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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

venerdì, giugno 21, 2024

💛Moneta Dio Bes/Kabirios

 Ho avuto modo, pochi giorni fa, commentando un post sul santuario del popolo etrusco, il lago di Bolsena(https://www.facebook.com/share/p/kAfdEqUSDFUdRLwA/), del ricercatore e autore Luigi Catena( " Ricerche e studi sul territorio del lago di Bolsena"), di postare un'immagine di un'interessante moneta di bronzo, la cui didascalia dice

"Kabeiros seduto, con martello e serpente Toro che carica.
Bronzo; ca. II secolo a.C."
Il post verteva sul santuario del popolo etrusco, il lago di Bolsena, e sull'importanza delle città etrusche nell'area Sacra del Fanum Voltimnae, compresa VELZNA, la odierna Bolsena
Interessante notare che, a pochi km dal lago di Bolsena, fu fondata  Pyrgi, dove vi era era un vasto santuario, tra i più importanti d’Etruria, sacro ad Uni, identificata con Astarte, e a Thesan, la greca Leucothea, “dea bianca” del mare.
Guardacaso, il lago di Bolsena è luogo di ritrovamenti di bronzetti sardi, come quelli dei sacri costruttori di pozzi( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/08/il-bronzetto-sardo-di-dolsena.html?m=0/ https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/i-costruttori-dei-pozzi-sacri.html?m=0
Soffermandomi sulla parola Pyrgi, del Santuario, ho sottolineato, nei commenti, come, la radice di questo nome, "Pyr-", sia la stessa radice  della parola piramide, "pir-
La  radice della parola nuraghe, "nur-"significa anch'essa fuoco, inteso come fuoco sacro
Secondo l’Insegnamento Tradizionale, al pari delle Piramidi i Nuraghi erano un luogo sacro dove si svolgevano i Misteri del Fuoco (Misteri Kabirici), e pertanto sono da considerarsi centri di Iniziazione
I fulguratores etruschi erano noti per essere  i custodi del Fuoco Sacro
Ma, lo erano sicuramente anche gli antichi Sardi, che con dei cerimoniali  svolgevano sulla sommità dei Nuraghi le cerimonie del Fuoco Sacro.
Non era solo "fuoco", erano cerimoniali che avevano a che fare anche con l'energia toroidale in particolare.
Infatti, nel Museo Archeologico di Cagliari, vi è un reperto, la pietra del tuono, che aveva questa funzione, di cui ho già parlato ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/10/pietra-del-tuono-pinacoteca-cagliari.html?m=0), creatrice di energia toroidale, fatta roteare a mulinello per attivare l'energia dei fulmini
Erano dei Sacri Fulguratores, dei Cabiri, divinità del fuoco e del fucina, considerate difensori delle navi e protettori dei viaggiatori.
È interessante che questa rappresentazione del Dio Bes, venga definita come un Kabiro.
Commento e immagine che non hanno tardato a postare in altri profili, spacciandola per una loro scoperta.
È una rappresentazione del Dio Bes, presentissimo qui in Sardegna, di cui ho parlato svariate volte, anche in un mio scritto recente( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/06/il-dio-be-bessiu-custode-della.html?m=0), che raccoglie anche gli scritti precedenti
In questa moneta, è un Dio Bes con il pennacchio, alla Sardus Pater, definito un Cabiro.
Vi è la presenza del Toro, la cui simbologia taurina/uterina, come sapete, è molto presente qui in Sardegna
Dei kabiri ho parlato ben tre anni fa, in un post in cui ho trovato correlazioni tra  Siria e la nostra Antica Civiltà Sarda
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/tracce-shardane-in-siria.html?m=0
In Siria( anagramma del nostro monte Sirai, con omonimo nuraghe) sono state trovate tracce Shardana
Tralascio tutte le corrispondenze riguardanti la Siria e la nostra civiltà, che potete trovare nel link che ho indicato, ma trovo interessante questo passaggio sui Kabiri
"[...] Questa descrizione rimanda alle nostre antiche Janas, e la cosa curiosa, è che proprio in Siria è stata ritrovata la tomba della più antica sciamana, appartenente alla cultura natufiana (cultura che aveva la fissa delle coppelle sulla pietra) , risalente a 12.000 anni fa, diffusa anche in Siria. 
Tra i reperti trovati nella sepoltura, spiccano 50 gusci di tartaruga, che doveva essere considerata sacra. Questo mi fa pensare alla nostra tartaruga di Cala Ghjlgolu (o Girgolu), a San Teodoro, una degli antichi Custodi della nostra Terra e alla tartaruga è stata dedicata la creazione in arenaria sulla spiaggia di San Giovanni di Sinis. 
Per i Maya, la tartaruga era legata alle stelle e alle costellazioni. Il guscio è una rappresentazione della volta celeste. Lo scudo di Orione è chiamato tartaruga in lingua yucateca, il dio della Luna è raffigurato ricoperto da una corazza formata da scudi di tartaruga.
Secondo l'etimologia popolare, tartaruga deriva da "tartuus", o mondo sotterraneo, inteso simbolicamente come dimensione dei livelli superiori di coscienza. 
Ma "Tart-" è anche la radice di un'altra parola, Tartesso, la grande città dei Metalli, che sappiamo, probabilmente di trovava in Sardegna, nello stesso Sinis, a Tharros. 
Creatura di cielo e terra, che nel suo carapace ha impresso del calendario lunare. Le 13 forme più grandi sono le 13 lune piene dell'anno, e le 28 forme più piccole, sul perimetro, sono 28 giorni secondo il calendario lunare. 
Come il nostro calendario lunare con le tredici coppelle, dell'altare di Oschiri, di cui ho già parlato in un mio precedente post. 
Un animale simbolico estremamente importante, legato alla fertilità e alla saggezza della Dea, alle qualità lunari della morbidezza e dell'ombra dello Yin, alle acque primordiali in cui tutto ha inizio"

E qui arriva la parte interessante
"Nel Faust di Goethe, è proprio sull'enorme guscio di una testuggine marina, che sono raffigurati i piccoli Cabiri, divinità greche protettrice dei marinai( chi più degli Antichi Shardana potevano essere considerati abili marinai?) 
Il culto Misterico dei Kabiri è attestato per lo più sull'isola di Lemno, e i suoi abitanti venivano identificati come Pelasgi, identificati con i Dioscuri, e gli Dei onorati in questo culto, discendevano direttamente da Efesto, il Dio principale dell'isola, zoppo anch'esso, Dio del fuoco, dei vulcani, delle fucine, degli artigiani. 
Efesto allevato dalle Nereidi, in particolare da Teti, ed Eurinome (nel mio ultimo post ho parlato proprio di Teti e della grande importanza che ha nel ritrovamento dei bronzetti sardi), buttato giù dall'Olimpo dalla madre Era, per poi finire nell'Oceano. 
Zoppo e sciamano anche lui, che si reggeva con bastone. 
I treppiedi umani. Gli Sciamani.
I figli del Cigno. 
La costellazione del cigno era importantissima per gli Antichi Sardi 
Stella Polare con la sua stella Deneb, 12.000 anni fa, ma anche Cigno come "signum-cunnum-cunno", come una delle tre croci astrologiche di rinascita, sulla via Lattea, come ho scritto altre volte, importantissima per gli antichi Sardi (https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/l-ingresso-triangolare-dei-nuraghi.html?m=0).
O forse si trattava della nostra isola, visto che Sant' Efisio, nome così simile a Efesto, Sant'Efisio, che è copatrono di Cagliari, insieme a San Saturnino.
Stranamente, Cagliari, Cabras e Cabiri, hanno la stessa radice "Ca-".
Nell'Isola  di Lemno,  vi erano culti rivolti alle corporazioni di fabbri. 
E anche Tartesso, sede della Sacra metallurgia, che aveva come simbolo un'omega, con i suoi fabbri, era qui
E i Cabiri indossavano il tipico copricapo( il pilos) dei Dioscuri, i figli di Zeus e Leda, per la quale Zeus si trasformò in Cigno per conquistarla. Copricapo che somiglia molto alla nostra "berritta Sarda" 
"Berritta" sarda, che secondo me, rappresenta il Femminino, per tutta una serie di motivi che ho spiegato in questo mio scritto( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/05/baal-e-tanit.html)
Quindi, è molto probabile che gli Antichi Kabiri, che in questa moneta vengono rappresentati come il Dio Bes, in realtà fossero delle sciamane, delle antiche Janas, visto che è presente, nell'iconografia del Dio Bes, anche una sovrapposizione Dio Bes/Gorgone.

