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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

lunedì, maggio 25, 2026

💙 La volpe e l'uva

 



Ho meditato, nelle veglie in cui il tempo si fa luminescenza, sul detto arcano che riguarda la Volpe. Quel detto che la vuole, dinanzi al pampino rigonfio di promesse, pronunciare la sentenza dell’acerbità. 

"Quando la volpe non arriva all'uva, dice che è acerba" 

Un luogo comune, un borbottio contadino per l’anima comune che non coglie l’essenza.

Ma perché, proprio la Volpe è stata scelta come protagonista di questo mistero?

La Volpe è animale di soglia, spirito di frontiera tra il folto e il chiaro. 

In ambito esoterico, la sua coda fiammeggiante rivela lo Zolfo filosofico. 

Lo Zolfo, principio maschile del Fuoco, lo Spirito che non brucia ma che anima. 

La conoscenza omnimoda, l’intelletto d’amore che discerne, scalda e separa.

È noto che l'odore dello Zolfo sia associato al Diavolo. 

Ma è solo l’altra faccia del Fuoco, la scorza che l’iniziato impara a attraversare. 

Ma senza questo Zolfo, la vite inaridisce nel suo stesso succo. 

Lo Zolfo è il guardiano della fermentazione. 

Previene l’ossidazione, quella lenta morte che divora i corpi esposti all’aria corrotta. 

Blocca la crescita dei lieviti selvatici, quei parassiti dell’anima che generano confusione anziché trasmutazione.

Lo Zolfo, che è spirito e materia prima del Sole, perché è simile alla lava che pulsa nelle viscere della Terra, ricordo di un magma anteriore agli Dèi, è l’agente indispensabile per la trasfigurazione. 

Insieme al Mercurio, il suo sposo volatile e lunare, coopera affinché quella divinità in potenza, quel germe di Figlio/Vino, possa manifestarsi. 

Senza Zolfo, il Figlio rimarrebbe mosto senza destino, linfa senza trasfigurazione.

Lo Zolfo presiede anche alla maturazione dell’Uva. 

La protegge dalle muffe, dalla corruzione che è dimenticanza. Protegge, quindi, il Corpo di Luce Cristico, formato da ogni singolo acino come da altrettanti soli in miniatura, dalle radiazioni ultraviolette della coscienza grezza, dai biofotoni che vibrano prima del verbo. 

Lo Zolfo esoterico, la lava che scorre nei meridiani occulti, porta a maturazione l’Uva/Cristo. 

Lo scorta, lo custodisce, lo scolpisce finché non diviene Vino/Cristo. 

Non più frutto, ma spirito liquido che scioglie la lingua nel silenzio.

E nell’attesa, lo rende Mosto. 

E qui la lingua sacra dell’inglese svela l'arcano. 

The most, il superlativo assoluto, "il maggiore", "il migliore". 

Poi, quando il tempo della cantina interiore è compiuto, diviene Wine. Che altro è Wine se non il suono di To win? 

Vincere. 

Il Vincitore. 

Colui che ha attraversato la fermentazione, la putrefazione feconda, la morte dell’acino per rinascere assenza di sete.

Ma infatti, lo Zolfo è uno dei due Draghi del Caduceo. 

Il Drago d’Oro, solare, che si erge sul Mercurio passivo, ricettivo e femminile. 

Insieme, sono la Kundalini ascendente. 

Lo Zolfo è il Fuoco primordiale anteriore al Sole, quella Luce creatrice che è Una e Trina. 

Luce che precede persino Dio, perché è lo strumento con cui l’Altissimo si trasfigura nel Figlio. L’Amore, allora, è la centratura, l’equilibrio tra i due Draghi, affinché nell’Uomo si desti Cristo, "the most", la parte migliore di sé.

Torniamo allora al detto della Volpe. 

Perché si dice che se non arriva all’Uva, esclama che è acerba? 

Non è rancore, non è invidia. 

È una legge di risonanza. 

Solo lo Zolfo/Volpe possiede la vibrazione per portare l’Uva/Cristo alla sua pienezza. 

Se la Volpe è troppo lontana, o il suo fuoco è troppo debole, l’Uva rimane opaca, non toccata dal raggio che la farebbe esplodere in Vino. 

L’acerbità non è un giudizio dell'uva. 

È la constatazione che nessuna trasmutazione è possibile in assenza dello Zolfo.

E la Volpe inglese si dice Fox. 

Fox è quasi Vox. 

La Voce. 

Il Suono, l’Archetipo vibratorio che tesse la materia. 

La Volpe è la Voce che dice il nome dell’Uva affinché l’Uva divenga. 

Non a caso, nelle notti d’Oriente, le Kitsune, le donne volpe della tradizione giapponese, vengono scolpite accanto a globi infuocati. Sono spiriti di fuoco, guardiane del Mistero. 

Nella geomanzia del Feng Shui, il potere delle volpi sul male è immenso. 

Sono le sentinelle delle soglie terrestri a Est, dove sorge la Luce.

E allora, forse, il detto umano è rovesciato. 

Non è vero che la Volpe dice "è acerba" per consolarsi. 

Si tratta, casomai, di una verità iniziatica. 

Se la Volpe non è abbastanza fuoco, se il suo Zolfo interiore è tiepido o spento, non può alchemizzare l’Uva. 

Non può trasformare il grappolo in Corpo di Luce. 

Perché Uva non è solo frutto. 

È U.V.A. acronimo sacro del Corpo Cristico, che come un raggio ultravioletto invisibile, splende solo a chi porta dentro la stessa frequenza.

Il simbolo alchemico dello Zolfo non mente. 

È una croce sormontata da un triangolo. 

Maschile e femminile che si congiungono, come i due Draghi del Caduceo che si intrecciano. 

E sopra, il triangolo. 

La Trinità. 

Energia che equilibra e solleva. Non è mai stata questione di invidia, nei detti popolari. 

Ma di frequenza. 

Non riconosci l’Uva perché non hai ancora l’U.V.A. dentro te. 

Il Corpo di Luce Cristico, dormiente nella tua vite interiore, attende solo il bacio della Volpe. Attende lo Zolfo. 

Attende il Fuoco che sa dire che non sei acerba. 

Che sei pronta per il torchio e per la notte. 

E che diventerai vino, vincendo la morte.

E non tutti, possono diventare vino

Wine

Win-ner

La volpe può essere anche furba. 

Ma deve essere Pura. 

E la Purezza è Frequenza non contaminata. 


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 

La volpe e l'uva




💛 Corrispondenza costellazione Scorpione /Sardegna/siti

 

Questa immagine presenta una correlazione esoterica e archeologica molto suggestiva.
Non si tratta di una mappa geografica ufficiale, ma di un'interpretazione simbolica che lega la Costellazione dello Scorpione (Scorpius) a specifici siti archeologici sulla Terra.
Questa immagine illustra la teoria dello "Scorpione Archeologico", un'ipotesi alternativa che propone una correlazione geografica tra importanti siti storici sulla Terra e la forma della costellazione dello Scorpione. 
La teoria assegna a ogni stella principale della costellazione dello Scorpione un sito archeologico specifico in base alla sua posizione geografica.
Il modello collega luoghi celebri come le Piramidi di Giza (Antares), Machu Picchu (Girtab), Stonehenge (Mu) e Angkor Wat (Dschubba).
Ciò indicherebbe un livello avanzato e condiviso di conoscenze astronomiche tra antiche civiltà geograficamente distanti. 
La mappa presume che i siti antichi siano costruiti in modo da riflettere le posizioni delle stelle della costellazione dello Scorpione, vista dal Centro Galattico (identificato nell’immagine come "Centro Galáctico" / "Atlántida").

Corrispondenze Stelle-Siti

Centro Galattico della nostra Galassia, sappiamo che è Sagittarius A, sulla Via Lattea, la cui parte finale è di dimensione dello Scorpione, considerata la Dea Madre Astrale
Atlantide si pone, a livello astrale, in posizione al centro della galassia.
Le Stelle principali della costellazione (dal corpo alla coda)sono
Antares, che risulta essere il Cuore dello Scorpione, corrispondenti alle Piramidi di Giza (Egitto) e Vaticano (linee di connessione).

Graffias (Beta Scorpii), corrispondente a Xi'an (Cina).

Dschubba (Delta Scorpii) corrispondente ad Angkor Wat (Cambogia).

Pi (Pi Scorpii) corrispondente a  Gunung Padang (Indonesia).

Epsilon (Epsilon Scorpii) corrispondente ad Acropoli (Grecia).

Tau (Tau Scorpii) corrispondente al Palacio del Potala (Tibet).

Mu (Mu Scorpii) corrisponde a Stonehenge (Inghilterra).

Zeta (Zeta Scorpii): corrisponde ad "Atlantida" (sostituita da Città del Vaticano o simbolo di partenza).

Shaula (Lambda Scorpii), corrispondente a Teotihuacán (Messico), sito molto particolare di cui ho parlato in un mio scritto
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/03/7-bamboline-yucatansa-pippia-de-caresima.html?m=0

Lesath (Upsilon Scorpii), corrisponde a Chichén Itzá (Messico).

