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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

giovedì, maggio 07, 2026

💙 Non un passo avanti

 

Non un passo avanti, non uno indietro.
Non nella scia, non a precedere.
La donna deve essere al fianco dell'uomo.
Al fianco.
Non è una metafora di posizione, ma una geometria dell'anima, un patto scritto nella sostanza stessa dell'essere. Deve essere proprio il suo fianco.
La costola da cui fu tratta, non per essergli inferiore o superiore, ma per tornare a essere il suo confine più dolce, la parte del suo corpo che egli stesso non vede ma che ne completa la figura.
L'uomo deve poter contare su di lei.
Deve sentirla branco, alleata, complice in quella foresta oscura che è il mondo.
Deve potersi fidare ciecamente di lei, con quella fiducia che non chiede prove, che è istinto più che ragione.
Ancestralmente è un guerriero, un conquistatore. Lo sguardo fisso all'orizzonte, la mano sull'elsa. Deve poter sapere che quel suo fianco è il suo stesso.
Che lei è della sua parte.
Non della sua causa, non del suo esercito, ma della sua stessa carne.
Qualsiasi cosa accada.
E lui, da conquistatore di terre, di spazi sconfinati, di orizzonti nuovi, deve poter spaziare in lei.
La donna ha questo dono di natura, questo privilegio tattile e cosmico.
Fa spazio in lei quando affronta una gravidanza, e il suo ventre si dilata per accogliere l'altro-da-sé, per farsi mondo.
Fa spazio in lei per tutti i suoi figli, indistintamente, in un'unico atto d'amore che non conosce gerarchie.
E così deve fare con l'uomo.
Deve creargli spazio.
Non spazio per dominare, ma spazio per esistere nella sua interezza, per deporre il fardello della conquista.
L'uomo ama questa territorialità incarnata dalla donna. È un conquistatore. Fin dai tempi che furono. Vuole sentirla sua in ogni modo. Fisicamente, mentalmente, emotivamente.
Vuole potersi specchiare in lei e vedere il suo riflesso più vero.
Perché ad un certo punto, quando la battaglia è solo un ricordo e la polvere si è posata, il Guerriero si toglie l'armatura.
La getta via con un sordo rumore metallico.
E allora non cerca più un campo di battaglia, ma un ventre sul quale riposare, caldo e accogliente come la terra dopo la pioggia.
Cerca un cuore sul quale non avere incertezze, un battito che sia il suo stesso metronomo.
Una mente che sia sintonizzata alla sua, che ne colga le sfumature prima ancora che le parole prendano forma.
Perché lei è l'alleata, la partnership, l'amico fedele, la sua seconda mente, la sicurezza che gli permette di essere vulnerabile. Colei con la quale ride come un bambino, abbandonando ogni maschera.
Il rifugio.
Il ristoro.
Ama che si riconosca in lui una guida per come muoversi nel mondo, e ama al contempo che la donna si fidi di lui. Niente lo gratifica più di questo.
È cemento che stabilizza l'unione, un sigillo più forte di qualsiasi giuramento. Non perché vuole dominare. L'illusione del dominio è per il mondo, per la società, per lo scontro tra eguali.
All'uomo piace dominare in società.
Ma nell'intimità di una coppia, nel silenzio del quotidiano, nel tepore di una casa, si lascia ammaliare dalla grazia con cui la donna gestisce il suo regno.
E ama essere gestito da una donna innamorata.
Anche nell'intimità, soprattutto lì, nell'ora in cui le difese cadono e si è soli davanti all'altro.
Trattarla come una Dea, da compiacere e soddisfare, è tipico degli Uomini che hanno in sé questo aspetto femminino equilibrato con il Mascolino.
Che sanno quando brandire la spada e quando deporla ai piedi dell'altare.
E la donna deve accogliere entrambi.
Deve essere tempio e custode.
Sia del Guerriero, con la sua forza e la sua tensione verso l'ignoto, sia del Re Nudo.
Quello che le rivela le sue fragilità, la sua voglia di deporre le armi, ogni tanto, di non guardarsi alle spalle e al fianco. E di essere al suo cospetto.
Affidarsi, a quella parte di sé, che deve essere come la sua ombra fidata.
Non un'ombra che segue, ma un'ombra che completa, che dà tridimensionalità alla luce.
La sua Luna, colei che vede anche al buio, con il suo intuito che non sbaglia.
Perché il buio, è il suo habitat naturale.
Lei nel buio crea, genera la vita, tesse le trame del mondo mentre l'uomo dorme.
Nel suo grembo, sottoterra come un seme che attende la primavera, è tutta intuito.
Vede dove l'uomo non vede, annusa il pericolo nell'aria, percepisce la verità oltre le apparenze.
L'uomo è Sole, abbagliante e lineare, non riesce a vedere l'ombra. La sua luce forte cancella i dettagli, brucia i misteri. E senza Ombra, non esisterebbe nemmeno il Sole. Senza il suo confine scuro, la sua profondità ignota, la luce sarebbe solo vuoto abbagliante.
Non un passo avanti e non uno indietro.
Ma al fianco.
Sempre lì, in quella linea invisibile che è l'unico luogo dove l'amore può respirare.
Con quella presa di mano maschile che attende, che non strappa ma guida, che protegge, che la fa stare leggermente dietro, ma solo affinché il braccio le faccia da scudo quando il vento si fa gelido e le frecce nemiche solcano l'aria. Lo scudo del Re.
Non per nasconderla, ma per fare del suo corpo l'ultimo baluardo davanti a lei.
Perché lei è il suo fianco, e lui è il suo scudo.
E solo così, uniti in questa danza di forze contrarie e complementari, il cerchio si chiude e il mondo può continuare a esistere.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
Tratto dal mio libro
"Maldalchimia. Di Ombre e Luminescenze" Volume I
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Non un passo avanti





