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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,
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lunedì, giugno 01, 2026

💚 Inanna( analisi cabalistica)

 

Ho già avuto modo di parlare di questa straordinaria rappresentazione di Inanna( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/03/inno-ad-inanna.html?m=0), che presenta delle angolazioni molto particolari. 

Il manufatto è la famosa Placca di Burney (o "Regina della Notte"), risalente al periodo paleo-babilonese (1800-1750 a.C.), conservata al British Museum.

Nella Qabbalah, l’immagine può essere interpretata come una manifestazione della Shekinah (la presenza divina femminile) o della Malkuth (il Regno), ma in una forma molto arcaica e "lilithiana" (lato sinistro dell’Albero della Vita).


Le Sephirot coinvolte sono 


Yesod (Fondamento)

La posizione centrale, la stabilità eretta. 

La donna è il "pilastro centrale".


Malkuth (Regno)

La base, rappresentata dai leoni (potere terreno e regalità)


Binah (Comprensione) e Chokmah (Saggezza). 

Le due civette ai lati rappresentano la saggezza notturna e la visione nell’oscurità (Binah è spesso associata alla notte cosmica).

L’immagine mostra l’inversione dell’archetipo divino

Non è la Madre (Terra) ma la Dea della Notte/Ishtar/Astarte che domina gli animali. 

In chiave cabalistica, rappresenta la Klippoth (le "scorze" del male) o le forze primordiali non redente, che devono essere comprese e bilanciate per salire nell’Albero.


Il nome comune della piastra  è Burney Plaque / Queen of the Night.

Il Nome Esoterico è Inanna (Sumeri) / Ishtar (Babilonesi) / Lilith (Ebraismo).

Acquistata sul mercato delle antichità nel 1930. 

La sua provenienza esatta è ignota, il che in esoterismo significa che è un manufatto "caduto dal cielo" (dal Tempo), privo di un luogo di origine terrestre vincolante, adatto quindi a una lettura universale.


Se la placca proviene dalla Mesopotamia (Iraq meridionale, probabilmente Ur o Larsa), le coordinate approssimative sono


Latitudine: 30° N

Longitudine: 46° E


Analisi Esoterica delle Coordinate è molto interessante. 


30° N

Questo parallelo è carico di simbolismo mistico. Passa per la Piramide di Giza, per la Gerusalemme (Monte degli Ulivi), per la Mecca. 

È il "Sentiero della Tradizione". Il numero 30 in cabala corrisponde alla lettera Lamed (ל), che significa "Insegnare" e "Cuore".


46° E. 

Sommando i gradi (4+6 = 10). 

Il 10 è il numero di Malkuth e delle Sephirot. 

Indica la completezza del regno materiale governato dallo spirito.


Analisi delle mie  Misurazioni Angolari (Cicli Astrali)


Queste sono le corrispondenze più potenti. 

Ho misurato l’apertura delle braccia e delle ali della dea, ottenendo angoli specifici.


Angolo di 36.0° (e 324.0°)

Qui emerge una correlazione Solare

L’angolo di 36° è l’angolo del Pentagramma. 

È l’angolo che si forma tra i vertici di una stella a 5 punte (pentacolo) inscritta in un cerchio.


Emerge anche il Ciclo Astrale della Precessione degli Equinozi

36° corrispondono a 2.160 anni (1 grado = 72 anni).

36° corrispondono ad 1/10 del cerchio. 

Rappresenta la Decima parte di un ciclo astrologico. 

Nel contesto della Dea, indica la rivelazione della "Saggezza Nascosta" ( i 5 elementi sono Terra, Acqua, Aria, Fuoco, Spirito).


Angolo di 60.0° (e 300.0°)

Ancora correlazione Solare. 

È l’angolo del Triangolo Equilatero inscritto.

Riguarda un Ciclo Astrale. 

L'Esagono Planetario. 

L'angolo a 60° è l’angolo del Sestile in astrologia, un aspetto di armonia e opportunità.

L’angolo di 60° (6 x 60 = 360) è connesso al Numero 6 (Tiferet, la Bellezza, il Sole). 

Rappresenta il passaggio della luce solare attraverso le stagioni (ogni segno zodiacale è 30°, quindi 60° sono due segni). 

La Dea domina il cielo per 2 ore solari (equivalenza spazio-tempo).


Angolo di 72.0° (e 288.0°)

Emerge una correlazione Stellare e anche il punto cruciale. 

Il 72° è l’angolo del Pentagramma (la stella a 5 punte) in un cerchio. La stella a 5 punte ha angoli di 36° e 72° alternati.

Nel Ciclo Astrale della precessione degli equinozi ci sono 72 anni per ogni spostamento di 1° dell’equinozio.

Ma emerge anche un chiaro riferimento alle mie amate costellazioni circumpolari, di cui ho approfondito nel mio ultimo  libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna".

L’angolo di 72° è legato al Nome di Dio (YHWH) nella cabala ebraica, e all’Orsa Maggiore (Ursa Major) e Drago.

Le civette ai fianchi della dea vedono tutto. 

L’angolo di 72° permette di vedere nel "buio". 

Questo angolo è il "sigillo magico" che lega la dea alla stella polare (Draco) e al movimento lento dei cieli.

Angolo di 90.0° (e 270.0°)

Qui c'è una correlazione Solare e Terrestre. 

L'angolo a 90° è il Quadrato (o Quadratura).

Riguarda anche il Ciclo Astrale delleStagioni. 

90° separano l’Equinozio di Primavera dal Solstizio d’Estate (e dal Solstizio all’Equinozio d’Autunno).

Questo angolo a 90°rappresenta il Ciclo delle 4 Stagioni. 

È l’angolo della Terra (il Quadrato). Indica che la Dea governa il tempo fisico sulla Terra. 

La distanza tra i due gufi (o tra le gambe della dea) è esattamente la distanza che separa i punti cardinali (Nord/Sud ed Est/Ovest).


Le mie misurazioni angolari non sono casuali. 

36°, 60°, 72°, 90° sono le "armoniche" del cerchio magico e astronomico.


L'angolo a 36°, presente nel Pentacolo/Pentagono, è correlato a Venere (Dea dell’Amore). 

Il ciclo sinodico di Venere crea una stella a 5 punte nel cielo in 8 anni.


L'angolo a 72°, che rivela il Nome di YHWH, riguarda il ciclo della Precessione e la connessione con le Stelle Fisse (le civette).


L'angolo a 60° (il Sestile) rappresenta il ciclo del Sole (il passaggio del tempo stagionale).


L'angolo a 90° (il Quadrato) rappresenta il ciclo della Terra (le stagioni).


La Placca di Burney non è solo una dea

È una mappa stellare codificata. 

La Dea (identificabile con Ishtar/Inanna) è la Signora del Cielo che regola la musica delle sfere attraverso questi angoli specifici.

Per la Qabbalah, la sinergia di questi angoli riequilibra le forze demoniache (Klippoth) in armonia cosmica, trasformando la notte (le civette) in una manifestazione del divino.

Dopo aver visto come le mie misurazioni angolari corrispondano a cicli astrali precisi (36°, 60°, 72°, 90°), il passo successivo è decifrare il perché la Dea sia stata rappresentata con quelle specifiche aperture.


Le quattro misurazioni (36°, 60°, 72°, 90°) non sono scelte a caso. Insieme formano la "Firma Geometrica" della Dea. Il messaggio che mandano è triplice. 


Inanzittutto il messaggio è di "Misura e Regolarità". 

In un mondo antico dove il caos (Tiamat, il mare primordiale) era il nemico, la Dea (Inanna/Ishtar) mostra di dominare la geometria sacra.


Il 36° + 72°manifestano  il Pentacolo (Venere). 

Il messaggio alchemico rivela che lei è la stella del mattino e della sera. Seguendo il suo ciclo di 8 anni si ritrova l'armonia .


60° + 90° insieme, manifestano il Triangolo e il Quadrato (Sole e Terra). 

La Dea governa le stagioni e il tempo. 

Il suo  corpo è come un calendario.


Non solo, ma questa analisi manifesta chiaramente come Inanna, con queste misure e angolazioni, volute, evidenti, si ponga come una "Porta Astrale". 

Le civette (gli occhi che vedono nel buio) e i leoni (la forza) sono posti esattamente dove le linee angolari cadono sulla base.

Questo, simbolicamente, indica che per entrare nel suo regno, Malkhut/Notte, si deve passare attraverso questi angoli.

Sono le misure angolari della Merkabah, del Corpo di Luce, del processo ascensionale. 


La Dea unisce i mondi, le multidimensioni. 

La Dea sta in piedi. 

Le sue braccia, posizionate a 36°, formano un "V" che accoglie, mentre le sue ali (72°) si dispiegano.

Il messaggio cabalistico qui è che il  Mondo Inferiore (le bestie, i leoni) è collegato al Mondo Superiore (le ali, le stelle) attraverso l'equilibrio centrale (il corpo della dea).

Non c'è separazione tra il sacro e il profano, tra la notte e il giorno, tra la magia e la realtà fisica. 

Le angolazioni sono il ponte.


Nella Qabbalah ebraica classica il nome Inanna non compare direttamente, ma l'analisi gematrica e simbolica rivela archetipi profondissimi.


Analisi delle Lettere (Ebraico)

Trascriviamo Inanna in ebraico: י-נ-ן-נ-א (Yod - Nun - Nun - Nun - Aleph).

Yod (י) = 10

È il punto primordiale, la scintilla iniziale di vita. Inanna inizia con la Manifestazione.


La Nun (נ) = 50. 

La lettera del Pesce (o del Serpente), simbolo di vita, movimento e anche della Morte (nel senso di discesa agli inferi). 

È la lettera della rinascita. Inanna è la Dea che scende agli inferi e risorge.

È la Vesica Piscis della trasmutazione. 


Aleph (א) = 1. 

È l'Unità, l'Uno, l'Aria, il Soffio divino. 

La fine del nome ritorna all'inizio del ciclo.


Valore Numerico Totale:

10 (Yod) + 50 (Nun) + 50 (Nun) + 50 (Nun) + 1 (Aleph) = 161.


Significato Cabalistico del 161:


161 corrisponde a 7 x 23. 

