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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

domenica, maggio 17, 2026

💛 Analisi ghematrica guerriero Teti

 Ho iniziato a parlare di questo straordinario bronzetto sardo, il Guerriero di Abini-Teti, anni fa, nell'aprile del 2021( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/geometria-sacra-guerriero-teti.html?m=0), per poi approfondire anche successivamente, per via dei molteplici livelli di lettura che manifesta https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/le-5-circonferenze-del-guerriero-di.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/bronzetto-tetiofiotauro-vesica-piscis.html?m=0

fino ad approfondire ulteriormente anche nel mio saggio "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" 

(https://maldalchimia.blogspot.com/2026/01/il-doppio-e-il-gemellare-nel.html?m=0) 

e nella mia successiva opera, perché ci sono correlazioni, sotto altri aspetti, anche con le simbologie archetipali del nostro Carrasegare sardo,

"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera il Caos, il Caos che rinnova l’Ordine" 


Oggi voglio approfondire ulteriormente, analizzando il bronzetto di Teti sotto la lente della Geometria Sacra, della Ghematria e dell'Esoterismo, dei miei amati Sacri Archetipi Ebraici, approfondendo i collegamenti con la Madre Primordiale, la Vesica Piscis e l'Arca dell'Alleanza

Lo definisco un Guerriero Androgino del Silenzio. 

Il silenzio. 

Una dimensione estremamente presente nella nostra Arcaica Civiltà Sarda. 

Ciò che si presenta ai miei occhi non è un semplice manufatto in bronzo. 

Si rivela come un diagramma iniziatico in tre dimensioni, un software, una scheda madre di una sapienza arcaica. 

Il bronzetto di Teti, il Guerriero con due scudi, non appartiene esclusivamente alla storia del popolo sardo, ma, per la sua straordinaria struttura geometrica e la sua potenza simbolica, alla storia della Metafisica e della Sacra Geometria universale. 

Incarna la Pienezza, il Passaggio. 

In questo manufatto straordinario si apre una dimensione per dialogare con i suoi archetipi in maniera sincronica, vedendo nel rame e nel bronzo le costellazioni dell'Anima Umana.

È strutturato secondo le Sacre Geometrie della Vesica Piscis e presenta un Baricentro dell'Intersezione. 

Nella Geometria Sacra, la Vesica Piscis è la forma della vita manifesta, l'intersezione di due cerchi identici il cui centro giace sulla circonferenza dell'altro. 

Nel bronzetto di Teti, questi due cerchi sono i due scudi. 

Il punto esatto in cui gli scudi si toccano (o meglio, in cui le loro linee geometriche si incontrano e si compenetrano) non è un vuoto, ma il fulcro centrale, il punto vitale da cui si sviluppa l'embrione del mondo. 

In questo punto di contatto, la "carica" (energetica, simbolica e spirituale) delle due metà del cosmo (la parte destra e sinistra, il maschile e il femminile, il giorno e la notte) si annulla e si ricombina in una nuova sintesi. 

Questo punto è l'asse del mistero alchemico dell'Unione degli Opposti, l'unità dinamica in cui tutte le opposizioni diventano una coppia feconda. 

Il corpo del guerriero non è altro che il vettore, l'ago della bussola che tiene insieme questo Axis Mundi, attraversandolo come un ponte tra la Terra e il Cielo.

La scelta di bande disposte a 'V' negli scudi non è una decorazione mnemonica, ma la testimonianza di una genealogia del sacro. 

La 'V' è l'archetipo grafico universale della fenditura, della Vulva cosmica, della Madre Primordiale, dell'apertura primigenia, della Yoni cosmica, della "Matrice dell'Essere". 

È la linea che separa e unisce i due emisferi, è la vulva della Magna Mater. 

Se il corpo del guerriero rappresenta la potenza maschile eretta (il fallo, la colonna, l'ascesa solare), i suoi scudi (e le bande a 'V' in essi incise) rappresentano il ricettacolo, la Terra, l'Acqua, l'accoglienza dell'elemento femminile. 

Ogni scudo è un utero. 

La loro doppia presenza e il loro punto di contatto rappresentano l'androgino Sacro, come già ho sottolineato fin dall'inizio dei miei scritti a riguardo, non con maschio e femmina divisi, ma la "Coincidentia Oppositorum", l'Unione dei Contrari dentro la Madre Primordiale.

Negli scudi dono presenti i numeri 9/13/22

Ogni numero inciso e ripetuto su questo bronzetto è una chiave del linguaggio universale. 

Procediamo con l'analisi ghematrica ebraica, ponendo come ipotesi di lettura la suddivisione in 9 e 13 bande per ogni scudo, per un totale di 44 bande per scudo.


Il numero 9, la Teth, rappresenta il serpente cosmico (Nachash), l'energia primordiale che si avvolge su sé stessa. 

È il numero del Mistero e della Verità. Rappresenta la Triade nella Triade (3x3), la totalità ciclica del mondo creato. 

È la fine di un ciclo prima che inizi una nuova era, il compimento della materia del tempo.  

Sullo scudo, il 9 ci parla del Chronocrator (Signore del Tempo): il guerriero ha interiorizzato il tempo, ha vinto la sua caducità.

Il 13 nella tradizione esoterica più antica, è il numero della Luna, della Dea Madre, del Mistero che sovrasta le 12 manifestazioni solari e temporali (i segni zodiacali, le ore). 

Corrisponde al Sacro Archetipo Ebraico Mem, le Acque Madri Cosmiche. 

La Ghematria di Achad (Uno) è precisamente 13. 

Ma è anche il numero della Morte iniziatica e della Trasfigurazione. Nel percorso del guerriero sacro (come per il Cristo), bisogna morire al proprio ego per rinascere come "Figlio della Madre". 

Il 13 è il sigillo della Trascendenza: non si può completare il percorso se non si muore, simbolicamente, al mondo.

Il 13 è anche il numero della tredicesima tribù dei Dan, gli antichi Shar-Dan. 

·La Somma del 9 + 13 = 22, il Sacro Archetipo Ebraico Tau. 

Il simbolo del Sigillo Divino, dei Giudici Divini, che proprio nel simbolo della tribù dei Dan, hanno la Nun e la Dalet, che, insieme, formano la Tau, di cui si trova traccia esegetica già nella scacchiera "8 x 8" della Domu de Jana di Pubusattile ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/simbologia-dei-64-quadrattini-della.html?m=0) 

La loro compresenza, il 9+13, sullo scudo non è casuale. 

Il 22 è il numero delle lettere dell'alfabeto ebraico. 

