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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

sabato, aprile 25, 2026

💙 Quando non sei facilmente corruttibile (libro)

 

#lamiafestadellaliberazione

#pernondimenticarechisiamo

Quando non sei facilmente corruttibile, quando hai acquisito nel corso dei tuoi stessi sbagli, delle tue tante esistenze, quel senso di verità, di giusto, rifuggi dalle tue stesse incongruenze come ci si ritrae dall'orlo di un abisso che conosciamo bene per averlo già abitato. È una saggezza antica, scolpita non nei marmi del tempo, ma nella sostanza eterica del tuo spirito, nel palinsesto delle tue innumerevoli vite.

Ogni errore è stato un martello, ogni caduta un'incudine: insieme hanno forgiato in te un nucleo adamantino che la fiamma delle lusinghe mondane non può più scalfire. Hai imparato a riconoscere il sapore amaro della menzogna anche quando è ricoperta del miele più dolce, e il tuo intimo, come un tempio con le colonne salde, rifiuta di inchinarsi a idoli di cartapesta.

Ti sintonizzi su uniche frequenze, che talvolta, non sono sempre come spartiti musicali fluidi, caldi e dorati. Esse sono la lingua arcana con cui l'Universo comunica con chi ha orecchi per intendere. A volte sono un sussurro che culla, un'armonia che avvolge i sensi in una coltre di velluto. Altre volte, invece, squarciano il velo della tua quiete come un tuono improvviso.

Talvolta ti oltrepassano come filo spinato, ma sul quale ti inerpichi, per vedere al di là del guado, della costrizione, dondolando in equilibrio sul cuore che sanguina, ma lenito da ciò che appaga gli occhi e l'Anima. Ecco il mistero della via iniziatica.

Salire sulla lama del rasoio, accettare la ferita come prezzo della visione. Ogni lacerazione è una porta che si apre su un paesaggio interiore più vasto, ogni stilla di sangue è il sigillo di un patto stipulato con la propria parte più alta. Sospeso tra il dolore del limite e l'estasi dell'illimitato, impari la ginnastica sacra dell'equilibrio.

Il verde della libertà, amalgamato all'azzurro del cielo impresso nella retina.
Un fiore per ogni goccia di sangue.
E impari che il sacrificio non è privazione, ma è rendere sacro ogni tuo passo, ogni tuo pensiero, che prende forma anche con il sangue, con la tua dimensione umana. Scopri che la tua carne non è un carcere, ma un crogiolo; che il limite non è una condanna, ma la sponda entro cui la luce può raccogliersi per brillare più intensa. Sacrificio deriva da “sacrum facere”, fare sacro. Ed è questo che accade.

Ogni passo pesato, ogni pensiero cesellato, ogni emozione trascesa diventa un'offerta sull'altare del divenire. La tua stessa umanità, con le sue fragilità, è la terra fertile dove il divino pianta i suoi semi.

Quando senti che è per un Bene più sommo, che trascende ogni tua piccolezza, percepisci cosa è profondamente giusto e cosa, invece, è profondamente sbagliato.
Cosa è verità e cosa non lo è.
Impari a filtrare, come una cellula che necessita di sopravvivere per testimoniare qualcosa che la trascende, come se fosse un passaggio di testimone di un qualcosa di troppo prezioso, per non rendersi degni di averlo ricevuto in Dono.
E lì capisci. Quale è il valore dell'essere degno.
Il valore della tua Dignità.

Perché quando ti ledono nella Dignità, nell'Intelligenza, nella Sensibilità, nella Verità e nell'Integrità, non puoi che restare nella tua Fermezza, nella tua lucidità e trasparenza d'Anima. È a quel punto che il mondo estero perde ogni presa su di te. I giudizi scivolano via come pioggia su roccia, le offese si infrangono come onde contro un faro. Colui che ha toccato il fondo della propria essenza e ne ha riportato la perla della consapevolezza, diventa inattaccabile. La sua corazza non è fatta di difese, ma di una tale presenza a sé stesso che nulla di estraneo può penetrarla.

Niente ti può toccare. Niente ti può essere tolto. Sei pregno di te stesso.
Sei nella tua Pienezza, nella tua piena Manifestazione.
Senza timori.
Senza proiezioni.
Senza illusionismi.
Non temi che ti limitino il volo.
Hai imparato a volare anche senza ali. Perché hai imparato la libertà di essere te stesso, di non dipendere da nessuno che non sia la tua Anima, e ciò che ha predisposto per noi, in questo viaggio.

