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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

lunedì, aprile 06, 2026

💛 Il lunedì dell'Angelo

 Il Lunedì dell'Angelo, esotericamente, riguarda una  vasta costellazione di temi affascinanti e complessi, che richiedono di dipanare con cautela i fili di una possibile trama esoterica, dove si intrecciano angelologia cristiana, mitologia mesopotamica, culti della Dea Madre e simbologie astrologiche legate al ciclo pasquale 

Il Lunedì dell’Angelo, noto anche come Lunedì di Pasqua o Lunedì dell’Ottava di Pasqua, è associato, nella tradizione cristiana  all’apparizione dell’angelo (o di due angeli) alle donne giunte al sepolcro vuoto, nonché all’incontro di Gesù risorto con le stesse. 

La radice esoterica di questa giornata non è immediatamente evidente nei testi canonici, ma affiora se consideriamo la struttura iniziatica di questa dimensione  liturgica. 

La Pasqua è il "passaggio", letteralmente, dall'ebraico "pesach", dalla morte alla vita, e il lunedì rappresenta il primo giorno “nuovo” dopo il compimento del mistero. 

Nella tradizione ermetica e gnostica, i giorni della settimana sono stati spesso caricati di corrispondenze planetarie e angeliche. 

Il lunedì è governato dalla Luna, astro del divenire, della ciclicità, dell’umido e del femminile, e l’angelo del lunedì, è talvolta identificato con Gabriele (messaggero dell’Annunciazione, legato alla Luna e alla fecondità). 

Questo nesso Luna-femminile-angelo preposto alla Resurrezione è già un primo ponte simbolico con il Sacro Femminino, la cui simbologia permea il Lunedì dell'Angelo. 

Si potrebbe trovare traccia di primordiali  angeli negli Apkallu mesopotamico. 

Gli Apkallu erano i “sette saggi” inviati dal dio Ea (Enki) per portare la civiltà agli uomini. 

Nelle raffigurazioni, specialmente nei rilievi neo-assiri dei palazzi di Nimrud e Ninive, essi sono spesso rappresentati come figure ibride, con corpo umano, ali e talvolta testa di uccello rapace. 

La loro natura alata, la funzione di messaggeri divini e di custodi di conoscenze segrete li rende indiscutibili precursori iconologici delle figure angeliche ebraico-cristiane.

 L'Apkallu per eccellenza, Adapa (chiamato anche Uan o Oannes), è associato all’acqua e alla sapienza, dimensioni prettamente femminili ( la Sophia Superna) presenta un legame diretto con una Dea Uccello.

Di questo avevo già approfondito in due miei scritti, perché troviamo tracce di un angelo primordiale anche nel nostro concio di Bosa 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/05/concio-di-orani.html

 https://maldalchimia.blogspot.com/2023/06/concio-di-bosa-apkalli.html?m=0) 

Una simbologia che emerge nella stratigrafia più arcaica della Mezzaluna Fertile che incontra la Dea Uccello, una figura diffusa nel Neolitico (Çatalhöyük, Hacilar) e nelle culture sumeriche presargoniche. Tale dea, talvolta identificata con Inanna nelle sue epifanie ornitomorfe (si pensi ai suoi “tamburi” fatti di pelle di uccello o alle sue sacerdotesse vestite di piume), o con la Ninḫursaĝ , di cui avevo approfondito - https://maldalchimia.blogspot.com/2021/11/statuina-oannes-neo-sumera.html?m=0-(Madre Terra), viene progressivamente soppiantata o assorbita nelle epoche storiche da divinità maschili del cielo e del temporale. La sua eco si ritrova, tuttavia, in figure come la Lilith alata dei rilievi di terracotta babilonesi (la cosiddetta “Burney Relief”), e più tardi nelle ninfe alate o nelle Vittorie alate greco-romane, fino ad arrivare ai giorni nostri, all'iconografia di Maria ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/08/il-sacro-femmininooannesapkallu.html?m=0) 

La correlazione con il “Lunedì dell’Angelo” e il Sacro Femminino, si amplifica, se consideriamo  il  simbolismo della resurrezione come ritorno alla vita e della donna come prima testimone, con le donne al sepolcro. 

