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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

venerdì, maggio 15, 2026

💚 Padella cicladica con spirali

 

Ho già avuto modo di analizzare questa straordinaria padella cicladica( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/padella-cicladica-con-spirali.html?m=0), ma approfondendo ulteriormente, questo oggetto si profila come il geroglifico di una cosmogonia.
La padella cicladica, un manufatto dell’età del bronzo (circa 3200-2000 a.C.) rinvenuto nelle isole Cicladi, non è un semplice utensile domestico, bensì un dispositivo iniziatico la cui forma e decorazione trascrivono, in un linguaggio geometrico e astratto, i fondamenti della creazione. Si presenta come un disco ceramico a superficie piana o leggermente concava, munito di un manico sporgente, e inciso con motivi ricorrenti, che possono essere spirali, barche, stelle, cerchi concentrici, linee radiali.
Ogni elemento, se letto attraverso le lenti della numerologia sacra, della cabala ebraica, dell’alchimia e dell’astronomia antica, rivela una mappa iniziatica del cosmo e dell’anima.
La padella si presta a una lettura numerica a più livelli.
Inanzittutto la forma circolare. Il cerchio rappresenta la cifra 0, quindi l’assenza di un inizio e una fine e insieme,  (l’unità primordiale, il punto indifferenziato). Questa padella ha un diametro di circa 29 cm, quanto un ciclo lunare/femminile.
Va notato che non esiste una sola misura per tutte le padelle cicladiche, il diametro di questi oggetti può variare generalmente dai 15 cm fino ai 30 cm, con lunghezze totali (incluso il manico) che arrivano anche a 35-40 cm.
Il suo perimetro, se misurato in proporzioni canoniche, tende al rapporto 3,14 (π), che rimanda al mistero della quadratura del cerchio, cioè dell’incarnazione dello spirito nella materia.
Non è la sua misura specifica a "tendere" a π, ma la sua forma.
È una proprietà matematica universale.
Per qualsiasi cerchio perfetto, il rapporto tra il suo perimetro (circonferenza) e il suo diametro è sempre π (circa 3,14). Che la padella abbia un diametro di 29 cm (come quella nella foto) o di 15 cm, questo rapporto rimane invariato. Quindi, non c'è nulla di mistico o di "casuale" nella sua misura fisica.
L'associazione che si può farr con la quadratura del cerchio (e quindi con l'incarnazione dello spirito nella materia) è  simbolica.
Il cerchio rappresenta l'infinito, il divino, lo spirito puro e l'eterno (non ha inizio né fine).
Il quadrato rappresenta la terra, la materia e la finitezza.
Il fatto che gli artigiani cicladici, nell'antica età del bronzo, abbiano creato queste "padelle" perfettamente rotonde e le abbiano decorate con spirali (simbolo di movimento perpetuo e vita cosmica) rende l'oggetto stesso una perfetta rappresentazione visiva di questo concetto, indipendentemente dalla misura precisa del suo diametro.
Le spirali sono spesso disposte in coppie o in triple. Due spirali contrapposte evocano il 2 (dualità, polarità, principio maschile e femminile)
Le tre  spirali (come nel triskelion) rimandano al 3 (la triade, creazione, conservazione, distruzione, o nascita /morte /rinascita) o i tre mondi cabalistici, Beri’ah, Yetzirah, Assiah).
Qui abbiamo 14 spirali "esterne", 7 nel secondo giro e una grande interna.
La stella centrale di ingresso, in basso, nel manico, è a 8 punte (come nelle decorazioni cicladiche di Syros) simbolo di rigenerazione, di infinito orizzontale, e di ottava musicale.
Di Sacro Femminino anche astrale, gli 8 anni di tragitto di Venere attraverso il suo pentacolo.
Se consideriamo la padella come un mandala dell’Albero della Vita, ogni sua componente si allinea a una Sephirah