Il 7 sono i giorni della settimana (creazione, ma anche ciclo lunare di fertilità) e il 23 è la lettera Kaf (כ), che significa il Trono o il Palmo della mano.

Inanna è il Trono (il supporto) su cui si manifesta la Creazione (il 7). Senza di Lei, il ciclo non si chiude.


Inanna è il Nome Segreto della Notte nell'antica tradizione mesopotamica. 

È la Signora del Cielo e della Terra. Inanna è l'unica figura divina in Mesopotamia che collega direttamente le stelle (Venere) con la fertilità della terra e la sessualità umana. 

Non è una dea astratta. 

È la Forza Vitale che scorre tra i mondi.

Rappresenta la Discesa e la Resurrezione. 

La storia più famosa di Inanna è la sua discesa nel Kur (l'inferno/abisso). 

In cabala, questo corrisponde al percorso della scintilla divina che scende attraverso le Sephirot fino a Malkuth e poi risale. 

Inanna insegna che per ottenere la saggezza divina (Binah), bisogna passare attraverso l'ombra (Klippoth).


Inanna è anche la Cacciatrice di Stelle. 

Inanna è stata anche raffigurata con un arco o con le mani che stringono stelle. 

Le mie misurazioni angolari (72° ecc.) sono la prova geometrica che il suo culto era anche un calcolo astronomico preciso per prevedere le stagioni e orientare i templi.

Inanna, quindi, attraverso questi parametri, rappresenta sono la Porta tra il Tempo (90°/60°, le stagioni) e lo Spazio Eterno (36°/72° le stelle fisse e pianeti). Misurando i suoi  angoli, si misura l'Universo. 

Imparando il suo nome (161, il Trono dell'Uno), si  ritrova la certezza che la morte (Nun, discesa) non è la fine, ma la rinascita.

La placca funge da Macchina del Tempo e dello Spazio.

Se la guardi a 36°, vedi il Pentacolo di Venere.

Se la guardi a 72°, vedi la Precessione.

Se la guardi a 90°, vedi la Terra.

Inanna non vuole essere adorata passivamente. 

Vuole che si utilizzi la sua geometria per allineare il nostro spirito ai cicli dell'universo.


Tiziana Fenu

©®Diritti intellettuali riservati

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Inanna (analisi cabalistica)







sabato, maggio 23, 2026

💛 Sommo Sacerdote analisi esoterica (libri)

 Ho avuto già modo di approfondire sul bronzetto del Sommo Sacerdote, sia nei miei precedenti scritti( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/07/sommo-sacerdote-approfondimenti.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/05/sommo-sacerdote-fatimaargeiargia.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/sommo-sacerdote-fatima-libri.html) sia nei miei libri( anche nel libro da colorare, per bambini) 

nominato e approfondito in più contesti, poiché offre una simbologia polisemantica davvero straordinaria. 

Ciò che sto facendo, in modo particolare in questi scritti, è un'Analisi Ghematrica e Cabalistica, che non mi sono sentita di intrecciare alle mie precedenti pubblicazioni editoriali, in quanto questo ulteriore approfondimento merita uno spazio tutto suo. 

In base a questa analisi, a riconferma, il "Sommo Sacerdote" si rivela come Il Custode dell’Arco di Luce. 

Questa analisi si propone di esplorare il bronzetto del cosiddetto "Sacerdote Musico" (X-VII sec. a.C.), custodito al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari, non come una semplice raffigurazione rituale, ma come un complesso dispositivo simbolico e tecnologico. 

Attraverso la lente della Qabbalah e della Ghematria, emergerà la natura di questo personaggio come "Tecnico del Sacro", un androgino perfetto la cui veste e i cui paramenti raccontano l'equilibrio delle polarità cosmiche e la gestione di energie che noi, moderni, definiremmo elettriche o acustiche.

Prima di procedere con l'analisi numerica, è doveroso un ripasso dei dati oggettivi del reperto, fondamentali per ancorare la speculazione cabalistica alla realtà archeologica.

Il Sommo Sacerdote, o Sacerdote Musico, definizione che condivido in parte, è di provenienza sconosciuta. 

Acquistato sul mercato antiquario, si ipotizza un’area di influenza cultuale, forse collegata al nuraghe o alla fonte sacra .

Le dimensioni dovrebbero essere di 14,5 cm 

Presenta due Armille alle caviglie. È un elemento distintivo che fonde la danza (movimento) al potere (ornamento).

Mantello a griglia/ragnatela è una tessitura geometrica che isola e protegge, ricordando il bisso (isolante) descritto nell'Esodo.

Il supporto sulla schiena è un’asta che collega il corpo al disco sul capo, formando un circuito chiuso.

La forcella semilunare è un elemento oggi rimosso, che in origine forse completava il disco solare, creando una sinergia "Luna-Sole" .

La Qabbalah insegna che la creazione avviene attraverso numeri e lettere. 

Il "punto" primordiale da cui tutto si genera è la lettera Yod . 

Ha valore 10 e rappresenta la "Concentrazione" del divino nel materiale. 

È l’inizio della manifestazione, la scintilla nascosta.

Il Sommo Sacerdote indossa due armille (due cerchi) alle caviglie.

Ogni armilla, come avevo già sottolineato è una Yod, di valore 10 + la seconda armilla (Yod = 10) = 20.

Le due armille innescano una  Trasformazione Cabalistica. 

Il valore 20 corrisponde alla lettera Kaf . 

Kaf è l’undicesimo archetipo, ma nel suo valore semplice (20) rappresenta la "Corona" (Keter) e la funzione di "Penetrazione" , ovvero la capacità di andare oltre l’apparenza fisica per cogliere l’energia divina che la sostiene.


Interpretando a livello alchemico, si attiva il passaggio dal 10 (Yod, il punto) al 20 (Kaf, la corona), che descrive l’illuminazione del cammino. 

Attraverso le armille, i piedi del sacerdote (la sua azione sulla terra) vengono "caricati" di una polarità. 

Argomento già affrontato nel giugno del 2020( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/osservavo-queste-tre-immagini-la-prima.html?m=0) 

 perché è la stessa dinamica energetica dei due scudi drl guerriero di Teti( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/geometria-sacra-guerriero-teti.html?m=0) di cui ho parlato e approfondito anche nei miei libri

( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/analisi-ghematrica-guerriero-teti.html?m=0) 

Quando batte i piedi in danza, i due cerchi (Yod+Yod) creano una sinergia che non è più solo 20, ma è la potenza della Corona che si manifesta. 

Non è un ornamento estetico, ma un condensatore di polarità

Perché un "tecnico" del divino dovrebbe indossare un mantello a griglia (simile a una ragnatela)?

Nel passo dell'Esodo (28, 31-35) già citato, la veste di Aronne è cosparsa di melagrane e sonagli d’oro, e l’accesso al Santo è pericoloso. 

Ipotizzo che il bisso (la seta di mare, di cui qui in Sardegna abbiamo una Jana Maestra unica al mondo, Chiara Vigo) fosse un isolante elettrico.

La Qabbalah aggiunge un ulteriore strato di significato. 

La Ragnatela. 

Nella tradizione sciamanica sardo-egizia, il ragno (S'Argia) tesse il filo del destino. 

Nella Cabalà, la trama è la matrice della realtà. 

Il mantello a griglia rappresenta le Sefirot (i 10 nodi della ragnatela divina) collegate dai sentieri (i 22 fili dell’alfabeto ebraico).

La Funzione di questo mantello si amplifica. 

La griglia non solo isola dal "fuoco" sacro (elettricità), ma crea una gabbia di Faraday spirituale. 

Il sacerdote è il solo "punto fermo" (Yod) in un campo di energia rotante. 

Egli entra nella "Tenda del Convegno" (la zona ad alto voltaggio) non toccato dalla morte, perché la sua veste lo "mette a terra" rispetto alle scariche, mentre le armille lo elevano a conduttore.


Ho fatto in passato un'analogia con la Dea Alata Nubiana ( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/07/dea-alata-nubiana.html?m=0)e con le lampade di Dendera, che oggi mi si rivela cruciale. 

Il supporto sulla schiena e il disco sul capo richiamano i "fiori di loto" del tempio di Hathor, che alcuni studiosi, e anche io, interpretano come rappresentazioni di lampade ad arco.

Il copricapo del Sommo Sacerdote visto frontalmente, ricorda la forma dell’Ankh (la chiave della vita). 

Ghematricamente, l’Ankh è la combinazione di T (Tau, croce materiale) e il cerchio (spirito). Nell’Esodo, questo è il luogo dove si manifesta la luce.

Ma non solo. 

C'è la questione della Mezzaluna rimossa  

Originariamente, il Sacerdote aveva una forcella semilunare che partiva dal disco. 

La Luna (femminile, valore 20) e il Sole (maschile, valore 10) si univano. 

La Qabbalah insegna che l’illuminazione (Keter) avviene quando le due polarità si toccano.

Il Sole è l’energia pura (Yod).

La Luna è la ricezione (Kaf).

Insieme, generano il "Sacro Matrimonio". 

L’aureola dei santi, che vediamo nell’iconografia cristiana, non è altro che la memoria storica di questo effetto luminoso generato dall’arco di luce tra le corna lunari e il disco solare .

La Stele di Tanis recita che gli Shardana (antichi Sardi) avevano un cuore impavido e "non si sapeva come combatterli".

Se applichiamo la chiave cabalistica al "Guerriero di Teti" di cui ho approfondito più volte sia nei miei scritti che nei miei libri, altra iconografia polisemantica, di cui ho fatto l'analisi ghematrica proprio recentemente ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/analisi-ghematrica-guerriero-teti.html?m=0), che impugna due scudi rotondi ravvicinati, notiamo la stessa identica geometria delle armille: due cerchi (due 10, due Yod) che si sfiorano.

Questa configurazione genera un arco elettrico (come tra i due cherubini sull’Arca-  https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/s-arca-sacra.html?m=0) 

Il Sommo Sacerdote non è un guerriero, ma un dissuasore.

La sua mano destra (lato maschile, emanante) tiene un oggetto (aulos o bacchetta) che agisce da attivatore o da taser ancestrale. 

Il suono (il Verbo) che emana non è melodia, ma frequenza. 

