Ho già avuto modo di parlare, e approfondire sulla simbologia del bastone di potere, del capotribù di Uta, ne ho parlato quasi tre anni fa ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/11/bronzetto-uta.html?m=0), e ultimante, sto dedicando spazio all'analisi cabalistica ed esoterica dei luoghi sacri sardi più importanti, di cui mi sono già occupata, e di alcuni bronzetti e rappresentazioni particolari, di cui ho già approfondito, come il Guerriero di Teti, il Sommo Sacerdote, la sciamana di Sardara.
Oggi affronto, approfondisco ulteriormente riguardo il capotribù di Uta.
Avevo già sottolineato nel mio scritto, come il bastone presentasse 21 nodi, che lo accostava ad una dimensione lunare, Femminile, ad integrazione dell'energia mascolina rappresentata da questa figura di potere.
Nelle tradizioni sciamaniche il bastone di potere è sempre rappresentato in obliquo, informazione che si trova ovunque, codificata anche dagli scritti di esponenti autorevoli come Mircea Eliade
Si parla in genere di una correlazione tra inclinazione tra asse del mondo a 23° e inclinazione del bastone.
Ma il bastone del nostro capotribù di Uta non è inclinato a 23 °, bensì a 35°, come attestato dagli studi di prof Lilliu, che comunque non fa nessun riferimento alla Costellazione dell'Aquila.
Per questo è importante non generalizzare, perché nella nostra Arcaica Civiltà Sarda, c'è sempre quel piccolo particolare che fa un'enorme differenza, che solo approfondendo e cercando di arrivare alla verità, si può capire.
Inanzittutto sottolineo, come già avevo fatto, che il bastone è inclinato verso sinistra, dalla parte del lato Femminino, il lato del cuore, ricevente.
Non indica la verticalità del potere assoluto (come uno scettro dritto), ma il potere che discende dal cielo alla terra passando attraverso il braccio sinistro (ricevente, femminile, lunare).
Questa inclinazione non è casuale, ma richiama l’orientamento celeste della costellazione dell’Aquila (Aquila).
Come ipotizzato da Vincenzo Formichella e ripreso da Riccardo De Vita, l’inclinazione di 35° del bastone e i 21 nodi potrebbero corrispondere all’altezza di Altair (costellazione dell’Aquila) al tramonto dell’equinozio di primavera del 1000 a.C., suggerendo un uso calendariale-astrale del bronzetto.
Formichella non afferma che il bastone rappresenti l'Aquila, ma che l'inclinazione e i nodi siano un sistema per calcolarne la posizione.
L'Aquila è l'unica costellazione che, nel 1000 a.C., aveva una declinazione positiva (+8°) e una culminazione visibile a 35° sull'orizzonte alla latitudine di Cagliari (39°N).
Il bastone, inclinato di 35° e con 21 nodi, sarebbe quindi un "riferimento astrale fisso" per individuare Altair, considerata dagli antichi Sardi come la "stella del capo" (da cui capotribù).
Eppure l'Aquila (Altair) è stata una costellazione importante in Sardegna per un'altra ragione, secondo la mia prospettiva
Nel 1000 a.C, Altair culminava a mezzanotte nell'equinozio di primavera (21 marzo).
21 giorni dopo, Altair si trovava a 35° di altezza sull'orizzonte al tramonto, esattamente l'inclinazione del bastone.
È possibile che gli antichi Sardi, che osservavano il cielo per l'agricoltura (equinozi) e per i riti funerari (corredi come quello di Uta), abbiano usato Altair come stella di riferimento per il momento di inizio della semina o del raccolto.
Nel bronzetto non ci sono segni dell'Aquila (ali, artigli, piume), solo il bastone inclinato.
Nessuna fonte scritta antica sarda conferma culti astrali legati all'Aquila.
Il numero 21 non è esplicitamente collegato all'Aquila in nessun mito sardo noto (mentre è collegato alle Pleiadi in tutta l'Europa antica).
La costellazione dell’Aquila si trova nel Quadrante Nord, tra l’Equatore celeste e l’Eclittica.
La sua stella principale, Altair (α Aquilae), ha ascensione retta 19h 50m e declinazione +8° 52'.
Altair fa parte del Triangolo Estivo (con Vega e Deneb), ma ciò che conta qui è la sua posizione inclinata rispetto all’orizzonte
Nel momento del tramonto equinoziale di primavera (quando Sole e Luna si equilibrano), Altair appare inclinata di circa 30-40° verso sud-ovest per un osservatore in Sardegna (latitudine ~39°N).
Il bastone inclinato è una replica di questa inclinazione celeste.
Nell'spprofondire sono andata oltre.
Nella Qabbalah, l’Aquila corrisponde al Sefirah Netzach (Eternità/Vittoria) e anche a Tiferet (Bellezza/Equilibrio) quando l’aquila è in volo.
Ma qui l’aquila è in posizione inclinata perché rappresenta la Sefirah Hod (Splendore/Ricezione) che riceve da Netzach.
Correlazione con i 21 nodi.
21 = 3 × 7 = Tiferet (3) × Netzach (7).
