Ho già avuto modo di parlare del complesso nuragico Sa Mandra e sa Jua( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/orsa-maggiore-giogo-dei-buoi.htmlhttps://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/giovanni-juvaleorsa-maggiore.html) e oggi approfondisco l'analisi esoterica e cabalistica di questo sito straordinario, che si rivela come un autentico luogo di potere la cui architettura e il cui nome custodiscono un messaggio alchemico cifrato di straordinaria profondità.
Quanto segue è un'analisi che intreccia ghematria, archetipi cabalistici, geografia sacra e cosmologia, sviluppata proprio a partire dal mio prezioso testo e dalle mie intuizioni in esso contenute.
Per comprendere straordinaria opera litica dobbiamo prima tracciarne il perimetro sacro, il Temenos.
Il complesso sorge presso San Nicola (Ozieri).
Analizzando i quattro punti cardinali attraverso il paesaggio, emerge una "croce" diacronica di sacralità.
A Nord, a Settentrione correlato all'Orsa Maggiore, si erge il Nuraghe stesso.
Esso è il cardine, l’axis mundi.
A nord-ovest, la presenza del Rio Mannu (il "Fiume Grande") costituisce il limite liquido, simbolo delle acque primordiali Tehom da cui emerge la creazione.
A Sud, il Mezzogiorno correlato a Tifeo, verso il sud, si apre la vallata che conduce a Ozieri, antica Othoca, città dalla forte connotazione storica.
In chiave simbolica, sud è il regno del fuoco e della materia grezza.
A Est verso il Levante, correlato alla simbologia del Giardino, abbiamo il dominio di questa direzione della Chiesa romanica di San Nicola di Butule (XII-XIII sec.). L’alba sorge alle spalle del luogo di culto cristiano, indicando che la nuova luce spirituale nasce dall’antico sapere nuragico, non lo sostituisce.
A Ovest, il Ponente, direzione degli Inferi, a circa un chilometro di distanza, sorge Pont’Ezzu (dal sardo Ponte Vecchio).
Questo ponte romano, che scavalca il Rio Mannu, rappresenta il passaggio, la transitio dall’aldiquà all’aldilà.
Nella tradizione, il ponte è il giudizio, il passaggio dell’anima (simile al Chinvat dei persiani o al Sirat islamico).
Il sito si manifesta come un microcosmo.
L’asse del Nuraghe (Nord)/ Pont’Ezzu (Ovest) traccia la direzione del tramonto e della morte iniziatica.
L’asse San Nicola (Est) /Ozieri (Sud) traccia l’alba della resurrezione e la materia.
Il centro di questa croce è il villaggio nuragico, l’Umbilicus Sardiniae simbolico dove si celebra la Ierogamia (le Nozze Sacre) tra Cielo e Terra.
Il nome "Sa Mandra ‘e Sa Jua" (o Giua) è la chiave di volta dell’intero sistema.
"Sa Mandra"
Non è solo un recinto per animali. La radice Mand- richiama il greco mandra (recinto) ma anche il sanscrito mandala (cerchio).
Il recinto è il Cerchio Magico, lo spazio sacro separato dal caos profano. È il Tempio.
"Sa Jua" (Giua)
Richiama l’egiziano Iwa (bue, toro). Ma anche il latino Iugum (giogo).
Il giogo non è oppressione.
In alchimia e cabala, il giogo è la coppia di opposti (Sole e Luna, Zolfo e Mercurio) che devono essere "aggiogati" per tirare l’aratro della creazione.
Interpretiamo "Sa Jua" come ebraico approssimato:
Samekh (ס) + Ayin (ע) + Yod (י) + Vav (ו) + Aleph (א).
La Samekh, con valore ghematrico 60, rappresenta il cerchio, il serpente che si morde la coda, il supporto divino.
È il quindicesimo archetipo, quello della fertilità.
Ayin (ע), con valore ghematrico 70 è l'archetipo della corrispondenza "come è sopra, così sotto"
L’occhio, la fonte di luce, la visione interiore.
La Yod (י) è 10. La mano, il punto seminale, la scintilla creatrice.
La prima lettera creatrice del tetragramma divino YHWH
La Vav (ו), il 6.
È l’unione, il chiodo che congiunge cielo e terra. La kundalini energetica.
L'Aleph (א), valore 1, è il toro, il respiro, l’Uno primigenio.
