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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

venerdì, maggio 29, 2026

💛 Labirinti Romanzesu /Benetutti (analisi ghematrica)

 Ho citato lo straordinario sito di Romanzesu alcune volte, nei miei scritti, in relazione soprattutto alla simbologia del labirinto, di cui ho approfondito anche nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" (https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/labirinto-libro-le-dee-silenziose.html?m=0) ma oggi, questa ulteriore analisi e approfondimenti, lo fa emergere come un textus sacro Litico, un disegno iniziato scolpito nel paesaggio della Sardegna, decifrabile attraverso la lente ermeneutica della Qabbalah.

Un approccio che va a sondare la dimensione archetipica della Qabbalah, codificata secoli dopo la costruzione di Romanzesu che risale al XIV-VII sec. a.C.

Codificata, ma già estremamente intessuta nella materia, perché ci sono corrispondenze tra l’architettura sacra arcaica e una dimensione universale, fatta di numeri, direzioni e cicli celesti, incisa nella pietra.

L’indagine non può che partire dal nome del sito, la cui etimologia popolare lo riconduce al sardo “Romanzu” o “Romanzesu”, spesso tradotto come “luogo incantato” o “dove si tengono i romanzi”. Tuttavia, in chiave cabalistica, scomponiamo il nome nelle sue possibili radici sonore.


La sillaba “Ro” evoca la Resh (ר), la ventesima lettera dell’alfabeto ebraico, il cui valore numerico è 200. 

La Resh simboleggia la Rosh, la “testa”, l’inizio, ma anche il male e l’impurità che devono essere redenti. 

Essa è associato al Sole, alla sua potenza implacabile (la Gevurah del sole di mezzogiorno). 

“Man” ci riporta al Man Hu (מה-הוא), il “Manna” celeste, il nutrimento spirituale, ma anche Mahanaim (מחניים), il doppio campo degli angeli. 

Ma anche "Mannus", che in sardo significa "Gli Antenati", gli Anziani saggi della comunità. 

“Zu” è quasi un Zoh aramaico (דא), “questo”, indicando un’atto di rivelazione diretta. 

“Su” risuona come Sūf (סוף), “fine”, o la Sefirah. 

“Romanzesu” potrebbe allora essere interpretato come: 

“Il capo (Ro) del Manna / Mannus(Man) che rivela la fine (Zu-Su) dei cieli”, un luogo di transizione tra il mondo divino e quello infero.

La conferma arriva dalla geografia sacra. 

Il complesso sorge a 750 metri s.l.m., alle sorgenti del fiume Tirso. Nella tradizione qabbalistica, l’acqua non è un elemento inerte, ma il simbolo primario della Binah, la terza Sefirah, l’Intelligenza che, come la madre, dà forma alla vita. Il Tirso nasce qui, come il fiume che esce dall’Eden (Genesi 2:10) per irrigare il Giardino. 

Il Tirso ha una simbologia alchemica importantissima, ne avevo già parlato ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/la-131-e-il-fiume-tirso.html?m=0) 

La cabala identifica questo fiume primordiale con la Shekhinah, la Presenza divina immanente che fluisce nel mondo, il Femminino. 

Possedere la sorgente significa possedere il punto alchemico più alto dell’energia spirituale del territorio. 

Romanzesu non è un villaggio qualsiasi

È un tempio-sorgente, una “bocca” tellurica dove la terra rilascia il suo fluido vitale, analogo alla Malkhut che riceve il flusso dai piani superiori per riversarlo nel mondo.

Il sito si estende per circa 7 ettari, ma solo un decimo è stato portato alla luce. 

Ciò che vediamo è un frammento di una ruota più grande. L’architettura dominante è il pozzo sacro, un thòlos perfetto .


Il Pozzo Sacro di questo sito rappresenta Malkhut e il Ponte dell’Abisso

La camera circolare ha un diametro di 3,40 metri e un’altezza di 3,60 metri . 

Le dimensioni approssimano un rapporto quasi perfetto con il pi greco, suggerendo una conoscenza della quadratura del cerchio.

Certo che lo conoscevano, l'hanno espresso anche nella scacchiera di Pubusattile, nella Domu de Jana di Villanova Monteleone, ne ho parlato io per prima( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/la-scacchiera-di-pubusattile-e-la.html?m=0) e ne ho parlato anche nel primo dei miei libri della collana "JanaSophia", dedicati alla nostra Arcaica Civiltà Sarda, "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna". 

Nella cabala, il cerchio è Keter, la Corona, il punto di contrazione divina. 

La discesa nella camera ipogea è la discesa nei Qlipoth, le “scaglie” di guscio del mondo del Caos (Tohu) che precedono la Creazione. L’acqua che sgorga dalle fessure della roccia è il Shefa, l’effluenza divina che scaturisce dalle Sefirot. Il fedele che scendeva gli scalini toccava il punto più basso, il centro della terra, identificato con Malkhut (il Regno). 

Ma Malkhut è anche la Shekhinah, il Femminino che si esprime nella Forma, in esilio. 

Risalendo, dopo l’abluzione rituale nella vasca (dei diametri di 14 metri, multiplo di 7, il numero della completezza spirituale) , l’anima compiva un’ascesa, un Teshuvah (ritorno) verso la luce.


I Templi a Mégaron si manifestano invece come le Colonne di Hhokhmah e Binah. 

Sono stati identificati quattro templi a mégaron  in questo sito. La cabala descrive l’Albero della Vita attraverso tre pilastri. 

A Destra la Misericordia, a Sinistra la Severità, al Centro l'Equilibrio.


Il “Primo Mégaron”, orientato a Est, con dimensioni di 12,15m x 5,40m , e i suoi successivi rimaneggiamenti (facciata curvilinea) , rappresentano la polarità. 

L’ingresso a Est (verso il Sole nascente, Chesed) e la cella più interna, buia (la Binah). 

Il tempio è quindi un Sefirotico in miniatura. 

Chi entra, attraversa la colonna di destra (Cielo, maschile) per unirsi con la colonna di sinistra (Terra, femminile, utero della cella). 

La trasformazione in Heroon (tempio degli eroi) nel periodo successivo, con l’interramento di armi e l’accumulo di ambra, suggerisce un cambiamento rituale. 

L’ambra, fossile resina solare, elettrica per natura (elettron = ambra in greco), è Tiferet, la bellezza del sole che cattura la luce e la imprigiona nel tempo. Diventa un oggetto di culto per una casta sacerdotale, che conserva i Tikkunim (le correzioni) dello spirito dei defunti.


Per quanto riguarda la correlazione tra l’Anfiteatro e il Labirinto, si manifestano due Sephiroth dell'Albero della Vita, in particolare. 

Il Giudizio (Gevurah) e la Via (Yesod)

La grande struttura ellittica (18,40m x 16,70m) con il suo percorso concentrico quasi labirintico che conduce a una stanza centrale è il cuore iniziatico del sito . 

Il labirinto, in molte tradizioni iniziatiche, è il simbolo della discesa nell’inconscio, il percorso tortuoso di Gevurah (il rigore, l’auto-analisi, il giudizio di sé). Camminare nel labirinto significa annullare l’ego. 

Il fatto che al centro si trovasse una base che reggeva un modellino di nuraghe (frammenti di argilla)  è di una potenza qabbalistica sconvolgente. 

Il nuraghe è la torre, il simbolo di Hod (la maestà, la gloria intellettuale) o forse di Netzach (la vittoria eterna). 

Ma il modello ridotto indica "il sopra"  che riflette il "sotto*

Chi completava il labirinto non trovava un idolo, ma la Mappa (il nuraghe in miniatura) della struttura cosmica che sta sopra e sotto il mondo. 

È la “Torre del Pastore” (chiamata in ambito cabalistico, Migdal Eder), il punto di contatto tra il mondo divino e quello umano, un microcosmo di pietra.

Il migliaio di ciottoli di quarzo ritrovati, in cui il quarzo è la pietra della luce, trasparente e dura, simbolo di Yesod (il Fondamento), rappresentano il canale energetico che collega i mondi.


L’analisi cabalistica delle coordinate (40° 32’ N, 9° 24’ E ca.) e l’orientamento degli ingressi rivelano una cosmologia operativa.


Partiamo dall’Orientamento Solare. L’ingresso del Primo Mégaron guarda a Est, il punto dell’equinozio di primavera, la rinascita . 

Questo è l’inizio del ciclo liturgico solare. 

Ma il pozzo, di per sé, è rivolto a Sud? Secondo descrizioni, i betili (pietre sacre) sono a N e S della struttura. 

Le due pietre sono Jakin e Boaz, le due colonne del Tempio di Salomone. 

Quella a Nord riceve le acque spirituali (la Gevurah), quelle a Sud le elargisce (la Chesed). 

Il passaggio coperto e gradonato che collega il pozzo alla grande vasca è un alveo sacro, che allinea il flusso dell’acqua (Binah/Malkhut) con il flusso del sole (Tiferet).


Durante il solstizio d’estate, il sole allo zenit illumina direttamente la vasca, suggellando un “matrimonio” tra l’oro del sole e l’argento dell’acqua.


Come sappiamo la Sardegna arcaica era profondamente legata ai cicli lunari. 

La luna è Yesod, il fondamento che influenza le maree e i flussi. 

La vasca circolare di 14 metri di diametro è un grande specchio d’acqua che, probabilmente, veniva usato per osservare il riflesso del cielo notturno.

Un mare di bronzo ante litteram.


Ma la correlazione astrale più profonda è con le Pleiadi (Kimah in ebraico, כימה). 

Nella cabala, le Pleiadi sono legate al giudizio divino e all’alternanza dei cicli. 

Romanzesu sorge a 750 metri, su un altopiano granitico, lontano da inquinamento luminoso. L’orientamento del labirinto ellittico e la posizione del pozzo potrebbero essere allineati con il sorgere eliaco delle Pleiadi a metà maggio (inizio della stagione secca, cruciale per le sorgenti) o con il loro tramonto cosmico a novembre (inizio della stagione delle piogge). Il numero delle capanne (centinaia), dei betili, e il ritrovamento di 131 perle d’ambra in un contesto cerimoniale  (131 = 1+3+1=5, che è il numero della Gevurah), ci parla di un clero che scandiva il tempo liturgico su base stellare, chiedendo alle stelle di “aprire” o “chiudere” i nethivim (sentieri) di flusso dell’acqua.


Romanzesu non è un semplice villaggio, ma una macchina teurgica. 

La sua struttura è una perfetta incarnazione del concetto qabbalistico di Merkavah (il Carro della visione di Ezechiele). 

Un sistema di anelli concentrici (le ruote del carro) che, messi in moto dal movimento del fedele (dall’ingresso, al pozzo, al labirinto, al mégaron), generava un campo di coscienza atto a connettere la comunità con le Sefirot.


Il nome “Romanzesu” cela perfettamente la sua funzione. L’incantesimo (romanzu) non è una magia volgare, ma l’azione di concatenare i nomi divini. 

Le coordinate terrene (la sorgente del fiume) e le coordinate astrali (le Pleiadi, il sole equinoziale) sono i Tzitzit, le frange del mantello cosmico che il sacerdote nuragico, che potremmo definire un vero e proprio Maestro/Sciamano della pietra, annodava attraverso il rito.


In questa ottica, la Sardegna arcaica  non è una periferia della civiltà, ma uno dei serbatoi archetipici del Mediterraneo. Romanzesu è la prova che, millenni prima della Qabbalah di Cordoba o di Safed, lo stesso impulso dell’anima umana, quello di costruire una scala per il cielo fatta di numeri, direzioni e acque, aveva già trovato una voce potente e raffinata nel granito della Barbagia.


