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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

mercoledì, aprile 08, 2026

💛 Campanacci (libro "Il Tempo Capovolto")

 

"[...] La maschera dei Mamuthones rappresenta la più pura manifestazione dell'opera al nero (Nigredo), la fase iniziale dell'alchimia caratterizzata dalla putrefazione e dallo sconvolgimento. 
La pesante veste di vello nero e i campanacci che risuonano con ritmi ipnotici costituiscono una sinestesia rituale voluta a destrutturare la percezione ordinaria. 
Ogni colpo del campanaccio corrisponde a una percussione alchemicamente calcolata per frantumare le scorie dell'anno trascorso, mentre le corna del volto lignei rimandano non semplicemente a un'iconografia bovina, ma al toro alchemico, simbolo della materia prima ancora caotica e informe, la materia prima su cui lavorare e destrutturare. 
Sconvolgere l'ordinamento prestabilito. 
Il loro andamento processionale, tra alterne accelerazioni e rallentamenti, mima il movimento di retrogradazione planetaria necessario, secondo l'astrologia ermetica, a invertire i cicli naturali e rigenerare il tempo. 
Si perde la nozione del tempo, così come è generalmente percepito, quando si co-partecipa a queste ancestrali ritualistiche. 
Il ritmare dei passi cadenzati e dei campanacci, fanno vibrare la terra sotto i piedi  
Restituiscono voce alla frequenza di Madre Terra.
Ristabiliscono la connessione con il battito ancestrale da cui siamo nati. 
Il tempo si ferma. 
Si vorrebbe che non finisse mai. 
È oblio. 
È perdita di identità e al contempo un riconoscimento viscerale, ancestrale, di appartenenza[...]"

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
Tratto dal mio libro
"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l'Ordine"
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Campanacci




martedì, aprile 07, 2026

💛 L'uovo cosmico...

 