💛 Oculus Santa Cristina ( libro Le Dee Silenziose)

 

[...] È come se gli antichi costruttori avessero voluto incorporare nell'architettura stessa il principio della "coincidentia oppositorum", l'unione degli opposti che sta alla base di ogni autentico percorso iniziatico.
Il pozzo di Santa Cristina, diventa quindi, con il suo particolare orientamento solstiziale, il Grembo Cosmico, in cui si manifesta la Numerologia Sacra e la Geometria della Creazione.
[...] L'ingresso, rivolto a sud-est, accoglie la luce nel momento in cui il sole tocca il suo punto più basso, morente e nascente insieme, in quella che gli antichi percepivano come la notte più lunga da cui inevitabilmente prende avvio la rinascita della luce.
Il solstizio invernale diviene così metafora della gestazione, del tempo alchemico in cui l'oscurità custodisce il seme luminoso in attesa di manifestazione.
L'orientamento sud-est dei pozzi sacri, dei nuraghi sardi , così come delle Domus de Janas e delle Tombe dei Giganti,  non rispondeva unicamente a esigenze astronomiche, ma incarnava una profonda comprensione delle forze elementali che governano l'isola.
È la dimensione del Respiro della Terra, in cui Vento, Fuoco e Aria ne sono Matrice
[...] Il pozzo di Santa Cristina ha il suo baricentro simbolico nel fulcro del grembo.
Le coordinate (40.061389° N, 8.7325° E) corrispondono al vertice del tempio, l’oculus sulla tholos, da cui entrano perpendicolari i raggi del sole (al solstizio d’inverno, con azimuth ~120° al sorgere e ~240° al tramonto, colpiscono il fondo) e della luna (ogni 18,6 anni, nel lunistizio maggiore, con declinazione ~±28,5°).
La Stella Polare è visibile dall’apertura superiore, legata all’Axis Mundi.
L’acqua riflette il cielo con  un occhio celeste verso il basso, dove l’astro allo zenith si riflette come al nadir.
Secondo la Qabbalah, la verticale discendente è il Tzintzum, la contrazione divina, che lascia spazio alla creazione.
L’apertura annulla le direzioni orizzontali nello specchio d’acqua calmo.
È il punto di non-direzione, dove i 12 archetipi si fondono in Keter, la  Corona dell'Albero della Vita.
I 12 gradini (speculari ai 24 di Ascesa, conducono al 13°, la Mem.
La Shekhinah  che emerge dal Tehom (abisso), corrispondente a Malkut (il Regno che riceve).
La camera circolare con il pozzo è Yesod (fondamento, collettore lunare, Mikveh cosmico purificante).
Il 13 è l’archetipo Mem (Acque primordiali).
La scala discendente (21 + 3 gradini) è il percorso da Tiferet (soglia, Bellezza, equilibrio) verso Yesod, nona Sephiroth.
La pianta a triangolo rovesciato (vestibolo, scala, camera) richiama la lettera Ayin (ע, occhio, sorgente, valore 70, come i nomi divini).
La somma dei gradini (12+24) e degli anelli della tholos è 60, valore di Samech (fertilità).
L’acqua è Chokhmah (Sapienza divina femminile).
Il pozzo è Torà Shebikhtav (legge scritta), tempio della Bellezza sotterraneo.
L’oculus è la Pietra Filosofale, è Unione degli opposti in Coitus Mundi (acqua/luce, femminile/maschile).
Scendere è discesa iniziatica nel Sé.
L'acqua trasforma l’istinto in spiritualità.
Agli equinozi il sole illumina l’acqua in Yesod, nona Sephiroth, che convoglia le energie a Malkuth, inizio dell’ascesa spirituale.
Ogni 18,6 anni la luna piena vi si specchia perpendicolarmente.
Il numero 9 (Teth, grembo, serpente, Sophia) ricorre negli angoli del pozzo (36°/72°/72° = 9/9/9, somma 27 = 9).
Il centro è l’incontro tra volontà divina (luce dall’alto) e saggezza primordiale (acqua dal basso). Santa Cristina è sincretismo cristiano su luogo lunare, in cui si manifesta la Dea Madre come Shekhinah, presenza divina femminile.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
Tratto
"Le Dee silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
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Anche nei Sigilli di Tzricotu, i sigilli reali, identificativi dei Giganti di Mont'e Prama, è presente lo schema delle 10 Sephiroth dell'Albero della Vita https://maldalchimia.blogspot.com/2023/12/sephiroth-tzricotu.htmlhttps://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/sigilli-tzricotu-vesica-piscis-sephiroth.html

Ne ho parlato nel mio libro 

"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" 

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Tanit /pozzo Santa Cristina https://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/tanitpozzo-sacro-di-santa-cristina.html

Ingresso a 72° Pozzo Santa Cristina 

https://maldalchimia.blogspot.com/2021/06/simbologia-angolo-72-nel-pozzo-scristina.html

Oculus Santa Cristina













mercoledì, maggio 06, 2026

💛 Labirinto ( libro "Le Dee Silenziose")

 

