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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

martedì, novembre 25, 2025

💙613 arilli

 #25novembre

Per certi uomini, la donna Melagrana è tanta, è troppa. 

Non reggono il confronto. 

Stanno li, a segnare il numero di arilli secondo i loro parametri, con un pallottoliere adeguato ai loro limiti, e nello scarto numerico tra le due dimensioni, ci affogano, nel disperato tentativo di scaraventare giù anche ciò che non potranno mai raggiungere. 

Quella Corona che è parte della Donna Melagrana. 


613 arilli.

È un numero simbolo 

Un Archetipo, associato alla simbologia della melagrana, che rappresenta il Femminino.

L'idea che una melagrana matura contenga esattamente 613 chicchi (in ebraico arilli, עֲרִילִים) non è un dato scientifico, ma un simbolo religioso profondamente radicato nell'Ebraismo.

Nella Torah (la legge ebraica), i rabbini hanno identificato 613 comandamenti (in ebraico Mitzvòt, מִצְווֹת). 

Di questi, 248 sono precetti positivi ("fa'") e 365 sono precetti negativi ("non fare"). 

Questo numero è diventato il fondamento simbolico della legge divina. 

La melagrana è un frutto ricorrente nella Bibbia e nella cultura ebraica, spesso simbolo di ricchezza, saggezza e fertilità. Il legame con i 613 comandamenti è stato stabilito dai saggi (Talmud e Midrash) per diversi motivi.

Così come il frutto è pieno di chicchi, l'ebreo osservante dovrebbe essere "pieno" di mitzvòt e buone azioni, proprio come una melagrana è piena di chicchi.

Il verso del Cantico dei Cantici (4:3) viene spesso citato per sostenere questa analogia: "Le tue tempie sono come uno spicchio di melagrana..." I maestri interpretarono che anche il più insignificante degli ebrei fosse "pieno" di meriti come una melagrana è piena di chicchi.

Si tratta di una convenzione simbolica e idealizzata. I rabbini contarono i comandamenti e associarono quel numero sacro a un frutto bellissimo e complesso, per rendere l'idea in modo tangibile. Nella realtà, il numero effettivo dei chicchi in una melagrana può variare notevolmente (di solito tra 200 e 1200), ma la tradizione ha fissato il numero ideale a 613. 

Una melagrana con una corona sull'apice. 

613 modi, e oltre, con i quali una donna è capace di rapportarsi ad un uomo.

Di essere con esso, e attraverso esso, compagna, amica, madre, figlia, confidente, puttana e santa, Penelope, Medusa, il Sole dietro il Sole.

La Lilith.

Il sole nero.

L'invisibile.

Si, perché una donna, arriva a rendersi invisibile pur di stare affianco ad un uomo. Essere onnipresente, avere questo dono innato dell'essere "una e tante", "una e tanta", a volte, può essere davvero "troppa roba" per un uomo.

Amare una "donna-melagrana" non è facile, perché porta fertilità ovunque.

Ne ha in esubero.

Ne ha talmente tanta, da fare per due, estromettendo quasi l'altro da ogni responsabilità attiva nella relazione.

A volte, bisognerebbe fare un passo indietro.

Restare ferme, integre, come una melagrana.

Con quel picciuolo a forma di corona sulla testa, che ne rivela la regalità.

Una corona con sei punte che rivela un aspetto importante.

Per regnare un regno si necessita di un Re e di una Regina.

Arcano maggiore degli Amanti, il VI.

La stella di David. Complementarietà.

Equilibrio.

Il punto di inizio.

613 arilli.

613 > 10

Archetipo 10. La Iod, il punto di Inizio, lo snodo.

La perfezione monadica.

Funzione "concentrazione".

L'Arcano Maggiore X, la Ruota della Fortuna.

La possibilità, per le due polarità, di emergere dalle acque della vita, di intrecciarsi, di intersecarsi e di mettere in moto un equilibrio dinamico, un ossimoro che crei energia, un punto di Origine.

Uno Iod, un Omphalos, attraverso il quale espandersi, come un'onda d'amore, pur rimanendo compatti, concentrati.

Presenti.

L'unica energia che può tenere uniti gli arilli della melagrana, è l'energia maschile. 

La donna, per natura, tende all'espansione. L'uomo, invece, tende alla concentrazione.

La lettera Iod infatti, è la prima lettera della parola Yahweh, Dio, il principio maschile che regge tutte le lettere della parola.

Il principio maschile che concentra.

Che concentra dove la donna disperde. Dove rilascia. È fisiologico per lei.

Offrire il suo sangue anche quando non può essere fertilizzata.

In questo modo, l'uomo, manifesta tramite lei, e per lei, quell'aspetto energetico tipicamente femminile, che altrimenti resterebbe anestetizzato.

Manifesta quell'energia magnetica femminile, che equilibra la sua innata energia maschile elettrica.

La ricompatta.

La riporta alla sua integrità, alla sua identità.

Al suo Regno.

Le dà una Forma.

In sardo, melagrana si dice "arenada".

Parola che somiglia molto a "sa rena", la sabbia. I granelli di sabbia come gli arilli della melagrana.

Solo l'acqua può compattare la sabbia. Solo l'acqua, può dare Forma alla sabbia.

E l'acqua deve arrivare da un Mascolino consapevole, che dà Forma, con il suo stesso Femmineo magnetico, alla sabbia, agli arilli della melagrana.

Un Poseidone che governi il tumulto del mare. 

Un Mascolino che non ha timore di riconoscere nella donna, una Regina, da considerare come tale.

Un Mascolino che si mette sullo stesso piano del "dare e avere". Che non sia solo un fruitore di questa esuberanza fertile e creativa, ma che ne sia artefice, altrimenti la relazione diventa sterile, squilibrata.

La donna ama essere "contenuta", guidata, riconosciuta. Non dovrebbe dimostrare niente a nessuno, come invece ha dovuto, e ancora deve, per secoli. 

Soprattutto ad un uomo.

Ed un uomo consapevole ed equilibrato, non la metterà mai nelle condizioni di cercare approvazione nel suo stesso uomo.

Un uomo che sa quanto vale, che conosce tutte le sue sfumature, da quelle più diamantine, a quelle più oscure, con il quale lei si può permettere di manifestare ogni suo aspetto, senza rimanere incastrata in esso.

