Il Sigillo di Circe, una Soglia Lunare tra gli Abissi e la Pietra, incastonata nel cuore del Mediterraneo, lontano dalle rotte tracciate dalla ragione e dalla volontà eroica, dove sorge l’isola che non si trova sulle carte nautiche dei naviganti solari.
È Eea, il cerchio magico, il Temenos sacro lambito dalle acque primordiali.
In quel recinto di potenza, non regna una semplice "maga", ma la sua ipostasi vivente, Circe, archetipo lunare di una potenza tellurica che la modernità, con il suo sguardo profano, ha incatenato e rimpicciolito.
La tradizione omerica, figlia di un pensiero che iniziava a erigere il pilastro solare del Logos maschile a discapito della notte del grembo, ci consegna l'immagine di una figura temibile e affascinante, ma già "fagocitata" dall'epica dell'eroe. Ulisse, l'uomo dai molti inganni, che penetra nel suo recinto e ne esce vincitore, seducendola o imponendole un giuramento. Eppure, dietro il velo di questa narrazione iniziatica di stampo solare, si cela un mistero più profondo. quello della Dea al centro del mondo.
Circe è l'Anima Mundi, l'Essenza stessa di una Natura che è al contempo nutrice e divoratrice, capace di nobilitare l'umano restituendogli la sua scintilla divina o di svilirlo, ricacciandolo nella gabbia della sua animalità istintuale.
Il suo potere non è stregoneria minore, incantamento da fiera, ma Teurgia.
È l'arte sacra di operare con le forze divine, di attraversare la soglia che separa la forma dalla sua dissoluzione.
La sua isola, Eea( così simile ad Eva/Era) in greco antico Aiaia, che corrisponde al nostro sardo "nonna", inteso come figura genealogica archetipale importante, cerchio d'acqua e di terra, è l'Atanor perfetto, l'Uovo Filosofale dove avviene il Grande Mistero.
Circondata dall'acqua, il suo elemento madre, ella è la Soglia tra il Caos delle potenzialità indifferenziate (l'Acqua) e la manifestazione della forma (la Terra dell'isola).
In questo spazio liminale, lei estrae i segreti di Madre Terra, non diversamente da un Alchimista che dalla Materia Prima cerca di estrarre la Quintessenza.
Le sue "pozioni" non sono filtri d'amore o veleni volgari. Sono Elisir di trasformazione.
Ogni intruglio che bolle nei suoi calderoni è una "solve et coagula" operata sulla psiche dei mortali.
Chi beve dalle sue mani, e non possiede la virtù dell'eroe iniziato, la "Mens" retta, il "Moly" donato da Hermes( la pianta magica divina, una radice, potente antidoto contro i sortilegi di Circe, e oltre, un oggetto magico che incarna l'intervento divino a favore dell'eroe), vede la propria natura inferiore precipitare e solidificarsi nella bestia che già era, il porco, simbolo dell'ignoranza e della gola, è l'uomo che ha smarrito il proprio centro, prigioniero della materia. Ma chi, come Ulisse, si avvicina a lei con la spada sguainata dello spirito e l'antidoto dell'intelletto divino, può bere il medesimo calice e divenire amante della Dea, ricevendo da lei la conoscenza dei mondi sotterranei e la via per il ritorno a casa, ovvero per la reintegrazione nel proprio Sè superiore.
Circe è dunque il volto terribile e misericordioso della Sophia Perennis, la verità universale ed eterna, fondamento di tutte le spiritualità.
È colei che custodisce le chiavi del Regno Minerale, Vegetale e Animale, perché in lei pulsano ancora i ritmi ciclici della Grande Madre.
La Luna crescente che attira le maree dell'istinto.
La Luna piena che illumina la notte dell'anima.
Come quella di oggi, la Luna Rossa di sangue.
La Luna calante che accompagna ogni creatura verso la dissoluzione necessaria per una nuova nascita, fino a magnificarsi nel plenilunio.
Il suo canto, che ammalia i naviganti e li attira sugli scogli, non è che la voce stessa del Mistero, il richiamo dell'Abisso che invita l'eroe a discendere, a morire a sé stesso per poter rinascere non più come uomo comune, ma come Iniziato.
Sconfiggere Circe, nel senso deteriore del termine, è impossibile, perché significherebbe negare la forza stessa che anima la vita. Possederla, nel senso ermetico, significa invece unirsi a lei, riconoscere in lei la propria parte inconscia e lunare, il ricettacolo primordiale da cui ogni forma emerge e a cui ogni forma fa ritorno.
