"[...] La zoppia, traslata in danza cifrata secondo una ritmica numerica particolare, nei Mamuthones in particolare, o nelle danze ritualistiche inaugurali della cerimonia del Fuoco, che apre il Carrasegare, diventa riflesso di questo archetipale stigma fertilizzante, necessario.
Dal suo sangue, fecondatore come quello del Cristo sul Golgota, germogliarono anemoni rossi, in un’immagine di sacrificio fecondo che trova preciso riscontro nel Vangelo di Giovanni: “Se il chicco di grano caduto in terra non muore, rimane solo; se invece muore, produce molto frutto” (Gv 12,24).
Questo complesso simbolismo si articola in una vera e propria teologia del seme e della spiga.
La spiga, unità tagliata che genera molteplicità, evoca il corpo smembrato di Osiride, da cui germogliano 28 spighe, numero corrispondente al ciclo lunare, cuore dei Misteri eleusini dedicati a Demetra e Persefone.
La spiga rappresenta il corpo di luce, l’essenza trasfigurata (Horus, l’oro alchemico), che può nascere solo da un cuore “vergine”, incorrotto.
La sua trasformazione in farina e poi in pane, impastata con l’“acqua amniotica” del principio femminile (Iside), costituisce il “sacrum facere”, il sacrificio necessario alla rigenerazione.
L’Eucaristia cristiana del “pane di vita” affonda qui le sue radici più remote, in un processo di “osirificazione” o divinizzazione attraverso la distruzione e la rinascita.
Anche i simboli pasquali più familiari rivelano strati profondi. L’ulivo, unito alla palma, non è solo segno di pace, ma richiama l’olio dell’unzione del Cristo (il “Consacrato”). L’estrazione dell’olio mediante frantumazione del frutto è metafora della destrutturazione della materia per giungere all’essenza pura.
La palma, a sua volta, simbolo dell’albero della vita, della colonna vertebrale (il Djed egizio) e della rigenerazione, trova una potente sintesi nei Giganti di Mont’e Prama, figure di uomini-eroi divinizzati, scolpite in una località il cui toponimo evoca proprio le palme.
In questa complessa trama si inserisce la simbologia del Carrasegare sardo.
Il dramma di Adone, con la sua morte violenta per opera del cinghiale (animale selvatico, “aresti” in sardo, dalla radice che richiama il guerriero Ares/Marte, collegato alla simbologia dei Sacri Ancilia, di Mamurio, de Su Battileddu e del Martedì grasso, e di Maimone, come vedremo più avanti ), e la sua successiva resurrezione, costituiscono un archetipo di morte e rinascita che è il cuore pulsante dei carnevali arcaici sardi.
I Sos Murronarzos di Olzai, con le loro maschere cinghialesche, o altre figure teriomorfe dei carnevali barbaricini, incarnano questo principio di Caos, ferinità e sacrificio necessario (il Carrasegare, appunto, “carne da tagliare”) che precede e prepara il rinnovamento della primavera e il ritorno all’ordine.
La lotta rituale tra il principio ordinato della comunità e la forza selvaggia e feconda del cinghiale/Adone/Ares riflette lo stesso mitema.
Oltre a “frori” e “aresti”, si consideri il verbo “affroddiai” (“mescolare”, “dire sciocchezze”), che potrebbe conservare la memoria dell’impasto caotico dei dolci rituali o delle litanie delle devote, e l’aggettivo affranto, forse legato all’immagine di Afrodite afflitta (affranta) per la morte dell’amato.
Anche la forma chiusa a spiga dei “culurgiones” sardi o la tecnica costruttiva a spina di pesce nei paramenti murari nuragici, ribadiscono il valore ierofanico della spiga come simbolo di immortalità, abbondanza e rigenerazione ciclica.
Su Nenniri emerge quindi come un potentissimo ierogramma, un concentrato di simboli che, dalla preistoria mediterranea e simbologia sarda in particolare, giunge intatto alla ritualità cristiana.
Esso incarna il perenne mistero del sacrificio fecondo (di Adone, del seme, di Cristo), la discesa nelle tenebre necessaria alla rinascita nella luce, e il ruolo mediatore del principio femminino divino (Tanit/Astarte/Afrodite/Iside/Demetra) come forza rigeneratrice.
La Sardegna, con i suoi toponimi, i suoi resti archeologici, la sua lingua e le sue maschere carnevalesche, si conferma così come un eccezionale archivio vivente dei Grandi Misteri del Mediterraneo, dove il dramma di Adone e la simbologia del Carrasegare continuano a parlare, con voce sommessa ma persistente, il linguaggio eterno della morte e della resurrezione della vita.
La ritualistica del Carrasegare è un vero e proprio dramma sacro che rappresenta la passione, morte e resurrezione di questa divinità, essenziale per evocare il ritorno della fertilità e delle piogge[...]"
Tratto dal mio libro
"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo. Il Sacro che genera Caos, il Caos che rinnova l'Ordine"
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Notare la conformazione a spiga che sovrasta l'ingresso di molti nostri nuraghi, il cui ingresso ha proporzioni auree, come l'ingresso del pozzo di Santa Cristina.
Proporzioni auree estremamente simboliche che sono correlate alla dimensione del Femminino.
Approfondimenti :
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/06/simbologia-angolo-72-nel-pozzo-scristina.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/l-ingresso-triangolare-dei-nuraghi.html?m=0
Tiziana Fenu
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