Un uomo che lascia giocare la propria donna ai suoi tanti ruoli, ai suoi tanti talenti, senza, per questo, abusarne, nicchiando sulla propria presenza e intensità.

Perché spesso, è proprio la mancanza di Presenza, proprio a livello energetico, che spinge la donna a diluirsi in tanti aspetti, perdendo per strada la propria Essenza.

A volte, paradossalmente, la propria stessa Femminilità.

Perché solo tra le braccia di un uomo, una donna si sente ricompattata.

Solo negli occhi di un uomo, trova la direzione. Il senso.

Il motivo di essere, anche senza dimostrarlo.

Lui lo sa. 

E la tiene stretta a sé proprio per questo.


Tiziana Fenu

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613 arilli




lunedì, novembre 24, 2025

💛Stele cananea con Asherah e croce nel cerchio

 

L'immagine mostra una STELE in calcare del periodo cananeo (1500-1200 a.C.), esposta al museo Hecht presso l'Università di Haifa, Israele
La stele raffigura una divinità, probabilmente la DEA ASHERAH , che adora l'Albero della Vita. 
La divinità è mostrata seduta, con le mani protese verso l'albero stilizzato. 
Un albero che presenta dei FIORI TRILOBATI, come il fiore della vita di cui parla Gilgames, che è la chiave della vita stessa.
Come i nostri nuraghi-templi più importanti, il Santu Antine e il nuraghe Losa, due trilobati perfetti, due triangoli ad angoli a 60°
Dal mio scritto
https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/i-custodi-della-memoria-del-trilobato.html?m=0
"Specialmente il Santo Antine di Torralba(Ss), che è orientato verso le Pleiadi, e il Nuraghe Losa,  di Abbasanta( Or) ma soprattutto il Santo Antine, che  forma un perfetto triangolo equilatero  nella sua planimetria, una forma che fa parte della Geometria Sacra, e di tutti i solidi pitagorici tridimensionali definiti sacri. 
Strano, che uno dei due più importanti nuraghi trilobati, si trovi in una zona, Oristano, che ha la stessa radice di "orgonico". 
L' avevo già notato per Dorgali(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/05/osservavo-la-conformazione-triangolo.html?m=0), Orosei, e adesso anche qui.
Sicuramente sono zone ad alta concentrazione energetica
Ma questa parola, "trilobato", l'avevo già letta da qualche parte e ho faticato a risalire alla fonte, ma alla fine ci sono arrivata
Era un pezzo che riguardava l' epopea di Gilgamesh, l' Eroe accadico alla ricerca della memoria dell'immortalità, il quale narra di quando  Noè/Enki, ricevette l'ordine di costruire l'Arca e introdurre in essa, in questo "Bozzolo gigante", il seme della vita, che viene chiamato proprio il "trilobato" 
Ecco il passo  in cui viene nominato :
"Il Trilobato 
che ha una parte oscura 
e un' altra luminosa 
e una terza parte, che le unisce, amorosa". 
Quindi anche i nostri nuraghi trilobati, potrebbero essere una trasposizione architettonica del principio  molto semplice della creazione, dove i due poli opposti si uniscono e danno vita a un terzo elemento, che è la parte più bella, il frutto dell'amore, ed è l'unione tra i due. 
La parte inferiore della stele è rovinata, ma la parte superiore con la raffigurazione è ben conservata".

Ma notate cosa ha la Dea Asherah sul capo, il simbolo del Mundus Patet, la CROCE nel CERCHIO , che non solo è il sincretismo della simbologia della COSTELLAZIONE del CIGNO unità alla simbologia della circumpolare costellazione DELL'ORSA MAGGIORE ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/croce-nel-cerchioshamain-mundus-patet.html?m=0), ma affonda le radici nella nostra Antica Civiltà Sarda ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/nuraghi-i-primordiali-mundus-patet.html?m=0), tanto da essere ancora ritualizzato proprio con il simbolo della Croce nel cerchio portato in processione da S'URTZU di Seui, durante il nostro Carrasegare sardo (https://maldalchimia.blogspot.com/2021/01/la-simbologia-della-croce-nel-cerchio.html?m=0), da quell'Orco che in epoca romana era custode del Mundus Patet.

Ma sopratutto, era ASHERAH , che simboleggiava il palo centrale, L'AXIS MUNDI di connessione con le tre dimensioni, i tre regni del Mundus Patet.
Un'Asherah primordiale, di cui abbiamo l'archetipo qui in Sardegna, in un petroglifo a BRUNCU SUERGIU , sull'altopiano della GIARA
Dal mio scritto
https://maldalchimia.blogspot.com/2022/05/statuina-dea-madre-asherah.html?m=0
"Asherah, consorte di Yahweh, che  ha il suo stesso rango divino, come "regina dei cieli e creatrice degli Dei",  e che porta le sue benedizioni, attraverso la sua rappresentazione iconografica di albero, di palo, perché il suo nome significa "albero consacrato".
Come oggetto di culto, infatti, l'asherah può essere costruito, abbattuto, bruciato.
Una coppia divina, quella di Yahweh e Asherah, confermato anche da alcuni passaggi della Bibbia
Asherah può essere considerata UN'ANTECEDENTE della dea Ishtar e Astarte e Hator, dea egizia. Una dea che piano piano è scomparsa, nell'antico Testamento, assorbita da una dinivita monoteista e patriarcale, israelita( nel Deuteronomio si vieta esplicitamente di piantare pali sacri, e quindi, degli Asherah, "accanto all'altare del Signore Dio tuo" (Deut. 16,21)
Ma la morfologia di questa statuina, è un qualcosa che ho già visto.
L'ho vista nella sua forma primordiale e stilizzata, nel petroglifo  di Ilbono, provincia di Nuoro, in quella che viene chiamata "Sa Pedra e' Is Cincus coros( "la pietra dei cinque cuori)", definizione dalla quale mi discostai, e feci bene, perché oggi ne ho ulteriore conferma(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/la-sacra-vulva-di-ilbono.html?m=0), 
Riprende sia il petroglifo di Bruncu Suergiu, provincia di Oristano, sempre qui in Sardegna, ma anche la  statuina neolitica in terracotta dipinta, esposta al Brooklyn Museum, conosciuta come "la Dea o Danzatrice del Nilo", risalente all'Egitto predinastico, esattamente periodo Naqada II(3500-3400 a.C.)
Essendo state ritrovate diverse statuine di figure femminili di questo tipo, nell'atto di celebrare una danza con le braccia alzate, si è pensato che fossero sacerdotesse del culto della Dea HATOR, la maggiore rappresentante del principio Femminino tra le divinità egizie.
La Dea Hator è la Dea Madre per eccellenza, è la Dea del parto, della nascita, della celebrazione della vita, la Vacca Alata che dà vita al creato.
Esattamente come la Dea Asherah, e come la nostra primordiale dea del Petroglifo di Bruncu Suergiu, così simili nella morfologia. 

