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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

lunedì, luglio 20, 2020

💛Il Banduddu e le Tombe dei Giganti.

Lo studioso ricercatore Alain Beydts, che lavora presso l'Istituto archeologico di Lussemburgo, ha scoperto come vi sia una straordinaria similitudine tra la cosiddetta "borsetta degli Dei", il "banduddu", il celebre secchiello dei bassorilievi assiri, ma presente in ogni civiltà e documentato già dal 12.000 a. C.(sito paleolitico di Gobekli, Tepe in Turchia) usato per un rito cerimoniale di purificazione, con l' acqua e la pigna, simbolismo della ghiandola pineale, e quindi di una nuova consapevolezza, e la stele centrale dell'esedra delle nostre Tombe dei Giganti
Questa indagine di confronto dovrebbe essere di prossima pubblicazione nel secondo tomo dalla sua prima pubblicazione "La decodifica dei manufatti romani"
Secondo la sua breve interpretazione, non anticipata del tutto, in vista proprio della pubblicazione della sua opera, la stele centrale dell'esedra  delle Tombe dei Giganti in Sardegna, è un allegoria dell'Unione tra cielo e terra, di fertilità tra il maschile, è il femminile, cioè del sole che feconda  la Stele centrale dell' Esedra, la quale rappresenta la vagina, la terra, quando il sole entra dall'ingresso, nel solstizio d'inverno
Questa Stele viene interpretata come un utero cosmico del principio femminile
Una ierogamia, un'unione ciclica che si ripete, una metempsicosi che come concetto si ripete già dal Neolitico, per garantire ai defunti  l'immortalità
E queste borsette degli Dei, i Banduddu( che sembra un termine sardo) , rappresentano il culto simbolico del  Cielo e della Terra insieme, di Madre  e Padre, genitori Cosmici
La stessa struttura quadrata che fa da base, sia alla borsetta degli Dei, sia alla Stele centrale dell'esedra, rappresenterebbe la terra, e  l'arco, la volta Superiore, il Cielo
Questo è quanto spiega a proposito, anticipando brevemente quello che sarà poi argomento del suo libro, di prossima pubblicazione. Concetto, che condivido totalmente

Questa similitudine mi ha portato ad indagare in proposito
Ho già scritto più volte come il concetto del maschile e del femminile, come Unione sinergica degli opposti, sia sempre presente nelle manifestazioni megalitiche e architettoniche della  civiltà Sarda
Parlando precedentemente dalle Tomba dei Giganti, avevo già sottolineato come la stele centrale, facente parte dell'Esedra semicircolare a forma di corna di toro, simboleggiante il  Dio Padre Solare e Taurino fecondante,fosse anche contemporaneamente un simbolo uterino del grembo della Grande Madre Sacra, dopo che il ciclo di vita si è concluso

Chi sono erano i giganti?
Dei nostri  Giganti di Mont'e Prama si sa che sono statue funerarie risalenti all' età del ferro(930-730 a. C.) che rappresentano guerrieri, arcieri e pugilatori, dei bellissimi monoliti in arenaria, parzialmente andati distrutti dall' invasione cartaginese
I giganti mitologicamente  erano i Ciclopi, le figure della mitologia greca, le divinità gigantesche con un occhio solo, l'occhio sulla fronte, il terzo occhio
Ciclopi, nome  che deriva dal greco "κύκλος" (cerchio) e "ὤψ" (occhio)
I Ciclopi sono simbolo della condizione di vita primitiva, sono esseri rozzi, asociali, violenti
Il  mito più antico  riguardo ai Ciclopi, li vede come figli di Gea, la terra, e di Urano, il cielo
Sono gli abili artigiani che fabbricano Il fulmine con cui Zeus, creatura dalla forza immane, esprime tutta la sua forza
Erano abili  anche nella costruzione delle  grandi muraglie, come quella di Micene
E poi ci sono i Ciclopi di Omero, che abitano nel mondo degli uomini e praticano  la pastorizia e che hanno una diversa  genealogia, rispetto agli altri
Polifemo per esempio è figlio di Poseidone/ Nettuno e di una Ninfa marina  e vivono in Grotte profonde sulle cime dei monti ( come le Janas?)
E questi ultimi ricordano molto il culto delle acque, molto praticato in Sardegna
Polifemo  etimologicamente significa     Polýphēmos,  varietà di  molti suoni. Infatti con i canti, Polifemo leniva le sue pene di un amore  non corrisposto verso, Galatea una bella Nereide

Il suono, elemento così importante nella ritualistica della civiltà Sarda
Avevo ipotizzato che anticamente, si comunicasse, da un Nuraghe all' altro, con valenza sacrale e liturgica, attraverso i canti a Tenores, che avevano e hanno, frequenze particolarmente rintracciabili su altre
Tombe dei Giganti che hanno tutti una conformazione a Y, che rappresenta  la congiunzione del Fuoco con l'acqua, poiché la stele centrale dell'esedra, veniva posizionata proprio in concomitanza delle linee del Drago, le ley Lines del fuoco, le linee energetiche che attraversano la terra, come se fossero dei meridiani,
Forma a Y delle Tombe, che sono  la riproduzione architettonica del Sacro Archetipo Ebraico Vav, la sesta lettera dell' alfabeto, che significa "congiunzione"
Congiunzione tra fuoco e acqua, la cui fonte si cerca con l'asticella ad " Y", del rabdomante
Acqua come elemento sempre presente, come elemento primario sacrale di ogni struttura  struttura megalitici che si congiunge ad un altro elemento, il Dio Sole/Toro
Perché il Sacro Archetipo 6, rappresenta la congiunzione, gli Amanti degli Arcani Maggiori, la Stella di David a 6 punte, quella della Sartiglia
E questa Sigizia "maschile e femminile", la troviamo in ogni aspetto della civiltà Sarda, perché avevano capito quanto fosse energeticamente potente  e creativa

