Informazioni personali

La mia foto
Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

lunedì, ottobre 27, 2025

💛Altare Santo Stefano /Navigium Isidis

 Ho avuto già modo di parlare dell'altare di Santo Stefano ad Oschiri, provincia di Sassari, chiamato anche "altare preistorico di Monte Acuto", datato al 2500 aC circa, in correlazione anche all'altare delle 13 lune, sempre ad Oschiri ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/la-tredicesima-luna.html), approfondendo sulla simbologia dei suoi simboli.

"L'altare, di forma serpentina, è quindi legata al simbolismo alchemico della trasmutazione, e alla simbologia del serpente, cosi presente nella nostra civiltà sarda, con tre dossi, come il serpente alchemico presente in ogni civiltà, e rappresentato anche nell'antichissimo monolite di Mamoiada, è orientato verso est/sud est. 

Il sud est, è l'orientamento dell'alba nel solstizio invernale, perfettamente in linea con la simbologia alchemica di trasmutazione, di cui è portatore il Solstizio invernale. 

Solstizio invernale in cui si celebra anche Santo Stefano, che da il nome all'altare e alla chiesa adiacente. 

Orientamento, questo, dei nostri fulcri alchemici più importanti, tra cui il Santa Cristina ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/orientamento-sud-sudest-di-alcuni-pozzi.html?m=0) 

Ma questo altare, oltre la sua simbologia, ha un respiro più ampio, che lo connette alle dinamiche della Ruota del Tempo. 

"[...] Questi angoli a 72 °, in questo altare di Santo Stefano, simboleggiano la connessione, l'essere parte di un processo cosmico che lo ingloba, che lo rende immortale, che lo rende partecipe della" grande Ruota del Tempo Cosmico". 

Un tempo che è un "non-tempo". 

Immortale. 

Come il serpente con tre anse che rappresenta.

Che si rinnova, che cambia continuamente pelle, in un ciclo continuo.

Sulla spiegazione dettagliata di ogni simbolo, vi rimando alla lettura del mio scritto, con link di referenza nel mio blog, su approfondimento dello scritto drl 2022( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/12/altare-oschiri-di-santo-stefano.html?m=0) 


Oggi volevo soffermarmi su un altro aspetto.

Sul sincretismo Navigium Isidis /Santo Stefano. 

Ho scritto che la simbologia ha una valenza anche cosmogonica, un luogo energetico che rappresenta le energie primordiali del Serpente, del Femminino primordiale, come forza creatrice.

Un potente Tempio connesso con le energie del cosmo, a livello sottile ed eterico, e alle energie di Madre Terra.

Un tempio che ha una forma serpentina, 

Ma anche la forma di una Vesica Piscis. 

Come un'imbarcazione Shardana 

Come una grande Vesica Piscis. 

La stessa Iside, nella ritualizzazione del Navigium Isidis, tiene in mano una piccola imbarcazione con questa conformazione. 

È la sinergia degli opposti, che porta nuova vita e rinnovamento. 


Santo Stefano è il primo martire cristiano. La sua festa, il 26 dicembre, segue immediatamente il Natale, la festa della luce che vince le tenebre. 

In Piemonte e in Lombardia, il 26 dicembre è tradizionalmente chiamato "la Giornata dell'erba", in cui, secondo la credenza popolare, i serpenti, nonostante sia inverno, escono temporaneamente dalle loro tane per "mordere l'erba", avvelenandola, quindi non si raccoglieva, in questo giorno. 

Una simbologia, quella del serpente, al contempo, salvifica e distruttiva, se consideriamo la sua simbologia nel corso dei secoli e millenni, per lo più legata al Femminino. 


Mi ha incuriosito molto la presenza, nell'altare di Oschiri, di un nodo di Iside stilizzato. 

Questo non mi stupisce, perché abbiamo un nodo di Iside anche a Tortolì, di cui avevo già parlato, in provincia di Nuoro( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/10/nodo-di-iside-tortoli.html?m=0) 

" Il Tyet, o nodo di Iside, è un simbolo che somiglia all'Ankh, la chiave della vita, ma che simboleggia in particolare, l'immortalità, la vita dopo la morte. Un potente amuleto che proteggeva nel corso del viaggio verso l'aldilà.

Resta il fatto, che abbiamo un'importante rappresentazione, in questo petroglifo, di un Sacro Femminino, attraverso questa sagoma, che sembra proprio essere il nodo di Iside, orientato a Nord. 

Nelle rappresentazioni parietali, nei soffitti dei templi Egizi, la dea Iside è connessa alla volta celeste attraverso Reret, rappresentata dalla dea ippopotamo Ipy, una delle versioni di Iside, e la stella Sopedet/Sothis (Sirio).

Reret è raffigurata come un ippopotamo bipede in un modo praticamente identico a Ipy o Taweret , dal quale si distingue per le sue associazioni astrali. Reret è legato a due diversi insiemi di stelle, ma principalmente a una costellazione nel cielo settentrionale corrispondente al nostro Draco. Questa costellazione, a sua volta, è legata nel pensiero egizio ad un'altra costellazione, corrispondente al nostro Grande Carro, l'Orsa Maggiore 

Questa divinità Ipy, è menzionata nei Testi delle Piramidi 269 §381-382 come colei che nutre il defunto. 

Iside viene così collocata con certezza nell’area vicina al Polo Nord coprendo lo spazio tra la costellazione della Lira e quella di Boöte. A nord, dove c'è la stella Polare, una guida per tutti, durante la vita e dopo la morte". 

Di questo, dell'importanza dell'Orsa Maggiore, nella nostra Antica Civiltà Sarda e di Taweret, ne ho parlato in altri miei scritti. 

Sono le costellazioni curcumpolari, le Mesket, della nascita/rinascita

(  https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/orsa-maggiore-akhetjuvale.html?m=0) 


In Sardegna, sono state trovate attestazioni del culto isiaco a Cagliari (Karales), Nora e Porto Torres (Turris Libisonis), sotto forma di iscrizioni e statuette.

Iside

Il Serpente.

Il Femminino primordiale.


Nodo di Iside, di cui ho palato anche in un mio  scritto

( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/10/iside-romana.html?m=0) 

"Iside è considerata anche come traghettatrice nel mondo dell'aldilà. 

Infatti anche il Nodo di Iside ritrovato a Tortolì, qui in Sardegna, è rivolto verso Nord, verso la stella Polare, guida per i naviganti( Iside era anche la protettrice dei naviganti), nella vita terrena e anche dopo la morte. 

Il Nodo Nord e il Nodo Sud, in astrologia, formano un'asse nello Zodiaco che, essendo il risultato dell’incrocio delle corse del Sole, della Luna e della Terra, si può considerare l’asse della Vita e dunque una forza. Rappresentano gli estremi del cammino evolutivo; il Nodo Sud rappresenta il punto di partenza, il Nodo Nord il punto di arrivo. 

Il passato e il futuro. La dimensione atemporale. 

I nodi, lo dice la stessa parola, come simbologia, sono la possibilità, di ricordare e di sciogliere. Un processo alchemico di purificazione nella consapevolezza del ricordo. 

