Informazioni personali

La mia foto
Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

lunedì, marzo 02, 2026

💛Su Componidori

 La Ierogamia del Dio Pluviale. Su Componidori e il Mistero del Santo Dodici. 

Nel cuore pulsante della Sardegna, durante i giorni centrali del Carnevale di Oristano, si compie un mistero che affonda le radici in una notte dei tempi pre-cristiana, un’epifania di sacro che trasfigura l’uomo in dio. 

È l’avvento di Su Componidori, il Signore delle Pariglie, il cui nome stesso è un sigillo di potenza arcaica. 

È "colui che compone", che ordina, che dispone. 

Ma la sua essenza più recondita, la sua virtù sciamanica primigenia, è racchiusa nell’etimologia che lo lega alla pioggia. 

"Colui che fa sgorgare l’acqua dai cumuli". 

Egli è, nella sua manifestazione terrena, lo Sciamano della Pioggia, il discendente di un lignaggio di incantatori di nubi, capace di evocare dal cielo il prezioso umore che feconda la Madre Terra.

Prima di librarsi nel volteggio, prima di tendere la mano verso il simbolo sospeso, Su Componidori subisce una metamorfosi rituale che lo consacra come Divinità Vivente. 

Non è più un uomo, ma il tramite attraverso cui l’invisibile si fa carne. L’investitura è un atto di morte iniziatica e di rinascita in una dimensione altra, sospesa tra umano e divino. 

La sua missione, in questo stato di grazia ieratica, è di chiedere il permesso alla Grande Madre, alla Terra che attende, per conquistare quel simbolo supremo di fecondità, la stella a sei punte. 

Essa non è un mero ornamento, ma il geroglifico vivente dell’unione cosmica, la sigla alchemica della perfetta sintesi tra il principio maschile (il Sole, la forza fecondatrice) e il principio femminile (l’Acqua, la linfa vitale che sgorga dal grembo tellurico). 

È l’androgino divino, il Rebis, che il Dio vivente deve raggiungere e infilzare con "su stoccu", il lungo bastone, che in quel gesto si fa fallo sacro, asse del mondo, parafulmine di energie celesti.

L’atto è un’autentica ierogamia, una copula sacra. 

Da un lato, Su Componidori, il Dio Androgino per eccellenza. 

La sua stessa natura è già un sei, un numero perfetto che, come l’esagramma, è la somma e la sintesi di due triadi. 

I tre principi attivi e i tre passivi, il maschile e il femminile ricomposti nell’unità di una coscienza superiore. 

Questa natura duale e unitaria al contempo, è resa manifesta dalla sua maschera bianca, asessuata, impenetrabile, specchio di un’energia divina che trascende le polarità. Dall’altro lato, la stella a sei punte, l’altro sei, simbolo della stessa armonia cosmica sospesa nell’aria, in attesa di essere fecondata. 

Quando la punta di "su stoccu" penetra il cuore della stella, due sei si uniscono in un amplesso mistico. 

Dal loro congiungimento scaturisce il numero perfetto, il "Santu Doxi", il Santo Dodici. Questa cifra sacra, tanto venerata dagli Antichi Sardi, non è che la proiezione nel ciclo temporale dell’eternità: dodici sono i mesi dell’anno, dodici le lune, dodici le stazioni dello zodiaco. 

L’unione dei due sei garantisce la benedizione e la prosperità per l’intero ciclo annuale, sigillando un patto tra cielo e terra, tra il dio e la sua comunità.

A coronamento del rito, Su Componidori elargisce una benedizione che è, in sé, un compendio di simboli. Nella mano stringe "sa Pippia de Maiu", un mazzolino composto da viole mammole e pervinca. 

Il nome stesso è un portale etimologico: "Pippia", dall’accadico "pi-pium", che significa "sorgente". 

Non è un fiore, ma una sorgente vegetale, un’emanazione del principio vitale primordiale. 

"Maiu", come chiarisce il prof. Dedola, non rimanda al mese di maggio, ma all’accadico "Mahhu", che significa "sciamano", "folle". 

Sa Pippia de Maiu è dunque la "sorgente dello sciamano", la fonte della sua follia sacra, della sua potenza visionaria. 

Questo "folle" evoca immediatamente l’Heyoka degli Indiani delle Pianure, il Sacro Sciamano, l’Uccello del Tuono. 

Come l’Heyoka, che vive e agisce al contrario, capovolgendo le convenzioni per dominare le forze atmosferiche, così Su Componidori è colui che, in un tempo "capovolto" come il Carnevale, può evocare e governare pioggia, vento e fulmini. 