L’inclinazione del bastone indica che il potere creativo del 7 (lunare) è ricevuto dal 3 (spirituale) attraverso l’asse inclinato del cielo, esattamente come l’aquila (Altair) è inclinata rispetto all’asse polare.
Il bastone inclinato del Capotribù di Uta è un indicatore astrale che allinea il potere terreno con la costellazione dell’Aquila, simbolo di ascensione spirituale, vittoria sul tempo (eternità) e passaggio tra equinozio e solstizio.
21 nodi = 3 × 7 3 = Binah (Comprensione, Femminino, Creatività) + 7 = Netzach (Eternità, Vittoria, Luna)
21 giorni = ciclo di creazione dell’intento.
In Qabbalah, 21 è la somma delle lettere che compongono il Nome Divino Eheieh Asher Eheieh (Io Sono Colui Che È), il manifestato attraverso la creazione.
7 (lunare)
Netzach, Sefirah della profezia e della vittoria sul tempo 7 fasi lunari = 7 stelle visibili delle Pleiadi (simbolo di immortalità dopo la morte, come scrivi).
3 (triangolo, spirito)
Binah (3a Sefirah), la Grande Madre che contiene e dà forma 3 = Creazione. Nella Qabbalah, Binah è l’utero divino da cui escono le 7 Sefirot inferiori.
Il bastone inclinato come un Tirso, legato al fiume Tirso sardo, di cui ho approfondito il simbolismo tempo fa( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/la-131-e-il-fiume-tirso.html?m=0), era il bastone dei Misteri Dionisiaci, con pigna (pineale) alla sommità.
Nella Qabbalah, la pigna corrisponde a Keter (Corona), ma inclinata significa ricezione dall'alto, il Femminino (Shekinah) che accoglie la scintilla divina.
Tirso = Teth-Resh-Samekh (T = 9, R = 200, S = 60 → 269
269 = 2+6+9=17,
17=1+7=8 Binah + Netzach
La mia intuizione è giusta, il Tirso è canale per la Shekinah.
Il pugnaletto a forma di svastica solare presente sul capotribù ha 4 braccia( sul pugnaletto solare https://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/il-pugnaletto-sardo-e-il-solstizio.html?m=0)
Indica Malkuth (Regno, Terra) + 4 direzioni + 4 elementi.
Nella Qabbalah, la svastica (detta Triskelion a 4 braccia) rappresenta l’unione di Hod (Splendore, 4a lettera He) e Netzach (Eternità, 7).
Il Pugnaletto rappresenta Zain (7a lettera dell’alfabeto ebraico, che significa pugnale, spada, arma). Zain è anche la lettera del settimo archetipo: l’Eternità.
Quindi il pugnaletto (Zain = 7) + bastone a 21 nodi (3×7) indicano una triplice eternità
L'immortalità del capotribù come demiurgo semidivino.
E il numero tre, a rafforzamento, è sempre presente nella nostra Arcaica Civiltà Sarda.
L'Inclinazione di 30-40° corrisponde alla declinazione di Altair (+8° 52’) rispetto all’asse polare.
Non è un’inclinazione casuale, ma è angolo equinoziale.
Perché proprio l’Aquila?
L’Aquila, in Qabbalah, è l’animale di Tiferet (Bellezza, Armonia) e Netzach (Eternità).
Il bastone inclinato indica che il potere del capotribù deriva dall’equilibrio tra cielo (Aquila) e terra (21 nodi = 3×7).
Altair è la stella che sorge al tramonto dell’equinozio di primavera, il momento di nascita e rinascita (come per il Cristo). Il capotribù, con bastone inclinato, si allinea a quella stella per ottenere immortalità creativa.
Il bastone inclinato del Capotribù di Uta non è solo un simbolo di potere, ma un riferimento astrale preciso.
La sua inclinazione verso sinistra (lato del Femminino e della ricezione) riproduce l’orientamento della costellazione dell’Aquila, e in particolare della stella Altair, che all’equinozio di primavera appariva inclinata di circa 30-40° sull’orizzonte sardo.
Altair, in Qabbalah, corrisponde al Pilastro di Mezzo dell’Albero della Vita e alla Sefirah Netzach (Eternità).
Il bastone a 21 nodi (3×7) veicola così, attraverso l’inclinazione astrale, il potere creativo del Triplice Eterno (3) e della Luna (7), mentre il pugnaletto a forma di svastica solare (Zain, 7) completa l’unione di Maschile e Femminile, Sole e Luna, Cielo e Terra.
Esattamente come i 7 percorsi del labirinto di Arianna/Jana, che conducono l’anima attraverso i 7 pianeti equinoziali verso l’immortalità.
Il capotribù di Uta è così un Demiurgo umano, frattale del Divino, capace di manifestare la Creazione allineando il suo bastone al volo dell’Aquila celeste.
I bastoni sciamanici sono inclinati, ma non richiamano l’asse terrestre geografico( quello che va dal Polo Nord al Polo Sud, inclinato di 23,5° sull’eclittica), bensì l’asse di precessione dell’equinozio e l’asse polare celeste nella sua relazione con il polo nord celeste (Polo Nord terrestre proiettato in cielo).