Iside è il simbolo della purezza, quindi suo compito alchemico è anche ripulire il karma, anche dalle incarnazioni precedenti, o dall'albero genealogico. 

A parte la complessa simbologia dei Nodi in ogni epoca e civiltà, i Nodi lunari, sono sempre stati conosciuti e studiati dagli astrologi ed astronomi dei tempi antichi, in quanto erano parte del calcolo usato nella previsione delle eclissi solari e lunari. 

Infatti le eclissi si verificano solo vicino ai Nodi, quando cioè sole e luna si trovano allineati su una stessa retta.

Il nome dei Nodi, anticamente, rifletteva in pieno questa origine, poichè la causa delle eclissi veniva anticamente spiegata come un Drago celeste che si divorava l'astro solare o lunare. 

Quindi il Nodo nord era chiamato Caput Draconis (testa del Drago) mentre il Nodo sud era Cauda Draconis (coda del Drago). 

In alcune rappresentazioni, infatti, Iside è rappresentata come un serpente, come nel culto di Iside e Serapide,  incoraggiato dai Tolomei per creare una sintesi tra gli dei greci e le divinità dell’Egitto e, in seguito con quelle di tutto il Mediterraneo.

[...] L'Iside romana, tiene il sistro sulla destra, perché sulla sinistra, sul lato del Femminino, tiene una situla, che è una specie di brocchetta che simboleggia il legame del Femminino con l'acqua, la navigazione e la purificazione, per la quale, le abluzioni con l'acqua, erano riservate ai simulacro di ogni divinità, in epoca romana.

Era diffusa anche la rappresentazione di Iside romana, come polena sulle prue delle navi, essendo protettrice dei naviganti"


Drago

Draco

Serpente 

Naviganti

Navicelle shardana. 

Iside traghettatrice. 

Se sull'altare di Oschiri è presente un nodo di Iside stilizzato, ecco che il sincretismo "Iside/serpente/Vascello", trova un suo perché.

E questo mi ha fatto riflettere sulla correlazione "Santo Stefano/Iside".



Del Navigium Isidis ne ho parlato anche riguardo il sincretismo Iside/Afrodite, che in questa particolare rappresentazione a "Menat", esprime tutta la sua profonda connessione con la dimensione dell'acqua, purificatrice, rigenerante e amniotica, di nuova rinascita. 

Dal mio scritto 

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/iside-afrodite-menat.html?m=0

"[...] Non mi stupisce che in questa rappresentazione di Iside-Afrodite, sia delineato chiaramente il profilo del Sacro Menat, che aveva la stessa funzione equilibrante.

Menat che ritroviamo anche nella conformazione dei nostri pozzi Sacri, ne ho sempre parlato, particolarmente evidente nel pozzo Sacro di Santa Cristina

[...] Ma è molto significativo anche un altro aspetto, riguardo la funzione equilibrante sottesa nella simbologia di questa Iside, a cui era dedicato il Navigium Isidis, il 5 marzo.

Se il Navigium indicava il viaggio iniziatico verso la luce, con l'inaugurazione del periodo di navigazione, quindi di possibilità trasmutativa, attraverso la stessa simbologia dell'Arca/argha/vagina/Vesica Piscis, specularmente al 5 marzo, si celebrava il Mundus Patet, il 5 ottobre, che si celebrava anche in altre due date, di cui ho già approfondito.

Dal mio scritto ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/mundus-patet-romani-24-agosto.html?m=0)

"Per i Mundus Patet veniva individuato uno spazio sacro attraverso una croce le cui assi (cardo per il Nord/Sud, e decumano per l'est-ovest) individua  il punto centrale della fossa, il luogo sacro di confine tra mondo dei vivi e mondo dei morti.

La simbologia della croce nel cerchio è rimasta fino ai giorni nostri, nel nostro Carrasegare sardo, portata in processione proprio dalla figura de S'urtzu di Seui( approfondimenti nel mio scritto https://maldalchimia.blogspot.com/2021/01/la-simbologia-della-croce-nel-cerchio.html?m=0)


Vorrei sottolineare che la croce nel cerchio è un simbolo presente anche nell'altare di Oschiri. 


"Il 5 marzo, il Navigium Isidis, il mito di Iside che riporta alla vita il suo sposo Osiride, simboleggiando la resurrezione e la vittoria sulla morte, e l'abbondanza che la primavera porta con sé.

5 ottobre, il Mundus Patet, la purificazione necessaria per la connessione tra il mondo dei

vivi  e il mondo dei morti.

[...] Due passaggi speculari, che hanno la particolarità di avere più o meno la stessa declinazione dei raggi solari.

Il 5 marzo e il 5 ottobre i raggi solari hanno approssimativamente la stessa declinazione.

5 marzo: il Sole si trova tra l'equinozio di primavera (20-21 marzo) e l'equinozio d'autunno

5 ottobre: il Sole si trova tra l'equinozio d'autunno (22-23 settembre) e l'equinozio di primavera

Intorno al 5 marzo e 5 ottobre, la declinazione solare è di circa -5° a -6° sud (negativa), il che significa che i raggi solari arrivano con un'angolazione molto simile in queste due date.

Questa simmetria si verifica perché la Terra percorre la sua orbita in modo regolare, e la declinazione solare dipende dalla posizione della Terra lungo la sua orbita attorno al Sole.

Questo è molto particolare, se consideriamo la simbologia del numero 5.

È come se, i due passaggi, intermedi, a cavallo degli equinozi, fungeressero da fattore equilibrante.

La dimensione della Vesica Piscis, rappresentata molto bene sia dalla Navigium Isidis, che riporta simbolicamente alla vita Osiride, sia dalla dimensione del Mundus Patet.

Le due dimensioni, tra la Vita e la Morte, in entrambi i casi.

La dimensione della Vesica Piscis, dell'armonia.

Dell'armonizzazione che riporta al giusto equilibrio.

Come la stessa funzione del Menat, che ha una simbologia equilibrante, di dominio del Femminino, di custodia di entrambe le polarità". 


Quindi, correlazione tra Navigium Isidis e Mundus Patet, come punti di intermediazione tra il mondo dei vivi e quello dei morti, quindi in connessione circolare e ciclica, con un Navigium Isidis che apre la via della navigazione e l'abbondanza, l'unità dei cicli di morte e rinascita, che nella nostra dimensione sarda, sono ben rappresentati da "su ballu tundu" sardo( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/10/ballu-tundu.html?m=0) 


E al contempo, correlazione tra il Navigium Isidis e la più tardiva celebrazione di Santo Stefano. 


Se vediamo l'altare di Santo Stefano, come un altare alchemico, un Vascello al Femminino, con una forma serpentina che rimanda alla Vesica Piscis alchemica delle nostre navicelle Shardana, e ne cogliamo la ricca simbologia di connessione con la dimensione astrale di risveglio, di ricompattamento e riconnessione all'uno, notiamo subito che, vi è una stretta correlazione  tra il Navigium Isidis e l'intero ciclo delle festività natalizie e post-natalizie.


Sappiamo che  Il Natale fu fissato al 25 dicembre per sostituire e cristianizzare la festa del Sol Invictus pagana  ( il Sole Invitato romano ), celebrata nello stesso giorno.

