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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

venerdì, aprile 17, 2026

💛 Sa Pardula

 Simbolismi che viaggiano nel tempo 

Esagono 

Stella di David 

Pardula 

Tribù dei Dan 

Esagono nel mento del Gigante di Mont'e Prama 


Sa pardula  (o is pardulas) è uno dei dolci più iconici della tradizione sarda, tipico del periodo pasquale ma oggi apprezzato tutto l'anno. Si tratta di piccole tortine a forma di stella composte da un sottile involucro di pasta croccante (pasta violada) che racchiude un cuore morbido e profumato di ricotta e zafferano

Pasta azzima... (...) 


Tribù dei Dan

https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/il-simbolo-della-tribu-di-dan.html?m=0


Esagono nel mento del Gigante di Mont'e Prama 

https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/la-geometria-del-6-nel-mento-del.html?m=0


Simbolo del Cubito reale 

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Gli Architetti Divini 

https://maldalchimia.blogspot.com/2026/03/il-cubito-realescacchiera-libro.html?m=0


Tiziana Fenu 

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Maldalchimia.blogspot.com 

Sa pardula














❤️ Gioca con me ( libro Diamanti di Rugiada)

 

Gioca con me.

Facciamo

che non mi nascondo

e tu non mi cerchi.

Facciamo un gioco al contrario.

Dove nessuno dei due vince.

Dove nessuno insegue

e nessuno scappa.

Non saltare la corda.

Tienila saldamente.

Come ci si aggrappa

ad un bucaneve

che viola la neve

per cercare il tepore.

Stringilo.

Come se fosse

il tuo ultimo anelito di vita.

E lascia

che i suoi tepali smarginati

ti profumino di miele

la presa sul palmo

che non riesci

più a sostenere.

Lasciati cadere nel vuoto.

Come in un calice profumato

che oblia nel ricordo perduto.

Di quando mi cercavi

e mi facevo trovare.

Di risate cristalline

che rimbalzavano sul cuore.

Una Regina senza scacchiera.

Un'impronta senza passo

Una mossa senza azione

Con un castello di sabbia

da creare ogni giorno.

Orme sbavate

da onde

inerpicate sul cuore.

Gioca a non giocare.

E io gioco

a farmi trovare.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
Tratto dal mio libro
"Diamanti di Rugiada. Attimi di luce allo stato liquido"
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Gioca con me (libro Diamanti di Rugiada







💙 Il "Sacro" ( libro Maldalchimia I)

 

Il "sacro" spesso sconfina in ambiti non propriamente scientifici, e questo penalizza molto sia i ricercatori in questo senso, sia la ricerca stessa, che non ricevono adeguata accoglienza e apertura. Esso si presenta come una soglia invisibile, un limine che separa e al contempo unisce il mondo sensibile a quello sovrasensibile, e la scienza ufficiale, armata dei suoi ferrei strumenti di misurazione, si arresta tremante dinanzi a questo confine, incapace di varcarlo con i soli metri del calcolo e della ragione analitica.
Lo studioso che osa affacciarsi su questo abisso viene spesso guardato con sospetto, come un antico esploratore che, oltre le Colonne d'Ercole, rischiasse di cadere nel vuoto o di perdersi nelle nebbie dell'illusione.
Eppure, è proprio in quella apparente "non-scientificità" che pulsa il cuore più autentico di ogni ricerca.
La tensione verso l'inconoscibile, l'umiltà di ammettere che la mappa non è il territorio, e che al di là del dicibile si estende l'impero sconfinato del Mistero.
Il sacro è un terreno delicato.
Non è una landa da conquistare con la forza bruta del concetto, né un enigma da risolvere con l'astuzia dell'intelletto.
Esige rispetto, delicatezza e profonda devozione.
Come un fiore raro che schiude i suoi petali solo al tocco della luce dell'alba, così il sacro si rivela solo a chi è in frequenza in questa modalità di accoglienza, di ascolto intimo, e di apertura mentale.
Richiede uno stato di grazia recettiva, un silenzio interiore in cui i rumori del mondo e le pretese dell'io si acquietano per lasciar spazio a una vibrazione più sottile. Non è un oggetto da afferrare, ma una presenza da accogliere.
Non si impone, ma sussurra all'orecchio di chi ha imparato l'arte dell'ascolto del cuore.
Il sacro è discrezione.
A volte percorre sentieri poco battuti, lontani dai chiassosi viali del pensiero dominante e dalle piazze illuminate della conoscenza profana.
Si cela nell'umido di una cripta dimenticata, nel volo silenzioso di un rapace notturno, nella pazienza di una pietra millenaria.
Esige un percepire che non provenga esclusivamente dagli occhi, da ciò che si vede, perché la sua luce non abbaglia la retina ma illumina l'occhio interiore.
Ci invita a sviluppare una vista altra, capace di leggere le corrispondenze nascoste, i simboli che tessono la trama segreta del reale.
Ci chiede di toccare con il pensiero, di udire con l'anima, di vedere con il tempo.
Non è questione di crederci o non crederci.
Il credere o il non credere appartengono ancora al dominio del dualismo, alla mente che giudica e si schiera.
È questione di "essere", e di capire che il Sacro non può essere incasellato in una sola disciplina. Esso non è oggetto di fede, ma fondamento dell'Essere.
È la linfa che scorre nei rami dell'arte come nelle radici della scienza, il respiro che anima il rito e il silenzio del contemplativo. Ogni tentativo di imprigionarlo in una formula, in un dogma o in una teoria è destinato a fallire, perché il Sacro è per sua natura eccedente, trascendente, sempre al di là di ogni gabbia concettuale.
Il Sacro rivela la materia, la sublima, ma solo se non la consideriamo esclusivamente come tale.
Quando lo sguardo penetra la crosta opaca del fenomeno, allora la pietra diventa altare, il fuoco diventa presenza, l'acqua diventa grazia.
La materia cessa di essere inerte e si trasfigura in teofania, in luogo in cui il divino si rende tangibile.
E in quel momento, lo stupore originario rapisce il ricercatore, e la ricerca stessa diviene preghiera.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
Tratto dal mio libro
"Maldalchimia. Di Ombre e Luminescenze" Volume I
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Il "Sacro" ( libro Maldalchimia I)







