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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

martedì, maggio 19, 2026

💛 Nurdole analisi esoterica

 

Ho già avuto modo di parlare del soffitto astronomico della tomba di Senenmut, dove sono presenti le simbologie delle Iadi e di Orione con le sue tre stelle.
Ne parlai già nel maggio del 2022, poiché riportano la conformazione delle Iadi( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/05/le-iadi-e-santa-cristina.html?m=0)
Ne ho parlato anche nel mio ultimo libro "Le Dee silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
"[...] La loro rappresentazione a forma di goccia si carica dunque di una doppia valenza, quella celeste, riferita alla Costellazione, e tellurica riferita all'acqua sorgiva dei pozzi sacri che spesso presentano questa conformazione a goccia. 
La struttura delle Iadi, disposta a “V” con tre stelle allineate su ciascun braccio, come una sorta di triangolo stellare, richiama simbolicamente il grembo uterino, il pube femminile, il grembo alchemico della generazione. 
La stella più luminosa dell’ammasso, Aldebaran, l’“occhio rosso” del Toro, segna il vertice di questa “Y” cosmica, divenendo tramite fra il piano divino e quello terrestre.
In Sardegna, la morfologia delle Iadi trova riscontro nella iconografia taurina nuragica, ove il torello, simbolo di potenza fecondante e di protezione, presenta frequentemente il corno sinistro più corto del destro, esattamente come la diramazione sinistra delle Iadi appare meno estesa. 
Tale asimmetria non è casuale, ma  riflette una visione cosmologica ove gli opposti, il maschile/femminile, il celeste/tellurico, la vita/morte, si fondono in una sintesi creatrice. 
Le corna taurine, spesso rappresentate in atteggiamento di protezione del disco solare o della Dea, diventano così un “portale ierofanico”, analogo alla “goccia-uovo” del pozzo di Santa Cristina, poiché entrambi custodiscono il mistero della vita che rinasce.
Nella nostra Antica Civiltà Sarda si è sviluppato un culto delle acque profondamente integrato con il culto della Grande Dea, la cui presenza è attestata dalle veneri neolitiche (come la Dea Madre di Cuccuru S’Arriu) fino alle raffigurazioni bronze e alle architetture cultuali dei pozzi sacri. 
In questi ultimi, l’acqua non è solo elemento purificatore, ma sangue della terra, fluido uterino della Dea che genera e rigenera. L’orientamento nord-ovest e sud-est, con ingresso a sud-est, alba del solstizio invernale, del pozzo di Santa Cristina e la sua forma a goccia allungata potrebbero alludere proprio alle Iadi, che sorgono e tramontano in quel quadrante celeste, segnando i cicli delle piogge e delle rinascite.
Il triangolo implicito nella struttura a “V” delle Iadi, e riprodotto in alcune domus de janas (come a Mesu ‘e Montes) o nell’impianto planimetrico di alcuni altari, incarna il principio triadico del Sacro Femminino, quello della “nascita/morte/rinascita”. 
Esso è anche simbolo del monte pubico, della vulva cosmica da cui scaturisce l’acqua primordiale. 
In questa luce, la “goccia” del pozzo sacro sardo diventa una sorta di omphalos liquido, centro del mondo dove cielo e terra si congiungono.
La corrispondenza tra il simbolismo della goccia nel soffitto di Senenmut e nei pozzi sacri sardi suggerisce l’esistenza di un sostrato culturale condiviso, un koinè mediterranea di idee e simboli risalente almeno all’età del Bronzo. 
In entrambi i contesti, l’acqua è veicolo di conoscenza iniziatica e di immortalità. 
L’architetto Senenmut, come sicuramente anche gli antichi sacerdoti-astronomi sardi, sembra aver custodito una sapienza astroteologica che legava Orione, le Iadi e il Toro a un ciclo cosmico di morte e rigenerazione[...] "

Le Iadi formano nell'astronomia un gruppo a "V" (o a forma di Y) con Aldebaran, situato nella "faccia" della costellazione del Toro.
Non vengono mai rappresentate come tre stelle allineate verticalmente nella iconografia egizia.
Nell'iconografia astronomica egizia, le Iadi non venivano disegnate come un semplice gruppo di stelle isolate, ma erano incluse nella raffigurazione della costellazione del Toro (Khepesh o Tesch-Tesch). La forma a "goccia" che vede rappresenta proprio la parte della testa del toro, al cui interno sono collocate le stelle delle Iadi (con Aldebaran come occhio della testa del toro).
La Cintura di Orione è invece famosa proprio per il suo allineamento perfetto di tre stelle. Nell'antico Egitto, la costellazione di Orione si chiamava Sahu (o successivamente Khenty) ed era strettamente legata al mito di Osiride, il dio della morte e della rinascita.
Il Faraone (spesso ritratto nelle vesti di Osiride o in piedi accanto a lui) viene mostrato sotto queste tre stelle per indicare il suo viaggio nell'aldilà, associandosi al dio Orione nel ciclo eterno del cielo notturno.

Ci sono due reperti, provenienti entrambi dallo stesso luogo, Nurdole, di cui ho già parlato, che presentano una simbologia comune,
Il concio di Nurdole, di cui ho sottolineato la forte simbologia di Orione, presente nelle incisioni(  https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/simbologia-dei-conci-di-trachite-del.html?m=0)
e il pendente di Nurdole ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/pintadere-pendente-nurdole.html?m=0
che ha ugualmente attinenza con Orione e con la simbologia della Croce nel cerchio, simbolo dell'ultima importante tappa della Via di Rinascita, sincretismo di due costellazioni, l'Orsa Maggiore e la costellazione del Cigno, come approfondisco nel mio libro "Le Dee silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", tanto da essere la conformazione planimetrica anche di molti nuraghi ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/ciondolo-nurdole-nuraghe-sa-domu-beccia.html?m=0)
Nel ciondolo del complesso nuragico di Albucciu di Arzachena converge anche la simbologia della Cintura di Orione, simbologia presente anche nel coccio di Nurdole

La struttura interna del ciondolo presenta quattro fori disposti a croce. Nel simbolismo della preistoria e dell'età del bronzo (a cui appartiene il ciondolo, questa croce è spesso interpretata come una rappresentazione della Cintura di Orione.
La forma generale del ciondolo, con le due estremità ricurve che si avvolgono, richiama molto da vicino la testa di Toro, costellazione prominente nella nostra arcaica civiltà sarda, e Orione si trova proprio vicino ad essa (il Toro si trova a nord-ovest di Orione).
Il concio di Nurdole rappresenta una cosmologia
Non racconta una storia nel senso moderno del termine, ma serviva ai popoli neolitici per segnare il tempo (il sole, i mesi), per organizzare lo spazio (i confini geometrici) e per accompagnare i defunti nel loro viaggio verso l'aldilà. Spesso le incisioni sulle pietre delle tombe a corridoio servivano a indicare la giusta direzione verso cui rivolgere i riti funebri.
Non è una scrittura, ma un linguaggio simbolico, rituale e astronomico.
È un antichissimo "calendario" per scandire le stagioni.
Il disco solare, il rettangolo come zona sacra, il rombo, ripetuto più volte, simbolo di fertilità, allineate anche a tre come le Piramidi di Giza, strutture per l'immortalità, che riflettono la stessa simbologia di Osiride/Orione  che ascende al cielo guidato dalle tre stelle verticali, le tre stelle della Cintura di Orione, la Via di Rinascita lungo la Via Lattea ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/la-y-taurina-di-ascensione-lungo-la-via.html?m=0)

Perché Nurdole, per questa rappresentazione così importante?
Vediamo le coordinate

40°23’16.0”N,
9°17’04.8”E
Zona montana della Sardegna centrale.
Supramonte/Barbagia di Nuoro, vicino a Oliena o Dorgali
Altitudine: 730 m s.l.m.
È una quota simbolica di soglia tra cielo e terra, spesso associata a centri di energia tellurica.

