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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

mercoledì, maggio 13, 2026

💛 Nuraghe Sa Jua di Aidomaggiore ( libro)

 

Il nuraghe "Sa Jua", si trova ad Aidomaggiore, in provincia di Oristano 

Il giogo dei buoi e Aidomaggiore sono legati  dal significato legato al passaggio o varco.
Nella camera principale ha tre nicchie disposte a croce.
L'Orientamento dell'ingresso è a Sud-Est.

Sa Jua  è il nome sincopato de Su Juvale.
In sardo, "Sa jua" indica la parte del collo degli animali su cui poggia "su juvale", cioè il giogo . Stessa radice abbiamo per "carro".
Aidomaggiore deriva dal latino aditus (passaggio, guado) + maggiore, perché si trovava sul principale guado del fiume Tirso .
È un luogo di passaggio.
Ma è un luogo di passaggio anche astrale, riportano poi nelle coordinate terrene, in cui l'Orsa Maggiore fa da legame astronomico.
Il nuraghe Sa Jua è famoso perché durante il solstizio d'inverno si allinea con il sorgere del Sole, evento legato al carro celeste che simbolicamente "passa" attraverso il monumento .
Il termine "Jua/Juvale" rappresenta il giogo (lo strumento di trazione), mentre "Aidomaggiore" rappresenta il guado (il punto di attraversamento).
Insieme descrivono un carro che passa, un concetto reso concreto dai fenomeni astronomici osservabili nel nuraghe.
Durante il solstizio d'inverno (21 dicembre)il sole entra nella nicchia centrale, creando uno spettacolo unico.

Un passo tratto dal mio libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
"[...] L’orientamento sud-est, infatti, è la direzione che intercetta l’alba nel giorno del solstizio d’inverno, il momento della rinascita della luce, in cui il Sole, giunto al suo nadir, inverte il proprio cammino inaugurando una nuova stagione di crescita.
Questa soglia astronomica è intesa, nelle culture arcaiche, come il parto cosmico della Grande Madre, il cui grembo si riapre per generare nuovamente la vita[...]
[...] Il Nord, e in particolare il Nord-Ovest (direzione dell’Umbilicus Urbis), rappresenta il polo della luce astrale, dell’Orsa Maggiore, del giogo del bue celeste, “su juvale” in sardo, riportato anche nell’archittetura di alcuni nostri nuraghi, della stabilità immobile attorno a cui ruota il cosmo.
In altre parole, il Nord (e il Nord-Ovest) è la direzione del fondatore, del re-sacerdote che traccia il solco primigenio.
Il Sud-Est è la direzione del Mundus stesso, dell’apertura al ventre della Terra.
I due poli non sono antagonisti, bensì coessenziali, perché senza il Nord, non vi sarebbe misura né ordine, e senza il Sud-Est, non vi sarebbe contatto con la fonte oscura e fertile della vita.
Questa doppia polarità è magnificamente sintetizzata dal simbolo della croce nel cerchio, che ricorre sia nei manufatti nuragici (come i ciondoli e le rappresentazioni su pietra) sia nei tamburi sciamanici asiatici, sia ancora nel Carrasegare sardo, dove S’Urtzu di Seui in partocolare(l’Orco) porta in trionfo tale simbolo.
Ne ho parlato nel mio saggio “Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera il Caos, il Caos che rinnova l’Ordine “, di questa straordinaria figura e di questa simbologia della croce nel cerchio.
[...] La croce rappresenta l’intersezione dei quattro punti cardinali (con particolare enfasi sull’asse nord-sud e est-ovest), mentre il cerchio è il Mundus stesso, l’omphalos, la cavità uterina che accoglie e trasforma.
[...] Questa soglia è il medesimo spazio rituale che, nel Libro di Toth (Libro della Fondazione), il faraone traccia con il merkhet (livella a piombo) e un mazzuolo ( su matzolu sardo), arando il solco del tempio come un’aratura celeste guidata dal carro dell’Orsa Maggiore (il Juvale sardo).
[...] Vedremo come la “Croce del Nord” si ritrovi incisa su menhir, domus de janas e pozzi sacri, sugli ingressi dei Nuraghi, nell'orientamento di alcuni nuraghi.
Di come la simbologia della croce del Cigno sia indissolubilmente legata a quella dell'Orsa Maggiore, attraverso la simbologia della Croce nel cerchio.
Di come la Via Lattea, che nel Cigno si divide in due rami (il “Rift oscuro”), fosse interpretata come il cammino iniziatico per eccellenza.
[...] Questo sigillo cosmico, lungi dall’essere una mera astrazione, rappresenta un potente sincretismo, una sintesi visiva e concettuale che unisce le due costellazioni polari della tradizione iniziatica sarda: la maestosa Croce del Nord (la costellazione del Cigno) e l’eterna ruota circumpolare (l’Orsa Maggiore). L’una, simbolo del volo spirituale e della rinascita, e l’altra, cardine immobile del cielo notturno, custode del tempo e del divenire[...] "

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
Le Dee silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
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Foto Viaggio Parallelo

Nuraghe Sa jua (libro)












💛 Pozzo Predio Canopoli /Canopi( libro Le Dee Silenziose)

  

"[...] È in questa prospettiva che il Pozzo Sacro di Predio Canopoli, situato nel territorio di Perfugas (Sassari), emerge come un unicum di straordinaria potenza simbolica, la cui analisi ci conduce al cuore della cosmogonia nuragica, rivelando una sofisticata dottrina della trasmutazione spirituale legata all’asse cosmico del Nord-Est.

[...] Il suo ingresso a sud-ovest fonde il Fuoco (sud) con la Terra (ovest), suggerendo un’energia tellurica riscaldata dallo spirito, una terra fecondata dal fuoco interiore. 

Ma è l’asse orientato a nord-est che rivela la sua funzione più alta. 

Il Nord-est è la dimensione in cui il Nord (Acqua) si fonde con l’Est (Aria). 

È questo l’angolo della trasmutazione per eccellenza. 

Qui, l’Acqua delle profondità cosmiche, la matrice amniotica e mnemica, viene incontro all’Aria, lo Spirito, il pneuma divino. 

L’acqua, elemento femminile per eccellenza, simbolo dell’utero cosmico e della memoria ancestrale, si spiritualizza nell’aria, divenendo veicolo di anabasi, di ascesa. 