💛 Danza e DNA( libro "Il Tempo Capovolto"

 

"[...] La Sardegna, fin dall'antichità, è stata percepita come una terra liminale, un "temenos" sospeso al di fuori del flusso cronologico ordinario. 
Gli autori classici, da Erodoto ad Aristotele, la descrissero come l'isola del sonno atemporale, un regno di Crono in cui il tempo si arresta. Secondo il mito, i nove figli di Eracle qui trovarono riposo, in una sospensione ierofanica che assimilava il sonno alla morte e alla rigenerazione. 
Questo intervallo di nove giorni, fuori dalla ciclicità celeste, costituisce un portale simbolico, un "interregnum" sacro durante il quale il solstizio segna una pausa cosmica, un “sonno senza sogni” che prelude a una rinascita. 
Il numero nove, ricorrente nella topografia sacra sarda, presente anche come dimensione ierofanica  proprio nel nono gradino del pozzo di Santa Cristina al solstizio, custode di importanti ierofanie, incarna questa dimensione di gestazione e incubazione, un ritorno al grembo primordiale per rigenerarsi.
In questo contesto, il serpente, correlato al nono Sacro Archetipo della Teth, il grembo, la kundalini, il Serpente archetipale, il Sacro Femminino, la Sophia Superna, emerge come archetipo centrale, simbolo polivalente di rigenerazione, conoscenza e forza vitale. 
Per l'antica tribù dei Dan, componente del popolo degli Shardana, il serpente non era un semplice emblema, ma un "axis mundi" identitario. 
Raffigurato come creatore a tre anse, spesso racchiuso in una stella esagrammatica, la Stella di David, presente nell'antico simbolo della tribù dei Dan, esso rappresenta l'integrazione degli opposti. Il maschile e femminile, il cielo e terra, la materia e spirito. 
Questo simbolo è direttamente connesso al concetto di Kundalini, l'energia serpentina avvolta alla base della spina dorsale che, risvegliata, conduce all'illuminazione. La sua forma a spirale e il suo movimento ondulatorio lo rendono un'icona perfetta del DNA, la doppia elica che custodisce e trasmette il codice della vita. 
Non a caso, “Dan” è anagramma di “DNA”, e la tribù era nota per la sua abilità guerriera e sciamanica, per quella “sfida alla morte” che si traduce nel celebre "risus sardonicus", un ghigno beffardo di fronte al pericolo, emblema di un popolo che gioca con le forze estreme dell'esistenza.
Le Danze Rituali sarde sono come un linguaggio archetipico che si snoda lungo linee atemporali, fin dalla notte dei tempi. 
Le danze rituali sarde, in particolare "su ballu tundu", non sono semplici espressioni folkloristiche, ma autentici codici sacri, presente anche, come iconografia decorativa, nel vasellame della cultura di Ozieri risalente al 4000 aC circa
Sono dei mantra in movimento che riproducono la geometria della vita. 
"Su ballu tundu" si snoda in cerchio, serpeggiando come un serpente cosmico, si contrae e si espande, avvolgendosi su sé stesso per poi aprirsi verso l'esterno. 
Questa dinamica coreutica mima il processo di avvolgimento e svolgimento della doppia elica del DNA, nonché il ciclo eterno di vita, morte e rinascita simboleggiato dall'Uroboro. 
I passi, brevi, cadenzati e ipnotici, accompagnati dal suono ancestrale delle launeddas, inducono uno stato di coscienza alterato, un'estasi mistica che trascende il tempo ordinario. 
Ma anche le launeddas sarde presentano una  complessa stratificazione. 
Le launeddas hanno un ruolo centrale nel Carrasegare sardo, non solo come semplice accompagnamento musicale, ma come vero e proprio motore rituale che scandisce il tempo e lo spazio delle celebrazioni carnevalesche, spesso legate agli antichi cicli agrari.
Il suonatore si posiziona al centro del cerchio di danzatori (su ballu tundu), che ruotano attorno a lui tenendosi per mano. La musica, ipnotica e continua, guida i passi codificati dei ballerini, in una sorta di rito collettivo che può durare da 20 minuti a oltre un'ora.
Il flusso sonoro ininterrotto, reso possibile dalla tecnica della respirazione circolare, crea un'atmosfera di sospensione temporale.
Rappresenta una marcatura del Tempo cerimoniale 
Questo "respiro infinito" accompagna tutto il percorso rituale del Carrasegare, dalle processioni delle maschere tradizionali ai balli comunitari.
Storicamente, le occasioni di ballo erano "indissolubilmente legate al ciclo dell'annata agraria". Il Carrasegare sardo, festa di rigenerazione e capodanno agricolo, trova nelle launeddas il suo suono ancestrale, che rimanda a riti di fertilità precristiani (come suggerisce anche il celebre bronzetto itifallico di Ittiri).
Vengono utilizzati, durante queste ritualistiche, specifici "cuntzertus" (tipi di launeddas) e brani tradizionali adatti alle diverse fasi della festa. Tra gli strumenti più comuni vi sono "su punt'e organu", il fiorassiu e la mediana.
La polifonia dello strumento, con il suo bordone continuo ("su tumbu" ) e le linee melodiche intrecciate, genera un suono potente e penetrante, capace di dominare gli spazi aperti delle piazze e delle processioni, coinvolgendo emotivamente l'intera comunità.
Il ruolo rituale delle launeddas nel Carnevale affonda le sue radici in un passato molto remoto. Reperti archeologici, come il bronzetto itifallico nuragico di Ittiri (che raffigura un suonatore), testimoniano l'uso di strumenti simili in cerimonie legate probabilmente a culti della fertilità. In epoca storica, si attesta anche il loro utilizzo in riti terapeutici (come quelli per il morso della "malmignatta", analoghi al tarantismo), dove la musica frenetica guidava danze di guarigione. Questa dimensione magico-rituale si è poi trasfusa, per sincretismo, nelle festività cristiane e popolari, incluso il Carnevale[...] "