Sigizia energetica e creativa  che ritroviamo nel  Banduddu, considerata la miniatura cosmogonica della rappresentazione architettonica della stele centrale dell' Esedra delle Tombe dei Giganti, formate entrambe  dal quadrato, che rappresenta il 4, la materia, la terra, Madre Terra. Il Femminino, e dall'arco sopra, la volta del cielo, il maschile, rappresentato dal manico del Banduddu e dalla cupola dell'esedra
Vediamo in cosa consiste la simbologia della borsetta degli Dei, descritta e presente in tutte le antiche civiltà, comprese quelle precolombiane, mesoamericane, presso gli antichi sumeri eccetera
Il nome esatto è banduddu, come ho già scritto, che è un termine accadico
In sumero è "Ba- an - dus", e indica un piccolo cestello di canne o secchiello, ma per come è descritto , sembrerebbe un secchiello in metallo, poiché probabilmente doveva contenere l' acqua sacra per il cerimoniale di purificazione e la pigna, usata come aspersorio
La Pigna rappresentata è tenuta in mano generalmente da due divinità antropomorfe alate, perlomeno nelle rappresentazioni sumero- mesopotamici, chiamate Apkallu, i 7 Saggi Divini, scesi sulla terra, ad insegnare agli uomini la civiltà, di cui il primo fu Oannes un essere che veniva dal mare, ma non anfibio, ( viene rappresentato con una testa e un corpo a forma di pesce sovrapposto al suo) , e probabilmente furono creati dal Dio sumero Enki( parliamo del 3000/4000 a. C., anche se la "borsetta degli Dei appare molto prima, in qualsiasi civilta)
Ma ogni civiltà ha la sua cosmogonia mitologica particolare. Cambiano i nomi, ma il significato è lo stesso. Hanno la stessa valenza della coppia di Dei ermafroditi egiziani, Nun e Nunet, metà anfibi, creatori delle Acque e del Caos primordiali
Questo  cerimoniale che gli Apkalli rivolgevano al sovrano terreno del momento, con l' acqua, il secchiello Banduddu, la pigna  Ulillu ( sembrano tutti nomi sardi), e con l' albero della vita rappresentato affianco, poteva secondo me, rappresentare certo un rito di purificazione, ma nello specifico, un cerimoniale riguardante la memoria

Questo perché l'acqua, rappresentata dal tredicesimo Sacro Archetipo Ebraico " Mem",  è il fulcro sacrale e veicolante di purificazione
La lettera Mem è una delle tre Sacre Lettere Madri della Creazione
La Madre e Morte immortale
Le Tre Madri
Aleph, Mem, Shin
La Croce( il centro delle 4 direzioni), il Dio Creatore, //l' immanenza di Dio nella Creazione, //l' Azione Divina nelle cose
Spirito, Acqua e Fuoco
Soffio, acqua e fuoco
Busto, ventre e Testa
Aria, terra e cielo
L 'acqua, Il tredicesimo archetipo, è il sangue stesso della terra, ciò che genera, è il femminile, la metamorfosi, la Dea Madre che fluisce generando la vita
La Mem  è una lettera  androgina, poiché l'acqua, nel suo aspetto primordiale è anche il suo opposto
Quindi oltre che vita è anche morte
Infatti il tredicesimo Arcano Maggiore nei Tarocchi, è rappresentato dalla Morte, ma è anche rinascita, che è matrice di vita, che dona l'immortalità, rappresentata geometricamente  dalla Sacra Spirale ( che è la stessa struttura dei Nuraghi, edificati per celebrare la MadreTrra/Acqua che si innalza verso il Dio Sole/Toro) che rappresenta l'infinito e l'ascensione verso il divino
L'acqua come morte, trasformazione e rinascita come il tredicesimo segno, l'Ofiuco, il segno degli alchimisti, l'uomo che affronta la prova Suprema della materia per riconoscersi nello spirito immortale
L' Iside velata, l' utero cosmico di tutta la creazione, il sole nero dell'Eterno femminino
È proprio il 13, la lettera mem, nella sua riduzione teosofica, 1 + 3, diventa 4, cioè il mondo della materia
Cielo e terra
Spirituale e materiale
Due facce della stessa medaglia
In geometria la Mem, l ' acqua, è rappresentata dal numero 40, che significa purificazione , e per l'iniziato è importante  saper morire, è il suo grande segreto, poiché morendo si libera da ciò che è inferiore per evolversi
E la morte iniziatica dell'acqua/Mem, rappresentata simbolicamente dall'albero dell'acacia, lo stesso legno usato dall' Arca dell'Alleanza, è associata alla Runa Laguz, che significa "fluire" e che rappresenta l'acqua in ogni sua manifestazione, come Madre Divina che da morte e vita insieme

Questo concetto della morte è molto importante, perché lo ritroviamo come elemento legato alla Pigna, che viene usata come aspersorio durante il rito con il Banduddu
La pigna, che rappresenta la ghiandola pineale, la nostra Anima, la nostra consapevolezza, era stata consacrata, insieme un bastone di ferula( era stata posizionata sulla sommità di questo bastone sacro) durante il periodo greco- romano, in onore del Dio Pan, il Dio della forza vitale, dell' Eros primordiale, durante i baccanali, un bastone simbolico, di alto valore sacrale, chiamato il "Tirso di Bacco"
Questo questo rito celebrato attraverso il  Tirso di Bacco, rappresentava un simbolismo fallico di apertura ad una nuova consapevolezza e rinascita la, forza vitale che si manifesta nell'uomo e nella natura( ora rappresenta il Pastorale del Vescovo, la famosa ferula di San Pietro, e una grande Pigna è presente nei Musei Vaticani)

