Sulla decorazione della ciotola di Goni, di cui avevo già approfondito
( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/goni-equinozi-e-solstizi-ciotola-goni.html?m=0), e di cui ho parlato anche nel mio ultimo saggio "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", perché Goni rappresenta un punto focale di questa mia ricerca archeoastronomica, di cui ho parlato anche di recente ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/goni-e-gli-archetipi.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/goni-e-la-pietra-del-sol.html?m=0), ho voluto fare un ulteriore approfondimento, che mi ha rivelato degli aspetti molto interessanti, ricco di corrispondenze.
Avevo già impostato un impianto ermeneutico di decodifica, perché sapete benissimo che lavoro con i Sacri Archetipi Ebraici, ma l'approfondire con le costellazioni, così come ho fatto per il sito di Goni, e il messaggio alchemico che si è manifestato, apre la porta a livelli ulteriori.
Partiamo proprio dalla Tomba II di Goni e dai suoi tre cerchi concentrici, perché lì si trova la chiave costellazionale per la decodifica della ciotola nello specifico.
La Tomba II ha una struttura a tre cerchi, un cerchio esterno (il recinto, il mondo profano), uno intermedio (l'area rituale, il limen) e uno interno (la cella, il sancta sanctorum).
Ora, la ciotola di Goni non è un oggetto a sé.
È un microcosmo di quella struttura tricircolare.
Nel Cerchio esterno della ciotola ci sono i 14 raggi esterni.
Questo corrisponde alla fascia dello Zodiaco (12 costellazioni + 2 punti equinoziali/solstiziali).
Ma 14 è anche il numero delle stazioni lunari.
I 14 raggi sono anche le stelle fisse del circolo polare che non tramontano mai.
L'Orsa Maggiore (7 stelle),
l'Orsa Minore (7 stelle).
Insieme fanno 14.
Oppure, più probabilmente, le 14 stelle della costellazione di Argo Navis (la nave) visibili dal Mediterraneo, profondamente collegata all'antica civiltà sarda
( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/gli-argonauti.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/la-bussola-caduceo-di-argo.html?m=0)
La Nun, che rappresenta proprio il quattordicesimo Archetipo Ebraico, è l'utero di Argo.
È la Vesica Piscis, la nave che porta il seme dei Giganti attraverso il mare cosmico.
Il Cerchio intermedio della ciotola è composto dai 6 raggi interni.
Qui subentra la costellazione del Drago (Draco).
Il Drago avvolge il polo nord celeste.
I 6 raggi potrebbero essere le 6 stelle principali del corpo del Drago (Thuban, Rastaban, Eltanin, ecc.) che, con la stella polare (il punto di ingresso interno = Yesod), formano un esagono celeste.
Yesod, nona sfera dell'Albero della Vita, è il Fondamento, È il sigillo lunare, il punto di ingresso delle energie prima che scendano nel regno dell’azione.
Il Drago è il guardiano dell'asse del mondo.
E l'esagono sul mento del Gigante di Mont'e Prama non è un caso( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/la-geometria-del-6-nel-mento-del.html?m=0)
È il sigillo di Tifereth (il cuore solare) ma anche la mappa del Drago che protegge il centro.
Vediamo ora i 6 raggi interni + 1 punto di ingresso Yesod.
Il 6 è l'Archetipo Vav, il chiodo che unisce cielo e terra.
La Kundalini.
Corrisponde a Tifereth, il Cuore dell’Albero della Vita, la sesta Sephirot, la Bellezza (splendore solare), il mediatore tra le acque superiori (Chokmah-Binah) e inferiori (Malkuth).
Il cerchio interno, con il punto di ingresso esterno (Kether) e il punto centrale interno (Yesod), due punti che sono allineati, sono l'asse del mondo (Axis Mundi).
In cielo, corrispondono alla Stella Polare (Kether, punto immobile, Corona) e al Polo Nord Galattico (Yesod, il punto invisibile da cui tutto discende).
La ciotola è quindi un planetario in miniatura.
Se la orienti verso la Stella Polare, i 14 raggi esterni indicano le 14 costellazioni circumpolari, e i 6 raggi interni indicano le 6 stelle del Drago.
