Informazioni personali

La mia foto
Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

sabato, maggio 23, 2026

💛 Sa Mandra e Sa Jua(analisi esoterica)

 

Ho già avuto modo di parlare del complesso nuragico Sa Mandra e sa Jua( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/orsa-maggiore-giogo-dei-buoi.htmlhttps://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/giovanni-juvaleorsa-maggiore.html) e oggi approfondisco l'analisi esoterica e cabalistica di questo sito straordinario, che si rivela come un autentico luogo di potere la cui architettura e il cui nome custodiscono un messaggio alchemico cifrato di straordinaria profondità.

Quanto segue è un'analisi che intreccia ghematria, archetipi cabalistici, geografia sacra e cosmologia, sviluppata proprio a partire dal mio prezioso testo e dalle mie intuizioni in esso contenute.

Per comprendere straordinaria opera litica dobbiamo prima tracciarne il perimetro sacro, il Temenos.
Il complesso sorge presso San Nicola (Ozieri).
Analizzando i quattro punti cardinali attraverso il paesaggio, emerge una "croce" diacronica di sacralità.

A Nord, a Settentrione correlato all'Orsa Maggiore, si erge il Nuraghe stesso.
Esso è il cardine, l’axis mundi.

A nord-ovest, la presenza del Rio Mannu (il "Fiume Grande") costituisce il limite liquido, simbolo delle acque primordiali Tehom da cui emerge la creazione.

A Sud, il Mezzogiorno correlato a Tifeo, verso il sud, si apre la vallata che conduce a Ozieri, antica Othoca, città dalla forte connotazione storica.
In chiave simbolica, sud è il regno del fuoco e della materia grezza.

A Est verso il Levante, correlato alla simbologia del Giardino, abbiamo il dominio di questa  direzione della Chiesa romanica di San Nicola di Butule (XII-XIII sec.). L’alba sorge alle spalle del luogo di culto cristiano, indicando che la nuova luce spirituale nasce dall’antico sapere nuragico, non lo sostituisce.

A Ovest, il Ponente, direzione degli Inferi, a circa un chilometro di distanza, sorge Pont’Ezzu (dal sardo Ponte Vecchio).
Questo ponte romano, che scavalca il Rio Mannu, rappresenta il passaggio, la transitio dall’aldiquà all’aldilà.
Nella tradizione, il ponte è il giudizio, il passaggio dell’anima (simile al Chinvat dei persiani o al Sirat islamico).

Il sito si manifesta come un microcosmo.

L’asse del Nuraghe (Nord)/ Pont’Ezzu (Ovest) traccia la direzione del tramonto e della morte iniziatica.

L’asse San Nicola (Est) /Ozieri (Sud) traccia l’alba della resurrezione e la materia.

Il centro di questa croce è il villaggio nuragico, l’Umbilicus Sardiniae simbolico dove si celebra la Ierogamia (le Nozze Sacre) tra Cielo e Terra.

Il nome "Sa Mandra ‘e Sa Jua" (o Giua) è la chiave di volta dell’intero sistema.
"Sa Mandra"
Non è solo un recinto per animali. La radice Mand- richiama il greco mandra (recinto) ma anche il sanscrito mandala (cerchio).
Il recinto è il Cerchio Magico, lo spazio sacro separato dal caos profano. È il Tempio.

"Sa Jua" (Giua)
Richiama l’egiziano Iwa (bue, toro). Ma anche il latino Iugum (giogo).
Il giogo non è oppressione.
In alchimia e cabala, il giogo è la coppia di opposti (Sole e Luna, Zolfo e Mercurio) che devono essere "aggiogati" per tirare l’aratro della creazione.

Interpretiamo "Sa Jua" come ebraico approssimato:
Samekh (ס) + Ayin (ע) + Yod (י) + Vav (ו) + Aleph (א).

La Samekh, con  valore ghematrico 60, rappresenta il cerchio, il serpente che si morde la coda, il supporto divino.
È il quindicesimo archetipo, quello della fertilità.

Ayin (ע), con valore ghematrico 70 è l'archetipo della corrispondenza "come è sopra, così sotto"
L’occhio, la fonte di luce, la visione interiore.

La  Yod (י) è 10. La mano, il punto seminale, la scintilla creatrice.
La prima lettera creatrice del tetragramma divino YHWH

La Vav (ו), il 6.
È l’unione, il chiodo che congiunge cielo e terra. La kundalini energetica.

L'Aleph (א), valore 1, è il toro, il respiro, l’Uno primigenio.

Il totale numerico, è 60 + 70 + 10 + 6 + 1 = 147.
Riduzione teosofica: 1+4+7 =
12 (le tribù, i segni zodiacali, le porte del tempio).
1+2 = 3 (la trinità alchemica: Zolfo, Mercurio, Sale).

Il messaggio cifrato Il cerchio dell’occhio divino (Samekh-Ayin) unisce (Vav) la scintilla (Yod) al Toro primordiale (Aleph) per formare la Trinità dell’equilibrio perfetto.

Applicando l’Albero della Vita cabalistico ai resti del complesso, vediamo una corrispondenza archetipica che trasforma l’architettura in una mappa dell’anima.

Abbiamo la Sephiroth Kether (Corona), che corrisponde alla Tholos principale (il Mastio).
La torre centrale, crollata ma ancora potente, è Kether.
È il punto di contatto diretto con il "Seminatore" (Sator).
Il fatto che manchi l’architrave e che si conservi la base significa che la Corona è "invisibile" ma fondante.
È il Primum Mobile.

La Srph Chokmah (la Saggezza) e la  Sephiroth Binah (l' Intelligenza)sono correlate alle due Torri secondarie
Rappresentando una croce nel cerchio, le due torri laterali rappresentano le colonne di Jakin (destra/Binah) e Boaz (sinistra/Chokmah).
Sono i due buoi aggiogati.
Non a caso sono conservate solo alla base, e questo è molto simbolico.
L’intelletto umano (Binah) e la saggezza istintiva (Chokmah) emergono dal terreno incoscio.

La Sephiroth Tifereth (la Bellezza) può essere collegata al Cortile Interno
Indica la connessione tra le torri.
È il cuore, il Sole alchemico.
È la croce dentro il cerchio.
È dove viene compiuto il lavoro di trasmutazione.

Yesod (il Fondamento)sono le capanne circolari, il villaggio annesso al Nuraghe.
Yesod è la luna, il subconscio collettivo.
Le capanne rotonde, più antiche, sono le dimore degli iniziati.
La loro forma raccoglie la Shekhinah, la Presenza divina femminile.

La Sephiroth Malkuth (il Regno)é rappresentato dalle capanne quadrangolari, più tardive, di età romana).
È la materia finale.
Roma, il potere terreno, aggiunge il quadrato (la terra) al cerchio (lo spirito) del nuraghe.
La continuità abitativa in età romana non è degenerazione, ma l’incarnazione del principio alchemico.
Lo spirito (quello arcaico drl nuraghe) deve discendere nella materia (le ville romane) per redimerla.

