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lunedì, maggio 04, 2026

💛 Baubo/Santa Cristina /Iadi

 "[..] Intraprendendo un viaggio che trascende la mera archeologia per addentrarsi nei misteri iniziatici di un tempio d'acqua e di stelle, il  pozzo sacro di Santa Cristina, gioiello architettonico della civiltà arcaica sarda, eretto nel cuore basaltico della Sardegna tra il XII e l'XI secolo a.C. , si manifesta non come un semplice monumento  idrico, ma come una sofisticata macchina liturgica di pietra cesellata con precisione millimetrica per mettere in scena la sacra gerogamia, il matrimonio mistico tra gli astri e la Terra Madre.

Prima di decifrare il linguaggio esoterico della pietra, è necessario comprendere la cronometria sacra per cui fu progettato questo luogo. La struttura, orientata secondo un asse che intercetta lo scirocco, è un osservatorio astronomico di tale raffinatezza da competere con i più celebri monumenti megalitici d'Europa. 

La prima ierofania, di carattere solare, si manifesta durante gli equinozi di primavera e autunno. 

In quei giorni di perfetto equilibrio cosmico, il sole nascente, come una lama d’oro, penetra il vestibolo e si insinua lungo la scalinata trapezoidale, colpendo la superficie dell’acqua ipogea e proiettando, sull’umida parete della tholos, l’ombra capovolta dell’iniziato che discende .

Tuttavia, è l’evento notturno a rivelare la vera natura ctonia e lunare del tempio. 

Ogni 18 anni e 6 mesi, intervallo che scandisce il ciclo nodale della luna, si verifica il cosiddetto Lunistizio Maggiore. 

In questo frangente, l’astro notturno raggiunge la sua massima declinazione a nord. 

In quelle notti sacre, la luna piena sorge così bassa all’orizzonte che la sua luce, anziché disperdersi, si canalizza perfettamente lungo l’asse del pozzo, riflettendosi integra nello specchio d’acqua sotterraneo. 

Rappresenta il culmine del potere femminile, dove la luna, regina delle acque e dei cicli generativi, scende a fecondare il grembo della terra.

[...] 

Osservando la planimetria del santuario, si rimane colpiti dalla singolare forma del recinto che avvolge il pozzo. 

L'architettura non è casuale: essa delinea il perfetto contorno di una goccia o di un uovo . 

Nella tradizione iniziatica, la goccia è il primo aggregarsi della materia primordiale, il Tohu e Bohu del caos originario che racchiude in sé il potenziale della vita.

Questa forma vulvare trova la sua esatta corrispondenza astrale nella costellenza delle Iadi (note anche come "Piovose" o "Suine" in antico). 

Nel cielo notturno, le Iadi disegnano un asterismo a forma di V o di triangolo che costituisce la testa della costellazione del Toro. Non è una semplice coincidenza

La V taurina è storicamente associata all’utero della Dea Madre, mentre i mitografi babilonesi identificavano le Iadi come la "Mascella del Toro", un'arma magica da cui sgorga l'acqua della vita, così come descritto nel poema di Enûma eliš . 

Il vertice di questo triangolo celeste, la stella Aldebaran ("l'Occhio del Toro"), funge da guardiana, proprio come l'ingresso del pozzo sorvegliato dalla sua massiccia recinzione a goccia.

Si manifesta, di conseguenza una profonda corrispondenza ermetica tra la struttura tellurica e la volta celeste. 

Gli elementi del Pozzo Sacro di Santa Cristina, rappresentano il microcosmo, che trova una corrispondenza astrale nel Macrocos. 

La Forma a goccia/uovo del recinto esterno, e l'Asterismo a "V" delle Iadi (Toro), rappresentano il Grembo cosmico, la materia primordiale, la ricezione del seme stellare.

Il vertice appuntito della recinzione ( con ingresso orientato a sud-est)sono in corresponsiome dialettica con il vertice del triangolo della costellazione del Toro. 

Aldebaran rappresenta Il punto di congiunzione, il "collo di bottiglia" energetico da cui sgorga il fluido vitale.

La Tholos circolare (camera ipogea)è in continua relazione con la Costellazione delle Pleiadi (sorelle delle Iadi). 

Rappresenta il ventre materno, il centro di gestazione. 

Le Pleiadi, associate ai riti funerari e alla rinascita, rappresentano l'anima collettiva.