Nel mio post della Siria  in cui parlo dei Kabiri, avevo postato anche l'immagine di un iniziazione di Agamennone al culti misterici dei Cabiri, in Samotracia, in un bassorilievo esposto al Museo del Louvre.
Due cose da sottolineare.
Se si parla di Agamennone, c'è da sottolineare che Il tesoro di Atreo, detto anche Tomba di Agamennone, a Micene, in Grecia, ha una tholos, che sembra quella del nuraghe Is Paras di Isili, o come quella del nuraghe Arrubiu di Orroli.( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/08/tracce-sarde-in-ambito-miceneo.html)
La stessa mano, la stessa tecnica.
Per non parlare delle vesti delle donne micenee.
Corpino stretto e seno di fuori. Come il nostro costume sardo, che per pudore e decenza, ha aggiunto la camiciola a coprire i seni, ma il bustino che segue la sagoma del seno, è esattamente lo stesso.
Quindi, la rappresentazione di questo dio Bes-Cabiro, ha moltissimi aspetti in comune con le iconografia della nostra Antica Civiltà.

“Chi è iniziato ai Misteri dei Kabiri, che i Samotraci celebrano per averli appresi dai Pelasgi, sa quel che intendo dire, Infatti, quei Pelasgi che erano venuti a convivere con gli Ateniesi, andarono poi ad abitare a Samotracia; e da costoro i Samotraci appresero e conservano l’uso di quei Misteri"
(Erodoto, op. cit. II, 51)
Secondo Platone, il nome Pelagus significa grande mare, e pertanto i Pelasgi, gli antichi Etruschi, sono gli uomini provenienti dal grande mare o oceano, il cui viaggio è simboleggiato dal volo delle cicogne o gru, entrambi uccelli acquatici.  
Ma è anche vero, che gli uccelli acquatici trampolieri, come i Fenicotteri, sono presentissimi qui in Sardegna, e che, anzi, la radice Feni-, è riconducibile alla simbologia stessa del Fuoco( come la Runa celtica Fehu)
 I Pelasgi erano considerati discendenti di Iasione, e venivano anche chiamati Pelargi o cicogne. Pausania afferma che Pelasgo il primo uomo vivente, progenitore dei Pelasgi, emerse dal suolo dell’Arcadia[1], subito seguito da altri uomini ai quali Pelasgo come un Kabiro insegnò a costruire capanne e nutrirsi di ghiande e cucire tuniche di pelle. Il popolo Pelasgo era considerato un eterno vagabondo, un popolo errante che proveniva dalla favolosa Arcadia.
Secondo gli storici, i Pelasgi erano un popolo che abitava la Grecia prima degli Elleni. Erodoto sosteneva che gli abitanti di Atene erano di stirpe pelasgica, lentamente e faticosamente ellenizzatosi
Secondo Euripide e il geografo Strabone le mura poligonali ciclopiche sarebbero state costruite dai ciclopi, poi attribuite ai mitici popoli Pelasgi che avrebbero costruito le mura simili delle città micenee di Tirinto, Micene e Argo. La leggenda racconta che i Pelasgi siano stati istruiti nell’arte della costruzione dai Ciclopi, o dai Giganti, cioè uomini della Quarta Generazione, che La Genesi ebraica abitavano la terra prima del Diluvio di Noè. Si ritiene che i Pelasgi siano stati i primi Costruttori. Molti resti ciclopici delle opere dei Pelasgi si trovano sia in Grecia che in Italia; essi assomigliano molto alle rovine della civiltà Inca. Ai Pelasgi pare siano da attribuire anche i tumuli ed i dolmen. Platone farebbe derivare il loro nome da “pelagus”, il grande mare, ovvero l’oceano. È da lì dovevano esser venuti..
Orfeo viveva «tra i selvaggi Cauconi» presso la casa di Enopione. Secondo Pausania, Orfeo era venerato dai Pelasgi e la terminazione in -eus di un nome greco è sempre indice di antichità. «Orfeo», come pure «Èrebo», il nome del mondo infero su cui regnava la Dea Bianca, è fatto derivare dai grammatici dalla radice ereph, che significa «coprire» o «nascondere». Era la dea-Luna, e non il dio-Sole, che in origine ispirava Orfeo.

