Dal mio punto di vista, l'altare di Monte d'Accodi si manifesta come un Axis Mundi.
Indagando su Archetipi e Sephiroth, come ho sempre fatto, da anni, e anche nelle altre mie pagine è molto interessante decodificare secondo questi parametri.
Partiamo dal luogo, la Nurra sassarese
Il nome Nurra, presumibilmente deriva dal sardo nurra, che indica un mucchio di pietre, cumulo, o forse una variante di nur/fuoco in aramaico/siriaco, secondo la lente qabbalistica.
È presente la radice trilittera N-U-R
In ebraico, la radice N.U.R. (Nun, Vav, Resh) significa “splendore, fuoco, illuminare”.
La Nun è la Vesica Piscis, movimento, discendenza. Presente nel simbolo della tribù dei Dan.
Complementarietà di Opposti
La Vav è la congiunzione, chiodo, collegamento tra cielo e terra, l’uomo.
La Resh è la testa, l'inizio, la rivelazione, ma anche povertà (per la sua forma simile a una coppa rovesciata).
Il Nur è fuoco manifesto, il fuoco che si vede, che arde e trasforma.
Nella tradizione qabbalistica, prima delle lettere alfabetiche vi sono le radici eteriche (o hashmal).
Come la Nu-
Nu è la radice di vita acquatica, movimento fluido.
La Nun è acqua di trasmutazione
Nur è il fuoco.
La stessa radice Nu dà sia l’acqua (Nun) che il fuoco (Nur).
In ambito esoterico il Fuoco Primordiale (Esh) e l’Acqua Primordiale (Mayim), sono presenti entrambe nel primo capitolo della Genesi, in cui lo Spirito di Elohim aleggia sulle acque (Mayim).
La tradizione dice che quelle acque contenevano in potenza il fuoco.
La lettera Nun è l’acqua come recettività, la potenzialità di divenire.
La radice Nur (fuoco) contiene al suo interno Nun + un elemento attivo (Vav + Resh).
Nun + Vav (collegamento) + Resh (testa) = “l’acqua che si innalza a testa del fuoco”.
In pratica, in questo contesto, nell'energia della parola Nurra, Nun è l’acqua occulta dentro il fuoco manifesto.
È probabile che Nurra derivi dal semitico nūrā’ (che in aramaico significa fuoco) + suff. enfatico -ā.
Allora Nurra, diventa “il fuoco” in senso assoluto, il fuoco che è anche acqua.
In aramaico Nurrā termina con Aleph, che è aria, il respiro che sostiene il fuoco.
Il finale -ra è Resh+Aleph
Resh finale indica testa del fuoco (apice).
Aleph indica l’Unità primordiale (aria/spirito).
Quindi Nurra significa “Fuoco che respira aria ed è mosso da acqua primordiale”.
È il fuoco alchemico umido, il fuoco liquido dello Yesod la Sephiroth del Fondamento.
Nell’Albero della Vita questa analisi corrisponde :
A Nun (acqua)come il sentiero tra Tiferet (bellezza) e Netzach (eternità/ vittoria).
A Nur (fuoco) come il sentiero tra Hod (splendore) e Yesod (fondamento).
Nurra unisce quindi i due.
È al contempo il fuoco nero della sapienza occulta, il fuoco che non brucia ma illumina dall’interno dell’acqua.
La radice Nu, che è rara in ebraico, indica un movimento ondulatorio, un ondeggiare (come Nu in egiziano che indica l'acqua primordiale).
Nella Qabbalah, dal movimento primordiale (Nu) nascono l’acqua (Nun) e il fuoco (Nur) come due aspetti della stessa energia divina.
Infatti l'altare di Monte d'Accodi era sacralizzato per i riti delle sacre unioni ierogamiche.
Il nome di un luogo, se analizzato nelle sue radici eteriche, rivela la sua funzione energetica.
La Nurra si manifesta come “fuoco che sorge dall’acqua”
È un altopiano basaltico che si affaccia sul mare (Golfo dell’Asinara e Golfo di Porto Torres).
Il Basalto sappiamo che è una roccia di fuoco solidificato.
Il Mare rappresenta l'acqua primordiale (Nun).