Il labirinto architettonico tridimensionale di Romanzesu (un percorso fisico da compiere) e il labirinto inciso bidimensionale di Benetutti (una mappa simbolica da contemplare), sono in stretta correlazione 

Non si tratta di due fenomeni isolati, ma di due volti di uno stesso archetipo, declinati secondo funzioni rituali complementari.

Prima di confrontare le strutture, è necessario chiarire il significato cabalistico profondo del labirinto. Esso non è un percorso da risolvere, ma uno stato dell’anima. Nella tradizione mistica ebraica, il cammino dell’iniziato verso la Shekhinah (la Presenza immanente) non è lineare, ma a spirale. 

Il labirinto rappresenta visivamente il mondo di Tohu (il Caos), lo stato di frammentazione originario che ha preceduto la Creazione. 

Entrare nel labirinto significa accettare di perdersi, di annullare l’ego razionale per affidarsi al movimento dettato da una legge superiore. 

Uscire dal labirinto è l’atto del Teshuvah, il “ritorno” a Dio, che in ebraico significa contemporaneamente “risposta” e “pentimento”.


Ho già avuto modo di analizzare L'architettura e  l'incisione rupestre del labirinto( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/simbologia-equinoziale-del-labirinto.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/05/benettutti-bene-tuth.html?m=0), ma approfondendo ulteriormente, su questo sito in particolare, anche solo il nome della località, Bitti è estremamente simbolico. 

Bitti e Benetutti, condividono la stessa iniziale, la B, che rivela la terza polarità del sistema, quella che tiene insieme le altre due.


Il toponimo Bitti è di origine incerta, ma le ipotesi più accreditate lo riconducono al latino bitis o bittis. 

Ma l’approccio alchemico-cabalistico ignora l’etimologia filologica per ascoltare ciò che il nome suona nel suo nucleo consonantico: B-T-T.


La B iniziale (Beth, ב in ebraico) è la seconda lettera dell’alfabeto, il cui valore numerico è 2. 

Beth significa “casa” ed è associata all’archetipo della ricezione, dello spazio sacro che accoglie. 

È la prima lettera della Torah ( Bereshit, “In principio”), e nella Qabbalah rappresenta la benedizione (berakhah) che discende dall’alto per abitare nel basso. 

Beth è la casa cosmica, il tempio, l’utero.


La doppia TT (Tav, ת, due volte) è ancora più potente. 

Tav è l’ultima lettera, valore 400, simbolo del sigillo, della croce, del segno di completamento. 

Il Sigillo dei Giudici Divini, lo conosciamo, presente nel simbolo della Tribù dei Dan. 

Due Tav significano il sigillo del sigillo, il completamento del completamento, il doppio vincolo che chiude un cerchio e contemporaneamente lo apre a un livello superiore.


Bitti = Beth + Tav + Tav = 

“La Casa del Doppio Sigillo”. 

E in alchimia, il doppio sigillo è la "coincidentia oppositorum", il maschile e il femminile, il fisso e il volatile, lo zolfo e il mercurio, che si sigillano insieme nell’opus alchemico per generare la Pietra Filosofale.


Ma c’è di più. 

“Bitti” risuona con Betilo (dal semitico beth-‘el, “casa di Dio”), la pietra sacra che gli arcaici sardi veneravano. 

I betili sono le pietre levigate, a forma di cono o di uovo, che rappresentavano la divinità in forma aniconica. 

Romanzesu è ricco di betili, ne sono stati rinvenuti diversi, allineati lungo assi rituali.


In alchimia, la Pietra Filosofale, il Lapis Philosophorum, è spesso chiamata “la pietra che non è una pietra”. 

È un corpo solido, ma contiene in sé lo spirito volatile. 

Il betilo è la pietra viva, l’analogo terrestre della Pietra angolare (Eben Shetiyah) che nel Tempio di Gerusalemme chiudeva l’abisso delle acque primordiali. 

Il nome Bitti, attraverso la simbologia del Betilo, che porta la sua impronta energetica e fonetica, svela che l’intero territorio è una casa di Dio fatta di pietra, dove ogni menhir, ogni nuraghe, ogni betilo è un punto di contatto tra il cielo e la terra.

E nell’analisi alchemica che abbiamo condotto, Romanzesu è il luogo dove l’acqua (Binah, il Femminino, il Tirso) e il fuoco (Tiferet, il Maschino, il sole equinoziale) si incontrano nella vasca circolare di 14 metri (il doppio del 7, il numero della completezza). 

È il numero del quattordicesimo Archetipo Ebraico, la Nun, presentissima nella nostra Arcaica Civiltà Sarda, come archetipo Madre e come configurazione della Vesica Piscis, la sinergia degli Opposti, riflesso della spiritualità sarda, esemplificata nel nostro simbolo più importante, le navicelle Shardana.. 

Il 7/14 é un modulo lunare. 

Il nome Bitti funge da incubatore alchemico di questo matrimonio. 

È la casa (Beth) che sigilla (Tav+Tav) l’unione.


Bitti si manifesta anche come “il Luogo del Serpente a Doppia Testa”

Una terza interpretazione, più audace ma coerente con la simbologia serpentina del simbolo della tribù dei Dan, risiede nel fatto che nelle  lingue indeuropee, la radice bit- o pit- è associata al serpente (cfr. il greco pithon – pitone, il serpente sacro di Delfi. 

Il lituano pìtė, “serpente”. 

Il latino bestia, ma con alterazioni fonetiche). 

E nel protosardo, sono state ipotizzate radici "bit-" legate a cavità, anfratti, luoghi dove il serpente dimora.


Ora, Romanzesu sorge in una valle incassata, alle sorgenti del Tirso. La forma della valle, da lontano, è quella di un solco serpentino, un alveo dissecato, un letto di un torrente, che si snoda tra i graniti. Il labirinto ellittico, lo abbiamo detto, è un percorso a spirale, ha la forma del serpente che si morde la coda (l’Ouroboros).

 I 7 percorsi del labirinto sono le 7 spire del serpente. 

E il nome Bitti potrebbe allora significare il Luogo del Serpente (della conoscenza, della kundalini, del filo di Arianna).


Un serpente a doppia testa, perché la  doppia T di Bitti suggerisce un serpente bicefalo. 

Una testa che guarda a Est (Romanzesu, l’iniziazione solare dei vivi) e quello che guarda a Sud-Ovest (Benetutti, l’iniziazione lunare dei morti). 

Bitti è il territorio che contiene entrambi i labirinti, o meglio, è il corpo del serpente, mentre i due labirinti sono le due teste. 

Non è un caso che la distanza tra Romanzesu e Benetutti sia di circa 30–35 km in linea d'aria, che corrisponde al tratto di un spira completa del serpente cosmico che attraversa la Sardegna da nord-est (Bitti) a sud-ovest (Benetutti).


Vediamo la ghematria del nome Bitti 


B (Beth) = 2

I (Yod, la vocale più vicina è Yod, che vale 10). 

Ma attenzione, la I in “Bitti” è una vocale, e nella Qabbalah le vocali non hanno valore, contano solo le consonanti. 

Quindi il nucleo è B-T-T = 2 + 400 + 400 = 802.


802 in riduzione teosofica: 8+0+2 = 10, e 1+0 =  diventa 1 

L’Unità primordiale, Keter, la Corona. 

Ma 802 è anche la somma di 400 (Tav) + 400 (Tav) + 2 (Beth)

È il completamento doppio che torna all’inizio. 

È il ciclo alchemico perfetto, "Solve et Coagula", "sciogli e coagula", due volte.

 8,02 metri è quasi esattamente la larghezza della stanza centrale del labirinto, forse, ma  non abbiamo dati certi, ma è suggestivo. 

Forse l’802 è nascosto come misura sacra nelle profondità della terra o nella distanza tra i betili allineati.

Il nome Bitti, in ghematria, per certo, riconduce all’Unità che si fa doppia e poi ritorna unità, l’esatto percorso iniziatico del labirinto.


Bitti si manifesta come la Terra del Mezzo (il Pilastro Centrale dell’Albero della Vita) 

Il Pilastro di Destra (Misericordia, solare, maschile) = Romanzesu (labirinto fisico, iniziazione dei vivi).

Il Pilastro di Sinistra (Severità, lunare, femminile) = Benetutti (labirinto inciso, iniziazione dei morti).

Il Pilastro Centrale (Equilibrio, la via di mezzo) = Bitti.


Bitti non è un labirinto, non è un pozzo, non è una tomba. 

Bitti è il territorio che contiene e bilancia le due polarità. 

È la Sefirah di Tiferet (la Bellezza, l’armonia) che si trova esattamente al centro dell’Albero della Vita, sopra Yesod (il fondamento) e sotto Da’at (la conoscenza). 

È la terra di mezzo tra il cielo e l’infero, tra la sorgente (Romanzesu) e l’estuario (Benetutti? Il Tirso sfocia nel Golfo di Oristano, dove ci sono i Giganti di Mont’e Prama).


In alchimia, Bitti è il crogiolo, il vaso alchemico  di terracotta dove lo zolfo (Romanzesu, il sole maschile) e il mercurio (Benetutti, la luna femminile) si incontrano per generare il Rebis, l’androginio divino, l’oro filosofale. 

Il nome stesso, Bitti, con la sua Beth iniziale (casa, ricettacolo) e la sua doppia Tav (sigillo), descrive perfettamente questa funzione. 

È la casa sigillata dove avviene l'unione degli Opposti 


La prova archeologica è il fatto che a Romanzesu, all’interno del labirinto, ci fosse un modellino di nuraghe in argilla. 

Il nuraghe è la torre, il fallo solare, ma anche il grembo (le tholos sono uteri). 

Quel modellino era forse una riproduzione di un nuraghe situato proprio a Bitti o nelle vicinanze, un nuraghe che oggi non esiste più o non è stato scavato. 

In altre parole, il centro del labirinto di Romanzesu conteneva una mappa del territorio di Bitti. L’iniziato, giunto al centro, guardava un modellino che rappresentava la terra da cui era venuto e a cui sarebbe tornato. 

Un perfetto Ouroboros geografico.

Bitti non è un nome. 

È un sigillo. 

È la doppia porta che si apre solo quando si è camminato abbastanza. 

È il silenzio tra le due parole, Romanzesu e Benetutti, che tiene insieme la frase. 

È la terra che non è labirinto, ma che fa da labirinto all’anima. 

È, in fondo, la Sardegna stessa. 

È una casa (Beth) che ha imparato a sigillare (Tav) la morte e la vita (Tav ancora) nella stessa pietra.


Il complesso di Romanzesu, come descritto nei documenti archeologici, presenta un labirinto architettonico tridimensionale (XIII-IX sec. a.C.). Si tratta di una struttura fisica, un percorso di muri concentrici in granito che conducono, attraverso un corridoio ad anello, a un vano centrale rotondo. Al centro di questo spazio, un basamento in pietra che reggeva un oggetto di culto (forse un modellino di nuraghe) e, attorno, ciottoli di quarzo rossiccio.


Le Mura Concentriche rappresentano i Qlipoth, i “gusci” rotti del mondo di Tohu. 

L’iniziato che vi entra compie un’azione fisica di Tikkun (riparazione cosmica). 

Camminare lungo i muri significa frantumare i gusci del proprio inconscio.


Il Vano Centrale rappresenta  il Kodesh ha-Kodashim, il Santo dei Santi, analogo alla camera del pozzo sacro, la parte più interna è sacra del luogo sacro. 

La forma circolare rimanda a Keter, la Corona, il punto di contatto diretto con l’Infinito (Ein Sof). 

Il fatto che la stanza fosse coperta, al buio, è essenziale. 

L’iniziato, dopo aver completato il cammino, si trova nel buio assoluto della Binah (l’intelletto superiore, l’utero cosmico).