L'uovo cosmico..
"[...] Ciò rimanda a un sostrato culturale arcaico, pre-patriarcale, in cui il sole poteva essere associato a divinità femminili, mentre la luna a entità maschili (come attestato, ad esempio, dal dio lunare sumero Sin). 
[...] Tale valenza androgina, successivamente radicalizzata in senso maschile dal patricentrismo dominante, è rintracciabile anche nella tradizione sarda, dove il gallo (puddu), avatar solare, ha soppiantato la forma femminile (pudda), oscurando l’originaria ambiguità di genere. 
Lo stesso cognome Puddu, declinato solo al maschile, è diffusissimo in Sardegna. 
Il basilisco, in quanto sintesi di gallo e serpente, rappresenta proprio la fase alchemica centrale della "coniunctio oppositorum". 
Nella sequenza delle trasformazioni alchemiche dalla Nigredo, rappresentata dal corvo, alla Rubedo, rappresentata dalla fenice, il basilisco occupa la terza e cruciale posizione, quella dell’Albedo trascendente, in cui avviene l’unione del principio attivo (maschile/solare) e ricettivo (femminile/lunare).
Il gallo, consacrato ad Apollo e Zeus come emblema di purezza, luce e vita (“gallo solare”), si oppone e al contempo si congiunge al serpente, simbolo di oscurità, morte e rigenerazione ciclica. 
Questa unione rigenerante è paragonabile al risveglio della Kundalini, l’energia serpentina dormiente nel perineo, una zona per l’appunto androgina e sacra, indicata nell’antico lessema sumerico "ud da" (“andare verso il sole”) e nella radice sarda "udda/pudda" . 
Il perineo, né utero né ano, ma spazio liminale e generante, è il luogo dell’Uovo Cosmico, il vaso alchemico in cui gli opposti si fondono per dare vita alla trasformazione.
La rilettura in chiave non patriarcale del basilisco consente di recuperarne la connessione con il Sacro Femminino[...]
[...] Il guerriero sardo appare così come un essere doppio, una sintesi di opposti: umano e divino, materiale e spirituale, difensore e custode di un’altra dimensione. 
I suoi quattro occhi richiamano Fanes, il dio primordiale della cosmogonia orfica, “il Brillante”, l’Eros androgino e alato che scaturisce dall’uovo cosmico. 
Fanes, come il Giano bifronte romano (il Janus che ha chiara assonanza con la Jana sarda e le Domus de Janas), è colui che guarda contemporaneamente avanti e indietro, passato e futuro, vita e morte. 
È il signore delle porte (ianuae), dei solstizi, dei passaggi dimensionali.
Il Popolo Sardo sembra aver incarnato questa visione del doppio e della sigizia, l’unione degli opposti, in ogni sua manifestazione culturale. Dalle strutture megalitiche sinergiche ai Giganti di Mont’e Prama con i loro enigmatici “guantoni”, dalla sfida alla morte nel “riso sardonico” alla pietra stessa, trattata come un Uovo Cosmico Narrante. 
Il Sardo nasce dalla pietra e nella pietra ritorna, in un ciclo eterno di creazione e rigenerazione.
[...] In questa dimensione, plasma, mito e simbologia della dualità creatrice, si fondono, intrecciando tra esse, ipotesi tecnologica con il ricco immaginario mitologico sardo. 
Le figure di Maschinganna, l'emanatore di corrente elettrica e fulmini, e Maimone, il signore della pioggia fertilizzante, come abbiamo visto in uno dei capitoli precedenti, incarnano le due polarità complementari dell’energia creatrice: la scarica elettrica (fuoco/cielo) e l’acqua fecondante (terra). 
Il guerriero nuragico, così rappresentato, non sarebbe dunque un semplice combattente, ma un operatore rituale, un mediatore di forze cosmiche. 
La sua duplicità (due scudi, due braccia, quattro occhi) lo configura come un Giano bifronte (o Jana/Jano sardo), custode della soglia tra dimensioni opposte e complementari: vita e morte, visibile e invisibile, materia ed energia.
Questa stessa dualità creatrice, sintesi degli opposti, è simbolicamente rappresentata dal plasma. 
Fisicamente, il plasma è un gas ionizzato, stato della materia caratterizzato da altissima conducibilità e responsività ai campi magnetici, in cui cariche positive e negative interagiscono dinamicamente. 
Cosmologicamente, costituisce circa il 99% della materia visibile nell’universo, essendo il componente principale delle stelle e dei fenomeni come i fulmini e le aurore boreali. Esso diviene, quindi, la perfetta metafora fisica del principio creatore primordiale, del caos indifferenziato da cui scaturisce l’ordine attraverso la separazione e l’interazione di polarità.
Questa concezione trova un sorprendente parallelo nella figura di Fanes, divinità della cosmogonia orfica. 
Fanes, il "Brillante", emerso dall’Uovo Cosmico, è l’Eros primordiale, l’ermafrodito alato che mette in moto l’universo. 
La sua luce e il suo potere creativo richiamano sia il dio egizio Amon ("lo splendente") sia, simbolicamente, la scarica plasmatica del fulmine. 
I Sardi, in questa prospettiva, avrebbero "scolpito" il proprio Uovo Cosmico Narrante nella pietra stessa dell’isola, facendo dei nuraghi e delle Domus de Janas dei luoghi di manifestazione di questa energia.
Quel Fanes-Be-fanes/Filonzana, che Inaugura il nostro Carrasegare sardo[...]"

Tratto dal mio libro
"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l'Ordine"
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con riferimento al Guerriero di Teti, nella mia precedente pubblicazione editoriale,
"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"
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Tiziana Fenu
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L'uovo cosmico



 








lunedì, aprile 06, 2026

💛 Il lunedì dell'Angelo

 Il Lunedì dell'Angelo, esotericamente, riguarda una  vasta costellazione di temi affascinanti e complessi, che richiedono di dipanare con cautela i fili di una possibile trama esoterica, dove si intrecciano angelologia cristiana, mitologia mesopotamica, culti della Dea Madre e simbologie astrologiche legate al ciclo pasquale 

Il Lunedì dell’Angelo, noto anche come Lunedì di Pasqua o Lunedì dell’Ottava di Pasqua, è associato, nella tradizione cristiana  all’apparizione dell’angelo (o di due angeli) alle donne giunte al sepolcro vuoto, nonché all’incontro di Gesù risorto con le stesse. 

