regolato dal succedersi dei mesi. 

Mille anni dopo l’adozione del calendario giuliano, l’anno di tredici mesi sopravviveva ancora come tradizione religiosa tra il volgo europeo; infatti Robin Hood, che visse al tempo di Edoardo II, esclama in una ballata che celebra la festa di Calendimaggio: How many merry months be in the year? There are thirteen, I say... Un revisore Tudor corresse poi il tredici in dodici «... The are twelve, I say...». 

Il tredici, numero del mese in cui muore il Sole, gode ancora di pessima fama tra i superstiziosi. 

I giorni della settimana erano affidati alla tutela dei Titani: geni del Sole, della Luna e di cinque pianeti scoperti in seguito, essi erano responsabili dei corpi celesti. 

Questo sistema si sviluppò probabilmente nella Sumeria matriarcale. 

Il Sole passava dunque attraverso tredici fasi mensili che iniziavano col solstizio d’inverno, quando i giorni cominciano ad allungarsi dopo il lungo declino autunnale. 

L’anno sidereo aveva un giorno in eccedenza che fu intercalato fra il tredicesimo e il primo mese e divenne il più importante poiché in quel giorno appunto la ninfa tribale sceglieva il suo divino paredro: di solito il vincitore di una gara di lotta o di corsa o di tiro all’arco. Questo calendario primitivo subì delle modificazioni: in certe regioni il giorno eccedente non fu intercalato dopo il solstizio d’inverno, ma in occasione di un diverso Capodanno: alla Candelora, ad esempio, quando si manifestano i primi segni della primavera; o all’equinozio di primavera, quando si supponeva che il Sole giungesse a piena maturità; o a mezza estate; o al sorgere di Sirio, quando il Nilo inondava la pianura egiziana; o all’equinozio d’autunno, quando cadono le prime piogge. 

Nell’antica mitologia greca si riflettono soprattutto quei mutevoli rapporti tra la regina e i suoi amanti, che iniziano con il sacrificio annuale o biennale del divino paredro e terminano (all’epoca in cui l’Iliade fu composta e i re si vantarono «Siamo migliori dei nostri padri!») col tramonto del matriarcato. 

Ancor oggi, studiando i costumi dei popoli africani, possiamo ricostruire via via i vari stadi di questo processo evolutivo. 

Molti miti greci rispecchiano la storia politica e religiosa del paese. Bellerofonte doma Pegaso alato e uc*cide la Chimera. 

Perseo, in una variante della medesima leggenda, vola nell’aria e decapita la madre di Pegaso, la Gorgone Medusa, così come Marduk, l’eroe babilonese, uccide il mostro marino Tiamat, dea del Mare. 

La forma corretta del nome Perseo è probabilmente Pterseus «il distruttore»; egli non fu, come suppose il professore Kerenyi, un archetipo della figura della morte, ma rappresentava forse gli Elleni patriarcali che invasero la Grecia e l’Asia Minore all’inizio del secondo millennio prima di Cristo e sfidarono la potenza della triplice dea. 


Tratto da "I miti greci" di Robert Graves

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Edizioni Longanesi

Immagine

Giovani donne Nayar

Società matrilineare




venerdì, marzo 07, 2025

💙Festa delle Donne /Athena

 Questo 8 marzo lo voglio onorare e festeggiare io. 

Questo 8 infinito, che mi porta, come ali di farfalla a planare tra le mani socchiuse di quegli uomini che sanno ancora dare e ricevere. 

Quegli uomini che non tengono i pugni chiusi, in difesa e diffidenza, ma che sanno anche unire le mani, per stare un attimo con se stessi e con il Divino. 

Per ringraziare. 

Per poi aprirle e posarle sulle gote di queste donne, che con stupore, meraviglia ed emozione li guardano. 

Perché li aspettavano da sempre. 

Come fieri guerrieri spartani, che fendono l'aria al loro passaggio. 

Mentre si leva la polvere sotto i loro passi stanchi, provati da mille battaglie, da mille corpi calpestati, e sangue innocente versato per sopravvivere a se stessi. 

In quel desiderio struggente di strapparsi anche la pelle, insieme all'armatura, e gli stretti calzari e avvicinarsi scalzo e indifeso a quel caldo ventre. 

Rifugio e ristoro.

E trovare l'oblio nell'accoglienza. 

E in essa raccontarsi. 