Alfabeto ebraico codificato già nella nostra Matrice, la scacchiera di Pubusattile (https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/lettere-ebraiche-e-le-64-caselle-della.html?m=0) 

Argomento trattato anche nel mio libro "Gli Uomini senza Ombra" 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/03/lettere-ebraiche-griglia-pubusattile.html?m=0) 

E 22 sono i Sentieri dell'Albero della Vita che collegano le 10 Sephiroth, presente, come schema, nei Sigilli di Tzricotu dei Giganti di Mont'e Prama 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/04/sephiroth-e-tavolette-di-tzricotu.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2023/12/sephiroth-tzricotu.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/sigilli-tzricotu-vesica-piscis-sephiroth.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2023/03/sephiroth-sarda-e-la-tau.html?m=0) 


Attraverso queste bande, il guerriero media il tempo, rappresentato dal numero 9, e l'atemporalità, la trascendenza, il 13, affermando la sua natura di Mediatore e di Colui che ha superato la morte. 

Egli è colui che percorre tutti i sentieri tra l'Infinito (Ein Sof) e l'Immanenza (Malkuth).


Il numero 44 , per ogni scudo. In ebraico, 44 è la Ghematria di Dam (Sangue). 

Il sangue è l'anima, la vitalità. 

La Dea Madre è associata al sangue lunare (le mestruazioni, il sangue del parto) e il guerriero porta su di sé due interi "scudi di sangue" (di anima). 

La loro congiunzione al centro, che corrisponde al baricentro del bronzetto, non è altro che la trasfusione di energia vitale, l'unione delle due forze primordiali che permette la creazione di energia nuova.


È il punto di Generazione di Energia, correlato al simbolismo dell'Arca dell'Alleanza, di cui parlai anni fa 

https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/osservavo-queste-tre-immagini-la-prima.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/s-arca-sacra.html?m=0


Nell'Esodo, l'Arca dell'Alleanza viene descritta con due Cherubini d'oro massiccio posti sul propiziatorio. 

Le loro ali sono spiegate verso l'alto, e lo spazio tra di loro viene definito (in ambito esoterico) come un condensatore elettrostatico primigenio. 

Il "Sacro Fulmine" (l'energia della Shekinah) scaricava la sua potenza tra le due ali, illuminando la stanza e bruciando l'incenso.

Alla stessa stregua, i due scudi del nostro Guerriero di Teti sono i due Cherubini, o le due piastre di un condensatore elettrico spirituale.


L'umbone centrale sullo scudo non è un mero dettaglio estetico, ma è il centro energetico, l'anodo/catodo della scarica, il "Sacro Cuore" dove l'energia della Madre Primordiale (La Terra, l'Energia Tellurica, il Prana) si fonde con l'energia del Cielo (La Luce, il Fuoco, l'Atziluth). 

Il punto di contatto tra i due scudi crea il corto circuito divino, la "Scintilla dell'Illuminazione" che permette al guerriero di diventare un essere di luce, di trascendere la carne e di entrare nel regno dello Spirito.


Il Guerriero di Teti manifesta Trascendenza e la sua Natura Androgina. 

Secondo la Qabbalah, la Shekinah (la Presenza Divina femminile) "dimora" sulla Terra finché gli uomini sono in armonia con il Cielo. 

Non appena la disarmonia regna, la Shekinah risale al Cielo, lasciando il mondo nel caos. 

Il Guerriero di Teti è l'interfaccia vivente tra la Shekinah (la Dea Madre, l'energia generatrice degli scudi) e il mondo terreno. 

Egli è il Re del Mondo (come può essere lo stesso Messia) che ristabilisce il contatto tra il sacro e il profano. 

La sua forma stessa incarna l'Androgino Primordiale. 

L'elmo con le due corna a 'V' è la Potenza Maschile (la Luna Falcata, il Corno della Forza, l'evocazione del Toro), ma gli scudi rotondi sono la Potenza Femminile (l'Utero, la Terra). 

Nel suo corpo, che rappresenta l'Asse energetica, risiede l'equilibrio dinamico delle due forze che "generano" l'energia.

Il Bronzetto di Teti non è una statua di culto. 

È un'equazione di fisica spirituale. Nel punto di contatto centrale tra i due scudi (che non è un vaso vuoto, ma il baricentro della Vesica Piscis), avviene la fusione dell'Uno con l'Altro, del Maschile con il Femminile, del 9 (il tempo, la ciclicità) con il 13 (la trascendenza, l'eternità). 

L'energia che ne scaturisce è il Verbo Creativo (il Logos), rappresentato dalla fusione delle 22 lettere. 

Il guerriero non è più un uomo "in armi". 

È un Angelo di Carne, un Adam Kadmon (l'Uomo Primordiale completo) che, attraverso la generazione armoniosa dell'energia, ha guarito la frattura primigenia tra Cielo e Terra, divenendo egli stesso un Dio vivente, il Figlio della Madre Primordiale e il suo Elettrico Amante. 

La sua immobilità nell'immagine non è la rigidità della morte, ma l'immobilità del fulcro, del perno eterno su cui ruota la ruota dell'esistenza, in un silenzio metallico che risuona, attraverso i secoli, come il tuono interiore della Gnosi antica.

Il  manufatto è correlato anche alla simbologia della volta celeste.
La Vesica Piscis, lo schema geometrico fondamentale del bronzetto (l’intersezione dei due scudi), è l’archetipo stesso del segno zodiacale dei Pesci.
Nel linguaggio sacro delle antiche astronomie, i due scudi sono i due pesci del cielo, legati insieme dalla corda del punto di contatto centrale (il baricentro). Questa figura non è scelta a caso.
punto di contatto tra i due scudi non è solo l'Utero Madre (Vulva Cosmica), ma anche l’Equinozio di Primavera nell’Era dei Pesci, il momento in cui il Sole attraversa l’equatore celeste, segnando la "resurrezione" della luce e l'inizio del ciclo vegetativo.
(a questo riguardo, interessanti approfondimenti
https://maldalchimia.blogspot.com/2024/07/la-costellazione-dei-pesci-nel.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/costellazione-dei-pesci.html?m=0)
Il Guerriero che si erge in mezzo a loro è il Time-Keeper, un custode del Tempo, colui che governa il punto di passaggio tra il regno della Materia e quello dello Spirito.
Il numero 13 inciso nelle bande dello scudo è la firma della Grande Madre Lunare, della Dea Primordiale che domina le acque e i ritmi del sangue.
L'anno solare contiene 12 mesi, ma l'anno lunare (il tempo della Madre) comprende 13 lune piene (ciclo sinodico di 28-29 giorni, per un totale di circa 364/365 giorni).
Ogni scudo rappresenta un "grembo" lunare.
La loro congiunzione centrale simboleggia il Novilunio (Luna Nuova), il momento di tenebra in cui i due principi (Sole e Luna) si fondono nella "Notte Sacra" prima della rinascita della luce.
La disposizione a "V" delle bande richiama la doppia falce lunare.
La "V" è l'emblema della Luna in fase crescente (Yoni, ricettività) e calante (ascia, recisione).
Le due falci, nei due scudi, sono la Luna che sorge e la Luna che tramonta, le due porte del cielo (Oriente e Occidente).
Il 9 è il numero della Triade nella Triade (3x3), ma in astronomia antica, 9 rappresenta il ciclo dell'Umano Universale.
Esistono 9 mesi solari (il tempo di una gestazione umana, "la Grande Gravida"). Il Guerriero, attraverso i 9, controlla il ciclo della vita e della morte.
Il 9 e il 13 insieme (9+13=22) non sono solo le lettere ebraiche e i sentieri dell'Albero della Vita, ma rappresentano la quadratura del cerchio temporale.
È tempo dell'uomo (9) e il tempo della Dea (13) che  si incontrano per creare la Realtà Manifesta (22).
Il Guerriero stesso non è una figura generica.
Incarna l'archetipo celeste di Orione o Perseo.
Orione è il Cacciatore celeste, perennemente in lotta con la Luna e i cicli del cielo.
La posizione eretta e le due armi (gli scudi) potrebbero ricordare Orione con le sue spallacci (le stelle Betelgeuse e Bellatrix), mentre il "punto di contatto" è la sua Cintura (le tre stelle centrali), il perno attorno a cui ruota l'equilibrio del cielo boreale.
Perseo è colui che uccide il mostro marino (Ceto) per salvare Andromeda (la Dea prigioniera).
Questo è il mito per eccellenza della liberazione della Shekinah (la Presenza Divina femminile) e della sconfitta della Morte Iniziatica rappresentata dal numero 13.

