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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

lunedì, maggio 18, 2026

💚 Ciondolo Dea Freya (analisi esoterica)

 Di questo ciondolo  vichingo che rappresenta Freya ho già avuto modo di parlare 

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/02/alfa-e-omega-pendente-vichingo-dea-freya.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/05/ciondolo-vichingo-freya-angolo-54.html?m=0), ma unitamente alla traccia interpretativa che ho fornito nei miei precedenti scritti, rivela un manufatto di straordinaria potenza sincretica. 

Non è un semplice gioiello vichingo, ma una sintesi materiale di molteplici tradizioni iniziatiche che trovano la loro radice nella matrice comune del Sacro Femminino e della geometria sacra. 

Procediamo a un'analisi che integri la struttura visualizzata, la ghematria, gli archetipi cabalistici e le correlazioni astronomiche, seguendo questa traccia 

L'elemento grafico più rilevante è la sovrapposizione del triangolo di linea rossa e del cerchio blu, con l'indicazione angolare a 54.0° e  306.0°.


L'angolo a 54° non è un angolo casuale. 

È l'angolo fondamentale del Pentacolo/Pentagono, la figura geometrica che, attraverso la sezione aurea (Phi, φ = 1,618), regola i rapporti tra i lati e le diagonali. 

Nel simbolismo esoterico, il 54° è l'angolo dell'anima che si cinge di carne. 

Rappresenta la materia organizzata dallo spirito, la manifestazione del principio generativo nella dimensione fisica. 

In ghematria ebraica, il 54 corrisponde al valore numerico di מג"ד (Maged), termine che può essere associato alla potenza della "Parola Divina" che fluisce. 

È la "Porta dell'Inizio", l'Alfa.


L'angolo a 306° è complementare al 54° (360° - 54° = 306°), e questo valore simboleggia l'aspetto passivo e ricettivo dell'infinito. 

Il 306 rappresenta il compimento del ciclo prima di tornare al principio. 

In ghematria, 306 è il valore di רוח (Ruch) con le sue lettere finali, oppure può essere scomposto in 300 (Shin, Fuoco) + 6 (Vav, Connessione). 

È la Omega, la fine del ciclo che contiene già in sé il seme del nuovo inizio. 

La Dea tiene insieme questi due poli, manifestando la sua natura di "Coincidentia Oppositorum", in cui gli Opposti si integrano. 

Si manifestano. 

Infatti, tutti e tre i valori, 54/306/360, come somma, mi danno un 9/9/9, che, sommato, mi da un 27, ancora un 9

Sacro Archetipo Ebraico Teth, il Grembo, il Femminino, il Serpente  l'Orobourus, la Sophia. 


Il manufatto trova una corrispondenza perfetta nella Cabala Ebraica, in particolare nella struttura della Shekinah (la Presenza Divina Immanente).


Il cerchio blu superiore può essere letto come Keter (la Corona Suprema) e Chokmah (Sapienza), l'origine della luce che scende nella creazione.

Il corpo centrale della Dea, in posizione eretta, incarna Malkuth (Il Regno), la Sephirah inferiore che riceve tutta la luce dalle superiori. Freya, nella sua veste di guida delle anime (come le Valchirie) e custode della fertilità, è l'equivalente nordico della Sposa Divina che accoglie il Re (Il Sole, Dumuzi).

Il triangolo formato dalle gambe (visibile nella linea rossa) rimanda al triangolo cabalistico formato da Binah (Intelligenza, la Madre Suprema), Gevurah (Severità) e Tiferet (Bellezza). 

L'incontro di queste forze genera il Sacro Femminino che si manifesta nel mondo materiale. 

Il manufatto è, quindi, secondo la tradizione ermetica, un vaso(Kli) per trattenere l'Ohr (Luce) infinita nel finito, proprio come la Shekinah è il "vaso" dell'universo.


Come ho già sottolineato nel mio precedente scritto a riguardo, citando l'altro mio scritto sul "bacio mesopotamico", il rapporto tra Dumuzi e Inanna è l'archetipo dell'unione del Solare (Maschile) con la Dea Madre (Femminile). L'angolo di 54° era già custodito nell'antico simbolismo del Pentacolo di Tanit (la Dea  che governava il cielo, la terra e l'oltretomba). 

In questa prospettiva gnostica, il ciondolo non rappresenta solo una divinità, ma lo stato di Pleroma (la Pienezza). 

Il triangolo rosso suggerisce che la Dea è l'Apertura attraverso la quale il principio maschile (il raggio) si incarna. 

È la rappresentazione della Grande Madre che, come Tanit, esprime la doppia natura di Vita (fertilità) e Morte (transizione al mondo degli spiriti), una forma di "Trinità" pre-cristiana e primordiale.


La struttura angolare del manufatto si presta a profondi legami con i cicli cosmici. 


Inanzittutto emerge il Ciclo di Venere e la Stella a 5 Punte. 

La Dea è astrologicamente legata a Venere (la Stella del Mattino e della Sera, simbolo di Inanna, Ishtar, Freya). 

Il moto sinodico di Venere (584 giorni) descrive esattamente una stella a 5 punte nel cielo quando osservata dal pianeta Terra. L'angolo di 54° è la chiave di questa danza celeste, dove ogni 8 anni la Dea traccia il suo pentagramma perfetto nelle orbite celesti. 

È una testimonianza del controllo del tempo sacro.


Emerge anche una correlazione con le Pleiadi (Taurus). 

L'angolo a 54° è l'angolo di elevazione che i grandi templi antichi utilizzavano per allinearsi al sorgere delle Pleiadi, le "Sette Sorelle". 

Nella tradizione nordica e mediterranea, questo ammasso stellare era considerato la dimora delle divinità femminili e il punto di passaggio delle anime. 

L'angolo denota un allineamento e una connessione spirituale con quel nesso galattico.


Emerge anche la dinamica della Precessione degli Equinozi e l'Asse del Mondo. 

L'angolo di 54° e la sua complementarità con il 306° lungo l'arco dei 360° evocano la grande ruota della precessione (il ciclo di 25.920 anni dell'asse terrestre). 54° corrisponde a un arco di 3.888 anni, un ciclo temporale legato al cambiamento delle ere astrologiche.