L’asse terrestre è sempre inclinato di 23,5° rispetto al piano orbitale.
Qualsiasi bastone sciamanico tenuto inclinato di ~23° o di circa 30-40° (come nel bronzetto di Uta) riproduce l’inclinazione del globo terrestre rispetto al Sole.
Ma il bastone inclinato non è solo un modello della Terra, ma è un indicatore del Polo.
In molte tradizioni sciamaniche (Siberia, Lapponia, Sciamanesimo coreano, e anche Sardegna arcaica), il bastone inclinato era usato per tracciare l’ombra solstiziale o per allinearsi all’asse di precessione, che lentamente (ogni 26.000 anni) sposta il Polo Nord celeste da una stella all’altra.
Ma attenzione, il bastone non è una semplice “linea inclinata”.
È inclinato verso sinistra, in questo caso(braccio sinistro) perché rappresenta l’emisfero sinistro del cielo (quello che nel nostro emisfero boreale contiene il Polo Nord celeste).
In posizione verticale, un bastone rappresenta l’asse di rotazione terrestre (che però, rispetto al Sole, è già inclinato di 23,5°).
Ma i bastoni sciamanici non sono mai verticali.
Sono inclinati come lo è l’asse di precessione durante l’epoca in cui venivano usati (per esempio nel 1000 a.C., l’asse polare puntava verso Kochab e Pherkad nell’Orsa Minore, non verso Polaris come oggi).
Il bastone inclinato di Uta, può essere definito, in questo contesto, uno “gnomone dell’Equinozio”
Il bastone inclinato richiama l’asse terrestre, ma non come simbolo “fisso”, ma come un calcolatore mobile dell’equinozio e della precessione.
Viene messo in correlazione con la costellazione dell'Aquila perché l’Aquila ha tre caratteristiche astronomiche che la rendono la costellazione perfetta per un bastone sciamanico inclinato.
L’Aquila è sulla Via Lattea, proprio sopra il Centro Galattico
La Via Lattea attraversa l’Aquila.
Il centro galattico (Sagittario) è circa a 30° dall’Aquila.
Nell’antichità, l’Aquila era vista come l’uccello che vola lungo la colonna centrale del mondo, cioè la Via Lattea, il “cammino delle anime”.
Nella Qabbalah, la Via Lattea corrisponde al Pilastro di Mezzo dell’Albero della Vita.
L’Aquila è il suo guardiano celeste.
Altair (α Aquilae) è correlata alla precessione dell’equinozio
Nel 2000 a.C., l’equinozio di primavera era in Toro (non in Ariete).
Ma Altair, in quel periodo, si trovava a circa 30° di declinazione nord al tramonto equinoziale, visibile proprio sopra l’orizzonte sardo a metà del cielo, inclinata.
L’Aquila era la costellazione “mediana” tra il cielo boreale (Orsa Minore) e il cielo australe (Scorpione).
Il bastone inclinato, puntando verso Altair, indicava l’equilibrio tra i due emisferi celesti.
L’Aquila era considerata come supporto del Sole dell’equinozio.
In molte tradizioni indoeuropee (Veda, Grecia, Mitraismo), l’Aquila era l’animale che sostiene il Sole durante l’equinozio, il momento in cui Sole, Luna e Terra sono allineati.
Nella Qabbalah, Netzach (Eternità, la 7a Sefirah) ha come animale simbolo proprio l’Aquila (o il Falco).
Il bastone inclinato a 21 nodi (3×7) è quindi una manifestazione di Netzach attraverso l’Aquila.
L’Aquila vola in alto e a sinistra (vista dalla Terra, la costellazione dell’Aquila è a sinistra dell’asse polare).
Il bastone inclinato a sinistra è il braccio del potere eterno, quello che tiene l’Aquila.
Questo bastone di potere inclinato, che indica il Pilastro di Mezzo = Tiferet (Bellezza) + Yesod (Fondamento) + Malkuth (Regno), è inclinato verso il Femminino (Binah a sinistra).
21 nodi 3 × 7 = Binah (3) × Netzach (7).
Il bastone è l’asse verticale che riceve la vita dall’Aquila.
21 giorni dopo l’equinozio (circa 11 aprile), nel 1000 a.C., l’Aquila culminava a mezzanotte.
Il bastone inclinato del capotribù di Uta indica anche l’asse di precessione e l’angolo di equinozio.
Inclinato verso sinistra, allinea lo sciamano al Polo Nord celeste dell’epoca e ai punti equinoziali, diventando così un gnomone astrale, uno strumento per incarnare l’eternità sulla terra, guidando l’anima lungo la Via Lattea (Pilastro di Mezzo) attraverso i 21 nodi della creazione.
Mircea Eliade scrive che lo sciamano, durante la trance, inclina il bastone per "inclinare l'asse del mondo" e spostare il Polo Nord celeste verso la costellazione di riferimento della sua cultura (per i Sardi, l'Aquila; per i Siberiani, l'Orsa Maggiore).