Il mazzolino stesso, con la sua forma di due triangoli congiunti per il vertice, riproduce la forma del Vajra tibetano, lo scettro adamantino che rappresenta il fulmine, l’illuminazione istantanea, l’energia creatrice scaturita dall’unione dinamica dei due opposti.

Ogni fiore del mazzolino è un archetipo. 

La viola mammola, con la sua fragranza intima e il colore profondo, incarna il Femminino, l’aspetto ricettivo e generativo della natura. 

La pervinca, dal canto suo, è la pianta sacra a Su Maimone, l’antica divinità della pioggia. Un tempo, "su Maimoni" veniva portato in processione come un fantoccio propiziatorio, adagiato su una barella di canne incrociate, con al centro una corona di pervinca. Egli era lo spirito della pioggia, l’attiratore di nubi, e alla fine del rito veniva gettato nel ruscello, sacrificato all’acqua perché la richiamasse dai cieli. 

Il legame è filologico. 

La pervinca, in sardo "proinca", è etimologicamente sorella del verbo "proere", che significa "piovere". Essa è la pianta che contiene il verbo della pioggia, l’incantesimo floreale per dissetare la terra.

Ecco che, in questo gesto benedicente, si svela il motivo conduttore di tutte le maschere carnevalesche sarde. 

Lo stretto, quasi simbiotico legame con l’animale. 

Su Componidori benedice con la schiena saldamente attaccata a quella del cavallo. Non è un semplice cavaliere, ma è qualcosa di più profondo. Si fa "sella" per il cavallo. La sella, in sardo "sedda", è un termine che vibra di echi lontani, risuonando con le "siddhi" del Kamasutra, le le 64 arti, le perfezioni, i poteri occulti che si acquisiscono attraverso la maestria dell’amore e della disciplina interiore. 

E non è forse un caso che la scacchiera rituale di Pubusattile, incisa nella Domus de Janas di Villanova Monteleone, conti esattamente 64 quadrati, bianchi e rossi, come i 64 quadrati del campo di gioco dell’amore sacro? 

Su Componidori, adagiandosi sul cavallo, cerca quella suprema integrazione, quella "siddhi" che il suo ruolo di semidio esige. 

Diventa tutt’uno con la bestia, nobilitandola, e al contempo elevando la propria umanità. In questo atto, chiamato "Sa Ramadura", egli si fa docile peso e guida sapiente, domando non solo il cavallo, ma anche la parte istintuale e bestiale che alberga in ogni uomo. 

Egli disciplina il cavallo come la maschera bianca di "su Isshuadores" disciplina e mette in riga i Mamuthones, figure gravate dal peso dei campanacci, simbolo del fardello degli istinti non purificati.

Questa purificazione, questo processo di nobilitazione, ha il suo battesimo nel fuoco. Il Carnevale si apre il 16 gennaio con i falò sacri di Sant’Antonio Abate. 

È il fuoco che "p-ur-ifica", che riconduce all’ "Ur", all’oro primordiale, alla luce divina. 

La maschera bianca è l’emblema di questa purificazione. 

Il suo bianco è un "non-colore" che contiene tutti i colori, un acromatico che è sintesi perfetta, androginia della luce. Esso ha il potere di divinizzare l’umano, di trasfigurarlo. 

Così dovevano essere le maschere dei Giganti di Mont’e Prama, bianche, regali, investite di quel potere uranico che trasforma la pietra in nume, l’uomo in eroe divinizzato. 

Sono purificati dal fuoco interiore, l’oro archetipale, e dalla maschera che li rende icone viventi di un tempo in cui gli dei camminavano tra gli uomini.

Su Componidori, sospeso tra cielo e terra, con la stella infissa come un sigillo, con la schiena salda sul cavallo, con la Pippia de Maiu benedicente, è il custode di questa memoria arcaica. 

In lui, per la durata della rappresentazione, il tempo si capovolge e l’eternità irrompe nella storia, rinnovando il patto sacro tra l’uomo, la terra e il cielo.