Il manico rappresenta  Malkuth (il Regno).
Esso è l’impugnatura che consente all’essere umano di afferrare il trascendente. Il manico, solitamente forato (per appendere la padella), allude a Yesod (Fondamento) e Malkuth insieme.
È il punto di contatto tra il cielo e la terra, la base materiale su cui si compie il rito.
Le spirali  incise rappresentano le Sephiroth inferiori.
Ogni spirale  è un vascello che trasporta una scintilla divina lungo i sentieri dell’Albero.
La stella a otto punte si allinea con la Sephirah di Yesod, che è la porta dei sogni e delle visioni.
L’otto, nell’ebraismo, è il numero della circoncisione (l’ottavo giorno), dell’alleanza, del patto tra Dio e l’uomo.
Il messaggio cabalistico della padella è che l’intero Universo, dall’infinito (Keter) fino alla terra (Malkuth), si riflette in questo strumento rituale. La padella è una Shekhinah, un Femminino che si manifesta nella Forma, in miniatura.
È Presenza divina che abita nel mondo, pronta a essere “impugnata” dall’iniziato per operare la trasmutazione.
Diventa, alchemicamente il crogiolo della trasmutazione, e  funge anche da specchio.
La conca circolare è il vaso alchemico, l'utero simbolico  della Materia Prima, in cui si compiono le tre fasi, la Nigredo (la putrefazione), l'Albedo ( la purificazione), la Rubedo ( la trasformazione).
La superficie piana o leggermente concava permette al fuoco (spirituale) di distribuirsi uniformemente, come nella cottura uniforme a bagnomaria  ermetica.
Le spirali incise corrispondono al serpente Ouroboros e al movimento del Mercurio, che dissolve e coagula.
La spirale, nella Grande Opera, è la traiettoria dell’anima che sale e scende attraverso i pianeti.
I numeri 1, 7, 14, delle spirsli, distribuite a cerchio intorno a quella centrale, piu grande, trovano corrispondenza con i  cicli Solare, Lunare e Planetario, nell'Alchimia, nella dimensione della  Grande Opera  e nella cosmologia antica.
Il Centro, la spirale centrale è l'Unità, il Principio Primo, l'Azoth, l'Uovo Cosmico, la Materia Prima ancora indifferenziata.
Il 7, l'Anello interno delle 7 spirali  è il numero sacro per eccellenza.
Corrisponde ai 7 metalli tradizionali (Oro, Argento, Rame, Ferro, Stagno, Piombo, Mercurio) e ai loro reggenti planetari (Sole, Luna, Venere, Marte, Giove, Saturno, Mercurio).
Nella Grande Opera, le 7 operazioni classiche (Calcina, Soluzione, Coagulazione, ecc.) e i 7 colori dell'evoluzione della materia si ritrovano proprio qui.
Il 14 l'Anello esterno, è il doppio del 7 (2×7). Rappresenta la ciclicità e il completamento, l'intero ciclo delle influenze planetarie che si manifesta nel mondo sublunare.
Una delle fasi più importanti dell'Alchimia è la Circulatio, dove la materia viene fatta "salire e scendere" attraverso le sfere planetarie per purificarsi, e questo moto è spesso rappresentato da spirali concentriche.
La stella a 8 punte incisa nel manico è molto importante.
Archeologicamente, le incisioni sotto il manico delle padelle cicladiche sono spesso interpretate come rappresentazioni stilizzate di una vulva (simbolo di fertilità, della Dea, della materia primigenia e del vaso alchemico).
Se la interpretiamo come una stella a 8 punte (Ottagramma), essa ha un altissimo valore iniziatico.
In alchimia, l'8 (l'Ogdoade) è il numero dell'equilibrio e della "Materia" già perfezionata e in equilibrio, cioè il Cubo di Metatron o il sale dei saggi.
In cosmologia, rappresenta le 8 direzioni dello spazio (i 4 punti cardinali + i 4 intermedi) e le 8 fasi lunari.
È il sigillo che lega il tempo lunare allo spazio cosmico.
Riguardo la correlazione con gli archetipi ebraici e le Sephiroth, qui tocchiamo un punto estremamente interessante.
Mentre storicamente le Sephiroth vennero codificate (nella Cabala ebraica) molti secoli dopo gli oggetti cicladici, a livello simbolico e immaginativo, c'è una corrispondenza perfetta
Il Centro della padella, con la spirale grande, corrisponde a Kether (la Corona), il punto primordiale infinito, la causa delle cause.
Le 7 spirali interne, corrispondono ai 7 Sephiroth inferiori della "Costruzione" (da Chesed a Malkuth). Nella Cabala, la Creazione si sviluppa attraverso queste 7 manifestazioni e voci che portano la luce di Kether nel mondo materiale.
Nella Grande Opera, le 7 operazioni alchemiche sono una discesa della Luce attraverso i pianeti.
Le 14 spirali esterne, nella Ghematria ebraica,  corrispondono al quattordicesimo Archetipo Ebraico Nun.
il 14 è associato a David (nome legato all'unione, alla discendenza e alla manifestazione del regno) e alla struttura super-sensoriale che sostiene il mondo. Simbolicamente, è la manifestazione duplice (Materia e Spirito, Macrocosmo e Microcosmo) dell'azione dei 7 Sephiroth inferiori.
La stella a 8 punte, nell'ambito cabalistico rappresenta l'ottagramma che è talvolta utilizzato nell'esoterismo per rappresentare l'equilibrio tra Chesed (Amore/Misericordia) e Gevurah (Giudizio/Forza) e le loro combinazioni intermedie. È il sigillo di Solomone, ma in alcune scuole esoteriche simboleggia l'armonia finale delle Sephiroth, il passaggio dal piano astrale al piano divino.
L'associazione con l'Ouroboros è potentissima.