Questo straordinario ciondolo, letto in chiave alchemica e cabalistica, ci consegna un messaggio di Trasmutazione dell'Essere. 

Il 54° (la linea rossa) rappresenta la fase alchemica della "Fixatio" (la fissazione dello spirito nella materia, il corpo), mentre l'arco di 306° (il cerchio blu) rappresenta la fase alchemica della "Solutio"(lo scioglimento e il ritorno alla ruota infinita).


La Dea raffigurata è il Ponte che unisce l'Alfa (l'inizio della vita) e l'Omega (la fine dell'incarnato), i due opposti che si toccano nei punti estremi del pentagono. Questo manufatto è una Mandala dell'Eternità. 

Parla all'iniziato del fatto che la vita e la morte sono due facce della stessa moneta, che la separazione è un'illusione e che la vera forza risiede nell'Amore (Freya/Inanna) che unisce le due metà infrangendo il cerchio del tempo. 

È la rappresentazione fisica della Shekinah, il Femminino che si manifesta nella Forma, che accompagna l'anima dall'alto (Keter) al basso (Malkuth) e viceversa, passo dopo passo, angolo dopo angolo, in un eterno ritorno del Divino nella materia.


Tiziana Fenu

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Dea Freya( Analisi esoterica)







💛💚 Pozzo Serra Niedda (analisi esoterica)

 Elaborato sul Pozzo Sacro di Serra Niedda (Sorso, SS) riguardo l'Orientamento Cardinale, la  Ghematria e le Corrispondenze Astro-Cicliche


Il complesso nuragico del pozzo sacro di Serra Niedda, situato nelle prossimità di Sorso (Nord-Ovest Sardegna, coordinate 40.81222° N, 8.58389° E), di cui ho già parlato( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/01/pozzo-sacro-di-sierra-niedda-di-sorso.html?m=0) presenta una conformazione planimetrica ed alzata che evoca, in maniera inequivocabile, la forma primigenia del girino, ovvero dello spermatozoo o dell’embrione ancora indifferenziato. 

Tale morfologia, unica nel suo genere tra i pozzi sacri sardi,  costituisce un simbolismo  intenzionale. 

L’accesso a “testa” circolare (tholos) e il percorso discendente a “coda” allungata (dromos e scalinata) riproducono la struttura dell’androginia anteriore alla differenziazione sessuale, la Vesica Piscis e la mandorla mistica degli alchimisti. 

Come già argomentato in studi precedenti, la forma a girino richiama la Nun, quattordicesimo archetipo dell’alfabeto ebraico, il cui valore fonetico e numerale è associato alla trasformazione, alla balena alchemica (Cetus) e al grembo amniotico della Mem (tredicesimo archetipo, valore 40, madre cosmica delle acque).

Dall’analisi della pianta e dell’orientamento dell’asse maggiore del pozzo (dalla scala discendente alla camera tholos) si rileva che la direzione della “coda”, il corridoio d'accesso, è rivolta verso Sud-Est, con un azimut approssimativo di 121° rispetto al Nord geografico. 

Questo allineamento non è casuale. 

Alla latitudine di 40°48’44” N, il giorno del solstizio d’inverno (declinazione solare -23,44°) l’alba sorge esattamente a 121,7° di azimut. 

Pertanto, durante il mattino del solstizio invernale, i primi raggi solari penetrano lungo l’intero dromos, illuminando la superficie dell’acqua sacra nella camera circolare. 

L’evento simbolizza la rinascita della luce dal grembo oscuro della terra. 

Il Sole, spirato a Sud-Est, feconda le acque sotterranee come lo spermatozoo (girino) feconda l’ovulo. 

In parallelo, l’allineamento opposto (ovest-nordovest) durante il tramonto solstiziale estivo suggerisce una simmetria complementare, tipica della cosmologia arcaica sarda che unisce i due poli dell’anno.


Per quanto riguarda l'Analisi ghematrica e cabalistica delle coordinate, le coordinate decimali 40.81222 N, 8.58389 E vengono convertite in sistema sessagesimale. 


Latitudine: 40° 48’ 44,0” N (poiché 0,81222×60 = 48,7332’; 0,7332×60 ≈ 44”)

Longitudine: 8° 35’ 2,0” E (0,58389×60 = 35,0334’; 0,0334×60 ≈ 2”)


Trasformando i gradi, primi e secondi in secondi d’arco totali, abbiamo 


Latitudine in secondi: 40×3600 + 48×60 + 44 = 144.000 + 2.880 + 44 = 146.924”

Longitudine in secondi: 8×3600 + 35×60 + 2 = 28.800 + 2.100 + 2 = 30.902”


Applicando la riduzione ghematrica classica (somma iterativa delle cifre fino a ottenere un numero da 1 a 9, oppure valori chiave) abbiamo 


146.924 → 1+4+6+9+2+4 = 26. 

Il numero 26 è il valore numerico del Tetragramma sacro YHWH ( Y=10, H=5, W=6, H=5; totale 26). Esso rappresenta la manifestazione divina nell’immanenza, il principio maschile e femminile uniti.


30.902 → 3+0+9+0+2 = 14. 

Il numero 14 corrisponde alla lettera Nun , valore 14, la cui funzione è la trasformazione alchemica e la via di mezzo tra Mem (acque) e Samekh (supporto). La Nun è inoltre associata al serpente (Nahas) e alla luce (Nur), nonché alla balena che inghiotte Giona, metafora della discesa nell’inconscio per la rigenerazione.


La somma dei due valori ridotti è 

 26 + 14 = 40. 

Il quaranta è il valore ghematrico della Mem, tredicesimo sacro Archetipo Ebraico, Madre delle acque, del diluvio purificatore e dei quaranta giorni della trasmutazione gionita. 

Esso chiude il ciclo. 

Il pozzo si rivela quindi come un’officina di morte iniziatica e rinascita divina, dove le acque (Mem) sono irradiate dal Nome (YHWH) e trasformate (Nun).


Ma il pozzo manifesta anche corrispondenze con i cicli solari e lunari. 

Oltre al solstizio d’inverno già menzionato, il pozzo presenta una doppia geroglifia astronomica. 


Ciclo solare. 