Il totale numerico, è 60 + 70 + 10 + 6 + 1 = 147.
Riduzione teosofica: 1+4+7 =
12 (le tribù, i segni zodiacali, le porte del tempio).
1+2 = 3 (la trinità alchemica: Zolfo, Mercurio, Sale).
Il messaggio cifrato Il cerchio dell’occhio divino (Samekh-Ayin) unisce (Vav) la scintilla (Yod) al Toro primordiale (Aleph) per formare la Trinità dell’equilibrio perfetto.
Applicando l’Albero della Vita cabalistico ai resti del complesso, vediamo una corrispondenza archetipica che trasforma l’architettura in una mappa dell’anima.
Abbiamo la Sephiroth Kether (Corona), che corrisponde alla Tholos principale (il Mastio).
La torre centrale, crollata ma ancora potente, è Kether.
È il punto di contatto diretto con il "Seminatore" (Sator).
Il fatto che manchi l’architrave e che si conservi la base significa che la Corona è "invisibile" ma fondante.
È il Primum Mobile.
La Srph Chokmah (la Saggezza) e la Sephiroth Binah (l' Intelligenza)sono correlate alle due Torri secondarie
Rappresentando una croce nel cerchio, le due torri laterali rappresentano le colonne di Jakin (destra/Binah) e Boaz (sinistra/Chokmah).
Sono i due buoi aggiogati.
Non a caso sono conservate solo alla base, e questo è molto simbolico.
L’intelletto umano (Binah) e la saggezza istintiva (Chokmah) emergono dal terreno incoscio.
La Sephiroth Tifereth (la Bellezza) può essere collegata al Cortile Interno
Indica la connessione tra le torri.
È il cuore, il Sole alchemico.
È la croce dentro il cerchio.
È dove viene compiuto il lavoro di trasmutazione.
Yesod (il Fondamento)sono le capanne circolari, il villaggio annesso al Nuraghe.
Yesod è la luna, il subconscio collettivo.
Le capanne rotonde, più antiche, sono le dimore degli iniziati.
La loro forma raccoglie la Shekhinah, la Presenza divina femminile.
La Sephiroth Malkuth (il Regno)é rappresentato dalle capanne quadrangolari, più tardive, di età romana).
È la materia finale.
Roma, il potere terreno, aggiunge il quadrato (la terra) al cerchio (lo spirito) del nuraghe.
La continuità abitativa in età romana non è degenerazione, ma l’incarnazione del principio alchemico.
Lo spirito (quello arcaico drl nuraghe) deve discendere nella materia (le ville romane) per redimerla.
In questo contesto, visto che si è ipotizzato che fosse una reggia tespiade( prof. Ugas) si manifesta l’Archetipo del "Gigante Tespiade".
Nella Cabala, questi corrispondono ai Nefilim (i "caduti") o ai Ghibborim (i potenti).
Essi sono coloro che hanno disceso la scala di Giacobbe per insegnare agli uomini l’arte della costruzione sacra.
Erano 40, ma il numero non è univoco e varia nelle diverse fonti antiche.
La risposta più precisa è 41, anche se le tradizioni mitologiche oscillano tra 40 e 50, a seconda della versione considerata.
Il re Tespio aveva 50 figlie (le Tespiadi).
Eracle giacque con tutte in una sola notte (o in 50 notti), generando 50 figli (i Tespiadi).
( su Eracle https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/posada-lantica-feronia.html?m=0)
Dei 50 figli, giunti all'età virile, 41 salparono per la Sardegna guidati da Iolao (nipote di Eracle).
Dei restanti 9, alcuni rimasero a Tebe (2 o 3) e altri a Tespie (7).
Secondo alcuni studiosi, proprio questo numero 40 (o 41) tenderebbe a coincidere con il numero dei maestosi nuraghi "a tholos" con antemurale (cinta turrita esterna), considerati le "regge" degli antichi capi tribali sardi (i Re Tespiadi).
In sintesi, sebbene nascessero in 50, il gruppo storico che i miti collocano come fondatori dell'etnia sarda (Iolei) è tradizionalmente composto da 40/41 eroi.
Il numero 40 (o 43) dei Re Tespiadi coincide con le 40 settimane della gestazione umana e i 43 centimetri della volta celeste nella mistica ebraica (la Sefirah Da’at).
Essi sono gli architetti dell’Anima Mundi.
