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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

lunedì, aprile 27, 2026

❤️ Non c'è molto da intendere

 

Non c'è molto da intendere,

nell'amore,

se non che esso è l'abisso che si spalanca

dove ogni parola si fa sete

e ogni pensiero si disfa in presenza.

Te ne accorgi, della Verità che abita il suo nome,

quando finalmente ti spogli di ogni difesa,

e ti offri in quella nudità che non è del corpo,

ma dell'Anima che trema

sulla soglia del suo stesso mistero.

E ti senti così piccola, così esposta al confine del respiro, che basterebbe un niente,

un istante più saldo del suo pugno

chiudo sul suo petto

per smettere di appartenere al mondo.

E invece no.

Invece ti offri ancora.

Perché nel gesto estremo di chi stringe,

tu non cerchi la fine,

ma l'ascolto.

Che senta,

attraverso la pressione,

il galoppo impazzito del tuo cuore,

la sua corsa di luce e di tenebra,

quel suo tremare in bilico,

tra l'ultimo battito e il primo,

come solo chi si consegna senza rete

sa donare.

Follia,

si direbbe.

Invece è l'unico gesto saggio.

Fidarsi ancora,

sempre,

quando il cuore non sa battere

se non nella resa,

e si offre nudo,

di quella nudità che imbarazza

perché più vera

di un corpo appena svestito

che freme nell'attesa.

L'Amore vero,

quello che non mente,

ti cinge la gola,

non per toglierti il fiato,

ma per sentire

come il tuo sangue gli scorra dentro,

come il tuo ritmo diventi  il suo,

come si possa,

in un unico battito,

morire e poi rinascere.

Poi,

nel bacio,

ti restituisce l'ossigeno,

ti riporta alla luce,

ti avvolge nel Dono supremo

di averti lasciata vincere

da quegli occhi che ti hanno guardata

e nel guardarti ti hanno resa invincibile.

Perché c'è più forza

nel cadere nelle due mani

che nello stare eretti da soli.

E chi si dona nella fragilità

vince una battaglia che i forti

non sanno nemmeno vedere.

Il dono sicuro è di tutti.

Ma il dono tremante,

il dono che si spezza e si ricompone

nel calore di uno sguardo, quello è l'Amore.

E non ha bisogno

di essere capito.

Solo vissuto.

Fino in fondo.

Fino all'ultimo tremito.

Fino al primo,

eterno,

respiro.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
Tratto dal mio libro
"Diamanti di Rugiada. Attimi di luce allo stato liquido"
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Non c'è molto da intendere




💛 Iadi ( libro Le Dee Silenziose)

 "[...] La loro rappresentazione a forma di goccia si carica dunque di una doppia valenza, quella celeste, riferita alla Costellazione, e tellurica riferita all'acqua sorgiva dei pozzi sacri che spesso presentano questa conformazione a goccia. 

La struttura delle Iadi, disposta a “V” con tre stelle allineate su ciascun braccio, come una sorta di triangolo stellare, richiama simbolicamente il grembo uterino, il pube femminile, il grembo alchemico della generazione. 

La stella più luminosa dell’ammasso, Aldebaran, l’“occhio rosso” del Toro, segna il vertice di questa “Y” cosmica, divenendo tramite fra il piano divino e quello terrestre.

In Sardegna, la morfologia delle Iadi trova riscontro nella iconografia taurina nuragica, ove il torello, simbolo di potenza fecondante e di protezione, presenta frequentemente il corno sinistro più corto del destro, esattamente come la diramazione sinistra delle Iadi appare meno estesa. 

Tale asimmetria non è casuale, ma  riflette una visione cosmologica ove gli opposti, il maschile/femminile, il celeste/tellurico, la vita/morte, si fondono in una sintesi creatrice. 

Le corna taurine, spesso rappresentate in atteggiamento di protezione del disco solare o della Dea, diventano così un “portale ierofanico”, analogo alla “goccia-uovo” del pozzo di Santa Cristina, poiché entrambi custodiscono il mistero della vita che rinasce.