In questo contesto, visto che si è ipotizzato che fosse una reggia tespiade( prof. Ugas) si manifesta l’Archetipo del "Gigante Tespiade".
Nella Cabala, questi corrispondono ai Nefilim (i "caduti") o ai Ghibborim (i potenti).
Essi sono coloro che hanno disceso la scala di Giacobbe per insegnare agli uomini l’arte della costruzione sacra.
Erano 40, ma il numero non è univoco e varia nelle diverse fonti antiche.
La risposta più precisa è 41, anche se le tradizioni mitologiche oscillano tra 40 e 50, a seconda della versione considerata.
Il re Tespio aveva 50 figlie (le Tespiadi).
Eracle giacque con tutte in una sola notte (o in 50 notti), generando 50 figli (i Tespiadi).
( su Eracle https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/posada-lantica-feronia.html?m=0)
Dei 50 figli, giunti all'età virile, 41 salparono per la Sardegna guidati da Iolao (nipote di Eracle).
Dei restanti 9, alcuni rimasero a Tebe (2 o 3) e altri a Tespie (7).
Secondo alcuni studiosi, proprio questo numero 40 (o 41) tenderebbe a coincidere con il numero dei maestosi nuraghi "a tholos" con antemurale (cinta turrita esterna), considerati le "regge" degli antichi capi tribali sardi (i Re Tespiadi).
In sintesi, sebbene nascessero in 50, il gruppo storico che i miti collocano come fondatori dell'etnia sarda (Iolei) è tradizionalmente composto da 40/41 eroi.
Il numero 40 (o 43) dei Re Tespiadi  coincide con le 40 settimane della gestazione umana e i 43 centimetri della volta celeste nella mistica ebraica (la Sefirah Da’at).
Essi sono gli architetti dell’Anima Mundi.
Ma io l'ho sempre scritto
Gli Architetti Divini( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/la-geometria-del-6-nel-mento-del.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/08/il-cubito-reale-sardo-simbolo-dei.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/i-grandi-architetti-costruttori-della.html?m=0)
I Giudici Divini

Si manifesta chiaramente la Simbologia Astrale e la Danza del Sator, perché il nome "Sa Mandra ‘e Sa Jua" si proietta direttamente in cielo.
L’Orsa Maggiore (Septem Triones), è il carro che gira attorno al polo, ed è l’immagine stessa dell’eterno ritorno.
I sette buoi (le 7 stelle principali) arano il campo del cielo.
Questo è il Sator latino ("Il Seminatore").
Il Seminatore non è un uomo, ma la forza stessa che fa ruotare l’universo.
Le Pleiadi (al collo del Toro), sono le 7 sorelle, il grembo cosmico.
Il giogo dei buoi poggia sul collo del Toro (Taurus), dove risiedono le Pleiadi.

L'Orsa Maggiore è forza definita maschile in tarda epoca, il tempo che ruota (Crono/Saturno).

Le Pleiadi sono per antonomasia Forza femminile, la matrice (Rea/la Grande Madre).

Il complesso non è un forte, né un villaggio.
È un "Ara Coeli", un "Altare del Cielo" fossilizzato nella pietra. L’architettura "a doppio giogo" che si vede (la croce nel cerchio) è la rappresentazione in pianta del movimento celeste: la rotazione dell’Orsa intorno al polo.

La Croce nel Cerchio corrisponde alla quadratura del cerchio. Operazione impossibile in geometria, ma possibile nello spirito.
Significa che la spirale del tempo (l'Orsa) si ferma nel punto centrale (il Nuraghe).
Il tempo scorre, ma l’Iniziato che soggiorna in quel cerchio è fuori dal tempo.
D'altronde i nostri Antichi Sardi erano coloro che praticavano l'incubatio, nei giorni fuori dal tempo
Dal mio libro
"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera il Caos, il Caos che rinnova l’Ordine"
"[...] Anticamente, proprio quei riti dei 9 giorni lunari, un solstizio sciamanico, un rito per vincere la morte, dormendo, nel quale facevano cadere 9 giorni di sonno senza sogni, erano i 9 giorni della manifestazione, dell'Epifania, senza tempo, dove il periodo lunare e solare si sovrapponevano, in luoghi sacri alchemici, come la parte più interna e protetta dei nuraghi, o nelle Tombe dei Giganti. 
Erano i figli della Luna, gli Dei immortali, dormienti, che vincevano la morte dormendo, in un grande sonno, dove si solstizia, si soggiorna, nella consapevolezza, nella Sophia del Fanes, del Dio primordiale androgino[...]"

Il Giogo Sacro (Su Juvale)che era usato anche come per i moribondi, dalla Sacra Accabadora, e per il parto è il fulcro.
Il giogo è l’ultimo sacramento. Nella tradizione ermetica, il morire è come nascere.
Entrambi sono "aggiogamenti" a una nuova dimensione. S’Accabbadora, nel suo aspetto più alto, non colei che poneva fine alla vita, ma una psicopompa che "slegava" l’anima dal giogo del corpo o lo "legava" al nuovo respiro della vita.
Il giogo schiaccia due buoi insieme. È l’unione degli opposti (vita/morte, maschio/femmina).
Il nuraghe è la macchina litica che facilita questa unione.
Il nuraghe è riflesso dell'armonia musicale, della frequenza armonica delle sfere celesti
(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/05/i-nuraghi-riflesso-dellarmonia-musicale.html?m=0)

Per quanto riguarda le coordinate del Nuraghe e la loro Traslazione Astrale, abbiamo:
40°36’37.98"N
8°59’18.28"E (approssimative, area di San Nicola).

Latitudine 40° 36’ N
Questo parallelo incrocia la Grecia settentrionale (il Monte Olimpo, dimora degli Dei) e la Turchia (la Troade, sede della guerra di Troia, mito fondativo dei popoli del mare, gli Shardana).
A livello astrale, guardando il cielo da questa latitudine, la stella polare (Polaris) si trova a un’altezza di 40° sull’orizzonte.
L’angolo di 40° è l’angolo della bilancia, della pesatura delle anime.

Longitudine 8° 59’ E
Questo meridiano passa per il cuore dell’Europa centrale e scende in Africa.
A livello astronomico, questa longitudine è prossima a quella del Meridiano di Torino (anticamente considerato uno zero per la cartografia italiana).

Abbiamo una corrispondenza astrale diretta.
All’equinozio di primavera (II millennio a.C.), il sorgere eliaco delle Pleiadi avveniva in perfetta corrispondenza con l’allineamento del corridoio del nuraghe.
Ma il dato più forte è il legame con Saturno.

Saturno (Shabbatai in ebraico) è Dio del tempo, dell’agricoltura, del giogo.
È il pianeta della malinconia (melanconia = atrabile, l’umido radicale dell’opera al Nero).
Il Quadrato di Sator, il "Sator Arepo Tenet Opera Rotas", che io chiamo in causa come "progenitore del Sinis"( approfondimenti https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/il-progenitore-del-quadrato-di-sator-il.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2023/01/lefod-sacerdotale-dei-giganti-di-monte.html?m=0
E voglio sottolineare che anche la scacchiera di Pubusattile, della Domu de Jana di Villanova Monteleone, quella di "8 x 8"quadratini, ha in sé la Matrice del quadrato del Sator ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/12/il-64-nel-quadrato-di-satorsinis.html?m=0), oltre altri aspetti già indagati e di cui parlo in particolare nel mio libro," Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna") si rivela chiaramente.