La statuina di Asherah, si presenta con  due doppie conformazioni a "goccia/vulva", delineate dalla forma dei capelli e delle spalle e braccia, che contengono i due GEMELLI SPECULARI . 
[...]La concezione cosmogonica del "DOPPIO ", delle coppie primordiali Gemelle cosmogoniche che creano la prima civiltà, il primo fuoco degli umani, venne acceso nell'età aurea dei Gemelli, forse un milione e mezzo di anni fa, quando si scoprì che con due bastoncini "GEMELLI ", per CONFRICAZIONE , cioè per notevole sfregamento, si poteva creare la scintilla di vita, di sopravvivenza, del fuoco( il concetto di fuoco, si lega bene con la simbologia dell'asherah sacro da bruciare. Che sia iniziato in questo modo, la ritualistica degli incensi sacri durante i riti?) 
Questo concetto del "GEMELLARE ", dal quale scaturisce il fuoco vitale, poi è rimasto nel corso dei secoli, e appare anche nel simbolo della civiltà, per eccellenza, l'Arca dell'Alleanza, nella sua riproduzione, dove i due Cherubini fungono da due elettrodi. (https://maldalchimia.blogspot.com/2022/03/fuoco-di-santelmo.html?m=0). 
L'era astrologica dei GEMELLI , va dal 6000 al 4000 aC, chiamata così, perché presso la luna nuova di primavera, erano visibili le due stelle Gemelle, Castore e Polluce.
[*E  Castore e Polluce sono figli di Leda, concepiti dopo che Zeus si unì a lei in forma di Cigno, quindi sono collegati alla simbologia della Costellazione del Cigno, la Croce del Nord, collegata al Mundus Patet /Mundus Cereris]
L'era della comunicazione, degli scambi, governata da Mercurio. 
Mercurio/Hermes, la cui H mercuriale, indica, alchemicamente l'agente collante e trasmutante tra le due energie, tra Opposti, tra Gemelli, tra due energie che devono stare in equilibrio, per consentire la creazione e la manifestazione della divinità interiore(ogni divinità, in ogni cultura e civiltà, è infatti rappresentata con questa conformazione ad H, mentre tiene per mano, in equilibrio a braccia aperte, due figure speculari, due gemelli, appunto).

Una statuina, quella Dea Asherah, straordinaria, altamente simbolica. 
[...]BRUNCU SUERGIU si trova nel parco della GIARA , nell'altopiano omonimo, in territorio di Genoni. 
Sa giara, è anche un contenitore che ha proprio la forma bombata di un grembo. 
Genoni 
Gen-
Generare. La stessa radice. 
Chiamata anche sa Jara. 
Ma "SA JARA " è anche il nome dell'albume DELL'UOVO . 
De S'OU
La padedra simbolica del tuorlo solare. Avevo approfondito in un mio post la valenza alchemica di questo "ou" 
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/seu-sou-seu-sousono-solosono-luovo-l.html?m=0
"Al suo interno abbiamo un albume madreperlato, lunare, chiamato "sa Jara" in sardo, e un centro, giallo, tondo, solare, chiamato in sardo, "Torulu", con un guscio conico/piramidale che li protegge. 
Uovo sorgente di energia vitale. 
L'albume, "sa Jara". 
Una parola simile a jana, ma anche simile a giara(come anche il nostro altopiano), che indica un grande recipiente cilindrico e panciuto, per la conservazione di liquidi o granaglie, come un utero materno.
E "Torulu", 'tuorlo", somiglia molto a Toro, sembra un Toro piccolino. 
E la parola "OU",(uovo in sardo) nel segno  grafico, sembra proprio un grembo, una barca solare (la U) che trasporta l' Horus, il figlio di Iside e Osiride, da est a ovest,
Metaforicamente, questa rappresentazione è molto importante, perché simbolicamente delinea l'inizio dell'umanità, che avviene per "confricazione" di due gemelli, di due polarità opposte".

Il MUNDUS PATET, detto anche MUNDUS CERERIS, perché il palo centrale simboleggiava la dea Cerere, l'archetipale Asherah
Dal mio scritto
 https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/mundus-patet-romani-24-agosto.html?m=0) , 
"Un solco fertile, il cui albero centrale diventava l'axis Mundi della città, protetto con una cinta muraria. 
La Roma quadrata delle origini, nella cui simbologia della croce nel cerchio si intersecano le ancestrali simbologie della terra e del cielo. 
La quadratura del cerchio. 
Venivano piantati sopratutto cereali in onore di Cerere /Demetra 
CERERE . C'era un legame fra Cerere e il mondo dei morti, sia Dea della crescita, sia come Demetra.
Anche l'albero centrale ha a che fare con Cerere, ne ho parlato in un mio scritto, e il periodo di Carnevale, si chiude proprio con il mercoledì delle Ceneri" 

Dal mio scritto https://maldalchimia.blogspot.com/2025/03/cenereashasherah.html?m=0
"CENERE /CERERE.
Cerere era già presente nel pantheon dei popoli italici preromani, specialmente gli osco umbro sabelli e fu, in seguito, identificata con Demetra. 
Il suo nome deriva dalla radice indoeuropea *ker e significa "colei che ha in sé il principio della crescita. 
Ker/kerere/cerere/cenere
CENERE , invece, in inglese, si dice" ASH ", che è la radice del nome ASHERAH , una Dea che mi è cara, di cui ho già parlato altre volte, di cui abbiamo traccia ancestrale in un petroglifo qui in Sardegna, a Bruncu Suergiu, in provincia di Oristano. 
[...] Quindi, la correlazione Cenere/Albero/fertilità /rinascita, e vista la stessa radice fonetica di ASH ( INGLESE =CENERE ) con la dea Asherah, si capisce come sia una dimensione, quella del Mercoledì delle Ceneri, di cui ho già approfondito ieri( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/03/mercoledi-delle-ceneri-2025.html?m=0), che affonda le radici in tempi antichissimi, in relazione al Sacro Femminino archetipale". 