Quindi abbiamo un Tirso di Bacco, con funzione purificante e rigenerante, come il rituale del Banduddu e della pigna
Tirso, come il maggiore fiume della Sardegna, e ferula come la pianta più diffusa in Sardegna, che  veniva  chiamata anche la pianta della morte
La ferula era, ed è, una pianta temutissima, tanto che si diceva che  fosse consacrata al diavolo in persona, poiché  faceva morire avvelenati bestiame  e umani ( meno mortale per gli umani, ma altamente tossica, tanto che veniva usata per gli aborti)
Veniva invocata anche  per invocare il diavolo e far cessare la siccità
Aveva effetti tossici molto seri e poteva portare alla morte
Alcuni studi hanno collegato gli effetti tossici di questa pianta  al riso sardonico, collegato al popolo degli Shardana
È una pianta che viene velocemente assorbita dall'organismo e che provoca spasmi muscolari soprattutto ai muscoli facciali, mettendo allo scoperto i denti, come una smorfia nel ridere, il riso sardonico appunto, il riso di sberleffo alla morte, di ghigno doloroso, in punto di morte

Tirso  e ferula
Acqua e Fuoco
Due  elementi tipici della Sardegna, che rappresentano rispettivamente l'acqua e il fuoco (visto  gli effetti altamente  irritanti e l' accostamento della ferula con il diavolo)
Acqua e fuoco due elementi cerimoniali perfetti
Rapporti sinergici che dovevano agire insieme, per purificare con la Mem/acqua, e agire sulla Mem/ memoria e far rinascere a nuova vita
Acqua Ardente, che prende fuoco, che brucia, che supera i 40°
L' ossimoro perfetto dell' Unione degli Opposti
L' abbiamo inventata noi sardi
Fuoco più acqua
Su fil'e ferru. Acquavite altamente alcolica dall' aspetto trasparente, come l' acqua

La somiglianza tra borsetta degli Dei e Esedra delle tombe dei Giganti è stupefacente. 
Istintivamente viene da pensare che  questa cerimonia rappresentata in molti bassorilievi, che riproduce generalmente due divinità alate antropomorfe, gli Apkullu sumero- mesopotamici, che fanno il rito di purificazione, fosse un rito che già esisteva in epoca lontanissima, poiché  ci sono troppi elementi che riconducono alla Sardegna, la ferula, il Tirso, la forma dell'esedra uguale al Banduddu
Magari in una lontanissima epoca  atlantidea
Pigna raccolta dall'albero della conoscenza, che è alto quanto gli Apkallu, gli attivatori di questa cerimonia di purificazione e rinascita, custodi dell' albero della conoscenza
Gli attivatori della consapevolezza, della ghiandola pineale, del Terzo occhio
In un bassorilievo, viene rappresentato il re dopo questa cerimonia, con un alveare in testa, e questo  indicava che gli erano stati rivelati i segreti iniziatici dell' Alveare, visto che le api erano considerate Sacre. 

E se il rito, inizialmente si fosse svolto proprio in una struttura megalitica come quella delle tombe dei giganti, nella Stele centrale, dell'Esedra e poi fosse rimasto come forma miniaturizzata, cosmogonica, in queste "borsette degli Dei", che troviamo in ogni civiltà, ma non in quella sarda?  Che bisogno avevano di rappresentare un qualcosa che vivevano nelle loro strutture megalitiche, magari in modo abitudinario?
Rito che poi è rimasto in forma "portatile" attraverso questo cestello rappresentato ovunque, ma che forse, inizialmente,si svolgeva proprio lì, nella  Stele centrale, tramite delle figure sacerdotali, o tramite delle dee alate, le Janas, il cui nome è troppo simile all' Oannes identificato come primo officiante di questa ritualità, nel 4000 a. C, probabilmente il primo" Giovanni Battista "
Le Oanas / Janas / Sciamane
Curandere, guaritrici, traghettatrici verso il mondo dei morti
Loro che sono dee alate, barbagianne, b-abba- janes
Le Janas dell' acqua
E guardacaso, proprio il bastone della nuova vita immortale, della forza vitale ancestrale, del Fuoco e dell' acqua uniti insieme, della Mem/ acqua / ghiandola pineale / memoria ancestrale, si chiama Tirso, acqua, fiume che scorre, unito al Fuoco, il bastone di Ferula
Cosa dovevano dimenticare, o cosa dovevano ricordare in questo rito, i sovrani che via via si sono succeduti?
Il banduddu è sacro. È rappresentato ovunque, in ogni epoca e civiltà
Cosa poteva essere di così prezioso, da essere portato sempre con sé?
La propria memoria, la propria identità
La propria origine Divina
Mem/ acqua / Mem- oria
Per non dimenticare
Per aprire il Terzo Occhio in consapevolezza, su chi realmente siamo
Dei scesi in terra
L' acqua veicolata memoria, come un liquido amniotico
Quando i due Apkullu agiscono sul sovrano di turno, posizionano la pigna, imbevuta di acqua presa dal banduddu, sulla nuca
Nella nuca abbiamo il chakra dei pensieri, quindi anche dei ricordi
Purifucavano e sanavano. 