Il messaggio è che Sa Mandra ‘e Sa Jua è la proiezione in pietra del quadrato di Sator.
Come in quel quadrato magico, le parole sono disposte in croce.
Qui, i 4 punti cardinali sono i 4 bracci della croce, e il nuraghe bilobato è la "N" centrale di Tenet.
Tenet nel quadrato del Sator significa "tiene", "regge".
La struttura regge l’opera celeste. La croce nel cerchio  è la rappresentazione visiva del pentacolo di Saturno.
Il complesso di Sa Mandra ‘e Sa Jua non ti racconta una storia di pastori o guerrieri.
Ci consegna un Trattato di Cosmogonia murato in pietra.
Alchemicamente, il  Caos primordiale (Rio Mannu, l’acqua) viene domato dal Recinto (Sa Mandra, la forma).
La forza bruta del Toro (Sa Jua) non deve essere uccisa, ma aggiogata al Carro dell’Orsa (il Tempo).
L’Iniziato che osserva il giogo impara a non opporre resistenza alla rotazione celeste.
Quando l’anima è in punto di morte (Su Juvale sotto il capo), non deve lottare.
Deve piegarsi al giogo divino. Questo nuraghe è la macchina che, allineando i quattro cardini (Est/Ovest/Nord/Sud con il suo corpo, Alto/Basso con la sua anima), ferma il tempo (Saturno) e permette di vedere l’eterno presente.
Il volo ultimo, il Volo del Cigno, la croce dentro il Cerchio/Grembo dell'Orsa Maggiore.
È la Croce che quadra perfettamente il Cerchio( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/croce-nel-cerchioshamain-mundus-patet.html?m=0)

Siamo di fronte alla Chiesa di San Giovanni dei Nuragici, dove il Sacramento non è il vino, ma il Giogo.
Dove il Battesimo non è l’acqua, ma la Polvere delle stelle dell’Orsa Maggiore che compie il suo eterno giro.
La tradizione de S’Accabadora non è violenza, ma l’estrema unzione dei Tespiadi.
È l’arte di slegare il giogo al momento giusto, perché l’anima possa tornare alle Pleiadi, il recinto celeste dove i buoi sacri riposano.
Argomenti trattati nei miei libri sotto un aspetto non propriamente cabalistico, a cui sto dando spazio in questi miei ultimi scritti, ad integrazione.
Integrazione, che, sorprendentemente, non fa che confermare, a livello logico, razionale, perché la dimensione numerica è razionale, e si rivela nella sua pluristratigrafia simbolica, la profonda corresponsione tra i vari livelli di lettura dei siti e simbolismi sardi, che collimano, anche con queste ulteriori analisi, perfettamente, delineando un quadro di insieme ancora più affascinante, misterico e sacro, e dando straordinaria conferma di quelle che sono sempre state le mie intuizioni iniziali.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

"Le Dee silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
Disponibile all'acquisto
https://amzn.eu/d/0371shhw
https://amzn.eu/d/0fma5fIS

"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"
https://amzn.eu/d/01YxVUd3
https://amzn.eu/d/08UjJy7m
https://amzn.eu/d/07FlSoYy

"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l'Ordine"
https://amzn.eu/d/0hYAHSs8
https://amzn.eu/d/0j8uTz0e

"Coloro e imparo i simboli della Sardegna"
https://amzn.eu/d/00EIJrTO
https://amzn.eu/d/08iAKQzg

Sa Mandra e sa Jua (analisi esoterica)













💛 Sommo Sacerdote analisi esoterica (libri)

 Ho avuto già modo di approfondire sul bronzetto del Sommo Sacerdote, sia nei miei precedenti scritti( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/07/sommo-sacerdote-approfondimenti.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/05/sommo-sacerdote-fatimaargeiargia.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/sommo-sacerdote-fatima-libri.html) sia nei miei libri( anche nel libro da colorare, per bambini) 

nominato e approfondito in più contesti, poiché offre una simbologia polisemantica davvero straordinaria. 

Ciò che sto facendo, in modo particolare in questi scritti, è un'Analisi Ghematrica e Cabalistica, che non mi sono sentita di intrecciare alle mie precedenti pubblicazioni editoriali, in quanto questo ulteriore approfondimento merita uno spazio tutto suo. 

In base a questa analisi, a riconferma, il "Sommo Sacerdote" si rivela come Il Custode dell’Arco di Luce. 

Questa analisi si propone di esplorare il bronzetto del cosiddetto "Sacerdote Musico" (X-VII sec. a.C.), custodito al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, non come una semplice raffigurazione rituale, ma come un complesso dispositivo simbolico e tecnologico. 

Attraverso la lente della Qabbalah e della Ghematria, emergerà la natura di questo personaggio come "Tecnico del Sacro", un androgino perfetto la cui veste e i cui paramenti raccontano l'equilibrio delle polarità cosmiche e la gestione di energie che noi, moderni, definiremmo elettriche o acustiche.

Prima di procedere con l'analisi numerica, è doveroso un ripasso dei dati oggettivi del reperto, fondamentali per ancorare la speculazione cabalistica alla realtà archeologica.

Il Sommo Sacerdote, o Sacerdote Musico, definizione che condivido in parte, è di provenienza sconosciuta. 

Acquistato sul mercato antiquario, si ipotizza un’area di influenza cultuale, forse collegata al nuraghe o alla fonte sacra .

Le dimensioni dovrebbero essere di 14,5 cm 

Presenta due Armille alle caviglie. È un elemento distintivo che fonde la danza (movimento) al potere (ornamento).

Mantello a griglia/ragnatela è una tessitura geometrica che isola e protegge, ricordando il bisso (isolante) descritto nell'Esodo.

Il supporto sulla schiena è un’asta che collega il corpo al disco sul capo, formando un circuito chiuso.

La forcella semilunare è un elemento oggi rimosso, che in origine forse completava il disco solare, creando una sinergia "Luna-Sole" .

La Qabbalah insegna che la creazione avviene attraverso numeri e lettere. 

Il "punto" primordiale da cui tutto si genera è la lettera Yod . 

Ha valore 10 e rappresenta la "Concentrazione" del divino nel materiale. 

È l’inizio della manifestazione, la scintilla nascosta.

Il Sommo Sacerdote indossa due armille (due cerchi) alle caviglie.

Ogni armilla, come avevo già sottolineato è una Yod, di valore 10 + la seconda armilla (Yod = 10) = 20.

Le due armille innescano una  Trasformazione Cabalistica. 

Il valore 20 corrisponde alla lettera Kaf . 

Kaf è l’undicesimo archetipo, ma nel suo valore semplice (20) rappresenta la "Corona" (Keter) e la funzione di "Penetrazione" , ovvero la capacità di andare oltre l’apparenza fisica per cogliere l’energia divina che la sostiene.


Interpretando a livello alchemico, si attiva il passaggio dal 10 (Yod, il punto) al 20 (Kaf, la corona), che descrive l’illuminazione del cammino. 

