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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

venerdì, maggio 08, 2026

💛 Goni e gli Archetipi

 

Indagando su Goni, Calice Litico e la correlazione con  la Danza degli Archetipi emergono elementi interessanti.
Sapete che mi occupo da tempo di Archetipi Ebraici, di cui ho trovato la Matrice nella nostra Antica Civiltà Sarda, anche nella nostra Matrice Sacra, la scacchiera di Pubusattile, argomento approfondito nel mio primo libro "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna", della collana JanaSophia, uscito a fine dicembre.
Approfondendo la dimensione archeoastronomica, nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", ho avuto modo di approfondire anche sullo straordinario sito di Pranu Mutteddu( cultura di Ozieri, III millennio a.C. circa), e della Tomba II di Goni in particolare.
Un sito che ancora mi rivela delle cose, come è già successo per la scacchiera di Pubusattile.
Avevo indicato delle misurazioni indicate dall'archeoastronomo Raul Lazzarin( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/orientamenti-tombe-e-menhir-pranu.html?m=0) che comunque si limita a dare delle misurazioni, senza interpretazione simbolica e correlazione tra loro.
E questo riguarda un'altra parte del mio lavoro, che richiede attenzioni a parte, già anticipate in alcuni miei scritti, come ben sapete, a cui dovrò dare ampio spazio in altre pubblicazioni editoriali.
Ebbene, questi allineamenti, delle Tombe rivelano una dimensione straordinaria, dal punto di vista alchemico.
Per le Tombe di Pranu Mutteddu, il Lazzarin indica 4 azimut
165.05°+-0.15         1.37°( altezza orizzonte astronomico)
344.05°   "               0.66°( altezza orizzonte astronomico)
74.05°    "                0.52°( altezza orizzonte astronomico)
254.05°   "               2.07°( altezza orizzonte astronomico)

Trasformando gli  azimut (misurati da Nord in senso orario) in orientamenti cardinali abbiamo dei dati interessanti

165.05° → S 14.95° E (praticamente Sud-Sud-Est)

344.05° → N 15.95° O (Nord-Nord-Ovest)

74.05° → E 15.95° N (Est-Nord-Est)

254.05° → O 15.95° S (Ovest-Sud-Ovest)
Notate come questi ultimi due 74,05° e 254,05° sono simmetrici
Il primo, a 16° a Nord - Nord/Ovest
Il secondo, a 16° a Est - Nord/Est

N344.05° e 74.05° sono simmetrici rispetto all’asse Nord-Sud, come 165.05° e 254.05°.

Notate come il valore 15.95°, che è praticamente un 16, è presente  in tre orientamenti cardinali su 4.
Quello a Est-Nord/est
Quello a Nord-Nord/ovest
Quello a Ovest - Sud/Ovest
L'orientamento a sud-sud/est è un 14,95°, un 15, praticamente.