La spirale continua, in cui ogni anello si ricollega idealmente all'altro, è la rappresentazione fisica del Serpente che si morde la coda, che nel Mercurio (Hermes Trismegisto) dissolve e coagula.
È proprio questo il moto che viene descritto.
L'Anima che sale (coagula) e scende (dissolve) attraverso i pianeti.
La Grande Opera è questo esatto "moto a spirale". L'anima lascia il corpo, ascende fino all'Uno (la spirale centrale), si impregna della Luce divina e dei colori planetari (le spirali intermedie), e poi ridiscende nel mondo materiale, portando con sé la conoscenza e l'oro interiore.
Il manico rappresenta lo strumento con cui  l’alchimista manipola la materia.
Esso rappresenta l’Ars, l’abilità umana di dirigere il processo. Senza il manico, il vaso sarebbe inaccessibile.
Nonostante la "Padella Cicladica" sia un manufatto della preistoria egea, l'interpretazione che ne sto facendo è assolutamente coerente con il linguaggio della Sapienza Iniziatica.
Nella tradizione ermetica, tutti questi simboli (la spirale, i numeri 1-7-14, la stella a 8 punte e l'occhio centrale) sono manifestazioni di un'unica Legge Cosmica, e la loro comparsa in un oggetto così arcaico non fa che dimostrare la profondità e l'antichità della conoscenza iniziatica umana.
Il messaggio alchemico è chiaro.
La padella è un microcosmo che contiene tutti gli elementi, la terra ( la ceramica), l'acqua (nel processo di cottura o di lustratura), il fuoco (della fornace), l'aria (le linee incise che canalizzano il soffio)
L'iniziato, impugnandola, divienta il Demiurgo che trasforma la materia grezza in spirito.
La padella cicladica veicola un insegnamento esoterico triplice, poiché sul piano cosmologico, è una mappa del cielo notturno.
Le spirali sono le rivoluzioni stellari, il centro, potrebbe essere la costellazione di Argo o dell’Orsa Maggiore, con 7 stelle, le cui punte rappresentano le direzioni dell’Eclittica.
La padella in sé, come disco, richiama la Luna Piena.
Le spirali incise, se disposte in gruppi di 7, corrispondono alle 7 fasi della Luna (nuova, crescente, primo quarto, gibbosa, piena, calante, ultimo quarto).
Alcuni esemplari presentano 27 o 28 punti lungo il bordo, esattamente i giorni del ciclo lunare siderale.
La spirale è simbolo della Luna che naviga nel cielo, il veicolo di Iside o di Ecate, dee lunari per eccellenza.
È presente anche il Ciclo solare.
Le stelle a otto punte sono spesso associate al Solstizio d’inverno e d’estate, quando il Sole raggiunge il punto più basso o più alto.
Il manico orientato a est, l'orientamento piu diffuso per il posizionamento di queste padelle, punto dove sorge il Sole, indica che la padella è un gnomone per misurare le ore.
La spirale destrorsa (in senso orario) segue il movimento apparente del Sole nell’emisfero boreale.
La decorazione nel manico con la stella a 8 punte (la più brillante) potrebbe essere associata al Femminino astrale per eccellenza, Sirio, che nell’antico Egitto segnava l’inizio dell’inondazione del Nilo.
Nelle Cicladi, Sirio era la stella della Dea Artemide o Enyo.
La padella potrebbe essere un disco siriano per captare la luce di questa stella durante i riti notturni.
Si manifesta anche una correlazione con le Pleiadi.
I sette punti, o cerchi concentrici (spesso sulle padelle di Keros), o spirali, rappresentano le sette sorelle delle Pleiadi.
Queste stelle segnavano l’inizio della stagione di navigazione (primavera) e il ritorno delle anime.
Metaforicamente, la padella allude alla nave che trasporta le anime verso il cielo delle Pleiadi, considerato nell’antica Grecia come l’ingresso dell’Olimpo.
La spirale centrale, se osservata dall’alto, richiama la coda dell’Orsa.
Il manico potrebbe essere l’asse polare, con la stella Polare al termine.
Alcune padelle hanno un foro nel manico che, se allineato con la Polare, permetteva di tracciare la meridiana notturna.
Le Cicladi, popolo di navigatori, veneravano la Nave come simbolo di viaggio tra la vita e la morte.
La padella cicladica, in questa prospettiva, si rivela un axis mundi, un perno che collega i tre livelli dell'esistenza.
Quello sotterraneo ( la terra, il manico), quello terrestre ( disco, il fuoco), quello celeste (le stelle e spirali).
È come se fosse un gong cosmico, un specchio di Luna, un crogiolo solare.
Il suo messaggio esoterico è che l’uomo, impugnandola, diviene il Trasmutatore che fonde in sé le opposte polarità (maschile/femminile, luce/ombra, cielo/terra) per realizzare l’ Unione Suprema.
L’uomo che la impugna diventa il nocchiero che orienta il proprio destino secondo le leggi celesti.
La padella è come uno specchio dell’anima.
La sua superficie liscia riflette, come anticipazione della specchio magico, la verità interiore.
Guardarvi dentro significa confrontarsi con i propri archetipi
Le spirali sono i viaggi della coscienza, le cui volute sono i giri della psiche che si avvicina all’Unita' del Mondo.
A livello ritualistico, la padella era probabilmente usata nei culti ctoni e solari.
Posta sull’altare, serviva magari a offrire cibi (simbolo di materia da consumare) o a bruciare incenso.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