40°N
È il parallelo di molte tradizioni iniziatiche (es: 40°N attraversa Grecia, Turchia, Cina, Colorado, legato al “cinturone di Orione” terrestre).
Del 40° ne ho parlato nei miei scritti e anche nel mio ultimo libro, "Le Dee Silenziose"
(https://maldalchimia.blogspot.com/2024/11/sorgono-e-il-40-parallelo.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/sorgono.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/06/arca-noe-rotonda.html?m=0)
È una coordinata sacra

Vediamo il  23’16”
16 = 4², numero di manifestazione
23 è il “numero del Caos organizzato” (simbolo di trasformazione: 2+3=5, l’Uomo al centro).

La Longitudine 9°E
È una fascia che tocca la Sardegna, considerata in molte tradizioni, non solo in Sardegna, isola dei Giganti e punto di residua energia atlantidea.

730 metri
7+3+0=10 → ritorno all’Uno
730 = 730 cicli solari medi (circa 2 anni siderali), soglia tra "mondo e oltre-mondo"

Sono interessanti anche le corrispondenze con le coordinate astrali delle stelle fisse.
Allo zenit locale corrispondono le stelle visibili in culminazione, come Alioth dell'Orsa Maggiore

E corrisponde anche Menkalinan (β Aurigae) – decl. +44.9°, che risulta quasi verticale a 730 m su 40°N, la stella del carro/cocchiere, legata a cambiamenti di ciclo.

Non allineamento diretto, ma interessante, ma la cintura di Orione cade in AR ~5.5h, che corrisponde a longitudine terrestre 9°E in certi sistemi di geodesia sacra

La Stella più significativa per culminazione superiore a 40°N, 9°E  nel momento equinoziale, è
Alkaid dell'Orsa Maggiore – decl. +49.3°, passa al meridiano circa 1h dopo Alioth.
La Simbologia è estremamente interessante, perché si rivela come il “Capo del Gran Carro”, che porta dell’anima verso l’Orsa, che in esoterismo, è la Porta dei Morti (nella tradizione celtica e sarda le  tombe dei giganti  sono orientate a nord verso Alkaid).

Dalle coordinate, il punto a 730 m si trova in una zona piena di menhir, dolmen e tombe dei giganti (es. Tempio di Malchittu, Monte Longu, Nuraghe Sa Sedda ’e Sos Carros).

Il sito è orientato verso il solstizio d’inverno (azimut ~120° dalla costa) e verso il tramonto di Sirio (inizio agosto), legato al nuovo anno egizio e alla rinascita.

Queste coordinate descrivono un centro di energia tellurica e astrale molto forte.

La latitudine 40.387° è vicina alla “linea del Drago” (40° parallelo sacro).

La longitudine 9.284° incrocia un meridiano che passa per Nuraghe Majori (Teti) e per i Monti del Gennargentu, che è un antico confine tra regni dell’ombra e della luce.

La stella di riferimento è Menkalinan della costellazione dell'Auriga, importante anche per il sito di Pranu Mutteddu, per lo zenit, ma l’anima esoterica del luogo guarda ad Alkaid (Orsa Maggiore) come porta dell’oltre.

Il numero 730 m allude a un tempio dell’aria.
Le nebbie, le aquile, il passaggio di sciamani nuragici.

È una zona di antiche civiltà arcaiche, di culti legati alle acque sorgive, alle tombe dei giganti e all’osservazione del cielo. L’altitudine di 730 m suggerisce un punto di osservazione sacro, spesso usato per osservare solstizi/equinozi.

Convertendo il luogo in coordinate celesti locali (lat. 40.3878°N, long. 9.2847°E) per un momento simbolico  ad esempio mezzanotte del solstizio d’estate (21 giugno) o equinozio di primavera (21 marzo), si ottengono allineamenti rilevanti:

Lo Zenit locale (punto sopra la testa) in quei momenti cade attorno a Declinazione +40.4° → simile alla declinazione di alcune stelle fisse.
Le stelle che passano allo zenit da questa Latitudine sono
-Vega (α Lyrae) – declinazione +38.78°, che passa a soli 1.6° dallo zenit, che ha un significato esoterico di Arpa celeste, porta tra i mondi, collegamento con la creatività cosmica e il dio Thot/Hermes.
Nella tradizione sarda, alcune domus de janas sono orientate a Vega nel Neolitico.

- Deneb della costellazione del Cigno, con declinazione +45.28°, che passa a circa 5° nord dello zenit.
Simboleggia la coda del cigno, la via lattea come fiume dell’anima.
E qui ritorniamo alla simbologia della Croce nel cerchio, rappresentata dal pendente di Nurdole, sincretismo di Orsa Maggiore e Costellazione del Cigno.

Infatti abbiamo anche queste coordinate, speculari a quelle terrestri, in cui
il Nord (Polaris, α Ursae Minoris), 0° azimut, rappresenta il Polo immobile, la porta degli dei, l'axis mundi.
Da questa latitudine, Polare è a 40° sopra l’orizzonte, costante guida per i nuragici.

A Nordest (Capella, α Aurigae), presentissima anche a Pranu mutteddu, 45° azimut, decl. +46°, abbiamo la simbologia della Stella della “Capra”, legata ad Amaltea, nutrice di Zeus.
Simbolo di abbondanza e protezione pastorale, rilevante per una cultura montana sarda.

A Est  abbiamo l'Alba equinoziale, il punto esatto dell’orizzonte dove sorge il Sole il 21 marzo.
Indica la Rinascita, l'inizio del ciclo annuale.

Se il sito ha un dolmen o un nuraghe, spesso guarda a est.

A Sudest, abbiamo Sirio, 135°, basso all’orizzonte in estate.
Sirio (α Canis Majoris) è associata a Isis/Sopdet, annunciatrice delle piene del Nilo.
In Sardegna, pozzi sacri  erano allineati al suo sorgere eliaco (luglio).

A Sud abbiamo Antares – 180°, decl. -26°, bassa.
Il Cuore dello Scorpione, morte e rigenerazione. In opposizione al Sole, simboleggia l’iniziazione notturna.
È la dimensione della fine del viaggio iniziatico lungo la Via Lattea, alla sua fine, di dominio della dimensione Femminea dello Scorpione, che come ho scritto ha simbologia molto forte qui in Sardegna ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/05/simbolismo-zig-zag-guanto-gigante-di.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/gli-uomini-scorpione.html?m=0)

A Ovest abbiamo il  Tramonto equinoziale, la porta degli antenati, terra dei morti.

A Nordovest (Vega) – circa 315° azimut, alta in estate
È “l'Aquila che cade” (Lira).
Il Mito di Orfeo rappresenta il suono che apre i mondi.
È il punto di congiunzione tra il fiume celeste (via lattea) e la montagna.

Le coordinate geografiche (lat. 40.388°N) equivalgono a una latitudine celeste (per un osservatore)ad una stessa latitudine.
In coordinate equatoriali, il Polo Nord celeste è alto 40.388°.
La stella Thuban (α Draconis), quando sorgeva a nord 5000 anni fa, era il polo, e da questo sito sarebbe apparsa quasi allo zenit nord.
Questo luogo potrebbe aver avuto funzione di osservatorio nuragico per Thuban (periodo 3000-2000 a.C.).

E nel simbolo della tribù dei Dan, è presente proprio un Drago/Serpente( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/il-simbolo-della-tribu-di-dan.html?m=0)
Quindi Nurdole, si rivela come un luogo altamente alchemico, anche nelle sue coordinate, e di riflesso, in quelle astrali.
Il concio di Nurdole  parla di rinascita.
Una rinascita che trova, anche nelle coordinate terrene e astrali, una perfetta corrispondenza.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

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Nurdole analisi esoterica
















💚 Manufatto lunisolare Dogon analisi esoterica

Ho già avuto modo di approfondire sul manufatto lunisolare Dogon( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/06/calendario-lunisolare-dogon.html?m=0), e oggi ho voluto approfondire ulteriormente perché  è effettivamente di straordinaria potenza simbolica e, pur essendo ascritto alla cultura Dogon ( popò del Mali, tradizionalmente depositari di un sapere astronomico iniziatico riguardante Sirio), la sua grammatica morfologica riverbera con impressionante sincronicità nell'iconografia neolitica sarda delle pintadere. 