Per esplorare ulteriormente le profonde simbologie qui accennate, si rimanda ai seguenti miei saggi 

"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l’Ordine", un viaggio iniziatico nel cuore del Carnevale sardo, svelandone le radici arcaiche e le valenze sciamaniche. (https://amzn.eu/d/0hYAHSs8 - https://amzn.eu/d/0j8uTz0e)


"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna", un’opera fondamentale per comprendere le connessioni tra la simbologia sacra sarda, come la scacchiera di Pubusattile, e le tradizioni esoteriche universali. (https://amzn.eu/d/04Q2ywuS - https://amzn.eu/d/037haI9R - https://amzn.eu/d/0iO7ZMvz)

Testo e ricerche a cura di Tiziana Fenu

©® Diritti intellettuali riservati

Maldalchimia.blogspot.com

Immagine 

https://www.facebook.com/share/p/1RhBoTWWTF/

Su Componidori





domenica, marzo 01, 2026

💙Primo Marzo Matronalia/Giunone

 Nel primo giorno di marzo, quando il velo tra i mondi si assottiglia per accogliere il risveglio della terra, l’antica Roma celebrava i Matronalia. Era questo il tempo sacro a Giunone, la Iuno Regina, non semplice divinità tra le molte, ma Archetipo primordiale, Essenza stessa del Femminino cosmico, matrice di ogni legame e custode del vincolo sacro che unisce le anime. Sorella e Sposa di Giove, era la Era dei Greci, Madre di Marte, dio dell’agricoltura e della guerra, doppia natura che feconda e che taglia, e di Vulcano, il Fuoco sotterraneo che forgia nei segreti del mondo.

Presso gli Etruschi, il suo nome era Uni, oppure Feronia, colei che presiede ai boschi e ai parto, la Giunone Sospita di cui già parlai, vestita di pelle caprina, armata di lancia e scudo, pronta a proteggere e a ferire.

A Giunone appartenevano i noviluni, le calende, il grembo oscuro dove ogni cosa si concepisce nel silenzio, mentre a Giove, signore della luce piena, spettavano gli idi dei pleniluni, lo splendore della forma compiuta.

In quei giorni di festa, le matronae rovesciavano l’Ordine. 

Imbandivano banchetti per i propri schiavi e offrivano doni, attuando un'inversione rituale che ricordava i Saturnali invernali. 

Perché ogni gerarchia, per essere sacra, deve poter tornare all’indistinto primordiale, al grembo dal quale tutto sorge e nel quale tutto può dissolversi.

Le matrone, le donne sposate, ma il matrimonio, in questa dimensione, in senso esoterico, è sempre un gerogamo, una nozze sacra tra cielo e terra, tra l’io e l’altro, tra ciò che è sopra e ciò che è sotto. 

Giunone, in questa dimensione, presiede all’incontro delle Anime Gemelle. 

Non quelle che si cercano nel mondo, ma quelle che si riconoscono nell’eterno, perché già una, già unite nel grembo della Grande Madre.

Contemplando le mimose, le grandi piante,  finalmente, quest’anno, le vedo fiorire nel tempo giusto. 

Nel tempo delle Donne, nel tempo di Giunone. 

E mi appare, ancora una volta, il sincronismo perfetto che lega il Cielo e la Terra, le lunazioni e gli Archetipi, la numerologia sacra e il verde che germoglia.

Tutto sembra seguire il suo corso naturale, quest’anno. E noi con esso. 

Tutto orchestrato, tutto al suo posto. 

Nel bene e nel male. 

Come è giusto che sia.

Ecco il richiamo. 

Ritrovarci nella Fiamma. 

Nel focolare. 

In quel fuoco che Giunone custodiva come centro del mondo domestico, come ombelico della casa, come cuore pulsante della regalità interiore. 

Perché Giunone è anche Regina, non per diritto dinastico, ma per sovranità dell’Intelletto Supremo, per quella luce che conosce sé stessa e non ha bisogno di alcun trono.

Curioso, il gioco della lingua. La parola "focolaio", con quella desinenza in "-io", così simile al pronome che dice l’io separato, l’ego che si fa centro e prigione, sembra portare in sé un’energia opposta a quella del "focolare". 

Perché diciamo il "calore del focolare domestico" e non il "focolaio del calore domestico"?

Il focolaio è chiusura, è concentrato purulento, è infezione che si nutre di sé stessa. 

È l’io che si fa mondo, che non irradia, non propaga, non accoglie. 

Mentre il focolare è il fuoco attorno al quale la tribù si raduna, dove si solidarizza, dove si esce da sé per ritrovarsi nell’altro. 

È il centro che scalda senza bruciare, che unisce senza confondere.

I focolai epidemici( e come potrebbe sfuggirci il riflesso di questa immagine, in senso lato, nei tempi che viviamo?) sono l’esatta fotografia della condizione patologica dell'umanità, chiusa in un io che fa i propri interessi, autoreferenziale, incapace di trasformarsi. 

Di passare da focola-io a focol-are.

Ecco, la desinenza in "-are", che in inglese suona come "are", verbo essere alla seconda persona, "tu sei, noi siamo/ you are, we are, ci parla di appartenenza, di identità che si apre all’integrità con sé stessi e con gli altri. 