 Abbiamo una magnifica vasca ritualistica, nella Domu de Jana di Orfeo, a forma di Tanit ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/08/la-vasca-tanit-di-porto-torres.html?m=0), nel Parco Archeologico di Porto Torres, che si trova nella parte nord-ovest della città, ospita la località antica di Turris Libissonis
In una società matriarcale come la nostra sarda, la Dea Bianca è sempre stata di enorme importanza, e forse, tra le Dee Madri che meglio rappresentano la Dea Bianca, spicca la dea Madre di Turriga, in marmo bianco, che ha una morfologia cruciforme, proprio come la costellazione del Cigno, La seconda, la Dea Madre di Turriga, ritrovata a Senorbi, in modo casuale da un contadino, e risalente al 4.000-3.400 a.C., di cui ho parlato svariate volte, ma in particolare, insieme alle altre nostre Dee Madri Sarde, in relazione alla precessione degli equinozi( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/le-tre-dee-madri-cosmiche-sarde-della.html?m=0)
I Pelasgi, gli Eroi della tradizione greca sono gli appartenenti alla Quarta Generazione, quella dei Giganti, Ulisse e Enea ne facevano parte. La regione cui spetta il titolo di “popolazione gigante” è la Sardegna, che custodisce ossa di uomini enormi e tombe che non hanno nulla di “normale” come quelle di Iloi, Sedilo.
Precessione degli equinozi, la ruota del tempo, lo scorrere del tempo( il Femminino è legato a Saturno)
E anche Eracle, era un Kabiro, gloria di Era, allude allo scorrere del tempo, l’Era degli Dei Ercole, il Sole è anche la Luce Magnetica, il serbatoio delle Forze elettromagnetiche.
Secondo i Celti, Eracle era un Dattilo Ideo, cioè un Kabiro, che essi chiamavano Ogmio e rappresentava la prima lettera dell’alfabeto arboreo degli Iperborei, cioè la betulla.
Ogmio ha la stessa radice di Ogham, l'antico alfabeto dei Sardi
E il Giovane Eracle era lo stesso Sansone, perché  In Palestina il personaggio che gli corrisponde, a detta della Bibbia, è Sansone, il significato del cui nome è “piccolo sole”.
( ne ho parlato in un mio scritto https://maldalchimia.blogspot.com/2022/05/simbologia-api-in-sardegna.html?m=0)
"Sansone è un Giudice, come i nostri Giganti di Mont'e Prama. 
Ne ho fatto cenno nel mio post sull'analogia del pozzo di Santa Cristina con le Iadi(https://maldalchimia.blogspot.com/2022/05/le-iadi-e-santa-cristina.html?m=0).
Iadi, che, astrologicamente,  corrispondono all’arma con cui Sansone uccise i Filistei: una mascella d’asino.
Versetto di Giudici, 15: 19, («Dio aprì una cavità che era nella mascella, e ne uscì dell’acqua»
Le pluvie, acquose Iadi, identificate astrologicamente sia con la mascella della costellazione del Toro, che con le due corna. 
Sansone, che nella sua impresa da giovane Eracle, facendo a pezzi un leone, si trasforma in un baleno fa nascere il mito della generazione delle api da una carogna. 
Quell'Eracle(che poi diverrà l'Ercole mitologico romano), figlio di Zeus, e di un' umana, Alcmena, il cui figlio, Sardus, Sardo( uno dei figli che Erache ebbe dalle Tespiadi) parti dalla Libia, spinto dal verdetto oracolare, ricevuto dal padre Eracle, dopo le sue dodici fatiche, nell'oracolo di Delfi, con dei coloni, e arrivò in Sardegna, guidato anche dal nipote di Eracle, Iolao. 
La Sardegna degli "Eraclidi", dove si onorava l'Eracle/Ercole, resa fertile e agricola dai greci, narra la mitologia, facendo arrivare addirittura un "Architetto divino", Dedalo, che con queste opere maestose, le torri nuragiche, creò una "Daidáleia", creatura  ispirata all'architettura micenea, alle tholoi.
Dedalo che, sempre secondo la mitologia, porto' Aristeo, figlio di Apollo e di Cirene,  nell'Isola rendendola fertile e riappacificando le popolazioni in guerra fra loro. Fondò Karalis e ne divenne re, insegnando agli abitanti l'arte della caccia e dell'agricoltura.
La Statuina di Eracle, che è custodita nel Museo Archeologico di Cagliari e risalirebbe presumibilmente al V-VII secolo a.C., raffigurante un giovane nudo con cinque api disposte sul corpo, e che è stata ritrovata a Olien, in provincia di Nuoro.
Cinque Api. Il numero cinque è legato al Sacro Femminino. 
Ma i nostri veri Architetti divini, piuttosto che Dedalo, e le distorsioni mitologiche che riconducono tutto alla dimensione "greco-romana", sappiamo essere i Giganti di Mont'e Prama.
I Celti onoravano Eracle kabirico come patrono delle lettere e delle arti, in quanto su una betulla fu inciso il primo messaggio o scrittura.
Come vedete, ci sono tantissimi rimandi alla nostra Antica Civiltà.
Massimo Pittau, il nostro grande ricercatore e autore, sostiene questo, riguardo la definizione di Pelasgi
"Nel mondo antico correva una etimologia di questo vocabolo: Pelasgós = pelargós «cicogna» (uccello migratore); ma in realtà questa non era altro che una paretimologia o “etimologia popolare” (cioè errata), conseguente al fatto che i Pelasgi si spostavano spesso dal Mar Tirreno a quelli Ionio, Adriatico ed Egeo. E come dimostra soprattutto il fatto che i Pelasgi o Pelasgói sono citati dagli autori antichi, greci e latini, quasi sempre e soltanto in questo esatto modo.
A mio avviso, invece, Pelasgus/Pelasgós significava anch’esso «costruttore e abitante delle torri, torrigiano, turritano», derivando dalla glossa latino-etrusca fala «torre di legno, torre d'assedio» (DELL). E c’è da precisare che dell’appellativo fala i Glossari latini riportano pure la variante phala e inoltre che le alternanze delle vocali A/E e delle consonanti F/PH/P sono ampiamente accertate nella lingua etrusca (DICLE 13; LIOE, LLE Norme).
A mio giudizio dunque ha un elevato grado di probabilità e di verosimiglianza il fatto che anche l’etnico lat. Pelasgus e greco Pelasgós corrispondesse esattamente all’altro etnico Tyrsenós, Tyrrhenós = «costruttore e abitante delle torri», ma avendo come base la glossa latino-etrusca fala, phala «torre» invece dell’altra greco-etrusca tyrsis, tyrrhis «torre». Anzi, prendendo in esame la forma dell’etnico Tuscus «Etrusco, Toscano» (che deriva da Tur-sc-us), si vede chiaramente che Tuscus e Pelasgus sono due perfetti sinonimi, dato che hanno la stessa identica struttura: Turr-scus, Pela-sgus.
E come i veri e propri ed originari Tyrsenói, Tyrrhenói erano i Sardi Nuragici, costruttori delle «torri nuragiche», così pure i Pelasgi in origine indicavano anch’essi i «Sardi Nuragici( Massimo Pittau)

Quindi se i Pelasgi sono Kabiri, e il Dio Bes è definito come Kabiro, a maggior ragione, può essere la manifestazione al Femminile, di questi antichi Iniziati.
Cabiro.
Ka/Ca come Anima.
Ka come karrabosu, il nostro scarabeo primordiale rappresentato dalla nostra Dea Madre di Cuccuru Is Arrius
"Ca/Ka", che significa il corpo etereo, il doppio della persona, il gemello etereo, la placenta, che era rappresentata dalla lettera H, come Hermes/Mercurio, poiché traghettatrice di conoscenza, di Vita. 
"Ra" che indica la divinità solare. 

La "bs" finale della parola, rappresentava l'ideogramma del Dio Bes, protettore della gravidanza e della placenta, considerata nostro gemello sacro durante la nostra vita. 

Bes dalla grande testa, a forma di cuore, come sono state rappresentate alcune nostre Tanit, che in scrittura rappresentavano la lettera H. 
Quindi è chiaro che anche il nostro scarabeo Sardo, significa psicopompo per l'ascensione verso Orione, verso lo stargate divinizzante."
(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/lo-scarabeo-umanoide-egizio-khepri-e-la.html?m=0)
A dimostrazione che forse, il Dio Bes, è rappresentativo di quel Gemelli Divino che custodisce la vita, come la placenta, come le Domus de Janas, delle placente( il Dio Bes rappresenta la placenta) di pietra, che custodiscono la vita, prima e dopo la morte.
Che custodiscono, custodite da Janas "nane", "sa bessia", il venire alla luce, anche dopo la morte.
Perché le Domus de Janas sono luoghi alchemici in cui l'afflato divino che dona la vita, si manifesta, che passa, come ossigeno in questa placenta di pietra ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/01/le-domus-de-janas-non-sono-capanne.html?m=0)

Tiziana Fenu
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Moneta Dio Bes/Kabirios





giovedì, giugno 20, 2024

💚Calendario lunisolare Dogon

 Antico manufatto Dogon, la Tribù del Mali, che rappresenta il sole.

Così dice la Didascalia, ma non ho trovato niente altro a riguardo

Secondo me, invece, rappresenta un calendario lunisolare, come le nostre pintadere sarde. 

Ho già avuto modo di parlare dei Dogon, e ho sempre trovato corrispondenze con la nostra Antica Civiltà Sarda. 

Ci sono 8 sezioni, anche se una, risulta vuota. Forse è stato smarrito l'elemento decorativo. 

Sono comunque 8 sezioni. 

Il numero 8 è legato al Femminino, a Venere, che nel suo percorso pentacolare in cielo, impiega 8 anni per compiere l'intero tragitto. 

È un numero che collega cielo e terra, il numero dell'infinito, ma ha anche una valenza cosmogonica che ha le radici nelle 4 coppie semidivine, nell'ogdoade, che diedero inizio all'umanità. 

Le nostre pintadere sarde, sono dei calendari, dei marcatori lunisolari, ne ho parlato più volte( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/05/pintadera.html?m=0) 

Ne abbiamo un antico esempio nel concio di trachite del nuraghe di Nordule ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/simbologia-dei-conci-di-trachite-del.html?m=0), in cui vi sono più pintadere con 8 sezioni. 

Sono le sezioni che traguardano solstizi ed equinozi. 