Girtab (Kappa Scorpii) corrisponde a Machu Picchu (Perù).

Lota (Iota Scorpii) corrisponde all'Isola di Pasqua (Rapa Nui).
(Approfondimenti
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/05/statua-rapanui.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/statua-moai-simbolo-del-femminino.html?m=0)

Vediamo le coordinate di questi punti

1. Teotihuacán (Messico): 19.692° N, 98.844° W
2. Chichén Itzá (Messico): 20.684° N, 88.571° W
3. Isola di Pasqua (Cile): 27.112° S, 109.349° W
4. Machu Picchu (Perù): 13.163° S, 72.545° W
5. Stonehenge (UK): 51.179° N, 1.826° W
6. Giza (Egitto): 29.979° N, 31.134° E
7. Acropoli (Atene): 37.971° N, 23.725° E
8. Vaticano (Città del Vaticano): 41.902° N, 12.453° E
9. Xi'an (Cina): 34.341° N, 108.940° E
10. Angkor Wat (Cambogia): 13.412° N, 103.867° E
11. Gunung Padang (Indonesia): 6.994° S, 107.056° E
12. Palacio del Potala (Tibet): 29.658° N, 91.117° E

L'Analisi dal punto di vista della Qabbalah (Cabala Ebraica)che  studia le corrispondenze tra il mondo fisico (Asiyah) e i mondi superiori (Beriah, Yetzirah, Atzilut), ci fa capire come unire la costellazione dello Scorpione a questi siti permette una lettura simbolica profonda.

Nella Qabbalah, lo Scorpione è associato alla Tribù di Dan e al mese ebraico di Cheshvan (ottobre/novembre).
Che lo Scorpione fosse legato alla tribù dei Dan, già lo avevo sottolineato tempo fa
https://maldalchimia.blogspot.com/2024/05/simbolismo-zig-zag-guanto-gigante-di.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/04/scorpione-unione-tra-i-due-mondi.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/simbologia-manufatti-museo-tessile.html?m=0

Lo Scorpione simbolicamente rappresenta la morte e la rinascita, il pungiglione che ferma il tempo, ma anche il potere di trasformazione e la Sephiroth Bina dell'Albero della Vita (Comprensione/Intelligenza Superiore).
La costellazione attraversa il Centro Galattico (il "buco nero" centrale), che in Qabbalah può essere paragonato al Tzimtzum (il "restringimento" del Divino per creare lo spazio).
Ciò che delinea la costellazione dello Scorpione in questa mappa terrena, è la Linea del Tempo e della Memoria.
L'immagine mostra una "rete" di siti che si estende da Pasqua a Stonehenge fino a Gunung Padang.
In Qabbalah, queste linee possono essere interpretate come Nervi (Gidim) o Vasi (Kelim) del corpo collettivo dell'umanità.
La Terra mappata, diventa come il  Corpo di Adam Kadmon, dell'uomo archetipale.
Se la Terra è vista come un riflesso di Adam Kadmon (l'Uomo Primordiale), queste strutture rappresentano i Punti di Energia (Netivot) lungo la sua spina dorsale o il suo corpo astrale.

Antares, il Cuore dello Scorpione, corrisponde a Giza e al Vaticano. Nella Qabbalah, il Cuore (Lev) è il centro della volontà.
Collegare Giza e il Vaticano indica un passaggio di "autorità spirituale" antica che si trasferisce dal Faraone al Papa, passando attraverso il Centro Galattico (l'Ein Sof).

Il testo "Dinastía 0" indica un tempo al di fuori della storia lineare conosciuta.
Questa mappa disegna un Diagramma di Tikkun (Riparazione). Ogni sito è una Sefirah (emanazione divina) fisicamente manifestata.
Gunung Padang (Pi) corrisponde alla base (Malchut/Regno).

Angkor Wat, corrisponde a Yesod (Fondazione).

Machu Picchu (Girtab) corrisponde a Hod (Splendore/Gloria).

Teotihuacán (Shaula) corrisponde a Netzach (Vittoria/Eternità).

Acropoli (Epsilon) corrisponde a Tiferet (Bellezza/Armonia).

Stonehenge (Mu) corrisponde a Gevurah (Forza/Giudizio).

Vaticano/Atlantide (Zeta) corrisponde a Chesed (Amore/Misericordia).

Nella Qabbalah, lo Scorpione è strettamente legato al Nachash (Serpente primordiale) e al Sitra Achra (L'Altro Lato).
Quando si legge questa mappa, si nota come i punti non siano disposti a caso, ma formino un pattern che ricorda le linee di Ley (linee energetiche terrestri).
Ovviamente lo scorpione, che è correlato alla tribù dei Dan, non può che essere correlato anche al serpente, presente sia nel simbolo della tribù dei Dan, sia come complemento energetico della figura dell'Ofiotauro, riflesso della costellazione dell'Ofiuco, che si poneva esattamente tra Scorpione e Sagittario
Ofiuco, sinergia di Toro e Serpente, importantissimo nella nostra Arcaica Civiltà Sarda ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/ofiuco-toroserpente.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/ofiuco-e-il-nord-est.html?m=0) il cui riflesso è nella simbologia dell'Ofiotauro
( vi lascio il link di due dei miei ultimi scritti a riguardo, che contengono anche i precedenti
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/ofiotauro.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/bronzetto-tetiofiotauro-vesica-piscis.html?m=0)

Ofiuco, tappa importantissima del percorso iniziatico astrale delineato di riflesso, dai nostri siti archeologici più importanti, a cui ho dedicato un'intera sezione nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna *
( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/04/ofiuco-libro-le-dee-silenziose-ilenziose.html?m=0)

Questa mappa suggerisce che l'umanità antica aveva la consapevolezza che il Divino è Partzufim (Volti) proiettati sia nel cielo stellato che sulla terra.
Lo Scorpione, in questo specifico allineamento, agisce come un "ponte" tra la terra (i siti archeologici) e l'oro galattico (il centro dell'essere).
La mappa è una Meditazione sulla corrispondenza macrocosmica: "Come in alto, così in basso"

Dal punto di vista qabbalistico, non si devono cercare "antiche astronavi" in questi luoghi, o chissà quali tracce, ma sono come Vasi di Luce che sono stati posizionati intenzionalmente per riflettere un modello divino.
È la presenza divina sulla terra, la Shekinah, la Forma, il Sacro Femminino tangibile in forma, che irradia attraverso Giza, poi Teotihuacán e così via, connettendo tutte le culture in un'unica "Tenda della Creazione".

Simbolicamente la costellazione dello Scorpione, secondo questa mappa, passa anche attraverso la Sardegna.
Se guardiamo la forma della costellazione, vediamo che
Il corpo è in Messico (Shaula, Lesath).
Le chele sono in Asia/Indonesia.
Il cuore (Antares) è a Giza.
Il pungiglione (stella Girtab o Shaula) è la parte più a ovest della costellazione.

La Sardegna, insieme alla Corsica, si trova esattamente sulla longitudine che corrisponde alla "coda" dello Scorpione se proiettata verso ovest dall'Acropoli.

In termini cabalistici significa che se l'Europa è il "braccio" che tiene lo scudo (la Grecia e il Vaticano), la Sardegna rappresenta la spina dorsale del pungiglione.

Il Legame con la Sardegna si rivela forte, non solo perché i Giganti di Mont'e ne portano segno tangibile, come ho scritto nei link di approfondimento sopra, ma perché riguardo questa mappa si parla di una "dinastia Matrice " di una dinastia antecedente a molti siti citati nella mappa (come Stonehenge e le piramidi egizie).
I Nuraghi, queste torri megalitiche hanno allineamenti astronomici precisi, come sapete anche dai miei approfondimenti a riguardo.
Potrebbero essere considerati un "punto di energia" mancante nella mappa, posizionato idealmente per bilanciare l'asse terrestre con il centro galattico.
Secondo la logica cabalistica e la posizione geografica reale della Sardegna (al centro del Mediterraneo, tra le chele e la coda della costellazione proiettata a terra), la Sardegna è il "Cardine" o il "Punto di Carica" che connette l'Europa con il resto del mondo descritto nella mappa.
È il luogo fisico dove l'energia del "pungiglione" (trasformazione/morte/rinascita) si manifesta prima di arrivare in Italia.

