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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

mercoledì, giugno 03, 2026

💛 Tavoletta di Loghelis /Trecce Vulci /trecce Gigante di Mont'e Prama

 

La Tavoletta di Loghelis, la Polarità Cosmica e il Linguaggio dell’immortalità presenti anche nelle trecce del Bronzetto di Vulci e nelle trecce del Gigante di Mont'e Prama.

Nel cuore della Barbagia, dove l’imponenza megalitica del nuraghe Loghelis si erge a custode di memorie ancestrali nel territorio di Oniferi, in provincia di Nuoro, si dispiega un sistema simbolico di tale coerenza da rivelare l’esistenza di una vera e propria “geo-cabala” sarda.
Questo sito è un nodo energetico preciso, un axis mundi minore incastonato lungo le linee di forza tellurica che attraversano l’isola.
A poca distanza, le Domus de Janas note come Sas Concas, letteralmente “Le Teste”, custodiscono un rituale di straordinaria potenza iniziatica.
I cosiddetti capovolti, defunti sepolti con orientamento invertito, la testa rivolta a ponente anziché a levante. Lungi dall’essere una semplice anomalia "funeraria", come la definiscono, questo gesto capovolge il cammino del sole per indicare il viaggio dell’anima verso l’immortalità, una discesa nel grembo della terra-madre che è, al contempo, la premessa necessaria per ogni autentica rinascita spirituale.
Non è affatto casuale, dunque, che il nuraghe Loghelis e le Domus de Janas di Sas Concas condividano lo stesso campo energetico, la stessa linea di forza.
In questo teatro liturgico preistorico, la Tavoletta rinvenuta all’interno del nuraghe si rivela per ciò che è realmente.
Non è un manufatto decorativo, ma un sigillo, una mappa litica destinata a chi doveva attraversare la soglia tra le dimensioni, tra la luce diurna e il buio rigenerante della Domu de Jana.
Essa è la “testa parlante” del nuraghe, la pietra che conserva il sapere delle due dimensioni. L’alto, rappresentato dalla testa del vivente che osserva le stelle, e il basso, incarnato dalla testa capovolta del morto che, come un seme, scruta il grembo terrestre in attesa di germogliare verso il cielo.
Il nome stesso, Loghelis, merita un’analisi che trascenda la mera toponomastica, per addentrarsi in una lettura quasi cabalistica.
Sembra composto da due radici.
Logh-, che in sardo rimanda a logu (luogo, spazio, territorio),
e -elis, suffisso di chiara ascendenza prelatina, riconducibile a culti solari (ἥλιος, helios).
Loghelis potrebbe quindi significare “il luogo del sole”. Tuttavia, un’affinità più sottile e occulta si apre con il vicino sito di Sas Concas.
Concas significa infatti “teste”, ma anche “conche”, “concavità”, “grembi”.
Loghelis diventa  allora il Locus Capitis, il “luogo del capo” inteso come sede dell’intelletto iniziatico e della guida spirituale, mentre Sas Concas rappresentano le teste dei defunti, capovolte e sepolte come semi.
Questa doppia valenza non è una coincidenza linguistica, bensì il riflesso preciso dell’orientamento rituale del sito
La tavoletta è il libro di istruzioni per la testa che deve capovolgersi.
Osservando la Tavoletta con questa chiave, la sua superficie incisa si dispiega come un diagramma di trapasso.
Le sue incisioni, le linee diagonali ascendenti e discendenti, zig-zag, reticolo, non sono ornamenti, ma un algoritmo sapienziale.
Esse trovano un sorprendente riscontro nelle trecce a direzione opposta del bronzetto di Vulci e nei Giganti di Mont’e Prama, che avevo già approfondito in precedenti studi( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/simbologia-delle-trecce-nel-bronzetto.html?m=0)
La treccia sinistra, con vertici verso l’alto (energia maschile, ascendente), e quella destra, con vertici verso il basso (energia femminile, discendente), esprimono la complementarietà delle due forze cosmiche.
Sulla Tavoletta, queste direzioni non sono intrecciate, ma incise in pannelli contigui e separati. Dapprima l’ascendente, poi la discendente, creando una polarità spaziale che l’occhio deve percorrere come se leggesse una treccia distesa sulla pietra.
Il motivo a “spina di pesce” che compare al centro non è altro che la proiezione bidimensionale della treccia stessa, l’intersezione della lettera Shin (fuoco) con la lettera Mem (acqua), il punto di contatto tra i due versi.
Questa dialettica si coglie nella sua forma più archetipale all’interno della Domus de Jana di Oredda, da me analizzata in un precedente scritto (Spirale speculare Domus di Oredda), dove un pilastro reca un petroglifo a bassorilievo di una completezza unica.
Risalente a due millenni prima del celebre esemplare siciliano della necropoli di Castelluccio (esposto al museo Paolo Orsi di Siracusa), il simbolo di Oredda esprime in modo inequivocabile la sinergia del maschile e del femminile in un atto quasi copulatorio.
Vi si osservano due spirali in direzione ascensionale che si insinuano all’interno di due spirali speculari, le quali stilizzano l’utero femminile. Questa simbologia si espande in una dimensione cosmica. L’energia di espansione e contrazione è la stessa energia creativa e orgasmica alla base della vita.
Le spirali, simili ed opposte, sono i due riflessi di un’unica polarità, resi necessari all’interno di una Domus de Jana perché la nascita e la rinascita, anche e soprattutto nell’altra dimensione, richiedono la sinergia del Padre e della Madre.
È la stessa griglia a 64 quadratini che ritroviamo nella “scacchiera” di Pubusattile a Villanova Monteleone e che costituirà l’ossatura del Kamasutra( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/il-kamasutra-e-la-scacchiera-di.html?m=0), e di molto altro, visto che è Matrice archetipale, argomento approfondito soprattutto nel mio libro "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna", a testimonianza di un linguaggio universale che lega la fertilità terrena alla trascendenza.
Ed è qui che il discorso si salda con l’archeoastronomia. Il gonnellino a punta dell’Arciere di Santa Vittoria di Serri non è un indumento, ma una mappa celeste indossata. La sua sagoma a vertice verso il basso replica esattamente quella della costellazione del Cigno (la Croce del Nord).
basso, identica alla sagoma della costellazione del Cigno (il "triangolo" formato da Deneb, Albireo e le ali).
L’Arciere porta sul proprio corpo il percorso dell’anima verso le stelle circumpolari, simbolo di immortalità.
Il gonnellino, in questa lettura, diviene l’Uovo Cosmico, il grembo della Dea.
La Tavoletta di Loghelis, con le sue linee orizzontali che formano un rettangolo (la terra, la base del gonnellino), motivo presente anche tra le trecce del Gigante di Mont'e Prama, e il successivo motivo a spina di pesce (il piumaggio del Cigno), non fa che riprodurre il medesimo schema.
Il viaggio dell’anima che, dopo aver attivato le due polarità, si stabilizza nella materia divinizzata.
Il volo del Cigno è l'ultima tappa del percorso iniziatico archeoastronomico delineato attraverso i nostri siti sardi più importanti, ne ho parlato nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
A completare il quadro interviene la stella Arturo (α Bootis), il Guardiano dell’Orsa, il cui nome evoca il mito di Re Artù e del Drago (Pendragon), che domina l'orientamento del Santuario di Santa Vittoria di Serri( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/santa-vittoria-di-serri-e-il-dragoboote.html?m=0) dove è stato ritrovato l'arciere con il gonnellino a punta.
Rappresentazione rupestre, con lo stesso particolare del gonnellino a punta trovata anche a sud est dello Utah( abbiamo anche noi in Sardegna, un comune importante, Uta) Stati Uniti(https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/gonnellino-vcostellazione-cigno-utahuta.html?m=0)
Arciere che ha, sulla testa un copricapo che assimilo alle Iadi
https://maldalchimia.blogspot.com/2023/06/arciere-santa-vittoria-di-serri.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/04/iadi-libro-le-dee-silenziose.html?m=0)
della costellazione del Toro, e sul gonnellino, con la punta direzionata in direzione opposta, la simbologia della costellazione del Cigno.
Un perfetto percorso iniziatico
che parte dal Toro/Tanit e finisce con il Volo del Cigno, passando attraverso la via Lattea, il cui centro Galattico  è indicato dalla Costellazione del Sagittario/arciere, come il bronzetto di Serri.
Senza contare che nel Santuario di Santa Vittoria di Serri era sede sacra dell'ascia bipenne, simbolo proprio della sinergia delle due polarità
https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/s-arca-sacra.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/ascia-bipenne-solstiziale.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/ascia-bipenne-solstiziale.html?m=0)
Ascia bipenne che traguarda solstizi ed equinozi( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/12/ascia-bipennecultura-ozieri-marcatori.html?m=0)
Le coordinate di Oniferi (40°16’ N, 9°10’ E) si trovano in una posizione tale che, all’equinozio di primavera, Arturo sorge a est mentre il Cigno culmina al meridiano.
Sottolineo che Arturo sorge a inizio primavera ed è legato alla fecondità della terra e alla rinascita.
In primavera, quando le due polarità, i due versi opposti e complementari, delle trecce e dei segmenti della tavoletta di Loghelis, sono in equilibrio.
I corpi dei capovolti, orientati a ponente, non guardano la stella.
Sono invece la stella a guardare loro dal basso, come se l’anima dovesse scendere nel pozzo di Arturo, il grembo, il principio femminile, per poi risalire verso il Cigno.
Sulla Tavoletta, le linee ascendenti sono il volo del Cigno, le discendenti la discesa nel grembo di Arturo-Drago.
La linea verticale netta che separa due pannelli è la spada votiva, l’Excalibur sarda infissa nella roccia.
È l’elemento maschile che taglia il femminile, generando l’ordine cosmico.
Essa è la stessa spada che ricorre nei recinti delle feste di Santa Vittoria di Serri e che simboleggia il fulmine, il perno di rotazione delle stelle immortali.
la Tavoletta di Loghelis si rivela come la sintesi lapidea di un intero sistema iniziatico, funerario e astrologico. Essa parla la stessa lingua dei bronzetti di Vulci e di Santa Vittoria, dei petroglifi di Oredda e dei capovolti di Sas Concas.
Le sue incisioni non descrivono, ma operano.
Tracciano le linee di un cerchio magico sulla terra e nel cielo, dove ogni direzione opposta, nelle trecce, nelle spirali, nel verso delle linee, è l’alfabeto di una sapienza che non separa mai la scultura dalla pietra incisa, il rituale funerario dalla cosmogonia stellare.
I capovolti di Oniferi, così, non sono più semplici defunti.
Sono i testimoni di un immenso viaggio che, attraverso il grembo del Cigno e la spada di Arturo, percorre la Via Lattea fino al Campo di Planck, l’ultimo dei mondi possibili, il paradiso dell’anima nuragica.
E la Tavoletta, posta alla soglia, ne è il sigillo e la mappa. È un libro di istruzioni per la testa che, capovolgendosi, impara a vedere l’immortalità.