Vi è un altro elemento  curioso, in un bassorilievo che rappresenta due di queste divinità alate, gli apkallu mentre celebrano il rito della pigna su loro sovrano, ma una di loro fa una cosa curiosa
Si vede  la punta  del cono della pigna che tocca una corda tesa dall'altro operatore
Una corda tesa pizzicata da sola  non produce il suono, poiché necessita di un oggetto di risonanza.
Il suono si genera perché la pigna è a a contatto con la corda, poiché la pigna, come ogni oggetto, ha una sua specifica frequenza di risonanza
Il suono crea
Il suono sana
"Su sonai( il suonare) / su sanai( sanare)"
"Su sanai in sa Nai"
L' ho scritto nel mio precedente post, quello sull Arca dell' Alleanza,  "s' archedda" sarda, la cassapanca sarda
I soffitti delle Domus de Janas come fondi di imbarcazioni, di un' Arca, la sacra Arca,
L' Arca che sana
Sa Nai  po sanai
L' Arca come un arco, un grembo
Un Arco teso
Arco come la Madre Arc primordiale
Arco che produce suono, se trova la sua cassa di risonanza
Guarivano e depuravano con il suono

E un arco, lo forma anche l'Esedra delle Tombe dei giganti.
Con le sue 15 Stele
come i petali, il 15, 12, del rosone/ sole, del bracciale/orologio al polso degli Upkalli
 15 Stele. Una centrale, la più alta, e 7 laterali, a decrescere
7, un numero alchemicamente ed Esotericamente molto potente
7 Stele, come le 7 porte del Tempio di Osiride, il percorso per arrivare alla consapevolezza
7 come i cicli lunari, luna crescente e luna calante, e al centro, la quindicesima stele centinata, la più grande. 
Il 15 era un numero Sacro, legato alla fertilità. 
Quindicesimo Sacro Archetipo Ebraico Samech, la manifestazione del Divino. 
Il quindicesimo giorno, quelli più fertile, dell'ovulazione. 
Il sole che passa attraverso il passaggio uterino alla base della stele, per ricreare una fecondazione, una gestazione, anche dopo la morte, vivificante.
La stele centrale, quella centinata, che ha la forma del Banduddu custodisce, come un grembo, l'acqua amniotico che riporta alla vita. 

Il sole fecondante che passa attraverso quella Stele centrale, che si carica di energia sinergica, in sinergia con il Dolmen a fine corridoio
Due energie opposte, sperimentate sulla scia dei lavori di Ighina sull'elettromagnetismo
Due energie, Yin, negativa, fredda, davanti al dolmen a fine corridoio della Tomba
Yang, solare, calda, positiva, davanti alla stele centrale dell'esedra
Questo gioco alternativo tra saturazione e riflessione, detto in termini tecnici, delle due energie opposte, crea una naturale amplificazione dell' energia del ritmo "Sole( positiva, yang)  e Terra( negativa, yin).

È la" legge del ritmo " di Pierluigi Ighina
La conformazione ad arco, amplifica, sia l'energia che il suono
Secondo questa legge probabilmente il corridoio funebre della tomba dei giganti  forma una specie di  spirale che consente di raccogliere l'energia magnetica solare e positiva, quella Yang, che viene direzionata tramite la doppia Ala delle Stele, a parabola verso il suo centro o fuoco, cioè il Menhir centrale, che si carica di energia positiva, subisce un'inversione riflessione e si trasforma in energia negativa terrestre, l'energia, la quale si incunea nel buco della sfera centrale e arriva a colpire il Dolmen a fine corridoio funebre, il quale si satura di energia, subisce un'inversione, e ritorna come energia positiva chiudendo il processo di amplificazione  risonante
Questi  amplificatori energetici di 4000 anni fa
L' arco della stele centrale. La forma della Stele
Uguale a quella del Bandiddu sacro agli Dei

Il Bandiddu che custodiva l'acqua amniotica della memoria,  che ripuliva la memoria  umana stessa, per attivare  l'occhio sacro degli Dei, per essere nuovamente un po come gli Dei
Il  terzo occhio, quello della consapevolezza, l'unico Occhio che non può essere aperto finché lo Spirito del Fuoco non viene generato attraverso i sette chakra, attraverso i 33 gradi della  colonna vertebrale, fino a che non entra nella camera, nella cupola, del cranio umano , ad invocare la potenza del Sole, che non è altro che la potenza della ghiandola pineale, così viene descritta in tutti i testi mistici, l' apertura del Terzo Occhio, dove si invoca il Sole, la luce, per attivare la ghiandola pineale
BaNDuddu 
Le stesse consonanti BND di benedire, per attivare la pineale, per guarire. 
"Su bandoni" sardo, il secchio, il contenitore. 

E quest' ultima immagine, sembra proprio una rappresentazione figurata, della cupola dell' Esedra delle Tombe dei Giganti, della cupola della Stele centrale, dove viene convogliata l' energia dello Spirito del Fuoco, della divinità Sole/Toro, fecondante la terra, e una nuova consapevolezza
Per accompagnare i defunti, vibrazionalmente visto che le Tombe dei Giganti sono monumenti funerari, verso un' altra dimensione, purificati da ogni memoria umana
Ma non solo. Luoghi anche di guarigione, dove si celebrava magari con le braccia e le mani unite a coppa, pronte a ricevere la potenza rigenerante del Sole, potenziata dall' azione purificante dell' acqua
L' Acqua che veicola memoria, l' acqua che purifica la memoria

E il pensiero gira su queste parole
Tirso di Bacco, ferula, il sole al polso degli Apkallu con 15 raggi, come le Stele dell' Esedra delle Tombe dei Giganti
Banduddu, ilullu, Apkallu, acqua ardente.
Fil' e ferru.
Non si poteva produrre qualche secolo fa. Era illegale, talmente era forte. La nascondevano sottoterra con degli alambicchi, ai quali legavano del fili di ferro per essere recuperata con facilità
Ci sono strane coincidenze, che riportano tutte alla Sardegna
E sicuramente la storia non è come ce l' hanno ufficialmente raccontata
A volte resta intrappolata come tra le pieghe delle gonne plissettate dei costumi tradizionali sardi
Ma basta un po di vento, per aprirle, come le ali delle Dee Alate
E rivelano, ciò che era già
Che è sempre stato
Basta un po di vento. Di maestrale
Di Maestrale che " ammaistrada", che guida, che insegna
Che conosce già la strada.
Basta lasciarlo fare, senza aver paura del polverone che può fare
Perché può solo far spiccare il volo, su ciò che si vuole tenere basso
Ma che merita di volare

