Tra la sera del giovedì 30 aprile, quando la Luna crescente attraversa le acque profonde e magnetiche dello Scorpione, e il venerdì 1 maggio, quando il plenilunio nello stesso segno d’acqua esplode in tutta la sua pienezza luminescente, si apre il varco temporale di Beltane.
Non è semplicemente una data, ma una soglia, un’interruzione del tempo lineare per lasciar spazio al tempo ciclico, sacro, dove l’antico patto tra Cielo e Terra torna a pulsare nel cuore di ogni cosa.
Beltane è la festa pagana della Luce che feconda le tenebre, del Fuoco che sposa l’Acqua, del matrimonio ierogamico tra le due polarità cosmiche.
È l’inno vibrante alla Vita che si espande, all’Eros come forza primordiale non riducibile al solo desiderio carnale, ma come spinta tellurica e spirituale che fa germogliare il seme nel grembo oscuro della Madre.
In questo passaggio così denso, non siamo mai soli.
Gli Archetipi, antiche impronte del divenire umano e divino, tessono silenziosamente la trama del nostro destino interiore.
Giovedì 30 aprile, sotto la Luna crescente in Scorpione, entra in scena l’Archetipo Phe , il diciassettesimo sentiero dell’Albero della Vita, con la sua funzione di espansione.
Phe è la bocca che pronuncia il Verbo, l’energia che manifesta l’invisibile nel visibile, che trasforma l’intenzione in azione creatrice.
Non a caso, questo Archetipo è correlato all’Arcano Maggiore XVII della Stella.
La Stella è l’Arcano della speranza che non illude, ma che svela.
Essa raffigura la donna nuda, inginocchiata sulle acque primordiali, che riversa dalla sua anfora il fluire della vita nelle due direzioni, nell’inconscio collettivo e nella terra concreta.
È l’immagine dell’anima che dona sé stessa senza perdere nulla, che si svuota per riempirsi di cielo.
In Beltane, la Stella ci ricorda che ogni espansione autentica nasce da una resa umile al flusso cosmico.
È l’astro che guida i Magi, ma anche la luce interiore che ciascuno può accendere nel proprio abisso.
Venerdì 1 maggio, in corrispondenza del plenilunio in Scorpione, l’energia si fa più tagliente, più vertiginosa. L’Archetipo che domina è Ayin, con la sua funzione di divisione apparente.
Non si tratta di una lacerazione definitiva, ma di una separazione sacrificale, necessaria affinché il Nuovo possa emergere.
Ayin è l’occhio che vede attraverso, lo sguardo che penetra le illusioni della dualità per ricondurle all’unità .
Il suo Arcano di riferimento è il XVI, la Torre.
La Torre è forse il più temuto degli Arcani Maggiori, eppure il più sacro quando compreso nella sua essenza iniziatica.
Essa non è punizione divina, ma folgore rivelatrice.
La corona che crolla, la mente che si frantuma, le false sicurezze che precipitano nel vuoto.
Tutto questo è il fulmine di Ayin che colpisce la costruzione dell’ego per restituire alla cenere ciò che non è mai stato veramente nostro.
In Beltane, celebrata sotto il segno d’acqua dello Scorpione, la Torre ci ricorda che per germogliare il seme deve morire a sé stesso. Deve lasciarsi attraversare dalla spaccatura, dall’umidità che gonfia il suo involucro, dall’oscurità che non è assenza ma grembo.
Beltane ci riporta alla Memoria , parola che contiene già Mater, la Madre, e Misura, il ritmo, di un’antica e sacra Alleanza.
Un equilibrio dinamico tra opposti che non si annullano, ma si fecondano.
È il momento in cui la dimensione divina può manifestarsi nell’elemento Terra del Toro, il più denso, il più dimentico, ma anche il più fertile.
È la celebrazione del Dio Bel, il “Luminoso”, signore del fuoco e della luce, che discende per fecondare la Grande Dea Madre, custode insieme della Vita e della Morte.
Perché la morte non è nemica della vita.
È la sua ombra necessaria, la sua falce che taglia la spiga solo quando il grano è maturo.
Il seme, infatti, per esprimere la sua potenziale fertilità , il dono dell’interazione energetica tra le due controparti, deve accettare di dissolversi nella terra umida. L’elemento Acqua, femminile e lunare, attiva il processo di morte e rinascita nel grembo di Madre Terra (e siamo sotto il segno del Toro, segno femminile e fisso di Terra, dominato da Venere, e il primo Maggio si celebra di Venerdì).
È l’acqua che fa gonfiare il seme nell’oscurità , che ne spacca il guscio, che lo costringe a morire come seme per rinascere come germoglio.
È l’acqua del liquido amniotico che nutre il feto nel buio del ventre, fino a che l'involucro, la placenta, la Torre che crolla, si rompe, liberando la nuova vita al respiro del mondo.
L’elemento solare, il Fuoco, è necessario per il concepimento, per l’attivazione iniziale.
Ma l’intera gestazione avviene nell’acqua, senza calore diretto, senza luce, nel silenzio primordiale.
Questo è il grande mistero di Beltane.
È la potenza generatrice del femminile, che custodisce anche il maschile in sé, come un fuoco alchemico, un Fuoco Sacro monadico, capace di partenogenesi spirituale.
È il Tao rappresentato dal glifo dei Pesci, due movimenti opposti, Luna crescente e calante, che respirano l’uno nell’altro.
L’uno è la cassa toracica del battito dell’altro. Non c’è separazione: solo integrità , complicità , creazione, vita.