Il 16° è un numero simbolico frequente.
In esoterismo ebraico è il numero della lettera e Sacro Archetipo Ebraico Ayin, valore ghematrico 70.
Nei sistemi angolari cabalistici, il grado 16° corrisponde a 1/22.5 di giro (16° × 22.5 = 360°).
Ma 22.5 = 360/16.
Al sedicesimo Archetipo Ayin è correlata la frequenza di 512 Hz, che è armonicamente pura, legata all’ottava cosmica, alla ciclicità perfetta (potenze del 2), della creazione manifesta nel suo equilibrio perfetto tra spirito (256) e materia (512 come raddoppio). Spesso associato al chakra della gola (Vishuddha) moltiplicato, quindi alla comunicazione con il divino e alla materializzazione del suono in forma.
È l’archetipo della rivelazione improvvisa che distrugge le strutture rigide.
In rapporto a 512 Hz, il 512 = 2^9. Il numero 2 elevato alla nona potenza
In gematria simbolica, 9 è Yesod (Fondazione), ma anche il nono archetipo Teth, il grembo, la chiave di lettura di ingresso del pozzo di Santa Cristina, è nuraghi, con ingressi triangolari a 72°/72°/36°( 9/9/9 >27 >9)e  2 è la dualità. 512 è anche 8^3
(8 = numero di Mercurio/Hermes, che rompe le forme, del Femminino).
Ayin, come torre, è l’energia che fa crollare le costruzioni antiche solo per rivelare il loro progetto sacro.
Le civiltà arcaiche del Perù, Egitto, Sardegna in particolare, non usavano note nel nostro senso, ma avevano camerature risonanti calibrate su frequenze subarmoniche di 512 Hz.
Di archeoacustica ne parlai anche in un mio scritto nello specifico
(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/09/archeoacustica-degli-ipogei-in-sardegna.html?m=0)
In Sardegna le "Domus de Janas" e i pozzi sacri (come Santa Cristina) hanno camere a tholos con nicchie acustiche.
A 512 Hz si verifica un particolare effetto.
La lunghezza d’onda (67 cm circa) corrisponde alla distanza tra le lastre di basalto o alla larghezza dei gradoni delle scale  che portano alla camera ipogea.
Esotericamente, Ayin significa  occhio + torre( Arcano XVI)
Nei nuraghi, la "torre" centrale era usata per rituali di ascolto delle frequenze che inducevano stati alterati.
Come nei canti a Tenores, che ne hanno ereditato le frequenze
(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/due-cose-hanno-sempre-incuriosito_12.html?m=0)
Come nelle launeddas( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/10/simbologia-delle-launeddas.html?m=0)
I sacerdoti sardi sedevano nel punto esatto dove 512 Hz, emessi dal fondo del pozzo (acqua corrente modulata) o da una voce intonata, generavano un'onda stazionaria che "apre l’occhio interno".
La camera del Re nella Grande Piramide (con sarcofago in granito) ha dimensioni che producono una risonanza fondamentale vicina a 512 Hz, iper-armonica .
Ma il nodo è il sarcofago vuoto che  risuona a 512 Hz se colpito.
Nel rituale di iniziazione, il neofita, chiuso nel sarcofago, sentiva un battito ritmico a 512 Hz provenire dalla camera sottostante.
Questo suono, per l’archetipo Ayin/Torre, simboleggiava la distruzione della mente razionale (la Torre che crolla) e la percezione diretta dell’Aldilà (Occhio di Horus).
512 Hz quindi come "frequenza della separazione dell’anima dal corpo", ma per ricostruirsi più pura.
Nella musica antica o "scientifica", invece, si usava spesso il DO centrale a 256 Hz (frequenza del "Do di Natura").
Da qui, la frequenza 256 Hz (Do) × 2 = 512 Hz (Do dell'ottava successiva).
In Perù in particolare ( con il quale abbiamo molto in comune, ho scritto a riguardo delle correlazioni "Sardegna /Perù"), a Ollantaytambo, le pietre "cantano" .
Le rovine megalitiche mostrano blocchi con cavità interne e risuonatori a forma di nicchia trapezoidale.
Colpendo certe pietre (specie andesite) si ottiene una nota precisa attorno a 512 Hz, con battimenti lenti che cadono nella frequenza theta del cervello (4-7 Hz), utile per visioni.
Per la tradizione andina, questo suono apriva il "tercer ojo" il terzo occhio, Ayin.
Ed è contemplato anche l’archetipo della Torre, come in Sardegna per i nostri nuraghi /torre.
A Ollantaytambo esiste una struttura chiamata "Templo de la Torre" (Torreón), distrutta in parte da un fulmine, mito esatto di Ayin, dell'Arcano XVI della Torre, colpito da un fulmine.
La frequenza 512 Hz associata alla pietra principale (Intihuatana) serviva nei solstizi per simulare il "crollo rituale" e la resurrezione iniziatica.
L'Archetipo Ayin, il sedicesimo, correlato ai 512 Hz, manifesta la frequenza di una tecnologia iniziatica
Queste civiltà conoscevano un principio.
Le forme architettoniche specifiche (tholos, gradoni, nicchie) risuonano a 512 Hz, e quella frequenza agisce come un innesco psichedelico naturale (sincronizza i due emisferi, poi il fulmine simbolico di Ayin "colpisce" e dissolve lo schema mentale ordinario).
Il 512 Hz si manifesta come il cubo della materia perfetta (8³) + ottava superiore del Do della creazione.
E Ayin (16° archetipo) si pone come la torre che cade, la struttura mentale distrutta per vedere l’Occhio.
Usare 512 Hz in una camera costruita con quelle proporzioni forza materialmente l’archetipo Ayin sull’iniziato.
Per questo, in Sardegna, Egitto e Perù, troviamo gli stessi elementi, come le scale a chiocciola o gradoni (simbolo del fulmine a zigzag di Ayin/Torre), le lastre sonore calibrate su ottave di 64 Hz ( 512/8 ), i pozzi o camere con riflessione a 512 Hz esatta, mai 511 o 513, in l’esattezza è magia frequenzale.
Ma sono cose che Pinuccio Sciola, nella sua immensa sapienza ha sperimentato qui nel suo paese di origine, a San Sperate, nelle sue straordinarie pietre sonore, la cui vibrazione, se scalzi vicino alla pietra che canta, sale dal grembo di Madre Terra, proprio con la potenza del Do, è modulata un altre frequenze melodiose.