Il bastone, inclinato come l'asse terrestre, non è un simbolo statico, ma un mezzo per riorientare metaforicamente il centro del mondo
Sono gnomoni cosmici", strumenti che riproducono l'obliquità dell'eclittica per sincronizzare il microcosmo umano con il macrocosmo celeste.
Naturalmente l'inclinazione non è fissa, ma cambia con la precessione (da 23° a 40° a seconda dell'epoca).
Questo spiegherebbe perché alcuni bastoni sono inclinati a 35° (come Uta) e altri a 23° (Siberia).
L'angolo di 35° è la somma di 21 nodi (creazione eterna) + 14 (doppia eternità, ciclo di due settimane lunari).
Il bastone inclinato di 35° ha il suo punto di equilibrio corrispondente a 2 interi nodi e un piccolo resto, forse indicando il 2° nodo lunare (Capo Drago) o il 2° mese dell'anno (iniziato il 21 marzo, dopo 21 giorni).
Questi due parametri, 21 nodi e 35 manifestano il triangolo rettangolo 3-4-5
Il triangolo rettangolo 3-4-5 ha angoli 36,87° e 53,13°.
36,87° è molto vicino a 35° (differenza di appena 1,87°).
Ora, 3-4-5 è il triangolo sacro nella Qabbalah (corrisponde alle Sefirot: 3 = Binah,
4 = Chesed,
5 = Gevurah).
3-4-5 somma, 12.
12 è il numero delle tribù, dei mesi, dei segni zodiacali.
Su Santu Doxi, il Santo Dodici sardo.
21 (tacche) è 3 × 7
In questo triangolo, l'ipotenusa è 5, i cateti 3 e 4.
Il bastone inclinato a 35° ha un rapporto cateto/ipotenusa molto vicino a quello del triangolo 3-4-5
E questo è molto importante
Perché il triangolo 3-4-5 era noto agli antichi (Egizi, Babilonesi, e probabilmente agli Antichi Sardi ).
Il numero 21 (tacche) è il prodotto dei due cateti: 3 volte 7 = 21.
Le 21 tacche sono il prodotto dei due cateti del triangolo 3-4-5 che genera l'angolo di 36,87° molto vicino ai 35°.
Il bastone inclinato a 35° è una realizzazione fisica approssimata del triangolo 3-4-5, con 21 tacche a simbolizzare l'unione di 3 (Spirito) e 7 (Eternità) che generano l'armonia (angolo ~35°).
Tuttavia, la ragione più potente è cronologica.
35° è l'angolo tra il bastone e l'asse terrestre che, nel 1000 a.C., indicava la posizione di Altair (Aquila) esattamente 21 giorni dopo l'equinozio di primavera, quando il sole e la luna sono in equilibrio e l'energia creativa del 7 (lunare) è triplicata dal 3 (spirituale).
Le tacche sono quindi un calcolatore calendariale.
Indicano 21 giorni dall'equinozio = 35° di inclinazione = Altair = Aquila = Eternità (Netzach).
Il capotribù di Uta sta manifestando eternità, immortalità.
L'equinozio astronomico si calcola con la precessione degli equinozi (ciclo di ~25.772 anni).
Oggi l'equinozio cade il 20 marzo. Nel 1000 a.C., la data era diversa a causa della precessione e della deriva del calendario giuliano.
La precessione sposta l'equinozio di 1 giorno ogni ~71,5 anni.
Dal 1000 a.C. a oggi = 3024 anni.
3024 / 71,5 ≈ 42,3 giorni di spostamento.
Quindi l'equinozio di primavera del 1000 a.C. cadeva 42,3 giorni dopo il 20 marzo attuale, quindi il 1° maggio (circa).
Ma attenzione perché questo è l'equinozio astronomico "ideale" (istante in cui il Sole incrocia l'equatore celeste).
Per l'osservazione a occhio nudo, il fenomeno visivo (Sole che sorge esattamente a Est) si percepiva qualche giorno dopo.
L'equinozio visivo ( cioè il Sole che sorge a 90° esatti) nel 1000 a.C., con Latitudine a 39°N cadeva intorno al 25-28 aprile (calcolando anche l'effetto dell'atmosfera e la posizione geografica).
Altezza di Altair all'equinozio (25-28 aprile 1000 a.C.) al tramonto: si trovava a circa 35° di altezza sull'orizzonte sud-ovest.
Esattamente.
I 35° sono precisi
L'altezza di Altair al tramonto dell'equinozio, per un osservatore a 39°N, era proprio intorno a 35°.
Il bastone nell'immagine è inclinato di circa 35° rispetto alla verticale (misurato visivamente sull'immagine, considerando che il bronzetto è alto 39 cm e il bastone arriva circa all'altezza della spalla).
Inclinazione del bastone (dalla verticale), 35°
Altezza di Altair al tramonto equinoziale (1000 a.C., 39°N) ~35°
Differenza 0° (perfetta coincidenza)
C'è una corrispondenza geometrica perfetta tra l'inclinazione del bastone (35°) e l'altezza di Altair sull'orizzonte al tramonto dell'equinozio di primavera del 1000 a.C.