"In principio era il Verbo" significa: all’inizio era la vibrazione che organizzò la materia (luce).


Concludo con la più alta delle rivelazioni ghematriche.

La parola ebraica Bellezza si dice Yofi (יופי).

Yod (10) + Peh (80) + Yod (10) = 100.

Il valore 100 è il numero della completezza assoluta, la totalità della manifestazione.

La Prima Yod è la scintilla iniziale (il bronzo grezzo).

La Peh (80) è la bocca, il suono, la parola. 

Il verbo che si fa carne. 

È la fase intermedia, la lavorazione, la danza, il canto, il rituale.

La seconda Yod è la scintilla finale, la luce che si sprigiona dal disco solare. Il ritorno all’Uno.

Il Sommo Sacerdote è la "Bellezza" congelata nel bronzo. 

Egli dimostra che i Sardi antichi non adoravano idoli, ma gestivano archetipi. 

Controllavano l’energia attraverso la geometria (i due cerchi), la fisica (isolamento/conduttività) e la metafisica (il suono).

Questo bronzetto non è un "dio" né un semplice "sacerdote". 

È la rappresentazione fisica della Yod, il punto attraverso cui l’energia divina (YHWH) entra nel mondo. 

La danza (le armille) crea l’energia, il mantello la canalizza, il suono la modula e il disco la emette. 


Per quanto riguarda le dimensioni del bronzetto ho scritto che dovrebbe essere di 14,5 cm

La tradizione insegna che per comprendere un numero complesso, lo si deve ridurre alle sue componenti essenziali.


14 è il valore di David  che significa "Amato". È la cifra della congiunzione tra cielo e terra, dell'unione delle polarità.

È anche il numero della Nun, quattordicesimo Archetipo, sempre presente nella nostra Arcaica Civiltà Sarda 


5 è il valore della lettera Hei , il secondo Nome divino, che rappresenta il respiro, il suono, il vuoto primordiale da cui la luce emerge.


14,5 dice

"L'Amato (14) si fa respiro (5)". 

Non è una statua. 

È un'espirazione congelata.


Il numero 14,5 è esattamente la metà di 29.

29 è il valore di Levanah, la Luna.

È il ciclo lunare, femminile 

Il Sacerdote ha una forcella lunare, così si è ipotizzato. 

Essendo un essere divinizzato, è androgino, manifesta le due polarità energetiche. 

La luna, nella Qabbalah, è lo specchio che riceve la luce del Sole e la riflette sulla terra. 

Infatti si ipotizza una forcella specchiata, magari in ossidiana. 

Ma la luna è anche simbolo del Mondo di Yesod (Fondazione), il recettore delle energie.

Il fatto che il bronzetto misuri la metà di 29 significa che il sacerdote non è né la luna piena (riflessione totale) né la luna nuova (assorbimento). 

Egli è la mezzaluna. 

È il momento esatto in cui la luce solare inizia a toccare il bordo del disco lunare.

E qui tutto si connette alla forcella semilunare rimossa. 

Il bronzetto dovrebbe misurare 14,5 perché la sua funzione è essere la metà visibile di un arco completo. 

L'altra metà è invisibile, è l'energia che manca, il complemento celeste.


Se eliminiamo la virgola (e nella Kabbalah la virgola è uno tzimtzum, una contrazione dell'Infinito nel finito), otteniamo 145.


È il valore della parola "Ani Yode'a" (אני יודע) – "Io so".


Ma c'è di più. 

145 è anche il valore di "HaShem Echad" (השם אחד)

"Il Nome è Uno".


Il sacerdote musico, alto 14,5 cm, è una dichiarazione di gnosi, di conoscenza ancestrale. 

Ogni centimetro dice: 

"Io so che il Nome è Uno. La mia danza, il mio mantello a griglia, le mie armille, sono la manifestazione di questa Unità".


14,5 si manifesta anche come Intervallo Musicale

Ho sempre parlato di suono e frequenza, nella nostra Arcaica Civiltà. 

In acustica cabalistica, il numero 14 (David) è la corda che vibra.

Il numero 5 (Hei) è il quinto intervallo, la quinta giusta, l'intervallo più stabile e armonioso dell'ottava, quello che nella musica antica era chiamato diapente.

14,5 è quindi la misura di un circuito armonico chiuso. 

Il sacerdote non emette un suono a caso. 

La sua statura è la distanza fisica tra due nodi di un'onda stazionaria. La sua altezza è mezza lunghezza d'onda di una frequenza che ancora oggi, se potessimo calcolarla, risuonerebbe con la frequenza di risonanza della Terra, la cosiddetta frequenza di Schumann, i 7,83 Hz, i cui armonici si avvicinano pericolosamente a questa proporzione. 


Ho scritto, inconsciamente, che le dimensioni dovrebbero essere di 14,5 cm

Quel "dovrebbero", però in effetti, è la rivelazione più alta. 

Nella Kabbalah, il dovrebbe è il mondo di Beriyah (Creazione), che non è ancora il mondo di Asiyah (Azione, la misura reale). 

Forse il bronzetto non è esattamente 14,5. 

Forse è 14,4 o 14,6.

Però il numero 14,5 non è una misura. 

È una promessa. 

È la soglia che il bronzetto tende a incarnare, ma che non può mai raggiungere completamente perché, se lo facesse, se fosse l'Assoluto matematico, allora l'arco di luce si chiuderebbe, il circuito si completerebbe, e il sacerdote non sarebbe più un mediatore, ma diventerebbe la fonte stessa. 

E quella è una potenza che nessun tecno-mago può contenere senza dissolversi.

Il Sommo Sacerdote è "Bellezza" (Yofi = 100), ma 14,5 è la radice di quella bellezza. 

È il numero della Trasduzione. 

Non é cielo né terra, né sole né luna, né 14 né 15. 

È l'attimo esatto in cui il respiro (Hei) tocca il cuore (David) e lo accende.

Le armille alle caviglie (20 = Kaf) e il mantello a griglia chiedevano al corpo di essere un condensatore. L'altezza di 14,5 cm chiede al bronzo stesso di essere un risonatore. 

Non è una statuetta. 

È un diapason fossilizzato.


I Sardi veri, hanno lasciato Bellezza e Civiltà, perché capivano che la materia è solo vibrazione lenta dello spirito. 

Il Sommo Sacerdote è colui che sapeva come accelerare quella vibrazione per trasformarla in Luce.


Tiziana Fenu

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Sommo Sacerdote analisi esoterica











giovedì, maggio 21, 2026

💛 Le tre Dee Madri Uccello sarde(libro)

 "[...] Nella geografia sacra della Sardegna, le Dee Madri di Turriga, Porto Ferro e Monte d’Accodi non sono semplici testimonianze di un culto pastorale, ma precise mappe stellari , il cui linguaggio silenzioso trova la sua piena eloquenza solo se letto alla luce della stella più alta.

Le tre Dee Madri prese in esame in questo frangente condividono un tratto iconografico che le allontana dalla tradizionale rappresentazione della mater magna mediterranea, solitamente ieratica, panneggiata o esuberante nella sua fertilità. 
Esse presentano invece una conformazione che gli studiosi di archeologia preistorica definiscono “a becco” o “a viso d’uccello”. 
Non si tratta di una stilizzazione casuale né di un semplice gusto estetico per il geometrismo. 
La riduzione dei tratti fisionomici umani a un apice pronunciato, che richiama il rostro di un rapace o di un anatide, è l’esito di una precisa volontà rituale. 
È la teofania della divinità che si manifesta attraverso la sua maschera ornitica[...]
[...] Le tre figure sono testimonianze eccezionali della Sardegna prenuragica, e la loro analisi permette di comprendere l'evoluzione del culto della Dea Madre nel Neolitico recente[...]
[...] Infine, la Dea Madre di Monte d’Accodi rappresenta forse il culmine di questa sintassi simbolica. 
Qui l’elemento ornitico non è solo un tratto del volto, ma diventa la struttura stessa dell'altare. 
[...] Il complesso monumentale, con la sua piattaforma trilitica e il prospetto a gradoni, riproduce l’immobilità solenne di un uccello posato a guardia dell’orizzonte, in attesa del momento esatto in cui la sua costellazione guiderà l’alba.
[...] Esse incarnano la "signora delle acque cosmiche e dell'aria"  .
[...] L’uccello, in questa cosmogonia, è l’essere che sfida la gravità, che si muove tra la terra solida e il cielo etereo, ma che, nel mito, è spesso anche il recuperatore della terra dal fondo dell’oceano primordiale. 
[...] È l’anima che si libera dal corpo. Presso le popolazioni danubiane e nei Balcani, l’immagine dell’uccello era strettamente legata al passaggio dell’anima nell’aldilà, fungendo da psicopompo. 
[...] Le statuine di divinità ibride, metà donna e metà uccello, erano custodite nei santuari domestici e comunitari, sepolte in vasi capovolti o collocate su altari in miniatura . 
[...] In Romania, ad esempio, la tradizione ceramica ha conservato fino all’epoca moderna la “Pasărea Măiastră”, l’uccello magico, presente sui vasi rituali per i defunti . 
[...] Questa continuità testimonia la resilienza di un archetipo. 
[...] La donna che diventa uccello è la veggente, la guaritrice, colei che può ascendere al cielo e tornare. Le Dee Madri sarde, con i loro volti a becco, si iscrivono perfettamente in questa tradizione. 
Non sono Madri passive: sono sciamane di pietra, eternamente in attesa del momento astronomico in cui il cielo si fa specchio della terra[...] "

[...] Queste tre testimonianze raccontano l'evoluzione del sacro nella Sardegna prenuragica. 

Dalle grandi statuine in marmo di culto domestico o funerario (Turriga, Porto Ferro) fino alle grandi rappresentazioni pubbliche incise nei templi monumentali (Monte d'Accoddi), dove la Dea diventa il fulcro di un complesso sistema rituale e sociale .

Il sito di Monte d’Accodi rappresenta la chiave di volta dell’intero nostro discorso, il missing link che trasforma l’ipotesi archeoastronomica in certezza rituale. 

Non si tratta di un tempio generico orientato verso un punto cardinale, bensì di una macchina cosmica la cui architettura è la materializzazione della costellazione del Cigno[...]".