È la dimensione che include, che riconosce, che scambia. È la comunità che si fa corpo. Mentre" l’-io" è la monade che si crede intera ma è solo separata.

Qui nascono le epidemie. Dove c’è ignoranza, nel senso etimologico di ignorare l’altro. Dove si sta soli sul crinale delle proprie certezze, arroccati in fortezze che crediamo difese e sono invece tombe. 

Soli e infettati.

Infettare. 

Dal latino infectus, participio di inficere, "immergere, tingere, avvelenare". 

E poi "affetto", che porta in sé due valenze opposte. 

L'affetto buono, l’amore che lega, e l’affetto come contaminazione, come malattia che si riceve per impressione. 

Curioso, questo verbo. 

"Impressionare". 

Creare una pressione, lasciare un segno. 

Come l’anima sull’Anima. 

Come l’Amore sull’amato.

Affezionarsi, allora, è lasciarsi imprimere dall’altro. 

È creare infezioni d’amore. 

È restituire alla parola la sua unità perduta, la sua valenza positiva. 

Come il fuoco, che è vita, luce, calore, ma può anche bruciare e distruggere. 

L’universo ci offre sempre la scelta. 

Essere focolari o focolai. Propulsori di energia verso l’esterno o prigioni di fiamma che consumano sé stesse.

E morire infettati o affetti, pervasi d’affetto.

Anche "contrarre" porta in sé la doppia via. 

Contrarre matrimonio, per restare nell’ambito giunonico delle unioni sacre, e contrarre malattia. 

Lo stesso verbo, due destini opposti. 

Perché ogni legame è un rischio, ogni apertura è una ferita possibile. 

Ma senza rischio non c’è vita, senza ferita non c’è amore.

L’universo è meraviglioso. 

Ci offre sempre le chiavi. 

Sta a noi capire dove batte il cuore. 

Dove creiamo un focolare e non un focolaio.

Perché il focolaio è anche l’energia distorta di Giunone, quella che, accecata dalla gelosia per le infinite amanti di Zeus, diventa vendicativa, punitiva, autoreferenziale. Quella che procrea senza il Mascolino, come quando generò mostri dalla sua sola ira, perché dimentica che l’unione dei contrari è la legge dell’universo. 

È la dea che si è scordata di essere Dea e si è fatta solo moglie ferita, solo rancore, solo ombra.

Cerchiamo, in questi giorni, di stare nella dimensione monadica, originaria, amniotica. 

Quella del segno del Leone, fuoco, regalità, cuore, che accompagna questa luna crescente prima del plenilunio in Vergine del 3 marzo, con la sua eclissi. 

Segno di Fuoco a cui si affianca il Sacro Archetipo ebraico Nun, il quattordicesimo, la Madre delle Acque cosmiche in trasmutazione, correlato all’Arcano XIV della Temperanza.

Acqua e Fuoco ancora in dialettica. 

Ancora in cerca di equilibrio. Per trovare quel punto monadico, quella dimensione originaria dove il nostro Fuoco interiore brucia di verità. E dove Giunone smette di perdersi nei meandri di sé stessa, smette di relazionare il proprio valore al tradimento di Giove, e torna a essere ciò che è. 

La Regina.

Celebriamo, allora, la Giunone del focolare. Colei che crea nidi, templi, dimensioni privilegiate. Prima di tutto con noi stessi, in equilibrio tra le due polarità. Perché nel passaggio mitologico dal matriarcato al patriarcato, la Grande Madre è stata declassato. 

Da potenza misteriosa e carismatica a "moglie rancorosa", da custode del fuoco a focolaio di gelosie.

È scivolata dall’essere focolare all’essere focolaio.

Figlia di Saturno, Giunone ci mostra come i ruoli possano imprigionarci in dinamiche che ci allontanano dall’Essenza. 

Lei non è la moglie tradita. È oltre questo. 

Sono le dinamiche karmiche ad averla inglobata, perché queste dinamiche sono sempre distruttive. 

Ci allontanano da ciò che siamo veramente.

E finché si ripresentano, significano che abbiamo un’identità animica da ripristinare. 

Altrimenti il nostro autentico Fuoco interiore rimane inespresso, potere vulcanico che ribolle senza trovare sfogo.

Secondo Omero, Giunone era nemica dei Troiani perché Paride aveva dato la mela della bellezza a Venere anziché a lei. Ma Venere è uno degli aspetti della stessa bellezza giunonica, quella bellezza che Giunone non riconosce più in sé stessa, perché l’ha proiettata altrove, perché l’ha dimenticata.