Il pozzo sacro, come un otre litico, è una gola che si apre sulle viscere della terra, un utero cosmico che, toccato dal soffio solare, partorisce l’iniziato a una nuova vita.

Ma, nello specifico, il pozzo Canopoli, ha corrispondenza con i vasi canopi e la psicopompia del Femminino.

Il nome stesso del sito, “Canopoli”, apre una finestra su un ulteriore, decisivo livello interpretativo, riconducendoci all’Egitto faraonico e, più precisamente, ai celebri vasi canopi. 

Come i vasi canopi preservano gli organi per l’eternità, così il pozzo sacro di Canopoli, con le sue acque purificatrici, preserva e prepara l’anima per il suo passaggio iniziatico. 

Ogni vaso canopo era posto sotto la protezione di una delle quattro grandi dee del pantheon egizio. 

[...] Erano loro, le figure del Sacro Femminino, a vegliare sul processo di trasmutazione post-mortem. 

Analogamente, il pozzo sacro è un dominio esclusivo della Dea Madre. 

Iside (sud)

Nefti (nord)

Neith (est) 

Selket (ovest).

[...]Tra queste dee, un ruolo di primo piano spetta a Selket (o Serqet), la dea raffigurata con uno scorpione sul capo, protettrice dei vasi canopi e delle porte del Duat, l’aldilà egizio. 

Come osservato, il suo animale simbolo non è tanto lo scorpione di terra, quanto la nepida (o nepeta), uno scorpione d’acqua dolce, anfibio. Questo dettaglio è di capitale importanza. 

La decorazione del guanto protettivo di un arciere Gigante di Mont'e è a zig zag, che indicava il glifo del geroglifico dell'acqua, in epoca egizia, ma sicuramente è stato ripreso dalla conformazione delle zampe dello scorpione, segno d'acqua, delle acque profonde, misteriche, amniotiche, mnemoniche, trasmutanti 

Tre file di zampe..

Nascita, morte, rinascita.

È per opera dello scorpione, anche in epoca più tarda, mitraica, che si compie il sacrificio della Fertilità. 

[...] Una sorta di immortalità, di cui i nostri Giganti di Mont'e Prama sono eccelsi testimoni. 

[...] Nella Cabala  lo Scorpione è collegato al tredicesimo Sacro Archetipo Ebraico Mem, le Acque Madri Cosmiche, primordiali, e al quattordicesimo Archetipo Ebraico Nun, le acque della trasformazione, e quindi, all'Arcano Maggiore XIII della Morte, e all'Arcano XIV della Temperanza. 

Infatti la simbologia a zig zag, è riconducibile  alle acque primordiali, elemento caratteristico del Femminino. 

[...] Sono degli Iniziati, sono i Giudici Divini terreni, emissari della volontà divina. 

In questo senso, la simbologia dello Scorpione, si lega anche al Giudizio, che rappresenta la resurrezione dei morti e la rinascita delle anime. 

I nostri Giganti di Mont'e Prama sono Sacri Giudici Divini, si trova conferma di decodifica di questa dimensione di Giudice /Giudizio, anche nella decodifica della Scacchiera di Pubusattile, come ho approfondito nel mio libro "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna". 

A livello astrale, la rinascita avviene lungo la Via Lattea, nella quale "Madre Scorpione" che si dice dimori in fondo alla Via Lattea, raccoglie le anime dei morti, ma invia anche i neonati sulla terra.

Una via di rinascita, attraverso "l'arco del cielo". 

[...] L’ingresso a sud-ovest, orientato al tramonto del solstizio d’inverno, è il punto in cui il sole inizia la sua discesa negli inferi, la sua “puntura” mortale che lo condurrà al buio più profondo. 

L’acqua del pozzo, in questo contesto, è l’acqua amniotica della nepida, il liquido vitale in cui l’iniziato, come Osiride, deve essere smembrato (simbolicamente) per poter essere ricomposto[...]


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 

Tratto dal mio saggio 

"Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" 


Referenza Canopoli/Canopi 

https://maldalchimia.blogspot.com/2024/07/pozzo-canopolicanopi-egizi.html?m=0

Scorpione 

https://maldalchimia.blogspot.com/2024/05/simbolismo-zig-zag-guanto-gigante-di.html?m=0

Foto pozzo Predio Canopoli Fabrizio Bibi Pinna Artist 

Le Dee silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
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Pozzo Predio Canopoli /Canopi ( libro)











💛 Sommo Sacerdote /Fatima (libri)

 