Come se si trattasse di un altro sé che ha dovuto recitare il ruolo della vita. 

E poi unire le mani e scoprirsi insieme a sgranare le proprie fragilità come se fossero una corolla di fiori di gelsomino essicati dalle troppe arsure d'amore. 

E sentire quel tocco caldo e leggerlo che ne sprigiona ancora quel profumo di vita e di verità che lei tiene tra le mani, mentre si perde nei tuoi occhi. 

Io mi inchino come davanti alla più bella meraviglia e Dono del mondo, davanti alla vulnerabilità dell'Uomo. 

Che non è debolezza. 

È verità.

È accoglienza.

È fare spazio alla propria Donna nella propria intimità, nelle proprie pieghe. 

Non mi interessa sapere cosa fa nella vita.

Che cosa possiede.

Mi interessa sapere cosa l'ha forgiato a fuoco e a sangue, per arrivare ad essere l'uomo meraviglioso che ho davanti.

Voglio sapere di tutte le volte che ha dovuto affrontare la tempesta da solo. 

Le volte che ha avuto freddo o paura. 

Quando gli sono sanguinate le mani, e quante lacrime ha dovuto strozzare in gola. 

E a quando nessuno si accorgeva che le sue erano lacrime, e non pioggia sul viso.

Non può esistere nessuna Festa della Donna se non si onora anche il Sacro Maschile nell'Uomo. 

E io oggi onoro tutti quegli uomini che , riconoscendo la Sacralità in se stessi, hanno saputo riconoscere la stessa Sacralità di  Donna anche in me. 

La Festa della Donna, quest'anno, cade sotto l'energia del Sacro Archetipo Ebraico Resh, il ventesimo, la "testa", con funzione "perfezionante", correlato  all'Arcano Maggiore XX del Giudizio. 

Questo mi ha fatto pensare al mito di Minerva romana/Athena greca, che nasce dalla testa di Zeus. 

La sua figlia prediletta, per via della sua sua saggezza, intelligenza e perché era una guerriera. 

Ma nasce da una sfida, da cui esce vincitrice. 

Figlia di Zeus e Metis( figlia di Oceano e Teti),a Zeus era stato oracolato che Metis, fedele consigliera di Zeus, quindi, testa pensante e attiva di Zeus, che, diciamocelo, era un filino "scapestrato", avrebbe dato alla luce un figlio più potente del padre destinato a spodestarlo. 

Metis è un'Oceanina, figlia di Oceano e Teti,  personificazione della saggezza e dell'intelligenza astuta. 

Chiusa per sempre al suo interno, Metis trasmetterà a Zeus la conoscenza esatta degli eventi incerti, del futuro, della giusta condotta per essere in tutto e per tutto il re degli dèi. 

Metis è la qualità mentale e pratica fondamentale del portare a termine le operazioni lavorative più complesse.

È discernimento. 

Metis, la radice fonetica di meticolosita', di perfezione, come il nostro Archetipo Resh, con funzione "perfezionante". 

Zeus, allora, spaventato dalla profezia, con l'inganno, convinse Metis a tramutarsi in una mosca, secondo alcune versioni, mentre in altre, riporta che venne trasformata in una goccia d'acqua, un'acqua che si "adatta" a qualsiasi contesto, e la ingoiò. 

Ma la dea continuò la sua gestazione all’interno di Zeus e, a suon di colpi di martello, cominciò a creare un’armatura per la figlia. 

I colpi erano così rumorosi e incessanti che, al momento del parto, Zeus avvertì dolori così strazianti e un mal di testa tanto insopportabile che chiese a Efesto, il fabbro divino, di spaccargli la testa con un’ascia bipenne, simbolica, visto che indica la sinergia degli Opposti. 

Minerva nasce già adulta, sapiente e guerriera. armata di elmo, corazza, scudo e lancia.

Infinitamente astuta. 

Nasce nella dimensione dell'Intelletto, che non è solo intelligenza umana, ma ne rappresenta l'Ottava superiore, quella che è in connessione con la nostra dimensione divina. 

Athena che fece dono di un olivo, dalle infinite proprietà, alla città a lei dedicata, Atene. 

Si diceva anche che la dea Atena avesse scolpito con il legno di quercia la polena parlante  della nave Argo sulla quale erano imbarcati gli Argonauti alla ricerca del vello d’oro, in viaggio verso la Colchide. 