Il Quarzo Rosso e l’Oggetto Centrale hanno una fortissima simbologia. 

Il quarzo, pietra piezoelettrica, è il simbolo di Yesod (il Fondamento), il canale energetico. 

Il colore rosso (il ferro, il sangue, l’argilla cotta) evoca Gevurah, il rigore, il giudizio, la forza vitale che scorre. 

L’oggetto centrale (il “modellino”) è la mappa dell’universo in miniatura, il Mikrokosmos che riflette il Makrokosmos. 

L’iniziato, al culmine del percorso, non vede un idolo, ma la Struttura del Mondo: “Come in alto, così in basso”.


A Benetutti, nel territorio di Luzzanas, ci troviamo di fronte a una tipologia completamente diversa

È un labirinto inciso (graffito) sulla parete di una Domu de Jana

La datazione è incerta, forse risalente all’età del Bronzo Medio-recente. 

Si tratta di un unicum in Sardegna, un unicum assoluto 

La Domu de Jana è un utero litico, il ventre della Grande Madre (la Binah, che è anche la Sefirah della Morte come passaggio alla rinascita). 

Il labirinto qui non è un percorso fisico per i vivi, ma una mappa iniziatica per il defunto. 

L’anima (Neshamah), dopo la morte del corpo (Guf), deve compiere un viaggio attraverso i mondi. 

Il labirinto è la carta stradale dell’Aldilà.

L’incisione, descritta come “a labirinto di tipo cretese” con cerchi concentrici, è un “unicursale” (un solo percorso che porta al centro e poi esce). 

Nella cabala, la spirale che entra è la discesa della luce divina nel mondo della manifestazione (Hishtalshelut). 

La spirale che esce è il ritorno dell’anima alla sua fonte. 

Il fatto che si trovi su un “portello” (un piccolo passaggio laterale nella tomba) è significativo. 

È come se fosse il Shi’ur Qomah, la “misura del corpo divino” incisa sulla pietra, un sigillo magico per proteggere il sonno del morto/iniziato e guidarlo.

Gli archeologi discutono se l’incisione sia coeva alla tomba (Neolitico) o aggiunta in seguito (Età del Ferro o Romana). 

Dal punto di vista cabalistico, ciò è irrilevante. 

Un archetipo non ha data. 

Che sia stato inciso dal costruttore della Domu o da un pellegrino secoli dopo, l’atto di inciderlo è un atto magico di "defixio" o di evocazione. Si  fissa sulla pietra un simbolo che lega il mondo dei vivi a quello dei morti. 

L’Orientamento e l’Asse Cosmico tra i due siti definisce la differenza Chiave. 


Qui la differenza diventa sostanziale e rivela la funzione complementare dei due siti.


Elemento Romanzesu (Bitti) Benetutti (Domus de Janas)

Il Percorso architettonico fisico di Romanzescu è in 3D 

Il Simbolo inciso di Benetutti è in 2D. 

Funzione Cabalistica di Romanzesu Teshuvah, il Ritorno del vivo a Dio

La funzione cabalistica di Benetutti Neshamah (Viaggio dell’anima del morto)


Sefirah dominante di Romanzescu è Yesod (Fondamento, canale vitale) e Tiferet (Bellezza solare)

La Sephiroth dominante per Benetutti Binah (Comprensione, Morte-Rinascita)


Ingresso/Orientamento. 

Per Romanzesu è Chiuso e Centripeto. 

L’ingresso al percorso è un punto specifico nel recinto ellittico. È un sistema chiuso, che si sviluppa verso l’interno (centripeto).

L’orientamento generale del complesso segue l’asse Est (tempio a megaron) e Sud (pozzo). Il labirinto è la “porta stretta” che inghiotte l’iniziato. 


L'ingresso/orientamento per il Labirinto di Benetutti è aperto e sulla Parete. 

L’ingresso non è fisico, ma visivo. L’occhio (il “terzo occhio”) è l’organo di ingresso. 

L’incisione è su una parete laterale, rivolta verso l’interno della cella funeraria. 

È la “finestra” attraverso cui l’anima esce. Il grado di libertà è totale: l’anima può entrarvi e uscirne idealmente.



Simbolo Qabbalistico

Per Romanzesu. 

Il Corpo dell’iniziato nel Labirinto. L’acqua (della vasca sacra) è la vita. Il quarzo è l’energia. 


Il simbolo Qabbalistico per Benettutti è il Testo (il Sigillo). 

La pietra (della tomba) è la materia inerte. L’incisione è la Torah she-be’al peh (la Legge Orale) incisa nella roccia.


I due labirinto rappresentano le Due Metà di uno Stesso Mistero


In chiave cabalistica, Romanzesu e Benetutti non sono in competizione, ma in relazione dialettica. 

Sono i due lati dell’Albero della Vita:


Romanzesu è il Pilastro di Destra (Misericordia, Chesed). 

È un luogo per i vivi, che entrano fisicamente in un percorso per trasformarsi. È attivo, solare, legato all’acqua sorgiva e al quarzo (pietra elettrica). Lo “stregone” (il sacerdote) guida l’iniziato attraverso i muri. Qui il labirinto è una macchina teurgica.


Benetutti è il Pilastro di Sinistra (Severità, Gevurah). 

È un luogo per i morti, un sigillo inciso nell’oscurità della tomba. 

È passivo, lunare, legato al silenzio e al sonno eterno. Non

 c’è un sacerdote che guida. 

C'è solo il simbolo inciso, una “trappola di luce” per fissare l’anima nel suo viaggio. 

Il labirinto qui è un amuleto cosmico.


Entrambi condividono lo stesso scopo. 

Gestire il passaggio. 

A Romanzesu, il passaggio dallo stato profano a quello iniziato (vita). 

A Benetutti, il passaggio dallo stato di vivente a quello di antenato (morte). 

Sono, in definitiva, le due porte dello stesso Tempio celeste, quella per chi entra (Romanzesu) e quella per chi esce (Benetutti). 

E il fatto che entrambe si trovino nella stessa regione della Sardegna, a poche decine di chilometri l’una dall’altra, suggerisce l’esistenza di una geografia sacra d’altri tempi, dove il paesaggio stesso era un grande Sefer Yetzirah, un “Libro della Formazione” inciso dal dito di Dio nella pietra.


E d'altronde la simbologia intrinseca del labirinto, come ho già avuto modo di scrivere e approfondire, è equinoziale, è la Matrice sarda tra cielo, utero e scrittura stellare, è un testo vivente. 

I  labirinti a 7 percorsi, identici in Galizia, a Creta, in Scandinavia e in Sardegna, non sono un fenomeno di diffusione cultuale lineare, ma la manifestazione di un archetipo universale che la tradizione sarda ha custodito in forma forse più antica e certamente più integra. 

La distinzione classica tra labirinti univiari (cretesi, a ritroso) e multiviari (rinascimentali, dello smarrimento) è utile ma secondaria. 

Ciò che conta è il numero 7: i sette giri di mura a Romanzesu, i sette percorsi incisi a Benetutti, i sette pianeti visibili, i sette chakra, i sette bracci della Menorah.

Abbiamo definito il Labirinto di Romanzescu, come una macchina teurgica centripeta, un percorso fisico che conduce l’iniziato, attraverso il labirinto ellittico (Gevurah/Yesod), al centro, il punto più sacro, dove l’oggetto di culto (il modellino di nuraghe) rifletteva l’intera struttura cosmica. Ma questo approfondimento, pur riconoscendo il ruolo dell’acqua (Binah) e della sorgente del Tirso (Shekhinah), finora non aveva ancora colto la dimensione più profonda. 

Il labirinto come utero, come trascrizione genetica, come passaggio obbligato attraverso il Femminino.

Lo si  fa partendo dal labirinto di Benetutti, che avevo interpretato come un sigillo funerario per l’anima (Neshamah) nella Domu de Jana. 

Ma bisogna rovesciarne la prospettiva. 

Non è solo un sigillo per i morti, ma la Matrice di tutti i labirinti, perché è l’unico che si trova lungo il braccio teso di Orione, lo “stargate della rinascita”. 

L’orientamento come chiave di lettura, ci illumina sull'orientamento Sud-Ovest e il parto del sole

L’analisi comparata degli orientamenti è il primo punto di saldatura tra i nostri due approcci.


A Romanzesu il labirinto architettonico si presenta come un percorso centripeto, un ingresso definito nel recinto ellittico.

Il complesso maggiore ha orientamenti prevalenti: Est (tempio a mégaron, alba equinoziale) e Sud (pozzo sacro, flusso tellurico).

Il labirinto fisico non ha una porta astronomica autonoma, ma è inscritto nell’asse Est-Sud: riceve la luce dell’alba e l’acqua della sorgente.


A Benetutti (Domus de Janas di Luzzanas), il Labirinto inciso ha  dimensioni 30×33,5 cm, nella parete sud-occidentale.

L'Orientamento è Sud-Ovest, cioè al tramonto del solstizio d’inverno, collegato al pozzo sacro Canopoli (Perfugas), che ha lo stesso orientamento.


Qui sta la prima grande rivelazione. Mentre Romanzesu è un luogo di iniziazione solare (equinozio di primavera, rinascita del ciclo annuale), Benetutti è un luogo di parto oscuro. 

Il sole che muore a sud-ovest nel solstizio d’inverno è il sole che entra nel ventre della terra per essere rigenerato. 

Il labirinto inciso non guarda l’alba (la vita che nasce), ma il crepuscolo (la morte che è preludio alla rinascita). 

È la Domu de Jana come utero litico, e il labirinto come carta ostetrica incisa sulla parete del grembo.

In termini cabalistici, Romanzesu è il Tiferet (sole, bellezza, equilibrio tra i pilastri), mentre Benetutti è la Binah (comprensione oscura, l’utero divino, la madre che dà forma alla materia). 

Due facce della stessa Sephiroth , che si specchiano: l’una sopra terra, l’una sotto terra.


Sono sempre stata convinta, e l'ho sempre scritto, che i 7 percorsi del labirinto rappresentino astronomicamente il periodo equinoziale primaverile, durante il quale i 7 pianeti risultano allineati

( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/lo-stargate-di-orione-attraverso-sa.html?m=0) 

La Menorah ebraica, sette bracci, sei laterali più uno centrale, non è un semplice candelabro: rappresenta i sette pianeti tradizionali (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno) e, per estensione, i sette giorni della Creazione, i sette cieli, le sette Sefirot inferiori (da Chesed a Malkhut). 

Il labirinto a 7 percorsi è la Menorah orizzontale, stesa sulla pietra o scavata nel terreno, dove il cammino dell’iniziato è il movimento dei pianeti nella volta celeste.

Ma sono andata oltre. 

Non si tratta di un’analogia statica. L’allineamento dei 7 pianeti durante l’equinozio di primavera era considerato dalle antiche civiltà (egizia, sumera, nuragica) come l’apertura di uno stargate. Quando i sette luminari sono tutti visibili sopra l’orizzonte, la barriera tra i mondi si assottiglia. 

Il labirinto, allora, non è solo un simbolo, ma è un dispositivo operativo per attraversare quella soglia.

Il nostro labirinto di Benetutti, sulla parete sud-occidentale, riceve l’ultima luce del sole al tramonto del solstizio d’inverno, ma guarda verso il punto in cui, durante l’equinozio di primavera, i sette pianeti sorgono allineati. 

È un doppio movimento. 

Accoglie la morte del sole (solstizio d’inverno) per preparare la sua rinascita (equinozio di primavera). 

La Domu de Jana non è un luogo di fine, ma di gestazione, come ho sempre scritto. 