Ho già parlato di questa correlazione, tra il mantello del nostro bronzetto sardo, il Sommo Sacerdote, e la tessitura a griglia presente anche nel mantello della Madonna di Fatima, tempo fa, già dal settembre 2022
https://maldalchimia.blogspot.com/2022/09/sacerdote-musico-madonna-di-fatima.html?m=0, approfindinento ripreso l'anno scorso.
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/05/sommo-sacerdote-fatimaargeiargia.html?m=0
Oggi si celebra l'anniversario della prima apparizione della Madonna di Fatima, già anticipata ieri, con il nono giorno della Sacra Novena a Fatima, anche i Lemuria romani.
Immaginate quindi, quanto possano essere importanti queste due date.
Il 12/13 maggio.
Festa dei LEMURIA romana, che veniva celebrata in onore degli spiriti dei def*unti, celebrata in silenzio durante  notte, con le porte dei templi  chiuse e matrimoni  sconsigliati per tutto il mese di maggio( ( capito? Invece di incentivare l'unione, l'amore, lo disincentivavano, come stanno facendo adesso)
Lemuria collegata anche al Wesak, intesa come spiritualità degli Antenati, dei Maestri Ascesi , di una spiritualità molto elevata.
E poi abbiamo il Femminino.
Quello funzionale all'ascesa di Osiride, smembrato in 14 pezzi, che viene ricompattato da un Femminino/Scorpione come Iside, al contempo, veleno e antidoto, come è nell'immensa e misterica dimensione del Femminino.
Un Femminino funzionale, in questo caso, sempre "usato" per ritualizzare.
Proprio il 12 maggio abbiamo il nono giorno della Novena a Nostra Signora di Fatima.
In questo giorno, viene celebrata la memoria liturgica della Beata Vergine Maria di Fatima, e spesso si dedica la giornata a una particolare devozione, come il cammino in ginocchio.
Il 13 maggio come celebrazione della prima apparizione della Madonna di Fatima ai tre pastorelli, nel 1917.
Non mi soffermo sui tre segreti di Fatima, altrimenti diventa complesso e fuorviante.
L'analisi ghematrica della parola Fatima è la seguente
147= 12( archetipo Lamed, prova, sacrificio, Arcano Maggiore XII dell'Appeso)
300=  valore ghematrico del ventunesimo archetipo Shin, il Fuoco Sacro. Arcano Maggiore XXI del Mondo
50= valore ghematrico del nostro quattordicesimo Archetipo Nun, guardacaso.
Teniamo presente che il 12 maggio, in epoca romana  si celebrava il TEMPLUM MARTIS ULTORIS in CAPITOLIO, l'Anniversario della dedicatio del tempio di Mars Ultor sul colle Capitolium, oltre che celebrare  le Ludi Martiales Circenses, una cerimonia che si svolgeva al tempio di Marte, nel Circo Massimo dove venivano celebrati i Ludi in onore del Dio Marte con corse di cavalli e di bighe.
Capite quindi, che nello stesso giorno del 12 maggio, si celebrava Marte, il Signore della gu*erra, a cui seguono i Lemuria, il 13, di protezione e aggancio energetico con gli antenati e il 14, proprio il 14, numero chiave, gli ARGEI
Gli Argei, ovvero 24 fantocci di legno, venivano gettati nel Tevere dal Pons Sublicius dalle vestali in un rito pubblico.
Gli Argei rappresentano i principi al  seguito di Ercole stabilitisi nel Campidoglio, nel centro del potere romano.
Gli Argei vennero cacciati, perché i riti erculei erano contrari ai riti femminili, non a caso Ercole stra*ngolò i due pitoni, simbolo della Grande Madre, le cui sacerdotesse si chiamavano appunto le pitonesse.
E poi abbiamo il 15 maggio, i Mercuralia, il TEMPLUM MERCURII in Aventino, consacrato al Dio Mercurius un tempio sul colle Aventinus, che custodisce un'acqua miracolosa capace di trasmutare "le mercanzie", che muteranno padrone, essendo Mercurio, anche protettore dei Mercanti.
Nello stesso giorno del 15 maggio, si festeggiava in onore di Mercurio e della Madre Maia, padedra del dio Vulcano, il  "Dies Mercuriae et Maiae".
Capite quindi, come il passaggio della celebrazione della Beata Vergine Maria di Fatima, a cui si aggiunge, a contraltare, la celebrazione, in periodo romano ( ma visto che tengono conto di queste celebrazioni pagane, tanto da far coincidere il capodanno romano, che enfatizzava l'occhio rosso del Toro, Aldebaran, avente proprio la simbologia massonica dell'occhio dentro il triangolo, è lecito pensare che celebrino anche loro, in Vaticano) del Dio Marte, Dio della guerra".
Gli Argei, erano quindi, chiaramente, in onore di Saturno, il Femminino.
Una purificazione che passa attraverso il Femminino.
Stranamente, la parola Argei, è similissima alla parola "argia " sarda, che indica un tipo di ragno che si trova solo in Sardegna, a cui è legata tutta una ritualistica particolare, legata al concetto dell'esor*cismo, concetto che troviamo anche nella ritualistica degli Argei, un'aspetto dei Lemuria romani.
Dal mio scritto a riguardo ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/s-argia-mescina_17.html?m=0"Arca)
"La parola argia è simile alla parola "argha" , termine sanscrito che significa "va*gina/ yoni" , da cui poi deriverebbe la parola Arca, concezione cosmica di una "va*gina /Arca /creatrice cosmica", traghettatrice da una dimensione all'altra ( ne ho parlato nel mio penultimo post, a proposito del labirinto)
L' argha è la Madre Matrice che tesse la terra del Creato, è essa stessa Il Filo d'Oro.
Il Filo d'Oro simbolico del labirinto che può riportare l'eroe la prima consapevolezza di se stesso.
Ma la parola "Argha" è troppo simile alla parola "Argia"(ragno in sardo) per passare inosservata".
Ragno che si trova solo in Sardegna".
Il ragno tessitore.
Il Femminino archetipale, la cui griglia di tessitura, come in una scacchiera, è simbolicamente formata da due elementi cosmogonici, la "Mem" di acqua, rappresentata dalla " M", e la Shin  di fuoco, rappresentata dall "W" , quindi Madre e Padre creatori, che Uniti in modalità speculare, formano la  griglia.
Man/Woman
M/W capovolte .
Fuoco e Acqua.
Mem Shin
Letto tutto insieme diventa Menshin
Troppo simile a "Mescina" , Medicina in sardo
"S'argia mescina".
La ritualistica guaritrice per il morso del ragno, dell'argia sarda.
Quasi a sottolineare che Padre e Madre insieme, acqua e fuoco insieme, possono essere, non solo creatori, ma anche terapeutici, guaritori".
Un Femminino archetipale, quindi, di cui abbiamo le prime tracce ancestrali nel nostro concio di Tresnuraghes( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/la-tanit-di-tresnuraghes-la-nostra.html?m=0), con la nostra Tanit ancestrale( di cui ho approfondito successivamente https://maldalchimia.blogspot.com/2022/06/la-tanit-di-tresnuraghes-tessitrice.html?m=0), con la sua griglia di tessitura, come un'archetipale Aracne.
"Innanzitutto anche l'anagramma di ragno in italiano, è "rango".
"Rango",  perché il ragno è l'animale cosmogonico per eccellenza.
Tesse il destino dell'uomo. Tesse e distrugge i fili della sua vita, come la Jana/Yoni,  che è "bogadora"( levatrice),  e "accabadora"( può togliere commiserevolmente la vita, se vuole)
Una Dea Ragno può essere affrontata solo da chi è del suo stesso rango
Perché lei è di un rango superiore.
È la Demiurga , la Dea Creatrice, "s'argia", "s'aranzolu", nome molto simile ad Arianna del Filo d'Oro, del labirinto.
E come Neith , la Dea Ragno  egizia, filatrice  del destino, la dea guerriera dalle frecce incrociate sopra uno scudo,  fissate ad archi , con una valenza simile a quella di Atena.
E' come una divinità che ha tessuto tutto il mondo,  e che è rappresentata da un telaio, e' la Grande Mucca che ha dato alla luce il Dio Sole Ra , in grado di partorire senza un partner, la più anziana tra le divinità.
Icona  del ragno , che si ritrova in tutte le civiltà,  in tutti i periodi storici.
Del mito di Arachne si racconta che fosse bellissima e bravissima al telaio, tanto da  sfidare Atena, la quale perdente , stracciò la  la tela di Aracne in mille pezzi,  la quale scappò via, tentando di impi*ccarsi ad un albero.
Allora Atena, non paga, decise di condannare Arachne a tessere per il resto dei suoi giorni , e a dondolare sullo sesso albero dal quale voleva uc*cidersi, ma non avrebbe mai  più filato con le mani,  ma con la bocca, poiché  fu trasformata in un gigantesco ragno.
Questo è ciò che racconta la mitologia su Arachne.
Quello che più mi colpisce di questa rappresentazione sul "concio della rete",  di questa Tanit che si intravede in questa griglia , è la forma rettangolare delle maglie che non sono quadrate".