La radice esoterica di questa giornata non è immediatamente evidente nei testi canonici, ma affiora se consideriamo la struttura iniziatica di questa dimensione  liturgica. 

La Pasqua è il "passaggio", letteralmente, dall'ebraico "pesach", dalla morte alla vita, e il lunedì rappresenta il primo giorno “nuovo” dopo il compimento del mistero. 

Nella tradizione ermetica e gnostica, i giorni della settimana sono stati spesso caricati di corrispondenze planetarie e angeliche. 

Il lunedì è governato dalla Luna, astro del divenire, della ciclicità, dell’umido e del femminile, e l’angelo del lunedì, è talvolta identificato con Gabriele (messaggero dell’Annunciazione, legato alla Luna e alla fecondità). 

Questo nesso Luna-femminile-angelo preposto alla Resurrezione è già un primo ponte simbolico con il Sacro Femminino, la cui simbologia permea il Lunedì dell'Angelo. 

Si potrebbe trovare traccia di primordiali  angeli negli Apkallu mesopotamico. 

Gli Apkallu erano i “sette saggi” inviati dal dio Ea (Enki) per portare la civiltà agli uomini. 

Nelle raffigurazioni, specialmente nei rilievi neo-assiri dei palazzi di Nimrud e Ninive, essi sono spesso rappresentati come figure ibride, con corpo umano, ali e talvolta testa di uccello rapace. 

La loro natura alata, la funzione di messaggeri divini e di custodi di conoscenze segrete li rende indiscutibili precursori iconologici delle figure angeliche ebraico-cristiane.

 L'Apkallu per eccellenza, Adapa (chiamato anche Uan o Oannes), è associato all’acqua e alla sapienza, dimensioni prettamente femminili ( la Sophia Superna) presenta un legame diretto con una Dea Uccello.

Di questo avevo già approfondito in due miei scritti, perché troviamo tracce di un angelo primordiale anche nel nostro concio di Bosa 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/05/concio-di-orani.html

 https://maldalchimia.blogspot.com/2023/06/concio-di-bosa-apkalli.html?m=0) 

Una simbologia che emerge nella stratigrafia più arcaica della Mezzaluna Fertile che incontra la Dea Uccello, una figura diffusa nel Neolitico (Çatalhöyük, Hacilar) e nelle culture sumeriche presargoniche. Tale dea, talvolta identificata con Inanna nelle sue epifanie ornitomorfe (si pensi ai suoi “tamburi” fatti di pelle di uccello o alle sue sacerdotesse vestite di piume), o con la Ninḫursaĝ , di cui avevo approfondito - https://maldalchimia.blogspot.com/2021/11/statuina-oannes-neo-sumera.html?m=0-(Madre Terra), viene progressivamente soppiantata o assorbita nelle epoche storiche da divinità maschili del cielo e del temporale. La sua eco si ritrova, tuttavia, in figure come la Lilith alata dei rilievi di terracotta babilonesi (la cosiddetta “Burney Relief”), e più tardi nelle ninfe alate o nelle Vittorie alate greco-romane, fino ad arrivare ai giorni nostri, all'iconografia di Maria ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/08/il-sacro-femmininooannesapkallu.html?m=0) 

La correlazione con il “Lunedì dell’Angelo” e il Sacro Femminino, si amplifica, se consideriamo  il  simbolismo della resurrezione come ritorno alla vita e della donna come prima testimone, con le donne al sepolcro. 

Tutti i vangeli canonici concordano che Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salome (o altre) furono le prime a trovare il sepolcro vuoto e a ricevere l’annuncio angelico. 