Asherah, l'archetipale Madre ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/07/santanna-asherah.html?m=0)

Ma in questa rappresentazione della croce nel cerchio, presente sul capo di questa Asherah nella stele cananea, sono presenti anche 4 ELEMENTI CIRCOLARI.
Ancora più simbolico e significativo, perché questo riflette non solo la croce nel cerchio, simbolismo archetipale della Sardegna, ma i 4 ELEMENTI riflettono la disposizione della nostra BANDIERA SARDA
Avevo approfondito a riguardo.
Dal mio scritto
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/antico-stemma-4-mori-mongkol.html?m=0
"... perché esiste un antico
STEMMA dei QUATTRO MORI che si trovava a SARAGOZZA
nel palazzo della Deputazione del Regno D'Aragona, risalente
al sec. XVI. Attualmente è conservato nel museo della città.
I quattro mori hanno il capo circondato da una fascia attorcigliata
che passa sulla fronte
[...] La bandiera dei Quattro Mori secondo la versione maggiormente diffusa, simboleggia il trionfo della Cristianità sui Saraceni, con le teste che rappresentano le quattro vittorie aragonesi in Spagna e la croce rossa che rimanda alla Croce di San Giorgio, simbolo della lotta contro l'Islam. Un'altra interpretazione, più autoctona, la lega agli antichi quattro Giudicati sardi, che rappresentano le autonomie dell'isola. 
Ma non concordo con questa interpretazione e questo antico stemma me ne dà conferma.
Come vedete, la BENDA non è sugli occhi, e probabilmente è sempre stato così.
È una FASCIA ATTORCIGLIATA , come una CORDA , e questo coincide con la simbologia del SACRO MONGKOL sardo( che magari da noi aveva un altro nome), come simbolo regale di appartenenza, presente in svariati bronzetti sardi, di cui ho approfondito 4 anni e mezzo fa( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/il-monkgol-sardo-come-segno-di.html?m=0)
Dal mio scritto
".. particolare che ho notato in svariati bronzetti.
Un particolare che parla di devozione, sacralità, e Fedeltà al proprio Signore, al proprio Re e Maestro.
Sono Bronzetti sardi diversificati tra loro, risalenti probabilmente all' VIII sec. a. C. 
Fromboliere di Uta, donna orante, offerenti, suonatore di Ittiri, arciere di Sardara, Capotribu' di Uta, e altri. 
In tutto, ma sicuramente ce ne sono anche altre, una quindicina di bronzetti, tutti contrassegnati con un particolare, che presenta anche il capotribu' di Uta : quella benda, arrotolata come una corda, intorno alla testa.
Che non è una semplice fascia piatta.
È proprio una CORDA con spessore, e sembrerebbe arrotolata.
[...] Avevo sottolineato anche, come, il LAZO che su Issohadore usa per prendere al lazo il suo Mamutone, è un Lazo ricco di simbolismo, poiché la parte finale, è assimilabile alla parte uncinata del Sacro ANKH , che significa "bocca/passaggio/apertura/vagina/nascita/rinascita". 
Ho approfondito poi, successivamente, sulla simbologia de SA SOHA , il lazo de Su Issohadore ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/08/sa-soha-il-nostro-ankh-sardo.html?m=0/  https://maldalchimia.blogspot.com/2021/08/sa-soha-il-nostro-ankh-sardo.html?m=0)
Quindi, prendere un Mamutone per il lazo, significa, simbolicamente, offrirgli, per mano di un essere divinizzato e purificato, come su Issohadore, che porta una maschera bianca, simbolo di questa divinizzazione in corso(come quella de su Componidori e dei Giganti di Mont'e Prama, che portano i solchi di una maschera intorno al viso, segno di Eroi Divini), la possibilità di una una rinascita, di una purificazione dalla sua natura animale.

Un'elevazione, una sublimazione, una redenzione.
[...] Sto parlando del Sacro Mongkol, della benda, dell'arte Marziale del Muaythai, un'arte marziale di difesa thailandese. 
Questo copricapo è considerato Sacro, e viene indossato durante i combattimenti e mentre fanno il loro cerimoniale Wai Kru Ram Muay prima che il loro Maestro /allenatore, chiamato Krhu, lo tolga e lo metta in cima al loro angolo, nel ring, in segno di buon auspicio. 
Il Monkgol è talmente sacro, che non può toccare il terreno, e può essere toccato solo dal maestro, una volta che l'investitura è stata fatta.
Anticamente veniva benedetto dai monaci Theravada. 
I Monkgol sono fatti tradizionalmente di corda, filo e materiale di seta, che sono tessuti e intrecciati insieme. 
Esattamente la stessa struttura intrecciata che si vede in mano al Fromboliere del Bronzetto offerente di Uta, e la stessa sezione tubolare  delle corde intorno al capo, degli altri bronzetti visionati. 
[...] Perché portare una corda intrecciata, perché di questo si tratta, in offertorio? 
Cosa poteva rappresentare, se non l'appartenenza Regale ad una comunità? 
Si è parlato, nella descrizione di questo bronzetto, che potrebbe trattarsi di una delle corde ritorte e robuste  delle navi di Thartshish (Tartesso, Tharros..) che solcavano i mari, nominate nella Bibbia. 
Ma io non credo si tratti di questo. 
Il MONGKOL è come un ANKH, è sacro, riporta alla vita, alla rinascita, come quello de SU ISSOHADORE. 
Sacralizza chi lo indossa. 
Segna un'appartenenza. 
I nostri bronzetti lo rappresentano. 
Dalla donna offerente, al suonatore di launedda, fino a passare per l'arciere, e arrivare al Capotribu'. 
Lo indossano indifferentemente tutti coloro che appartengono a quella comunità
[...] Nella fase preparatoria della cerimonia iniziale Ram Muay, nella fase chiamata Taa Phrom Naang, ci sono tutta una serie di gestualità, eseguite con movimenti lenti e precisi, che simulano i vecchi bendaggi utilizzati nei tempi antichi, e soprattutto, simulano il VOLO del CIGNO , considerato un animale sacro. 
E questo aspetto del Cigno è importantissimo, perché ha un riferimento diretto con l'antica Civiltà Sarda. 
Ne ho parlato nel mio post riguardo l'ingresso triangolare dei Nuraghi, chiedendomi e spiegando, perché l'ingresso dei Nuraghi sia sempre triangolare ( come ho approfondito in un mio precedente scritto - https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/l-ingresso-triangolare-dei-nuraghi.html?m=0), e perché gli antichi Sardi erano identificati dagli stessi Egizi con le 9 stelle della costellazione del cigno, in riferimento alla Confederazione Sarda dei "Nove Archi", i Pelasgici, gli Antichi Sardi, i figli del Cigno/cygnus/cono nuragico/cunnus/cunno/Cuneo.
"E quel triangolo sagomato dell'ingresso dei nuraghi è proprio la sezione del cono.
Cono
Cunnu/cuno (apparato riproduttivo femminile)
Ma la  sezione del cono triangolare, anche come la costellazione del Cigno, per la quale si fa riferimento nella stele di Thutmose III datata più o meno 1500 a. C, nelle quale si legge delle 9 stelle della costellazione del Cigno, in riferimento  alla confederazione sarda dei "nove archi", i Pelasgici, gli Antichi Sardi".

