La Ierogamia del Dio Pluviale. Su Componidori e il Mistero del Santo Dodici.
Nel cuore pulsante della Sardegna, durante i giorni centrali del Carnevale di Oristano, si compie un mistero che affonda le radici in una notte dei tempi pre-cristiana, un’epifania di sacro che trasfigura l’uomo in dio.
È l’avvento di Su Componidori, il Signore delle Pariglie, il cui nome stesso è un sigillo di potenza arcaica.
È "colui che compone", che ordina, che dispone.
Ma la sua essenza più recondita, la sua virtù sciamanica primigenia, è racchiusa nell’etimologia che lo lega alla pioggia.
"Colui che fa sgorgare l’acqua dai cumuli".
Egli è, nella sua manifestazione terrena, lo Sciamano della Pioggia, il discendente di un lignaggio di incantatori di nubi, capace di evocare dal cielo il prezioso umore che feconda la Madre Terra.
Prima di librarsi nel volteggio, prima di tendere la mano verso il simbolo sospeso, Su Componidori subisce una metamorfosi rituale che lo consacra come Divinità Vivente.
Non è più un uomo, ma il tramite attraverso cui l’invisibile si fa carne. L’investitura è un atto di morte iniziatica e di rinascita in una dimensione altra, sospesa tra umano e divino.
La sua missione, in questo stato di grazia ieratica, è di chiedere il permesso alla Grande Madre, alla Terra che attende, per conquistare quel simbolo supremo di fecondità, la stella a sei punte.
Essa non è un mero ornamento, ma il geroglifico vivente dell’unione cosmica, la sigla alchemica della perfetta sintesi tra il principio maschile (il Sole, la forza fecondatrice) e il principio femminile (l’Acqua, la linfa vitale che sgorga dal grembo tellurico).
È l’androgino divino, il Rebis, che il Dio vivente deve raggiungere e infilzare con "su stoccu", il lungo bastone, che in quel gesto si fa fallo sacro, asse del mondo, parafulmine di energie celesti.
L’atto è un’autentica ierogamia, una copula sacra.
Da un lato, Su Componidori, il Dio Androgino per eccellenza.
La sua stessa natura è già un sei, un numero perfetto che, come l’esagramma, è la somma e la sintesi di due triadi.
I tre principi attivi e i tre passivi, il maschile e il femminile ricomposti nell’unità di una coscienza superiore.
Questa natura duale e unitaria al contempo, è resa manifesta dalla sua maschera bianca, asessuata, impenetrabile, specchio di un’energia divina che trascende le polarità. Dall’altro lato, la stella a sei punte, l’altro sei, simbolo della stessa armonia cosmica sospesa nell’aria, in attesa di essere fecondata.
Quando la punta di "su stoccu" penetra il cuore della stella, due sei si uniscono in un amplesso mistico.
Dal loro congiungimento scaturisce il numero perfetto, il "Santu Doxi", il Santo Dodici. Questa cifra sacra, tanto venerata dagli Antichi Sardi, non è che la proiezione nel ciclo temporale dell’eternità: dodici sono i mesi dell’anno, dodici le lune, dodici le stazioni dello zodiaco.
L’unione dei due sei garantisce la benedizione e la prosperità per l’intero ciclo annuale, sigillando un patto tra cielo e terra, tra il dio e la sua comunità.
A coronamento del rito, Su Componidori elargisce una benedizione che è, in sé, un compendio di simboli. Nella mano stringe "sa Pippia de Maiu", un mazzolino composto da viole mammole e pervinca.
Il nome stesso è un portale etimologico: "Pippia", dall’accadico "pi-pium", che significa "sorgente".
Non è un fiore, ma una sorgente vegetale, un’emanazione del principio vitale primordiale.
"Maiu", come chiarisce il prof. Dedola, non rimanda al mese di maggio, ma all’accadico "Mahhu", che significa "sciamano", "folle".
Sa Pippia de Maiu è dunque la "sorgente dello sciamano", la fonte della sua follia sacra, della sua potenza visionaria.
Questo "folle" evoca immediatamente l’Heyoka degli Indiani delle Pianure, il Sacro Sciamano, l’Uccello del Tuono.
Come l’Heyoka, che vive e agisce al contrario, capovolgendo le convenzioni per dominare le forze atmosferiche, così Su Componidori è colui che, in un tempo "capovolto" come il Carnevale, può evocare e governare pioggia, vento e fulmini.