Attraverso le armille, i piedi del sacerdote (la sua azione sulla terra) vengono "caricati" di una polarità. 

Argomento già affrontato nel giugno del 2020( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/osservavo-queste-tre-immagini-la-prima.html?m=0) 

 perché è la stessa dinamica energetica dei due scudi drl guerriero di Teti( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/geometria-sacra-guerriero-teti.html?m=0) di cui ho parlato e approfondito anche nei miei libri

( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/analisi-ghematrica-guerriero-teti.html?m=0) 

Quando batte i piedi in danza, i due cerchi (Yod+Yod) creano una sinergia che non è più solo 20, ma è la potenza della Corona che si manifesta. 

Non è un ornamento estetico, ma un condensatore di polarità

Perché un "tecnico" del divino dovrebbe indossare un mantello a griglia (simile a una ragnatela)?

Nel passo dell'Esodo (28, 31-35) già citato, la veste di Aronne è cosparsa di melagrane e sonagli d’oro, e l’accesso al Santo è pericoloso. 

Ipotizzo che il bisso (la seta di mare, di cui qui in Sardegna abbiamo una Jana Maestra unica al mondo, Chiara Vigo) fosse un isolante elettrico.

La Qabbalah aggiunge un ulteriore strato di significato. 

La Ragnatela. 

Nella tradizione sciamanica sardo-egizia, il ragno (S'Argia) tesse il filo del destino. 

Nella Cabalà, la trama è la matrice della realtà. 

Il mantello a griglia rappresenta le Sefirot (i 10 nodi della ragnatela divina) collegate dai sentieri (i 22 fili dell’alfabeto ebraico).

La Funzione di questo mantello si amplifica. 

La griglia non solo isola dal "fuoco" sacro (elettricità), ma crea una gabbia di Faraday spirituale. 

Il sacerdote è il solo "punto fermo" (Yod) in un campo di energia rotante. 

Egli entra nella "Tenda del Convegno" (la zona ad alto voltaggio) non toccato dalla morte, perché la sua veste lo "mette a terra" rispetto alle scariche, mentre le armille lo elevano a conduttore.


Ho fatto in passato un'analogia con la Dea Alata Nubiana ( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/07/dea-alata-nubiana.html?m=0)e con le lampade di Dendera, che oggi mi si rivela cruciale. 

Il supporto sulla schiena e il disco sul capo richiamano i "fiori di loto" del tempio di Hathor, che alcuni studiosi, e anche io, interpretano come rappresentazioni di lampade ad arco.

Il copricapo del Sommo Sacerdote visto frontalmente, ricorda la forma dell’Ankh (la chiave della vita). 

Ghematricamente, l’Ankh è la combinazione di T (Tau, croce materiale) e il cerchio (spirito). Nell’Esodo, questo è il luogo dove si manifesta la luce.

Ma non solo. 

C'è la questione della Mezzaluna rimossa  

Originariamente, il Sacerdote aveva una forcella semilunare che partiva dal disco. 

La Luna (femminile, valore 20) e il Sole (maschile, valore 10) si univano. 

La Qabbalah insegna che l’illuminazione (Keter) avviene quando le due polarità si toccano.

Il Sole è l’energia pura (Yod).

La Luna è la ricezione (Kaf).

Insieme, generano il "Sacro Matrimonio". 

L’aureola dei santi, che vediamo nell’iconografia cristiana, non è altro che la memoria storica di questo effetto luminoso generato dall’arco di luce tra le corna lunari e il disco solare .

La Stele di Tanis recita che gli Shardana (antichi Sardi) avevano un cuore impavido e "non si sapeva come combatterli".

Se applichiamo la chiave cabalistica al "Guerriero di Teti" di cui ho approfondito più volte sia nei miei scritti che nei miei libri, altra iconografia polisemantica, di cui ho fatto l'analisi ghematrica proprio recentemente ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/analisi-ghematrica-guerriero-teti.html?m=0), che impugna due scudi rotondi ravvicinati, notiamo la stessa identica geometria delle armille: due cerchi (due 10, due Yod) che si sfiorano.

Questa configurazione genera un arco elettrico (come tra i due cherubini sull’Arca-  https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/s-arca-sacra.html?m=0) 

Il Sommo Sacerdote non è un guerriero, ma un dissuasore.

La sua mano destra (lato maschile, emanante) tiene un oggetto (aulos o bacchetta) che agisce da attivatore o da taser ancestrale. 

Il suono (il Verbo) che emana non è melodia, ma frequenza. 

"In principio era il Verbo" significa: all’inizio era la vibrazione che organizzò la materia (luce).


Concludo con la più alta delle rivelazioni ghematriche.

La parola ebraica Bellezza si dice Yofi (יופי).

Yod (10) + Peh (80) + Yod (10) = 100.

Il valore 100 è il numero della completezza assoluta, la totalità della manifestazione.

La Prima Yod è la scintilla iniziale (il bronzo grezzo).

La Peh (80) è la bocca, il suono, la parola. 

Il verbo che si fa carne. 

È la fase intermedia, la lavorazione, la danza, il canto, il rituale.

La seconda Yod è la scintilla finale, la luce che si sprigiona dal disco solare. Il ritorno all’Uno.

Il Sommo Sacerdote è la "Bellezza" congelata nel bronzo. 

Egli dimostra che i Sardi antichi non adoravano idoli, ma gestivano archetipi. 

Controllavano l’energia attraverso la geometria (i due cerchi), la fisica (isolamento/conduttività) e la metafisica (il suono).

Questo bronzetto non è un "dio" né un semplice "sacerdote". 

È la rappresentazione fisica della Yod, il punto attraverso cui l’energia divina (YHWH) entra nel mondo. 

La danza (le armille) crea l’energia, il mantello la canalizza, il suono la modula e il disco la emette. 


Per quanto riguarda le dimensioni del bronzetto ho scritto che dovrebbe essere di 14,5 cm

La tradizione insegna che per comprendere un numero complesso, lo si deve ridurre alle sue componenti essenziali.


14 è il valore di David  che significa "Amato". È la cifra della congiunzione tra cielo e terra, dell'unione delle polarità.

È anche il numero della Nun, quattordicesimo Archetipo, sempre presente nella nostra Arcaica Civiltà Sarda 


5 è il valore della lettera Hei , il secondo Nome divino, che rappresenta il respiro, il suono, il vuoto primordiale da cui la luce emerge.


14,5 dice

"L'Amato (14) si fa respiro (5)". 

Non è una statua. 

È un'espirazione congelata.


Il numero 14,5 è esattamente la metà di 29.

29 è il valore di Levanah, la Luna.

È il ciclo lunare, femminile 

Il Sacerdote ha una forcella lunare, così si è ipotizzato. 

Essendo un essere divinizzato, è androgino, manifesta le due polarità energetiche. 

La luna, nella Qabbalah, è lo specchio che riceve la luce del Sole e la riflette sulla terra. 

Infatti si ipotizza una forcella specchiata, magari in ossidiana. 

Ma la luna è anche simbolo del Mondo di Yesod (Fondazione), il recettore delle energie.

