Nel Mio Universo, non esiste quel decreto spietato che sentenzia: "devi amarti tu per prima, altrimenti non posso amarti". Questa è la grammatica dei cuori timorosi, la prigione dorata costruita da chi ha paura di perdersi nell'abisso dell'altro.
Nel Mio Regno, vige l'esatto contrario.
È il paradosso divino che salva. Mentre il tuo amore si posa su di me come una stola di seta celeste, le mie ferite antiche si ricuciono da sole.
Mentre il mio amore trabocca verso di te, le tue crepe si colmano di luce.
L'Amore non è un premio per i già guariti.
È la medicina stessa, il balsamo che scorre nelle vene mentre ancora sanguiniamo.
L'Amore può tutto.
Può rifare il mondo in un battito di ciglia. In un nanosecondo, se la fiamma è vera, l'intero assetto dell'anima si ricompone in una nuova geometria di grazia.
Nessuno dovrebbe trascinare il macigno di doversi sentire "meritevole".
Chi ha stabilito i parametri della dignità?
Quale arcano consesso decide gli standard per accedere al sacro banchetto dell'affetto?
Io sono imperfetta, sono un canto di frammenti, un mosaico di schegge e di ombre.
Ma è proprio mentre ti amo che imparo la mappa del mio stesso continente interiore.
È amando te che scopro le stanze segrete di me, e in quelle stanze, infine, imparo ad amare anche colei che vi abita.
Guarisco mentre le lacrime mi rigano il volto, non per il dolore, ma per lo stupore di essere amata senza condizioni, senza giudizio, senza quel dito puntato che accusa.
Guarisco perché il tuo sguardo non è una lente d'ingrandimento sui miei difetti, ma una carezza che li rende preziosi.
Perciò, Vaffanculo, Bianconiglio. Vaffanculo con la tua logica da orologio svizzero, con la tua morale da manuale di auto-aiuto.
Tu dici che avrei dovuto imparare prima.
E forse è vero.
Forse avrei imparato.
E anche in fretta.
Se solo tu...
Se solo tu, tu... mi avessi amato davvero.
Se solo avessi avuto il coraggio di tuffarti nel mio caos invece di restare sul bordo a misurare la temperatura dell'acqua.
Se tu mi avessi amato, ti avrei donato la parte migliore di me. Quella che ancora mi è sconosciuta, la perla nascosta nelle profondità della mia stessa notte.
Quella che solo insieme a te avrei potuto dissotterrare, perché l'amore è anche questo:
uno scavo archeologico nell'anima dell'altro, dove si trovano reperti che nemmeno sapevamo di possedere.
Ma tu sei solo un coniglio stressato, sempre in ritardo sul tuo stesso cuore.
Sempre a gridare: "È tardi! È tardi!!".
Rilassati, Ciccio.
Rilassati.
La vita non è una corsa contro il tempo, ma una danza con l'eternità.
Se solo ti fossi fermato.
Se solo avessi chiuso gli occhi e teso l'orecchio, avresti percepito come mi batte il cuore per te.
Era un tamburo, un richiamo, un ritmo primordiale che aspettava solo il tuo.
Avremmo danzato, Bianconiglio. Avremmo danzato sotto le stelle, sul battito sincopato dei nostri cuori, in una coreografia che nessun orologio avrebbe mai potuto scandire.
Perciò no, Bianconiglio.
Non ti amo e non ti amerò mai.
Non ho bisogno di sentirmi in lista d'attesa per il tuo amore, di superare esami di meritevolezza. Io ho bisogno di sentire il mio cuore battere.
Di sentirlo vibrare, accelerare, emozionarsi al solo pensiero di qualcuno.
Questo mi basta.
Questo è il mio unico, vero metro di giudizio.
Io Amo.
E questo Amore, anche imperfetto, anche ferito, anche in apprendimento, vale tutti i meriti del mondo.
Vale l'intero creato.
“-Ma tu mi ami? chiese Alice.
– No, non ti amo rispose il Bianconiglio.
– Alice corrugò la fronte ed iniziò a sfregarsi nervosamente le mani, come faceva sempre quando si sentiva ferita.
– Ecco, vedi? – disse Bianconiglio – Ora ti starai chiedendo quale sia la tua colpa, perché non riesca a volerti almeno un po’ di bene, cosa ti renda così imperfetta, frammentata. Proprio per questo non posso amarti. Perché ci saranno giorni nei quali sarò stanco, adirato, con la testa tra le nuvole e ti ferirò. Ogni giorno accade di calpestare i sentimenti per noia, sbadataggine, incomprensione. Ma se non ti ami almeno un po’, se non crei una corazza di pura gioia intorno al tuo cuore, i miei deboli dardi si faranno letali e ti distruggeranno. La prima volta che ti ho incontrata ho fatto un patto con me stesso: mi sarei impedito di amarti fino a che non avessi imparato tu per prima a sentirti preziosa per te stessa. Perciò Alice no, non ti amo. Non posso farlo”.
Tiziana Fenu
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Tratto dal mio libro
"Maldalchimia. Di Ombre e Luminescenze" Volume II
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