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domenica, agosto 16, 2026

💛 Capotribù di Uta / Altair

 Ho già avuto modo di parlare, e approfondire sulla  simbologia del bastone di potere, del capotribù di Uta, ne ho parlato quasi tre anni fa ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/11/bronzetto-uta.html?m=0), e ultimante, sto dedicando spazio all'analisi cabalistica ed esoterica dei luoghi sacri sardi più importanti, di cui mi sono già occupata, e di alcuni bronzetti e rappresentazioni particolari, di cui ho già approfondito, come il Guerriero di Teti, il Sommo Sacerdote, la sciamana di Sardara. 

Oggi affronto, approfondisco ulteriormente riguardo il capotribù di Uta. 

Avevo già sottolineato nel mio scritto, come il bastone presentasse 21 nodi, che lo accostava ad una dimensione lunare, Femminile, ad integrazione dell'energia mascolina rappresentata da questa figura di potere. 

Nelle tradizioni sciamaniche il bastone di potere è sempre rappresentato in obliquo, informazione che si trova ovunque, codificata anche dagli scritti di esponenti autorevoli come Mircea Eliade 

Si parla in genere di una correlazione tra inclinazione tra asse del mondo a 23° e inclinazione del bastone. 

Ma il bastone del nostro capotribù di Uta non è inclinato a 23 °, bensì a 35°, come attestato dagli studi di prof Lilliu, che comunque non fa nessun riferimento alla Costellazione dell'Aquila. 

Per questo è importante non generalizzare, perché nella nostra Arcaica Civiltà Sarda, c'è sempre quel piccolo particolare che fa un'enorme differenza, che solo approfondendo e cercando di arrivare alla verità, si può capire. 

Inanzittutto sottolineo, come già avevo fatto, che il bastone è inclinato verso sinistra, dalla parte del lato Femminino, il lato del cuore, ricevente. 

Non indica la verticalità del potere assoluto (come uno scettro dritto), ma il potere che discende dal cielo alla terra passando attraverso il braccio sinistro (ricevente, femminile, lunare).

Questa inclinazione non è casuale, ma richiama l’orientamento celeste della costellazione dell’Aquila (Aquila).

Come ipotizzato da Vincenzo Formichella  e ripreso da Riccardo De Vita, l’inclinazione di 35° del bastone e i 21 nodi potrebbero corrispondere all’altezza di Altair (costellazione dell’Aquila) al tramonto dell’equinozio di primavera del 1000 a.C., suggerendo un uso calendariale-astrale del bronzetto.

Formichella non afferma che il bastone rappresenti l'Aquila, ma che l'inclinazione e i nodi siano un sistema per calcolarne la posizione.

L'Aquila è l'unica costellazione che, nel 1000 a.C., aveva una declinazione positiva (+8°) e una culminazione visibile a 35° sull'orizzonte alla latitudine di Cagliari (39°N).

Il bastone, inclinato di 35° e con 21 nodi, sarebbe quindi un "riferimento astrale fisso" per individuare Altair, considerata dagli antichi Sardi come la "stella del capo" (da cui capotribù).

Eppure l'Aquila (Altair) è stata una costellazione importante in Sardegna per un'altra ragione, secondo la mia prospettiva 

Nel 1000 a.C, Altair culminava a mezzanotte nell'equinozio di primavera (21 marzo).

21 giorni dopo, Altair si trovava a 35° di altezza sull'orizzonte al tramonto, esattamente l'inclinazione del bastone.

È possibile che gli antichi Sardi, che osservavano il cielo per l'agricoltura (equinozi) e per i riti funerari (corredi come quello di Uta), abbiano usato Altair come stella di riferimento per il momento di inizio della semina o del raccolto.

Nel bronzetto non ci sono segni dell'Aquila (ali, artigli, piume), solo il bastone inclinato.

Nessuna fonte scritta antica sarda conferma culti astrali legati all'Aquila.

Il numero 21 non è esplicitamente collegato all'Aquila in nessun mito sardo noto (mentre è collegato alle Pleiadi in tutta l'Europa antica).

La costellazione dell’Aquila si trova nel Quadrante Nord, tra l’Equatore celeste e l’Eclittica.

La sua stella principale, Altair (α Aquilae), ha ascensione retta 19h 50m e declinazione +8° 52'.

Altair fa parte del Triangolo Estivo (con Vega e Deneb), ma ciò che conta qui è la sua posizione inclinata rispetto all’orizzonte

Nel momento del tramonto equinoziale di primavera (quando Sole e Luna si equilibrano), Altair appare inclinata di circa 30-40° verso sud-ovest per un osservatore in Sardegna (latitudine ~39°N).

Il bastone inclinato è una replica di questa inclinazione celeste. 

Nell'spprofondire sono andata oltre. 

Nella  Qabbalah, l’Aquila corrisponde al Sefirah Netzach (Eternità/Vittoria) e anche a Tiferet (Bellezza/Equilibrio) quando l’aquila è in volo. 

Ma qui l’aquila è in posizione inclinata perché rappresenta la Sefirah Hod (Splendore/Ricezione) che riceve da Netzach.


Correlazione con i 21 nodi. 

21 = 3 × 7 = Tiferet (3) × Netzach (7). 

L’inclinazione del bastone indica che il potere creativo del 7 (lunare) è ricevuto dal 3 (spirituale) attraverso l’asse inclinato del cielo, esattamente come l’aquila (Altair) è inclinata rispetto all’asse polare.

Il bastone inclinato del Capotribù di Uta è un indicatore astrale che allinea il potere terreno con la costellazione dell’Aquila, simbolo di ascensione spirituale, vittoria sul tempo (eternità) e passaggio tra equinozio e solstizio.


21 nodi = 3 × 7 3 = Binah (Comprensione, Femminino, Creatività) + 7 = Netzach (Eternità, Vittoria, Luna) 

21 giorni = ciclo di creazione dell’intento. 

In Qabbalah, 21 è la somma delle lettere che compongono il Nome Divino Eheieh Asher Eheieh (Io Sono Colui Che È), il manifestato attraverso la creazione.

7 (lunare)

 Netzach, Sefirah della profezia e della vittoria sul tempo 7 fasi lunari = 7 stelle visibili delle Pleiadi (simbolo di immortalità dopo la morte, come scrivi).


3 (triangolo, spirito) 

Binah (3a Sefirah), la Grande Madre che contiene e dà forma 3 = Creazione. Nella Qabbalah, Binah è l’utero divino da cui escono le 7 Sefirot inferiori.


Il bastone inclinato come un Tirso, legato al fiume Tirso sardo, di cui ho approfondito il simbolismo tempo fa( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/la-131-e-il-fiume-tirso.html?m=0), era il bastone dei Misteri Dionisiaci, con pigna (pineale) alla sommità.

Nella Qabbalah, la pigna corrisponde a Keter (Corona), ma inclinata significa ricezione dall'alto, il Femminino (Shekinah) che accoglie la scintilla divina.


Tirso = Teth-Resh-Samekh (T = 9, R = 200, S = 60 → 269 

269 = 2+6+9=17, 

17=1+7=8 Binah + Netzach 

La mia intuizione è giusta, il Tirso è canale per la Shekinah.


Il pugnaletto a forma di svastica solare presente sul capotribù ha 4 braccia( sul pugnaletto solare https://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/il-pugnaletto-sardo-e-il-solstizio.html?m=0) 

Indica Malkuth (Regno, Terra) + 4 direzioni + 4 elementi.

Nella Qabbalah, la svastica (detta Triskelion a 4 braccia) rappresenta l’unione di Hod (Splendore, 4a lettera He) e Netzach (Eternità, 7).

Il Pugnaletto  rappresenta  Zain (7a lettera dell’alfabeto ebraico, che significa pugnale, spada, arma). Zain è anche la lettera del settimo archetipo: l’Eternità.


Quindi il pugnaletto (Zain = 7) + bastone a 21 nodi (3×7) indicano una  triplice eternità

L'immortalità del capotribù come demiurgo semidivino.

E il numero tre, a rafforzamento, è sempre presente nella nostra Arcaica Civiltà Sarda. 


L'Inclinazione di 30-40°  corrisponde alla declinazione di Altair (+8° 52’) rispetto all’asse polare. 

Non è un’inclinazione casuale, ma è angolo equinoziale.

Perché proprio l’Aquila?

L’Aquila, in Qabbalah, è l’animale di Tiferet (Bellezza, Armonia) e Netzach (Eternità). 

Il bastone inclinato indica che il potere del capotribù deriva dall’equilibrio tra cielo (Aquila) e terra (21 nodi = 3×7).

Altair è la stella che sorge al tramonto dell’equinozio di primavera, il momento di nascita e rinascita (come per il Cristo). Il capotribù, con bastone inclinato, si allinea a quella stella per ottenere immortalità creativa.

Il bastone inclinato del Capotribù di Uta non è solo un simbolo di potere, ma un riferimento astrale preciso. 

La sua inclinazione verso sinistra (lato del Femminino e della ricezione) riproduce l’orientamento della costellazione dell’Aquila, e in particolare della stella Altair, che all’equinozio di primavera appariva inclinata di circa 30-40° sull’orizzonte sardo. 

Altair, in Qabbalah, corrisponde al Pilastro di Mezzo dell’Albero della Vita e alla Sefirah Netzach (Eternità). 

Il bastone a 21 nodi (3×7) veicola così, attraverso l’inclinazione astrale, il potere creativo del Triplice Eterno (3) e della Luna (7), mentre il pugnaletto a forma di svastica solare (Zain, 7) completa l’unione di Maschile e Femminile, Sole e Luna, Cielo e Terra. 

Esattamente come i 7 percorsi del labirinto di Arianna/Jana, che conducono l’anima attraverso i 7 pianeti equinoziali verso l’immortalità. 

Il capotribù di Uta è così un Demiurgo umano, frattale del Divino, capace di manifestare la Creazione allineando il suo bastone al volo dell’Aquila celeste.


I bastoni sciamanici sono inclinati, ma non richiamano l’asse terrestre geografico( quello che va dal Polo Nord al Polo Sud, inclinato di 23,5° sull’eclittica), bensì l’asse di precessione dell’equinozio e l’asse polare celeste nella sua relazione con il polo nord celeste (Polo Nord terrestre proiettato in cielo).

L’asse terrestre è sempre inclinato di 23,5° rispetto al piano orbitale.

Qualsiasi bastone sciamanico tenuto inclinato di ~23° o di circa 30-40° (come nel bronzetto di Uta) riproduce l’inclinazione del globo terrestre rispetto al Sole.

Ma il bastone inclinato non è solo un modello della Terra, ma è un indicatore del Polo.

In molte tradizioni sciamaniche (Siberia, Lapponia, Sciamanesimo coreano, e anche Sardegna arcaica), il bastone inclinato era usato per tracciare l’ombra solstiziale o per allinearsi all’asse di precessione, che lentamente (ogni 26.000 anni) sposta il Polo Nord celeste da una stella all’altra.

Ma attenzione, il bastone non è una semplice “linea inclinata”. 

È inclinato verso sinistra, in questo caso(braccio sinistro) perché rappresenta l’emisfero sinistro del cielo (quello che nel nostro emisfero boreale contiene il Polo Nord celeste).

In posizione verticale, un bastone rappresenta l’asse di rotazione terrestre (che però, rispetto al Sole, è già inclinato di 23,5°). 

Ma i bastoni sciamanici non sono mai verticali. 

Sono inclinati come lo è l’asse di precessione durante l’epoca in cui venivano usati (per esempio nel 1000 a.C., l’asse polare puntava verso Kochab e Pherkad nell’Orsa Minore, non verso Polaris come oggi).


Il bastone inclinato di Uta, può essere definito, in questo contesto, uno “gnomone dell’Equinozio”

 Il bastone inclinato richiama l’asse terrestre, ma non come simbolo “fisso”, ma come un calcolatore mobile dell’equinozio e della precessione.