CORDA e COSTELLAZIONE del CIGNO
I due elementi portanti del MUNDUS PATET
La CORDA
La cerimonia della "TIRATURA della FUNE ", la Peddj Shes, di cui ho approfondito anche di recente https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/la-cerimonia-della-tiratura-della-fune.html?m=0
Un simbolo regale, da antichi Architetti Divini.
Un CORDONE OMBELICALE simbolico, che ritualizzava la nascita del tempio sacro, del Mundus Patet piu tardivo,
I quattro elementi circolari, nelle 4 sezioni della suddivisione della croce, traguardano i quattro punti cardinali della tiratura della fune, della corda.
Quella corda che è sempre stata intorno al capo dei nostri Antichi Sardi.

Tra l'altro, una corda intorno al capo è presente anche in svariati nostri bronzetti sciamanici, che potrebbero rappresentare anche coloro che erano addetti alla Sacra cerimonia della tiratura della fune ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/simbologia-anelli-al-collo.html) 

Erano mori?
Gli EBREI ETIOPI della REGINA di SABA , gli antichi FALASHA , gli antichi Iniziati
La regina di Saba( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/01/la-regina-di-saba-y.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/great-zimbawe-regina-di-saba.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2020/10/i-motivi-pibiones-nella-cultura-sarda.html?m=0)
"In nessuna parte del mondo, il cognome Saba è diffuso quanto in Sardegna
E la SAPA / SA SABA , è tipica degli straordinari dolci che si usano per la tradizione de Is Animeddas, dello SHAMAIN , che è correlatissimo con il MUNDUS PATET /MUNDUS CERERIS ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/croce-nel-cerchioshamain-mundus-patet.html?m=0)

Poi, la corda intorno al capo, è declinata in benda intorno agli occhi.
Ma anche la BENDA sugli OCCHI , è simbolismo del Mundus Patet, perché rappresenta una cecità volontaria e virtuosa al mondo fenomenico (il mondo come appare) per concentrarsi sul mondo noumenico (il mondo dei principi, della legge e della verità assoluta).
Una riconnessione, che trascende il visibile.
E anche la DEA FORTUNA , il cui simbolismo è proprio la benda sugli occhi, è una declinazione della simbologia dell'antica cerimonia ancestrale della corda tesa, che traguardava l'apertura del fossato sacro di connessione tra le tre dimensioni, perché è strettamente connessa alla ritualistica DELL'APERTURA del MUNDUS PATET  ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/mundus-patet-romani-24-agosto.html?m=0)
La DEA FORTUNA era infatti la DIVINITÀ CHIAVE invocata durante quei giorni "aperti" per placare le forze caotiche dell'aldilà e assicurare che la "fortuna" e il destino della comunità rimanessero favorevoli. Il suo ruolo era quello di governare simbolicamente il caos potenziale rappresentato dall'apertura del passaggio per il mondo dei morti.
Inoltre, nel FORO ROMANO , a pochi passi dal Mundus, sorgeva il Tempio della FORTUNA PRIMIGENIA ,
la dea che aveva il potere di influenzare e rivelare i destini. Era la forza divina che poteva governare il disordine potenziale scatenato dagli spiriti dei morti.
La vicinanza fisica non era casuale. Significava che il culto della dea del destino era strettamente integrato nei rituali e nelle preoccupazioni legate al mondo dei morti e alla stabilità della città.

Come vedete, sono simbolismi archetipali, che poi si agganciano cronologicamente a diverse contestualizzazioni, a diverse civiltà, conservando però l'archetipale simbologia di cui sono veicolo.
Trovo sempre interessantissimo indagare su questi sincretismi, che poi, infine, trovano sempre Matrice archetipale nella nostra Antica Civiltà Sarda
Sardegna Cultura Madre, sempre.

Tiziana Fenu
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Stele cananea con Asherah e croce nel cerchio
















 

domenica, novembre 23, 2025

💛Domu de Jana di Mesu e Montes

 

