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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

martedì, aprile 28, 2026

💛 Ofiuco( libro "Le Dee Silenziose) ilenziose

 "[...] volgiamo ora lo sguardo al Nord-Est. 

È questa la direzione che, come vedremo, attraverso la simbologia dell’Ofiotauro e dell’Ofiuco, rivela un’ulteriore, profonda connessione con l’energia femminile, custode della sapienza ancestrale, della guarigione e della trasmutazione.

La Costellazione dell’Ofiuco, nota anche come Serpentario, occupa una posizione singolare nel firmamento. 

Si tratta di una costellazione equatoriale, a cavallo dell’equatore celeste, e la sua estensione si sviluppa lungo un asse che va dal Nord-Est al Sud-Ovest, con la testa orientata verso Sud-Ovest e i piedi verso Nord-Est. 

Questa sua conformazione la rende un ponte celeste tra i due emisferi, una soglia tra le dimensioni.

La declinazione precisa dell’Ofiuco si estende da circa -30° a sud fino a +14° a nord, dimostrando uno sviluppo che, pur toccando l’asse Nord-Sud, privilegia in modo marcato l’orientamento Nord-Est/Sud-Ovest. 

È precisamente questo allineamento a risultare di straordinario interesse per la nostra indagine, poiché lo ritroviamo costantemente nei luoghi sacri dell’antica Sardegna, a cominciare dai pozzi sacri, il cui orientamento si delinea come specchio terrestre dell’Ofiuco. 

L’orientamento verso Nord-Est, con il suo asse complementare Sud-Ovest, caratterizza alcuni dei più importanti complessi cultuali della civiltà nuragica. 

Il santuario di Santa Vittoria di Serri presenta un pozzo orientato a Sud/Sud-Ovest, mentre la fonte sacra Su Tempiesu di Orune rivela un allineamento perfetto a Nord-est. L’ingresso della scala e l’apertura della tholos, la camera a falsa cupola, sono orientati a Nord-Est, configurandosi come una proiezione terrestre della costellazione serpentaria.

A questo proposito, è necessario sottolineare come l’orientamento verso Nord-Est appaia maggiormente legato alla dimensione lunare piuttosto che a quella solare. 

Mentre molti monumenti preistorici, da Stonehenge ai templi egizi, privilegiano allineamenti solari, come solstizi ed equinozi, i pozzi sacri sardi manifestano una predilezione significativa per i cicli della Luna. 

Il punto di levata e tramonto dell’astro notturno oscilla in un ciclo di circa 18,6 anni, noto come ciclo dei lunistizi, che corrisponde ai punti di massima declinazione nord o sud della Luna. 

Il lunistizio maggiore, in particolare, indica il punto più a Nord-Est dell’orizzonte dove la Luna sorge al suo massimo culminare.

È in questi momenti che la luce della Luna piena poteva penetrare in fondo al pozzo, illuminando le acque sacre e rivelando quella stretta connessione tra acqua, simbolo di vita e rigenerazione, e Luna, la regolatrice dei cicli naturali, del femminino, del parto. 

[...] L’Ofiuco, nella sua essenza più profonda, è colui che governa il serpente. 

È la dimensione dell'acqua, del Fuoco, della Sapienza ancestrale. 

E il serpente, in tutte le tradizioni arcaiche, rappresenta la sapienza ancestrale, la conoscenza misterica, la padronanza delle energie ctonie di Madre Terra.

[...] Il serpente è inoltre il simbolo della tribù di Dan, la tribù dei Sacri Giudici, dei navigatori, degli Shardana, gli antichi Sardi.

È nella simbologia dell’Ofiotauro che la costellazione dell’Ofiuco, simbolo di un sincretismo epigrafico e artistico, trova la sua più compiuta trasposizione artistica e concettuale nell’ambito della civiltà sarda[...] "


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 

Tratto dal mio saggio 

" Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna "

di imminente disponibilità di acquisto 

Ofiuco






💙 Beltane

 Tra la sera del giovedì 30 aprile, quando la Luna crescente attraversa le acque profonde e magnetiche dello Scorpione, e il venerdì 1 maggio, quando il plenilunio nello stesso segno d’acqua esplode in tutta la sua pienezza luminescente, si apre il varco temporale di Beltane. 