Quando il centro di gravità si sposta dal mondo esterno al sacrario dell'Anima, avviene la Grande Trasformazione. Le ali non sono più necessarie perché si diventa l'aria stessa che sostiene il volo. La libertà non è più una condizione da conquistare fuori, ma uno stato dell'essere che emana da dentro. È la sovranità dell'Essere sul fare, del nucleo sulla periferia. E in questa regalità interiore, lo specchio diventa l'alleato più prezioso.

Hai imparato a guardarti allo specchio.
L'onestà con te stesso. Con gli altri.
A non restare dove non vibri.
A non voler vivere dove nemmeno riesci a sopravvivere.
Hai imparato, che meglio sgangherata, che perfetta ma artefatta.

Perché la verità dell'Anima ama le crepe, le imperfezioni, le asimmetrie. Esse sono le unghie della roccia su cui la luce può aggrapparsi per danzare. Meglio una cattedrale incompiuta ma vibrante di preghiere, che un mausoleo perfetto ma senza respiro. Meglio la vita che pulsa irregolare, che la morte geometrica. E in questa autenticità, in questa nuda verità accettata e amata, si spalanca l'orizzonte della Fede cosmica.

E impari ad avere fede. A fidarti dell'Universo. Hai già visto tutto. In altre vite, in altre occasioni. In altre morti e Rinascite.
Ciò che rimane è il tuo afflato, il tuo imprinting energetico. Non è ciò che succede. È come reagisci a ciò che succede, a fare la differenza.

Il respiro del cosmo ti culla, perché sai di essere un eterno viaggiatore. Hai già calcato mille scene, indossato mille maschere, danzato mille danze. Ogni morte è stata una rinascita, ogni fine un nuovo inizio. E in questo fluire, l'unica costante, l'unico filo d'oro che cuce insieme le tue innumerevoli esistenze, è la qualità della tua risposta, la vibrazione che emani di fronte all'evento. Non sei più la foglia sbattuta dal vento, ma il vento stesso che muove le foglie.

E chi fa la differenza, lo riconosci.
È in un mondo a parte.
Un magnifico, incantato, mondo a parte.
È la voliera illimitata degli uccelli, senza confini.
È la nota oltre lo spartito.
La pennellata oltre la cornice.
I folli, i ribelli, gli skizzati.
Gli assenti. Presenti solo a sé stessi. Fanno l'amore continuamente, con le parole, le immagini, la fantasia. Disobbedienti per natura. Credono in sé stessi, nel loro intuito. Anarchici.
Fluidi e leggeri. Inafferrabili.
Ci si deve togliere le scarpe, per entrare nei loro spazi. La sporcizia del mondo non è concessa. L'hanno vista tante volte, non merita la loro energia, la loro attenzione.
Sono altrove.

Sono i visionari, i poeti dell'invisibile, gli architetti di mondi possibili. Abitano la soglia, il confine sottile tra il visibile e l'invisibile, e da lì tessono trame di luce. Non appartengono al mondo così com'è, perché sono già proiettati in ciò che il mondo può diventare. Sono le sentinelle dell'alba, coloro che annunciano una luce che ancora non sorge, ma che loro già vedono.

E in questa loro follia, in questa loro sacra assenza, risiede la più potente delle presenze.

Non sono del mondo, ma il futuro del mondo è nelle loro mani. I grandi Visionari.
Io sogno. E sogno in grande. E sogno un'Umanità migliore di questa. E io ne faccio parte, come milioni di altre Anime straordinarie, e il mio volo è oltre.
È Frequenza che raggiunge. È abbraccio che cinge. È Presenza per abbellire.
È verità che smantella menzogna. Per un Bene Supremo. Per tutti noi. È Scintilla Divina che crea reticoli luminosi, coordinate d'Amore.

Questo sognare non è evasione, ma la più concreta delle azioni. È gettare ponti tra il possibile e l'attuale. Ogni pensiero d'amore è una pietra angolare, ogni slancio di verità è una colonna, ogni visione di bellezza è una vetrata colorata nella futura cattedrale dell'umanità. Siamo semi sparsi nel vento del tempo, portatori di una fiamma che non ci appartiene ma che siamo chiamati a custodire. E in questo ardere silenzioso, in questa testimonianza luminosa, si compie il nostro destino.

La mia libertà non inizia dove finisce la tua, ma dove io le concedo di manifestarsi, al di là di ogni possibilità.