Nei giorni equinoziali (21 marzo e 23 settembre) l’alba avviene esattamente a Est (azimut 90°). Sebbene l’asse del pozzo non sia perfettamente Est, il riflesso dell’acqua specchiante può convogliare il primo raggio equinoziale verso il centro della tholos, simboleggiando l’equilibrio perfetto tra luce e tenebra, maschile e femminile.


Ciclo lunare. 

Il numero 14 ricorre come intervallo tra novilunio e plenilunio (quattordici giorni). 

La forma a girino, feto lunare che cresce nell’utero notturno, evoca le fasi di crescita e calo della Luna, regolatrice delle acque e dei flussi amniotici. 

Nella tradizione cabalistica, la Nun presiede al quattordicesimo sentiero dell’Albero della Vita, il sentiero della Temperanza (Arcano XIV dei Tarocchi), che congiunge Tiferet (Bellezza solare) con Yesod (Fondamento lunare).


Ci sono anche connessioni con costellazioni e stelle fisse. 

La notte del solstizio d’inverno, all’epoca di costruzione del pozzo (circa XIV-XIII sec. a.C.), l’orientamento del dromos verso Sud-Est non puntava soltanto al sorgere del Sole, ma anche al sorgere eliaco di alcune stelle fisse. 

In particolare:

La costellazione della Balena (Cetus), identificata nell’archetipo Nun, sorgeva a Sud-Est prima dell’alba, con la sua stella più notevole Mira (omicron Ceti). 

Mira, il cui nome significa “meravigliosa” in latino, è una variabile a lungo periodo che muore e rinasce in un ciclo di 332 giorni, perfetta analogia della trasmutazione alchemica operata nelle acque del pozzo.


La Vesica Piscis, ovvero l’intersezione di due cerchi (simbolo della Nun e dell’androginia), trova la sua proiezione celeste nella costellazione dei Pesci (Pisces). Nell’era dell’equinozio di primavera coincidente con l’età del Toro (periodo nuragico), i Pesci sorgevano a Est durante gli equinozi notturni, legando il pozzo al mito di Oannes (dio-pesce della sapienza) e alla Dea Ninḫursaĝ, la cui radice Nin (signora) è affine a Nun e Ninive.

(Approfondimenti https://maldalchimia.blogspot.com/2024/07/la-costellazione-dei-pesci-nel.html?m=0) 


La stella Sirio (α Canis Majoris), associata a Iside, alle acque fertilizzanti del Nilo e alla rinascita di Osiride, sorgeva in epoca nuragica poco prima del solstizio estivo, allineandosi con il tramonto opposto all’asse del pozzo. 

Sirio è il “sole nascosto” che guida le anime nel duat, speculare al percorso iniziatico discendente della scala a girino.


Il pozzo sacro di Serra Niedda si configura dunque come un calcolatore liturgico in pietra, dove ogni elemento architettonico, la forma a girino, il numero di gradini (14, trasformativi), orientamento a Sud-Est, coordinate geografiche, obbedisce a una sintassi numerico-simbolica precisa. 

Le coordinate rivelano attraverso la ghematria il Tetragramma (26), la Nun trasformante (14) e la Mem acquea (40), mentre gli allineamenti astronomici legano il sito ai cicli del Sole (solstizio d’inverno rinascitale), della Luna (plenilunio quattordicesimo) e della costellazione della Balena (Cetus-Mira). 

Lungi dall’essere un mero "monumento idraulico", il pozzo si manifesta come una struttura iniziatica per la discesa nel grembo umido della terra, la morte temporanea del pellegrino (come Giona nel ventre di Nun) e la sua ri-emersione come essere divinizzato, sacralizzato. L’archetipo della trasformazione nelle acque è qui scolpito non solo nella pietra, ma nel numero, nel cielo e nel nome impronunciabile del Divino.


Per quanto riguarda l'analisi ghematrica del nome, abbiamo dei risultati interessanti 


In Ghematria Italiana 

Serra: 

S(19) + E(5) + R(18) + R(18) + A(1) = 61


Niedda: 

N(14) + I(9) + E(5) + D(4) + D(4) + A(1) = 37

Valore Totale: 61 + 37 = 98


Riduzione Teosofica: 

Nella numerologia, si riduce spesso un numero a una singola cifra (1-9) sommando le sue cifre. 98 diventa 9+8 = 17, che a sua volta diventa 1+7 = 8.

Nella tradizione cabalistica, il numero 8 è associato alla Sephirah di Hod (splendore, gloria), che rappresenta l'aspetto intellettuale e analitico della divinità. 

In altre tradizioni, il numero 98 può essere visto come la somma di 7x14, numeri con forti significati simbolici (i 7 cieli, i 14 sentieri dell'Albero della Vita).


L'associazione più forte e diretta tra il sito di Serra Niedda e la Cabala è di natura simbolica, non testuale.

Il sito di Serra Niedda è un pozzo sacro nuragico, un luogo di culto dedicato alle acque, simbolo di vita e purificazione. 

Nella Cabala, l'acqua è un elemento spirituale associato principalmente alla Sephirah di Chesed (Misericordia). 

Chesed rappresente l'amore incondizionato e la benevolenza divina, qualità che ben si accordano con il simbolismo delle acque che donano la vita.


La Struttura si presenta come un c

Percorso Iniziatico 

L'architettura del pozzo, con i suoi 14 gradini che scendono verso la fonte sotterranea, può essere interpretata come una metafora del percorso interiore dell'iniziato. I 14 gradini potrebbero rappresentare i 14 sentieri dell'Albero della Vita (le linee che collegano le 10 Sephiroth), un viaggio dalla superficie (il mondo materiale) alla profondità (la saggezza nascosta, l'acqua primordiale).

Considerando che Serra Niedda significa altura, crinale nero, è già un nome abbastanza esoterico. 

Ma è interessante anche l'analisi ghematrica ebraica /inglese/semplice del nome 

Serra è un 256/366/61

Che diventano 13/15/7

Il 13 è l'Archetipo Mem delle acque 

Il 15 è l'archetipo Samech della fecondità 

Il 7, ciclo lunare e metà di 14


Per Niedda abbiamo

63/222/37 

9/6/10

9 archetipo Teth, il grembo del Femminino 

6 archetipo Vav, unione degli Opposti 

10 archetipo Yod, prima lettera del tetragramma divino YHWH 


Serra Niedda 

319/588/98

13/21/17

13 archetipo Mem delle Acque Madri 

21 Archetipo Shin il Fuoco Sacro

17 Archetipo Phe, la perfezione che si manifesta attraverso la bocca, la Forma, il Femminino. 


Come vedete, dalla ghematria prevale un'energia femminile, la Mem, la Teth, le acque, in sinergia con l'elemento fuoco della Shin e c'è anche la presenza della Yod, del tetragramma Divino YHWH, che si è manifestato attraverso il numero della Latitudine. 