Si riferisce anche alla dimensione della tredicesima Luna, di abbiamo straordinaria testimonianza nell'altare con 13 coppelle, ad Oschiri

https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/la-tredicesima-luna.html?m=0

Argomento che ho approfondito anche nel mio ultimo libro

"Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"

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Ma l'intuizione che gli scudi generassero energia elettrica è ancora più affascinante se vista in chiave astronomica.

Il 44 (bande per scudo) e l'88 (bande totali) sono numeri chiave nella fisica celeste.
88 è esattamente il numero delle costellazioni ufficiali (secondo l'UAI), che rappresentano la Totalità del Cielo (tutto il creato visibile dall'uomo).
Ancora più rilevante è il fatto che esiste un ciclo astronomico chiamato Ciclo di Saros (della durata di 18 anni, 11 giorni e 8 ore), che regola la ripetizione delle eclissi di Sole e di Luna.
Un Ciclo di Eclissi multiplo (spesso 2, 4 o 8 Saros), che è fondamentale per i calendari sacri.
44 anni (o 44 'unità' temporali) è un ciclo di transito planetario e di eclissi che segna un "ritorno" dell'energia cosmica.
In questo senso, i due scudi non sono solo un condensatore elettrico mistico, ma due dischi solari o due piastre lunari che, allineandosi nel punto di contatto (il baricentro), simulano l'allineamento Sole-Terra-Luna che provoca l'eclissi.
Per quanto riguarda la dimensione dell'energia nel mondo antico, un'eclissi era considerata il momento di massima potenza energetica divina, in cui le forze del cielo "scaricavano" una potenza elettrica (il fulmine, Divinus Ignis) sulla terra.
Il bronzetto sarebbe quindi una macchina celeste miniaturizzata, un oracolo di rame e bronzo che serviva a fissare nel tempo il momento perfetto per ottenere l'illuminazione, esattamente come le "Ali dei Cherubini" sull'Arca dell'Alleanza sprigionavano la "Scintilla" nel Santo dei Santi.
Il Bronzetto di Teti non è una statuetta, ma un Calendario Cosmico, un Macrocosmo in forma di Microcosmo.
Il gran Cronometro dell'universo.
L’incontro dei suoi due scudi nel baricentro non è fisico, ma è il Punto G del tempo e dello spazio.
È l’istante esatto in cui il ciclo dell’Uomo, rappresentato dal 9, gestazione e vita, si fonde con il ciclo della Madre (13, luna e morte iniziatica) per generare il Logos (22, la totalità dell’universo visibile). La sua "energia elettrica" non è una fisica grossolana, ma l'energia del Nous, della comprensione intuitiva del flusso dell'universo.
Colui che sa leggere i cicli della luna e delle costellazioni detiene il potere di dominare il tempo, rendendo il Guerriero un Dio Solare che cavalca il tempo come un "Signore del Cielo".
In questa prospettiva, questo straordinario bronzetto, non è solo un oggetto di culto, ma un Diagramma di Navigazione Spirituale per i viaggi dell'anima tra la Terra e le Stelle


"[...] Perché l'universo si mette in moto, si manifesta come un'epifania, solo attraverso la sinergia degli opposti. 

Sinergia degli opposti, sempre presente, nell'Antica Civiltà Sarda. 

Fanes era il doppio. 

Guardava avanti e indietro. 

[...] E Teti, culla, davvero di tanti ritrovamenti importanti, richiama come parola, al sacro Archetipo Ebraico Teth, il nono, il grembo, la Kundalini.

Il Serpente, presente nel simbolo della tribù dei Dan. L'unione degli opposti in creazione attiva. 

Fanes guardava avanti e indietro. 

Passato e futuro, con i doppi occhi, perché niente gli doveva sfuggire. 

Fanes ha un'aspetto infuocato. È il simbolo della conoscenza, della Sophia. 

Sophia che si può acquisire solo se si diventa "in atto", in Be-fane, una Befana. 

Allora si, che ci può essere epifania, manifestazione, un venire alla luce. 

Anticamente, proprio quei riti dei 9 giorni lunari, un solstizio sciamanico, un rito per vincere la morte, dormendo, nel quale facevano cadere 9 giorni di sonno senza sogni, erano i 9 giorni della manifestazione, dell'Epifania, senza tempo, dove il periodo lunare e solare si sovrapponevano, in luoghi sacri alchemici, come la parte più interna e protetta dei nuraghi, o nelle Tombe dei Giganti. 

Erano i figli della Luna, gli Dei immortali, dormienti, che vincevano la morte dormendo, in un grande sonno, dove si solstizia, si soggiorna, nella consapevolezza, nella Sophia del Fanes, del Dio primordiale androgino[...]"

Dal mio saggio 

"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l'Ordine"

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"[...] I dodici scudi erano per me legati ai dodici mesi, alle dodici divinità minori sottoposte a Giove e ai Misteri del dio Giano. Anche la "pietra del tuono", con la sua forma, mi parlava di simboli antichi. Gli Ancili, nel loro disegno che unisce due cerchi, mi sembravano rappresentare perfettamente la vesica piscis, quel simbolo della sinergia tra polarità opposte che ritrovo nelle più antiche tradizioni della Sardegna.