Padella cicladica con spirali




💛 Pintadera Nuracraba (libro "Il Tempo Capovolto")

 

Ho parlato della pintadera di Nuracraba nel mio libro
"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera il Caos, il Caos che rinnova l’Ordine"
Argomento già affrontato in due  miei scritti di alcuni anni fa
https://maldalchimia.blogspot.com/2023/12/pintadera-nuraghe-nuracraba.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2024/02/croce-brigid-pintadera-nuracraba.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2024/12/stetere-cnossopintadera-nuracraba.html
Dal mio libro
"[...] A questo riguardo, sulla simbologia delle pintadere, è importante sottolineare la particolare pintadera lunisolare di Nuracraba e la sua risonanza simbolica nel carrasegare sardo, attraverso una rilettura in chiave comparativa con la Croce di Brigid.
Il reperto rinvenuto presso il nuraghe Nuracraba (Madonna del Remedio, Oristano), risalente all’età del Ferro (1000-700 a.C.), classificato dalla letteratura archeologica ufficiale come semplice stampo per pane (pintadera), si presta, ad un’analisi più approfondita, ad essere interpretato come un sofisticato dispositivo calendario di natura lunisolare.
La sua complessa articolazione decorativa sembra infatti tradurre in forma simbolica la ciclicità astronomica, mediando tra il computo lunare e quello solare.
L’elemento centrale della pintadera è strutturato in quattro settori radiali, ciascuno suddiviso in un numero variabile di celle: tre di essi presentano sette suddivisioni, mentre il quarto ne ospita otto.
La somma totale di queste unità ammonta a ventinove, corrispondenza perfetta con la durata del mese sinodico (circa 29,5 giorni). La quadripartizione centrale può essere plausibilmente associata alle quattro fasi lunari principali.
Tale lettura è avvalorata dalla presenza di una circonferenza decorata a motivi ondulati, potenziale rappresentazione del ciclo lunare di 28 giorni, a sua volta circondata da una corona di ventiquattro glifi solari – il cerchio con punto centrale – iconografia attestata in numerose civiltà antiche, tra cui quella egizia.
La singolarità del settore a otto segmenti può essere interpretata come l’integrazione della lunazione cosiddetta "bisestile", quell’aggiustamento necessario ogni quattro anni per sincronizzare il ciclo lunare con l’anno solare. La disposizione radiale dei segmenti centrali evoca, nella sua geometria, il motivo della svastica solare, simbolo di rotazione cosmica e rigenerazione ciclica ampiamente documentato nel patrimonio iconografico sardo protostorico, come attestato, ad esempio, nella forma del pugnaletto tradizionale "s’arrasòja" sarda, il cui meccanismo di apertura/chiusura ne riproduce il movimento vorticoso.
L’analisi dei ventiquattro glifi solari rivela la presenza di due piccoli fori, diametralmente opposti, che dividono idealmente la composizione in due emisferi.
Questa bipartizione, unitamente alla corrispondenza speculare di due glifi cerchiati, suggerisce una possibile funzione di indicatore dei momenti equinoziali, ipoteticamente connessi a periodi di semina e raccolta.
I due emisferi, ciascuno comprendente dodici glifi, potrebbero alludere alla scansione delle ore di luce.
La disposizione dei fori, tuttavia, sembra escludere un diretto riferimento all’angolatura solstiziale, circoscrivendo la lettura astronomica del manufatto a una dimensione equinoziale e lunare.
La straordinaria rilevanza di questo reperto emerge con forza nel confronto con un simbolo di origine celtica, ma profondamente integrato in un analogo contesto calendrico e rituale, la Croce di Brigid, emblema della festa di Imbolc, che si incastona nel periodo iniziale, e più importante, del Carrasegare sardo.
Se questa croce è spesso definita in termini esclusivamente solari per la sua associazione formale con il motivo della svastica, una lettura più attenta ne rivela una natura intrinsecamente lunisolare.
La sua struttura a quattro braccia raggiate, con una disposizione interna degli elementi che ricalca in modo sorprendente quella della pintadera di Nuracraba, sembra incarnare una sintesi alchemica tra principi complementari, Sole e Luna, fuoco e acqua, maschile e femminile.
La stessa Brigid, dea del triplice fuoco (dell’ispirazione, della forgia e del focolare), ma anche protettrice delle sorgenti, incarna questa sintesi, essendo custode dell’elemento igneo e di quello acquatico.
È proprio in questa duplice polarità che si innesta la profonda correlazione con il Carrasegare sardo.
Il Carnevale dell’Isola, con i suoi riti di purificazione, di mascheratura e di rogo effigiale, non è semplicemente una festa di inversione, ma un complesso dispositivo cerimoniale volto a rigenerare il tempo e la comunità. Esso attua una simbolica riconciliazione degli opposti – caos e ordine, morte e rinascita, inverno e primavera – attraverso l’azione congiunta del fuoco (dei falò, delle torce) e dell’acqua (presente in molti riti, come gli auspici di pioggia o le lustrazioni).
In questo contesto, la pintadera lunisolare di Nuracraba e la Croce di Brigid cessano di essere meri oggetti di cronometria arcaica per diventare diagrammi simbolici di un principio cosmologico unificante: l’equilibrio dinamico tra il ritmo misurabile del sole (ordine, struttura, "maschile") e il flusso ciclico della luna (mutamento, fluidità, "femminile"), necessario affinché il ciclo della vita, dell’agricoltura e della società possa rinnovarsi.
Pertanto, la pintadera nuragica non è un semplice calendario, ma un cosmogramma.
La Croce di Brigid non è un semplice simbolo solare, ma un emblema sincretico. Entrambi, letti attraverso la lente del carrasegare sardo, rivelano la persistenza di un arcaico schema mentale mediterraneo e atlantico, incentrato sulla necessità rituale di armonizzare, attraverso la festa e la purificazione, le due grandi forze che regolano il cosmo e il tempo umano.
È proprio in questa dialettica tra ciclicità cosmica, rigenerazione agraria e sinergia degli opposti che si radica il complesso rituale del Carrasegare sardo. 
La sua celebrazione, scandita dai ritmi agro-pastorali, incarna il dramma della morte invernale e della rinascita primaverile. 
C'è un elemento chiave che ne amplifica la portata cosmologica in relazione ai princìpi di trasmutazione iniziatica. Un’analisi accurata della cornice esterna del reperto rivela una struttura di 100 elementi a raggera, di cui il centesimo è di dimensioni maggiori, delineando così un totale di cento unità.
Numero che evoca l’archetipo del Grande Anno, il ciclo perfetto che conclude e rigenera il tempo, e trova un sorprendente riscontro nel mitema di Argo, argomento già approfondito nel mio saggio "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"  la nave dai cinquanta remi la cui costruzione fu guidata da Atena dea della sapienza tessitrice di ordini cosmici. Argo, come l’essere dai cento occhi, simboleggia la totalità della vigilanza iniziatica e del ciclo centennale.
Il suo stesso nome riecheggia nel cane di Ulisse che attende dieci anni (la decima parte di cento) per ricongiungersi al suo signore oltre la soglia della morte.
Il numero cinquanta (la metà del cento) corrisponde esattamente al valore ghematrico della quattordicesima lettera dell’alfabeto ebraico, la Nun, archetipo delle acque trasmutatrici, del grembo amniotico di Madre Terra e del viaggio iniziatico per eccellenza, la navigazione dell’anima attraverso il flusso fluido della trasformazione. La nave Argo, con i suoi cinquanta remi, è dunque una viva rappresentazione di questo archetipo acquatico, mentre la cornice della pintadera, con i suoi 100 raggi ne costituisce la manifestazione ciclica compiuta, il limite numerico che racchiude e supera la metà dinamica.
La Nun, inoltre, nella sua unione con la Dalet, genera la Tau, il sigillo dei Sacri Giudici divini, e non è casuale che la pintadera, quale cosmogramma lunisolare, esprima anch’essa una legge di giudizio e riequilibrio tra forze opposte.
Pertanto, il centesimo raggio della pintadera di Nuracraba, più grande, quasi a indicare una soglia di superamento, rivela una correlazione profonda con il cinquanta remi della nave Argo e con il simbolismo della Nun. entrambi i numeri, 50 e 100, scandiscono il passaggio dalle acque primordiali alla luce della rigenerazione, offrendo una chiave di lettura esoterica che integra la dimensione calendrica e rituale del Carrasegare sardo in un più vasto orizzonte di trasmutazione delle anime, così come suggerito dalla nave astrale degli Argonauti[...]