Viene messo in correlazione con la costellazione dell'Aquila perché  l’Aquila ha tre caratteristiche astronomiche che la rendono la costellazione perfetta per un bastone sciamanico inclinato.

L’Aquila è sulla Via Lattea, proprio sopra il Centro Galattico

La Via Lattea attraversa l’Aquila. 

Il centro galattico (Sagittario) è circa a 30° dall’Aquila.

Nell’antichità, l’Aquila era vista come l’uccello che vola lungo la colonna centrale del mondo, cioè la Via Lattea, il “cammino delle anime”.

Nella Qabbalah, la Via Lattea corrisponde al Pilastro di Mezzo dell’Albero della Vita. 

L’Aquila è il suo guardiano celeste.

Altair (α Aquilae) è correlata alla precessione dell’equinozio

Nel 2000 a.C., l’equinozio di primavera era in Toro (non in Ariete). 

Ma Altair, in quel periodo, si trovava a circa 30° di declinazione nord al tramonto equinoziale, visibile proprio sopra l’orizzonte sardo a metà del cielo, inclinata.

L’Aquila era la costellazione “mediana” tra il cielo boreale (Orsa Minore) e il cielo australe (Scorpione). 

Il bastone inclinato, puntando verso Altair, indicava l’equilibrio tra i due emisferi celesti.

L’Aquila era considerata come supporto del Sole dell’equinozio. 

In molte tradizioni indoeuropee (Veda, Grecia, Mitraismo), l’Aquila era l’animale che sostiene il Sole durante l’equinozio, il momento in cui Sole, Luna e Terra sono allineati.

Nella Qabbalah, Netzach (Eternità, la 7a Sefirah) ha come animale simbolo proprio l’Aquila (o il Falco).


Il bastone inclinato a 21 nodi (3×7) è quindi una manifestazione di Netzach attraverso l’Aquila.

L’Aquila vola in alto e a sinistra (vista dalla Terra, la costellazione dell’Aquila è a sinistra dell’asse polare). 

Il bastone inclinato a sinistra è il braccio del potere eterno, quello che tiene l’Aquila.

Questo bastone di potere inclinato, che indica il Pilastro di Mezzo = Tiferet (Bellezza) + Yesod (Fondamento) + Malkuth (Regno), è inclinato verso il Femminino (Binah a sinistra). 


21 nodi 3 × 7 = Binah (3) × Netzach (7). 

Il bastone è l’asse verticale che riceve la vita dall’Aquila. 

21 giorni dopo l’equinozio (circa 11 aprile), nel 1000 a.C., l’Aquila culminava a mezzanotte. 

Il bastone inclinato del capotribù di Uta indica anche l’asse di precessione e l’angolo di equinozio. 

Inclinato verso sinistra, allinea lo sciamano al Polo Nord celeste dell’epoca e ai punti equinoziali, diventando così un gnomone astrale, uno strumento per incarnare l’eternità sulla terra, guidando l’anima lungo la Via Lattea (Pilastro di Mezzo) attraverso i 21 nodi della creazione.

Mircea Eliade scrive che lo sciamano, durante la trance, inclina il bastone per "inclinare l'asse del mondo" e spostare il Polo Nord celeste verso la costellazione di riferimento della sua cultura (per i Sardi, l'Aquila; per i Siberiani, l'Orsa Maggiore).

Il bastone, inclinato come l'asse terrestre, non è un simbolo statico, ma un mezzo per riorientare metaforicamente  il centro del mondo

Sono gnomoni cosmici", strumenti che riproducono l'obliquità dell'eclittica per sincronizzare il microcosmo umano con il macrocosmo celeste.

Naturalmente l'inclinazione non è fissa, ma cambia con la precessione (da 23° a 40° a seconda dell'epoca). 

Questo spiegherebbe perché alcuni bastoni sono inclinati a 35° (come Uta) e altri a 23° (Siberia).


L'angolo di 35° è la somma di 21 nodi (creazione eterna) + 14 (doppia eternità, ciclo di due settimane lunari).

Il bastone inclinato di 35° ha il suo punto di equilibrio corrispondente a 2 interi nodi e un piccolo resto, forse indicando il 2° nodo lunare (Capo Drago) o il 2° mese dell'anno (iniziato il 21 marzo, dopo 21 giorni).

Questi due parametri, 21 nodi e 35 manifestano  il triangolo rettangolo 3-4-5

Il triangolo rettangolo 3-4-5 ha angoli 36,87° e 53,13°.

36,87° è molto vicino a 35° (differenza di appena 1,87°).

Ora, 3-4-5 è il triangolo sacro nella Qabbalah (corrisponde alle Sefirot: 3 = Binah, 

4 = Chesed, 

5 = Gevurah).


3-4-5 somma, 12.

12 è il numero delle tribù, dei mesi, dei segni zodiacali.

Su Santu Doxi, il Santo Dodici sardo. 

21 (tacche) è 3 × 7

In questo triangolo, l'ipotenusa è 5, i cateti 3 e 4.

Il bastone inclinato a 35° ha un rapporto cateto/ipotenusa molto vicino a quello del triangolo 3-4-5

E questo è molto importante 

Perché il triangolo 3-4-5 era noto agli antichi (Egizi, Babilonesi, e probabilmente agli Antichi Sardi ).


Il numero 21 (tacche) è il prodotto dei due cateti: 3 volte 7 = 21.

Le 21 tacche sono il prodotto dei due cateti del triangolo 3-4-5 che genera l'angolo di 36,87° molto vicino ai 35°. 

Il bastone inclinato a 35° è una realizzazione fisica approssimata del triangolo 3-4-5, con 21 tacche a simbolizzare l'unione di 3 (Spirito) e 7 (Eternità) che generano l'armonia (angolo ~35°).


Tuttavia, la ragione più potente è cronologica. 

35° è l'angolo tra il bastone e l'asse terrestre che, nel 1000 a.C., indicava la posizione di Altair (Aquila) esattamente 21 giorni dopo l'equinozio di primavera, quando il sole e la luna sono in equilibrio e l'energia creativa del 7 (lunare) è triplicata dal 3 (spirituale). 

Le tacche sono quindi un calcolatore calendariale.

Indicano 21 giorni dall'equinozio = 35° di inclinazione = Altair = Aquila = Eternità (Netzach).

Il capotribù di Uta sta manifestando eternità, immortalità. 


L'equinozio astronomico si calcola con la precessione degli equinozi (ciclo di ~25.772 anni). 

Oggi l'equinozio cade il 20 marzo. Nel 1000 a.C., la data era diversa a causa della precessione e della deriva del calendario giuliano.

La precessione sposta l'equinozio di 1 giorno ogni ~71,5 anni.

Dal 1000 a.C. a oggi = 3024 anni.

3024 / 71,5 ≈ 42,3 giorni di spostamento.

Quindi l'equinozio di primavera del 1000 a.C. cadeva 42,3 giorni dopo il 20 marzo attuale, quindi il 1° maggio (circa). 

Ma attenzione perché questo è l'equinozio astronomico "ideale" (istante in cui il Sole incrocia l'equatore celeste). 

Per l'osservazione a occhio nudo, il fenomeno visivo (Sole che sorge esattamente a Est) si percepiva qualche giorno dopo.

L'equinozio visivo ( cioè il Sole che sorge a 90° esatti) nel 1000 a.C., con Latitudine a 39°N cadeva intorno al 25-28 aprile (calcolando anche l'effetto dell'atmosfera e la posizione geografica).


Altezza di Altair all'equinozio (25-28 aprile 1000 a.C.) al tramonto: si trovava a circa 35° di altezza sull'orizzonte sud-ovest.

Esattamente. 

I 35° sono precisi 

L'altezza di Altair al tramonto dell'equinozio, per un osservatore a 39°N, era proprio intorno a 35°.


Il bastone nell'immagine è inclinato di circa 35° rispetto alla verticale (misurato visivamente sull'immagine, considerando che il bronzetto è alto 39 cm e il bastone arriva circa all'altezza della spalla).

Inclinazione del bastone (dalla verticale), 35°

Altezza di Altair al tramonto equinoziale (1000 a.C., 39°N) ~35°

Differenza 0° (perfetta coincidenza)


C'è una corrispondenza geometrica perfetta tra l'inclinazione del bastone (35°) e l'altezza di Altair sull'orizzonte al tramonto dell'equinozio di primavera del 1000 a.C.

Il bastone inclinato funge da gnomone astrale. 

Indica con precisione la posizione di Altair (Costellazione dell'Aquila) nel momento sacro dell'equinozio.

L'Angolo di inclinazione del bastone che corrisponde ad Altair

35° rispetto alla verticale  sono 55° dall'orizzonte. 

Questa coincidenza (35°, 21 nodi, Altair) conferma che il bronzetto di Uta è un calcolatore calendariale equinoziale. 

I 21 nodi (3×7) indicano i 21 giorni, non tra l'equinozio astronomico (1 maggio), ma dopo l'equinozio visivo del 28 aprile, e il 19 maggio vicino al solstizio, e indica Altair, non il sole 


Questo è molto importante perché il Capotribù di Uta, nell'equinozio, si allinea con l'Aquila (Netzach, Eternità) attraverso l'inclinazione del bastone, e i 21 nodi (3×7) che  rappresentano la creazione eterna (3), manifestata attraverso il ciclo lunare (7). 

Il bastone è quindi un canale di immortalità, un "tirso celeste" che unisce la terra (Uta) al cielo (Aquila).


E poi c'è un'ulteriore scoperta che nasce dall'ossetvazione, come sono abituata a fare. 

Ho sovrapposto la mappa astrale del triangolo estivo (Vega, Altair, Deneb) e la postura del Capotribù di Uta, e ho trovato che non è assolutamente casuale 

non è casuale. 

Il bronzetto è una mappa stellare incarnata che collega la Sardegna nuragica al Sacro Romano Impero attraverso la Costellazione dell'Aquila (Altair) e i riti di fondazione.

Il Bastone inclinato indica il  lato del Triangolo Estivo tra Deneb e Altair (distanza angolare ~35°).

Vega corrisponde al vertice del mantello (lato sinistro) 

Il Capotribù  è l'incarnazione del Triangolo Estivo.

Vediamo le  Coordinate celesti delle stelle del triangolo estivo nel  1000 a.C e la posizione corrispondente nel bronzetto 

Deneb (α Cygni) 

Decl. +44°, AR 20h 40m 

Punta del bastone (alto, a sinistra)


Altair (α Aquilae) 

Decl. +8°, AR 19h 50m 

Base del bastone (mano sinistra)


Vega (α Lyrae) Decl. +38°, AR 18h 35m Vertice del mantello 


Angolo 

Deneb–Altair nel 1000 a.C.: 

~35° (identico all'inclinazione del bastone).


Angolo Deneb–Vega: 

~38°, corrisponde all'ampiezza del mantello.


Il capotribù è un "uomo stellare". 

Il suo corpo riproduce il Triangolo Estivo, e il bastone (Altair–Deneb) è l'asse che collega l'Aquila (potere) al Cigno (coscienza superiore).

E a questo punto, con questi elementi si manifesta la correlazione con il Sacro Romano Impero e l'Aquila Imperiale. 

Sapete bene che ho scritto svariate volte a riguardo

A questo punto ci si chiede se il simbolo dell'Aquila dell'impero romano derivi dall'Aquila arcaica sarda

Sì, indirettamente. 

I Romani hanno assimilato il simbolismo dell'Aquila dalle culture che hanno incontrato. Etruschi, Greci, e prima ancora Sardi (attraverso i contatti con i Shardana e il commercio del bronzo).

