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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

martedì, maggio 12, 2026

💛 Lavorazione a rete(libro "Le Dee silenziose")

 [...] In molte culture antiche (Mediterraneo, Vicino Oriente), in cui il sud-est, punto dell’alba solstiziale d’inverno (il sole che rinasce dopo la notte più lunga) e dell’alba equinoziale, diventa direzione di rigenerazione e fecondità.

È una sinergia cosmogonica. 

La lavorazione a rete presente sul copricapo della Dea Madre di Cuccuru S'Arriu e sul concio di Tresnuraghes, in cui è letteralmente intessuta la nostra Tanit, come abbiamo visto è una rete cosmica. 

È una trama dell’universo, una  connettività tra cielo e terra, simbolo di Tanit primordiale.

Poco più tardi, insieme al ritrovamento della Venere di Laussel, emerse un altro bassorilievo femminile detto “Venere con il copricapo a rete” a causa delle incisioni che presenta sul capo (forse una sorta di retina, ma potrebbe essere anche una pettinatura). 

Presenta seni abbondanti e ombelico pronunciato, segno evidente di una gestazione in atto. 

Una decorazione simile, oltre che essere presente anche nella celebre "Signora di Brassempouy", una statuina in avorio risalente al Paleolitico superiore( 28.000 aC circa), è presente anche nella nostra Dea Madre Dea Madre di Cuccuru Is Arrius ( Cabras, in provincia di Oristano) ritrovata in un’ampia necropoli ipogeica del Neolitico Medio (cultura di Bonu Ighinu), risalenti al 4800 aC circa. 

La rete sul capo non è solo una pettinatura, ma una mappa astrale o una matrice cosmica.

La simbologia della rete rappresenta  un'interconnessione dei cicli (lunari, solari, stagionali), la complementarietà degli opposti (maschile/femminile, cielo/terra, vita/morte).

Perché la rete è legata al Toro/Baal e a Tanit?

Perché è la simbiosi del Cielo e del Santuario. 

Il toro è il domatore della rete (aratro, solco, ordine cosmico).

La rete è il campo stellato o il velo di Tanit che separa e collega i mondi.

Nel sud-est solstiziale, la rete si “illumina” perché i raggi solari radenti (alba d’inverno) attraversano le maglie, proiettando geometrie sacre.

Una Y lunga 2,5 cm viene trovata accanto alla Venere di Laussel, ed è un chiaro simbolo triadico di creazione, conservazione, distruzione. 

Di "nascita/morte/rinascita" 

Ma è anche, come abbiamo visto la Y taurina di rinascita lungo la Via Lattea, attraversata dai tre Soli. 

La Y è anche la rappresentazione del pube femminile come portale sud-est. 

Indica l'ingresso del sole nell’utero della terra.

[...] Il sud-est, è, in questo contesto, proprio uno dei punti di incrocio simbolici tra il percorso del sole (eclittica) e l’orizzonte terrestre.

Questo è molto interessante perché spesso è proprio l'orizzonte del mare a creare l'orizzonte terrestre in modo ben definito. 

E questo rientra nella mia personale convinzione che le prime Dee, "venissero proprio dal mare". 

La losanga creatrice e l’orizzonte sud-orientale in archeoastronomia rivelano una sinergia divina nel Paleolitico Superiore. 

Questa affermazione costituisce il cardine ermeneutico per comprendere altre due Veneri, quella di Kostienki e Willendorf poste a confronto. 

La loro conformazione a losanga, la testa chine in avanti, i copricapo o capelli che scendono sul volto, e soprattutto l’assenza dei piedi, una caratteristica morfologica e non accidentale, non sono tratti degenerativi o secondari, bensì tratti distintivi di una specifica teofania: la Dea che emerge dalle acque primordiali. 

L’assenza della parte inferiore delle gambe trova una spiegazione iconografica naturale se si immagina la figura immersa nell’acqua fino almeno al ginocchio. 

L’acqua, elemento femminile per eccellenza, non è qui semplicemente uno sfondo, ma la sostanza stessa della divinità.

La losanga, in questa prospettiva, si rivela come una Vesica Piscis elementare. 

L’intersezione di due cerchi che genera il rombo centrale, figura geometrica sacra che nell’ambito della Geometria Sacra e della tradizione cabalistica corrisponde al Sacro Archetipo Nun (נ), la quattordicesima lettera dell’alfabeto ebraico, il cui significato profondo è proprio la “trasformazione” e la vita che nasce dall’acqua (in ebraico, Nun significa “pesce” ed è associato al flusso vitale e alla discendenza). 

Non a caso, la stessa radice Nun ricorre nel nome della dea sumera Ninḫursaĝ, la “Signora della montagna”, colei che plasma l’umanità dall’argilla mescolata con l’acqua, un atto demiurgico che fonde terra (l’argilla) e acqua (il liquido amniotico cosmico).

La Nun, vorrei ricordare, è delle due lettere presenti nel simbolo della tribù dei Dan, insieme alla Dalet, e insieme formano la Tau del Sigillo Divino, dei Giudici Divini[...]"

Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 

Sulle Dee che venivano dal mare https://maldalchimia.blogspot.com/2024/03/le-dee-che-venivano-dal-mare.html

Tratto dal mio saggio 

" Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna "

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Lavorazione a rete (libro "Le Dee Silenziose)















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