Ma io l'ho sempre scritto
Gli Architetti Divini( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/la-geometria-del-6-nel-mento-del.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/08/il-cubito-reale-sardo-simbolo-dei.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/i-grandi-architetti-costruttori-della.html?m=0)
I Giudici Divini
Si manifesta chiaramente la Simbologia Astrale e la Danza del Sator, perché il nome "Sa Mandra ‘e Sa Jua" si proietta direttamente in cielo.
L’Orsa Maggiore (Septem Triones), è il carro che gira attorno al polo, ed è l’immagine stessa dell’eterno ritorno.
I sette buoi (le 7 stelle principali) arano il campo del cielo.
Questo è il Sator latino ("Il Seminatore").
Il Seminatore non è un uomo, ma la forza stessa che fa ruotare l’universo.
Le Pleiadi (al collo del Toro), sono le 7 sorelle, il grembo cosmico.
Il giogo dei buoi poggia sul collo del Toro (Taurus), dove risiedono le Pleiadi.
L'Orsa Maggiore è forza definita maschile in tarda epoca, il tempo che ruota (Crono/Saturno).
Le Pleiadi sono per antonomasia Forza femminile, la matrice (Rea/la Grande Madre).
Il complesso non è un forte, né un villaggio.
È un "Ara Coeli", un "Altare del Cielo" fossilizzato nella pietra. L’architettura "a doppio giogo" che si vede (la croce nel cerchio) è la rappresentazione in pianta del movimento celeste: la rotazione dell’Orsa intorno al polo.
La Croce nel Cerchio corrisponde alla quadratura del cerchio. Operazione impossibile in geometria, ma possibile nello spirito.
Significa che la spirale del tempo (l'Orsa) si ferma nel punto centrale (il Nuraghe).
Il tempo scorre, ma l’Iniziato che soggiorna in quel cerchio è fuori dal tempo.
D'altronde i nostri Antichi Sardi erano coloro che praticavano l'incubatio, nei giorni fuori dal tempo
Dal mio libro
"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera il Caos, il Caos che rinnova l’Ordine"
"[...] Anticamente, proprio quei riti dei 9 giorni lunari, un solstizio sciamanico, un rito per vincere la morte, dormendo, nel quale facevano cadere 9 giorni di sonno senza sogni, erano i 9 giorni della manifestazione, dell'Epifania, senza tempo, dove il periodo lunare e solare si sovrapponevano, in luoghi sacri alchemici, come la parte più interna e protetta dei nuraghi, o nelle Tombe dei Giganti.
Erano i figli della Luna, gli Dei immortali, dormienti, che vincevano la morte dormendo, in un grande sonno, dove si solstizia, si soggiorna, nella consapevolezza, nella Sophia del Fanes, del Dio primordiale androgino[...]"
Il Giogo Sacro (Su Juvale)che era usato anche come per i moribondi, dalla Sacra Accabadora, e per il parto è il fulcro.
Il giogo è l’ultimo sacramento. Nella tradizione ermetica, il morire è come nascere.
Entrambi sono "aggiogamenti" a una nuova dimensione. S’Accabbadora, nel suo aspetto più alto, non colei che poneva fine alla vita, ma una psicopompa che "slegava" l’anima dal giogo del corpo o lo "legava" al nuovo respiro della vita.
Il giogo schiaccia due buoi insieme. È l’unione degli opposti (vita/morte, maschio/femmina).
Il nuraghe è la macchina litica che facilita questa unione.
Il nuraghe è riflesso dell'armonia musicale, della frequenza armonica delle sfere celesti
(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/05/i-nuraghi-riflesso-dellarmonia-musicale.html?m=0)
Per quanto riguarda le coordinate del Nuraghe e la loro Traslazione Astrale, abbiamo:
40°36’37.98"N
8°59’18.28"E (approssimative, area di San Nicola).
Latitudine 40° 36’ N
Questo parallelo incrocia la Grecia settentrionale (il Monte Olimpo, dimora degli Dei) e la Turchia (la Troade, sede della guerra di Troia, mito fondativo dei popoli del mare, gli Shardana).
A livello astrale, guardando il cielo da questa latitudine, la stella polare (Polaris) si trova a un’altezza di 40° sull’orizzonte.
L’angolo di 40° è l’angolo della bilancia, della pesatura delle anime.
Longitudine 8° 59’ E
Questo meridiano passa per il cuore dell’Europa centrale e scende in Africa.