Così, nella solitudine della sua isola senza tempo, Circe rimane la Maga nel senso più alto.
È la Sacerdotessa di una conoscenza che non si insegna nelle scuole degli uomini, ma si riceve solo attraversando il Fuoco della trasformazione, vegliati dal suo sguardo che è lo stesso sguardo della Notte, della Morte e della Rigenerazione.
In un momento in cui la luna, piena e perfetta, comincia a scivolare nell'ombra della terra, non si manifesta come sparizione, ma una trasformazione.
Il suo disco argenteo si vela, e mentre l'oscurità la divora, non scompare nel nero, ma si accende di un rosso profondo, cupo, ferruginoso.
È la luna di sangue.
È in questo istante sospeso, in questo cratere celeste di ombra e luce rifratta, che l'antica magia di Circe si rivela nella sua vera natura alchemica.
Circe non è solo una maga, è l'incarnazione stessa del processo. La sua isola, Eea, è il vaso chiuso e sigillato dell'athanor, il forno alchemico dove il tempo e il calore compiono il loro lavoro segreto.
La luna piena è la sua corona, il simbolo del completamento di un ciclo, della totalità raggiunta prima della dissoluzione.
Ma quando questa luna viene eclissata e si tinge di rosso, non assistiamo a una fine, ma al momento cruciale dell'Opera al Rosso.
Quel sangue lunare non è morte, ma la Rubedo, l'ultima e più alta fase del Grande Opera.
È il punto in cui il bianco argenteo della luna (l'Albedo, la purificazione) viene fecondato e penetrato dal principio solare e maschile, rappresentato dall'ombra della terra che la copre. Dall'unione di questi opposti, dalla congiunzione del Sole e della Luna nell'ombra, nasce il colore regale, lo spettro del fuoco interiore che arde non per consumare, ma per fissare lo spirito nella materia.
E chi sono i porci che Circe raduna intorno a sé, se non la materia prima ?
Sono gli istinti grezzi, la natura ferina e non ancora trasmutata che ogni uomo porta con sé.
Ulisse, è l'iniziato che possiede l'antidoto, la conoscenza per non rimanere prigioniero della sola materia.
Ma Circe non è l'ingannatrice che degrada.
È l'artefice che opera la necessaria putrefazione.
La Luna Rossa di Sangue che sovrasta la sua isola è il segno esteriore di questo processo interiore.
La putrefazione alchemica, la Nigredo che precede la gloria, è simboleggiata da quel colore inquietante.
È il momento in cui il composto deve annerire e marcire, come il sangue coagulato, per poter liberare i semi della nuova vita.
Gli animali nel suo cortile non sono anime dannate, ma principi in attesa di essere fissati, forme caotiche che aspettano di essere riportate alla loro vera essenza attraverso il fuoco e l'acqua, il maschile e il femminile.
Così, l'eclissi totale di luna diventa l'istante perfetto dello Hieros Gamos, le nozze chimiche.
La luna (la regina, l'argento vivo, l'anima) viene fecondata dall'ombra del sole nero dell'eclissi (il re, lo zolfo, lo spirito).
E da questo amplesso cosmico, velato allo sguardo profano, si sprigiona la luce fissa della pietra filosofale.
Il cerchio magico che Circe traccia sulla sabbia non è diverso dall'orbita lunare che in quell'attimo viene attraversata. Entrambi sono il confine sacro dove la trasformazione diventa possibile.
Vedere la luna di sangue sull'isola di Circe significa assistere al momento più segreto della creazione.
Significa comprendere che il veleno e la medicina sono lo stesso elisir, e che per elevare la natura a spirito, bisogna prima immergerla nel sangue della propria ombra, aspettando che l'eclissi passi e che la luce, rinata dall'oscurità, risplenda di una nuova, inalterabile purezza.
Intenso simbolismo, in questo passaggio, traguardato dal Sacro Archetipo Ebraico Ayin, il sedicesimo, la corrispondenza, l'occhio divino, la Sorgente, correlato all'Arcano Maggiore XVI della Torre, Torre che è "mgd" ebraico, un Femminino (MaGDalena/aMiGdala).
Tutto estremamente simbolico.
Con infinita gratitudine sempre.
Tiziana Fenu
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