Tutti i vangeli canonici concordano che Maria di Magdala, Maria di Giacomo e Salome (o altre) furono le prime a trovare il sepolcro vuoto e a ricevere l’annuncio angelico. 

Notare come la Salome del Sepolcro non sia la stessa Salome', figlia di Erodiade, collegata alla decapitazione di San Giovanni, argomento già approfondito(  https://maldalchimia.blogspot.com/2024/06/salome.html?m=0) simbologia sulla quale si innescano ulteriormente simbologie a riguardo, molto interessanti. 

In una cultura giudaica dove la testimonianza femminile era giuridicamente debole, questo dettaglio è stato letto dagli esegeti come un segno di storicità, ma esotericamente questo rappresenta inequivocabilmente  un marchio iniziatico. 

Il Femminino, custode della vita uterina, è anche il primo a intuire il superamento della morte. 

L’utero e il sepolcro sono entrambi luoghi di chiusura e di attesa, ma anche di passaggio e di rinascita. La resurrezione di Cristo è, in questa luce, l’archetipo di ogni discesa agli inferi seguita da un’ascesa. 

Uno schema che riecheggia i miti di Inanna/Dumuzi, Iside/Osiride, Persefone/Demetra.

Infine, c'è da considerare anche la simbologia del Toro e Tanit. 

La Pasqua cristiana, come noto, è regolata dalla prima luna piena dopo l’equinozio di primavera, e cade spesso sotto il segno zodiacale dell’Ariete (dopo il 21 marzo). 

Tuttavia, nei secoli, la coincidenza con il plenilunio in Ariete può talvolta cadere a ridosso del Toro. Ma è piuttosto nella simbologia pre-cristiana della primavera che il Toro (Toro celeste sumero, Apis egizio, Mithra tauroctono) rappresenta la forza generatrice, la potenza fecondante che si unisce alla terra (principio femminile). 

Baal (Hadad) è una divinità della tempesta e della fertilità, spesso rappresentato in piedi su un toro

( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/05/baal-e-tanit.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/04/il-nostro-sardo-dio-baal.html?m=0) 

La sua paredra Tanit, dea "cartaginese" estremamente presente in Sardegna

(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/parlare-della-dea-tanit-in-sardegna-e.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2022/12/tanit-capovolta-monte-sirai.html?m=0), identificabile con Astarte e con la celeste Regina, è invece una dea lunare, vergine e madre, legata al culto dei morti e alla rinascita. 

Il suo simbolo, un triangolo sormontato da un disco e da una linea orizzontale, è stato interpretato come rappresentazione stilizzata di una figura umana alata o come sincretismo di elementi uterini e solari. 

La “sinergia taurina/uterina”, Baal/Tanit, corna taurine/falce di luna, esemplificate in ogni simbologia presente in Sardegna, comprese le Tombe dei Giganti, potrebbe risiedere proprio in questa ierogamia cosmica. 

Il toro (principio maschile solare e tellurico) e la dea (principio femminile lunare e ctonio) si uniscono nella primavera per garantire la resurrezione della vegetazione e della vita. 

La Pasqua cristiana, spostando la resurrezione dal piano naturale a quello storico-salvifico, avrebbe ereditato e trasfigurato questo sostrato archetipico.

Non esistono prove documentali di una filiazione diretta e consapevole del “Lunedì dell’Angelo” dagli Apkallu o dalla Dea Uccello, ma la simbologia archetipale delle immagini mostra continuità morfologiche e persistenze simboliche innegabili. 

L’angelo cristiano (messaggero alato, androgino ma con tratti femminili nella tradizione bizantina e popolare) raccoglie l’eredità degli esseri alati mesopotamici. 

Il ruolo delle donne come prime testimoni della resurrezione preserva un’intuizione del Sacro Femminino come mediatore tra morte e vita

Il calendario pasquale, infine, conserva l’eco delle antiche ierogamie primaverili legate al Toro e alla Luna, di cui Tanit è una splendida erede. 

Questo dimostra la sopravvivenza sotterranea delle immagini arcaiche nell’immaginario religioso europeo.


