In questa analisi sulla simbologia e correlazioni Mediterranee di questo Larnax Miceneo dalla Beozia, si evince, ancora una volta, l'ipotesi di una Matrice Simbolica Sarda
Un manufatto funerario di straordinario interesse archeologico e simbolico.
Un larnax (sarcofago a cassa) in terracotta di produzione micenea, proveniente dalle necropoli di Tanagra, in Beozia, e attualmente custodito presso il Museo Archeologico di Tebe (Grecia).
L'analisi si concentrerà sulla sua iconografia, inquadrandola nel contesto dei riti funebri dell'Egeo durante il Tardo Elladico III A1-B1 (circa 1430-1230 a.C.), per poi sviluppare un’approfondita comparazione con le simbologie archetipiche dell’antica civiltà sarda, già oggetto di studi precedenti sul mio blog Maldalchimia, e sulle mie pagine, JanaSophia e Sacred Symbologies
Il reperto in esame appartiene alla tipologia dei larnakes a cassa, una pratica funeraria atipica per la Grecia continentale micenea, la quale rivela invece una marcata influenza cretese (Minoico).
La decorazione pittorica che adorna le pareti del sarcofago offre una testimonianza visiva di eccezionale valore riguardo alle cerimonie connesse al culto dei morti.
In particolare, la scena principale raffigura una processione di figure femminili, interpretabili come prefiche (professioniste del lamento funebre), rappresentate con le braccia sollevate al di sopra del capo in un gesto rituale codificato.
Questo gesto è direttamente riconducibile alla fase della prothesis, ovvero l'esposizione del corpo del defunto prima della sepoltura, durante la quale il lamento delle donne costituiva un elemento catartico e di accompagnamento dell’anima verso l'aldilà.
Il coperchio del larnax, inoltre, presenta spesso piccole figurine in argilla (protomi o statuette), raffiguranti esseri mitologici o figure umane in miniatura, la cui funzione apotropaica o psicopompa è stata ampiamente discussa in letteratura.
Le correlazioni Mediterranee e l'Ipotesi di una Matrice Simbolica Sarda è evidente.
Come già argomentato in un precedente contributo dedicato a un altro larnax di matrice cretese (si veda l'analisi sul Larnax cretese e il Pubusattile: https://maldalchimia.blogspot.com/2024/01/larnax-cretese-e-pubusattile.html), anche in questo manufatto beota è possibile rilevare una serie di elementi iconografici e strutturali che trovano una sorprendente e profonda corrispondenza nel patrimonio simbolico dell'antica Sardegna, precedente di millenni. Tali elementi, lungi dall'essere accessori decorativi, rinviano a un sistema cosmogonico complesso, incentrato sulla sinergia delle due polarità creatrici (maschile/femminile) e sul concetto di rinascita.
La Decorazione a Scacchiera, a quadrati alternati (chiari e scuri) è uno dei marcatori simbolici più significativi.
Questa decorazione non è, come talvolta erroneamente si ritiene, un unicum egizio o egea.
Essa trova la sua più arcaica e compiuta espressione nella Domu de Jana di Pubusattile (Villanova Monteleone), un ipogeo neolitico risalente al V millennio a.C. (o precedente).
In questo contesto, la scacchiera simboleggia la Monade, la matrice cosmica generata dall’interazione dinamica tra il principio maschile (quadrati bianchi) e quello femminile (quadrati rossi, in cui l’ocra rimanda simbolicamente al sangue mestruale come principio di fertilità).
La simbologia solare e di rinascita associata a questo motivo è stata approfondita in: https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/locchio-di-horus-e-la-scacchiera-di.html.
Le Pavoncelle (Uccelli Psicopompi): Nel larnax sono raffigurate due pavoncelle, la cui simbologia è stata già ampiamente trattata (https://maldalchimia.blogspot.com/2020/09/mi-e-sempre-piaciuta-la-pavoncella_28.html). Nella tradizione sarda, questo uccello ricopre la funzione di psicopompo femminile, guida delle anime nell’aldilà e custode delle due polarità creatrici, nonché dell’Albero della Vita, spesso rappresentato in modo speculare ai suoi lati.
La presenza di due figure taurine (prospetticamente o in protome) ricalca la medesima logica duale e sinergica. Il toro, simbolo di forza generatrice, è qui associato alla dimensione uterina, rappresentando l’unione degli opposti.