Non è semplicemente una data, ma una soglia, un’interruzione del tempo lineare per lasciar spazio al tempo ciclico, sacro, dove l’antico patto tra Cielo e Terra torna a pulsare nel cuore di ogni cosa.

Beltane è la festa pagana della Luce che feconda le tenebre, del Fuoco che sposa l’Acqua, del matrimonio ierogamico tra le due polarità cosmiche. 

È l’inno vibrante alla Vita che si espande, all’Eros come forza primordiale non riducibile al solo desiderio carnale, ma come spinta tellurica e spirituale che fa germogliare il seme nel grembo oscuro della Madre.

In questo passaggio così denso, non siamo mai soli. 

Gli Archetipi, antiche impronte del divenire umano e divino, tessono silenziosamente la trama del nostro destino interiore.

Giovedì 30 aprile, sotto la Luna crescente in Scorpione, entra in scena l’Archetipo Phe , il diciassettesimo sentiero dell’Albero della Vita, con la sua funzione di espansione. 

Phe è la bocca che pronuncia il Verbo, l’energia che manifesta l’invisibile nel visibile, che trasforma l’intenzione in azione creatrice. 

Non a caso, questo Archetipo è correlato all’Arcano Maggiore XVII della Stella.

La Stella è l’Arcano della speranza che non illude, ma che svela. 

Essa raffigura la donna nuda, inginocchiata sulle acque primordiali, che riversa dalla sua anfora il fluire della vita nelle due direzioni, nell’inconscio collettivo e nella terra concreta. 

È l’immagine dell’anima che dona sé stessa senza perdere nulla, che si svuota per riempirsi di cielo. 

In Beltane, la Stella ci ricorda che ogni espansione autentica nasce da una resa umile al flusso cosmico. 

È l’astro che guida i Magi, ma anche la luce interiore che ciascuno può accendere nel proprio abisso.

Venerdì 1 maggio, in corrispondenza del plenilunio in Scorpione, l’energia si fa più tagliente, più vertiginosa. L’Archetipo che domina è Ayin, con la sua funzione di divisione apparente. 

Non si tratta di una lacerazione definitiva, ma di una separazione sacrificale, necessaria affinché il Nuovo possa emergere. 

Ayin è l’occhio che vede attraverso, lo sguardo che penetra le illusioni della dualità per ricondurle all’unità. 

Il suo Arcano di riferimento è il XVI, la Torre.

La Torre è forse il più temuto degli Arcani Maggiori, eppure il più sacro quando compreso nella sua essenza iniziatica. 

Essa non è punizione divina, ma folgore rivelatrice. 

La corona che crolla, la mente che si frantuma, le false sicurezze che precipitano nel vuoto. 

Tutto questo è il fulmine di Ayin che colpisce la costruzione dell’ego per restituire alla cenere ciò che non è mai stato veramente nostro. 

In Beltane, celebrata sotto il segno d’acqua dello Scorpione, la Torre ci ricorda che per germogliare il seme deve morire a sé stesso. Deve lasciarsi attraversare dalla spaccatura, dall’umidità che gonfia il suo involucro, dall’oscurità che non è assenza ma grembo.

Beltane ci riporta alla Memoria , parola che contiene già Mater, la Madre, e Misura, il ritmo, di un’antica e sacra Alleanza. 

Un equilibrio dinamico tra opposti che non si annullano, ma si fecondano. 

È il momento in cui la dimensione divina può manifestarsi nell’elemento Terra del Toro, il più denso, il più dimentico, ma anche il più fertile.

È la celebrazione del Dio Bel, il “Luminoso”, signore del fuoco e della luce, che discende per fecondare la Grande Dea Madre, custode insieme della Vita e della Morte. 

Perché la morte non è nemica della vita. 

È la sua ombra necessaria, la sua falce che taglia la spiga solo quando il grano è maturo.