Nella nostra Antica Civiltà Sarda si è sviluppato un culto delle acque profondamente integrato con il culto della Grande Dea, la cui presenza è attestata dalle veneri neolitiche (come la Dea Madre di Cuccuru S’Arriu) fino alle raffigurazioni bronze e alle architetture cultuali dei pozzi sacri. 

In questi ultimi, l’acqua non è solo elemento purificatore, ma sangue della terra, fluido uterino della Dea che genera e rigenera. L’orientamento nord-ovest e sud-est, con ingresso a sud-est, alba del solstizio invernale, del pozzo di Santa Cristina e la sua forma a goccia allungata potrebbero alludere proprio alle Iadi, che sorgono e tramontano in quel quadrante celeste, segnando i cicli delle piogge e delle rinascite.

Il triangolo implicito nella struttura a “V” delle Iadi, e riprodotto in alcune domus de janas (come a Mesu ‘e Montes) o nell’impianto planimetrico di alcuni altari, incarna il principio triadico del Sacro Femminino, quello della “nascita/morte/rinascita”. 

Esso è anche simbolo del monte pubico, della vulva cosmica da cui scaturisce l’acqua primordiale. 

In questa luce, la “goccia” del pozzo sacro sardo diventa una sorta di omphalos liquido, centro del mondo dove cielo e terra si congiungono.

La corrispondenza tra il simbolismo della goccia nel soffitto di Senenmut e nei pozzi sacri sardi suggerisce l’esistenza di un sostrato culturale condiviso, un koinè mediterranea di idee e simboli risalente almeno all’età del Bronzo. 

In entrambi i contesti, l’acqua è veicolo di conoscenza iniziatica e di immortalità. 

L’architetto Senenmut, come sicuramente anche gli antichi sacerdoti-astronomi sardi, sembra aver custodito una sapienza astroteologica che legava Orione, le Iadi e il Toro a un ciclo cosmico di morte e rigenerazione[...] 


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 

Tratto dal mio libro 

"Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" 

a breve disponibile per l'acquisto. 

Iadi ( libro Le Dee Silenziose







💙 C'è un dolore

 



C’è un dolore che non sa di chiamarsi dolore. 

Un vuoto che non urla, ma che spinge mani invisibili a graffiare il mondo. 

Esso abita le viscere di chi, non trovando più un riflesso nel proprio specchio, decide di infilzare lo specchio altrui. 

L'odio che cerca un corpo assente. 

Non per vedere l’altro sanguinare, ma per sentire, almeno per un istante, di esistere.

Questo è il territorio sacro e malsano delle fissazioni che diventano persecuzioni silenziose. Parliamo di coloro che scelgono una vittima che non li conosce, che non ha mai incrociato il loro cammino se non nell’occhio gonfio della loro psiche malata. 

Un fantasma scelto come capro espiatorio, un estraneo trasformato in un muro contro cui scagliare ogni frustrazione.

Non è rabbia, ciò che li muove. 

È un bisogno disperato e sacrilego di transfert dell’orrore. 

La psiche, incapace di sopportare il proprio abisso interiore, lo avvolge in un involucro di menzogne e lo appoggia sulle spalle di un altro. 

L’altro diventa così una tela bianca su cui dipingere mostri che, in realtà, sono nati nelle notti della propria infanzia.

Non c’è rapporto, non c’è conflitto. C’è una fissazione monodirezionale. 

Un filo di ragno che parte da una ferita antica e va a impigliarsi nella vita di chi non ha mai chiesto nulla. 

Il denigrare, il disturbare, il dire menzogne, rubare la loro identità, non sono fini a se stessi. 

Sono il respiro affannoso di un ego che si sta spegnendo. 

Hanno bisogno che l’altro sappia di essere visto come inferiore, perché solo così loro, per un attimo, possono sedere su un trono costruito con legno marcio.

È una dimensione che rivela l'abisso infantile. 

Sempre autoreferenziale. 

Perché sono maniacalmente fissati, che pensano di stare al centro del mondo, che qualsiasi cosa sia riferita a loro. 