Tiziana Fenu

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Il Banduddu e le Tombe dei Giganti

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💛S' Arca Sacra

Riflettevo ancora sul nome della cassapanca sarda. 
A volte le parole si richiamano tra loro in sequenza, come se volessero ancora rivelare quel qualcosa che sfugge ad una prima lettura, che non è mai superficiale, ma può essere distratto da altre contestualizzazioni, da altri percorsi di ricerca. 
Cassapanca. 
Cassa. 
Cascia. 
C'ascia. 
Ascia. 
S' archedda
S'arca
Arca
Arco

Tutte queste parole hanno poi portato ad un percorso che ritorna sempre all'Origine. 
Partiamo dall'aspetto esteriore della cassapanca sarda. 
Ricorda quello dell'arca dell'Alleanza.
Arca /archedda. "Arca piccolina" ( un cofanetto di bronzo risalente all'età nuragica, è stato ritrovato presso il Nuraghe Lungheria di Oschiri, molto simile all' Arca dell'Alleanza). 
Ma c'è anche molto di più oltre questo diminutivo. 
L'Arca dell'Alleanza era stata realizzata in legno di acacia per volontà di Mosè per contenere le tavole della legge che gli erano state dettate da Dio. 
Non aveva potuto vedere Dio in volto, identificato con Yhawn/ Amon /Min, il dio nascosto. 
Di Amon ho già parlato nel mio precedente post, il Dio  nascosto e ingenerato, il Dio della luce, della fertilità dell'elettricità, la cui parte femminile è rappresentata da Min, la parte  che crea nella Forma, il Dio manifestato
Il dio nascosto della luce, nella variante Min, è rappresentato con la pelle nera, che indicava la terra fertile, con una freccia dentata, e una lattuga vicino, le cui foglie strofinate generavano una sostanza bianca simile al latte, che gli antichi egizi veneravano come seme maschile, come sperma ( in sardo lattuga è chiamata "latia", nome simile al latte).
Anche molte dee guerriere egizie venivano rappresentate con il corpo itifallico di Amon - Min, con la testa  di ariete con le corna ricurve che rappresentavano sia la virilità sessuale, ma anche la spirale femminile.
Nella versione Amon-Min, il Dio Amon era a considerato " Toro della stessa sua madre"

Il termine Mimose, con la quale sono celebrate le donne, probabilmente risale a  questa versione femminile di Amon-Min, un Yhawn/ Amon /Min, che chiede di poter realizzare un contenitore che potesse contenere  e custodire la sua Parola, il suo Verbo, specificando che forse in legno di acacia, cioè di Mimosa, in onore alla sua parte femminile, che dà la Forma alle sue parole e che funge da contenitore, da grembo creatore. 
Sì perché l'Arca dell' Alleanza, fu costruita in  preziosa acacia  rivestita di oro, prodotto di un' antica tecnologia, della quale gli antichi egizi erano a conoscenza, e questo antico sapere iniziatico venne trasmesso solo agli iniziati, dei quali Mosè avrebbe fatto parte. 

Nel "Testo della piramide", un antico documento, si parla di una scatola d'oro nella quale Ra, il primo re egiziano ripose un certo numero di oggetti  egiziani molto preziosi, così come "s' Archedda" Sarda, custodisce il prezioso corredo della sposa. 
Sull'Arca dell' Alleanza, vi erano due Cherubini d'oro a protezione del coperchio, tutto in oro,  le cui ali quasi si sfiorano. 
L'Arca era la manifestazione vivente del potere divino. 
Il potere che scaturiva dall'Arca in oro, deriva da quell'arco di luce che si creava dall'estremità di un ala all'altra, dei due Cherubini che stavano accoccolati sul coperchio  dal vano contenitore.
Una specie di luce ed energia, un arcobaleno, un arco elettrico, che distoglieva qualsiasi inconsapevole ad accostarsi all'Arca, senza prima aver fatto un percorso iniziatico, senza essere meritevole  di conoscerne il contenuto prezioso. 
Si narra che chiunque tentasse di forzarlo morisse bruciato e folgorato. 
Molto consono con l'aspetto elettrico e folgorante di Amon, dio dell'elettricità. 
Le lampade ad arco furono poi davvero realizzate  nel 1822, e sfruttavano il principio della polarità opposte, replicando l'effetto che si otteneva tra le punte delle ali contrapposte dei due Cherubini, mentre la luce si manteneva al centro del sistema. 
Come un condensatore elettrico che immagazzina l'energia dall'atmosfera e poi lo sviluppa internamente attraverso la luce
Un po' come dicevo per gli scudi rotondi ravvicinati dei Bronzetti Nuragici. 
L'oro del rivestimento dell'Arca e dei due Cherubini, fungeva da conduttore elettrico, e il legno di acacia fungeva internamente da isolante.
I due Cherubini erano come due elettrodi. 

Questa grandissima capacità di manipolazione della luce e di questo arco di energia, era un qualcosa di magico e alchemico, che  veniva veicolato e tramandato segretamente fin  dai tempi antichissimi, fin da quando impararono ad usare, dai tempi del Re Salomone, il Sacro Fuoco ad alto potenziale elettrico, per trasformare l'oro in polvere bianca mistica, chiamata la "polvere di stelle", l' Ormes,  l'Albero della vita, lavorata poi in "pani conici" (che richiamano la forma dei Nuraghi, a dire il vero), formata dall'alchimia e abile trasformazione di 8 materiali diversi, fino ad arrivare all' Oro monoatomico, costituito da un solo atomo, e raggiungibile solo attraverso un arco di luce ad alto voltaggio. 
Si controllava così il potere dell'Arco di luce, fin dai tempi antichissimi, e sono convinta  che i Sardi fossero in grado di gestirlo, e lo esternassero in particolare attraverso i due scudi rotondi vicini, per creare emanazioni elettriche. 

