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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

lunedì, giugno 01, 2026

💛 Tula sarda e messicana (analisi cabalistica)

 

Ho già avuto modo di approfondire la forte correlazione tra la Tula messicana e la nostra Tula Sarda, un anno fa, che vi consiglio di leggere per seguire bene, attraverso i link inclusi, il percorso di questo mio scritto ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/giganti-di-tulatula-mandra-manna.html?m=0)
Tra la simbologia dei Giganti di Tula, il copricapo e il "Banduddu".
Oggi, questa correlazione, che ho già delineato, fondata su elementi archeologici, linguistici e simbolici, trova una corrispondenza profonda e strutturata nei principi della Qabbalah.
Questa non è una semplice coincidenza, ma un riflettersi di uno stesso Archetipo su due piani distinti della manifestazione, secondo la legge ermetica del "Come in alto, così in basso".

L'analisi che segue si propone di decodificare questo fenomeno attraverso la lente cabalistica, utilizzando le Sephirot (gli emanazioni divine), i Path (i sentieri che le collegano) e gli Archetipi Ebraici fondamentali, in particolare le Lettere Madri Aleph, Mem e Shin.
Per chi non ha familiarità con la Qabbalah, è utile immaginare l’Albero della Vita come una mappa cosmica della Creazione, che descrive come l'Energia infinita e inconoscibile (l’En Sof) si contragga, si espanda e si specifichi per generare il nostro mondo fisico.
Le Sephirot (letteralmente "Numerazioni" o "Emanazioni") sono 10 stazioni o archi principali lungo questo processo, ciascuna rappresentante un attributo divino specifico (ad es. Saggezza, Compassione, Regalità).
I Path sono i 22 canali di connessione tra queste stazioni, associati alle 22 lettere dell'alfabeto ebraico, di cui tre, le Lettere Madri (Aleph, Mem, Shin), governano i tre elementi primordiali: Aria, Acqua e Fuoco.

Questa analisi, che lega le due Tula attraverso il Banduddu, il serpente piumato Quetzalcoatl, la costellazione dei Pesci, l'equinozio e il solco primordiale (Atula), fornisce il tessuto empirico, materiale, su cui lavorare, mentre la Qabbalah offre la struttura teoretica che ne spiega la necessità simbolica.

Le tre Lettere Madri, Mem, Shin, Aleph, sono la chiave di volta per comprendere l'architettura energetica delle due Tula.

Mem (מ)
L'Acqua Primordiale, l'Utero Cosmico e il Banduddu
La lettera Mem, il cui valore numerico è 40 e che simboleggia l'Acqua, è il recipiente e il veicolo della vita, della purificazione e della trasmutazione. È l'Archetipo del Caos primordiale (tehom), il potenziale puro e indifferenziato che precede la forma.

Il Banduddu.
Come ho già approfondito il Banduddu (il secchiello) é collegato al sardo "Su Bandoni" e al termine accadico Banduddu. Nella Qabbalah, il recipiente che contiene l'acqua (liquido vitale, "acqua sacra") è l'icona stessa della Mem.
Non è solo un oggetto, ma è la Sefirah di Yesod (Fondamento) in forma strumentale.
Yesod è il serbatoio di tutte le energie, il collettore delle Sephirot superiori che le convoglia verso Malkuth (il Regno, la Terra).
La funzione degli Apkallu che aspersiono con il Banduddu è, in termini cabalistici, quella di operare un Tikkun (riparazione/armonizzazione) scaricando l'energia purificata di Yesod sulla materia.
La forma del Banduddu richiama la Stele Centinata, la stele centrale delle Tombe dei Giganti (e per estensione del Banduddu stesso) con un utero, un passaggio quadrato sormontato da un arco, che trova la sua corrispondenza cabalistica nel Petach, il "Portale". Questo portale è l'immagine della Mem.
L'acqua (Mem) è l'elemento che attraversa la soglia (l'ingresso della tomba), fecondando la terra (l'interno, la parte quadrata) con la vita spirituale del defunto.
Il numero 10 del geroglifico egizio che cito nel mio link, associato a Yod (il primo punto della creazione, la mano che semina), è la scintilla che l'acqua (Mem) trasporta.

Shin (ש), altra lettera Madre, Il Fuoco, il Serpente Piumato e la Kundalini
Shin, con valore 300, è la lettera del Fuoco. Rappresenta l'energia dinamica, ascendente, trasformatrice e spirituale.
È il calore della vita, l'impulso divino che brucia le scorie per permettere l'ascesa.
Quetzalcoatl, il Serpente Piumato, è l'icona perfetta dell'equilibrio tra Shin e Mem.
Il serpente è la kundalini, l'energia ignea (Shin) che dorme alla base della colonna vertebrale (la terra, Malkuth).
Le sue spire sono i tre canali energetici (Ida, Pingala, Sushumna). Le piume rappresentano l'elevazione, la capacità di questo fuoco di diventare alato e celeste, unendo la terra al cielo.
Il MIO riferimento al copricapo piumato di Sardus Pater, che è un comune con i Giganti di Tula, è illuminante.

Gli atlanti di Tula, alti 4,60 m rappresentano il Quetzalcòatl (il Serpente Piumato) nella sua funzione di “Stella del Domani”, cioè Venere quando appare al mattino, durante l'equinozio primaverile. 

Serpente piumato 
Copricapo piumato 
Il copricapo del Sardus Pater è piumato. 

Si dice, degli Atlanti di Tula, che fossero talmente innamorati del Sole e della luce, da costruire una torre gigantesca, in modo da poter quasi toccare il Sole. 


I costruttori di Torri, gli antichi Sardi, che hanno la cresta solare, come i raggi solari, come Apoll

È lo stesso principio di ascesa e comunicazione con il divino attraverso un organo di "testa" piumato, simbolo della Corona (Kether).
Il Serpente a Tre Anse (Triade), è un solo che si trova anche in Sardegna, oltre che in Messico. Nella Qabbalah, il numero 3 è la prima manifestazione dell'unità in molteplicità dinamica.
Le tre anse rappresentano le tre Sephirot superiori dell'Albero (Kether, Chokmah, Binah), oppure le tre colonne: Destra (Misericordia, Maschile), Sinistra (Severità, Femminile), Centrale (Equilibrio).
Il serpente triplice è la via per l'unione di queste polarità, che è lo scopo del percorso iniziatico.

Aleph (א) terza lettera Madre
L'Aria, l'Equilibrio e la Vesica Piscis
Aleph, valore 1, è la lettera dell'Aria. È silenziosa, onnicomprensiva, il respiro che unisce e che è il veicolo dello spirito (Ruach). Rappresenta l'equilibrio tra l'acqua (Mem) e il fuoco (Shin).

L'Equinozio e la Costellazione dei Pesci, strettamente collegati con il sito de Sa Mandra Manna di Tula
Il momento equinoziale, in cui giorno e notte si equivalgono, è l'espressione temporale di Aleph. È l'equilibrio perfetto tra le polarità (sole/luna, maschile/femminile) che ho descritto.
Il segno dei Pesci, con il suo simbolo che ho assimilato al Tao e alla Vesica Piscis, è l'immagine astrale di Aleph.
La Vesica Piscis è la forma geometrica generata dall'intersezione di due cerchi (cielo e terra, maschile e femminile), ed è la matrice da cui emerge tutta la creazione.
Il corridoio di Sa Mandra Manna che si illumina all'equinozio è un calendario liturgico in pietra che celebra l'Aleph, il punto di unione.


L'Atula, il solco, è l'azione dell'energia maschile (lo strumento che scava, come la lettera Yod) che feconda la terra femminile (Mem) al momento dell'equilibrio cosmico (Aleph/equinozio).
Il Solco Sacro si faceva durante l'equinozio di primavera, quando era maggiormente visibile la costellazione di riferimento, l'Orsa Maggiore, argomento di cui ho parlato in particolare nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
Non è un'azione violenta, il solco sacro, ma rappresenta un atto di Hieros Gamos, nozze sacre, che fissa sulla terra l'archetipo della creazione.