Ma non è, la loro, la dimensione dell’abuso violento e gridato, ma una più sottile e terribile. 

È l’abbandono silenzioso, l’invisibilità sistematica, il vuoto di rispecchiamento. 

Il bambino, la bambina, che non è mai stato visto negli occhi da chi doveva amarlo impara che per esistere bisogna fare rumore. 

Se da piccolo non sei stato toccato dall’amore, da grande toccherai gli altri con il disprezzo.

Ma c’è un’altra ferita, più esoterica.

Molto più profonda. 

L'umiliazione dell’essere stato reso “niente” da una figura che aveva il potere di dargli forma. 

Quel bambino ha imparato che l’altro è un contenitore da svuotare o da riempire a piacere. 

Non ha mai sperimentato il confine sacro dell’alterità. 

Per lui, l’altro non è un “tu”, ma un “esso”. 

Una funzione, uno specchio da sporcare perché il suo riflesso è troppo penoso da guardare.

Il bisogno nascosto è straziante nella sua semplicità. 

Rivela il voler essere al centro dell’attenzione, anche se negativa. Meglio essere il demonio nel quaderno di un estraneo che essere nessuno nel silenzio della propria anima. 

La menzogna che raccontano sugli altri, è, in realtà, la confessione di ciò che temono di essere loro stessi. 

Miserabili, ridicoli, dimenticabili.

Questa è una dinamica Ossessiva. Un Misticismo Invertito. 

Se volessimo leggere questa patologia con chiave mistica, diremmo che costoro praticano una preghiera nera. 

L’ossessione è la loro liturgia. 

Il pensiero fisso sulla vittima è un rosario rovesciato. 

Ogni “Ave” diventa un'offesa. 

Ogni “Padre Nostro” una distorsione della realtà. 

Non possono smettere perché smettere significherebbe tornare a faccia a faccia con il vuoto che hanno dentro, il Kenoma , quel luogo teologico dove Dio non è mai sceso.

Il contrario della Pienezza. 

La loro è una teologia negativa. 

Se io riesco a convincere me stesso e pochi altri che tu sei un mostro, allora io sono un angelo. Se abbasso te, il mio abisso si riempie per un istante. 

Vanno di omeostasi, per la quale, senza l'altro elemento di confronto, nemmeno esisterebbero. 

Ma è una voragine carsica. 

Ogni insulto, ogni bugia, ogni tentativo di distruggerti è un sasso gettato in un pozzo senza fondo. Non sentiranno mai il tonfo della liberazione.

E questo rivela tutta la grettitudine di questo agire. 

L’ossessionato che perseguita, senza che tu lo conosca  è, in realtà, tuo prigioniero. 

Tu, l’ignaro, il silenzioso, colui che vive la sua vita senza sapere di essere un bersaglio, sei il suo dio involontario. 

Senza di te, lui non è nulla. 

Il suo pensiero è incatenato a te, mentre tu sei libero. 

Egli ruota intorno alla tua esistenza come un satellite malato intorno a una stella che non sa nemmeno di illuminare.

La loro non è potenza. 

È una gehenna di dipendenza, per usare un termine gnostico. 

Hanno bisogno di odiarti per non impazzire del tutto. 

Ma tu, che non sai nemmeno di loro, fino a quando non si palesano ad elemosinare le tue attenzioni e quelle degli altri, calpestandoti come possono, possiedi la sola arma che li annienta. 

L’indifferenza consapevole. 

Non il disprezzo, ma l’atto contemplativo di non entrarci in risonanza.

Di delegare ad altri ambiti, il segnalare a chi di competenza, e lasciare che restino infangati al loro destino, che si sono creati con il loro stesso agire. 

Alla fine, il loro bisogno più profondo è che tu cada. 

Che tu scenda nel fango con loro, che tu risponda, che tu ti incazzi, che tu dimostri di essere come dicono. 

Che tu dimostri di essere come loro. 

Che permetti loro, di trovare una complicità per le loro bassezze. 

