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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

giovedì, maggio 21, 2026

💛 Le tre Dee Madri Uccello sarde(libro)

 "[...] Nella geografia sacra della Sardegna, le Dee Madri di Turriga, Porto Ferro e Monte d’Accodi non sono semplici testimonianze di un culto pastorale, ma precise mappe stellari , il cui linguaggio silenzioso trova la sua piena eloquenza solo se letto alla luce della stella più alta.

Le tre Dee Madri prese in esame in questo frangente condividono un tratto iconografico che le allontana dalla tradizionale rappresentazione della mater magna mediterranea, solitamente ieratica, panneggiata o esuberante nella sua fertilità. 
Esse presentano invece una conformazione che gli studiosi di archeologia preistorica definiscono “a becco” o “a viso d’uccello”. 
Non si tratta di una stilizzazione casuale né di un semplice gusto estetico per il geometrismo. 
La riduzione dei tratti fisionomici umani a un apice pronunciato, che richiama il rostro di un rapace o di un anatide, è l’esito di una precisa volontà rituale. 
È la teofania della divinità che si manifesta attraverso la sua maschera ornitica[...]
[...] Le tre figure sono testimonianze eccezionali della Sardegna prenuragica, e la loro analisi permette di comprendere l'evoluzione del culto della Dea Madre nel Neolitico recente[...]
[...] Infine, la Dea Madre di Monte d’Accodi rappresenta forse il culmine di questa sintassi simbolica. 
Qui l’elemento ornitico non è solo un tratto del volto, ma diventa la struttura stessa dell'altare. 
[...] Il complesso monumentale, con la sua piattaforma trilitica e il prospetto a gradoni, riproduce l’immobilità solenne di un uccello posato a guardia dell’orizzonte, in attesa del momento esatto in cui la sua costellazione guiderà l’alba.
[...] Esse incarnano la "signora delle acque cosmiche e dell'aria"  .
[...] L’uccello, in questa cosmogonia, è l’essere che sfida la gravità, che si muove tra la terra solida e il cielo etereo, ma che, nel mito, è spesso anche il recuperatore della terra dal fondo dell’oceano primordiale. 
[...] È l’anima che si libera dal corpo. Presso le popolazioni danubiane e nei Balcani, l’immagine dell’uccello era strettamente legata al passaggio dell’anima nell’aldilà, fungendo da psicopompo. 
[...] Le statuine di divinità ibride, metà donna e metà uccello, erano custodite nei santuari domestici e comunitari, sepolte in vasi capovolti o collocate su altari in miniatura . 
[...] In Romania, ad esempio, la tradizione ceramica ha conservato fino all’epoca moderna la “Pasărea Măiastră”, l’uccello magico, presente sui vasi rituali per i defunti . 
[...] Questa continuità testimonia la resilienza di un archetipo. 
[...] La donna che diventa uccello è la veggente, la guaritrice, colei che può ascendere al cielo e tornare. Le Dee Madri sarde, con i loro volti a becco, si iscrivono perfettamente in questa tradizione. 
Non sono Madri passive: sono sciamane di pietra, eternamente in attesa del momento astronomico in cui il cielo si fa specchio della terra[...] "

[...] Queste tre testimonianze raccontano l'evoluzione del sacro nella Sardegna prenuragica. 

Dalle grandi statuine in marmo di culto domestico o funerario (Turriga, Porto Ferro) fino alle grandi rappresentazioni pubbliche incise nei templi monumentali (Monte d'Accoddi), dove la Dea diventa il fulcro di un complesso sistema rituale e sociale .

Il sito di Monte d’Accodi rappresenta la chiave di volta dell’intero nostro discorso, il missing link che trasforma l’ipotesi archeoastronomica in certezza rituale. 

Non si tratta di un tempio generico orientato verso un punto cardinale, bensì di una macchina cosmica la cui architettura è la materializzazione della costellazione del Cigno[...]".

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com
Tratto dal mio libro
"Le Dee silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
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