Le Due Tula, in quest'ottica, si manifestano come Polarità Complementari
E qui arriviamo alla correlazione chiave. 
Il Serpente Piumato il Quetzalcoatl, identificato con Venere. 
Gli atlanti di Tula, rappresentano il Quetzalcòatl, nella sua funzione di “Stella del Domani”, cioè Venere quando appare al mattino, durante l'equinozio primaverile, specialmente a Marzo. 
E qui si apre la correlazione più sorprendente tra le due Tula, sarda e messicana. 
Le due città, la Tula messicana e la Tula sarda, non sono copie, ma piuttosto manifestazioni complementari di uno stesso Archetipo, posizionate su due diverse Sephirot dell'Albero, legate da un Path discendente.

Funzione Primaria di questi elementi corrispondenti è l'Ascesa, l'Iniziazione Solare.
Nella Tula messicana i Giganti/Atlanti guardano il Sole. Quetzalcoatl si manifesta come come Venere mattutino, Stella dell'Ascesa.

Nella Tula Sarda, nel sito de Sa Mandra Manna, in cui durante l'equinozio si illumina il corridoio in cui è presente un simbolo a triangolo con tre coppelle, che rappresenta il simbolo della costellazione dei Pesci, si manifesta la dimensione della discesa, del Radicamento Cosmico.
Il sito di Sa Mandra Manna ("Grande Recinto") come grembo che accoglie il sole equinoziale.
La muraglia triangolare come fondamento.

Tula del Messico è collegata Tiferet (Bellezza/Armonia), Il Sole centrale dell'Albero, punto di equilibrio e ascesa spirituale. Il re-sacerdote. 

Nella Tula in Sardegna vi è il collegamento con Malkuth (Regno/Immanenza)
La Terra che riceve la luce. Il solco, il recinto, la pietra fondante della civiltà.

Archetipo Principale dei Guerrieri di Tula è il Guerriero Celeste, il Serpente Asceso.
La verticalità. La Madre Terra, l'Utero che rigenera. L'orizzontalità e l'accoglienza. Sephirot di Netzach (Vittoria/Eternità) e Hod (Splendore/Intellettuale) in equilibrio. A Tula messicana  prevale Netzach (l'impulso, la conquista spirituale), a Tula in Sardegna, prevale Hod (la forma, il rituale, la tradizione).

Il Banduddu per i Guerrieri messicani di Tula, rappresenta lo  strumento di Benedizione (attivo). La Pigna (Ghiandola Pineale) come fuoco spirituale (Shin).

Il Banduddu che si riflette come Su Bandoni (contenitore passivo)nella conformazione della  stele centinata delle Tombe dei Giganti è come un utero (Mem).

Le due Tula sono legate al  Path di Teth (Serpente).
Questa lettera (valore 9) collega Chesed (Misericordia) a Gevurah (Giudizio).
Il suo simbolo è il serpente, e rappresenta l'energia vitale che intesse e bilancia le polarità.

Per i guerrieri messicani di Tula il
Simbolo Astrale è Venere (Stella del Mattino), che simboleggia la luce che sorge dal buio.

Per la Tula Sarda il simbolo astrale è la Costellazione dei Pesci (Vesica Piscis) e l'Orsa Maggiore (Perno cosmico, "Su Juvale"). Chokmah (Saggezza)
Per entrambe.
La scintilla maschile che feconda. Binah (Comprensione)
Il grande mare materno che dà forma.
Le due Tula agiscono come un Zivvug (accoppiamento sacro) tra queste due Sephirot supreme.

La Qabbalah insegna che le Sephirot non sono entità statiche, ma si combinano in configurazioni dinamiche chiamate Partzufim (Volti/Persone).
Le due Tula, lette insieme, formano un unico Partzuf: il Volto del Serpente di Bronzo (Nehushtan).
Il serpente di bronzo di Mosè, il Nehushtan, è un singolo oggetto che opera una guarigione collettiva.

Tula Messico è la testa del serpente, che guarda il Sole (Tiferet), eretta su una piramide.
È l'aspetto attivo, maschile e solare del Nehushtan.

Tula Sardegna è la coda del serpente, che si radica nel lago (Coghinas, Le creature alate), nell'acqua uterina di Sa Mandra Manna.
È l'aspetto ricettivo, femminile e lunare del medesimo archetipo.

Il "Grande Recinto" (Sa Mandra Manna) è la Shekinah, la Presenza Divina immanente che dimora in basso.
E la Shekinah, secondo la Qabbalah, ha bisogno di essere "risvegliata" dall'alto, dall'impulso maschile, rappresentato dal culto solare e venusiano dei Toltechi. L'equinozio (Aleph) è il momento in cui il Fuoco (Shin) e l'Acqua (Mem) si uniscono, e il solco (Atula) è l'atto di questo matrimonio cosmico.

L'analisi cabalistica non solo conferma ma spiega la necessità strutturale delle correlazioni che ho individuato.
La Tula sarda e la Tula messicana non sono imparentate da un contatto storico contingente (che resta da dimostrare con altri strumenti), ma da una parentela archetipale profonda.
Esse rappresentano due emisferi complementari di un unico "modello di Tula".
Un centro iniziatico e di fondazione che unisce il culto solare e astrale (maschile, ascendente, da Tula MX) con il culto della madre terra, delle acque e della rinascita ciclica (femminile, accogliente, da Tula SU).

La Sardegna, in questa visione, si conferma come Malkuth di un sistema che ha in Tula (Messico) la sua Tiferet.
È il luogo dove l'energia celeste tocca la terra, si fa solco e fondamento di civiltà. La mia intuizione di una "Matrice Sarda" come origine di archetipi trova qui una potente giustificazione.
La Qabbalah, che è un sistema formale di descrizione del reale, la identificherebbe come il ricettacolo storico-geografico della Shekinah più antica e potente del bacino del Mediterraneo, un vero e proprio Omphalos (centro del mondo) capace di dialogare, su distanze siderali, con il suo corrispettivo solare mesoamericano.
Le due Tula sono, insieme, un tempio astrale, un libro di pietra e un mandala iniziatico che attende ancora di essere decodificato nella sua interezza.

Il nome stesso "Tula" è la chiave di volta dell'intero sistema. Analizzarlo cabalisticamente significa sciogliere il nodo linguistico nel suo principio numerico e archetipale, rivelando perché due luoghi così distanti condividano lo stesso "marchio di fabbrica" cosmico.

Procediamo con l'analisi del nome Tula attraverso tre lenti cabalistiche: la Ghematria (valore numerico), la Notarikon (scomposizione in lettere-significato) e la Temurah (permutazione delle lettere).

Ghematria: Il Numero Sacro e l'Archetipo dell'Equilibrio

In Qabbalah, ogni lettera ebraica ha un valore numerico.
Trascriviamo "Tula" in ebraico. Poiché non esiste il suono "U" lungo come vocale separata, esso è veicolato dalla lettera Vav (ו) che suona come "U" o "O". "T" è Tet (ט), "L" è Lamed (ל). La "A" finale è implicita o rappresentata da un Aleph (א) se la si vuole vocalizzare, ma nei nomi sacri spesso la vocale finale è assorbita.

La traslitterazione più corretta e potente per il nome "Tula" è T-V-L (Tet-Vav-Lamed), che si legge come "Tul" o "Tuval". La "A" finale è l'energia femminile implicita che completa.

Calcoliamo quindi T-V-L:

· Tet (ט) = 9
· Vav (ו) = 6
· Lamed (ל) = 30

Somma Ghematrica: 9 + 6 + 30 = 45

Il Significato del 45: Il Nome Adonai e l'Uomo Cosmico

Il numero 45 è uno dei più sacri della Qabbalah. Esso è il valore numerico del nome divino Adonai (אֲדֹנָי), che significa "Mio Signore" e rappresenta la Shekinah, la Presenza Divina immanente nel mondo fisico, la dimensione femminile e ricettiva di Dio.