Il fatto che il bronzetto misuri la metà di 29 significa che il sacerdote non è né la luna piena (riflessione totale) né la luna nuova (assorbimento). 

Egli è la mezzaluna. 

È il momento esatto in cui la luce solare inizia a toccare il bordo del disco lunare.

E qui tutto si connette alla forcella semilunare rimossa. 

Il bronzetto dovrebbe misurare 14,5 perché la sua funzione è essere la metà visibile di un arco completo. 

L'altra metà è invisibile, è l'energia che manca, il complemento celeste.


Se eliminiamo la virgola (e nella Kabbalah la virgola è uno tzimtzum, una contrazione dell'Infinito nel finito), otteniamo 145.


È il valore della parola "Ani Yode'a" (אני יודע) – "Io so".


Ma c'è di più. 

145 è anche il valore di "HaShem Echad" (השם אחד)

"Il Nome è Uno".


Il sacerdote musico, alto 14,5 cm, è una dichiarazione di gnosi, di conoscenza ancestrale. 

Ogni centimetro dice: 

"Io so che il Nome è Uno. La mia danza, il mio mantello a griglia, le mie armille, sono la manifestazione di questa Unità".


14,5 si manifesta anche come Intervallo Musicale

Ho sempre parlato di suono e frequenza, nella nostra Arcaica Civiltà. 

In acustica cabalistica, il numero 14 (David) è la corda che vibra.

Il numero 5 (Hei) è il quinto intervallo, la quinta giusta, l'intervallo più stabile e armonioso dell'ottava, quello che nella musica antica era chiamato diapente.

14,5 è quindi la misura di un circuito armonico chiuso. 

Il sacerdote non emette un suono a caso. 

La sua statura è la distanza fisica tra due nodi di un'onda stazionaria. La sua altezza è mezza lunghezza d'onda di una frequenza che ancora oggi, se potessimo calcolarla, risuonerebbe con la frequenza di risonanza della Terra, la cosiddetta frequenza di Schumann, i 7,83 Hz, i cui armonici si avvicinano pericolosamente a questa proporzione. 


Ho scritto, inconsciamente, che le dimensioni dovrebbero essere di 14,5 cm

Quel "dovrebbero", però in effetti, è la rivelazione più alta. 

Nella Kabbalah, il dovrebbe è il mondo di Beriyah (Creazione), che non è ancora il mondo di Asiyah (Azione, la misura reale). 

Forse il bronzetto non è esattamente 14,5. 

Forse è 14,4 o 14,6.

Però il numero 14,5 non è una misura. 

È una promessa. 

È la soglia che il bronzetto tende a incarnare, ma che non può mai raggiungere completamente perché, se lo facesse, se fosse l'Assoluto matematico, allora l'arco di luce si chiuderebbe, il circuito si completerebbe, e il sacerdote non sarebbe più un mediatore, ma diventerebbe la fonte stessa. 

E quella è una potenza che nessun tecno-mago può contenere senza dissolversi.

Il Sommo Sacerdote è "Bellezza" (Yofi = 100), ma 14,5 è la radice di quella bellezza. 

È il numero della Trasduzione. 

Non é cielo né terra, né sole né luna, né 14 né 15. 

È l'attimo esatto in cui il respiro (Hei) tocca il cuore (David) e lo accende.

Le armille alle caviglie (20 = Kaf) e il mantello a griglia chiedevano al corpo di essere un condensatore. L'altezza di 14,5 cm chiede al bronzo stesso di essere un risonatore. 

Non è una statuetta. 

È un diapason fossilizzato.


I Sardi veri, hanno lasciato Bellezza e Civiltà, perché capivano che la materia è solo vibrazione lenta dello spirito. 

Il Sommo Sacerdote è colui che sapeva come accelerare quella vibrazione per trasformarla in Luce.


Tiziana Fenu

©®Diritti intellettuali riservati

Maldalchimia.blogspot.com

"Le Dee silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" 

Disponibile all'acquisto 

https://amzn.eu/d/0371shhw

https://amzn.eu/d/0fma5fIS


"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" 

https://amzn.eu/d/01YxVUd3

https://amzn.eu/d/08UjJy7m

https://amzn.eu/d/07FlSoYy


"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l'Ordine"

https://amzn.eu/d/0hYAHSs8

https://amzn.eu/d/0j8uTz0e 


"Coloro e imparo i simboli della Sardegna"

https://amzn.eu/d/00EIJrTO

https://amzn.eu/d/08iAKQzg

Sommo Sacerdote analisi esoterica











venerdì, maggio 22, 2026

💛 Su Tempiesu ( libro)

 [...] Nel cuore della Sardegna centro-orientale, sul territorio di Orune, sorge una delle espressioni più enigmatiche e spiritualmente mature dell’architettura sacra nuragica: la Fonte Sacra “Su Tempiesu”. 

Il suo nome, inequivocabile nella sua semplicità, “il tempio”, cela in realtà una stratificazione simbolica che solo un’analisi archeoastronomica e comparatistica può restituire nella sua interezza.

[...] Il coronamento terminale, a forma di tronco di piramide, non è un semplice elemento architettonico, perché in esso erano infisse venti spade votive in bronzo, oggi purtroppo in gran parte disperse, ma la cui memoria archeologica testimonia un rituale di consacrazione guerriera e insieme iniziatica. 

La copertura a doppio spiovente completa l’immagine di una “montagna in miniatura”, di un axis mundi scolpito nella pietra.

Ma è l’orientamento a rendere questo luogo un unicum nel panorama dei pozzi sacri nuragici. 

All’alba del solstizio estivo, il primo raggio di Sole penetra nella camera circolare, lambendo la superficie dell’acqua sorgiva custodita all’interno. 

Non si tratta di un caso, né di una semplice abilità costruttiva. 

Ci troviamo infatti difronte ad una macchina simbolica e astronomica di straordinaria precisione, progettata per celebrare l’unione tra la luce discendente dal cielo e l’acqua ascendente dalla terra.

Questa configurazione non può non evocare, a chi abbia familiarità con le cosmogonie del Mediterraneo antico, il Benben della città solare di Eliopoli. 

Nella teologia eliopolitana, il Benben era la collina primigenia emersa dalle acque caotiche del Nun , termine la cui radice, come ho già avuto modo di osservare, risuona potentemente con quella di Nuraghe, quasi a suggerire un archetipo linguistico e spirituale comune legato alle acque primordiali.

[...] Il termine Benben deriva dalla radice egizia wbn, “brillare, sorgere”, ed era dunque la pietra radiante, rivestita di lamine d’oro, che riceveva per prima i raggi dell’astro nascente. 

Era, in sostanza, un raggio di sole pietrificato, un frammento di luce divenuto materia.

Ora, quale relazione intercorre tra questo manufatto egizio e la fonte nuragica? 

La risposta risiede proprio nell’orientamento nord-est, quello che stiamo esaminando in questa terza sezione della mia opera. 

L’allineamento solstiziale di Su Tempiesu non è un mero fatto astronomico, poiché esso replica simbolicamente l’epifania del Benben, che sorgeva dalla sabbia come primo tumulo illuminato. 