Applicando le lenti della Ghematria, della Cabala e dell'Archetipologia ebraico-alchemica, possiamo decifrare il manufatto come uno strumento di mediazione tra il Mondo Astrale e quello Fisico, un vero e proprio cronometro dell'Anima.

La decifrazione Cabalistica e numerologica, la sua Ghematria, rivelano un dato geometrico-matematico fondamentale, che è la struttura 8 Settori x 9 Cerchi = 72.

Nella tradizione esoterica ebraica, il 72 è il numero più sacro dopo il nome ineffabile. 

Corrisponde allo Shem ha-Mephorash, i 72 Nomi di Dio che, secondo il Sefer Yetzirah, governano le 72 schiere angeliche e tutte le manifestazioni del creato. 

È il "Nome di 72 Lettere" ottenuto dalla permutazione dei versetti dell'Esodo (14:19-21). 

In Ghematria, 72 è il ponte tra il macrocosmo e il microcosmo.

I 9 cerchi concentrici per ogni settore (9 = Teth, nono Sacro Archetipo Ebraico, il Femminino, il grembo, la Sophia ), nei Sephiroth dell'Albero della Vita, corrispondono a Yesod (Fondamento), che media l'energia dal piano superiore a Malkuth (Il Regno/Terra). 

I 9 Cerchi rappresentano anche i 9 Cieli della cosmologia antica (dai cieli planetari all'Empireo), e le 9 forme di Luna nel ciclo sinodico (fasi). 

9 è anche il numero della Gravidanza Cosmica, il periodo di gestazione dell'Anima nel ventre della Creazione.

La somma teosofica (7+2=9) non è un caso, ma un rituale di Ritorno all'Unità (9, la perfezione della materia prima), suggerendo che questo disco è un mezzo per ricondurre le molteplici forze cosmiche (72) alla loro sorgente unica (9).

Il Messaggio Alchemico manifesta l'energia  dell'Androginia Primordiale. 

L'osservazione riguardo alle trecce è la chiave di volta dell'alchimia del manufatto. 

I raggi che separano gli 8 settori sono intrecciati in direzioni opposte alternativamente (verso l'alto e verso il basso). 

Questo è il simbolo grafico per eccellenza dell'Unione degli Opposti (il "Coincidentia Oppositorum" ). 

Il Triangolo col vertice verso l'alto rappresenta il Fuoco, lo Spirito, l'Elemento Maschile, il Sole.

Il Triangolo col vertice verso il basso rappresenta l'Acqua, la Materia, l'Elemento Femminile, la Luna.

L'intreccio alternato rappresenta il Solve et Coagula (Dissolvi e Coagula) degli alchimisti. 

È la forza creatrice che trasmuta gli opposti in una Terza Realtà, l'Androgino Divino. 

Questa stessa morfologia si ritrova nelle trecce dei Giganti di Mont'e Prama e nello Sciamano di Vulci

( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/simbologia-delle-trecce-nel-bronzetto.html?m=0) perché designa esseri (o manufatti) che hanno raggiunto la Nigredo Alchemica per trasformarsi in l'Aurum Philosophicum (l'Oro dello Spirito), unificando in sé il Sole e la Luna.

Il foro centrale non è una semplice assenza, ma rappresenta l'Ayin, sedicesimo Archetipo Ebraico (il Nulla Primigenio), il Punto (Point Zero) da cui si dispiega l'intera creazione. 

È l'Occhio del Demiurgo, il Vaso Alchemico (l'Athanor) dove si compiono le trasformazioni, il Cuore pulsante del cosmo.

L'associazione con il calendario lunisolare è profonda. 

I Dogon hanno una cosmogonia sofisticatissima in cui il tempo non è lineare, ma spiraliforme (come appunto i 9 cerchi). 

Le 8 sezioni permettono di traguardare i 4 punti cardinali astronomici (i Solstizi e gli Equinozi) e i loro punti intermedi, creando un ciclo che si ripete.

Il numero 8 non è un caso. 

È il numero dell'Ogdoade (le 4 coppie di divinità primordiali egiziane), il numero della Stella Venere (che nel suo percorso pentacolare compie 5 incontri sinodici in 8 anni terrestri). 

La Stella a 8 punte è l'icona di Ishtar/Inanna, la Dea Madre, la Signora del Cielo e della Terra. 

L'associazione con il Femminino è assoluta. 

L'8 è il simbolo dell'infinito, e l'infinito è la natura della Dea (Cronos/Saturno come movimento ciclico del tempo, che è femminino).

Oltre a Venere, i 72 "Nomi di Dio" erano anticamente associati a specifiche costellazioni o stelle fisse, concepite come "Intelligenze" che governano i destini.

Le 8 Sezioni potrebbero corrispondere alle 8 fasi del ciclo lunare, ma anche alle 8 stelle principali della Corona Boreale, o più probabilmente, alle Pleiadi (le Sette Sorelle + 1, formanti 8 nel mito antico), che regolavano i calendari primordiali (soprattutto nel mondo mediterraneo e nordafricano).

Il ciclo di 72 è collegato intrinsecamente alla Precessione degli Equinozi (1 grado ogni 72 anni). 

Il manufatto, quindi, non marca solo il tempo breve (lunare/solare), ma incarna l'intera Ruota del Tempo galattica.

Il numero 9 nei cerchi potrebbe alludere al ciclo di Sirio (Sirio A e Sirio B nel ciclo dogonico) e alla "Spirale del tempo" che, completata, porta alla rinascita spirituale.

Questo oggetto non è un semplice calendario né una semplice raffigurazione del Sole. 

È un Disco della Metamorfosi. 

La sua vera funzione rituale era di radunare le energie degli opposti (Maschile e Femminile, Fuoco e Acqua, Cielo e Terra, Sole e Luna) all'interno del proprio Centro (il foro).

Strutturato sul 72 (La Legge Divina) e riportato al 9 (La Soglia dell'Anima), esso è un Kybalion materializzato che insegna "Come sopra, così sotto", permettendo a colui che lo contempla (o lo imprime) di sincronizzare il proprio battito cardiaco (72 pulsazioni al minuto di media, simbolo della Vita) con il respiro del Cosmo. 

Le pintadere sarde e questo manufatto dogonico provengono dalla stessa fonte primordiale. 

È lo stesso Ramo Matriarcale dell'Umanità, che vedeva nel cielo stellato non un insieme di punti luminosi, ma una vivente Scrittura Sacra, da decifrare attraverso i suoi numeri per ascendere al Divino.


Tiziana Fenu

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Manufatto Dogon (analisi esoterica)




lunedì, maggio 18, 2026

💚 Ciondolo Dea Freya (analisi esoterica)

 Di questo ciondolo  vichingo che rappresenta Freya ho già avuto modo di parlare 

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/02/alfa-e-omega-pendente-vichingo-dea-freya.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/05/ciondolo-vichingo-freya-angolo-54.html?m=0), ma unitamente alla traccia interpretativa che ho fornito nei miei precedenti scritti, rivela un manufatto di straordinaria potenza sincretica. 

Non è un semplice gioiello vichingo, ma una sintesi materiale di molteplici tradizioni iniziatiche che trovano la loro radice nella matrice comune del Sacro Femminino e della geometria sacra. 

Procediamo a un'analisi che integri la struttura visualizzata, la ghematria, gli archetipi cabalistici e le correlazioni astronomiche, seguendo questa traccia 

L'elemento grafico più rilevante è la sovrapposizione del triangolo di linea rossa e del cerchio blu, con l'indicazione angolare a 54.0° e  306.0°.


L'angolo a 54° non è un angolo casuale. 

È l'angolo fondamentale del Pentacolo/Pentagono, la figura geometrica che, attraverso la sezione aurea (Phi, φ = 1,618), regola i rapporti tra i lati e le diagonali. 