Di questa corrispondenza con il numero 16 ne ho parlato in un mio scritto proprio riguardo Goni, e la corrispondenza con la simbologia di un soffitto del tempio giainistico, Dilwara, diviso un 16 sezioni, e la dimensione della cimatica.
Dilwara è in India, e sapete bene dai miei scritti che ho trovato elementi in comune ( trovate i link di approfondimento all'interno di questo mio scritto
(https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/archetipo-16-gonicimatica-dilwara.html?m=0)
Dal mio scritto
"La Tomba II di Goni  appartiene alla Cultura di Ozieri (o San Michele), che si sviluppò in Sardegna durante il Neolitico Recente e l'Eneolitico (circa 3200 - 2800 a.C.).
Tre cerchi concentrici e  la sepoltura vera e propria, spesso una cista litica (una scatola di pietra) o un dolmen.
La tomba principale (la più grande e centrale) è circondata da un cerchio di pietre infisse nel terreno (il "circolo" vero e proprio). 
Questo cerchio è composto da esattamente 16 pietre monolitiche.
Questo non è un caso. L'architettura delle tombe prenuragiche non era casuale, ma rispecchiava una visione del mondo, credenze religiose e conoscenze astronomiche.
Il numero 16 potrebbe essere in relazione con i cicli lunari. 
Un ciclo lunare (lunazione) dura circa 29,5 giorni.
Dividendo idealmente il ciclo in due metà (luna crescente e calante) si ottengono due periodi di circa 15 giorni. 
Il 16 potrebbe rappresentare simbolicamente il completamento di una fase e l'inizio della successiva, un richiamo al ciclo di morte e rinascita.
Potrebbe anche essere un multiplo (8x2) o una suddivisione di un ciclo calendariale più ampio, utilizzato per regolare le attività agricole e rituali.
Il cerchio con 16 pietre permette una suddivisione geometrica dello spazio in settori abbastanza precisi. 
Infatti abbiamo 4 settori 
Il 16 l'ho trovato anche, come modulo, in alcune padelle cicladiche( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/padelle-cicladiche.html?m=0)  
"Il numero 16, oltre che fare riferimento al sedicesimo Sacro Archetipo Ebraico Ayin, con funzione corrispondenza, tra umano e divino, sottolinea come, in epoche che si avvicinano al neolitico  l'anno calendariale solare fosse costituito da 16 mesi.
I 16 mesi erano ciò su cui si basava il “calendario delle tombe a corridoio”.
Si scompone l'anno solare in 4, poi in 8 e infine in 16.
Se notate, anche gli strani "orologi" degli Apkalli, hanno spesso una suddivisione in 16 porzioni, numero 16 che ha un importante significato alchemico
16 mesi composti da 4 settimane ciascuno e queste 4 settimane hanno 5 giorni ciascuno.
[...] Considerando che la civiltà cicladica è pelasgica, e che gli Antichi Sardi sono pelasgici, considerando la presenza di Tombe a corridoio nella nostra Antica Civiltà Sarda ( le Tombe dei Giganti sono a corridoio), e che padelle cicladiche sono state ritrovate per lo più in Tombe a corridoio, capite bene il sincretismo che può esserci stato tra simbolismo sardo e Cicladi.
Questa padella in particolare, presenta, oltre che quasi gli stessi simboli dell'altra, dei simbolismi aggiuntivi, che mi fanno affermare con certezza che si tratti di un calendario gestazionale, con i mesi parametrati agli antichi calendari di 16 mesi delle Tombe a corridoio"
Ho ritrovato la stessa simbologia del 16 in un antico reperto di Nurdole ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/pintadere-pendente-nurdole.html?m=0)
Un numero 16 importantissimo, in ogni cultura .
"Il 16 rappresenta il Sacro Archetipo Ebraico Ayin. 
Un Archetipo molto simbolico, che è il principio universale dell'ermetismo, "come sopra, così sotto".
Infatti avendo come funzione "corrispondenza", indica corrispondenza tra il piano materiale e quello spirituale
[...] Simboleggia anche l'Occhio Divino, la Sorgente della luce, che fin dalle antiche civiltà, a livello costruttivo e architettonico, è stato rappresentato dal foro apicale, dall'oculus, dal quale entra la luce, la manifestazione divina, che trasfigura la materia in "corpo di luce", come abbiamo visto ieri nel mio scritto sul pozzo Sacro di Santa Cristina ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/oculus-santa-cristina-libro-le-dee.html?m=0)
È ciò che avviene anche nei nostri nuraghi, dotati di un oculus e di "occhi di luce"
Nelle architetture più recenti, come chiese e cattedrali, queste configurazioni della Geometria Sacra, sono rimaste nelle Conformazioni felle cupole di chiese e cattedrali, spesso con 8/16 spicchi, e relativi "occhi di luce", le finestrelle, e nei rosoni con vetri istoriati, dei veri e propri catalizzatori di energia, che riprendono gli schemi della cimatica, così come i nostri nuraghi, millenni fa
I nuraghi come riflesso della frequenza della musica delle sfere, così come le cupole( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/06/la-cupola-di-san-pietro-e-il-sacro-16.html?m=0) , i rosoni.
I luoghi sacri dello Scintoismo, si manifestano attraverso delle porte, dei portali, detti Torii, che hanno la stessa conformazione di alcune protomi "taurine", che comunque simboleggia un'energia solare, necessaria a fecondare la terra, per la rinascita dopo la morte, o per la guarigione, come la stessa Dea Amaterasu, estremamente allungate, che si trovano dentro le nostre antichissime Domus De Janas, qui in Sardegna, come avevo già approfondito
A dimostrazione, del fatto, che certi Archetipi, sono comuni ad ogni cultura e civiltà, pur differenziandosi attraverso diverse simbologie.
[...] Ayin, funzione corrispondenza con la dimensione spirituale, l'occhio divino.
E nella nostra Antica Civiltà Sarda, la connessione con il Divino era il veicolo principale di espressione e manifestazione".