Una straordinaria narrazione, perfettamente coerente in ogni sua sfaccettatura, in cui i numeri sono scienza esatta, non possono mentire, e sono straordinari veicoli di una dimensione, di un linguaggio che richiede di essere svelato. 


Tiziana Fenu

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Serra Niedda pozzo (analisi esoterica)







domenica, maggio 17, 2026

💛 Analisi ghematrica guerriero Teti

 Ho iniziato a parlare di questo straordinario bronzetto sardo, il Guerriero di Abini-Teti, anni fa, nell'aprile del 2021( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/geometria-sacra-guerriero-teti.html?m=0), per poi approfondire anche successivamente, per via dei molteplici livelli di lettura che manifesta https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/le-5-circonferenze-del-guerriero-di.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/bronzetto-tetiofiotauro-vesica-piscis.html?m=0

fino ad approfondire ulteriormente anche nel mio saggio "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" 

(https://maldalchimia.blogspot.com/2026/01/il-doppio-e-il-gemellare-nel.html?m=0) 

e nella mia successiva opera, perché ci sono correlazioni, sotto altri aspetti, anche con le simbologie archetipali del nostro Carrasegare sardo,

"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera il Caos, il Caos che rinnova l’Ordine" 


Oggi voglio approfondire ulteriormente, analizzando il bronzetto di Teti sotto la lente della Geometria Sacra, della Ghematria e dell'Esoterismo, dei miei amati Sacri Archetipi Ebraici, approfondendo i collegamenti con la Madre Primordiale, la Vesica Piscis e l'Arca dell'Alleanza

Lo definisco un Guerriero Androgino del Silenzio. 

Il silenzio. 

Una dimensione estremamente presente nella nostra Arcaica Civiltà Sarda. 

Ciò che si presenta ai miei occhi non è un semplice manufatto in bronzo. 

Si rivela come un diagramma iniziatico in tre dimensioni, un software, una scheda madre di una sapienza arcaica. 

Il bronzetto di Teti, il Guerriero con due scudi, non appartiene esclusivamente alla storia del popolo sardo, ma, per la sua straordinaria struttura geometrica e la sua potenza simbolica, alla storia della Metafisica e della Sacra Geometria universale. 

Incarna la Pienezza, il Passaggio. 

In questo manufatto straordinario si apre una dimensione per dialogare con i suoi archetipi in maniera sincronica, vedendo nel rame e nel bronzo le costellazioni dell'Anima Umana.

È strutturato secondo le Sacre Geometrie della Vesica Piscis e presenta un Baricentro dell'Intersezione. 

Nella Geometria Sacra, la Vesica Piscis è la forma della vita manifesta, l'intersezione di due cerchi identici il cui centro giace sulla circonferenza dell'altro. 

Nel bronzetto di Teti, questi due cerchi sono i due scudi. 

Il punto esatto in cui gli scudi si toccano (o meglio, in cui le loro linee geometriche si incontrano e si compenetrano) non è un vuoto, ma il fulcro centrale, il punto vitale da cui si sviluppa l'embrione del mondo. 

In questo punto di contatto, la "carica" (energetica, simbolica e spirituale) delle due metà del cosmo (la parte destra e sinistra, il maschile e il femminile, il giorno e la notte) si annulla e si ricombina in una nuova sintesi. 

Questo punto è l'asse del mistero alchemico dell'Unione degli Opposti, l'unità dinamica in cui tutte le opposizioni diventano una coppia feconda. 

Il corpo del guerriero non è altro che il vettore, l'ago della bussola che tiene insieme questo Axis Mundi, attraversandolo come un ponte tra la Terra e il Cielo.

La scelta di bande disposte a 'V' negli scudi non è una decorazione mnemonica, ma la testimonianza di una genealogia del sacro. 

La 'V' è l'archetipo grafico universale della fenditura, della Vulva cosmica, della Madre Primordiale, dell'apertura primigenia, della Yoni cosmica, della "Matrice dell'Essere". 

È la linea che separa e unisce i due emisferi, è la vulva della Magna Mater. 

Se il corpo del guerriero rappresenta la potenza maschile eretta (il fallo, la colonna, l'ascesa solare), i suoi scudi (e le bande a 'V' in essi incise) rappresentano il ricettacolo, la Terra, l'Acqua, l'accoglienza dell'elemento femminile. 

Ogni scudo è un utero. 

La loro doppia presenza e il loro punto di contatto rappresentano l'androgino Sacro, come già ho sottolineato fin dall'inizio dei miei scritti a riguardo, non con maschio e femmina divisi, ma la "Coincidentia Oppositorum", l'Unione dei Contrari dentro la Madre Primordiale.

Negli scudi dono presenti i numeri 9/13/22

Ogni numero inciso e ripetuto su questo bronzetto è una chiave del linguaggio universale. 

Procediamo con l'analisi ghematrica ebraica, ponendo come ipotesi di lettura la suddivisione in 9 e 13 bande per ogni scudo, per un totale di 44 bande per scudo.


Il numero 9, la Teth, rappresenta il serpente cosmico (Nachash), l'energia primordiale che si avvolge su sé stessa. 

È il numero del Mistero e della Verità. Rappresenta la Triade nella Triade (3x3), la totalità ciclica del mondo creato. 

È la fine di un ciclo prima che inizi una nuova era, il compimento della materia del tempo.  

Sullo scudo, il 9 ci parla del Chronocrator (Signore del Tempo): il guerriero ha interiorizzato il tempo, ha vinto la sua caducità.

Il 13 nella tradizione esoterica più antica, è il numero della Luna, della Dea Madre, del Mistero che sovrasta le 12 manifestazioni solari e temporali (i segni zodiacali, le ore). 

Corrisponde al Sacro Archetipo Ebraico Mem, le Acque Madri Cosmiche. 