Necropoli di Mesu e Montes.
(Ossi, Sassari)
Come si vede, l'ingresso di questa Domu de Jana, molto particolare, ha in rilievo, sull'ingresso, un bassorilievo che riproduce la stele centinata dell'esedra delle Tombe dei Giganti
Già questo, la rende particolare, perché la stele centinata è simbolo, non solo di catalizzazione di energia, necessaria, metaforicamente, alla creazione, alla rinascita dopo la morte, alla sinergia di sole e terra, di Mascolino e Femminino, esemplificato dalla stessa conformazione taurina/uterina delle Tombe dei Giganti e dalle protomi presenti all'interno delle stesse Domus.
Ma c'è anche un altro particolare.
Avevo già scritto, tempo fa, che questa Domus è molto particolare.
Potete leggere l'approfondimento completo sul mio blog( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/perche-il-nostro-presepe-in-sardegna-lo.html?m=0).
L'avevo chiamata la Domu de Jana della natività, come se fosse un primissimo presepe ancestrale, perché presenta dei simbolismi che fanno pensare alla creazione, alla natività.
Primo tra tutti, che si ricollega a quelle tre coppelle, sulla sagoma dell'esedra, sull'ingresso della Domu, le tre pietre all'interno di una doppia circonferenza, all' interno della Domu.
Come le tre coppelle sovrastanti l'ingresso e l'esedra, sulla sommità, potrebbero ospitare  ospitano i tre piccoli massi, tre uova simboliche.
Metaforicamente, le uova della creazione e della rinascita
La simbologia è molto chiara.
Creazione, ma anche nascita /morte /rinascita, una koine' concettuale e simbolica, presente ovunque, nella nostra Antica Civiltà Sarda.
Come avete letto dal link di approfondimento, in questa Domu, ci sono molti elementi simbolici.
La doppia barca solare, la primordiale  barca solare, prima che fosse ripresa anche dalla cultura egizia, che troviamo anche in altre Domus.
E poi abbiamo anche la Sheela-Na-Gig, nella sua primordiale versione, simbolo proprio della creazione, della sinergia delle due polarità, che creano, con la sua forma romboidale, che riporta ad una vu*lva, ma anche a questa sinergia, concetto sempre molto presente, in ogni forma, nella nostra cultura, come abbiamo visto altre volte, anche nelle decorazioni del vasellame di Ozieri, e in generale, simbologia portante di tutta la nostra cultura.
Una Domu de Jana, quindi, estremamente simbolica, molto oltre la solita Domu, che unisce anche la simbologia delle Tombe dei Giganti, sulla quale mi sono soffermata più volte
( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/il-banduddu-e-le-tombe-dei-giganti.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/tomba-dei-giganti-di-craddaxiu.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/tomba-dei-giganti-di-nixias.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/07/il-gigante-nella-tomba-madau-di-fonni.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2020/05/osservavo-la-conformazione-triangolo.html?m=0) 

Tiziana Fenu
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Immagine Wikipedia

Foto interno della Domu de Jana, Nero Argento ( https://www.neroargento.com/page_galle/montes_gallery.htm)

Domu de Jana Mesu e Montes







sabato, novembre 22, 2025

💛Dolmen

 Sui Dolmen e la loro simbologia, ho già avuto modo di parlare in alcuni miei scritti, uno in particolare 

Dal mio scritto ( 23/6/2021)

https://maldalchimia.blogspot.com/2021/06/simbologia-dolmen.html?m=0

"Il dolmen è un monumento funerario megalitico, risalente ad epoca preistorica, realizzato con lastre conficcate nel terreno, e sovrastate da grossi lastroni di pietra come copertura.

Spesso si presentano con un preciso orientamento astronomico, e delimitate in modo circolare da altrettante pietre, chiamate  "perdas litteradas", nel senso che spesso su queste pietre si trovano delle incisioni, ma anche "perdas fittas" ("pietre conficcate", letteralmente).

Menhir che non hanno niente da invidiare ai monoliti di Stonehenge.

Anzi, risalgono ad un periodo precedente di almeno 3000 anni( 5000 anni fa) e fungono da antichi osservatori astronomici dei solstizi e degli equinozi, come nel caso del sito archeologico di Biru e concas a Sorgono che si trova esattamente al centro della Sardegna

( sull'importanza della centralità di Sorgono, e correlazione con la Vesica Piscis geo

approfondimenti

https://maldalchimia.blogspot.com/2024/11/sorgono-e-il-40-parallelo.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/sorgono.html?m=0

Ma è su alcuni Dolmen illustrati in questa galleria, che voglio porre l'attenzione, poiché risultano perfettamente in linea con quella koine', con quel linguaggio tipico della dimensione simbolica, nell'Antica Civiltà Sarda.

Alcuni Dolmen presentano una conformazione a "tre", sia nei massi che reggono la lastra superiore, sia, addirittura con tre coppelle scavate nella stessa, come nel Dolmen di Monte Acuto di Berchidda.

Tre coppelle, tre scavature, che, se pur inutilizzabili per contenere acqua, sono simboliche, perché hanno lo stesso simbolismo delle tre cornici nelle porticine e nelle false porte delle Domus de Janas.

Indicano cioè la simbologia della "nascita/morte/rinascita", essendo questi,, dei monumenti funebri, ai quali questa simbologia, da un senso al loro esistere.

In un altro Dolmen, quello de Sa Coveccada, a Mores, troviamo addirittura un simbolismo ancora più sofisticato, simile a quello che ritroviamo nella stele centrale dell'esedra delle Tombe dei Giganti.

Le tre lastre conficcate nel terreno, sono sagomate( perlomeno, quella centrale, ripresa frontalmente) come se fossero il corpo di una Dea Madre senza testa, che regge il lastrone superiore.

Nel basso, c'è il passaggio uterino, la porticina, dal quale entra il sole, sui tre fronti, per solarizzare, fertilizzare, divinizzare e favorire il passaggio e la rinascita nell'altra dimensione.

Dolmen, che, nel corso dei secoli, avendo questa funzione così sacrale, sono stati anche decorati con petroglifi con svariati simboli. 

Molti di questi Dolmen si trovano in prossimità dei punti "geopatogeni", che corrispondono ai "nodi di Hartmann", che sono quegli incroci dei raggi tellurici generati dalle faglie, dai corsi d'acqua sotterranei, da influenze energetiche cosmiche, e da elettromagnetismo.

E quindi, così come i menhir venivano piantati su queste linee di Hartmann, dove si pensava ci fossero corsi d'acqua sotterranei, così i Dolmen, pare fossero posizionati tra una griglia e l'altra dei nodi di Hartmann, nelle zone che erano considerate energeticamente tranquille, dove scorreva un'energia positiva con direzione nord-ovest, sud est, due linee chiamate "linee della fertilità".

E questo è perfettamente consono a quanto ho sottolineato prima, cioè che alcuni lastroni sembrano riprendere la forma di una Dea Madre con il passaggio uterino. 

Infatti secondo me, nonostante il nome maschile, il Dolmen rappresenta il Femminino, perché funge da grembo che accoglie nel ventre di Madre Terra, dopo la morte, ma è anche un Femminino che cura, terapeutico, poiché in esso si convogliano le energie più positive e tranquille di Madre Terra e del Cielo, quelle che consentono la trasformazione profonda, la guarigione, la rinascita, a differenza dei Menhir, che sono prettamente maschili, che uniscono cielo e terra, e che hanno una energia più concentrata, più dirompente, più intensa. 