Quindi abbiamo tre orientamenti su 4, indentificati dal Lazzarin, nelle Tombe a Pranu Mutteddu, orientati al 16°
I 4 azimut non sono esattamente Nord/Sud/Est/Ovest, bensì di 16° spostati.
Questo potrebbe indicare i 4 punti del “Ruach” (spirito) o le 4 direzioni del Merkabah, del Corpo di Luce, quindi di una dimensione di Ascensione, con una rotazione simbolica.
In alcuni testi esoterici (es. nella Chiave di Salomone, o in Ars Almadel), gli angeli dei punti cardinali sono spesso spostati di 15°-18° per allineamenti con certe stelle fisse regali, sacre(es. Regolo, Antares, Fomalhaut, Aldebaran, le 4 “stelle reali” persiane).
Potete quindi immaginare, esotericamente e alchemicamente, cosa possa significare allinearsi con le quattro stelle reali che creano "il corpo di Luce astrale"
Così come il corpo di luce, la trasfigurazione, si crea all'interno dei nuraghi per il solstizio estivo
( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/06/trasgirazione-solstizio-estivo.html?m=0)

L'orientamento a sud-sud/est, quello che ha l'azimut a 165.05°, è l'unico che è orientato a 15° gradi quasi precisi, e non a 16°.
Perché questa differenza?
Perché il numero 15 è correlato al Sacro Archetipo Ebraico Samech, correlato alla dimensione della fertilità, con valore ghematrico 60, manifestato anche nel nostro pozzo Sacro di Santa Cristina.
24 gradini di catabasi, 12 di anabasi e 24 anelli nella tholos= 60
Il quindicesimo giorno centrale, il più fertile, del ciclo lunare e del Femminino.
Come ho approfondito nel mio libro, "Le Dee silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", su Goni e la sua simbologia legata proprio a questi orientamenti, e all'orientamento sud-sud/est, la prima delle quattro sezioni del mio libro, questo orientamento archeoastronomico è correlato alla sinergia del Toro-Baal/Tanit.
Una sinergia creatrice, di cui questo orientamento domina la maggior parte degli orientamenti archeologici in Sardegna
"[...]Dal punto di vista astrale, la costellazione del Toro, come tutte le stelle, sorge a est e tramonta a ovest, ma nei periodi di massima importanza del suo culto, il Toro poteva sorgere in una porzione di cielo orientale che, a seconda della latitudine e dell'epoca, poteva essere percepita come sud-est.
[...] Nel sostrato religioso della Sardegna antica, le figure di Baal e Tanit, di cui quest’ultima è erede delle archetipiche Asherah e Astarte, non rappresentano semplicemente una coppia divina maschile-femminile, bensì una unità sinergica di polarità.
Baal, tradizionalmente associato al Toro e al Sole, assume nell’isola una valenza androgina.
Le protomi taurine, che io amo definire “taurine/uterine”, simboleggiano la compenetrazione tra il principio generativo maschile e la matrice femminile.
Baal diviene così il volto maschile di una divinità che, nel suo aspetto più arcaico, è già femminile, anticipando le successive assimilazioni con Crono-Saturno.
Tanit, dal canto suo, incarna il Femminino archetipale, la tessitrice della prima umanità, la signora del mondo ultraterreno.
La sua rappresentazione capovolta sul Monte Sirai, toponimo riconducibile al verbo sardo "scirai" (svegliare), che indica il risveglio iniziatico nell’aldilà, mentre il suo ideogramma, corrispondente alla lettera H (fattore mercuriale e alchemico), è traccia di un’antica scrittura sacra.
Tanit è la dea dello specchio, del gemellare, del doppio, principio cardine della manifestazione del Sacro nella civiltà sarda[...] "