A livello astronomico, questa longitudine è prossima a quella del Meridiano di Torino (anticamente considerato uno zero per la cartografia italiana).
Abbiamo una corrispondenza astrale diretta.
All’equinozio di primavera (II millennio a.C.), il sorgere eliaco delle Pleiadi avveniva in perfetta corrispondenza con l’allineamento del corridoio del nuraghe.
Ma il dato più forte è il legame con Saturno.
Saturno (Shabbatai in ebraico) è Dio del tempo, dell’agricoltura, del giogo.
È il pianeta della malinconia (melanconia = atrabile, l’umido radicale dell’opera al Nero).
Il Quadrato di Sator, il "Sator Arepo Tenet Opera Rotas", che io chiamo in causa come "progenitore del Sinis"( approfondimenti https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/il-progenitore-del-quadrato-di-sator-il.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2023/01/lefod-sacerdotale-dei-giganti-di-monte.html?m=0
E voglio sottolineare che anche la scacchiera di Pubusattile, della Domu de Jana di Villanova Monteleone, quella di "8 x 8"quadratini, ha in sé la Matrice del quadrato del Sator ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/12/il-64-nel-quadrato-di-satorsinis.html?m=0), oltre altri aspetti già indagati e di cui parlo in particolare nel mio libro," Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna") si rivela chiaramente.
Il messaggio è che Sa Mandra ‘e Sa Jua è la proiezione in pietra del quadrato di Sator.
Come in quel quadrato magico, le parole sono disposte in croce.
Qui, i 4 punti cardinali sono i 4 bracci della croce, e il nuraghe bilobato è la "N" centrale di Tenet.
Tenet nel quadrato del Sator significa "tiene", "regge".
La struttura regge l’opera celeste. La croce nel cerchio è la rappresentazione visiva del pentacolo di Saturno.
Il complesso di Sa Mandra ‘e Sa Jua non ti racconta una storia di pastori o guerrieri.
Ci consegna un Trattato di Cosmogonia murato in pietra.
Alchemicamente, il Caos primordiale (Rio Mannu, l’acqua) viene domato dal Recinto (Sa Mandra, la forma).
La forza bruta del Toro (Sa Jua) non deve essere uccisa, ma aggiogata al Carro dell’Orsa (il Tempo).
L’Iniziato che osserva il giogo impara a non opporre resistenza alla rotazione celeste.
Quando l’anima è in punto di morte (Su Juvale sotto il capo), non deve lottare.
Deve piegarsi al giogo divino. Questo nuraghe è la macchina che, allineando i quattro cardini (Est/Ovest/Nord/Sud con il suo corpo, Alto/Basso con la sua anima), ferma il tempo (Saturno) e permette di vedere l’eterno presente.
Il volo ultimo, il Volo del Cigno, la croce dentro il Cerchio/Grembo dell'Orsa Maggiore.
È la Croce che quadra perfettamente il Cerchio( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/croce-nel-cerchioshamain-mundus-patet.html?m=0)
Siamo di fronte alla Chiesa di San Giovanni dei Nuragici, dove il Sacramento non è il vino, ma il Giogo.
Dove il Battesimo non è l’acqua, ma la Polvere delle stelle dell’Orsa Maggiore che compie il suo eterno giro.
La tradizione de S’Accabadora non è violenza, ma l’estrema unzione dei Tespiadi.
È l’arte di slegare il giogo al momento giusto, perché l’anima possa tornare alle Pleiadi, il recinto celeste dove i buoi sacri riposano.
Argomenti trattati nei miei libri sotto un aspetto non propriamente cabalistico, a cui sto dando spazio in questi miei ultimi scritti, ad integrazione.
Integrazione, che, sorprendentemente, non fa che confermare, a livello logico, razionale, perché la dimensione numerica è razionale, e si rivela nella sua pluristratigrafia simbolica, la profonda corresponsione tra i vari livelli di lettura dei siti e simbolismi sardi, che collimano, anche con queste ulteriori analisi, perfettamente, delineando un quadro di insieme ancora più affascinante, misterico e sacro, e dando straordinaria conferma di quelle che sono sempre state le mie intuizioni iniziali.
Tiziana Fenu
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Sa Mandra e sa Jua (analisi esoterica)
































