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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

sabato, febbraio 28, 2026

💛Vaso predinastico scacchiera ( libro)

 

Prima immagine
Vaso decorato con un motivo a scacchiera risalente al periodo predinastico egizio, circa 3850-2960 a.C. In ceramica e pittura, esposto al Metropolitan Museum of Art.
Lo stesso motivo a scacchiera presente nella nostra Domu de Jana di Pubusattile, che è una Matrice, un Codice Sacro, veicolo di una simbologia complessa e stratificata, di cui ho approfondito in svariati miei scritti e nella mia pubblicazione editoriale "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" di cui riporto un breve brano
"La Scacchiera, indica nel suo insieme, la sacra unione tra il Femminino e il Mascolino.
Insieme, sono gli artefici della creazione sulla terra.
8 quadratini, distribuiti su 8 righe verticali e orizzontali.
Per un totale di 64 quadratini, di cui 32 Bianchi e
32 Rossi alternati.
Una perfetta sintesi armoniosa conseguente all'equilibrio degli opposti.
Perché ripetere i quadratini 8 volte per riga orizzontale e verticale?
Perché il numero 8 è il numero dell'Infinito, di congiunzione tra cielo e terra.
Perché 8 furono, secondo la cosmogonia mitologica, i primi umani semidivini sulla terra, quattro coppie di ermafroditi di cui Nun, semidio con la testa di rana, e Nunet, la sua compagna ( la semidea con la testa di serpente), che rappresentano i creatori delle prime Acque Primordiali
(la Sardegna è tutta incentrata sul culto delle acque) e del Caos creatore.
[...] Questi creatori del cosmo erano veneratissimi e si credeva esistesse un "non-tempo" primordiale, lo "Zep Tepi", precedente allo spazio-tempo, immerso nelle acque caotiche dell'Oceano di Nun, governato da questi Dei.
[...] Mi sono concentrata in particolare sulla coppia Nun e Nunet, creatori delle acque primordiali. In Sardegna, il culto dell'acqua è sempre stato molto sentito.
"Nun" corrisponde anche al Sacro quattordicesimo archetipo ebraico, simbolo di trasformazione, il pesce mistico della "Vesica Piscis".
Come notare, le due divinità cosmogoniche delle acque primordiali, hanno la radice "Nu-" sia comune sia a "Nun" (acqua) che a "Nur" (fuoco), e credo che la parola "nuraghe" contenga entrambi questi elementi.
Le acque primordiali
La Sardegna è Terra Madre del Culto delle Acque.
[...]
La scacchiera di Pubusattile, essendo Sigizia di due polarità, maschile e femminile, esemplificate dai 32 quadrattini bianchi e dai 32 rossi, distribuiti in una griglia cosmogonica “8 X 8”, è anche Vesica Piscis, che al suo interno ospita il rettangolo aureo,
Vesica Piscis che è la base della Geometria Sacra, che descrive le leggi geometriche che creano tutto ciò che esiste.
È la profonda connessione tra geometria e spiritualità, con le sue strutture cristalline.
[...]  potuto creare, attraverso la "scacchiera", una composizione molto armoniosa, e vibrazionalmente molto dinamica, scandita dalla legge dell'Ottava.
Come se avessero creato una dimensione virtuale, una rappresentazione grafica energetica, una nuova dimora dell'anima, dopo la morte, che attraverso la moltiplicazione della sigizia (la coppia rosso/bianco dei 2 quadratini), per 4 volte, quindi per i quattro elementi della terra in senso verticale e orizzontale, ritorna alla dimensione dell'Uno, del perfetto equilibrio (e infatti, anche moltiplicando 8 x 8, abbiamo un 64, che ancora, sommato diventa, 10, e quindi Uno).
[...] Questo nuovo tempio virtuale( non mi piace tanto, la parola “scacchiera”, non la trovo consona all'autentica simbologia, preferisco " tempio", questo nuovo tempio dell'Anima), questa nuova dimora, dopo la morte"