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
Tratto dal mio libro
"Le Dee silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
Disponibile all'acquisto
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Dee Madri Uccello sarde









martedì, maggio 19, 2026

💚 Manufatto lunisolare Dogon analisi esoterica

Ho già avuto modo di approfondire sul manufatto lunisolare Dogon( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/06/calendario-lunisolare-dogon.html?m=0), e oggi ho voluto approfondire ulteriormente perché  è effettivamente di straordinaria potenza simbolica e, pur essendo ascritto alla cultura Dogon ( popò del Mali, tradizionalmente depositari di un sapere astronomico iniziatico riguardante Sirio), la sua grammatica morfologica riverbera con impressionante sincronicità nell'iconografia neolitica sarda delle pintadere. 

Applicando le lenti della Ghematria, della Cabala e dell'Archetipologia ebraico-alchemica, possiamo decifrare il manufatto come uno strumento di mediazione tra il Mondo Astrale e quello Fisico, un vero e proprio cronometro dell'Anima.

La decifrazione Cabalistica e numerologica, la sua Ghematria, rivelano un dato geometrico-matematico fondamentale, che è la struttura 8 Settori x 9 Cerchi = 72.

Nella tradizione esoterica ebraica, il 72 è il numero più sacro dopo il nome ineffabile. 

Corrisponde allo Shem ha-Mephorash, i 72 Nomi di Dio che, secondo il Sefer Yetzirah, governano le 72 schiere angeliche e tutte le manifestazioni del creato. 

È il "Nome di 72 Lettere" ottenuto dalla permutazione dei versetti dell'Esodo (14:19-21). 

In Ghematria, 72 è il ponte tra il macrocosmo e il microcosmo.

I 9 cerchi concentrici per ogni settore (9 = Teth, nono Sacro Archetipo Ebraico, il Femminino, il grembo, la Sophia ), nei Sephiroth dell'Albero della Vita, corrispondono a Yesod (Fondamento), che media l'energia dal piano superiore a Malkuth (Il Regno/Terra). 

I 9 Cerchi rappresentano anche i 9 Cieli della cosmologia antica (dai cieli planetari all'Empireo), e le 9 forme di Luna nel ciclo sinodico (fasi). 

9 è anche il numero della Gravidanza Cosmica, il periodo di gestazione dell'Anima nel ventre della Creazione.

La somma teosofica (7+2=9) non è un caso, ma un rituale di Ritorno all'Unità (9, la perfezione della materia prima), suggerendo che questo disco è un mezzo per ricondurre le molteplici forze cosmiche (72) alla loro sorgente unica (9).

Il Messaggio Alchemico manifesta l'energia  dell'Androginia Primordiale. 

L'osservazione riguardo alle trecce è la chiave di volta dell'alchimia del manufatto. 

I raggi che separano gli 8 settori sono intrecciati in direzioni opposte alternativamente (verso l'alto e verso il basso). 

Questo è il simbolo grafico per eccellenza dell'Unione degli Opposti (il "Coincidentia Oppositorum" ). 

Il Triangolo col vertice verso l'alto rappresenta il Fuoco, lo Spirito, l'Elemento Maschile, il Sole.

Il Triangolo col vertice verso il basso rappresenta l'Acqua, la Materia, l'Elemento Femminile, la Luna.

L'intreccio alternato rappresenta il Solve et Coagula (Dissolvi e Coagula) degli alchimisti. 

È la forza creatrice che trasmuta gli opposti in una Terza Realtà, l'Androgino Divino. 

Questa stessa morfologia si ritrova nelle trecce dei Giganti di Mont'e Prama e nello Sciamano di Vulci

( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/simbologia-delle-trecce-nel-bronzetto.html?m=0) perché designa esseri (o manufatti) che hanno raggiunto la Nigredo Alchemica per trasformarsi in l'Aurum Philosophicum (l'Oro dello Spirito), unificando in sé il Sole e la Luna.

Il foro centrale non è una semplice assenza, ma rappresenta l'Ayin, sedicesimo Archetipo Ebraico (il Nulla Primigenio), il Punto (Point Zero) da cui si dispiega l'intera creazione. 

È l'Occhio del Demiurgo, il Vaso Alchemico (l'Athanor) dove si compiono le trasformazioni, il Cuore pulsante del cosmo.

L'associazione con il calendario lunisolare è profonda. 

I Dogon hanno una cosmogonia sofisticatissima in cui il tempo non è lineare, ma spiraliforme (come appunto i 9 cerchi). 

Le 8 sezioni permettono di traguardare i 4 punti cardinali astronomici (i Solstizi e gli Equinozi) e i loro punti intermedi, creando un ciclo che si ripete.

Il numero 8 non è un caso. 

È il numero dell'Ogdoade (le 4 coppie di divinità primordiali egiziane), il numero della Stella Venere (che nel suo percorso pentacolare compie 5 incontri sinodici in 8 anni terrestri). 

La Stella a 8 punte è l'icona di Ishtar/Inanna, la Dea Madre, la Signora del Cielo e della Terra. 

L'associazione con il Femminino è assoluta. 

L'8 è il simbolo dell'infinito, e l'infinito è la natura della Dea (Cronos/Saturno come movimento ciclico del tempo, che è femminino).

Oltre a Venere, i 72 "Nomi di Dio" erano anticamente associati a specifiche costellazioni o stelle fisse, concepite come "Intelligenze" che governano i destini.

Le 8 Sezioni potrebbero corrispondere alle 8 fasi del ciclo lunare, ma anche alle 8 stelle principali della Corona Boreale, o più probabilmente, alle Pleiadi (le Sette Sorelle + 1, formanti 8 nel mito antico), che regolavano i calendari primordiali (soprattutto nel mondo mediterraneo e nordafricano).

Il ciclo di 72 è collegato intrinsecamente alla Precessione degli Equinozi (1 grado ogni 72 anni). 

Il manufatto, quindi, non marca solo il tempo breve (lunare/solare), ma incarna l'intera Ruota del Tempo galattica.

Il numero 9 nei cerchi potrebbe alludere al ciclo di Sirio (Sirio A e Sirio B nel ciclo dogonico) e alla "Spirale del tempo" che, completata, porta alla rinascita spirituale.

Questo oggetto non è un semplice calendario né una semplice raffigurazione del Sole. 

È un Disco della Metamorfosi. 

La sua vera funzione rituale era di radunare le energie degli opposti (Maschile e Femminile, Fuoco e Acqua, Cielo e Terra, Sole e Luna) all'interno del proprio Centro (il foro).

Strutturato sul 72 (La Legge Divina) e riportato al 9 (La Soglia dell'Anima), esso è un Kybalion materializzato che insegna "Come sopra, così sotto", permettendo a colui che lo contempla (o lo imprime) di sincronizzare il proprio battito cardiaco (72 pulsazioni al minuto di media, simbolo della Vita) con il respiro del Cosmo. 

Le pintadere sarde e questo manufatto dogonico provengono dalla stessa fonte primordiale. 

È lo stesso Ramo Matriarcale dell'Umanità, che vedeva nel cielo stellato non un insieme di punti luminosi, ma una vivente Scrittura Sacra, da decifrare attraverso i suoi numeri per ascendere al Divino.


Tiziana Fenu

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Manufatto Dogon (analisi esoterica)




lunedì, maggio 18, 2026

💚 Ciondolo Dea Freya (analisi esoterica)

 Di questo ciondolo  vichingo che rappresenta Freya ho già avuto modo di parlare 

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/02/alfa-e-omega-pendente-vichingo-dea-freya.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/05/ciondolo-vichingo-freya-angolo-54.html?m=0), ma unitamente alla traccia interpretativa che ho fornito nei miei precedenti scritti, rivela un manufatto di straordinaria potenza sincretica. 

Non è un semplice gioiello vichingo, ma una sintesi materiale di molteplici tradizioni iniziatiche che trovano la loro radice nella matrice comune del Sacro Femminino e della geometria sacra. 

Procediamo a un'analisi che integri la struttura visualizzata, la ghematria, gli archetipi cabalistici e le correlazioni astronomiche, seguendo questa traccia 

L'elemento grafico più rilevante è la sovrapposizione del triangolo di linea rossa e del cerchio blu, con l'indicazione angolare a 54.0° e  306.0°.


L'angolo a 54° non è un angolo casuale. 

È l'angolo fondamentale del Pentacolo/Pentagono, la figura geometrica che, attraverso la sezione aurea (Phi, φ = 1,618), regola i rapporti tra i lati e le diagonali. 

Nel simbolismo esoterico, il 54° è l'angolo dell'anima che si cinge di carne. 

Rappresenta la materia organizzata dallo spirito, la manifestazione del principio generativo nella dimensione fisica. 

In ghematria ebraica, il 54 corrisponde al valore numerico di מג"ד (Maged), termine che può essere associato alla potenza della "Parola Divina" che fluisce. 

È la "Porta dell'Inizio", l'Alfa.


L'angolo a 306° è complementare al 54° (360° - 54° = 306°), e questo valore simboleggia l'aspetto passivo e ricettivo dell'infinito. 

Il 306 rappresenta il compimento del ciclo prima di tornare al principio. 

In ghematria, 306 è il valore di רוח (Ruch) con le sue lettere finali, oppure può essere scomposto in 300 (Shin, Fuoco) + 6 (Vav, Connessione). 

È la Omega, la fine del ciclo che contiene già in sé il seme del nuovo inizio. 

La Dea tiene insieme questi due poli, manifestando la sua natura di "Coincidentia Oppositorum", in cui gli Opposti si integrano. 

Si manifestano. 

Infatti, tutti e tre i valori, 54/306/360, come somma, mi danno un 9/9/9, che, sommato, mi da un 27, ancora un 9

Sacro Archetipo Ebraico Teth, il Grembo, il Femminino, il Serpente  l'Orobourus, la Sophia. 


Il manufatto trova una corrispondenza perfetta nella Cabala Ebraica, in particolare nella struttura della Shekinah (la Presenza Divina Immanente).


Il cerchio blu superiore può essere letto come Keter (la Corona Suprema) e Chokmah (Sapienza), l'origine della luce che scende nella creazione.