E guardacaso, ritroviamo la stessa griglia, con maglie rettangolari, anche in una riproduzione, sotto descrizione dei pastorelli stessi, della Madonna di Fatima, il cui soprabito /mantello, è descritto con una lavorazione a maglie rettangolari.
È la stessissima descrizione e rappresentazione che ritroviamo nel nostro bronzetto sardo, il Sommo Sacerdote, del quale aspetto di correlazione con la descrizione con la Madonna di Fatima, ho parlato in questo scritto( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/09/sacerdote-musico-madonna-di-fatima.html?m=0)
Sommo Sacerdote, che personalmente, considero un essere divinizzato, di cui ho approfondito, con riferimento ai miei scritti precedenti, nel mio ultimo scritto di approfondimento ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/07/sommo-sacerdote-approfondimenti.html?m=0)
"Una struttura, quella del mantello, che ricorda la struttura di una ragnatela.
E questo rimanda alla simbologia ritualistica e guaritrice di queste alte figure sacerdotali, che sono Sciamani, guaritori.
Cerimoniale come quelli terapeutici per il morso dell'argia( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/s-argia-mescina_17.html), il terribile ragno sardo, che durava tre giorni e che era condotto da un musicista esperto, da un terapeuta ( forse, magari, una figura come quella del Sacerdote Musico, il cui mantello, è fatto un po come uno schema a ragnatela), che attraverso il suono, entrasse nel labirinto della follia momentanea del poss*eduto, perché questo rientrava nella prassi della individuazione dell'Argia.
Esperto suonatore e terapeuta, che, azzarderei, potrebbe anche essere individuato in quella figura del Sommo Sacerdote con le armille nei piedi e l'aulos, quello che ha al diadema con la scritta "sommo sacerdote", il Sa ' an",  il "sanatore/ suonatore", "su sanadori/ sonadori", che guarisce con il suono, con la musica, con la frequenza Sacra.
"Su sanai" ("il guarire", in sardo)
"Sanai/sanaj, parola che è speculare a Janas, sia a livello lessicale, perché magari come è nelle antiche scritture, si scriveva e leggeva da destra verso sinistra, sia a livello eso*terico, perché lo speculare, il gemellare, rappresenta la parte divina della materia ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/il-concetto-di-gemellare.html?m=0).
Le antiche Janas donne di Medicina.
Sanai, inoltre, scomposto, diventa "Sa nai", la nave, il grembo alchemico del ritorno nel Grembo della Madre, dove si guarisce, e dove si rinasce.
S'Argia  e il  Sommo Sacerdote che pratica l'esor*cismo, appartengono allo stesso rango, perché il ragno è una divinità Sacra, è creatrice, ed è lei che tiene i fili del destino degli uomini, che tesse il loro destino" .
Quindi, la tessitura, la trama particolare di questo rivestimento di questa Dea, è fatta come il mantello del nostro Sacerdote musico, a rivestimento di un collo insolitamente lungo( forse lungo, come il collo di una gazzella), ma che, nei nostri bronzetti sardi, è talvolta presente, proprio come simbolo di regalità
(https://maldalchimia.blogspot.com/2022/10/statuina-iraniana-con-anelli-al-collo.html?m=0)
Non mi dilungo nella descrizione che potete trovare nei link di riferimento.
Sottolineo il fatto che figura centrale anche dei Sacri riti dell'Argia, è proprio una figura come quella del Sommo Sacerdote, che funge anche da esor*cista oltre che da benedicente.
E questo si ricollega ai riti romani degli Argei che erano dei riti che erano in pratica degli esor*cismi.

Dei riti "de s'Argia mexina" ne ho parlato nel mio libro
"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera il Caos, il Caos che rinnova l’Ordine"
"[...] Sa Filonzana, che appare sempre in compagnia dei Boes, dei Merdules e de sos Issohadores, è lì a ricordare che lei può, come la Parca del Destino( in Grecia venivano chiamate le tre Moire, assimilate anche alle Norne norrene, come la Parca Lachesi, che significa “destino”) decidere in ogni momento, la sospensione del destino di ognuno, anche temporaneamente, avvolgendolo sul fuso e stabilendo quanto del filo spettasse a ogni uomo. 
Una Parca Lachesi, che mi rimanda alla simbologia dell'Arachne tessitrice, e alla ritualistica sarda de S'Argia Mexina, la ritualistica usata per il morso del ragno velenoso, la malmignatta, chiamato “s'argia”.
La Parca Lachesi e la figura di Aracne condividono una profonda affinità simbolica, radicata nell'atto del tessere, del filare, e nella sua associazione con il destino, questa connessione simbolica, esoterica, archetipale.
La Parca Lachesi, è una delle tre Moire, dette anche Parche. 
È “colei che assegna la sorte”. Misura il filo della vita determinandone la lunghezza
Il fuso e il filo che rappresentano il corso dell’esistenza umana.
Aracne, l'abile tessitrice trasformata in ragno dopo aver sfidato Atena.
E ritorna la simbologia di Atena[...] . 
[...] La tela, la ragna-tela, che è frutto della tessitura e, per estensione, la rete del destino.
La correlazione tra le due figure, è evidente, perché entrambe operano con un filo che materializza il destino[...] . 
[...] La Lachesi, come destino istituzionalizzato, Aracne come destino creativo e trasgressivo, condividendo un nucleo simbolico profondo, radicato nell’universale metafora della tessitura della vita.
L'argha( arga in sanscrito significa vagina, intesa come dimensione cosmica di creazione)  è la Madre Matrice che tesse la terra del Creato, è essa stessa Il Filo d'oro. 
Il Filo d'Oro simbolico del labirinto che può riportare l'eroe la prima consapevolezza di sé stesso. 
Ma la parola "Argha" è troppo simile alla parola "Argia"(ragno in sardo) per passare inosservata. 
Ragno che si trova solo in Sardegna
Innanzitutto anche l'anagramma di ragno in italiano, è "rango". 
"Rango",  perché il ragno è l'animale cosmogonico per eccellenza.
Tesse il destino dell'uomo. 
Tesse e distrugge i fili della sua vita, come la Jana/Yoni, che è "bogadora"(parola sarda che significa  levatrice),  e "accabadora"( altra figura sarda estremamente rispettata, colei che può togliere commiserevolmente la vita, se vuole). 
Una Dea Ragno può essere affrontata solo da chi è del suo stesso rango.
Perché lei è di un rango superiore.
È la Demiurga , la Dea Creatrice, "s'argia", il particolare tipo di ragno, la malmignatta, la vedova nera mediterranes, "s'aranzolu", nome generico del ragno in sardo, nome molto simile ad Arianna del Filo d'Oro, del labirinto[...]"