Una simbologia, quella delle 8 sezioni, e quindi, della stella a 8 punte, che rimanda anche al Femminino, perché l'alternarsi degli equinozi e dei solstizi, è una dinamica della ruota del tempo, di Cronos, di Saturno, che rappresenta il Femminino, il Sole dietro il Sole, con la sua ciclicità. 

Stella a 8 punte, simbolo antichissimo del Femminino, dell'ottagono delle fonti battesimali, simbolo delle antiche e potenti Dee, come Astarte, Ishtar, Inanna, che ritroviamo in tempi più recenti anche in  Moneta ritrovata nell'area archeologica di Mont'e Prama con stella a 8 punte sul Toro, e Sardus Pater. 

Simbologia, rimasta presentissima, nella nostra tradizione sarda, anche nei nostri stupendi  rosari sardi ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/la-simbologia-della-stella-otto-punte.html?m=0) 

Le pintadere marcano sicuramente  il ciclo lunisolare, così come è ben evidente nella pintadera del nuraghe Nuracraba( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/12/pintadera-nuraghe-nuracraba.html?m=0), e anche questo manufatto Dogon, è un marcatore lunisolare. 

Oltre le 8 sezioni, sono presenti 7 moduli, con 7 semicerchi concentrici ciascuno, che indicano i 7 giorni delle fasi lunari. 

A suddividere le 8 sezioni, 8 raggi, intrecciati come se fossero trecce. 

Come potete notare, il verso delle trecce, è alternato nelle due direzioni opposte, verso l'alto e verso il basso, e, simbolicamente, corrispondono alla sinergia del Fuoco( rappresentato con un triangolo con il vertice verso l'alto) e dell'acqua, rappresentata con un triangolo con il vertice verso il basso. 

Questa stessa simbologia delle trecce intrecciate nelle due direzioni opposte, è la stessa che abbiamo nel nostro bronzetto sardo di Vulci, e nelle trecce dei nostri Giganti di Mont'e Prama ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/simbologia-delle-trecce-nel-bronzetto.html?m=0) 

Una simbologia che rappresenta la sinergia delle due polarità, sole e luna, fuoco e acqua, maschile e femminile, atte alla creazione sinergica, che si manifestano in esseri divinizzati come il nostro sciamano di Vulci, o il nostro Gigante di Mont'e Prama. 

Degli esseri androgini, degli emissari Divini, che hanno le due polarità in equilibrio, e sappiamo bene quanto la tradizione delle treccine sia diffusa nei popoli africani, ma in questo caso, è sottolineata proprio la direzione inversa, consona al suo straordinario simbolismo lunisolare. 

Un manufatto straordinario, ricco di simbologia 


Tiziana Fenu 

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Maldalchimia.blogspot.com 

Calendario lunisolare Dogon




💜Inno al sole di Akhenaton

 Inno al sole di Akhenaton 


Magnifico risplendi tu

Sull’orizzonte del cielo, Tu sole vivente

Che determini la vita!

Tu sorgi dall’orizzonte d’oriente

E colmi ogni terra della tua bellezza.

Magnifico, grande e raggiante,

alto sopra tutti i paesi della terra.


I tuoi raggi abbracciano le nazioni

Fino al termine di tutto quello che hai creato.

Tu sei Ra quando raggiungi i loro confini

E li inclini per il tuo figlio amato.

Sei lontano, ma i tuoi raggi sono sulla terra;

sei nel suo volto, ma la tua via è inesplorabile.


Quando riposi oltre l’orizzonte occidentale,

il mondo è immerso nelle tenebre,

a somiglianza della morte.

I dormienti sono nelle stanze

Con il capo velato e nessun occhio scorge l’altro.


Tutti gli averi che tengono sotto la testa vengono loro rubati -

Non se ne accorgono.

Ogni animale da preda è uscito dal proprio covile

E tutti i serpenti mordono.

L’oscurità è una tomba,

la terra giace attonita,

poiché il suo creatore è tramontato all’orizzonte.


Al mattino però eccoti di nuovo al di sopra dell’oriente

E brilli come sole nel dì;

scacci le tenebre e scocchi i tuoi raggi.

Le Due Terre sono ogni giorno in festa,

gli uomini sono desti

e si levano in piedi, poiché tu li hai fatti alzare.

Il loro corpo è pulito e hanno indossato abiti,

le loro braccia si levano in preghiera al tuo sorgere

la terra intiera compie la sua opera.


Tutto il bestiame si pasce del proprio foraggio,

alberi ed erbe verdeggiano.

Gli uccelli hanno lasciato i nidi,

i loro voli lodano il tuo Ka.

Tutti gli animali selvatici stanno all’erta,

tutto ciò che si agita e ondeggia nell’aria vive,

poiché sei sorto per loro.

Le grandi barche risalgono la corrente

E poi la ridiscendono,

ogni viaggio è aperto dal tuo sorgere.

I pesci nell’acqua saltano dinnanzi al tuo apparire,

i tuoi raggi penetrano nel fondo del mare.


Tu che fai germinare il seme nelle donne,

Tu che procuri “il liquido” agli uomini

Tu che mantieni in vita il figlio nel corpo di sua madre

E lo acquieti così che le sue lacrime si asciughino -

Tu, balia nel corpo della madre! -

Tu che doni il respiro

Perché tutte le creature possano vivere.

Quando il bimbo esce dal corpo delle madre

E respira nel giorno della nascita,

gli apri la bocca completamente

e ti preoccupi di quel che a lui serve.


Al pulcino nell’uovo,

Che già si fa sentire nel guscio - Tu concedi l’aria e lo fai vivere.

Hai stabilito per lui il momento

Quando è tempo di rompere il guscio;

ed esce allora dall’uovo

per rispondere al termine fissato,

cammina già sui suoi piedi, quando esce dall’uovo.


Quanto sono numerose le tue opere

Che si nascondono allo sguardo,

tu unico dio, del quale non esistono eguali!

Hai creato la terra secondo il tuo desiderio, da solo,

con uomini bestiame e ogni animale,

con tutto quello che sta sulla terra,

con tutto quello che si muove sui piedi

con tutto quello che sta in alto e si muove con le ali.


I paesi stranieri di Siria e Nubia,

e con essi la terra d’Egitto -

hai collocato al posto dove si trovano e ti preoccupi dei loro bisogni,

tutti hanno nutrimento e il termine della loro esistenza è stabilito.

Le lingue sono diverse nei discorsi

E così pure i lineamenti;

il colore della pelle è differente, poiché tu distingui i popoli.


Nel mondo sotterraneo crei il Nilo

E lo porti poi in superficie a tuo piacimento,

per mantenere in vita gli uomini che tu hai creato.

Sei il signore di tutti che per tutti si affatica,

tu padrone di ogni terra che per te si schiude,

tu sole del giorno, potente nell’alto!

Tu mantieni in vita anche le terre più lontane,

hai posto un Nilo anche nel cielo

perché possa giungere a loro

e infrangere onde sui monti, come il mare

e rendere umidi i loro campi con ciò di cui hanno bisogno.

Quando sorgi essi si risvegliano e rivivono per te.

Crei le stagioni perché le tue creature si possano sviluppare -

L’inverno, per dar loro frescura,

il caldo dell’estate perché godano della tua presenza.

Hai posto lontano il cielo per salire fino a lui

E osservare tutto quello che hai creato.


Sei unico quando sorgi,

in tutte le tue forme di apparizione come Aton vivente,

che brilla e risplende,

lontano e vicino;

tu crei milioni di esseri da te solo - Città, villaggi, e campi coltivati,

ruscelli e fiumi.

Tutti gli occhi si vedono di fronte a te,

quando ti levi sulla terra come sole del giorno.