Il seme, infatti, per esprimere la sua potenziale fertilità, il dono dell’interazione energetica tra le due controparti, deve accettare di dissolversi nella terra umida. L’elemento Acqua, femminile e lunare, attiva il processo di morte e rinascita nel grembo di Madre Terra (e siamo sotto il segno del Toro, segno femminile e fisso di Terra, dominato da Venere, e il primo Maggio si celebra di Venerdì). 

È l’acqua che fa gonfiare il seme nell’oscurità, che ne spacca il guscio, che lo costringe a morire come seme per rinascere come germoglio. 

È l’acqua del liquido amniotico che nutre il feto nel buio del ventre, fino a che l'involucro, la placenta, la Torre che crolla, si rompe, liberando la nuova vita al respiro del mondo.

L’elemento solare, il Fuoco, è necessario per il concepimento, per l’attivazione iniziale. 

Ma l’intera gestazione avviene nell’acqua, senza calore diretto, senza luce, nel silenzio primordiale. 

Questo è il grande mistero di Beltane. 

È la potenza generatrice del femminile, che custodisce anche il maschile in sé, come un fuoco alchemico, un Fuoco Sacro monadico, capace di partenogenesi spirituale. 

È il Tao rappresentato dal glifo dei Pesci, due movimenti opposti, Luna crescente e calante, che respirano l’uno nell’altro. 

L’uno è la cassa toracica del battito dell’altro. Non c’è separazione: solo integrità, complicità, creazione, vita.

Il Toro, segno di terra, ci parla della concretezza dello spirito. 

La sua abbondanza è simboleggiata dalla Spiga, allegoria del sapersi radicare nonostante le divisioni della sua stessa struttura. 

Perché la spiga ha memoria di sé.

Il mito di Osiride è qui rivelatore. 

Il dio fu fatto a pezzi, il suo corpo smembrato in 14 parti. 

Da quelle quattordici lacerazioni nacquero 28 spighe. 

14 come le due fasi lunari (femminili), 28 come il ciclo intero della Luna (ancora femminile). 

Il numero 14 è anche il quattordicesimo Archetipo, la Nun, che significa complementarietà, Vesica Piscis, il grembo che sorregge il mondo. 

La Matrice della Sacra Geometria. 

Il quattordicesimo pezzo del corpo di Osiride, il fallo, simbolo della potenza creatrice maschile, fu perduto, sacri-ficato (reso sacro), divorato dal pesce Ossirinco. Questa è una potente metafora alchemica. 

La Vesica Piscis, l’intersezione di due cerchi, l’unione degli opposti, rappresentata dalla lettera ebraica Nun, il pesce, l’acqua primordiale.

Fu Iside, l’elemento alchemico dell’acqua, il femminile che è vita, informazione ed entropia insieme, a custodire la memoria primordiale. 

Lei ricompose l’essenza di Osiride in un fallo d’oro, dal quale nacque Horus. 

Questa è l’alchimia più alta. Mantenere integra la memoria del Noi anteriore alla separazione. Una separazione apparente, funzionale al ritrovarsi, al ricordarsi, al non smarrirsi. 

Beltane celebra il riemergere dopo ogni morte, in una continua rinascita a sé stessi, in una nuova espansione che ci fa risplendere nella dimensione mistica e carnale dell’Amore, così come il segno del Toro esige. 

Senza vergogna della materia, senza paura dello spirito.

I falò di Beltane venivano accesi con nove tipi di legno diversi, ognuno sacro: betulla, quercia, sorbo, salice, biancospino, nocciolo, melo, vite e abete. 

Nove è l’Archetipo Teth, il serpente che si morde la coda, il grembo, la fertilità, il potere creativo del femminile. 

Intorno a questi falò, nastri colorati e danze.

Viene eletta la Reginetta di Maggio e il suo sposo, il Re della Foresta o Green Man, incarnazione del vigore selvaggio della natura. La Reginetta, giovane e fertile, rappresenta la Dea che viene fecondata dal Dio. 