"[...] I sette percorsi del labirinto corrispondono ai sette pianeti dell’antichità (Sole, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno) il cui allineamento, visibile a occhio nudo all’orizzonte, si verifica in concomitanza con l’equinozio di primavera. 
Questo evento, raro e carico di potenza, era interpretato come un momento di sospensione tra i mondi, in cui il velo tra terra e cielo si assottigliava. 
In quell’istante, il Sole sorgeva idealmente sotto il segno del Toro, la costellazione che per millenni (circa 4500-1900 a.C.) ha fatto da sfondo all’alba equinoziale, segnando un’intera era precessionale.
Il Labirinto a 7 percorsi potrebbe avere una Matrice Sarda, poiché Benetutti, è sulla traiettoria del  braccio teso di Orione, manifestando un orientamento simmetrico. 
Ciò che rende il labirinto di Benetutti un unicum, una matrice archetipale, infatti, non è la sua fattura, ma la sua precisa collocazione geografica e astronomica. 
Sovrapponendo la carta celeste alla cartografia della Sardegna, emerge una corrispondenza straordinaria. 
La costellazione di Orione, con la sua inconfondibile forma di arciere, si adagia perfettamente sull’isola. 
Le Iadi (ammasso stellare della testa del Toro) cadono sull’Asinara, la Cintura di Orione si allinea sul territorio di Cabras-Oristano (cuore della civiltà arcaica sarda e sede dei Giganti di Mont’e Prama), e il braccio teso della costellazione, quello che regge la clava o l’Ankh, punta dritto verso Benetutti.
Il labirinto, inciso sulla parete sud-occidentale della Domus, presenta un orientamento speculare al Nord-est. 
Nella Geometria Sacra, questa simmetria non è un caso, ma è un'indicazione. 
È il punto di ingresso per la trasmutazione, nella dimensione del Nord-est, che trova il suo riflesso e la sua “porta di uscita” nell’orientamento sud-ovest del simbolo, suo corrispettivo simmetrico. 
Come il sole al tramonto del solstizio d’inverno (che illumina il pozzo sacro di Santa Cristina o l’ingresso del pozzo Canopoli), così il labirinto si offre come una mappa per la catabasi (discesa negli inferi) che precede l’anabasi (risalita verso la luce). 
Benetutti, “Bene-Tuth” o “Bene-Toth”, sorge quindi lungo il tracciato dello “Stargate di Orione”, il braccio teso che indica la via di ascensione, il ponte attraverso il quale l’anima iniziata può abbandonare la dimensione terrena per raggiungere la propria forma stellare.
In questa prospettiva, il ponte verso l’alto è tracciato dalle stelle circumpolari, quelle che non tramontano mai, le Mesket egizie, le “guardiane del cielo”. 
Tra queste, l’Orsa Maggiore occupa un posto preminente, identificata dagli antichi Sardi come “Su Juvale”, il giogo dei buoi. 
Non si tratta di una semplice metafora. 