Quando tramonti, il tuo occhio non è più qui,

quello che tu hai creato per loro,

così non vedi te stesso come unico, ciò che hai creato - anche allora resti nel mio cuore

e non c’è nessuno che ti conosce

al di fuori di tuo figlio Neferkheprure Uanre

al quale hai fatto conoscere il tuo essere e la tua forza.


Il mondo sorge al tuo cenno, come tu lo hai creato.

Quando ascendi nel cielo essi vivono,

quando tramonti, essi muoiono;

sei il tempo stesso della vita, tutti vivono per te.

Gli occhi posano sulla bellezza fino a quando non scompari,

ogni opera viene tralasciata quando declini ad occidente.

Colui che si leva rafforza ogni braccio per il re

E ogni piede si affretta.


Da quando hai creato il mondo, lo fai sorgere

Per tuo figlio che è nato dal tuo corpo,

il re del duplice Egitto, Neferkheprure Uanre,

Figlio di Ra, che trae vita da Maat,

il signore del diadema, Akhenaton, grande nella sua esistenza,

e la grande sua sposa e regina, che egli ama,

la signora di entrambi i paesi, Nefertiti,

che è piena di vita e giovane

per tutta l’eternità.



Testo tratto da: “AKHENATON - La religione della luce nell’Antico Egitto” di Erik Hornung pubblicato da Salerno Editrice


Maldalchimia.blogspot.com 

Inno al sole di Akhenaton



mercoledì, giugno 19, 2024

💛Solstizio estivo nell'antica Civiltà Sarda

 Domani, 20 giugno, alle 22:51, per l'Italia, ci sarà il passaggio del solstizio estivo, a ridosso del plenilunio in Capricorno, il 22 giugno, e all'ingresso del segno del Cancro, sempre il 22, antipode del Capricorno. 

Il Solstizio, per definizione, è il punto in cui il Sole, raggiunge, nel suo moto apparente lungo l'eclittica, il punto di declinazione massima o minima. Questo significa che i solstizi di estate e di inverno rappresentano rispettivamente il giorno più lungo e più corto dell'anno.

Questi due segni zodiacali, Cancro e Capricorno, sono chiamati, rispettivamente, la Porta degli Uomini, e la porta degli Dei. 

Quindi, è un passaggio astronomico, quello del Solstizio,, che quest'anno, in Luna Crescente in Sagittario, segno di Fuoco, avviene nell'ambito di un segno d'aria, il Gemelli. 

Questo è molto interessante, perché il concetto di gemellare, come ho scritto tante volte, è molto sentito, e particolarmente manifesto, nella nostra Antica Civiltà Sarda. 

Ho già affrontato l'argomento, in relazione, in particolare, al pozzo di Santa Cristina, e al suo gemellare pozzo di Sant'Anastasia (https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/il-concetto-di-gemellare.html). 

Un pozzo gemello a custodia del livello d'acqua del Santa Cristina, per evitare il "troppo pieno", e che quindi le acque possano contaminarsi con ciò che è esterno al pozzo.

Se ci badate, il nome "Anastasia", ha la stessa radice "ana-" della parola "anabasi", che indica la salita, l'ascesa verso il cielo, contrapposto al concetto di "catabasi", che indica la discesa verso gli inferi

L'anabasi non è possibile senza una base materiale, senza aver prima, figurativamente, esteticamente e moralmente, attraversato il proprio inferno personale; ecco il vero nesso concettuale tra il Cielo e la Terra; ecco perché non può esserci anabasi senza catabasi, senza discesa agli Inferi. 

 Il primo esempio letterario di catabasi da vivi, com’è noto, lo si rintraccia nella discesa agli Inferi di Enkidu, il fedele servitore di Gilgamesh. 

Questo concetto di pozzo gemellare, che ha la stessa conformazione a Menat, del nostro pozzo di Santa Cristina, lo troviamo nel pozzo di Kom Ombo( terza immagine) in un punto strategico verso la Nubia e  l’Etiopia, con le quali abbiamo molti più legami di quel che si pensa. 

In questa zona ci sono  due templi d’età Tolemaica dedicati al dio "dalla testa di falco" ed a Sobek il dio coccodrillo. Vicino questi templiprincipali ci sono altre costruzioni molto più antiche, tra cui un pozzo, il pozzo, appunto di Kom Ombo, che fungeva da nilometro. 

Cioè aveva la stessa funzione del gemello di Santa Cristina, il pozzo  di Sant'Anastasia, evitava cioè che il Nilo risultasse troppo pieno, e che le acque venissero contaminate da agenti esterni, straripando dal pozzo. 

La conformazione a Menat, lega tutti questi tre pozzi, perché oltre la sua simbologia, di fattore "equilibrante, equinoziale", come ho già approfondito( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/11/il-menat-e-santa-cristina.html?m=0/  https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/il-menat-portale-alchemico-dei-pozzi.html?m=0), c'è da sottolineare che il Dio Sobek, legato ai riti di mummificazione, quindi al concetto di anabasi ( ma anche di catabasi, perché "ricompatta" dopo la morte) è il marito della Dea Hator, il cui simbolo è proprio il Menat, e il pozzo, che contiene l'acqua, elemento femminile per eccellenza, non puoi che avere una simbologia femminile, che rimanda all'archetipale Tanit, di cui noi in Sardegna, abbiamo le primissime forme archetipali, come ho sempre scritto.

Il pozzo di Santa Cristina, rappresenta proprio questo, la discesa, verso il bacile d'acqua, nei 24 gradini, e poi la risalita, purificati, con i 12 gradini dimezzati, che indicano la purificazione avvenuta. 

È l'incontro tra Fuoco e Acqua, a decretare questa purificazione. 

Come spiega il ricercatore Sandro Angei, nelle sue ricerche sul campo( https://maimoniblog.blogspot.com/2018/11/il-12-anello-al-solstizio-destate-nel.html?m=1) la manifestazione ierofanica ( seconda immagine) che si manifesta il 21 giugno, in occasione del solstizio estivo ( che quest'anno è anticipato di un giorno perché siamo in un anno bisestile), è parte integrale di un rito che aveva inizio il 21 di aprile, aveva il suo culmine il 21 di giugno e terminava il 21 di agosto.

"Per il Solstizio estivo, quando  l'altezza del sole era di 72°42', in quel momento, un sottile pennello di luce illuminava tutto lo spessore del 12° anello . 

Ciò dimostra che il 21 di giugno del 1000 a.C (o meglio solo i giorni attorno al 21 di giugno compreso), il sole illuminava con una lama di luce l’intero spessore del 12° anello"

Questo è molto simbolico, perché il 12 è un numero Sacro, nella nostra Antica Civiltà Sarda, "su Santu Doxi". 

Se vogliamo far riferimento ai Sacri Archetipi Ebraici, il 12 rappresenta la Lamed, il parametro, la misura, in corresponsione all'Arcano Maggiore XII dell'Appeso o Capovolto.

Sottolineo, che il capovolto, è un'altra iconografia estremamente presente nella nostra Antica Civiltà, sia come petroglifi nelle Domus de Janas, sia come manifestazione nello stesso pozzo di Santa Cristina, quando per gli Equinozi, si manifesta il fenomeno dell'ombra capovolta sulla parete della tholos( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/09/equinozio-autunno-2023.html?m=0) 

Teniamo presente, che ciò che avviene all'interno del pozzo di Santa Cristina, a livello alchemico, è un vero e proprio rituale di fecondità, in cui, simbolicamente, il Fuoco ingravida l'Acqua, e insieme, diventano strumento di purificazione. 