La tessitura a rete è un Archetipo.
Ne ho parlato nel mio ultimo libro
"Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", di cui ho postato un breve estratto ieri
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/lavorazione-retelibro-le-dee-silenziose.html?m=0

Del sommo Sacerdote ne ho parlato nel mio libro "Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera il Caos, il Caos che rinnova l’Ordine"
"[...] La melagrana ornamentale, oltre al suo ricco simbolismo di fertilità e rinascita, presenta una microstruttura che ispira moderne ricerche su elettrodi ad alta capacità, suggerendo un’intuizione arcaica sulle proprietà di accumulo energetico di certe forme naturali.
[...] Il suono terapeutico della conchiglia crea un parallelo con altre figure sacerdotali-guaritrici della tradizione sarda. 
Come il Sacerdote Musico, il Sommo Sacerdote  dei bronzetti nuragici, che con il suono del suo strumento ("aulos") guidava rituali di guarigione e di contatto con il divino, il Cotzulado usa il suono per sanare la comunità dall'inerzia invernale e dal pericolo della sterilità[...]"

Parentesi interessante. C'è anche correlazione tra la Dea Akunet che presenta questa conformazione a griglia, come la veste del Sommo Sacerdote, e ha come simbolo proprio una conchiglia 

Ne ho parlato in un mio scritto 

https://maldalchimia.blogspot.com/2023/03/dea-akunetsacerdote-musico.html?m=0


Ma ne ho parlato, del Sommo Sacerdote, anche, sotto altri aspetti, perché presenta aspetti simbolici a più livelli di decodifica, anche nel libro "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"
[...] Due armille come due circonferenze, quindi come due 10
Rappresentano, come ho scritto all'inizio, il valore ghematrico della Sacra lettera e Archetipo Yod, prima lettera del tetragramma divino YHWH.
Funzione "concentrazione", il punto di inizio.
La lettera rappresentata da un punto, che è la base di tutte le altre lettere.
La summa.
Come il nostro Sommo Sacerdote, che è simbolo metaforico, dell'Essenza[...]
[...] Così come hanno fatto per il nostro Sommo Sacerdote, che fu fornito di una forcella semilunare, poi tolta.
Dei demiurghi, come il nostro, il Dio della frase "e luce fu".
D'altronde questo Sommo Sacerdote, ha nelle due armille, proprio la simbologia del 20( 10+10) della YOD /YHWH , perché è un emissario divino.
Un emissario divino potente, i cui paramenti, sono stati indicati, per la vestizione
[...] Ma allora, possiamo pensare che anche le armille ai piedi del Sommo Sacerdote, potessero, per contatto tra loro, generare una tale tensione elettrica da risultare pericolosa per chi ne venisse a contatto, non con quello che definiscono flauto( anche se, come ho scritto prima, il potere del suono aveva sicuramente una forte valenza sacrale, terapeutica e fisica, pensiamo anche alla levitazione tramite le frequenze del suono), ma tramite un vero e proprio "taser", ancestrale, uno strumenti che "spara" scariche elettriche a basso voltaggio, comunque sufficienti per dissuadere, o anche per portare alla morte.
[...] D'altronde, sono convinta che avessero la stessa funzione i doppi scudi rappresentati nel bronzetto di Teti.
E, sottolineo, che il guerriero di Teti, non è un demone, ma un Essere divinizzato, che corrisponde a precisi parametri della Geometria Sacra ), così come corrisponde il nostro Sacerdote, il cui fulcro, è proprio su quella mano destra che tiene in mano questo dispositivo"