Ma c'è di più. 45 è anche il valore di "Adam" (אָדָם), l'Uomo primordiale, se scritto con la lettera Vav nella forma completa (אָדָם = 1+4+40 = 45). Adam non è un uomo, ma un Archetipo: la sintesi di cielo e terra, maschile e femminile (poiché il testo dice "maschio e femmina li creò, e li chiamò Adam").

Conclusione Ghematrica:
Il nome Tula vibra sul numero 45, l'energia di Adonai (l'Immanenza divina nel creato) e di Adam (l'essere umano completo, il ponte vivente tra le polarità).
Una Tula, ovunque essa sia geograficamente, è cabalisticamente un punto di incarnazione dell'Archetipo Adonai, un luogo dove la dualità (cielo/terra, vita/morte, maschile/femminile) si risolve in unità operativa.

Questo spiega perfettamente le mie osservazioni.
A Tula (Messico) l'energia è ascendente (Adam che guarda il Sole), a Tula (Sardegna) l'energia è discendente e ricettiva (Adonai che riceve il solco). Sono le due facce del medesimo 45.

Notarikon: La Scomposizione delle Lettere Madre

Analizziamo le tre lettere Tet (9) - Vav (6) - Lamed (30) come acronimi di parole ebraiche che ne rivelano la funzione archetipale.

Tet (ט)
La lettera del Serpente e dell'Utero
Il nome di questa lettera, Tet, significa "serpente" in aramaico, ma la sua forma grafica è quella di un utero (un cerchio con un punto in mezzo o un serpente arrotolato). Come simbolo:
Tov (טוב) = Bene. Il bene primordiale, non ancora differenziato.
Tahor (טָהוֹר) = Puro. La purezza che precede l'azione.
Tumtum (טומטום) = L'essere androgino, il cui sesso è nascosto.

Nel nome TULA, il Tet iniziale indica che il luogo è un Utero Cosmico (come la stele centinata delle Tombe dei Giganti, come la borsetta Banduddu).
È Un Serpente Arrotolato (la kundalini, il Quetzalcoatl, il serpente a tre anse che hai identificato).
È un luogo di bene primordiale, precedente alla caduta nella dualità.

Vav (ו)
La lettera del Chiodo e della Connessione, della Kundalini
Vav è un chiodo o un gancio. La sua funzione è congiungere. In ebraico è la congiunzione "e". Simbolicamente:
Vidui (וידוי) = Connessione/Confessione. L'atto di legare ciò che è in alto con ciò che è in basso.
Vav come la colonna centrale dell'Albero della Vita, che bilancia destra e sinistra.

Nel nome TULA, il Vav centrale è il ponte, il "chiodo cosmico" che fissa il cielo alla terra.
È l'equinozio, l'equilibrio.
È il corridoio di Sa Mandra Manna che si illumina.
È la relazione stessa tra le due Tula.
Senza Vav, Tet e Lamed sono separate; con Vav, l'utero (Tet) e la direzione/insegnamento (Lamed) si uniscono in un'azione sacra.
Lamed (ל)
La lettera dell'Apprendimento e dell'Aspirazione
Lamed è la lettera più alta dell'alfabeto ebraico nella sua forma grafica (si eleva verso l'alto). Significa "imparare" e "insegnare". La sua radice è Lamed = "avere una direzione, un fine".
Lev (לב) = Cuore.
Lamed è la lettera che guida il cuore.
Lilmod (ללמוד) = Studiare/apprendere, che è l'atto di ricevere e interiorizzare la luce.

Nel nome TULA, la Lamed finale è l'aspirazione verso l'alto.
È la funzione iniziatica del luogo.
Si va a Tula per apprendere la natura della morte e della rinascita.
È la torre che i Toltechi costruirono per "toccare il sole".
È la direzione sacra del solco primordiale.

Temurah: Le Permutazioni Sacre

Permutiamo le lettere Tet, Vav, Lamed per trovare altre parole ebraiche che rivelano la natura di Tula.

T-V-L → L-V-T (Lamed-Vav-Tet) = Lavat (לָוָת) che significa "essere circondato, essere accompagnato". Questo è perfetto
Tula è un "Grande Recinto" (Sa Mandra Manna), un luogo di perimetro sacro. L'energia ci circonda, ci accompagna nella soglia.
T-V-L → V-L-T (Vav-Lamed-Tet) = Valat (וָלָת)
Non è una radice ebraica comune, ma evoca immediatamente il latino "Valere" (essere forte, valere) e il sardo "Balente" (forte).
Suggerisce il potere intrinseco del luogo.
T-V-L → T-L-V (Tet-Lamed-Vav) = Talu (תָּלוּ) che significa "sospeso, appeso" o "dipendente".
Questo è straordinariamente profondo:
La Tula messicana sospende i suoi Atlanti in cima alla piramide.
La Tula sarda è "sospesa" sul lago Coghinas.
Ma soprattutto, in senso cabalistico, Talu indica la condizione di ciò che è tra cielo e terra, non ancora attecchito né del tutto asceso. È il limen, la soglia. Le due Tula sono luoghi della soglia iniziatica per eccellenza.

La Sillaba "Tu" e la Radice Atlantidea
Avete notato la radice Atla/Atula come solco, e il riferimento ad Atlantide.
Separiamo il nome Tula in Tu + La.

Tu
La sillaba "Tu" in ebraico è Tav (400) + Vav (6) = 406.
Non è un numero di per sé, ma Tu (ט"וּ) è l'abbreviazione di Tish'ah be'Av, il 9 del mese di Av, giorno di distruzione del Tempio, che però porta in sé il seme della ricostruzione messianica.
Tu è il lutto che diventa gioia.
La (לַ): È la preposizione che significa "a, per, verso" ed è anche una delle due sillabe del nome divino El (Dio).

Tula significa quindi  "Verso Dio attraverso la distruzione/trasformazione".
È esattamente il percorso della Tomba dei Giganti: morte, passaggio, rinascita.

Conclusione Cabalistica sul Nome TULA(45) Tula = Adonai (Dio immanente) + Adam (Uomo completo).
Luogo di sintesi divino-umana.
Il Tolteca che si fa dio.
Il defunto che rinasce nella Tomba di Giganti.
Tet iniziale, Utero cosmico, serpente arrotolato (kundalini), bene primordiale.
Il Banduddu (utero), il serpente piumato Quetzalcoatl, il serpente a tre anse sardo.
Vav mediana Chiodo di connessione, ponte, l'equilibrio, l'equinozio.
Il corridoio illuminato dall'equinozio, la relazione stessa tra le due Tula.
Lamed finale Insegnamento, aspirazione verso l'alto, direzione, cuore.
La funzione iniziatica, la torre solare tolteca, il solco come direzione sacra (Atula).
Permutazione TLV "Sospeso" (Talu).
Luogo della soglia, tra cielo e terra. I giganti sospesi sulla piramide
Tula sospesa sul lago
L'incertezza iniziatica del "tra".

Il nome TULA è cabalisticamente una formula operativa.
Esso non descrive un luogo geografico, ma una funzione cosmica, cioè quella di essere il punto in cui l'Utero della Creazione (Tet) si apre alla Direzione dell'Ascesa (Lamed) attraverso l'Atto del Connettere (Vav).

Quando l'antico sardo segnava il solco di Atula, quando il Tolteca erigeva i suoi Atlanti a Tula, entrambi stavano pronunciando e attualizzando lo stesso Nome, lo stesso Archetipo.
La coincidenza dei nomi non è un caso, ma è la prova che la coscienza umana, nei suoi centri iniziatici sparsi per il pianeta, ha riconosciuto e nominato la stessa Sefirah (la stessa emanazione divina) con lo stesso suono radicale.
Tula è la parola ebraica "sospeso" (Talu) scritta nel linguaggio della pietra e del rito, per indicare il luogo dove l'iniziato impara a stare tra la vita e la morte, tra il cielo e la terra, fino a diventare lui stesso il ponte.