Ma vi è un’ulteriore, sorprendente chiave di lettura, che lega questi capovolti a un fenomeno cosmico raro e potentissimo, il plasma, di cui ho già parlato in svariati contesti ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/plasma-e-civilta-sarda.html?m=0)
Ciò che i nostri Antichi Padri e Madri osservavano nei cieli, prima che fossero ovattati da un’atmosfera inquinata, erano dei rilasci elettrici di plasma, comunemente ed erroneamente chiamati Squatter Man, l’“uomo acquattato” in posizione di difesa, studiati a lungo dal fisico Anthony Perratt.
Il plasma, quarto stadio della materia, è un gas ionizzato caratterizzato da elettroni e ioni, presente nel 99% dell’universo ma rarissimo sulla terra, dove si manifesta solo nei fulmini e nell’aurora boreale.
Ebbene, la configurazione dei capovolti di Oniferi, i corpi dalla testa invertita, arti raccolti, postura contratta, riproduce esattamente lo schema iconico di queste manifestazioni plasmatiche, così come esse sono state incise in petroglifi trasversali in tutto il mondo.
Non si tratta quindi di una semplice posa "funeraria".
Il capovolto è la pietrificazione rituale di un fenomeno elettrico celeste, la traduzione litica di un fulmine fermato sulla roccia.
È come se il defunto, assumendo quella postura, si identificasse con la forza creatrice e distruttrice del fulmine, divenendo egli stesso un Squatter Man addormentato, in attesa di riaccendersi.
Questa identità formale apre uno scenario stupefacente.
Il capovolto non è che la rappresentazione antropomorfa della stessa polarità che governa la Tavoletta di Loghelis e la simbologia delle trecce.
Per comprenderlo, occorre osservare il petroglifo a spirali speculari che ho analizzato nella Domus de Jana di Oredda.
Quel simbolo, due spirali ascendenti che si insinuano in due spirali discendenti, a rappresentare l’unione copulatoria del maschile e del femminile, non è altro che la versione statica, lapidea, di un dipolo elettrico.
Un fulmine, infatti, nasce dall’accumulo e dalla conseguente scarica di energia tra zone a differente potenziale, tra il polo negativo (femminile, terra, grembo) e il polo positivo (maschile, cielo, spirito).
Le due spirali, simili ed opposte, sono le due cariche che si cercano e si fecondano.
E lo stesso schema, due polarità sinergiche, opposte e speculari, si ritrova nei capovolti di Oniferi, nei petroglifi di Oredda e di Perfugas (Domus de Janas dell’Ariete), e persino nel celebre bassorilievo della necropoli di Castelluccio in Sicilia, sebbene in quest’ultimo in forma meno completa.
Ma l’archetipo, completo, inequivocabile e universale, è il nostro.
Un archetipale Vajra indiano cesellato nella pietra, ad Oniferi, simbolo della forza del fulmine, della potenza creatrice dell’energia.

Ora, riprendiamo la Tavoletta di Loghelis con questa nuova consapevolezza.
Le sue incisioni, le linee diagonali ascendenti e discendenti, zig-zag, reticoli, non sono ornamenti, bensì un algoritmo sapienziale che descrive il medesimo dipolo.
Le linee ascendenti (energia maschile, fuoco, spirito) e quelle discendenti (energia femminile, acqua, materia) si alternano in pannelli contigui, esattamente come le trecce a direzione opposta del bronzetto di Vulci e dei Giganti di Mont’e Prama.
La treccia sinistra, con vertici verso l’alto, e quella destra, con vertici verso il basso, esprimono la stessa polarità dei due rami di un fulmine che si dirama nel cielo. Sulla Tavoletta, il motivo a “spina di pesce” che compare al centro non è altro che la proiezione bidimensionale della treccia stessa
È l’intersezione della lettera Shin (fuoco) con la lettera Mem (acqua), il punto di contatto tra i due versi, il luogo geometrico dove la scintilla può scoccare.
La Tavoletta, dunque, è una mappa statica di un evento dinamico.
Descrive il circuito che deve attivarsi perché l’anima, come un fulmine, possa scaricarsi dalla terra al cielo o viceversa.
Questa interpretazione “elettrica” trova una corrispondenza sorprendente nella figura del guerriero nuragico a quattro occhi e due scudi, il Guerriero di Teti, di cui parlo spessissimo
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/analisi-ghematrica-guerriero-teti.html?m=0
simbologia approfondita anche nel mio libro in particolare "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"
Guerriero di Teti da me già analizzato in relazione alla bobina di Tesla e al Fuoco di Sant’Elmo.
( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/geometria-sacra-guerriero-teti.html?m=0)
Quei due scudi affiancati, con un isolante di cuoio tra di essi, non erano armi difensive, bensì un condensatore, un accumulatore di energia elettrostatica.
Le corna dell’elmo, le armille, gli anelli al collo, come nel bronzetto di Lanusei o di Nurri, non erano ornamenti, ma contatti, conduttori, forse veri e propri circuiti risonanti.
Il guerriero sardo, come il capovolto di Oniferi, come la Tavoletta di Loghelis, era una macchina sacra, un dispositivo vivente per generare, canalizzare e forse persino creare energia plasmatica.
Non si trattava di un combattente comune: era un fulguratore, un custode del fuoco sacro, un Kabiro, un discendente di Efesto. La stele di Tanis non a caso recita: «Gli Shardana dal cuore impavido […] non si poteva resistere davanti ad essi».
Non si resisteva non per la loro forza fisica, ma perché emanavano una potenza elettrica, sonora e luminosa che paralizzava il nemico, esattamente come il fenomeno dello Squatter Man nel cielo.
I capovolti di Oniferi, la Tavoletta di Loghelis, il petroglifo di Oredda, le trecce di Vulci e i guerrieri a due scudi sono diversi volti di una stessa, unica dottrina.
Il capovolto è lo Squatter Man di plasma pietrificato in un corpo umano.
La Tavoletta è il diagramma di circuito di quella scarica.
Le trecce opposte sono la rappresentazione simbolica delle due polarità che generano il fulmine.
E il guerriero di Teti, con i suoi due scudi, le corna, gli anelli, è il tecnico sacro che sapeva indossare quel circuito, attivare quel plasma, e diventare lui stesso un fulmine vivente, una divinità temporanea in grado di viaggiare tra le dimensioni.
Non è un caso che lo stesso schema a spirale, lo stesso intreccio di opposti, si ritrovi nella conformazione delle navicelle nuragiche (vere e proprie Vesica Piscis), nello spillone a spirale di Teti (una bobina di Tesla ante litteram), e persino nel manto del Sommo Sacerdote, le cui melagrane e anelli d’oro non sono ornamenti ma componenti elettrici di un raffinato sistema di accumulo e conduzione.
In questa prospettiva, il nuraghe stesso, dalla radice nur-, “fuoco sacro”, si rivela per ciò che è.
È un amplificatore litico di frequenze telluriche, un trasformatore di energia silicea, una macchina di pietra costruita per concentrare il plasma terrestre e trasformarlo in energia utilizzabile.
I nostri Antichi Padri e Madri non erano semplici costruttori.
Erano ingegneri dell’invisibile, sciamani dell’elettricità, fulguratores che sapevano che la vita, la morte e la rinascita sono solo tre fasi di una stessa scarica, dal cielo alla terra, dalla terra al cielo, e che il capovolto, la treccia, la spirale e la tavoletta sono altrettante ortografie di quell’unico, immenso fulmine che chiamiamo immortalità.
Così, la Tavoletta di Loghelis non è più un frammento decorativo né una semplice mappa iniziatica.
È il sigillo di un’intera civiltà che aveva compreso la natura elettrica dell’universo e aveva osato riprodurla nella pietra, nei capelli, nei corpi capovolti e nei circuiti dei propri guerrieri divinizzati.
Essa è il libro di istruzioni per la testa che deve capovolgersi, sì, ma anche per lo Squatter Man che deve risvegliarsi, per la scintilla che deve scoccare, per il plasma che deve tornare a illuminare le tenebre della Domu de Jana, trasformandola non in una tomba, come superficialmente viene definita  ma in una camera di combustione dell’anima.