Questo si ricollega alla Simbologia dell'immortalità, della Sophia, della conoscenza immortale che trascende l'umano, rappresentata dalla dimensione del concetto di Giudice/Giudizio divino che la stessa scacchiera di Pubusattile veicola, in codice, come spiego nel mio libro.
Simbologia dell'immortalità veicolata anche da una rappresentazione di una vela a scacchiera, in una tomba egizia ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/05/la-vela-egiziascacchiera-pubusattile.html
"In pratica, la bandiera della barca a vela egizia, datata 1500 a.C., riporta lo stessissimo motivo a scacchiera, della nostra scacchiera di Pubusattile, nella Domus de Janas a Villanova Monteleone, in provincia di Sassari, che risale al 3800 a.C, o a molto prima.
Sembra che stiano trasportando un telaio.
Forse il Sacro telaio delle Janas, quello con cui tessevano i fili d'oro.
D'altronde un Cobra rosso, un Ureo, è stato trovato nella fusaiola di un telaio a Santa Caterina di Pittinuri, come abbiamo visto nel mio ultimo post.
E telaio ha la stessa radice di Telomeri, di Telos, la città dei tempi d'Oro, Atlantidea e immortale. Come i Telomeri. Custodiscono il segreto dell'immortalità.
Non può essere un caso che stessero trasportando proprio un telaio.
Stavano forse portando in dono simbolico a Tutankamon, l'immortalità?
Frammento dopo frammento, le cose "quadrano" sempre di più, secondo il mio sentire.
La Civiltà egizia ha come matrice, come altre civiltà, quella sarda, e non viceversa, e questa della bandiera ne è una prova straordinaria.
Cosa si poteva portare in dono, ad un faraone così importante, se non un simbolo dell'Unione tra Maschile e Femminile, così ben rappresentato dalla scacchiera"
Il vaso appartiene al periodo egizio predinastico.
E vi è una straordinaria somiglianza tra le rappresentazioni dei faraoni predinastici e il nostro bronzetto sardo, Barbetta
"Questa statua del periodo predinastico è forse la prima rappresentazione conosciuta di un faraone. All'epoca di Nagada (dal nome di un sito rinvenuto nell'Alto Egitto), intorno al 4000 aC, compaiono due tipi di produzioni artistiche: figurine femminili in terracotta e uomini barbuti con forme stilizzate scolpite in diversi tipi di pietra. Questa statuetta è stata trovata a Gebelein, a sud di Luxor"
Approfondimenti a riguardo
https://maldalchimia.blogspot.com/2022/09/faraonebarbetta_1.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2022/09/approfondimento-faraonebarbetts.html?m=0

Approfondimenti scacchiera Pubusattile
https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/il-kamasutra-e-la-scacchiera-di.html
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/12/il-64-nel-quadrato-di-satorsinis.html
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/la-scacchiera-di-pubusattile-e-la.html
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/antico-vaso-greco.html
https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/locchio-di-horus-e-la-scacchiera-di.html
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/lettere-ebraiche-e-le-64-caselle-della.html
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/12/la-scacchiera-di-pubusattile-e-il.html
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/vaso-sirianoscacchiera-pubusattile.html

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"
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Vaso predinastico /scacchiera









venerdì, febbraio 27, 2026

💙Allineamento 6 pianeti/luna di sangue

 Stiamo per affrontare, energeticamente, la dimensione del Sigillo di Tau e la Spada della Torre. 

Un profondo passaggio nel Cuore della Fiamma. 

Siamo sospesi. 

Tra un respiro e l’altro del Cosmo, nell’intercapedine luminosa che separa due eclissi. 

Il Grande Teatro si appresta a mettere in scena una delle sue geometrie più eloquenti. Domani, 28 febbraio, mentre la Luna cresce nel petto ardente del Leone, sei pianeti si allineano come testimoni di un patto silenzioso. 

Non è un semplice allineamento astrale. 