La Ghematria di Achad (Uno) è precisamente 13. 

Ma è anche il numero della Morte iniziatica e della Trasfigurazione. Nel percorso del guerriero sacro (come per il Cristo), bisogna morire al proprio ego per rinascere come "Figlio della Madre". 

Il 13 è il sigillo della Trascendenza: non si può completare il percorso se non si muore, simbolicamente, al mondo.

Il 13 è anche il numero della tredicesima tribù dei Dan, gli antichi Shar-Dan. 

·La Somma del 9 + 13 = 22, il Sacro Archetipo Ebraico Tau. 

Il simbolo del Sigillo Divino, dei Giudici Divini, che proprio nel simbolo della tribù dei Dan, hanno la Nun e la Dalet, che, insieme, formano la Tau, di cui si trova traccia esegetica già nella scacchiera "8 x 8" della Domu de Jana di Pubusattile ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/simbologia-dei-64-quadrattini-della.html?m=0) 

La loro compresenza, il 9+13, sullo scudo non è casuale. 

Il 22 è il numero delle lettere dell'alfabeto ebraico. 

Alfabeto ebraico codificato già nella nostra Matrice, la scacchiera di Pubusattile (https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/lettere-ebraiche-e-le-64-caselle-della.html?m=0) 

Argomento trattato anche nel mio libro "Gli Uomini senza Ombra" 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/03/lettere-ebraiche-griglia-pubusattile.html?m=0) 

E 22 sono i Sentieri dell'Albero della Vita che collegano le 10 Sephiroth, presente, come schema, nei Sigilli di Tzricotu dei Giganti di Mont'e Prama 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/04/sephiroth-e-tavolette-di-tzricotu.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2023/12/sephiroth-tzricotu.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/sigilli-tzricotu-vesica-piscis-sephiroth.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2023/03/sephiroth-sarda-e-la-tau.html?m=0) 


Attraverso queste bande, il guerriero media il tempo, rappresentato dal numero 9, e l'atemporalità, la trascendenza, il 13, affermando la sua natura di Mediatore e di Colui che ha superato la morte. 

Egli è colui che percorre tutti i sentieri tra l'Infinito (Ein Sof) e l'Immanenza (Malkuth).


Il numero 44 , per ogni scudo. In ebraico, 44 è la Ghematria di Dam (Sangue). 

Il sangue è l'anima, la vitalità. 

La Dea Madre è associata al sangue lunare (le mestruazioni, il sangue del parto) e il guerriero porta su di sé due interi "scudi di sangue" (di anima). 

La loro congiunzione al centro, che corrisponde al baricentro del bronzetto, non è altro che la trasfusione di energia vitale, l'unione delle due forze primordiali che permette la creazione di energia nuova.


È il punto di Generazione di Energia, correlato al simbolismo dell'Arca dell'Alleanza, di cui parlai anni fa 

https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/osservavo-queste-tre-immagini-la-prima.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/s-arca-sacra.html?m=0


Nell'Esodo, l'Arca dell'Alleanza viene descritta con due Cherubini d'oro massiccio posti sul propiziatorio. 

Le loro ali sono spiegate verso l'alto, e lo spazio tra di loro viene definito (in ambito esoterico) come un condensatore elettrostatico primigenio. 

Il "Sacro Fulmine" (l'energia della Shekinah) scaricava la sua potenza tra le due ali, illuminando la stanza e bruciando l'incenso.

Alla stessa stregua, i due scudi del nostro Guerriero di Teti sono i due Cherubini, o le due piastre di un condensatore elettrico spirituale.


L'umbone centrale sullo scudo non è un mero dettaglio estetico, ma è il centro energetico, l'anodo/catodo della scarica, il "Sacro Cuore" dove l'energia della Madre Primordiale (La Terra, l'Energia Tellurica, il Prana) si fonde con l'energia del Cielo (La Luce, il Fuoco, l'Atziluth). 

Il punto di contatto tra i due scudi crea il corto circuito divino, la "Scintilla dell'Illuminazione" che permette al guerriero di diventare un essere di luce, di trascendere la carne e di entrare nel regno dello Spirito.


Il Guerriero di Teti manifesta Trascendenza e la sua Natura Androgina. 

Secondo la Qabbalah, la Shekinah (la Presenza Divina femminile) "dimora" sulla Terra finché gli uomini sono in armonia con il Cielo. 

Non appena la disarmonia regna, la Shekinah risale al Cielo, lasciando il mondo nel caos. 

Il Guerriero di Teti è l'interfaccia vivente tra la Shekinah (la Dea Madre, l'energia generatrice degli scudi) e il mondo terreno. 

Egli è il Re del Mondo (come può essere lo stesso Messia) che ristabilisce il contatto tra il sacro e il profano. 

La sua forma stessa incarna l'Androgino Primordiale. 

L'elmo con le due corna a 'V' è la Potenza Maschile (la Luna Falcata, il Corno della Forza, l'evocazione del Toro), ma gli scudi rotondi sono la Potenza Femminile (l'Utero, la Terra). 

Nel suo corpo, che rappresenta l'Asse energetica, risiede l'equilibrio dinamico delle due forze che "generano" l'energia.

Il Bronzetto di Teti non è una statua di culto. 

È un'equazione di fisica spirituale. Nel punto di contatto centrale tra i due scudi (che non è un vaso vuoto, ma il baricentro della Vesica Piscis), avviene la fusione dell'Uno con l'Altro, del Maschile con il Femminile, del 9 (il tempo, la ciclicità) con il 13 (la trascendenza, l'eternità). 

L'energia che ne scaturisce è il Verbo Creativo (il Logos), rappresentato dalla fusione delle 22 lettere. 

Il guerriero non è più un uomo "in armi". 

È un Angelo di Carne, un Adam Kadmon (l'Uomo Primordiale completo) che, attraverso la generazione armoniosa dell'energia, ha guarito la frattura primigenia tra Cielo e Terra, divenendo egli stesso un Dio vivente, il Figlio della Madre Primordiale e il suo Elettrico Amante. 

La sua immobilità nell'immagine non è la rigidità della morte, ma l'immobilità del fulcro, del perno eterno su cui ruota la ruota dell'esistenza, in un silenzio metallico che risuona, attraverso i secoli, come il tuono interiore della Gnosi antica.