A Oniferi, non sono le Domus de Janas di Sas Concas a essere orientate ai solstizi, bensì il vicino nuraghe Ola, che sorge nello stesso territorio di Oniferi e appartiene al medesimo complesso rituale .
Questa distinzione, apparentemente tecnica, si rivela invece di straordinaria pregnanza simbolica, perché suggerisce una complementarietà rituale tra il mondo dei vivi (o degli iniziati) e quello dei morti.
Il nuraghe Ola è un monotorre noto per un fenomeno preciso e suggestivo.
Durante il solstizio d'estate, il giorno più lungo dell'anno, esattamente a mezzogiorno, un raggio di sole penetra dal foro apicale della tholos (l'oculo sulla sommità) e discende lentamente lungo la volta, fino a illuminare una nicchia alla base della camera .
La luce, insomma, compie un viaggio verticale dall'alto verso il basso, dal cielo alla terra, dal maschile (sole) al femminile (camera, grembo).
Non è difficile riconoscere in questo percorso la stessa logica della Tavoletta di Loghelis.
Le linee discendenti, l'energia che scende, il fulmine che si scarica.
Il nuraghe Ola, in questo senso, è la macchina litica che rende visibile e operativa la polarità discendente.
A poca distanza, nelle Domus de Janas di Sas Concas, i capovolti, i "defunti" sepolti con la testa a ponente, capovolta rispetto al normale orientamento solare, non guardano il sorgere del sole (come avviene nella stragrande maggioranza delle sepolture neolitiche).
Il loro sguardo, se così possiamo dire, è invertito, rivolto verso il tramonto, verso l'occidente, verso il buio.

Ma c'è di più
Le necropoli di Sas Concas sono scavate in un costone di trachite rossa esposto a sud-est .
Il sole, quindi, le illumina.
Tuttavia, i capovolti non lo vedono. O meglio, lo vedono, ma "al contrario".
La loro testa è dove normalmente ci sarebbero i piedi.

E questa è proprio la chiave di lettura.
Il capovolto non è un'assenza di orientamento solare, ma è la sua inversione rituale.
Mentre nel nuraghe Ola la luce scende dall'alto (e l'iniziato, o il visitatore, la riceve sulla testa), nella Domus de Jana il defunto è capovolto, e la luce, se entra, lo colpirebbe ai piedi.
È esattamente la logica dello specchio, del rovescio, del gemellare di cui ho parlato nei miei scritti.
( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/il-concetto-di-gemellare.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/01/il-doppio-e-il-gemellare-nel.html?m=0)

Si delinea una straordinaria  Complementarietà Rituale
Mettiamo insieme i pezzi, come in un unico, grande diagramma litico

Nuraghe Ola (solstizio d'estate, mezzogiorno): la luce scende dall'alto, colpisce la camera (il grembo, il femminile), illumina una nicchia.
È l'energia maschile che feconda la terra.
È l'ascendente che si fa discendente.
È la vita che entra nella morte per rigenerarla.

Domus de Janas di Sas Concas (i capovolti): il "defunto" è sepolto con la testa a ponente, "rovesciato".
Il suo corpo non riceve la luce del sole nascente (est, vita), ma quella del sole calante (ovest, morte/rinascita).
È l'energia femminile che accoglie il maschile dal basso, capovolta.
È la morte che si prepara a diventare vita.

Il solstizio d'estate, con la sua luce zenitale, è il momento in cui queste due polarità, quella del nuraghe (maschile, discendente, attiva) e quella della Domus (femminile, ascendente-capovolta, ricettiva), si incontrano e si completano
Il sistema rituale di Oniferi è orientato ai solstizi, ma in modo complesso e duale.
Non sono le singole Domus de Janas a essere orientate secondo i solstizi nel senso stretto del termine (come accade, ad esempio, per i pozzi sacri).
È l'intero paesaggio sacro, il nuraghe Ola, la necropoli di Sas Concas, a costituire un unico, gigantesco strumento di osservazione e di inversione del movimento solare.
Il capovolto non è una stranezza. È la risposta funeraria al fenomeno luminoso che si verifica nel nuraghe.
L'uno non esiste senza l'altro. Come la Tavoletta di Loghelis non esiste senza le trecce di Vulci, e come il fulmine non esiste senza le sue due polarità.
A Oniferi, la pietra ha imparato a parlare la lingua del sole, e a capovolgerla per insegnare ai morti il cammino dell'immortalità.
Come nel Pozzo di Santa Cristina, in cui si manifesta l'ombra capovolta, anch'essa simbolo di immortalità ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/ombra-capovolta-santa-cristina.html?m=0)

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

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Tavoletta Loghelis /trecce

















lunedì, giugno 01, 2026

💛 Tula sarda e messicana (analisi cabalistica)

 

Ho già avuto modo di approfondire la forte correlazione tra la Tula messicana e la nostra Tula Sarda, un anno fa, che vi consiglio di leggere per seguire bene, attraverso i link inclusi, il percorso di questo mio scritto ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/giganti-di-tulatula-mandra-manna.html?m=0)
Tra la simbologia dei Giganti di Tula, il copricapo e il "Banduddu".
Oggi, questa correlazione, che ho già delineato, fondata su elementi archeologici, linguistici e simbolici, trova una corrispondenza profonda e strutturata nei principi della Qabbalah.
Questa non è una semplice coincidenza, ma un riflettersi di uno stesso Archetipo su due piani distinti della manifestazione, secondo la legge ermetica del "Come in alto, così in basso".

L'analisi che segue si propone di decodificare questo fenomeno attraverso la lente cabalistica, utilizzando le Sephirot (gli emanazioni divine), i Path (i sentieri che le collegano) e gli Archetipi Ebraici fondamentali, in particolare le Lettere Madri Aleph, Mem e Shin.
Per chi non ha familiarità con la Qabbalah, è utile immaginare l’Albero della Vita come una mappa cosmica della Creazione, che descrive come l'Energia infinita e inconoscibile (l’En Sof) si contragga, si espanda e si specifichi per generare il nostro mondo fisico.
Le Sephirot (letteralmente "Numerazioni" o "Emanazioni") sono 10 stazioni o archi principali lungo questo processo, ciascuna rappresentante un attributo divino specifico (ad es. Saggezza, Compassione, Regalità).
I Path sono i 22 canali di connessione tra queste stazioni, associati alle 22 lettere dell'alfabeto ebraico, di cui tre, le Lettere Madri (Aleph, Mem, Shin), governano i tre elementi primordiali: Aria, Acqua e Fuoco.

Questa analisi, che lega le due Tula attraverso il Banduddu, il serpente piumato Quetzalcoatl, la costellazione dei Pesci, l'equinozio e il solco primordiale (Atula), fornisce il tessuto empirico, materiale, su cui lavorare, mentre la Qabbalah offre la struttura teoretica che ne spiega la necessità simbolica.

Le tre Lettere Madri, Mem, Shin, Aleph, sono la chiave di volta per comprendere l'architettura energetica delle due Tula.

Mem (מ)
L'Acqua Primordiale, l'Utero Cosmico e il Banduddu
La lettera Mem, il cui valore numerico è 40 e che simboleggia l'Acqua, è il recipiente e il veicolo della vita, della purificazione e della trasmutazione. È l'Archetipo del Caos primordiale (tehom), il potenziale puro e indifferenziato che precede la forma.