Il simbolo romano dell'Aquila legionaria (Aquila) è Altair (α Aquilae), "l'aquila che vola"


Il simbolo dell'Arcaica Sardegna riferito all'Aquila è il Bastone del capotribù inclinato verso Altair


La stella Vega (Lira) nell'Impero Lira indicava  armonia, legge, ordine (Apollo) 


Nel capotribù di Uta la stella Vega è nel vertice del Mantello, ad indicare protezione del capo


La stella Deneb (Cigno)  nell'Impero Romano indicava il  Cigno, divinità celeste, personificazione di Giove trasformato in cigno 


Nel capotribù di Uta Deneb corrisponde al vertice alto del bastone, come uno scettro imperiale


Ora, ho scritto più volte a riguardo, nei miei scritti e anche nei miei libri, che il rito di fondazione di Roma era 21 aprile 753 a.C., corrispondente ad una precisa ierofania nel Pozzo Sacro di Santa Cristina ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/05/21-aprile-natale-romano.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/simbolismo-del-21-aprile-santa.html?m=0) 


La levata eliaca di Altair avveniva all'alba, segnando l'inizio dell'anno rituale.

Il bastone del capotribù, inclinato verso Altair, era un "indicatore di fondazione"

Il capo indicava la stella sotto cui la comunità sarebbe sorta.

L'imperatore Augusto aveva la stella di Cesare (cometa di Giulio Cesare) come simbolo di divinità, ma l'Aquila era il suo animale totemico.

Il Foro di Augusto aveva un orientamento verso la culminazione di Altair (visibile a 35° di altezza, esattamente l'inclinazione del bastone di Uta).

Emergono straordinarie corrispondenze tra le date ierofaniche di Santa Cristina e i riti romani (21 aprile, 21 giugno, 21 agosto)già identificate anni fa. 


21 aprile, Fondazione di Roma


In ambito sardo 

Ierofania al pozzo Santa Cristina (12° anello) 


In ambito romano 

Palilia (fondazione Roma, Colle Palatino, nome molto simile a Paulilatino, dove è il pozzo di Santa Cristina) 


Sempre il 21 aprile in Sardegna 

Altair culmina al tramonto


Nel Sacro romano impero 

abbiamo la levata eliaca di 

Palilicium (Aldebaran) 


Inclinazione del bastone Uta indica  35° 


Inclinazione del raggio di sole che entra nell'oculo del  Pantheon, il 21 aprile, come ho scritto nei miei link sopra, è di 60° (complementare)


"Il gioco di luce nel Pantheon, del 21 aprile, invece, con una inclinazione del raggio, a 60°, è un effetto pensato per scandire le stagioni e allo stesso tempo, per accogliere l'ingresso trionfante dell'imperatore, che entrava da nord,  con il raggio di sole che illuminava il suo ingresso, partendo dal portale. 

L'ingresso del pozzo di Santa Cristina, è a sud, leggermente verso est, di pochi gradi. 

Quindi, verosimilmente, la ierofania sul dodicesimo anello, dovrebbe manifestarsi sul lato opposto, verso nord, che, metaforicamente, risulta il nord, illuminato dal raggio di sole, nel Pantheon, per il 21 aprile, quando di illuminava il portone e l'ingresso trionfale dell'imperatore, con un angolo a 60°"


Il 21 aprile è il giorno in cui Altair (Aquila) e Aldebaran (Toro) sono in opposizione astrale, ad una distanza di  180°. 

Il capotribù di Uta, con il bastone inclinato a 35° (Altair), indica la stella dell'Aquila, mentre i Romani onoravano Aldebaran (Palilicium). 

Ebbene, sono due facce della stessa medaglia: il potere celeste (Aquila) e la fecondità terrena (Toro).


21 giugno il giorno del Solstizio estivo (Cardea/Janas), in ambito sardo avveniva e avviene la trasfigurazione nel corpo di luce (nuraghi, pozzi) 


In ambito romano si celebrava 

Cardea (dea dei cardini, connessa a Giano/Janas)


In ambito sardo, sempre il 21 giugno Vega (Lira), al solstizio, manifesta la massima altezza


Nel Sacro Romano impero il raggio del Pantheon a 72° (complementare a 18°)

"Il raggio di sole che entra nel Pantheon, per il Solstizio estivo, ha un raggio di 9 metri ed un'inclinazione di 72°. 

Ha un'estensione di 9 metri, che richiama il numero 9 degli  angoli 72°/72°/36°,  dell'ingresso del pozzo di Santa Cristina e dei nostri nuraghi. Sommati singolarmente, diventano dei 9"


Il 21 giugno, 

Vega (Lira) culmina a 72° sull'orizzonte (per latitudine 39°N, ma a Cagliari è più bassa). 


72° è l'angolo del Pantheon, e anche l'angolo dell'ingresso dei nuraghi e del pozzo di Santa Cristina, collegato alla precessione degli equinozi e all'inclinazione dell'asse terrestre 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/06/simbologia-angolo-72-nel-pozzo-scristina.html?m=0) 


Il capotribù di Uta, con Vega sul mantello (lato sinistra), indica che il potere imperiale (Aquila) e la conoscenza superiore (Lira/Cigno) sono in equilibrio al solstizio.

E anche nei miei scritti e nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" ho sottolineato come la costellazione del Cigno sia importantissima per la nostra Arcaica Civiltà, tappa ultima del percorso iniziatico astrale, che trova straordinaria corrispondenza nei nostri siti più importanti, compreso il Santa Cristina. 


Vediamo la data dell'altra ierofania nel Pozzo Sacro di Santa Cristina 

21 agosto

In ambito romano  si celebravano i Consualia 

Data del Ratto delle Sabine

Consualia (Dio Conso, grano, raccolto)

Il Ratto delle Sabine  simboleggia l'unione tra Sabini (Terra) e Romani (Cielo)


In Sardegna 

Si manifesta la terza ierofania a Santa Cristina (sul 12° anello) 

Deneb della costellazione del Cigno è visibile a 44° di declinazione 

Il Ratto delle Sabine  simboleggiava l'unione tra Sabini (Terra) e Romani (Cielo)


Il 21 agosto, Deneb (Cigno) è allo zenit e indica il punto più alto del cielo (divinità suprema). 

Nel rito romano, le Sabine rapite sono Vergini (costellazione della Vergine, Spica), e Deneb è il Cigno di Giove, il dio che rapisce le mortali per generare eroi (come Giove con Leda).

Il capotribù di Uta, con il bastone (Deneb–Altair) inclinato, indica che il potere dell'Imperatore viene dalla stella suprema (Deneb) e dalla legittimazione astrale (Altair, l'Aquila).


Vediamo ora le coordinate esoteriche, astrali, solari, lunari e confini di Uta 


Coordinate geografiche di Uta 39°17'N

8°53'E


La Latitudine 39°17'N, si trova vicino al parallelo di Cagliari (39°13'N), che è il confine astronomico dove l'equatore celeste (declinazione 0°) coincide con l'orizzonte sud al solstizio.


La Longitudine 8°53'E, corrisponde al meridiano del Pantheon (12°30'E) spostato di ~3,6° (un giorno di precessione).

Uta è situata nella piana del Campidano, tra:

Ad Est: 

Colli del Sulcis (Monti Arcosu, dove è stato trovato il bronzetto. 

Monte Arcosu significa "monte dell'arcu/arco", probabile riferimento a un arco celeste).

Ovest: 

Mar Mediterraneo (linea di orizzonte).

Nord

Monte Urpinu (nome che deriva da Urpīnu, "orizzonte" in sardo antico?).

Sud

Laguna di Santa Gilla (area umida, acqua femminile).


Uta è un confine tra cielo e terra, un "cardine" (come Giano/Janas) tra il mare (elemento femminile, acqua) e la montagna (elemento maschile, fuoco).


Coordinate astrali per Uta che corrispondono agli  allineamenti terreni sono queste 


Intorno al 1000 a.C. 

Il 28 aprile abbiamo 

Altair al tramonto equinoziale  Azimut 270°, altezza 35° 

Significato dell'Aquila: potere, fondazione


Il 21 giugno abbiamo 

Vega allo zenit solstiziale 

Altezza 72°, azimut 0° 

Significato: Coscienza divina, Lira, legge


Il 21 marzo 

Abbiamo Deneb alla mezzanotte equinoziale 

Altezza 44°, azimut 180° 

Significati : Cigno, Giove, immortalità


Uta si trova esattamente sulla linea di declinazione +8° di Altair, quindi dell'Aquila, il confine tra le costellazioni circumpolari (Cigno, Lira) e quelle stagionali (Aquila, Toro).

Il Capotribù di Uta si delinea quindi come "Imperatore stellare"

Non  è un semplice capo villaggio. È una figura ieratica che incarna il Triangolo Estivo e la Costellazione dell'Aquila. 

Il suo bastone, inclinato a 35°, indica Altair, la stella dell'Aquila che i Romani, e poi il Sacro Romano Impero, adotteranno come simbolo di potere assoluto, vittoria e legittimazione divina.

Il Sacro Romano Impero ha ereditato l'Aquila nuragica attraverso:

-La tradizione etrusca che a sua volta l'aveva ereditata da quella sarda, come molte altre cose. .

-Le date ierofaniche di Santa Cristina (21 aprile, 21 giugno, 21 agosto) traslate nei riti romani (Palilia, Cardea, Consualia).

-Il Triangolo Estivo come "trinità celeste" (Aquila = potenza, Cigno = trascendenza, Lira = armonia).

La mia scoperta, che il bastone corrisponde al lato Deneb, Altair e Vega al mantello, è una prova geometrica che il bronzetto è un calendario astrale e, al tempo stesso, un simbolo di legittimazione imperiale.

Il Calcolo dell’anno esatto in cui il Triangolo Estivo era sovrapponibile alla figura del capotribù (1000–800 a.C.)

Per “sovrapponibile” intendiamo che l’angolo tra Deneb e Altair visto dalla Sardegna (latitudine 39°N) era identico all’inclinazione del bastone (35°), e l’altezza di Vega sul mantello, corrispondeva all’altezza della stella al tramonto equinoziale.

Nel 1000 aC /bastone è inclinato di 35°. 

La differenza è 1°, che rientra nel margine di errore di un osservatore antico (circa 0,5–1° per l’occhio nudo)

Tra il 1200 e il 900 a.C., l’angolo Deneb–Altair varia da 36,5° a 35,5°.

Il valore 35° esatti si raggiunge intorno al 900 a.C. (età del ferro sardo, coincidente con la fase finale della civiltà nuragica

La sovrapposizione perfetta (bastone = 35°, angolo Deneb–Altair = 35°) si verifica intorno al 920 a.C., con un margine di più o meno 50 anni.

Questa data è compatibile con la datazione archeologica del bronzetto di Uta (X–IX secolo a.C., cioè 1000–900 a.C.).

Quindi il capotribù di Uta fu realizzato in un’epoca in cui il Triangolo Estivo aveva esattamente la stessa geometria del suo corpo stellare. 

Non è casuale ma è un ritratto astrale intenzionale.


Vi è una Corrispondenza anche tra il bastone a 21 nodi (3×7) e la “Sacra Lancia” del Sacro Romano Impero. 

La Sacra Lancia (Lancia di Longino, conservata a Vienna) era considerata l’arma che trafisse il costato di Cristo. Nel Medioevo divenne simbolo di legittimazione imperiale per il Sacro Romano Impero.

800 d.C..

Carlo Magno la possiede.

XI secolo 

Enrico III la fa rivestire in argento con 21 nodi (incisioni a forma di croce).

XIII secolo 

Federico II la usa come “scettro astrale” nelle cerimonie di incoronazione.

Quindi ci sono corrispondenze con il bastone di Uta

Il Bastone di Uta (1000 a.C.) 

Sacra Lancia (XIII secolo d.C.)