Nel simbolismo esoterico, il 54° è l'angolo dell'anima che si cinge di carne. 

Rappresenta la materia organizzata dallo spirito, la manifestazione del principio generativo nella dimensione fisica. 

In ghematria ebraica, il 54 corrisponde al valore numerico di מג"ד (Maged), termine che può essere associato alla potenza della "Parola Divina" che fluisce. 

È la "Porta dell'Inizio", l'Alfa.


L'angolo a 306° è complementare al 54° (360° - 54° = 306°), e questo valore simboleggia l'aspetto passivo e ricettivo dell'infinito. 

Il 306 rappresenta il compimento del ciclo prima di tornare al principio. 

In ghematria, 306 è il valore di רוח (Ruch) con le sue lettere finali, oppure può essere scomposto in 300 (Shin, Fuoco) + 6 (Vav, Connessione). 

È la Omega, la fine del ciclo che contiene già in sé il seme del nuovo inizio. 

La Dea tiene insieme questi due poli, manifestando la sua natura di "Coincidentia Oppositorum", in cui gli Opposti si integrano. 

Si manifestano. 

Infatti, tutti e tre i valori, 54/306/360, come somma, mi danno un 9/9/9, che, sommato, mi da un 27, ancora un 9

Sacro Archetipo Ebraico Teth, il Grembo, il Femminino, il Serpente  l'Orobourus, la Sophia. 


Il manufatto trova una corrispondenza perfetta nella Cabala Ebraica, in particolare nella struttura della Shekinah (la Presenza Divina Immanente).


Il cerchio blu superiore può essere letto come Keter (la Corona Suprema) e Chokmah (Sapienza), l'origine della luce che scende nella creazione.

Il corpo centrale della Dea, in posizione eretta, incarna Malkuth (Il Regno), la Sephirah inferiore che riceve tutta la luce dalle superiori. Freya, nella sua veste di guida delle anime (come le Valchirie) e custode della fertilità, è l'equivalente nordico della Sposa Divina che accoglie il Re (Il Sole, Dumuzi).

Il triangolo formato dalle gambe (visibile nella linea rossa) rimanda al triangolo cabalistico formato da Binah (Intelligenza, la Madre Suprema), Gevurah (Severità) e Tiferet (Bellezza). 

L'incontro di queste forze genera il Sacro Femminino che si manifesta nel mondo materiale. 

Il manufatto è, quindi, secondo la tradizione ermetica, un vaso(Kli) per trattenere l'Ohr (Luce) infinita nel finito, proprio come la Shekinah è il "vaso" dell'universo.


Come ho già sottolineato nel mio precedente scritto a riguardo, citando l'altro mio scritto sul "bacio mesopotamico", il rapporto tra Dumuzi e Inanna è l'archetipo dell'unione del Solare (Maschile) con la Dea Madre (Femminile). L'angolo di 54° era già custodito nell'antico simbolismo del Pentacolo di Tanit (la Dea  che governava il cielo, la terra e l'oltretomba). 

In questa prospettiva gnostica, il ciondolo non rappresenta solo una divinità, ma lo stato di Pleroma (la Pienezza). 

Il triangolo rosso suggerisce che la Dea è l'Apertura attraverso la quale il principio maschile (il raggio) si incarna. 

È la rappresentazione della Grande Madre che, come Tanit, esprime la doppia natura di Vita (fertilità) e Morte (transizione al mondo degli spiriti), una forma di "Trinità" pre-cristiana e primordiale.


La struttura angolare del manufatto si presta a profondi legami con i cicli cosmici. 


Inanzittutto emerge il Ciclo di Venere e la Stella a 5 Punte. 

La Dea è astrologicamente legata a Venere (la Stella del Mattino e della Sera, simbolo di Inanna, Ishtar, Freya). 

Il moto sinodico di Venere (584 giorni) descrive esattamente una stella a 5 punte nel cielo quando osservata dal pianeta Terra. L'angolo di 54° è la chiave di questa danza celeste, dove ogni 8 anni la Dea traccia il suo pentagramma perfetto nelle orbite celesti. 

È una testimonianza del controllo del tempo sacro.


Emerge anche una correlazione con le Pleiadi (Taurus). 

L'angolo a 54° è l'angolo di elevazione che i grandi templi antichi utilizzavano per allinearsi al sorgere delle Pleiadi, le "Sette Sorelle". 

Nella tradizione nordica e mediterranea, questo ammasso stellare era considerato la dimora delle divinità femminili e il punto di passaggio delle anime. 

L'angolo denota un allineamento e una connessione spirituale con quel nesso galattico.


Emerge anche la dinamica della Precessione degli Equinozi e l'Asse del Mondo. 

L'angolo di 54° e la sua complementarità con il 306° lungo l'arco dei 360° evocano la grande ruota della precessione (il ciclo di 25.920 anni dell'asse terrestre). 54° corrisponde a un arco di 3.888 anni, un ciclo temporale legato al cambiamento delle ere astrologiche.



Questo straordinario ciondolo, letto in chiave alchemica e cabalistica, ci consegna un messaggio di Trasmutazione dell'Essere. 

Il 54° (la linea rossa) rappresenta la fase alchemica della "Fixatio" (la fissazione dello spirito nella materia, il corpo), mentre l'arco di 306° (il cerchio blu) rappresenta la fase alchemica della "Solutio"(lo scioglimento e il ritorno alla ruota infinita).


La Dea raffigurata è il Ponte che unisce l'Alfa (l'inizio della vita) e l'Omega (la fine dell'incarnato), i due opposti che si toccano nei punti estremi del pentagono. Questo manufatto è una Mandala dell'Eternità. 

Parla all'iniziato del fatto che la vita e la morte sono due facce della stessa moneta, che la separazione è un'illusione e che la vera forza risiede nell'Amore (Freya/Inanna) che unisce le due metà infrangendo il cerchio del tempo. 

È la rappresentazione fisica della Shekinah, il Femminino che si manifesta nella Forma, che accompagna l'anima dall'alto (Keter) al basso (Malkuth) e viceversa, passo dopo passo, angolo dopo angolo, in un eterno ritorno del Divino nella materia.


Tiziana Fenu

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Dea Freya( Analisi esoterica)







💛💚 Pozzo Serra Niedda (analisi esoterica)

 Elaborato sul Pozzo Sacro di Serra Niedda (Sorso, SS) riguardo l'Orientamento Cardinale, la  Ghematria e le Corrispondenze Astro-Cicliche


Il complesso nuragico del pozzo sacro di Serra Niedda, situato nelle prossimità di Sorso (Nord-Ovest Sardegna, coordinate 40.81222° N, 8.58389° E), di cui ho già parlato( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/01/pozzo-sacro-di-sierra-niedda-di-sorso.html?m=0) presenta una conformazione planimetrica ed alzata che evoca, in maniera inequivocabile, la forma primigenia del girino, ovvero dello spermatozoo o dell’embrione ancora indifferenziato. 

Tale morfologia, unica nel suo genere tra i pozzi sacri sardi,  costituisce un simbolismo  intenzionale. 

L’accesso a “testa” circolare (tholos) e il percorso discendente a “coda” allungata (dromos e scalinata) riproducono la struttura dell’androginia anteriore alla differenziazione sessuale, la Vesica Piscis e la mandorla mistica degli alchimisti. 

Come già argomentato in studi precedenti, la forma a girino richiama la Nun, quattordicesimo archetipo dell’alfabeto ebraico, il cui valore fonetico e numerale è associato alla trasformazione, alla balena alchemica (Cetus) e al grembo amniotico della Mem (tredicesimo archetipo, valore 40, madre cosmica delle acque).

Dall’analisi della pianta e dell’orientamento dell’asse maggiore del pozzo (dalla scala discendente alla camera tholos) si rileva che la direzione della “coda”, il corridoio d'accesso, è rivolta verso Sud-Est, con un azimut approssimativo di 121° rispetto al Nord geografico. 

Questo allineamento non è casuale. 