Infatti la configurazione a sette stelle dell’Orsa richiama l’aratro trainato da una coppia di bovini, uno strumento sacro che solca la terra per generare la vita, così come solca il cielo per generare l’ordine cosmico.
Questa simbologia del giogo è il cardine che lega il cielo alla terra, la morte alla rinascita. 
“Su Juvale”, che si poneva sotto la nuca dei moribondi o che la Accabadora (meglio, 
Akabadora, dalla radice Ka, “doppio vitale” o spirito) utilizzava per agevolare il parto o il trapasso, è lo stesso strumento che i faraoni, coadiuvati dalla dea Seshat (dal copricapo a sette punte, simbolo dei pianeti allineati), utilizzavano per la cerimonia del “tendere la corda”, di cui ho già parlato. 
Durante l’equinozio di primavera, quando l’Orsa Maggiore è al culmine della sua visibilità e indica la Stella Polare, il sovrano tracciava il perimetro del tempio futuro, “arando” il solco sacro. 
Da questo atto rituale nasceva l’Akhet.
Nella lingua egizia, Akhet è il geroglifico del sole che sorge tra due montagne, l’orizzonte[...]
Ma in senso esoterico, Akhet non è solo l’est fisico, ma è il punto di rinascita del sole (e dell’iniziato)della sua levata eliaca, associato al solstizio d’inverno in alcune interpretazioni, quando il sole ricomincia a salire, quindi all'alba del solstizio invernale, che corrisponde al sud-est del nostro orientamento cardinale guida, maggiormente diffuso nella nostra mappa archeologica della Sardegna. 
[...] Nell’antico Egitto, Akhet è legato a Orione-Sah e Sirio-Sopdet, per la quale  la levata eliaca di Sirio segnava l’inizio dell’anno e l’inondazione del Nilo. Tuttavia, l’arco dell’orizzonte è associato alla Via Lattea come fiume celeste e al passaggio da una metà dell’anno all’altra.
Shu è l’aria, il “sollevatore” del cielo (Nut) separato dalla terra (Geb). 
Viene spesso raffigurato in piedi, con le braccia alzate a sostenere la volta celeste.
Le sue braccia descrivono un arco (la volta celeste). 
In alcuni testi tardi e interpretazioni esoteriche (Plutarco, testi ermetici), Shu è paragonato all’arcobaleno e all’arco lunare.
Nel sincretismo greco-romano, Shu fu associato ad Atlante (che regge il cielo) e alla costellazione dell’Auriga (il cocchiere che solleva un braccio). 
L’Auriga, come abbiamo visto, è stata messa in correlazione con i menhir di Pranu Mutteddu, e fa parte dell’asterismo dell’Esagono Invernale, anch'esso a sud-est, un asterismo che comprende Capella (α Aurigae), Aldebaran (α Tauri), Rigel (β Orionis) e Polluce (β Geminorum). 
Altri hanno visto in Shu una proiezione di Orione stesso. Orione è considerato  il “sollevatore” nell’emisfero sud, che sorge in direzione est-sud/est, collegato a Sah, l’anima di Osiride.
E qui ritorniamo al nostro Sud-Est cosmogonico[...]

