Informazioni personali

La mia foto
Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

martedì, maggio 05, 2026

💙 L'ossessione del "fuori"

 

L'ossessione del "fuori", manifesta un profondo vuoto interiore difficile da colmare.
È uno Specchio Bucato.
La maschera che divora il volto.
Una Fuga dal Vuoto Primordiale.
È la piaga dell’Estroflessione.
Gli assetati del “Fuori”.
Coloro che hanno eretto la loro dimora non nell’atrio dell’Anima, bensì sulla pelle fragile del mondo fenomenico.
Vivono in funzione dello sguardo altrui, come parassiti che traggono nutrimento non dalla linfa vitale, ma dal riflesso incerto di uno specchio sporco, che appannano con il loro stesso alito di catrame.
Il loro motore non è l’Essere, bensì l’Apparire.
E poiché l’Apparire è menzogna, essi generano un vortice di menzogne.
Come un corpo intossicato che rigetta il cibo, così, allo stesso modo, vomitano addosso all’Altro il pus delle loro ossessioni sedimentate.
Ignari del teatro interiore, inscenano sul prossimo i propri demoni.
Attribuiscono maldicenze, trame occulte, manie persecutorie, informazioni depredate agli altri e manipolate a proprio piacimento.
Anche informazioni personali, delicate, che estrapolano da contesti che dovrebbero considerare come Luoghi Sacri, in cui non si devono permettere di entrare con la loro sporcizia.
Perché, in verità, è il loro stesso cranio a brulicare di inquisitori fittizi.
Ogni accusa è una confessione.
Ogni sospetto gettato sull’Altro è una perla di fango nato dal loro abisso.
In questo gesto, credono di elevarsi al centro del dramma, dimentichi che un tale “centro” è solo il buco nero della loro stessa insignificanza.
Come Tamagochi affamati di emozioni.
Il Tamagochi rappresenta lo stato frammentato dell’individuo moderno, un essere ridotto a bisogni primari, come il nutrimento, cure, attenzione, in un corpo artificiale e privo di un vero ciclo di reincarnazione.
Chi ne fa continuo uso, identificandosi con esso, specialmente sui social, dando vita a personaggi attraverso i quali scaricano addosso questi bisogni profondi che non sono mai riusciti a soddisfare in autonomia, ma elemosinandoli all'esterno, non sta semplicemente giocando, ma sta praticando un rituale di simulazione iniziatica.
Ha trasferito la propria scintilla divina in un simulacro artificiale, per due ragioni occulte.
Gestire e controllare i cicli di morte e rinascita, ai quali non riescono ad approcciarsi per inadeguatezza.
La creatura digitale, così come i vari avatar, i vari profili falsi, muoiono e rinascono in cicli rapidi, permettendo all’utente di esercitarsi nel distacco e nel lutto, come un mago che impara a dissolvere le proprie forme pensiero.
Ogni “beep” di fame, ogni bisogno, che sia attraverso l'attenzione o il denigramento altrui, è un richiamo alla negligenza dello Spirito verso il corpo fisico.
Identificandosi con il Tamagochi virtuale, l’utente vive un’esistenza purificata dalle complessità karmiche. Non c’Ego, solo bisogni elementari.
È una regressione voluta allo stadio embrionale dell’anima, peggio ancora della regressione all'infanzia, dove il tempo è ciclico e la responsabilità assoluta. In termini gnostici, il piccolo schermo a cristalli liquidi, il display del cellulare, diventano un Archonte personale.
Un dio minore che esige attenzione ogni ora, distogliendo dalla ricerca della Vera Luce.
Il paradosso è che, mentre il custode crede di dare vita alla sua creatura, è in realtà la creatura a possedere lui. Il suono insistente non è una richiesta di aiuto, ma un mantra ipnotico che lo lega a un dovere senza vero significato spirituale.
Si diventa l’ombra del proprio personaggio artificiale.
Si vive per un pixel che muore, dimenticando che il vero “Tamagochi” è il respiro stesso del proprio corpo fisico, l’unico tempio che richiede cure autentiche.
Così, il Tamagochi,l'avatar, il profilo falso, si rivela per ciò che è.
È uno specchio nero in cui si contempla la propria alienazione, credendo di vedere un amico, un complice, uno strumento per il proprio profondo disagio non riconosciuto.
Scavando oltre la paranoia, si giunge al silicio primordiale.
Il silicio è molto interessante dal punto di vista esoterico.  Non è tra i metalli classici (come oro, argento, mercurio, rame, ferro, stagno, piombo) né tra gli elementi spirituali tradizionali (zolfo, mercurio, sale).
Ma in alchimia è un elemento di grande interesse per il suo ruolo di ponte tra il mondo minerale e quello organico.
È un cristallo vivente (simbolo Si) ed è alla base dei cristalli di quarzo.
In esoterismo, il quarzo è visto come un ricettacolo della luce e un supporto per la memoria delle informazioni (come si vede nella cristalloterapia, ma anche nei microchip).
