Non un passo avanti, non uno indietro.
Non nella scia, non a precedere.
La donna deve essere al fianco dell'uomo.
Al fianco.
Non è una metafora di posizione, ma una geometria dell'anima, un patto scritto nella sostanza stessa dell'essere. Deve essere proprio il suo fianco.
La costola da cui fu tratta, non per essergli inferiore o superiore, ma per tornare a essere il suo confine più dolce, la parte del suo corpo che egli stesso non vede ma che ne completa la figura.
L'uomo deve poter contare su di lei.
Deve sentirla branco, alleata, complice in quella foresta oscura che è il mondo.
Deve potersi fidare ciecamente di lei, con quella fiducia che non chiede prove, che è istinto più che ragione.
Ancestralmente è un guerriero, un conquistatore. Lo sguardo fisso all'orizzonte, la mano sull'elsa. Deve poter sapere che quel suo fianco è il suo stesso.
Che lei è della sua parte.
Non della sua causa, non del suo esercito, ma della sua stessa carne.
Qualsiasi cosa accada.
E lui, da conquistatore di terre, di spazi sconfinati, di orizzonti nuovi, deve poter spaziare in lei.
La donna ha questo dono di natura, questo privilegio tattile e cosmico.
Fa spazio in lei quando affronta una gravidanza, e il suo ventre si dilata per accogliere l'altro-da-sé, per farsi mondo.
Fa spazio in lei per tutti i suoi figli, indistintamente, in un'unico atto d'amore che non conosce gerarchie.
E così deve fare con l'uomo.
Deve creargli spazio.
Non spazio per dominare, ma spazio per esistere nella sua interezza, per deporre il fardello della conquista.
L'uomo ama questa territorialità incarnata dalla donna. È un conquistatore. Fin dai tempi che furono. Vuole sentirla sua in ogni modo. Fisicamente, mentalmente, emotivamente.
Vuole potersi specchiare in lei e vedere il suo riflesso più vero.
Perché ad un certo punto, quando la battaglia è solo un ricordo e la polvere si è posata, il Guerriero si toglie l'armatura.
La getta via con un sordo rumore metallico.
E allora non cerca più un campo di battaglia, ma un ventre sul quale riposare, caldo e accogliente come la terra dopo la pioggia.
Cerca un cuore sul quale non avere incertezze, un battito che sia il suo stesso metronomo.
Una mente che sia sintonizzata alla sua, che ne colga le sfumature prima ancora che le parole prendano forma.
Perché lei è l'alleata, la partnership, l'amico fedele, la sua seconda mente, la sicurezza che gli permette di essere vulnerabile. Colei con la quale ride come un bambino, abbandonando ogni maschera.
Il rifugio.
Il ristoro.
Ama che si riconosca in lui una guida per come muoversi nel mondo, e ama al contempo che la donna si fidi di lui. Niente lo gratifica più di questo.
È cemento che stabilizza l'unione, un sigillo più forte di qualsiasi giuramento. Non perché vuole dominare. L'illusione del dominio è per il mondo, per la società, per lo scontro tra eguali.
All'uomo piace dominare in società.
Ma nell'intimità di una coppia, nel silenzio del quotidiano, nel tepore di una casa, si lascia ammaliare dalla grazia con cui la donna gestisce il suo regno.
E ama essere gestito da una donna innamorata.
Anche nell'intimità, soprattutto lì, nell'ora in cui le difese cadono e si è soli davanti all'altro.
Trattarla come una Dea, da compiacere e soddisfare, è tipico degli Uomini che hanno in sé questo aspetto femminino equilibrato con il Mascolino.
Che sanno quando brandire la spada e quando deporla ai piedi dell'altare.
E la donna deve accogliere entrambi.
Deve essere tempio e custode.
Sia del Guerriero, con la sua forza e la sua tensione verso l'ignoto, sia del Re Nudo.
Quello che le rivela le sue fragilità, la sua voglia di deporre le armi, ogni tanto, di non guardarsi alle spalle e al fianco. E di essere al suo cospetto.
Affidarsi, a quella parte di sé, che deve essere come la sua ombra fidata.
Non un'ombra che segue, ma un'ombra che completa, che dà tridimensionalità alla luce.
La sua Luna, colei che vede anche al buio, con il suo intuito che non sbaglia.
Perché il buio, è il suo habitat naturale.
Lei nel buio crea, genera la vita, tesse le trame del mondo mentre l'uomo dorme.
Nel suo grembo, sottoterra come un seme che attende la primavera, è tutta intuito.
Vede dove l'uomo non vede, annusa il pericolo nell'aria, percepisce la verità oltre le apparenze.
L'uomo è Sole, abbagliante e lineare, non riesce a vedere l'ombra. La sua luce forte cancella i dettagli, brucia i misteri. E senza Ombra, non esisterebbe nemmeno il Sole. Senza il suo confine scuro, la sua profondità ignota, la luce sarebbe solo vuoto abbagliante.
Non un passo avanti e non uno indietro.
Ma al fianco.
Sempre lì, in quella linea invisibile che è l'unico luogo dove l'amore può respirare.
Con quella presa di mano maschile che attende, che non strappa ma guida, che protegge, che la fa stare leggermente dietro, ma solo affinché il braccio le faccia da scudo quando il vento si fa gelido e le frecce nemiche solcano l'aria. Lo scudo del Re.
Non per nasconderla, ma per fare del suo corpo l'ultimo baluardo davanti a lei.
Perché lei è il suo fianco, e lui è il suo scudo.
E solo così, uniti in questa danza di forze contrarie e complementari, il cerchio si chiude e il mondo può continuare a esistere.
Tiziana Fenu
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Tratto dal mio libro
"Maldalchimia. Di Ombre e Luminescenze" Volume I
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