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
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Labirinto (Libro "Le Dee Silenziose")





❤️ La lentezza (libro Diamanti di Rugiada (

 

#giornatamondialedellalentezza

La lentezza è osservazione.

È respirare.

È sentire il battito d'ali di una farfalla

nel frastuono del mondo.

Percepire un accordo.

Un'inflessione di melodia

che si increspa

sui macigni che ci pesano sul cuore.

La lentezza è moviola

che fa di ogni istante

dimensione.

Capsula fuori dal tempio e dentro il tempio.

Il nostro.

Quello Sacro.

Che non è di tutti.

Che non è per tutti.

Bisogna onorare queste Anime,

questi Antichi Custodi.

Chi si sofferma nei nostri occhi.

Chi non ci scrolla velocemente,

alla velocità di un display.

Perché ogni momento

creato insieme,

di profonda connessione,

di profondo rispetto e riconoscimento,

crea ponti che bypassano

distanze, miserie, solitudini,

che non ci fanno percepire gli abissi,

né gioire delle vette,

e tutto ciò che di mozzafiato

il panorama ci può offrire,

nell'ebbrezza del volo

di cui ci fa partecipe.

Su quel crinale,

che può essere

perdizione o libertà.

Ma pur sempre verità,

la cui Bellezza

può far male da morire.

Da morirne.

La Bellezza non è per tutti.

È un Dono.

C’è chi la continua a custodire altrove.

Nella dimensione “altra”.

E il suo riverbero

è Bellezza di un dolore struggente

che spacca il cuore.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
Tratto dal mio libro
"Diamanti di Rugiada. Attimi di luce allo stato liquido"
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La lentezza( libro Diamanti di Rugiada)







martedì, maggio 05, 2026

💛 Ascia bipenne solstiziale

 "[...] Il triangolo non è un semplice ornamento geometrico. 

Nella cultura di Ozieri (IV millennio a.C.) due triangoli uniti per il vertice compaiono su vasi e stele, generando una figura a clessidra o “farfalla”. 

Quella stessa forma, formata da due piramidi opposte che si toccano nel punto centrale, è la proiezione bidimensionale della Merkaba (corpo di luce rotante) e, in chiave rituale, del Sacro Vajra o della labrys bipenne. 

Quando due triangoli si incrociano (esagramma), si ottiene invece la Stella di David, simbolo della tribù di Dan.

[...] Il triangolo, quindi, con queste coordinate anche astrali, si manifesta dunque come  il “nucleo generatore”. 