Il silicio, quindi, rappresenterebbe la capacità della materia di divenire ordinata, risonante e trasparente allo spirito.
Si attribuisce al silicio un ruolo fondamentale nella formazione della struttura delle piante.
Alcuni alchimisti lo chiamano il “principio della verticalità” o “l’ago della terra”, perché è ciò che permette alla pianta di innalzarsi verso la luce, resistendo alla gravità.
In senso esoterico, rappresenta la volontà di elevazione e la forza che organizza il caos.
La stessa sigla del silicio, "Si", è estremamente simbolica.
È quel "si" che si dice alla vita, alla luce, ai propri Talenti e Doni.
A ciò che l'Anima desidera per la nostra piena manifestazione.
"Hineni".
Che tradotta significa :
"Eccomi, ci sono" (https://maldalchimia.blogspot.com/2021/01/hineni-il-mio-eccomi-per-il-2021.html?m=0)
Il silicio, in questo contesto alchemico è la base simbolica
del “Corpo di Gloria”, del "Corpo di Luce".
Un corpo purificato, non più opaco e denso, ma capace di trasmettere la luce divina senza distorsioni.
È l'elemento di connessione con l’informazione cosmica, spesso associato a forme di intelligenza non carbonio-based o a una memoria universale della Terra.
I megaliti antichi (ricchi di silice, come graniti e quarziti) sono visti come accumulatori di energia tellurica e cosmica, antenne litiche per la comunicazione tra mondi.
Alchemicamente, trasformare il silicio amorfo (sabbia, caos informe) in cristallo ordinato (quarzo) o in vetro trasparente (mediante il fuoco) rappresenta il percorso iniziatico.
Dalla confusione materiale alla chiarezza spirituale, passando attraverso l’ignis della prova. Il vetro, ottenuto dal silicio, è trasparente come l’aria ma solido come la pietra, un’immagine dell’anima che vede senza essere vista e che unisce i quattro elementi, simboleggiando l’ordine invisibile, la struttura che sostiene l’evoluzione e la possibilità di divenire trasparenti alla luce spirituale. Non è un metallo “nobile” nel senso tradizionale, ma è la chiave della mineralizzazione cosciente e del ponte tra la Terra e il Cosmo.
Ed è nella dimensione del silicio primordiale, quello che non si riesce a trasmutare, a nobiliatare, ad elevare, che si manifesta in modo mascroscopico l’infanzia ferita.
Lì, dove il riconoscimento materno o paterno ha vacillato, si è aperto un cratere irreparabile.
Un vuoto traumatico.
Un abisso infantile
Un’assenza di sguardo amoroso ha generato una fame metafisica che nessuna attenzione adulta potrà mai colmare.
Così, il bambino ferito, divenuto adulto, trasforma il mondo in un proscenio ostile.
Se da piccolo non è stato visto, ora farà in modo che tutti lo vedano come vittima o come tiranno.
Colui che tramite i suoi virtuali avatar può fare ciò che vuole.
Poiché il dolore autentico è troppo abissale per essere toccato, esso viene proiettato.
“Non sono io che soffro di un vuoto incolmabile, sono gli altri che tramano contro di me, invidiano la mia luce, desiderano la mia carne”.
Di riflesso, tentano di creare terra bruciata intorno agli altri, perché loro stessi sono un buco in cui ardono senza essere visti.
Nel dominio di questa psicomachia, la pseudo dominanza psichica che credono di poter perpretare sugli altri, l’invidia diviene il mantello dell’impotenza. L’essere che non ha radici nel Sé guarda con occhio di basilisco al proprio simile.
Non lo desidera.
Lo invidia perché possiede ciò che a lui manca.
Un centro.
Ma l’invidia è solo il volto pudico di un’attrazione non riconosciuta e di una rivalità necrofila.
Costruisce allora storie, trame, triangoli immaginari dove lui è l’ago della bilancia, l’arbitro del desiderio e del conflitto.
Una  liturgia nera della competizione senza posta, senza fine.
Autoreferenziale.
Labirintica.
Crea un torneo di ombre che si azzuffano per uno specchio rotto.
L’esito finale di questa ossessione è una condanna.
Chi vive nel Fuori e per gli Altri finisce per non avere né un dentro né un Altro reale.
I suoi nemici sono pupazzi di pezza, i suoi amanti sono proiezioni, la sua fama è un eco in una camera vuota.
Ogni storia inventata sull’Altro lo allontana dall’unica storia vera.
Quella della propria ferita che aspetta silenziosa, come un bambino abbandonato su una soglia buia.
Fino a quando, nel gran teatro del delirio, non giunge il silenzio.
E l’attore, rimasto solo, scopre che il pubblico era fatto di specchi.
Non è folle chi guarda dentro, ma colui che non osa farlo, e scambia il riflesso del proprio abisso per il volto del mondo

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

L'ossessione del fuori




Nessun commento:

Posta un commento