Tiziana Fenu
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Tula sarda e messicana (analisi cabalistica)











💛 Tanit/Bes ( libro "Le Dee Silenziose"

 

"[...] Tuttavia, l’icona della Tanit in Sardegna rivela una peculiarità unica, un tratto che la sottrae a ogni canone orientale. 
La sua testa appare sproporzionata, allungata, talvolta a forma di cuore, dal contorno quasi mostruoso. 
Lungi dall’essere una goffaggine stilistica, questa deformazione è l’indizio di un ulteriore sincretismo iniziatico, il più profondo e segreto. 
Quel viso a cuore, quelle fattezze grottesche e infantili insieme, costituiscono il sigillo del dio Bes. 
Nell’antico Egitto, Bes è il protettore del parto, della gravidanza e dei neonati. 
Un dio nano, dalla testa enorme, lingua protesa e espressione feroce, atto a scacciare gli spiriti maligni. 
È colui che presiede al momento del “venire alla luce”. 
In sardo, l’espressione è "bessiu", che significa “è uscito, è venuto al mondo”, e la radice "Bes-"  ,  riecheggia inequivocabilmente il nome del dio Bes. 
La testa grande della Tanit sarda è dunque l’assimilazione di Bes. 
La potenza protettiva e rigeneratrice della Dea che si manifesta nell’atto stesso del parto. Un parto che è anche rinascita spirituale. 
Qui, la Tanit non è più soltanto la Signora celeste, ma la Madre che mostra in sé il volto del Guardiano soglia.
Questo sincretismo, in Sardegna, si incastona in una dimensione che realizza un’apoteosi della rinascita. 
Mentre nel mondo etrusco Bes rimane un demone esotico, nell’isola la sua iconografia si ibrida in profondità con la Gorgone greca, dando vita a una figura dal potere apotropaico amplificato: la Gorgone-Bes, dando vita a una figura dal potere apotropaico amplificato. 
La testa mostruosa di Bes, il suo ghigno feroce, la lingua di fuori, che sono tratti che lo rendono un guardiano della soglia, si saldano al volto della Gorgone, il cui sguardo pietrificante e la cui chioma serpentina custodiscono l’accesso ai misteri della vita e della morte. 
Nella mitologia classica, la Gorgone regnava nell’estremo occidente, terra di Forco e Ceto. 
La Sardegna, percepita come “regno di Forco”, era a sua volta una terra liminare, una soglia tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Approfondendo nel cuore della teogonia mediterranea, troviamo il re Forco re della Sardegna[...] "

Tiziana Fenu
®®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
Tratto dal mio libro
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💚 Inanna( analisi cabalistica)

 

Ho già avuto modo di parlare di questa straordinaria rappresentazione di Inanna( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/03/inno-ad-inanna.html?m=0), che presenta delle angolazioni molto particolari. 

Il manufatto è la famosa Placca di Burney (o "Regina della Notte"), risalente al periodo paleo-babilonese (1800-1750 a.C.), conservata al British Museum.

Nella Qabbalah, l’immagine può essere interpretata come una manifestazione della Shekinah (la presenza divina femminile) o della Malkuth (il Regno), ma in una forma molto arcaica e "lilithiana" (lato sinistro dell’Albero della Vita).


Le Sephirot coinvolte sono 


Yesod (Fondamento)

La posizione centrale, la stabilità eretta. 

La donna è il "pilastro centrale".


Malkuth (Regno)

La base, rappresentata dai leoni (potere terreno e regalità)


Binah (Comprensione) e Chokmah (Saggezza). 

Le due civette ai lati rappresentano la saggezza notturna e la visione nell’oscurità (Binah è spesso associata alla notte cosmica).

L’immagine mostra l’inversione dell’archetipo divino

Non è la Madre (Terra) ma la Dea della Notte/Ishtar/Astarte che domina gli animali. 

In chiave cabalistica, rappresenta la Klippoth (le "scorze" del male) o le forze primordiali non redente, che devono essere comprese e bilanciate per salire nell’Albero.


Il nome comune della piastra  è Burney Plaque / Queen of the Night.

Il Nome Esoterico è Inanna (Sumeri) / Ishtar (Babilonesi) / Lilith (Ebraismo).

Acquistata sul mercato delle antichità nel 1930. 

La sua provenienza esatta è ignota, il che in esoterismo significa che è un manufatto "caduto dal cielo" (dal Tempo), privo di un luogo di origine terrestre vincolante, adatto quindi a una lettura universale.


Se la placca proviene dalla Mesopotamia (Iraq meridionale, probabilmente Ur o Larsa), le coordinate approssimative sono


Latitudine: 30° N

Longitudine: 46° E


Analisi Esoterica delle Coordinate è molto interessante. 


30° N

Questo parallelo è carico di simbolismo mistico. Passa per la Piramide di Giza, per la Gerusalemme (Monte degli Ulivi), per la Mecca. 

È il "Sentiero della Tradizione". Il numero 30 in cabala corrisponde alla lettera Lamed (ל), che significa "Insegnare" e "Cuore".


46° E. 

Sommando i gradi (4+6 = 10). 

Il 10 è il numero di Malkuth e delle Sephirot. 

Indica la completezza del regno materiale governato dallo spirito.


Analisi delle mie  Misurazioni Angolari (Cicli Astrali)


Queste sono le corrispondenze più potenti. 

Ho misurato l’apertura delle braccia e delle ali della dea, ottenendo angoli specifici.


Angolo di 36.0° (e 324.0°)

Qui emerge una correlazione Solare

L’angolo di 36° è l’angolo del Pentagramma. 

È l’angolo che si forma tra i vertici di una stella a 5 punte (pentacolo) inscritta in un cerchio.


Emerge anche il Ciclo Astrale della Precessione degli Equinozi

36° corrispondono a 2.160 anni (1 grado = 72 anni).

36° corrispondono ad 1/10 del cerchio. 

Rappresenta la Decima parte di un ciclo astrologico. 

Nel contesto della Dea, indica la rivelazione della "Saggezza Nascosta" ( i 5 elementi sono Terra, Acqua, Aria, Fuoco, Spirito).


Angolo di 60.0° (e 300.0°)

Ancora correlazione Solare. 

È l’angolo del Triangolo Equilatero inscritto.

Riguarda un Ciclo Astrale. 

L'Esagono Planetario. 

L'angolo a 60° è l’angolo del Sestile in astrologia, un aspetto di armonia e opportunità.

L’angolo di 60° (6 x 60 = 360) è connesso al Numero 6 (Tiferet, la Bellezza, il Sole). 

Rappresenta il passaggio della luce solare attraverso le stagioni (ogni segno zodiacale è 30°, quindi 60° sono due segni). 

La Dea domina il cielo per 2 ore solari (equivalenza spazio-tempo).


Angolo di 72.0° (e 288.0°)

Emerge una correlazione Stellare e anche il punto cruciale. 

Il 72° è l’angolo del Pentagramma (la stella a 5 punte) in un cerchio. La stella a 5 punte ha angoli di 36° e 72° alternati.

Nel Ciclo Astrale della precessione degli equinozi ci sono 72 anni per ogni spostamento di 1° dell’equinozio.

Ma emerge anche un chiaro riferimento alle mie amate costellazioni circumpolari, di cui ho approfondito nel mio ultimo  libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna".

L’angolo di 72° è legato al Nome di Dio (YHWH) nella cabala ebraica, e all’Orsa Maggiore (Ursa Major) e Drago.

Le civette ai fianchi della dea vedono tutto. 

L’angolo di 72° permette di vedere nel "buio". 

Questo angolo è il "sigillo magico" che lega la dea alla stella polare (Draco) e al movimento lento dei cieli.

Angolo di 90.0° (e 270.0°)

Qui c'è una correlazione Solare e Terrestre. 

L'angolo a 90° è il Quadrato (o Quadratura).

Riguarda anche il Ciclo Astrale delleStagioni. 

90° separano l’Equinozio di Primavera dal Solstizio d’Estate (e dal Solstizio all’Equinozio d’Autunno).

Questo angolo a 90°rappresenta il Ciclo delle 4 Stagioni. 