È una scrittura sacra tracciata sulla volta celeste.

Questo allineamento avviene sotto l’egida della Tau, il Ventiduesimo e ultimo Archetipo Ebraico, il Sigillo che chiude il cerchio e apre la Porta. 

Tau è la Croce, il marchio sulla soglia, la sintesi di ogni percorso. 

Nell’alchimia dello Spirito, Tau è il Rebis, l’Essere androgino che ha finalmente ricomposto i frammenti del proprio io. 

È la perfezione statica che contiene in sé tutto il movimento. 

La sua presenza, in questo momento, è il suggello divino posto sulla materia, l’annuncio che ogni percorso iniziato nel profondo dell’inverno sta per giungere a una resa dei conti.

Tuttavia, questa perfezione non è un luogo di riposo, ma un crinale affilato. L’allineamento di Mercurio (il Messaggero che tutto connette), Venere (l’Amore che tutto lega), Saturno (il Tempo che tutto scolpisce), Giove (l’Espansione che tutto eleva), Urano (la Rottura che tutto libera) e Nettuno (il Mistero che tutto dissolve) non è un concilio armonico, ma una tensione di forze che si riversano sulla nostra psiche come raggi di una ruota che gira vorticosamente.

Ne sentite il riverbero? 

Il riverbero emotivo di questo concilio è la vertigine. 

È la sensazione di essere al centro di un mandala in rotazione, dove ogni raggio di luce planetaria tocca una corda diversa dell’anima. Mercurio e Giove insieme incendiano il pensiero, portando visioni improvvise, rivelazioni che chiedono di essere formulate. 

Saturno, dall’altra parte, pianta il paletto della responsabilità. 

È come se dicesse "Ciò che vedi, dovrai costruirlo". 

Venere cerca la bellezza in questo caos, mentre Urano e Nettuno, i due trascendenti, spingono verso l’alto, lacerando il velo della normalità per mostrarci l’abisso stellato che siamo. 

Di complementarietà all'abisso dell'orrido che si sta svelando. 

Ci si sente scavati, come vasi di cristallo pronti a ricevere un nettare che non sappiamo se ci spezzerà o ci consacrerà.

Questo allineamento è incastonato come una gemma tra due fuochi. 

Il ricordo del Novilunio in Acquario del 17 febbraio e l’attesa del Plenilunio in Vergine del 3 marzo, la cosiddetta "Luna di Sangue".

Il 17 febbraio, con l’eclissi solare in Acquario, abbiamo assistito a un taglio netto. L’Archetipo Resh, il Ventesimo, la Testa, l’inizio del ciclo finale, ha posto il suo sigillo su quel momento. 

In un momento che ha traguardato anche l'inizio dell'anno del cavallo di Fuoco 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/02/passaggio-cavallo-di-fuoco.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/12/cavallo-di-fuoco-2026.html?m=0) 

Resh è il volto del Sole, la chiarezza folgorante. 

La Testa. 

La Sublimazione. 

Ma la sua comparsa nell’eclissi ci dice che quella luce è emersa solo dopo essere passata attraverso l’ombra. Fu il momento in cui, alchemicamente, è iniziata la fase di "separatio". 

La coda del serpente (il passato, il karmico esaurito) è stata tranciata via dalla testa (il nuovo Verbo, l’identità che deve ancora incarnarsi). È stato il taglio del cordone ombelicale con una vecchia versione di noi stessi, un parto assistito dall’ombra.

Ora, con questo allineamento, siamo nella fase della "solutio". 

Gli elementi sono stati separati e ora vengono messi in soluzione, mescolati dal Cosmo per vedere cosa regge e cosa si dissolve. 

Le emozioni sono fluide, mutevoli, profonde, oscure, come l’oceano di Nettuno. 

Possiamo sentirci persi, disorientati, ma è la dissoluzione necessaria dei sali che devono essere lavati via per far emergere l’oro.