Subito dopo, il 26 dicembre, la Chiesa istituì la festa di Santo Stefano, il primo martire. 

Nei giorni seguenti si celebrano altri "testimoni" della fede: San Giovanni Evangelista (27 dicembre) e i Santi Innocenti (28 dicembre) 

Mentre il paganesimo, celebrava il ritorno del sole (Sol Invictus) e la ripresa della vita e dei viaggi (Navigium Isidis il 5 marzo), il cristianesimo crea un unicum  festivo che celebrava la venuta della Luce del Mondo (Cristo), un Sol Invictus cristianizzato, e subito dopo i primi che hanno testimoniato questa luce fino al martirio, che corrispondono ai testimoni del Carrus Navalis, in protezione e buon auspicio di navigazione e raccolto, di Iside. 

Nel Medioevo, per  Santo Stefano, si benedicevano l'orzo e l'avena per la semina e si apriva la caccia alla volpe. 

Il "Carrus Navalis" era talmente importante, come simbologia, da essere  rappresentati processioni folkloristiche medievali e rinascimentali, associate anche al Carnevale. 


Santo Stefano, cadendo nel periodo dei 12 giorni sacri tra Natale e l'Epifania, si trova in un "tempo sospeso" che ha assorbito molti residui di rituali precristiani per la fertilità e il rinnovamento dell'anno.

Due momenti importanti. 

Il Navigium Isidis, del 5 marzo, culmine, e Santo Stefano, sono simbolici come punti centrali di transizione, inizio della navigazione, metaforica, come rinascita, ripresa, ritorno alla luce, la nuova semina. 

Santo Stefano, come primo martire, diventa un "testimone" di questo nuovo ciclo che inizia con il Natale. 


Il Navigium Isidis è legato al primo plenilunio dopo l'equinozio di primavera. 

Quindi, dimensione lunare e solare che si integrano, esattamente come la simbologia del Navigium Isidis, che è una Nun, una Vesica Piscis di trasmutazione. 

Mentre il Sol Invictus è legato al ciclo solare (solstizio). 

Sono comunque entrambi legati alla nuova Luce che guida nella navigazione. 

Anche Santo Stefano viene celebrato 5 giorni dopo il solstizio d'inverno, che cade il 21 dicembre.

È estremamente significativo, perché Santo Stefano è considerato il primo martire, il protomartire, il primo testimone del Cristo, di quel Sol Invictus che ne decreta la nascita. 

Se il punto di riferimento era il solstizio d'inverno, che decretava la fine del periodo buio, con il conseguente allungamento delle giornate, ecco che 5 giorni dopo viene celebrato il testimone d'eccellenza di questa vittoria della Luce, Santo Stefano, che sancisce ufficialmente l'inizio di una una nuova via di navigazione, verso la luce. 

I 5 giorni mi rimandano alla nascita di Osiride, che sarebbe nato nel primo dei 5 giorni intercalari, che il Dio Hermes avrebbe  formulato sottraendo alla luna la settantesima parte di ciascuna delle sue fasi di illuminazione.

Il calendario tradizionale dell'Antico Egitto, era composto da 365 giorni (12 mesi di 30 giorni + 5 giorni epagomeni aggiuntivi.

Il 5 è il numero chiave del Toro e di Venere, che governa il Toro.

Mascolino e Femminino. 

Come la simbologia del Navigium Isidis. 

L'altare di Oschiri, conserva ancora traccia di queste primordiali energie di rinascita. 

La forma serpentina, a Vesica Piscis. 

I simboli. 

La presenza del nodo di Iside stilizzato. 

È la metafora di una navicella, ricca di simboli e significati, che connette all'altra dimensione. 

Che ha un enorme potere trasmutante. 

Di cui Santo Stefano, in tempi più recenti, e attraverso un sincretismo che lo connette direttamente a Iside, e in particolare, alla sua celebrazione del Navigium come ricompattamento per la via dell'Uno, come Testimone di questa rinascita, nel segno dell'abbondanza, della luce. 

Pensate che a Bologna, esiste la Basilica di Santo Stefano, conosciuta anche come "Le Sette Chiese, che è stato costruito deliberatamente sopra un preesistente tempio pagano dedicato alla dea egizia Iside, la sposa di Osiride.

Nel centro di Bologna, tra il I e il II secolo d.C., era attivo un santuario dedicato a Iside e Osiride. 

Tra il V e l'VIII secolo d.C., il complesso di Santo Stefano fu edificato riutilizzando materiali e, soprattutto, riproponendo simboli e funzioni del tempio preesistente.

Sincretismi ancora ben presenti, talmente è stata importante questa impronta energetica, così come nel nostro altare di Oschiri. 


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 



Nelle prime dus  immagini altare di Santo Stefano, ad Oschiri foto di Romano Stangherlin 

Terza immagine il Navigium Isidis - Pompeii (VIII 7 28 - sanctuary of Isis - sacrarium) - Napoli MAN 

Altare di Santo Stefano/Navigium Isidis





domenica, ottobre 26, 2025

💛L'Agathos Daimon e il Cristo di Terralba

 

Interessante correlazione
Prima immagine.
Bassorilievo proveniente da Akrai, che rappresenta un Agathos Daimon, proveniente probabilmente dai cosiddetti Templi Ferali, risalente al III sec aC
Akrai era un'antica sub-colonia greca di Siracusa, fondata nel VII secolo a.C. nei pressi dell'attuale Palazzolo Acreide in Sicilia. Il nome deriva dal greco e significa "cima" o "luogo alto", a indicare la sua posizione strategica su un colle. Oggi, i resti di Akrai costituiscono un'importante area archeologica che include un teatro greco, santuari e latomie.
Dimensioni 25 cm x 27 cm
Esposto a Siracusa, nel Museo Archeologico Regionale “Paolo Orsi”
Il rilievo potrebbe aver decorato una delle nicchie scavate nella roccia nelle cave dei cosiddetti Templi Ferali di Akrai (Palazzolo Acreide), dove si trova un numero particolarmente elevato di dediche all'Agathos Daimon. In età ellenistica, l'Agathos Daimon è raffigurato come un serpente barbuto, creatura che i Greci consideravano il genio guardiano della casa.
L'agathos Daimon veniva identificato anche con la dea greca Tyche, che era la personificazione della Fortuna, il cui nome, deriva dal greco, e significa fato o destino.
La dea è spesso raffigurata con una corona a forma di mura, un corno dell'abbondanza e un timone, simboli del suo potere e di guida per l'umanità.
Nella mitologia greca, Tiche o Tyche è la divinità tutelare della fortuna, della prosperità e del destino di una città o di uno Stato. Originariamente la Dea greca distribuiva gioia o dolore secondo il giusto, poi scandalizzata dall'ingiustizia dei mortali li abbandonò ritirandosi sull'Olimpo.
Tiche era considerata una delle Oceanine, figlie del titano Oceano e della titanide Teti. In altre versioni è la figlia di Ermes ed Afrodite.
Dea del Fato ma soprattutto nel senso della giustizia, da non confondersi con la  Dea Fortuna  Romana,  attributi in parte di Tiche in parte di Ananke, il cui corrispettivo romano era il Fatum, il Fato.
Servio Tullio dedicò ben 26 templi nell'Urbe alla Dea Fortuna, ciascuno con un diverso attributo della Dea.
Agathos Daimon significa Spirito Buono" o "Genio Buono", simboleggia due archetipi, sostanzialmente Il Serpente Domestico e la Forza Vitale, ed era considerato uno spirito ctonio (sotterraneo), spesso rappresentato come un serpente.
Nell'antica Grecia, i serpenti erano visti come custodi della casa, legati alla terra, alla fertilità e agli antenati
serpente rappresenta l'energia tellurica, la forza vitale primordiale (il Kundalini delle tradizioni orientali) e la conoscenza nascosta.
È un guardiano della soglia tra il mondo visibile e quello invisibile.
Ogni individuo aveva il proprio Daimon, un compagno spirituale che guidava il suo destino. Allo stesso modo, ogni famiglia e comunità aveva il suo Agathos Daimon, il cui culto cementava l'identità del gruppo.
Il culto dell'Agathos Daimon era profondamente radicato nella vita quotidiana, ma possedeva un aspetto esoterico molto forte.
Aveva un piccolo altare nell'oikos (la casa), spesso vicino al focolare, il centro energetico dell'abitazione. Questo lo rendeva un intermediario diretto tra la famiglia e le forze superiori.
Superiore, dell'Intuizione pura o della Coscienza Cristica interiore. Non è un'entità esterna, ma la parte più autentica e divina dell'essere umano che guida verso la realizzazione del proprio destino