Dobbiamo tornare a essere quel tempio integro, caleidoscopio di luce, che invita a entrare a piedi scalzi, con sacralità. 

Quel tempio dove arde sempre la Fiamma, viva, nutriente, luminosa. 

Centro propulsore di Bellezza e Giustizia. 

E soprattutto della nostra intima Essenza.

In Verità. Sempre.

Con infinita Gratitudine.


Tiziana Fenu

©® Diritti intellettuali riservati

Maldalchimia.blogspot.com

Alonso Cano — "La Dea Giunone", 1638

Primo Marzo Matronalia /Giunone




sabato, febbraio 28, 2026

💛Vaso predinastico scacchiera ( libro)

 

Prima immagine
Vaso decorato con un motivo a scacchiera risalente al periodo predinastico egizio, circa 3850-2960 a.C. In ceramica e pittura, esposto al Metropolitan Museum of Art.
Lo stesso motivo a scacchiera presente nella nostra Domu de Jana di Pubusattile, che è una Matrice, un Codice Sacro, veicolo di una simbologia complessa e stratificata, di cui ho approfondito in svariati miei scritti e nella mia pubblicazione editoriale "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" di cui riporto un breve brano
"La Scacchiera, indica nel suo insieme, la sacra unione tra il Femminino e il Mascolino.
Insieme, sono gli artefici della creazione sulla terra.
8 quadratini, distribuiti su 8 righe verticali e orizzontali.
Per un totale di 64 quadratini, di cui 32 Bianchi e
32 Rossi alternati.
Una perfetta sintesi armoniosa conseguente all'equilibrio degli opposti.
Perché ripetere i quadratini 8 volte per riga orizzontale e verticale?
Perché il numero 8 è il numero dell'Infinito, di congiunzione tra cielo e terra.
Perché 8 furono, secondo la cosmogonia mitologica, i primi umani semidivini sulla terra, quattro coppie di ermafroditi di cui Nun, semidio con la testa di rana, e Nunet, la sua compagna ( la semidea con la testa di serpente), che rappresentano i creatori delle prime Acque Primordiali
(la Sardegna è tutta incentrata sul culto delle acque) e del Caos creatore.
[...] Questi creatori del cosmo erano veneratissimi e si credeva esistesse un "non-tempo" primordiale, lo "Zep Tepi", precedente allo spazio-tempo, immerso nelle acque caotiche dell'Oceano di Nun, governato da questi Dei.
[...] Mi sono concentrata in particolare sulla coppia Nun e Nunet, creatori delle acque primordiali. In Sardegna, il culto dell'acqua è sempre stato molto sentito.
"Nun" corrisponde anche al Sacro quattordicesimo archetipo ebraico, simbolo di trasformazione, il pesce mistico della "Vesica Piscis".
Come notare, le due divinità cosmogoniche delle acque primordiali, hanno la radice "Nu-" sia comune sia a "Nun" (acqua) che a "Nur" (fuoco), e credo che la parola "nuraghe" contenga entrambi questi elementi.
Le acque primordiali
La Sardegna è Terra Madre del Culto delle Acque.
[...]
La scacchiera di Pubusattile, essendo Sigizia di due polarità, maschile e femminile, esemplificate dai 32 quadrattini bianchi e dai 32 rossi, distribuiti in una griglia cosmogonica “8 X 8”, è anche Vesica Piscis, che al suo interno ospita il rettangolo aureo,
Vesica Piscis che è la base della Geometria Sacra, che descrive le leggi geometriche che creano tutto ciò che esiste.
È la profonda connessione tra geometria e spiritualità, con le sue strutture cristalline.
[...]  potuto creare, attraverso la "scacchiera", una composizione molto armoniosa, e vibrazionalmente molto dinamica, scandita dalla legge dell'Ottava.
Come se avessero creato una dimensione virtuale, una rappresentazione grafica energetica, una nuova dimora dell'anima, dopo la morte, che attraverso la moltiplicazione della sigizia (la coppia rosso/bianco dei 2 quadratini), per 4 volte, quindi per i quattro elementi della terra in senso verticale e orizzontale, ritorna alla dimensione dell'Uno, del perfetto equilibrio (e infatti, anche moltiplicando 8 x 8, abbiamo un 64, che ancora, sommato diventa, 10, e quindi Uno).
[...] Questo nuovo tempio virtuale( non mi piace tanto, la parola “scacchiera”, non la trovo consona all'autentica simbologia, preferisco " tempio", questo nuovo tempio dell'Anima), questa nuova dimora, dopo la morte"