Il  manufatto è correlato anche alla simbologia della volta celeste.
La Vesica Piscis, lo schema geometrico fondamentale del bronzetto (l’intersezione dei due scudi), è l’archetipo stesso del segno zodiacale dei Pesci.
Nel linguaggio sacro delle antiche astronomie, i due scudi sono i due pesci del cielo, legati insieme dalla corda del punto di contatto centrale (il baricentro). Questa figura non è scelta a caso.
punto di contatto tra i due scudi non è solo l'Utero Madre (Vulva Cosmica), ma anche l’Equinozio di Primavera nell’Era dei Pesci, il momento in cui il Sole attraversa l’equatore celeste, segnando la "resurrezione" della luce e l'inizio del ciclo vegetativo.
(a questo riguardo, interessanti approfondimenti
https://maldalchimia.blogspot.com/2024/07/la-costellazione-dei-pesci-nel.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/costellazione-dei-pesci.html?m=0)
Il Guerriero che si erge in mezzo a loro è il Time-Keeper, un custode del Tempo, colui che governa il punto di passaggio tra il regno della Materia e quello dello Spirito.
Il numero 13 inciso nelle bande dello scudo è la firma della Grande Madre Lunare, della Dea Primordiale che domina le acque e i ritmi del sangue.
L'anno solare contiene 12 mesi, ma l'anno lunare (il tempo della Madre) comprende 13 lune piene (ciclo sinodico di 28-29 giorni, per un totale di circa 364/365 giorni).
Ogni scudo rappresenta un "grembo" lunare.
La loro congiunzione centrale simboleggia il Novilunio (Luna Nuova), il momento di tenebra in cui i due principi (Sole e Luna) si fondono nella "Notte Sacra" prima della rinascita della luce.
La disposizione a "V" delle bande richiama la doppia falce lunare.
La "V" è l'emblema della Luna in fase crescente (Yoni, ricettività) e calante (ascia, recisione).
Le due falci, nei due scudi, sono la Luna che sorge e la Luna che tramonta, le due porte del cielo (Oriente e Occidente).
Il 9 è il numero della Triade nella Triade (3x3), ma in astronomia antica, 9 rappresenta il ciclo dell'Umano Universale.
Esistono 9 mesi solari (il tempo di una gestazione umana, "la Grande Gravida"). Il Guerriero, attraverso i 9, controlla il ciclo della vita e della morte.
Il 9 e il 13 insieme (9+13=22) non sono solo le lettere ebraiche e i sentieri dell'Albero della Vita, ma rappresentano la quadratura del cerchio temporale.
È tempo dell'uomo (9) e il tempo della Dea (13) che  si incontrano per creare la Realtà Manifesta (22).
Il Guerriero stesso non è una figura generica.
Incarna l'archetipo celeste di Orione o Perseo.
Orione è il Cacciatore celeste, perennemente in lotta con la Luna e i cicli del cielo.
La posizione eretta e le due armi (gli scudi) potrebbero ricordare Orione con le sue spallacci (le stelle Betelgeuse e Bellatrix), mentre il "punto di contatto" è la sua Cintura (le tre stelle centrali), il perno attorno a cui ruota l'equilibrio del cielo boreale.
Perseo è colui che uccide il mostro marino (Ceto) per salvare Andromeda (la Dea prigioniera).
Questo è il mito per eccellenza della liberazione della Shekinah (la Presenza Divina femminile) e della sconfitta della Morte Iniziatica rappresentata dal numero 13.

Si riferisce anche alla dimensione della tredicesima Luna, di abbiamo straordinaria testimonianza nell'altare con 13 coppelle, ad Oschiri

https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/la-tredicesima-luna.html?m=0

Argomento che ho approfondito anche nel mio ultimo libro

"Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"

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Ma l'intuizione che gli scudi generassero energia elettrica è ancora più affascinante se vista in chiave astronomica.

Il 44 (bande per scudo) e l'88 (bande totali) sono numeri chiave nella fisica celeste.
88 è esattamente il numero delle costellazioni ufficiali (secondo l'UAI), che rappresentano la Totalità del Cielo (tutto il creato visibile dall'uomo).
Ancora più rilevante è il fatto che esiste un ciclo astronomico chiamato Ciclo di Saros (della durata di 18 anni, 11 giorni e 8 ore), che regola la ripetizione delle eclissi di Sole e di Luna.
Un Ciclo di Eclissi multiplo (spesso 2, 4 o 8 Saros), che è fondamentale per i calendari sacri.
44 anni (o 44 'unità' temporali) è un ciclo di transito planetario e di eclissi che segna un "ritorno" dell'energia cosmica.
In questo senso, i due scudi non sono solo un condensatore elettrico mistico, ma due dischi solari o due piastre lunari che, allineandosi nel punto di contatto (il baricentro), simulano l'allineamento Sole-Terra-Luna che provoca l'eclissi.
Per quanto riguarda la dimensione dell'energia nel mondo antico, un'eclissi era considerata il momento di massima potenza energetica divina, in cui le forze del cielo "scaricavano" una potenza elettrica (il fulmine, Divinus Ignis) sulla terra.
Il bronzetto sarebbe quindi una macchina celeste miniaturizzata, un oracolo di rame e bronzo che serviva a fissare nel tempo il momento perfetto per ottenere l'illuminazione, esattamente come le "Ali dei Cherubini" sull'Arca dell'Alleanza sprigionavano la "Scintilla" nel Santo dei Santi.
Il Bronzetto di Teti non è una statuetta, ma un Calendario Cosmico, un Macrocosmo in forma di Microcosmo.
Il gran Cronometro dell'universo.
L’incontro dei suoi due scudi nel baricentro non è fisico, ma è il Punto G del tempo e dello spazio.
È l’istante esatto in cui il ciclo dell’Uomo, rappresentato dal 9, gestazione e vita, si fonde con il ciclo della Madre (13, luna e morte iniziatica) per generare il Logos (22, la totalità dell’universo visibile). La sua "energia elettrica" non è una fisica grossolana, ma l'energia del Nous, della comprensione intuitiva del flusso dell'universo.
Colui che sa leggere i cicli della luna e delle costellazioni detiene il potere di dominare il tempo, rendendo il Guerriero un Dio Solare che cavalca il tempo come un "Signore del Cielo".
In questa prospettiva, questo straordinario bronzetto, non è solo un oggetto di culto, ma un Diagramma di Navigazione Spirituale per i viaggi dell'anima tra la Terra e le Stelle


"[...] Perché l'universo si mette in moto, si manifesta come un'epifania, solo attraverso la sinergia degli opposti. 