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
Tratto dal mio saggio
"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l'Ordine"
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Approfondimenti specifici

https://maldalchimia.blogspot.com/2024/10/simbologia-delle-launeddas.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2023/08/san-lorenzo-2023.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/il-simbolo-della-tribu-di-dan.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/simbologia-dei-64-quadrattini-della.html?m=0

Danza e DNA( libro)








mercoledì, aprile 15, 2026

💙 Novilunio in Ariete

 Venerdì 17 aprile abbiamo una Luna nuova in Ariete, segno di Fuoco, sotto il segno dell'Ariete. Per questo passaggio si manifesta anche un Archetipo importante, la Tau correlata all'Arcano Maggiore del Folle

Nel giorno dedicato a Venerdì 17 aprile, mentre il Sole e la Luna si stringono nell’amplesso oscuro della medesima longitudine, la loro unione accade sotto il primo segno dello Zodiaco, l’Ariete, il Montone dal Vello d’Oro, il Fuoco che non brucia ma genera.

Questa non è una semplice Luna Nuova, anche se sembra manifestarsi sottotono, ma traguarda un passaggio importantissimo. 

È al contempo, sia il punto di innesco dell’intero meccanismo zodiacale, l’Uovo Cosmico che si schiude nel cuore dell’Equinozio di primavera, sia il punto di arrivo, quindi di chiusura del percorso iniziatico, rappresentato dalla Tau. 

Questa sovrapposizione importantissima cade di Venerdì,  giorno sacro a Venere (e, per traslazione iniziatica, alla "Venere che guida il Carro dei Misteri"), e questo evento quindi assume una doppia natura. 

Si manifesta l’impeto maschile del Fuoco che si fonde con la ricezione silente della Dea. 

È la dimensione androgina perfetta.

Due simboli dominano questo passaggio. 

La Tau (Τ, la lettera-architrave, il sigillo dell’iniziazione) e l’Arcano Maggiore del Folle, che in alcune interpretazioni è una dimensione dello zero, quindi delle infinite possibilità esponenzialmente maggiorate, duplicate, proprio dallo zero, che, nella sua estrema potenza, può anche annientare. 