Un'altra particolarità.
"Le Lemuria romane venivano celebrate il 9, l'11 e il 13 di maggio. I matrimoni erano sconsigliati sia durante i Lemuria che per tutto il mese di maggio. Gli spettri dei morti irrequieti venivano calmati con offerte di fagioli neri. In quei giorni, le Vestali preparavano la mola salsa col primo grano della stagione"
(https://www.romanoimpero.com/2018/05/lemuria-9-maggio.html?m=1).
I fagioli neri che venivano usati per questi rituali di esorcismo, di allontanamento degli spettri irrequieti, rimandano allo stesso colore del ragno sardo, che è nero con 13 macchie rosse.
Le Lemuria venivano celebrate proprio il 13 in particolare.
"S'Argia sarda, è un ragno che vive in Sardegna, che può essere molto pericoloso e mortale che, e che in altre zone viene chiamata malmignatta o vedova nera mediterranea, con corpo nero, contraddistinta da 13 macchie rosse, una delle poche specie il cui morso  può rivelarsi molto pericoloso per gli umani.
13 macchie.
Tredicesimo Sacro Archetipo Ebraico Mem, e ritorniamo alla radice della parola Mescina
Mem, l'acqua primordiale creatrice, il grembo amniotico e mnemonico.
La Grande Madre tessitrice.
Arcano Maggiore XIII, la M*orte, che ha, implementato in sé, anche il concetto di vita .
S'argia, è stata sempre rappresentata come un terribile animale, avvolto da misteri, e ispiratore di un intero apparato di riti e rimedi che riportano nella credenza Popolare  ai "riti dell'argia".
Dove gli effetti della puntura potevano essere combattuti solo esorcizzando il soggetto attraverso determinati rituali che si traducevano sempre in  balli e travestimenti, poiché chi era posseduto dal  " Nume dell'argia", doveva poi  rivelare con riti che coinvolgeranno tutta la comunità, che tipo di Argia  lo stesse possedendo.
Era la stessa Argia che si rivelava.
Se era nubile, sposata o  vedova
I sintomi della puntura dell' Argia, rimandano al concetto di "Oistros", la rappresentazione della pura follia, è la "puntura- pizzico" che  ritroviamo in un frammento di Eschilo, dove l'Oistros, è rappresentato dal pungiglione del tafano (la mosca cavallina) che costringe ad una corsa folle senza meta, con il cuore pieno di ira e di paura, la povera Io, la sacerdotessa ve*rgine che vi è vittima di un amore precluso poiché in una notte nella sua camera si concede a Zeus.
Il padre Inarco, la caccia, Zeus La trasforma in giovenca candida, per possederla come toro ed Era la moglie di Zeus, accortasi del tradimento, le mando' un tafano che la punge  incessantemente, e la costringe ad una corsa infinita, fino a che si fermerà sulle sponde del Nilo, dove Zeus, impietosito, con il tocco della mano la trasforma  in un paesaggio dominato dalla vegetazione e dal fluire delle acque risanatrici
Nella mitologia egizia fu identificata con Iside, dea della maternità e della fertilità.
Oistros che è la personificazione della frenesia, che si ritrova anche in altri miti che raccontano di donne in crisi, soprattutto prima delle nozze.
Di donne instabili, come le vergini di Mileto, in preda a un desiderio suicida di massa, oppure riporta alla dimensione org*iastica del culto dionisiaco dove le Menadi, le Baccanti, si rifugiavano in uno stato allucinato, inseguite dal "sacerdote" Dionisio.
Ma parliamo di miti all'epoca di Plutarco del 60 d. C., di un simbolismo della ver*gine errante, disorientata, ancora infantile, in preda  a disordini psichici e oscillanti, in balia del vento, come la ragnatela di un ragno".

E anche qui, troviamo un rimando al Toro, per chi sa e legge dai miei scritti, quanto la simbologia del Toro sia estremamente presente in questi passaggi degli ultimi avvenimenti.
Ma ciò su cui volevo puntare l'attenzione oggi, è questo collegamento, Sommo Sacerdote /Madonna di Fatima/ritualistica Argia sarda/Argei romani, che, come avete potuto leggere, hanno interessanti punti in comune.
Come ho scritto altre volte, ci sono similitudini tra civiltà romana e sarda, perché quella sarda, resta comunque Matrice, e nella memoria di questi bambini che videro la Madonna di Fatima, chissà che non abbia influito la memoria ancestrale, archetipale del nostro Sommo Sacerdote, che sono convinta potesse essere un Femminino, con lo stesso identico mantello a trama rettangolare.
Un Femminino che porta sul capo, come il Sacro Femminino Iside, il Sole, o forse è lo stesso specchio della Luna, che assorbe e riflette i raggi solari.
Perché la trasmutazione e la guarigione, passano sempre per il Femminino.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
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Sommo Sacerdote /Fatima







martedì, maggio 12, 2026

❤️ Sentirti dentro ( libro "Diamanti di Rugiada")

 

Sentirti dentro,

come se tu avessi attraversato mille lande infuocate per trovarmi.

Sento la tua pelle riarsa dal sole.

Quel sole che ti nutre e che ti indica la via. Come le api in cerca dei raggi di luce che baciano i fiori più nascosti.

Tu sei quel sole che irradia calore preso in prestito alla Sorgente.

Ti sento avanzare mentre ti fai strada tra le mie lande lunari ed argenteee.

Petali di campanule diamantine adornano il tuo passaggio verso me.

Sento il tuo respiro.

Mi sincronizzo ad esso.

Mi entra dentro.

Si espande come una squizzata di panna spray sparata dentro i polmoni.

Mi si espande dentro. In ogni spazio intercellulare.

Il contatto con il tuo respiro, con il tuo ossigeno, mi stordisce un po, come essere in alta montagna.

Non sono abituata ad un ossigeno così puro. Mi manca il respiro.

Poi piano piano mi lascio permeare.

E inizia il vortice.

Plesso solare.

Cuore.

Lo sento in vortice.

È tutto verde. Pieno di stralci di edera annodati tra loro. Edera usata per protezione.

Per stabilire i confini del mio giardino segreto

E mentre ti avvicini sento che con te non ho segreti. I nodi si sciolgono.

Sento che ne prendi un'estremità. E dalla radianza solare delle tue braccia forti,  sento il tuo profumo che di mi inonda di gioia e di gratitudine.

Gli stralci di edera tra le tue mani iniziano a fiorire dei fiori più belli mai conosciuti a vista umana.

Il loro profumo inebria come in una danza di dervishi in gratitudine e gioia per l'universo.

Ti avvicini sempre più .

E il mio cuore pulsa in espansione fino ad amalgamarsi al tuo.

Ad ogni passo che fai è un fiore in più che ti lascia nettare e profumo tra le mani

Che mi posi sul viso, prima di entrarmi dentro attraverso i tuoi occhi e creare insieme il cielo costellato sopra le nostre teste.

Costellazioni note solo a noi.

Nuove stelle polari. Nuove traiettorie.

Tredici lune e tredici morti e rinascite per essere miele.

Fronte contro fronte.

Spazio tempo annullato e ricreato in vortice intorno a noi.

La morte del Fiore.

La nascita del Miele.

Miele che sgorga dai Cuori in unione. Nutriente. Cauterizzante.

Il dolore per la separazione da noi stessi è lenito.

Nessun dolore. Nessuna distanza. Nessuna partenza . Nessun ritorno.

Siamo sempre stati qui.

In un istante di infinito.

A creare coordinate dimensionali ad ogni passo che abbiamo fatto.

Eri la longitudine di ogni mia latitudine. Mi creavi l'infinito ad ogni passo.

Ad ogni respiro.