Ecco l'ultimo sigillo, la rivelazione finale: la vera libertà è un atto creativo, non un confine difeso. È uno spazio che si apre nell'essere, un permesso che l'Anima dà a sé stessa di espandersi oltre ogni mappa conosciuta, oltre ogni limite prestabilito. Non è un territorio strappato, ma un regno che si istituisce con la potenza del verbo interiore. È l'eco del “Fiat lux” originario, ripetuto in ogni istante da chi ha scelto di essere, pienamente e senza riserve, la propria scintilla divina. È il volo dell'Angelo che non ha bisogno di ali perché è già puro movimento nell'infinito.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
Tratto dal mio libro
"Maldalchimia. Di Ombre e Luminescenze" Volume I
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Tim Cantor Visionary Art

Quando non sei



venerdì, aprile 24, 2026

💛 Croce nel cerchio (Carro Dupljaja /Serri/Orsa Maggiore)

 Prima mmagine, Carro di Dupljaja, statuetta in terracotta risalente all'Età del Bronzo Medio, circa 1500 a.C. Serbia, di cui avevo già approfondito 

(https://maldalchimia.blogspot.com/2025/05/carro-di-dupljaja-serbia.html?m=0) 

Raffigura una divinità dal volto di uccello seduta su un carro trainato da uccelli acquatici. 

Sul corpo della figura sono incisi simboli solari, inclusa la svastica, 

Seconda immagine, reperto proveniente dal santuario di Santa Vittoria di Serri 

Dal mio scritto 

(https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/carro-e-pelli-rovesciate-di-santa.html?m=0) 

"Santa Vittoria di Serri, doveva essere, visto la sua profonda simbologia un importante fulcro di Mundus Patet primordiale, strettamente legata Numa Pompilio, re sardo/etrusco /romano ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/santuario-santa-vittoria-di-serri-numa.html?m=0), la cui simbologia si lega alle costellazioni che erano collegate con il Mundus Patet ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/santa-vittoria-di-serri-e-il-dragoboote.html?m=0), compreso l'arciere che rappresentazione la costellazione del Cigno( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/06/arciere-santa-vittoria-di-serri.html?m=0), correlata alla simbologia del Mundus ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/croce-nel-cerchioshamain-mundus-patet.html?m=0) "


La Croce nel Cerchio, presente in entrambi i reperti. 

Sincretismo della costellazione del Cigno unità a quella circumpolare dell'Orsa Maggiore. 

La via del Femminino, della rinascita, dell'unione dei tre mondi, visto che la Croce nel Cerchio era anche il simbolo dei Mundus Patet, rappresentata vicino ad Ade. 

Nel Carro di Dupljaja la simbologia è ancora più eloquente.

Presenza di uccelli acquatici, come il Cigno. 

Presenza di svastica, che non è solo solare ma è anche la rappresentazione dell'Orsa Maggiore intorno al Polo Nord

Sappiamo quanto l'Orsa Maggiore fosse importante per l'Antica Civiltà Sarda ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/orsa-maggiore-akhetjuvale.html?m=0) 

Proprio ieri Fabrizio Pinna ha postato l'immagine dell'area archeologica di Mont'e Nuxi di Esterzili  https://www.facebook.com/share/p/17Jm89JLnx/

Interessante notare come una struttura circolare abbia una conformazione a svastica, con due bracci che segnano esattamente l'asse Est-ovest, considerando l'ingresso a sud-est. 

Questo è molto interessante perché l'Orsa Maggiore ruotando attorno al Polo Nord celeste, nel suo moto circolare nel corso della notte e delle stagioni, berso mezzanotte in autunno/inverno, il "Carro" può trovarsi a Ovest del polo.

Verso sera in primavera, il Carro è alto a Nord.

All'alba in estate, può trovarsi a Est del polo.

Quindi, l'Orsa Maggiore passa sia a Est che a Ovest del polo nord durante la sua rotazione. 

Anche se mai indica direttamente Est o Ovest come fa con il Nord (tramite la Polare). La sua posizione cambia. 

Tuttavia, ruotando, si trova in tutte le direzioni attorno al polo.

Anche il Il Tempio nuragico a megaron di Sa Domu de Orgia a Esterzili presenta un orientamento Nord-Nord-Ovest / Sud-Sud-Est, con l'ingresso posizionato a Sud-Sud-Est

Ne avevo già parlato in relazione alla sacerdotessa di Esterzili, altamente simbolica. 

https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/simbologia-della-corona-nella.html

https://maldalchimia.blogspot.com/2024/05/sacerdotessa-di-nuragus-e-quella-di.html

Visto che l'ingresso della struttura circolare è a sud-est, con il suo corrispettivo a Nord-ovest, e visto che  anche il tempio ha ingresso a sud-est, nella parabola iniziatica astrale, il percorso iniziatico, a livello astrale, inizia proprio a sud est, nella nostra Antica Civiltà Sarda, nella direzione astrale della sinergia Toro-Tanit, per poi finire con la direzione Nord-ovest, il volo del Cigno, tappa ultima di Ascensione. 