L'energia dei Dolmen è accogliente, è terapeutica. Ingloba energie nel suo ventre, per poi restituirle come energia guaritrice, alchemica, come una carezza, per chi ha bisogno. 

Come una Sacra Madre, che assorbe energia dalla sua stessa acqua, dalle falde d'acqua sotterranee, dalla sua stessa memoria, e la restituisce sotto forma di emanazione energetica.

La stessa Madre amorevole che guida la trasformazione alchemica nelle Domus de Janas, nelle Tombe dei Giganti.

Tre coppelle, tre passaggi uterini, tre false porte.. Si tratta sempre dello stesso linguaggio.

Un linguaggio lunare, femminile.

La luna con le sue tre fasi(calante/crescente) luna piena e luna nuova, nelle quali nasce, muore e rinasce.

Sono le tre fasi della vita, Terrena e ultraterrena, che sono rese possibili, in concreto, anche dalla funzione simbolica dei pozzi sacri, dove l'acqua è veicolo di nascita, di purificazione e di rinascita.

Ecco perché i Dolmen sono in prossimità dei corsi d'acqua.

L'acqua trasporta, è energia, è purificazione, è rinascita, è memoria. 

Dovremo re-imparare queste forme infinite e inesauribili di energia rinnovabile, continua, terapeutica. 

Sentire la natura, entrare in contatto con essa, e trarne da essa la sua infinita energia d'amore, come facevano i nostri Antichi Sardi". 


Interessante un DOLMEN situato sulla cima del MONTE  

ANICIUM , detto anche Anis, una delle tre guglie vulcaniche montuose, un centro sacro ai Celti, e successivamente ai Templari, nella Gallia Meridionale, il più antico santuario mariano in FRANCIA , venerato anche dai Romani, dedicato al culto della Dea Ana/Anas/Anas/Anua/Ana, la grande Madre, come Anna, il nome della madre di Maria. 

Notate come Ana, sia la desinenza di Jana. 

Le Tre Guglie del Monte Anicium sono uno dei simboli più iconici della città di Le Puy-en-Velay, nell'Alta Loira francese.

Nella guglia principale c'è la  Cattedrale di Notre-Dame du Puy, sulla cima principale del Monte Anicium, dove c'è anche una Madonna Nera. 

Nella seconda guglia c'è la Statua di Notre-Dame de France (La Guglia di Ferro), una colossale statua della Madonna col Bambino, in bronzo, alta 16 metri 

E poi c'è la Cappella di Saint-Michel d'Aiguilhe (La Guglia Inaccessibile), dedicata a San Michele arcangelo, patrono dei luoghi alti. 

Le tre guglie del Monte Anicium sono state dichiarate patrimonio dell'UNESCO. 


Il dolmen, in origine, era formato da due pietre massicce che reggevano una terza pietra orizzontale, posizionate in modo che un umano potesse oltrepassarla agevolmente, e standoci sotto, che ne potesse assorbire tutte le energie geoelettromagnetiche 

Questo dolmen, un blocco di basalto vulcanico nero, così venerato, divenne il DOLMEN SACRO NERO dei MIRACOLI , delle FEBBRI , e si parla della visione di un cervo in piena estate, in mezzo alla neve comparsa all'improvviso ad una donna febbricitante, che venne miracolata. 

Fu successivamente situato all'interno della Cattedrale di Notre-Dame du Puy-en-Velay, precisamente nella cappella di San Michele. 

Accanto al dolmen si trovavano un biancospino e una sorgente d'acqua, con poteri terapeutici

Il tempio di Augusto e Adinon nel periodo romano, inglobo' questo pozzo Sacro. 

Dolmen e pozzo Sacro, e successivamente, tempio romano e chiesa, erano quindi posizionati su una rete geomagnetica ad altissime frequenze, visto che dalla sorgente sgorgava addirittura acqua calda e leggermente frizzante. 

Sappiamo che chiese e cattedrali sono state edificate su corsi d'acqua sotterranei, che fungono da connettori con le energie dell'universo. 

I bassorilievi presenti sono ricchi della presenza della SIRENA BICAUDA, che di per sé, come ho già approfondito, nella sua profonda simbologia di Vesica Piscis( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/02/sirena-bicauda.html) come la sua conformazione, unisce la dimensione della terra, con quella dell'acqua, e le acque sotterranee che si incrociano con le loro falde acquifere. 


Il santuario di Le Puy-en-Velay , è una delle tappe del cammino di SANTIAGO DI COMPOSTELA , in cui vi è questa pietra nera vulcanica terapeutica. 

I ROMANI eressero, ad emulazione della  Città della Francia centrale sui fianchi del monte Anis, sul MONTE ANICIUM , italiano, l'antico nome del colle su cui sorge l'attuale città di Pescocostanzo, in Abruzzo (Provincia dell'Aquila), un  TEMPIO dedicato a DIANA ( Ana/Diana), che non era un semplice luogo di culto, ma un santuario federale di grande importanza per il popolo dei Peltuinum, una tribù sannitica romanizzata.

Anche qui è presente un grande ALTARE "sacrificale", sul punto più alto del monte, che è stato un punto di riferimento per secoli.

La celebrazione principale in onore di Diana sul Monte Anicium quasi certamente coincideva con una delle feste più importanti del calendario romano dedicata alla Dea, le Idus di Agosto, ovvero il 13 Agosto.

Sulla stessa area dove sorgeva il tempio di Diana, tra l'XI e il XII secolo, fu costruita una chiesa, che esiste ancora oggi, dedicata a Sant'Antonio di Padova, le cui celebrazioni sono Il 13 giugno. 


La CATTEDRALE di LE PUY-EN-VELAY è 

il punto più alto della città, che sorge ai piedi del Rocher Corneille (roccia del corvo). Sospesa nel vuoto, sembra un gigantesco VASCELLO , la cui prua si slancia verso i pellegrini per accoglierli nel suo interno attraverso una scalinata, che seguendo il picco roccioso, passa sotto la navata e permette di arrivare davanti al coro.