E d'altronde, il cardine, il fulcro energetico e alchemico, della nostra Arcaica Civiltà Sarda è sempre stata la dimensione della "nascita/morte/rinascita" espresso ovunque, dalle Domus de Janas, alle Tombe dei Giganti, ai nuraghi, ai pozzi sacri.
È la dimensione dell'immortalità, degli "Uomini senza Ombra", come il titolo che ho voluto dare al mio libro.
"[...]Gli antichi Sardi avevano capito bene cosa creavano insieme.
Creavano il tempo del "non spazio".
Una dimensione a sé.
Così come l'hanno creata nella griglia-scacchiera.
La nuova dimensione del defunto.
Dove non esiste il tempo.
Dove il tempo si ferma.
Gli antichi Sardi sono i grandi creatori del Non Tempo.
Avevano capito come fermarlo. Come trarne energia.
Dal Sole, all'Azimuth nelle stele delle Tombe dei Giganti.
Dentro i pozzi Sacri, dentro il nuraghe.
Quel momento senza "ombra ", è il momento in cui si sta insieme al Sole che "solstizia ".
Ci si ferma con il Sole.
Ci si "addormenta "un po con il Sole, e con esso si può essere in uno Spazio-Tempo, che esula dalla dimensione materiale.
Come se non si esistesse.
Perché il Sole al suo Zenith non crea ombre.
E chi non ha ombre, non esiste.
Perlomeno nella dimensione temporale.
Esiste in quell'attimo di eternità che diventa divino.
Come quel Gigante di Mont'e Prama che sembra si ripari la testa dallo scudo.
Ma perché rappresentare un guerriero, un eroe, con uno scudo in testa?
Non sarebbe stato più logico rappresentarlo con uno scudo davanti, in segno di protezione e difesa?
Ma è proprio questa posizione corporea ad Azimuth, che mi fa pensare al Sole che cade in perpendicolare sulla testa, sia un gesto istintivo di protezione dai raggi solari forse troppo forti ( e come potevano rappresentare un sole che batte all'azimuth, senza ombra, se non rappresentandone una protezione istintiva? ), in un momento in cui, essendo "senza ombra sotto i piedi", non si appartiene a questa dimensione, quindi ad una dimensione del "divino", dove il tempo si è fermato un attimo.
I greci chiamavano i Sardi il "popolo dei dormienti", perché le loro "incubazioni" non avvenivano per ricevere risposte dagli spiriti delle divinità, ma per abbandonarsi all'oblio del "senza tempo", dell'eterno[...]"

Dal mio libro" Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" in cui nomino Selket, la Dea Scorpione, correlata in particolare allo scorpione intesa come nepida, lo scorpione d'acqua dolce, come quella dei pozzi sacri di cui ricalca la conformazione, e legato in particolare al Pozzo Sacro di Predio Canopoli ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/pozzo-predio-canopoli-canopi-libro-le.html?m=0)
"[...] Tra queste dee, un ruolo di primo piano spetta a Selket (o Serqet), la dea raffigurata con uno scorpione sul capo, protettrice dei vasi canopi e delle porte del Duat, l’aldilà egizio.
[...] La nepida, vivendo tra due elementi, è un maestro del respiro, del soffio vitale.
La sua puntura paralizza, “stringe la gola”, ma il suo veleno, in dosi omeopatiche, contiene l’antidoto.
È la perfetta rappresentazione alchemica del "solve et coagula", del distruggere per ricomporre in forma nuova.
Selket è colei che “apre la gola”, che permette di respirare dopo la paralisi della morte, restituendo il pneuma divino all’iniziato.
( vedi https://maldalchimia.blogspot.com/2023/12/il-caduceo-della-domu-de-jana-di-baldedu.html?m=0)
[*Il soffio divino, che i Flamini Dialis romani (eredi di una sapienza etrusco-sarda) cercavano di captare con l’apex sul loro capo, è la stessa energia che vibra nelle Domus de Janas sarde, luoghi di rigenerazione uterina dove l’iniziato, deposto in posizione fetale, ascoltava il respiro della Grande Madre Terra.
Perché le Domus de Janas non sono capanne, ma sterni, "carene" del Soffio Divino - https://maldalchimia.blogspot.com/2023/01/le-domus-de-janas-non-sono-capanne.html?m=0]
Questa simbologia dello scorpione, profondamente legata all’acqua e alla trasformazione, trova una perfetta corrispondenza nell’orientamento del pozzo Canopoli.
L’ingresso a sud-ovest, orientato al tramonto del solstizio d’inverno, è il punto in cui il sole inizia la sua discesa negli inferi, la sua “puntura” mortale che lo condurrà al buio più profondo.
L’acqua del pozzo, in questo contesto, è l’acqua amniotica della nepida, il liquido vitale in cui l’iniziato, come Osiride, deve essere smembrato (simbolicamente) per poter essere ricomposto.
È la fase della nigredo, l’opera al nero, propedeutica a ogni vera rinascita.
Il simbolismo converge ora verso una sintesi superiore, incarnata dall’Ofiotauro, una figura emblematica della bronzistica sarda, raffigurante un toro con un serpente.
Questa creatura mitologica è la rappresentazione concreta della "coincidentia oppositorum", dell'unione degli Opposti.
Il Toro, principio solare, terrestre, della forza e della fertilità materiale, e il Serpente, principio ctonio, lunare, della conoscenza e del rinnovamento ciclico.
La loro unione, dove il serpente (simbolo del Femminino sapienziale) si attorciglia o si erge accanto al toro (simbolo del Maschile generativo), genera l’essere androgino, il Rebis alchemico, che ha superato ogni dualità.
[...] Il Pozzo di Canopoli non è dunque solo una struttura idraulica, ma una macchina iniziatica.
Il suo asse sud-ovest/nord-est non indica un semplice allineamento astronomico, ma un percorso spirituale.
È la direzione dell'anabasi
Si entra da sud-ovest, dal tramonto del solstizio d’inverno, dal regno del fuoco e della terra, dalla fase di catabasi, di discesa nella materia, nel buio della grotta uterina.
Lì, l’acqua, retta dal simbolo dello scorpione/nepida di Selket, compie la sua opera di dissoluzione e di guarigione.
Si risale verso nord-est, verso l’alba del solstizio estivo, verso il regno dell’acqua e dell’aria.
È l’incontro tra la memoria primordiale (acqua) e lo spirito (aria), la definitiva trasmutazione.
L’acqua diventa soffio, il liquido amniotico diventa pneuma.
Questa direzione, nord-est, è il vettore dell’anabasi spirituale.
È la via della sapienza serpentina che sale lungo la colonna vertebrale (l’asse del mondo), dall’acqua della terra all’aria del cielo[...]
[...] È la direzione indicata dall’Ofiotauro, dove il toro della materia si lascia guidare dal serpente della conoscenza[...]"

Cosa ho scritto prima?
Che la "spina dorsale" del pungiglione della costellazione dello Scorpione si "adagia" proprio in corrispondenza della Sardegna.
Come sempre, anche a distanza di tempo, tutto torna a conferma che le iniziali intuizioni, nate proprio come necessità di condivisione e di pubblicazione editoriale, sono state giuste, poiché profondamente sentite e vibranti.
A conferma.
A riconferma per procedere, per andare avanti.
Con infinita gratitudine sempre.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

 Corrispondenza Scorpione /siti /Sardegna


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domenica, maggio 24, 2026

💛 Porta di Tell Dan ( analisi esoterica)

 Avevo gia approfondito sulla  porta di Tell Dan, un anno fa https://maldalchimia.blogspot.com/2025/05/porta-di-tel-dan.html?m=0

"Porta della città alla città biblica di Dan, ex Laish, Genesi 14. Questa porta ha 4.000 anni. 

Tel Dan, "Collina di Dan", (תל דן in ebraico, in arabo Tel el-Qadi, Collina del Giudice, traduzione letterale del nome ebraico, dove "Dan" significa "giudice" o "colui che giudica") è un sito archeologico israeliano in alta Galilea vicino alle Alture del Golan. 

Il sito è identificato quasi con certezza con la città biblica di Dan, la città più settentrionale del Regno di Israele, che secondo l'Antico Testamento era conosciuta come Lesem o Lais (Giosuè 19,47[1]; Giudici 18,7.27-29[2]) prima della conquista da parte della tribù di Dan."

Un luogo interessantissimo anche dal punto di vista dell'analisi esoterica/ Ghematrica, non solo archeologica, che trova corrisponde con l'arcaica civiltà sarda 

Emerge, da questa analisi, l'archetipo del Giudizio 

Concetto, quello del Giudizio /Giudici Divini, che abbiamo già in forma ancestrale, come decodifica nella scacchiera di Pubusattile ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/simbologia-dei-64-quadrattini-della.html?m=0) 

Qui l’Archetipo del Giudizio, si manifesta nella Porta di Tel Dan come uno Stargate Sephirotico, dell'Albero della Vita. 

Le coordinate geografiche e Stellari che emergono ne fanno un  “Punto di Frattura” sulla Linea di Abramo

Per comprendere la sacralità di un luogo, dobbiamo prima situarlo nel reticolo energetico della Terra e del Cosmo.

Per quanto riguarda le coordinate Geografiche, la Porta di Tel Dan si trova approssimativamente a 33°14'N 

35°39'E. 

Questo la colloca in Alta Galilea (Israele), alla sorgente del fiume Giordano, ai piedi del Monte Hermon.

