Ho parlato della pintadera di Nuracraba nel mio libro
"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera il Caos, il Caos che rinnova l’Ordine"
Argomento già affrontato in due miei scritti di alcuni anni fa
https://maldalchimia.blogspot.com/2023/12/pintadera-nuraghe-nuracraba.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2024/02/croce-brigid-pintadera-nuracraba.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2024/12/stetere-cnossopintadera-nuracraba.html
Dal mio libro
"[...] A questo riguardo, sulla simbologia delle pintadere, è importante sottolineare la particolare pintadera lunisolare di Nuracraba e la sua risonanza simbolica nel carrasegare sardo, attraverso una rilettura in chiave comparativa con la Croce di Brigid.
Il reperto rinvenuto presso il nuraghe Nuracraba (Madonna del Remedio, Oristano), risalente all’età del Ferro (1000-700 a.C.), classificato dalla letteratura archeologica ufficiale come semplice stampo per pane (pintadera), si presta, ad un’analisi più approfondita, ad essere interpretato come un sofisticato dispositivo calendario di natura lunisolare.
La sua complessa articolazione decorativa sembra infatti tradurre in forma simbolica la ciclicità astronomica, mediando tra il computo lunare e quello solare.
L’elemento centrale della pintadera è strutturato in quattro settori radiali, ciascuno suddiviso in un numero variabile di celle: tre di essi presentano sette suddivisioni, mentre il quarto ne ospita otto.
La somma totale di queste unità ammonta a ventinove, corrispondenza perfetta con la durata del mese sinodico (circa 29,5 giorni). La quadripartizione centrale può essere plausibilmente associata alle quattro fasi lunari principali.
Tale lettura è avvalorata dalla presenza di una circonferenza decorata a motivi ondulati, potenziale rappresentazione del ciclo lunare di 28 giorni, a sua volta circondata da una corona di ventiquattro glifi solari – il cerchio con punto centrale – iconografia attestata in numerose civiltà antiche, tra cui quella egizia.
La singolarità del settore a otto segmenti può essere interpretata come l’integrazione della lunazione cosiddetta "bisestile", quell’aggiustamento necessario ogni quattro anni per sincronizzare il ciclo lunare con l’anno solare. La disposizione radiale dei segmenti centrali evoca, nella sua geometria, il motivo della svastica solare, simbolo di rotazione cosmica e rigenerazione ciclica ampiamente documentato nel patrimonio iconografico sardo protostorico, come attestato, ad esempio, nella forma del pugnaletto tradizionale "s’arrasòja" sarda, il cui meccanismo di apertura/chiusura ne riproduce il movimento vorticoso.
L’analisi dei ventiquattro glifi solari rivela la presenza di due piccoli fori, diametralmente opposti, che dividono idealmente la composizione in due emisferi.
Questa bipartizione, unitamente alla corrispondenza speculare di due glifi cerchiati, suggerisce una possibile funzione di indicatore dei momenti equinoziali, ipoteticamente connessi a periodi di semina e raccolta.
I due emisferi, ciascuno comprendente dodici glifi, potrebbero alludere alla scansione delle ore di luce.
La disposizione dei fori, tuttavia, sembra escludere un diretto riferimento all’angolatura solstiziale, circoscrivendo la lettura astronomica del manufatto a una dimensione equinoziale e lunare.
La straordinaria rilevanza di questo reperto emerge con forza nel confronto con un simbolo di origine celtica, ma profondamente integrato in un analogo contesto calendrico e rituale, la Croce di Brigid, emblema della festa di Imbolc, che si incastona nel periodo iniziale, e più importante, del Carrasegare sardo.
Se questa croce è spesso definita in termini esclusivamente solari per la sua associazione formale con il motivo della svastica, una lettura più attenta ne rivela una natura intrinsecamente lunisolare.
La sua struttura a quattro braccia raggiate, con una disposizione interna degli elementi che ricalca in modo sorprendente quella della pintadera di Nuracraba, sembra incarnare una sintesi alchemica tra principi complementari, Sole e Luna, fuoco e acqua, maschile e femminile.
La stessa Brigid, dea del triplice fuoco (dell’ispirazione, della forgia e del focolare), ma anche protettrice delle sorgenti, incarna questa sintesi, essendo custode dell’elemento igneo e di quello acquatico.