“Sovrapponendo la costellazione di Orione alla piantina della Sardegna, con le Iadi sull’Asinara, la cintura di Orione su Cabras/Oristano (il fulcro della nostra civiltà, baricentro dei Giganti di Mont’e Prama), il labirinto di Benetutti si trova sulla traiettoria del braccio teso di Orione.”

( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/lo-stargate-di-orione-attraverso-sa.html?m=0) 


Questa non è fantarcheologia. 

È Geografia Sacra. 

La posizione del labirinto lungo il “braccio teso” di Orione, il cacciatore che impugna l’arco o l’Ankh, a seconda delle rappresentazioni  significa una cosa precisa. 

Il labirinto è il punto di contatto tra la Via Lattea (il fiume celeste) e la via terrestre (il Tirso, che nasce a Romanzesu). 

Orione non è solo una costellazione. 

È Osiride, il dio che muore e risorge, il cui corpo smembrato viene riunito da Iside (il Femminino che ricompone). 

Il labirinto è il luogo della ricomposizione.

E io lego tutto questo a Aldebaran, l’occhio del Toro. 

Non a caso. 

Aldebaran è una stella fissa di prima grandezza, una delle quattro “guardiane del cielo” (con Regolo, Antares e Fomalhaut). 

Durante l’equinozio di primavera dell’era del Toro (ca. 4150–1850 a.C.), Aldebaran sorgeva all’orizzonte orientale proprio mentre i 7 pianeti si allineavano. 

Il labirinto inciso a Benetutti registra quella configurazione, la fissa nella pietra come un incisione runica ante litteram.

In termini cabalistici Aldebaran è la stella di Yesod (il fondamento), il punto di ancoraggio tra il mondo astrale e quello materiale. 

Il Toro (Shor in ebraico) è l’animale del sacrificio, ma anche della potenza generativa non domata. 

Il labirinto è il recinto sacro dove il Toro viene “domato”, non ucciso, attraverso la conoscenza. 

E chi lo doma? 

La Dea. Arianna. 

Arachne. 

La tessitrice del filo.

Identifico il filo di Arianna non come un semplice gomitolo, ma come una scrittura, una trascrizione genetica. 

La radice Ar- (Arianna, Arachne, Ar-jana) è la stessa di Ra (il sole egizio) rovesciata. 

Il ragno che tesse la tela è la stessa Dea che tesse il destino. 

E la tessitura è un atto linguistico. Ogni filo è una lettera, ogni incrocio è una parola. 

Il labirinto è un testo che l’iniziato deve percorrere con i piedi (a Romanzesu) o con gli occhi (a Benetutti), ma che in entrambi i casi legge con il proprio corpo.

E qui introduco la figura di Toth (Thot), il dio scriba, il babbuino, il cancelliere di Anubi, il signore della luna e della scrittura. 

Il nome Benetutti, lei lo decostruisco. 

Bene-tuth 

Bene-Teth/Teti 

Bene-Toth

Benetutti = “Figlio di Toth” (o “casa di Toth”). 

Il labirinto inciso nella Domu de Jana è un libro scritto dal dio della scrittura, destinato a essere letto dall’anima del defunto durante il suo viaggio nell’Aldilà. 

Ma è anche un libro di "biologia molecolare" 

Il labirinto a spirale è il DNA, le cui due eliche si attorcigliano come il caduceo di Hermes (che i greci identificarono con Toth). 

La spirale, altra simbologia importantissima in Sardegna ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/06/simbologia-delle-spirali.html?m=I, di cui ho parlato anche nei miei libri, archetipo presentissimo in Sardegna) 

I 7 percorsi rappresentano i passaggi obbligati della trascrizione. 

Dal DNA all’RNA, dall’RNA alla proteina, dal silenzio della tomba alla parola della rinascita.

Cito, anche nei miei libri, la Dea Seshat, “colei che tende la corda”, la scriba femminile che assiste il faraone nella fondazione dei templi durante l’equinozio di primavera. 

Seshat ha un copricapo a 7 punte. 

È una stella su uno stendardo, sotto corna rovesciate. 

È l’esatta rappresentazione celeste del labirinto. 

Le 7 punte sono i 7 pianeti, le corna rovesciate sono la falce di luna (Toth), lo stendardo è l’asse verticale che collega terra e cielo.

A Romanzesu, il “tendere la corda” avveniva forse lungo l’asse del labirinto ellittico, misurando il terreno sacro con il cubito reale (che ho collegato al simbolo esagonale dei Giganti di Mont’e Prama-https://maldalchimia.blogspot.com/2021/08/il-cubito-reale-sardo-simbolo-dei.html?m=0) di cui parlo anche nel mio libro "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" 

(https://maldalchimia.blogspot.com/2026/03/il-cubito-realescacchiera-libro.html?m=0) La geometria sacra nasce dall’equinozio, quando il sole forma un angolo di 60°, l’angolo che permette l’inscrivibilità nella Vesica Piscis, la madre di tutte le forme, l’utero geometrico per eccellenza.

Arriviamo al centro del labirinto, dove abita il Minotauro, o meglio, Asterion, “il raggiante”, colui che porta la stella (Aster) dentro di sé. Notare  che il nucleo sillabico STR è lo stesso di Tirso, l’acqua, il fiume, la ghiandola pineale. 

Il Minotauro non è un mostro da uccidere, ma una forza da integrare. 

È la potenza taurina che deve essere illuminata (non domata con la violenza, ma con la conoscenza).

Il mito di Teseo e Arianna, letto in chiave sarda e cabalistica, si rovescia. 

Non è Teseo l’eroe, ma Arianna, la Jana figlia del sole (Ar- Ra), che con il suo filo-serpente (il caduceo, la kundalini) guida l’iniziato attraverso i 7 percorsi (i 7 chakra) fino al centro, dove il Toro (la forza bruta) si trasforma in T-Aurus. 

Il Toro-Tau (croce degli iniziati), il Toro aureo, il corpo solare dell’uomo realizzato.

Questo passaggio è perfettamente cabalistico. 

La lettera Tau (ת), ultima dell’alfabeto ebraico, vale 400 e significa “segno”, “croce”, “sigillo”.

La croce è il fulcro geometrico e alchemico da cui si sviluppa il Labirinto. 

La Tau è la porta attraverso cui si esce dal labirinto ma solo dopo aver toccato il centro. 

E il centro, in Qabbalah, è il punto in cui i contrari coincidono. Maschio/femmina, vita/morte, sopra/sotto. 

Il Minotauro (metà uomo, metà toro) è questa coincidenza.


Portando la questione a un livello ancora più alto, si arriva al  concetto di Ofiotauro: il Toro e il Serpente insieme, rappresentati nei bronzetti sardi, nella simbologia arcaica sarda, a cui ho dedicato spazio soprattutto nel mio libro di Archeoastronomia, "Le Dee silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", perché è un discorso collegato alla Costellazione dell'Ofiuco 

L’Ofiotauro non è un mostro, ma l’androginia divina. 

Il Serpente (il Femminino, la conoscenza, la ghiandola pineale) che avvolge il Toro (il Maschile, la forza solare). 

È la stessa immagine del caduceo di Hermes, o del serpente Nehushtan che Mosè innalzò nel deserto. 

E la costellazione dell’Ofiuco (il Serpentario) è proprio quella che, durante l’equinozio di primavera dell’era del Toro, si trovava allo zenit sopra il Mediterraneo.


Il labirinto è quindi il recinto rituale dove si celebra il matrimonio tra Toro e Serpente. 

Il famoso ballo della gru (o dei fenicotteri? ) che si svolgeva a Cnosso è "su ballu tundu sardo". 

È una danza a spirale che si avvolge e si riavvolge, tracciando con i passi il doppio movimento del DNA

Avvolgersi per proteggersi. Srotolarsi per trascriversi.


Romanzesu e Benetutti rappresentano un unico organismo iniziatico. 

Romanzesu (Bitti) è il labirinto del corpo vivente. 

È un percorso fisico, tridimensionale, fatto di muri di granito che l’iniziato deve attraversare con i piedi. 

È il Tempio di Gerusalemme in miniatura. 

È un sistema di recinti concentrici che conducono al luogo più sacro, la stanza centrale con il modellino di nuraghe (il microcosmo). 

Qui il 7 è architettura. 

I sette giri di mura (oggi non tutti conservati, ma intuibili dalla pianta ellittica), i sette passaggi, i sette gradini che forse scendevano al pozzo. 

Romanzesu è il Pilastro di Destra (Chesed, Misericordia), l’iniziazione solare, diurna, per i vivi.


Benetutti (Domus de Janas di Luzzanas) è il labirinto dell’anima morta. 

È un’incisione bidimensionale, silenziosa, incisa nella parete sud-occidentale di un luogo alchemico di passaggio per l'altra dimensione. 

Non si cammina su di esso, lo si legge con gli occhi dello spirito. 

È il sigillo che Toth ha inciso per guidare il defunto attraverso lo stargate di Orione, oltre il braccio teso, verso Aldebaran e la rinascita. 

Qui il 7 è scrittura. 

I sette percorsi sono le sette lettere del nome divino che apre le porte del cielo. 

Benetutti è il Pilastro di Sinistra (Gevurah, Severità), l’iniziazione lunare, notturna, per i morti.


Ma i due pilastri, in Qabbalah, non sono opposti, ma si sostengono a vicenda. 

Non si può entrare a Romanzesu senza aver prima “letto” Benetutti, e non si può morire a Benetutti senza aver prima “camminato” a Romanzesu. 

Sono le due facce della stessa Shekhinah. 

La Presenza del Femminino che abita la terra (Romanzesu, l’acqua sorgiva) e che abita il sottosuolo (Benetutti, la tomba utero).


Questa ulteriore analisi trasversale mi ha chiarito quanta affinità e correlazione ci sia sempre, come ho sempre constatato, tra i vari simbolismi della Sardegna. 

È sempre tutto collegato. 

C'è sempre una tessitura sottesa che lega  insieme archeologia, astronomia, genetica e mito. 

Il labirinto a 7 percorsi è l’impronta digitale di una civiltà che sapeva leggere il cielo come un libro e la terra come un corpo. 

E Benetutti, come ho sempre sostenuto, non è un labirinto tra tanti, ma è la Matrice, l’archetipo originario, perché si trova esattamente dove il braccio teso di Orione (Osiride, il resuscitato) indica la via per la stella che non tramonta mai, la consapevolezza che la morte è solo l’altra faccia della vita, e che entrambe si tengono per mano in una danza a spirale, come su ballu tundu intorno al fuoco di mezza estate.

E la Dea Seshat, con il suo copricapo a 7 punte, ancora una volta tende la corda( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/la-cerimonia-della-tiratura-della-fune.html?m=0) 

Non per misurare un tempio, ma per misurare l’anima. 

Perché il labirinto, in fondo, è questo. 

È lo strumento di misura del proprio sé più profondo. 

E la Sardegna, con i suoi nuraghi, i suoi pozzi, le sue domus, le sue incisioni, ne è il laboratorio più antico e più integro. 

Forse la terra di Shem, da cui tutto è cominciato.

T-aurus. 

Alfa e Omega. 

Il toro che diventa oro. 

Il serpente che si morde la coda. 

Il filo che si srotola. 

E alla fine, il centro, dove non c’è mostro, ma solo lo specchio.


Tiziana Fenu

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Labirinti Romanzesu/Benetutti









giovedì, maggio 28, 2026

💛 Angolo a 72°pentagono/pentacolo

 

Ho già avuto modo di parlare della simbologia sacra delle nostre Dee Madri Sarde, che manifestano proporzioni auree, 5 anni fa, marzo 2021 ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/le-tre-dee-madri-cosmiche-sarde-della.html?m=0), con parametri aurei che si riflettono nelle geometrie astrali.
Discorso che poi ho approfondito nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna".
Emerge, in questa Geometria Sacra del Femminino, il Pentagono /Pentacolo.