La Coscienza Cristica interiore.

E guardacaso, troviamo uno straordinario sincretismo di questa  simbologia, in una formella, in bassorilievo, nella chiesa di Nostra Signora di Cabu Abbas presso Torralba, seconda immagine, (1160-1180) di cui ho trovato informazioni in un articolo molto interessante.
Passo tratto dal link https://www.premiozieri.it/index.php/indice-bisarcio-4b
"Nella Nostra Signora di Cabu Abbas, l’altorilievo è al centro del timpano, in uno spazio architettonico corrispondente a quello di Bisarcio. L’antropomorfo che vi compare, sinora considerato l’immagine di una divinità precristiana[74], è cinto ai fianchi da un corto gonnellino, ritmicamente scandito dalle pieghe di un rigido panneggio, simile a quello del San Giorgio di Petrella Tifernina, in provincia di Campobasso, Molise, risalente al 1200".
Le mie considerazioni, riguardano due aspetti.
A riguardo di questa rappresentazione, terza immagine, vicino al portale, si può osservare un rilievo raffigurante S. Giorgio che uccide il drago( terza immagine). 

Interessante notare l'analogia  dei due gonnellini di Giona che viene inghiottito dalla balena( quarta immagine) e di S. Giorgio.

Giona
Giano
La balena( Nun in arabo)
I 3 Giorni trasmutanti
Giona /Giano/Jano /Jana
Ed lo stesso gonnellino corto e plissetato, che è tipico della nostra Antica tradizione sarda, di cui ho già approfondito, e che veicola un simbolismo legato al Femminino archetipale, alle prime Dee Uccello, come delle ali che si dispiegano
( Approfondimenti https://maldalchimia.blogspot.com/2020/09/simbologia-gonna-plissettata-sarda.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2020/09/il-plisse-nei-bronzetti-sardi.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/ali-plissettatura.html?m=0).

Gonnellino plissettato che troviamo anche in una rappresentazione del Cristo guerriero che trafigge il Serpente, nella chiesa di San Giovanni Battista, di Orotelli, risalente, anche questa al XII secolo( quinta immagine) 
Campobasso era terra dei longobardi, cosi vengono definite "piastrelle longobarde", queste rappresentazioni nelle chiese di Torralba e Orotelli.
Ma i longobardi erano di origine scandinava, e della scandinavia, fa parte la Svezia.
E proprio in Svezia, non solo abbiamo il sito di Skåne, con le sue rappresentazioni rupestri( sesta immagine) che rimandano alle nostre imbarcazioni Shardana, ma in Scandinavia abbiamo una vera e propria rappresentazione di una imbarcazione a Vesica Piscis, tutta in pietra( settima immagine) 
La struttura è formata da 59 grandi massi disposti a disegnare la forma di una imbarcazione lunga 67 metri e larga 19 metri.
L'Ales Stenar, chiamata la “Stonehenge" della Scandinavia, che è un enorme manufatto che da un’altezza di circa 37 metri su un promontorio che si protende nel Mar Baltico, formazione monumentale di pietre  che si trova appena fuori il villaggio di pescatori di Kåseberga, circa diciotto chilometri a Sud-est di Ystad nello Scania, in svedese: Skåne, lo stesso luogo dei numerosi petroglifi dell'età del bronzo, con imbarcazioni che sono uguali alle nostre Shardana.
Tra parentesi, abbiamo anche noi un paese che si chiama Ales, sempre in provincia di Oristano, il fulcro energetico della nostra Sardegna.

Tra l'altro, c'è anche un'interessante rappresentazione con una Vesica Piscis e due draghi, Ottava immagine, e conoscete bene l'importanza della Vesica Piscis nella nostra Antica Civiltà, tanto da essere stata rappresentata proprio nelle navicelle Shardana ( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/07/navicella-e-vesica-piscis.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/gli-argonauti.html?m=0)e nel rispetto dei parametri aurei anche dei bronzetti(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/geometria-sacra-guerriero-teti.html?m=0) e dei Giganti di Mont'e Prama ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/03/proporzioni-auree-giganti-di-monte-prama.html?m=0), oltre che nella stessa conformazione delle tipiche gonne sarde, "sa fordetta", che proprio con la sua plissettatura, consente un'apertura tale, da essere posizionata anche sopra il capo, e formare così, una perfetta Vesica Piscis ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/la-perfezione-della-vesica-piscis-nel.html?m=0)
Esattamente, la Vesica Piscis al cui interno, sono raffigurati anche il Cristo e la Madonna.
Tra, l'altro i draghi/serpenti di questa Vesica Piscis, sottolineano come il  drago/serpente sia simbolo della nostra Antica Civiltà Sarda.
Costellazione del Draco/serpente, punto di riferimento delle civiltà prediluviane ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/piastrella-iraniana-8-punte-con-drago.html?m=0)