Il Banduddu.
Come ho già approfondito il Banduddu (il secchiello) é collegato al sardo "Su Bandoni" e al termine accadico Banduddu. Nella Qabbalah, il recipiente che contiene l'acqua (liquido vitale, "acqua sacra") è l'icona stessa della Mem.
Non è solo un oggetto, ma è la Sefirah di Yesod (Fondamento) in forma strumentale.
Yesod è il serbatoio di tutte le energie, il collettore delle Sephirot superiori che le convoglia verso Malkuth (il Regno, la Terra).
La funzione degli Apkallu che aspersiono con il Banduddu è, in termini cabalistici, quella di operare un Tikkun (riparazione/armonizzazione) scaricando l'energia purificata di Yesod sulla materia.
La forma del Banduddu richiama la Stele Centinata, la stele centrale delle Tombe dei Giganti (e per estensione del Banduddu stesso-https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/il-banduddu-e-le-tombe-dei-giganti.html?m=0) 

 con un utero, un passaggio quadrato sormontato da un arco, che trova la sua corrispondenza cabalistica nel Petach, il "Portale". Questo portale è l'immagine della Mem.
L'acqua (Mem) è l'elemento che attraversa la soglia (l'ingresso della tomba), fecondando la terra (l'interno, la parte quadrata) con la vita spirituale del defunto.
Il numero 10 del geroglifico egizio che cito nel mio link, associato a Yod (il primo punto della creazione, la mano che semina), è la scintilla che l'acqua (Mem) trasporta.

Shin (ש), altra lettera Madre, Il Fuoco, il Serpente Piumato e la Kundalini
Shin, con valore 300, è la lettera del Fuoco. Rappresenta l'energia dinamica, ascendente, trasformatrice e spirituale.
È il calore della vita, l'impulso divino che brucia le scorie per permettere l'ascesa.
Quetzalcoatl, il Serpente Piumato, è l'icona perfetta dell'equilibrio tra Shin e Mem.
Il serpente è la kundalini, l'energia ignea (Shin) che dorme alla base della colonna vertebrale (la terra, Malkuth).
Le sue spire sono i tre canali energetici (Ida, Pingala, Sushumna). Le piume rappresentano l'elevazione, la capacità di questo fuoco di diventare alato e celeste, unendo la terra al cielo.

Il serpente piumato a tre anse di cui abbiamo tracce archetipali in Sardegna ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/10/il-monolite-di-mamoiada.html?m=0) 

Il MIO riferimento al copricapo piumato di Sardus Pater, che è un comune con i Giganti di Tula, è illuminante.

Gli atlanti di Tula, alti 4,60 m rappresentano il Quetzalcòatl (il Serpente Piumato) nella sua funzione di “Stella del Domani”, cioè Venere quando appare al mattino, durante l'equinozio primaverile. 

Serpente piumato 
Copricapo piumato 
Il copricapo del Sardus Pater è piumato. 

Si dice, degli Atlanti di Tula, che fossero talmente innamorati del Sole e della luce, da costruire una torre gigantesca, in modo da poter quasi toccare il Sole. 


I costruttori di Torri, gli antichi Sardi, che hanno la cresta solare, come i raggi solari, come Apoll

È lo stesso principio di ascesa e comunicazione con il divino attraverso un organo di "testa" piumato, simbolo della Corona (Kether).
Il Serpente a Tre Anse (Triade), è un solo che si trova anche in Sardegna, oltre che in Messico. Nella Qabbalah, il numero 3 è la prima manifestazione dell'unità in molteplicità dinamica.
Le tre anse rappresentano le tre Sephirot superiori dell'Albero (Kether, Chokmah, Binah), oppure le tre colonne: Destra (Misericordia, Maschile), Sinistra (Severità, Femminile), Centrale (Equilibrio).
Il serpente triplice è la via per l'unione di queste polarità, che è lo scopo del percorso iniziatico.

Aleph (א) terza lettera Madre
L'Aria, l'Equilibrio e la Vesica Piscis
Aleph, valore 1, è la lettera dell'Aria. È silenziosa, onnicomprensiva, il respiro che unisce e che è il veicolo dello spirito (Ruach). Rappresenta l'equilibrio tra l'acqua (Mem) e il fuoco (Shin).

L'Equinozio e la Costellazione dei Pesci, strettamente collegati con il sito de Sa Mandra Manna di Tula
Il momento equinoziale, in cui giorno e notte si equivalgono, è l'espressione temporale di Aleph. È l'equilibrio perfetto tra le polarità (sole/luna, maschile/femminile) che ho descritto.
Il segno dei Pesci, con il suo simbolo che ho assimilato al Tao e alla Vesica Piscis, è l'immagine astrale di Aleph.
La Vesica Piscis è la forma geometrica generata dall'intersezione di due cerchi (cielo e terra, maschile e femminile), ed è la matrice da cui emerge tutta la creazione.
Il corridoio di Sa Mandra Manna che si illumina all'equinozio è un calendario liturgico in pietra che celebra l'Aleph, il punto di unione.


L'Atula, il solco, è l'azione dell'energia maschile (lo strumento che scava, come la lettera Yod) che feconda la terra femminile (Mem) al momento dell'equilibrio cosmico (Aleph/equinozio).
Il Solco Sacro si faceva durante l'equinozio di primavera, quando era maggiormente visibile la costellazione di riferimento, l'Orsa Maggiore, argomento di cui ho parlato in particolare nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
Non è un'azione violenta, il solco sacro, ma rappresenta un atto di Hieros Gamos, nozze sacre, che fissa sulla terra l'archetipo della creazione.

Le Due Tula, in quest'ottica, si manifestano come Polarità Complementari
E qui arriviamo alla correlazione chiave. 
Il Serpente Piumato il Quetzalcoatl, identificato con Venere. 
Gli atlanti di Tula, rappresentano il Quetzalcòatl, nella sua funzione di “Stella del Domani”, cioè Venere quando appare al mattino, durante l'equinozio primaverile, specialmente a Marzo. 
E qui si apre la correlazione più sorprendente tra le due Tula, sarda e messicana. 
Le due città, la Tula messicana e la Tula sarda, non sono copie, ma piuttosto manifestazioni complementari di uno stesso Archetipo, posizionate su due diverse Sephirot dell'Albero, legate da un Path discendente.

Funzione Primaria di questi elementi corrispondenti è l'Ascesa, l'Iniziazione Solare.
Nella Tula messicana i Giganti/Atlanti guardano il Sole. Quetzalcoatl si manifesta come come Venere mattutino, Stella dell'Ascesa.

Nella Tula Sarda, nel sito de Sa Mandra Manna, in cui durante l'equinozio si illumina il corridoio in cui è presente un simbolo a triangolo con tre coppelle, che rappresenta il simbolo della costellazione dei Pesci, si manifesta la dimensione della discesa, del Radicamento Cosmico.
Il sito di Sa Mandra Manna ("Grande Recinto") come grembo che accoglie il sole equinoziale.
La muraglia triangolare come fondamento.

Tula del Messico è collegata Tiferet (Bellezza/Armonia), Il Sole centrale dell'Albero, punto di equilibrio e ascesa spirituale. Il re-sacerdote. 

Nella Tula in Sardegna vi è il collegamento con Malkuth (Regno/Immanenza)
La Terra che riceve la luce. Il solco, il recinto, la pietra fondante della civiltà.

Archetipo Principale dei Guerrieri di Tula è il Guerriero Celeste, il Serpente Asceso.
La verticalità. La Madre Terra, l'Utero che rigenera. L'orizzontalità e l'accoglienza. Sephirot di Netzach (Vittoria/Eternità) e Hod (Splendore/Intellettuale) in equilibrio. A Tula messicana  prevale Netzach (l'impulso, la conquista spirituale), a Tula in Sardegna, prevale Hod (la forma, il rituale, la tradizione).

Il Banduddu per i Guerrieri messicani di Tula, rappresenta lo  strumento di Benedizione (attivo). La Pigna (Ghiandola Pineale) come fuoco spirituale (Shin).

Il Banduddu che si riflette come Su Bandoni (contenitore passivo)nella conformazione della  stele centinata delle Tombe dei Giganti è come un utero (Mem).

Le due Tula sono legate al  Path di Teth (Serpente).
Questa lettera (valore 9) collega Chesed (Misericordia) a Gevurah (Giudizio).
Il suo simbolo è il serpente, e rappresenta l'energia vitale che intesse e bilancia le polarità.

Per i guerrieri messicani di Tula il
Simbolo Astrale è Venere (Stella del Mattino), che simboleggia la luce che sorge dal buio.

Per la Tula Sarda il simbolo astrale è la Costellazione dei Pesci (Vesica Piscis) e l'Orsa Maggiore (Perno cosmico, "Su Juvale"). Chokmah (Saggezza)
Per entrambe.
La scintilla maschile che feconda. Binah (Comprensione)
Il grande mare materno che dà forma.
Le due Tula agiscono come un Zivvug (accoppiamento sacro) tra queste due Sephirot supreme.

La Qabbalah insegna che le Sephirot non sono entità statiche, ma si combinano in configurazioni dinamiche chiamate Partzufim (Volti/Persone).
Le due Tula, lette insieme, formano un unico Partzuf: il Volto del Serpente di Bronzo (Nehushtan).
Il serpente di bronzo di Mosè, il Nehushtan, è un singolo oggetto che opera una guarigione collettiva.