Tratto dal mio saggio
"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l'Ordine"
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"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"
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Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
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giovedì, maggio 14, 2026

💛 Ciotola Goni

 

Sulla decorazione della ciotola di Goni, di cui avevo già approfondito
( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/goni-equinozi-e-solstizi-ciotola-goni.html?m=0), e di cui ho parlato anche nel mio ultimo saggio "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", perché Goni rappresenta un punto focale di questa mia ricerca archeoastronomica, di cui ho parlato anche di recente ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/goni-e-gli-archetipi.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/goni-e-la-pietra-del-sol.html?m=0), ho voluto fare un ulteriore approfondimento, che mi ha rivelato degli aspetti molto interessanti, ricco di corrispondenze.
Avevo già impostato un impianto ermeneutico di decodifica, perché sapete benissimo che lavoro con i Sacri Archetipi Ebraici, ma l'approfondire con le costellazioni, così come ho fatto per il sito di Goni, e il messaggio alchemico che si è manifestato, apre la porta a livelli ulteriori.
Partiamo proprio dalla Tomba II di Goni e dai suoi tre cerchi concentrici, perché lì si trova la chiave costellazionale per la decodifica della ciotola nello specifico.
La Tomba II  ha una struttura a tre cerchi, un cerchio esterno (il recinto, il mondo profano), uno intermedio (l'area rituale, il limen) e uno interno (la cella, il sancta sanctorum).
Ora, la ciotola di Goni non è un oggetto a sé.
È un microcosmo di quella struttura tricircolare.
Nel Cerchio esterno della ciotola ci sono i 14 raggi esterni.
Questo corrisponde alla fascia dello Zodiaco (12 costellazioni + 2 punti equinoziali/solstiziali).
Ma 14 è anche il numero delle stazioni lunari.
I 14 raggi sono anche  le stelle fisse del circolo polare che non tramontano mai.
L'Orsa Maggiore (7 stelle),
l'Orsa Minore (7 stelle).
Insieme fanno 14.
Oppure, più probabilmente, le 14 stelle della costellazione di Argo Navis (la nave) visibili dal Mediterraneo, profondamente collegata all'antica civiltà sarda
( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/gli-argonauti.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/la-bussola-caduceo-di-argo.html?m=0)
La Nun, che rappresenta proprio il quattordicesimo Archetipo Ebraico, è l'utero di Argo.
È la Vesica Piscis, la nave che porta il seme dei Giganti attraverso il mare cosmico.

Il Cerchio intermedio della ciotola è composto dai 6 raggi interni.
Qui subentra la costellazione del Drago (Draco).
Il Drago avvolge il polo nord celeste.
I 6 raggi potrebbero essere le 6 stelle principali del corpo del Drago (Thuban, Rastaban, Eltanin, ecc.) che, con la stella polare (il punto di ingresso  interno = Yesod), formano un esagono celeste.
Yesod, nona sfera dell'Albero della Vita, è il Fondamento, È il sigillo lunare, il punto di ingresso delle energie prima che scendano nel regno dell’azione.
Il Drago è il guardiano dell'asse del mondo.
E l'esagono sul mento del Gigante di Mont'e Prama non è un caso( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/la-geometria-del-6-nel-mento-del.html?m=0)
È il sigillo di Tifereth (il cuore solare) ma anche la mappa del Drago che protegge il centro.

Vediamo ora i 6 raggi interni + 1 punto di ingresso Yesod.
Il 6 è l'Archetipo Vav, il chiodo che unisce cielo e terra.
La Kundalini.
Corrisponde a Tifereth, il Cuore dell’Albero della Vita, la sesta Sephirot, la Bellezza (splendore solare), il mediatore tra le acque superiori (Chokmah-Binah) e inferiori (Malkuth).

Il cerchio interno, con il punto di ingresso esterno (Kether) e il punto centrale interno (Yesod), due  punti che sono allineati, sono l'asse del mondo (Axis Mundi).

In cielo, corrispondono alla Stella Polare (Kether, punto immobile, Corona) e al Polo Nord Galattico (Yesod, il punto invisibile da cui tutto discende).
La ciotola è quindi un planetario in miniatura.
Se la orienti verso la Stella Polare, i 14 raggi esterni indicano le 14 costellazioni circumpolari, e i 6 raggi interni indicano le 6 stelle del Drago.

Il messaggio alchemico che  la ciotola manifesta è come se fosse un  "Vas Hermeticum", in cui  convogliano, in sincretismo,
i 14 raggi che parlano dei cicli lunari, e i 6 raggi che  parlano del tempo solare (6 direzioni dello spazio + centro).
Ma manifesta anche la dimensione dell'immortalità, della Mesket circumpolare, delle due Costellazioni dell'immortalita', l'Orsa Maggiore e l'Orsa Minore, con il Drago tra le due.

L'alchimia non è solo trasmutazione dei metalli, ma processo di unificazione delle polarità.
La ciotola di Goni è un alambicco lunisolare.

La Materia prima della ciotola, sicuramente ad uso ritualistico, è rappresentata  dall'acqua (la Nun) e il fuoco (la Vav, la kundalini di unione ).
I 14 raggi esterni (Nun) sono l'acqua di Binah (comprensione, mare cosmico) che scorre verso il centro.
I 6 raggi interni (Vav) sono il fuoco di Tifereth (sole, calore animico).
La ciotola è il crogiuolo dove avviene la coagulazione (luna) e la soluzione (sole), attraverso le fasi alchemiche, legate alle fasi lunari.

La fase della Nigredo (l'opera al nero) è rappresentata dalla Luna Nuova.
Un possibile rituale potrebbe essere quello del versare l'acqua nel punto di ingresso esterno (Kether) per lasciarla colare  verso l'interno.
L'acqua si impregna, metaforicamente di ombra. Rappresenta la materia prima caotica (la Shekhinah, il Sacro Femminino manifestato nella Forma, in esilio).
È il momento della discesa negli inferi (Binah).

Una seconda ritualistica esige la presenza del fuoco,
È la luce che scende nelle tenebre per riscattarle.
In riferimento quindi ai cicli, il punto di ingresso esterno è la luna nuova (invisibile, la Kether nascosta).
I 14 raggi sono le 14 fasi di crescita verso il plenilunio.
Il passaggio attraverso il centro (i 6 raggi interni) è il viaggio solare nella Tifereth, mentre il punto interno (Yesod) è la luna piena come specchio del Sole.