Rappresenta il trilobato arcaico, il fiore della vita, la triplice nascita-morte-rinascita. 

La sua ripetizione/duplicazione/specularità , per accostamento, per intersezione o per opposizione di vertice, costruisce una mappa del cosmo e del tempo.

In alcune rappresentazioni di Tanit (Dea madre cartaginese ma con radici sarde e levantinissime), la dea tiene in mano due labrys bipenni. 

La labrys è una doppia ascia. 

[...] Tenere due labrys significa impugnare la sinergia degli opposti, il maschile/femminile, alto/basso, est/ovest, e quindi il potere di aprire i portali temporali.

L’orientamento sud-est è il più frequente nell’archeoastronomia della Sardegna, come abbiamo visto, e le Domus de Janas hanno l’ingresso spesso rivolto a sud-est, per ricevere la luce del sole nascente nei giorni di massima energia.

[...]È l’asse dove il sole “muore e rinasce”.

La Tanit che brandisce le due labrys e guarda a sud-est, diventa così la guardiana del passaggio solstiziale. 

Apre il cancello tra il buio (inverno) e la luce (estate). 

[...] Il drago circumpolare (Draco) è un serpente che non tramonta mai. Intorno al 3000 a.C., Thuban era la stella polare. 

Per gli Shardana (tribù di Dan), il drago al centro della stella significa il punto fisso del cielo, quindi l’asse del mondo, circondato dai due triangoli opposti (estate/inverno,  e giorno/notte). 

I due triangoli sono i due solstizi. 

Il drago è l’eterno presente che li contiene.

[...]La Tanit con le due labrys indica il sud-est con una ascia e nord-ovest con l'altra. 

Indica quindi l’asse solstiziale.

La costellazione del Toro,  nel solstizio d’inverno (4000-2000 a.C.) sorgeva a est-sud-est. 

[...] In questa prospettiva, il simbolo della tribù di Dan, la Tanit con due labrys, l’orientamento sud-est e il Draco circumpolare raccontano la stessa geometria sacra. 

[...] Il triangolo è l’unità minima del tempo e dello spazio.

Due triangoli uniti per il vertice (labrys, clessidra Ozieri) rappresentano il passaggio solstiziale, la morte e rinascita del sole.

Due triangoli incrociati (stella di David) rappresentano l’equilibrio degli opposti , quindi il drago polare (eterno) e il sole stagionale (ciclico).

Il sud-est è la direzione di questa rinascita. 

Lì, la Tanit apre la porta (Dalet) con la sua doppia ascia, gli estremi solstiziali. 

[...] Il triangolo( incrociato, unito per il vertice, orientato a sud-est) è la firma matematica della Tanit e del Toro, del solstizio e del drago polare, di Dan e di Ozieri. 

Non un simbolo decorativo, ma una macchina del tempo sacra che gli Shardana impressero nella pietra, nei sigilli e nelle danze circolari.

Questa trama simbolica, fondata sul rapporto con il sole in movimento, trova il suo contraltare necessario e speculare in un secondo asse cosmico, quello che guarda al Nord e al Nord-Ovest. 

Mentre il Sud-Est è l’orientamento del divenire, del ciclo, della misura del tempo attraverso la morte e la rinascita solare, l’asse settentrionale introduce una dimensione atemporale e circumpolare. 

Se il Toro e la losanga solare scandiscono il tempo ciclico degli equinozi e dei solstizi, le stelle del Nord non tramontano mai. 

Esse sono l’eterno presente del cielo. 

E qui entra in scena una seconda costellazione-fonte, il Draco (il Dragone)[..]

[...] Il Santuario di Santa Vittoria di Serri rivela, in questa prospettiva, un’eccezionale rilevanza iniziatica e cosmologica, inquadrabile all’interno di una geografia sacra legata alla navigazione celeste.