Questo si ricollega alla Simbologia dell'immortalità, della Sophia, della conoscenza immortale che trascende l'umano, rappresentata dalla dimensione del concetto di Giudice/Giudizio divino che la stessa scacchiera di Pubusattile veicola, in codice, come spiego nel mio libro.
Simbologia dell'immortalità veicolata anche da una rappresentazione di una vela a scacchiera, in una tomba egizia ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/05/la-vela-egiziascacchiera-pubusattile.html
"In pratica, la bandiera della barca a vela egizia, datata 1500 a.C., riporta lo stessissimo motivo a scacchiera, della nostra scacchiera di Pubusattile, nella Domus de Janas a Villanova Monteleone, in provincia di Sassari, che risale al 3800 a.C, o a molto prima.
Sembra che stiano trasportando un telaio.
Forse il Sacro telaio delle Janas, quello con cui tessevano i fili d'oro.
D'altronde un Cobra rosso, un Ureo, è stato trovato nella fusaiola di un telaio a Santa Caterina di Pittinuri, come abbiamo visto nel mio ultimo post.
E telaio ha la stessa radice di Telomeri, di Telos, la città dei tempi d'Oro, Atlantidea e immortale. Come i Telomeri. Custodiscono il segreto dell'immortalità.
Non può essere un caso che stessero trasportando proprio un telaio.
Stavano forse portando in dono simbolico a Tutankamon, l'immortalità?
Frammento dopo frammento, le cose "quadrano" sempre di più, secondo il mio sentire.
La Civiltà egizia ha come matrice, come altre civiltà, quella sarda, e non viceversa, e questa della bandiera ne è una prova straordinaria.
Cosa si poteva portare in dono, ad un faraone così importante, se non un simbolo dell'Unione tra Maschile e Femminile, così ben rappresentato dalla scacchiera"
Il vaso appartiene al periodo egizio predinastico.
E vi è una straordinaria somiglianza tra le rappresentazioni dei faraoni predinastici e il nostro bronzetto sardo, Barbetta
"Questa statua del periodo predinastico è forse la prima rappresentazione conosciuta di un faraone. All'epoca di Nagada (dal nome di un sito rinvenuto nell'Alto Egitto), intorno al 4000 aC, compaiono due tipi di produzioni artistiche: figurine femminili in terracotta e uomini barbuti con forme stilizzate scolpite in diversi tipi di pietra. Questa statuetta è stata trovata a Gebelein, a sud di Luxor"
Approfondimenti a riguardo
https://maldalchimia.blogspot.com/2022/09/faraonebarbetta_1.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2022/09/approfondimento-faraonebarbetts.html?m=0

Approfondimenti scacchiera Pubusattile
https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/il-kamasutra-e-la-scacchiera-di.html
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/12/il-64-nel-quadrato-di-satorsinis.html
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/la-scacchiera-di-pubusattile-e-la.html
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/antico-vaso-greco.html
https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/locchio-di-horus-e-la-scacchiera-di.html
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/lettere-ebraiche-e-le-64-caselle-della.html
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/12/la-scacchiera-di-pubusattile-e-il.html
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/vaso-sirianoscacchiera-pubusattile.html

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"
Link di acquisto
https://amzn.eu/d/04Q2ywuS
https://amzn.eu/d/037haI9R
https://amzn.eu/d/0iO7ZMvz

Vaso predinastico /scacchiera









venerdì, febbraio 27, 2026

💙Allineamento 6 pianeti/luna di sangue

 Stiamo per affrontare, energeticamente, la dimensione del Sigillo di Tau e la Spada della Torre. 

Un profondo passaggio nel Cuore della Fiamma. 

Siamo sospesi. 

Tra un respiro e l’altro del Cosmo, nell’intercapedine luminosa che separa due eclissi. 

Il Grande Teatro si appresta a mettere in scena una delle sue geometrie più eloquenti. Domani, 28 febbraio, mentre la Luna cresce nel petto ardente del Leone, sei pianeti si allineano come testimoni di un patto silenzioso. 

Non è un semplice allineamento astrale. 

È una scrittura sacra tracciata sulla volta celeste.

Questo allineamento avviene sotto l’egida della Tau, il Ventiduesimo e ultimo Archetipo Ebraico, il Sigillo che chiude il cerchio e apre la Porta. 

Tau è la Croce, il marchio sulla soglia, la sintesi di ogni percorso. 

Nell’alchimia dello Spirito, Tau è il Rebis, l’Essere androgino che ha finalmente ricomposto i frammenti del proprio io. 

È la perfezione statica che contiene in sé tutto il movimento. 