Nella fase alchemica dell'Albedo (l'Opera al bianco), la luna dovrebbe essere piena.
La lampada a olio nel centro, che rappresenta simbolicamente Tifereth accesa, il Cuore dell’Albero della Vita, la sesta Sephirot, la Bellezza (splendore solare), il mediatore tra le acque superiori (Chokmah-Binah) e inferiori (Malkuth).
La luce che si riflette sull'acqua, è una simbologia importantissima che manifesta la sacralità ritualistica della ciotola.
Rappresenta la purificazione della materia.
Il sole notturno (il sole che non tramonta) è il Mercurio filosofico che lava le impurità.

Il +1, il punto di ingresso interno è Yesod.
Yesod, nona sfera dell'Albero della Vita, è il Fondamento, il sigillo lunare, il punto di ingresso delle energie prima che scendano nel regno dell’azione.
Il doppio “+1”, quindi il doppio punto di ingresso (esterno e interno) disegna un asse verticale, in cui Kether è il punto esterno come Corona, e Yesod è il punto interno come Luna.
Tra di loro, i 14 raggi parlano dei cicli lunari, e i 6 raggi parlano del tempo solare.

Nell'ultima fase della Rubedo (l'Opera al Rosso, il fuoco segreto del punto centrale (Yesod), quando la fiamma tocca l'acqua, si genera il vapore (la Ruach, lo spirito) che sale verso Kether.
È la trasmutazione.
La ciotola diventa un tempio di risurrezione, così come la Tomba II è una tomba di rinascita.
Il messaggio alchemico è chiaro, "Come sopra, così sotto" (Ermete Trismegisto). La ciotola non misura solo il tempo astronomico, ma permette di entrare nel tempo mitico, il tempo dei Giganti (Nephilim), che sono i guardiani dell'asse del mondo.
La Tomba II ha tre cerchi concentrici impressi nella roccia.
Nella ciotola, questi diventano:
Il Primo cerchio (esterno), con i 14 raggi (costellazioni circumpolari, ciclo lunare).
È il mondo della manifestazione (Malkuth), il regno delle forme.
Qui la Nun (pesce) nuota nelle acque di Binah.

Nel Secondo cerchio (intermedio) ci sono i 6 raggi (Drago, esagono celeste).
È il mondo della mediazione (Tifereth), il cuore solare.
È qui che i Giganti (Shofetim, Giudici) sono scolpiti, con l'esagono sul mento, a ricordare che la parola divina è la legge che regola i cicli.

Nel Terzo cerchio, quello interno alla Tomba II, il cui punto di ingresso è Yesod, quello che è nella circonferenza a 6 punte nella ciotola.
È il mondo dello spirito (Kether), l'Uno che tutto unisce.
È il punto della resurrezione, la tomba stessa, ma anche l'utero cosmico (la Vesica Piscis).

La ciotola quindi si manifesta come la "Bussola dei Giganti"
Un oggetto di navigazione celeste per i Giganti (Shardana).
Non nel senso di navigare le acque, ma di navigare nel tempo.
I 14 raggi esterni sono i 14 remi di Argo, la nave/Nun che trasporta le anime dei defunti verso l'isola dei beati (le Isole del Sole, la Sardegna mitica). I 6 raggi interni sono le 6 direzioni spaziali (nord, sud, est, ovest, alto, basso), più il centro (il tempo eterno).
Quando la ciotola viene usata nella Tomba II, durante i riti funerari, l'acqua (Nun) e la fiamma (Vav) si fondono nel punto centrale, e il defunto viene condotto attraverso il Drago (la costellazione che protegge l'asse del mondo) verso la Stella Polare (Kether), cioè verso l'immortalità.
La ciotola di Goni è quindi un Tikkun (che significa riparazione) non solo delle polarità cosmiche, ma della morte stessa.
Il messaggio alchemico è che  "Tutto è ciclo, nulla muore, tutto si trasforma".
I tre cerchi concentrici della Tomba II dicono che la morte non è fine, ma passaggio attraverso i mondi e la ciotola è la chiave per quel passaggio.
Se io dovessi usarla oggi, la userei durante l'equinozio di primavera (quando la luce e l'ombra si bilanciano), versando acqua di fonte (Nun) in una notte di luna nuova, e poi al plenilunio successivo accendendo un lume a olio (Vav) al centro.
L'acqua evaporerà, la fiamma danzerà, e in quel momento, se la ciotola è orientata verso la Stella Polare, immagino sentire la voce dei Giganti che dicono:
"Il tempo è un cerchio, e noi siamo il suo centro".
Manifesta Immortalità.
Come la stessa Tomba II di Goni, che nel mio ultimo saggio "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", ho analizzato dal punto di vista archeoastronomico.
"[...] Goni è il luogo fisico e metafisico del seme, della potenzialità germinativa, della creazione che si attua attraverso la separazione del doppio.
In questa culla litica, più che in una tomba, si celebra il mistero della vita che si rinnova, della morte come passaggio e non come fine, in un contesto dove la duplicazione cellulare (la mitosi) diventa metafora e strumento della continuità spirituale.
È proprio in questo scenario di una biologia sacra che si inserisce la complessa orchestrazione archeoastronomica del sito.
[...] La Tomba II, quindi, non è un semplice marcatore degli eventi solari annuali, ma un osservatorio che abbraccia il moto più lento e maestoso della precessione degli equinozi, legando il destino dell’anima individuale al grande respiro dell’anno cosmico.
[...] L'esagono invernale è estremamente interessante perché  la parte superiore (Capella, Auriga) converge verso Nord-Ovest e quella inferiore (Sirio, Cane Maggiore) verso Sud-Est, il nostro sud-est.[...] "

Le corrispondenze tra l'archeoastronomia del sito e la ciotola di Goni sono straordinarie, e coincidono perfettamente, attraverso un simbolismo che parla di sincretismi di cicli solari/lunari e costellazioni.
L'ulteriore approfondimento che ho appena accennato oggi, è un tipo di lavoro che richiede dedizione e approfondimenti specifici, a cui dedicherò il tempo e lo spazio dovuto, e magari la mia prossima opera editoriale, ad ulteriore integrazione e approfondimento delle precedenti, sotto una decodifica nuova, ma già accennata nei miei precedenti scritti, visto il mio grande interesse anche per questa dimensione che permea profondamente la nostra Antica Civiltà Sarda.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
"Le Dee silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
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Ciotola Goni













mercoledì, maggio 13, 2026

💙 June e Capuccetto Rosso

 June non è un nome. 