Tula Messico è la testa del serpente, che guarda il Sole (Tiferet), eretta su una piramide.
È l'aspetto attivo, maschile e solare del Nehushtan.

Tula Sardegna è la coda del serpente, che si radica nel lago (Coghinas, Le creature alate), nell'acqua uterina di Sa Mandra Manna.
È l'aspetto ricettivo, femminile e lunare del medesimo archetipo.

Il "Grande Recinto" (Sa Mandra Manna) è la Shekinah, la Presenza Divina immanente che dimora in basso.
E la Shekinah, secondo la Qabbalah, ha bisogno di essere "risvegliata" dall'alto, dall'impulso maschile, rappresentato dal culto solare e venusiano dei Toltechi. L'equinozio (Aleph) è il momento in cui il Fuoco (Shin) e l'Acqua (Mem) si uniscono, e il solco (Atula) è l'atto di questo matrimonio cosmico.

L'analisi cabalistica non solo conferma ma spiega la necessità strutturale delle correlazioni che ho individuato.
La Tula sarda e la Tula messicana non sono imparentate da un contatto storico contingente (che resta da dimostrare con altri strumenti), ma da una parentela archetipale profonda.
Esse rappresentano due emisferi complementari di un unico "modello di Tula".
Un centro iniziatico e di fondazione che unisce il culto solare e astrale (maschile, ascendente, da Tula MX) con il culto della madre terra, delle acque e della rinascita ciclica (femminile, accogliente, da Tula SU).

La Sardegna, in questa visione, si conferma come Malkuth di un sistema che ha in Tula (Messico) la sua Tiferet.
È il luogo dove l'energia celeste tocca la terra, si fa solco e fondamento di civiltà. La mia intuizione di una "Matrice Sarda" come origine di archetipi trova qui una potente giustificazione.
La Qabbalah, che è un sistema formale di descrizione del reale, la identificherebbe come il ricettacolo storico-geografico della Shekinah più antica e potente del bacino del Mediterraneo, un vero e proprio Omphalos (centro del mondo) capace di dialogare, su distanze siderali, con il suo corrispettivo solare mesoamericano.
Le due Tula sono, insieme, un tempio astrale, un libro di pietra e un mandala iniziatico che attende ancora di essere decodificato nella sua interezza.

Il nome stesso "Tula" è la chiave di volta dell'intero sistema. Analizzarlo cabalisticamente significa sciogliere il nodo linguistico nel suo principio numerico e archetipale, rivelando perché due luoghi così distanti condividano lo stesso "marchio di fabbrica" cosmico.

Procediamo con l'analisi del nome Tula attraverso tre lenti cabalistiche: la Ghematria (valore numerico), la Notarikon (scomposizione in lettere-significato) e la Temurah (permutazione delle lettere).

Ghematria: Il Numero Sacro e l'Archetipo dell'Equilibrio

In Qabbalah, ogni lettera ebraica ha un valore numerico.
Trascriviamo "Tula" in ebraico. Poiché non esiste il suono "U" lungo come vocale separata, esso è veicolato dalla lettera Vav (ו) che suona come "U" o "O". "T" è Tet (ט), "L" è Lamed (ל). La "A" finale è implicita o rappresentata da un Aleph (א) se la si vuole vocalizzare, ma nei nomi sacri spesso la vocale finale è assorbita.

La traslitterazione più corretta e potente per il nome "Tula" è T-V-L (Tet-Vav-Lamed), che si legge come "Tul" o "Tuval". La "A" finale è l'energia femminile implicita che completa.

Calcoliamo quindi T-V-L:

· Tet (ט) = 9
· Vav (ו) = 6
· Lamed (ל) = 30

Somma Ghematrica: 9 + 6 + 30 = 45

Il Significato del 45: Il Nome Adonai e l'Uomo Cosmico

Il numero 45 è uno dei più sacri della Qabbalah. Esso è il valore numerico del nome divino Adonai (אֲדֹנָי), che significa "Mio Signore" e rappresenta la Shekinah, la Presenza Divina immanente nel mondo fisico, la dimensione femminile e ricettiva di Dio.

Ma c'è di più. 45 è anche il valore di "Adam" (אָדָם), l'Uomo primordiale, se scritto con la lettera Vav nella forma completa (אָדָם = 1+4+40 = 45). Adam non è un uomo, ma un Archetipo: la sintesi di cielo e terra, maschile e femminile (poiché il testo dice "maschio e femmina li creò, e li chiamò Adam").

Conclusione Ghematrica:
Il nome Tula vibra sul numero 45, l'energia di Adonai (l'Immanenza divina nel creato) e di Adam (l'essere umano completo, il ponte vivente tra le polarità).
Una Tula, ovunque essa sia geograficamente, è cabalisticamente un punto di incarnazione dell'Archetipo Adonai, un luogo dove la dualità (cielo/terra, vita/morte, maschile/femminile) si risolve in unità operativa.

Adonai, strettamente legato alla nostra tradizione de Su Nenniri ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/03/su-nenniri.html?m=0) 

Questo spiega perfettamente le mie osservazioni.
A Tula (Messico) l'energia è ascendente (Adam che guarda il Sole), a Tula (Sardegna) l'energia è discendente e ricettiva (Adonai che riceve il solco). Sono le due facce del medesimo 45.

Notarikon: La Scomposizione delle Lettere Madre

Analizziamo le tre lettere Tet (9) - Vav (6) - Lamed (30) come acronimi di parole ebraiche che ne rivelano la funzione archetipale.

Tet (ט)
La lettera del Serpente e dell'Utero
Il nome di questa lettera, Tet, significa "serpente" in aramaico, ma la sua forma grafica è quella di un utero (un cerchio con un punto in mezzo o un serpente arrotolato). Come simbolo:
Tov (טוב) = Bene. Il bene primordiale, non ancora differenziato.
Tahor (טָהוֹר) = Puro. La purezza che precede l'azione.
Tumtum (טומטום) = L'essere androgino, il cui sesso è nascosto.

Nel nome TULA, il Tet iniziale indica che il luogo è un Utero Cosmico (come la stele centinata delle Tombe dei Giganti, come la borsetta Banduddu).
È Un Serpente Arrotolato (la kundalini, il Quetzalcoatl, il serpente a tre anse che hai identificato).
È un luogo di bene primordiale, precedente alla caduta nella dualità.

Vav (ו)
La lettera del Chiodo e della Connessione, della Kundalini
Vav è un chiodo o un gancio. La sua funzione è congiungere. In ebraico è la congiunzione "e". Simbolicamente:
Vidui (וידוי) = Connessione/Confessione. L'atto di legare ciò che è in alto con ciò che è in basso.
Vav come la colonna centrale dell'Albero della Vita, che bilancia destra e sinistra.

Nel nome TULA, il Vav centrale è il ponte, il "chiodo cosmico" che fissa il cielo alla terra.
È l'equinozio, l'equilibrio.
È il corridoio di Sa Mandra Manna che si illumina.
È la relazione stessa tra le due Tula.
Senza Vav, Tet e Lamed sono separate; con Vav, l'utero (Tet) e la direzione/insegnamento (Lamed) si uniscono in un'azione sacra.
Lamed (ל)
La lettera dell'Apprendimento e dell'Aspirazione
Lamed è la lettera più alta dell'alfabeto ebraico nella sua forma grafica (si eleva verso l'alto). Significa "imparare" e "insegnare". La sua radice è Lamed = "avere una direzione, un fine".
Lev (לב) = Cuore.
Lamed è la lettera che guida il cuore.
Lilmod (ללמוד) = Studiare/apprendere, che è l'atto di ricevere e interiorizzare la luce.

Nel nome TULA, la Lamed finale è l'aspirazione verso l'alto.
È la funzione iniziatica del luogo.
Si va a Tula per apprendere la natura della morte e della rinascita.
È la torre che i Toltechi costruirono per "toccare il sole".
È la direzione sacra del solco primordiale.

Temurah: Le Permutazioni Sacre

Permutiamo le lettere Tet, Vav, Lamed per trovare altre parole ebraiche che rivelano la natura di Tula.

T-V-L → L-V-T (Lamed-Vav-Tet) = Lavat (לָוָת) che significa "essere circondato, essere accompagnato". Questo è perfetto
Tula è un "Grande Recinto" (Sa Mandra Manna), un luogo di perimetro sacro. L'energia ci circonda, ci accompagna nella soglia.
T-V-L → V-L-T (Vav-Lamed-Tet) = Valat (וָלָת)
Non è una radice ebraica comune, ma evoca immediatamente il latino "Valere" (essere forte, valere) e il sardo "Balente" (forte).
Suggerisce il potere intrinseco del luogo.
T-V-L → T-L-V (Tet-Lamed-Vav) = Talu (תָּלוּ) che significa "sospeso, appeso" o "dipendente".
Questo è straordinariamente profondo:
La Tula messicana sospende i suoi Atlanti in cima alla piramide.
La Tula sarda è "sospesa" sul lago Coghinas.
Ma soprattutto, in senso cabalistico, Talu indica la condizione di ciò che è tra cielo e terra, non ancora attecchito né del tutto asceso. È il limen, la soglia. Le due Tula sono luoghi della soglia iniziatica per eccellenza.