La sua presenza, in questo momento, è il suggello divino posto sulla materia, l’annuncio che ogni percorso iniziato nel profondo dell’inverno sta per giungere a una resa dei conti.

Tuttavia, questa perfezione non è un luogo di riposo, ma un crinale affilato. L’allineamento di Mercurio (il Messaggero che tutto connette), Venere (l’Amore che tutto lega), Saturno (il Tempo che tutto scolpisce), Giove (l’Espansione che tutto eleva), Urano (la Rottura che tutto libera) e Nettuno (il Mistero che tutto dissolve) non è un concilio armonico, ma una tensione di forze che si riversano sulla nostra psiche come raggi di una ruota che gira vorticosamente.

Ne sentite il riverbero? 

Il riverbero emotivo di questo concilio è la vertigine. 

È la sensazione di essere al centro di un mandala in rotazione, dove ogni raggio di luce planetaria tocca una corda diversa dell’anima. Mercurio e Giove insieme incendiano il pensiero, portando visioni improvvise, rivelazioni che chiedono di essere formulate. 

Saturno, dall’altra parte, pianta il paletto della responsabilità. 

È come se dicesse "Ciò che vedi, dovrai costruirlo". 

Venere cerca la bellezza in questo caos, mentre Urano e Nettuno, i due trascendenti, spingono verso l’alto, lacerando il velo della normalità per mostrarci l’abisso stellato che siamo. 

Di complementarietà all'abisso dell'orrido che si sta svelando. 

Ci si sente scavati, come vasi di cristallo pronti a ricevere un nettare che non sappiamo se ci spezzerà o ci consacrerà.

Questo allineamento è incastonato come una gemma tra due fuochi. 

Il ricordo del Novilunio in Acquario del 17 febbraio e l’attesa del Plenilunio in Vergine del 3 marzo, la cosiddetta "Luna di Sangue".

Il 17 febbraio, con l’eclissi solare in Acquario, abbiamo assistito a un taglio netto. L’Archetipo Resh, il Ventesimo, la Testa, l’inizio del ciclo finale, ha posto il suo sigillo su quel momento. 

In un momento che ha traguardato anche l'inizio dell'anno del cavallo di Fuoco 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/02/passaggio-cavallo-di-fuoco.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/12/cavallo-di-fuoco-2026.html?m=0) 

Resh è il volto del Sole, la chiarezza folgorante. 

La Testa. 

La Sublimazione. 

Ma la sua comparsa nell’eclissi ci dice che quella luce è emersa solo dopo essere passata attraverso l’ombra. Fu il momento in cui, alchemicamente, è iniziata la fase di "separatio". 

La coda del serpente (il passato, il karmico esaurito) è stata tranciata via dalla testa (il nuovo Verbo, l’identità che deve ancora incarnarsi). È stato il taglio del cordone ombelicale con una vecchia versione di noi stessi, un parto assistito dall’ombra.

Ora, con questo allineamento, siamo nella fase della "solutio". 

Gli elementi sono stati separati e ora vengono messi in soluzione, mescolati dal Cosmo per vedere cosa regge e cosa si dissolve. 

Le emozioni sono fluide, mutevoli, profonde, oscure, come l’oceano di Nettuno. 

Possiamo sentirci persi, disorientati, ma è la dissoluzione necessaria dei sali che devono essere lavati via per far emergere l’oro.

E poi, tra pochi giorni, il culmine, il Plenilunio in Vergine con eclissi lunare. 

La Luna piena, già di per sé un culmine, diventa "di Sangue" tingendosi di rosso, il colore della materia prima, dell’energia grezza, della vita che pulsa e che ferisce. Questa Luna sorge sotto l’Archetipo Ayin, il Sedicesimo, l’Occhio, la Sorgente della Visione interiore, che corrisponde all’Arcano Maggiore XVI della Torre.

Ecco il cuore del mistero. 

La Torre colpita dal fulmine, le cui fiamme divorano la corona, mentre due figure precipitano nel vuoto. 

È la distruzione di ogni struttura superba, di ogni identità costruita sull’ego e non sull’Essere. 

Ayin è l’Occhio che vede la Verità, e quella verità, quando è assoluta, è un fulmine che incenerisce le nostre finzioni, e quante, se ne stanno incenerendo. 

Il riverbero emotivo della Luna di Sangue sotto il Sigillo della Torre è il terrore sacro. 

È l’angoscia che precede la liberazione. 

È il momento in cui tutto ciò che abbiamo creduto di essere, la maschera, il ruolo, la sicurezza esteriore, viene spazzato via dalla folgore della nostra stessa Anima. 