Ed è proprio il Cristo, rappresentato sia a Campobasso, che ad Orotelli,, sia a Torralba, in tutte e tre le rappresentazioni, con un gonnellino sardo, plissettato, mi colpisce, perché nella rappresentazione di Torralba, presenta un copricapo a cono, su una base quadrata, che è la stessissima della rappresentazione dell'Agathos Daimon ritrovato a Siracusa, solo che in questa rappresentazione, poggia su un cubo.
Ma si tratta della stessa conformazione.
A parte il copricapo a cono, tipico della nostra Antica Civiltà Sarda, è il tipico cappello "ad atza" dei nostri/e sciamani/e( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/cappello-ad-atza.html?m=0), che quindi sono custodi  della sinergia delle due polarità, per poter guarire, come il Cristo stesso.
Potere di guarigione e protezione, come è anche nella stessa simbologia dell'Agathos Daimon.
Ma visto dall'alto, un cono, su una base quadrata, risulta essere una quadratura del Cerchio, la perfezione tra mondo spirituale e materiale.
Quadratura del Cerchio scoperta dai nostri Antichi Sardi, esplicitata nella scacchiera di Pubusattile a Villanova Monteleone, come ho già approfondito ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/la-scacchiera-di-pubusattile-e-la.html?m=0)
Una formula matematica e algebrica, che è parametro aureo, che sottende anche alla protezione, visto che  riguarda anche l'occhio di Horus ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/locchio-di-horus-e-la-scacchiera-di.html?m=0), che riguarda la dimensione del Femminino che protegge.
Infatti l'Agathos Daimon, è un Femminino a custodia e protezione della casa
Il Cristo di Terralba, con questo stesso simbolismo sul capo, indica anche la sua polarità energetica femminile che protegge e custodisce, insieme alla simbologia della gonna plissettata.
Perché il Cristo è monadica, è sigizia energetica.
Come vedete, anche stavolta, si ritorna sempre alla base.
Sardegna Cultura Madre, sempre.

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

 
















sabato, ottobre 25, 2025

💛Supporti per la testa ( akhet /Shu) africani

 Supporto per la testa, proveniente dall'etnia Shona, Zimbawe, XIX secolo, prima immagine, che ha anche simbolismi particolari. 

Cerchi concentrici 

Quadrato con cornici, triangoli ed elementi a zig zag. 

Tutti simbolismi presenti nelle nostre Domus de Janas, di cui ho approfondito tante volte. 

Lo zig zag è presente anche nelle decorazioni dei Giganti di Mont'e Prama ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/05/simbolismo-zig-zag-guanto-gigante-di.html), arrivato fino ai nostri nostri, nei nostri stupendi manufatti artigianali, sopratutto tessili ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/simbologia-manufatti-museo-tessile.html) 

Altri supporti per la testa, provenienti dall'Etiopia, dal Kenia e Somalia e da Oromo, gruppo dell'Etiopia, forse discendenti di quei Falasha, gli Ebrei Etiopi, la stirpe degli Iniziati della Regina di Saba ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/antico-stemma-4-mori-mongkol.html) 

Straordinaria questa correlazione perché la simbologia rimanda agli antichi poggiatesta egizi, i weres, che sono il simbolo all'archetipale Dio Shu, l'Akhet, di cui ho approfondito tante volte, a partire  dal febbraio 2021.

Dal mio scritto ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/lo-stargate-di-orione-attraverso-sa.html

"E questa Ascensione, da terrena a celeste, poteva avvenire soltanto con una particolare congiunzione di questi pianeti, quando, tutti, tranne il sole, si trovano allineati sopra l'orizzonte, visibili ad occhio nudo.

E questa posizione, è indicata esattamente dalla Costellazione di Orione, quando il Sole si trova nella posizione chiamata "stretta di mano", sopra il braccio teso di Orione, che essendo identificato anche  con Osiride, veniva rappresentato tenendo stretto tra le mani un'Ankh, la chiave della vita.

Questo tipo di allineamento a "7 pianeti", era considerato importantissimo, poiché era considerato come uno stargate, per l'ascensione al cielo, e il ritorno ad una forma stellare, come il nonno di Osiride, la divinità Shu, il padre degli Dei, il Dio dell'arco, il Custode dei pilastri che sostengono il cielo, il cui corpo era composto da luce, come le stelle.

Il dio Shu egizio rappresenta la simbologia dell'Akhet. 

Akhet, dal geroglifico "akht", che significa orizzonte, indica quel "luogo nel cielo dove sorge il sole" e là, in quella parte misteriosa del cosmo, dove si compie il miracolo della rinascita solare. 

È la dimensione della rinascita. 

Il luogo alchemico tra i due poli della dualità, delle due montagne, delle due torri, del passato e del futuro, in cui avviene la rinascita ciclica del percorso solare e individuale, 

Della manifestazione solare, del proprio sé. 

In alcune rappresentazioni la simbologia dell'Akhet è rappresentata da  due leoni che custodisco  l'orizzonte. 

Sono i leoni del Dwaw (domani) e Sf (ieri) e tra loro si trova il destino, personale e cosmico.

Shu, che stava nell'ottava sfera, quella poco prima della sfera, la nona, dove sta Dio, il punto di riunione tra l'anima dell' individuo e Dio.

Ottava sfera.

Otto, come la stella a otto punte, che abbiamo visto sopra il Toro, rappresentata nella moneta del Sardus Pater, descritta dal Pittau.

Nome, Shu, che potrebbe essere benissimo lo stesso Shu. dell'iniziale della parola Shardana.

Shu/Sha.

Le vocali spesso traslitterano quando di tratta di parole composte.

Il Dio Shu aveva il corpo composto da luce come le stelle ed era il Custode dei pilastri che sostengono il cielo. 

"luce come le stelle". 

"pilastri che sostengono il cielo". 

Sono mesi, che sostengo che i Giganti di Mont'e Prama, sono come Titani che sostengono il cielo, e che quello che hanno in mano, non è uno scudo da pugilatore, ma una protezione simbolica  riferita al sole all'azimuth, loro che al sole riluciccano di arenaria lucente sotto i raggi del sole. 

[...]

E la massima espressività solare, e quindi, la massima espressione della divinità nella materia, si aveva con il Sole all'equinozio nel segno del Toro, tra il 4.150 e il 1.850 a.C".

Equinozio

Equilibrio

Le due polarità.

Quindi, il Dio Shu, governa l'Ottava Sfera, la cui simbologia archetipale, è riflessa nella stella a 8 punte"


Simbolismo che troviamo nello straordinario reperto israeliano ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/stella-8-punte-israele-shu.html?m=0) 

Discorso sul Dio Shu, poi approfondito in altri miei  scritti più recenti , legato anche alla simbologia de su Juvale astrale. 

Il giogo dei buoi. 

Su Juvale, conformazione astronomica dell'Orsa Maggiore che troviamo anche nei nostri nuraghi

( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/01/mogoro-e-lorsa-maggiore.html), perché comunque Shu, è legato al Femminino, all'Ottava Sfera. 

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/giovanni-juvaleorsa-maggiore.html?m=0

Dal mio scritto

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/orsa-maggiore-akhetjuvale.html)

"C'e da sottolineare che l'Akhet indica anche un  geroglifico che rappresenta il sole che sorge tra due montagne, spesso tradotto come "orizzonte"  associato al concetto di rinascita e ri-creazione. 

Il sole che sorge tra due montagne, tra due torri. 

Le due torri collegate da una retta, l'orizzonte, proprio come le due torri/nuraghi in molti nostri nuraghi"

Fino al mio ultimo scritto a riguardo https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/stella-8-punte-israele-shu.html?m=0"



Non mi stupisco che questa simbologia si trovi anche in paesi dell'Africa come lo Zimbawe, perché abbiamo strette correlazioni, come Antica Civiltà Sarda, anche con questi paesi è altre zone dell'Africa, come con i Dogon del Mali. 