Se sommiamo i 24 gradini di discesa, i 24 anelli della Tholos, e i 12 gradini speculari a quelli della discesa, abbiamo un numero 60, che è il valore ghematrico del Sacro Archetipo Ebraico Samech, il quindicesimo, che ha una funzione divinizzante sulla materia, e che il numero 15 indica la fertilità, il giorno centrale più fertile, quello dell'ovulazione, in un ciclo mestruale femminile, che corrisponde anche al ciclo lunare. 

La simbologia dell'inclinazione del raggio solare a 72°, che consente la manifestazione ierofanica sul dodicesimo anello della Tholos, è altrettanto importantissimo e simbolico. 

Perché, come ho scritto tante volte, anche l'ingresso triangolare del pozzo di Santa Cristina, ha proporzioni auree, 72 °/72 °/36°

Stesse proprorzioni, come ho approfondito altre volte, che ritroviamo nell'ingresso triangolare sia del pozzo di Santa Cristina, che nell'ingresso dei nuraghi( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/06/simbologia-angolo-72-nel-pozzo-scristina.html?m=0) 

Parametri Sacro, l'angolo a 72 °, che indica la Dea Madre, poiché è lo stesso che si trova negli ingressi dei nuraghi, e nella struttura delle nostre Dee Madri, da quella di Cabras, a quella di Turriga, fino a quella di Porto Ferro di Alghero. 

Le Dee Madri legate alla precessione degli Equinozi ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/le-tre-dee-madri-cosmiche-sarde-della.html?m=0) 

Questo fattore in comune, dell'angolo a 72°, comune ad elementi così apparentemente diversi come possono essere le dee Madri Sarde, i nuraghi e il pozzo sacro di Santa Cristina(e chissà quanti altri), è invece importantissimo, poiché indica un linguaggio comune, una Koine' interpretativa, che ci riporta ad un'unica decodificazione importantissima, come avevo già scritto: l'interpretazione della dinamica della precessioni degli equinozi, poiché il numero 72, sacro in ogni civiltà, corrisponde agli anni necessari per lo spostamento di un grado precessionale durante la precessioni degli equinozi. 

Cosa significa questo? 

Che i nuraghi, le Dee Madri, il pozzo di Santa Cristina, con il loro parametro che li contraddistingue, dell'angolo a 72°, sono degli indicatori cosmici di questo avanzamento nella ruota celeste, sia del Sole equinoziale sull'orizzonte celeste, sia dell'orientamento dell'asse di rotazione della terra stessa. 

Questo significa, in parole povere, che gli antichi Sardi avevano individuato questo parametro, questo angolo a 72°, che è colonna portante di tutto l'enorme ingranaggio cosmico che fa muovere l'universo intorno a noi. 

Riportandolo come parametro angolare sulla terra, nella dimensione della materia, è come se avessero portato un angolino di immortalità che consentisse loro di sentirsi parte attiva di questo ingranaggio. 

Di sentirsi nel grembo stesso della creazione universale. 

Partecipi e Co-partecipi..

Di unire l'umano e il Divino.

Il Maschile e il Femminile.

L'acqua e il Fuoco del solstizio

E questo aspetto, se ci pensiamo, è di una Bellezza infinita. 

È la perfezione della Bellezza materializzata nella materia. 

E questo trova conferma nel fatto che questo rapporto aureo dell'angolo a 72° si trova anche nella stella a cinque punte, nel pentacolo, che corrisponde, sia al pianeta Venere, che alla costellazione del Toro. 

Maschile e Femminile insieme, che si ritrovano nel grembo del 9, del "7+2", di quell'angolo a 72° che consacra questa unità, questo matrimonio alchemico degli Opposti, esattamente quando l'inclinazione dei raggi solari sono a 72", esattamente nel solstizio estivo. 

Un grado a 72 °, che èa costante della stella a 5 punte, della Tanit primordiale, del Femminino. 

Un Femminino, che, su manifesta attraverso l'inclinazione dei raggi solari a 72 °, e che consente, anche all'interno dei nuraghi, con i raggi solari che entrano dall'oculo apicale, la manifestazione del Corpo di Luce. 

La trasfigurazione 

Nei nostri Nuraghi, in alcuni, in particolare, come nel nuraghe Ruju di Torralba, o nel Nuraghe Aiga di Abbasanta, solo per citarne due, si verifica, nel solstizio estivo, quando il sole è nel suo punto più alto, il fenomeno della trasfigurazione, della "trasformazione della figura", in senso letterale, in corpo eterico, di Luce. 

La luce del sole entra dal foro apicale, sulla sommità  del nuraghe, attraverso un oculo dal quale, può essere rimossa o meno, la pietra di chiusura, accedendovi attraverso un soppalco che i nostri Antichi Padri, avevano ben progettato.

Questa luce, incanalata nel foro apicale, investe, come una investitura regale, il soggetto che soggiorna sotto il suo fascio di luce, trasfigurandolo, divinizzandolo, illuminandolo, fino a trasfigurare la sua fisionomia, che si amalgama con la luce, che diventa, così incanalata, fluida, pura, potente.

Si crea, in questo modo, un "gemello divino" in terra.

Si divinizza, e si altarizza, in questo modo, un "semplice umano", alla vigilia, sulla soglia della "Porta degli Uomini", traguardata dal segno del Cancro, che subentra il 22 giugno", e lo si fa assurgere a divinità luminosa, attraverso la trasfigurazione, attraverso l'investitura regale, del Dio Sole.

In questo modo, la "Porta degli Umani", del Solstizio estivo, può diventare passaggio alchemico per la "Porta degli Dei", del Solstizio invernale, traguardato dal Segno del Capricorno, il segno esotericamente più spirituale e trasmutante dello Zodiaco.

Il Cancro è un segno d'acqua.

È sull'acqua, che il Sole, manifesta la sua ierofania dorata.

È attraverso l'acqua, che si manifestano le ierofanie nel pozzo di Santa Cristina. 

Attraverso essa, il Divino si manifesta.

Attraverso il riflesso nell'acqua, l'Ombra speculare nel pozzo, di manifesta, in modo da enfatizzare l'immortalità degli Umani, in questa, e nell'altra dimensione.

Il solstizio estivo era considerato un momento importantissimo in passato.

Era considerato la "porta degli Umani", segnata dal segno del Cancro, contrapposta alla porta degli Dei, quella del Capricorno , custodite dal Giano bifronte, con i due volti, uno per vedere il passato, e uno per vedere il futuro.

Giano bifronte romano che potrebbe essere un'evoluzione della nostra Jana(Jana /Jano), poiché anch'essa è un portale, una porta, una "Janna", che consente l'ingresso a nuove dimensioni.

Abbiamo molti megaliti ad orientamento solstiziale, ed elencarli tutti sarebbe stato un lavoro certosino.

Tra questi, forse il più bello, per i miei gusti, è il Nuraghe Palmavera ad Alghero. Questo del solstizio è un momento alchemico molto importante.

La luce è alla sua massima manifestazione, il calore del sole cuoce i frutti sugli alberi, e le piante, germogliando e crescendo dalla terra, portano in superficie i sali minerali della terra stessa.

Quando l'aria diventa satura di calore, avviene un processo che viene chiamato sulfurizzazione, con predominanza dell'elemento zolfo.

L'aria diventa satura di sale, Mercurio e zolfo, e lo stesso corpo umano risente di questa corrente caldo-luminosa, che percorre anche gli elementi naturali, come un "Drago-Serpente" che offre vitalità, ma anche dissipazione di energie.

Alchemicamente, questo stato, viene contrastato dal fenomeno delle stelle cadenti. 

Ai primordi dell'umanità, si narra che le prime armi in ferro furono forgiate dai primi meteoriti, grazie al ferro cosmico, il "sideron", il ferro degli Dei, che protegge da questo calore eccessivo estivo.

Infatti d'estate, tutto sembra puntare ed evaporare verso il cielo.