Ad ogni battito di cuore eri li.

Ad amplificarlo in Presenza per ogni occasione di Vita e di Amore che mi è stata data.

Eri lì quando sono morta a me stessa.

E quando rinascevo tra le tue braccia profumate di vita. Eri mia casa e mio rifugio per ogni volta che il vento della vita me l'ha spazzata via.

Eri caramello mou quando ci saltavo sopra, ad ammortizzare ogni mia caduta sotto i miei piedi.

E la gratitudine, l'amore che sento adesso, morendo ad ogni mio limite umano mentre ci triangoliamo in mente cuore e anima, ci sgorga dal cuore come miele puro.

Nutrimento per noi e per gli altri.

Palmo contro palmo. Sprigiona profumo di fiori esotici di Terre Nuove. Ancora da esplorare. O da ricordare.

E su questi tracciamo nuovi sentieri d'Amore. In nuova consapevolezza.

L'alba dei nuovi giorni si tinge di miele

Il fiele è morto.

Il Miele è Vita.

M. Undicesima lettera dell'alfabeto.

Undici. Il numero delle Fiamme.

Le due colonne portanti della Mater Divina. Creatrice e Nutritiva.

M capovolta, come due coppe che di lasciano riempire  di Amore Divino.

Non sei mai andato via.

Eri qui.

Tu eri me ed io ero te.

La Terra ci ha divisi.

E la terra ci ha riportato al ricordo.

All'Origine. Ognuno con i suoi passi.

Per portare nuovi cieli ad ogni sguardo che incontriamo e che incontreremo.

Ti amo, Anima.

Anima Sacra Mia

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Tratto dal mio libro
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Sentirti dentro ( libro "Diamanti di Rugiada"




💙 Ciò che dobbiamo far evolvere( Maldalchimia I)

 "Ciò che dobbiamo fare evolvere in noi, è il nostro "demonio", la nostra forza vitale, il nostro Fuoco interiore. 

Quell'energia tellurica e primordiale che giace nelle viscere dell'essere, in attesa di essere destata dal suo sonno millenario. Essa è il nucleo incandescente della nostra esistenza, la scintilla che ci rende partecipi del grande mistero della vita, il respiro fiammeggiante che alimenta il nostro cammino terreno.

Quello che, in forma latente, è chiamato un "Demo/demonio", e nell'apparente gioco di parole si cela una verità profonda come un abisso. 

"Demo" infatti, nell'antica lingua degli Elleni, significava "campione", colui che si erge a rappresentare una forza, un principio, una stirpe. Un campione a tempo determinato, il cui regno si dispiega nel perimetro angusto della vita terrena, e che tuttavia è chiamato a diventare il proprio stesso promoter, colui che promuove, che spinge in avanti, che getta ponti verso l'ignoto.

Promoter. 

Prometeor. 

Prometeo.

Ecco che il velo si squarcia e la luce abbagliante del mito irrompe sulla scena dell'anima. 

Fu Prometeo, il Titano dal cuore ardente, colui che vide prima, colui che previde, a osare l'inaudito, rubare il Fuoco Creativo agli Dei dell'Olimpo per farne dono all'umanità. 

Non era semplice fiamma quella che arse tra le sue mani, ma la sostanza stessa dell'intelligenza divina, la favilla della coscienza che trasforma la creatura in creatore. 

Con quel gesto, egli inoculò nell'argilla umana il germe della ragione e della mente, facendo degli uomini non più animali erranti nell'oscurità dell'istinto, ma Dei in potenza, Dei latenti, capaci di discernere il bene dal male, di conoscere il confine e di desiderare di varcarlo. 

E gli Dei, nella loro gelosia cosmica, videro in questo una minaccia, una violazione dell'ordine sacro che teneva l'umanità sottomessa al volere celeste.

Così, in ogni religione che la memoria dell'uomo abbia custodito, ritroviamo l'eco di questa punizione divina per il desiderio umano di conoscere. 

Nel mito greco, Zeus, il padre degli Dei, incatenò Prometeo a una rupe scoscesa delle Montagne del Caucaso, dove un'aquila, messaggera del suo stesso potere, veniva a divorargli il fegato, che misteriosamente ricresceva ogni notte, rendendo il supplizio eterno e rinnovato. 

Ma il dono prometeico, nella sua essenza più segreta, si rivelò una duplice lama. 

Da un lato, la luce della coscienza. Dall'altro, il peso di una maledizione per gli umani, costretti ora a navigare nel mare in tempesta del libero arbitrio, a doversi confrontare con i piani inesorabili di Kronos, il Dio del Tempo. 

È Kronos, infatti, colui che consegna Prometeo a Zeus, perché la prima e più ferrea legge del Tempo decreta che l'evoluzione proceda per gradi, per fasi lenta e ineluttabile, e che l'uomo non possa divenire, in un solo folgorante istante, quel semidio che pure porta latente dentro di sé.

Prometeo, il cui nome stesso è un programma, "pro-meteo", colui che è "a favore del tempo", che dovrebbe assecondarne il fluire misurato, scelse invece la via della ribellione. 

Egli infranse il ritmo lento della crescita naturale per strappare l'umanità dall'oscurità mentale, dal letargo in cui il nostro Daimon, il nostro Fuoco interiore, giaceva inerte. 

E in quell'atto di suprema disobbedienza, inflisse agli uomini, e a sé stesso, nel martirio del fegato divorato e rigenerato, la tortura sublime e terribile dell'autocoscienza e della responsabilità. 

Da quel momento, l'uomo porta in sé il peso della scelta, il privilegio e il tormento della libera volontà, che è poi la ribellione stessa del Daimon, l'azione del promoter, il grido di Prometeo che echeggia in ogni anima che osa risvegliarsi.

Questo promoter, che opera nel tempo determinato della vita, è chiamato a divenire ciò che è in eterno, il Daimon. 

Ed è questo che dobbiamo sviluppare in noi, con passione. "Pass/i/one". 

"To pass", in inglese, è il verbo del divenire, del trasformarsi, del varcare una soglia. 

"Pass/I/one": 

"io che divento uno". 

Unità perfetta, integrità ritrovata, sincronia perfetta con la propria Anima, con il proprio Sacro Fuoco interiore, con il proprio Daimon. 