Grande potere quindi, della simbologia dell' Arca dell'Alleanza, che è rimasta anche nella simbologia rappresentata nella cassapanca sarda.
La pavoncella guardiane della cassapanca come due i Cherubini, l'ariete simbolo di investitura ai percorsi iniziatici sin da tempi di Mosè. 
Perché l' Arca è come un grembo. L' Antico sapere. La Sophia. 
Sapere che si tramanda attraverso l'Acqua, il liquido amniotico della memoria

Abbiamo detto  che l'Arca dell'Alleanza, era considerata come un contenitore di un sapere, di un percorso iniziatico che segue una precisa  traiettoria, un preciso percorso. 
La cassa
Sa Cascia
S' ascia
La Sardegna ha molto a che fare con l'ascia bipenne, in particolare, chiamata così perché era una scure a due lame in bronzo, simbolo del potere minoico, detta anche labrys in greco, in Sardegna legata all'età del bronzo, come un oggetto votivo, come documenta in particolare il ritrovamento nella capanna a Santa Vittoria di Serri nel santuario archeologico dall'omonimo nome. 
La forma concava delle due  Lame unite, sembra un contenitore ma anche un arco, e se unita ad un' altra contrapposta, come in uno specchio, descrive perfettamente  un'ogiva, quello che si crea nella perfezione  della Vesica Piscis. 
Quell'ogiva che rappresenta sia la vulva femminile, che il pesce fallico maschile, la cui perfezione l'abbiamo già riscontrata anche nel suo coincidere perfettamente con la  piantina  del Pozzo di Santa Cristina. 

È stata trovata  una rappresentazione antichissima di una Tanit del 4000 a.C. che sta al museo di Cartagine, che rappresenta una dea con il corpo  labrymorfico che brandisce due labrys in atteggiamento cerimoniale e rituale.
L' ascia bipenne potrebbe rappresentare anche una farfalla stilizzata, come simbolo di trasformazione, stilizzata come La Runa Dagaz che indica trasformazione, e ci può stare, visto che  "sa Cascia",  la Cassa, ( "cascia/ascia") , l'Arca dell'Alleanza, era il simbolo della conoscenza iniziatica, acquisita attraverso la Sofia, che trasformava.
L' ascia, come  "sa Cascia", rappresentano simbolicamente un percorso iniziatico di acquisizione di consapevolezza.
Arca / S' Arca/ sarca/ sacra.
"S'Arca" , anagrammato  in sardo, diventa "sacra". 
E un Sarcidano, lo abbiamo proprio qui in Sardegna. 
S'arci-danu. 
L'arca dell'arco( danhu in sanscrito significa arco) 
Ascia bipenne come le due penne della Dea Alata primordiale, come le ali dei due Cherubini sul coperchio dell'Arca.
Come molte immagini della Tanit Dea Alata che rimanda alle immagini della Jana, della Barba- jana/ barbagianna/ B-aba-Jana, quella dei doppi occhi, rappresentata nelle Domus de Janas.
Quella il cui simbolo è rappresentato da quella porta finta  tripla, quella sorta di trespolo, come i Torii giapponesi, le   porte di accesso ai luoghi Sacri, custoditi dalle Dee Uccello, a rappresenta la sacralità di quella finta porta che la Jana stessa rappresenta, visto che " Janna" significa "porta".

L' ascia bipenne, in greco è chiamata anche labrys, che ha la stessa radice di "labirinto".
Quel labirinto è rappresentato attraverso la spirale, che rappresenta il femminile, il serpente, la Sofia, alla quale si deve arrivare dopo aver fatto un certo percorso iniziatico di conoscenza e consapevolezza.
"Labirinto /spirale" che rappresenta le corna dell'Ariete, del Toro, simbolo di fertilità, dello stesso utero, e che non è di facile accesso.
Un percorso labirintico riservato solo ai pochi iniziati al cuore, verso il Cuore della Sacra Madre Arc, la Monade Primordiale, verso il cuore della Sofia.
Il Labirinto alla conoscenza.

Il fatto che la Tanit sia con due labrys in mano, significa che per arrivare alla vera conoscenza bisogna avere la potenza di entrambe le  energia, maschile e femminile, la potenza di Madre Arc, la Monade ermafrodita, la Sigizia, che contiene entrambe le polarità, ( come i due quadratini bianco e rosso, maschile e femminile della scacchiera di Pubusattile, a Villanova Monteleone , di cui ho argomentato in un mio precedente post) come i  due serpenti  della Kundalini, il Caduceo di Mercurio. 
Quel Mercurio Alchemico trasformatore, che si attiva solo con l'Unione di due polarità opposte, come la configurazione dell'Ascia bipenne. 

Ho sottolineato, sempre, ogni mio post, quanto i sardi fossero assolutamente consapevoli della forza creatrice, della sinergia creativa, necessaria e indispensabile, tra maschile e femminile, in ogni  loro espressione architettonica, megalitica, simbolica. 
La stella a sei punte della Sartiglia, come ho già descritto in passato, ne è l'esempio più folcloristico. 
La conquista di una stella di David, che è Unione di due triangoli, maschile e femminile che si intersecano, per manifestare l'equilibrio di un buon raccolto. 
Infatti anche  l'ascia bipenne, essendo portavoce di questa sinergia di Opposti, sacra e creativa, rappresenta la divinità fecondatrice, tra le culture antiche, diffusa in tutto il Mediterraneo
Ascia bipenne, si trova di solito in luoghi sacri di culto, luoghi  del re-sacerdote, e la si trova  per esempio, all'interno del labirinto nel palazzo di Cnosso, quello del mitologico Minotauro, nel Santuario della doppia ascia. 