Notare come la Salome del Sepolcro non sia la stessa Salome', figlia di Erodiade, collegata alla decapitazione di San Giovanni, argomento già approfondito(  https://maldalchimia.blogspot.com/2024/06/salome.html?m=0) simbologia sulla quale si innescano ulteriormente simbologie a riguardo, molto interessanti. 

In una cultura giudaica dove la testimonianza femminile era giuridicamente debole, questo dettaglio è stato letto dagli esegeti come un segno di storicità, ma esotericamente questo rappresenta inequivocabilmente  un marchio iniziatico. 

Il Femminino, custode della vita uterina, è anche il primo a intuire il superamento della morte. 

L’utero e il sepolcro sono entrambi luoghi di chiusura e di attesa, ma anche di passaggio e di rinascita. La resurrezione di Cristo è, in questa luce, l’archetipo di ogni discesa agli inferi seguita da un’ascesa. 

Uno schema che riecheggia i miti di Inanna/Dumuzi, Iside/Osiride, Persefone/Demetra.

Infine, c'è da considerare anche la simbologia del Toro e Tanit. 

La Pasqua cristiana, come noto, è regolata dalla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera, e cade spesso sotto il segno zodiacale dell’Ariete (dopo il 21 marzo). 

Tuttavia, nei secoli, la coincidenza con il plenilunio in Ariete può talvolta cadere a ridosso del Toro. Ma è piuttosto nella simbologia pre-cristiana della primavera che il Toro (Toro celeste sumero, Apis egizio, Mithra tauroctono) rappresenta la forza generatrice, la potenza fecondante che si unisce alla terra (principio femminile). 

Baal (Hadad) è una divinità della tempesta e della fertilità, spesso rappresentato in piedi su un toro

( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/05/baal-e-tanit.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/04/il-nostro-sardo-dio-baal.html?m=0) 

La sua paredra Tanit, dea "cartaginese" estremamente presente in Sardegna

(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/parlare-della-dea-tanit-in-sardegna-e.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2022/12/tanit-capovolta-monte-sirai.html?m=0), identificabile con Astarte e con la celeste Regina, è invece una dea lunare, vergine e madre, legata al culto dei morti e alla rinascita. 

Il suo simbolo, un triangolo sormontato da un disco e da una linea orizzontale, è stato interpretato come rappresentazione stilizzata di una figura umana alata o come sincretismo di elementi uterini e solari. 

La “sinergia taurina/uterina”, Baal/Tanit, corna taurine/falce di luna, esemplificate in ogni simbologia presente in Sardegna, comprese le Tombe dei Giganti, potrebbe risiedere proprio in questa ierogamia cosmica. 

Il toro (principio maschile solare e tellurico) e la dea (principio femminile lunare e ctonio) si uniscono nella primavera per garantire la resurrezione della vegetazione e della vita. 

La Pasqua cristiana, spostando la resurrezione dal piano naturale a quello storico-salvifico, avrebbe ereditato e trasfigurato questo sostrato archetipico.

Non esistono prove documentali di una filiazione diretta e consapevole del “Lunedì dell’Angelo” dagli Apkallu o dalla Dea Uccello, ma la simbologia archetipale delle immagini mostra continuità morfologiche e persistenze simboliche innegabili. 

L’angelo cristiano (messaggero alato, androgino ma con tratti femminili nella tradizione bizantina e popolare) raccoglie l’eredità degli esseri alati mesopotamici. 

Il ruolo delle donne come prime testimoni della resurrezione preserva un’intuizione del Sacro Femminino come mediatore tra morte e vita

Il calendario pasquale, infine, conserva l’eco delle antiche ierogamie primaverili legate al Toro e alla Luna, di cui Tanit è una splendida erede. 

Questo dimostra la sopravvivenza sotterranea delle immagini arcaiche nell’immaginario religioso europeo.