È l’angolo della Terra (il Quadrato). Indica che la Dea governa il tempo fisico sulla Terra. 

La distanza tra i due gufi (o tra le gambe della dea) è esattamente la distanza che separa i punti cardinali (Nord/Sud ed Est/Ovest).


Le mie misurazioni angolari non sono casuali. 

36°, 60°, 72°, 90° sono le "armoniche" del cerchio magico e astronomico.


L'angolo a 36°, presente nel Pentacolo/Pentagono, è correlato a Venere (Dea dell’Amore). 

Il ciclo sinodico di Venere crea una stella a 5 punte nel cielo in 8 anni.


L'angolo a 72°, che rivela il Nome di YHWH, riguarda il ciclo della Precessione e la connessione con le Stelle Fisse (le civette).


L'angolo a 60° (il Sestile) rappresenta il ciclo del Sole (il passaggio del tempo stagionale).


L'angolo a 90° (il Quadrato) rappresenta il ciclo della Terra (le stagioni).


La Placca di Burney non è solo una dea

È una mappa stellare codificata. 

La Dea (identificabile con Ishtar/Inanna) è la Signora del Cielo che regola la musica delle sfere attraverso questi angoli specifici.

Per la Qabbalah, la sinergia di questi angoli riequilibra le forze demoniache (Klippoth) in armonia cosmica, trasformando la notte (le civette) in una manifestazione del divino.

Dopo aver visto come le mie misurazioni angolari corrispondano a cicli astrali precisi (36°, 60°, 72°, 90°), il passo successivo è decifrare il perché la Dea sia stata rappresentata con quelle specifiche aperture.


Le quattro misurazioni (36°, 60°, 72°, 90°) non sono scelte a caso. Insieme formano la "Firma Geometrica" della Dea. Il messaggio che mandano è triplice. 


Inanzittutto il messaggio è di "Misura e Regolarità". 

In un mondo antico dove il caos (Tiamat, il mare primordiale) era il nemico, la Dea (Inanna/Ishtar) mostra di dominare la geometria sacra.


Il 36° + 72°manifestano  il Pentacolo (Venere). 

Il messaggio alchemico rivela che lei è la stella del mattino e della sera. Seguendo il suo ciclo di 8 anni si ritrova l'armonia .


60° + 90° insieme, manifestano il Triangolo e il Quadrato (Sole e Terra). 

La Dea governa le stagioni e il tempo. 

Il suo  corpo è come un calendario.


Non solo, ma questa analisi manifesta chiaramente come Inanna, con queste misure e angolazioni, volute, evidenti, si ponga come una "Porta Astrale". 

Le civette (gli occhi che vedono nel buio) e i leoni (la forza) sono posti esattamente dove le linee angolari cadono sulla base.

Questo, simbolicamente, indica che per entrare nel suo regno, Malkhut/Notte, si deve passare attraverso questi angoli.

Sono le misure angolari della Merkabah, del Corpo di Luce, del processo ascensionale. 


La Dea unisce i mondi, le multidimensioni. 

La Dea sta in piedi. 

Le sue braccia, posizionate a 36°, formano un "V" che accoglie, mentre le sue ali (72°) si dispiegano.

Il messaggio cabalistico qui è che il  Mondo Inferiore (le bestie, i leoni) è collegato al Mondo Superiore (le ali, le stelle) attraverso l'equilibrio centrale (il corpo della dea).

Non c'è separazione tra il sacro e il profano, tra la notte e il giorno, tra la magia e la realtà fisica. 

Le angolazioni sono il ponte.


Nella Qabbalah ebraica classica il nome Inanna non compare direttamente, ma l'analisi gematrica e simbolica rivela archetipi profondissimi.


Analisi delle Lettere (Ebraico)

Trascriviamo Inanna in ebraico: י-נ-ן-נ-א (Yod - Nun - Nun - Nun - Aleph).

Yod (י) = 10

È il punto primordiale, la scintilla iniziale di vita. Inanna inizia con la Manifestazione.


La Nun (נ) = 50. 

La lettera del Pesce (o del Serpente), simbolo di vita, movimento e anche della Morte (nel senso di discesa agli inferi). 

È la lettera della rinascita. Inanna è la Dea che scende agli inferi e risorge.

È la Vesica Piscis della trasmutazione. 


Aleph (א) = 1. 

È l'Unità, l'Uno, l'Aria, il Soffio divino. 

La fine del nome ritorna all'inizio del ciclo.


Valore Numerico Totale:

10 (Yod) + 50 (Nun) + 50 (Nun) + 50 (Nun) + 1 (Aleph) = 161.


Significato Cabalistico del 161:


161 corrisponde a 7 x 23. 

Il 7 sono i giorni della settimana (creazione, ma anche ciclo lunare di fertilità) e il 23 è la lettera Kaf (כ), che significa il Trono o il Palmo della mano.

Inanna è il Trono (il supporto) su cui si manifesta la Creazione (il 7). Senza di Lei, il ciclo non si chiude.


Inanna è il Nome Segreto della Notte nell'antica tradizione mesopotamica. 

È la Signora del Cielo e della Terra. Inanna è l'unica figura divina in Mesopotamia che collega direttamente le stelle (Venere) con la fertilità della terra e la sessualità umana. 

Non è una dea astratta. 

È la Forza Vitale che scorre tra i mondi.

Rappresenta la Discesa e la Resurrezione. 

La storia più famosa di Inanna è la sua discesa nel Kur (l'inferno/abisso). 

In cabala, questo corrisponde al percorso della scintilla divina che scende attraverso le Sephirot fino a Malkuth e poi risale. 

Inanna insegna che per ottenere la saggezza divina (Binah), bisogna passare attraverso l'ombra (Klippoth).


Inanna è anche la Cacciatrice di Stelle. 

Inanna è stata anche raffigurata con un arco o con le mani che stringono stelle. 

Le mie misurazioni angolari (72° ecc.) sono la prova geometrica che il suo culto era anche un calcolo astronomico preciso per prevedere le stagioni e orientare i templi.

Inanna, quindi, attraverso questi parametri, rappresenta sono la Porta tra il Tempo (90°/60°, le stagioni) e lo Spazio Eterno (36°/72° le stelle fisse e pianeti). Misurando i suoi  angoli, si misura l'Universo. 

Imparando il suo nome (161, il Trono dell'Uno), si  ritrova la certezza che la morte (Nun, discesa) non è la fine, ma la rinascita.

La placca funge da Macchina del Tempo e dello Spazio.

Se la guardi a 36°, vedi il Pentacolo di Venere.

Se la guardi a 72°, vedi la Precessione.

Se la guardi a 90°, vedi la Terra.

Inanna non vuole essere adorata passivamente. 

Vuole che si utilizzi la sua geometria per allineare il nostro spirito ai cicli dell'universo.


Tiziana Fenu

©®Diritti intellettuali riservati

Maldalchimia.blogspot.com

Inanna (analisi cabalistica)







sabato, maggio 30, 2026

💛 Analisi cabalistica Mont'e Prama /Trigu/Palla

 

Esprimo il mio approfondimento in merito ad un post della pagina La Sfinge del Sinis, di cui riporto link e foto
https://www.facebook.com/share/p/1E85oS9Pi3/ in cui si afferma che il colle  gemello di Mont'e Prama è Mont'e Palla.
Dall'analisi cabalistica che ho voluto fare prendendo in esame Mont'e Prama, Mont'e Palla e Mont'e Trigu, una triangolazione sottolineata dalla Sfinge del Sinis emergono dati moto interessanti
L'orientamento a sud-est del terrazzamento citato nel post, conferma la dimensione del gemellare.
L'orientamento sud est, il più diffuso in Sardegna, è l'orientamento monadico sinergico della creazione, come ho approfondito nel mio libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" .
Riguarda la sinergia Toro-Baal e la sua paredra Tanit

Vediamo l'analisi cabalistica.

