Indagando sulle simbologie sotterranee e la Geometria Sacra, in particolare tra le correlazioni tra il Tempio delle Sette Bambole, l’Allineamento Equinoziale e la Tradizione Quaresimale Sarda, si scoprono interessanti analogie.
Le civiltà antiche, nella loro speculazione cosmologica, hanno spesso eletto determinati numeri a princìpi ordinativi del reale, conferendo loro un valore sacro che trascendeva la mera funzione aritmetica.
Tra i Maya, il sistema vigesimale, derivante dal computo delle dita umane (20), e il ciclo di 52 anni, corrispondente al “fascio” temporale paragonabile al secolo greco-latino, rappresentavano pilastri di una sofisticata visione ciclica del tempo. Tuttavia, tra le cifre considerate sacre, il numero 7 occupava una posizione di peculiare rilievo per ragioni che ancora oggi risultano parzialmente enigmatiche agli studi archeologici e filologici.
Nella notazione maya, il 7 era espresso da una linea orizzontale sormontata da due punti, una configurazione che evoca una sorta di pareidolia antropomorfa, e ricorreva con insistenza negli schemi costruttivi e nella titolatura regale.
7 erano i tumuli di antichi sovrani a Uxmal,
7 le torrette del palazzo di Teotihuacan,
7 i serpenti a sonagli nel totem dinastico e sette le piume a ornamento delle effigi di autorità politiche e religiose.
Tale cifra, come si avrà modo di argomentare, rimanda a una corrispondenza macrocosmica di fondamentale importanza, l’allineamento dei sette pianeti visibili nell’arco dell’equinozio di primavera.
Nel sito di Dzibilchaltún, nello Yucatán, questa simbologia trova una delle sue espressioni più enigmatiche nella cosiddetta *Structura 1-sub*, nota come “Tempio delle Sette Bambole”.
Un sito archeologico che non è lo stesso delle tre piramidi più famose dello Yucatan.
Scoperto nel 1956 da E. Wyllys Andrews IV al di sotto di settemila tonnellate di macerie, il tempio, una struttura a piattaforma tronca dedicata al culto solare di K’inich Ahau, restituì un corredo rituale integro, mai violato da saccheggi. Al centro di questo deposito, un gruppo di sette figurine in argilla, oggi custodite nel museo del sito, che ha dato il nome al complesso.
L’aspetto e la composizione del gruppo, un unico personaggio maschile circondato da sei figure femminili, ciascuna caratterizzata da deformità fisiche interpretate come segni di divinità, hanno suscitato diverse ipotesi interpretative. Gli odierni h’men, custodi delle tradizioni sciamaniche locali, vi riconoscono una rappresentazione finalizzata a garantire la discendenza e la colonizzazione di nuovi spazi sotto l’egida degli dèi, forse in sostituzione di un sacrificio umano.
Altre teorie, incentrate sulla collocazione sotterranea delle bambole, le considerano un tramite con l’oltretomba, uno strumento per la comunicazione sciamanica con gli antenati.
È significativo che il tempio, orientato a est con finestrature studiate per intercettare i raggi solari durante gli equinozi, fosse strettamente connesso al vicino cenote di Xlacah, una grande dolina carsica considerata porta d’accesso alle divinità acquatiche come Cha’ak.
Le sette bambole, dunque, appaiono come dispositivi rituali inseriti in un sistema complesso che legava l’allineamento equinoziale, il culto solare, la gestione delle risorse idriche e un sotterraneo percorso iniziatico di rinascita.
Una sorprendente corrispondenza a questo complesso simbolico si rintraccia nella tradizione quaresimale sarda, e in particolare nella figura nota come “sa Pippia de Caresima” (o Maria Codreddara)., di cui già approfondii nel febbraio del 2021.
Si tratta di un’effigie femminile, realizzata in stoffa, pane o legno, caratterizzata da sette arti inferiori (gambe) e recante in mano due pesci, che veniva collocata dietro l’uscio di casa all’inizio della Quaresima.
Mentre i pesci rimandano all’astinenza alimentare del periodo penitenziale, le sette gambe rappresentavano una simbologia processuale. Ciascuna corrispondeva a una delle sette domeniche quaresimali, venendo ritualmente recisa di volta in volta fino alla combustione totale dell’effigie nel giorno di Pasqua, a segnare la fine della penitenza e l’avvento della resurrezione.
Questa figura, rivela, se indagata in profondità, una struttura iniziatica più arcaica, fondata sulla medesima cifra settenaria che regola il ciclo di morte e rinascita.
La correlazione tra le due tradizioni, Maya e Sarda, non si limita al numero, ma affonda le radici in una comune architettura simbolica dello spazio sacro.