Lei accende il Fuoco di Beltane, che verrà custodito vivo per due giorni, senza degenerare in distruzione. 

Danzano fuori e dentro il cerchio, a zig-zag, come il fulmine di Ayin che traccia il cammino dell’anima.

Intorno al Maypole, il palo fallico, eretto come un betilo nella terra, uomini e donne intrecciano nastri colorati. 

Gli uomini girano in senso orario (elettrici, solari), le donne in senso antiorario (magnetiche, lunari). 

Ma questo palo, anche nella sua apparente simbologia maschile, affonda le radici nel Femminino come custode delle due polarità.

Nel mio approfondimento su Beltane in Sardegna (https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/simbologia-del-beltane-in-sardegna.html?m=0), ho mostrato come la processione di Sant’Efisio (1° maggio) abbia radici più antiche, che risalgono al culto della Dea Madre Ishtar, Inanna, Asherah. Il palo asherah era eretto nei luoghi di culto cananei per onorare la consorte di Yahweh stesso. 

Sì, perché anche Yahweh aveva una compagna divina, la Regina del Cielo, e accanto a loro venivano piantati pali santi. 

Questa tradizione è sopravvissuta in Sardegna nei Candelieri di Sassari, la Faradda , e nei betili conficcati nel terreno, segno tangibile della sinergia tra maschile e femminile per la creazione (https://maldalchimia.blogspot.com/2022/05/statuina-dea-madre-asherah.html?m=0).

La B di Beltane è l’Archetipo Beth, il secondo, la casa, il contenitore, il grembo, il femminile. 

Betilo significa “Beth-El”, casa di Dio. 

La Donna è colei che dà la Forma. È Iside che restituisce la forma a Osiride. 

È la Papessa degli Arcani Maggiori, colei che custodisce le chiavi iniziatiche, il Sacro Graal del tempio interiore, la Maddalena, la “clavicola” di Salomone. 

Nelle Rune, Beth è Bjarka, il potere nutritivo di generare la vita. 

Si parte da Lei e si torna a Lei. 

Lei è sacra quanto l’Aleph, il Toro primordiale.

Astronomicamente, Beltane cade quando il Sole è al 15° grado del Toro, in concomitanza con la levata eliaca di Aldebaran (Alpha Taurus), l’occhio rosso del Toro. 

Aldebaran è una delle stelle fisse più sacre, la tappa ultima di quel cammino di rinascita che attraversa la Via Lattea lungo l’asse Sirio/ Cintura di Orione / Aldebaran (Toro /Iadi /Pleiadi). Come ho già approfondito, questo asse è la strada che l’anima percorre dopo la morte per tornare alla vita.

In Sardegna, questa continuità tra passato e presente è ancora viva, palpabile, materica.

Beltane è l’opportunità per ripristinare la dimensione monadica della nostra Essenza, per celebrare tutta la nostra Bellezza e potenzialità creatrice. 

È il patto d’Amore con noi stessi, con la Terra, con il Cielo. 

Per non dimenticare. 

Per avere sempre Mem-oria del nostro Sé originario.

Buon Beltane di cuore. 

Con infinita gratitudine, sempre.


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 

Beltane








lunedì, aprile 27, 2026

❤️ Non c'è molto da intendere

 

Non c'è molto da intendere,

nell'amore,

se non che esso è l'abisso che si spalanca

dove ogni parola si fa sete

e ogni pensiero si disfa in presenza.

Te ne accorgi, della Verità che abita il suo nome,

quando finalmente ti spogli di ogni difesa,

e ti offri in quella nudità che non è del corpo,

ma dell'Anima che trema

sulla soglia del suo stesso mistero.

E ti senti così piccola, così esposta al confine del respiro, che basterebbe un niente,

un istante più saldo del suo pugno

chiudo sul suo petto

per smettere di appartenere al mondo.

E invece no.

Invece ti offri ancora.

Perché nel gesto estremo di chi stringe,

tu non cerchi la fine,

ma l'ascolto.