Un percorso contrassegnato da un'energia Femminile, che ho esposto nella mia ultima opera editoriale, "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", di cui offrirò maggiori indicazioni ed estrapolazioni, appena sarà disponibile in vendita. È ancora in elaborazione in corso su KDP, che talvolta, specie quando si tratta di saggi lunghi e con immagini, ha tempististiche lunghe. 

Tutto estremamente interessante, almeno per me. 


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 

Croce nel cerchio














💛 Ver Sacrum (libro)

 [...] C'è un'altra interessantissima correlazione tra il Ver Sacrum e il Carrasegare, in cui emerge la persistenza e la trasformazione di Archetipi sacrificali nel Mediterraneo Arcaico. 

[...] In questo contesto, il Ver Sacrum dell’Italia preromana e il Carrasegare della Sardegna barbaricina si presentano come due fenomeni di straordinario interesse comparativo. 

Separati da secoli e da specificità culturali, essi rivelano una profonda affinità strutturale, radicata in un sostrato mediterraneo comune che concepiva il rinnovamento della comunità e del cosmo attraverso il meccanismo sacrale del sacrificio e del passaggio guidato.

Approfondendo l’articolata fenomenologia del Ver Sacrum, con un approccio etno-antropologico, emergono le sue risonanze nella complessa drammaturgia del Carnevale arcaico sardo, decifrandone le maschere come attori di un medesimo dramma cosmico.

Il Ver Sacrum, o “Primavera Sacra”, non era un semplice rito stagionale, bensì una pratica estrema di religione pubblica, attuata dai popoli italici, come i Sanniti, i Sabini, i Piceni, etc., in risposta a stati di gravissima emergenza comunitaria. 

Tali stati potevano essere la carestia, la pestilenza, la pressione demografica o l’imminenza di una guerra disperata. 

Il voto ("votum" ) rappresentava un patto solenne con la divinità, tipicamente Marte (Mamerte per gli Osci), divinità dalla duplice natura, non solo signore della guerra, ma anche protettore della vegetazione primaverile e della comunità in movimento.

Notate come già il nome Mamerte, contiene nella sua radice fonetica la "Mam-" di Mamuthone, come già Mamurio, dei Mamuralia romani, ha ripreso l'iconografia del nostro Battileddu. 

Consacrando al dio “tutto ciò che nasce nella prossima primavera”, sia gli esseri umani, che animali domestici e frutti della terra, la comunità, in questo senso, trasferiva simbolicamente la propria crisi e la propria speranza in un processo di selezione e rigenerazione sacralizzata. 

La primavera, stagione biologica del risveglio, diventava così il contenitore temporale di una rinascita sociale forzata e guidata dal divino.

Il rituale si sviluppava in una sequenza precisa, una vera e propria liturgia della fondazione. 

[...] I nati nel periodo consacrato venivano allevati come proprietà del dio. 

[...]I giovani sacrani, giunti all’età adulta, venivano condotti oltre i confini sotto la guida di un animale sacro, la cui specie era spesso associata al popolo di appartenenza (il lupo per gli Irpini, il picchio per i Piceni, il toro per i Sanniti). 

L’animale non era un semplice simbolo, ma un gerofante, un mediatore attivo della volontà divina. La sua direzione, le sue soste, i suoi comportamenti dettavano il percorso e il luogo della nuova fondazione.

Giunti nel luogo prescelto, l’animale-guida veniva solitamente sacrificato. 

[...] Figure come Romolo e Remo, esposti e poi fondatori, o il racconto della migrazione di Sabini da Reate, riecheggiano lo schema del Ver Sacrum. 

[...] Essendo anche Il Carrasegare sardo, una sorta di Teatro Cosmico della Morte e della Rinascita, dalla cui etimologia, " carre segare", "tagliare la carne", emerge la sua natura profonda. 

Non si tratta di un addio alla carne, di un "levare la carne" (carne-vale), ma di un rito sacrificale di carattere dionisiaco, incentrato sullo sbranamento simbolico, metaforico, di una vittima che incarna lo spirito della vegetazione. 