Simbolicamente, quindi Atena, come Via Maestra, portatrice di luce e conoscenza, di Sapienza. 

Un'energia talmente potente, quella del Femminino rappresentato da Metis e da Athena, nella sua forma manifesta, che Zeus ne vuole acquisire la paternità, come una gestazione. 

La nascita simbolica di Athena dalla testa di Zeus ci insegna che ciò che è di dimensione del Femminino, la gestazione viscerale, di pancia, non può essere acquisita o sostituita dal Mascolino. 

Ma vi è un altro tipo di gestazione, quella di testa, quella sublimata, quella dell'Essenza, che rappresenta proprio il nostro Archetipo Resh, che è esotericamente legato a Saturno, e domani siamo di sabato, quindi al Femminino. 

Mi ha colpito leggere, che il valore numerico, ghematrico della Resh, che è 200, corrisponde al valore ghematrico della parola ebraica "etzem", che significa osso, ma anche Essenza, oltre che essere il 200 è anche il numero atomico dell'elemento calcio, "si-Dan" in ebraico, che ha in sé il giudizio (dan), quella di Dan era anche la tribù dei Giudici. 

Gli Shar-Dan

Questo concetto rimanda proprio all'Arcano Maggiore XX del Giudizio

Resh come  forza attiva e creatrice del pensiero, in cui l’essere umano attraverso l’uso dell’intelletto può superare i limite della sua condizione ed ascendere verso i livelli più sublimi e reconditi del Creato.

Questo aspetto della vibrazione della Resh, è proprio la connessione con le potenzialità dell’intelletto. 

Resh come valore ghematrico 200, è un'estensione potenziata del secondo Archetipo Ebraico Beth, il Sacro Femminino, che contiene, che offre Forma, affinché la creazione si manifesti con valore ghematrico 2, rappresentato dall'Arcano Maggiore II della Papessa. 

Ed ecco che ritorniamo alla Papessa, alla dimensione dell'Intelletto di Athena. 

Capace di discernimento e giudizio. 

Un Femminino che ha una visione di insieme, che vede oltre il velo e oltre il buio( la civetta dai doppi occhi, attributo di Athena), che ricompatta, come l'Archetipale Femminino Iside, che ricompatta il corpo smembrato di Osiride e crea la vita dalla trasmutazione del quattordicesimo, andato in sacrificio, reso sacro per la trasmutazione in Oro, in Horus. 

Il mio augurio, come Donna, è che la nostra Essenza, possa nascere in ogni Uomo, come sublimazione che colga la nostra bellezza interiore, la nostra forza, il nostro intelletto, la nostra capacità creatrice, non come emulazione di una Partenogenesi che ci è innata. 

Athena nasce a sé stessa, non per gestazione, per mano di Efesto, simbolo del Fuoco, di cui il Femminino è simbolo archetipale, come ho scritto. 

È il Fuoco interiore di Madre Terra, il Fuoco ctonio, il Fuoco Sacro sempre vivo. 

La fa nascere con lo strumento che più la rappresenta, l'ascia bipenne, simbolo della sinergia degli Opposti, di cui il Femminino è custode. 

Si dice che le donne spesso non abbiano testa, che siano tutto cuore. 

E invece, la loro forza è la sublimazione del cuore nella testa, che le rende esponenzialmente declinabili e amplificabili in qualsiasi contesto, affrancate dal gioco della competizione, del possesso, dell'inglobamento, della sudditanza. 

Perché non c'è niente di peggio che vedere una donna che pensa e agisce da uomo. 

Io sono Donna, ancor prima che Femmina, e come tale, voglio essere riconosciuta, per la mia Essenza. 

Che sia una celebrazione del Riconoscimento, per ogni Donna. 


Tiziana Fenu

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Nell'immagine, dipinto "Pallade Atena" di Klimt, 1898

Ho scelto questa rappresentazione perché amo Klimt, nel suo linguaggio cromatico in particolare, e perché il simbolismo  della Medusa-Gorgone, come ho approfondito altre volte, é indissolubilmente sincreticamente legato, alla simbologia di Bes, rappresentante delle due polarità creatrici, di cui anche Atena, in tempi più recenti, è simbolo. 

Festa delle donne/Athena



giovedì, marzo 06, 2025

❤️L'Amore è un Attimo

 L'Amore è un Attimo.