Sinergia dei due scudi, che ritroviamo nel nostro bronzetto sardo, il Guerriero di Teti, ritrovato a Teti, provincia di Nuoro(XIII sec. a.C. circa). 

Le sue proporzioni incarnano perfettamente la Geometria Sacra: gli angoli di 60° e 72°, ma anche di 36° e 108°, numeri che nella loro somma rimandano al 9, il Sacro Archetipo Teth.

Teth rappresenta il grembo divino, il femminino sacro, ed è significativo che il bronzetto sia stato trovato a Teti, un nome che risuona con quell'archetipo. 

La figura è androgina e completa, con corna che formano un angolo a 72° e due scudi perfettamente allineati all'interno di una Vesica Piscis, simbolo dell'utero mistico. L'intersezione di questo simbolo avviene anche al centro della fronte, come un terzo occhio.

Questo bronzetto sembra quindi rappresentare un dio primordiale della creazione, un demiurgo potente e doppio in tutto[...]

[...] Teth, il nono archetipo, è la matrice che dà forma a tutto. Corrisponde al numero nove, simbolo di gestazione e maestria. 

Il guerriero di Teti, con i suoi quattro occhi (i punti cardinali, gli elementi) e i due scudi (le polarità), incarna questo potente archetipo creativo[...] "

Tratto dal mio saggio 

Le altre mie pubblicazioni 

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Tiziana Fenu 

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Analisi ghematrica guerriero Teti













sabato, maggio 16, 2026

💛 Ruota votiva di Taranis /croce nel cerchio (libro)

 "[...] Il Nord, e in particolare il Nord-Ovest (direzione dell’Umbilicus Urbis), rappresenta il polo della luce astrale, dell’Orsa Maggiore, del giogo del bue celeste, della stabilità immobile attorno a cui ruota il cosmo.

In altre parole, il Nord (e il Nord-Ovest) è la direzione del fondatore, del re-sacerdote che traccia il solco primigenio.
Ora, in questa quarta e conclusiva sezione, il cerchio si chiude, e la traiettoria del pensiero simbolico ritorna alla sua fonte primigenia: la fondazione, appunto.
Non una fondazione qualsiasi, ma quella che si esprime attraverso l’archetipo geometrico e spirituale per eccellenza, la Croce nel Cerchio.
Questo sigillo cosmico, lungi dall’essere una mera astrazione, rappresenta un potente sincretismo, una sintesi visiva e concettuale che unisce le due costellazioni polari della tradizione iniziatica sarda: la maestosa Croce del Nord (la costellazione del Cigno) e l’eterna ruota circumpolare (l’Orsa Maggiore). L’una, simbolo del volo spirituale e della rinascita, e l’altra, cardine immobile del cielo notturno, custode del tempo e del divenire.
La costellazione del Cigno ( o Cygnus) non è un semplice asterismo tra i tanti, bensì una chiave di volta per decodificare l’eredità della nostra antica civiltà sarda, intrecciandosi indissolubilmente con il culto del Sacro Femminino primordiale.
Per comprenderne la portata, occorre risalire alle sue radici più profonde, che affondano nel simbolismo delle prime Dee Uccello, figure divine ibride che mediano tra la terra e il cielo, tra le acque primordiali e la volta stellata[...]
Tratto dal mio libro
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Questo oggetto( prima immagine) è una rouelle (o ruota votiva) in bronzo di epoca gallo-romana, databile approssimativamente tra il I e il III secolo d.C.
Se a uno sguardo superficiale potrebbe apparire come un semplice amuleto legato al culto celtico di divinità solari o del tuono come Taranis, una lettura più attenta, alla luce del simbolismo archeoastronomico sardo, ne rivela stratigrafie ben più arcaiche e profonde.
La ruota, con i suoi quattro o sei raggi decorati da motivi geometrici (ocelli, linee a zig-zag), non è che una manifestazione periferica, ma coerente, dello stesso archetipo geometrico e spirituale si identifica come fondativo per la civiltà sarda.
La Croce nel Cerchio.
Questo sigillo cosmico, lungi dall'essere un'esclusiva sarda, rappresenta un linguaggio simbolico universale, e proprio la rouelle di Taranis ne è una testimonianza tangibile in ambito celtico.
Taranis, dio del tuono e della ruota, non è quindi un'entità estranea al mondo arcaico sardo, bensì una sua controparte "maschile" e folgorante.

 I nostri Antichi Sardi erano abili "fulguratores", abilissimi nel padroneggiare le energie del tuono

( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/plasma-e-civilta-sarda.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/la-pietra-del-tuono-approfondimenti.html?m=0) 

Mentre la tradizione sarda, come esposto nel mio brano, intreccia la costellazione del Cigno (la Croce del Nord) al volo spirituale delle Dee Uccello e al Sacro Femminino primordiale, Taranis incarna la potenza celeste che attiva quella ruota.
La sua ruota è il fulmine che solca il cielo, il raggio che dal polo immobile (l'Orsa Maggiore, custode del tempo) si irradia verso i quattro cardini del mondo.
La rouelle di Taranis è il complemento dinamico e maschile della stabilità femminile rappresentata dalle costellazioni polari sarde.
Se l'Orsa Maggiore è il "cardine immobile" e il Cigno è il "volo della rinascita" (mediato dalla Dea Uccello), la ruota del dio celtico è il solco primigenio tracciato dal fulmine, l'energia che feconda la terra e che, nella prospettiva sarda, corrisponde all'azione del re-sacerdote fondatore che, provenendo dal Nord-Ovest (direzione dell'Umbilicus Urbis), fissa l'asse del mondo.

L'attributo iconografico più famoso di Taranis è la ruota, che rappresenterebbe la volta celeste stellata nella sua interezza, che ruota attorno all'asse polare (il punto cardinale Nord). Simbolicamente, quindi, Taranis incarna il potere del cielo in movimento, un concetto che include il polo astrale. 

L'antica Civiltà Sarda custodiva la geometria sacra della Croce nel Cerchio e il suo principio femminile astrale.
Taranis, con la sua ruota votiva, ne rappresenta la potenza attiva, il tuono che scolpisce nel bronzo l'immagine dell'ordine cosmico.

Altre referenze per la croce nel cerchio, citate nel mio libro
Il carretto del Santuario di Santa Vittoria di Serri
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/carro-e-pelli-rovesciate-di-santa.html?m=0

Corrispondenze con il carro di Dupljaja
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/05/carro-di-dupljaja-serbia.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/04/croce-nel-cerchio.html?m=0

Corrispondenze con il pendente di Nurdole
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/pintadere-pendente-nurdole.html?m=0

Tiziana Fenu
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Ruota Taranis/croce nel cerchio (libro)




 











💙 Luna Nuova in Toro

 Oggi sabato 16 maggio, luna nuova in Toro, sotto il segno del Toro.