Ma approfondendo ulteriormente, nella dimensione del paradigma cabalistico, un ambito appena accennato nei miei precedenti lavori, a cui si deve dedicare assolutamente uno spazio di approfondimento adeguato, il pentagono non è una solamente una  figura geometrica, ma la manifestazione terrena di un archetipo celeste.
Corrisponde alla Sefirah di Yesod (Fondamento), il nono attributo divino, che funge da canale e condensatore di tutte le energie superiori verso Malkhut (il Regno, la manifestazione fisica).
Yesod è la lunare potenza generatrice, il serbatoio delle forme archetipiche, il Tzaddik (Giusto) che è fondamento del mondo.
La sua natura è profondamente fallica e, simultaneamente, ricettiva, in quanto riceve dai sei Sephiroth superiori e li trasmette alla Sposa.

Il pentagono, con i suoi 5 vertici e l’intreccio del pentacolo, esprime perfettamente la natura di Yesod:

·I 5 vertici rappresentano i 5 Partzufim (Volti o Configurazioni divine) e le 5 Sefirot finali (da Chesed a Malkhut) irradiate attraverso il filtro di Yesod.
Il rapporto aureo (φ) che struttura il pentagono non è un mero accidente matematico, ma la cifra della Shekhinah (Presenza divina immanente) in esilio, la quale, come la diagonale rispetto al lato, è sempre “un passo oltre” la manifestazione lineare, creando quella tensione sacra che genera vita.
La Shekhinah, che nel suo aspetto più terreno è rappresentata dalle Dee Madri Sarde, dimora proprio nel “grembo” geometrico del pentagono.
Nel Grembo di Venere, che, come ho sempre scritto, osservato dalla Terra nel suo moto sinodico, disegna una perfetta stella a 5 punte (un pentacolo) nel cielo ogni 8 anni, tornando esattamente allo stesso punto di partenza dopo 5 di questi cicli (40 anni, ma il nucleo è il rapporto 5:8, approssimazione del φ).
Nella tradizione cabalistica, Venere non è solo la stella del mattino e della sera, ma è associata all’arcangelo Haniel (la Grazia di Dio) e alla Sefirah di Netzach (Eternità/Vittoria).
Netzach è la sfera dell’istinto primordiale, della forza vitale inestinguibile, della musica e della poesia come vettori dell’estasi divina. Il suo colore è il verde smeraldo e il rosa, i suoi metalli il rame.
La Sua controparte femminile, la Matronit (la Regina, aspetto superiore della Shekhinah), viene talvolta identificata con la stella di Venere.
Quando Lei discende nella materia, la Sua energia si condensa in quel ciclo venusiano a pentacolo, che non è altro che la danza celeste della Zivug ha-Kodesh (l’Accoppiamento Sacro).
Il pentacolo è dunque il segno impresso dall’amore divino sulla volta celeste, il Yichud (Unione) di Tiferet (Bellezza, lo Sposo) e Malkhut (la Sposa) mediato da Yesod e reso manifesto da Netzach.
Nella cabala, l’accoppiata divina Tanit (Grande Madre, Dea della fecondità, della luna e della guerra giusta) e il Toro/Baal (Dio della tempesta, della fertilità virile, del cielo) rappresenta una perfetta corrispondenza delle Sefirot di Binah (Intelletto, Comprensione) e Chokhmah (Saggezza) in discesa. Chokhmah, il principio maschile attivo, è spesso simboleggiato dal Toro (il Shor ha-Bar – il bue selvaggio, animale della carrozza divina di Ezechiele), un archetipo di potenza generativa inarrestabile. Binah, il principio femminile ricettivo e strutturante, è l’Utero Divino, il Grande Mare, la Madre Superna da cui tutto emana.
Tanit è l’aspetto immanente di Binah.

Il quadrante Sud-Est è, nella tradizione iniziatica mediterranea e cabalistica (ripresa anche nella Massoneria), il quadrante dell’aria, del fuoco sottile, dell’intelletto attivo, del mezzogiorno spirituale.
È il quadrante della “quadrante della sinergia creatrice, monadica”. In termini ebraici, questo è il quadrante di Ruat ha-Kodesh (Lo Spirito Santo, inteso come soffio femminile divino) e di Elohim (il Nome divino della Genesi, al plurale, che implica la sinergia tra i principi).
Il Sud-Est è il punto di fuga in cui l’energia solare di Mezzogiorno (Sud, Tiferet, il cuore del cielo) incontra l’energia ascendente della terra (Est, Malkhut, l’aurora, la resurrezione).
È il quadrante dove la Monade (l’Uno indivisibile, l’Echad dello Shemà) si fa Dyade (Coppia creatrice) e subito Triade (Figlio), per poi esplodere nel 72, come sostengo da anni.
A questo quadrante sud-est, l'orientamento più diffuso in Sardegna, proprio perché di tratta di un orientamento che esprime, non solo la sinergia degli Opposti, ma anche la Geometria della Madre Tanit, con le sue misure auree presentissime in Sardegna, ho dedicato la parte iniziale, e la più vasta, del mio libro "Le Dee Silenziose"
Il numero 72, l'angolo a 72°, che è parte integrante del Pentscolo/Pentagono/Tanit, è parte integrante della Geometria Sacra presente in Sardegna. Lo troviamo ovunque..
Nell'ingresso dei nuraghi
Nell'ingresso dei pozzi sacri ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/06/simbologia-angolo-72-nel-pozzo-scristina.html?m=0)
Nei timbri per il pane ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/timbri-per-pane.html?m=0)
Nelle stesse pintadere ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/05/pintadera.html?m=0)
Nella simbologia dell'altare di Oschiri ( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/04/altare-di-oschiri.html?m=0)
Proporzioni auree( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/07/stele-di-caven-3.html?m=0)
Pentagono ed esagono.
Proporzioni auree( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/03/foro-apicale-vesica-piscis-fonte-sacra.html?m=0)
La cabala lo eleva a chiave maestra:
i 72 Nomi di Dio (lo Shem ha-Mephorash) sono ricavati da tre versetti consecutivi dell’Esodo (cap. 14, versetti 19-21), ciascuno di 72 lettere.
Questi Nomi rappresentano 72 angeli, 72 intelligenze, 72 linguaggi che compongono il Tikkun (riparazione cosmica).
Il 72 è il numero del Tzadik inteso come collettività dei Giusti che sorreggono il mondo, ed è anche il numero delle tessere del mosaico del Tempio Celeste.
La Vesica Piscis che ho sempre descritto come “Madre di tutte le figure”, di cui le nostre navicelle Shardana sono il più straordinario esempio ( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/07/navicella-e-vesica-piscis.html?m=0) è, in realtà, nella cabala, la rappresentazione geometrica di Kether (la Corona), il primo Sephirah, il Punto che si espande in cerchio.
L’intersezione dei due cerchi è la Reshimu (l’impressione residua, lo spazio lasciato dal Contratto divino per la creazione), ovvero la Tzimtzum (contrazione di Dio).
È in quello spazio, il “quadrato della creazione” che le Dee Madri Sarde, portano in grembo, che si trova la X come lettera Tau finale (il Sigillo, la Verità) e come immagine dei due legni incrociati dell’Akedah (il legame di Isacco), prefigurazione del sacrificio che genera redenzione.

Quando affermo che “le Dee Madri sono il Tempo stesso” esotericamente, ciò si traduce nel concetto che  esse sono l’aspetto femminile di Ain Sof (l’Infinito) che si veste dei 72 Nomi per divenire Olam (Mondo, Eternità temporale). Il pentagono a 72° è il Chotam ha-Melekh (il Sigillo del Re), l’impronta del divino sul piano materiale.
L’angolo di 72° nell’ingresso del nuraghe è lo stesso angolo che separa le 5 braccia della stella venusiana, ed è la misura del Merkabah (il Carro Divino di Ezechiele) in proiezione terrena.
Il pentagono, il ciclo di Venere, la Tanit e il Toro, il 72 e la Vesica Piscis, tutto converge in un unico, sublime linguaggio sacro.
La Sardegna diventa così non un’isola geografica, ma un Tempio megalitico della Cabala Operativa, dove le Dee Madri sono i Sephiroth scesi in pietra, e i Nuraghi sono le Tefillot (preghiere cosmiche) divenute architettura.
Si ricompone il Shevirat ha-Kelim (la Rottura dei Vasi) di questa tradizione, restituendo alla Dea Madre sarda il suo trono nell’Albero della Vita, a cavallo tra Yesod e Malkhut, governante insieme al Toro il quadrante della creazione perpetua.
È la rivelazione che l’antica santità della Sardegna è una Qabbalah Ma’asit (Cabala Pratica), scolpita nella terra e nelle stelle, prima ancora che nei codici.

Tiziana Fenu
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Angolo a72°/pentagono/pentacolo































💙 Luna Blu Maggio 2026

 Ho già avuto modo di parlare del doppio plenilunio di Maggio, estremamente importante dal punto di vista energetico ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/luna-blu-maggio-2026.html?m=0), ma era opportuno approfondire ulteriormente, dal punto di vista cabalistico ed energetico. 

Maggio 2026 non è un mese solare ma un Tzimtzum, una contrazione divina divina operata nel tempo lineare affinché si manifesti uno spazio sacro di creazione. 

La Luna Blu (la seconda luna piena nel medesimo segno solare, o nel medesimo mese gregoriano) è il Shevirat ha-Kelim, la Rottura dei Vasi, resa rituale e redenta. Nell’esoterismo ebraico, il ciclo lunare rappresenta  Yesod (Fondamento), la Sephirah che raccoglie e riversa le energie delle sfere superiori verso Malkuth. 

Due pleniluni in Maggio. 

È Yesod che duplica se stesso, creando un’eco, un bat-kol (figlia di voce) che scende e sale insieme. Non è ripetizione, ma iterazione iniziatica. 

Ogni discesa della Shekhinah è una nuova opportunità per il Tikkun (riparazione cosmica).

Maggio, mese di Maia (la Madre, l’Oscura che fiorisce, la Nonna della Notte nella tradizione italica precristiana), è associato nel Sefer Yetzirah alla lettera He (ה), il quinto Sacro Archetipo Ebraico, la quintessenza, il respiro che esce dalla gola per formare il mondo. Maia è la Terra non ancora fecondata, quella che precede l'estate. 

Un Betulah (Vergine) nel senso ebraico di alma, la giovane donna velata che custodisce il segreto. 

La Luna Blu del 31 maggio squarcia quel velo con una lancia di zaffiro.

Nell’Albero della Vita, i due pleniluni non sono semplici posizioni zodiacali ma emanazioni delle due colonne laterali. 


La Prima Luna Piena (Scorpione) è la Colonna di Gevurah (Severità, Giudizio, Fuoco occulto).

Scorpione è il segno di Yesod nel suo volto notturno. 

Qui si cela la Klipah (scorza) più densa, il guscio che protegge la perla. 

La Nigredo è il lavoro di Bina (Comprensione Intuitiva) che scende nel regno delle acque amare. 

Nella  Cabala, Nachaš (Serpente, 358 = Messia) è il risvegliatore. 

La Dama della Putrefazione è Lilith prima della caduta. 

È colei che separa per purificare. L’Acqua di Scorpione è il Mayim Nukvin (Acque Femminili), le lacrime di Iside che dissolvono la forma.


La Seconda Luna Piena ( in Sagittario) è la Colonna di Chesed (Misericordia, Espansione).

Sagittario è l’arco di Tiferet (Bellezza) teso verso Chokhmah (Sapienza). 

Il Fuoco del Sagittario non è distruttivo. 

È il Aish Tamid, il fuoco perpetuo dell’altare che consuma senza bruciare. 