E poi, tra pochi giorni, il culmine, il Plenilunio in Vergine con eclissi lunare. 

La Luna piena, già di per sé un culmine, diventa "di Sangue" tingendosi di rosso, il colore della materia prima, dell’energia grezza, della vita che pulsa e che ferisce. Questa Luna sorge sotto l’Archetipo Ayin, il Sedicesimo, l’Occhio, la Sorgente della Visione interiore, che corrisponde all’Arcano Maggiore XVI della Torre.

Ecco il cuore del mistero. 

La Torre colpita dal fulmine, le cui fiamme divorano la corona, mentre due figure precipitano nel vuoto. 

È la distruzione di ogni struttura superba, di ogni identità costruita sull’ego e non sull’Essere. 

Ayin è l’Occhio che vede la Verità, e quella verità, quando è assoluta, è un fulmine che incenerisce le nostre finzioni, e quante, se ne stanno incenerendo. 

Il riverbero emotivo della Luna di Sangue sotto il Sigillo della Torre è il terrore sacro. 

È l’angoscia che precede la liberazione. 

È il momento in cui tutto ciò che abbiamo creduto di essere, la maschera, il ruolo, la sicurezza esteriore, viene spazzato via dalla folgore della nostra stessa Anima. 

La Luna, riflettendo la luce solare velata dall’eclissi, getterà un’ombra sulla nostra psiche, rivelando le crepe nelle fondamenta della nostra "Torre" personale.

Questo Plenilunio in Vergine parla di purezza. 

Non una purezza moralistica, ma alchemica. 

La purificazione del grano dalla zizzania, la separazione dell’essenziale dal superfluo. La Vergine è la terra che accoglie il seme, ma prima deve essere arata, dissodata, anche a costo di lacerare il manto erboso.

Ecco, dunque, il senso di questo "cavallo energetico" su cui siamo in sella. 

Dall’eclissi in Acquario (Resh, la Testa, il nuovo inizio) all’eclissi in Vergine (Ayin, la Torre, la distruzione dell’antica forma), passando per l’allineamento dei sei pianeti (la sintesi di Tau, la totalità delle forze in gioco), stiamo vivendo un unico, grande processo iniziatico.

È la Morte iniziatica. 

Non la morte del corpo, ma la morte di ciò che impediva alla nostra luce di splendere. 

Le emozioni forti, il disorientamento, la vertigine, la paura, sono i segni che il Vecchio Re sta morendo dentro di noi. 

È il grido di chi precipita dalla Torre, che si trasforma, se ascoltato con coscienza, nel grido di chi nasce.

In questa Notte degli Dèi, in cui i pianeti si allineano come perle del collare di Ishtar, siamo chiamati a non aggrapparci. 

Lasciate che Tau sigilli il vostro passato. 

Lasciate che Ayin apra i vostri occhi anche se il lampo acceca. 

Lasciate che la Luna di Sangue lavi le vostre ferite con la sua luce purpurea. 

Domani è un giorno di potenza, ma è solo l’anticamera del fuoco.  

L’Arcano sta per compiersi. Siate la Torre che crolla per diventare Tempio.


Tiziana Fenu 

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Allineamento 6 pianeti /luna rossa








❤️Si deve amare sempre( libro)

 "Si deve amare sempre. 


Di pancia. 


Di viscere. 


Ti ho amato


anche quando


mi faceva fatica raggiungerti.


Ma restavo ai crocevia


di qualche tua distrazione.


Di qualche passo falso


dalle tue granitiche certezze.


Ero la variabile


che non ti aspettavi. 


I conti che non tornano. 


Lo sfregio sghembio


nella perfezione


delle tue coordinate. 


Quel guizzo al cuore. 


Come un pesce rosso


che salta fuori


dalla palla di vetro


in cerca d'acqua. 


Ero i piedi bagnati di neve


nonostante il deserto


del tuo cuore. 


Il passo felpato


dietro la porta socchiusa. 