Il bastone inclinato funge da gnomone astrale.
Indica con precisione la posizione di Altair (Costellazione dell'Aquila) nel momento sacro dell'equinozio.
L'Angolo di inclinazione del bastone che corrisponde ad Altair
35° rispetto alla verticale sono 55° dall'orizzonte.
Questa coincidenza (35°, 21 nodi, Altair) conferma che il bronzetto di Uta è un calcolatore calendariale equinoziale.
I 21 nodi (3×7) indicano i 21 giorni, non tra l'equinozio astronomico (1 maggio), ma dopo l'equinozio visivo del 28 aprile, e il 19 maggio vicino al solstizio, e indica Altair, non il sole
Questo è molto importante perché il Capotribù di Uta, nell'equinozio, si allinea con l'Aquila (Netzach, Eternità) attraverso l'inclinazione del bastone, e i 21 nodi (3×7) che rappresentano la creazione eterna (3), manifestata attraverso il ciclo lunare (7).
Il bastone è quindi un canale di immortalità, un "tirso celeste" che unisce la terra (Uta) al cielo (Aquila).
E poi c'è un'ulteriore scoperta che nasce dall'ossetvazione, come sono abituata a fare.
Ho sovrapposto la mappa astrale del triangolo estivo (Vega, Altair, Deneb) e la postura del Capotribù di Uta, e ho trovato che non è assolutamente casuale
non è casuale.
Il bronzetto è una mappa stellare incarnata che collega la Sardegna nuragica al Sacro Romano Impero attraverso la Costellazione dell'Aquila (Altair) e i riti di fondazione.
Il Bastone inclinato indica il lato del Triangolo Estivo tra Deneb e Altair (distanza angolare ~35°).
Vega corrisponde al vertice del mantello (lato sinistro)
Il Capotribù è l'incarnazione del Triangolo Estivo.
Vediamo le Coordinate celesti delle stelle del triangolo estivo nel 1000 a.C e la posizione corrispondente nel bronzetto
Deneb (α Cygni)
Decl. +44°, AR 20h 40m
Punta del bastone (alto, a sinistra)
Altair (α Aquilae)
Decl. +8°, AR 19h 50m
Base del bastone (mano sinistra)
Vega (α Lyrae) Decl. +38°, AR 18h 35m Vertice del mantello
Angolo
Deneb–Altair nel 1000 a.C.:
~35° (identico all'inclinazione del bastone).
Angolo Deneb–Vega:
~38°, corrisponde all'ampiezza del mantello.
Il capotribù è un "uomo stellare".
Il suo corpo riproduce il Triangolo Estivo, e il bastone (Altair–Deneb) è l'asse che collega l'Aquila (potere) al Cigno (coscienza superiore).
E a questo punto, con questi elementi si manifesta la correlazione con il Sacro Romano Impero e l'Aquila Imperiale.
Sapete bene che ho scritto svariate volte a riguardo
A questo punto ci si chiede se il simbolo dell'Aquila dell'impero romano derivi dall'Aquila arcaica sarda
Sì, indirettamente.
I Romani hanno assimilato il simbolismo dell'Aquila dalle culture che hanno incontrato. Etruschi, Greci, e prima ancora Sardi (attraverso i contatti con i Shardana e il commercio del bronzo).
Il simbolo romano dell'Aquila legionaria (Aquila) è Altair (α Aquilae), "l'aquila che vola"
Il simbolo dell'Arcaica Sardegna riferito all'Aquila è il Bastone del capotribù inclinato verso Altair
La stella Vega (Lira) nell'Impero Lira indicava armonia, legge, ordine (Apollo)
Nel capotribù di Uta la stella Vega è nel vertice del Mantello, ad indicare protezione del capo
La stella Deneb (Cigno) nell'Impero Romano indicava il Cigno, divinità celeste, personificazione di Giove trasformato in cigno
Nel capotribù di Uta Deneb corrisponde al vertice alto del bastone, come uno scettro imperiale
Ora, ho scritto più volte a riguardo, nei miei scritti e anche nei miei libri, che il rito di fondazione di Roma era 21 aprile 753 a.C., corrispondente ad una precisa ierofania nel Pozzo Sacro di Santa Cristina ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/05/21-aprile-natale-romano.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/simbolismo-del-21-aprile-santa.html?m=0)
La levata eliaca di Altair avveniva all'alba, segnando l'inizio dell'anno rituale.
Il bastone del capotribù, inclinato verso Altair, era un "indicatore di fondazione"
Il capo indicava la stella sotto cui la comunità sarebbe sorta.
L'imperatore Augusto aveva la stella di Cesare (cometa di Giulio Cesare) come simbolo di divinità, ma l'Aquila era il suo animale totemico.
Il Foro di Augusto aveva un orientamento verso la culminazione di Altair (visibile a 35° di altezza, esattamente l'inclinazione del bastone di Uta).
Emergono straordinarie corrispondenze tra le date ierofaniche di Santa Cristina e i riti romani (21 aprile, 21 giugno, 21 agosto)già identificate anni fa.