Nella Qabbalah, il basalto nero corrisponde alla Sefirah Binah (la comprensione, la Grande Madre, il colore nero), che è “fuoco nero su fuoco bianco”.
La posizione costiera della Nurra rappresenta il confine tra Yesod (mare, fondamento) e Malkuth (terra regale).
Quindi la radice Nurra (Nun + Vav + Resh + He/Aleph) suggerisce sia Nun come acqua subconscia (il mare che la lambisce), sia Vav come la linea di costa, il chiodo/gancio che unisce, la kundalini terrena.
La Resh indica la testa dell’altopiano ( come i promontori come Capo Caccia).
La He finale indica il respiro, la bocca che esala il fuoco vulcanico ormai spento.
Quindi Nurra, letteralmente significa “l’acqua che è diventata fuoco solido, e ora respira”.
La Geomorfologia della Nurra si rivela un sentiero qabbalistico
A Nord è delimitata dal Mare ( dalla Nun, acqua, che corrisponde alla Sephiroth Yesod, il fondamento dell’inconscio collettivo).
A Sud è delimitata dal massiccio del Monte Limbara ( il fuoco latente, la Resh, correlata alla Sephirot Geburah).
A Est è delimitata dal Fiume Rio Mannu (dall'acqua che scorre, dalla Sephiroth Hod).
A Ovest abbiamo il Mare aperto verso la Spagna (l'occidente la Netzach, l'eternità).
Il paesaggio interno della Nurra è piano ma craterizzato (piccoli vulcani spenti, come Monte Guardia).
Nella Qabbalah, una pianura craterica indica la Sefirah Malkuth (regno) che ha ricevuto l’impronta delle Sefirot superiori.
I crateri sono i kelim (vasi) rotti e riparati di Shevirat ha-Kelim, il concetto della "rottura dei vasi", per cui, a causa della rottura, la luce divina si disperse nel cosmo sotto forma di "scintille sacre".
Ogni cratere è una Nun, una bocca di acqua primordiale che ha eruttato fuoco.
Ora è vuota, ma conserva la forma del fuoco passato.
Le tradizioni locali parlano della Nurra come una terra di pietre e vento, con rare sorgenti.
In qabbalah, l’assenza di acqua superficiale su un terreno vulcanico indica che l’acqua è occulta (mayim genuzim), che scorre in profondità, nella Sefirah Yesod sotterranea.
Il fuoco (il basalto) è freddo perché ormai è Sephiroth Geburah (rigore) senza Hesed (misericordia) se non attraverso il mare che la circonda.
Questo corrisponde al sentiero di Samekh (il sostegno) che collega Yesod a Tiferet, che è un sentiero di prova, aridità esteriore che cela nutrimento interiore.
Nella Genesi, Caino va in Nod (erranza), una terra a est di Eden. Alcuni commentatori collegano Nod a radice Nud (ondeggiare, con radice "Nu–", la stessa di Nurra).
La Nurra è stata per secoli terra di esilio e confino (in epoca romana, poi piemontese con le colonie penali nell’Asinara).
Quindi la Nurra corrisponde al Nod occidentale.
Questo è molto simbolico, a livello esoterico.
Il Fuoco (l'ira di Caino) si è solidificato in basalto.
L'assenza di alberi (il simbolo dell’Albero della Vita), il paesaggio spoglio si presentano come Klipoth, (scorze, vasi alchemici ) da riparare.
Il mare funge da confine tra coscienza (terra) e inconscio (mare).
Nella Nurra, nella sua Essenza, si può riconoscere la presenza del Fuoco Nascosto nel paesaggio più arido, esattamente come nello Yesod umano.
La Nurra non è solo un nome geografico.
È una Rivelazione spirituale che indica come in quel lembo di terra, il fuoco si è fatto pietra per insegnare che l’acqua che manca in superficie è viva nelle profondità.
Dal fuoco esce l’acqua, dall’acqua esce lo spirito, dallo spirito esce la terra. E la terra della Nurra è l’ultimo respiro del fuoco che imparò a essere mare.
Descritto come uno "ziggurat" (una piramide a gradoni) ante-litteram, la struttura dell'altare di Monte d'Accodi sfida la cronologia convenzionale.