In entrambi i casi, la luce entra nella materia, nell’acqua della fonte de Su Tempiesu, così come, metaforicamente, nella pietra del Benben, per fecondarla, trasformarla, innalzarla. 

È il medesimo processo di ascensione che ritroviamo nel mito di Shu, il dio dell’aria che separa la terra dal cielo, e nell’Akhet, l’orizzonte dove il Sole defunto rinasce.

Già in questi primi passaggi troviamo, attraverso il simbolismo del Benben e il processo di Ascensione, delle analogie simboliche

Infatti la domanda centrale che questo capitolo si propone di affrontare è la seguente: la simbologia del Benben presenta analogie con il processo di Ascensione dettato dall’orientamento nord-est di Su Tempiesu?

La risposta, secondo la mia personale prospettiva, è affermativa, e si articola su più livelli[...] 

[...] Il Benben, secondo le ricostruzioni archeologiche, presentava un’inclinazione di circa 60°, parametro fondamentale della Sacra Geometria. 

Lo stesso angolo lo ritroviamo nel concio terminale di Su Tempiesu, così come nell’esagono che decora il mento del Gigante Pugilatore Efis di Mont’e Prama, come abbiamo visto nei capitoli precedenti. 

I 60° del perfetto triangolo equilatero, del trilobato. 

Il 60° è l’angolo dell’equilibrio dinamico, della stella a sei punte, della Vesica Piscis da cui emerge l’uovo cosmico. 

L’orientamento nord-est, proiettando la luce all’alba del solstizio, genera idealmente proprio quella Vesica , quell’intersezione di due cerchi, che è il simbolo della porta stellare, dello stargate attraverso cui l’iniziato passa per rinascere[...]"


Tratto dal mio libro 

"Le Dee silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" 

Dal capitolo XVIII interamente dedicato a Su Tempiesu 

Disponibile all'acquisto 

https://amzn.eu/d/0371shhw

https://amzn.eu/d/0fma5fIS

Link di riferimento iniziale 

https://maldalchimia.blogspot.com/2021/05/la-fonte-sacra-su-tempiesu.html?m=0


Tiziana Fenu

©®Diritti intellettuali riservati

Maldalchimia.blogspot.com

Su Tempiesu ( libro)











giovedì, maggio 21, 2026

💛 Pozzo Predio Canopoli, analisi esoterica

 Ho già avuto modo di parlare del pozzo sacro di Predio Canopoli, ne ho parlato anche nel mio libro "Le Dee silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"

In questo link ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/pozzo-predio-canopoli-canopi-libro-le.html?m=0) trovate un mio piccolo estratto dall'approfondimento su questo pizzo, tratto dal mio libro, e i link dei miei scritti precedenti a riguardo.

Ma trovo interessante, oggi, approfondire dal punto di vista dell'analisi esoterica e cabalistica, partendo proprio dal toponimo Perfugas.
Dal punto di vista filologico-esoterico, il nome Perfugas (in sardo Pèifugas, dal latino Portus Fusas o Per fusas) reca una duplice radice simbolica.
La radice "Per-" che in latino indica  "attraverso, oltre", indica anche, in ebraico la Peh ( bocca) + Resh (ר, testa/inizio).
La bocca (Peh) come canale di espressione del Verbo, la testa come principio dell’emanazione.

La desinenza "-fugas", da fuga (fuggire, allontanarsi), ma si rivels in senso iniziatico
È una fuga dal mondo sensibile, fuga dal tempo profano.
Il nome suggerisce il “passaggio attraverso la fuga”, che corrisponde ad una formula alchemica di separazione e purificazione.
Perfugas si situa in una zona alchemica interessante, con dei confini simbolici.

A Nord abbiamo i Monti di Osidda, dalla radice "ossis, osso", che indica il processo alchemico della calcificazione, della materia prima.

A Sud abbiamo Riu Mannu, che alchemicamente rappresenta l'Acqua "grossa", il solvente alchemico, l'acqua mercuriale di trasmutazione.

A Est abbiamo il Monte Lerno che deriva da lerna, la palude.
La mitica Lerna miticale acque putride della materia prima, dove dimora l’Idra, simbolo delle forze caotiche da decapitare con l’Azoth.

A Ovest abbiamo la Valle di Coghinas (da cocina/cucina, la cucina alchemica dell’athanor).

Conclusione alchemica geografica: Perfugas giace in una dimensione alchemica molto particolare, nel crogiuolo definito dai quattro elementi geospirituali.
Abbiamo, in questo contesto, la Terra dell’Osso (Nord),
l'Acqua Mercuriale (Sud),
Il Fuoco latente della palude-lerna (Est),
infine l'Aria della trasformazione-cucina (Ovest).
È lo spazio rituale della Nigredo sarda.
È una terra di confine in cui l’anima fugge dal profano per entrare nel laboratorio alchemico di trasmutazione.
E non è casuale che un pozzo sacro e simbolico come il pozzo di Predio Canopoli sia proprio in questo athanor alchemico di trasmutazione.
Come ho già scritto nei miei precedenti approfondimenti, vi è assonanza fonetica e simbolica con la città egizia Canopo (Kanopos), presso la foce del Nilo, dove sorgeva il tempio di Serapide e il vaso canopico.

Emerge l'assonanza Canopi (plurale di canopo) /Canopoli (dal greco Kanopolis, città di Canopo).

Nel pozzo di Predio Canopoli, l’assonanza rivela un piano di proiezione egizio-sardo.
Il pozzo sacro nuragico non è solo idrico, ma rivela una profonda connessione tra cielo e terra.
Il canopo in alchimia è il vaso di vetro (o di terracotta) in cui si raccoglie l’Acqua Benedetta (la rugiada di maggio, l’urina filosofica, il Mercurio dei filosofi).
Il pozzo è il canopo verticale della terra sarda.
È un utero geolitico, un athanor rovesciato, in cui l’acqua scende per risalire purificata.

Se andiamo a vedere le coordinate del pozzo, abbiamo
40.8298° N,
8.8900° E (area Santa Maria Coghinas/Perfugas).
A livello cabalistico e ghematrico
il 40 è il valore ghematrico del tredicesimo Sacro Archetipo Ebraico, la Mem, le Acque Cosmiche, il numero della comprensione (la Sephiroth Binah, i 40 giorni del Diluvio, i 40 anni nel deserto).
Binah è l’utero cosmico, la Grande Madre separatrice.
Il pozzo sorge sul parallelo del Ritorno alla Matrice.

Il numero 8298, in riduzione teosofica, diventa un 9
(8+2+9+8=27 → 2+7=9) che corrisponde alla Sephiroth Yesod, il Fondamento, la Sephirah che collega il mondo astrale al fisico, il regno delle immagini e delle forze lunari.
8298 in gematria ebraica è composto da queste lettere ebraiche
Beth (2) + Heit (8) + Teth (9) + Heit (8) = 27,
Che corrispondono alle lettere
BChTCh
La radice B-C-T in ebraico(בכט)
indica proprio il “vuoto,  la cavità” Quindi il pozzo si manifesta come cavità iniziatica.