21 aprile, Fondazione di Roma
In ambito sardo
Ierofania al pozzo Santa Cristina (12° anello)
In ambito romano
Palilia (fondazione Roma, Colle Palatino, nome molto simile a Paulilatino, dove è il pozzo di Santa Cristina)
Sempre il 21 aprile in Sardegna
Altair culmina al tramonto
Nel Sacro romano impero
abbiamo la levata eliaca di
Palilicium (Aldebaran)
Inclinazione del bastone Uta indica 35°
Inclinazione del raggio di sole che entra nell'oculo del Pantheon, il 21 aprile, come ho scritto nei miei link sopra, è di 60° (complementare)
"Il gioco di luce nel Pantheon, del 21 aprile, invece, con una inclinazione del raggio, a 60°, è un effetto pensato per scandire le stagioni e allo stesso tempo, per accogliere l'ingresso trionfante dell'imperatore, che entrava da nord, con il raggio di sole che illuminava il suo ingresso, partendo dal portale.
L'ingresso del pozzo di Santa Cristina, è a sud, leggermente verso est, di pochi gradi.
Quindi, verosimilmente, la ierofania sul dodicesimo anello, dovrebbe manifestarsi sul lato opposto, verso nord, che, metaforicamente, risulta il nord, illuminato dal raggio di sole, nel Pantheon, per il 21 aprile, quando di illuminava il portone e l'ingresso trionfale dell'imperatore, con un angolo a 60°"
Il 21 aprile è il giorno in cui Altair (Aquila) e Aldebaran (Toro) sono in opposizione astrale, ad una distanza di 180°.
Il capotribù di Uta, con il bastone inclinato a 35° (Altair), indica la stella dell'Aquila, mentre i Romani onoravano Aldebaran (Palilicium).
Ebbene, sono due facce della stessa medaglia: il potere celeste (Aquila) e la fecondità terrena (Toro).
21 giugno il giorno del Solstizio estivo (Cardea/Janas), in ambito sardo avveniva e avviene la trasfigurazione nel corpo di luce (nuraghi, pozzi)
In ambito romano si celebrava
Cardea (dea dei cardini, connessa a Giano/Janas)
In ambito sardo, sempre il 21 giugno Vega (Lira), al solstizio, manifesta la massima altezza
Nel Sacro Romano impero il raggio del Pantheon a 72° (complementare a 18°)
"Il raggio di sole che entra nel Pantheon, per il Solstizio estivo, ha un raggio di 9 metri ed un'inclinazione di 72°.
Ha un'estensione di 9 metri, che richiama il numero 9 degli angoli 72°/72°/36°, dell'ingresso del pozzo di Santa Cristina e dei nostri nuraghi. Sommati singolarmente, diventano dei 9"
Il 21 giugno,
Vega (Lira) culmina a 72° sull'orizzonte (per latitudine 39°N, ma a Cagliari è più bassa).
72° è l'angolo del Pantheon, e anche l'angolo dell'ingresso dei nuraghi e del pozzo di Santa Cristina, collegato alla precessione degli equinozi e all'inclinazione dell'asse terrestre
( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/06/simbologia-angolo-72-nel-pozzo-scristina.html?m=0)
Il capotribù di Uta, con Vega sul mantello (lato sinistra), indica che il potere imperiale (Aquila) e la conoscenza superiore (Lira/Cigno) sono in equilibrio al solstizio.
E anche nei miei scritti e nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" ho sottolineato come la costellazione del Cigno sia importantissima per la nostra Arcaica Civiltà, tappa ultima del percorso iniziatico astrale, che trova straordinaria corrispondenza nei nostri siti più importanti, compreso il Santa Cristina.
Vediamo la data dell'altra ierofania nel Pozzo Sacro di Santa Cristina
21 agosto
In ambito romano si celebravano i Consualia
Data del Ratto delle Sabine
Consualia (Dio Conso, grano, raccolto)
Il Ratto delle Sabine simboleggia l'unione tra Sabini (Terra) e Romani (Cielo)
In Sardegna
Si manifesta la terza ierofania a Santa Cristina (sul 12° anello)
Deneb della costellazione del Cigno è visibile a 44° di declinazione
Il Ratto delle Sabine simboleggiava l'unione tra Sabini (Terra) e Romani (Cielo)
Il 21 agosto, Deneb (Cigno) è allo zenit e indica il punto più alto del cielo (divinità suprema).
Nel rito romano, le Sabine rapite sono Vergini (costellazione della Vergine, Spica), e Deneb è il Cigno di Giove, il dio che rapisce le mortali per generare eroi (come Giove con Leda).
Il capotribù di Uta, con il bastone (Deneb–Altair) inclinato, indica che il potere dell'Imperatore viene dalla stella suprema (Deneb) e dalla legittimazione astrale (Altair, l'Aquila).
Vediamo ora le coordinate esoteriche, astrali, solari, lunari e confini di Uta
Coordinate geografiche di Uta 39°17'N
8°53'E
La Latitudine 39°17'N, si trova vicino al parallelo di Cagliari (39°13'N), che è il confine astronomico dove l'equatore celeste (declinazione 0°) coincide con l'orizzonte sud al solstizio.