Questo è estremamente interessante, perché coincide tutto.
L'azimut a 165°, come abbiamo visto prima, coincide alla direzione
Sud-Sud-Est, che esotericamente rappresenta la Vesica Piscis astrale, il  Fomalhaut , il Pesce Australe,  il mercurio filosofico.
Mercurio, e Vesica Piscis, che rappresentano la sinergia degli Opposti.
E in questa sinergia del Sud-Sud/Est, la Tanit, era proprio usata come grafismo per la H, nella nostra Antica Civiltà Sarda, e la H rappresenta Mercurio/Hermes, la sinergia trasmutante degli Opposti.
E l'H è il Femminino mercuriale.
La H dà il respiro (ventus).
La Tanit dà l’utero lunare (l'acqua  benedetta).
Insieme formano un unico Mercurio filosofico senza scissione, anzi lo rappresentano per epoche e culture diverse. 
Nessuna contraddizione, ma sinfonia simbolica.

Quindi questi 4 allineamenti di Pranu Mutteddu non sono riferiti al moto del sole o della luna, ma a precise stelle.
Infatti:
L'orientamento a 74° (Est-Nord-Est), corrisponde ad  Aldebaran , la stella più luminosa del Toro, 15° Gemelli circa, ma in astrologia antica associata all’est inizio primavera.
Ecco perché il quadrante est-sudest nella nostra arcaica civiltà sarda era legato al Toro e alla sinergia con la sua paredra Tanit. Era una sinergia mercuriale
L'Est rappresenta Chokhmah (Saggezza, fuoco alchemico, maschile, colomba, spirito)
Il Nord rappresenta Gevurah (Severità, ferro, zolfo rosso)

L'orientamento a 254° (Ovest-Sud-Ovest)corrisponde ad Antares (Scorpione, opposta simbolicamente)antipode del Toro
Infatti  74° e 254° sono simmetrici.
L'Ovest corrisponde a Binah (Intelletto, acqua alchemica, femminile, coppa)
Il Sud, a  Chesed (Misericordia, stagno/argento vivo, zolfo bianco)
Abbiamo una forte correlazione tra Scorpione e Giganti di Mont'e Prama ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/05/simbolismo-zig-zag-guanto-gigante-di.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/04/scorpione-unione-tra-i-due-mondi.html?m=0)

L'orientamento a 165° (Sud-Sud-Est) corrisponde a Fomalhaut (Pesce Australe, acqua, alchemico: mercurio filosofico)
La Vesica Piscis Australe, l'unione degli Opposti
Una delle “4 stelle reali” della Persia antica (Guardiani del Cielo)
È la guardiana del Sud

L'orientamento a 344° (Nord-Nord-Ovest) corrisponde a Regolo (Leone, fuoco, zolfo)
Nord → Gevurah (Severità, ferro, zolfo rosso)
Ovest → Binah (Intelletto, acqua alchemica, femminile, coppa)
Anche 165° e 344° → simmetrici

Ma c'è un fattore ancora piu interessante
Nel sistema dei 7 sigilli planetari e delle 10 Sephirot( sapete bene dai miei scritti che le 10 Sephiroth hanno una ancestrale rappresentazione nei sigilli di Tzricotu, i sigilli identificativi, regali, dei Giudici Divini, i Giganti di Mont'e Prama.
https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/la-sephiroth-sarda.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/sigilli-tzricotu-vesica-piscis-sephiroth.html?m=0), le 4 direzioni di Pranu Mutteddu potrebbero essere associate ai 4 Nomi divini di 4 lettere ( il Tetragrammaton nelle 4 combinazioni: YHVH, YHHV, HVYH, etc.), che reggono i punti cardinali nel Sefer Yetzirah.