Le coordinate di Tel Dan (33° Nord) incrociano un’importante linea latitudinale, con un certo “spessore” energetico (33° è il numero mas' sonico per eccellenza, grado del Rito Scozzese Antico ed Accettato, legato alla perfezione e al triangolo).


Per quanto riguarda le coordinate Stellari la Porta di Dan, dedicata al Giudice, è astrologicamente legata alla Bilancia (Tzedek/צדק), il cui esilio è governato da Venere, ma la cui essenza profonda è la Giustizia Divina. 

Tuttavia, la struttura arcuata e la sua funzione di “passaggio” la rendono un’emanazione terrestre di Tiferet (Bellezza/Armonia) sul piano di Malkuth (Regno).


L’asse della porta si allinea durante l’equinozio di autunno (Yamim Noraim, Giorni del Giudizio) con il sorgere di Spica (Alpha Virginis) nell’orecchio della Vergine (Bethulah). 

Spica rappresenta la “spiga di grano” (la rinascita), ma storicamente è la stella che guidava i Pelasgi (i Peleset/Filistei), che sono strettamente collegati agli Shardana. 

Spica è la stella che indica il Giudizio sul raccolto dell’anima.


Il complesso monumentale della Porta Canaanita (la più antica in arco di fango al mondo, 4000 anni fa) misurava 15.5 metri di larghezza per 7 metri di altezza (circa 5,4 metri la luce dell’arco) . La porta israelita successiva (età del Ferro) ha dimensioni di 17.5 m x 11.5 m .


Il modulo 1-5-7

Prendiamo le misure più arcaiche: 7 m di altezza, 15.5 m di larghezza.


7 ( archetipo Zayin)

Lo Spirito, i 7 cieli, i 7 pianeti allineati nel labirinto di Benetutti .

( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/simbologia-equinoziale-del-labirinto.html?m=0) 

La porta è alta 7 metri, quindi è la Porta dello Spirito.

 

15 (Yod-Heh)

Le prime due lettere del Tetragramma (YH), la Sapienza e la Comprensione.

 

15.5 (e il resto)

Qui emerge la Tau. Se riduciamo il numero 15.5 alla sua essenza cabalistica, abbiamo 1+5+5 = 11.

 

11 (Aleph + Iod)

Il 11 è il numero della “Spina Dorsale” e del “Serpente di Bronzo”. 

È l’Arcano della Forza 

Ma attenzione: 17.5 e 11.5 delle porte successive.


Il "Giudizio" Numerico

Se prendiamo la misura di 17.5 (larghezza delle porte di età israelita ), la gematria ridotta ci porta a 1+7+5 = 13.


13: è il numero di Echad (Uno/אחד), l’Amore, ma anche la Unità delle Tribù. 

La tredicesima tribù dei Dan 

13, archetipo Mem, la Acque Cosmiche. 

Sardegna Cultura Madre del Culto dell'acqua. 

Nella Qabbalah pratica, il 13 è la fusione di 12 (le tribù) + 1 (il Giudice/Dan). 


L’altezza di 11.5 (1+1+5=7) ribadisce il perfetto equilibrio: 13 (Larghezza/Dan) e 7 (Altezza/Spirito).


La Porta nella Qabbalah. 

Nun e Dalet (נ + ד)

Simboli della Tribù dei Dan ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/il-simbolo-della-tribu-di-dan.html?m=0) 

La Tau (ת) come unione di Nun (נ) e Dalet (ד).


Questo è il cuore della questione. La Porta non è solo un muro, è una Spada Fissa (la Dalet) e un Serpente che nuota (la Nun).


Dalet (ד)  Valore 4

Archetipo della Porta, il Riparo, l’Umile (la povera).

La Dalet è la struttura fisica. 

Nella Porta di Dan, le quattro camere laterali (4 camere)  rappresentano i 4 mondi della Qabbalah (Atziluth, Beri’ah, Yetzirah, Assiah). 

Entrare nella porta significa attraversare i 4 livelli di coscienza. In Sardegna, vediamo la Dalet nelle 4 pietre angolari dei nuraghi e nei 4 lati dei Giganti di Mont'e Prama (che sono “i Quattro” guardiani).

Si ipotizza infatti un tempio, a Mont'e Prama i cui custodi erano i Giganti 


La Nun (נ), Valore ghematrico 50. 

È l'Archetipo del Pesce (la fertilità), la Trasformazione, il Sangue.

La Vesica Piscis onnipresente nella nostra Arcaica Civiltà Sarda, le cui navicelle Shardana ne sono un simbolo archetipale ( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/07/navicella-e-vesica-piscis.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2026/04/argo-libro.html?m=0) 


La Nun è la Sefirah di Netzach (Eternità/Vittoria). 

È l’energia che scorre. 

Nella porta, Nun si manifesta nelle volte ad arco (le prime volte in mattoni della storia) . 

Come nella stele centinata dell'esedra delle Tombe dei Giganti. 

Un quadrato sormontato da un arco (simbologia archetipale https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/lapidi.html?m=0) 

L’arco è la rappresentazione fisica del Nun. 

È l’acqua che scende e risale, il respiro. 

La rinascita. 

Notare che Nun in aramaico significa “Pesce”, lo stesso simbolo che i primi cristiani (ebrei) usarono per la salvezza. 

Il pesce è il "Sardo" per eccellenza (Icnusa, l’isola di Saturno/Pesce).


La Tau (ת), Il Sigillo:

Unendo Dalet (Riparo fisico) e Nun (Trasformazione liquida) ottieni Tau. 

La Tau è l’ultimo Archetipo (22°), il Mondo, il Segno della Croce (il +). La Porta di Dan, vista dall’alto, forma una Tau rovesciata (se consideriamo le due torri laterali e l’ingresso rientrante). 

È il bastone del Giudice.  L'accostamento ai Giudici Sardi (Giudicati) è illuminante. 

Il Giudice (Dan) è colui che siede alla Porta.


La porta di Dan è uguale ai caratteristici portoni sardi

L’equivalenza è strettissima non solo estetica ma funzionale.


Ho sottolineato che  la stele di Chemosh (divinità con toro)ritrovata nelle stesse alture del Golan ha correlazione con il suo capovolgimento nelle stele di Laconi e Oniferi( ( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/07/stele-di-chemosh.html?m=0)) 

Nella Qabbalah, il "capovolgersi" si chiama Olam HaTohu (Il Mondo del Caos) che diventa Olam HaTikun (Il Mondo della Correzione).


Il Toro nella stele di Chemosh è Joseph (la tribù di Giuseppe/Giosuè) o Chemosh (la distruzione). 

Capovolgendolo, il toro diventa la Domu de Jana. 

È madre terra (la Mucca celeste Hathor/Isis) che accoglie i morti, la dimensione della trasmutazione per la vita dell'oltre. 


La Porta di Dan, come la Domus, è un ingresso al ventre della Dea.

L’Ingresso Quadrato. 

Le Domus de Janas hanno ingressi quadrati (Dalet). 

La Porta di Dan ha un sistema a camere simmetriche (4+4). 

In Sardegna, l’architettura sacra mantiene il quadrato (il mondo fisico) per accedere al circolare (il cielo, la tholos nuragica). 

Qui, a Dan, si entra nel quadrato per salire alla corte celeste (il Giudizio).


La porta è dello stesso periodo di Abramo 

Ma Abramo, non avrà discendenza sarda? 

(https://maldalchimia.blogspot.com/2022/06/stele-israele-con-capovolto.html?m=0) 

Dal mio scritto

"In questa zona  del massiccio di Har Karkom, si vedono riprodotti i più impressionanti graffiti scoperti nell’area. Sono datati all’epoca di Mosè ed evocano chiaramente le vicende bibliche: uno raffigura due tavole divise in dieci quadri, un altro la verga che diventa serpente, poi l’occhio di Dio, l’uomo orante.

Ai piedi della montagna, rimasta deserta e intatta per millenni, sono stati ritrovati – spiega Anati – perfino “dodici cippi che fronteggiano una piattaforma di pietra ("su Santu Doxi sardo-il Santo dodici-forse si riferiva alle 12 tribù di Israele? Perché è chiamato Santo?) 

Ciò richiama il passo dell’Esodo (24,4): ‘E Mosè levatosi per tempo eresse ai piedi del monte un altare e dodici cippi, per le dodici tribù d’Israele'”.

Quelle 12 tribù d'Isra*ele che discendono dal patriarca Giacobbe, figlio di Isacco e nipote di Abramo, a cui fu dato il nome di Israele e che diede il suo nome alla nazione che da lui ebbe origine.

Abramo ebbe due figli: Ismaele (dalla schiava egizia Hagar) e Isacco (dalla moglie Sara).

Dal primo discendono gli Arabi, detti anche Ismaeliti o Agareni, dal secondo invece discenderanno Giacobbe e i suoi figli (dieci avuti dalla prima moglie Lia e dalle ancelle Bila e Zilpa, e i due prediletti, Giuseppe e Beniamino, dalla seconda moglie Rachele), da cui saranno originate le 12 tribù, tra cui, la tribù di Dan( figlio di Bilhah, un'ancella di Rachele, poiché questa sembrava non poter avere figli. Significa YHWH mi ha fatto giustizia) 

Ed è straordinaria anche la presenza, a valle,  sempre in questo massiccio di Har Karkom, di un’ottantina di tombe, chiamate “i sepolcri dell’ingordigia”. 

