Informazioni personali

La mia foto
Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

mercoledì, maggio 20, 2026

💛 Rana /Serra Niedda (libri)

 

Dell’Uovo Cosmico e del Grado Zero della Creazione.
Il Pozzo Sacro di Serra Niedda, di cui ho già parlato, ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/pozzo-serra-niedda-analisi-esoterica.html?m=0, argomento già trattato nel 2022)si rivela ulteriormente come Matrice Vibratoria, argomenti già trattati, anche questi
Il pozzo sacro manifesta una Forma che Informa.
Il Girino come Sigillo Cosmogonico.
L’osservazione della singolare conformazione planimetrica del pozzo sacro di Serra Niedda, presso Sorso, ci introduce immediatamente al cuore pulsante della cosmogonia arcaica sarda .
La sua soglia non è un mero elemento architettonico, bensì una forma informante.
È una stilizzazione perfetta del girino, la larva anfibia la cui morfologia evoca ineludibilmente la cellula primordiale, lo spermatozoo umano, l’embrione racchiuso nell’uovo del mondo.
In quell’ingresso ondulato, l’architettura si fa biologia, e la biologia si fa mito
È il “grado zero” della vita, il punto di sutura tra l’acqua caotica e la forma organizzata.
Questa scelta progettuale non è casuale, ma esprime l’essenza stessa di “S’Arrana”, la Rana sacra, la cui stessa radice onomastica riecheggia nel nome del popolo che eresse quei monumenti, Shardana .
Due parole estremamente simili foneticamente.
La parola sarda per rana, “arrana”, è un sigillo fonetico che lega indissolubilmente l’animale liminale all’identità di un intero popolo.
A corroborare questa correlazione lessicale, è opportuno ricordare la celebre stele di Nora, risalente al IX-VIII secolo a.C., dove il termine SRDN compare come nome dell'isola, suggerendo che il popolo che la abitava si autodefinisse con una radice riconducibile a Sard . Non è quindi ardito supporre che S’Arrana (la Rana) e Shardana condividano una medesima matrice etimologica, laddove la rana diviene uno dei totem identitari del popolo arcaico sardo
Nun e Nunet, le due divinità cosmogoniche, rappresentano l’Androginia Primordiale delle Acque(  https://maldalchimia.blogspot.com/2021/10/osservavo-questa-stupenda-foto-di.html?m=0)
Approfondendo questo solco simbolico, ci si imbatte nella coppia primordiale degli Ogdoad di Hermopolis: Nun e Nunet, il dio dalla testa di rana e la dea dalla testa di serpente, signori delle acque primordiali e del Caos creativo.
Essi rappresentano l’androginia originaria, l’ermafrodito primigenio dal ventre gonfio come quello di una rana gravida, matrice di ogni successiva differenziazione.
Da questa coppia, dalla loro interazione, scaturì il Nommo, l’essere quadruplo, il sommo maestro della Parola Vibrazionale. Non è quindi sorprendente che, in quella che è forse la più antica rappresentazione di una “Natività”, la Domus de Janas di Mesu’e Montes, ad Ossi( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/perche-il-nostro-presepe-in-sardegna-lo.html?m=0) la figura partoriente sia stilizzata con le gambe divaricate a “M”, la posizione della rana che nuota o che dà alla luce, a simboleggiare che ogni nascita umana è una eco della nascita cosmica, protetta dalla doppia cintura uterina dei genitori divini.
La Rana, quindi, è molto più di una divinità della fertilità come l’egizia Heket.
È il principio stesso della trascrizione, il veicolo attraverso cui la conoscenza generatrice si manifesta nel mondo.