Alla latitudine di 40°48’44” N, il giorno del solstizio d’inverno (declinazione solare -23,44°) l’alba sorge esattamente a 121,7° di azimut. 

Pertanto, durante il mattino del solstizio invernale, i primi raggi solari penetrano lungo l’intero dromos, illuminando la superficie dell’acqua sacra nella camera circolare. 

L’evento simbolizza la rinascita della luce dal grembo oscuro della terra. 

Il Sole, spirato a Sud-Est, feconda le acque sotterranee come lo spermatozoo (girino) feconda l’ovulo. 

In parallelo, l’allineamento opposto (ovest-nordovest) durante il tramonto solstiziale estivo suggerisce una simmetria complementare, tipica della cosmologia arcaica sarda che unisce i due poli dell’anno.


Per quanto riguarda l'Analisi ghematrica e cabalistica delle coordinate, le coordinate decimali 40.81222 N, 8.58389 E vengono convertite in sistema sessagesimale. 


Latitudine: 40° 48’ 44,0” N (poiché 0,81222×60 = 48,7332’; 0,7332×60 ≈ 44”)

Longitudine: 8° 35’ 2,0” E (0,58389×60 = 35,0334’; 0,0334×60 ≈ 2”)


Trasformando i gradi, primi e secondi in secondi d’arco totali, abbiamo 


Latitudine in secondi: 40×3600 + 48×60 + 44 = 144.000 + 2.880 + 44 = 146.924”

Longitudine in secondi: 8×3600 + 35×60 + 2 = 28.800 + 2.100 + 2 = 30.902”


Applicando la riduzione ghematrica classica (somma iterativa delle cifre fino a ottenere un numero da 1 a 9, oppure valori chiave) abbiamo 


146.924 → 1+4+6+9+2+4 = 26. 

Il numero 26 è il valore numerico del Tetragramma sacro YHWH ( Y=10, H=5, W=6, H=5; totale 26). Esso rappresenta la manifestazione divina nell’immanenza, il principio maschile e femminile uniti.


30.902 → 3+0+9+0+2 = 14. 

Il numero 14 corrisponde alla lettera Nun , valore 14, la cui funzione è la trasformazione alchemica e la via di mezzo tra Mem (acque) e Samekh (supporto). La Nun è inoltre associata al serpente (Nahas) e alla luce (Nur), nonché alla balena che inghiotte Giona, metafora della discesa nell’inconscio per la rigenerazione.


La somma dei due valori ridotti è 

 26 + 14 = 40. 

Il quaranta è il valore ghematrico della Mem, tredicesimo sacro Archetipo Ebraico, Madre delle acque, del diluvio purificatore e dei quaranta giorni della trasmutazione gionita. 

Esso chiude il ciclo. 

Il pozzo si rivela quindi come un’officina di morte iniziatica e rinascita divina, dove le acque (Mem) sono irradiate dal Nome (YHWH) e trasformate (Nun).


Ma il pozzo manifesta anche corrispondenze con i cicli solari e lunari. 

Oltre al solstizio d’inverno già menzionato, il pozzo presenta una doppia geroglifia astronomica. 


Ciclo solare. 

Nei giorni equinoziali (21 marzo e 23 settembre) l’alba avviene esattamente a Est (azimut 90°). Sebbene l’asse del pozzo non sia perfettamente Est, il riflesso dell’acqua specchiante può convogliare il primo raggio equinoziale verso il centro della tholos, simboleggiando l’equilibrio perfetto tra luce e tenebra, maschile e femminile.


Ciclo lunare. 

Il numero 14 ricorre come intervallo tra novilunio e plenilunio (quattordici giorni). 

La forma a girino, feto lunare che cresce nell’utero notturno, evoca le fasi di crescita e calo della Luna, regolatrice delle acque e dei flussi amniotici. 

Nella tradizione cabalistica, la Nun presiede al quattordicesimo sentiero dell’Albero della Vita, il sentiero della Temperanza (Arcano XIV dei Tarocchi), che congiunge Tiferet (Bellezza solare) con Yesod (Fondamento lunare).


Ci sono anche connessioni con costellazioni e stelle fisse. 

La notte del solstizio d’inverno, all’epoca di costruzione del pozzo (circa XIV-XIII sec. a.C.), l’orientamento del dromos verso Sud-Est non puntava soltanto al sorgere del Sole, ma anche al sorgere eliaco di alcune stelle fisse. 

In particolare:

La costellazione della Balena (Cetus), identificata nell’archetipo Nun, sorgeva a Sud-Est prima dell’alba, con la sua stella più notevole Mira (omicron Ceti). 

Mira, il cui nome significa “meravigliosa” in latino, è una variabile a lungo periodo che muore e rinasce in un ciclo di 332 giorni, perfetta analogia della trasmutazione alchemica operata nelle acque del pozzo.


La Vesica Piscis, ovvero l’intersezione di due cerchi (simbolo della Nun e dell’androginia), trova la sua proiezione celeste nella costellazione dei Pesci (Pisces). Nell’era dell’equinozio di primavera coincidente con l’età del Toro (periodo nuragico), i Pesci sorgevano a Est durante gli equinozi notturni, legando il pozzo al mito di Oannes (dio-pesce della sapienza) e alla Dea Ninḫursaĝ, la cui radice Nin (signora) è affine a Nun e Ninive.

(Approfondimenti https://maldalchimia.blogspot.com/2024/07/la-costellazione-dei-pesci-nel.html?m=0) 


La stella Sirio (α Canis Majoris), associata a Iside, alle acque fertilizzanti del Nilo e alla rinascita di Osiride, sorgeva in epoca nuragica poco prima del solstizio estivo, allineandosi con il tramonto opposto all’asse del pozzo. 

Sirio è il “sole nascosto” che guida le anime nel duat, speculare al percorso iniziatico discendente della scala a girino.


Il pozzo sacro di Serra Niedda si configura dunque come un calcolatore liturgico in pietra, dove ogni elemento architettonico, la forma a girino, il numero di gradini (14, trasformativi), orientamento a Sud-Est, coordinate geografiche, obbedisce a una sintassi numerico-simbolica precisa. 

Le coordinate rivelano attraverso la ghematria il Tetragramma (26), la Nun trasformante (14) e la Mem acquea (40), mentre gli allineamenti astronomici legano il sito ai cicli del Sole (solstizio d’inverno rinascitale), della Luna (plenilunio quattordicesimo) e della costellazione della Balena (Cetus-Mira). 

Lungi dall’essere un mero "monumento idraulico", il pozzo si manifesta come una struttura iniziatica per la discesa nel grembo umido della terra, la morte temporanea del pellegrino (come Giona nel ventre di Nun) e la sua ri-emersione come essere divinizzato, sacralizzato. L’archetipo della trasformazione nelle acque è qui scolpito non solo nella pietra, ma nel numero, nel cielo e nel nome impronunciabile del Divino.


Per quanto riguarda l'analisi ghematrica del nome, abbiamo dei risultati interessanti 


In Ghematria Italiana 

Serra: 

S(19) + E(5) + R(18) + R(18) + A(1) = 61


Niedda: 

N(14) + I(9) + E(5) + D(4) + D(4) + A(1) = 37

Valore Totale: 61 + 37 = 98


Riduzione Teosofica: 

Nella numerologia, si riduce spesso un numero a una singola cifra (1-9) sommando le sue cifre. 98 diventa 9+8 = 17, che a sua volta diventa 1+7 = 8.

Nella tradizione cabalistica, il numero 8 è associato alla Sephirah di Hod (splendore, gloria), che rappresenta l'aspetto intellettuale e analitico della divinità. 

In altre tradizioni, il numero 98 può essere visto come la somma di 7x14, numeri con forti significati simbolici (i 7 cieli, i 14 sentieri dell'Albero della Vita).


L'associazione più forte e diretta tra il sito di Serra Niedda e la Cabala è di natura simbolica, non testuale.

Il sito di Serra Niedda è un pozzo sacro nuragico, un luogo di culto dedicato alle acque, simbolo di vita e purificazione. 