Ingordigia.. 

Abramo

Ma come si dice "ingordigia" in sardo? 

Quando uno è ingordo di un qualcosa, non si dice forse, che è "abbrammiu/abbrammidu"? 

Abbrammiu/Abramo

Abramo sepolto probabilmente, in una degli ottanta "sepolcri dell'ingordigia". 

Questa similitudine è straordinaria.

 Questo è il passaggio più ardito ma linguisticamente ineccepibile dal punto di vista esoterico.


"Abbrammiu"

Il termine sardo per "ingordo"  risuona come Abramo. 

Nella Bibbia, Abramo "alza gli occhi" per vedere la Terra Promessa. 

È "ingordo" di futuro, di seme, di stelle.

Ho citato i "sepolcri dell'ingordigia" (Kibroth Hattaavah, Numeri 11). Qui il popolo si lamenta e desidera la carne (ingordigia). 

Il parallelo con il sardo "Abbrammiu" suggerisce che la radice di Abramo non sia solo "Padre delle moltitudini", ma sia etichettata nell'immaginario semitico-sardo come "Colui che Desidera/Il Desiderante".

Abramo ebbe Ismaele (arabi) e Isacco (ebrei). 

Ma se Prima di Abramo, i Pelasgi/Shardana (antenati dei Sardi) solcavano il mare? 

La Stele di Dan (IX sec a.C.) parla di un "Re della Casa di Davide". 

Ma i Dan (Tribù di Dan) sono "figli di Bilhah". 

Erodoto e la Bibbia parallela (Giudici 5,17) accusano i Dan di essere "rimasti sulle navi". 

Ecco la chiave. 

I Dan sono il ponte.

I Dan navigarono e partivano dalla Sardegna? O forse, come sostiene la Qabbalah Storica, la Shekhinah (Presenza Divina) in esilio si è rifugiata per un ciclo anche in Sardegna.


La Porta di Dan ha lo stesso spessore simbolico dei Portoni dei Giganti di Mont'e Prama. 

sono ingressi blindati, con stipiti alti, che non lasciano passare l’uomo comune, ma l’eroe (il Gibbore), il guerriero Shardana con le corna (il Toro).


Il messaggio esoterico della Porta dei Dan, è che è una porta iniziatica 

Si entra (dove 4000 anni fa si ergeva l'ombra di Abramo e la spada di Melchisedek), e si deve deporre  l'identità profana. 

Questa è la Porta del Valore 50 (Nun) e del Valore 4 (Dalet).


50 è il numero del Portale (la Nuova Gerusalemme ha 50 porte, la Pentecoste, il Giubileo). 

4 è la materia. 

Entrando, si trasforma la materia in spirito.

Questo arco di fango (l'umile Dalet) è lo stesso che costruirono i nostri antenati Shardana quando eressero i Protonuraghi. 

Il Dio con le corna (Chemosh/Baal/YHWH) non è un idolo, ma l'Archetipo del Giudice (Dan), colui che vede le azioni.


Come il Labirinto di Luzzanas disegna i 7 pianeti sulla pietra, così questo ingresso disegna la Tau sulla Terra. 

I Sardi (i nuragici) e i Danesi (gli israeliti del nord) condividono lo stesso sangue dei Pelasgi. 

Sono costruttori di torri (Nuraghi/Teli Dan) che diventano occhi di Dio.

La Porta di Tel Dan non è quindi solo un reperto israelita. 

È un modello archetipico universale di Giustizia, probabilmente ereditato dai Popoli del Mare (di cui i Sardi sono eredi e rappresentanti diretti), che insegna che il passaggio dallo stato profano a quello divino avviene solo attraverso la misura geometrica perfetta. 

Il quadrato (terra) coronato dall’arco (cielo), ovvero la Tau, il sigillo del Dio che Giudica.

La Sardegna conserva la memoria in pietra (nelle Domus de Janas, nei pozzi sacri) di ciò che a Tel Dan è stato conservato nel fango. 

La porta dell’Aldilà dei Giudici.


Tiziana Fenu

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Porta di Tell Dan (analisi esoterica)




sabato, maggio 23, 2026

💛 Sa Mandra e Sa Jua(analisi esoterica)

 

Ho già avuto modo di parlare del complesso nuragico Sa Mandra e sa Jua( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/orsa-maggiore-giogo-dei-buoi.htmlhttps://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/giovanni-juvaleorsa-maggiore.html) e oggi approfondisco l'analisi esoterica e cabalistica di questo sito straordinario, che si rivela come un autentico luogo di potere la cui architettura e il cui nome custodiscono un messaggio alchemico cifrato di straordinaria profondità.

Quanto segue è un'analisi che intreccia ghematria, archetipi cabalistici, geografia sacra e cosmologia, sviluppata proprio a partire dal mio prezioso testo e dalle mie intuizioni in esso contenute.

Per comprendere straordinaria opera litica dobbiamo prima tracciarne il perimetro sacro, il Temenos.
Il complesso sorge presso San Nicola (Ozieri).
Analizzando i quattro punti cardinali attraverso il paesaggio, emerge una "croce" diacronica di sacralità.

A Nord, a Settentrione correlato all'Orsa Maggiore, si erge il Nuraghe stesso.
Esso è il cardine, l’axis mundi.

A nord-ovest, la presenza del Rio Mannu (il "Fiume Grande") costituisce il limite liquido, simbolo delle acque primordiali Tehom da cui emerge la creazione.

A Sud, il Mezzogiorno correlato a Tifeo, verso il sud, si apre la vallata che conduce a Ozieri, antica Othoca, città dalla forte connotazione storica.
In chiave simbolica, sud è il regno del fuoco e della materia grezza.

A Est verso il Levante, correlato alla simbologia del Giardino, abbiamo il dominio di questa  direzione della Chiesa romanica di San Nicola di Butule (XII-XIII sec.). L’alba sorge alle spalle del luogo di culto cristiano, indicando che la nuova luce spirituale nasce dall’antico sapere nuragico, non lo sostituisce.

A Ovest, il Ponente, direzione degli Inferi, a circa un chilometro di distanza, sorge Pont’Ezzu (dal sardo Ponte Vecchio).
Questo ponte romano, che scavalca il Rio Mannu, rappresenta il passaggio, la transitio dall’aldiquà all’aldilà.
Nella tradizione, il ponte è il giudizio, il passaggio dell’anima (simile al Chinvat dei persiani o al Sirat islamico).

Il sito si manifesta come un microcosmo.

L’asse del Nuraghe (Nord)/ Pont’Ezzu (Ovest) traccia la direzione del tramonto e della morte iniziatica.

L’asse San Nicola (Est) /Ozieri (Sud) traccia l’alba della resurrezione e la materia.

Il centro di questa croce è il villaggio nuragico, l’Umbilicus Sardiniae simbolico dove si celebra la Ierogamia (le Nozze Sacre) tra Cielo e Terra.

Il nome "Sa Mandra ‘e Sa Jua" (o Giua) è la chiave di volta dell’intero sistema.
"Sa Mandra"
Non è solo un recinto per animali. La radice Mand- richiama il greco mandra (recinto) ma anche il sanscrito mandala (cerchio).
Il recinto è il Cerchio Magico, lo spazio sacro separato dal caos profano. È il Tempio.

"Sa Jua" (Giua)
Richiama l’egiziano Iwa (bue, toro). Ma anche il latino Iugum (giogo).
Il giogo non è oppressione.
In alchimia e cabala, il giogo è la coppia di opposti (Sole e Luna, Zolfo e Mercurio) che devono essere "aggiogati" per tirare l’aratro della creazione.

Interpretiamo "Sa Jua" come ebraico approssimato:
Samekh (ס) + Ayin (ע) + Yod (י) + Vav (ו) + Aleph (א).

La Samekh, con  valore ghematrico 60, rappresenta il cerchio, il serpente che si morde la coda, il supporto divino.
È il quindicesimo archetipo, quello della fertilità.

Ayin (ע), con valore ghematrico 70 è l'archetipo della corrispondenza "come è sopra, così sotto"
L’occhio, la fonte di luce, la visione interiore.

La  Yod (י) è 10. La mano, il punto seminale, la scintilla creatrice.
La prima lettera creatrice del tetragramma divino YHWH

La Vav (ו), il 6.
È l’unione, il chiodo che congiunge cielo e terra. La kundalini energetica.

L'Aleph (א), valore 1, è il toro, il respiro, l’Uno primigenio.

Il totale numerico, è 60 + 70 + 10 + 6 + 1 = 147.
Riduzione teosofica: 1+4+7 =
12 (le tribù, i segni zodiacali, le porte del tempio).
1+2 = 3 (la trinità alchemica: Zolfo, Mercurio, Sale).