Il cuore segnato in punta di dita


alitato sui vetri


che riflettevano


solo la mia immagine.


Ma ora che sei qui, 


che ti respiro tra le mani


come fossero coppa


dalla quale


mi sono sempre dissetata, 


sento che non eri tu


a non aspettarmi. 


Ero io. 


A non sapere come incontrarti. 


Ho imparato a raggiungerti


stando ferma. 


Nel ricamare intorno a me


i miei colori. 


Il mio profumo. 


La mia Essenza. 


Per farti venire il desiderio


di fermarti. 


Di guardarmi. 


Di riconoscermi. 


Di riconoscere la stessa ambra


che cercavi nei tramonti


senza di me


e dai quali ti allontanavi


ancora affamato


di quell'Oro liquido


che ora ti scivola sulla pelle. 


Mentre ti guardo 


e ti rivesto di lamine d'Oro. 


Come sottili pergamene 


sulle quali ho impresso 


con il mio caldo sangue


tutte le parole 


che ho custodito per te


e che non hanno 


ancora  forma


da labbra che le pronuncino. 


Prenderanno forma


quando racconteranno di noi. 


Ed io starò ad ascoltare. 


Facendo finta 


di non averti 


mai incontrato prima. 


Farò finta di non conoscerti. 


Per imparare ad amarti. 


Ancora e ancora una volta. 


In mille modi diversi. 


Per imparare a dimenticarti. 


A odiare la tua assenza


E su quella edificare me stessa. 


Ogni volta. 


A nuova vita. 


Ti Amo. 


Perché non mi ricordo ti te. 


Ma di noi. 


Ed eravamo l'Incanto"



Tratto dal mio libro 

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Tiziana Fenu 

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💛Maschera bianca, simbologia ( libro)

 "[...] La maschera bianca e asessuata è l’equivalente del “terzo occhio” che tutto vede, trascendendo la dualità maschile/femminile.

È in questo contesto di ieratica mediazione che si instaura un sorprendente e significativo parallelismo con la tradizione teatrale e rituale del Giappone. 

Nel teatro Nō, forma drammatica lirico-danzata del XIV secolo di profonda spiritualità, l’attore protagonista, chiamato "Shite", “colui che agisce”, utilizzano le maschere per evocare entità e spiriti. 

Indossandole, egli subisce una metamorfosi, fondendo il proprio animo con quello di un dio o di un essere sovrannaturale, riaffiorando passioni di un lontano passato. 

Tra le maschere più aggraziate e pure del repertorio Nō vi sono proprio le maschere bianche Ko-Omote e Wakaonna, che rappresentano spesso figure femminili idealizzate o spiriti nobili.

Queste maschere, come quelle sarde, presentano un’espressione neutra, fissa, quasi inespressiva. 

Tale neutralità, però, non è assenza, bensì un vuoto ricettivo. 

Sulla scena, grazie alla maestria dell’attore, esse prendono vita, manifestando attraverso impercettibili movimenti del capo e giochi di luce una straordinaria varietà di sentimenti, in un crescendo di pathos controllato. Questo esatto meccanismo è osservabile nell’essenziale gestualità de Su Issohadore e nella statuaria presenza de Su Componidori, dove l’energia divina si trasmette non attraverso smorfie, ma attraverso l’Essenza che emanano. 

Un’energia controllata e canalizzata.

L’attore Nō, nel momento in cui solleva la maschera al volto, non “interpreta” più, ma “incarna”, creando una dimensione atemporale di valore universale. 

Allo stesso modo, Su Issohadore non è un semplice partecipante della ritualistica del Carrasegare, ma ne è il mediatore, colui che, puro (bianco) e intellettivo, che regola con sa Soha, la forza caotica e primitiva dei Mamuthones, il cui numero, spesso 12 o 6, richiama la simbolica numerica sacra. 

Egli rappresenta il principio divino e ordinatore che tiene a bada l’istinto animalesco, permettendo un salto evolutivo.