Il mazzolino stesso, con la sua forma di due triangoli congiunti per il vertice, riproduce la forma del Vajra tibetano, lo scettro adamantino che rappresenta il fulmine, l’illuminazione istantanea, l’energia creatrice scaturita dall’unione dinamica dei due opposti.
Ogni fiore del mazzolino è un archetipo.
La viola mammola, con la sua fragranza intima e il colore profondo, incarna il Femminino, l’aspetto ricettivo e generativo della natura.
La pervinca, dal canto suo, è la pianta sacra a Su Maimone, l’antica divinità della pioggia. Un tempo, "su Maimoni" veniva portato in processione come un fantoccio propiziatorio, adagiato su una barella di canne incrociate, con al centro una corona di pervinca. Egli era lo spirito della pioggia, l’attiratore di nubi, e alla fine del rito veniva gettato nel ruscello, sacrificato all’acqua perché la richiamasse dai cieli.
Il legame è filologico.
La pervinca, in sardo "proinca", è etimologicamente sorella del verbo "proere", che significa "piovere". Essa è la pianta che contiene il verbo della pioggia, l’incantesimo floreale per dissetare la terra.
Ecco che, in questo gesto benedicente, si svela il motivo conduttore di tutte le maschere carnevalesche sarde.
Lo stretto, quasi simbiotico legame con l’animale.
Su Componidori benedice con la schiena saldamente attaccata a quella del cavallo. Non è un semplice cavaliere, ma è qualcosa di più profondo. Si fa "sella" per il cavallo. La sella, in sardo "sedda", è un termine che vibra di echi lontani, risuonando con le "siddhi" del Kamasutra, le le 64 arti, le perfezioni, i poteri occulti che si acquisiscono attraverso la maestria dell’amore e della disciplina interiore.
E non è forse un caso che la scacchiera rituale di Pubusattile, incisa nella Domus de Janas di Villanova Monteleone, conti esattamente 64 quadrati, bianchi e rossi, come i 64 quadrati del campo di gioco dell’amore sacro?
Su Componidori, adagiandosi sul cavallo, cerca quella suprema integrazione, quella "siddhi" che il suo ruolo di semidio esige.
Diventa tutt’uno con la bestia, nobilitandola, e al contempo elevando la propria umanità. In questo atto, chiamato "Sa Ramadura", egli si fa docile peso e guida sapiente, domando non solo il cavallo, ma anche la parte istintuale e bestiale che alberga in ogni uomo.
Egli disciplina il cavallo come la maschera bianca di "su Isshuadores" disciplina e mette in riga i Mamuthones, figure gravate dal peso dei campanacci, simbolo del fardello degli istinti non purificati.
Questa purificazione, questo processo di nobilitazione, ha il suo battesimo nel fuoco. Il Carnevale si apre il 16 gennaio con i falò sacri di Sant’Antonio Abate.
È il fuoco che "p-ur-ifica", che riconduce all’ "Ur", all’oro primordiale, alla luce divina.
La maschera bianca è l’emblema di questa purificazione.
Il suo bianco è un "non-colore" che contiene tutti i colori, un acromatico che è sintesi perfetta, androginia della luce. Esso ha il potere di divinizzare l’umano, di trasfigurarlo.
Così dovevano essere le maschere dei Giganti di Mont’e Prama, bianche, regali, investite di quel potere uranico che trasforma la pietra in nume, l’uomo in eroe divinizzato.
Sono purificati dal fuoco interiore, l’oro archetipale, e dalla maschera che li rende icone viventi di un tempo in cui gli dei camminavano tra gli uomini.
Su Componidori, sospeso tra cielo e terra, con la stella infissa come un sigillo, con la schiena salda sul cavallo, con la Pippia de Maiu benedicente, è il custode di questa memoria arcaica.
In lui, per la durata della rappresentazione, il tempo si capovolge e l’eternità irrompe nella storia, rinnovando il patto sacro tra l’uomo, la terra e il cielo.
Per esplorare ulteriormente le profonde simbologie qui accennate, si rimanda ai seguenti miei saggi
"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l’Ordine", un viaggio iniziatico nel cuore del Carnevale sardo, svelandone le radici arcaiche e le valenze sciamaniche. (https://amzn.eu/d/0hYAHSs8 - https://amzn.eu/d/0j8uTz0e)
"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna", un’opera fondamentale per comprendere le connessioni tra la simbologia sacra sarda, come la scacchiera di Pubusattile, e le tradizioni esoteriche universali. (https://amzn.eu/d/04Q2ywuS - https://amzn.eu/d/037haI9R - https://amzn.eu/d/0iO7ZMvz)
Testo e ricerche a cura di Tiziana Fenu
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