Approfondimenti a riguardo nel mio scritto https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/great-zimbawe-regina-di-saba.html?m=0

Ma la Matrice è sempre quella. 

Sardegna Cultura Madre. 


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 

Ultima foto Sassari  domus de janas Montalè

foto Sergio Melis.

Una conformazione stilizzata dello Shu

Supporto per la testa ( akhet / Shu) africani











venerdì, ottobre 24, 2025

💛Asherah trimorfo

 Un'insolita rappresentazione della  dea cananea e semitica Asherah.,prima immagine. 

Più che insolita, direi primordiale, perché Asherah è una delle divinità più antiche e misteriose del pantheon semitico. 

È stata identificata con la dea ugaritica Athirat e spesso è considerata la paredra del dio del cielo El. 
Nei testi ugaritici, il suo nome completo potrebbe significare "grande signora del mare" o "grande signora del giorno e della luce". 
È spesso associata a pali sacri, chiamati asherim, che erano oggetti di culto a lei dedicati. 
In alcune iscrizioni israelite, Asherah sembra essere stata considerata la consorte di Yahweh.
Ho già avuto modo di parlarne in più occasioni, a partire dal maggio del 2022, in cui individuo un primordiale petroglifo ( seconda immagine) di Asherah nel sito di  Bruncu Suergiu,  nel Parco della Giara, nell'area del comune di Genoni, in Sardegna, in cui faccio riferimento anche all''iconografia della giara di Kuntillet Ajrud, con tre figure antropomorfe e l'iscrizione: «Yahweh [...] e la sua Ashera. Giara che appartiene al periodo della civiltà del Regno di Giuda e Israele, X-VIII secolo e rappresenta Yahweh, il Dio Bes(Dio protettore della gravidanza e fertilità), e Asherah, consorte di Yahweh, che  ha il suo stesso rango divino, come "regina dei cieli e creatrice degli Dei"

Ha correlazione anche con la danzatrice del Nilo. 

Sulle correlazioni Israele /Sardegna, ho scritto più volte, come sapete, così come ho approfondito sul Dio Bes, svariate volte.
Dal mio scritto
https://maldalchimia.blogspot.com/2022/05/statuina-dea-madre-asherah.html?m=0
Il culto di Asherah prevedeva l'installazione di pali o di alberi stilizzati, chiamati anch'essi, con il nome di "asherah". 
Ha un albero sacro e uno stambecco rappresentati sulla coscia.
Madre di due gemelli.
La dimensione cosmogonica del gemellare. Dall'uno, dalla Monade, al duale, iniziatrice della civiltà, in cui ci sono sempre coppie gemellari
Essendo Dea Madre primordiale, una e trina, trimorfa.
I tre aspetti del Femminino.
Un'impronta che è rimasta, stilizzata nell'iconografia della Y, che comprende anche la polarità mascolina, la Yod, di Yahweh.
Avevo trovato una particolare correlazione, proprio con la simbologia della Y anche in terra di Tuscia, l'antica Etruria, terra dei Sardi, per quanto riguarda una chiesa di Sant'Anna,  la relativa correlazione Sant'Anna/Asherah, di cui l'Asherah è icona archetipale.
Ne ho parlato in un mio scritto
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/03/cenereashasherah.html?m=0
"Cerere era già presente nel pantheon dei popoli italici preromani, specialmente gli osco umbro sabelli e fu, in seguito, identificata con Demetra. 
Il suo nome deriva dalla radice indoeuropea *ker e significa "colei che ha in sé il principio della crescita. 
Ker/kerere/cerere/cenere
Cenere, invece, in inglese, si dice" ash", che è la radice del nome Asherah
[...] Asherah, consorte di Yahweh, che  ha il suo stesso rango divino, come "regina dei cieli e creatrice degli Dei",  e che porta le sue benedizioni, attraverso la sua rappresentazione iconografica di albero, di palo, perché il suo nome significa "albero consacrato.
Come oggetto di culto, infatti, l'asherah può essere costruito, abbattuto, bruciato.
( *dell'asherah bruciato, resta appunto, la cenere, come le palme consacrate che vengono bruciate per il mercoledì delle Ceneri) 
[...] Asherah può essere considerata un'antecedente della dea Ishtar e Astarte e Hator, dea egizia. Una dea che piano piano è scomparsa.
Quindi, la correlazione Cenere/Albero/fertilità /rinascita, e vista la stessa radice fonetica di Ash(inglese=cenere) con la dea Asherah, si capisce come sia una dimensione, quella del Mercoledì delle Ceneri, di cui ho già approfondito ieri( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/03/mercoledi-delle-ceneri-2025.html?m=0), che affonda le radici in tempi antichissimi, in relazione al Sacro Femminino archetipale. 

C'è anche una correlazione tra Sant'Anna, la Madre della Vergine Maria e la stessa Asherah, che funge quindi da iconografia archetipale. 
Ne ho parlato in un mio scritto, a cui vi rimando la lettura nel mio blog( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/07/santanna-asherah.html?m=0), in relazione, in particolare, all'usanza, in alcuni luoghi, di festeggiare Sant'Anna, con un "totem/cippo". 
In particolare, ho fatto riferimento, nello stesso scritto, anche ad una chiesetta in terra di Tuscia, l'antica Etruria, che sappiamo essere stata abitata dagli Antichi Sardi, nel lato Nord-occidentale del Lazio, una chiesa molto esoterica, con chiari richiami pagani, come le false porte, presentissime nelle nostre Domus de Janas
"La chiesa di Sant’Anna, così rinominata nel 1603 dalla sua originale intitolazione a S. Maria della Cavarella, il cui nome derivava da una tagliata etrusca che corre vicino alla chiesa, costituisce il più completo esempio di come nella famiglia Farnese l’interesse per l’Ermetismo fosse profondo (e probabilmente non solo per curiosità).
La chiesa sorge nell’angolo della Y ( Y  Yahweh, di cui Asherah era la consorte) che si viene a formare dall’incrocio di due vie provenienti dai paesi del Ducato di Làtera che si uniscono per raggiungere Farnese a circa 500 mt. dall’abitato, e con la facciata d’ingresso orientata verso Est". 

La simbologia dell'albero dell'Asherah, del Sacro Femminino, è rappresentato anche in un nostro bronzetto Ofiotauro( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/bronzetto-ofiotauro-palo-asherah.html?m=0), che come sapete dai miei vari approfondimenti a riguardo, rappresenta il Serpente, il Sacro Femminino.

Una simbologia che ha radici nella Y di Ascensione lungo la Via Lattea ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/la-y-taurina-di-ascensione-lungo-la-via.html?m=0), che è una Via di Rinascita al Femminile, da Sirio, attraverso i tre Soli, attraverso le tre stelle della Cintura di Orione, fino ad arrivare ad Aldebaran, l'occhio rosso della costellazione del Toro, esotericamente, simbolo del Femminino, anche la sua stretta correlazione con le Pleiadi.
Una via al Femminile, in cielo così come in terra.
La via dei Misteri Isiaci, della nascita e rinascita.
Delle Sacre Iniziate.