[...] Il Santuario di Santa Vittoria di Serri, è famoso anche per le Grappe, ritrovate nel santuario, che si usavano per tenere insieme i massi, molto particolari, che rimandano alla conformazione dell'Ascia Bipenne , il cui altare/alloggio fu trovato proprio nel santuario di Santa Vittoria di Serri.

È interessante la correlazione tra il Santuario e Numa Pompilio

"La conformazione dell'ancilia è praticamente identica all'ascia bipenne, alla Labrys, di cui ho parlato in svariati post, che è stata trovata, secondo la descrizione dell'archeologo Taramelli, anche nel Santuario di Santa Vittoria di Serri, lunga 27 cm, nella capanna in cui è presente anche un altare, quindi si presume nella capanna sacerdotale, in cui è presente anche quella che è stata una primordiale Curia romana, la stanza delle riunioni, una primordiale  capanna dei sacerdoti e una capanna del capo. 

[...] Il nome Santa Vittoria molto probabilmente è in onore della Chiesa in onore a  Santa Vittoria che si celebra l'11 Settembre, mese che era considerato il capodanno sardo, che era chiamato Arghittu . 

Dal 12 al 14 settembre si festeggiavano i Ludi Magni, nel circo Massimo, in onore di Giove e Cerere. 

[...] La simbologia del Cigno, in questo contesto, si fonde con quella del Drago e della Spada. 

[...] Questo lavoro dimostra che il santuario di Santa Vittoria di Serri non è un sito isolato, ma una mappa stellare pietrificata. 

Qui il pozzo orientato a sud-est verso Arturo (il guardiano dell’Orsa) e il tempio con l’ascia bipenne (la Labrys che è labirinto, che è utero, che è porta) convergono. 

L’ascia bipenne è la stessa “croce nel cerchio” sdoppiata. 

Sono due lame che formano un’ogiva, la Vesica Piscis, che è al contempo vulva e pesce fallico, ingresso e fuoco. 

È il simbolo della Dea Alata (Tanit, Vittoria, Nike), colei che guida il soffio divino, il vento Zefiro che feconda.

[...] Nel santuario di Santa Vittoria di Serri, dove il pozzo è orientato a Sud/Sud-Ovest, corrispettivo del Nord-est, è stato ritrovato il celebre bronzetto dell’arciere, correlato proprio alla costellazione del Cigno.

[...] Il bronzetto dell’arciere di Serri, e siamo ancora una volta nel santuario di Santa Vittoria di Serri, non è un guerriero, ma un ierofante astrale. 

La sua posa, con arco teso come Orione, e la conformazione del gonnellino a punta triangolare( la Matrice è sempre il triangolo) rimandano inequivocabilmente alla costellazione del Cigno, la Croce del Nord. 

Lo stesso gonnellino a punta, lo ritroviamo nei Giganti di Mont'e Prama, molto eloquente e simbolico. 

[...] La chiesa di Santa Vittoria , il cui nome deriva dal sacello alla Dea Vittoria che i romani eressero sui resti di un nuraghe, è collegata alla storia di Santa Vittoria e il Drago. 

[...] Vittoria andò a Trebula Mutuesca (Monteleone Sabino), dove stava un Drago il cui soffio era mortale, e lo sconfisse 

[...] Teniamo presente che la  Costellazione del Drago è facilmente identificabile perché si trova vicinissima ad essa.

Si snoda, infatti, tra l'Orsa Minore e l'Orsa Maggiore[...] 



Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 

Tratto dal mio saggio 

"Le Dee silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" 

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Alcuni dei link di riferimento 

https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/s-arca-sacra.html?m=0


https://maldalchimia.blogspot.com/2024/12/ascia-bipennecultura-ozieri-marcatori.html?m=0


https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/il-simbolo-della-tribu-di-dan.html?m=0


https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/santuario-santa-vittoria-di-serri-numa.html?m=0

Ascia bipenne solstiziale ( libro Le Dee Silenziose)