La Sillaba "Tu" e la Radice Atlantidea
Avete notato la radice Atla/Atula come solco, e il riferimento ad Atlantide.
Separiamo il nome Tula in Tu + La.

Tu
La sillaba "Tu" in ebraico è Tav (400) + Vav (6) = 406.
Non è un numero di per sé, ma Tu (ט"וּ) è l'abbreviazione di Tish'ah be'Av, il 9 del mese di Av, giorno di distruzione del Tempio, che però porta in sé il seme della ricostruzione messianica.
Tu è il lutto che diventa gioia.
La (לַ): È la preposizione che significa "a, per, verso" ed è anche una delle due sillabe del nome divino El (Dio).

Tula significa quindi  "Verso Dio attraverso la distruzione/trasformazione".
È esattamente il percorso della Tomba dei Giganti: morte, passaggio, rinascita.

Conclusione Cabalistica sul Nome TULA(45) Tula = Adonai (Dio immanente) + Adam (Uomo completo).
Luogo di sintesi divino-umana.
Il Tolteca che si fa dio.
Il defunto che rinasce nella Tomba di Giganti.
Tet iniziale, Utero cosmico, serpente arrotolato (kundalini), bene primordiale.
Il Banduddu (utero), il serpente piumato Quetzalcoatl, il serpente a tre anse sardo.
Vav mediana Chiodo di connessione, ponte, l'equilibrio, l'equinozio.
Il corridoio illuminato dall'equinozio, la relazione stessa tra le due Tula.
Lamed finale Insegnamento, aspirazione verso l'alto, direzione, cuore.
La funzione iniziatica, la torre solare tolteca, il solco come direzione sacra (Atula).
Permutazione TLV "Sospeso" (Talu).
Luogo della soglia, tra cielo e terra. I giganti sospesi sulla piramide
Tula sospesa sul lago
L'incertezza iniziatica del "tra".

Il nome TULA è cabalisticamente una formula operativa.
Esso non descrive un luogo geografico, ma una funzione cosmica, cioè quella di essere il punto in cui l'Utero della Creazione (Tet) si apre alla Direzione dell'Ascesa (Lamed) attraverso l'Atto del Connettere (Vav).

Quando l'antico sardo segnava il solco di Atula, quando il Tolteca erigeva i suoi Atlanti a Tula, entrambi stavano pronunciando e attualizzando lo stesso Nome, lo stesso Archetipo.
La coincidenza dei nomi non è un caso, ma è la prova che la coscienza umana, nei suoi centri iniziatici sparsi per il pianeta, ha riconosciuto e nominato la stessa Sefirah (la stessa emanazione divina) con lo stesso suono radicale.
Tula è la parola ebraica "sospeso" (Talu) scritta nel linguaggio della pietra e del rito, per indicare il luogo dove l'iniziato impara a stare tra la vita e la morte, tra il cielo e la terra, fino a diventare lui stesso il ponte.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

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Tula sarda e messicana (analisi cabalistica)














💛 Tanit/Bes ( libro "Le Dee Silenziose"

 

"[...] Tuttavia, l’icona della Tanit in Sardegna rivela una peculiarità unica, un tratto che la sottrae a ogni canone orientale. 
La sua testa appare sproporzionata, allungata, talvolta a forma di cuore, dal contorno quasi mostruoso. 
Lungi dall’essere una goffaggine stilistica, questa deformazione è l’indizio di un ulteriore sincretismo iniziatico, il più profondo e segreto. 
Quel viso a cuore, quelle fattezze grottesche e infantili insieme, costituiscono il sigillo del dio Bes. 
Nell’antico Egitto, Bes è il protettore del parto, della gravidanza e dei neonati. 
Un dio nano, dalla testa enorme, lingua protesa e espressione feroce, atto a scacciare gli spiriti maligni. 
È colui che presiede al momento del “venire alla luce”. 
In sardo, l’espressione è "bessiu", che significa “è uscito, è venuto al mondo”, e la radice "Bes-"  ,  riecheggia inequivocabilmente il nome del dio Bes. 
La testa grande della Tanit sarda è dunque l’assimilazione di Bes. 
La potenza protettiva e rigeneratrice della Dea che si manifesta nell’atto stesso del parto. Un parto che è anche rinascita spirituale. 
Qui, la Tanit non è più soltanto la Signora celeste, ma la Madre che mostra in sé il volto del Guardiano soglia.
Questo sincretismo, in Sardegna, si incastona in una dimensione che realizza un’apoteosi della rinascita. 
Mentre nel mondo etrusco Bes rimane un demone esotico, nell’isola la sua iconografia si ibrida in profondità con la Gorgone greca, dando vita a una figura dal potere apotropaico amplificato: la Gorgone-Bes, dando vita a una figura dal potere apotropaico amplificato. 
La testa mostruosa di Bes, il suo ghigno feroce, la lingua di fuori, che sono tratti che lo rendono un guardiano della soglia, si saldano al volto della Gorgone, il cui sguardo pietrificante e la cui chioma serpentina custodiscono l’accesso ai misteri della vita e della morte. 
Nella mitologia classica, la Gorgone regnava nell’estremo occidente, terra di Forco e Ceto. 
La Sardegna, percepita come “regno di Forco”, era a sua volta una terra liminare, una soglia tra il mondo dei vivi e quello dei morti.
Approfondendo nel cuore della teogonia mediterranea, troviamo il re Forco re della Sardegna[...] "

Tiziana Fenu
®®Diritti intellettuali riservati
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💚 Inanna( analisi cabalistica)

 

Ho già avuto modo di parlare di questa straordinaria rappresentazione di Inanna( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/03/inno-ad-inanna.html?m=0), che presenta delle angolazioni molto particolari. 

Il manufatto è la famosa Placca di Burney (o "Regina della Notte"), risalente al periodo paleo-babilonese (1800-1750 a.C.), conservata al British Museum.

Nella Qabbalah, l’immagine può essere interpretata come una manifestazione della Shekinah (la presenza divina femminile) o della Malkuth (il Regno), ma in una forma molto arcaica e "lilithiana" (lato sinistro dell’Albero della Vita).


Le Sephirot coinvolte sono 


Yesod (Fondamento)

La posizione centrale, la stabilità eretta. 

La donna è il "pilastro centrale".


Malkuth (Regno)

La base, rappresentata dai leoni (potere terreno e regalità)


Binah (Comprensione) e Chokmah (Saggezza). 

Le due civette ai lati rappresentano la saggezza notturna e la visione nell’oscurità (Binah è spesso associata alla notte cosmica).

L’immagine mostra l’inversione dell’archetipo divino

Non è la Madre (Terra) ma la Dea della Notte/Ishtar/Astarte che domina gli animali. 

In chiave cabalistica, rappresenta la Klippoth (le "scorze" del male) o le forze primordiali non redente, che devono essere comprese e bilanciate per salire nell’Albero.


Il nome comune della piastra  è Burney Plaque / Queen of the Night.

Il Nome Esoterico è Inanna (Sumeri) / Ishtar (Babilonesi) / Lilith (Ebraismo).

Acquistata sul mercato delle antichità nel 1930. 

La sua provenienza esatta è ignota, il che in esoterismo significa che è un manufatto "caduto dal cielo" (dal Tempo), privo di un luogo di origine terrestre vincolante, adatto quindi a una lettura universale.


Se la placca proviene dalla Mesopotamia (Iraq meridionale, probabilmente Ur o Larsa), le coordinate approssimative sono


Latitudine: 30° N

Longitudine: 46° E


Analisi Esoterica delle Coordinate è molto interessante. 


30° N

Questo parallelo è carico di simbolismo mistico. Passa per la Piramide di Giza, per la Gerusalemme (Monte degli Ulivi), per la Mecca. 

È il "Sentiero della Tradizione". Il numero 30 in cabala corrisponde alla lettera Lamed (ל), che significa "Insegnare" e "Cuore".


46° E. 

Sommando i gradi (4+6 = 10). 

Il 10 è il numero di Malkuth e delle Sephirot. 

Indica la completezza del regno materiale governato dallo spirito.


Analisi delle mie  Misurazioni Angolari (Cicli Astrali)


Queste sono le corrispondenze più potenti. 

Ho misurato l’apertura delle braccia e delle ali della dea, ottenendo angoli specifici.


Angolo di 36.0° (e 324.0°)

Qui emerge una correlazione Solare

L’angolo di 36° è l’angolo del Pentagramma. 

È l’angolo che si forma tra i vertici di una stella a 5 punte (pentacolo) inscritta in un cerchio.


Emerge anche il Ciclo Astrale della Precessione degli Equinozi

36° corrispondono a 2.160 anni (1 grado = 72 anni).