La Tau, nell’alchimia, è il segno della rinascita, il marchio lasciato sugli eletti che hanno attraversato la Nigredo(la putrefazione della vecchia identità). 

Essa rappresenta l’incrocio tra la materia (il braccio orizzontale) e lo spirito (il braccio verticale). Durante questo novilunio, la Tau si imprime nel cielo invisibile. 

Ogni anima che osa ascoltare il silenzio lunare riceve il “martello dei Filosofi” come viene anche chiamata la Tau, vista la sua potenza, sul cranio dell’anima, frantumando gli involucri karmici del passato.

L’Arcano Maggiore che governa questa congiunzione è, infatti, il Matto, il Folle (numero 0). 

E qui si innesca una  corrispondenza straordinaria. 

Il Matto è l’Ariete, l’impulso senza memoria, il viandante che danza sull’orlo del precipizio credendolo un prato fiorito. 

Il suo numero è lo zero, il grembo di tutte le potenze. 

Come il novilunio è l’assenza di luce visibile ma la massima potenza latente, così il Folle è l’assenza di giudizio ma la massima potenza di salto nel vuoto. 

La sua borsa sul bastone contiene gli Arcani minori. 

Non sa di possederli, e per questo li usa in modo perfetto.

L’Ariete non è solo coraggio impulsivo. 

È il Sacerdote del Fuoco Sacro. 

È la Fiamma che divora il legno umido dell'inerzia. 

Nel suo domicilio notturno, con questa  Luna in Ariete, si apre e di amplifica una dimensione iniziatica. 

La Coscienza lunare viene costretta a partorire senza rete, nel vuoto del Folle, nel fuoco dell'Ariete .

Il simbolo dell’Ariete riproduce le corna del montone, ma in alchimia sono le due punte della spada del discernimento che squarcia il velo della materia. 

I reticoli di questo segno governano la testa, la ghiandola pineale, l’occhio di Horus interno. In questo novilunio, la ghiandola calcificata si scioglie nel balsamo di mirra, ridiventando organo di visione diretta.


Il Venerdì è il giorno di Freia, di Afrodite, ma anche di Venere Lubentina, la liberatrice. 

In questo novilunio, Venere non è nel suo aspetto di tenerezza. 

Si manifesta piuttosto come Venere armata, quella che accompagna il Matto. 

Quella che deve discendere nell'Ade. 

Essa governa tradizionalmente  l’Arcano VI,  gli Amanti, che non è scelta amorosa umana, ma la scelta tra il Cammino della Mano Destra e quello della Mano Sinistra. 

Ma l’Ariete risponde solo a se stesso. 

Viaggia in solitaria, come il Folle. 

Dunque il Venerdì 17 aprile non è giorno di legami, ma di scioglimento dei legami distorti. La Dea taglia il nodo ingarbugliato con la spada del Sacro Montone.

Ma è interessante soprattutto, la dimensione del Folle, che, paradossalmente non sa dove va, e quindi non può sbagliare strada. 

Questo novilunio di Venerdì, sotto il sigillo della Tau e l’egida del Folle, è una forza occulta di iniziazione fulminea. 

Non sentite l'accelerazione?

Non per chiedere stabilità. 

Ma per chiedere di diventare instabile abbastanza da spezzare la crosta. 

Non per chiedere pace. 

Ma per chiedere la guerra giusta contro il sonno dell’anima.

Perché quando il Montone tocca la cervice del cielo( e vedete come il glifo stesso dell'Ariete rimandi anche ad un utero), e la Luna è nera come il corvo della Nigredo, allora si compie l’invocazione segreta. 

La vera Rivelazione. 

Io sono il nulla che precede ogni numero. 

Io sono il corno che squarcia l’utero del tempo. 

Lascio cadere l’impiccato dalla sua croce. 

E incomincio.

Si chiama Potenzialità. 

Il Venerdì 17 era anche un numero associato alla morte del Cristo e di Osiride. 

E il 17 è correlato al l'Archetipo Phe, con funzione espansione. 

È la dimensione dell'Albedo, dell'Anima, di Venere, dell'argento vivo. 

Della manifestazione. 

Della liberazione. 

Venere che nasce dal mare. 

Acqua e Fuoco, per questo intenso passaggio. 

Quando il Femminino, che viene rappresentato dalla bocca, che rappresenta l'archetipo Phe, decreta, e si ricorda di essere anche un Sole. 

La bocca. 

La Dea silente, ma che agisce, conscia del suo Fuoco. 

Un novilunio ricchissimo di potenzialità. 

Con infinita gratitudine sempre 


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

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Novilunio in Ariete