Quindi la Latitudine
N 40.8298, indica, esotericamente la Sephiroth Binah (40) che converge su Yesod (9) attraverso la cavità (BCT).
Il pozzo è il luogo dove l’Acqua di Binah (le acque superiori del Bereshit) scende nel canale di Yesod.

Vediamo la
Longitudine 8.8900 E
8 è il Sacro Archetipo Ebraico Heit, il recinto, l’ottava, il Sabba, l’alleanza.

8900, in riduzione teosofica raggiunge la Phe( la bocca che manifesta la Forma), il 17
17= 1+7 =8
Simmetria 8-8.
L’otto rovesciato è il simbolo dell’infinito verticale.
Il pozzo è il nodo 8-8, il sigillo di Ermes Trismegisto sulla terra sarda.

La coppia latitudine/longitudine  40.8298 / 8.8900
forma un triangolo numerico particolare.
40+8=48 Gamach
Gamach in ebraico è un termine che significa “accumulatore, tesoro”, 8298+8900= 17198

Questo numero, 17198, sommato cifra per cifra, mi da un 26
1+7+1+9+8=26→YHVH (יהוה).
Anche questo pozzo contiene il Tetragragramma nelle sue coordinate.

Come abbiamo visto, si manifestano Archetipi ebraici e Sephirot associate al pozzo
Le Sephirot attivate sono queste

La Binah, che indica comprensione, utero divino).
Rappresenta l’acqua del pozzo che sale dall’abisso (Tehom).
Archetipo corrispondente è quello di Mara, l’amarezza trasformata in dolcezza.

Yesod, la Sephiroth del Fondamento, la sessualità cosmica.
La cavità del pozzo è la "vagina mundi", l'utero della Terra. Archetipo: Iosef ha-Tzadik (Giuseppe il Giusto), il custode delle acque sotterranee, sognatore di stelle.

Sephiroth Hod, che indica lo splendore, l'intelletto recettivo.
È la rifrazione lunare dell’acqua nel pozzo.
Archetipo: Aharon, sacerdote che attinge all’acqua della roccia (Numeri 20).

Quindi questa triade alchemica,  Binah /Yesod /Hod reggono l’Asse del Pozzo.

Emerge anche dall'analisi esoterica, l'Archetipo dominante del pozzo
Be’er ha-Maim ha-Chayim (באר המים החיים, che indica il Pozzo delle Acque Vive, “la porta delle acque che salgono dal Giardino di Eden per irrigare i mondi”.

Per quanto riguarda le voordinate astrali e le corrispondenze celesti, all’epoca di costruzione del pozzo, che è datato al 1200 a.C circa, la posizione del pozzo era orientata verso il tramonto eliaco della stella Canopo in tale epoca.

Interessante notare che il tempo più meridionale della Grande costellazione della Nave Argo era considerata proprio Canopo.

Nave Argo strettamente legata alla simbologia della nostra Sardegna arcaica (https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/gli-argonauti.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/sorgono.html?m=0) 
Argonauti di cui ho parlato anche nel mio libro
"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"
https://amzn.eu/d/01YxVUd3
https://amzn.eu/d/08UjJy7m
https://amzn.eu/d/07FlSoYy

Canopo sorgeva a Sud-Est, e il suo tramonto eliaco cadeva nell’autunno, Epatta del Giudizio delle Acque.
L'epatta è un numero che rappresenta l'età della Luna al 1° gennaio di ogni anno, ovvero il numero di giorni trascorsi dall'ultimo novilunio dell'anno precedente. Utilizzata per calcolare le fasi lunari e fissare le feste mobili come la Pasqua, l'epatta colma la differenza di circa 11 giorni tra l'anno solare e quello lunare.
Canopo è la stella di Navagraha nel mito indiano.
È l’occhio di Agni.
In Egitto è Kahi, la nave di Osiride.
E la nave di Osiride ha uno stretto legame simbolico e funzionale, proprio con i vasi Canopi, e quindi con la simbologia stessa del pozzo. La nave di Osiride (o “barca solare”) rappresenta il viaggio del dio nel mondo sotterraneo e la sua rinascita.
I vasi canopi, usati per conservare gli organi del defunto, erano posti accanto al sarcofago per ricostruire l’integrità del corpo nell’aldilà, sul modello della ricomposizione di Osiride da parte di Iside.
Inoltre, i coperchi dei vasi spesso raffigurano le divinità figlie di Horo (protettrici degli organi), che nell’immaginario funerario assistono il defunto nel suo viaggio “nave” verso l’eternità, replicando il mito osiriaco.
Infatti, come ho scritto anche nel libro, nel mio approfondimento su questo pozzo, l'ingresso del pozzo è a sud-ovest ( che nei vasi Canopi corrispondono a Iside e Selket, la dea Scorpione, sineddoche, manifestazione dell'aspetto più oscuro - melmoso, come lo Scorpione, della palude del monte Lerno che confina con il pozzo- di Iside)

Un piccolo estratto dal mio libro
`Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna "
Disponibile all'acquisto
https://amzn.eu/d/0371shhw
https://amzn.eu/d/0fma5fIS
"[...] Il suo ingresso a sud-ovest fonde il Fuoco (sud) con la Terra (ovest), suggerendo un’energia tellurica riscaldata dallo spirito, una terra fecondata dal fuoco interiore. 
Ma è l’asse orientato a nord-est che rivela la sua funzione più alta. 
Il Nord-est è la dimensione in cui il Nord (Acqua) si fonde con l’Est (Aria). 
È questo l’angolo della trasmutazione per eccellenza. 
Qui, l’Acqua delle profondità cosmiche, la matrice amniotica e mnemica, viene incontro all’Aria, lo Spirito, il pneuma divino. 
L’acqua, elemento femminile per eccellenza, simbolo dell’utero cosmico e della memoria ancestrale, si spiritualizza nell’aria, divenendo veicolo di anabasi, di ascesa. 
Il pozzo sacro, come un otre litico, è una gola che si apre sulle viscere della terra, un utero cosmico che, toccato dal soffio solare, partorisce l’iniziato a una nuova vita.
Ma, nello specifico, il pozzo Canopoli, ha corrispondenza con i vasi canopi e la psicopompia del Femminino.
Il nome stesso del sito, “Canopoli”, apre una finestra su un ulteriore, decisivo livello interpretativo, riconducendoci all’Egitto faraonico e, più precisamente, ai celebri vasi canopi. 
Come i vasi canopi preservano gli organi per l’eternità, così il pozzo sacro di Canopoli, con le sue acque purificatrici, preserva e prepara l’anima per il suo passaggio iniziatico[...] "


Si manifesta anche, da questa decodifica alchemica, l'Allineamento con la cintura di Orione (tre stelle che rappresentano i tre pilastri cabalistici: la Severità, la Misericordia, la Bellezza).
Il pozzo è specchio terrestre della cintura di Osiride, e l’acqua riflette le tre stelle come tre gocce di stagno filosofale.