È un complesso cerimoniale agro-pastorale di fertilità, un dramma collettivo che affronta il trauma del passaggio dall’inverno, che rappresenta la morte, sterilità, tenebra, alla primavera, che invece rappresenta la vita, la fecondità, la luce.

[...] In entrambe le dimensioni, sia quella dei Ver Sacrum, sia quella del Carrasegare, vi scorgo un elemento basilare in comune, il Sacrificio come fondamento della Rigenerazione Comunitaria. 

Il parallelismo più profondo risiede nella logica sacrificale che governa entrambi i riti. 

Nel Ver Sacrum, la crisi, vista sotto un aspetto demografico, sociale, viene risolta con il “sacrificio” di una parte vitale della comunità (i giovani sacrani), la cui partenza, seppur dolorosa, è presentata come necessaria e sacralmente guidata per il bene superiore del gruppo originario e per la creazione di nuova vita coloniale. Nel Carrasegare, la crisi è quella ciclica e cosmica della sterilità invernale. 

La sua risoluzione avviene attraverso il sacrificio simbolico, spesso mimato, di una vittima (un animale reale o, più spesso, la sua rappresentazione nelle maschere) la cui “morte” garantisce la rinascita della natura. 

In entrambi i casi, una morte, che sia reale o simulata, è il presupposto inscindibile per una rinascita, sociale o naturale.

In questo contesto acquisisce un'importante posizione di spicco, la figura dell’Animale come Mediatore e come Vittima. 

La figura dell’animale è centrale e polisemica in entrambe le tradizioni. 

Nel Ver Sacrum, l’animale-guida è un totem sacro, una teofania mobile che incarna il legame con il dio, il dio Marte, in questo caso, che in periodo romano era assimilato al dio della vegetazione, e guida il popolo verso il suo destino. 

È mediatore, antesignano e, infine, vittima sacrificale il cui nome si fissa nel territorio, per lasciare traccia tangibile del suo passaggio

Nel Carrasegare, l’animale (il bue/toro, il cinghiale, il capro) incarna la forza selvaggia e indomita della natura, lo spirito della vegetazione ma anche la sua pericolosità caotica. 

È la potenza che deve essere dominata, addomesticata e infine sacrificata dall’ordine umano rappresentato dai pastori/domatori. 

Questo scontro ritualizzato tra istinto animale e ragione culturale costituisce il cuore drammatico del rito.

In questa dimensione si manifesta l’Archetipo del Dio che muore e rinasce, rappresentato dall'iconografia di Marte, Dioniso e S’Urtzu. 

È ed qui, che il parallelismo raggiunge il suo livello mitico più alto. 

Il Ver Sacrum è consacrato a Marte, divinità italica che, nelle sue radici più arcaiche, non era solo il dio della guerra distruttiva, ma anche il protettore della comunità, della fertilità dei campi e del giusto confine. 

La sua primavera sacra è un rito di rigenerazione sotto il suo segno. 

Il Carrasegare sardo, come attestato da autorevoli studi di storia delle religioni, rievoca il mito di Dioniso (noto in Sardegna anche come Maimone), dio della linfa vitale, dell’ebbrezza e dell’estasi mistica, che secondo vari miti veniva sbranato dai Titani per poi risorgere. 

La vittima carnevalesca è spesso una rappresentazione di Dioniso nelle vesti di un animale, specialmente un vitello. 

Questa connessione è esplicita nelle maschere di Ottana, che quasi diventano una trasposizione scenografica del dramma del Ver Sacrum. 

[...] La comunità assiste e partecipa, rinnovando attraverso la rappresentazione il proprio patto con le forze che governano la vita e la morte[...]"


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 

Tratto dal mio libro 

"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l'Ordine"

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Ver Sacrum (libro)





mercoledì, aprile 22, 2026

💛 Iadi ( libro "Le Dee Silenziose"

 Ma la goccia è anche principio maschile e atmosferico. 

Baal, il dio delle tempeste, paredro di Tanit, in un sincretismo cosmogonico che rappresenta  colui che versa l’acqua dal cielo sulla terra assetata. 

Le sue corna taurine non sono solo potenza, ma canali attraverso cui la nube si condensa in pioggia. 

Milioni di gocce che fecondano Tanit, la terra-città, la Vergine Madre. 

In questa sinergia, la goccia diviene l’hieros gamos in forma liquida. 

È lo sperma celeste che penetra il suolo e risveglia i semi.

Il legame con le Iadi è a questo punto inscindibile. 