La Y del Sacro nutrimento.
Da noi in Sardegna, simbolo del Natale, quindi della Nascita per antonomasia, l'agrifoglio, si chiama "colostru".
Un nome molto simile al colostro, il primo latte materno, il più prezioso.
Ne ho parlato in un mio scritto
https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/l-agrifoglio-il-colostru-sardo.html?m=0

Ma la mia attenzione, oggi, si vuole soffermare su quella Y dello Yule, del Bambino Solare nascente, che in Sardegna, acquisisce la valenza di Suprema Divinità solare, intesa come Padre Solare.

Una Y che è la chiave di lettura di tutta la simbologia di tutta la nostra civiltà,, secondo me, in quanto la ritroviamo, come schema triadico creativo e simbolico, anche in alcuni aspetti che finora, non avevo preso in considerazione, e che ora vi illustrero'
Quindi abbiamo, come già visto altre volte
-Y come simbologia e schema del fiore della vita creativo, del trilobato (vedi nuraghe Santu Antine, e Nuraghe Losa, per esempio)
-Y come schematizzazione della protome taurina/uterina, come presenti nelle Domus e planimetria delle Domus de Janas
-Y  come Yule, natività di un Sole Bambino cosmico, nato da una trinità cosmica creativa
-Y come il Triskel, celtico, le tre spirali delle forze dell'universo, Aria, Terra e Acqua, e il Fuoco al centro, nato dall'energia di queste tre forze
-Tre come le fasi solari, le tre età dell'uomo, i cicli del tempo, della vita umana.. Ecc.. 
Se pensiamo che è stato stabilito scientificamente che il DNA delle antenate celtiche, quindi si parla di ambito addirittura Pre-celtico, è totalmente sardo, viene facile capire, come anche da tutti gli approfondimenti da parte di storici e studiosi, riguardo i Tuatha De Danann, gli Dei Luminosi d'Irlanda, la sovrapposizione, di queste genie, nostra e loro, e quindi anche la corrispondenza in moltissime simbologie
Ma la Y, mi colpisce anche per un'altra cosa oggi, che contribuisce a creare un'altro tassello che si incastra benissimo con i precedenti.
La Y è anche lo schema della struttura dell'agrifoglio, simbolo per eccellenza, del Natale, e presente anche in Sardegna
Quando ho letto il nome della sua trasposizione in lingua sarda, non potevo credere ai miei occhi
In sardo, l' agrifoglio si chiama "colostru", (.. Agrivoddu, alasiu, arangiu furisteni, golostru, lau spinosu.. Basta cercare nel sito ufficiale "Sardegnaflora", e cercare agrifoglio), ed è lo stesso nome con il quale si chiama anche il colostro, la sostanza preziosissima prodotta dalla ghiandola mammaria, nelle prime 12/24 ore dopo il parto, che ha una funzione immunitaria importantissima
Mi sono chiesta perché chiamare l'agrifoglio, con questo nome, che senso aveva, e soprattutto che legame ha con il colostro
Poi ho capito che non è tanto la pianta in sé, a portare in grembo questo significato così importante, ma proprio la sua struttura ad Y, che nella civiltà Sarda è così prepotentemente presente, come simbolo di regalità solare, di potenza, di immunità, anche, come il colostro, visto che si parla di regalità, di figli di un Dio solare, taurino e uterino insieme
-Agrifoglio
-Toro
-Utero
-Nuraghe trilobato
-Tombe dei Giganti
-Struttura uterina interno delle Domus
Tutte queste cose, hanno una struttura ad Y, e tutte queste cose rimandano ad un unico concetto : natività regale
Talmente forte, questo concetto di regalità nella natività, che la stessa Y, di per sé, nella traduzione sanscrito-inglese (e sappiamo bene, e visto più volte, come il sanscrito, così come la spiritualità indù, abbia cose in comune con la civiltà e lingua sarda), significa "corona e ricchezza"

In celtico, la Y, rappresenta la nascita, il roveto ardente di Mosè (il rovo sul monte di Dio, il monte Oreb, che brucia, ma non si consuma, quando Dio ordina a Mosè di portare fuori gli Israeliti dall'Egitto. O forse erano gli antichi Shardana, visto che una tribù dei Dan, era proprio attivamente presente per la protezione di Mosè, durante l'attraversamento del deserto)
-La Y come la pietra filosofale, la pietra della creazione
-Unione dei complementari
-La Kundalini con le sue due Nadi, la completezza
Ma la Y ha anche un corrispondente numerico 700, che la associa alla lettera Tau, il ventiduesimo e ultimo, archetipo ebraico, che non sto qui a spiegare, ma dico solo che indica la completezza avvenuta, dell' opera divina.
Ricordo solo che la Y/Tau, viene ripresa in ambito cristiano, come ho già scritto nel mio post sullo Yule, come simbologia della croce della crocifissione, ma che, inizialmente, in tutto l'ambito egizio, siriano e mediorientale, rappresentava il Tau/Y degli Iniziati ai Sacri Misteri, nei quali venivano adagiati su queste "croci", per ricevere l'iniziazione, in un luogo al buio, e vi restavano per tre giorni, fino a quando, il terzo giorno, venivano esposti ad un raggio di sole in corridoio, sul viso, ad abdicare che l'iniziazione alla saggezza e consapevolezza solare, era avvenuta.
Pratica che sembrerebbe proprio come quella delle Tombe dei Giganti, dove avvenivano i riti di incubatio e di guarigione 
Y/Tau che poi è diventata il simbolo di San Francesco e dei Cavalieri del Sacro Graal, i Templari
Infatti la Y, il Decimo archetipo ebraico Yod, la prima lettera del tetragramma divino Yhwh, che ritroviamo, come spiegato tante volte dal prof. Sanna, anche nella nostra scrittura Sarda, come "yh", come "padre solare", oltre che significare il 10 (una stanghetta e un cerchio, perfezione divina di maschile e femminile), rappresenta il primo grado di livello di iniziazione, il passaggio dal dualismo all'unità e la rinascita, poiché indica anche l'autorità divina, Regale, del Semidio, del "sacerdote/sciamano"
Infatti secondo un metodo di studio e di decodifica numerica detta "gematria inversa" con metodo J. King, alla Y corrisponde il 12, che ridotto teosoficamente diventa 3(1+2),e sappiamo bene, quanto nella civiltà sarda, il tre e multipli, siano sempre presenti, soprattutto il numero 12, tanto da essere chiamato" su Santu Doxi", numero estremamente simbolico
Ma un altro passaggio importante, per capire il collegamento tra "agrifoglio e la sua traduzione in sardo in  colostru", inteso come nutrimento immunitario, è il fatto che la struttura ad Y dell'agrifoglio, è la stessa di un'altra struttura ad Y, che, ancora una volta, nel suo giro, approda alla Sardegna.