DNA e RNA.
L’Acronimo Sacro e la Trascrizione della Sofia( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/due-cose-hanno-sempre-incuriosito_12.html?m=0)
In tal senso, gli acronimi scientifici DNA e RNA si rivelano non come mere nomenclature, ma come perfetti ideogrammi esoterici.
La scienza moderna ha riconosciuto il potere metaforico del gene, elevandolo a vero e proprio "icona culturale" .
Il DNA è stato paragonato al Santo Graal, una reliquia mistica che racchiude il segreto dell’esistenza . Seguendo questo solco ermeneutico, possiamo leggere nel DNA il nome di Dana, la Grande Dea Madre, la Sofia, la conoscenza che risiede nelle acque della memoria ancestrale.
E RNA non è che l’Rana, la “trascrittasi” alchemica che trasforma il codice invisibile del DNA in forma vivente, così come il girino diventa rana, passando dall’acqua alla terraferma, operando la Grande Trasmutazione.
La particella “AN” , comune a entrambi, è il Soffio, l’Animus, lo spirito vitale che anima le Janas stesse, le divinità ipogee.
( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/01/le-domus-de-janas-non-sono-capanne.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/i-flamen-dialis-de-sa-carena.html?m=0)
Nel sumero indoeuropeo, questa sillaba è legata all’acqua, elemento creativo per eccellenza.
“An” è l’atto del respirare, da cui il latino animus (spirito, anima).
È il Soffio Divino che in Sardegna viene rappresentato dalla maschera de “Su Bundu”, il vento fecondante che diffonde il seme vitale( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/bundu-bindubindi.html?m=0)

“Dan”, invece, significa “conoscenza generatrice”.
Non è un caso se il popolo irlandese dei Thuatha De Danann (la tribù della dea Dana) è legato alle arti e agli incantesimi, rivelando una profonda affinità tra la parola Dana e la nostra Jana.

Nuraghe si manifesta, in questo contesto, come Unione Alchemica di Nun (Acqua) e Nur (Fuoco)
Da questo connubio alchemico tra Dana e Rana scaturisce la civiltà arcaica sarda, la cui sintesi perfetta è il Nuraghe. Scomponendo il vocabolo nella sua forma sassarese, “Nuragu”, scopriamo una triade sacra:
Nur- (fuoco, fulcro, il principio solare maschile),
-a- (congiunzione),
e -gu (oscurità, ma anche suono, muggito onomatopeico).
Il Nuraghe non è dunque una semplice torre, ma un androgino architettonico.
È fallico nella sua proiezione verso l’alto, uterino nella sua camera a tholos.
È il punto di unione tra il fuoco del cielo (il Sole) e l’acqua della terra (le falde acquifere su cui veniva spesso edificato).
La radice “Nu-” è infatti la medesima che ritroviamo in Nun (acqua) e Nur (fuoco), sancendo che il monumento è una Vesica Piscis tridimensionale, una mandorla mistica di pietra in cui gli opposti si integrano.