Sinergia degli opposti, sempre presente, nell'Antica Civiltà Sarda. 

Fanes era il doppio. 

Guardava avanti e indietro. 

[...] E Teti, culla, davvero di tanti ritrovamenti importanti, richiama come parola, al sacro Archetipo Ebraico Teth, il nono, il grembo, la Kundalini.

Il Serpente, presente nel simbolo della tribù dei Dan. L'unione degli opposti in creazione attiva. 

Fanes guardava avanti e indietro. 

Passato e futuro, con i doppi occhi, perché niente gli doveva sfuggire. 

Fanes ha un'aspetto infuocato. È il simbolo della conoscenza, della Sophia. 

Sophia che si può acquisire solo se si diventa "in atto", in Be-fane, una Befana. 

Allora si, che ci può essere epifania, manifestazione, un venire alla luce. 

Anticamente, proprio quei riti dei 9 giorni lunari, un solstizio sciamanico, un rito per vincere la morte, dormendo, nel quale facevano cadere 9 giorni di sonno senza sogni, erano i 9 giorni della manifestazione, dell'Epifania, senza tempo, dove il periodo lunare e solare si sovrapponevano, in luoghi sacri alchemici, come la parte più interna e protetta dei nuraghi, o nelle Tombe dei Giganti. 

Erano i figli della Luna, gli Dei immortali, dormienti, che vincevano la morte dormendo, in un grande sonno, dove si solstizia, si soggiorna, nella consapevolezza, nella Sophia del Fanes, del Dio primordiale androgino[...]"

Dal mio saggio 

"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l'Ordine"

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"[...] I dodici scudi erano per me legati ai dodici mesi, alle dodici divinità minori sottoposte a Giove e ai Misteri del dio Giano. Anche la "pietra del tuono", con la sua forma, mi parlava di simboli antichi. Gli Ancili, nel loro disegno che unisce due cerchi, mi sembravano rappresentare perfettamente la vesica piscis, quel simbolo della sinergia tra polarità opposte che ritrovo nelle più antiche tradizioni della Sardegna.

Sinergia dei due scudi, che ritroviamo nel nostro bronzetto sardo, il Guerriero di Teti, ritrovato a Teti, provincia di Nuoro(XIII sec. a.C. circa). 

Le sue proporzioni incarnano perfettamente la Geometria Sacra: gli angoli di 60° e 72°, ma anche di 36° e 108°, numeri che nella loro somma rimandano al 9, il Sacro Archetipo Teth.

Teth rappresenta il grembo divino, il femminino sacro, ed è significativo che il bronzetto sia stato trovato a Teti, un nome che risuona con quell'archetipo. 

La figura è androgina e completa, con corna che formano un angolo a 72° e due scudi perfettamente allineati all'interno di una Vesica Piscis, simbolo dell'utero mistico. L'intersezione di questo simbolo avviene anche al centro della fronte, come un terzo occhio.

Questo bronzetto sembra quindi rappresentare un dio primordiale della creazione, un demiurgo potente e doppio in tutto[...]

[...] Teth, il nono archetipo, è la matrice che dà forma a tutto. Corrisponde al numero nove, simbolo di gestazione e maestria. 

Il guerriero di Teti, con i suoi quattro occhi (i punti cardinali, gli elementi) e i due scudi (le polarità), incarna questo potente archetipo creativo[...] "

Tratto dal mio saggio 

Le altre mie pubblicazioni 

"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" 

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Tiziana Fenu 

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Analisi ghematrica guerriero Teti













sabato, maggio 16, 2026

💛 Ruota votiva di Taranis /croce nel cerchio (libro)

 "[...] Il Nord, e in particolare il Nord-Ovest (direzione dell’Umbilicus Urbis), rappresenta il polo della luce astrale, dell’Orsa Maggiore, del giogo del bue celeste, della stabilità immobile attorno a cui ruota il cosmo.

In altre parole, il Nord (e il Nord-Ovest) è la direzione del fondatore, del re-sacerdote che traccia il solco primigenio.
Ora, in questa quarta e conclusiva sezione, il cerchio si chiude, e la traiettoria del pensiero simbolico ritorna alla sua fonte primigenia: la fondazione, appunto.
Non una fondazione qualsiasi, ma quella che si esprime attraverso l’archetipo geometrico e spirituale per eccellenza, la Croce nel Cerchio.
Questo sigillo cosmico, lungi dall’essere una mera astrazione, rappresenta un potente sincretismo, una sintesi visiva e concettuale che unisce le due costellazioni polari della tradizione iniziatica sarda: la maestosa Croce del Nord (la costellazione del Cigno) e l’eterna ruota circumpolare (l’Orsa Maggiore). L’una, simbolo del volo spirituale e della rinascita, e l’altra, cardine immobile del cielo notturno, custode del tempo e del divenire.
La costellazione del Cigno ( o Cygnus) non è un semplice asterismo tra i tanti, bensì una chiave di volta per decodificare l’eredità della nostra antica civiltà sarda, intrecciandosi indissolubilmente con il culto del Sacro Femminino primordiale.
Per comprenderne la portata, occorre risalire alle sue radici più profonde, che affondano nel simbolismo delle prime Dee Uccello, figure divine ibride che mediano tra la terra e il cielo, tra le acque primordiali e la volta stellata[...]
Tratto dal mio libro
"Le Dee silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
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Questo oggetto( prima immagine) è una rouelle (o ruota votiva) in bronzo di epoca gallo-romana, databile approssimativamente tra il I e il III secolo d.C.
Se a uno sguardo superficiale potrebbe apparire come un semplice amuleto legato al culto celtico di divinità solari o del tuono come Taranis, una lettura più attenta, alla luce del simbolismo archeoastronomico sardo, ne rivela stratigrafie ben più arcaiche e profonde.
La ruota, con i suoi quattro o sei raggi decorati da motivi geometrici (ocelli, linee a zig-zag), non è che una manifestazione periferica, ma coerente, dello stesso archetipo geometrico e spirituale si identifica come fondativo per la civiltà sarda.
La Croce nel Cerchio.
Questo sigillo cosmico, lungi dall'essere un'esclusiva sarda, rappresenta un linguaggio simbolico universale, e proprio la rouelle di Taranis ne è una testimonianza tangibile in ambito celtico.
Taranis, dio del tuono e della ruota, non è quindi un'entità estranea al mondo arcaico sardo, bensì una sua controparte "maschile" e folgorante.