In questa seconda luna, la Shekhinah si rivela come Matronita, la Regina che ha completato il suo Zivvug (unione sacra) con il Re. 

Non è un caso che il 31 maggio sia la vigilia del mese di Sivan, tempo del dono della Torah sul Sinai. 

La Luna Blu è la Kallah (Sposa) che riceve la Legge non scritta, quella incisa sullo zaffiro del cielo.

L’Archetipo Qoph (ק) del il 31 Maggio, la diciannovesima lettera, e anche Archetipo, valore 100, è la Luna dietro la Luna. 

La sua forma grafica è un Vav (l’uomo, il chiodo, la verticale) discendente in un Kaf (la palma, la forma che accoglie). 

Qoph è la nuca. 

È il luogo dove il cervello rettile tace e si attiva la Da’at (Conoscenza occulta). 

Il 31 maggio, Qoph non “governa” semplicemente, ma divienta  il veicolo della Sephirah Keter (Corona) nel mondo di Assiah (il Fare).

Perché Qoph è associato al Sagittario (l’arciere) e al Nettuno (l’abisso che diviene fondamento). Ma nella tradizione cabalistica più sottile, Qoph è il sentiero che collega Netzach (Vittoria, Eternità) a Malkuth (Regno). 

È la via attraverso cui l’eterno discende nel transitorio senza contaminarsi. 

La Luna Blu come “Figlio dei Filosofi al femminile” è esattamente la Bina superiore che si fa Malkuth. 

È la Madre che partorisce se stessa nel riflesso.

Simbolicamente, la doppia luna piena di Maggio realizza il Partzuf di Rachel (la sposa visibile, che piange i figli) e Leah (la sposa occulta, i cui occhi sono “deboli” perché vedono l’invisibile). 

La prima luna (Scorpione) è Rachel che piange la putrefazione delle forme. 

La seconda (Sagittario) è Leah che ride, perché sa che la freccia ha già raggiunto il bersaglio prima di essere scoccata.

Maggio, nel suo insieme manifesta una Processione degli Archetipi nella Merkavah, in sequenza 

Ayin, Phe, Tsade, Qoph come una quadriga mistica. 

Ma qui si rivela un’architettura più alta. 

Non sono solo  quattro passi successivi, bensì i quattro mondi dell’Albero applicati a un singolo atto di percezione.


Ayin, sedicesimo archetipo Ebraico (la Torre/Occhio) agisce nel mondo di Atziluth (Emanazione). 

È la folgorazione che dissolve la dualità. 

La Torre non crolla. 

Esplode dall’interno come il vaso di luce della creazione. 

È il Reshimu (impressione residua) del Big Bang cosmico che risuona nel cranio dell’iniziato.


Phe, diciasettesimo Archetipo Ebraico (la Stella) agisce nel mondo di Briah (Creazione). 

L’espansione non è caotica, è l’acqua che segue la linea del minimo sforzo divino. 

La fanciulla nuda è Binah che allatta i sette re della Genesi (i pianeti, le Sephiroth). 

Il suo gesto, il versare acqua su terra e mare, come è rappresentata nell'Arcano Maggiore della Stella, è il Shofar della rivelazione silenziosa.


Tsade', diciottesimo Archetipo (la Luna che divide) agisce nel mondo di Yetzirah (Formazione. 

La divisione frattale è l’operazione di Tzimtzum dentro il Tzimtzum. Taglia per mostrare che il frammento è specchio del Tutto. 

In Cabala, questo è il lavoro di Samael (il Veleno di Dio) non come avversario, ma come coagulatore delle polarità. 

La Luna di Tsade è il Levanah (bianca) che si macchia di ombra per insegnare il contrasto.


Qoph, diciannovesimo Archetipo (il Legame) agisce nel mondo di Assiah (Fare). 

Il 31 maggio, Qoph compatta non come una morsa, ma come il Sigillo di Salomone. 

Sono due triangoli energetici che si intersecano senza confondersi. 

Il legame è Ahavah (אהבה, amore), il cui valore numerico è 13, come Echad (Uno). 

Legare è riconoscere che la molteplicità è già unità.


Il Simbolismo Specifico del 31 Maggio 2026 è estremamente rivelatore. 

La Luna Blu in Sagittario, in quadratura con Nettuno in Pesci (come spesso accade in quel periodo, nella configurazione astrale del 2026), non è un’opposizione ma un ponte di corde vibranti. 

Sagittario è il segno del Gimel (il cammello, il benefattore, la lettera che trasporta tra cielo e terra). Nettuno è il Ayin supremo (l’Occhio senza volto). 

La loro interazione rende la Luna Blu del 31 maggio una Luna Profetica. 

Non è la luna delle profezie annunciate, ma della profetia percepita come pelle. 

Si profetizza con il corpo, non con la bocca.


Alchemicamente siamo nella Rubedo senza Albedo intermedia. Solitamente si passa per la bianchezza. 

Qui il Fuoco del Sagittario brucia direttamente l’Acqua dello Scorpione in una Iris, un arcobaleno notturno. 

Il risultato è ciò che in alchimia è chiaro amato l’Aurum Potabile, l’oro liquido che non si solidifica mai. 

La Pietra Filosofale liquida, è la goccia che cade su ogni centro energetico e scioglie i nodi karmici senza violenza.

Esotericamente la notte del 31 maggio, l’iniziato è invitato a non guardare la luna, ma a volgerle le spalle (Qoph come nuca). Osservare l’ombra del proprio corpo proiettata verso est, e in quell’ombra leggere la Torah di Fuoco. 

È l’unica notte in cui l’ombra rivela più della luce, perché la luce è doppia (due pleniluni) e l’ombra diventa una, densa di memoria.

Maggio 2026 è anche il culmine del Sefirat ha-Omer (il conteggio dei 49 giorni tra Pesach e Shavuot). Il 31 maggio cade nel trentasettesimo giorno dell’Omer: Yesod sheb’Yesod (Fondamento nel Fondamento). 

È il giorno in cui si celebra il fondamento che si fonda su se stesso, che è esattamente l’essenza della Luna Blu. 

In quella notte, l’iniziato ebraico recita la benedizione del conteggio con kavanah (intenzione) suprema, sapendo che i due pleniluni sono le due tavole della Legge: 

la prima frantumata (la luna dello Scorpione, purificatrice) e la seconda intera (la luna del Sagittario, che unisce i frammenti in un nuovo ordine).


Si manifesta la “Madre della Frattura Sacra”. 

È la Shekhinah in esilio che si accorge di essere ovunque. 

La Luna Blu del 31 maggio non chiude il tempo, lo incrina definitivamente. 

Offre una Frattura Sacra come Nuovo Tempio

L’interstizio tra le due lune rimane aperto come una finestra temporale. 

Chi l’ha attraversata durante il mese, il 31 maggio riceve metaforicamente lo Spirito Santo, non come colomba, ma come arciere senza arco. 

È la tensione che diventa rilascio perpetuo.

E sia benedetto, chi ha occhi, e nuca, per questo. 

Perché in quella notte, Maggio diviene Scudo di Davide. 

Due triangoli, uno di acqua e uno di fuoco, che si sostengono nello spazio vuoto del cuore. 

E la Madre, Maia, Shekhinah, Iside, non dice “Guardami”. 

Dice: Sii me. 

E tace. 

E in quel silenzio, ogni luna è blu, e ogni istante è il primo e l’ultimo respiro della creazione.

Con infinita gratitudine sempre


Tiziana Fenu

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Luna Blu Maggio 2026



mercoledì, maggio 27, 2026

💛 Sciamana Sardara (analisi ghematrica)

 Ho già avuto modo di parlare e approfondire del bronzetto androgino di Sardara ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/10/la-divinita-androgina-di-sardara.html?m=0), legato alla simbologia del Dio Toth, visto che ha il volto da Babbuino ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/07/amuleto-tharros.html?m=0), collegata alla sacra cerimonia della tiratura della fune ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/la-cerimonia-della-tiratura-della-fune.html?m=0), argomenti di cui ho parlato anche nel mio libro "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/02/divinita-androgina-sardara.html?m=0) 


Oggi approfondisco riguardo l'analisi Esoterica e Cabalistica del Bronzetto di Sardara

Il Manufatto si manifesta, analizzandolo, come Ierofania Androgina, rappresentando Thot e Seshat nell'Albero della Vita. 

L'immagine del bronzetto di Sardara, lungi dall'essere una semplice rappresentazione di una "sciamana" o "rabdomante", si rivela come una potente ierofania (manifestazione del sacro) dell'unità primordiale. 

Si riconosce in esso un Babbuino, e questa è la chiave di volta per decifrarne il significato esoterico.

In Qabbalah, l'androgino primordiale (l'Adam Kadmon) è la sintesi perfetta delle forze prima della loro separazione. 

Questo bronzetto incarna quella fase pre-differenziazione. 

L'aspetto scimmiesco (babbuino) rimanda a Thot (Tehuti), il dio egizio della sapienza, della scrittura e della magia. 

Ma non è un Thot maschile e separato. 

È un Thot che ha assorbito in sé la sua paredra, Seshat, la dea della misurazione, dell'architettura e della scrittura. 

È la Monade Creatrice che precede la dualità.

Sull'Albero della Vita cabalistico (i 10 Sephiroth), questa figura si colloca in una posizione chiave, agendo come un ponte tra due mondi:

La Hod (Splendore), l'ottava Sephirah. 

Thot è tradizionalmente associato a Hod. Questa Sephirah rappresenta la legge delle corrispondenze ("come in alto, così in basso"), la magia rituale, la comunicazione e la struttura formale del pensiero. 

È qui che la parola diventa creazione. 

Il bastone con le tacche, il mantello e i cerchi concentrici sono tutti strumenti di Hod: misure, simboli, forme che canalizzano l'energia divina in un linguaggio comprensibile per l'umano.


La Yesod (il Fondamento), La nona Sephirah. 

La posizione del modulo a 4 cerchi concentrici sul pube della figura rimanda a Yesod. 

Yesod è la Sephirah della Luna, del sesso, della trasmissione della vita e del ponte tra il mondo delle idee (le Sephiroth superiori) e il mondo fisico (Malkuth). 

È il canale attraverso cui la corrente creativa scende nel grembo della terra. 

La presenza di questo sigillo sul pube indica che la figura è uno psicopompo, un traghettatore di anime, colui che guida attraverso il mistero della morte e della rinascita, proprio come Thot nel "Libro dei Morti".


La numerologia cabalistica rivela la struttura profonda del manufatto


I cerchi concentrici in moduli da tre (sulle mani e sulle frange)

Il numero 3 è il numero della trinità creativa (Padre, Madre, Figlio; o in Qabbalah: Kether, Chokmah, Binah). 

Rappresenta la vibrazione primaria che si manifesta. Sulle mani (simbolo di azione e creazione), questi tre cerchi indicano che l'opera di questa figura è un'azione creatrice per eccellenza, un atto magico che opera su tre livelli: materiale, psichico e divino.


Il modulo con quattro cerchi concentrici sul pube

Il 4 è il numero di Malkuth (il Regno), l'elemento Terra e la materia.

Mentre il femminino puro (la Dea Madre) viene rappresentato con 5 cerchi (il Pentacolo, il 5, il numero della vita, di Venus, e dell'uomo microcosmico), questo bronzetto presenta 4 cerchi in zona pubica. Questo non è un errore, né una rappresentazione incompleta del femminile.

Al contrario, è una sintesi perfetta

Il 4 (Terra, Malkuth) posto sul pube significa che il potere creativo e generativo (Yesod) qui non è solo legato alla biologia (sesso, nascita), ma è legato alla creazione architettonica e geografica (Terra, misura, fondazione). 

È l'atto di impiantare la geometria sacra nel suolo. 