Tiziana Fenu 

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Il lunedì dell'angelo













domenica, aprile 05, 2026

💙 Empatico

 È bene sottolineare che la parola "empatico", di cui tanti si fregiano, ha come radice, la "emp-" di empirico, non di "Empireo"

Una differenza sostanziale, concettuale, antropologica, semantica, vibrazionale.

Empirico, Concreto, Sensibile, Sperimentale, Pratico, Materiale, Induttivo.

"Empirico" significa basato sull'esperienza, sulla pratica e non sulle conoscenze teoriche. 

In filosofia, "empirico" si riferisce a ciò che appartiene all'esperienza, in opposizione a razionale, innato, sistematico, puro

"Empirico" deriva dal greco empeirikos che significa “esperto”. 

Un esempio di ricerca empirica è quella che basa le conclusioni sull'osservazione diretta o indiretta dei fatti.

Empireo, invece, nella concezione tomistica accolta da Dante, è la sede sede dei beati, che consiste di “luce intellettual piena d'amore”, diretta emanazione di Dio.

La parola empatico deriva dal greco antico "εμπάθεια" (empátheia), a sua volta composta da en-, "dentro", e pathos, "sofferenza o sentimento", termine che veniva usato durante gli spettacoli teatrali per indicare il rapporto emozionale di partecipazione che legava l'autore-cantore al suo pubblico

Empatico, quindi, significa osservare, valutare, mettersi nei panni degli altri.

Come, concretamente vivono nella dimensione empirica. 

Compartecipare alla dimensione emozionale dell'altro.

Capirne le cause, le motivazioni, se la dimensione empirica nella quale vive, contribuisce o meno al proprio disagio, sofferenza o gioia.

Comprendere e accettare, anche i limiti dell'altro, che li vive in prima persona.

Spesso non li subisce.

Li accetta, il che, è ben diverso.

Bisogna avere rispetto per queste isole sacre.

Perché spesso sono isole, poco comprese, giudicate.

Isole che vorrebbero espandersi, ma che magari non possono.

C'è un'enorme differenza tra il "non potere" e il "non volere".

Tra questi due crinali ci dovrebbe essere tutta l'assoluta comprensione dei cosiddetti "empatici", che empatizzano con chiunque, i beati del loro personale Empireo, coloro che brillano di  "luce intellettual piena d'amore", parafrasando il nostro Dante. 

E beati loro, distanti anni luce, nel loro Empireo.

Sulla punta dell'isolato iceberg, così che non ne vedano la parte sommersa.

Quella, che nonostante tutto e tutti, cerca di restare a galla, foss'anche per dare rifugio a chi potrebbe affogare. 


Tiziana Fenu 

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Empatico



sabato, aprile 04, 2026

💛 La spiga nella ritualistica di morte e rinascita (, libro)

 "[...] La zoppia, traslata in danza cifrata secondo una ritmica numerica particolare, nei Mamuthones in particolare, o nelle danze ritualistiche inaugurali della cerimonia del Fuoco, che apre il Carrasegare, diventa riflesso di questo archetipale stigma fertilizzante, necessario. 

Dal suo sangue, fecondatore come quello del Cristo sul Golgota, germogliarono anemoni rossi, in un’immagine di sacrificio fecondo che trova preciso riscontro nel Vangelo di Giovanni: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24).

Questo complesso simbolismo si articola in una vera e propria teologia del seme e della spiga. 

La spiga, unità tagliata che genera molteplicità, evoca il corpo smembrato di Osiride, da cui germogliano 28 spighe, numero corrispondente al ciclo lunare, cuore dei Misteri eleusini dedicati a Demetra e Persefone. 

La spiga rappresenta il corpo di luce, l’essenza trasfigurata (Horus, l’oro alchemico), che può nascere solo da un cuore “vergine”, incorrotto. 

La sua trasformazione in farina e poi in pane, impastata con l’“acqua amniotica” del principio femminile (Iside), costituisce il “sacrum facere”, il sacrificio necessario alla rigenerazione. 

L’Eucaristia cristiana del “pane di vita” affonda qui le sue radici più remote, in un processo di “osirificazione” o divinizzazione attraverso la distruzione e la rinascita.

Anche i simboli pasquali più familiari rivelano strati profondi. L’ulivo, unito alla palma, non è solo segno di pace, ma richiama l’olio dell’unzione del Cristo (il “Consacrato”). L’estrazione dell’olio mediante frantumazione del frutto è metafora della destrutturazione della materia per giungere all’essenza pura. 