Siamo sotto l'energia del Sacro Archetipo Ebraico Tau, il ventiduesimo, legato all'Arcano Maggiore del Folle


Oggi, la Luna si vela di tenebra rigeneratrice nel segno del Toro. 

È un istante di silenzio fecondo, una sizigia che chiude cicli e ne apre di nuovi nell’umida profondità della Terra. 

Il Toro, come sapete, non è solo costellazione. 

È l’archetipo della radice, della lenta alchimia del sangue che sale dal centro della materia. 

La sua duplice falce di corna incarna la doppia volta celeste e terrestre, il grembo lunare e l’irruzione vulcanica di Venere. Sotto questa Luna vergine, la notte stessa partorisce il seme oscuro delle possibilità.

E in questo tempio notturno risuona il ventiduesimo Archetipo, il Sacro Tau Ebraico, ultima lettera dell’alfabeto divino, sigillo della Creazione. 

La Tau è la croce, il segno inciso sulle soglie, la porta che è anche muro. 

Nel suo tratto verticale discende la lama dello spirito nella materia. 

Nel suo tratto orizzontale si estende il tempo che riceve l’eternità. 

È il numero 22, che riduce a 4 come la Terra, ma anche a 0 come il respiro che precede il numero. 

È la fine di ogni sentiero, eppure, invertendo ogni logica, esso si unisce al primo degli Arcani, anzi al “prima” del primo, l’Arcano del Folle.

Il Folle, che nei tarocchi è numero zero o ventiduesimo a seconda della via iniziatica, non procede nel mondo ma danza sul margine, col bastone sulle spalle e lo sguardo verso l’abisso. 

Non conosce le tappe. 

È l’istante puro, l’innocenza che precede la caduta, il salto nella vertigine del possibile. 

Legare la Tau al Folle significa rivelare il grande segreto della via iniziatica. 

La fine non è un punto d’arrivo, ma la soglia da cui si precipita nell’inizio assoluto. 

La Tau è la croce della materia redenta. 

Il Folle è colui che la porta senza sapere di portarla, ridendo nel vuoto.

Così, in questa Luna Nuovo del Toro, l’archetipo Tau si fa carne nel solco, nel gregge addormentato, nel corno che è coppa e che è lama. 

E il Folle, compagno silenzioso, si muove tra le costellazioni come un soffio che nessun segno può imprigionare. 

La Terra taurina, lenta, ostinata, sensuale, e proprio per questo anche uterina, diventa il telaio su cui si ricama il sigillo dell’ultima lettera. 

E in quel sigillo, chi ha orecchi per intendere si sente il riverbero del riso del Folle che, proprio alla fine, sussurra che tutto è principio, e tutto ricomincia. 

Il sabato, giorno di Saturno, il cronometro del destino, si scioglie nel fuoco nero della rigenerazione. E la Luna, vuota e piena al tempo stesso, accoglie il germe di un nuovo ciclo che scorrerà nelle vene del Toro come un miracolo silenzioso, fino a che la Tau non si schiuderà come una porta che dà sull’azzurro, oltre ogni archetipo.

Siamo già Oltre.

Oggi soffia un maestrale potente.

Il vento delle Dee Madri, is Maistrasa, ad adornare di Bellezza il Volo del Folle. 

Con infinita gratitudine sempre.


Tiziana Fenu 

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Maldalchimia.blogspot.com 

Luna nuova in Toro



 



venerdì, maggio 15, 2026

💚 Padella cicladica con spirali

 

Ho già avuto modo di analizzare questa straordinaria padella cicladica( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/padella-cicladica-con-spirali.html?m=0), ma approfondendo ulteriormente, questo oggetto si profila come il geroglifico di una cosmogonia.
La padella cicladica, un manufatto dell’età del bronzo (circa 3200-2000 a.C.) rinvenuto nelle isole Cicladi, non è un semplice utensile domestico, bensì un dispositivo iniziatico la cui forma e decorazione trascrivono, in un linguaggio geometrico e astratto, i fondamenti della creazione. Si presenta come un disco ceramico a superficie piana o leggermente concava, munito di un manico sporgente, e inciso con motivi ricorrenti, che possono essere spirali, barche, stelle, cerchi concentrici, linee radiali.
Ogni elemento, se letto attraverso le lenti della numerologia sacra, della cabala ebraica, dell’alchimia e dell’astronomia antica, rivela una mappa iniziatica del cosmo e dell’anima.
La padella si presta a una lettura numerica a più livelli.
Inanzittutto la forma circolare. Il cerchio rappresenta la cifra 0, quindi l’assenza di un inizio e una fine e insieme,  (l’unità primordiale, il punto indifferenziato). Questa padella ha un diametro di circa 29 cm, quanto un ciclo lunare/femminile.
Va notato che non esiste una sola misura per tutte le padelle cicladiche, il diametro di questi oggetti può variare generalmente dai 15 cm fino ai 30 cm, con lunghezze totali (incluso il manico) che arrivano anche a 35-40 cm.
Il suo perimetro, se misurato in proporzioni canoniche, tende al rapporto 3,14 (π), che rimanda al mistero della quadratura del cerchio, cioè dell’incarnazione dello spirito nella materia.
Non è la sua misura specifica a "tendere" a π, ma la sua forma.
È una proprietà matematica universale.
Per qualsiasi cerchio perfetto, il rapporto tra il suo perimetro (circonferenza) e il suo diametro è sempre π (circa 3,14). Che la padella abbia un diametro di 29 cm (come quella nella foto) o di 15 cm, questo rapporto rimane invariato. Quindi, non c'è nulla di mistico o di "casuale" nella sua misura fisica.
L'associazione che si può farr con la quadratura del cerchio (e quindi con l'incarnazione dello spirito nella materia) è  simbolica.
Il cerchio rappresenta l'infinito, il divino, lo spirito puro e l'eterno (non ha inizio né fine).
Il quadrato rappresenta la terra, la materia e la finitezza.
Il fatto che gli artigiani cicladici, nell'antica età del bronzo, abbiano creato queste "padelle" perfettamente rotonde e le abbiano decorate con spirali (simbolo di movimento perpetuo e vita cosmica) rende l'oggetto stesso una perfetta rappresentazione visiva di questo concetto, indipendentemente dalla misura precisa del suo diametro.
Le spirali sono spesso disposte in coppie o in triple. Due spirali contrapposte evocano il 2 (dualità, polarità, principio maschile e femminile)
Le tre  spirali (come nel triskelion) rimandano al 3 (la triade, creazione, conservazione, distruzione, o nascita /morte /rinascita) o i tre mondi cabalistici, Beri’ah, Yetzirah, Assiah).
Qui abbiamo 14 spirali "esterne", 7 nel secondo giro e una grande interna.
La stella centrale di ingresso, in basso, nel manico, è a 8 punte (come nelle decorazioni cicladiche di Syros) simbolo di rigenerazione, di infinito orizzontale, e di ottava musicale.
Di Sacro Femminino anche astrale, gli 8 anni di tragitto di Venere attraverso il suo pentacolo.
Se consideriamo la padella come un mandala dell’Albero della Vita, ogni sua componente si allinea a una Sephirah