Il messaggio cifrato Il cerchio dell’occhio divino (Samekh-Ayin) unisce (Vav) la scintilla (Yod) al Toro primordiale (Aleph) per formare la Trinità dell’equilibrio perfetto.

Applicando l’Albero della Vita cabalistico ai resti del complesso, vediamo una corrispondenza archetipica che trasforma l’architettura in una mappa dell’anima.

Abbiamo la Sephiroth Kether (Corona), che corrisponde alla Tholos principale (il Mastio).
La torre centrale, crollata ma ancora potente, è Kether.
È il punto di contatto diretto con il "Seminatore" (Sator).
Il fatto che manchi l’architrave e che si conservi la base significa che la Corona è "invisibile" ma fondante.
È il Primum Mobile.

La Srph Chokmah (la Saggezza) e la  Sephiroth Binah (l' Intelligenza)sono correlate alle due Torri secondarie
Rappresentando una croce nel cerchio, le due torri laterali rappresentano le colonne di Jakin (destra/Binah) e Boaz (sinistra/Chokmah).
Sono i due buoi aggiogati.
Non a caso sono conservate solo alla base, e questo è molto simbolico.
L’intelletto umano (Binah) e la saggezza istintiva (Chokmah) emergono dal terreno incoscio.

La Sephiroth Tifereth (la Bellezza) può essere collegata al Cortile Interno
Indica la connessione tra le torri.
È il cuore, il Sole alchemico.
È la croce dentro il cerchio.
È dove viene compiuto il lavoro di trasmutazione.

Yesod (il Fondamento)sono le capanne circolari, il villaggio annesso al Nuraghe.
Yesod è la luna, il subconscio collettivo.
Le capanne rotonde, più antiche, sono le dimore degli iniziati.
La loro forma raccoglie la Shekhinah, la Presenza divina femminile.

La Sephiroth Malkuth (il Regno)é rappresentato dalle capanne quadrangolari, più tardive, di età romana).
È la materia finale.
Roma, il potere terreno, aggiunge il quadrato (la terra) al cerchio (lo spirito) del nuraghe.
La continuità abitativa in età romana non è degenerazione, ma l’incarnazione del principio alchemico.
Lo spirito (quello arcaico drl nuraghe) deve discendere nella materia (le ville romane) per redimerla.

In questo contesto, visto che si è ipotizzato che fosse una reggia tespiade( prof. Ugas) si manifesta l’Archetipo del "Gigante Tespiade".
Nella Cabala, questi corrispondono ai Nefilim (i "caduti") o ai Ghibborim (i potenti).
Essi sono coloro che hanno disceso la scala di Giacobbe per insegnare agli uomini l’arte della costruzione sacra.
Erano 40, ma il numero non è univoco e varia nelle diverse fonti antiche.
La risposta più precisa è 41, anche se le tradizioni mitologiche oscillano tra 40 e 50, a seconda della versione considerata.
Il re Tespio aveva 50 figlie (le Tespiadi).
Eracle giacque con tutte in una sola notte (o in 50 notti), generando 50 figli (i Tespiadi).
( su Eracle https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/posada-lantica-feronia.html?m=0)
Dei 50 figli, giunti all'età virile, 41 salparono per la Sardegna guidati da Iolao (nipote di Eracle).
Dei restanti 9, alcuni rimasero a Tebe (2 o 3) e altri a Tespie (7).
Secondo alcuni studiosi, proprio questo numero 40 (o 41) tenderebbe a coincidere con il numero dei maestosi nuraghi "a tholos" con antemurale (cinta turrita esterna), considerati le "regge" degli antichi capi tribali sardi (i Re Tespiadi).
In sintesi, sebbene nascessero in 50, il gruppo storico che i miti collocano come fondatori dell'etnia sarda (Iolei) è tradizionalmente composto da 40/41 eroi.
Il numero 40 (o 43) dei Re Tespiadi  coincide con le 40 settimane della gestazione umana e i 43 centimetri della volta celeste nella mistica ebraica (la Sefirah Da’at).
Essi sono gli architetti dell’Anima Mundi.
Ma io l'ho sempre scritto
Gli Architetti Divini( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/la-geometria-del-6-nel-mento-del.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/08/il-cubito-reale-sardo-simbolo-dei.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/i-grandi-architetti-costruttori-della.html?m=0)
I Giudici Divini

Si manifesta chiaramente la Simbologia Astrale e la Danza del Sator, perché il nome "Sa Mandra ‘e Sa Jua" si proietta direttamente in cielo.
L’Orsa Maggiore (Septem Triones), è il carro che gira attorno al polo, ed è l’immagine stessa dell’eterno ritorno.
I sette buoi (le 7 stelle principali) arano il campo del cielo.
Questo è il Sator latino ("Il Seminatore").
Il Seminatore non è un uomo, ma la forza stessa che fa ruotare l’universo.
Le Pleiadi (al collo del Toro), sono le 7 sorelle, il grembo cosmico.
Il giogo dei buoi poggia sul collo del Toro (Taurus), dove risiedono le Pleiadi.

L'Orsa Maggiore è forza definita maschile in tarda epoca, il tempo che ruota (Crono/Saturno).

Le Pleiadi sono per antonomasia Forza femminile, la matrice (Rea/la Grande Madre).

Il complesso non è un forte, né un villaggio.
È un "Ara Coeli", un "Altare del Cielo" fossilizzato nella pietra. L’architettura "a doppio giogo" che si vede (la croce nel cerchio) è la rappresentazione in pianta del movimento celeste: la rotazione dell’Orsa intorno al polo.

La Croce nel Cerchio corrisponde alla quadratura del cerchio. Operazione impossibile in geometria, ma possibile nello spirito.
Significa che la spirale del tempo (l'Orsa) si ferma nel punto centrale (il Nuraghe).
Il tempo scorre, ma l’Iniziato che soggiorna in quel cerchio è fuori dal tempo.
D'altronde i nostri Antichi Sardi erano coloro che praticavano l'incubatio, nei giorni fuori dal tempo
Dal mio libro
"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera il Caos, il Caos che rinnova l’Ordine"
"[...] Anticamente, proprio quei riti dei 9 giorni lunari, un solstizio sciamanico, un rito per vincere la morte, dormendo, nel quale facevano cadere 9 giorni di sonno senza sogni, erano i 9 giorni della manifestazione, dell'Epifania, senza tempo, dove il periodo lunare e solare si sovrapponevano, in luoghi sacri alchemici, come la parte più interna e protetta dei nuraghi, o nelle Tombe dei Giganti. 
Erano i figli della Luna, gli Dei immortali, dormienti, che vincevano la morte dormendo, in un grande sonno, dove si solstizia, si soggiorna, nella consapevolezza, nella Sophia del Fanes, del Dio primordiale androgino[...]"

Il Giogo Sacro (Su Juvale)che era usato anche come per i moribondi, dalla Sacra Accabadora, e per il parto è il fulcro.
Il giogo è l’ultimo sacramento. Nella tradizione ermetica, il morire è come nascere.
Entrambi sono "aggiogamenti" a una nuova dimensione. S’Accabbadora, nel suo aspetto più alto, non colei che poneva fine alla vita, ma una psicopompa che "slegava" l’anima dal giogo del corpo o lo "legava" al nuovo respiro della vita.
Il giogo schiaccia due buoi insieme. È l’unione degli opposti (vita/morte, maschio/femmina).
Il nuraghe è la macchina litica che facilita questa unione.
Il nuraghe è riflesso dell'armonia musicale, della frequenza armonica delle sfere celesti
(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/05/i-nuraghi-riflesso-dellarmonia-musicale.html?m=0)

Per quanto riguarda le coordinate del Nuraghe e la loro Traslazione Astrale, abbiamo:
40°36’37.98"N
8°59’18.28"E (approssimative, area di San Nicola).

Latitudine 40° 36’ N
Questo parallelo incrocia la Grecia settentrionale (il Monte Olimpo, dimora degli Dei) e la Turchia (la Troade, sede della guerra di Troia, mito fondativo dei popoli del mare, gli Shardana).
A livello astrale, guardando il cielo da questa latitudine, la stella polare (Polaris) si trova a un’altezza di 40° sull’orizzonte.
L’angolo di 40° è l’angolo della bilancia, della pesatura delle anime.

Longitudine 8° 59’ E
Questo meridiano passa per il cuore dell’Europa centrale e scende in Africa.
A livello astronomico, questa longitudine è prossima a quella del Meridiano di Torino (anticamente considerato uno zero per la cartografia italiana).

Abbiamo una corrispondenza astrale diretta.
All’equinozio di primavera (II millennio a.C.), il sorgere eliaco delle Pleiadi avveniva in perfetta corrispondenza con l’allineamento del corridoio del nuraghe.
Ma il dato più forte è il legame con Saturno.