Il corpo centrale della Dea, in posizione eretta, incarna Malkuth (Il Regno), la Sephirah inferiore che riceve tutta la luce dalle superiori. Freya, nella sua veste di guida delle anime (come le Valchirie) e custode della fertilità, è l'equivalente nordico della Sposa Divina che accoglie il Re (Il Sole, Dumuzi).

Il triangolo formato dalle gambe (visibile nella linea rossa) rimanda al triangolo cabalistico formato da Binah (Intelligenza, la Madre Suprema), Gevurah (Severità) e Tiferet (Bellezza). 

L'incontro di queste forze genera il Sacro Femminino che si manifesta nel mondo materiale. 

Il manufatto è, quindi, secondo la tradizione ermetica, un vaso(Kli) per trattenere l'Ohr (Luce) infinita nel finito, proprio come la Shekinah è il "vaso" dell'universo.


Come ho già sottolineato nel mio precedente scritto a riguardo, citando l'altro mio scritto sul "bacio mesopotamico", il rapporto tra Dumuzi e Inanna è l'archetipo dell'unione del Solare (Maschile) con la Dea Madre (Femminile). L'angolo di 54° era già custodito nell'antico simbolismo del Pentacolo di Tanit (la Dea  che governava il cielo, la terra e l'oltretomba). 

In questa prospettiva gnostica, il ciondolo non rappresenta solo una divinità, ma lo stato di Pleroma (la Pienezza). 

Il triangolo rosso suggerisce che la Dea è l'Apertura attraverso la quale il principio maschile (il raggio) si incarna. 

È la rappresentazione della Grande Madre che, come Tanit, esprime la doppia natura di Vita (fertilità) e Morte (transizione al mondo degli spiriti), una forma di "Trinità" pre-cristiana e primordiale.


La struttura angolare del manufatto si presta a profondi legami con i cicli cosmici. 


Inanzittutto emerge il Ciclo di Venere e la Stella a 5 Punte. 

La Dea è astrologicamente legata a Venere (la Stella del Mattino e della Sera, simbolo di Inanna, Ishtar, Freya). 

Il moto sinodico di Venere (584 giorni) descrive esattamente una stella a 5 punte nel cielo quando osservata dal pianeta Terra. L'angolo di 54° è la chiave di questa danza celeste, dove ogni 8 anni la Dea traccia il suo pentagramma perfetto nelle orbite celesti. 

È una testimonianza del controllo del tempo sacro.


Emerge anche una correlazione con le Pleiadi (Taurus). 

L'angolo a 54° è l'angolo di elevazione che i grandi templi antichi utilizzavano per allinearsi al sorgere delle Pleiadi, le "Sette Sorelle". 

Nella tradizione nordica e mediterranea, questo ammasso stellare era considerato la dimora delle divinità femminili e il punto di passaggio delle anime. 

L'angolo denota un allineamento e una connessione spirituale con quel nesso galattico.


Emerge anche la dinamica della Precessione degli Equinozi e l'Asse del Mondo. 

L'angolo di 54° e la sua complementarità con il 306° lungo l'arco dei 360° evocano la grande ruota della precessione (il ciclo di 25.920 anni dell'asse terrestre). 54° corrisponde a un arco di 3.888 anni, un ciclo temporale legato al cambiamento delle ere astrologiche.



Questo straordinario ciondolo, letto in chiave alchemica e cabalistica, ci consegna un messaggio di Trasmutazione dell'Essere. 

Il 54° (la linea rossa) rappresenta la fase alchemica della "Fixatio" (la fissazione dello spirito nella materia, il corpo), mentre l'arco di 306° (il cerchio blu) rappresenta la fase alchemica della "Solutio"(lo scioglimento e il ritorno alla ruota infinita).


La Dea raffigurata è il Ponte che unisce l'Alfa (l'inizio della vita) e l'Omega (la fine dell'incarnato), i due opposti che si toccano nei punti estremi del pentagono. Questo manufatto è una Mandala dell'Eternità. 

Parla all'iniziato del fatto che la vita e la morte sono due facce della stessa moneta, che la separazione è un'illusione e che la vera forza risiede nell'Amore (Freya/Inanna) che unisce le due metà infrangendo il cerchio del tempo. 

È la rappresentazione fisica della Shekinah, il Femminino che si manifesta nella Forma, che accompagna l'anima dall'alto (Keter) al basso (Malkuth) e viceversa, passo dopo passo, angolo dopo angolo, in un eterno ritorno del Divino nella materia.


Tiziana Fenu

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Dea Freya( Analisi esoterica)







domenica, maggio 17, 2026

💛 Analisi ghematrica guerriero Teti

 Ho iniziato a parlare di questo straordinario bronzetto sardo, il Guerriero di Abini-Teti, anni fa, nell'aprile del 2021( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/geometria-sacra-guerriero-teti.html?m=0), per poi approfondire anche successivamente, per via dei molteplici livelli di lettura che manifesta https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/le-5-circonferenze-del-guerriero-di.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/bronzetto-tetiofiotauro-vesica-piscis.html?m=0

fino ad approfondire ulteriormente anche nel mio saggio "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" 

(https://maldalchimia.blogspot.com/2026/01/il-doppio-e-il-gemellare-nel.html?m=0) 

e nella mia successiva opera, perché ci sono correlazioni, sotto altri aspetti, anche con le simbologie archetipali del nostro Carrasegare sardo,

"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera il Caos, il Caos che rinnova l’Ordine" 


Oggi voglio approfondire ulteriormente, analizzando il bronzetto di Teti sotto la lente della Geometria Sacra, della Ghematria e dell'Esoterismo, dei miei amati Sacri Archetipi Ebraici, approfondendo i collegamenti con la Madre Primordiale, la Vesica Piscis e l'Arca dell'Alleanza

Lo definisco un Guerriero Androgino del Silenzio. 

Il silenzio. 

Una dimensione estremamente presente nella nostra Arcaica Civiltà Sarda. 

Ciò che si presenta ai miei occhi non è un semplice manufatto in bronzo. 

Si rivela come un diagramma iniziatico in tre dimensioni, un software, una scheda madre di una sapienza arcaica. 

Il bronzetto di Teti, il Guerriero con due scudi, non appartiene esclusivamente alla storia del popolo sardo, ma, per la sua straordinaria struttura geometrica e la sua potenza simbolica, alla storia della Metafisica e della Sacra Geometria universale. 

Incarna la Pienezza, il Passaggio. 

In questo manufatto straordinario si apre una dimensione per dialogare con i suoi archetipi in maniera sincronica, vedendo nel rame e nel bronzo le costellazioni dell'Anima Umana.

È strutturato secondo le Sacre Geometrie della Vesica Piscis e presenta un Baricentro dell'Intersezione. 

Nella Geometria Sacra, la Vesica Piscis è la forma della vita manifesta, l'intersezione di due cerchi identici il cui centro giace sulla circonferenza dell'altro. 

Nel bronzetto di Teti, questi due cerchi sono i due scudi. 

Il punto esatto in cui gli scudi si toccano (o meglio, in cui le loro linee geometriche si incontrano e si compenetrano) non è un vuoto, ma il fulcro centrale, il punto vitale da cui si sviluppa l'embrione del mondo. 

In questo punto di contatto, la "carica" (energetica, simbolica e spirituale) delle due metà del cosmo (la parte destra e sinistra, il maschile e il femminile, il giorno e la notte) si annulla e si ricombina in una nuova sintesi. 

Questo punto è l'asse del mistero alchemico dell'Unione degli Opposti, l'unità dinamica in cui tutte le opposizioni diventano una coppia feconda. 

Il corpo del guerriero non è altro che il vettore, l'ago della bussola che tiene insieme questo Axis Mundi, attraversandolo come un ponte tra la Terra e il Cielo.

La scelta di bande disposte a 'V' negli scudi non è una decorazione mnemonica, ma la testimonianza di una genealogia del sacro. 

La 'V' è l'archetipo grafico universale della fenditura, della Vulva cosmica, della Madre Primordiale, dell'apertura primigenia, della Yoni cosmica, della "Matrice dell'Essere". 

È la linea che separa e unisce i due emisferi, è la vulva della Magna Mater. 

Se il corpo del guerriero rappresenta la potenza maschile eretta (il fallo, la colonna, l'ascesa solare), i suoi scudi (e le bande a 'V' in essi incise) rappresentano il ricettacolo, la Terra, l'Acqua, l'accoglienza dell'elemento femminile. 

Ogni scudo è un utero. 

La loro doppia presenza e il loro punto di contatto rappresentano l'androgino Sacro, come già ho sottolineato fin dall'inizio dei miei scritti a riguardo, non con maschio e femmina divisi, ma la "Coincidentia Oppositorum", l'Unione dei Contrari dentro la Madre Primordiale.

Negli scudi dono presenti i numeri 9/13/22

Ogni numero inciso e ripetuto su questo bronzetto è una chiave del linguaggio universale. 

Procediamo con l'analisi ghematrica ebraica, ponendo come ipotesi di lettura la suddivisione in 9 e 13 bande per ogni scudo, per un totale di 44 bande per scudo.


Il numero 9, la Teth, rappresenta il serpente cosmico (Nachash), l'energia primordiale che si avvolge su sé stessa. 

È il numero del Mistero e della Verità. Rappresenta la Triade nella Triade (3x3), la totalità ciclica del mondo creato. 

È la fine di un ciclo prima che inizi una nuova era, il compimento della materia del tempo.  

Sullo scudo, il 9 ci parla del Chronocrator (Signore del Tempo): il guerriero ha interiorizzato il tempo, ha vinto la sua caducità.

Il 13 nella tradizione esoterica più antica, è il numero della Luna, della Dea Madre, del Mistero che sovrasta le 12 manifestazioni solari e temporali (i segni zodiacali, le ore). 

Corrisponde al Sacro Archetipo Ebraico Mem, le Acque Madri Cosmiche. 

La Ghematria di Achad (Uno) è precisamente 13. 

Ma è anche il numero della Morte iniziatica e della Trasfigurazione. Nel percorso del guerriero sacro (come per il Cristo), bisogna morire al proprio ego per rinascere come "Figlio della Madre". 

Il 13 è il sigillo della Trascendenza: non si può completare il percorso se non si muore, simbolicamente, al mondo.

Il 13 è anche il numero della tredicesima tribù dei Dan, gli antichi Shar-Dan. 