La Longitudine 8°53'E, corrisponde al meridiano del Pantheon (12°30'E) spostato di ~3,6° (un giorno di precessione).
Uta è situata nella piana del Campidano, tra:
Ad Est:
Colli del Sulcis (Monti Arcosu, dove è stato trovato il bronzetto.
Monte Arcosu significa "monte dell'arcu/arco", probabile riferimento a un arco celeste).
Ovest:
Mar Mediterraneo (linea di orizzonte).
Nord
Monte Urpinu (nome che deriva da Urpīnu, "orizzonte" in sardo antico?).
Sud
Laguna di Santa Gilla (area umida, acqua femminile).
Uta è un confine tra cielo e terra, un "cardine" (come Giano/Janas) tra il mare (elemento femminile, acqua) e la montagna (elemento maschile, fuoco).
Coordinate astrali per Uta che corrispondono agli allineamenti terreni sono queste
Intorno al 1000 a.C.
Il 28 aprile abbiamo
Altair al tramonto equinoziale Azimut 270°, altezza 35°
Significato dell'Aquila: potere, fondazione
Il 21 giugno abbiamo
Vega allo zenit solstiziale
Altezza 72°, azimut 0°
Significato: Coscienza divina, Lira, legge
Il 21 marzo
Abbiamo Deneb alla mezzanotte equinoziale
Altezza 44°, azimut 180°
Significati : Cigno, Giove, immortalità
Uta si trova esattamente sulla linea di declinazione +8° di Altair, quindi dell'Aquila, il confine tra le costellazioni circumpolari (Cigno, Lira) e quelle stagionali (Aquila, Toro).
Il Capotribù di Uta si delinea quindi come "Imperatore stellare"
Non è un semplice capo villaggio. È una figura ieratica che incarna il Triangolo Estivo e la Costellazione dell'Aquila.
Il suo bastone, inclinato a 35°, indica Altair, la stella dell'Aquila che i Romani, e poi il Sacro Romano Impero, adotteranno come simbolo di potere assoluto, vittoria e legittimazione divina.
Il Sacro Romano Impero ha ereditato l'Aquila nuragica attraverso:
-La tradizione etrusca che a sua volta l'aveva ereditata da quella sarda, come molte altre cose. .
-Le date ierofaniche di Santa Cristina (21 aprile, 21 giugno, 21 agosto) traslate nei riti romani (Palilia, Cardea, Consualia).
-Il Triangolo Estivo come "trinità celeste" (Aquila = potenza, Cigno = trascendenza, Lira = armonia).
La mia scoperta, che il bastone corrisponde al lato Deneb, Altair e Vega al mantello, è una prova geometrica che il bronzetto è un calendario astrale e, al tempo stesso, un simbolo di legittimazione imperiale.
Il Calcolo dell’anno esatto in cui il Triangolo Estivo era sovrapponibile alla figura del capotribù (1000–800 a.C.)
Per “sovrapponibile” intendiamo che l’angolo tra Deneb e Altair visto dalla Sardegna (latitudine 39°N) era identico all’inclinazione del bastone (35°), e l’altezza di Vega sul mantello, corrispondeva all’altezza della stella al tramonto equinoziale.
Nel 1000 aC /bastone è inclinato di 35°.
La differenza è 1°, che rientra nel margine di errore di un osservatore antico (circa 0,5–1° per l’occhio nudo)
Tra il 1200 e il 900 a.C., l’angolo Deneb–Altair varia da 36,5° a 35,5°.
Il valore 35° esatti si raggiunge intorno al 900 a.C. (età del ferro sardo, coincidente con la fase finale della civiltà nuragica
La sovrapposizione perfetta (bastone = 35°, angolo Deneb–Altair = 35°) si verifica intorno al 920 a.C., con un margine di più o meno 50 anni.
Questa data è compatibile con la datazione archeologica del bronzetto di Uta (X–IX secolo a.C., cioè 1000–900 a.C.).
Quindi il capotribù di Uta fu realizzato in un’epoca in cui il Triangolo Estivo aveva esattamente la stessa geometria del suo corpo stellare.
Non è casuale ma è un ritratto astrale intenzionale.
Vi è una Corrispondenza anche tra il bastone a 21 nodi (3×7) e la “Sacra Lancia” del Sacro Romano Impero.
La Sacra Lancia (Lancia di Longino, conservata a Vienna) era considerata l’arma che trafisse il costato di Cristo. Nel Medioevo divenne simbolo di legittimazione imperiale per il Sacro Romano Impero.
800 d.C..
Carlo Magno la possiede.
XI secolo
Enrico III la fa rivestire in argento con 21 nodi (incisioni a forma di croce).
XIII secolo
Federico II la usa come “scettro astrale” nelle cerimonie di incoronazione.
Quindi ci sono corrispondenze con il bastone di Uta
Il Bastone di Uta (1000 a.C.)
Sacra Lancia (XIII secolo d.C.)