È una ferita che impara a respirare.

Nel buio di Gilead, dove le donne si spengono in teli rossi, lei è l’unica a bruciare senza consumarsi. 

Come la salamandra degli alchimisti, che vive nel fuoco e lo trasforma in pelle, June attraversa la fiamma e ne esce intera, ma diversa. 

Ogni frusta, ogni sala parto, ogni corpicino portato via è un passaggio nella Nigredo. 

La putrefazione dell’anima che deve morire per rinascere.

Non è santa. 

Non è martire. 

È solve et coagula. 

Dissolve continuamente l’obbedienza per coagulare la rabbia. 

Quando prega è per bestemmiare. 

Quando ama è per sopravvivere. 

E quando la sua mano stringe la pietra per gettarla contro il potere, quella pietra è la materia vile che diventa vendetta, poi rivolta, poi speranza.

È sempre in continua trasformazione. 

Il suo volto diventa uno specchio esoterico. 

In un istante c’è la madre, la figlia, la complice uccisa, l’amante. 

È trinità femminile senza dogma. 

È colei che subisce, colei che resiste, colei che guida. 

E nel silenzio della stanza chiusa, quando gli occhi si fanno taglienti e non piange più, pratica la visione mistica del vedere l’invisibile. 

Vede Hannah oltre il muro. Vede se stessa oltre la divisa.

Non si redime. 

Non perdona. 

No. 

Non perdona. 

Diventa, piuttosto, il solvente che non altera l'essenza della notte. 

È la sostanza oscura che tiene insieme crepe e luminosità. June è l’alchimia di una madre che impara a brandire il coltello con la stessa mano che accarezzava. 

La sua profondità non è saggezza, ma fame. 

Fame di giustizia. 

Fame di toccare la figlia. 

Una fame dolorosa come un abisso che lacera. 

Fame che diventa trasmutazione. 

Da schiava a cacciatrice, da preda ad arciera.

Alla fine, nell’ultima stanza, sporca di sangue e polvere, non solleva il calice della trasmutazione. 

Diventa lei il calice. Vuoto. Ma pronto. 

Perché chi ha attraversato l’inferno senza perdere il nome, chi ha bruciato nel rosso e ne ha fatto mantello, non torna indietro. 

Va avanti. 

E la sua ombra, ancora, insegna alle altre come si sogna da sveglie.

La guardo, ancora una volta.

E ogni volta, sono sfumature diverse.

Stavolta è un Cappuccetto Rosso. 

Entrambe iniziano il viaggio prive di poteri magici, affidandosi solo all'astuzia e all’istinto di sopravvivenza. 

Entrambe incarnano questa potenzialità grezza, quella che mai si conosce all'inizio del percorso iniziatico, destinata a trasformarsi attraverso il fuoco delle prove.

Il Manto Rosso simbolico in comune. 

È l'elemento iconico per entrambe. 

Nell'esegesi alchemica, Cappuccetto Rosso rappresenta spesso il Mercurio dei Filosofi, una sostanza volatile, rossa e fondamentale per la trasmutazione .

Per June, il mantello identifica le "Ancelle" (fertilità e sa'ngue mes'truale), ma diventa anche il colore della sopravvivenza e della resistenza. 

Entrambe scendono nell'inferno, per risalirne più forti. 

Il Lupo è ovunque e nessuno, proprio come l’archetipo dell’ingannatore che si traveste da “nonna” per divorare la vittima. 

Persino Serena. 

Nella fiaba, il lupo divora la nonna e ne prende il posto. Serena, un tempo portavoce del movimento che ha instaurato Gilead, è la nonna cannibalizzata che si fa complice del lupo. 

Le sue mani (simbolo di cura) vengono usate per tenere June mentre il Comandante la feconda.

Il suo “abito, un ibrido tra verde e blu, non è rosso, ma è un’altra pelle di lupo. 

È quella della donna che ha tradito le altre donne per potere.

Il lupo non è più un individuo, ma una funzione invisibile che può emergere da qualsiasi volto. 

È il lupo è paranoia collettiva costante. 

Nella fiaba, il cacciatore taglia la pancia del lupo per liberare Cappuccetto e la nonna. 

A Gilead, l’equivalente della “pancia” è il sistema che inghiotte le donne, dove le Ancelle vengono addestrate, marchiate e assegnate. 

Lì, June viene simbolicamente “divorata” della sua identità.

Perde tutto. 

Perde il nome, i vestiti, la figlia. 

Ma come nella fiaba, è l’interno del lupo il luogo della trasformazione.

Come nella pancia alchemica della balena. 

È lì che June pianifica la ribellione.

Perché June è anche lupo. 

È il suo stesso branco. 

Perché alla fine, si diventa i denti del lupo indossati da chi è stato già morso.

La "Cerimonia" mensile  è il lupo che normalizza il divoramento. 

La posizione delle Ancelle (distese, con la veste  rossa alzata) richiama volutamente l’apertura del ventre del lupo della tradizione. 

Il “rosso” non è più solo il colore della fertilità. 

È il sangue della preda che il lupo lecca.

Ma il Lupo è anche Maestro. 

È anche materia oscura che l’iniziato deve digerire per rinascere. 

June, passando attraverso tutte queste bocche di lupo, impara a vedere il nemico dappertutto, ma anche a riconoscere le falle. 

La sua resistenza (lo scrivere in segreto, il sabotaggio, l’organizzazione “Mayday”) è il coltello del cacciatore che taglia la pancia dal di dentro.