Il Toro, segno di terra, ci parla della concretezza dello spirito.
La sua abbondanza è simboleggiata dalla Spiga, allegoria del sapersi radicare nonostante le divisioni della sua stessa struttura.
Perché la spiga ha memoria di sé.
Il mito di Osiride è qui rivelatore.
Il dio fu fatto a pezzi, il suo corpo smembrato in 14 parti.
Da quelle quattordici lacerazioni nacquero 28 spighe.
14 come le due fasi lunari (femminili), 28 come il ciclo intero della Luna (ancora femminile).
Il numero 14 è anche il quattordicesimo Archetipo, la Nun, che significa complementarietà , Vesica Piscis, il grembo che sorregge il mondo.
La Matrice della Sacra Geometria.
Il quattordicesimo pezzo del corpo di Osiride, il fallo, simbolo della potenza creatrice maschile, fu perduto, sacri-ficato (reso sacro), divorato dal pesce Ossirinco. Questa è una potente metafora alchemica.
La Vesica Piscis, l’intersezione di due cerchi, l’unione degli opposti, rappresentata dalla lettera ebraica Nun, il pesce, l’acqua primordiale.
Fu Iside, l’elemento alchemico dell’acqua, il femminile che è vita, informazione ed entropia insieme, a custodire la memoria primordiale.
Lei ricompose l’essenza di Osiride in un fallo d’oro, dal quale nacque Horus.
Questa è l’alchimia più alta. Mantenere integra la memoria del Noi anteriore alla separazione. Una separazione apparente, funzionale al ritrovarsi, al ricordarsi, al non smarrirsi.
Beltane celebra il riemergere dopo ogni morte, in una continua rinascita a sé stessi, in una nuova espansione che ci fa risplendere nella dimensione mistica e carnale dell’Amore, così come il segno del Toro esige.
Senza vergogna della materia, senza paura dello spirito.
I falò di Beltane venivano accesi con nove tipi di legno diversi, ognuno sacro: betulla, quercia, sorbo, salice, biancospino, nocciolo, melo, vite e abete.
Nove è l’Archetipo Teth, il serpente che si morde la coda, il grembo, la fertilità , il potere creativo del femminile.
Intorno a questi falò, nastri colorati e danze.
Viene eletta la Reginetta di Maggio e il suo sposo, il Re della Foresta o Green Man, incarnazione del vigore selvaggio della natura. La Reginetta, giovane e fertile, rappresenta la Dea che viene fecondata dal Dio.
Lei accende il Fuoco di Beltane, che verrà custodito vivo per due giorni, senza degenerare in distruzione.
Danzano fuori e dentro il cerchio, a zig-zag, come il fulmine di Ayin che traccia il cammino dell’anima.
Intorno al Maypole, il palo fallico, eretto come un betilo nella terra, uomini e donne intrecciano nastri colorati.
Gli uomini girano in senso orario (elettrici, solari), le donne in senso antiorario (magnetiche, lunari).
Ma questo palo, anche nella sua apparente simbologia maschile, affonda le radici nel Femminino come custode delle due polarità .
Nel mio approfondimento su Beltane in Sardegna (https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/simbologia-del-beltane-in-sardegna.html?m=0), ho mostrato come la processione di Sant’Efisio (1° maggio) abbia radici più antiche, che risalgono al culto della Dea Madre Ishtar, Inanna, Asherah. Il palo asherah era eretto nei luoghi di culto cananei per onorare la consorte di Yahweh stesso.
Sì, perché anche Yahweh aveva una compagna divina, la Regina del Cielo, e accanto a loro venivano piantati pali santi.
Questa tradizione è sopravvissuta in Sardegna nei Candelieri di Sassari, la Faradda , e nei betili conficcati nel terreno, segno tangibile della sinergia tra maschile e femminile per la creazione (https://maldalchimia.blogspot.com/2022/05/statuina-dea-madre-asherah.html?m=0).
La B di Beltane è l’Archetipo Beth, il secondo, la casa, il contenitore, il grembo, il femminile.
Betilo significa “Beth-El”, casa di Dio.
La Donna è colei che dà la Forma. È Iside che restituisce la forma a Osiride.
È la Papessa degli Arcani Maggiori, colei che custodisce le chiavi iniziatiche, il Sacro Graal del tempio interiore, la Maddalena, la “clavicola” di Salomone.
Nelle Rune, Beth è Bjarka, il potere nutritivo di generare la vita.
Si parte da Lei e si torna a Lei.
Lei è sacra quanto l’Aleph, il Toro primordiale.
Astronomicamente, Beltane cade quando il Sole è al 15° grado del Toro, in concomitanza con la levata eliaca di Aldebaran (Alpha Taurus), l’occhio rosso del Toro.
Aldebaran è una delle stelle fisse più sacre, la tappa ultima di quel cammino di rinascita che attraversa la Via Lattea lungo l’asse Sirio/ Cintura di Orione / Aldebaran (Toro /Iadi /Pleiadi). Come ho già approfondito, questo asse è la strada che l’anima percorre dopo la morte per tornare alla vita.
In Sardegna, questa continuità tra passato e presente è ancora viva, palpabile, materica.
Beltane è l’opportunità per ripristinare la dimensione monadica della nostra Essenza, per celebrare tutta la nostra Bellezza e potenzialità creatrice.
È il patto d’Amore con noi stessi, con la Terra, con il Cielo.
Per non dimenticare.
Per avere sempre Mem-oria del nostro Sé originario.
Buon Beltane di cuore.
Con infinita gratitudine, sempre.
Tiziana Fenu
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