La struttura ad Y nelle rune celtiche(.. e mai dimenticare che parlare di celti, é parlare anche di Antichi Sardi) rappresenta la Runa Algiz, che viene chiamata "orma del Cigno"
Infatti in antico germanico, alkaz, significa "cigno"
Così come è presente, nella mitologia indù, ed è chiamato Ham-sa, ed è calvacato da Brahma, e rappresenta, nella sua forma più alta e mistica, l' unione di Shiva e Parvati, la sua Sposa, che si uniscono fino a raggiungere un livello superiore di consapevolezza, in unione mistica tra principio maschile e femminile, tra Shiva e Shakti, la sua sposa D' Anima
E proprio il Cigno, abbiamo visto, come sia strettamente legato, come disposizione "triangolare/ad Y" stellare, e come fonetica, al "Cygnus" "cunnus" (in latino), che riproduce il Sacro Graal uterino, nutrimento immunitario, poiché indica la Croce del Nord, la stella Polare, che porta alla salvezza, alla protezione e alla sicurezza"
Sull'importanza della Costellazione del Cigno per la nostra Antica Civiltà Sarda ho scritto tante volte.
Quindi, il Cigno rappresentato da una Runa Algiz che è a forma di Y triadica.
Cigno che era animale Sacro alle Walkyrie, le Donne Sacerdotesse, come le Janas.
Cigni, che sono in stretta correlazione con i Tuatha De Danaan, (e ritorniamo agli Shar-Dan, agli Antichi Sardi), simbolo di saggezza, purezza, Fedeltà( uno dei miei ultimi s ritti a riguardo della Costellazione del Cigno https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/nuraghi-samatzai-lunamatrona.html?m=0)
Legato ai tre elementi dell'acqua( dove nuota), dell'aria (dove vola) e alla terra(dove si posa) 
Ma, cigno, che rappresenta soprattutto il Fuoco del Sole, da cui trae il suo potere per padroneggiare gli altri tre elementi, che entrano in comunicazione tramite esso
-Il Cigno "Fuoco/Nur"
Il Nur di Nuraghe, che è Cigno/Cono/Cunnus, utero, Fuoco"


Simbolo, la Y, anche della stirpe regale della regina di Saba, la grande Iniziata, moglie del Re Salomone, il cui simbolo era il piede d'oca, di cui parlai già nel 2020( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/10/i-motivi-pibiones-nella-cultura-sarda.html?m=0), approfonditi poi successivamente.
La Regina di Saba, la stirpe dei Falasha ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/01/la-regina-di-saba-y.html?m=0/ https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/great-zimbawe-regina-di-saba.html?m=0) degli Ebrei Etiopi rappresentati anche nell'antico stemma sardo, senza la benda sugli occhi ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/antico-stemma-4-mori-mongkol.html?m=0)
Come vedete, anche stavolta, tanti rimandi con la nostra Antica Civiltà Sarda.
Sardegna Cultura Madre

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

Asherah trimorfa









 


💚Edicola funebre Marsala

 


Interessante questa edicola  funerarie policrome datata al II secolo a.C. rinvenuta a Lilibaeum, attualmente Marsala, in Sicilia occidentale, città che nel periodo successivo alla Prima Guerra Punica, passò sotto il controllo romano ma mantenne forti caratteri culturali punici e greci.
Lilibeo fu fondata dai profughi punici di Mozia dopo la sua distruzione da parte di Dionisio I di Siracusa (397 a.C.).
Mozia l'avevo già nominata per un bellissimo pendente con granulati, dalla chiara manifattura sarda, spacciato per punico( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/11/pendente-punico-di-mozia.html?m=0)
La policromia di questa edicola funebre è straordinaria, anche se sbiadita dal tempo.
Il Rosso(ocra rossa e cinabro) veniva usato per le vesti, le scritte e alcuni dettagli.
Il Blu (blu egizio) e nero per i capelli, le barbe e i contorni.
Il Giallo (ocra gialla) e verde per altri particolari decorativi.
Il Bianco per gli incarnati (nelle figure femminili) o per il fondo.
L'iconografia del  Banchetto Funerario detto anche Simposio, è frequente, ed è presente anche qui Il defunto, spesso di sesso maschile, è rappresentato sdraiato su un kline (letto da banchetto), con un cuscino sotto il gomito. Regge nella mano una patera (coppa per libagioni) o una coppa di vino, mentre accanto a lui può esserci un piccolo tavolo con del cibo. Questa iconografia, di origine greca, simboleggia la beatitudine eterna e il banchetto nell'Aldilà.
La Figura difronte è una figura femminile che regge la patera insieme al defunto
La presenza della Tanit con le braccia sollevate ad angolo è correlata dal simbolo  del caduceo, attributo della Tanit e da un'iscrizione, generalmente in lingua punica che segue una formula standard:
"Alla signora Tanit Facie Baal e al signore Baal Hammon"
Sulla simbologia delle braccia ad angolo retto, avevo già approfondito, poiché legato alla nostra primordiale Tanit Tessitrice di Tresnuraghes ( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/06/la-tanit-di-tresnuraghes-tessitrice.html?m=0
"Invece, il segno che era rappresentato da due braccia sollevate ad angolo, tenute come un telaio, simboleggiava, presso gli Egizi, la forza vitale della persona, che si attiva a alla nascita., come se fosse il suo doppio spirituale. 
Il Ka veniva tramandato, come una sorta di “patrimonio genetico” delle divinità che lo avevano preceduto.
Le statue funerarie del defunto rappresentavano il suo Ka, e talvolta portavano sul capo un paio di braccia tese, come era anche il geroglifico Ka. La grande statua lignea del faraone Hor I (XIII Dinastia) è l’unico esempio di Ka in figura tridimensionale che sia giunto fino a noi. 
Creatore di questo Ka, insieme al corpo fisico, era il Dio Khnum, fautore dell'uovo della creazione, il vasaio divino, che modella le sue creature con il limo nero del Nilo.

[...]Amon, Ra, Khnum, tre Archeboli, un solo archetipo- , il Dio vasaio creatore del mondo, guardiano delle sorgenti, creatore della vita, che plasma la vita degli uomini, e padre di Heka, il Dio della magia e degli incantesimi"
Sulla simbologia di Tanit/Baal, avevo approfondito in un altro mio scritto
https://maldalchimia.blogspot.com/2024/05/baal-e-tanit.html?m=0
"Io credo, che Baal-Tanit( Astarte/Asherah) sia nato qui in Sardegna, come manifestazione divina legata al connubio astrale Sirio-Aldebaran, l'occhio rosso della costellazione del Toro.
Come vedete, nello stesso nome Aldebaran, vi è Al- Ba-, che, letto al contrario, come si leggevano le antiche lingue, è Baal.
Sirio-Aldebaran, i due poli della via di rinascita lungo la Via Lattea, il centro della Galassia, dei tre Soli"
Si evidenziano, quindi, con la presenza di questi simbolismi, la sinergia delle due polarità, necessaria per il passaggio nell'altra dimensione.
Interessante notare anche il simbolo della Vesica Piscis, in basso, al centro, simbolo sinergico delle due polarità, ma anche come arca/argha traghettatrice nel viaggio di ritorno.
Ai lati della Vesica, due melagrane, simbolo di rinascita, che qui in Sardegna, ha un significato particolare, legato alla dimensione della risata.
Risata da cui nacquero gli Dei.
Approfondimenti nel mio scritto https://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/la-risata-degli-dei-bauboabba.html?m=0

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

Edicola funebre Marsala