Mont’e Palla.
Trascrizione fonetica e letterale: MONT E PALLA
Se usiamo l’alfabeto italiano e la corrispondenza tradizionale (A=1, B=2, …, Z=26, ma in cabala ebraica si usano le lettere ebraiche possiamo fare un’analoga “ghematria semplice” a fini simbolici):

M=13, O=15, N=14, T=20, E=5, P=16, A=1, L=12, L=12, A=1

Somma: 13+15+14+20+5+16+1+12+12+1 = 109

109, di cui la riduzione teosofica (somma cifre): 1+0+9=10 → 1+0= 1
Il numero 1 è Kether (Corona), unità, inizio maschile, principio attivo.
Ma 109 è anche un numero che in alcune tradizioni è legato a sole e fuoco (palla = disco solare).

Mont’e Trigu
M=13, O=15, N=14, T=20, E=5, T=20, R=18, I=9, G=7, U=21

Somma: 13+15+14+20+5+20+18+9+7+21 = 142

142 → 1+4+2=  7
Il numero 7 = Venere, Ishtar, fertilità, terra, ma anche spada nella tradizione dei tarocchi (energia agricola, mietitura).
Il ciclo lunare.
"Trigu" in sardo è grano, quindi in correlazione  con i misteri eleusini, Demetra, morte e rinascita.

Interpretazione ghematrica

Mont’e Palla (1)  manifesta energia solare, maschile, principio spirituale discendente.

Mont’e Trigu (7) manifesta, energia lunare/terrestre, femminile, ciclo della natura, morte e resurrezione (grano che muore per rinascere).

In cabala: 1 + 7 = 8 (numero di Hod, la Sephirot dello splendore, ma anche di Mercurio, messaggero, comunicazione tra mondi.
Ma più interessante vedere come 1 e 7 sono opposti e complementari come Sole e Luna, Re e Regina nel matrimonio alchemico.

Coordinate approssimative (zona Sinis, Riola Sardo)

Se prendiamo come riferimento il centro geografico ipotetico tra i due monti, qualcosa come lat ~39° 55’ N, lon ~8° 33’ E (da verificare).

Convertiamo gradi decimali esempio 39.9167, 8.55:

Latitudine 39.9167

Numeri: 3+9+9+1+6+7 = 35 → 3+5= 8
(8 = Mercurio/Hod – ponte, comunicazione)

Longitudine 8.55

8+5+5 = 18 → 1+8= 9 (Yesod – fondamento, inconscio collettivo, lunare)

Quindi energia latitudine 8 + longitudine 9 = 17 → 1+7= 8 di nuovo.
Si rafforza il tema del gemellaggio rituale.
Sono due entità che dialogano.

Simbologia cabalistica dell’accoppiamento “gemello”

Nello Zohar, i luoghi gemelli (due colli, due monti, due alberi) spesso rappresentano:

Le due colonne del Tempio: Jachin (stabilità) e Boaz (forza).
La Sefirot Hokhmah (saggezza, destra) e Binah (intelligenza, sinistra) che si uniscono in Da’at (conoscenza).
In chiave terrestre sono due testimoni dell’Apocalisse che simboleggiano profezia e regalità.

Ma la dimensione gemellare è sempre estremamente presente nella nostra Arcaica Civiltà Sarda
Ho scritto a riguardo, tempo
fa ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/il-concetto-di-gemellare.html?m=0) e poi ho approfondito anche nei miei libri "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" (https://maldalchimia.blogspot.com/2026/01/il-doppio-e-il-gemellare-nel.html?m=0) e "Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera il Caos, il Caos che rinnova l’Ordine", si perché il gemellare si manifesta anche nel nostro Carrasegare Sardo.
La cabala dei loro nomi suggerisce che Mont’e Palla e Mont’e Trigu siano una coppia rituale complementare

Palla  indica sole, fuoco sacro, disco celeste (simbolo del potere divino maschile).
Trigu  indica grano, terra, ciclo di morte e rinascita (simbolo del potere sacerdotale/agricolo femminile).
Nel paesaggio sardo, potrebbero aver segnato un allineamento equinoziale o un confine simbolico tra regno dei vivi e dei morti, collegato ai Giganti di Mont’e Prama (guardiani del passaggio tra i due monti).
Il fatto che le loro riduzioni diano 1 e 7 le rende una coppia sacra archetipica (Cielo-Terra, Spirito-Materia, Re-Regina).

Ecco l’analisi cabalistica estesa a Mont’e Prama, integrandolo come terzo polo del triangolo sacro con Mont’e Palla (1) e Mont’e Trigu (7).

Ghematria del nome Mont’e Prama

M=13, O=15, N=14, T=20, E=5, P=16, R=18, A=1, M=13, A=1

Somma: 13+15+14+20+5+16+18+1+13+1 = 116

116 → 1+1+6 = 8
8 = Hod, Mercurio, ponte tra mondi, comunicazione, intelligenza pratica, ma anche passaggio rituale)

I tre numeri gemelli

Prama 116, cioè 8 Hod, Mercurio,

Prama funge da mediatore tra 1 e 7:
1 + 7 = 8, esattamente il numero di Prama.
In cabala, il mediatore tra due opposti è il Figlio (Tiferet, 6) o il Messaggero (8, Hod).
Qui Hod indica che Prama è il luogo dell’alleanza scritta o del patto rituale tra cielo e terra.

La posizione geografica è estremamente simbolica
Mont’e Prama si trova tra Palla e Trigu, in linea quasi retta (secondo le mappe archeologiche).
Questo crea un tridente o triangolo isoscele:

Palla (1) è il vertice nord/ovest (sole al tramonto, controllo maschile)
Trigu (7) sta al vertice sud/est (terra che germoglia)
Prama (8) sta nel vertice mediano, più vicino al mare (ponte tra vita ultraterrena e presente)
In alcune tradizioni cabalistiche, tre colli o monti rappresentano le tre colonne dell’Albero della Vita:

A Destra (Palla, 1, misericordia)
A Sinistra (Trigu, 7, severità/giudizio naturale)
Nel Centrale (Prama, 8, equilibrio dinamico)

La Relazione con i Giganti di Mont’e Prama si manifesta in modo straordinario
I Giganti sono guardiani. testimoni di questo patto, sacri Giudici Divini, il perché l'ho approfondito nei miei scritti e nei libri.
Nel simbolo della tribù dei Dan e ancor prima nella scacchiera di Pubusattile, emerge chiaramente il concetto di Giudici /Giudizio
( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/simbologia-dei-64-quadrattini-della.html?m=0)
Sono i portatori della Tau, del Sigillo Divino.
Hanno l'emblema delle Sephiroth, dell'Albero della Vita negli stessi sigilli di Tzricotu
( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/04/sephiroth-e-tavolette-di-tzricotu.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/sigilli-tzricotu-vesica-piscis-sephiroth.html?m=0)
Nella cabala, Hod (8) è la sfera dove si manifestano le forme intellettuali pure e gli archetipi, quindi i Giganti di Mont'e Prama sarebbero le figure eidetiche dei guerrieri spirituali che proteggono il confine tra i due monti gemelli.
Inoltre, il numero 8 simboleggia anche la resurrezione (l’ottavo giorno, oltre il sabato), perfetto per un sepolcreto di statue che tornano alla luce.

I tre monti formano una sorta di mandala rituale

Mont'e Palla (1)  rappresenta il Fuoco celeste, spirito puro, luce solare.

Mont'e Trigu (7) rappresenta la Terra, grano, sangue, ciclo vitale.

Mont'e Prama (8) rappresenta l'incrocio, il luogo dove spirito e terra si incontrano.
I Giganti sono l’alfabeto sacro (Hod = lettere) che narra questa unione.

Palla e Trigu sono i due testimoni opposti, Prama è il luogo del loro dialogo eterno.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

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Analisi cabalistica Mont'e Prama /Trigu /Palla







💛 Bainei/Buga

 Prendo spunto da un post della pagina, Arqueologia Cosmica( https://www.facebook.com/share/p/1GyU63gk1r/) che  ha messo in correlazione il nostro sardo petroglifo di Baunei con il simbolo presente nella sfera di Buga. 