Il manico rappresenta  Malkuth (il Regno).
Esso è l’impugnatura che consente all’essere umano di afferrare il trascendente. Il manico, solitamente forato (per appendere la padella), allude a Yesod (Fondamento) e Malkuth insieme.
È il punto di contatto tra il cielo e la terra, la base materiale su cui si compie il rito.
Le spirali  incise rappresentano le Sephiroth inferiori.
Ogni spirale  è un vascello che trasporta una scintilla divina lungo i sentieri dell’Albero.
La stella a otto punte si allinea con la Sephirah di Yesod, che è la porta dei sogni e delle visioni.
L’otto, nell’ebraismo, è il numero della circoncisione (l’ottavo giorno), dell’alleanza, del patto tra Dio e l’uomo.
Il messaggio cabalistico della padella è che l’intero Universo, dall’infinito (Keter) fino alla terra (Malkuth), si riflette in questo strumento rituale. La padella è una Shekhinah, un Femminino che si manifesta nella Forma, in miniatura.
È Presenza divina che abita nel mondo, pronta a essere “impugnata” dall’iniziato per operare la trasmutazione.
Diventa, alchemicamente il crogiolo della trasmutazione, e  funge anche da specchio.
La conca circolare è il vaso alchemico, l'utero simbolico  della Materia Prima, in cui si compiono le tre fasi, la Nigredo (la putrefazione), l'Albedo ( la purificazione), la Rubedo ( la trasformazione).
La superficie piana o leggermente concava permette al fuoco (spirituale) di distribuirsi uniformemente, come nella cottura uniforme a bagnomaria  ermetica.
Le spirali incise corrispondono al serpente Ouroboros e al movimento del Mercurio, che dissolve e coagula.
La spirale, nella Grande Opera, è la traiettoria dell’anima che sale e scende attraverso i pianeti.
I numeri 1, 7, 14, delle spirsli, distribuite a cerchio intorno a quella centrale, piu grande, trovano corrispondenza con i  cicli Solare, Lunare e Planetario, nell'Alchimia, nella dimensione della  Grande Opera  e nella cosmologia antica.
Il Centro, la spirale centrale è l'Unità, il Principio Primo, l'Azoth, l'Uovo Cosmico, la Materia Prima ancora indifferenziata.
Il 7, l'Anello interno delle 7 spirali  è il numero sacro per eccellenza.
Corrisponde ai 7 metalli tradizionali (Oro, Argento, Rame, Ferro, Stagno, Piombo, Mercurio) e ai loro reggenti planetari (Sole, Luna, Venere, Marte, Giove, Saturno, Mercurio).
Nella Grande Opera, le 7 operazioni classiche (Calcina, Soluzione, Coagulazione, ecc.) e i 7 colori dell'evoluzione della materia si ritrovano proprio qui.
Il 14 l'Anello esterno, è il doppio del 7 (2×7). Rappresenta la ciclicità e il completamento, l'intero ciclo delle influenze planetarie che si manifesta nel mondo sublunare.
Una delle fasi più importanti dell'Alchimia è la Circulatio, dove la materia viene fatta "salire e scendere" attraverso le sfere planetarie per purificarsi, e questo moto è spesso rappresentato da spirali concentriche.
La stella a 8 punte incisa nel manico è molto importante.
Archeologicamente, le incisioni sotto il manico delle padelle cicladiche sono spesso interpretate come rappresentazioni stilizzate di una vulva (simbolo di fertilità, della Dea, della materia primigenia e del vaso alchemico).
Se la interpretiamo come una stella a 8 punte (Ottagramma), essa ha un altissimo valore iniziatico.
In alchimia, l'8 (l'Ogdoade) è il numero dell'equilibrio e della "Materia" già perfezionata e in equilibrio, cioè il Cubo di Metatron o il sale dei saggi.
In cosmologia, rappresenta le 8 direzioni dello spazio (i 4 punti cardinali + i 4 intermedi) e le 8 fasi lunari.
È il sigillo che lega il tempo lunare allo spazio cosmico.
Riguardo la correlazione con gli archetipi ebraici e le Sephiroth, qui tocchiamo un punto estremamente interessante.
Mentre storicamente le Sephiroth vennero codificate (nella Cabala ebraica) molti secoli dopo gli oggetti cicladici, a livello simbolico e immaginativo, c'è una corrispondenza perfetta
Il Centro della padella, con la spirale grande, corrisponde a Kether (la Corona), il punto primordiale infinito, la causa delle cause.
Le 7 spirali interne, corrispondono ai 7 Sephiroth inferiori della "Costruzione" (da Chesed a Malkuth). Nella Cabala, la Creazione si sviluppa attraverso queste 7 manifestazioni e voci che portano la luce di Kether nel mondo materiale.
Nella Grande Opera, le 7 operazioni alchemiche sono una discesa della Luce attraverso i pianeti.
Le 14 spirali esterne, nella Ghematria ebraica,  corrispondono al quattordicesimo Archetipo Ebraico Nun.
il 14 è associato a David (nome legato all'unione, alla discendenza e alla manifestazione del regno) e alla struttura super-sensoriale che sostiene il mondo. Simbolicamente, è la manifestazione duplice (Materia e Spirito, Macrocosmo e Microcosmo) dell'azione dei 7 Sephiroth inferiori.
La stella a 8 punte, nell'ambito cabalistico rappresenta l'ottagramma che è talvolta utilizzato nell'esoterismo per rappresentare l'equilibrio tra Chesed (Amore/Misericordia) e Gevurah (Giudizio/Forza) e le loro combinazioni intermedie. È il sigillo di Solomone, ma in alcune scuole esoteriche simboleggia l'armonia finale delle Sephiroth, il passaggio dal piano astrale al piano divino.
L'associazione con l'Ouroboros è potentissima.