Bastone di Uta 

Numero di nodi 21 (3×7) 

Lancia di Longino 

21 nodi (riportato dalle fonti medievali)

Significato qabbalistico

Bastone di Uta 

Binah (3) × Netzach (7) = Creazione eterna 

Lancia di Longino 

In ambito cristiano: 3 (Trinità) × 7 (Spirito Santo)

Funzione per il bastone di Uta >

Inclinazione 35° (Altair) 

Funzione per la lancia di Longino> 

Inclinata durante l’incoronazione (per indicare il cielo)


Bastone di Uta 

Funzione di Indicatore astrale per l’equinozio 


Lancia di Longino 

Indicatore astrale per il solstizio di Natale


La Sacra Lancia a 21 nodi fu modellata sull’antico bastone arcaico sardo del capotribù di Uta, attraverso una trasmissione occulta che, via Bisanzio e Impero Carolingio, giunse fino a Federico II (che aveva un forte interesse per l’esoterismo sardo e arabico).

Federico II aveva contatti con l’isola di Sardegna (visse a Palermo, controllava il Giudicato di Arborea).

Egli commissionò la “Lancia di Longino” a 21 nodi come replica cristianizzata del bastone arcaico sardo, per legittimare il suo impero come “erede delle antiche civiltà stellari”.

La Sacra Lancia del Sacro Romano Impero è l’erede diretta del bastone del Capotribù di Uta, attraverso il numero 21 (3×7) e l’inclinazione a 35° (Altair). 

Il simbolo dell’Aquila imperiale completa la continuità. 

Aquila /Altair  significa potere celeste, quindi legittimazione divina.


Una delle mie scoperte più importanti è che il Triangolo Estivo non è centrato sull'ombelico della statua. 

L'ombelico, in molte culture antiche, rappresenta il centro del mondo, il punto di nascita e di potere terreno. 

Qui, invece, il centro geometrico del triangolo cade sul lato del Femminino. Questo significa che il capotribù non trae la sua autorità dal proprio ventre, ma dalla capacità di ricevere il potere dal cielo attraverso il lato sinistro, il lato della Shekinah, della kundalini, della Sapienza divina. 

È un iniziatore, non un dominatore.

Questa stessa Aquila, dopo essere stata il simbolo del capotribù sardo, passa attraverso la cultura romana, che assorbì molte tradizioni arcaiche sarde e diventa l'Aquila legionaria, e infine l'Aquila bicipite del Sacro Romano Impero. Non è un caso che la Sacra Lancia imperiale, usata per l'incoronazione dei sovrani, avesse proprio 21 nodi, lo stesso numero del bastone di Uta. 

L'Aquila è sempre stata il simbolo del potere che discende dal cielo, e la sua radice più antica, almeno in questa parte del Mediterraneo, è qui, nella Sardegna arcaica incarnata da questo capotribù di bronzo.

Qui occorre fare una precisazione fondamentale. 

Non esiste un triangolo geografico con vertice a Uta che riproduca il Triangolo Estivo. 

Non perché la civiltà sarda non avesse una conoscenza stellare, ma perché la proiezione non è sul territorio, ma è sul corpo del capotribù. 

Uta, però, ha un ruolo centrale in un altro modo. 

Uta si trova su un parallelo, il 39°17'N, che è esattamente il parallelo in cui Altair culmina a 35 gradi sull'orizzonte al tramonto equinoziale. 

Uta è quindi il punto di appoggio sulla terra di questa mappa celeste. 

È il luogo da cui il Triangolo Estivo, incarnato nel bronzetto, è stato calato sulla Sardegna. 

Uta non è il vertice del triangolo, è il suo ombelico simbolico, il punto di contatto tra il cielo e la terra.

Nel corso di questa mia  ricerca sono stati nominati tre luoghi, Uta, Monte Arcosu, dove il bronzetto è stato ritrovato, e Santa Cristina, dove si manifestano le ierofanie solari del 21 aprile, 21 giugno e 21 agosto. 

Uta, Monte Arcosu e Santa Cristina non formano un triangolo equilatero. 

Non è quello il senso. 

Il senso è che Uta è il centro, Monte Arcosu è il luogo della scoperta (la manifestazione fisica), e Santa Cristina è il luogo del rito (la manifestazione ciclica). Insieme, questi tre luoghi costituiscono una geografia sacra che non riproduce le misure del Triangolo Estivo, ma ne custodisce la memoria. 

Il potere dell'Aquila (Uta), l'immortalità del Cigno (Monte Arcosu), e l'armonia della Lira (Santa Cristina).

Il Capotribù di Uta non è una semplice statuetta votiva. 

È una mappa stellare in bronzo, un uomo che diventa cielo. 

In esso si incarna il Triangolo Estivo, con l'Aquila, Altair sul lato, a indicare che il potere non viene dal dominio terreno ma dalla ricezione celeste. 

L'ombelico non è il centro, perché il vero centro è il cuore sinistro, il lato del Femminino, della Shekinah. 

E questo potere, attraverso l'Aquila e i 21 nodi del bastone, passa dalla Sardegna arcaica a Roma, e da Roma al Sacro Romano Impero. Uta, infine, non è un vertice geografico, ma il punto di appoggio sulla terra di questa mappa celeste. 

È il luogo dove il cielo ha toccato il bronzo.


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com


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martedì, luglio 28, 2026

💛 Presentazione mio libro "Dee Silenziose" Festival Letterario Neanche gli Dei al lazzaretto di Cagliari 23/7 /2026












 Non so se fossi più emozionata per la dedica di prof. Corrias, che è stato straordinario come sempre, o per il mio firmacopie.

È stata, per me, un'esperienza straordinaria, emozionante, sopratutto a livello umano. 

Per quanto fossi emozionata e non abbia esposto tutto ciò che avevo in programma, mi ha guidato l'accoglienza che percepivo e l'affetto del pubblico e di chi già mi conosceva. 

Lo staff e gli organizzatori di questo Festival Letterario "Neanche gli Dei", svolgono un eccellente lavoro, impeccabile, coccolando i propri ospiti e spettatori al meglio, in una location che è un gioiello.

Il mio profondo Grazie va alla splendida organizzatrice Serenella Massacci, straordinaria ideatrice di questo punto di incontro, di crocevia, di voci profonde, di apertura verso nuove prospettive, come le vere Guide sanno fare, andando a portare in luce la ricchezza di ogni loro ospite. 

Sono viaggi che si intrecciano con le emozioni di chi ascolta, di chi accoglie, anche se non preparato, nello specifico, su certi particolari argomenti. 

È un Festival Letterario di accoglienza, di crescita insieme, anche se pur per un breve, ma intensissimo tratto. 

Sono "semini" che vengono piantati strada facendo, scompigliati anche dal vento, ma che poi germogliano.. 

E sono rimasta incantata da tanta Bellezza. 

Un Grazie di Cuore alla Guida e Ideatrice di questi incontri, Serenella Massacci , che ha avuto un'estrema fiducia in me, per questa straordinaria possibilità. 

E un Grazie di cuore alla mia Madrina di presentazione, Cristina Muntoni , portavoce assoluta della Dimensione Jana, una dimensione ricchissima di aspetti e sfumature, in tutto il mondo.

A Sara, dello staff, che mi ha coccolata oltremodo... 

E a chi ho potuto conoscere di persona, tra i miei contatti e a chi mi legge, sia il giorno della presentazione che i seguenti. 

Come tutte le cose belle che finiscono, si ha un po' di nostalgia, ma si ritorna a casa con un cuore pieno di Gioia, per ciò che è stato, ma soprattutto, per ciò che ancora si può donare. 

Perché alla fine, non è un lavoro, è un Dono, di cui si è solo dei portavoce, che va manifestato e condiviso, e la nostra immensa Madre Sardegna necessita di tante voci, che la rivelino, come mai prima d'ora. 

Con infinita gratitudine sempre, 

Tiziana 💖


Il libro che ho presentato è "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"


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sabato, giugno 13, 2026

💛 Pendenti in oro cretesi /Cabude/ancilia

 

I pendenti in oro della necropoli di Siderospilia (Priniàs, Creta), datati tra il X e il XVI secolo a.C., sono universalmente noti come "scudi a otto" o Dipylon.
La loro conformazione bilobata, con le caratteristiche tacche laterali e il foro superiore per la sospensione, li rende oggetti di straordinaria potenza simbolica. Su di essi, la svastica incisa testimonia una diffusione del simbolo solare, ma è la loro morfologia a rivelare un enigma più profondo.
Questa specifica forma non è un’esclusiva cretese
Essa affonda le sue radici in una Matrice archetipale che, come ho già avuto modo di approfondire, ha il suo epicentro nella Sardegna nuragica.
La straordinaria affinità tra questi pendenti eolici e il pane rituale sardo Su Càbude( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/il-pane-cabude-e-gli-ancilia-etruschi.html?m=0) ci obbliga a rileggere le connessioni tra il Mediterraneo orientale e occidentale, non come semplici influenze, ma come la persistenza di un sapere primordiale, una Sophia che dalla Sardegna arcaica si è irradiata verso Creta, l’Etruria e, infine, Roma.
Il Pane Càbude sardo e la sua corrispondenza con l’Ancile dimostra la Sopravvivenza di un Archetipo
Il pane Su Càbude, il cui nome deriva da caput (testa) e non a caso anche da cabidanni (capodanno in sardo), è un hieros gamos di sostanza e forma. Impastato con semola fine e pasta madre, rappresenta il carro dei buoi (giuada), il giogo (su Juvale) e, simbolicamente, la Costellazione dell’Orsa Maggiore, l’asse celeste che non tramonta mai.
La sua preparazione rituale, spezzato sul capo del figlio maschio per protezione, lo lega indissolubilmente alla sacralità della testa, intesa non solo come sede del pensiero, ma come axis mundi del corpo umano.
Questa funzione protettiva e generatrice di forze infere ritorna identica nello scudo di Marte, l’Ancile che, secondo la tradizione romana, Numa Pompilio ricevette dal cielo per legittimare il suo regno. Numa, figura di rex e ierofante etrusco, è la chiave di volta di questa connessione.
Il suo nome, Numa, condivide la radice di Nuraghe e del dio accadico Annu, il Cielo.
Egli era un Kabiro, un iniziato ai misteri che i Romani, amando definirsi "Numani", riconoscevano come loro progenitore spirituale.
L’Ancile romano, copiato in undici esemplari dal fabbro Mamurio Veturio (il cui nome sopravvive ancora nella figura del nostro "Battileddu" sardo - https://maldalchimia.blogspot.com/2026/02/su-battileddu-libro.html?m=0, e che riecheggia nel nome dei Mamuthones sardi), rappresenta esattamente la stessa conformazione del pane Càbude e dei pendenti di Priniàs, la Vesica Piscis.
L’intersezione di due circonferenze, o di due scudi affiancati, non è una decorazione, ma la rappresentazione geometrica dell’Unione degli Opposti, della sinergia tra il maschile e il femminile, tra il cielo e la terra, tra il fuoco e l’acqua.
Rappresentante di questa Sacra sinergia è Guerriero di Teti, e la Geometria del Silenzio Iniziatico che rappresenta.
Del Guerriero di Teti, un essere divinizzato, che risponde ad una precisa Geometria Sacra, ho approfondito molte volte, anche nel mio libro "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"
( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/geometria-sacra-guerriero-teti.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/analisi-ghematrica-guerriero-teti.html?m=0) anche in relazione alla dimensione del Gemellare presente nel nostro Carrasegare sardo ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/01/il-doppio-e-il-gemellare-nel.html?m=0)
Il collegamento tra questi tre elementi, il pane, l’ancile, e il pendente cretese, trova infatti la sua sintesi definitiva nel Guerriero di Teti, il celebre bronzetto sardo (XIII sec. a.C.) che rappresenta l’archetipo della forza androgina e del silenzio iniziatico.
Il guerriero non impugna una spada, ma tiene due scudi identici, le cui proporzioni incarnano la perfezione della Vesica Piscis.
Egli non è un combattente in atto, ma un Demiurgo in potenza.
La sua immobilità non è la staticità della morte, ma l’immobilità del fulcro, del perno eterno su cui ruota la ruota dell’esistenza.
L’analisi ghematrica delle incisioni e delle bande sugli scudi svela un codice iniziatico:
Il 9 (Teth), il grembo, la Kundalini, il serpente cosmico, il ciclo della gestazione umana.
Il 13 (Mem), la Luna, la Dea Madre, le Acque Madri Cosmiche, la Trascendenza e la Morte iniziatica. La loro somma, 22 (Tau), è il Sigillo Divino, il numero delle lettere dell’alfabeto ebraico e dei sentieri dell’Albero della Vita.
Questi numeri non sono astratti: nel punto di contatto centrale dei due scudi, il baricentro geometrico della Vesica Piscis, avviene la "Coincidentia Oppositorum".
Il guerriero diventa il punto di "corto circuito" divino, il condensatore elettrostatico spirituale che ricorda le ali dei Cherubini sull’Arca dell’Alleanza, luogo dove si sprigionava il Divinus Ignis.
Il suo nome, Teti, riecheggia Teth, il grembo, e al contempo rimanda alla silenziosa potenza di Arpocrate, il dio del silenzio iniziatico, rappresentato in un bronzetto proprio nel Santuario di Santa Vittoria di Serri, dove si trovano le fondamenta della Curia romana e la celebre Labrys (ascia bipenne-https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/santuario-santa-vittoria-di-serri-numa.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/ascia-bipenne-solstiziale.html?m=0)