Il messaggio alchemico che la ciotola manifesta è come se fosse un "Vas Hermeticum", in cui convogliano, in sincretismo,
i 14 raggi che parlano dei cicli lunari, e i 6 raggi che parlano del tempo solare (6 direzioni dello spazio + centro).
Ma manifesta anche la dimensione dell'immortalità, della Mesket circumpolare, delle due Costellazioni dell'immortalita', l'Orsa Maggiore e l'Orsa Minore, con il Drago tra le due.
L'alchimia non è solo trasmutazione dei metalli, ma processo di unificazione delle polarità.
La ciotola di Goni è un alambicco lunisolare.
La Materia prima della ciotola, sicuramente ad uso ritualistico, è rappresentata dall'acqua (la Nun) e il fuoco (la Vav, la kundalini di unione ).
I 14 raggi esterni (Nun) sono l'acqua di Binah (comprensione, mare cosmico) che scorre verso il centro.
I 6 raggi interni (Vav) sono il fuoco di Tifereth (sole, calore animico).
La ciotola è il crogiuolo dove avviene la coagulazione (luna) e la soluzione (sole), attraverso le fasi alchemiche, legate alle fasi lunari.
La fase della Nigredo (l'opera al nero) è rappresentata dalla Luna Nuova.
Un possibile rituale potrebbe essere quello del versare l'acqua nel punto di ingresso esterno (Kether) per lasciarla colare verso l'interno.
L'acqua si impregna, metaforicamente di ombra. Rappresenta la materia prima caotica (la Shekhinah, il Sacro Femminino manifestato nella Forma, in esilio).
È il momento della discesa negli inferi (Binah).
Una seconda ritualistica esige la presenza del fuoco,
È la luce che scende nelle tenebre per riscattarle.
In riferimento quindi ai cicli, il punto di ingresso esterno è la luna nuova (invisibile, la Kether nascosta).
I 14 raggi sono le 14 fasi di crescita verso il plenilunio.
Il passaggio attraverso il centro (i 6 raggi interni) è il viaggio solare nella Tifereth, mentre il punto interno (Yesod) è la luna piena come specchio del Sole.
Nella fase alchemica dell'Albedo (l'Opera al bianco), la luna dovrebbe essere piena.
La lampada a olio nel centro, che rappresenta simbolicamente Tifereth accesa, il Cuore dell’Albero della Vita, la sesta Sephirot, la Bellezza (splendore solare), il mediatore tra le acque superiori (Chokmah-Binah) e inferiori (Malkuth).
La luce che si riflette sull'acqua, è una simbologia importantissima che manifesta la sacralità ritualistica della ciotola.
Rappresenta la purificazione della materia.
Il sole notturno (il sole che non tramonta) è il Mercurio filosofico che lava le impurità.
Il +1, il punto di ingresso interno è Yesod.
Yesod, nona sfera dell'Albero della Vita, è il Fondamento, il sigillo lunare, il punto di ingresso delle energie prima che scendano nel regno dell’azione.
Il doppio “+1”, quindi il doppio punto di ingresso (esterno e interno) disegna un asse verticale, in cui Kether è il punto esterno come Corona, e Yesod è il punto interno come Luna.
Tra di loro, i 14 raggi parlano dei cicli lunari, e i 6 raggi parlano del tempo solare.
Nell'ultima fase della Rubedo (l'Opera al Rosso, il fuoco segreto del punto centrale (Yesod), quando la fiamma tocca l'acqua, si genera il vapore (la Ruach, lo spirito) che sale verso Kether.
È la trasmutazione.
La ciotola diventa un tempio di risurrezione, così come la Tomba II è una tomba di rinascita.
Il messaggio alchemico è chiaro, "Come sopra, così sotto" (Ermete Trismegisto). La ciotola non misura solo il tempo astronomico, ma permette di entrare nel tempo mitico, il tempo dei Giganti (Nephilim), che sono i guardiani dell'asse del mondo.
La Tomba II ha tre cerchi concentrici impressi nella roccia.
Nella ciotola, questi diventano:
Il Primo cerchio (esterno), con i 14 raggi (costellazioni circumpolari, ciclo lunare).
È il mondo della manifestazione (Malkuth), il regno delle forme.
Qui la Nun (pesce) nuota nelle acque di Binah.