 I nostri Antichi Sardi erano abili "fulguratores", abilissimi nel padroneggiare le energie del tuono

( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/plasma-e-civilta-sarda.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/la-pietra-del-tuono-approfondimenti.html?m=0) 

Mentre la tradizione sarda, come esposto nel mio brano, intreccia la costellazione del Cigno (la Croce del Nord) al volo spirituale delle Dee Uccello e al Sacro Femminino primordiale, Taranis incarna la potenza celeste che attiva quella ruota.
La sua ruota è il fulmine che solca il cielo, il raggio che dal polo immobile (l'Orsa Maggiore, custode del tempo) si irradia verso i quattro cardini del mondo.
La rouelle di Taranis è il complemento dinamico e maschile della stabilità femminile rappresentata dalle costellazioni polari sarde.
Se l'Orsa Maggiore è il "cardine immobile" e il Cigno è il "volo della rinascita" (mediato dalla Dea Uccello), la ruota del dio celtico è il solco primigenio tracciato dal fulmine, l'energia che feconda la terra e che, nella prospettiva sarda, corrisponde all'azione del re-sacerdote fondatore che, provenendo dal Nord-Ovest (direzione dell'Umbilicus Urbis), fissa l'asse del mondo.

L'attributo iconografico più famoso di Taranis è la ruota, che rappresenterebbe la volta celeste stellata nella sua interezza, che ruota attorno all'asse polare (il punto cardinale Nord). Simbolicamente, quindi, Taranis incarna il potere del cielo in movimento, un concetto che include il polo astrale. 

L'antica Civiltà Sarda custodiva la geometria sacra della Croce nel Cerchio e il suo principio femminile astrale.
Taranis, con la sua ruota votiva, ne rappresenta la potenza attiva, il tuono che scolpisce nel bronzo l'immagine dell'ordine cosmico.

Altre referenze per la croce nel cerchio, citate nel mio libro
Il carretto del Santuario di Santa Vittoria di Serri
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/carro-e-pelli-rovesciate-di-santa.html?m=0

Corrispondenze con il carro di Dupljaja
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/05/carro-di-dupljaja-serbia.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/04/croce-nel-cerchio.html?m=0

Corrispondenze con il pendente di Nurdole
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/pintadere-pendente-nurdole.html?m=0

Tiziana Fenu
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Ruota Taranis/croce nel cerchio (libro)




 











💙 Luna Nuova in Toro

 Oggi sabato 16 maggio, luna nuova in Toro, sotto il segno del Toro.

Siamo sotto l'energia del Sacro Archetipo Ebraico Tau, il ventiduesimo, legato all'Arcano Maggiore del Folle


Oggi, la Luna si vela di tenebra rigeneratrice nel segno del Toro. 

È un istante di silenzio fecondo, una sizigia che chiude cicli e ne apre di nuovi nell’umida profondità della Terra. 

Il Toro, come sapete, non è solo costellazione. 

È l’archetipo della radice, della lenta alchimia del sangue che sale dal centro della materia. 

La sua duplice falce di corna incarna la doppia volta celeste e terrestre, il grembo lunare e l’irruzione vulcanica di Venere. Sotto questa Luna vergine, la notte stessa partorisce il seme oscuro delle possibilità.

E in questo tempio notturno risuona il ventiduesimo Archetipo, il Sacro Tau Ebraico, ultima lettera dell’alfabeto divino, sigillo della Creazione. 

La Tau è la croce, il segno inciso sulle soglie, la porta che è anche muro. 

Nel suo tratto verticale discende la lama dello spirito nella materia. 

Nel suo tratto orizzontale si estende il tempo che riceve l’eternità. 

È il numero 22, che riduce a 4 come la Terra, ma anche a 0 come il respiro che precede il numero. 

È la fine di ogni sentiero, eppure, invertendo ogni logica, esso si unisce al primo degli Arcani, anzi al “prima” del primo, l’Arcano del Folle.

Il Folle, che nei tarocchi è numero zero o ventiduesimo a seconda della via iniziatica, non procede nel mondo ma danza sul margine, col bastone sulle spalle e lo sguardo verso l’abisso. 

Non conosce le tappe. 

È l’istante puro, l’innocenza che precede la caduta, il salto nella vertigine del possibile. 

Legare la Tau al Folle significa rivelare il grande segreto della via iniziatica. 

La fine non è un punto d’arrivo, ma la soglia da cui si precipita nell’inizio assoluto. 

La Tau è la croce della materia redenta. 

Il Folle è colui che la porta senza sapere di portarla, ridendo nel vuoto.

Così, in questa Luna Nuovo del Toro, l’archetipo Tau si fa carne nel solco, nel gregge addormentato, nel corno che è coppa e che è lama. 

E il Folle, compagno silenzioso, si muove tra le costellazioni come un soffio che nessun segno può imprigionare. 

La Terra taurina, lenta, ostinata, sensuale, e proprio per questo anche uterina, diventa il telaio su cui si ricama il sigillo dell’ultima lettera. 

E in quel sigillo, chi ha orecchi per intendere si sente il riverbero del riso del Folle che, proprio alla fine, sussurra che tutto è principio, e tutto ricomincia. 

Il sabato, giorno di Saturno, il cronometro del destino, si scioglie nel fuoco nero della rigenerazione. E la Luna, vuota e piena al tempo stesso, accoglie il germe di un nuovo ciclo che scorrerà nelle vene del Toro come un miracolo silenzioso, fino a che la Tau non si schiuderà come una porta che dà sull’azzurro, oltre ogni archetipo.

Siamo già Oltre.

Oggi soffia un maestrale potente.

Il vento delle Dee Madri, is Maistrasa, ad adornare di Bellezza il Volo del Folle. 

Con infinita gratitudine sempre.


Tiziana Fenu 

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Luna nuova in Toro