Perché se tu cadi, la loro menzogna diventa verità, e loro finalmente non sono più soli nell’abisso.

Ma se tu rimani nella luce, senza nemmeno guardarli, allora loro restano lì. 

Aggrappati a un’immagine di te che non esiste, urlanti in una stanza vuota, fissati su un fantasma che non ha mai fatto loro alcun male. 

E in quel silenzio, la loro psiche si spezza ancora un po’. 

Il delirio si amplifica.

Si inasprisce. 

Non per la tua vendetta. 

Ma per la tua pace.

Osservi. 

E compatisci. 

Non è compito tuo riportare l'equilibrio. 

È uno squilibrio che è solo dall'altra parte. 

Autoreferenziale. 

Questa è la giustizia occulta per chi semina menzogne. 

Diventare cenere nel fuoco di un’ossessione che nessun altro, tranne loro, ha mai visto.


Tiziana Fenu 

®®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 

C'è un dolore







💙 Vaffanculo Bianconiglio

 

Nel Mio Universo, non esiste quel decreto spietato che sentenzia: "devi amarti tu per prima, altrimenti non posso amarti". Questa è la grammatica dei cuori timorosi, la prigione dorata costruita da chi ha paura di perdersi nell'abisso dell'altro.
Nel Mio Regno, vige l'esatto contrario.
È il paradosso divino che salva. Mentre il tuo amore si posa su di me come una stola di seta celeste, le mie ferite antiche si ricuciono da sole.
Mentre il mio amore trabocca verso di te, le tue crepe si colmano di luce.
L'Amore non è un premio per i già guariti.
È la medicina stessa, il balsamo che scorre nelle vene mentre ancora sanguiniamo.
L'Amore può tutto.
Può rifare il mondo in un battito di ciglia. In un nanosecondo, se la fiamma è vera, l'intero assetto dell'anima si ricompone in una nuova geometria di grazia.
Nessuno dovrebbe trascinare il macigno di doversi sentire "meritevole".
Chi ha stabilito i parametri della dignità?
Quale arcano consesso decide gli standard per accedere al sacro banchetto dell'affetto?
Io sono imperfetta, sono un canto di frammenti, un mosaico di schegge e di ombre.
Ma è proprio mentre ti amo che imparo la mappa del mio stesso continente interiore.
È amando te che scopro le stanze segrete di me, e in quelle stanze, infine, imparo ad amare anche colei che vi abita.
Guarisco mentre le lacrime mi rigano il volto, non per il dolore, ma per lo stupore di essere amata senza condizioni, senza giudizio, senza quel dito puntato che accusa.
Guarisco perché il tuo sguardo non è una lente d'ingrandimento sui miei difetti, ma una carezza che li rende preziosi.
Perciò, Vaffanculo, Bianconiglio. Vaffanculo con la tua logica da orologio svizzero, con la tua morale da manuale di auto-aiuto.
Tu dici che avrei dovuto imparare prima.
E forse è vero.
Forse avrei imparato.
E anche in fretta.
Se solo tu...
Se solo tu, tu... mi avessi amato davvero.
Se solo avessi avuto il coraggio di tuffarti nel mio caos invece di restare sul bordo a misurare la temperatura dell'acqua.
Se tu mi avessi amato, ti avrei donato la parte migliore di me. Quella che ancora mi è sconosciuta, la perla nascosta nelle profondità della mia stessa notte.
Quella che solo insieme a te avrei potuto dissotterrare, perché l'amore è anche questo:
uno scavo archeologico nell'anima dell'altro, dove si trovano reperti che nemmeno sapevamo di possedere.
Ma tu sei solo un coniglio stressato, sempre in ritardo sul tuo stesso cuore.
Sempre a gridare: "È tardi! È tardi!!".
Rilassati, Ciccio.
Rilassati.
La vita non è una corsa contro il tempo, ma una danza con l'eternità.
Se solo ti fossi fermato.
Se solo avessi chiuso gli occhi e teso l'orecchio, avresti percepito come mi batte il cuore per te.
Era un tamburo, un richiamo, un ritmo primordiale che aspettava solo il tuo.
Avremmo danzato, Bianconiglio. Avremmo danzato sotto le stelle, sul battito sincopato dei nostri cuori, in una coreografia che nessun orologio avrebbe mai potuto scandire.
Perciò no, Bianconiglio.
Non ti amo e non ti amerò mai.
Non ho bisogno di sentirmi in lista d'attesa per il tuo amore, di superare esami di meritevolezza. Io ho bisogno di sentire il mio cuore battere.
Di sentirlo vibrare, accelerare, emozionarsi al solo pensiero di qualcuno.
Questo mi basta.
Questo è il mio unico, vero metro di giudizio.
Io Amo.
E questo Amore, anche imperfetto, anche ferito, anche in apprendimento, vale tutti i meriti del mondo.
Vale l'intero creato.