·La Somma del 9 + 13 = 22, il Sacro Archetipo Ebraico Tau. 

Il simbolo del Sigillo Divino, dei Giudici Divini, che proprio nel simbolo della tribù dei Dan, hanno la Nun e la Dalet, che, insieme, formano la Tau, di cui si trova traccia esegetica già nella scacchiera "8 x 8" della Domu de Jana di Pubusattile ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/simbologia-dei-64-quadrattini-della.html?m=0) 

La loro compresenza, il 9+13, sullo scudo non è casuale. 

Il 22 è il numero delle lettere dell'alfabeto ebraico. 

Alfabeto ebraico codificato già nella nostra Matrice, la scacchiera di Pubusattile (https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/lettere-ebraiche-e-le-64-caselle-della.html?m=0) 

Argomento trattato anche nel mio libro "Gli Uomini senza Ombra" 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/03/lettere-ebraiche-griglia-pubusattile.html?m=0) 

E 22 sono i Sentieri dell'Albero della Vita che collegano le 10 Sephiroth, presente, come schema, nei Sigilli di Tzricotu dei Giganti di Mont'e Prama 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/04/sephiroth-e-tavolette-di-tzricotu.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2023/12/sephiroth-tzricotu.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/sigilli-tzricotu-vesica-piscis-sephiroth.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2023/03/sephiroth-sarda-e-la-tau.html?m=0) 


Attraverso queste bande, il guerriero media il tempo, rappresentato dal numero 9, e l'atemporalità, la trascendenza, il 13, affermando la sua natura di Mediatore e di Colui che ha superato la morte. 

Egli è colui che percorre tutti i sentieri tra l'Infinito (Ein Sof) e l'Immanenza (Malkuth).


Il numero 44 , per ogni scudo. In ebraico, 44 è la Ghematria di Dam (Sangue). 

Il sangue è l'anima, la vitalità. 

La Dea Madre è associata al sangue lunare (le mestruazioni, il sangue del parto) e il guerriero porta su di sé due interi "scudi di sangue" (di anima). 

La loro congiunzione al centro, che corrisponde al baricentro del bronzetto, non è altro che la trasfusione di energia vitale, l'unione delle due forze primordiali che permette la creazione di energia nuova.


È il punto di Generazione di Energia, correlato al simbolismo dell'Arca dell'Alleanza, di cui parlai anni fa 

https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/osservavo-queste-tre-immagini-la-prima.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/s-arca-sacra.html?m=0


Nell'Esodo, l'Arca dell'Alleanza viene descritta con due Cherubini d'oro massiccio posti sul propiziatorio. 

Le loro ali sono spiegate verso l'alto, e lo spazio tra di loro viene definito (in ambito esoterico) come un condensatore elettrostatico primigenio. 

Il "Sacro Fulmine" (l'energia della Shekinah) scaricava la sua potenza tra le due ali, illuminando la stanza e bruciando l'incenso.

Alla stessa stregua, i due scudi del nostro Guerriero di Teti sono i due Cherubini, o le due piastre di un condensatore elettrico spirituale.


L'umbone centrale sullo scudo non è un mero dettaglio estetico, ma è il centro energetico, l'anodo/catodo della scarica, il "Sacro Cuore" dove l'energia della Madre Primordiale (La Terra, l'Energia Tellurica, il Prana) si fonde con l'energia del Cielo (La Luce, il Fuoco, l'Atziluth). 

Il punto di contatto tra i due scudi crea il corto circuito divino, la "Scintilla dell'Illuminazione" che permette al guerriero di diventare un essere di luce, di trascendere la carne e di entrare nel regno dello Spirito.


Il Guerriero di Teti manifesta Trascendenza e la sua Natura Androgina. 

Secondo la Qabbalah, la Shekinah (la Presenza Divina femminile) "dimora" sulla Terra finché gli uomini sono in armonia con il Cielo. 

Non appena la disarmonia regna, la Shekinah risale al Cielo, lasciando il mondo nel caos. 

Il Guerriero di Teti è l'interfaccia vivente tra la Shekinah (la Dea Madre, l'energia generatrice degli scudi) e il mondo terreno. 

Egli è il Re del Mondo (come può essere lo stesso Messia) che ristabilisce il contatto tra il sacro e il profano. 

La sua forma stessa incarna l'Androgino Primordiale. 

L'elmo con le due corna a 'V' è la Potenza Maschile (la Luna Falcata, il Corno della Forza, l'evocazione del Toro), ma gli scudi rotondi sono la Potenza Femminile (l'Utero, la Terra). 

Nel suo corpo, che rappresenta l'Asse energetica, risiede l'equilibrio dinamico delle due forze che "generano" l'energia.

Il Bronzetto di Teti non è una statua di culto. 

È un'equazione di fisica spirituale. Nel punto di contatto centrale tra i due scudi (che non è un vaso vuoto, ma il baricentro della Vesica Piscis), avviene la fusione dell'Uno con l'Altro, del Maschile con il Femminile, del 9 (il tempo, la ciclicità) con il 13 (la trascendenza, l'eternità). 

L'energia che ne scaturisce è il Verbo Creativo (il Logos), rappresentato dalla fusione delle 22 lettere. 

Il guerriero non è più un uomo "in armi". 

È un Angelo di Carne, un Adam Kadmon (l'Uomo Primordiale completo) che, attraverso la generazione armoniosa dell'energia, ha guarito la frattura primigenia tra Cielo e Terra, divenendo egli stesso un Dio vivente, il Figlio della Madre Primordiale e il suo Elettrico Amante. 

La sua immobilità nell'immagine non è la rigidità della morte, ma l'immobilità del fulcro, del perno eterno su cui ruota la ruota dell'esistenza, in un silenzio metallico che risuona, attraverso i secoli, come il tuono interiore della Gnosi antica.

Il  manufatto è correlato anche alla simbologia della volta celeste.
La Vesica Piscis, lo schema geometrico fondamentale del bronzetto (l’intersezione dei due scudi), è l’archetipo stesso del segno zodiacale dei Pesci.
Nel linguaggio sacro delle antiche astronomie, i due scudi sono i due pesci del cielo, legati insieme dalla corda del punto di contatto centrale (il baricentro). Questa figura non è scelta a caso.
punto di contatto tra i due scudi non è solo l'Utero Madre (Vulva Cosmica), ma anche l’Equinozio di Primavera nell’Era dei Pesci, il momento in cui il Sole attraversa l’equatore celeste, segnando la "resurrezione" della luce e l'inizio del ciclo vegetativo.
(a questo riguardo, interessanti approfondimenti
https://maldalchimia.blogspot.com/2024/07/la-costellazione-dei-pesci-nel.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/costellazione-dei-pesci.html?m=0)
Il Guerriero che si erge in mezzo a loro è il Time-Keeper, un custode del Tempo, colui che governa il punto di passaggio tra il regno della Materia e quello dello Spirito.
Il numero 13 inciso nelle bande dello scudo è la firma della Grande Madre Lunare, della Dea Primordiale che domina le acque e i ritmi del sangue.
L'anno solare contiene 12 mesi, ma l'anno lunare (il tempo della Madre) comprende 13 lune piene (ciclo sinodico di 28-29 giorni, per un totale di circa 364/365 giorni).
Ogni scudo rappresenta un "grembo" lunare.
La loro congiunzione centrale simboleggia il Novilunio (Luna Nuova), il momento di tenebra in cui i due principi (Sole e Luna) si fondono nella "Notte Sacra" prima della rinascita della luce.
La disposizione a "V" delle bande richiama la doppia falce lunare.
La "V" è l'emblema della Luna in fase crescente (Yoni, ricettività) e calante (ascia, recisione).
Le due falci, nei due scudi, sono la Luna che sorge e la Luna che tramonta, le due porte del cielo (Oriente e Occidente).
Il 9 è il numero della Triade nella Triade (3x3), ma in astronomia antica, 9 rappresenta il ciclo dell'Umano Universale.
Esistono 9 mesi solari (il tempo di una gestazione umana, "la Grande Gravida"). Il Guerriero, attraverso i 9, controlla il ciclo della vita e della morte.
Il 9 e il 13 insieme (9+13=22) non sono solo le lettere ebraiche e i sentieri dell'Albero della Vita, ma rappresentano la quadratura del cerchio temporale.
È tempo dell'uomo (9) e il tempo della Dea (13) che  si incontrano per creare la Realtà Manifesta (22).
Il Guerriero stesso non è una figura generica.
Incarna l'archetipo celeste di Orione o Perseo.
Orione è il Cacciatore celeste, perennemente in lotta con la Luna e i cicli del cielo.
La posizione eretta e le due armi (gli scudi) potrebbero ricordare Orione con le sue spallacci (le stelle Betelgeuse e Bellatrix), mentre il "punto di contatto" è la sua Cintura (le tre stelle centrali), il perno attorno a cui ruota l'equilibrio del cielo boreale.
Perseo è colui che uccide il mostro marino (Ceto) per salvare Andromeda (la Dea prigioniera).
Questo è il mito per eccellenza della liberazione della Shekinah (la Presenza Divina femminile) e della sconfitta della Morte Iniziatica rappresentata dal numero 13.

Si riferisce anche alla dimensione della tredicesima Luna, di abbiamo straordinaria testimonianza nell'altare con 13 coppelle, ad Oschiri

https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/la-tredicesima-luna.html?m=0

Argomento che ho approfondito anche nel mio ultimo libro

"Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"

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Ma l'intuizione che gli scudi generassero energia elettrica è ancora più affascinante se vista in chiave astronomica.