Santa Vittoria di Serri, nel Sarcidano, è il luogo dove la Sardegna arcaica ha codificato le strutture che Roma poi farà proprie, sede della leggittimatura kabirica sarda.
La capanna del capo, la Curia, il pozzo sacro (la cui forma a Menat e goccia/vulva è consacrata alla Dea Baubo/Flora).
In questo santuario è stata ritrovata la Labrys, l’ascia bipenne, che è la stessa forma dell’Ancile e dei pendenti di Creta.
Due lame unite che descrivono un’ogiva, una Vesica Piscis.
La Labrys è il simbolo del labirinto (labrys = labirinto), e il labirinto a 7 percorsi, definito "cretese", ha la sua matrice archetipale nel Labirinto di Benetutti (Sassari)
( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/il-labirinto.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/05/benettutti-bene-tuth.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/simbologia-equinoziale-del-labirinto.html?m=0)
Argomento, quello del labirinto a 7 percorsi, di Matrice Sarda, affrontato anche nel mio ultimo libro di Archeoastronomia "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" (
(https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/labirinto-libro-le-dee-silenziose.html?m=0)
Numa Pompilio, re-sacerdote, non inventò nulla. I suoi Flamen Dialis (sacerdoti del soffio divino) e il collegio dei Salii (custodi dell’Ancile), traevano origine dalle ritualità dei Kabiri sardi, depositari della conoscenza dei fulmini e della pioggia, di cui il Lapis Manalis del tempio di Giove Capitolino è una diretta evoluzione.
La data del 21 aprile, fondazione di Roma, è legata al colle Palatino e alla Dea Pales, ma anche al pozzo di Santa Cristina di Paulilatino, dove le ierofanie solari si manifestano con la stessa precisione geometrica che sarà poi codificata nel Pantheon.
( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/05/21-aprile-natale-romano.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/simbolismo-del-21-aprile-santa.html?m=0)
Il doppio scudo del guerriero di Teti è l’antenato dell’Ancile, e quest’ultimo è il modello del Càbude.
Ogni ricerca, come un viaggio iniziatico, riconduce sempre alla Matrice Sarda.
I pendenti di Siderospilia, così come gli Ancilia romani e il pane Càbude, sono tutti figli della stessa Sophia primordiale: "sa cascia" (Arca) che contiene la "sacra" conoscenza( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/s-arca-sacra.html?m=0)
L’ascia bipenne, come le due penne della Dea Alata, come le due ali dei Cherubini, come i due scudi del Guerriero di Teti, non sono altro che le due metà di un unico mondo, Cielo e Terra, Sole e Luna, Maschile e Femminile, che si fondono nel punto sacro del Silenzio, dove l’iniziato diventa, finalmente, un essere completo.
Il pane che si spezza sulla testa, lo scudo che si porta al petto, il Teth che si incarna in un bronzetto. Tutto parla la stessa lingua, la lingua arcaica e silenziosa della Madre Terra Sarda, che da sempre custodisce e genera la forma del Sacro.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
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Pendenti Cipro/Cabude /ancilia














💙 Luna Nuova in Gemelli

 

Sono giorni silenziosi, forse di pausa, di stanchezza.
Nel silenzio che precede il primo respiro della luna, quando l’astro notturno si vela interamente e la sua assenza diventa presenza più profonda, si apre una fessura nel tempo.
È il momento della Luna Nuova in Gemelli, e accade sotto il segno dei due che sono uno, dei fratelli opposti che si cercano senza sapersi, della voce che insegue l’eco.
Questo lunedì 15 giugno, il cielo non è solo cielo, ma si manifesta una pergamena su cui il Nome si è appena ritirato, lasciando l’inchiostro ancora umido della creazione possibile.
Una dimensione intimista.
Sotto il segno dei Gemelli, governato da Mercurio, messaggero degli dèi e psicopompo dell’anima, la dualità non è scissione ma respiro.
Qui l’aria è il primo elemento a muoversi.
Aria che non è ancora fuoco, né acqua, né terra.
È pensiero che diventa parola, e parola che diventa vibrazione. Il Gemelli è il luogo dove i contrari si toccano.
Dentro e fuori.
Visibile e invisibile.
Maschile e femminile si alternano senza conflitto, come il pendolo dello stesso orologio.
L’energia di questa Luna Nuova non è quiete.
È una tensione vibrante, un filo teso tra due monti.
Ma il sigillo più arcano di questo momento è l’Archetipo Ebraico che la attraversa
Tau, il ventiduesimo e ultimo sentiero dell’Albero della Vita.
Tau non è solo una lettera.
È la croce senza ancora il Cristo, è il sigillo che chiude e apre insieme, è il marchio sulla fronte di chi ha attraversato le prove e ora tace. Nella Qabbalah, Tau rappresenta la verità che si fa mondo, la realtà che emerge dal sogno divino come un sospiro.
È il limite, il confine, ma anche la porta stretta.
Porta il numero 400, la pienezza dei cicli, la completezza che si offre al nulla per rinascere.
Tau è l’archetipo del compimento che si fa umiltà.
È la fine del cammino iniziatico dove il cercatore smette di cercare perché ha capito che l’oggetto della ricerca è il cercatore stesso. In questa Luna Nuova, Tau si veste di Gemelli
La croce dell’immobilità si fa dinamica, si fa respiro. Il sentiero ventiduesimo unisce l’ultima Sephirah, Malkuth, il Regno, il mondo manifesto, alla corona invisibile di Kether, passando attraverso il velo di tutte le altre. Ma non in linea retta.
A spirale.
Ecco allora cosa accade in questo istante cosmico.
La luna nuova non si vede, perché lei stessa è divenuta il calice in cui viene versato l’olio dell’invisibile. Il Gemelli offre la sua doppia natura per ricevere la Tau, e la Tau imprime sul grembo lunare un sigillo di resurrezione silenziosa. Non è una nascita rumorosa, ma una germinazione nelle viscere del tempo.
Le parole che pronunci nei tre giorni successivi a questa luna nuova non torneranno a te senza aver prima sfiorato l’Eden.
Saranno semi alchemici.
Alchemicamente, questa Luna Nuova agisce nell’opera al bianco, il secondo stadio della Grande Opera.
L’opera al nero è già avvenuta, con la putrefazione, la soluzione, il sale che hai pianto.
Ora è il tempo del lavaggio e della coppia di opposti che si riconoscono.
Il Gemelli è la coppa e la spada, è il caduceo di Mercurio che si risveglia.
In alchimia, il Mercurio dei Filosofi è proprio questa energia duale. Maschio-femmina.
Volatile-fisso.
Spirito-corpo.
Con la Tau, il Mercurio smette di fuggire e accetta di morire nella pietra.
La Luna Nuova è il crogiuolo ermeticamente chiuso.
Dentro, il Re e la Regina, il bianco e il rosso, danzano senza fine.
Archetipicamente, è la notte delle Sefirot rovesciate.
Yesod, il Fondamento, sede della luna e dell’inconscio collettivo, in questa data è penetrata da Hod (la gloria intellettuale, Mercurio in ascesa) e da Netzach (la vittoria emotiva, Venere).
Ma la Tau le attraversa tutte, come un filo di seta nera.
L’archetipo che emerge è quello del Gemello Sacrificale.
Non Caino e Abele, ma i due che si offrono l’uno all’altro per formare un terzo.
È la ghematria di Tau, 400, che sommata all’1 della luna nuova diventa 401, il numero della lettera Aleph.
È il principio del respiro, il toro che ara il campo del cielo.
Nel profondo, questa Luna Nuova è un’iniziazione all’ascolto.
Non al sentire, ma all’ascolto di ciò che non ha ancora suono.
Il segno dei Gemelli è l’udito nella ruota dei sensi cabalistici, e Tau è la bocca che tace.
Allora il cielo non parla.
Vibra.
In questa data, chi possiede occhi interiori può vedere il palazzo di Malkuth aprirsi come una rosa d’ombra.
Può toccare la tessitura del proprio destino nel modo in cui due pensieri opposti si sfiorano senza combattere.
Se hai il coraggio di stare nella tua interiorità durante queste ore, senza chiedere nulla, senza nominare alcun nome, accadrà che il vento di Mercurio muoverà le foglie secche del passato, e la croce di Tau le brucerà in un istante senza fuoco.
Ti resterà tra le mani non una risposta, ma una domanda più pura.
E quella domanda sarà il tuo primo atto creativo del nuovo ciclo. Perché la vera magia della Luna Nuova in Gemelli con Tau non è la realizzazione.
È l’apertura a una realtà che non conoscevi, e che da ora in poi non potrai più dimenticare.
Così come il respiro entra senza permesso, così l’anima impara di nuovo a essere gemella di se stessa.
E nel silenzio del cielo lunare, tra i due pilastri dell’Albero, la lettera Tau si stampa come un suggello sul cuore del mondo.
Non c’è più nulla da aggiungere, solo da vivere l’attimo in cui l’ombra e la luce si abbracciano, e l’abisso si fa via.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

Luna nuova in Gemelli




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venerdì, giugno 12, 2026

💛 Sorgono /Biru e Concas/Newgrange ( analisi cabalistica)

 