Tiziana Fenu 

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Il lunedì dell'angelo













domenica, aprile 05, 2026

💙 Empatico

 È bene sottolineare che la parola "empatico", di cui tanti si fregiano, ha come radice, la "emp-" di empirico, non di "Empireo"

Una differenza sostanziale, concettuale, antropologica, semantica, vibrazionale.

Empirico, Concreto, Sensibile, Sperimentale, Pratico, Materiale, Induttivo.

"Empirico" significa basato sull'esperienza, sulla pratica e non sulle conoscenze teoriche. 

In filosofia, "empirico" si riferisce a ciò che appartiene all'esperienza, in opposizione a razionale, innato, sistematico, puro

"Empirico" deriva dal greco empeirikos che significa “esperto”. 

Un esempio di ricerca empirica è quella che basa le conclusioni sull'osservazione diretta o indiretta dei fatti.

Empireo, invece, nella concezione tomistica accolta da Dante, è la sede sede dei beati, che consiste di “luce intellettual piena d'amore”, diretta emanazione di Dio.

La parola empatico deriva dal greco antico "εμπάθεια" (empátheia), a sua volta composta da en-, "dentro", e pathos, "sofferenza o sentimento", termine che veniva usato durante gli spettacoli teatrali per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l'autore-cantore al suo pubblico

Empatico, quindi, significa osservare, valutare, mettersi nei panni degli altri.

Come, concretamente vivono nella dimensione empirica. 

Compartecipare alla dimensione emozionale dell'altro.

Capirne le cause, le motivazioni, se la dimensione empirica nella quale vive, contribuisce o meno al proprio disagio, sofferenza o gioia.

Comprendere e accettare, anche i limiti dell'altro, che li vive in prima persona.

Spesso non li subisce.

Li accetta, il che, è ben diverso.

Bisogna avere rispetto per queste isole sacre.

Perché spesso sono isole, poco comprese, giudicate.

Isole che vorrebbero espandersi, ma che magari non possono.

C'è un'enorme differenza tra il "non potere" e il "non volere".

Tra questi due crinali ci dovrebbe essere tutta l'assoluta comprensione dei cosiddetti "empatici", che empatizzano con chiunque, i beati del loro personale Empireo, coloro che brillano di  "luce intellettual piena d'amore", parafrasando il nostro Dante. 

E beati loro, distanti anni luce, nel loro Empireo.

Sulla punta dell'isolato iceberg, così che non ne vedano la parte sommersa.

Quella, che nonostante tutto e tutti, cerca di restare a galla, foss'anche per dare rifugio a chi potrebbe affogare. 


Tiziana Fenu 

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Empatico



sabato, aprile 04, 2026

💛 La spiga nella ritualistica di morte e rinascita (, libro)

 "[...] La zoppia, traslata in danza cifrata secondo una ritmica numerica particolare, nei Mamuthones in particolare, o nelle danze ritualistiche inaugurali della cerimonia del Fuoco, che apre il Carrasegare, diventa riflesso di questo archetipale stigma fertilizzante, necessario. 

Dal suo sangue, fecondatore come quello del Cristo sul Golgota, germogliarono anemoni rossi, in un’immagine di sacrificio fecondo che trova preciso riscontro nel Vangelo di Giovanni: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24).

Questo complesso simbolismo si articola in una vera e propria teologia del seme e della spiga. 

La spiga, unità tagliata che genera molteplicità, evoca il corpo smembrato di Osiride, da cui germogliano 28 spighe, numero corrispondente al ciclo lunare, cuore dei Misteri eleusini dedicati a Demetra e Persefone. 

La spiga rappresenta il corpo di luce, l’essenza trasfigurata (Horus, l’oro alchemico), che può nascere solo da un cuore “vergine”, incorrotto. 

La sua trasformazione in farina e poi in pane, impastata con l’“acqua amniotica” del principio femminile (Iside), costituisce il “sacrum facere”, il sacrificio necessario alla rigenerazione. 

L’Eucaristia cristiana del “pane di vita” affonda qui le sue radici più remote, in un processo di “osirificazione” o divinizzazione attraverso la distruzione e la rinascita.