Il calore spinge verso l'alto. Quando piove d'estate, se ci fate caso, spesso si sente odore di zolfo.

Fa parte di quel processo alchemico di  trasmutazione verso l'Oro, verso il Sole.

Ecco perché gli Antichi davano massima importanza ai riti che si celebravano per il solstizio. Essendo un periodo di massima manifestazione del sole, era anche il momento di potenziale, massima trasformazione alchemica dell'umano in divino." (https://maldalchimia.blogspot.com/2021/06/simbologia-alchemica-solstizio-estivo.html?m=0) 

Immaginate quale meraviglia potesse suscitare tale investitura solare e regale, in un personaggio di potere della nostra Antica Civiltà Sarda, o in una coppia che si univa in un sacro legame. 

È una cosa che ci hanno copiato 

gli antichi romani, poiché è un fenomeno che si verifica anche nel Pantheon romano, poiché, nel 27 a.C.

( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/03/pozzo-s-cristina-pantheon.html?m=0). 

Marco Vipsanio  Agrippa, genero, amico e collaboratore del primo imperatore Augusto, fece costruire questo tempio, dedicandolo alle sette divinità planetarie. Ad esse si deve il nome di Pantheon, che, in greco, significa “di tutti gli Dèi”.

Solo e unicamente a mezzogiorno del 21 aprile, giorno in cui si celebra il Natale di Roma, il sole penetra dall’oculus con un’inclinazione tale da generare un fascio di luce che centra esattamente la porta d’ingresso del tempio. Anticamente, l’imperatore faceva il suo ingresso trionfale proprio in quel momento, investito dalla luce e consacrato divinamente agli occhi del popolo. 

Giorno, che, come ho scritto prima, fa parte, come giorno iniziale, di una manifestazione ritualistica ierofanica che aveva il suo culmine il 21 di giugno e terminava il 21 di agosto.

Il Sacro, dodicesimo anello. 

Forse retaggio di quella Matrice delle dodici tribù di Israele, alla quale ci siamo sempre più accostando. 

Il dodici come il dodicesimo Sacro Archetipo Ebraico Lamed, con funzione "misura", nella quale ci si misura con un qualcosa di più grande, l'Oro divino( perché i 12 anni, nelle Antiche civiltà, segnava il passaggio all'età adulta). 

Le iniziazioni, anche misteriche, avvenivano a quell'età. 

Un dodici, che traguardava anche "l'Oro nei campi", il livello di maturazione del grano nei campi. 

Un momento in cui si manifestava l'Oro, dato che "1+2", dà come risultato, "3", la Sacra Triade Divina. 

Si manifesta la resurrezione," quando i raggi solari si allineano in asse con la scalinata, e battendo sul primo bordo Inferiore , proiettano un'immagine luminosa nel  dodicesimo anello, a salire, della tholos, sul cerchio "anomalo", quello più grosso

Manifestazione luminosa amplificata  e magnificata da un accorgimento tecnico, dovuto alla presenza dell'olio, che avrebbe reso calmo lo specchio circolare della "funtana" unta, rendendo ancora più magnificente  il riflesso dorato sul dodicesimo anello. 

In questo lasso di tempo, che durerebbe una mezz' ora circa, si osserva la "divinità solare" che si manifesta e benedice simbolicamente il raccolto del grano. 

Da questo particolare, ho pensato che i rituali de "sa mexina de s'ogu", con l'acqua e l'olio, derivino proprio da questa antichissima pratica. 

Il 21 aprile segnava l'inizio del calendario nuragico( quindi era una data chiave per gli antichi Sardi, non per i romani, che hanno solo emulato, distorcendone il significato originario). 

Nel pozzo di Santa Cristina, e nei pozzi che presentano la doppia scalinata speculare (quella superiore, di solito, impraticabile, ha un numero di gradini dimezzati, rispetto a quelli inferiori, perché si scende da umani, e si sale, divinizzati, purificati dall'acqua), la trasmutazione avviene attraverso l'acqua e la luce solare. 

Nei nuraghi, la trasmutazione, la divinizzazione, avviene nell'umano attraverso la catarsi che la luce solare, così canalizzata, dall'oculo, opera sulla stessa componente primaria dell'essere umano, l'acqua. 

L'Umano diventa una ierofania vivente, una manifestazione del Divino, in modo da poter varcare, da poter dominare anche la porta degli Dei, i due solstizi, il presente e il futuro, come Giano bifronte. 

Come una Jana, una porta ("Janna", in sardo, significa porta), un portale per la dimensione del Divino, di ciò che sta oltre la vita stessa. 

Oltre la vista. 

Perché in quel momento, l'Umano non si vede più. Non si vedono più i suoi lineamenti, ma tutto il suo essere è magnificato ed enfatizzato dal Divino che si sta manifestando attraverso esso, in una bellezza, che solo una civiltà evoluta come la nostra, poteva cogliere e manifestare.

Solo una civiltà che tendesse al costante rapporto con il Divino, attraverso le sue ierofanie( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/05/simbologia-delle-ierofanie-in-sardegna.html?m=0), e che si facesse, anzi, testimone vivente in eterno, a dispetto del tempo, che gli Antichi Sardi, anzi, lo fermavano. 


Tiziana Fenu 

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Prima Immagine di Mauro Aresu, ripresa all’interno del nuraghe Ola, Oniferi (Nuoro) nel giorno del solstizio estivo.

Solstizio estivo Antica Civiltà Sarda











martedì, giugno 18, 2024

💙Solstizio/plenilunio giugno 2024

 Abbiamo, per questo fine settimana, delle energie molto potenti, in quanto, giovedì 20, con luna crescente in Sagittario, avremmo il passaggio del solstizio estivo, e sabato 22, abbiamo una la luna piena in Capricorno, chiamata "luna della fragola", in concomitanza dell'ingresso del segno del Cancro, antipode proprio del Capricorno.

Per il passaggio solstiziale, abbiamo l'energia del pianeta Giove, ancora del segno dei Gemelli, segno d'Aria, del Sagittario, segno di Fuoco, del Sacro Archetipo Ebraico Ayin, il sedicesimo, con funzione "corrispondenza", e dell'Arcano Maggiore XVI della Torre.

Per il Plenilunio del 22, invece, abbiamo l'energia di Saturno, del Cancro, segno d'Acqua, del Capricorno, segno di Terra, del Sacro Archetipo Ebraico Tsade', il diciottesimo, con funzione "divisione", e dell'Arcano Maggiore XVIII della Luna.

Come vedete, nei due giorni in questione, si manifestano tutti e 4 gli Elementi, aria, fuoco, acqua e terra, e due corrispondenze, Sagittario-Gemelli e Capricorno-Cancro, che riguardano la relazione luna-segno zodiacale e Sole-segno zodiacale, che risultano agli antipodi. 

Questo è interessante, perché si enfatizza, anche attraverso i segni zodiacali, la contrapposizione/complementarietà, tra Sole - Luna, in correlazione ai segni antipodi. 

Gli Archetipi coinvolti, indicano chiaramente che, nonostante questa apparente divisione, che è la dimensione dell'Archetipo del plenilunio, la Tsade', vi è corrispondenza, attraverso l'Archetipo Ayin del passaggio solstiziale, anche tra fattori apparentemente distanti da noi, con i quali non percepiamo nessuna corrispondenza apparente. 

Forse perché abbiamo una Torre da smantellare, e il passaggio solstiziale, favorisce questo smantellamento, e abbiamo da sondare, da rivelare, ciò che ancora ci è oscuro, non esperito, non tentato, come ci indica l'Arcano della Luna, del plenilunio, che è guidato anche dall'Archetipo Tsade' della divisione apparente. 

Tutto sta andando molto velocemente. 

Molte cose vanno da sé, e per quanto ci possano spiazzare, con stupore, quasi ne abbiamo sollievo, perché abbiamo imparato a stare. 