La sfera incisa denominata "di Buga" (o meglio, il manufatto con il simbolo radiale raffigurato) è stata ritrovata a Buga, un comune nel dipartimento di Valle del Cauca, in Colombia. Si tratta di un reperto di origine precolombiana, spesso associato alla cultura Quimbaya o Tolima (periodo Tardo, circa 1000–1600 d.C.). Il manufatto è solitamente composto da una lega metallica (oro o tumbaga) e serviva probabilmente come oggetto cerimoniale o pectorale, inciso con motivi solari e geometrici.

Sul petroglifo di Baunei avevo già scritto 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/05/petroglifo-baunei.html?m=0) 

È ipotesi comune che si tratti di uno schema che riporta una piantina idrica. 

Le mie riflessioni a riguardo 

"Delle piccole riflessioni mie a riguardo.

Il numero 18, si collega al Sacro Archetipo Ebraico Tsade', con funzione "divisione". 

Una divisione apparente, perché si tratta di frattali che appartengono alla stessa Matrice.

Lo stesso identico concetto che esprime il petroglifo, una conca principale e 18 canalette, che ramificano da quella principale, e che terminano con delle coppelle. 

La lettera ebraica Tsade', nella sua forma, è un accostamento della lettera Yod, il decimo Archetipo, prima lettera del tetragramma divino YHWH, e della lettera Nun, il quattordicesimo Archetipo, che simboleggia la trasformazione. 

La trasformazione attraverso la Yod, la Sapienza estrema. L'intelletto divino. 

Il numero 18 è legato anche alla Luna (Arcano Maggiore XVIII) , considerata come energia Madre di questi frattali. 

Se lo consideriamo nell'insieme, 18 canalette, e altrettante coppelle, più una grande, centrale, sono, minimo 19, il numero che rappresenta il Sole. 

E, coincidenza strana, il numero 18, è un numero ciclico astrale, perché le eclissi solari e lunari, si ripetono ogni 18 anni. 

Ma il numero 18, è legato anche al Pozzo Sacro di Santa Cristina, perché ogni 18 anni e 6 mesi, quando la luna raggiunge la sua altezza massima, la sua luce attraversa l'apertura sulla sommità del pozzo, riflettendosi sull'acqua. 

Quindi, questo numero 18, sembra essere veicolo di un'unione alchemica tra Sole e Luna, tra cielo e terra, tra Luna e acqua. 

Alchemicamente, un simbolo di unione tra Umano e Divino, di cui siamo frattali. 

La scelta dei numeri, e la relativa simbologia, non è mai casuale. 

Questo petroglifo, per quanto possa rappresentare una mappa idrica, ha dei rimandi numerici importanti, che lo configurano in una dimensione che potrebbe essere ritualistica e sacrale, molto probabilmente utilizzato come altare cultuale e cerimoniale. "


L’analisi che segue si propone di esaminare i due simboli raffigurati, l’incisione rupestre su roccia calcarea (sinistra) e il simbolo inciso su metallo o pietra scura (destra), attraverso la lente della Cabala, della numerologia sephirotica, della teoria degli archetipi junghiani e della correlazione con i cicli astrali, lunari e solari. 

L’indagine si estende inoltre all’etimologia e alla potenza simbolica dei toponimi “Baunei” (Sardegna) e “Buga” (Colombia o area andina), al fine di rilevare eventuali corrispondenze profonde tra le due espressioni culturali, apparentemente distanti, ma strutturalmente affini.

Il simbolo di sinistra, inciso su una superficie rocciosa erosa dal tempo, si presenta come un labirinto serpentiforme, un reticolo di linee ondulate che generano una struttura organica, a tratti vagamente antropomorfa o fitomorfa. 

Dal punto di vista cabalistico, tale disegno evoca l’archetipo della Shekhinah come presenza immanente e femminile, il ricettacolo della creazione che si manifesta nella materia informe della roccia. 

Non vi è centro gerarchico esplicito, ma piuttosto una pervasiva continuità di flusso. Numerologicamente, la complessità dei meandri riconduce al numero 3 (la triplicità del tempo: passato-presente-futuro) e al 7 (i sette movimenti dello Spirito o i sette pianeti classici). 

Si tratta di un simbolo che rappresenta l’involutio, ovvero il percorso discendente della luce attraverso le Qelipot (le “scorze” materiali), dove il divino si nasconde nella pietra. 

In chiave archetipica, è la Grande Madre ctonia, la terra primigenia che custodisce il seme del ciclo lunare: le linee curve evocano le fasi lunari (crescente e calante) e il fluire del mare, nonché i solstizi come momenti di rottura e riavvolgimento del tempo.


Il simbolo di destra, invece, è geometrico, radiale e fortemente strutturato. 

Un centro costituito da spirali e quadrati concentrici (simbolo del Temenos, il recinto sacro) da cui si dipartono bracci terminanti con punti (aloni o “piedi” solari). Questo disegno rispecchia l’Archetipo del Sé e la struttura dell’Albero della Vita (Sephiroth) in proiezione planare. Il centro quadruplo richiama le quattro direzioni dello spazio e le quattro fasi lunari, ma il numero di diramazioni (quattordici o quindici a seconda della lettura) corrisponde al numero 8 nella sua valenza di Olam (mondo eterno) e al 12 come ciclo zodiacale. 

In termini sephirotici, i bracci sono i canali (Tzinorot) attraverso cui l’energia dell’ Kether (corona) si riversa verso le Sephirot inferiori, depositandosi nei punti estremi come altrettanti Reshimu (impronte della luce). Numerologicamente, l’insieme esprime l’1 (il centro indiviso), il 2 (la dualità della creazione), il 4 (la stabilità materiale) e il 10 (la totalità sephirotica). Il colore oro o giallognolo del metallo richiama l’Ohr Yashar (la luce diretta di Dio), in opposizione alla luce riflessa della pietra di sinistra.


La correlazione tra i due simboli è dialettica, non sovrapponibile. Il simbolo di sinistra rappresenta il Mondo dell’Azione (Asiyah), il livello più denso della realtà, dove lo spirito è costretto a strutturarsi in venature e solchi come i fiumi che erodono la terra. Il simbolo di destra rappresenta il Mondo della Formazione (Yetzirah), dove gli archetipi si organizzano in schemi matematici, governati dal Sole (centro radiante) e dalla legge dell’Armonia. 

Insieme, essi disegnano il percorso iniziatico: l’uomo primordiale (Adam Kadmon) scende nella materia (sinistra) e vi percorre il labirinto della vita, per poi risalire (destra) attraverso la conoscenza delle leggi cicliche che ordinano il cosmo. Il ciclo astrale lunare è evidente a sinistra (serpentino, umido, mutevole), mentre il ciclo solare e la fissità delle stelle fisse sono evidenti a destra (direzionale, centro fisso, raggi in espansione). Le due immagini sono complementari come Luna e Sole, come Materia e Forma, come Caos e Logos.


Quanto ai nomi, Baunei (località della Sardegna dove sono stati rinvenuti archeologicamente petroglifi simili) rivela un’etimologia non univoca, ma riconducibile al protosardo o al latino. 

In chiave cabalistica, Baunei può essere letto come Ba- (particella di negazione o separazione) e Unei (dall’ebraico Ayin, occhio o fonte): “l’occhio che non vede”, ovvero il mistero che si nasconde alla vista superficiale, adatto alla pietra labirintica. 

Buga, invece, toponimo di origine precolombiana (Colombia), rimanda al termine Bug (luogo di culto, “el lugar del sol” in alcune lingue chibcha) o a Bogotá, antichissimo centro di osservazione astrale. 

In gematria, Buga (Bet-Vav-Gimel-Aleph) presenta un valore di 9, numero della gestazione e del Sole in quanto completamento del ciclo, mentre Baunei (Bet-Aleph-Vav-Nun-Yod) dà 72, numero legato ai 72 nomi di Dio e alle 72 stazioni del ciclo lunare.

72, che sommato da comunque un 9

L’analisi rivela una profonda sintonia strutturale tra i due simboli sebbene distanti geograficamente e cronologicamente. 