Il “-gu” finale, però, è la chiave di volta.
Quel “gu” è il muggito del Toro, divinità ctonia e solare legata al chakra della laringe e quindi alla vibrazione creatrice.
È la frequenza gutturale che si fa architettura.
Ed è in questa dimensione che i canti a Tenores sardi, trovano la loro piu profonda manifestazione.
Rappresentano la Geolocalizzazione Acustica degli Shardana.
Secondo una visione che potremmo definire di cimatica liturgica, gli Shardana non avrebbero potuto erigere quelle perfette strutture a tronco di cono (come la spiga del grano, su trigu, altro simbolo osiriaco di resurrezione) senza un ausilio vibrazionale.
E qui si innesta la straordinaria analogia con il canto a tenores e la fisiologia della Rana Toro (o Rana Bue).
La ricerca etnomusicologica contemporanea ha ormai stabilito che il canto a tenore, le cui origini risalgono verosimilmente all'epoca arcaica sarda, rappresenta una delle forme polivocali più arcaiche e complesse del Mediterraneo . Esecuzione a cappella di quattro voci maschili (boghe, mesu boghe, contra, bassu), questa tecnica prevede l'uso di sillabe prive di significato semantico (mbɪ:mˈbɔʔm) che, attraverso una particolare tensione laringea e dispositivi vocali, creano un tappeto sonoro ipnotico e potentissimo .
La Rana Toro, per richiamare la femmina senza confondere il proprio segnale acustico in un coro di altri maschi, utilizza una strategia di “canali privati” a frequenze specifiche (intorno ai 1160 Hz), comprimendo i polmoni e facendo vibrare la pelle in sintonia con la membrana timpanica( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/due-cose-hanno-sempre-incuriosito_12.html?m=08
https://maldalchimia.blogspot.com/2023/05/tenores.html?m=0)
Questo meccanismo è identico al sistema di canto a concamerazioni dei Tenores sardi, dove la pressione della cavità boccale e la risonanza ossea proteggono l’orecchio da iperstimolazioni, proprio mentre si genera un’onda ascensionale rilevabile con il geofono.
La tesi che il canto a tenore derivi dall’imitazione dei suoni della natura, in particolare dei versi di pecore, buoi, ma soprattutto di rane e grilli, è oggi ampiamente accettata e sostenuta da studiosi come Francesco Casu nell’Enciclopedia della musica sarda .
I suoni gutturali di bassu e contra, uniti alla nasalizzazione, generano una sorgente sonora chiaramente udibile a distanza, modulabile in infinite microvarianti timbriche che possono somigliare al bue, alla pecora o, appunto, alla rana .
Il gracidare e il “bassu” seguono la stessa legge: una vibrazione che si propaga a spirale, come l’acqua in un pozzo sacro.
La Frequenza diventa come un'Impronta.
Un Sistema di Comunicazione Sacrale.
Pertanto, ogni nuraghe poteva funzionare come un’enorme cassa di risonanza, un trasmettitore di una frequenza specifica, geolocalizzata come il richiamo di un maschio di rana nel suo stagno. I sacerdoti, accendendo il fuoco centrale (Nur) ed emettendo il muggito gutturale (gu) ispirato al Nun (Rana/RNA), attivavano un dialogo energetico tra le torri. Questa ipotesi è avvalorata dalla struttura stessa del decagono regolare alla base del nuraghe, le cui proprietà radioestetiche concentrano le onde cosmiche, così come l’esedra delle Tombe dei Giganti (formata da 14 stele, il numero della Nun) funge da parabola energetica.
Il vertice del nuraghe, come il vertice del cono, è il punto in cui la Cono-scenza (la scienza che si eleva spiralizzandosi) si ricongiunge con il cielo.
Non è un caso che i pozzi sacri come Serra Niedda presentino spesso 14 gradini.
È il numero del quattordicesimo archetipo ebraico, la Nun, che è pesce, mandorla mistica e vagina cosmica.
Lo stesso numero che, sommato a 1 (l’unità), dà il 15, simbolo del saluto sardo “Saludi” (guarigione), eseguito con quattro dita (la Nun) e il pollice separato.
Ma la cosa straordinaria è che "Nun", rappresentava il  salutare primordiale, chiamato " NYNY", il cui segno era un uomo che trasmette energia, come un fulmine a zig zag, come  il saluto dei nostri Bronzetti sardi, che hanno quasi tutto il palmo della mano rivolto in avanti(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/simbologia-del-palmo-della-mano-in.html?m=0
Nun, insieme a Dalet, formano la Tau dei Giudici Divini, simbolo della Tribù dei Dan ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/il-simbolo-della-tribu-di-dan.html?m=0)
In definitiva, la conformazione a girino del pozzo di Serra Niedda non è un semplice ornamento, ma la sintesi monumentale di un intero sistema di pensiero.
È il riverbero della vocaluzzazione del Cosmo.
La ricerca più avanzata in ambito archeomusicologico ha identificato nelle sillabe iniziali del canto a tenore, come ELLE DU BA HAM, antiche invocazioni sumeriche al Dio Supremo per chiedere “l’armonia del suono”, e nel termine sumero MUILU (muggito) l’origine del canto sacrale nuragico.
Esso attesta che per gli Shardana il cosmo non fu creato, ma vocalizzato.
La Rana, S’Arrana, è l’archetipo di quella trascrizione vibrazionale che permise al fuoco di informare l’acqua, al suono di solidificarsi in pietra, alla spirale del DNA di erigersi come nuraghe verso il sole. È la prova che l’antica civiltà sarda, lungi dall’essere un fenomeno periferico, fu depositaria e custode di una scienza sacra ove la biologia, l’acustica, la geometria e il mito non erano discipline separate, ma un unico, vibrante atto d’amore per il divino.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

"Le Dee silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna"
Disponibile all'acquisto
https://amzn.eu/d/0371shhw
https://amzn.eu/d/0fma5fIS

"Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna"
https://amzn.eu/d/01YxVUd3
https://amzn.eu/d/08UjJy7m
https://amzn.eu/d/07FlSoYy

"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l'Ordine"
https://amzn.eu/d/0hYAHSs8
https://amzn.eu/d/0j8uTz0e

Rana /Serra Niedda














Nessun commento:

Posta un commento