Saturno (Shabbatai in ebraico) è Dio del tempo, dell’agricoltura, del giogo.
È il pianeta della malinconia (melanconia = atrabile, l’umido radicale dell’opera al Nero).
Il Quadrato di Sator, il "Sator Arepo Tenet Opera Rotas", che io chiamo in causa come "progenitore del Sinis"( approfondimenti https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/il-progenitore-del-quadrato-di-sator-il.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2023/01/lefod-sacerdotale-dei-giganti-di-monte.html?m=0
E voglio sottolineare che anche la scacchiera di Pubusattile, della Domu de Jana di Villanova Monteleone, quella di "8 x 8"quadratini, ha in sé la Matrice del quadrato del Sator ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/12/il-64-nel-quadrato-di-satorsinis.html?m=0), oltre altri aspetti già indagati e di cui parlo in particolare nel mio libro," Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna") si rivela chiaramente.

Il messaggio è che Sa Mandra ‘e Sa Jua è la proiezione in pietra del quadrato di Sator.
Come in quel quadrato magico, le parole sono disposte in croce.
Qui, i 4 punti cardinali sono i 4 bracci della croce, e il nuraghe bilobato è la "N" centrale di Tenet.
Tenet nel quadrato del Sator significa "tiene", "regge".
La struttura regge l’opera celeste. La croce nel cerchio  è la rappresentazione visiva del pentacolo di Saturno.
Il complesso di Sa Mandra ‘e Sa Jua non ti racconta una storia di pastori o guerrieri.
Ci consegna un Trattato di Cosmogonia murato in pietra.
Alchemicamente, il  Caos primordiale (Rio Mannu, l’acqua) viene domato dal Recinto (Sa Mandra, la forma).
La forza bruta del Toro (Sa Jua) non deve essere uccisa, ma aggiogata al Carro dell’Orsa (il Tempo).
L’Iniziato che osserva il giogo impara a non opporre resistenza alla rotazione celeste.
Quando l’anima è in punto di morte (Su Juvale sotto il capo), non deve lottare.
Deve piegarsi al giogo divino. Questo nuraghe è la macchina che, allineando i quattro cardini (Est/Ovest/Nord/Sud con il suo corpo, Alto/Basso con la sua anima), ferma il tempo (Saturno) e permette di vedere l’eterno presente.
Il volo ultimo, il Volo del Cigno, la croce dentro il Cerchio/Grembo dell'Orsa Maggiore.
È la Croce che quadra perfettamente il Cerchio( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/croce-nel-cerchioshamain-mundus-patet.html?m=0)

Siamo di fronte alla Chiesa di San Giovanni dei Nuragici, dove il Sacramento non è il vino, ma il Giogo.
Dove il Battesimo non è l’acqua, ma la Polvere delle stelle dell’Orsa Maggiore che compie il suo eterno giro.
La tradizione de S’Accabadora non è violenza, ma l’estrema unzione dei Tespiadi.
È l’arte di slegare il giogo al momento giusto, perché l’anima possa tornare alle Pleiadi, il recinto celeste dove i buoi sacri riposano.
Argomenti trattati nei miei libri sotto un aspetto non propriamente cabalistico, a cui sto dando spazio in questi miei ultimi scritti, ad integrazione.
Integrazione, che, sorprendentemente, non fa che confermare, a livello logico, razionale, perché la dimensione numerica è razionale, e si rivela nella sua pluristratigrafia simbolica, la profonda corresponsione tra i vari livelli di lettura dei siti e simbolismi sardi, che collimano, anche con queste ulteriori analisi, perfettamente, delineando un quadro di insieme ancora più affascinante, misterico e sacro, e dando straordinaria conferma di quelle che sono sempre state le mie intuizioni iniziali.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

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Sa Mandra e sa Jua (analisi esoterica)













💛 Sommo Sacerdote analisi esoterica (libri)

 Ho avuto già modo di approfondire sul bronzetto del Sommo Sacerdote, sia nei miei precedenti scritti( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/07/sommo-sacerdote-approfondimenti.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/05/sommo-sacerdote-fatimaargeiargia.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/sommo-sacerdote-fatima-libri.html) sia nei miei libri( anche nel libro da colorare, per bambini) 

nominato e approfondito in più contesti, poiché offre una simbologia polisemantica davvero straordinaria. 

Ciò che sto facendo, in modo particolare in questi scritti, è un'Analisi Ghematrica e Cabalistica, che non mi sono sentita di intrecciare alle mie precedenti pubblicazioni editoriali, in quanto questo ulteriore approfondimento merita uno spazio tutto suo. 

In base a questa analisi, a riconferma, il "Sommo Sacerdote" si rivela come Il Custode dell’Arco di Luce. 

Questa analisi si propone di esplorare il bronzetto del cosiddetto "Sacerdote Musico" (X-VII sec. a.C.), custodito al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, non come una semplice raffigurazione rituale, ma come un complesso dispositivo simbolico e tecnologico. 

Attraverso la lente della Qabbalah e della Ghematria, emergerà la natura di questo personaggio come "Tecnico del Sacro", un androgino perfetto la cui veste e i cui paramenti raccontano l'equilibrio delle polarità cosmiche e la gestione di energie che noi, moderni, definiremmo elettriche o acustiche.

Prima di procedere con l'analisi numerica, è doveroso un ripasso dei dati oggettivi del reperto, fondamentali per ancorare la speculazione cabalistica alla realtà archeologica.

Il Sommo Sacerdote, o Sacerdote Musico, definizione che condivido in parte, è di provenienza sconosciuta. 

Acquistato sul mercato antiquario, si ipotizza un’area di influenza cultuale, forse collegata al nuraghe o alla fonte sacra .

Le dimensioni dovrebbero essere di 14,5 cm 

Presenta due Armille alle caviglie. È un elemento distintivo che fonde la danza (movimento) al potere (ornamento).

Mantello a griglia/ragnatela è una tessitura geometrica che isola e protegge, ricordando il bisso (isolante) descritto nell'Esodo.

Il supporto sulla schiena è un’asta che collega il corpo al disco sul capo, formando un circuito chiuso.

La forcella semilunare è un elemento oggi rimosso, che in origine forse completava il disco solare, creando una sinergia "Luna-Sole" .

La Qabbalah insegna che la creazione avviene attraverso numeri e lettere. 

Il "punto" primordiale da cui tutto si genera è la lettera Yod . 

Ha valore 10 e rappresenta la "Concentrazione" del divino nel materiale. 

È l’inizio della manifestazione, la scintilla nascosta.

Il Sommo Sacerdote indossa due armille (due cerchi) alle caviglie.

Ogni armilla, come avevo già sottolineato è una Yod, di valore 10 + la seconda armilla (Yod = 10) = 20.

Le due armille innescano una  Trasformazione Cabalistica. 

Il valore 20 corrisponde alla lettera Kaf . 

Kaf è l’undicesimo archetipo, ma nel suo valore semplice (20) rappresenta la "Corona" (Keter) e la funzione di "Penetrazione" , ovvero la capacità di andare oltre l’apparenza fisica per cogliere l’energia divina che la sostiene.


Interpretando a livello alchemico, si attiva il passaggio dal 10 (Yod, il punto) al 20 (Kaf, la corona), che descrive l’illuminazione del cammino. 

Attraverso le armille, i piedi del sacerdote (la sua azione sulla terra) vengono "caricati" di una polarità. 

Argomento già affrontato nel giugno del 2020( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/osservavo-queste-tre-immagini-la-prima.html?m=0) 

 perché è la stessa dinamica energetica dei due scudi drl guerriero di Teti( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/geometria-sacra-guerriero-teti.html?m=0) di cui ho parlato e approfondito anche nei miei libri

( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/analisi-ghematrica-guerriero-teti.html?m=0) 

Quando batte i piedi in danza, i due cerchi (Yod+Yod) creano una sinergia che non è più solo 20, ma è la potenza della Corona che si manifesta. 

Non è un ornamento estetico, ma un condensatore di polarità

Perché un "tecnico" del divino dovrebbe indossare un mantello a griglia (simile a una ragnatela)?

Nel passo dell'Esodo (28, 31-35) già citato, la veste di Aronne è cosparsa di melagrane e sonagli d’oro, e l’accesso al Santo è pericoloso. 

Ipotizzo che il bisso (la seta di mare, di cui qui in Sardegna abbiamo una Jana Maestra unica al mondo, Chiara Vigo) fosse un isolante elettrico.

La Qabbalah aggiunge un ulteriore strato di significato. 

La Ragnatela. 

Nella tradizione sciamanica sardo-egizia, il ragno (S'Argia) tesse il filo del destino. 

Nella Cabalà, la trama è la matrice della realtà. 

Il mantello a griglia rappresenta le Sefirot (i 10 nodi della ragnatela divina) collegate dai sentieri (i 22 fili dell’alfabeto ebraico).

La Funzione di questo mantello si amplifica. 

La griglia non solo isola dal "fuoco" sacro (elettricità), ma crea una gabbia di Faraday spirituale. 

Il sacerdote è il solo "punto fermo" (Yod) in un campo di energia rotante. 