La scalinata (24 inferiori +12 gradini speculari superiori) e i 24 anelli concentrici, rappresentano i cicli temporali sessagesimali, su base 12

Il totale è 60, che non solo è la base del ciclo temporale sessagesimale, ma corrisponde al valore ghematrico 60 del quindicesimo Sacro Archetipo Ebraico, Samech, che è la dimensione della fertilità, del fare pressione per far emergere la dimensione divina, creatrice. 

Alchemicamente rappresenta l'anabasi, la discesa iniziatica di purificazione attraverso i 24 gradini e la catabasi, la risalita, purificati, alleggeriti.

Il numero 12, Lamed, dodicesimo archetipo, la "misura" del Tempio interiore , fa da parametro, perché rappresenta anche la prova iniziatica. 

Uno dei prodigi più affascinanti del pozzo è la proiezione dell’ombra capovolta. 

Mentre l’officiante scende i gradini durante l’equinozio, la sua immagine riflessa nell’acqua emerge sul muro opposto rovesciata. 

Da un punto di vista fisico, è un gioco di riflessione e rifrazione. 

Da un punto di vista iniziatico, è la morte iniziatica. 

L’ombra, veicolo dell’inconscio e del doppio, viene sconvolta, capovolta. 

"Ciò che è in alto è come ciò che è è in basso" si manifesta nel capovolgimento della polarità.

Questo fenomeno visivo trova il suo corrispettivo mitologico nel celebre episodio della Dea Baubo e di Demetra. 

Quando Demetra, sconvolta dal rapimento di Persefone da parte di Ade, si sedette accanto a un pozzo (simbolo della soglia tra i mondi), rifiutando di parlare e bloccando la fertilità della terra, una piccola creatura chiamata Baubo si avvicinò. 

Sollevando la veste, Baubo mostrò la sua vulva, rappresentata metaforicamente con occhi e bocca sul ventre, e proferì oscenità. 

Demetra, nel più puro gesto di "risus sardonicus" il riso ghignante emblema della nostra arcaica civiltà sarda, rise. 

Quella risata fu lo "switch", il capovolgimento della situazione. Dal lutto rigido alla fluidità della risata, dalla sterilità alla fertilità.

Nel pozzo di Santa Cristina, l’ombra capovolta opera la stessa magia di Baubo. 

L’iniziato scende cupo, serio, "morto" al mondo. 

Ma vedendo la sua immagine specchiata e rovesciata, la severità della discesa viene dissacrata, trasformata. 

L’acqua, specchio della Dea, gli mostra la realtà capovolta del mondo materiale. 

Il sacro Femminino, incarnato da Baubo, insegna che la trasformazione alchemica non avviene solo nella sofferenza, ma anche nell’improvviso shock della risata, nel paradosso e nell’oscenità cosmica che ridà movimento alla linfa vitale.

Gli orientamenti del pozzo di Santa Cristina non testimoniano una mera conoscenza astronomica, bensì una sofisticata tecnologia dell’anima. 

L’allineamento con le Iadi e il lunistizio maggiore rivelano un culto profondamente radicato nel Sacro Femminino nella sua triplice accezione: 

Madre (Demetra)

Figlia (Persefone) 

e Vecchia Saggia o Oscena (Baubo). La forma a goccia richiama le acque seminali della costellazione del Toro, mentre l’ombra capovolta mette in scena la necessità di ribaltare la percezione razionale per vedere il mondo come lo vede la Dea. 

Un perpetuo ciclo di morte e risata, di vuoto e di pieno.

Il tempio non è solo un pozzo. 

È un utero di pietra atto a rigenerare l’eroe, una macchina liturgica che sfrutta la gravità della luce e della luna per fondere l’individuo nell’oceano del materno. 

Scendere i suoi gradini significa accettare di essere inghiottiti dalla gola oscura di Baubo per uscire, attraverso lo specchio capovolto della conoscenza, trasformati in luce perpetua[...] "


Estratti rielaborati dal mio saggio 

"Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" 

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Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 

Trovate approfondimenti nel mio blog, con le parole Chiave "Baubo/Le Dee Silenziose /Santa Cristina/Iadi" con scritti di approfondimento  a partire dal 2020, anno in cui ho aperto il blog e le pagine. Sono stati i miei primi scritti a riguardo. 



Baubo/Santa Cristina /Iadi















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