Anche i simboli pasquali più familiari rivelano strati profondi. L’ulivo, unito alla palma, non è solo segno di pace, ma richiama l’olio dell’unzione del Cristo (il “Consacrato”). L’estrazione dell’olio mediante frantumazione del frutto è metafora della destrutturazione della materia per giungere all’essenza pura. 

La palma, a sua volta, simbolo dell’albero della vita, della colonna vertebrale (il Djed egizio) e della rigenerazione, trova una potente sintesi nei Giganti di Mont’e Prama, figure di uomini-eroi divinizzati, scolpite in una località il cui toponimo evoca proprio le palme.

In questa complessa trama si inserisce la simbologia del Carrasegare sardo. 

Il dramma di Adone, con la sua morte violenta per opera del cinghiale (animale selvatico, “aresti” in sardo, dalla radice che richiama il guerriero Ares/Marte, collegato alla simbologia dei Sacri Ancilia, di Mamurio, de Su Battileddu e del Martedì grasso, e di Maimone, come vedremo più avanti ), e la sua successiva resurrezione, costituiscono un archetipo di morte e rinascita che è il cuore pulsante dei carnevali arcaici sardi. 

I Sos Murronarzos di Olzai, con le loro maschere cinghialesche, o altre figure teriomorfe dei carnevali barbaricini, incarnano questo principio di Caos, ferinità e sacrificio necessario (il Carrasegare, appunto, “carne da tagliare”) che precede e prepara il rinnovamento della primavera e il ritorno all’ordine. 

La lotta rituale tra il principio ordinato della comunità e la forza selvaggia e feconda del cinghiale/Adone/Ares riflette lo stesso mitema.

Oltre a “frori” e “aresti”, si consideri il verbo “affroddiai” (“mescolare”, “dire sciocchezze”), che potrebbe conservare la memoria dell’impasto caotico dei dolci rituali o delle litanie delle devote, e l’aggettivo affranto, forse legato all’immagine di Afrodite afflitta (affranta) per la morte dell’amato. 

Anche la forma chiusa a spiga dei “culurgiones” sardi o la tecnica costruttiva a spina di pesce nei paramenti murari nuragici, ribadiscono il valore ierofanico della spiga come simbolo di immortalità, abbondanza e rigenerazione ciclica.

Su Nenniri emerge quindi come un potentissimo ierogramma, un concentrato di simboli che, dalla preistoria mediterranea e simbologia sarda in particolare, giunge intatto alla ritualità cristiana. 

Esso incarna il perenne mistero del sacrificio fecondo (di Adone, del seme, di Cristo), la discesa nelle tenebre necessaria alla rinascita nella luce, e il ruolo mediatore del principio femminino divino (Tanit/Astarte/Afrodite/Iside/Demetra) come forza rigeneratrice. 

La Sardegna, con i suoi toponimi, i suoi resti archeologici, la sua lingua e le sue maschere carnevalesche, si conferma così come un eccezionale archivio vivente dei Grandi Misteri del Mediterraneo, dove il dramma di Adone e la simbologia del Carrasegare continuano a parlare, con voce sommessa ma persistente, il linguaggio eterno della morte e della resurrezione della vita.

La ritualistica del Carrasegare è un vero e proprio dramma sacro che rappresenta la passione, morte e resurrezione di questa divinità, essenziale per evocare il ritorno della fertilità e delle piogge[...]"


Tratto dal mio libro 

"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l'Ordine"

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Notare la conformazione a spiga che sovrasta l'ingresso di molti nostri nuraghi, il cui ingresso ha proporzioni auree, come l'ingresso del pozzo di Santa Cristina. 

Proporzioni auree estremamente simboliche che sono correlate alla dimensione del Femminino. 

Approfondimenti :

https://maldalchimia.blogspot.com/2021/06/simbologia-angolo-72-nel-pozzo-scristina.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/l-ingresso-triangolare-dei-nuraghi.html?m=0


Tiziana Fenu 

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La spiga ( libro)