Il numero 7, nella tradizione sarda, è al centro di un’altra importante manifestazione, il labirinto a sette percorsi inciso nella Domus de Janas di Luzzanas, a Benetutti. Datato intorno al VI millennio a.C., questo labirinto, definito “cretese” per la sua forma classica, presenta una struttura che, se sezionata lungo il suo diametro, riproduce esattamente il profilo della menorah ebraica, il candelabro a sette bracci il cui modello, come descritto nell’Esodo (25,31), fu rivelato a Mosè.
Questo archetipo, come è noto, non è circoscritto al mondo Mediterraneo( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/simbologia-equinoziale-del-labirinto.html?m=0)
Lo si ritrova in innumerevoli civiltà, dalle ceramiche etrusche e della Cornovaglia alle incisioni rupestri della Val Camonica, dai simboli sacri degli Hopi del Nord America alle rappresentazioni in Siria, in India, a Pompei (con l’iscrizione Hic habitat Minotaurus) e nel tempio di Machu Picchu. La sua pervasività suggerisce l’esistenza di un sapere universale che ha eletto il percorso a sette vie come diagramma di un viaggio iniziatico.
Il fondamento cosmologico di questo schema è rintracciabile nell’osservazione del cielo e nei moti dei pianeti.
L’allineamento dei 7 corpi celesti (Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, e il Sole, che in questo schema rappresenta l’ottava dimensione) era considerato un evento di portata suprema, uno “stargate” per l’ascensione dell’anima.
Nella tradizione ermetica e nei Misteri iniziatici dell’antico Egitto, questi sette pianeti erano rappresentati come sette sfere concentriche, simboleggiate dall’asse centrale della menorah e dalla scala che l’iniziato doveva percorrere per ascendere all’ottava sfera, quella della divinità suprema.
Questa ascesa era rappresentata dalla costellazione di Orione, figura stellare dell’ “uomo divinizzato”.
Il suo allineamento con i sette pianeti era particolarmente significativo quando il Sole si trovava nella posizione definita della “stretta di mano”, sul braccio teso di Orione, identificato con Osiride, dio della morte e resurrezione. In questa configurazione, Orione era raffigurato mentre impugna l’ankh, la chiave della vita, simbolo del portale celeste.
Il labirinto di Benetutti, quindi, con i suoi sette percorsi, costituirebbe la rappresentazione terrena di tale allineamento astrale, una mappa geolocalizzata dello stesso “stargate” che in Messico era evocato nel rituale delle sette bambole di Dzibilchaltún.
Questa complessa trama di corrispondenze trova infine una straordinaria sintesi nella statuaria dei Giganti di Mont’e Prama.
La critica ha talvolta sottolineato le proporzioni inusuali di queste figure, con arti inferiori tozzi rispetto al busto( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/03/proporzioni-auree-giganti-di-monte-prama.html?m=0)
Tuttavia, una lettura in chiave di geometria sacra, parametrata alla Vesica Piscis, figura madre di ogni forma geometrica derivante dall’osservazione del sole equinoziale, rivela la ragione di questa “sproporzione”. Sovrapponendo la figura del Gigante (in particolare il cosiddetto “Efis”) alla Vesica Piscis, si osserva che la sua cintura coincide perfettamente con il centro geometrico della figura.
Questa cintura, dunque, rappresenta la cintura di Orione, il fulcro che “reggerebbe” i sette pianeti allineati, simboleggiando così l’ascesa al cielo e la divinizzazione dell’eroe.
A ulteriore sostegno di questa interpretazione, si consideri il sigillo cerimoniale rinvenuto nel Nuraghe Trzicotu di Cabras (tavoletta A1), la cui incisione corrisponde puntualmente allo schema dell’Albero della Vita cabalistico con le sue dieci Sephirot (https://maldalchimia.blogspot.com/2023/12/sephiroth-tzricotu.html?m=0)
Le prime sette Sephirot rappresentano i sette pianeti, mentre l’ottava è la sfera divina.
La presenza di tale sigillo sulle statue, forse applicato sulle spalle come un simbolo di identità regale e iniziatica, indica che i Giganti non erano semplici guerrieri, ma esseri già divinizzati, che avevano completato il percorso dei sette passaggi.
Essi impersonano Orione/Osiride, il cui braccio teso (che geograficamente, in una possibile sovrapposizione cartografica della Sardegna, punta verso Benetutti) indica la via d’accesso al regno celeste.
Il filo rosso che lega le 7 bambole di Dzibilchaltún, la Pippia de Caresima, il labirinto di Benetutti e i Giganti di Mont’e Prama è un comune linguaggio iniziatico basato sull’osservazione del cosmo e sulla sua riproduzione in schemi rituali e architettonici. Sia nel tempio maya che nella tradizione sarda, il numero 7 si configura come un modello operativo del passaggio dalla morte alla rinascita, dalla dimensione terrena a quella divina, segnato dall’allineamento dei pianeti nel periodo equinoziale.