Non è la Madre che partorisce il figlio, è l'Architetto che partorisce il Tempio. 

Ecco perché è "maschio e femmina" insieme. 

È il principio che crea la forma (Terra) attraverso la misura e la sapienza (Thot).


La Yod (י). 

Il riferimento alla "Y" (Yod) è fondamentale. 

La Yod è la decima lettera dell'alfabeto ebraico, la più piccola, ma la più potente. 

È il punto primigenio, la scintilla da cui tutto ha origine. È il seme di tutta la creazione. 

La forma della Yod è simile a un utero o a una testa di toro (in paleo-ebraico). 

Questa figura, con il suo bastone a forma di Y e la sua natura androgina, è la Yod incarnata. 

È il punto di unione tra il maschile (la forza che genera) e il femminile (il ricettacolo che contiene). 

È il principio di "Gemellare" che ho sempre descritto e che permea tutta la dimensione spirituale della nostra Arcaica Civiltà Sarda. 

È l'unità che si divide per creare la dualità (i due bastoni che generano il fuoco).


Il Luogo di Ritrovamento è Sardara, e non è casuale. 

È parte integrante del messaggio esoterico del bronzetto.

Il Pozzo Sacro di Santa Anastasia (Sardara) è un ipogeo, una discesa nel "ventre" della Madre Terra. 

Nella Qabbalah, la discesa nel pozzo è la discesa nella Malkuth (il Regno) e nella Shekinah (la Presenza Divina immanente). 

Ma non è una discesa fine a se stessa, ma è una discesa per risalire. 

Il pozzo è l'immagine inversa dell'Albero della Vita. 

Scendendo nei mondi inferiori (i 4 mondi cabalistici, Atziluth, Beri'ah, Yetzirah, Assiah), si tocca il fondamento per poi ascendere. 

E come si ascende? Più leggeri, riequilibrati, ecco perché il pozxo Sacro di Santa Cristina ha 24 gradini in discesa e 12, speculari, impraticabili( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/osservavo-la-piantina-del-pozzo-di.html?m=0) così come sono presenti in altri pozzi. 

Il bronzetto, trovato qui, simboleggia la rivelazione delle leggi superiori (Thot/Hod) nel luogo più infimo e materiale (la terra, il pozzo, l'acqua).

Il Gemellaggio con il Pozzo di Santa Cristina (Paulilatino) è molto importante. 

I due pozzi sono "gemelli". Cabalisticamente, questo riflette il principio della "Coppia Primordiale" o dei "Due Testimoni" (come Enoch ed Elia). 

Nell'era dei Gemelli (segno governato da Mercurio/Thot), ogni manifestazione divina doveva essere duplice per essere valida. 

Il fatto che l'architettura dei due pozzi sia simile ma non identica (uno più raffinato, l'altro più arcaico) indica un percorso iniziatico che si svolge tra due poli, quello dell'ascesa e  quello della discesa, il maschile e il femminile, il cielo e la terra. 

Il pozzo di Sardara, essendo "meno raffinato" (più arcaico), potrebbe rappresentare il polo materiale e primordiale (Yesod/Malkuth), mentre il Santa Cristina il polo spirituale e strutturato (Hod/Tiferet).


Vediamo i Confini Alchemici e Geografici. 

Sardara si trova nella Sardegna centro-meridionale, una zona di antica metallurgia (rame, piombo, argento). 

Alchemicamente, questa terra è il Materia Prima (il caos primordiale) che deve essere sottoposto a Solve et Coagula (dissoluzione e coagulazione). 

La figura del bronzetto, con il suo bastone misuratore, è l'alchimista che agisce su questa materia, tracciando i confini del Tempio. Ogni cerchio concentrico sul manufatto è un confine magico, un temenos (spazio sacro) che separa il sacro dal profano. 

La geografia di Sardara, con la sua posizione tra le colline e le acque (il pozzo), diventa così un mandala geografico, dove il centro (il pozzo) è l'ombelico del mondo (il punto di contatto con la Sephirah centrale, Tiferet).


Il bronzetto di Sardara non rappresenta una figura "limitata" come una sciamana o una rabdomante. 

È la Monade Creatrice Androgina che si manifesta in questa terra sarda, ben prima e ben al di là dei pantheon egizi e fenici.

È la dimostrazione che la civiltà sarda (la civiltà dei Giganti di Mont'e Prama e delle navicelle nuragiche) conservava un sapere ancestrale, ermetico e cabalistico, radicato in una dimensione di coscienza pre-patriarcale e pre-dualistica. 

I "Giganti" con le trecce e il mantello nero non sono altro che sacerdoti-architetti (o meglio, manifestazioni della stessa entità) che utilizzavano le stesse leggi di Thot e Seshat: la geometria, la misura, la scrittura e la numerologia, per costruire non solo templi di pietra, ma templi di coscienza.

Il "babbuino" di Sardara è il vero Iniziato. 

È colui che, avendo conosciuto l'unità (l'Androgino), può usare la dualità (il bastone, le misure, i numeri) per operare la Magia nel mondo, traghettando le anime attraverso il ciclo della vita e della morte (Yesod) e fondando l'architettura sacra sulla terra (Malkuth). 

È Thot-Seshat, l'Architetto Divino, incarnato nella materia sarda, che ci ricorda che ogni atto di misura e di creazione sulla terra è un riflesso di una legge cosmica più alta.


Vediamo anche la geografia sacra e la correlazione astrale.

Due livelli distinti ma interconnessi. 


Le coordinate terrestri di Sardara (il luogo di ritrovamento del bronzetto, presso il pozzo sacro di Santa Anastasia).

Le coordinate celesti (l’allineamento del pozzo e la simbologia del bronzetto con i cicli lunari, solari e stellari).


In Qabbalah e nella tradizione ermetica, il principio fondamentale è che ogni luogo sulla terra è una "ombra" o una "proiezione" di una costellazione celeste ("come in alto, così in basso"). 

Il bronzetto, essendo una ierofania di Thot-Seshat, funge da pietra angolare per decifrare questa corrispondenza.


Il pozzo sacro di Santa Anastasia a Sardara è situato a:


Latitudine: 39° 37' N (circa)

Longitudine: 8° 43' E (circa)

Dal punto di vista cabalistico-geografico, questa posizione è significativa per tre ragioni:


La Latitudine (39° 37' N)

Questo parallelismo attraversa una delle linee di forza più antiche della Sardegna, collegando il tempio di Monte d'Accoddi (Sassari) e i pozzi sacri di Santa Cristina (Paulilatino) e Coni (Nuoro). 

In alchimia geografica, questa è la "Linea del Sole e della Luna", dove i pozzi (ipogei, dedicati all'acqua, alla Luna e alla discesa) si allineano con i siti a cielo aperto (dedicati al Sole e all'ascesa). Sardara si trova in un punto di intersezione energetica tra due valli fluviali (il Flumini Mannu e il Tirso), il che nel linguaggio cabalistico corrisponde all'incontro di due fiumi (simbolo dei due canali dell'Albero della Vita: Nahar e Nahar).


La Longitudine (8° 43' E)

Questo meridiano, in particolare, è noto nella geografia esoterica come il "Meridiano di Thot" (ipotetico, ma basato sulle antiche mappe di navigazione), perché a questa longitudine si trovano le antiche città portuali e i santuari dedicati al dio della comunicazione e del commercio. 

È il meridiano che, nella notte dei tempi, permetteva di osservare il sorgere di Sirio (la stella di Iside, legata a Thot) e di Orione (il corpo di Osiride, ricomposto da Thot). Sardara, su questo meridiano, è un nodo di ricezione di queste energie stellari.


Il Pozzo si manifesta  come "Ombilicus Mundi"

Il pozzo sacro non è solo un contenitore d'acqua, ma è un ombelico del mondo, un axis mundi. 

La sua profondità (che in antichità poteva superare i 10-15 metri) e la sua forma a tholos (a cupola, come le tombe dei giganti e i nuraghi) lo rendono un ricettacolo della Luna. L'acqua al suo interno riflette il cielo notturno, e il sacerdote o sacerdotessa (la figura del bronzetto) vi discendeva per "leggere" le stelle nell'acqua, un’antica tecnica divinatoria nota come catottromanzia. 

Il bronzetto, con i suoi occhi a doppia pupilla (tipici dei Giganti di Mont'e Prama), potrebbe rappresentare proprio la visione duale, il saper vedere e interpretare il cielo e la terra insieme, l'astrale e il materiale.


Ora, colleghiamo la simbologia del bronzetto con i cicli celesti.


Vediamo il Ciclo Lunare (Sephirah Yesod)

La Luna è il corpo celeste principe di Thot (Thot era un dio lunare, Aah-Tehuti). 

Il bronzetto presenta delle caratteristiche precise


Il modulo a 4 cerchi concentrici sul pube

In numerologia lunare, il 4 è il numero delle fasi lunari (crescente, piena, calante, nuova). Ma non solo. 

L'occhio umano vede la Luna piena come un disco con 4 "mari" principali. 

I 4 cerchi sul pube di questa figura androgina indicano che essa è il principio generatore che opera attraverso le 4 fasi. 

L'azione di "traghettare" (psicopompo) è tipica della Luna che attraversa il cielo e guida le anime nel ciclo della morte e rinascita.


Il bastone con le tacche. 

È l'equivalente di un calcolatore lunare. 

Le tacche, probabilmente 28 o 29 (se contate), rappresentano i giorni del ciclo sinodico lunare (da luna nuova a luna nuova). 

Il bastone non serve solo per misurare la terra. 

Serve a tracciare il tempo e a sincronizzare le cerimonie con le fasi lunari. 

Nel pozzo, l'acqua (simbolo lunare) saliva e scende con le maree e i cicli della falce di luna, e il bastone era lo strumento del sacerdote-architetto per registrare questi flussi.


Il Ciclo Solare e l'Equinozio di Primavera (Sephirah Tiferet)

Il bronzetto, come ho sottolineato nei miei scritti, ha una forte connessione con l'era dei Gemelli (governata da Mercurio/Thot). 

Ora, per capire l'orientamento celeste, dobbiamo guardare all'equinozio di primavera.


La "Y" del bastone (Yod) non è solo un simbolo di creazione. 

È un gnomone (un indicatore di ombra).

A Sardara, il pozzo di Santa Anastasia è orientato in modo che, all'equinozio di primavera (21 marzo), il raggio del sole nascente penetri attraverso l'apertura della tholos (il tetto a cupola) e colpisca l'acqua al fondo del pozzo, creando un riflesso luminoso (un "occhio di luce").

Questa è la cerimonia di Pedj Shes (che ho citato per Seshat). 

È la fondazione dell'architettura. 

Il bronzetto è la personificazione di quella luce equinoziale. 

In questo momento, il Sole transita nel segno dell'Ariete, ma il suo punto equinoziale (il "punto gamma", dove l'eclittica incrocia l'equatore celeste) è esattamente l'inizio del percorso dei 7 chakra/7 rami dell'albero di Arborea. L'albero a 7 rami (simile alla Menorah) è la rappresentazione dei 7 pianeti visibili (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno), allineati in questo periodo. 

Sardara, con il suo bronzetto, è il crocevia dove l'energia solare (Ariete) e l'energia lunare (Toro, simboleggiato dalle corna sulla tiara di Seshat) si fondono.


Emergono, da questa analisi, collegamenti con le Stelle, Sirio e Orione (Il "Decano" di Thot)

Il collegamento più "forte" e riservato è quello con le stelle.


Sirio (Sothis)

Nella tradizione egizia, Thot era lo scriba di Osiride (Orione) e di Iside (Sirio). 