Il 44 (bande per scudo) e l'88 (bande totali) sono numeri chiave nella fisica celeste.
88 è esattamente il numero delle costellazioni ufficiali (secondo l'UAI), che rappresentano la Totalità del Cielo (tutto il creato visibile dall'uomo).
Ancora più rilevante è il fatto che esiste un ciclo astronomico chiamato Ciclo di Saros (della durata di 18 anni, 11 giorni e 8 ore), che regola la ripetizione delle eclissi di Sole e di Luna.
Un Ciclo di Eclissi multiplo (spesso 2, 4 o 8 Saros), che è fondamentale per i calendari sacri.
44 anni (o 44 'unità' temporali) è un ciclo di transito planetario e di eclissi che segna un "ritorno" dell'energia cosmica.
In questo senso, i due scudi non sono solo un condensatore elettrico mistico, ma due dischi solari o due piastre lunari che, allineandosi nel punto di contatto (il baricentro), simulano l'allineamento Sole-Terra-Luna che provoca l'eclissi.
Per quanto riguarda la dimensione dell'energia nel mondo antico, un'eclissi era considerata il momento di massima potenza energetica divina, in cui le forze del cielo "scaricavano" una potenza elettrica (il fulmine, Divinus Ignis) sulla terra.
Il bronzetto sarebbe quindi una macchina celeste miniaturizzata, un oracolo di rame e bronzo che serviva a fissare nel tempo il momento perfetto per ottenere l'illuminazione, esattamente come le "Ali dei Cherubini" sull'Arca dell'Alleanza sprigionavano la "Scintilla" nel Santo dei Santi.
Il Bronzetto di Teti non è una statuetta, ma un Calendario Cosmico, un Macrocosmo in forma di Microcosmo.
Il gran Cronometro dell'universo.
L’incontro dei suoi due scudi nel baricentro non è fisico, ma è il Punto G del tempo e dello spazio.
È l’istante esatto in cui il ciclo dell’Uomo, rappresentato dal 9, gestazione e vita, si fonde con il ciclo della Madre (13, luna e morte iniziatica) per generare il Logos (22, la totalità dell’universo visibile). La sua "energia elettrica" non è una fisica grossolana, ma l'energia del Nous, della comprensione intuitiva del flusso dell'universo.
Colui che sa leggere i cicli della luna e delle costellazioni detiene il potere di dominare il tempo, rendendo il Guerriero un Dio Solare che cavalca il tempo come un "Signore del Cielo".
In questa prospettiva, questo straordinario bronzetto, non è solo un oggetto di culto, ma un Diagramma di Navigazione Spirituale per i viaggi dell'anima tra la Terra e le Stelle


"[...] Perché l'universo si mette in moto, si manifesta come un'epifania, solo attraverso la sinergia degli opposti. 

Sinergia degli opposti, sempre presente, nell'Antica Civiltà Sarda. 

Fanes era il doppio. 

Guardava avanti e indietro. 

[...] E Teti, culla, davvero di tanti ritrovamenti importanti, richiama come parola, al sacro Archetipo Ebraico Teth, il nono, il grembo, la Kundalini.

Il Serpente, presente nel simbolo della tribù dei Dan. L'unione degli opposti in creazione attiva. 

Fanes guardava avanti e indietro. 

Passato e futuro, con i doppi occhi, perché niente gli doveva sfuggire. 

Fanes ha un'aspetto infuocato. È il simbolo della conoscenza, della Sophia. 

Sophia che si può acquisire solo se si diventa "in atto", in Be-fane, una Befana. 

Allora si, che ci può essere epifania, manifestazione, un venire alla luce. 

Anticamente, proprio quei riti dei 9 giorni lunari, un solstizio sciamanico, un rito per vincere la morte, dormendo, nel quale facevano cadere 9 giorni di sonno senza sogni, erano i 9 giorni della manifestazione, dell'Epifania, senza tempo, dove il periodo lunare e solare si sovrapponevano, in luoghi sacri alchemici, come la parte più interna e protetta dei nuraghi, o nelle Tombe dei Giganti. 

Erano i figli della Luna, gli Dei immortali, dormienti, che vincevano la morte dormendo, in un grande sonno, dove si solstizia, si soggiorna, nella consapevolezza, nella Sophia del Fanes, del Dio primordiale androgino[...]"

Dal mio saggio 

"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l'Ordine"

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"[...] I dodici scudi erano per me legati ai dodici mesi, alle dodici divinità minori sottoposte a Giove e ai Misteri del dio Giano. Anche la "pietra del tuono", con la sua forma, mi parlava di simboli antichi. Gli Ancili, nel loro disegno che unisce due cerchi, mi sembravano rappresentare perfettamente la vesica piscis, quel simbolo della sinergia tra polarità opposte che ritrovo nelle più antiche tradizioni della Sardegna.

Sinergia dei due scudi, che ritroviamo nel nostro bronzetto sardo, il Guerriero di Teti, ritrovato a Teti, provincia di Nuoro(XIII sec. a.C. circa). 

Le sue proporzioni incarnano perfettamente la Geometria Sacra: gli angoli di 60° e 72°, ma anche di 36° e 108°, numeri che nella loro somma rimandano al 9, il Sacro Archetipo Teth.

Teth rappresenta il grembo divino, il femminino sacro, ed è significativo che il bronzetto sia stato trovato a Teti, un nome che risuona con quell'archetipo. 

La figura è androgina e completa, con corna che formano un angolo a 72° e due scudi perfettamente allineati all'interno di una Vesica Piscis, simbolo dell'utero mistico. L'intersezione di questo simbolo avviene anche al centro della fronte, come un terzo occhio.

Questo bronzetto sembra quindi rappresentare un dio primordiale della creazione, un demiurgo potente e doppio in tutto[...]

[...] Teth, il nono archetipo, è la matrice che dà forma a tutto. Corrisponde al numero nove, simbolo di gestazione e maestria. 

Il guerriero di Teti, con i suoi quattro occhi (i punti cardinali, gli elementi) e i due scudi (le polarità), incarna questo potente archetipo creativo[...] "

Tratto dal mio saggio 

Le altre mie pubblicazioni 

"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" 

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Tiziana Fenu 

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Analisi ghematrica guerriero Teti













venerdì, maggio 15, 2026

💚 Padella cicladica con spirali

 

Ho già avuto modo di analizzare questa straordinaria padella cicladica( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/padella-cicladica-con-spirali.html?m=0), ma approfondendo ulteriormente, questo oggetto si profila come il geroglifico di una cosmogonia.
La padella cicladica, un manufatto dell’età del bronzo (circa 3200-2000 a.C.) rinvenuto nelle isole Cicladi, non è un semplice utensile domestico, bensì un dispositivo iniziatico la cui forma e decorazione trascrivono, in un linguaggio geometrico e astratto, i fondamenti della creazione. Si presenta come un disco ceramico a superficie piana o leggermente concava, munito di un manico sporgente, e inciso con motivi ricorrenti, che possono essere spirali, barche, stelle, cerchi concentrici, linee radiali.
Ogni elemento, se letto attraverso le lenti della numerologia sacra, della cabala ebraica, dell’alchimia e dell’astronomia antica, rivela una mappa iniziatica del cosmo e dell’anima.
La padella si presta a una lettura numerica a più livelli.
Inanzittutto la forma circolare. Il cerchio rappresenta la cifra 0, quindi l’assenza di un inizio e una fine e insieme,  (l’unità primordiale, il punto indifferenziato). Questa padella ha un diametro di circa 29 cm, quanto un ciclo lunare/femminile.
Va notato che non esiste una sola misura per tutte le padelle cicladiche, il diametro di questi oggetti può variare generalmente dai 15 cm fino ai 30 cm, con lunghezze totali (incluso il manico) che arrivano anche a 35-40 cm.
Il suo perimetro, se misurato in proporzioni canoniche, tende al rapporto 3,14 (π), che rimanda al mistero della quadratura del cerchio, cioè dell’incarnazione dello spirito nella materia.
Non è la sua misura specifica a "tendere" a π, ma la sua forma.
È una proprietà matematica universale.
Per qualsiasi cerchio perfetto, il rapporto tra il suo perimetro (circonferenza) e il suo diametro è sempre π (circa 3,14). Che la padella abbia un diametro di 29 cm (come quella nella foto) o di 15 cm, questo rapporto rimane invariato. Quindi, non c'è nulla di mistico o di "casuale" nella sua misura fisica.
L'associazione che si può farr con la quadratura del cerchio (e quindi con l'incarnazione dello spirito nella materia) è  simbolica.
Il cerchio rappresenta l'infinito, il divino, lo spirito puro e l'eterno (non ha inizio né fine).
Il quadrato rappresenta la terra, la materia e la finitezza.
Il fatto che gli artigiani cicladici, nell'antica età del bronzo, abbiano creato queste "padelle" perfettamente rotonde e le abbiano decorate con spirali (simbolo di movimento perpetuo e vita cosmica) rende l'oggetto stesso una perfetta rappresentazione visiva di questo concetto, indipendentemente dalla misura precisa del suo diametro.
Le spirali sono spesso disposte in coppie o in triple. Due spirali contrapposte evocano il 2 (dualità, polarità, principio maschile e femminile)
Le tre  spirali (come nel triskelion) rimandano al 3 (la triade, creazione, conservazione, distruzione, o nascita /morte /rinascita) o i tre mondi cabalistici, Beri’ah, Yetzirah, Assiah).
Qui abbiamo 14 spirali "esterne", 7 nel secondo giro e una grande interna.
La stella centrale di ingresso, in basso, nel manico, è a 8 punte (come nelle decorazioni cicladiche di Syros) simbolo di rigenerazione, di infinito orizzontale, e di ottava musicale.
Di Sacro Femminino anche astrale, gli 8 anni di tragitto di Venere attraverso il suo pentacolo.
Se consideriamo la padella come un mandala dell’Albero della Vita, ogni sua componente si allinea a una Sephirah