Il voler bene, si impara, si coltiva, si affina.

Ma l'Amore no.

È uno squarcio nell'Anima, come su una tappezzeria strappata a muri di cristallo.

È un contagio.

Un contatto.

Un contratto.

Contrarre un'unione.

Una Promessa animica.

Un'Antica Memoria che ritorna.

Come un'Alleanza che allea e allevia.

Ripristina il cerchio.

La perfezione.

L' Inizio e la Fine.

Il Senso del Tutto.

L'Amore è un Attimo. 

Un Atomo di Vita. 


Tiziana Fenu 

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L'Amore è un Attimo.



mercoledì, marzo 05, 2025

💙Cenere/Ash/Asherah

 Mercoledì delle Ceneri

Cenere. 

Parola molto simile a Cerere. 

Cerere dea della terra e della fertilità, per i Romani, Demetra. 

Cerere era già presente nel pantheon dei popoli italici preromani, specialmente gli osco umbro sabelli e fu, in seguito, identificata con Demetra. 

Il suo nome deriva dalla radice indoeuropea *ker e significa "colei che ha in sé il principio della crescita. 

Ker/kerere/cerere/cenere

Cenere, invece, in inglese, si dice" ash", che è la radice del nome Asherah, una Dea che mi è cara, di cui ho già parlato altre volte, di cui abbiamo traccia ancestrale in un petroglifo qui in Sardegna, a Bruncu Suergiu, in provincia di Oristano. 

Vi rimando, per non dilungarmi troppo, all'approfondimento nel mio scritto, che casualmente, avevo scritto proprio per un 5 marzo, tre anni fa, e che ho ritrovato oggi tra i ricordi su fb

( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/05/statuina-dea-madre-asherah.html?m=0) 

"Il culto di Asherah prevedeva l'installazione di pali o di alberi stilizzati, chiamati anch'essi, con il nome di "asherah". 

Ha un albero sacro e uno stambecco rappresentati sulla coscia. 

[...] Asherah, consorte di Yahweh, che  ha il suo stesso rango divino, come "regina dei cieli e creatrice degli Dei",  e che porta le sue benedizioni, attraverso la sua rappresentazione iconografica di albero, di palo, perché il suo nome significa "albero consacrato

Come oggetto di culto, infatti, l'asherah può essere costruito, abbattuto, bruciato.

( *dell'asherah bruciato, resta appunto, la cenere, come le palme consacrate che vengono bruciate per il mercoledì delle Ceneri) 

[...] Asherah può essere considerata un'antecedente della dea Ishtar e Astarte e Hator, dea egizia. Una dea che piano piano è scomparsa

(*vi ricordate, nel mio scritto di ieri, quando ho scritto che la palma era il simbolo di Hator?) 

Quindi, la correlazione Cenere/Albero/fertilità /rinascita, e vista la stessa radice fonetica di Ash(inglese=cenere) con la dea Asherah, si capisce come sia una dimensione, quella del Mercoledì delle Ceneri, di cui ho già approfondito ieri( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/03/mercoledi-delle-ceneri-2025.html?m=0), che affonda le radici in tempi antichissimi, in relazione al Sacro Femminino archetipale. 

C'è anche una correlazione tra Sant'Anna, la Madre della Vergine Maria e la stessa Asherah, che funge quindi da iconografia archetipale. 

Ne ho parlato in un mio scritto, a cui vi rimando la lettura nel mio blog( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/07/santanna-asherah.html?m=0), in relazione, in particolare, all'usanza, in alcuni luoghi, di festeggiare Sant'Anna, con un "totem/cippo". 

In particolare, ho fatto riferimento, nello stesso scritto, anche ad una chiesetta in terra di Tuscia, l'antica Etruria, che sappiamo essere stata abitata dagli Antichi Sardi, nel lato Nord-occidentale del Lazio, una chiesa molto esoterica, con chiari richiami pagani, come le false porte, presentissime nelle nostre Domus de Janas

"La chiesa di Sant’Anna, così rinominata nel 1603 dalla sua originale intitolazione a S. Maria della Cavarella, il cui nome derivava da una tagliata etrusca che corre vicino alla chiesa, costituisce il più completo esempio di come nella famiglia Farnese l’interesse per l’Ermetismo fosse profondo (e probabilmente non solo per curiosità).