36° corrispondono ad 1/10 del cerchio. 

Rappresenta la Decima parte di un ciclo astrologico. 

Nel contesto della Dea, indica la rivelazione della "Saggezza Nascosta" ( i 5 elementi sono Terra, Acqua, Aria, Fuoco, Spirito).


Angolo di 60.0° (e 300.0°)

Ancora correlazione Solare. 

È l’angolo del Triangolo Equilatero inscritto.

Riguarda un Ciclo Astrale. 

L'Esagono Planetario. 

L'angolo a 60° è l’angolo del Sestile in astrologia, un aspetto di armonia e opportunità.

L’angolo di 60° (6 x 60 = 360) è connesso al Numero 6 (Tiferet, la Bellezza, il Sole). 

Rappresenta il passaggio della luce solare attraverso le stagioni (ogni segno zodiacale è 30°, quindi 60° sono due segni). 

La Dea domina il cielo per 2 ore solari (equivalenza spazio-tempo).


Angolo di 72.0° (e 288.0°)

Emerge una correlazione Stellare e anche il punto cruciale. 

Il 72° è l’angolo del Pentagramma (la stella a 5 punte) in un cerchio. La stella a 5 punte ha angoli di 36° e 72° alternati.

Nel Ciclo Astrale della precessione degli equinozi ci sono 72 anni per ogni spostamento di 1° dell’equinozio.

Ma emerge anche un chiaro riferimento alle mie amate costellazioni circumpolari, di cui ho approfondito nel mio ultimo  libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna".

L’angolo di 72° è legato al Nome di Dio (YHWH) nella cabala ebraica, e all’Orsa Maggiore (Ursa Major) e Drago.

Le civette ai fianchi della dea vedono tutto. 

L’angolo di 72° permette di vedere nel "buio". 

Questo angolo è il "sigillo magico" che lega la dea alla stella polare (Draco) e al movimento lento dei cieli.

Angolo di 90.0° (e 270.0°)

Qui c'è una correlazione Solare e Terrestre. 

L'angolo a 90° è il Quadrato (o Quadratura).

Riguarda anche il Ciclo Astrale delleStagioni. 

90° separano l’Equinozio di Primavera dal Solstizio d’Estate (e dal Solstizio all’Equinozio d’Autunno).

Questo angolo a 90°rappresenta il Ciclo delle 4 Stagioni. 

È l’angolo della Terra (il Quadrato). Indica che la Dea governa il tempo fisico sulla Terra. 

La distanza tra i due gufi (o tra le gambe della dea) è esattamente la distanza che separa i punti cardinali (Nord/Sud ed Est/Ovest).


Le mie misurazioni angolari non sono casuali. 

36°, 60°, 72°, 90° sono le "armoniche" del cerchio magico e astronomico.


L'angolo a 36°, presente nel Pentacolo/Pentagono, è correlato a Venere (Dea dell’Amore). 

Il ciclo sinodico di Venere crea una stella a 5 punte nel cielo in 8 anni.


L'angolo a 72°, che rivela il Nome di YHWH, riguarda il ciclo della Precessione e la connessione con le Stelle Fisse (le civette).


L'angolo a 60° (il Sestile) rappresenta il ciclo del Sole (il passaggio del tempo stagionale).


L'angolo a 90° (il Quadrato) rappresenta il ciclo della Terra (le stagioni).


La Placca di Burney non è solo una dea

È una mappa stellare codificata. 

La Dea (identificabile con Ishtar/Inanna) è la Signora del Cielo che regola la musica delle sfere attraverso questi angoli specifici.

Per la Qabbalah, la sinergia di questi angoli riequilibra le forze demoniache (Klippoth) in armonia cosmica, trasformando la notte (le civette) in una manifestazione del divino.

Dopo aver visto come le mie misurazioni angolari corrispondano a cicli astrali precisi (36°, 60°, 72°, 90°), il passo successivo è decifrare il perché la Dea sia stata rappresentata con quelle specifiche aperture.


Le quattro misurazioni (36°, 60°, 72°, 90°) non sono scelte a caso. Insieme formano la "Firma Geometrica" della Dea. Il messaggio che mandano è triplice. 


Inanzittutto il messaggio è di "Misura e Regolarità". 

In un mondo antico dove il caos (Tiamat, il mare primordiale) era il nemico, la Dea (Inanna/Ishtar) mostra di dominare la geometria sacra.


Il 36° + 72°manifestano  il Pentacolo (Venere). 

Il messaggio alchemico rivela che lei è la stella del mattino e della sera. Seguendo il suo ciclo di 8 anni si ritrova l'armonia .


60° + 90° insieme, manifestano il Triangolo e il Quadrato (Sole e Terra). 

La Dea governa le stagioni e il tempo. 

Il suo  corpo è come un calendario.


Non solo, ma questa analisi manifesta chiaramente come Inanna, con queste misure e angolazioni, volute, evidenti, si ponga come una "Porta Astrale". 

Le civette (gli occhi che vedono nel buio) e i leoni (la forza) sono posti esattamente dove le linee angolari cadono sulla base.

Questo, simbolicamente, indica che per entrare nel suo regno, Malkhut/Notte, si deve passare attraverso questi angoli.

Sono le misure angolari della Merkabah, del Corpo di Luce, del processo ascensionale. 


La Dea unisce i mondi, le multidimensioni. 

La Dea sta in piedi. 

Le sue braccia, posizionate a 36°, formano un "V" che accoglie, mentre le sue ali (72°) si dispiegano.

Il messaggio cabalistico qui è che il  Mondo Inferiore (le bestie, i leoni) è collegato al Mondo Superiore (le ali, le stelle) attraverso l'equilibrio centrale (il corpo della dea).

Non c'è separazione tra il sacro e il profano, tra la notte e il giorno, tra la magia e la realtà fisica. 

Le angolazioni sono il ponte.


Nella Qabbalah ebraica classica il nome Inanna non compare direttamente, ma l'analisi gematrica e simbolica rivela archetipi profondissimi.


Analisi delle Lettere (Ebraico)

Trascriviamo Inanna in ebraico: י-נ-ן-נ-א (Yod - Nun - Nun - Nun - Aleph).

Yod (י) = 10

È il punto primordiale, la scintilla iniziale di vita. Inanna inizia con la Manifestazione.


La Nun (נ) = 50. 

La lettera del Pesce (o del Serpente), simbolo di vita, movimento e anche della Morte (nel senso di discesa agli inferi). 

È la lettera della rinascita. Inanna è la Dea che scende agli inferi e risorge.

È la Vesica Piscis della trasmutazione. 


Aleph (א) = 1. 

È l'Unità, l'Uno, l'Aria, il Soffio divino. 

La fine del nome ritorna all'inizio del ciclo.


Valore Numerico Totale:

10 (Yod) + 50 (Nun) + 50 (Nun) + 50 (Nun) + 1 (Aleph) = 161.


Significato Cabalistico del 161:


161 corrisponde a 7 x 23. 

Il 7 sono i giorni della settimana (creazione, ma anche ciclo lunare di fertilità) e il 23 è la lettera Kaf (כ), che significa il Trono o il Palmo della mano.

Inanna è il Trono (il supporto) su cui si manifesta la Creazione (il 7). Senza di Lei, il ciclo non si chiude.


Inanna è il Nome Segreto della Notte nell'antica tradizione mesopotamica. 

È la Signora del Cielo e della Terra. Inanna è l'unica figura divina in Mesopotamia che collega direttamente le stelle (Venere) con la fertilità della terra e la sessualità umana. 

Non è una dea astratta. 

È la Forza Vitale che scorre tra i mondi.

Rappresenta la Discesa e la Resurrezione. 

La storia più famosa di Inanna è la sua discesa nel Kur (l'inferno/abisso). 

In cabala, questo corrisponde al percorso della scintilla divina che scende attraverso le Sephirot fino a Malkuth e poi risale. 

Inanna insegna che per ottenere la saggezza divina (Binah), bisogna passare attraverso l'ombra (Klippoth).


Inanna è anche la Cacciatrice di Stelle. 

Inanna è stata anche raffigurata con un arco o con le mani che stringono stelle. 

Le mie misurazioni angolari (72° ecc.) sono la prova geometrica che il suo culto era anche un calcolo astronomico preciso per prevedere le stagioni e orientare i templi.

Inanna, quindi, attraverso questi parametri, rappresenta sono la Porta tra il Tempo (90°/60°, le stagioni) e lo Spazio Eterno (36°/72° le stelle fisse e pianeti). Misurando i suoi  angoli, si misura l'Universo. 

Imparando il suo nome (161, il Trono dell'Uno), si  ritrova la certezza che la morte (Nun, discesa) non è la fine, ma la rinascita.

La placca funge da Macchina del Tempo e dello Spazio.

Se la guardi a 36°, vedi il Pentacolo di Venere.

Se la guardi a 72°, vedi la Precessione.

Se la guardi a 90°, vedi la Terra.

Inanna non vuole essere adorata passivamente. 