Nel Secondo cerchio (intermedio) ci sono i 6 raggi (Drago, esagono celeste).
È il mondo della mediazione (Tifereth), il cuore solare.
È qui che i Giganti (Shofetim, Giudici) sono scolpiti, con l'esagono sul mento, a ricordare che la parola divina è la legge che regola i cicli.
Nel Terzo cerchio, quello interno alla Tomba II, il cui punto di ingresso è Yesod, quello che è nella circonferenza a 6 punte nella ciotola.
È il mondo dello spirito (Kether), l'Uno che tutto unisce.
È il punto della resurrezione, la tomba stessa, ma anche l'utero cosmico (la Vesica Piscis).
La ciotola quindi si manifesta come la "Bussola dei Giganti"
Un oggetto di navigazione celeste per i Giganti (Shardana).
Non nel senso di navigare le acque, ma di navigare nel tempo.
I 14 raggi esterni sono i 14 remi di Argo, la nave/Nun che trasporta le anime dei defunti verso l'isola dei beati (le Isole del Sole, la Sardegna mitica). I 6 raggi interni sono le 6 direzioni spaziali (nord, sud, est, ovest, alto, basso), più il centro (il tempo eterno).
Quando la ciotola viene usata nella Tomba II, durante i riti funerari, l'acqua (Nun) e la fiamma (Vav) si fondono nel punto centrale, e il defunto viene condotto attraverso il Drago (la costellazione che protegge l'asse del mondo) verso la Stella Polare (Kether), cioè verso l'immortalità.
La ciotola di Goni è quindi un Tikkun (che significa riparazione) non solo delle polarità cosmiche, ma della morte stessa.
Il messaggio alchemico è che "Tutto è ciclo, nulla muore, tutto si trasforma".
I tre cerchi concentrici della Tomba II dicono che la morte non è fine, ma passaggio attraverso i mondi e la ciotola è la chiave per quel passaggio.
Se io dovessi usarla oggi, la userei durante l'equinozio di primavera (quando la luce e l'ombra si bilanciano), versando acqua di fonte (Nun) in una notte di luna nuova, e poi al plenilunio successivo accendendo un lume a olio (Vav) al centro.
L'acqua evaporerà, la fiamma danzerà, e in quel momento, se la ciotola è orientata verso la Stella Polare, immagino sentire la voce dei Giganti che dicono:
"Il tempo è un cerchio, e noi siamo il suo centro".
Manifesta Immortalità.
Come la stessa Tomba II di Goni, che nel mio ultimo saggio "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", ho analizzato dal punto di vista archeoastronomico.
"[...] Goni è il luogo fisico e metafisico del seme, della potenzialità germinativa, della creazione che si attua attraverso la separazione del doppio.
In questa culla litica, più che in una tomba, si celebra il mistero della vita che si rinnova, della morte come passaggio e non come fine, in un contesto dove la duplicazione cellulare (la mitosi) diventa metafora e strumento della continuità spirituale.
È proprio in questo scenario di una biologia sacra che si inserisce la complessa orchestrazione archeoastronomica del sito.
[...] La Tomba II, quindi, non è un semplice marcatore degli eventi solari annuali, ma un osservatorio che abbraccia il moto più lento e maestoso della precessione degli equinozi, legando il destino dell’anima individuale al grande respiro dell’anno cosmico.
[...] L'esagono invernale è estremamente interessante perché la parte superiore (Capella, Auriga) converge verso Nord-Ovest e quella inferiore (Sirio, Cane Maggiore) verso Sud-Est, il nostro sud-est.[...] "
Le corrispondenze tra l'archeoastronomia del sito e la ciotola di Goni sono straordinarie, e coincidono perfettamente, attraverso un simbolismo che parla di sincretismi di cicli solari/lunari e costellazioni.
L'ulteriore approfondimento che ho appena accennato oggi, è un tipo di lavoro che richiede dedizione e approfondimenti specifici, a cui dedicherò il tempo e lo spazio dovuto, e magari la mia prossima opera editoriale, ad ulteriore integrazione e approfondimento delle precedenti, sotto una decodifica nuova, ma già accennata nei miei precedenti scritti, visto il mio grande interesse anche per questa dimensione che permea profondamente la nostra Antica Civiltà Sarda.
Tiziana Fenu
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