La palma, a sua volta, simbolo dell’albero della vita, della colonna vertebrale (il Djed egizio) e della rigenerazione, trova una potente sintesi nei Giganti di Mont’e Prama, figure di uomini-eroi divinizzati, scolpite in una località il cui toponimo evoca proprio le palme.

In questa complessa trama si inserisce la simbologia del Carrasegare sardo. 

Il dramma di Adone, con la sua morte violenta per opera del cinghiale (animale selvatico, “aresti” in sardo, dalla radice che richiama il guerriero Ares/Marte, collegato alla simbologia dei Sacri Ancilia, di Mamurio, de Su Battileddu e del Martedì grasso, e di Maimone, come vedremo più avanti ), e la sua successiva resurrezione, costituiscono un archetipo di morte e rinascita che è il cuore pulsante dei carnevali arcaici sardi. 

I Sos Murronarzos di Olzai, con le loro maschere cinghialesche, o altre figure teriomorfe dei carnevali barbaricini, incarnano questo principio di Caos, ferinità e sacrificio necessario (il Carrasegare, appunto, “carne da tagliare”) che precede e prepara il rinnovamento della primavera e il ritorno all’ordine. 

La lotta rituale tra il principio ordinato della comunità e la forza selvaggia e feconda del cinghiale/Adone/Ares riflette lo stesso mitema.

Oltre a “frori” e “aresti”, si consideri il verbo “affroddiai” (“mescolare”, “dire sciocchezze”), che potrebbe conservare la memoria dell’impasto caotico dei dolci rituali o delle litanie delle devote, e l’aggettivo affranto, forse legato all’immagine di Afrodite afflitta (affranta) per la morte dell’amato. 

Anche la forma chiusa a spiga dei “culurgiones” sardi o la tecnica costruttiva a spina di pesce nei paramenti murari nuragici, ribadiscono il valore ierofanico della spiga come simbolo di immortalità, abbondanza e rigenerazione ciclica.

Su Nenniri emerge quindi come un potentissimo ierogramma, un concentrato di simboli che, dalla preistoria mediterranea e simbologia sarda in particolare, giunge intatto alla ritualità cristiana. 

Esso incarna il perenne mistero del sacrificio fecondo (di Adone, del seme, di Cristo), la discesa nelle tenebre necessaria alla rinascita nella luce, e il ruolo mediatore del principio femminino divino (Tanit/Astarte/Afrodite/Iside/Demetra) come forza rigeneratrice. 

La Sardegna, con i suoi toponimi, i suoi resti archeologici, la sua lingua e le sue maschere carnevalesche, si conferma così come un eccezionale archivio vivente dei Grandi Misteri del Mediterraneo, dove il dramma di Adone e la simbologia del Carrasegare continuano a parlare, con voce sommessa ma persistente, il linguaggio eterno della morte e della resurrezione della vita.

La ritualistica del Carrasegare è un vero e proprio dramma sacro che rappresenta la passione, morte e resurrezione di questa divinità, essenziale per evocare il ritorno della fertilità e delle piogge[...]"


Tratto dal mio libro 

"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l'Ordine"

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Notare la conformazione a spiga che sovrasta l'ingresso di molti nostri nuraghi, il cui ingresso ha proporzioni auree, come l'ingresso del pozzo di Santa Cristina. 

Proporzioni auree estremamente simboliche che sono correlate alla dimensione del Femminino. 

Approfondimenti :

https://maldalchimia.blogspot.com/2021/06/simbologia-angolo-72-nel-pozzo-scristina.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/l-ingresso-triangolare-dei-nuraghi.html?m=0


Tiziana Fenu 

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La spiga ( libro)













venerdì, aprile 03, 2026

💙 La Pasqua, esotericamente ( libro)

 