Il manico rappresenta  Malkuth (il Regno).
Esso è l’impugnatura che consente all’essere umano di afferrare il trascendente. Il manico, solitamente forato (per appendere la padella), allude a Yesod (Fondamento) e Malkuth insieme.
È il punto di contatto tra il cielo e la terra, la base materiale su cui si compie il rito.
Le spirali  incise rappresentano le Sephiroth inferiori.
Ogni spirale  è un vascello che trasporta una scintilla divina lungo i sentieri dell’Albero.
La stella a otto punte si allinea con la Sephirah di Yesod, che è la porta dei sogni e delle visioni.
L’otto, nell’ebraismo, è il numero della circoncisione (l’ottavo giorno), dell’alleanza, del patto tra Dio e l’uomo.
Il messaggio cabalistico della padella è che l’intero Universo, dall’infinito (Keter) fino alla terra (Malkuth), si riflette in questo strumento rituale. La padella è una Shekhinah, un Femminino che si manifesta nella Forma, in miniatura.
È Presenza divina che abita nel mondo, pronta a essere “impugnata” dall’iniziato per operare la trasmutazione.
Diventa, alchemicamente il crogiolo della trasmutazione, e  funge anche da specchio.
La conca circolare è il vaso alchemico, l'utero simbolico  della Materia Prima, in cui si compiono le tre fasi, la Nigredo (la putrefazione), l'Albedo ( la purificazione), la Rubedo ( la trasformazione).
La superficie piana o leggermente concava permette al fuoco (spirituale) di distribuirsi uniformemente, come nella cottura uniforme a bagnomaria  ermetica.
Le spirali incise corrispondono al serpente Ouroboros e al movimento del Mercurio, che dissolve e coagula.
La spirale, nella Grande Opera, è la traiettoria dell’anima che sale e scende attraverso i pianeti.
I numeri 1, 7, 14, delle spirsli, distribuite a cerchio intorno a quella centrale, piu grande, trovano corrispondenza con i  cicli Solare, Lunare e Planetario, nell'Alchimia, nella dimensione della  Grande Opera  e nella cosmologia antica.
Il Centro, la spirale centrale è l'Unità, il Principio Primo, l'Azoth, l'Uovo Cosmico, la Materia Prima ancora indifferenziata.
Il 7, l'Anello interno delle 7 spirali  è il numero sacro per eccellenza.
Corrisponde ai 7 metalli tradizionali (Oro, Argento, Rame, Ferro, Stagno, Piombo, Mercurio) e ai loro reggenti planetari (Sole, Luna, Venere, Marte, Giove, Saturno, Mercurio).
Nella Grande Opera, le 7 operazioni classiche (Calcina, Soluzione, Coagulazione, ecc.) e i 7 colori dell'evoluzione della materia si ritrovano proprio qui.
Il 14 l'Anello esterno, è il doppio del 7 (2×7). Rappresenta la ciclicità e il completamento, l'intero ciclo delle influenze planetarie che si manifesta nel mondo sublunare.
Una delle fasi più importanti dell'Alchimia è la Circulatio, dove la materia viene fatta "salire e scendere" attraverso le sfere planetarie per purificarsi, e questo moto è spesso rappresentato da spirali concentriche.
La stella a 8 punte incisa nel manico è molto importante.
Archeologicamente, le incisioni sotto il manico delle padelle cicladiche sono spesso interpretate come rappresentazioni stilizzate di una vulva (simbolo di fertilità, della Dea, della materia primigenia e del vaso alchemico).
Se la interpretiamo come una stella a 8 punte (Ottagramma), essa ha un altissimo valore iniziatico.
In alchimia, l'8 (l'Ogdoade) è il numero dell'equilibrio e della "Materia" già perfezionata e in equilibrio, cioè il Cubo di Metatron o il sale dei saggi.
In cosmologia, rappresenta le 8 direzioni dello spazio (i 4 punti cardinali + i 4 intermedi) e le 8 fasi lunari.
È il sigillo che lega il tempo lunare allo spazio cosmico.
Riguardo la correlazione con gli archetipi ebraici e le Sephiroth, qui tocchiamo un punto estremamente interessante.
Mentre storicamente le Sephiroth vennero codificate (nella Cabala ebraica) molti secoli dopo gli oggetti cicladici, a livello simbolico e immaginativo, c'è una corrispondenza perfetta
Il Centro della padella, con la spirale grande, corrisponde a Kether (la Corona), il punto primordiale infinito, la causa delle cause.
Le 7 spirali interne, corrispondono ai 7 Sephiroth inferiori della "Costruzione" (da Chesed a Malkuth). Nella Cabala, la Creazione si sviluppa attraverso queste 7 manifestazioni e voci che portano la luce di Kether nel mondo materiale.
Nella Grande Opera, le 7 operazioni alchemiche sono una discesa della Luce attraverso i pianeti.
Le 14 spirali esterne, nella Ghematria ebraica,  corrispondono al quattordicesimo Archetipo Ebraico Nun.
il 14 è associato a David (nome legato all'unione, alla discendenza e alla manifestazione del regno) e alla struttura super-sensoriale che sostiene il mondo. Simbolicamente, è la manifestazione duplice (Materia e Spirito, Macrocosmo e Microcosmo) dell'azione dei 7 Sephiroth inferiori.
La stella a 8 punte, nell'ambito cabalistico rappresenta l'ottagramma che è talvolta utilizzato nell'esoterismo per rappresentare l'equilibrio tra Chesed (Amore/Misericordia) e Gevurah (Giudizio/Forza) e le loro combinazioni intermedie. È il sigillo di Solomone, ma in alcune scuole esoteriche simboleggia l'armonia finale delle Sephiroth, il passaggio dal piano astrale al piano divino.
L'associazione con l'Ouroboros è potentissima.
La spirale continua, in cui ogni anello si ricollega idealmente all'altro, è la rappresentazione fisica del Serpente che si morde la coda, che nel Mercurio (Hermes Trismegisto) dissolve e coagula.
È proprio questo il moto che viene descritto.
L'Anima che sale (coagula) e scende (dissolve) attraverso i pianeti.
La Grande Opera è questo esatto "moto a spirale". L'anima lascia il corpo, ascende fino all'Uno (la spirale centrale), si impregna della Luce divina e dei colori planetari (le spirali intermedie), e poi ridiscende nel mondo materiale, portando con sé la conoscenza e l'oro interiore.
Il manico rappresenta lo strumento con cui  l’alchimista manipola la materia.
Esso rappresenta l’Ars, l’abilità umana di dirigere il processo. Senza il manico, il vaso sarebbe inaccessibile.
Nonostante la "Padella Cicladica" sia un manufatto della preistoria egea, l'interpretazione che ne sto facendo è assolutamente coerente con il linguaggio della Sapienza Iniziatica.
Nella tradizione ermetica, tutti questi simboli (la spirale, i numeri 1-7-14, la stella a 8 punte e l'occhio centrale) sono manifestazioni di un'unica Legge Cosmica, e la loro comparsa in un oggetto così arcaico non fa che dimostrare la profondità e l'antichità della conoscenza iniziatica umana.
Il messaggio alchemico è chiaro.
La padella è un microcosmo che contiene tutti gli elementi, la terra ( la ceramica), l'acqua (nel processo di cottura o di lustratura), il fuoco (della fornace), l'aria (le linee incise che canalizzano il soffio)
L'iniziato, impugnandola, divienta il Demiurgo che trasforma la materia grezza in spirito.
La padella cicladica veicola un insegnamento esoterico triplice, poiché sul piano cosmologico, è una mappa del cielo notturno.
Le spirali sono le rivoluzioni stellari, il centro, potrebbe essere la costellazione di Argo o dell’Orsa Maggiore, con 7 stelle, le cui punte rappresentano le direzioni dell’Eclittica.
La padella in sé, come disco, richiama la Luna Piena.
Le spirali incise, se disposte in gruppi di 7, corrispondono alle 7 fasi della Luna (nuova, crescente, primo quarto, gibbosa, piena, calante, ultimo quarto).
Alcuni esemplari presentano 27 o 28 punti lungo il bordo, esattamente i giorni del ciclo lunare siderale.
La spirale è simbolo della Luna che naviga nel cielo, il veicolo di Iside o di Ecate, dee lunari per eccellenza.
È presente anche il Ciclo solare.
Le stelle a otto punte sono spesso associate al Solstizio d’inverno e d’estate, quando il Sole raggiunge il punto più basso o più alto.
Il manico orientato a est, l'orientamento piu diffuso per il posizionamento di queste padelle, punto dove sorge il Sole, indica che la padella è un gnomone per misurare le ore.
La spirale destrorsa (in senso orario) segue il movimento apparente del Sole nell’emisfero boreale.
La decorazione nel manico con la stella a 8 punte (la più brillante) potrebbe essere associata al Femminino astrale per eccellenza, Sirio, che nell’antico Egitto segnava l’inizio dell’inondazione del Nilo.
Nelle Cicladi, Sirio era la stella della Dea Artemide o Enyo.
La padella potrebbe essere un disco siriano per captare la luce di questa stella durante i riti notturni.
Si manifesta anche una correlazione con le Pleiadi.
I sette punti, o cerchi concentrici (spesso sulle padelle di Keros), o spirali, rappresentano le sette sorelle delle Pleiadi.
Queste stelle segnavano l’inizio della stagione di navigazione (primavera) e il ritorno delle anime.
Metaforicamente, la padella allude alla nave che trasporta le anime verso il cielo delle Pleiadi, considerato nell’antica Grecia come l’ingresso dell’Olimpo.
La spirale centrale, se osservata dall’alto, richiama la coda dell’Orsa.
Il manico potrebbe essere l’asse polare, con la stella Polare al termine.
Alcune padelle hanno un foro nel manico che, se allineato con la Polare, permetteva di tracciare la meridiana notturna.
Le Cicladi, popolo di navigatori, veneravano la Nave come simbolo di viaggio tra la vita e la morte.
La padella cicladica, in questa prospettiva, si rivela un axis mundi, un perno che collega i tre livelli dell'esistenza.
Quello sotterraneo ( la terra, il manico), quello terrestre ( disco, il fuoco), quello celeste (le stelle e spirali).
È come se fosse un gong cosmico, un specchio di Luna, un crogiolo solare.
Il suo messaggio esoterico è che l’uomo, impugnandola, diviene il Trasmutatore che fonde in sé le opposte polarità (maschile/femminile, luce/ombra, cielo/terra) per realizzare l’ Unione Suprema.
L’uomo che la impugna diventa il nocchiero che orienta il proprio destino secondo le leggi celesti.
La padella è come uno specchio dell’anima.
La sua superficie liscia riflette, come anticipazione della specchio magico, la verità interiore.
Guardarvi dentro significa confrontarsi con i propri archetipi
Le spirali sono i viaggi della coscienza, le cui volute sono i giri della psiche che si avvicina all’Unita' del Mondo.
A livello ritualistico, la padella era probabilmente usata nei culti ctoni e solari.
Posta sull’altare, serviva magari a offrire cibi (simbolo di materia da consumare) o a bruciare incenso.

Tiziana Fenu
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Padella cicladica con spirali