Nella Cabala, l'acqua è un elemento spirituale associato principalmente alla Sephirah di Chesed (Misericordia). 

Chesed rappresente l'amore incondizionato e la benevolenza divina, qualità che ben si accordano con il simbolismo delle acque che donano la vita.


La Struttura si presenta come un c

Percorso Iniziatico 

L'architettura del pozzo, con i suoi 14 gradini che scendono verso la fonte sotterranea, può essere interpretata come una metafora del percorso interiore dell'iniziato. I 14 gradini potrebbero rappresentare i 14 sentieri dell'Albero della Vita (le linee che collegano le 10 Sephiroth), un viaggio dalla superficie (il mondo materiale) alla profondità (la saggezza nascosta, l'acqua primordiale).

Considerando che Serra Niedda significa altura, crinale nero, è già un nome abbastanza esoterico. 

Ma è interessante anche l'analisi ghematrica ebraica /inglese/semplice del nome 

Serra è un 256/366/61

Che diventano 13/15/7

Il 13 è l'Archetipo Mem delle acque 

Il 15 è l'archetipo Samech della fecondità 

Il 7, ciclo lunare e metà di 14


Per Niedda abbiamo

63/222/37 

9/6/10

9 archetipo Teth, il grembo del Femminino 

6 archetipo Vav, unione degli Opposti 

10 archetipo Yod, prima lettera del tetragramma divino YHWH 


Serra Niedda 

319/588/98

13/21/17

13 archetipo Mem delle Acque Madri 

21 Archetipo Shin il Fuoco Sacro

17 Archetipo Phe, la perfezione che si manifesta attraverso la bocca, la Forma, il Femminino. 


Come vedete, dalla ghematria prevale un'energia femminile, la Mem, la Teth, le acque, in sinergia con l'elemento fuoco della Shin e c'è anche la presenza della Yod, del tetragramma Divino YHWH, che si è manifestato attraverso il numero della Latitudine. 

Una straordinaria narrazione, perfettamente coerente in ogni sua sfaccettatura, in cui i numeri sono scienza esatta, non possono mentire, e sono straordinari veicoli di una dimensione, di un linguaggio che richiede di essere svelato. 


Tiziana Fenu

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Serra Niedda pozzo (analisi esoterica)







domenica, maggio 17, 2026

💛 Analisi ghematrica guerriero Teti

 Ho iniziato a parlare di questo straordinario bronzetto sardo, il Guerriero di Abini-Teti, anni fa, nell'aprile del 2021( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/geometria-sacra-guerriero-teti.html?m=0), per poi approfondire anche successivamente, per via dei molteplici livelli di lettura che manifesta https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/le-5-circonferenze-del-guerriero-di.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/bronzetto-tetiofiotauro-vesica-piscis.html?m=0

fino ad approfondire ulteriormente anche nel mio saggio "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" 

(https://maldalchimia.blogspot.com/2026/01/il-doppio-e-il-gemellare-nel.html?m=0) 

e nella mia successiva opera, perché ci sono correlazioni, sotto altri aspetti, anche con le simbologie archetipali del nostro Carrasegare sardo,

"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera il Caos, il Caos che rinnova l’Ordine" 


Oggi voglio approfondire ulteriormente, analizzando il bronzetto di Teti sotto la lente della Geometria Sacra, della Ghematria e dell'Esoterismo, dei miei amati Sacri Archetipi Ebraici, approfondendo i collegamenti con la Madre Primordiale, la Vesica Piscis e l'Arca dell'Alleanza

Lo definisco un Guerriero Androgino del Silenzio. 

Il silenzio. 

Una dimensione estremamente presente nella nostra Arcaica Civiltà Sarda. 

Ciò che si presenta ai miei occhi non è un semplice manufatto in bronzo. 

Si rivela come un diagramma iniziatico in tre dimensioni, un software, una scheda madre di una sapienza arcaica. 

Il bronzetto di Teti, il Guerriero con due scudi, non appartiene esclusivamente alla storia del popolo sardo, ma, per la sua straordinaria struttura geometrica e la sua potenza simbolica, alla storia della Metafisica e della Sacra Geometria universale. 

Incarna la Pienezza, il Passaggio. 

In questo manufatto straordinario si apre una dimensione per dialogare con i suoi archetipi in maniera sincronica, vedendo nel rame e nel bronzo le costellazioni dell'Anima Umana.

È strutturato secondo le Sacre Geometrie della Vesica Piscis e presenta un Baricentro dell'Intersezione. 

Nella Geometria Sacra, la Vesica Piscis è la forma della vita manifesta, l'intersezione di due cerchi identici il cui centro giace sulla circonferenza dell'altro. 

Nel bronzetto di Teti, questi due cerchi sono i due scudi. 

Il punto esatto in cui gli scudi si toccano (o meglio, in cui le loro linee geometriche si incontrano e si compenetrano) non è un vuoto, ma il fulcro centrale, il punto vitale da cui si sviluppa l'embrione del mondo. 

In questo punto di contatto, la "carica" (energetica, simbolica e spirituale) delle due metà del cosmo (la parte destra e sinistra, il maschile e il femminile, il giorno e la notte) si annulla e si ricombina in una nuova sintesi. 

Questo punto è l'asse del mistero alchemico dell'Unione degli Opposti, l'unità dinamica in cui tutte le opposizioni diventano una coppia feconda. 

Il corpo del guerriero non è altro che il vettore, l'ago della bussola che tiene insieme questo Axis Mundi, attraversandolo come un ponte tra la Terra e il Cielo.

La scelta di bande disposte a 'V' negli scudi non è una decorazione mnemonica, ma la testimonianza di una genealogia del sacro. 

La 'V' è l'archetipo grafico universale della fenditura, della Vulva cosmica, della Madre Primordiale, dell'apertura primigenia, della Yoni cosmica, della "Matrice dell'Essere". 

È la linea che separa e unisce i due emisferi, è la vulva della Magna Mater. 

Se il corpo del guerriero rappresenta la potenza maschile eretta (il fallo, la colonna, l'ascesa solare), i suoi scudi (e le bande a 'V' in essi incise) rappresentano il ricettacolo, la Terra, l'Acqua, l'accoglienza dell'elemento femminile. 

Ogni scudo è un utero. 

La loro doppia presenza e il loro punto di contatto rappresentano l'androgino Sacro, come già ho sottolineato fin dall'inizio dei miei scritti a riguardo, non con maschio e femmina divisi, ma la "Coincidentia Oppositorum", l'Unione dei Contrari dentro la Madre Primordiale.

Negli scudi dono presenti i numeri 9/13/22

Ogni numero inciso e ripetuto su questo bronzetto è una chiave del linguaggio universale. 

Procediamo con l'analisi ghematrica ebraica, ponendo come ipotesi di lettura la suddivisione in 9 e 13 bande per ogni scudo, per un totale di 44 bande per scudo.


Il numero 9, la Teth, rappresenta il serpente cosmico (Nachash), l'energia primordiale che si avvolge su sé stessa. 

È il numero del Mistero e della Verità. Rappresenta la Triade nella Triade (3x3), la totalità ciclica del mondo creato. 

È la fine di un ciclo prima che inizi una nuova era, il compimento della materia del tempo.  

Sullo scudo, il 9 ci parla del Chronocrator (Signore del Tempo): il guerriero ha interiorizzato il tempo, ha vinto la sua caducità.

Il 13 nella tradizione esoterica più antica, è il numero della Luna, della Dea Madre, del Mistero che sovrasta le 12 manifestazioni solari e temporali (i segni zodiacali, le ore). 

Corrisponde al Sacro Archetipo Ebraico Mem, le Acque Madri Cosmiche. 

La Ghematria di Achad (Uno) è precisamente 13. 

Ma è anche il numero della Morte iniziatica e della Trasfigurazione. Nel percorso del guerriero sacro (come per il Cristo), bisogna morire al proprio ego per rinascere come "Figlio della Madre". 