La Pasqua, esotericamente, indica quel momento in cui il "Seme", il principio latente e immortale, piantato nelle tenebre del Solstizio Invernale, e tenuto all'oscuro, imprigionato nella materia, può finalmente risorgere e germogliare, morendo a se stesso, dissolvendo l'illusione dell'Ego e la prigione della propria chiusura, e lasciando agire in sé la potenza vivificante della forza solare dell'Energia Vitale.
È il mistero ieratico della trasformazione, la celebrazione del trionfo della luce sulle tenebre, dello Spirito che vince la morte, dell'attimo eterno in cui l'oscurità cede il passo all'alba di una coscienza nuova.
"Omne vivum ex ovo".
Da quest'antico e sacro adagio si sprigiona la verità primordiale che tutti i viventi traggono origine da un uovo.
Esso è l'archetipo psichico della perfezione, il sigillo del germe della vita, la cellula primaria, intonsa e piena di potenziale. Simbolo ierofanico della potenza femminile della Natura, è la Vergine Madre, il Caos fecondo che precede ogni forma, il Mistero Interiore e Sublime della vita stessa che si manifesta nella sua perfezione assoluta, persino nella prigionia di una forma.
L'uomo, in questo mistero, si scopre racchiuso nel proprio Involucro Aureo, un bozzolo di luce che attende il momento di chiudersi.
Nell'antico Egitto, l'uovo era consacrato a Iside, la Grande Maga, la Matrice generatrice, simbolo di vita immortale e di resurrezione. Nei rituali egizi si narra di Seb, il Dio del Tempo e della Terra, che depone un uovo, l'Universo stesso, nel KHOOM, le acque primordiali dello spazio, il principio femminile astratto, l'Abisso da cui tutto scaturisce.
E prima ancora, nelle nebbie dei tempi, il popolo dell'antica Lemuria custodiva la memoria di un'umanità ermafrodita, completa in sé.
Non vi è dubbio che quei giganti, quei colossi di cui parlano le leggende, così meravigliosamente rappresentati dalle statue silenziose dell'isola di Pasqua, custodissero in sé entrambi i principi.
La parte femminile, in loro, ovulava, e quegli ovuli venivano al mondo già fecondati dal principio maschile interiore.
Quegli esseri, davvero fatti a immagine del Divino, portavano dentro di sé l'aspetto maschile e femminile in perfetta e sacra unione.
L'umanità, allora, si riproduceva per mezzo del sistema di ovulazione, lo stesso degli uccelli, simbolo di libertà e di volo verso i cieli dello spirito.
La creatura si formava nell'uovo, protetta e nutrita dall'aura del genitore, e dopo un tempo sacro, rompeva il guscio e prendeva vita, accolta e amata dal Padre-Madre che l'aveva generata.
Questa era l'Età dell'Oro, il tempo in cui i fiumi di pura acqua viva scorrevano insieme a latte e miele.
A quel tempo non esisteva né "mio" né "tuo", e tutto era per tutti, e ognuno poteva mangiare il frutto dell'albero del vicino senza paura, riconoscendo in esso il frutto dell'unico Albero della Vita.
A quel tempo, coloro che sapevano suonare la lira elettrizzavano l'intero universo con le loro melodie più sublimi, perché la musica era l'armonia delle sfere, il respiro stesso del creato.
La lira di Orfeo non era ancora caduta sul pavimento del tempio, fatta a pezzi, e il suo canto ancora univa i mondi.
Quando l'umanità si separò in sessi opposti, l'armonia si infranse. L'uovo, allora, venne rilasciato dall'ovaio senza fecondazione, perché il principio maschile si era separato da quello femminile.
La completezza interiore si era perduta, e divenne necessario cercare all'esterno ciò che un tempo era dentro.
Fu così che ebbero inizio le grandi peregrinazioni, viaggi iniziatici verso luoghi remoti, verso i templi sacri dove i Kumara, i Re Divini, dirigevano le pratiche mistiche per risvegliare la memoria dell'unità perduta.
Ma il segreto più profondo, la chiave d'oro, è che ognuno può essere Kumari di se stesso, sacerdote e sacerdotessa del proprio tempio interiore.
Un residuo di queste antiche memorie palpita ancora in Nepal, dove sopravvive il culto della Kumari, la Dea Vivente.
Una bambina, scelta tra molte, viene venerata come incarnazione della Dea Vergine, fino all'arrivo della prima mestruazione o di qualsiasi perdita di sangue, che segna il ritorno alla condizione umana.
Un culto controverso per la durezza dell'iniziazione e dello stile di vita, ma che indica l'importanza del mantenersi puri, come un calice di luce, affinché la divinità possa manifestarsi attraverso l'umano.
È il ricordo della necessità di preservare intatto il Fuoco interiore, perché l'Essenza possa brillare senza ostacoli.
Questo mistero si riflette anche nel flusso del tempo e negli influssi sottili.
È il nostro Fuoco d'Acqua interiore che viene risvegliato, quella fiamma che contempla la nostra dimensione Monadica, la nostra scintilla divina.
È questo fuoco che ci permette di essere Seme, di essere Uovo completo, ovunque e sempre, a prescindere dalle circostanze esterne.
Esso ci permette di rinascere da noi stessi, senza dipendere dal terreno favorevole o meno, dalle persone, dalle cose o dalle situazioni, dalle emulazioni.
Perché la nostra Essenza è Verità, e la Verità vibra a frequenze altissime, inaccessibili a chi si ferma alla superficie delle cose.
È questo il senso profondo del manifestare la nostra rinascita. Quando rinasciamo da Seme, non da terreno.
Quando siamo l'Uovo, completi e autosufficienti, con le nostre polarità in dialettica costruttiva, non distruttiva, che danzano in un perpetuo equilibrio creativo. Quando siamo Originali, nel senso più alto del termine.
Quando diventiamo la nostra stessa Origine, con le proprie frequenze, le proprie note inconfondibili, la propria Essenza e Verità.
È il Fuoco Cristico, Monadico, che deve ardere incessantemente sull'altare del nostro cuore, la fiamma che consuma ogni scoria e rivela l'oro puro.
Tutto il resto è ibrido, è emulazione, è un fragile castello costruito a ridosso di un modello che non può appartenerci.
La Verità ha una vibrazione talmente alta che non tutti sono pronti a sostenerla, e non tutti la sanno riconoscere, perché ci si ferma all'involucro, al guscio esterno, senza osare guardare dentro.
Ma quanto è ineffabile la gioia, poi, nello scoprire il fiore dentro il bocciolo, con i propri colori e le proprie sfumature, che saranno sempre diverse e irripetibili rispetto a quelle di qualsiasi altro fiore.
È la scoperta della propria anima unica, che spiega i petali alla luce del proprio sole interiore.
C'è un'antica e terribile verità che riecheggia nei mondi.
"Gli Dei non sono ammessi tra gli Umani. Bisogna neutralizzarli".
Non sia mai che emerga la nostra Divinità, non sia mai che l'Uovo si schiuda e riveli la luce abbagliante del nostro vero Essere.
Eppure, la Pasqua è proprio questo.
Il rischio necessario e glorioso di rompere il guscio, di lasciar morire l'umano vecchio per far sorgere il Divino che siamo sempre stati.
È il trionfo della Luce che non conosce tramonto.