Le Prefiche come "Attittadoras": Le figure oranti del larnax miceneo trovano un diretto corrispunto culturale e gestuale nelle "attittadoras" sarde, le antiche lamentatrici rituali il cui compito era accompagnare il defunto con un lamento codificato (si veda l'approfondimento: Radici della tradizione de is animeddhas: https://maldalchimia.blogspot.com/2020/10/radici-della-tradizione-de-is-animeddas.html).
La silhouette dei corpi femminili, composta da due triangoli uniti per il vertice, rappresenta la sinergia degli opposti (maschile/femminile) che presiede alla creazione. Questa è una cifra stilistica dominante nella Cultura di Ozieri (https://maldalchimia.blogspot.com/2021/10/ballu-tundu.html). La decorazione a "spiga" sulla gonna, con il vertice rivolto verso il basso, costituisce un esplicito simbolo pubico e di fertilità, legato alla rinascita post-mortem.
La Forma dell' "Archedda".
La struttura stessa del larnax a cassa rimanda alla forma archetipale dell’"Archedda" sarda, interpretabile come una primordiale Arca dell'Alleanza, contenitore sacro della vita e della rigenerazione (https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/s-arca-sacra.html). Questa tradizione morfologica persiste nella cultura materiale sarda fino alle più recenti cassapanche nuziali (sa cascia), finemente intagliate e decorate con elementi simbolici identici (pavoncelle bifronti, albero della vita).
La Numerologia e le Tre Cornici: La decorazione a quadranti e triangoli è delimitata da tre cornici, un elemento costante nella tradizione simbolica sarda, che rappresenta il triplice passaggio iniziatico di "nascita/morte/rinascita", in relazione ai "tre Soli" del percorso della Via Lattea (https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/la-y-taurina-di-ascensione-lungo-la-via.html).
La presenza di cinque figure sul larnax è altrettanto significativa: il numero 5 è il numero del Toro, legato al ciclo pentacolare di Venere (che governa il Toro) e, in termini esoterici, al quinto chakra della gola (Vishudda), in sinergia con la dimensione uterina (https://maldalchimia.blogspot.com/2020/04/blog-post_18.html).
Sulla questione delle Matrici Culturali, la Priorità della Sardegna emerge su tutte.
È fondamentale sottolineare che la decorazione a scacchiera, lungi dall’essere un motivo "tipicamente egizio", è attestata nella sua più antica e completa formulazione simbolica nella Domu de Jana di Pubusattile (Villanova Monteleone), risalente al 5000 a.C. o a una fase precedente.
Come dimostrato in un’analisi specifica, la ripresa di questa simbologia in ambito egizio (Occhio di Horus, decorazioni tombali) deve essere interpretata, alla luce della cronologia, come una derivazione o un’influenza di questa arcaica matrice sarda, e non viceversa (https://maldalchimia.blogspot.com/2023/05/vela-egiziascacchiera-pubusattile.html).La griglia a scacchiera, spesso affiancata da un modulo di tre o sei "onde serpentine" che rappresentano l’energia radiante della triade creatrice, è un unicum che trova la sua esegesi più completa nella cultura megalitica e ipogeica sarda.
Per un approfondimento esaustivo sulla simbologia della scacchiera, si rimanda al seguenti contributo, riassuntivo dei precedenti
( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/12/il-64-nel-quadrato-di-satorsinis.html?m=0)
L’evidenza comparativa suggerisce con forza che il larnax di Tanagra non sia un'espressione di un simbolismo locale o semplicemente "cretese", ma che incorpori e rielabori un sistema iconografico molto più antico e coerente, la cui origine concettuale è da ricercarsi nell'antica civiltà della Sardegna, definibile come una vera e propria Cultura Madre del Mediterraneo.
La scacchiera, le prefiche, le pavoncelle e la struttura stessa del contenitore sacro sono archetipi che affondano le loro radici nella preistoria sarda, successivamente diffusi e riadattati nelle civiltà egee ed egizie.
Per una trattazione sistematica e approfondita di queste tesi, si rimanda al mio primo saggio della mia collana "JanaSophia l'Origine", "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"
https://amzn.eu/d/01YxVUd3
https://amzn.eu/d/08UjJy7m
https://amzn.eu/d/07FlSoYy
Ribadisco con forza il concetto centrale di questa analisi.
La simbologia analizzata non è né egizia né cretese, ma appartiene al patrimonio ancestrale della Sardegna, la cui priorità culturale e cronologica merita il giusto riconoscimento accademico.
Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com