“-Ma tu mi ami? chiese Alice.
– No, non ti amo rispose il Bianconiglio.
– Alice corrugò la fronte ed iniziò a sfregarsi nervosamente le mani, come faceva sempre quando si sentiva ferita.
– Ecco, vedi? – disse Bianconiglio – Ora ti starai chiedendo quale sia la tua colpa, perché non riesca a volerti almeno un po’ di bene, cosa ti renda così imperfetta, frammentata. Proprio per questo non posso amarti. Perché ci saranno giorni nei quali sarò stanco, adirato, con la testa tra le nuvole e ti ferirò. Ogni giorno accade di calpestare i sentimenti per noia, sbadataggine, incomprensione. Ma se non ti ami almeno un po’, se non crei una corazza di pura gioia intorno al tuo cuore, i miei deboli dardi si faranno letali e ti distruggeranno. La prima volta che ti ho incontrata ho fatto un patto con me stesso: mi sarei impedito di amarti fino a che non avessi imparato tu per prima a sentirti preziosa per te stessa. Perciò Alice no, non ti amo. Non posso farlo”.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
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Tratto dal mio libro
"Maldalchimia. Di Ombre e Luminescenze" Volume II
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Vaffanculo Bianconiglio








domenica, aprile 26, 2026

❤️ Non inseguo. ( libro Diamanti di Rugiada)

 

Non inseguo.

Non rincorro.

Disposta

a morire mille e più volte.

Dalle vette agli abissi.

Senza identificazione.

Non mi sono mai

abituata a me stessa.

Figuriamoci agli altri.

Come un cuore

che si svuota ogni volta.

Finché l'ultima goccia di sangue

ne è stata distillata.

Come capinera selvatica

al suo ultimo Canto d'Amore

su crinali di corallo

affilati di vento e di estasi.

Senza più chiedere

a chi non può

e non vuole dare risposte.

Non ho mai bevuto

la mia stessa acqua avvelenata.

Ho imparato a scorrere.

A lasciar fluire.

Fino a dissanguarmi.

I Doni

riescono ad essere anche severi.

Ma solo perché

ne valgono sempre il prezzo.

L'ovvio, la certezza,

anestetizzano il pathos.

Gestire il Fuoco

non è per tutti.

Non deve far danni.

Non si deve esaurire

in una Fiammata.

Deve ardere.

Rinnovandosi e rinnovando.

Continuamente.

Non deve bruciare

tutto l'ossigeno.

Ho imparato

ad andare a ritroso

sui miei stessi passi.

Come orme sulla neve

sulle quali nevica

dal mio stesso cuore.

Fino a smarrirmi.

A diventare invisibile.

Invivibile.

A non avere più certezze.

Se non l'esatto punto in cui ero.

Si impara a stare.

Il punto di massima tensione

nello squilibrio dell'oscillare.

Del non essere.

Un cuore aggrovigliato

come un pesce

nella sua stessa lenza.

Finché non riemerge e respira.

Finché non scopre

una nuova luna.

Un nuovo grembo.

Come una lente di rugiada.

Una distesa di cenere iridescente

nella quale incastonarmi

e d'Incanto adornarmi.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
Tratto dal mio libro
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Non inseguo ( libro)