Vuole che si utilizzi la sua geometria per allineare il nostro spirito ai cicli dell'universo.


Tiziana Fenu

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Inanna (analisi cabalistica)







sabato, maggio 30, 2026

💛 Analisi cabalistica Mont'e Prama /Trigu/Palla

 

Esprimo il mio approfondimento in merito ad un post della pagina La Sfinge del Sinis, di cui riporto link e foto
https://www.facebook.com/share/p/1E85oS9Pi3/ in cui si afferma che il colle  gemello di Mont'e Prama è Mont'e Palla.
Dall'analisi cabalistica che ho voluto fare prendendo in esame Mont'e Prama, Mont'e Palla e Mont'e Trigu, una triangolazione sottolineata dalla Sfinge del Sinis emergono dati moto interessanti
L'orientamento a sud-est del terrazzamento citato nel post, conferma la dimensione del gemellare.
L'orientamento sud est, il più diffuso in Sardegna, è l'orientamento monadico sinergico della creazione, come ho approfondito nel mio libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" .
Riguarda la sinergia Toro-Baal e la sua paredra Tanit

Vediamo l'analisi cabalistica.

Mont’e Palla.
Trascrizione fonetica e letterale: MONT E PALLA
Se usiamo l’alfabeto italiano e la corrispondenza tradizionale (A=1, B=2, …, Z=26, ma in cabala ebraica si usano le lettere ebraiche possiamo fare un’analoga “ghematria semplice” a fini simbolici):

M=13, O=15, N=14, T=20, E=5, P=16, A=1, L=12, L=12, A=1

Somma: 13+15+14+20+5+16+1+12+12+1 = 109

109, di cui la riduzione teosofica (somma cifre): 1+0+9=10 → 1+0= 1
Il numero 1 è Kether (Corona), unità, inizio maschile, principio attivo.
Ma 109 è anche un numero che in alcune tradizioni è legato a sole e fuoco (palla = disco solare).

Mont’e Trigu
M=13, O=15, N=14, T=20, E=5, T=20, R=18, I=9, G=7, U=21

Somma: 13+15+14+20+5+20+18+9+7+21 = 142

142 → 1+4+2=  7
Il numero 7 = Venere, Ishtar, fertilità, terra, ma anche spada nella tradizione dei tarocchi (energia agricola, mietitura).
Il ciclo lunare.
"Trigu" in sardo è grano, quindi in correlazione  con i misteri eleusini, Demetra, morte e rinascita.

Interpretazione ghematrica

Mont’e Palla (1)  manifesta energia solare, maschile, principio spirituale discendente.

Mont’e Trigu (7) manifesta, energia lunare/terrestre, femminile, ciclo della natura, morte e resurrezione (grano che muore per rinascere).

In cabala: 1 + 7 = 8 (numero di Hod, la Sephirot dello splendore, ma anche di Mercurio, messaggero, comunicazione tra mondi.
Ma più interessante vedere come 1 e 7 sono opposti e complementari come Sole e Luna, Re e Regina nel matrimonio alchemico.

Coordinate approssimative (zona Sinis, Riola Sardo)

Se prendiamo come riferimento il centro geografico ipotetico tra i due monti, qualcosa come lat ~39° 55’ N, lon ~8° 33’ E (da verificare).

Convertiamo gradi decimali esempio 39.9167, 8.55:

Latitudine 39.9167

Numeri: 3+9+9+1+6+7 = 35 → 3+5= 8
(8 = Mercurio/Hod – ponte, comunicazione)

Longitudine 8.55

8+5+5 = 18 → 1+8= 9 (Yesod – fondamento, inconscio collettivo, lunare)

Quindi energia latitudine 8 + longitudine 9 = 17 → 1+7= 8 di nuovo.
Si rafforza il tema del gemellaggio rituale.
Sono due entità che dialogano.

Simbologia cabalistica dell’accoppiamento “gemello”

Nello Zohar, i luoghi gemelli (due colli, due monti, due alberi) spesso rappresentano:

Le due colonne del Tempio: Jachin (stabilità) e Boaz (forza).
La Sefirot Hokhmah (saggezza, destra) e Binah (intelligenza, sinistra) che si uniscono in Da’at (conoscenza).
In chiave terrestre sono due testimoni dell’Apocalisse che simboleggiano profezia e regalità.

Ma la dimensione gemellare è sempre estremamente presente nella nostra Arcaica Civiltà Sarda
Ho scritto a riguardo, tempo
fa ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/il-concetto-di-gemellare.html?m=0) e poi ho approfondito anche nei miei libri "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" (https://maldalchimia.blogspot.com/2026/01/il-doppio-e-il-gemellare-nel.html?m=0) e "Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera il Caos, il Caos che rinnova l’Ordine", si perché il gemellare si manifesta anche nel nostro Carrasegare Sardo.
La cabala dei loro nomi suggerisce che Mont’e Palla e Mont’e Trigu siano una coppia rituale complementare

Palla  indica sole, fuoco sacro, disco celeste (simbolo del potere divino maschile).
Trigu  indica grano, terra, ciclo di morte e rinascita (simbolo del potere sacerdotale/agricolo femminile).
Nel paesaggio sardo, potrebbero aver segnato un allineamento equinoziale o un confine simbolico tra regno dei vivi e dei morti, collegato ai Giganti di Mont’e Prama (guardiani del passaggio tra i due monti).
Il fatto che le loro riduzioni diano 1 e 7 le rende una coppia sacra archetipica (Cielo-Terra, Spirito-Materia, Re-Regina).

Ecco l’analisi cabalistica estesa a Mont’e Prama, integrandolo come terzo polo del triangolo sacro con Mont’e Palla (1) e Mont’e Trigu (7).

Ghematria del nome Mont’e Prama

M=13, O=15, N=14, T=20, E=5, P=16, R=18, A=1, M=13, A=1

Somma: 13+15+14+20+5+16+18+1+13+1 = 116

116 → 1+1+6 = 8
8 = Hod, Mercurio, ponte tra mondi, comunicazione, intelligenza pratica, ma anche passaggio rituale)

I tre numeri gemelli

Prama 116, cioè 8 Hod, Mercurio,

Prama funge da mediatore tra 1 e 7:
1 + 7 = 8, esattamente il numero di Prama.
In cabala, il mediatore tra due opposti è il Figlio (Tiferet, 6) o il Messaggero (8, Hod).
Qui Hod indica che Prama è il luogo dell’alleanza scritta o del patto rituale tra cielo e terra.

La posizione geografica è estremamente simbolica
Mont’e Prama si trova tra Palla e Trigu, in linea quasi retta (secondo le mappe archeologiche).
Questo crea un tridente o triangolo isoscele:

Palla (1) è il vertice nord/ovest (sole al tramonto, controllo maschile)
Trigu (7) sta al vertice sud/est (terra che germoglia)
Prama (8) sta nel vertice mediano, più vicino al mare (ponte tra vita ultraterrena e presente)
In alcune tradizioni cabalistiche, tre colli o monti rappresentano le tre colonne dell’Albero della Vita:

A Destra (Palla, 1, misericordia)
A Sinistra (Trigu, 7, severità/giudizio naturale)
Nel Centrale (Prama, 8, equilibrio dinamico)

La Relazione con i Giganti di Mont’e Prama si manifesta in modo straordinario
I Giganti sono guardiani. testimoni di questo patto, sacri Giudici Divini, il perché l'ho approfondito nei miei scritti e nei libri.
Nel simbolo della tribù dei Dan e ancor prima nella scacchiera di Pubusattile, emerge chiaramente il concetto di Giudici /Giudizio
( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/simbologia-dei-64-quadrattini-della.html?m=0)
Sono i portatori della Tau, del Sigillo Divino.
Hanno l'emblema delle Sephiroth, dell'Albero della Vita negli stessi sigilli di Tzricotu
( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/04/sephiroth-e-tavolette-di-tzricotu.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/sigilli-tzricotu-vesica-piscis-sephiroth.html?m=0)
Nella cabala, Hod (8) è la sfera dove si manifestano le forme intellettuali pure e gli archetipi, quindi i Giganti di Mont'e Prama sarebbero le figure eidetiche dei guerrieri spirituali che proteggono il confine tra i due monti gemelli.
Inoltre, il numero 8 simboleggia anche la resurrezione (l’ottavo giorno, oltre il sabato), perfetto per un sepolcreto di statue che tornano alla luce.

I tre monti formano una sorta di mandala rituale

Mont'e Palla (1)  rappresenta il Fuoco celeste, spirito puro, luce solare.

Mont'e Trigu (7) rappresenta la Terra, grano, sangue, ciclo vitale.

Mont'e Prama (8) rappresenta l'incrocio, il luogo dove spirito e terra si incontrano.
I Giganti sono l’alfabeto sacro (Hod = lettere) che narra questa unione.

Palla e Trigu sono i due testimoni opposti, Prama è il luogo del loro dialogo eterno.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

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Analisi cabalistica Mont'e Prama /Trigu /Palla