Tratto dal mio libro.
"Maldalchimia. Di Ombre e Luminescenze" Volume II
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Tiziana Fenu
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La Pasqua, esotericamente ( libro)




💛 Pavoncella/colomba

 

La dimensione simbolica è concettuale della "colomba" pasquale, affonda le radici in epoche antichissime.
Ho già avuto modo di approfondire più volte questo concetto, in particolare in questo mio scritto, "l'evoluzione delle Dee Madri" ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/evoluzione-delle-dee-madri.html?m=0"
"Ho spesso parlato delle Dee Uccello, nei miei scritti, in particolare riferimento a quelle ancestrali statuine che le rappresentano.
Dee Uccello, che, insieme alle Dee serpente,  sono  presenti specialmente nella culture gilaniche della vecchia Europa.
Gli animali di potere delle Dee, da Ishtar, da Inanna, fino ad arrivare alla Dea minoica dei Serpenti, per citarne qualcuna.
Delle Dee Madri legate al ciclo della vita e della m*orte, perché nelle antiche civiltà, si esponevano i cada*veri all'azione scarn*ificante degli Uccelli, in particolare degli Avv*oltoi.
Dee Madri custodi dell'Uovo Cosmico, e Dee Madri che riportano all'essenziale, per poi favorire il ritorno nel grembo di Madre Terra, attraverso il ritorno seguendo lo stesso percorso del sole, da est a ovest, in un senso di continuita', in una "dimensione altra", che faceva parte della concezione ciclica della stessa vita.
La Grande Madre Neolitica, che governava cielo e terra.
Che si riproduceva per Parte*nogenesi, e che quindi, si autofe*condava, scientificamente e fisicamente possibile, per chi volesse approfondire.
Una Madre che portava alla luce, alla vita, e una Madre, che si prendeva cura anche del passaggio verso la morte, garantendo, attraverso la scarnif*icazione dei corpi, attraverso la sua manifestazione come Madre Uccello, un ritorno e una trasm*utazione nel Grembo di Madre Terra."