Un ascia bipenne che rappresenta le due polarità maschile e femminile, come il caduceo di mercurio. 
Mercurio  che è l'elemento trasformante per eccellenza, ma non solo. 
Mercurio è lo Psicopompo, colui che può passare dal Regno dei vivi al Regno dei morti,  colui che accompagna i defunti nel regno dei morti. 
Come fanno la Janas nelle loro Domus de Janas
Le Janas traghettano in un'altra dimensione, dove la  parabola del viaggio iniziatico inizia ad est, e tramonta a ovest, la stessa direzione cardinale di tutte le strutture megalitiche in Sardegna. 
S' Archedda che custodisce un percorso di vita sulla terra. 
Ma anche quella che custodiva gli antichi tesori segreti e preziosi delle Janas, si narra, i loro preziosi manufatti dai fili d' Oro. 
Arca dell'Alleanza che custodisce i segreti di un percorso iniziatico, ai quali pochi possono accedere, altrimenti si resta folgoranti, ustionati, accecati. 
Perche ci vuole maestria per saper gestire il Sacro Fuoco della Conoscenza. 
Se usato male, può bruciare, o può accecare
"S'arca", che  in sé acquisisce la presenza del Sacro, perché è un mezzo simbolico, "s'arca/sacra", un'imbarcazione che porta in un'altra dimensione, che porta ad una conoscenza Superiore spirituale. 

E in questa ottica si capisce allora come  in molte Domus de Janas, abbiamo come soffitto il fondo di una barca. 
S'arca de sa B- aba-Jana, l' Arca delle barbagianne, le Sacre Dee Alate. 
Simbolo del Sacro Femminino acquifere. 
"Aba" vuol dire ala, e "Abba" significa "acqua" 
Acqua/Ala, simboli della Divinità femminile, poiché le prime dee, erano considerate Dee Uccello, e il trespolo, la Torana ( rappresentative dei sacri Torii giapponesi, le porte, i portali, verso le zone sacre) rappresentano questa divinità delle porte. 
La Sacra Jana, che è lei stessa una Janna, una porta, un portale dimensionale. 
Sempre in numero di tre. Tre trespoli vicini.
Perché lei è insieme Padre, Madre e Figlio.
Ogni cosa in lei è stata pensata, fecondata e portata a manifestazione

Il Barbagianni, animale Maestoso con il suo piumaggio e candido traghettatore nel regno dei morti. 
Le spirali delle Domus de Janas, sono i suoi occhi labirintici che rappresentano la consapevolezza raggiunta, attraverso una vista, che vede oltre, la consapevolezza che si raggiunge quando si ha la  coscienza di essere insieme, due energie maschili e femminili, che agiscono in sinergia, per poter creare. 
Come le ali dell' ascia bipenne.
Bipenne. Due penne. Chiaro richiamo alle prime Dee Uccello
Chiaro richiamo alla potenza delle due ali, maschile e femminile, che agiscono in sinergia, le polarità opposte che sono necessarie per spic are il volo, per creare potenza elettrica, come nel caso dei Cherubini sul coperchio dell' Arca dell' Alleanza. 

Spirale labirintica dei doppi occhi, come corna del toro  arrotolate a spirale. 
Come il serpente arrotolato su se stesso
La Sophia, la Conoscenza, che non si può comprendere il finché non si è dentro l'occhio della spirale. 
Dentro il terzo occhio, al centro del Labirinto, della Labrys, dell'Ascia Bipenne
Labirinto che è conoscenza iniziatica ai massimi livelli.
Diffuso in Sardegna, nella conformazione di molti villaggi nuragici, centro pulsante e rigenerativo di pratiche come l' incubazione
Labirinto in Sardegna, a cui dedicherò a breve un post specifico. 
Perché un labirinto è come un'impronta digitale. È identità. Riporta a noi stessi. 
L' ascia bipenne è invincibile, è il Labrys, è labirinto, la conoscenza iniziatica a massimi livelli, perché unisce il sapere delle due energie, il maschile e femminile, degli opposti cosmici, bene e male, giorno e notte, sole e luna. 

La Tanit, il principio femminile che rappresenta le due polarità in unione. 
Anche se sono rappresentate con  il triangolo che ha il vertice  verso l'alto, che rappresenta il principio maschile, quello del Fuoco, quello elettrico. 
Le braccia aperte della Tanit, rappresentano i due aspetti del maschile e del femminile, quelli che danno la direzione cardinale primaria, l'est e l'ovest. 
Questo triangolo maschile in attesa di incontrare l' elemento circolare della testa, l'elemento che accoglie contemporaneamente sia il Sole che la  Luna. 
Perché il Dio Sole è il dio Toro, rappresentato con le corna taurine stilizzate, che rappresenta lo stesso utero femminile. 
L' elemento Fuoco /maschile /triangolare con il vertice verso l'alto che deve  incontrare la Monade, la deve attivare, energeticamente con il suo vertice fallico,
Il  "cerchio /sole/Toro/Utero/Sole/Luna",  tutte le due polarità insieme,
Deve incontrare il Padre e la Madre insieme, per essere davvero parabola del suo stesso viaggio iniziatico. 
Per essere davvero Manifestazione completa di queste polarità opposte, che in essa diventano Sacra Energia Creatrice.
La Tanit, la Dea Madre, che è Madre e Padre insieme, come i due Labrys che ostenta
L' ingenerato. Il perfetto equilibrio. 
Cerchio e triangolo uniti che diventano insieme monade sigizia di maschile e femminile, che quando si uniscono  conquistano i cieli
Il disco solare è maschile e femminile insieme, rappresenta il terzo occhio, l' Ankh, l' intelletto, la sacra Chiave della Vita, la consapevolezza di aver raggiunto la Sophia, la conoscenza. 
Percorso sacro necessario per poter intraprendere l'Arco del percorso iniziatico attraverso l'arca,  che conduce attraverso l'unione degli opposti, come  lascia bipenne, al labrys iniziatico dentro noi stessi. 
Per trovarci in consapevolezza anche dopo la morte, traghettati  da quella Arca simbolica   dal fondo capovolto rappresentata nel soffitto, (che non rappresenta il soffitto di una capanna, come semplicemente si vorrebbe interpretare, senza nessuna valenza simbolica) , quando abbiamo percorso  l'arco della nostra esistenza, dalla nascita alla morte, da est verso ovest e quando ritorniamo attraverso il labirinto, il. Labrys degli Opposti, nel seno della Dea Madre che ci ha generato. 