Il 13 è il sigillo della Trascendenza: non si può completare il percorso se non si muore, simbolicamente, al mondo.

Il 13 è anche il numero della tredicesima tribù dei Dan, gli antichi Shar-Dan. 

·La Somma del 9 + 13 = 22, il Sacro Archetipo Ebraico Tau. 

Il simbolo del Sigillo Divino, dei Giudici Divini, che proprio nel simbolo della tribù dei Dan, hanno la Nun e la Dalet, che, insieme, formano la Tau, di cui si trova traccia esegetica già nella scacchiera "8 x 8" della Domu de Jana di Pubusattile ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/simbologia-dei-64-quadrattini-della.html?m=0) 

La loro compresenza, il 9+13, sullo scudo non è casuale. 

Il 22 è il numero delle lettere dell'alfabeto ebraico. 

Alfabeto ebraico codificato già nella nostra Matrice, la scacchiera di Pubusattile (https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/lettere-ebraiche-e-le-64-caselle-della.html?m=0) 

Argomento trattato anche nel mio libro "Gli Uomini senza Ombra" 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/03/lettere-ebraiche-griglia-pubusattile.html?m=0) 

E 22 sono i Sentieri dell'Albero della Vita che collegano le 10 Sephiroth, presente, come schema, nei Sigilli di Tzricotu dei Giganti di Mont'e Prama 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/04/sephiroth-e-tavolette-di-tzricotu.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2023/12/sephiroth-tzricotu.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/sigilli-tzricotu-vesica-piscis-sephiroth.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2023/03/sephiroth-sarda-e-la-tau.html?m=0) 


Attraverso queste bande, il guerriero media il tempo, rappresentato dal numero 9, e l'atemporalità, la trascendenza, il 13, affermando la sua natura di Mediatore e di Colui che ha superato la morte. 

Egli è colui che percorre tutti i sentieri tra l'Infinito (Ein Sof) e l'Immanenza (Malkuth).


Il numero 44 , per ogni scudo. In ebraico, 44 è la Ghematria di Dam (Sangue). 

Il sangue è l'anima, la vitalità. 

La Dea Madre è associata al sangue lunare (le mestruazioni, il sangue del parto) e il guerriero porta su di sé due interi "scudi di sangue" (di anima). 

La loro congiunzione al centro, che corrisponde al baricentro del bronzetto, non è altro che la trasfusione di energia vitale, l'unione delle due forze primordiali che permette la creazione di energia nuova.


È il punto di Generazione di Energia, correlato al simbolismo dell'Arca dell'Alleanza, di cui parlai anni fa 

https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/osservavo-queste-tre-immagini-la-prima.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/s-arca-sacra.html?m=0


Nell'Esodo, l'Arca dell'Alleanza viene descritta con due Cherubini d'oro massiccio posti sul propiziatorio. 

Le loro ali sono spiegate verso l'alto, e lo spazio tra di loro viene definito (in ambito esoterico) come un condensatore elettrostatico primigenio. 

Il "Sacro Fulmine" (l'energia della Shekinah) scaricava la sua potenza tra le due ali, illuminando la stanza e bruciando l'incenso.

Alla stessa stregua, i due scudi del nostro Guerriero di Teti sono i due Cherubini, o le due piastre di un condensatore elettrico spirituale.


L'umbone centrale sullo scudo non è un mero dettaglio estetico, ma è il centro energetico, l'anodo/catodo della scarica, il "Sacro Cuore" dove l'energia della Madre Primordiale (La Terra, l'Energia Tellurica, il Prana) si fonde con l'energia del Cielo (La Luce, il Fuoco, l'Atziluth). 

Il punto di contatto tra i due scudi crea il corto circuito divino, la "Scintilla dell'Illuminazione" che permette al guerriero di diventare un essere di luce, di trascendere la carne e di entrare nel regno dello Spirito.


Il Guerriero di Teti manifesta Trascendenza e la sua Natura Androgina. 

Secondo la Qabbalah, la Shekinah (la Presenza Divina femminile) "dimora" sulla Terra finché gli uomini sono in armonia con il Cielo. 

Non appena la disarmonia regna, la Shekinah risale al Cielo, lasciando il mondo nel caos. 

Il Guerriero di Teti è l'interfaccia vivente tra la Shekinah (la Dea Madre, l'energia generatrice degli scudi) e il mondo terreno. 

Egli è il Re del Mondo (come può essere lo stesso Messia) che ristabilisce il contatto tra il sacro e il profano. 

La sua forma stessa incarna l'Androgino Primordiale. 

L'elmo con le due corna a 'V' è la Potenza Maschile (la Luna Falcata, il Corno della Forza, l'evocazione del Toro), ma gli scudi rotondi sono la Potenza Femminile (l'Utero, la Terra). 

Nel suo corpo, che rappresenta l'Asse energetica, risiede l'equilibrio dinamico delle due forze che "generano" l'energia.

Il Bronzetto di Teti non è una statua di culto. 

È un'equazione di fisica spirituale. Nel punto di contatto centrale tra i due scudi (che non è un vaso vuoto, ma il baricentro della Vesica Piscis), avviene la fusione dell'Uno con l'Altro, del Maschile con il Femminile, del 9 (il tempo, la ciclicità) con il 13 (la trascendenza, l'eternità). 

L'energia che ne scaturisce è il Verbo Creativo (il Logos), rappresentato dalla fusione delle 22 lettere. 

Il guerriero non è più un uomo "in armi". 

È un Angelo di Carne, un Adam Kadmon (l'Uomo Primordiale completo) che, attraverso la generazione armoniosa dell'energia, ha guarito la frattura primigenia tra Cielo e Terra, divenendo egli stesso un Dio vivente, il Figlio della Madre Primordiale e il suo Elettrico Amante. 

La sua immobilità nell'immagine non è la rigidità della morte, ma l'immobilità del fulcro, del perno eterno su cui ruota la ruota dell'esistenza, in un silenzio metallico che risuona, attraverso i secoli, come il tuono interiore della Gnosi antica.

Il  manufatto è correlato anche alla simbologia della volta celeste.
La Vesica Piscis, lo schema geometrico fondamentale del bronzetto (l’intersezione dei due scudi), è l’archetipo stesso del segno zodiacale dei Pesci.
Nel linguaggio sacro delle antiche astronomie, i due scudi sono i due pesci del cielo, legati insieme dalla corda del punto di contatto centrale (il baricentro). Questa figura non è scelta a caso.
punto di contatto tra i due scudi non è solo l'Utero Madre (Vulva Cosmica), ma anche l’Equinozio di Primavera nell’Era dei Pesci, il momento in cui il Sole attraversa l’equatore celeste, segnando la "resurrezione" della luce e l'inizio del ciclo vegetativo.
(a questo riguardo, interessanti approfondimenti
https://maldalchimia.blogspot.com/2024/07/la-costellazione-dei-pesci-nel.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/costellazione-dei-pesci.html?m=0)
Il Guerriero che si erge in mezzo a loro è il Time-Keeper, un custode del Tempo, colui che governa il punto di passaggio tra il regno della Materia e quello dello Spirito.
Il numero 13 inciso nelle bande dello scudo è la firma della Grande Madre Lunare, della Dea Primordiale che domina le acque e i ritmi del sangue.
L'anno solare contiene 12 mesi, ma l'anno lunare (il tempo della Madre) comprende 13 lune piene (ciclo sinodico di 28-29 giorni, per un totale di circa 364/365 giorni).
Ogni scudo rappresenta un "grembo" lunare.
La loro congiunzione centrale simboleggia il Novilunio (Luna Nuova), il momento di tenebra in cui i due principi (Sole e Luna) si fondono nella "Notte Sacra" prima della rinascita della luce.
La disposizione a "V" delle bande richiama la doppia falce lunare.
La "V" è l'emblema della Luna in fase crescente (Yoni, ricettività) e calante (ascia, recisione).
Le due falci, nei due scudi, sono la Luna che sorge e la Luna che tramonta, le due porte del cielo (Oriente e Occidente).
Il 9 è il numero della Triade nella Triade (3x3), ma in astronomia antica, 9 rappresenta il ciclo dell'Umano Universale.
Esistono 9 mesi solari (il tempo di una gestazione umana, "la Grande Gravida"). Il Guerriero, attraverso i 9, controlla il ciclo della vita e della morte.
Il 9 e il 13 insieme (9+13=22) non sono solo le lettere ebraiche e i sentieri dell'Albero della Vita, ma rappresentano la quadratura del cerchio temporale.
È tempo dell'uomo (9) e il tempo della Dea (13) che  si incontrano per creare la Realtà Manifesta (22).
Il Guerriero stesso non è una figura generica.
Incarna l'archetipo celeste di Orione o Perseo.
Orione è il Cacciatore celeste, perennemente in lotta con la Luna e i cicli del cielo.
La posizione eretta e le due armi (gli scudi) potrebbero ricordare Orione con le sue spallacci (le stelle Betelgeuse e Bellatrix), mentre il "punto di contatto" è la sua Cintura (le tre stelle centrali), il perno attorno a cui ruota l'equilibrio del cielo boreale.
Perseo è colui che uccide il mostro marino (Ceto) per salvare Andromeda (la Dea prigioniera).
Questo è il mito per eccellenza della liberazione della Shekinah (la Presenza Divina femminile) e della sconfitta della Morte Iniziatica rappresentata dal numero 13.