Le origini di tale uso sono antiche anche in Giappone. 

Già nel periodo Jōmon (1000-400 a.C.) si documentano maschere in argilla con grandi occhi rotondi, come gli occhi rotondi dei nostri Giganti di Mont'e Prama, forse usate in rituali sciamanici per viaggi simbolici nell’aldilà. 

La danza sciamanica, chiamata Kagura, prevedeva l’incorporazione del Kami, la divinità, nel corpo della sciamana, spesso attraverso oggetti-veicolo, chiamati torimoro, prima ancora che con maschere vere e proprie.

Le maschere bianche della Sardegna rituale, degli Isshoadores e del  Componidore, e quelle del teatro Nō giapponese condividono dunque una profonda funzione. 

Quella di essere strumenti di trascendenza, filtri per l’energia divina, interfacce che consentono all’umano di accedere a una dimensione altra, eterna e pura. 

Esse sono il segno visibile di un’investitura sacra

[...] ".


Tratto dal mio libro

Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. 

Il Sacro che genera Caos. 

Il Caos che rinnova l'Ordine" 

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💛Dea Madre Turriga ( libro bambini)

 *Dea Madre di Turriga

La Dea Madre di Turriga è una Dea Madre che viene dalla Notte dei Tempi, 

antichissima.

La Dea Madre di Turriga è una statuina speciale di marmo bianco, trovata in 

Sardegna e oggi custodita nel Museo archeologico di Cagliari. È la più grande e 

meglio conservata statuina di Dea Madre mai trovata sull'isola. I popoli antichi 

credevano che fosse una divinità molto potente, una sorta di "Madre Terra" che 

rappresentava la vita, l'abbondanza e la fertilità.

È stata realizzata tra il V e il IV millennio avanti Cristo. Questo significa che ha più di 

6000 anni! Per capire quanto è tanto tempo, prova a pensare: quando lei è nata, in 

Egitto non c'erano ancora le piramidi, e in Europa l'uomo aveva da poco imparato a 

coltivare la terra e ad allevare gli animali.

Questa Dea Madre ha una forma a croce molto semplice, ma è molto particolare.

Presenta un "grande naso", che fa pensare che si tratti di una sorta di becco di 

uccello, perché le antiche Dee Madri erano considerate delle viaggiatrici, tra cielo e 

terra, appartenenti anche alla dimensione spirituale del cielo, non solo alla terra.

Il suo corpo ha la forma di triangolo rovesciato, come se fosse una coppa, forse un 

grembo o un ventre ampio e accogliente, dove nasce la vita.

I seni sono ben pronunciati, un simbolo universale di nutrimento e maternità.

La sua forma a croce ( detta cruciforme), con le braccia aperte, : è uno schema 

geometrico che era tipico delle statuine della Cultura di Ozieri, il popolo preistorico 

sardo che la creò. Le braccia aperte potrebbero simboleggiare un abbraccio 

protettivo verso tutta la comunità.

Questa bellissima statuina viene ritrovata nel 1935, da un contadino che stava 

lavorando la sua terra.

La tenne un po' in casa, poi si rese conto del suo valore e la diede al museo di 

Cagliari.

La statuina rappresenta un potente simbolo.

È Madre Terra che dà la vita.

La forma a croce indica l'incontro delle due energie, maschile e femminile, il Sole e 

l'acqua, necessarie a generare la vita, assicurare raccolti buoni, la crescita dei 

bambini e la prosperità del villaggio, nel ciclo cocontinuo della natura, con il ritorno a Madre Terra, e la rinascita nel suo grembo.

Come vorresti rappresentare una Dea Madre che è simbolo della terra, ma anche del 

cielo?

Puoi disegnarla nella pagina bianca dei tuoi sogni, nella "mia pagina magica" e 

colorarla con la tua magica fantasia". 


Tratto dal mio libro

"Coloro e imparo i simboli della Sardegna" 

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Tiziana Fenu

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Dea Madre Turriga