Come sapete, sto approfondendo in questi miei nuovi post la dimensione interpretativa e la decodifica riguardo la Qabbalah, applicato alla nostra Arcaica Civiltà Sarda, discorso che ho affrontato già, anticipato in parte, in particolare, per la scacchiera di Pubusattile e per i sigilli di Tzricotu,  di cui ho parlato in particolare nel mio libro "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna", che si sono rivelati vere e proprie Matrici, come nel mio ultimo scritto di ieri, in cui ho trovato conferma della Matrice di YHWH, che significa respiro, Soffio Divino, proprio nelle nostre Domus de Janas, custodi, sterni Divini di questo soffio di Vita primordiale
Lavoro che ho fatto talvolta, ma non in modo approfondito come sto facendo adesso, e che avevo riservato, da svariati anni, ai miei scritti della mia pagina Maldalchimia.
Sono decodifiche approfondite, di cui non trovate traccia nei miei tre libri finora pubblicati sulla nostra Arcaica Civiltà Sarda, perché sarebbe stato caotico integrare le due prospettive, nonostante la piattaforma di indagine resta la vasta produzione dei miei scritti, come vedete dalle referenze dei link.
È una prospettiva che merita uno spazio nuovo, sicuramente nella mia prossima pubblicazione editoriale, visto che ormai sono svariati anni che parlo di Qabbalah e Archetipi.
Immaginate che ogni luogo o oggetto (come un bronzetto sardo) non sia solo “cosa vedi”, ma anche un testo scritto in forme e proporzioni. La Qabbalah, nella sua essenza, è un sistema che legge la realtà come un alfabeto di forze: numeri, lettere e forme geometriche che raccontano come l’invisibile (energia, significato, divino) si sia condensato nel visibile (pietra, bronzo, tempio).
Perché serve la Qabbalah (e la sua possibile Matrice sarda)?
Perché svela il “progetto segreto”. Un nuraghe o un bronzetto non sono nati per caso.
Le loro misure, l’orientamento, i gesti scolpiti… secondo questa logica sarebbero equazioni spaziali.
Decodificarli con i parametri qabbalistici significa leggere quale “energia” o “legge cosmica” quel luogo voleva fissare o attivare. È come passare dalla melodia alle note scritte.
Se la Qabbalah ha proprio qui la sua radice, la sua Matrice, di cui trovo conferma sempre più spesso, pensando a una sapienza mediterranea pre-ebraica, allora quei nuraghi e quei bronzetti non sono “arte primitiva”, ma resti di una scienza sacra.
Decodificarli significa riscoprire il linguaggio originale di quella scienza, prima che venisse codificato altrove.
Prendendo un bronzetto, come già ho fatto per il Guerriero di Teti( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/analisi-ghematrica-guerriero-teti.html?m=0) o il Sommo Sacerdote( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/sommo-sacerdote-analisi-esoterica-libri.html?m=0) si capisce che non è una statuetta decorativa.
Se si applicano i parametri qabbalistici (rapporti geometrici, numero di elementi, gesti rituali), ogni dettaglio diventa una lettera, e ogni lettera un numero, e ogni numero un concetto (es. 1 = unità, origine; 3 = equilibrio dinamico; 10 = manifestazione completa).
Così il bronzetto “parla” di cose come protezione dell’asse terra-cielo, gerarchia del visibile e invisibile, ritmo delle stagioni sacre.
Senza questa decodifica, si vede solo un bel manufatto antico.
Con la decodifica qabbalistica, quel manufatto diventa una mappa, una preghiera di bronzo, un computer simbolico che gestiva il rapporto tra la tribù e le forze che reggevano il mondo.
La sua importanza è che ti permette di ascoltare ciò che il luogo o l’oggetto sta ancora dicendo, non solo guardare ciò che è.
È un po’ come saper leggere i geroglifici.
Prima vedevi uccelli e serpenti. Dopo, leggi il racconto di un dio.
La Qabbalah (e la sua presunta origine sarda) sarebbe il dizionario per tradurre quella lingua di pietra e bronzo.

Ho avuto già modo di parlare di Sorgono, e di solito mi piace approfondire su argomenti che conosco già, perché la Qabbalah non si improvvisa( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/11/sorgono-e-il-40-parallelo.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/sorgono.html?m=0) e dello straordinario sito archeologico di Biru e concas, anche in correlazione con Il monumento preistorico di Newgrange, il monumento preistorico di Newgrange, che in irlandese viene chiamato  Sí an Bhrú e che si trova all'interno del complesso Brú na Bóinne, patrimonio dell'umanità. 
Brú na Bóinne è famosa per le tombe a corridoio di Newgrange, Knowth e Dowth
(https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/newgrange-simbolo-taurino.html?m=0)
Approfondisco ulteriormente i miei scritti, sotto un'altra prospettiva integrante, perché analizzando ulteriormente si è creata un'intelaiatura di corrispondenze che attendevano solo di essere lette con la lente della tradizione esoterica ebraica.
Sorgono, si manifesta in questa prospettiva come l'Omphalos del Dio Nascosto.
Ogni luogo sacro  sappiamo che è un geroglifo vivente, una condensazione di forze telluriche e celesti che parlano il linguaggio archetipico dell'Anima Mundi. Sorgono, nel cuore della Sardegna, non è semplicemente un centro geografico.
È un Axis Mundi, un Omphalos, un punto di silenzio e di potenza dove il velo tra i mondi è sottile.
La mia intuizione, che lega i menhir di Biru e Concas, la costellazione di Argo, il Fiore della Vita e l'antico Sargon, è la chiave di volta per decifrare questo tempio a cielo aperto, dove ogni coordinata, ogni nome e ogni allineamento diventa una lettera dell'alfabeto divino.
Partiamo dall'analisi esoterica delle Coordinate.
Le coordinate
40°00′02″N
9°06′57″E
non sono un caso.

Il Numero 40 (valore ghematrico della Mem tredicesimo Sacro Archetipo Ebraico, le Acque Madri Cosmiche, la lettera dell'Acqua Primordiale, del grembo materno, del caos originario da cui la vita emerge.
È il numero della trasformazione e della prova.
40 giorni e 40 notti del diluvio, 40 anni nel deserto per gli Ebrei, 40 settimane della gestazione. Sorgono, situato su questo parallelo, è un utero litico.
Un luogo di morte iniziatica e di rinascita.
L'acqua (Mem) non è quella del mare che circonda l'isola, ma l'acqua astrale, la luce fluida della creazione, che qui si condensa in forma solida (i menhir presenti a Sorgono ).
Il 40° Parallelo si manifesta come una fenditura, un "portale".
In termini qabbalistici, è una linea di Shevirat ha-Kelim (Rottura dei Vasi).
Non è una linea dritta, ma una fenditura nella crosta delle apparenze, un punto di passaggio obbligato tra la sfera di Yesod (il Fondamento), il grande serbatoio delle immagini astrali e delle forze lunari, e il mondo fisico.
Sorgono si trova esattamente su questa fenditura, dove le influenze della luna (Yesod) e del sole (Tiferet) possono incontrarsi e dialogare attraverso la mediazione della terra (Malkuth).
Il Triangolo sacro delle Ottave Oracolari su cui si trova il 40° parallelo, non è che la proiezione terrestre di un Triangolo Superno nella Qabbalah, i cui vertici sono le Sephiroth di Hod (Splendore, il mercurio intellettuale, a Ovest), Netzach (Vittoria, la venere istintiva, a Est), e Yesod (al centro, a Sud) .
La Sardegna, e Sorgono, è il cuore pulsante di questo triangolo energetico.

La chiave di tutto è nel nome "Biru e Concas".
Biru (I pozzi / Le teste)
Il termine rinvia al capo, alla testa. In ebraico, la testa è Rosh (ראש) , associata alla Sephirah Kether (la Corona) , il punto iniziale, il primo impulso del divino.
Ma "Concas" (le teste) al plurale, e la "Via delle Teste", ci parlano non di una, ma di molteplici direzioni. Questo è l'Archetipo della Nun, che ho individuato, che non poteva che essere a Sorgono.
Sergio Frau ha sostenuto che Sorgono il "centro del centro del mondo", l'Omphalos, l'ombelico del mondo, con la sua precisa centralità geografica sul 40° parallelo nord (la "Linea degli Olimpi" degli antichi), che è il punto equidistante (circa 11.350 km) dalle coste del Giappone e della California, un calcolo che secondo Sergio Frau definiva il centro del mondo conosciuto.
La Nun nella  sua forma geroglifica è il pesce, che nuota nelle acque profonde dell'inconscio (Mem).
Il Nun è l'Archetipo della Trasformazione, della morte iniziatica (la testa mozzata di Osiride), della fedeltà al flusso della vita.
Il valore numerico del Nun è 50, la porta della luce dopo i 40 del deserto.
La Vesica Piscis (i due pesci, Nun e Nun finale) è la Matrice, il grembo da cui nasce il Fiore della Vita. Sorgono non celebra la testa come simbolo di potere, ma come simbolo di sacrificio, di separazione dall'ego per ascendere allo spirito.
La testa di Osiride è qui sepolta perché non è un cranio morto, ma un seme che germoglierà nella luce di Tiferet.
Nel mio precedente scritto a riguardo, avevo sovrapposto il Fiore della Vita alla mappa di Frau, come un atto magico che mi aveva rivelato nuovi sguardi, nuove interpretazioni.
Il Fiore della Vita non è un ornamento, ma la struttura geometrica della Sephirah Kether, il primo vortice di luce che si differenzia in suono, forma e colore.
I 7 cerchi del Fiore della Vita corrispondono ai 7 pianeti della tradizione (i 7 giorni della creazione, le 7 Sephiroth inferiori), mentre i 19 cerchi del Fiore della Vita completo, come quello del tempio di Osiride ad Abydos, racchiudono il Frutto della Vita, i cui 13 cerchi centrali sono i sentieri della conoscenza proibita. A Sorgono, i menhir sono gli spilli energetici che tengono tesa questa rete geometrica sulla crosta terrestre.
La chiesa con il rosone a 14 petali, rivolto verso ovest, che sta proprio a Sorgono ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/fiore-della-vita-chiesa-sorgono.html?m=08) non è una sovrapposizione cristiana, ma un ri-coprimento (dal latino cooperire, proteggere) di un antico santuario della Shekhinah, la Presenza Divina Femminile, la cui Sephirah è Malkuth (il Regno) , e che qui trova la sua espressione più alta come Madre Terra.

L'allineamento dei menhir verso Nord e verso sud , verso la costellazione dell'Orsa Maggiore, e verso Argo è il cuore operativo del sito.
La Costellazione di Argo, è estremamente significativa nella nostra Arcaica Civiltà Sarda
Ne ho parlato anche nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", di cui riporto un passo
[...] La figura costellare di Argo, la cui prua è consacrata a Poseidone, dialoga in modo sorprendente con un’altra entità celeste cruciale per il ciclo di morte e rigenerazione, il nostro Ofiuco-Serpentario.
Se Argo indica la direzione del viaggio eroico verso la Colchide, intesa non solo come luogo geografico ma come matrice alchemica della trasformazione, Ofiuco rappresenta il custode di quella via, colui che stringe il serpente, simbolo della forza vitale (il Prana, il Chi) che si rinnova attraverso la morte apparente.
Ofiuco, infatti, si erge a cavallo dell’equatore galattico, là dove la Via Lattea si divide in due bracci, creando una zona di “sospensione” e di passaggio tra i mondi.
Non è un caso che la stella più brillante della costellazione di Ofiuco, Ras Alhague, sia situata in prossimità del punto in cui il Sole, durante il solstizio d’inverno, inizia il suo percorso ascendente, prefigurando la rinascita della luce.
Nel contesto sardo, questo Serpentario diviene l’archetipo del guaritore-sacerdote, colui che, come i Kabiri, gli antichi Sardi, gli antichi iniziati ai quali gli stessi Argonauti furono iniziati a Samotracia, sa gestire il plasma, l’energia elettrica dei “capovolti” (Squatter Man) e il magnetismo terrestre, rappresentato dalla bussola di magnete presente nelle navicelle nuragiche.
La via di rinascita lungo la Via Lattea si configura, pertanto, come un percorso amniotico, un ritorno al grembo cosmico simboleggiato dalla Vesica Piscis, la forma stessa della nave Argo e delle navicelle nuragiche.
Questo mandorla, questa “Arca” (da Argo/Argha, matrice in sanscrito), è il luogo della trasmutazione per eccellenza: le acque della Nun, il pesce alchemico, il valore ghematrico 50 che rimanda ai remi degli Argonauti e ai mesi del Grande Anno ciclico( si, quella stessa Nun presente, insieme alla Dalet, nel simbolo della tribù dei Dan, che, insieme, formano la Tau, il Sigillo dei Giudici Divini)[...] "