Si riferisce anche alla dimensione della tredicesima Luna, di abbiamo straordinaria testimonianza nell'altare con 13 coppelle, ad Oschiri

https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/la-tredicesima-luna.html?m=0

Argomento che ho approfondito anche nel mio ultimo libro

"Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"

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Ma l'intuizione che gli scudi generassero energia elettrica è ancora più affascinante se vista in chiave astronomica.

Il 44 (bande per scudo) e l'88 (bande totali) sono numeri chiave nella fisica celeste.
88 è esattamente il numero delle costellazioni ufficiali (secondo l'UAI), che rappresentano la Totalità del Cielo (tutto il creato visibile dall'uomo).
Ancora più rilevante è il fatto che esiste un ciclo astronomico chiamato Ciclo di Saros (della durata di 18 anni, 11 giorni e 8 ore), che regola la ripetizione delle eclissi di Sole e di Luna.
Un Ciclo di Eclissi multiplo (spesso 2, 4 o 8 Saros), che è fondamentale per i calendari sacri.
44 anni (o 44 'unità' temporali) è un ciclo di transito planetario e di eclissi che segna un "ritorno" dell'energia cosmica.
In questo senso, i due scudi non sono solo un condensatore elettrico mistico, ma due dischi solari o due piastre lunari che, allineandosi nel punto di contatto (il baricentro), simulano l'allineamento Sole-Terra-Luna che provoca l'eclissi.
Per quanto riguarda la dimensione dell'energia nel mondo antico, un'eclissi era considerata il momento di massima potenza energetica divina, in cui le forze del cielo "scaricavano" una potenza elettrica (il fulmine, Divinus Ignis) sulla terra.
Il bronzetto sarebbe quindi una macchina celeste miniaturizzata, un oracolo di rame e bronzo che serviva a fissare nel tempo il momento perfetto per ottenere l'illuminazione, esattamente come le "Ali dei Cherubini" sull'Arca dell'Alleanza sprigionavano la "Scintilla" nel Santo dei Santi.
Il Bronzetto di Teti non è una statuetta, ma un Calendario Cosmico, un Macrocosmo in forma di Microcosmo.
Il gran Cronometro dell'universo.
L’incontro dei suoi due scudi nel baricentro non è fisico, ma è il Punto G del tempo e dello spazio.
È l’istante esatto in cui il ciclo dell’Uomo, rappresentato dal 9, gestazione e vita, si fonde con il ciclo della Madre (13, luna e morte iniziatica) per generare il Logos (22, la totalità dell’universo visibile). La sua "energia elettrica" non è una fisica grossolana, ma l'energia del Nous, della comprensione intuitiva del flusso dell'universo.
Colui che sa leggere i cicli della luna e delle costellazioni detiene il potere di dominare il tempo, rendendo il Guerriero un Dio Solare che cavalca il tempo come un "Signore del Cielo".
In questa prospettiva, questo straordinario bronzetto, non è solo un oggetto di culto, ma un Diagramma di Navigazione Spirituale per i viaggi dell'anima tra la Terra e le Stelle


"[...] Perché l'universo si mette in moto, si manifesta come un'epifania, solo attraverso la sinergia degli opposti. 

Sinergia degli opposti, sempre presente, nell'Antica Civiltà Sarda. 

Fanes era il doppio. 

Guardava avanti e indietro. 

[...] E Teti, culla, davvero di tanti ritrovamenti importanti, richiama come parola, al sacro Archetipo Ebraico Teth, il nono, il grembo, la Kundalini.

Il Serpente, presente nel simbolo della tribù dei Dan. L'unione degli opposti in creazione attiva. 

Fanes guardava avanti e indietro. 

Passato e futuro, con i doppi occhi, perché niente gli doveva sfuggire. 

Fanes ha un'aspetto infuocato. È il simbolo della conoscenza, della Sophia. 

Sophia che si può acquisire solo se si diventa "in atto", in Be-fane, una Befana. 

Allora si, che ci può essere epifania, manifestazione, un venire alla luce. 

Anticamente, proprio quei riti dei 9 giorni lunari, un solstizio sciamanico, un rito per vincere la morte, dormendo, nel quale facevano cadere 9 giorni di sonno senza sogni, erano i 9 giorni della manifestazione, dell'Epifania, senza tempo, dove il periodo lunare e solare si sovrapponevano, in luoghi sacri alchemici, come la parte più interna e protetta dei nuraghi, o nelle Tombe dei Giganti. 

Erano i figli della Luna, gli Dei immortali, dormienti, che vincevano la morte dormendo, in un grande sonno, dove si solstizia, si soggiorna, nella consapevolezza, nella Sophia del Fanes, del Dio primordiale androgino[...]"

Dal mio saggio 

"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l'Ordine"

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"[...] I dodici scudi erano per me legati ai dodici mesi, alle dodici divinità minori sottoposte a Giove e ai Misteri del dio Giano. Anche la "pietra del tuono", con la sua forma, mi parlava di simboli antichi. Gli Ancili, nel loro disegno che unisce due cerchi, mi sembravano rappresentare perfettamente la vesica piscis, quel simbolo della sinergia tra polarità opposte che ritrovo nelle più antiche tradizioni della Sardegna.

Sinergia dei due scudi, che ritroviamo nel nostro bronzetto sardo, il Guerriero di Teti, ritrovato a Teti, provincia di Nuoro(XIII sec. a.C. circa). 

Le sue proporzioni incarnano perfettamente la Geometria Sacra: gli angoli di 60° e 72°, ma anche di 36° e 108°, numeri che nella loro somma rimandano al 9, il Sacro Archetipo Teth.

Teth rappresenta il grembo divino, il femminino sacro, ed è significativo che il bronzetto sia stato trovato a Teti, un nome che risuona con quell'archetipo. 

La figura è androgina e completa, con corna che formano un angolo a 72° e due scudi perfettamente allineati all'interno di una Vesica Piscis, simbolo dell'utero mistico. L'intersezione di questo simbolo avviene anche al centro della fronte, come un terzo occhio.

Questo bronzetto sembra quindi rappresentare un dio primordiale della creazione, un demiurgo potente e doppio in tutto[...]

[...] Teth, il nono archetipo, è la matrice che dà forma a tutto. Corrisponde al numero nove, simbolo di gestazione e maestria. 

Il guerriero di Teti, con i suoi quattro occhi (i punti cardinali, gli elementi) e i due scudi (le polarità), incarna questo potente archetipo creativo[...] "

Tratto dal mio saggio 

Le altre mie pubblicazioni 

"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" 

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Tiziana Fenu 

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Analisi ghematrica guerriero Teti