Un percorso iniziatico che nutre l'anima come due sensi. 
Il secondo archetipo sacro, quello della manifestazione, del primo archetipo il creatore( l' Aleph) quello che prende forma, è l'archetipo Bet, la madre creatrice, dopo l' Aleph, il padre creatore. 
La Beth è l'archetipo che rappresenta il contenitore, come l' Arca dell'Alleanza, è la casa di Dio, il tempio della conoscenza, la casa della Madre. 
Sono le mani unite a coppa, pronte a ricevere
È il principio femminile di tutte le cose, la manifestazione della divinità creatrice
E la conoscenza, la Sophia, il femminino Sacro, la donna che in potenza contiene l' Horus, l' Oro, il figlio nato da questa sinergia maschile e femminile. 
È il pensiero creativo, l'emanazione del padre, della Parola, del Logos, è la Parola che guida è che cura
Il parlare, il dire in sardo si dice " su Nai"
"Nai" è la stessa parola che si usa per dire nave
S'arca sacra, traghetto in altre dimensioni spirituali, che sono guaritrici, che sono portatrici di una consapevolezza nuova. 
Sanare/ suonare. 
Il suono crea, guarisce, il logos, la parola, "su nai" porta guarigione. 
La parola, il suono  crea. 
È fisica quantistica. 

"Is  brebus" sardi sono parole Sacre che creano, recitate all' interno di antichi rituali. 
Non indica la semplice " parola" ( "su fueddu"), ma brebu ha un significato decisamente più forte e significa “Verbo“, cioè parola attiva, parola che genera cose, che produce effetti.
Quando te le insegnano, ti dicono " su brebu è po sanai tottusu, ma no esti po tottusu", che significa "queste invocazioni /preghiere, sono per guarire tutti-( notare" sanai- sa nai, "guarire/la nave", "s'arca/sacra), ma non sono  per tutti". 
Nel senso che sono conoscenze iniziatiche e non accessibili a tutti, solo a pochi prescelti, a chi le accoglie con consapevolezza. 

Sono tutte parole che si somigliano, sia in italiano che in sardo. 
E allora la Beth, il secondo archetipo, la B, con quei due  rigonfiamenti, che sembra il profilo di una donna che aspetta un figlio, con seno e pancia gonfia, simbolizza il Sacro contenitore, il femminino sacro che rende manifesta la coscienza Divina. 
È la Beth, la Madre Divina, la Donna, la Sacra Arca, il Sacro Graal. 
È lei, nelle corna taurine stilizzate. 
L' utero, che si ritrova anche nella forma dell' Ascia Bipenne, come un contenitore concavo
È lei nelle spirali del doppio vedere, come serpenti spiralizzati. 
È il serpente, la Sophia della Conoscenza. 

Anche nelle rune, la lettera B,  è rappresentata dalla Runa Bjarka (... bi- arca, doppio contenitore). . , che rappresenta il potere femminile di governare la vita, iniziatico, materno, la madre Cosmica, la Madre Arca generatrice. 
E attraverso  la sacra Arca, con il fondale dell'arca rappresentato nella Domus quello rovesciato, si ritorna ad Essa. 
Si nasce con essa e si ritorna ad essa, seguendo l'Arco dell'esistenza, da est ad ovest, dal sorgere al tramontare. 
Come in una culla nel suo grembo, che è rappresentato dalle due parti dell'ascia bipenne, unite a formare una coppa, un contenitore, dopo che si è attraversato l'arco della parabola della vita e il cerchio si chiude. 

Dove c'è il corredo per gli sposi insieme. 
Dove c'è il corredo anche per l'ultimo viaggio iniziatico, dopo quello della  morte. 
I simboli sull'archedda, rappresentano questa sinergia delle due polarità opposte, nelle sue decorazioni meravigliose. 
Su solli, il sole, divinità del Toro, ma anche l'utero femminile. 
I motivi ad angolo che indicano l' acqua con le sue onde, quindi il femminino
I triangolini con le basi quasi unite formate da 15 pallini scavati
15 pallini ciascuna, quindi sei. 
Sei, il numero degli amanti, e sei più sei, indica amore eterno, oltre la vita, tra maschile e femminile. 
Maschile e femminile delle due pavoncelle a guardia de S'Archedda, come i due Sacri Cherubini
E ancora una volta è stupefacente,  constatare come qualsiasi cosa nell'arte, nella cultura Sarda, nelle strutture megalitiche, parli di equilibrio di energie opposte, senza la cui sinergia, non si può creare niente,, come la scacchiera  della Domus, rappresentata in perfetto equilibrio, che crea una nuova dimensione spazio--temporale per il defunto. 

I Sardi hanno sempre colto la magnificenza e la perfezione dell'universo nella sua manifestazione, e hanno cercato di riprodurla,  da grandissimi osservatori quali erano. 
E ancora una volta non c'è fine al mio stupore. 

Tiziana Fenu

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S'Arca Sacra

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