Si manifesta come una macchina cosmica progettata per armonizzare le energie della Terra con quelle del Cielo.
Decoecodificando la firma energetica del luogo, abbiamo delle coordinate geografiche approssimative del sito abbiamo
40°47' N
8°26' E .
In chiave cabalistica, ogni coordinate è una riduzione numerica di un concetto spirituale.
Analizziamo la latitudine:
40°
Nella tradizione biblica, il numero 40 rappresenta il periodo di transizione, la purificazione e la preparazione (i 40 giorni del diluvio, i 40 anni nel deserto, i 40 giorni di Gesù).
Il 40 è il valore ghematrico del Sacro Archetipo Ebraico Mem, le acque Madri, il tredicesimo, che precede la Nun.
47'
Sommando 4+7 otteniamo 11, il numero della forza maestra, del caos ordinato e della magia. Nella Qabbalah, l’11 è associato alla "Bocca dell'Abisso" (Da'at), il punto di passaggio tra il manifestato e il non-manifestato.
8°
Il numero dell'infinito (orizzontale), l'ottava dimensione, il numero di YHVH (signore) nella ghematria ridotta, nonché la Madre Universale
26'
Ghematria del Tetragramma divino YHVH = 10+5+6+5 = 26
Il monumento sorge su un "ottavo" meridiano che incarna il Nome di Dio, alla latitudine della "trasformazione" (40) e del "varco magico" (11).
Questa non è una coincidenza, ma una firma geologica che fa di Accoddi un filtro naturale tra il mondo dei Jinn (forze telluriche) e gli Elohim (forze celesti).
La ricerca archeoastronomica ufficiale ha dimostrato che Monte d'Accoddi non era allineato a caso. I due menhir principali (uno calcareo bianco, l'altro rossiccio) fungevano da mirini per osservazioni astronomiche avanzate .
Utilizzando la chiave esoterica, questi allineamenti si traducono in archetipi puri.
L'osservatorio indica che dalla sommità della piattaforma, il menhir bianco inquadrava il sorgere del Sole al solstizio d'inverno .
Il solstizio d'inverno è il "parto della luce" (lo Yule).
La pietra bianca simboleggia la purezza.
Questo allineamento rappresenta la Sephirah Tiphereth (Bellezza/Equilibrio).
Tiphereth è il Sole spirituale, il cuore dell'Albero della Vita. L'osservatore, posto sull'altare ( che Malkuth, il Regno), guarda la Pietra Bianca per catturare il raggio del Sole nascente.
Il rituale implicito è la Discesa nel Sé.
L'iniziazione che permette all'anima di risorgere dalle tenebre (l'inverno) verso la consapevolezza divina.
Infatti l'altare si pone come punto di passaggio alchemico importantissimo per l'ultima tappa del viaggio iniziatico, rappresentato dal "volo del Cigno".
Cigno, e di conseguenza, costellazione del Cigno, a cui è strettamente collegato l'altare, come delineato nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna".
Ma approfondendo ulteriormente in questa nuova serie di approfondimenti cabalistici, mi rendo conto di quanto tutto collimi e si corrisponda perfettamente, ancora di più.
Il menhir bianco, con uno spostamento prospettico, puntava al sorgere eliaco di Sirio .
Per le tradizioni iniziatiche (Egitto, Massoneria), Sirio è la "Stella dell'Iniziazione".
Sirio si trova dietro la "Porta di Orione".
Nella Qabbalah, esiste una Sephirah invisibile chiamata Da'at (la Conoscenza).
Non è un gradino, ma un varco. Monte d'Accoddi, attraverso la pietra bianca, è un telescopio litico che mira a Da'at, suggerendo che l'altare servisse a ricevere il "Fuoco di Sirio", cioè una frequenza spirituale capace di elevare l'adepto dallo stato animale (neolitico) a quello divino.
Un salto di Ottava, di consapevolezza.
Invece il secondo allineamento, relativo al menhir rossiccio, punta a Venere .
Venere governa l'Amore e la Guerra.
La pietra rossa evoca il sangue, il sacrificio, ma anche la fertilità, essendo un altare delle unioni ierogamiche.