Ne ho parlato anche nel mio libro, Uomini senza Ombra", in cui la simbologia della colomba-pavoncella è collegata ad una rappresentazione, in un tempio egizio, in cui le due creature sono rappresentate su una rappresentazione a quadretti, come la nostra scacchiera di Pubusattile, argomento approfondito nel mio libro, con tutta la sua sfaccettata e caleidoscopica simbologia
Riporto un breve brano
"[...] Abbiamo anche una stupenda decorazione in onore della Festa di Khnum-Ra ad Esna, nel Tempio di Neith e Khnum ad Esna, un dettaglio dal soffitto. "Quando gli Dei vengono dalle loro province per contemplare il Venerabile Dio (Khnum-Ra)”.
Festa di sei giorni, celebrata nel mese di ottobre.
Questa festività, conosciuta anche come "Festa della vittoria di Khnum" o "Prendere il Pastorale", era un evento rituale per proteggere il passaggio tra un anno e l'altro, con le immagini divine del tempio trasportate in processione per essere esposte alla luce solare sulla terrazza.
Il rito proteggeva il passaggio da un anno all'altro, un momento cruciale per la stabilità del regno e dell'agricoltura.
Dal calendario nel Tempio di Khnum e Neith ad Esna.
Amon-Ra il Signore dei troni delle Due Terre” (Dendara VII, 59, XLVII).
Nel dettaglio dal soffitto, ci sono due uccelli 'Rekhyt', ciascuno seduto sul cesto nb, con braccia umane alzate in adorazione.
L'uccello 'Rekhyt', è la pavoncella, e rappresenta il popolo comune.
L'uccello 'Rekhyt' seduto sul cesto nb e che alza le mani in adorazione significa:
"tutto il popolo loda".
Pavoncella.
La nostra tipica icona simbolica della nostra Antica Civiltà Sarda.
La pavoncella è un'icona antichissima della nostra tradizione sarda, presente ovunque, e spessissimo rappresentata in forma speculare difronte all'Albero della Vita.
Nel testo di Graves viene definita la "depositaria dei segreti del re Salomone", lo sposo della Regina di Saba, cognome diffusissimo in Sardegna, perché la discendenza regale è quella, la stirpe degli Iniziati, dei Falasha.
"Il significato poetico della pavoncella è: «Camuffa il segreto» ed è la sua straordinaria discrezione che fa di lei un uccello sacro.
Secondo il Corano, essa era la depositaria dei segreti di re Salomone e il più intelligente dello stormo di uccelli profetici che l’accompagnavano".
Pavoncella presente nelle nostre navicelle Shardana.
Come fece Noè che liberò una colomba per far da guida verso la terra ferma, anche Giasone, arrivati all'entrata del Mar Nero trovano le Rupi cozzanti o Simplegadi, formate da ghiaccio e per non cozzare tra le pareti, Giasone, come fece Noè libero una colomba, così passarono.
La colomba/pavoncella come simbolo di elevazione spirituale, sinergia per superare la dualità delle due polarità.
Giona, nel grembo della Nun/balena, che affronta la trasmutazione.
Giona in ebraico è colomba.
Giona.
Giano
Janus
Jana
Le porte solstiziali tra le due polarità, maschile e femminile, umano e divino, tra vita e morte.
Pavoncella, depositaria degli antichi segreti della nostra Antica Civiltà Sarda[...]

Tratto dal mio libro
"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"
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Link di riferimento https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/pavoncelle-tempio-di-neith-e-khnum.html?m=0
Tiziana Fenu
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Colomba/pavoncella