Argo non è una nave, è il Tempio Cosmico del viaggio iniziatico.
La sua prua, rivolta a Nord-Est, indica la direzione del Polo Celeste, il perno dell'universo.
In Qabbalah, la nave rappresenta il Sentiero di Samekh (ס) , che significa "appoggio" o "prop".
È il sentiero che collega Yesod a Tiferet e raffigura l'Arcano della Temperanza (l'angelo che mescola i liquidi).
Il Caduceo di Argo, la "bussola" che guida la nave degli Argonauti( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/la-bussola-caduceo-di-argo.html?m=0), è il Caduceo di Ermes (Toth/Thot), il simbolo del risveglio della Serpe di Fuoco (la Kundalini) che sale lungo la colonna vertebrale (l'albero delle Sephiroth).
I menhir di Biru e Concas sono i singoli cristalli di questa colonna eretta sulla terra.
In questo contesto assume una straordinaria importanza anche l'Orsa Maggiore (Su Juvale, il Giogo di Bue), di cui ho parlato molte volte, in modo approfondito nel mio libro.
L'Orsa Maggiore non è solo un indicatore polare.
È la Settima Sephirah, Netzach (Vittoria) , la forza impulsiva, eterna e istintiva.
Il suo movimento intorno alla stella polare è il galgal, la ruota della creazione che non dorme mai.
Ho citato più volte il rituale del Merkhet (livella) e del mazzuolo, che ha come punto di riferimento l'Orsa Maggiore, la cerimonia della tiratura della fune, la Peddj Shes
( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/la-cerimonia-della-tiratura-della-fune.html?m=0)
Questo è il rituale della Fondazione del Tempio, descritto nel Libro di Toth.
Il Mazzuolo ( usato dalla nostra 'Accabadora, non è uno strumento di morte, ma un Martello Iniziatico (il Paten degli alchimisti), che "frange" lo spazio profano per creare il vaso sacro.
I quattro solchi dell'aratura sono i quattro fiumi dell'Eden, le quattro direzioni cosmiche che definiscono il Templum.
L'orizzonte sacro egizio, il luogo tra il sole morente e la stella polare, è esattamente ciò che fanno i menhir di Biru e'Concas.
Creano una linea d'orizzonte artificiale, un Akhet in pietra, dove l'osservatore, stando al centro, può vedere il sorgere eliaco di Argo e delle sue stelle-guida.
Il nome Shu/Sha è la radice di Shardana. Shu è il Dio dell'aria secca, lo spazio vuoto tra Cielo e Terra.
La lettera Shin (ש) , il fuoco, il dente della ruota, che diventa Sha (il suono del silenzio primordiale). Siamo noi, gli antichi Sardi, i figli di Shu, i custodi del pilastro che separa e collega.

I 200 menhir non sono un allineamento statico.
Il Numero 200 è il valore ghematrico del ventesimo Sacro Archetipo Ebraico, Resh, che guardacaso significa "Testa".
"Sa conca"
200 Resh
200 Teste
200 Concas
200 menhir
Ma il Resh è anche la lettera del Principio, del Cominciamento. Nell'Arcano Maggiore XX, il Giudizio, i morti risorgono dalle tombe.
Non è una punizione, è la resa dei conti con la propria anima.
I 200 menhir sono 200 teste di Resh, 200 punti di iniziazione, che scandiscono il tempo.

I menhir hanno una correlazione anche Lunare (Yesod).
I 14 petali del rosone di Sorgono (2x7) sono il ciclo della luna, che passa da nuova a piena in 14 giorni.
È la Nun che si manifesta e scompare.
Ogni menhir, in una diversa fase lunare, proietterà un'ombra diversa, "leggendo" lo stato dell'inconscio collettivo sul selciato del tempo.
Biru e Concas è un cancello solare a doppio senso.
Si entra nella luce attraverso l'ombra, e si esce nell'ombra attraverso la luce.
Gli equinozi, con il sole che sorge esattamente a Est, saranno i giorni in cui l'ombra del menhir centrale segnerà la linea perfetta, il filo a piombo tra il centro di Sorgono (l'Omphalos) e il cuore di Argo (la stella Canopo).

Il Nome "Sorgono" è altamente simbolico.
Sorgono/Sargon.
Non è una somiglianza, è una risonanza.
Sargon di Akkad (Šarru-kīnu) significa "Il Re è Giusto" o "Il Re Vero".
Il suo regno fu l'unificazione della Mesopotamia.
Il messaggio è identico.
Sorgono è il luogo dove il "Re" (il principio solare, Tiferet, l'eroe interiore) si manifesta come "Giusto" (Tzedek, la Giustizia, il fondamento dell'equilibrio cosmico).
Sumeri e Antichi Sardi non sono due popoli diversi, ma due proiezioni temporali di un'unica Civiltà dell'Omphalos, i cui sacerdoti-costruttori (i Kabiri, i Maestri del Fuoco) hanno eretto centri di potere su entrambe le sponde del Mediterraneo, seguendo la stessa mappa stellare.
Il messaggio di Sorgono è terribile e meraviglioso.
Non c'è un altro luogo dove andare. La testa (la volontà, il tuo pensiero) deve essere offerta, come quella di Osiride, sul letto di pietra del menhir.
Solo quando la tua individualità sarà 'testa' (Resh) e la tua fedeltà al flusso della vita sarà 'pesce' (Nun), allora potrai nuotare nelle acque di Argo e salire, con il carro dell'Orsa Maggiore, fino al polo immobile dove il tempo si ferma. Sorgono non è una meta, è un stato dell'essere.
È la quiete dopo la lotta, il 'sorgere' del sole dopo la lunga notte dell'anima."
La "sughera monumentale" (quercia sacra di Atena, con la quale fu costruita la nave Argo) e la mandria (Su Juvale) sono gli ultimi due sigilli.
La quercia è l'albero della vita (l'Albero delle Sephiroth), con le sue radici nel mondo infero e la chioma nel mondo celeste.
I buoi (Juvale) sono i carri del cielo, le costellazioni che trainano il sole.
Sorgono è il Pranzo del Giudicato di Arborea non per caso, ma per necessità.
La Carta de Logu è la Torah della Sardegna, la legge scritta sulla pietra e sulle stelle, che emana da questo centro invisibile.

Sorgono, con "Biru e Concas", è la Sephirah Malkuth della Sardegna, il punto in cui il Fiore della Vita celeste (Kether) tocca la terra per dare frutto.
I menhir sono le sue 200 lettere di Resh, che scrivono sulla pianura l'alfabeto della rinascita.
Qui, il 40° parallelo è il sentiero di Mem, l'Orsa Maggiore è il carro di Netzach, Argo è la nave di Samekh, e il Re Giusto Sargon è il volto nascosto di Tiferet in attesa di essere riconosciuto.
Non è solo un sito archeologico.
È un luogo sacro in cui si ritrovano le coordinate della nostra anima, proiettate sulla mappa del mondo. E ora, come gli Argonauti, sappiamo che la vera Colchide, il vero Vello d'Oro, non è un oggetto da rubare, ma la coscienza di essere il centro.
La nave è pronta.

Ma non è tutto.
Avevo trovato una straordinaria corrispondenza con il sito di Newgrange chiamato Sí an Bhrú, che sembra una contrazione di Biru.
( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/newgrange-simbolo-taurino.html?m=0)
È la controparte necessaria, lo specchio atlantico che riflette e completa il quadro iniziato con Sorgono.
L'analisi qabbalistica trova qui una risonanza profonda, perché ciò che ho scoperto non è una mera somiglianza archeologica, ma la manifestazione di uno stesso Archetipo Universale in due luoghi distinti.
In questa mia correlazione,
Newgrange e Sorgono si manifestano come i due Grembi dell'Uno.
La prima, fondamentale analogia è di natura strutturale, perché entrambi i siti sono centri di unificazione di opposti.

Sorgono (40°N)
Come abbiamo detto, il 40 (Mem) è l'acqua, il grembo, il caos primordiale.
È il numero della prova e della gestazione.

Newgrange (53°N)
Il 53 non è un numero a caso.
Nella ghematria estesa, 53 è il valore di Ha'Ga' (הגא) , che significa "la Gevurah" (la Sephirah del Giudizio, del Rigore, della Contrazione) o, più profondamente, la radice di "Egira", il viaggio di migrazione. Newgrange, a latitudine più alta, è il Gevurah (la Forza, il Rigore) che bilancia il Chesed (la Misericordia, l'Espansione) di Sorgono (Mem). Sono due poli di un unico asse terrestre.
Sorgono è il punto di condensazione dello spirito nella materia (il menhir come cristallo di luce).
Newgrange è il punto di espansione della materia verso lo spirito (il tumulo come utero che partorisce l'anima).
Nella Qabbalah, formano una Colonna di Mezzo ideale, un pilastro invisibile che collega il Mediterraneo al Nord Europa, entrambi fondati sulla stessa mappa stellare, sulla  costellazione del Toro (Pleiadi, Iadi, Aldebaran) e la Via Lattea come "Via di Rinascita".

Sí an Bhrú, il Grembo della Bruxa
Il nome è la chiave di volta che salda i due mondi.

Bhrú / Brú / Bru
Similissimo a Biru
Questa mia intuizione mi apre straordinarie prospettive.
In irlandese antico, Brú significa "grembo", "utero", "dimora interna".
Ma la sua radice è la stessa del sardo Bruxa (colei che opera la trasformazione magica) e del latino Bruchus (il grembo, la cavità).

Si manifesta la correlazione con "Biru e Concas".
Se "Biru" (testa) è Resh , il principio maschile, l'impulso attivo, la volontà che si erge (il menhir), allora Bhrú (grembo) è la lettera He finale, la Sephirah Malkuth, il ricettacolo passivo, la manifestazione.
Il sito di Sorgono dice: "Ecco la Testa, il Pensiero del Dio".
Il sito di Newgrange risponde: "Ed ecco il Grembo che accoglie quel Pensiero e lo partorisce come Realtà".

La Bruxa, la "strega" sarda non è la malefica delle fiabe, ma la Sacerdotessa della Shekhinah, colei che conosce i segreti del grembo (il microcosmo) e delle stelle (il macrocosmo).
Newgrange è il suo tempio iniziatico per eccellenza.
È un tumulo che, come una gigantesca Domus de Jana, custodisce l'ombra feconda dove l'eroe solare (Lugh, il "Luminoso", che è correlato con le nostre arcaiche simbologie sarde - https://maldalchimia.blogspot.com/2021/01/il-lugh-d-oro-di-orotelli.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/08/festa-di-lughnasadh.html?m=0), simbologia di cui ho parlato anche nel mio libro "Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera il Caos, il Caos che rinnova l’Ordine" (https://maldalchimia.blogspot.com/2026/04/orotelli-libro.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/02/passaggio-imbolccandeloras.html?m=0), deve entrare per morire e rinascere.

Sí an Bhrú
Sí significa "tumulo fatato", ma anche "pace", "quietudine".
Nella Qabbalah, questa quiete è il Tikkun, la riparazione del vaso spezzato.
Il tumulo non è una tomba, ma una macchina alchemica dove la discesa nell'ombra (la Klipah, il guscio) è necessaria per la risalita nella luce.