L’ammasso stellare nella costellazione del Toro, che i Greci chiamavano “le Piovose”, è visivamente una lacrima o una V rovesciata: tre stelle per lato che simulano le grandi labbra del pube cosmico. 

La loro levata eliaca segnava l’inizio della stagione delle piogge nel Mediterraneo, e il loro pianto mitico (per la morte del fratello Ias) non è che la goccia celeste che discende a fecondare la terra. 

Ecco perché, nei pozzi sacri sardi orientati a sud-est, la forma a goccia della recinzione e della tholos non è un accidente architettonico, ma una mappa litica del cielo. 

Le Iadi sorgono proprio da quel quadrante, annunciando il ritorno della vita dopo l’aridità estiva.

In questa prospettiva, il simbolismo della goccia unifica i tre piani. 

La dimensione sotterranea, rappresentata simbolicamente dal pozzo di Demetra e dalla Baubo, dalla forma vaginale. 

La dimensione terrestre rappresentata dal culto di Tanit 

La dimensione celeste, rappresentata dalle Iadi e dal Toro/Baal. 


Tiziana Fenu 

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Maldalchimia.blogspot.com 

Tratto dal mio saggio 

"Le Dee silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" 

Disponibile all'acquisto tra pochissimi giorni 

Iadi (libro "Le Dee Silenziose")




lunedì, aprile 20, 2026

💛 Nuovo libro Archeoastronomia

 

Frammenti, e punti chiave, guida del capitolo XVI della mia nuova, imminente, pubblicazione editoriale.

Traccia I. Il Geogramma di Orione.

Sovrapponi il Cielo alla Sardegna.
Orione vi si adagia, arciere litico.
Le Iadi sull’Asinara, la Cintura su Cabras (cuore dei Giganti). Il braccio che impugna l’Ankh punta Benetutti: Bene-Toth.
Lì, lo Stargate.

Traccia II. Lo specchio del Labirinto

Il labirinto inciso volge lo sguardo a Nord-Est, ma è speculare.
Simmetria sacra: ingresso nella trasmutazione.
Il Sole del solstizio invernale, che accende il pozzo di Santa Cristina, rivela la mappa della catabasi.
Il labirinto è utero cosmico.

Traccia III. Il Giogo e l’Akhet

Su Juvale.
l’Orsa Maggiore, aratro celeste che non tramonta.
I faraoni, con Seshat, tendevano la corda sull’equinozio.
Nasce l’Akhet: sole tra due montagne, tempio come rinascita.
Il nuraghe Cuccurada replica le sette stelle.
La pietra pensa il cielo.

Traccia IV. Le Ere e il Femminino
Precessione.
Le Tre Dee Madri sarde con i loro angoli a 72°, scandiscono il fluire.
Era del Toro (forza domata), dei Gemelli (doppio placentare), del Cancro (grembo amniotico), del Leone (Horus manifestato).
È il Femminino che regge il giogo, fila il labirinto, trasmuta il Minotauro in T-Aurus.

Traccia V. L’Ofiotauro alchemico
Serpente + Toro = Kundalini che risale.
L’Ofiuco è il ponte.
Juanni battezza nelle acque del labirinto.
La meta è l’Akhet: orizzonte di luce, custodito da Shu (l’aria che separa).
Il Sud-Est è la direzione dell’alba iniziatica.

Traccia VI – L’Arco e lo Zenit.
Shu solleva il cielo con le braccia ad arco.
L’aquila (Horus) vola nel suo vuoto.
Tanit è lo zenit: vertice spirituale, punto più alto.
Il Toro (Baal) e la Stella (Tanit/Sirio) si uniscono nel Sud-Est.
Il medaglione di Gezer, stella a 8 punte e corna lunari, è l’archetipo di Shu nell’Ogdoade.

Traccia VII. La Scacchiera di Pubusattile
8×8: ciclo di Venere, occhio di Horus, utero dell’Ogdoade.
Qui le Bogadoras e le Accabadoras (con su juvale sotto la nuca) aprono e chiudono il ciclo vitale.
Lo statere di Amsicora mostra il Toro governato dalla stella a 8 punte.

Il labirinto di Benetutti, il giogo di Mogoro, le Dee Madri, i Giganti di Mont’e Prama: frammenti di un unico sistema.
Il Nord-Est è la via dell’Ofiotauro, dove il Serpente guida il Toro al giogo.
Solcando la terra, si apre l’Akhet.
Il Sacro Femminino custodisce per sempre la porta della rinascita.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

Le Dee Silenziose