Dei sigilli di Tzricotu ho parlato anche nel mio libro "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" 

165.05° (Sud-Sud-Est) → Sefirah Chesed / Nome El / Alchimia: stagno, acido nitrico (spirito di sale)
Fomalhaut
Chesed (Misericordia)
Acqua celeste /
Coagulazione

344.05° (Nord-Nord-Ovest) → Sefirah Gevurah / Nome Elohim Gibor / Alchimia: ferro, vetriolo (zolfo rosso)
344.05°
Regolo
Gevurah (Severità)
Fuoco solforoso / Calcinazione

74.05° (Est-Nord-Est) → Sefirah Netzach (vittoria, Venere) / Nome YHVH Tzabaot / Alchimia: rame, aceto dei sapienti
Aldebaran
Netzach (Eternità/Venere)
Rame / Dissoluzione

254.05° (Ovest-Sud-Ovest) → Sefirah Hod (splendore, Mercurio) / Nome Elohim Tzabaot 
Alchimia: mercurio filosofico
254.05°
Stella Antares
Hod (Splendore/Mercurio)
Mercurio
Distillazione

Questo percorso attraverso queste precise direzioni cardinali indica un preciso percorso alchemico, lo stesso che ho delineato a livello astrale in termini archeoastronomici più ampi.
Dal Sud-Sud/Est
Nord
Nord-est
Nord-ovest
Un percorso ascensionale astrale che ha guidato le coordinate nella dimensione terrena, dei nostri Architetti Divini.
Questi orientamenti sono considerati come allineamenti a stelle fisse usate in età del Rame per riti funerari, poi reinterpretati in chiave iniziatica come le 4 porte del Palazzo Celeste (Hekhalot) della mistica ebraica, dove le direzioni a 16° dai punti cardinali corrispondono ai 4 “venti diagonali” (rubi’ot) dello Sefer Yetzirah (cap. 5, mishnah 2), associati ai segreti alchemici della trasformazione dello spirito nella pietra tombale come athanor spirituale.

Ebbene, questi allineamenti, delle Tombe a Pranu Mutteddu, rivelano una dimensione straordinaria, dal punto di vista alchemico, la  “Piana dei Principi” dove il linguaggio architettonico preistorico diviene sacro alfabeto.
Dove l’orientamento è una ierofania topografica, una volontà di sincronizzare la dimensione ctonia con gli influssi del cosmo.
L’allineamento dei diciotto menhir (secondo l’analisi di R. Lazzarin) secondo un azimut di 88.21° e 268.21°, con i relativi orizzonti astronomici di 0.43° e 1.24°, non indica un generico culto solare, ma una precisa mira verso la levata eliaca di Procione (α Canis Minoris) durante il solstizio estivo.
Questo dato è di una portata iniziatica profonda.
Procione, il “pre-cane” (dal greco pro kyon), è l’Araldo di Sirio, il messaggero che precede la Canicola, il periodo febbrile della “rinascita attraverso il calore”. Nell’alveo della tradizione sarda più arcana, questa stella riecheggia il mito del suonatore di Launeddas itifallico di Ittiri, una manifestazione di Dioniso/Bacco che presiede all’estasi e alla smembramento rigenerativo, ancora, quindi, legato alla frequenza delle launeddas( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/10/simbologia-delle-launeddas.html?m=0)
Il menhir, quindi, non è un fallo litico.
È un ago della bussola astrale che cattura l’annuncio dell’Anno Nuovo Estivo, quel momento in cui il Sole, superando le costellazioni canine, innesca l’alchimia della Canicola.

Gli azimut rilevati sulle Tombe di Pranu Mutteddu (165.05°, 344.05°, 74.05°, 254.05°) non sono casuali.
Il valore di 165.05°, corrispondente alla levata acronica della Croce del Sud all’equinozio di primavera, e il 74.05°, corrispondente alla levata eliaca di Spica (la spiga di grano nella mano della Vergine) all’equinozio d’autunno, disegnano un asse che individua il Sud geografico e spirituale.
Tuttavia, il vero cardine iniziatico è l’orientamento dell’ingresso a Sud, che innalza un ponte verso la stella Aldebaran (l’Occhio del Toro).
L'ingresso delle Tombe è infatti a Sud, come ho sottolineato nel mio libro.
Questo accomuna le Tombe di Pranu Mutteddu, in particolare la Tomba II, anche ad altri siti con la stessa conformazione a tre circonferenza, come quello di Rujm el-Hiri , in Israele ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/01/goni-atlantide-israele.html?m=0)
Israele, con la stessa Matrice che rivela probabilmente le combinazioni del tetragramma YHWH, come lo rivela Goni con i suoi orientamenti.
Come ho già sostenuto a proposito della Tomba di S’Ena e Thomes, questo orientamento sud-orientale è la Via della Rinascita.
Ne ho parlato in modo approfondito nel mio ultimo libro
"Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna".
Aldebaran, Rohinī per gli astronomi indù (“il cervo rosso”), non è un semplice astro.
Nella ghematria e nell’archetipologia ebraica, essa dialoga con la Sephirah di Hod (Splendore) e con la Sephirah di Netzach (Eternità).
Se consideriamo i 27 nakshatra indiani come specchi dei sentieri dell’Albero della Vita, Aldebaran rappresenta il punto di passaggio tra la rigore della legge (Hod) e l’estasi della vittoria spirituale (Netzach).
La protome di cervo nella Domu de Jana di Grugos non è un ornamento, ma un Sigillo Sacro.
Il cervo che si innalza verso il corno sinistro più corto della costellazione taurina è l’anima che lascia la dimensione orizzontale per ascendere lungo l’asse polare.