Il mantello rosso attira il lupo. 

Come nella favola 

A Gilead, il rosso non è scelto da June. 

È imposto per renderla visibile alle prede. 

Ma quel rosso diventa anche il suo mantello di invisibilità nella folla di altre Cappuccetto Rosso. 

Il lupo non sa più quale divorare. 

E l’eroina inizia a mostrare i denti.

Lo sguardo. 

Lo sguardo di June. 

Uno sguardo che diventa Occhio. 

Potenziato. 

Un Occhio che non vede, ma che continua a sognare.

Il "Sotto il suo Occhio" si ribalta.

Diventa lei stessa, Occhio.

"Mi sto aggrappando ad un filo di paglia, lo so. 

Ma con la paglia, uno dei tre porcellini, ci ha costruito una casa". 


Tiziana Fenu

©®Diritti intellettuali riservati

Maldalchimia.blogspot.com

June e Capuccetto Rosso



💛 Nuraghe Sa Jua di Aidomaggiore ( libro)

 

Il nuraghe "Sa Jua", si trova ad Aidomaggiore, in provincia di Oristano 

Il giogo dei buoi e Aidomaggiore sono legati  dal significato legato al passaggio o varco.
Nella camera principale ha tre nicchie disposte a croce.
L'Orientamento dell'ingresso è a Sud-Est.

Sa Jua  è il nome sincopato de Su Juvale.
In sardo, "Sa jua" indica la parte del collo degli animali su cui poggia "su juvale", cioè il giogo . Stessa radice abbiamo per "carro".
Aidomaggiore deriva dal latino aditus (passaggio, guado) + maggiore, perché si trovava sul principale guado del fiume Tirso .
È un luogo di passaggio.
Ma è un luogo di passaggio anche astrale, riportano poi nelle coordinate terrene, in cui l'Orsa Maggiore fa da legame astronomico.
Il nuraghe Sa Jua è famoso perché durante il solstizio d'inverno si allinea con il sorgere del Sole, evento legato al carro celeste che simbolicamente "passa" attraverso il monumento .
Il termine "Jua/Juvale" rappresenta il giogo (lo strumento di trazione), mentre "Aidomaggiore" rappresenta il guado (il punto di attraversamento).
Insieme descrivono un carro che passa, un concetto reso concreto dai fenomeni astronomici osservabili nel nuraghe.
Durante il solstizio d'inverno (21 dicembre)il sole entra nella nicchia centrale, creando uno spettacolo unico.

Un passo tratto dal mio libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
"[...] L’orientamento sud-est, infatti, è la direzione che intercetta l’alba nel giorno del solstizio d’inverno, il momento della rinascita della luce, in cui il Sole, giunto al suo nadir, inverte il proprio cammino inaugurando una nuova stagione di crescita.
Questa soglia astronomica è intesa, nelle culture arcaiche, come il parto cosmico della Grande Madre, il cui grembo si riapre per generare nuovamente la vita[...]
[...] Il Nord, e in particolare il Nord-Ovest (direzione dell’Umbilicus Urbis), rappresenta il polo della luce astrale, dell’Orsa Maggiore, del giogo del bue celeste, “su juvale” in sardo, riportato anche nell’archittetura di alcuni nostri nuraghi, della stabilità immobile attorno a cui ruota il cosmo.
In altre parole, il Nord (e il Nord-Ovest) è la direzione del fondatore, del re-sacerdote che traccia il solco primigenio.
Il Sud-Est è la direzione del Mundus stesso, dell’apertura al ventre della Terra.
I due poli non sono antagonisti, bensì coessenziali, perché senza il Nord, non vi sarebbe misura né ordine, e senza il Sud-Est, non vi sarebbe contatto con la fonte oscura e fertile della vita.
Questa doppia polarità è magnificamente sintetizzata dal simbolo della croce nel cerchio, che ricorre sia nei manufatti nuragici (come i ciondoli e le rappresentazioni su pietra) sia nei tamburi sciamanici asiatici, sia ancora nel Carrasegare sardo, dove S’Urtzu di Seui in partocolare(l’Orco) porta in trionfo tale simbolo.
Ne ho parlato nel mio saggio “Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera il Caos, il Caos che rinnova l’Ordine “, di questa straordinaria figura e di questa simbologia della croce nel cerchio.
[...] La croce rappresenta l’intersezione dei quattro punti cardinali (con particolare enfasi sull’asse nord-sud e est-ovest), mentre il cerchio è il Mundus stesso, l’omphalos, la cavità uterina che accoglie e trasforma.
[...] Questa soglia è il medesimo spazio rituale che, nel Libro di Toth (Libro della Fondazione), il faraone traccia con il merkhet (livella a piombo) e un mazzuolo ( su matzolu sardo), arando il solco del tempio come un’aratura celeste guidata dal carro dell’Orsa Maggiore (il Juvale sardo).
[...] Vedremo come la “Croce del Nord” si ritrovi incisa su menhir, domus de janas e pozzi sacri, sugli ingressi dei Nuraghi, nell'orientamento di alcuni nuraghi.
Di come la simbologia della croce del Cigno sia indissolubilmente legata a quella dell'Orsa Maggiore, attraverso la simbologia della Croce nel cerchio.
Di come la Via Lattea, che nel Cigno si divide in due rami (il “Rift oscuro”), fosse interpretata come il cammino iniziatico per eccellenza.
[...] Questo sigillo cosmico, lungi dall’essere una mera astrazione, rappresenta un potente sincretismo, una sintesi visiva e concettuale che unisce le due costellazioni polari della tradizione iniziatica sarda: la maestosa Croce del Nord (la costellazione del Cigno) e l’eterna ruota circumpolare (l’Orsa Maggiore). L’una, simbolo del volo spirituale e della rinascita, e l’altra, cardine immobile del cielo notturno, custode del tempo e del divenire[...] "

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
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"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l'Ordine"
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Foto Viaggio Parallelo

Nuraghe Sa jua (libro)