Sirio è la stella più luminosa del cielo notturno e, nell'antichità (circa 5000-3000 a.C., cioè nell'era dei Gemelli), sorgeva elicamente (poco prima del Sole) all'alba, annunciando l'inizio dell'inondazione del Nilo (in Egitto) e, in Sardegna, l'inizio della stagione di pioggia e di fertilità.

La latitudine 39° 37' N (Sardara) è fondamentale per osservare Sirio. 

A questa latitudine, Sirio raggiunge la sua culminazione superiore (il punto più alto nel cielo) esattamente a mezzanotte in un periodo specifico dell'anno (il solstizio d'inverno, 21 dicembre). In quel momento, la stella è allo zenit del pozzo, e il suo riflesso nell'acqua è perfettamente verticale.

Il bronzetto, con i suoi "occhi a doppia pupilla", è una raffigurazione di Sirio. 

Gli occhi dei Giganti di Mont'e Prama (e di questo bronzetto) rappresentano la doppia vista, la vista umana e la vista stellare. 

Le pupille doppie sono lo splendore di Sirio che si riflette in due punti.


Emerge la Correlazione numerica (il modulo a 4 cerchi). 

Sirio, nell'antica tradizione cabalistica, è associata al numero 4 e al colore azzurro-argenteo. 

I 4 cerchi sul pube non sono solo la terra. 

Sono le 4 stelle della Croce del Sud (che nel cielo australe sono vicine a Sirio), o le 4 stelle della costellazione del Canis Major (di cui Sirio è la principale). 

Significa che la figura di Sardara non solo opera sulla terra, ma è un punto di ancoraggio per la forza di Sirio, la stella della regalità e della sapienza iniziatica.


L'Orientamento si collega anche al ciclo delle Precessioni, in particolare all'Era dei Gemelli. 

Questa osservazione sull'era dei Gemelli è cruciale per il calcolo temporale.

L'era dei Gemelli (circa 6000-4000 a.C.) è l'epoca in cui la civiltà sarda e quella egizia stavano emergendo. In quel periodo, il punto equinoziale (dove il Sole sorge a primavera) cadeva sotto la costellazione dei Gemelli.

Gemelli in greco è Dioskouroi (Castore e Polluce), i due fratelli gemelli, simbolo della coppia cosmica maschile-femminile. 

Il bronzetto di Sardara, con il suo aspetto androgino (babbuino + mantello di Seshat), è la raffigurazione terrena di quella coppia astrale.

L'allineamento stellare di Sardara (lat. 39° 37' N) fa sì che, nell'era dei Gemelli, la Via Lattea (la "fiumana celeste") passasse sopra Sardara in modo perfettamente verticale durante il solstizio d'inverno, collegando idealmente la terra al centro della galassia. 


Il pozzo era la "porta stellare" per accedere a quella corrente.


Il bronzetto di Sardara è un calcolatore astrologico e astronomico in forma di idolo.


Sardara (39°37'N, 8°43'E) è il punto di intersezione tra la linea meridiana di Sirio e il percorso equinoziale del Sole.


Nelle Coordinate astrali corrispondenti, Sirio è al culmine a mezzanotte, il Sole è nell'equinozio di primavera), e il centro della Via Lattea è nell'era dei Gemelli. 


Nella Simbologia del bronzetto,gli Occhi doppi rappresentano la visione anche stellare (Sirio).

Il Bastone con tacche è un calcolatore lunare e solare.

I 4 cerchi sul pube, rappresentano la terra, ma anche le 4 stelle di Sirio, le 4 fasi lunari e i 4 angoli del tempio (come nella cerimonia di Pedj Shes).

L'Aspetto di Babbuino, rappresenta Thot, il dio che "parla" con la Luna e con le stelle.


Questo manufatto non ci dice solo chi era la figura, ma quando operava. 

Operava nel punto esatto di congiunzione tra l'era dei Gemelli e il ciclo precessionale, tra la discesa nel pozzo (morte) e la risalita verso le stelle (rinascita). 

È la pietra di paragone per dimostrare che la Sardegna antica era un osservatorio astronomico e un laboratorio alchemico a cielo aperto, dove le leggi di Thot (scrittura, misura, magia) venivano applicate alla terra e al cielo.


Inoltre, il nome del luogo, Sardara, svela il sigillo spirituale che lega il bronzetto alla terra che lo ha generato.

Il nome Sardara  è toponimo di origine prelatina, probabilmente nuragica o protosarda. 

Tuttavia, in una prospettiva esoterica, non dobbiamo limitarci alla filologia; dobbiamo cercare le radici fonetiche e simboliche che rivelano la vocazione del luogo.


Le tre possibili etimologie cabalistiche sono:

"Sardara" come "Sard" + "Ara":

Sard-

È la radice del nome stesso della Sardegna (Sardinia). 

In ambito esoterico, il popolo dei Shardana (i "Popoli del Mare") è spesso legato al concetto di "guardiani" o "sentinelle" di un sapere primordiale. 

La radice Sard potrebbe derivare dal semitico SHRD (שׁרד), che significa "rete" o "tessuto" (in ebraico, sheret), concetto archetipale in Sardegna ( vedi la scacchiera di Pubusattile, in questo link https://maldalchimia.blogspot.com/2026/02/vaso-predinastico-scacchiera-libro.html?m=0 sono presenti tutti i link di approfondimento relativi alla scacchiera) o la Tanit della rete di Tresnuraghes ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/la-tanit-di-tresnuraghes-la-nostra.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2022/06/la-tanit-di-tresnuraghes-tessitrice.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2026/04/tanit-tresnuraghes.html?m=0) 

di cui ho parlato anche nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", poiché la tessitura ha un riferimento astrale

(  https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/lavorazione-retelibro-le-dee-silenziose.html?m=0) 

Questo è molto affascinante. 

Il bronzetto di Sardara, con i suoi cerchi concentrici e le tacche sul bastone, è un tessitore di misure, colui che intreccia la rete delle corrispondenze tra cielo e terra.


-Ara

La desinenza del nome Sardara 

Dal latino ara (altare) o dal greco ara (preghiera). 

Sardara diventa così "l'Altare della Sardegna", o meglio, "l'Altare dei Guardiani della Rete". 

Il pozzo sacro non è una semplice fonte. 

È l'ara dove si celebra l'architettura divina, il luogo dove la misurazione (la rete) viene consacrata.


"Sardara" come "Sared" + "Ara" (Ebraico). 

In ebraico, il verbo "Sared" (סרד) non è comune, ma la radice SRD (סרד) può essere associata a srad (pettinare, cardare, intrecciare).


SRD

Sardegna. 

Ancora una volta l'idea del tessuto, dell'intreccio, che in alchimia e in Qabbalah è l'atto di unire gli elementi opposti (il maschile e il femminile, il Sole e la Luna) per creare l'oro filosofale. 

In Sardegna la koine' concettuale, simbolica che permea tutta la nostra Arcaica Civiltà Sarda, è quella della Sinergia degli Opposti. 

Il concetto di conoscenza, nei glifi egizi era rappresentato da un tessuto, con trama e ordito. 


 Il bronzetto è l'intrecciatore dei cicli stellari.

 

Una radice più diretta è "Sered" (סרד), che in aramaico e in ebraico tardivo significa "fuggire" o "allontanarsi". 

Questo si collega al concetto di esilio e di rifugio. 

Sardara, con il suo pozzo profondo, era un luogo di rifugio iniziatico, dove ci si allontanava dal mondo profano per discendere nelle viscere della terra e incontrare la Sapienza (Thot).


"Sardara" come "Sahar" (Luna) + "Dar" (Casa)

 Sahar (סהר) in ebraico significa Luna crescente. 

È la falce di luna, il simbolo stesso di Thot.

Dar (דר) significa casa, dimora, o generazione.

 Sahar-Dar 

Diventa "La Casa della Luna" o "La Dimora della Luna crescente". Questo è perfetto per il pozzo sacro di Sardara, che è un ipogeo lunare. 

Il bronzetto, con il suo aspetto babbuinico (Thot-Luna) e il modulo a 4 cerchi (fasi lunari), è l'abitante e il custode di questa dimora. 

Non a caso, il pozzo è gemello di Santa Cristina (Paulilatino), dove l'acqua riflette la Luna. 

Sardara è la fonte primaria, la Dimora della Luna da cui scaturisce la misurazione.


Analisi Ghematrica del nome Sardara 


La Ghematria è il calcolo del valore numerico delle lettere ebraiche. Per "Sardara", dobbiamo ipotizzare una traslitterazione fonetica ebraica. La più adatta è סרדרה:

Samekh (ס) = 60

Resh (ר) = 200

Dalet (ד) = 4

Resh (ר) = 200

He (ה) = 5


Totale = 60 + 200 + 4 + 200 + 5 = 469


Ora, scomponiamo questo numero cabalisticamente:


469 = 400 + 60 + 9


400 (valore ghematrico della Tau, ת). 

È la lettera finale dell'alfabeto, il sigillo della creazione, la perfezione, ma anche il confine (l'ultima lettera). 

In Qabbalah, il 400 rappresenta la Malkuth (il Regno, la Terra) in tutta la sua completezza, ma anche l'isolamento del sacro. 

Tau, il sigillo dei Giudici Divini, presente come Nun +Dalet nel simbolo della tribù dei Dan. 

Sardara è un luogo di confine tra il mondo profano e quello iniziatico.


60 (Samekh, ס)

La lettera Samekh (che inizia la parola Sardara) è la ruota, il sostegno, la colonna. 

Il suo valore 60 è collegato alle 60 lettere dell'alfabeto aramaico (se si includono le finali) e ai 60 anni (in ebraico, il 60 è il numero della vita piena e della saggezza). 

Il bronzetto con il suo bastone circolare e i cerchi concentrici è la ruota (Samekh) della misurazione.


9 (Teth, ט)

Il numero 9 è il numero della verità (Emet in ebraico è 1+40+400 = 441, ma la radice della verità è Tetj). 

È il numero della vittoria, del sacro. In alchimia, il 9 è il numero delle fasi della Magnum Opus. 

Della gestazione portata a compimento. 

Del Sepentet, della Sophia Superna, del Sacro Fuoco.  

In realtà, il 469 come somma di 400+60+9 suggerisce che Sardara è il punto di perfezione (400) che ruota (60) sulla verità (9).


Un secondo calcolo ghematrico (variante)

Se consideriamo "Sardara" come סרד ארא ("Sard Ara", l'Altare Sardo), il bronzetto si manifesta come la Vav, archetipo 6, il gancio, la kundalini che connette il cielo ( Sirio, Luna, Sole) alla terra ( il pozzo, il bastone lunare. 

Sardara come punto fi equilibrio dove la luna e il cielo si incontrano 


Sardara come "Porta della Luna"

Alla luce di etimologia e ghematria, Sardara si rivela come:


"L'Altare dei Guardiani della Rete" (Sard + Ara): il luogo dove si intreccia la misurazione celeste e terrena.


"La Dimora della Luna crescente" (Sahar + Dar): il santuario ipogeo dedicato a Thot (dio lunare) e alle sue fasi.


"La Ruota della Verità sul Confine del Regno" (Ghematria 469 e 466): il punto di equilibrio (Vav/Tiferet) dove il Regno (Malkuth/Tav) si apre alla sapienza lunare (Samekh/Yesod).


Il nome Sardara non è un caso. 

È il Nome magico della terra che ha prodotto il bronzetto. 

Esso è la firma cabalistica di un luogo che non è solo geografico, ma Ontologica. 

È un luogo dove la misurazione, la scrittura e la comunicazione tra i mondi (le funzioni di Thot-Seshat) sono state codificate nella pietra, nell'acqua e nel nome stesso.


Sardara è la "Porta di Thot" in Sardegna, e il bronzetto è la chiave per aprirla.


Tiziana Fenu

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Sciamana Sardara (analisi esoterica)