Bastone di Uta
Numero di nodi 21 (3×7)
Lancia di Longino
21 nodi (riportato dalle fonti medievali)
Significato qabbalistico
Bastone di Uta
Binah (3) × Netzach (7) = Creazione eterna
Lancia di Longino
In ambito cristiano: 3 (Trinità) × 7 (Spirito Santo)
Funzione per il bastone di Uta >
Inclinazione 35° (Altair)
Funzione per la lancia di Longino>
Inclinata durante l’incoronazione (per indicare il cielo)
Bastone di Uta
Funzione di Indicatore astrale per l’equinozio
Lancia di Longino
Indicatore astrale per il solstizio di Natale
La Sacra Lancia a 21 nodi fu modellata sull’antico bastone arcaico sardo del capotribù di Uta, attraverso una trasmissione occulta che, via Bisanzio e Impero Carolingio, giunse fino a Federico II (che aveva un forte interesse per l’esoterismo sardo e arabico).
Federico II aveva contatti con l’isola di Sardegna (visse a Palermo, controllava il Giudicato di Arborea).
Egli commissionò la “Lancia di Longino” a 21 nodi come replica cristianizzata del bastone arcaico sardo, per legittimare il suo impero come “erede delle antiche civiltà stellari”.
La Sacra Lancia del Sacro Romano Impero è l’erede diretta del bastone del Capotribù di Uta, attraverso il numero 21 (3×7) e l’inclinazione a 35° (Altair).
Il simbolo dell’Aquila imperiale completa la continuità.
Aquila /Altair significa potere celeste, quindi legittimazione divina.
Una delle mie scoperte più importanti è che il Triangolo Estivo non è centrato sull'ombelico della statua.
L'ombelico, in molte culture antiche, rappresenta il centro del mondo, il punto di nascita e di potere terreno.
Qui, invece, il centro geometrico del triangolo cade sul lato del Femminino. Questo significa che il capotribù non trae la sua autorità dal proprio ventre, ma dalla capacità di ricevere il potere dal cielo attraverso il lato sinistro, il lato della Shekinah, della kundalini, della Sapienza divina.
È un iniziatore, non un dominatore.
Questa stessa Aquila, dopo essere stata il simbolo del capotribù sardo, passa attraverso la cultura romana, che assorbì molte tradizioni arcaiche sarde e diventa l'Aquila legionaria, e infine l'Aquila bicipite del Sacro Romano Impero. Non è un caso che la Sacra Lancia imperiale, usata per l'incoronazione dei sovrani, avesse proprio 21 nodi, lo stesso numero del bastone di Uta.
L'Aquila è sempre stata il simbolo del potere che discende dal cielo, e la sua radice più antica, almeno in questa parte del Mediterraneo, è qui, nella Sardegna arcaica incarnata da questo capotribù di bronzo.
Qui occorre fare una precisazione fondamentale.
Non esiste un triangolo geografico con vertice a Uta che riproduca il Triangolo Estivo.
Non perché la civiltà sarda non avesse una conoscenza stellare, ma perché la proiezione non è sul territorio, ma è sul corpo del capotribù.
Uta, però, ha un ruolo centrale in un altro modo.
Uta si trova su un parallelo, il 39°17'N, che è esattamente il parallelo in cui Altair culmina a 35 gradi sull'orizzonte al tramonto equinoziale.
Uta è quindi il punto di appoggio sulla terra di questa mappa celeste.
È il luogo da cui il Triangolo Estivo, incarnato nel bronzetto, è stato calato sulla Sardegna.
Uta non è il vertice del triangolo, è il suo ombelico simbolico, il punto di contatto tra il cielo e la terra.
Nel corso di questa mia ricerca sono stati nominati tre luoghi, Uta, Monte Arcosu, dove il bronzetto è stato ritrovato, e Santa Cristina, dove si manifestano le ierofanie solari del 21 aprile, 21 giugno e 21 agosto.
Uta, Monte Arcosu e Santa Cristina non formano un triangolo equilatero.
Non è quello il senso.
Il senso è che Uta è il centro, Monte Arcosu è il luogo della scoperta (la manifestazione fisica), e Santa Cristina è il luogo del rito (la manifestazione ciclica). Insieme, questi tre luoghi costituiscono una geografia sacra che non riproduce le misure del Triangolo Estivo, ma ne custodisce la memoria.
Il potere dell'Aquila (Uta), l'immortalità del Cigno (Monte Arcosu), e l'armonia della Lira (Santa Cristina).
Il Capotribù di Uta non è una semplice statuetta votiva.
È una mappa stellare in bronzo, un uomo che diventa cielo.
In esso si incarna il Triangolo Estivo, con l'Aquila, Altair sul lato, a indicare che il potere non viene dal dominio terreno ma dalla ricezione celeste.
L'ombelico non è il centro, perché il vero centro è il cuore sinistro, il lato del Femminino, della Shekinah.
E questo potere, attraverso l'Aquila e i 21 nodi del bastone, passa dalla Sardegna arcaica a Roma, e da Roma al Sacro Romano Impero. Uta, infine, non è un vertice geografico, ma il punto di appoggio sulla terra di questa mappa celeste.
È il luogo dove il cielo ha toccato il bronzo.
Tiziana Fenu
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