Ma la goccia è anche principio maschile e atmosferico.
Baal, il dio delle tempeste, paredro di Tanit, in un sincretismo cosmogonico che rappresenta colui che versa l’acqua dal cielo sulla terra assetata.
Le sue corna taurine non sono solo potenza, ma canali attraverso cui la nube si condensa in pioggia.
Milioni di gocce che fecondano Tanit, la terra-città, la Vergine Madre.
In questa sinergia, la goccia diviene l’hieros gamos in forma liquida.
È lo sperma celeste che penetra il suolo e risveglia i semi.
Il legame con le Iadi è a questo punto inscindibile.
L’ammasso stellare nella costellazione del Toro, che i Greci chiamavano “le Piovose”, è visivamente una lacrima o una V rovesciata: tre stelle per lato che simulano le grandi labbra del pube cosmico.
La loro levata eliaca segnava l’inizio della stagione delle piogge nel Mediterraneo, e il loro pianto mitico (per la morte del fratello Ias) non è che la goccia celeste che discende a fecondare la terra.
Ecco perché, nei pozzi sacri sardi orientati a sud-est, la forma a goccia della recinzione e della tholos non è un accidente architettonico, ma una mappa litica del cielo.
Le Iadi sorgono proprio da quel quadrante, annunciando il ritorno della vita dopo l’aridità estiva.
In questa prospettiva, il simbolismo della goccia unifica i tre piani.
La dimensione sotterranea, rappresentata simbolicamente dal pozzo di Demetra e dalla Baubo, dalla forma vaginale.
La dimensione terrestre rappresentata dal culto di Tanit
La dimensione celeste, rappresentata dalle Iadi e dal Toro/Baal.
Tiziana Fenu
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Tratto dal mio saggio
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