A stare solo in noi stessi, nella nostra dimensione, nella nostra frequenza. 

E non c'è più dolore, nel distacco, ma quasi sollievo. 

Perché è tempo di viaggiare leggeri. 

La spinta propulsiva della luna crescente in Sagittario, per il passaggio solstiziale, è prepotente, forte, sfrontata.

Pur con un'accenno di lacrima a filo d'occhio, sente che deve andare, che deve lasciare ciò, e chi, è "ancora al palo", con vecchie dinamiche, con vecchi esoscheletri. 

C'è una spinta propulsiva quasi erotica, nel senso di energia di vita, di Eros, come forza propulsiva primordiale, che spinge ad andare oltre il già visto, il già sentito, il già esperito. 

Per puntare alla vetta, come indica il plenilunio in Capricorno. 

Che non significa nei nostri castelli campati per aria, ma radicamento, come manifesta il solido Capricorno, radicato, eppure, punta alle vette. 

Questo, perché ha radici ben salde, che gli consentono l'espansione. 

E le sue radici, sono la rappresentazione di quella coda marina che è rappresentativa della nostra dimensione naturale, amniotica, mnemonica. 

Siamo fatti di acqua, non di terra, a cui ritorneremo. 

L'acqua. 

La nostra Sacra Madre. 

La nostra Memoria. 

La nostra Vera Essenza. 

La coincidenza del plenilunio in Capricorno, proprio all'ingresso del Sole  nel segno del Cancro, enfatizza ed amplifica questa percezione. 

Io sono acqua che fluisce, che custodisce, che purifica. 

Che scava la dura roccia. 

Che non stagna. 

Che continua a defluire nonostante la reiterazione Karmica. 

Il plenilunio è di Sabato, legato a Saturno, dio del Tempo, del Karma, ma anche del Femminino. 

Di quel Femminino amorevole, che è morbidezza e accoglienza, ma è anche spigolosita', spuntone sul quale sbatterci e farci male, in modo da imparare.

Imparare, per tante volte, quante ne possano servire, senza fornirci di paraspigoli, che servirebbero solo ad attutire il colpo. 

Ma non ad imparare a slalomare tra le difficoltà della vita. 

Tra gli spuntoni, che ci si conficcano sottopelle, e che si accendono come led, ogni volta che qualcosa ci urta ancora. 

E, ancora ci ferisce. 

Sono burroni che non cauterizzano mai. 

Spuntoni che non trovano presa sicura, per una salita verso le vette.

Che cedono, perché la ferita non guarisce, e non vi è quella pelle abbastanza spessa, quella cicatrice, come un'increspatura di sicurezza, su cui fare presa, per il passo successivo, a fare da punto saldo, su cui proseguire. 

Da cui ripartire, spesse volte. 

Le cicatrici sono i miei punti saldi. 

I miei baricentri.

Ciò che più vero, di me, possiedo e manifesto. 

Le può riconoscere, solo chi è in corrispondenza di frequenza. 

Riconoscerle e rispettarle. 

Come stessi guerrieri sotto la stessa battaglia della vita. 

L'Archetipo Ayin, enfatizza questa corrispondenza, in questo passaggio solstiziale. 

Lascia che solstizi in te, solo ciò con  cui vibri. 

Solo, ciò con cui puoi danzare intorno al fuoco, come Acqua di Fuoco che mai brucia, per celebrare questa fecondazione alchemica, tra acqua e fuoco. 

Quella che è iniziata con il Beltane del primo maggio, che, nella cultura celtica, segna l'inizio dell'estate, quando le due divinità, il Maschile e il Femminile, si uniscono in matrimonio, in una Sacra Ierogamica. 

Una celebrazione che  culmina con Litha, simbolo del solstizio estivo, il momento in cui la Natura resta "gravida" del nuovo raccolto che presto darà alla luce.

Il Sole, elemento Fuoco per eccellenza, celebra il suo ingresso nella costellazione del Cancro, governato dall'elemento acqua e governato dalla Luna. 

Si celebra, ancora una volta l'ancestrale alleanza tra Fuoco e Acqua. 

Nella cultura celtica spicca il Dio  Cernunnos, durante questi festeggiamenti. Un dio antichissimo, cornuto. 

Simbolo, con le sue corna, di quella sinergia maschile e femminile, funzionale alla gestazione, e che è connessa con il Divino. 

Come dio della fecondità, rappresenta bene questa sinergia degli Opposti, perché  i suoi simboli sono il serpente (femminile, legato al nono archetipo Teth, la gestazione, il grembo che prende forma) e il cervo, simbolo di fertilità e abbondanza. 

Esotericamente, il Solstizio indica la massima manifestazione della Natura, quindi dell'elemento Yin, Femminile, attivata dall'elemento Yang, maschile. 

Era proprio durante il Solstizio estivo, nelle antiche civiltà, che i Riti Misterici e di Iniziazione, avevano la loro massima espressione. 

Nella ruota  astronomica dei Solstizi e degli Equinozi, i Solstizi risultano nell'asse verticale Nord-Sud, mentre gli Equinozi, nell'asse verticale est-ovest, quando coincidono esattamente con alba e tramonto del sole. 

I Solstizi traguardano i sei mesi bui, e i sei mesi della luce. 

Sono fondamentali per un intimo cambiamento, per un passaggio, per una guarigione, per una trasmutazione. 

Le nostre Domus de Janas in Sardegna, luoghi alchemici di trasmutazione e guarigione, sono tutte orientate ai solstizi. 

Ed è durante il Solstizio estivo, che nei nuraghi, nei siti megalitici, si manifesta il "corpo di luce", con il sole, alla sua massima espressione, che, entrando dall'oculo sommitale, divinizza e trasfigura la materia, la stessa acqua, con la quale è composto il nostro corpo. 

L'Umano entra in contatto con il Divino. 

Crea una Corrispondenza. 

Lascia che l'occhio Divino( Ayin significa anche "occhio", oltre che "corrispondenza", e anche "sorgente") irradi la sua magnificenza sul materico. 

Fuoco e Acqua che entrano in corrispondenza, in dialettica alchemica, è creano l'incanto, l'alchimia, la meraviglia. 

È la stessa simbologia del cambio di pelle del serpente, dell'oroborous, che, arrivato, alla fine, alla coda, mangia se stesso, in un rinnovamento continuo, con, al centro, la Dea Litha, la nostra Essenza, il perno, su cui si basa tutto il senso dell'universo, con i suoi continui cicli di morte e rinascita. 

Questo Solstizio in Luna Crescente in Sagittario, sotto il segno Gemelli, ci spinge a trovare l'azione del nostro Fuoco interiore, della nostra intima Passione. 

Di quella Pass-I-one, di quella dimensione del "consentire che io ritorni all'Uno ", che è proprio la simbologia intrinseca, più profonda, di questi due Archetipi, Ayin e Tsade, corrispondenza e Frattale, che traguardano questi due passaggi così importanti. 

Creo corrispondenza, solo con ciò, o con chi, in cui mi riconosco come Uno, con la stessa vibrazione energetica, altissima. 

Quella che mi consente sempre nuove vette, e che ci avvicina, sempre più al Divino, di cui siamo frattali 

"Come sopra, così sotto". 

I poli opposti, implementati e trasfigurati, coadiuvano verso il cambio di pelle, verso una nuova rinascita, come indica il Saturno che governa il Sabato del plenilunio. 

E che rinascita sia. 

E, come il sole, si deve solstiziare, si deve restare e riporre energia, dove si risplende al massimo, e poi, godere delle vette raggiunte. 

Buon Passaggio di Trasmutazione. 


Tiziana Fenu 

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Solstizio/plenilunio giugno 2024