Entrambi agiscono come mandala della trasformazione, l’uno ctonio e centripeto (il labirinto di Baunei, che assorbe l’astro nella terra), l’altro solare e centrifugo (il sigillo di Buga, che irradia la terra verso il cielo). 

Non si tratta di una coincidenza accidentale, ma di una manifestazione di quegli universali archetipici della psiche umana che, nella loro lingua simbolica, traducono l’esperienza dei cicli astrali in tracce permanenti nella roccia e nel metallo, offrendo all’iniziato la mappa per ritrovare l’unità perduta tra l’Uno e il Molteplice, tra la notte della luna e il fulgore del sole.

Procediamo lungo un tracciato che non cerca la coincidenza fortuita, bensì la risonanza architettonica tra due luoghi che la geografia fisica separa ma che l’immaginario simbolico potrebbe unire. Il petroglifo di Baunei si trova in Sardegna, sul versante orientale del Supramonte, in una zona di calcare carsico che domina il Golfo di Orosei. 

Le sue coordinate approssimative si attestano attorno a 40°02’ di latitudine nord e 9°40’ di longitudine est. 

Il manufatto di Buga, invece, è stato rinvenuto in Colombia, nel dipartimento di Valle del Cauca, presso le coordinate 3°54’ di latitudine nord e 76°18’ di longitudine ovest. 

Due emisferi, due storie, due sistemi di coordinate che non incrociano mai un meridiano comune.


Eppure, se si abbandona la geografia terrestre e ci si abbandona alla speculazione archetipica e numerologica, emergono corrispondenze che sfidano l’apparenza. 

La prima, banale ma non trascurabile, riguarda la longitudine di Buga: 76°18’ ovest. Un osservatore che conosce il sistema delle misure temporali e astronomiche noterà che 76 è un multiplo di 4 e 19, e che 76°18’ è prossimo a 76,3 gradi. 

Ora, la longitudine di Baunei è 9°40’ est. 

La somma tra 9,66 (approssimazione decimale) e 76,3 dà 85,96, cifra che richiama impercettibilmente l’inclinazione dell’asse terrestre rispetto al piano orbitale (23,4°) moltiplicata per il numero 3,67, senza che questo emerga come una vera costante. La differenza oraria tra i due punti è di esattamente 5 ore e 40 minuti, e 5 è il numero della quinta essenza, 40 quello delle settimane di gestazione, ma anche delle notti del diluvio. 

Ancora, la latitudine di Baunei (40°02’ N) è quasi identica al complemento della latitudine di Buga: 90° – 3,9° = 86,1°, cifra lontana dal 40. 

Non c’è specularità matematica diretta.

La corrispondenza più sorprendente, se si vuole seguire il filo di un significato simbolico e non statistico, emerge quando si convertono le coordinate in gradi decimali. 

Baunei: 40,0333 N, 9,6667 E. 

Buga: 3,9 N, 76,3 O. 

Sommando le latitudini (40,0333 + 3,9) si ottiene 43,9333. 

Sottraendo la longitudine est di Baunei alla longitudine ovest di Buga (76,3 – 9,6667) si ha 66,6333. 

La somma di 43,9333 e 66,6333 è 110,5666. 

Questo valore non corrisponde a numeri sacri canonici, ma è interessante notare che 110 è la metà esatta di 220, e 220 appare in antiche tradizioni come il numero dei giorni del ciclo rituale maya (tzolkin), sebbene non sia applicabile qui. 

Più sottile è la relazione tra le latitudini: 

la latitudine di Baunei (40°) è esattamente la somma della latitudine di Buga (3,9°) e del numero 36,1, e 36 è il quadrato di 6, nonché il numero dei decani nella tradizione egizia e dei gradi di ogni segno zodiacale.

Se si leggono queste coordinate come espressioni di un grid geometrico planetario, si nota che il petroglifo sardo cade pressoché sulla linea del 40° parallelo, che in molti testi antichi e nelle tradizioni ermetiche è associato al limite del mondo conosciuto e a una fascia di potente energia tellurica. 

Buga, invece, giace quasi sull’equatore (3°9’ N), a meno di 400 chilometri dalla linea dell’equatore termico. 

Questa prossimità all’equatore la lega ai cicli solari più puri e al punto in cui il sole culmina allo zenith due volte all’anno. 

Baunei, invece, è una terra di luna e di mare, dove l’astro notturno domina i riflessi sul calcare, come ho scritto nel mio post di 3 anni fa 

Se poi si considerano le distanze angolari tra i due punti sulla sfera terrestre, il calcolo della rotta ortodromica dà circa 8.200 chilometri. 

Per una mente cabalistica che ama i numeri primi, 8.200 è 82 × 100, dove 82 è il doppio di 41, e 41 è il numero attribuito alla lettera ebraica Mem (acqua, profondità, caos). 

A questo punto, la risposta più onesta è che non esiste una corrispondenza geometrico-numerica precisa e misurabile tra le coordinate di Baunei e quelle di Buga. 

La loro relazione non è matematica ma archetipica: entrambe sono poste a latitudini che, in antichi sistemi simbolici, erano considerate “porte”. 

Baunei al confine tra il Mediterraneo e l’Atlantico, Buga al confine tra la regione andina e il bacino amazzonico. 

L’una incarna la luce riflessa dal labirinto del tempo lunare, l’altra il sole radiale della metallurgia sacra. 

La corrispondenza profonda non è nelle coordinate, ma nella funzione simbolica, perché entrambi i luoghi hanno prodotto un’immagine che cattura il moto astro-geometrico, e le loro posizioni sul globo segnano due estremi della stessa percezione umana del cielo, l’una a nord dell’equatore, l’altra quasi sul suo stesso ventre. 

Non si sommano, si contemplano.

Si integrano. 

La lettera Bet (ב) , in comune a Baunei e Buga, che in ebraico corrisponde alla lettera B, è la seconda lettera dell’alfabeto e la prima della Torah (Beresheet, "In principio"). 

In ambito cabalistico, essa rappresenta l’inizio della manifestazione, la casa (da bayit) e il ricettacolo della creazione. Bet è la lettera della dualità (perché due è il numero della separazione e della relazione) e della benedizione (berakhah).

Che sia Baunei che Buga inizino con la B non è, per la Cabala, un caso, ma un indizio di appartenenza a un medesimo archetipo formale. 

Entrambi i luoghi, sebbene distanti, nascono come case o recinti sacri (Bet come casa di Dio) che accolgono una rivelazione incisa nella pietra o nel metallo. Bet è anche la lettera che simboleggia il livello più basso della creazione (il Malkuth), la materia prima che accoglie l’influenza divina. Baunei e Buga, come toponimi che iniziano con Bet, dichiarano la loro natura di capitelli della materia, di punti della terra dove lo spirito si è posato per lasciare un’impronta.

A livello numerico, Bet vale 2. 

Due è il numero della diade: passivo/attivo, cielo/terra, Sole/Luna. In questo caso, i due petroglifi sono esattamente due modi di esprimere la stessa diade: Baunei (il labirinto lunare-ctonio) e Buga (il sigillo solare-radiale). Iniziare con la stessa lettera significa che essi sono due manifestazioni di una medesima radice, due volti della stessa lettera che si guardano da latitudini opposte. 

Bet è anche la lettera che, nella Merkavah (il Carro di Ezechiele), apre i cancelli della visione. 

Così, Baunei e Buga aprono due cancelli opposti, la grotta e l’oro, ma entrambi sono betim, case che custodiscono la Parola non scritta, incisa nella roccia e nel metallo.

La B non indica una coincidenza casuale, ma una appartenenza archetipica alla dimensione della costruzione, dell’origine e della duplicità creativa. 

Due luoghi, due simboli, una sola lettera, il principio del beyt che contiene ogni cosa.

Il neurone.

Uno umano, e uno tecnologico, la casa della parola non scritta, della memoria, delle interconnessioni.

Il carro di Ezechiele, che apre le porte della visione 


Tiziana Fenu

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