Venere è suddivisa tra Netzach (la vittoria, l'impulso passionale, l'eternità sensuale) e Hod (lo Splendore, l'intelletto che misura). L'altare rossiccio rappresenta il matrimonio alchemico tra questi due impulsi.
La presenza delle pietre emisferiche, le pietre sferoidali, accanto alla rampa simboleggia l'Uovo Alchemico, l'Androgino perfetto, dove il Sole (Maschile) e la Luna (Femminile) si uniscono nell'Aria .
Le analisi moderne parlano di "soste" lunari (quando la Luna sorge sempre nello stesso punto estremo, ogni 18.6 anni) .
La Luna, cabalisticamente, rappresenta lav Sephirah Yesod (la Fondazione).
Yesod è il subconscio collettivo, il regno dei sogni, il "canale" che trasmette l'energia vitale.
Le soste lunari indicano che Accoddi era usato per dominare i cicli temporali lunghi.
Il sacerdote, restando fermo sulla pietra angolare orientale, catturava l'energia della Luna al suo massimo potere magnetico, "fermando" metaforicamente il tempo per operare la Magia Tellurica.
Sebbene oggi appaia come un tronco di piramide, Monte d'Accoddi rispetta l'archetipo del Monte Cosmico.
Se suddividiamo idealmente la rampa e la piattaforma, possiamo vedere la struttura dell'Albero della Vita
Abbiamo la Rampa (Il Pilastro della Severità, a sinistra).
È lunga 41.5 metri, è il percorso di ascesa.
Rappresenta Binah (la Comprensione).
È la via stretta, il controllo, la disciplina.
Salire la rampa significa abbandonare i corpi inferiori.
Abbiamo la Piattaforma sommitale che rappresenta il Pilastro della Misericordia, a destra.
È il luogo del "Tempio Rosso" originario.
Rappresenta Chokhmah (la Sapienza), l'impulso creativo mascolino.
L'Altare (il Pilastro Centrale, l'Equilibrio) è la cima piatta, dove venivano celebrati i riti di fertilità . Qui si trova Kether (La Corona), il punto di contatto diretto con l'Ain Soph (la Luce Infinita).
I Menhir si presentano come i Pilastri di Jachin( la colonna destra, energia maschile) e Boaz( colonna sinistra, energia femminile)
I due menhir (Bianco e Rosso) posti ai lati est sono i guardiani della soglia.
Come nel Tempio di Salomone, Boaz (Bianco, Forza) e Jachin (Rosso, Stabilimento) segnano l'ingresso al Tempio Sacro.
La loro posizione astronomica rivela che l'iniziazione poteva avvenire solo in specifici momenti dell'anno, quando l'astro che rappresentavano (Sole o Venere) calibrava la loro energia .
Il Monte d'Accoddi quindi non è un semplice luogo sacro, ma rappresenta un microcosmo Zodiacale "congelato" nella pietra.
L'analisi delle coordinate rivela che il sito è un'incarnazione fisica del Tempio di Salomone Ideale (archetipo massonico e cabalistico), mentre gli allineamenti astronomici lo rivelano come un calendario dello Spirito.
Rivela il principio ermetico del "Come in Cielo, così in Terra".
Gli antichi costruttori sapevano che il Sole (Tiphereth), la Luna (Yesod) e Venere (Netzach/Hod) non erano Dei lontani, ma frequenze che influenzano la coscienza umana (Malkuth).
Costruendo un altare allineato a Sirio (Da'at), essi cercavano di agganciare la loro dimensione temporale (il ciclo delle stagioni) all'eternità dei cicli precessionali. La forma a zig-gurat è un condotto energetico
È l'Axis Mundi che aspira a connettere la matrice terrena (l'Utero della Dea Madre, evidenziato dalla stele femminile ritrovata) con la matrice stellare (Sirio).
Monte d'Accoddi rivela il messaggio che l'Iniziazione è un atto cosmico. L'adepto saliva la rampa (i 10 Sephiroth), superava il velo dei due Menhir (i Pilastri gemelli) e, grazie all'allineamento astrale, trascendeva la sua natura mortale per diventare, durante l'equinozio o il solstizio, un Dio vivente sulla Terra.
Tiziana Fenu
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Analisi cabalistica Altare Monte d'Accodi



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