Che senta,

attraverso la pressione,

il galoppo impazzito del tuo cuore,

la sua corsa di luce e di tenebra,

quel suo tremare in bilico,

tra l'ultimo battito e il primo,

come solo chi si consegna senza rete

sa donare.

Follia,

si direbbe.

Invece è l'unico gesto saggio.

Fidarsi ancora,

sempre,

quando il cuore non sa battere

se non nella resa,

e si offre nudo,

di quella nudità che imbarazza

perché più vera

di un corpo appena svestito

che freme nell'attesa.

L'Amore vero,

quello che non mente,

ti cinge la gola,

non per toglierti il fiato,

ma per sentire

come il tuo sangue gli scorra dentro,

come il tuo ritmo diventi  il suo,

come si possa,

in un unico battito,

morire e poi rinascere.

Poi,

nel bacio,

ti restituisce l'ossigeno,

ti riporta alla luce,

ti avvolge nel Dono supremo

di averti lasciata vincere

da quegli occhi che ti hanno guardata

e nel guardarti ti hanno resa invincibile.

Perché c'è più forza

nel cadere nelle due mani

che nello stare eretti da soli.

E chi si dona nella fragilità

vince una battaglia che i forti

non sanno nemmeno vedere.

Il dono sicuro è di tutti.

Ma il dono tremante,

il dono che si spezza e si ricompone

nel calore di uno sguardo, quello è l'Amore.

E non ha bisogno

di essere capito.

Solo vissuto.

Fino in fondo.

Fino all'ultimo tremito.

Fino al primo,

eterno,

respiro.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
Tratto dal mio libro
"Diamanti di Rugiada. Attimi di luce allo stato liquido"
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Non c'è molto da intendere




💛 Iadi ( libro Le Dee Silenziose)

 "[...] La loro rappresentazione a forma di goccia si carica dunque di una doppia valenza, quella celeste, riferita alla Costellazione, e tellurica riferita all'acqua sorgiva dei pozzi sacri che spesso presentano questa conformazione a goccia. 

La struttura delle Iadi, disposta a “V” con tre stelle allineate su ciascun braccio, come una sorta di triangolo stellare, richiama simbolicamente il grembo uterino, il pube femminile, il grembo alchemico della generazione. 

La stella più luminosa dell’ammasso, Aldebaran, l’“occhio rosso” del Toro, segna il vertice di questa “Y” cosmica, divenendo tramite fra il piano divino e quello terrestre.

In Sardegna, la morfologia delle Iadi trova riscontro nella iconografia taurina nuragica, ove il torello, simbolo di potenza fecondante e di protezione, presenta frequentemente il corno sinistro più corto del destro, esattamente come la diramazione sinistra delle Iadi appare meno estesa. 

Tale asimmetria non è casuale, ma  riflette una visione cosmologica ove gli opposti, il maschile/femminile, il celeste/tellurico, la vita/morte, si fondono in una sintesi creatrice. 

Le corna taurine, spesso rappresentate in atteggiamento di protezione del disco solare o della Dea, diventano così un “portale ierofanico”, analogo alla “goccia-uovo” del pozzo di Santa Cristina, poiché entrambi custodiscono il mistero della vita che rinasce.

Nella nostra Antica Civiltà Sarda si è sviluppato un culto delle acque profondamente integrato con il culto della Grande Dea, la cui presenza è attestata dalle veneri neolitiche (come la Dea Madre di Cuccuru S’Arriu) fino alle raffigurazioni bronze e alle architetture cultuali dei pozzi sacri. 

In questi ultimi, l’acqua non è solo elemento purificatore, ma sangue della terra, fluido uterino della Dea che genera e rigenera. L’orientamento nord-ovest e sud-est, con ingresso a sud-est, alba del solstizio invernale, del pozzo di Santa Cristina e la sua forma a goccia allungata potrebbero alludere proprio alle Iadi, che sorgono e tramontano in quel quadrante celeste, segnando i cicli delle piogge e delle rinascite.