È l'istante mistico in cui il tabernacolo interiore, quel luogo sacro predisposto per ciascuno di noi fin dalla notte dei tempi, si fonde e si riconosce nella sua manifestazione terrena, nel corpo e nell'azione.

E se volgiamo lo sguardo ai simboli che la tradizione ci ha consegnato, scopriamo corrispondenze che illuminano il cammino. 

Il monogramma di Cristo, il Chi Rho, o Chrismon, intreccio di lettere greche che abbreviano il nome del Cristo, è di natura eminentemente solare. 

Spesso inscritto in un cerchio raggiante, evoca la ruota cosmica, gli antichi emblemi del sole nell'Egitto dei faraoni, accostandolo a Horus, il Dio dell'Oro, della fecondità, colui che può nascere nel buio del ventre materno. 

E in quel monogramma, la P, il rho greco, è la stessa lettera che in chimica designa il Fosforo.

Fosforo. 

Portatore di luce. 

Per secoli, la capocchia dei fiammiferi è stata composta con preparati a base di fosforo bianco, poi rosso, sostanze capaci di infiammarsi per attrito. 

Attrito con la fibra di vetro, con una superficie ruvida. 

E questa immagine accende un pensiero. 

Il Cristo che si infiamma e prende fuoco come un cerino se entra in attrito con il vetro. 

Ma il vetro è silicio fuso, e il silicio richiama alla mente la forma più nobile del Carbonio, molecola stessa del nostro corpo, il Diamante. 

Diamond. 

Daimon. 

Il diamante è la forma più eccelsa e perfetta del carbonio, forgiata sotto stress estremo, nelle viscere della terra, da pressioni inaudite e temperature incandescenti.

Ecco allora rivelarsi l'arcano. 

Un Cristo-fosforo che si incendia e diventa Fiamma Divina al contatto, seppur ruvido, abrasivo, doloroso, con la versione più alta e nobile di sé stesso. 

La "striscia" su cui il fiammifero sfreccia è il nostro Diamond polverizzato, il nostro Daimon, quel "demonio" interiore, ma evoluto, trasfigurato, divenuto pura luce potenziale. 

Così come accadde a Prometeo. 

Il suo vero dono all'umanità non fu tanto il fuoco rubato, quanto l'esempio del suo stesso Daimon in azione. 

La sua parte Ri-belle, colei che vuole ritornare al Bello originario, all'armonia perduta, la sua parte migliore, il suo Daimon ridotto in polvere sottile, pronto all'accensione, predisposto all'ascensione.

Accensione. 

Ascensione. 

Quanto sono simili queste parole, e quanto abissale è la differenza che le separa. 

Un'unica "S" le distingue, e quella "S" è la Sophia, la Conoscenza sacra. 

È la sapienza che, innestandosi nel nostro fuoco interiore, trasforma la semplice fiamma che brucia in luce che eleva, che muta l'incendio distruttore in ascesi gloriosa. 

È la differenza che opera nella nostra Coscienza.

Allora comprendiamo la verità più profonda. 

Prometeo non rubò alcun Fuoco Sacro agli Dei. 

Egli ci indicò la via, il metodo, l'ardire necessario per appropriarci del nostro Fuoco interiore, quello stesso che gli Dei, nella loro presunzione, vorrebbero per noi dormiente, sopito, lento, inerte, sottomesso alla naturale evoluzione crono-logica che essi hanno stabilito. 

Gli Dei, non Dio. 

Il Dio interiore, il Daimon, attende solo di essere riconosciuto e destato.

Il contatto, l'accensione della nostra Fiamma divina, può essere dolorosa quanto l'attrito del fiammifero sulla striscia abrasiva. Ma quel contatto è con il nostro Daimon, il nostro Diamante interiore polverizzato. 

Polvere di stelle sparsa sul cuore nell'istante stesso della nostra incarnazione, per ricordarci la nostra provenienza astrale, la nostra origine Divina. 

È una memoria scritta nella carne dello spirito.

E il fosforo che si infiamma, che prende fuoco come la capocchia di un fiammifero, è lo stesso fosforo che, in forma di oligoelemento, custodisce la memoria nel nostro corpo fisico. 

Un fosforo che ha per simbolo la P del cristogramma, la P che rappresenta Cristo, la memoria vivente della nostra divinità interiore. 

Risvegliare questa divinità cristica e solare, che affonda le sue radici nella notte dei tempi, significa prendere piena consapevolezza di essere esseri solari, divinizzati, capaci di creare galassie intorno a sé, di generare mondi, se impariamo a governare il nostro Daimon, il nostro Fuoco Sacro interiore, con ribellione consapevole, con coraggio illuminato, con libertà sovrana, seguendo i ritmi della nostra divinità interiore, che è circolare, trasversale, non lineare né cronologica come pretenderebbe il dio Cronos.

Gli stessi Dei, nelle loro dimore eteree, hanno sempre invidiato la condizione degli Umani. 

Tanto da desiderare di accoppiarsi con loro, di mescolare il loro sangue immortale con la carne mortale. 

Perché l'Umano azzarda. 

Egli non ristagna nell'oasi beata di una divinità acquisita per diritto di nascita, non se ne bea, non vi si crogiola. 

La sua gloria è altrove. 

È nella conquista, nel ricordo, nella manifestazione. 

La sua grandezza sta nel mescolare lacrime e polvere di stelle, nel far germogliare dal pianto la luce. 

Sviluppare il proprio demone interiore significa farlo ardere fino a trasfigurarlo in Diamante, significa imparare l'arte alchemica di governare il Fuoco senza esserne consumati.

Perché è nel mettersi in gioco, nell'osare l'impossibile, che l'Umano si sente veramente vivo, si sente ardere. 

È nello sfidare gli Dei, nel varcare i confini da loro stabiliti, che egli stesso si sperimenta come Dio. Ogni volta che attiviamo il nostro Fuoco Sacro, ogni volta che il nostro Daimon si accende, noi siamo Prometeo. 

Ma nel senso originario e più autentico del termine. 

A favore, "pro", del nostro "meteo", del nostro tempo interiore. 

Il tempo del nostro tempio. 

Quel santuario nascosto nel cuore dove non si adora alcuna divinità esteriore, ma dove si celebra il culto sacro e ineffabile di noi stessi, nella nostra più alta e fulgida essenza.


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 

Tratto dal mio libro

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Ciò che dobbiamo far evolvere