Le 7 bambole, nascoste in un tempio solare sotterraneo, attendevano forse il momento di riemergere per un nuovo ciclo di fondazione.
Sa Pippia de Caresima, con le sue 7 gambe ritualmente recise, scandiva il tempo della penitenza fino alla resurrezione pasquale.
I Giganti, con la loro cintura allineata al centro della Vesica Piscis e il sigillo dell’Albero della Vita sulla spalla, rappresentano l’archetipo dell’uomo che ha percorso il labirinto dei sette pianeti ed è asceso all’ottava sfera. In tutte e tre le espressioni, l’allineamento equinoziale dei 7 pianeti non è un mero fenomeno astronomico, ma la matrice celeste di un percorso iniziatico finalizzato alla divinizzazione, la cui memoria è custodita in simboli e rituali che invitano a una rilettura più profonda delle continuità tra le antiche civiltà del Mediterraneo e del Mesoamerica.
Le tre piramidi Maya dello Yucatan , in particolare il Tempio di Kukulkán (El Castillo) a Chichén Itzá, non sono allineate con i punti cardinali come quelle egizie, ma sono state costruite con precisi scopi astronomici legati al Sole e al calendario.
La piramide è orientata per segnare il passo zenitale del Sole, un evento cruciale per il calendario Maya.
Le facciate e le scalinate sono allineate per corrispondere ai punti in cui il Sole sorge e tramonta in date specifiche .
L'allineamento più famoso si verifica durante gli equinozi di primavera e autunno. Il Sole al tramonto proietta un'ombra a forma di serpente che striscia lungo la scalinata nord, unendosi a una testa di serpente scolpita alla base . Questo fenomeno dimostra la volontà di rappresentare visivamente il dio Kukulkán.
Questo allineamento mira a specifici eventi solari (equinozi, solstizi, passo zenitale) Altissima precisione geometrica verso i punti cardinali (scarti di pochi minuti d'arco)
Lo scopo principale del Calendario è di tipo agricolo, come osservatorio astronomico e rappresentazione del dio Serpente Piumato Funzione funeraria, religiosa (culto solare) e di precisione cosmologica
La Data di costruzione risale al 1000-1200 d.C. (Periodo Postclassico) fino al 2500 a.C. (Antico Regno, IV Dinastia)
Sono quindi allineate per fungere da calendari solari tridimensionali, con un focus sugli eventi astronomici del passo zenitale e degli equinozi
Le diagonali della base quadrata della piramide sono orientate verso il punto di levata del Sole al solstizio d'estate e il punto di tramonto al solstizio d'inverno .
Studi hanno dimostrato che la piramide fungeva da sofisticato osservatorio astronomico. Gli angoli e gli spigoli sono allineati per registrare non solo gli equinozi e i solstizi, ma anche le date del passo zenitale, permettendo di sincronizzare i cicli agricoli con le stagioni delle piogge .
Le tre piramidi principali dell'altopiano di Giza(Cheope, Chefren e Micerino), invece condividono un allineamento diverso, basato sulla precisione dei punti cardinali e su un possibile legame con la costellazione di Orione.
Le piramidi di Giza sono famose per essere allineate con straordinaria precisione ai quattro punti cardinali. I lati della Grande Piramide di Cheope, ad esempio, hanno una deviazione media dal nord vero di soli 3 minuti d'arco (circa 0,067 gradi) . La loro disposizione complessiva sull'altopiano segue un orientamento nord-est/sud-ovest .
La disposizione delle tre piramidi di Giza sarebbe stata concepita per replicare sul terreno l'allineamento delle tre stelle della Cintura di Orione (Alnitak, Alnilam e Mintaka) . Sebbene popolare, questa teoria è stata ampiamente criticata perché le distanze e gli angoli non corrispondono perfettamente senza manipolazioni forzate
Per quanto riguarda i tre quadrati incisi nella roccia ad Oschiri, non esiste alcuna evidenza storica o archeologica che indichi che queste tre incisioni quadrate siano state create con un allineamento astronomico specifico o che abbiano una funzione analoga a quella delle piramidi di Giza o dello Yucatan. Il sito è studiato principalmente come luogo di culto e di offerte, non come osservatorio astronomico.
I tre quadrati incisi nella roccia ad Oschiri sono orientati a Nord, a destra del bancone più grande, orientato a est/sud est
( Approfondimenti
https://maldalchimia.blogspot.com/2023/12/altare-oschiri-di-santo-stefano.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/altare-santo-stefano-navigium-isidis.html?m=0)
Un chiaro riferimento all'Orsa Maggiore, nella dimensione della nascita e rinascita, importantissima nella nostra Antica Civiltà Sarda (https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/orsa-maggiore-akhetjuvale.html?m=0)
Tiziana Fenu
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7 bamboline Yucatan /Sa Pippia de Caresima