Il triangolo implicito nella struttura a “V” delle Iadi, e riprodotto in alcune domus de janas (come a Mesu ‘e Montes) o nell’impianto planimetrico di alcuni altari, incarna il principio triadico del Sacro Femminino, quello della “nascita/morte/rinascita”. 

Esso è anche simbolo del monte pubico, della vulva cosmica da cui scaturisce l’acqua primordiale. 

In questa luce, la “goccia” del pozzo sacro sardo diventa una sorta di omphalos liquido, centro del mondo dove cielo e terra si congiungono.

La corrispondenza tra il simbolismo della goccia nel soffitto di Senenmut e nei pozzi sacri sardi suggerisce l’esistenza di un sostrato culturale condiviso, un koinè mediterranea di idee e simboli risalente almeno all’età del Bronzo. 

In entrambi i contesti, l’acqua è veicolo di conoscenza iniziatica e di immortalità. 

L’architetto Senenmut, come sicuramente anche gli antichi sacerdoti-astronomi sardi, sembra aver custodito una sapienza astroteologica che legava Orione, le Iadi e il Toro a un ciclo cosmico di morte e rigenerazione[...] 


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

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Tratto dal mio libro 

"Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" 

a breve disponibile per l'acquisto. 

Iadi ( libro Le Dee Silenziose







💙 C'è un dolore

 



C’è un dolore che non sa di chiamarsi dolore. 

Un vuoto che non urla, ma che spinge mani invisibili a graffiare il mondo. 

Esso abita le viscere di chi, non trovando più un riflesso nel proprio specchio, decide di infilzare lo specchio altrui. 

L'odio che cerca un corpo assente. 

Non per vedere l’altro sanguinare, ma per sentire, almeno per un istante, di esistere.

Questo è il territorio sacro e malsano delle fissazioni che diventano persecuzioni silenziose. Parliamo di coloro che scelgono una vittima che non li conosce, che non ha mai incrociato il loro cammino se non nell’occhio gonfio della loro psiche malata. 

Un fantasma scelto come capro espiatorio, un estraneo trasformato in un muro contro cui scagliare ogni frustrazione.

Non è rabbia, ciò che li muove. 

È un bisogno disperato e sacrilego di transfert dell’orrore. 

La psiche, incapace di sopportare il proprio abisso interiore, lo avvolge in un involucro di menzogne e lo appoggia sulle spalle di un altro. 

L’altro diventa così una tela bianca su cui dipingere mostri che, in realtà, sono nati nelle notti della propria infanzia.

Non c’è rapporto, non c’è conflitto. C’è una fissazione monodirezionale. 

Un filo di ragno che parte da una ferita antica e va a impigliarsi nella vita di chi non ha mai chiesto nulla. 

Il denigrare, il disturbare, il dire menzogne, rubare la loro identità, non sono fini a se stessi. 

Sono il respiro affannoso di un ego che si sta spegnendo. 

Hanno bisogno che l’altro sappia di essere visto come inferiore, perché solo così loro, per un attimo, possono sedere su un trono costruito con legno marcio.

È una dimensione che rivela l'abisso infantile. 

Sempre autoreferenziale. 

Perché sono maniacalmente fissati, che pensano di stare al centro del mondo, che qualsiasi cosa sia riferita a loro. 

Ma non è, la loro, la dimensione dell’abuso violento e gridato, ma una più sottile e terribile. 

È l’abbandono silenzioso, l’invisibilità sistematica, il vuoto di rispecchiamento. 

Il bambino, la bambina, che non è mai stato visto negli occhi da chi doveva amarlo impara che per esistere bisogna fare rumore. 

Se da piccolo non sei stato toccato dall’amore, da grande toccherai gli altri con il disprezzo.

Ma c’è un’altra ferita, più esoterica.

Molto più profonda. 

L'umiliazione dell’essere stato reso “niente” da una figura che aveva il potere di dargli forma. 

Quel bambino ha imparato che l’altro è un contenitore da svuotare o da riempire a piacere. 

Non ha mai sperimentato il confine sacro dell’alterità. 

Per lui, l’altro non è un “tu”, ma un “esso”. 