La chiesa sorge nell’angolo della Y ( Y  Yahweh, di cui Asherah era la consorte) 

che si viene a formare dall’incrocio di due vie provenienti dai paesi del Ducato di Làtera che si uniscono per raggiungere Farnese a circa 500 mt. dall’abitato, e con la facciata d’ingresso orientata verso Est". 


Ma c'è anche un altro aspetto. 

Cenere. 

Un nome troppo simile a Cerere. 

Cerere è uno degli aspetti della Dea Ecate. 

Ecate, come la grande Triplice Dea - o Ecate Triformide - è una forma della trinità originale: fanciulla, madre e anziana donna saggia o vecchia. 

La Vergine era Kore / Persefone,

Cerere o Demetra era la Madre, e la vecchia, o donna saggia, era Ecate.  

Ecate faceva anche parte delle tre fasi delle relazioni di accoppiamento della donna: Ebe come fanciulla, Era moglie ed Ecate come vedova. 

Nei misteri dell'agricoltura femminile la sua trinità prendeva la forma di Kore come il mais verde;  Persefone come l'orecchio maturo;  ed Ecate come il grano raccolto. 

Sulla Dea Ecate ho approfondito in alcuni  miei scritti(- https://maldalchimia.blogspot.com/2023/06/dea-ecate-solstiziale.html?m=0 / https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/ecate-signora-dei-noviluni-e-delle.html?m=0/ https://maldalchimia.blogspot.com/2024/11/croccorigacrocicchiecatehalloween.html?m=0) 

.Si riteneva anche che Ecate accompagnasse Persefone nei suoi viaggi periodici tra il mondo dei morti e quello degli dei.

È Ecate, a consentire lo switch  "anabasi/catabasi", "vita /morte/rinascita". 

Dea straordinaria e potente, Ecate è legata alla fase della citrinitas, in alchimia, detta anche xanthosis, denota proprio la «fase al giallo» della Grande Opera, costituendo il passo successivo all'Albedo e anteriore alla Rubedo nel percorso di creazione della pietra filosofale. 

Praticamente la citrinitas è la fase successiva della calcinazione, che riguarda proprio il ridurre in Cenere di questo mercoledì delle Ceneri. 

Appartengono entrambe alla seconda fase alchemica dell'Albedo, lo "sbiancamento", la purificazione, legato alla dimensione del Femminino, dell'acqua, dell'argento. 

Mentre nella calcinazione, ad alta temperatura, si liberano le sostanze volatili da un composto o elemento solido, nella citrinitas, vi è un'energia maggiormente mascolina, in quanto la 

Citrinitas, detta anche ingiallimento, o xanthosis, è associata all'elemento Aria, all'oro, alla sublimazione, al Sole

Quindi, il Femminino come veicolo per arrivare alla sublimazione solare, alla rinascita, prima dell'ultima fase della Rubedo, associata all'elemento Fuoco, il Mercurio filosofale, il Cinabro, la coagulazione, il Rebis, il matrimonio alchemico tra maschile e femminile, la Pietra filosofale, la kundalini

Siamo in un anno 9, Archetipo Teth, la divina Madre kundalini. 

Non dobbiamo dimenticare che  il massimo potere della Divina Madre Cosmica è il fuoco. 

Lei in se stessa è fuoco. 

Stella Maris, la Vergine del Mare, è Fohat, fuoco. 

Il fuoco in sé è profondamente divino. 

Si chiama Fohat. 

Il fuoco della Kundalini è un fuoco molto speciale; è il fuoco vulcaniano che può trasformarci radicalmente. 

È necessario che si sviluppi nella nostra stessa natura.

Fuoco come principio costante del divenire. 

Dinamicità. 

Trasformazione degli Opposti 

Fuoco 

Vita e morte. 

Il fuoco può disintegrare gli atomi esistenti.

Il fuoco è l'intelligenza che può creare organismi viventi, può trasformarli, usarli, cristallizzarli. 

Per questo motivo, il Mercoledì delle Ceneri, è in sostanza la celebrazione dell'autorinnovamento, in quella dimensione di autorigenerazione, di Partenogenesi che affonda le radici nell'archetipale Femminino Albero di Vita, l'Ash( la cenere)/Asherah celebrato con le sue stesse ceneri, feconde e purificanti. 


Tiziana Fenu 

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Cenere/Ash/Asherah