È proprio in questa duplice polarità che si innesta la profonda correlazione con il Carrasegare sardo.
Il Carnevale dell’Isola, con i suoi riti di purificazione, di mascheratura e di rogo effigiale, non è semplicemente una festa di inversione, ma un complesso dispositivo cerimoniale volto a rigenerare il tempo e la comunità . Esso attua una simbolica riconciliazione degli opposti – caos e ordine, morte e rinascita, inverno e primavera – attraverso l’azione congiunta del fuoco (dei falò, delle torce) e dell’acqua (presente in molti riti, come gli auspici di pioggia o le lustrazioni).
In questo contesto, la pintadera lunisolare di Nuracraba e la Croce di Brigid cessano di essere meri oggetti di cronometria arcaica per diventare diagrammi simbolici di un principio cosmologico unificante: l’equilibrio dinamico tra il ritmo misurabile del sole (ordine, struttura, "maschile") e il flusso ciclico della luna (mutamento, fluidità , "femminile"), necessario affinché il ciclo della vita, dell’agricoltura e della società possa rinnovarsi.
Pertanto, la pintadera nuragica non è un semplice calendario, ma un cosmogramma.
La Croce di Brigid non è un semplice simbolo solare, ma un emblema sincretico. Entrambi, letti attraverso la lente del carrasegare sardo, rivelano la persistenza di un arcaico schema mentale mediterraneo e atlantico, incentrato sulla necessità rituale di armonizzare, attraverso la festa e la purificazione, le due grandi forze che regolano il cosmo e il tempo umano.
È proprio in questa dialettica tra ciclicità cosmica, rigenerazione agraria e sinergia degli opposti che si radica il complesso rituale del Carrasegare sardo.
La sua celebrazione, scandita dai ritmi agro-pastorali, incarna il dramma della morte invernale e della rinascita primaverile.
C'è un elemento chiave che ne amplifica la portata cosmologica in relazione ai princìpi di trasmutazione iniziatica. Un’analisi accurata della cornice esterna del reperto rivela una struttura di 100 elementi a raggera, di cui il centesimo è di dimensioni maggiori, delineando così un totale di cento unità .
Numero che evoca l’archetipo del Grande Anno, il ciclo perfetto che conclude e rigenera il tempo, e trova un sorprendente riscontro nel mitema di Argo, argomento già approfondito nel mio saggio "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" la nave dai cinquanta remi la cui costruzione fu guidata da Atena dea della sapienza tessitrice di ordini cosmici. Argo, come l’essere dai cento occhi, simboleggia la totalità della vigilanza iniziatica e del ciclo centennale.
Il suo stesso nome riecheggia nel cane di Ulisse che attende dieci anni (la decima parte di cento) per ricongiungersi al suo signore oltre la soglia della morte.
Il numero cinquanta (la metà del cento) corrisponde esattamente al valore ghematrico della quattordicesima lettera dell’alfabeto ebraico, la Nun, archetipo delle acque trasmutatrici, del grembo amniotico di Madre Terra e del viaggio iniziatico per eccellenza, la navigazione dell’anima attraverso il flusso fluido della trasformazione. La nave Argo, con i suoi cinquanta remi, è dunque una viva rappresentazione di questo archetipo acquatico, mentre la cornice della pintadera, con i suoi 100 raggi ne costituisce la manifestazione ciclica compiuta, il limite numerico che racchiude e supera la metà dinamica.
La Nun, inoltre, nella sua unione con la Dalet, genera la Tau, il sigillo dei Sacri Giudici divini, e non è casuale che la pintadera, quale cosmogramma lunisolare, esprima anch’essa una legge di giudizio e riequilibrio tra forze opposte.
Pertanto, il centesimo raggio della pintadera di Nuracraba, più grande, quasi a indicare una soglia di superamento, rivela una correlazione profonda con il cinquanta remi della nave Argo e con il simbolismo della Nun. entrambi i numeri, 50 e 100, scandiscono il passaggio dalle acque primordiali alla luce della rigenerazione, offrendo una chiave di lettura esoterica che integra la dimensione calendrica e rituale del Carrasegare sardo in un più vasto orizzonte di trasmutazione delle anime, così come suggerito dalla nave astrale degli Argonauti[...]
Tratto dal mio saggio
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"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"
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Tiziana Fenu
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