Una funzione, uno specchio da sporcare perché il suo riflesso è troppo penoso da guardare.

Il bisogno nascosto è straziante nella sua semplicità. 

Rivela il voler essere al centro dell’attenzione, anche se negativa. Meglio essere il demonio nel quaderno di un estraneo che essere nessuno nel silenzio della propria anima. 

La menzogna che raccontano sugli altri, è, in realtà, la confessione di ciò che temono di essere loro stessi. 

Miserabili, ridicoli, dimenticabili.

Questa è una dinamica Ossessiva. Un Misticismo Invertito. 

Se volessimo leggere questa patologia con chiave mistica, diremmo che costoro praticano una preghiera nera. 

L’ossessione è la loro liturgia. 

Il pensiero fisso sulla vittima è un rosario rovesciato. 

Ogni “Ave” diventa un'offesa. 

Ogni “Padre Nostro” una distorsione della realtà. 

Non possono smettere perché smettere significherebbe tornare a faccia a faccia con il vuoto che hanno dentro, il Kenoma , quel luogo teologico dove Dio non è mai sceso.

Il contrario della Pienezza. 

La loro è una teologia negativa. 

Se io riesco a convincere me stesso e pochi altri che tu sei un mostro, allora io sono un angelo. Se abbasso te, il mio abisso si riempie per un istante. 

Vanno di omeostasi, per la quale, senza l'altro elemento di confronto, nemmeno esisterebbero. 

Ma è una voragine carsica. 

Ogni insulto, ogni bugia, ogni tentativo di distruggerti è un sasso gettato in un pozzo senza fondo. Non sentiranno mai il tonfo della liberazione.

E questo rivela tutta la grettitudine di questo agire. 

L’ossessionato che perseguita, senza che tu lo conosca  è, in realtà, tuo prigioniero. 

Tu, l’ignaro, il silenzioso, colui che vive la sua vita senza sapere di essere un bersaglio, sei il suo dio involontario. 

Senza di te, lui non è nulla. 

Il suo pensiero è incatenato a te, mentre tu sei libero. 

Egli ruota intorno alla tua esistenza come un satellite malato intorno a una stella che non sa nemmeno di illuminare.

La loro non è potenza. 

È una gehenna di dipendenza, per usare un termine gnostico. 

Hanno bisogno di odiarti per non impazzire del tutto. 

Ma tu, che non sai nemmeno di loro, fino a quando non si palesano ad elemosinare le tue attenzioni e quelle degli altri, calpestandoti come possono, possiedi la sola arma che li annienta. 

L’indifferenza consapevole. 

Non il disprezzo, ma l’atto contemplativo di non entrarci in risonanza.

Di delegare ad altri ambiti, il segnalare a chi di competenza, e lasciare che restino infangati al loro destino, che si sono creati con il loro stesso agire. 

Alla fine, il loro bisogno più profondo è che tu cada. 

Che tu scenda nel fango con loro, che tu risponda, che tu ti incazzi, che tu dimostri di essere come dicono. 

Che tu dimostri di essere come loro. 

Che permetti loro, di trovare una complicità per le loro bassezze. 

Perché se tu cadi, la loro menzogna diventa verità, e loro finalmente non sono più soli nell’abisso.

Ma se tu rimani nella luce, senza nemmeno guardarli, allora loro restano lì. 

Aggrappati a un’immagine di te che non esiste, urlanti in una stanza vuota, fissati su un fantasma che non ha mai fatto loro alcun male. 

E in quel silenzio, la loro psiche si spezza ancora un po’. 

Il delirio si amplifica.

Si inasprisce. 

Non per la tua vendetta. 

Ma per la tua pace.

Osservi. 

E compatisci. 

Non è compito tuo riportare l'equilibrio. 

È uno squilibrio che è solo dall'altra parte. 

Autoreferenziale. 

Questa è la giustizia occulta per chi semina menzogne. 

Diventare cenere nel fuoco di un’ossessione che nessun altro, tranne loro, ha mai visto.


Tiziana Fenu 

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C'è un dolore