La ciotola di Goni, che ho interpretato come calendario lunisolare presenta un codice precessionale. https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/un-mio-post-condiviso-e-commentato-in.html?m=0
diviene la chiave di volta per decodificare l’intera necropoli.
I 14 raggi esterni (più un “ingresso”) e i 6 raggi interni (più un “ingresso”) non rappresentano solo i giorni del ciclo lunare sinodico (29) o le fasi della Dea (dalla luna calante alla luna piena ovulatoria del quindicesimo giorno).
Essi parlano direttamente alla ghematria e ai Sacro Archetipi Ebraici.
I 6 raggi interni rinviano alla Vav, il sesto archetipo, il chiodo che connette cielo e terra, il caduceo, la colonna vertebrale dell’iniziato. Questo 6 è esattamente la sintesi delle due polarità (maschile/femminile) che troviamo scolpita nel mento dei Giganti di Mont’e Prama.
I 14 raggi esterni conducono alla Nun , il quattordicesimo archetipo.
Nun è la Vesica Piscis, la matrice dello spazio sacro, il pesce che nuota nelle acque primeve dell’inconscio collettivo.
Ma è anche la lettera della “caduta” e della “resurrezione”.
In combinazione con la Dalet (porta), Nun dà forma alla Tau  il sigillo dei Giudici Divini, presenti nel simbolo della tribù dei Dan.

Ora, ecco il collegamento profondo con la Tomba II.
La ciotola è la sintesi geometrica della tomba.
(https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/goni-equinozi-e-solstizi-ciotola-goni.html?m=0)
I 14+6+2 ingressi diventano, nella struttura a tre cerchi concentrici della tomba, i numeri sacri della precessione.
Le ampiezze dei quadranti che ho misurato (66°, 72°, 48°, 108°, 72°, 48°) non sono angoli, ma frequenze dello Spirito( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/goni-equinozi-e-solstizi-ciotola-goni.html?m=0)
Il 72 e il 108 sono numeri aurei per eccellenza.
Il 72 è il grado precessionale (lo spostamento di 1° ogni 72 anni)
Il  108 è la metà del 216 (2+1+6=9) e rappresenta il “grado e mezzo” dell’anima che si muove tra i segni. Il 48 e il 66, la cui somma interna dà 12 (il Dodici, Lamed, il bastone di potere che si manifesta nel dodicesimo anello del pozzo di Santa Cristina), sigillano il tempo ciclico.
Ma è il numero 16 a rivelare l’unità occulta tra la ciotola e il circolo di pietre della Tomba II.
La tomba, infatti, presenta un cerchio perimetrale composto da 16 monoliti.
Non una scelta casuale.
Il 16 è il valore del Sacro Archetipo Ayin , l’Occhio Divino, la Sorgente della Luce.
Ayin ha funzione di “corrispondenza”, come abbiamo visto (come sopra, così sotto) ed è l’Arcano Maggiore XVI, “La Torre”, che simboleggia la propensione umana a costruire ponti con il divino, anche attraverso la distruzione dell’ego.
Nella Tomba II, i 16 monoliti non “recintano” la morte.
Essi disegnano un utero litico.
Se guardiamo la ciotola di Goni, i 14+6 raggi (totale 20, ridotto a 2) diventano, nella struttura della tomba, la manifestazione del 16 attraverso le 4 direzioni cardinali e i 4 settori.
La ciotola è il microcosmo (il calendario sinodico femminile).
La tomba è il macrocosmo (il calendario precessionale maschile).
L’unione dei due produce il 16, il Kami giapponese nelle architetture Shinto, l’Oculus dei nuraghi (come il foro apicale esagonale del nuraghe Goni), la cupola a 16 spicchi di San Pietro, e persino le padelle cicladiche a 16 mesi delle antiche tombe a corridoio.