La Luna, riflettendo la luce solare velata dall’eclissi, getterà un’ombra sulla nostra psiche, rivelando le crepe nelle fondamenta della nostra "Torre" personale.

Questo Plenilunio in Vergine parla di purezza. 

Non una purezza moralistica, ma alchemica. 

La purificazione del grano dalla zizzania, la separazione dell’essenziale dal superfluo. La Vergine è la terra che accoglie il seme, ma prima deve essere arata, dissodata, anche a costo di lacerare il manto erboso.

Ecco, dunque, il senso di questo "cavallo energetico" su cui siamo in sella. 

Dall’eclissi in Acquario (Resh, la Testa, il nuovo inizio) all’eclissi in Vergine (Ayin, la Torre, la distruzione dell’antica forma), passando per l’allineamento dei sei pianeti (la sintesi di Tau, la totalità delle forze in gioco), stiamo vivendo un unico, grande processo iniziatico.

È la Morte iniziatica. 

Non la morte del corpo, ma la morte di ciò che impediva alla nostra luce di splendere. 

Le emozioni forti, il disorientamento, la vertigine, la paura, sono i segni che il Vecchio Re sta morendo dentro di noi. 

È il grido di chi precipita dalla Torre, che si trasforma, se ascoltato con coscienza, nel grido di chi nasce.

In questa Notte degli Dèi, in cui i pianeti si allineano come perle del collare di Ishtar, siamo chiamati a non aggrapparci. 

Lasciate che Tau sigilli il vostro passato. 

Lasciate che Ayin apra i vostri occhi anche se il lampo acceca. 

Lasciate che la Luna di Sangue lavi le vostre ferite con la sua luce purpurea. 

Domani è un giorno di potenza, ma è solo l’anticamera del fuoco.  

L’Arcano sta per compiersi. Siate la Torre che crolla per diventare Tempio.


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 

Allineamento 6 pianeti /luna rossa








❤️Si deve amare sempre( libro)

 "Si deve amare sempre. 


Di pancia. 


Di viscere. 


Ti ho amato


anche quando


mi faceva fatica raggiungerti.


Ma restavo ai crocevia


di qualche tua distrazione.


Di qualche passo falso


dalle tue granitiche certezze.


Ero la variabile


che non ti aspettavi. 


I conti che non tornano. 


Lo sfregio sghembio


nella perfezione


delle tue coordinate. 


Quel guizzo al cuore. 


Come un pesce rosso


che salta fuori


dalla palla di vetro


in cerca d'acqua. 


Ero i piedi bagnati di neve


nonostante il deserto


del tuo cuore. 


Il passo felpato


dietro la porta socchiusa. 


Il cuore segnato in punta di dita


alitato sui vetri


che riflettevano


solo la mia immagine.


Ma ora che sei qui, 


che ti respiro tra le mani


come fossero coppa


dalla quale


mi sono sempre dissetata, 


sento che non eri tu


a non aspettarmi. 


Ero io. 


A non sapere come incontrarti. 


Ho imparato a raggiungerti


stando ferma. 


Nel ricamare intorno a me


i miei colori. 


Il mio profumo. 


La mia Essenza. 


Per farti venire il desiderio


di fermarti. 


Di guardarmi. 


Di riconoscermi. 


Di riconoscere la stessa ambra


che cercavi nei tramonti


senza di me


e dai quali ti allontanavi


ancora affamato


di quell'Oro liquido


che ora ti scivola sulla pelle. 


Mentre ti guardo 


e ti rivesto di lamine d'Oro. 


Come sottili pergamene 


sulle quali ho impresso 


con il mio caldo sangue


tutte le parole 


che ho custodito per te


e che non hanno 


ancora  forma


da labbra che le pronuncino. 


Prenderanno forma


quando racconteranno di noi. 


Ed io starò ad ascoltare. 


Facendo finta 


di non averti 


mai incontrato prima. 


Farò finta di non conoscerti. 


Per imparare ad amarti. 


Ancora e ancora una volta. 


In mille modi diversi. 


Per imparare a dimenticarti. 


A odiare la tua assenza


E su quella edificare me stessa. 


Ogni volta. 


A nuova vita. 


Ti Amo. 


Perché non mi ricordo ti te. 


Ma di noi. 


Ed eravamo l'Incanto"



Tratto dal mio libro 

"Diamanti di Rugiada. Attimi di luce allo stato liquido" 

In vendita su Amazon in due formati 

https://amzn.eu/d/03FZtLiL

https://amzn.eu/d/0hDROHGy

Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com