La Latitudine a 40.83  indica il parallelo dell’eclittica dove il Sole entra in Toro (in epoca arcaica della costruzione del pozzo ).
Il Toro è considerato "Shor ha-Bar" l’Unicorno selvatico del Sepher Yetzirah( il più antico libro di mistica ebraica, che descrive la creazione dell'universo come un processo linguistico e matematico ideato da Dio attraverso i numeri e le lettere dell'alfabeto) che scava il pozzo con il suo corno.

Considerando questi elementi, il  pozzo di Predio Canopoli, a Perfugas è come un condensatore geocosmico che opera sulla triade
Binah/Yesod/Hod.

Binah (l’acqua primordiale in discesa).
Yesod (il fondamento sessuato della terra, pozzо = utero/fallo).
Hod (lo splendore astrale di Canopo e Orione).

Il nome Perfugas indica il “passaggio attraverso la fuga” che l’iniziato compie scendendo nel pozzo.
Rappresenta le fasi della Nigredo (la tenebra uterina), dell'Albedo (l'acqua lunare riflessa), della Rubedo (la risalita come stella fissa).
L’assonanza Canopoli/Canopi, implica la trasposizione mediterranea del vaso canopico egizio nel pozzo sardo arcaico, entrambi custodi del seme stellare.

Sigillo finale secondo le coordinate  40.8298 N / 8.8900 E, è il sigillo divino YHVH nel pozzo.
Colui che vi si affaccia vede il proprio riflesso come l'uomo archetipico, primordiale, riflesso nelle Acque Superiori.
"Dall'acqua sopra il cielo e dall'acqua sottoterra, nasce la pietra benedetta."
Si tratta di una tipica formula alchemica, che descrive la creazione della "pietra filosofale" (la pietra benedetta) dall'unione di due principi opposti: l'acqua superiore (spirituale, celeste) e l'acqua inferiore (materiale, terrena).
Questo concetto si addice  perfettamente a questo sito, che è un capolavoro della nostra Arcaica Civiltà Sarda, dedicato proprio al culto delle acque .

Ecco come gli elementi della frase si riflettono nell'archeologia del sito:
L'Acqua sotterranea è il tempio è costruito esattamente dove sgorga una sorgente d'acqua .
La struttura a pozzo permetteva di raggiungere la falda acquifera nel sottosuolo, rendendo visibile l'acqua "inferiore".
La Pietra benedetta, si riferisce al pozzo, che è un capolavoro di ingegneria sacra, costruito con blocchi di calcare perfettamente squadrati e assemblati a secco senza malta .
L'aggettivo "benedetto" sottolinea la sacralità della pietra lavorata dall'uomo per il culto.
Un simbolismo che collega cielo/terra
Curiosamente, il pozzo venne scoperto nel 1923 dal proprietario del terreno, Domenico Canopoli, mentre scavava proprio per fare un pozzo nero.
Metafiricamentr era alla ricerca, in un certo senso, di un altro tipo di acqua sotterranea .
È un luogo dove l'ingegno umano (la pietra) ha saputo unire il mondo sotterraneo dell'acqua sorgiva con quello celeste, creando uno spazio sacro che è un capolavoro dell'architettura arcaica sarda .

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com 

Foto Fabrizio Bibi Pinna 

Pozzo Predio Canopoli analisi esoterica








💛 Le tre Dee Madri Uccello sarde(libro)

 "[...] Nella geografia sacra della Sardegna, le Dee Madri di Turriga, Porto Ferro e Monte d’Accodi non sono semplici testimonianze di un culto pastorale, ma precise mappe stellari , il cui linguaggio silenzioso trova la sua piena eloquenza solo se letto alla luce della stella più alta.

Le tre Dee Madri prese in esame in questo frangente condividono un tratto iconografico che le allontana dalla tradizionale rappresentazione della mater magna mediterranea, solitamente ieratica, panneggiata o esuberante nella sua fertilità. 
Esse presentano invece una conformazione che gli studiosi di archeologia preistorica definiscono “a becco” o “a viso d’uccello”. 
Non si tratta di una stilizzazione casuale né di un semplice gusto estetico per il geometrismo. 
La riduzione dei tratti fisionomici umani a un apice pronunciato, che richiama il rostro di un rapace o di un anatide, è l’esito di una precisa volontà rituale. 
È la teofania della divinità che si manifesta attraverso la sua maschera ornitica[...]
[...] Le tre figure sono testimonianze eccezionali della Sardegna prenuragica, e la loro analisi permette di comprendere l'evoluzione del culto della Dea Madre nel Neolitico recente[...]
[...] Infine, la Dea Madre di Monte d’Accodi rappresenta forse il culmine di questa sintassi simbolica. 
Qui l’elemento ornitico non è solo un tratto del volto, ma diventa la struttura stessa dell'altare. 
[...] Il complesso monumentale, con la sua piattaforma trilitica e il prospetto a gradoni, riproduce l’immobilità solenne di un uccello posato a guardia dell’orizzonte, in attesa del momento esatto in cui la sua costellazione guiderà l’alba.
[...] Esse incarnano la "signora delle acque cosmiche e dell'aria"  .
[...] L’uccello, in questa cosmogonia, è l’essere che sfida la gravità, che si muove tra la terra solida e il cielo etereo, ma che, nel mito, è spesso anche il recuperatore della terra dal fondo dell’oceano primordiale. 
[...] È l’anima che si libera dal corpo. Presso le popolazioni danubiane e nei Balcani, l’immagine dell’uccello era strettamente legata al passaggio dell’anima nell’aldilà, fungendo da psicopompo. 
[...] Le statuine di divinità ibride, metà donna e metà uccello, erano custodite nei santuari domestici e comunitari, sepolte in vasi capovolti o collocate su altari in miniatura . 
[...] In Romania, ad esempio, la tradizione ceramica ha conservato fino all’epoca moderna la “Pasărea Măiastră”, l’uccello magico, presente sui vasi rituali per i defunti . 
[...] Questa continuità testimonia la resilienza di un archetipo. 
[...] La donna che diventa uccello è la veggente, la guaritrice, colei che può ascendere al cielo e tornare. Le Dee Madri sarde, con i loro volti a becco, si iscrivono perfettamente in questa tradizione. 
Non sono Madri passive: sono sciamane di pietra, eternamente in attesa del momento astronomico in cui il cielo si fa specchio della terra[...] "

[...] Queste tre testimonianze raccontano l'evoluzione del sacro nella Sardegna prenuragica. 

Dalle grandi statuine in marmo di culto domestico o funerario (Turriga, Porto Ferro) fino alle grandi rappresentazioni pubbliche incise nei templi monumentali (Monte d'Accoddi), dove la Dea diventa il fulcro di un complesso sistema rituale e sociale .

Il sito di Monte d’Accodi rappresenta la chiave di volta dell’intero nostro discorso, il missing link che trasforma l’ipotesi archeoastronomica in certezza rituale. 

Non si tratta di un tempio generico orientato verso un punto cardinale, bensì di una macchina cosmica la cui architettura è la materializzazione della costellazione del Cigno[...]".

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
Tratto dal mio libro
"Le Dee silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
Disponibile all'acquisto
https://amzn.eu/d/0371shhw
https://amzn.eu/d/0fma5fIS



Dee Madri Uccello sarde