La spirale continua, in cui ogni anello si ricollega idealmente all'altro, è la rappresentazione fisica del Serpente che si morde la coda, che nel Mercurio (Hermes Trismegisto) dissolve e coagula.
È proprio questo il moto che viene descritto.
L'Anima che sale (coagula) e scende (dissolve) attraverso i pianeti.
La Grande Opera è questo esatto "moto a spirale". L'anima lascia il corpo, ascende fino all'Uno (la spirale centrale), si impregna della Luce divina e dei colori planetari (le spirali intermedie), e poi ridiscende nel mondo materiale, portando con sé la conoscenza e l'oro interiore.
Il manico rappresenta lo strumento con cui  l’alchimista manipola la materia.
Esso rappresenta l’Ars, l’abilità umana di dirigere il processo. Senza il manico, il vaso sarebbe inaccessibile.
Nonostante la "Padella Cicladica" sia un manufatto della preistoria egea, l'interpretazione che ne sto facendo è assolutamente coerente con il linguaggio della Sapienza Iniziatica.
Nella tradizione ermetica, tutti questi simboli (la spirale, i numeri 1-7-14, la stella a 8 punte e l'occhio centrale) sono manifestazioni di un'unica Legge Cosmica, e la loro comparsa in un oggetto così arcaico non fa che dimostrare la profondità e l'antichità della conoscenza iniziatica umana.
Il messaggio alchemico è chiaro.
La padella è un microcosmo che contiene tutti gli elementi, la terra ( la ceramica), l'acqua (nel processo di cottura o di lustratura), il fuoco (della fornace), l'aria (le linee incise che canalizzano il soffio)
L'iniziato, impugnandola, divienta il Demiurgo che trasforma la materia grezza in spirito.
La padella cicladica veicola un insegnamento esoterico triplice, poiché sul piano cosmologico, è una mappa del cielo notturno.
Le spirali sono le rivoluzioni stellari, il centro, potrebbe essere la costellazione di Argo o dell’Orsa Maggiore, con 7 stelle, le cui punte rappresentano le direzioni dell’Eclittica.
La padella in sé, come disco, richiama la Luna Piena.
Le spirali incise, se disposte in gruppi di 7, corrispondono alle 7 fasi della Luna (nuova, crescente, primo quarto, gibbosa, piena, calante, ultimo quarto).
Alcuni esemplari presentano 27 o 28 punti lungo il bordo, esattamente i giorni del ciclo lunare siderale.
La spirale è simbolo della Luna che naviga nel cielo, il veicolo di Iside o di Ecate, dee lunari per eccellenza.
È presente anche il Ciclo solare.
Le stelle a otto punte sono spesso associate al Solstizio d’inverno e d’estate, quando il Sole raggiunge il punto più basso o più alto.
Il manico orientato a est, l'orientamento piu diffuso per il posizionamento di queste padelle, punto dove sorge il Sole, indica che la padella è un gnomone per misurare le ore.
La spirale destrorsa (in senso orario) segue il movimento apparente del Sole nell’emisfero boreale.
La decorazione nel manico con la stella a 8 punte (la più brillante) potrebbe essere associata al Femminino astrale per eccellenza, Sirio, che nell’antico Egitto segnava l’inizio dell’inondazione del Nilo.
Nelle Cicladi, Sirio era la stella della Dea Artemide o Enyo.
La padella potrebbe essere un disco siriano per captare la luce di questa stella durante i riti notturni.
Si manifesta anche una correlazione con le Pleiadi.
I sette punti, o cerchi concentrici (spesso sulle padelle di Keros), o spirali, rappresentano le sette sorelle delle Pleiadi.
Queste stelle segnavano l’inizio della stagione di navigazione (primavera) e il ritorno delle anime.
Metaforicamente, la padella allude alla nave che trasporta le anime verso il cielo delle Pleiadi, considerato nell’antica Grecia come l’ingresso dell’Olimpo.
La spirale centrale, se osservata dall’alto, richiama la coda dell’Orsa.
Il manico potrebbe essere l’asse polare, con la stella Polare al termine.
Alcune padelle hanno un foro nel manico che, se allineato con la Polare, permetteva di tracciare la meridiana notturna.
Le Cicladi, popolo di navigatori, veneravano la Nave come simbolo di viaggio tra la vita e la morte.
La padella cicladica, in questa prospettiva, si rivela un axis mundi, un perno che collega i tre livelli dell'esistenza.
Quello sotterraneo ( la terra, il manico), quello terrestre ( disco, il fuoco), quello celeste (le stelle e spirali).
È come se fosse un gong cosmico, un specchio di Luna, un crogiolo solare.
Il suo messaggio esoterico è che l’uomo, impugnandola, diviene il Trasmutatore che fonde in sé le opposte polarità (maschile/femminile, luce/ombra, cielo/terra) per realizzare l’ Unione Suprema.
L’uomo che la impugna diventa il nocchiero che orienta il proprio destino secondo le leggi celesti.
La padella è come uno specchio dell’anima.
La sua superficie liscia riflette, come anticipazione della specchio magico, la verità interiore.
Guardarvi dentro significa confrontarsi con i propri archetipi
Le spirali sono i viaggi della coscienza, le cui volute sono i giri della psiche che si avvicina all’Unita' del Mondo.
A livello ritualistico, la padella era probabilmente usata nei culti ctoni e solari.
Posta sull’altare, serviva magari a offrire cibi (simbolo di materia da consumare) o a bruciare incenso.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
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Padella cicladica con spirali