La ghematria svela un ulteriore strato.
Ayin ha valore numerico 70, ma la sua espansione creativa è 16.
Il 16 è la riduzione di 1+6=7, il numero della completezza spirituale (le 7 Sephirah costruttive, i 7 pianeti antichi).
Ma 16 è anche x.
L’8 (l’infinito di Chet, la vita) moltiplicato per la dualità (Beth, la casa).
I 16 monoliti rivelano la dimensione della trasmutazione, l'infinito ciclo della trasmigazione nella "casa" della dualità (cicli vita/morte).
Un messaggio alchemico ben preciso, una trascrittasi di rinascita incisa nella pietra.
Il nome “Mutteddu”, infatti, liberato dall’errata associazione al mirto, va inteso come "muttettu", parola sarda che indica la rima, la ripetizione della stessa desinenza. In biologia, questa “ripetizione” è la mitosi cellulare.
In alchimia, è la "multiplicatio".
È la continua duplicazione della pietra filosofale negli infiniti gradi della trasmutazione.
Pranu Mutteddu è un DNA trascritto nella pietra.
Le perdas fittas (menhir) che punteggiano la piana non sono allineamenti militari, ma nucleotidi litici che compongono un codice genetico sacro.
I menhir, che il prof. Dedola riconnette all’accadico qāpu (pietra sacra) e al sumero alu (toro del cielo), possiedono un nome ancestrale: Cappella (o Capiali). “Cappella” non è un edificio religioso minore, è la stella più luminosa della costellazione dell’Auriga.
E l’Auriga è il cocchiere che guida l’anima attraverso il recinto esagonale (o esagonale irregolare) dell’Esagono Invernale, di cui fanno parte anche Procione e Aldebaran. I menhir di Pranu Mutteddu, quindi, sono Cappella sulla terra Essi sono il recinto sacro, la stalla astrale dove il Toro celeste (Aldebaran) feconda la Terra.
L’atto rituale descritto da Lilliu (le donne sarde che sfregavano la vulva sui menhir) non è un superstite osceno, ma il matrimonio alchemico tra l’Anima (femminile) e la Pietra (maschile).
Il qāpu è il fallo inseminatore della Dea Uttu (la tessitrice del destino( sincope fonetica di "uturu/utero/gutturu, gola in sardo, associata al chakra della gola, il quinto, legato proprio al segno del Toro e a Venere
E numero 16 è legato  proprio al ciclo di Venere( è sempre tutto straordinariamente collegato!)
ma in modo indiretto e più complesso rispetto al più famoso numero 8.
Mentre il numero 8 rappresenta il ciclo più breve e visibile (la stella a 5 punte- e qui ritorna la simbologia della Tanit e il collegamento con il quinto chakra), il 16 emerge come il suo doppio, collegato ai cicli più lunghi dei transiti del pianeta.
In questo amplesso litico, il tempo lineare si ferma e diviene esagono. La geometria del 6 (Vav, chiodo cosmico) che è anche la struttura dell’Esagono Invernale (Capella, Aldebaran, Procione, Sirio, Rigel, Polluce) e la struttura della Tomba II.
Goni non è un sito archeologico.
È un Gone, un seme, un utero acustico dove la pietra vibra della stessa frequenza della ciotola lunare.
È il Gone della vita( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/goni-il-gone-della-vita.html?m=0)
letteralmente inciso nella pietra e nei suoi orientamenti rivelatori.
La Tomba II è il “Calice di Goni”, il ricettacolo dei 16 archetipi (Ayin) che, attraverso l’orientamento a Sud (Aldebaran, la resurrezione taurina), attiva la leva equinoziale (Croce del Sud e Spica) per sollevare il velo sulla precessione.
Il linguaggio alto di questo luogo è cifrato nel 72 e nel 108, nel Nun e nel Vav, nel nome “Cappella” che unisce il menhir alla stella.
Ogni azimut è una parola, ogni 0.43° di altezza astronomica è una vocale.
E il messaggio in codice, che l’alchimia di questo sito trasmette, è che la morte non esiste.
Esiste solo la trascrittasi di una memoria che si duplica, come "su muttettu", come i 29 giorni della ciotola, come i 16 monoliti del cerchio.
Pranu Mutteddu è la macchina litica che trasforma la canicola estiva in luce spirituale, guidando le anime lungo la Y taurina di ascensione, dove non si muore, ma è un luogo sacro per essere eternamente rimesso in circolo nella ruota dei Sephirot.
È l’Atlantide ritrovata.
Non una terra sommersa, ma un codice di risonanza inciso nel basalto.

Tiziana Fenu
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