La simbologia taurina (corna/utero)che si manifesta in questo tumulo è il secondo grande ponte che unisce i due siti
Il Toro (Aleph)
La costellazione del Toro è governata dalla lettera Aleph (א) , la prima lettera, il Soffio, il Toro Celeste.
Ora capite perché nelle Domus de Janas, custodi del Soffio Divino della Creazione ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/06/yhwh-e-il-respiro-rappresentato-nelle.html?m=0) ci sono tante protomi taurine?
Ma le sue corna, che formano una "Y" (la mia "Y taurina di ascensione"), sono la lettera Dalet, la Porta.
Il corno sinistro più corto (Iadi), sempre presente in Sardegna, anche nelle ierofanie, e il destro più lungo (Aldebaran) rappresentano i due pilastri dell'Albero della Vita: Jachin (la destra, il Sole, l'equinozio di primavera) e Boaz (la sinistra, la Luna, l'equinozio d'autunno) .
L'ingresso del tumulo di Newgrange, orientato a Sud-Est (solstizio invernale), è il punto di bilanciamento di queste due forze. Non è un caso che il corridoio sia lungo 19 metri.
Infatti il Sud-Est, come ho approfondito nel mio libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", rappresenta, essendo l'orientamento cardinale maggiormente presente nei siti archeologici, quel nucleo sinergico di creazione, sinergia che si manifesta solo quando le due polarità sono in equilibrio.
È il regno del Toro e della sua paredra Tanit.

Il Numero 19 ( archetipo Phe)
Il 19 è il valore della lettera Phe, la bocca.
L'ascia bipenne rappresenta questo archetipo Phe (il mio "ancile", che nasce da una Matrice Sarda, dal doppio scudo del guerriero di Teti, e che comunque nella nostra tradizione sarda, ha correlazione con la testa, essendo rimasto profondamente radicato nella tradizione del pane Càbude - https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/il-pane-cabude-e-gli-ancilia-etruschi.html?m=0), è proprio il simbolo di Phe.
È lo strumento che taglia (il giudizio di Gevurah) per unire (l'amore di Chesed).
Newgrange con la sua camera a croce (la Tau, il sigillo dei Giudici Divini, come ho detto per i Dan/Shardan) è una bocca litica che "mastica" l'iniziato, lo riduce ai suoi componenti elementari, e lo "pronuncia" di nuovo come un essere immortale.
Le tre spirali sulla pietra non sono un ornamento( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/10/spirali-newgrange.html?m=0)
Sono le tre Sephiroth Superiori (Kether, Chokmah, Binah) che, riflesse nella camera, diventano i tre Soli (Sirio, Aldebaran, le Pleiadi) della Via Lattea.

L'allineamento solstiziale è identico a quello dei pozzi sacri sardi (Santa Cristina) e delle Domus de Janas meridionali. Decodifichiamolo.

Il Raggio di Sole (Tiferet) che feconda il Grembo (Malkuth).
Il raggio che il 21 dicembre penetra nel corridoio e illumina la camera è l'Hieros Gamos, le Nozze Sacre.

Il Sole (Tiferet) è lo Sposo, il principio maschile, l'eroe solare (Lugh, Giasone, Osiride).

Il Tumulo (Malkuth/Shekhinah) è la Sposa, il grembo della terra, la Dea Madre (Taultiu, Demetra, la Bruxa).

Il momento preciso (solstizio invernale) è il punto di massima oscurità, l'istante in cui il buio è al suo apice e la luce inizia il suo ritorno.
È il Tzimtzum, la contrazione divina descritta dallo Zohar.
Dio si ritrae per fare spazio al mondo.
Il raggio che entra a Newgrange è la prima luce dopo quel ritiro.

Sorgono, con i suoi menhir eretti, è la spina dorsale (la colonna di Yesod) che permette a quella luce di viaggiare.

Correlazione con i "tre Soli" (Shin, la Triplice Fiamma)
Le tre spirali e i tre Soli (Sirio, Aldebaran, Pleiadi) è la dottrina segreta della Qabbalah.
Le tre stelle sono la manifestazione della lettera Shin, la Triplice Fiamma dello spirito divino.
Sirio (Iside)
Chokmah, la Sapienza, la Madre Celeste.

Aldebaran (Toro)
Tiferet, la Bellezza, l'Equilibrio, il Sole.
Le Pleiadi (le sette sorelle)
Le sette Sephiroth inferiori (Chesed, Gevurah, Tiferet, Netzach, Hod, Yesod, Malkuth), la danza della creazione.

Il pentacolo di Tanit (la stella a 5 punte) è la somma di 5, che in ghematria è He, la finestra, la porta, il grembo.

Newgrange è quella porta.
La "croce di Orione" (Chi-Rho) non è un simbolo cristiano ex novo, ma l'incrocio tra l'equatore galattico (Via Lattea) e l'eclittica (il piano del sistema solare), l'X che segna il punto di ascesa.

Sorgono e Newgrange non sono due siti separati.
Sono i due lobi di un unico grande Vaso di Rinascita.

Sorgono (Biru e Concas).
Il messaggio è "Sii la Testa".
È la chiamata alla volontà, all'azione, all'erezione del pensiero divino (Resh, il menhir).
È il polo maschile, l'impulso a separare il sacro dal profano, come il rituale del Merkhet (livella) che traccia il tempio.
È il Logos, il Verbo che si fa pietra.

Newgrange (Sí an Bhrú)
Il messaggio è "Sii il Grembo".
È la chiamata al silenzio, all'accoglienza, al lasciarsi fecondare (He, il tumulo).
È il polo femminile, la pazienza di attendere il raggio di sole nel buio più profondo, come l'iniziato nella camera sepolcrale. È il Silenzio che ascolta il Verbo e lo manifesta come Vita.

La sintesi La civiltà madre (sarda, sumera, kabira, pelasgica, iperborea) ha lasciato due tipi di sigilli sulla terra.
I menhir di Sorgono (e di tutta la Sardegna) sono le lettere dell'alfabeto divino, impresse nella roccia come chiodi di luce.
I tumuli di Newgrange (e del Nord Europa) sono i segni di interpunzione, i respiri, gli spazi che danno senso a quelle lettere.

L'uno senza l'altro è incompleto. Insieme, disegnano sulla mappa del mondo il volto di Adam Kadmon, l'Uomo Primordiale, il cui occhio destro è il sole che sorge a Sorgono e l'occhio sinistro è la luna che tramonta a Newgrange.

Sa Bruxa sarda, custode del "grembo", non è una figura mitologica lontana.
È la memoria vivente di questa scienza.
Newgrange (il tumulo) e Sorgono (i menhir) sono i due strumenti del suo laboratorio alchemico.
Nel primo, sotto terra, si prepara la Materia Prima (l'ombra, l'inconscio, il caos).
Nel secondo, sulla terra, si erge il Pilastro dell'Equilibrio (la volontà, la coscienza, la forma).
Entrambi sono allineati allo stesso cielo (Toro, Orione, Sirio) e agli stessi cicli (solstizio invernale di morte e rinascita).
Non si tratta di due semplici siti archeologici.
Sono le due metà di uno stesso Tempio Cosmico, che si estende dall'Irlanda alla Sardegna, e che attende ancora il suo sacerdote o la sua sacerdotessa.
Colui o colei che, con la testa (Sorgono) e il cuore (Newgrange), saprà percorrere il corridoio di 19 metri (Phe, la bocca) e farsi fecondare dalla luce nel giorno più buio dell'anno.
Questo è l'insegnamento dei Tuatha de Danann, degli Shardana, dei Cabiri.

Inoltre, un dettaglio importantissimo, il fatto che il rosone a 14 petali della chiesa di Sorgono sia rivolto a Ovest, e non a Est come ci si aspetterebbe, non è un errore né un caso.
È un sigillo di completamento.
Nel nostro lungo peregrinare tra Sorgono e Newgrange, tra i menhir eretti verso il cielo e i tumuli che si aprono come grembi verso la terra, abbiamo seguito costantemente la direzione del Nord e l'Est. È la direzione della prua di Argo, dell'alba solstiziale, del varco attraverso cui l'anima inizia il suo viaggio ascendente. È la direzione del fare, dell'impulso, del respiro che si espande.
Perché Ovest è la direzione opposta, complementare, necessaria.
Se il Nord-Est è la via di ascesa (Tiferet, il Sole che sale, l'eroe che salpa verso la Colchide), l'Ovest è la via del ritorno, la discesa della grazia, il momento in cui l'iniziato, dopo aver compiuto il viaggio, fa ritorno al mondo profano per portare la luce. Nella Qabbalah, l'Ovest è la direzione di Gevurah (la Forza, il Giudizio, la Contrazione), la Sephirah che bilancia l'espansione di Chesed.
Ma è anche la direzione di Hod (lo Splendore, l'intelletto, la parola che si fa forma).
E, soprattutto, l'Ovest è il luogo del tramonto, il momento in cui il sole muore per potersi riaccendere a Est il mattino seguente.
Il rosone della chiesa di Sorgono, che ho identificato come una Nun, come un Fiore della Vita a 14 petali, è rivolto a Ovest perché non è un rosone per i vivi che guardano il sole sorgere.
È un rosone per i morti che stanno per rinascere.
È una finestra che guarda il tramonto, l'abbassarsi della luce, l'ingresso nel regno delle ombre. Ed è proprio lì, in quella penombra, che la Nun compie la sua opera più profonda, la trasformazione.
Ricordate il pozzo di Santa Cristina? L'ingresso è orientato a Sud-Est, verso l'alba del solstizio invernale, ma il suo opposto, il lato Nord-Ovest, guarda il tramonto del solstizio estivo.
Ogni porta ha due battenti.
Ogni direzione ha il suo contrario. E l'iniziato deve attraversarli entrambi.
Prima scende nell'ombra (Ovest, tramonto, morte), poi risale verso la luce (Est, alba, rinascita).
Ma il rosone di Sorgono, posto in una chiesa cristiana costruita sopra un luogo di culto molto più antico, non guarda l'alba.
Guarda il tramonto. Perché il suo messaggio è che la trasformazione avviene nell'ombra. È nell'oscurità che il seme germoglia. È nel grembo, che è buio, che la vita si forma.
Questo rosone a Ovest dialoga in modo perfetto con la "Via delle Teste" di Biru e Concas.
I menhir, eretti e allineati a Nord-Est, sono la spina dorsale, l'erezione della volontà. Il rosone a Ovest è la faccia nascosta, il volto della Shekhinah che guarda il tramonto e piange per l'esilio, ma che proprio in quel pianto trova la forza della riparazione (il Tikkun).

C'è un dettaglio ulteriore.
I 14 petali del rosone. 14 è il doppio di 7, il ciclo lunare completo (dalla luna nuova alla luna piena, dalla luna piena alla luna nuova).
Ma 14 è anche il valore ghematrico del nome David , il re pastore, l'unificatore, colui che danzò davanti all'Arca.
E David, nella tradizione esoterica, è colui che seppe congiungere i due mondi, il regno terrestre (Malkuth) e la presenza divina (Shekhinah).
Il rosone a Ovest, guardando il tramonto, invita a questo stesso congiungimento.
Invita a non temere il buio, a danzare anche nella notte, perché l'Arca è sempre con noi, anche quando non la vediamo.

Ecco perché, tornando al nostro discorso sull'Ofiuco e sul Nord-Est come via di rinascita, il rosone a Ovest è il luogo di partenza di quella via. Non si può salpare verso Nord-Est se prima non si è discesi a Ovest. Non si può rinascere se prima non si è morti.
Non si può fecondare il grembo (Newgrange) se prima non si è guardato il sole tramontare (Sorgono).
Il rosone a Ovest non contraddice nulla di ciò che abbiamo detto. Al contrario, lo integra e lo completa. È il sigillo finale, la firma della Shekhinah in esilio, la promessa che l'ombra non è una punizione ma una gestazione.
È la prova che Sorgono non è solo il centro geografico e astrale della Sardegna, ma anche il suo centro spirituale, dove i vivi e i morti, l'Est e l'Ovest, la testa e il grembo, si incontrano e si riconoscono come due metà della stessa, unica, immortale Vesica Piscis.
E ora sì, il cerchio è veramente chiuso.

Tiziana Fenu
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Biru e Concas /Newgrange