💛 Pintadera Nuracraba (libro "Il Tempo Capovolto")

 

Ho parlato della pintadera di Nuracraba nel mio libro
"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera il Caos, il Caos che rinnova l’Ordine"
Argomento già affrontato in due  miei scritti di alcuni anni fa
https://maldalchimia.blogspot.com/2023/12/pintadera-nuraghe-nuracraba.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2024/02/croce-brigid-pintadera-nuracraba.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2024/12/stetere-cnossopintadera-nuracraba.html
Dal mio libro
"[...] A questo riguardo, sulla simbologia delle pintadere, è importante sottolineare la particolare pintadera lunisolare di Nuracraba e la sua risonanza simbolica nel carrasegare sardo, attraverso una rilettura in chiave comparativa con la Croce di Brigid.
Il reperto rinvenuto presso il nuraghe Nuracraba (Madonna del Remedio, Oristano), risalente all’età del Ferro (1000-700 a.C.), classificato dalla letteratura archeologica ufficiale come semplice stampo per pane (pintadera), si presta, ad un’analisi più approfondita, ad essere interpretato come un sofisticato dispositivo calendario di natura lunisolare.
La sua complessa articolazione decorativa sembra infatti tradurre in forma simbolica la ciclicità astronomica, mediando tra il computo lunare e quello solare.
L’elemento centrale della pintadera è strutturato in quattro settori radiali, ciascuno suddiviso in un numero variabile di celle: tre di essi presentano sette suddivisioni, mentre il quarto ne ospita otto.
La somma totale di queste unità ammonta a ventinove, corrispondenza perfetta con la durata del mese sinodico (circa 29,5 giorni). La quadripartizione centrale può essere plausibilmente associata alle quattro fasi lunari principali.
Tale lettura è avvalorata dalla presenza di una circonferenza decorata a motivi ondulati, potenziale rappresentazione del ciclo lunare di 28 giorni, a sua volta circondata da una corona di ventiquattro glifi solari – il cerchio con punto centrale – iconografia attestata in numerose civiltà antiche, tra cui quella egizia.
La singolarità del settore a otto segmenti può essere interpretata come l’integrazione della lunazione cosiddetta "bisestile", quell’aggiustamento necessario ogni quattro anni per sincronizzare il ciclo lunare con l’anno solare. La disposizione radiale dei segmenti centrali evoca, nella sua geometria, il motivo della svastica solare, simbolo di rotazione cosmica e rigenerazione ciclica ampiamente documentato nel patrimonio iconografico sardo protostorico, come attestato, ad esempio, nella forma del pugnaletto tradizionale "s’arrasòja" sarda, il cui meccanismo di apertura/chiusura ne riproduce il movimento vorticoso.
L’analisi dei ventiquattro glifi solari rivela la presenza di due piccoli fori, diametralmente opposti, che dividono idealmente la composizione in due emisferi.
Questa bipartizione, unitamente alla corrispondenza speculare di due glifi cerchiati, suggerisce una possibile funzione di indicatore dei momenti equinoziali, ipoteticamente connessi a periodi di semina e raccolta.
I due emisferi, ciascuno comprendente dodici glifi, potrebbero alludere alla scansione delle ore di luce.
La disposizione dei fori, tuttavia, sembra escludere un diretto riferimento all’angolatura solstiziale, circoscrivendo la lettura astronomica del manufatto a una dimensione equinoziale e lunare.
La straordinaria rilevanza di questo reperto emerge con forza nel confronto con un simbolo di origine celtica, ma profondamente integrato in un analogo contesto calendrico e rituale, la Croce di Brigid, emblema della festa di Imbolc, che si incastona nel periodo iniziale, e più importante, del Carrasegare sardo.
Se questa croce è spesso definita in termini esclusivamente solari per la sua associazione formale con il motivo della svastica, una lettura più attenta ne rivela una natura intrinsecamente lunisolare.
La sua struttura a quattro braccia raggiate, con una disposizione interna degli elementi che ricalca in modo sorprendente quella della pintadera di Nuracraba, sembra incarnare una sintesi alchemica tra principi complementari, Sole e Luna, fuoco e acqua, maschile e femminile.
La stessa Brigid, dea del triplice fuoco (dell’ispirazione, della forgia e del focolare), ma anche protettrice delle sorgenti, incarna questa sintesi, essendo custode dell’elemento igneo e di quello acquatico.
È proprio in questa duplice polarità che si innesta la profonda correlazione con il Carrasegare sardo.
Il Carnevale dell’Isola, con i suoi riti di purificazione, di mascheratura e di rogo effigiale, non è semplicemente una festa di inversione, ma un complesso dispositivo cerimoniale volto a rigenerare il tempo e la comunità. Esso attua una simbolica riconciliazione degli opposti – caos e ordine, morte e rinascita, inverno e primavera – attraverso l’azione congiunta del fuoco (dei falò, delle torce) e dell’acqua (presente in molti riti, come gli auspici di pioggia o le lustrazioni).
In questo contesto, la pintadera lunisolare di Nuracraba e la Croce di Brigid cessano di essere meri oggetti di cronometria arcaica per diventare diagrammi simbolici di un principio cosmologico unificante: l’equilibrio dinamico tra il ritmo misurabile del sole (ordine, struttura, "maschile") e il flusso ciclico della luna (mutamento, fluidità, "femminile"), necessario affinché il ciclo della vita, dell’agricoltura e della società possa rinnovarsi.
Pertanto, la pintadera nuragica non è un semplice calendario, ma un cosmogramma.
La Croce di Brigid non è un semplice simbolo solare, ma un emblema sincretico. Entrambi, letti attraverso la lente del carrasegare sardo, rivelano la persistenza di un arcaico schema mentale mediterraneo e atlantico, incentrato sulla necessità rituale di armonizzare, attraverso la festa e la purificazione, le due grandi forze che regolano il cosmo e il tempo umano.
È proprio in questa dialettica tra ciclicità cosmica, rigenerazione agraria e sinergia degli opposti che si radica il complesso rituale del Carrasegare sardo. 
La sua celebrazione, scandita dai ritmi agro-pastorali, incarna il dramma della morte invernale e della rinascita primaverile. 
C'è un elemento chiave che ne amplifica la portata cosmologica in relazione ai princìpi di trasmutazione iniziatica. Un’analisi accurata della cornice esterna del reperto rivela una struttura di 100 elementi a raggera, di cui il centesimo è di dimensioni maggiori, delineando così un totale di cento unità.
Numero che evoca l’archetipo del Grande Anno, il ciclo perfetto che conclude e rigenera il tempo, e trova un sorprendente riscontro nel mitema di Argo, argomento già approfondito nel mio saggio "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"  la nave dai cinquanta remi la cui costruzione fu guidata da Atena dea della sapienza tessitrice di ordini cosmici. Argo, come l’essere dai cento occhi, simboleggia la totalità della vigilanza iniziatica e del ciclo centennale.
Il suo stesso nome riecheggia nel cane di Ulisse che attende dieci anni (la decima parte di cento) per ricongiungersi al suo signore oltre la soglia della morte.
Il numero cinquanta (la metà del cento) corrisponde esattamente al valore ghematrico della quattordicesima lettera dell’alfabeto ebraico, la Nun, archetipo delle acque trasmutatrici, del grembo amniotico di Madre Terra e del viaggio iniziatico per eccellenza, la navigazione dell’anima attraverso il flusso fluido della trasformazione. La nave Argo, con i suoi cinquanta remi, è dunque una viva rappresentazione di questo archetipo acquatico, mentre la cornice della pintadera, con i suoi 100 raggi ne costituisce la manifestazione ciclica compiuta, il limite numerico che racchiude e supera la metà dinamica.
La Nun, inoltre, nella sua unione con la Dalet, genera la Tau, il sigillo dei Sacri Giudici divini, e non è casuale che la pintadera, quale cosmogramma lunisolare, esprima anch’essa una legge di giudizio e riequilibrio tra forze opposte.
Pertanto, il centesimo raggio della pintadera di Nuracraba, più grande, quasi a indicare una soglia di superamento, rivela una correlazione profonda con il cinquanta remi della nave Argo e con il simbolismo della Nun. entrambi i numeri, 50 e 100, scandiscono il passaggio dalle acque primordiali alla luce della rigenerazione, offrendo una chiave di lettura esoterica che integra la dimensione calendrica e rituale del Carrasegare sardo in un più vasto orizzonte di trasmutazione delle anime, così come suggerito dalla nave astrale degli Argonauti[...]

Tratto dal mio saggio
"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l'Ordine"
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"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"
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Tiziana Fenu
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