Egli entra nella "Tenda del Convegno" (la zona ad alto voltaggio) non toccato dalla morte, perché la sua veste lo "mette a terra" rispetto alle scariche, mentre le armille lo elevano a conduttore.


Ho fatto in passato un'analogia con la Dea Alata Nubiana ( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/07/dea-alata-nubiana.html?m=0)e con le lampade di Dendera, che oggi mi si rivela cruciale. 

Il supporto sulla schiena e il disco sul capo richiamano i "fiori di loto" del tempio di Hathor, che alcuni studiosi, e anche io, interpretano come rappresentazioni di lampade ad arco.

Il copricapo del Sommo Sacerdote visto frontalmente, ricorda la forma dell’Ankh (la chiave della vita). 

Ghematricamente, l’Ankh è la combinazione di T (Tau, croce materiale) e il cerchio (spirito). Nell’Esodo, questo è il luogo dove si manifesta la luce.

Ma non solo. 

C'è la questione della Mezzaluna rimossa  

Originariamente, il Sacerdote aveva una forcella semilunare che partiva dal disco. 

La Luna (femminile, valore 20) e il Sole (maschile, valore 10) si univano. 

La Qabbalah insegna che l’illuminazione (Keter) avviene quando le due polarità si toccano.

Il Sole è l’energia pura (Yod).

La Luna è la ricezione (Kaf).

Insieme, generano il "Sacro Matrimonio". 

L’aureola dei santi, che vediamo nell’iconografia cristiana, non è altro che la memoria storica di questo effetto luminoso generato dall’arco di luce tra le corna lunari e il disco solare .

La Stele di Tanis recita che gli Shardana (antichi Sardi) avevano un cuore impavido e "non si sapeva come combatterli".

Se applichiamo la chiave cabalistica al "Guerriero di Teti" di cui ho approfondito più volte sia nei miei scritti che nei miei libri, altra iconografia polisemantica, di cui ho fatto l'analisi ghematrica proprio recentemente ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/analisi-ghematrica-guerriero-teti.html?m=0), che impugna due scudi rotondi ravvicinati, notiamo la stessa identica geometria delle armille: due cerchi (due 10, due Yod) che si sfiorano.

Questa configurazione genera un arco elettrico (come tra i due cherubini sull’Arca-  https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/s-arca-sacra.html?m=0) 

Il Sommo Sacerdote non è un guerriero, ma un dissuasore.

La sua mano destra (lato maschile, emanante) tiene un oggetto (aulos o bacchetta) che agisce da attivatore o da taser ancestrale. 

Il suono (il Verbo) che emana non è melodia, ma frequenza. 

"In principio era il Verbo" significa: all’inizio era la vibrazione che organizzò la materia (luce).


Concludo con la più alta delle rivelazioni ghematriche.

La parola ebraica Bellezza si dice Yofi (יופי).

Yod (10) + Peh (80) + Yod (10) = 100.

Il valore 100 è il numero della completezza assoluta, la totalità della manifestazione.

La Prima Yod è la scintilla iniziale (il bronzo grezzo).

La Peh (80) è la bocca, il suono, la parola. 

Il verbo che si fa carne. 

È la fase intermedia, la lavorazione, la danza, il canto, il rituale.

La seconda Yod è la scintilla finale, la luce che si sprigiona dal disco solare. Il ritorno all’Uno.

Il Sommo Sacerdote è la "Bellezza" congelata nel bronzo. 

Egli dimostra che i Sardi antichi non adoravano idoli, ma gestivano archetipi. 

Controllavano l’energia attraverso la geometria (i due cerchi), la fisica (isolamento/conduttività) e la metafisica (il suono).

Questo bronzetto non è un "dio" né un semplice "sacerdote". 

È la rappresentazione fisica della Yod, il punto attraverso cui l’energia divina (YHWH) entra nel mondo. 

La danza (le armille) crea l’energia, il mantello la canalizza, il suono la modula e il disco la emette. 


Per quanto riguarda le dimensioni del bronzetto ho scritto che dovrebbe essere di 14,5 cm

La tradizione insegna che per comprendere un numero complesso, lo si deve ridurre alle sue componenti essenziali.


14 è il valore di David  che significa "Amato". È la cifra della congiunzione tra cielo e terra, dell'unione delle polarità.

È anche il numero della Nun, quattordicesimo Archetipo, sempre presente nella nostra Arcaica Civiltà Sarda 


5 è il valore della lettera Hei , il secondo Nome divino, che rappresenta il respiro, il suono, il vuoto primordiale da cui la luce emerge.


14,5 dice

"L'Amato (14) si fa respiro (5)". 

Non è una statua. 

È un'espirazione congelata.


Il numero 14,5 è esattamente la metà di 29.

29 è il valore di Levanah, la Luna.

È il ciclo lunare, femminile 

Il Sacerdote ha una forcella lunare, così si è ipotizzato. 

Essendo un essere divinizzato, è androgino, manifesta le due polarità energetiche. 

La luna, nella Qabbalah, è lo specchio che riceve la luce del Sole e la riflette sulla terra. 

Infatti si ipotizza una forcella specchiata, magari in ossidiana. 

Ma la luna è anche simbolo del Mondo di Yesod (Fondazione), il recettore delle energie.

Il fatto che il bronzetto misuri la metà di 29 significa che il sacerdote non è né la luna piena (riflessione totale) né la luna nuova (assorbimento). 

Egli è la mezzaluna. 

È il momento esatto in cui la luce solare inizia a toccare il bordo del disco lunare.

E qui tutto si connette alla forcella semilunare rimossa. 

Il bronzetto dovrebbe misurare 14,5 perché la sua funzione è essere la metà visibile di un arco completo. 

L'altra metà è invisibile, è l'energia che manca, il complemento celeste.


Se eliminiamo la virgola (e nella Kabbalah la virgola è uno tzimtzum, una contrazione dell'Infinito nel finito), otteniamo 145.


È il valore della parola "Ani Yode'a" (אני יודע) – "Io so".


Ma c'è di più. 

145 è anche il valore di "HaShem Echad" (השם אחד)

"Il Nome è Uno".


Il sacerdote musico, alto 14,5 cm, è una dichiarazione di gnosi, di conoscenza ancestrale. 

Ogni centimetro dice: 

"Io so che il Nome è Uno. La mia danza, il mio mantello a griglia, le mie armille, sono la manifestazione di questa Unità".


14,5 si manifesta anche come Intervallo Musicale

Ho sempre parlato di suono e frequenza, nella nostra Arcaica Civiltà. 

In acustica cabalistica, il numero 14 (David) è la corda che vibra.

Il numero 5 (Hei) è il quinto intervallo, la quinta giusta, l'intervallo più stabile e armonioso dell'ottava, quello che nella musica antica era chiamato diapente.

14,5 è quindi la misura di un circuito armonico chiuso. 

Il sacerdote non emette un suono a caso. 

La sua statura è la distanza fisica tra due nodi di un'onda stazionaria. La sua altezza è mezza lunghezza d'onda di una frequenza che ancora oggi, se potessimo calcolarla, risuonerebbe con la frequenza di risonanza della Terra, la cosiddetta frequenza di Schumann, i 7,83 Hz, i cui armonici si avvicinano pericolosamente a questa proporzione. 


Ho scritto, inconsciamente, che le dimensioni dovrebbero essere di 14,5 cm

Quel "dovrebbero", però in effetti, è la rivelazione più alta. 

Nella Kabbalah, il dovrebbe è il mondo di Beriyah (Creazione), che non è ancora il mondo di Asiyah (Azione, la misura reale). 

Forse il bronzetto non è esattamente 14,5. 

Forse è 14,4 o 14,6.

Però il numero 14,5 non è una misura. 

È una promessa. 

È la soglia che il bronzetto tende a incarnare, ma che non può mai raggiungere completamente perché, se lo facesse, se fosse l'Assoluto matematico, allora l'arco di luce si chiuderebbe, il circuito si completerebbe, e il sacerdote non sarebbe più un mediatore, ma diventerebbe la fonte stessa. 

E quella è una potenza che nessun tecno-mago può contenere senza dissolversi.

Il Sommo Sacerdote è "Bellezza" (Yofi = 100), ma 14,5 è la radice di quella bellezza. 

È il numero della Trasduzione. 

Non é cielo né terra, né sole né luna, né 14 né 15. 

È l'attimo esatto in cui il respiro (Hei) tocca il cuore (David) e lo accende.

Le armille alle caviglie (20 = Kaf) e il mantello a griglia chiedevano al corpo di essere un condensatore. L'altezza di 14,5 cm chiede al bronzo stesso di essere un risonatore. 

Non è una statuetta. 

È un diapason fossilizzato.


I Sardi veri, hanno lasciato Bellezza e Civiltà, perché capivano che la materia è solo vibrazione lenta dello spirito. 

Il Sommo Sacerdote è colui che sapeva come accelerare quella vibrazione per trasformarla in Luce.


Tiziana Fenu

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Sommo Sacerdote analisi esoterica