La città di Le Puy-en-Velay stessa, per la sua conformazione geografica unica, evoca l'immagine di una nave, perché è costruita su un altopiano di origine vulcanica, stretto e allungato.

Ad una estremità di questo "promontorio" si erge la Cattedrale di Notre-Dame, imponente e maestosa, come la prua di una grande nave che si protende verso il cielo, mentre all'altra estremità, su un picco roccioso, si trova la Cappella di Saint-Michel d'Aiguilhe, che funge da poppa o da albero maestro di questa nave immaginaria.

Quindi, se si osserva la città dall'alto, l'insieme degli edifici principali disposti sulla cresta rocciosa crea l'impressione di uno scafo di una nave.

Ma c'è anche un elemento Architettonico preciso, la "NAVE " ROVESCIATA, presente nella volta della navata centrale, che è costruita con pietre bianche e nere disposte a formare motivi geometrici che richiamano la chiglia rovesciata di una nave. Questa era una tecnica costruttiva diffusa, ma nel contesto di Le Puy assume un significato simbolico rinforzato.

Concetto che rimanda alla simbologia delle nostre Domus de Janas ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/01/le-domus-de-janas-non-sono-capanne.html) 


Notare come la scalinata, ha 134 gradini, che in riduzione teosofica è un 8, simbolo del Femminino archetipale, della STELLA a 8 PUNTE . 

La scala termina alla Porta d'Oro con due pilastri che reggono le due statue di  San Luigi e Giovanna d'Arco.

Perché la cattedrale sembra un Vascello? 

Perché è una NUN , una Vesica Piscis. 

Il percorso in salita verso la Porta della Cattedrale, nasce dal grembo di Madre Terra, dalle rocce vulcaniche. 

La Vesica Piscis come una placenta, che porta una nuova rinascita. 


Ma vi è un'importante corrispondenza tra  SAN GIACOMO ( l'apostolo SANTIAGO ) e la cattedrale di Notre-Dame du Puy-en-Velay, perché  è  il punto di partenza ufficiale di una delle quattro principali "Vie Francesi" (o Cammini di Francia) che conducevano i PELLEGRINI verso Santiago di Compostela in Spagna.

Questa via è conosciuta come "Via Podiensis" (dal nome latino di Le Puy, Podium).

Come ho scritto prima, Le Puy era un importantissimo centro mariano in Europa, e al contempo, la devozione a SANTIAGO (San Giacomo) era fortissima nel Medioevo, e il suo santuario a Compostela era una meta di pellegrinaggio di importanza pari, se non superiore, a Roma e Gerusalemme.

Il pellegrinaggio, combinato a Le Puy, e poi a Santiago, divenne un'espressione di fede molto potente a livello simbolico, perché si iniziava il viaggio sotto la protezione di Maria per poi raggiungere la tomba dell'apostolo Giacomo, tanto che all'interno della cattedrale di Notre-Dame du Puy si trovano diverse rappresentazioni che testimoniano il legame con il pellegrinaggio compostellano, e la Pierre des Fièvres" (Pietra delle Febbri), l'altare nero del dolmen 

Una pietra sulla quale, secondo la leggenda, i pellegrini si inginocchiavano prima della partenza. 

Toccarla era considerato un modo per guarire dalla "febbre" del pellegrinaggio e per assicurarsi la protezione divina per il viaggio.

Nei bassorilievi della cattedrale  sono presenti, infatti, raffigurazioni di San Giacomo, spesso riconoscibile dal suo tipico bastone da pellegrino (il bordone), la conchiglia (la venera) e il cappello a tesa larga.


Ma è molto particolare il fatto che Il CAMMINO di SANTU JACCU, il Cammino di San Giacomo in sardo, in SARDEGNA (che ripercorre l'antico itinerario dei pellegrini verso Santiago di Compostela) tocchi diverse zone ricche di storia e, in particolare, alcune tappe permettono di vedere dei DOLMEN .

Per esempio, la tappa da Sindia a Macomer permette di visitare il Dolmen più importante della Sardegna e di tutto il Mediterraneo, il Dolmen di Sa Coveccada. 

Mentre la Tappa da Bonorva a Cossoine, nel territorio del Logudoro-Meilogu consente di visitare la Necropoli di Sant'Andrea Priu (Bonorva) in cui vi è un dolmen molto particolare, il "Toro di Bonorva", orientato ai solstizi, di cui ho già approfondito ( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/01/3112-2021-solstizio-dinverno-toro.html) 


Sulla FIASCHETTA del PELLEGRINO , o di San Giacomo, ho già approfondito, perché è un elemento che troviamo in un nostro bronzetto sardo, BARBETTA 

https://maldalchimia.blogspot.com/2022/09/approfondimento-faraonebarbetts.html?m=0

(https://maldalchimia.blogspot.com/2025/05/fiaschetta-di-barbetta.html?m=0) 


Il legame tra San Giacomo, SANTU JACCU in Sardegna, e i DOLMEN , nasce dal fatto che i dolmen, con la loro lastra orizzontale sorretta da pietre verticali, poteva essere visto come un ALTARE primitivo. 

In alcune zone della Francia e della Spagna lungo il Cammino, i DOLMEN vennero ASSOCIATI a SAN GIACOMO, in quanto si diceva che avesse riposato lì, o addirittura che avesse costruito quelle strutture con un calcio del suo cavallo.

In alcuni casi, i dolmen presero nomi come "Mensa del Pellegrino" o "LETTO di SAN GIACOMO".


Non solo, ma Santu Jaccu, qui in Sardegna, è paredro di Santa Barbara, quindi legato alla dimensione dell'energia, dei fulmini, dell'acqua. 

Dal mio scritto 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/12/santa-barbara.html?m=0) 

"Nella nostra tradizione, sappiamo che fulmini e temporali, sono legati anche alla figura de "SU CARRU DE NANNAI ", di cui ho approfondito in un mio post 

Riporto un breve passo che rimanda ad una corrispondenza in ambito sumero, con la Ninḫursaĝ. 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/10/la-simbologia-del-tuono-e-del-fulmine.html) 

"Dea Nunhsarg, chiamata anche Ninmah, Mami, Mama, la signora del cielo . 

Il cielo, che era di dominio del fratello An

[* la AN del monte ANicium/ANis del santuario di Le Puy-en-Velay]. 

Essendo la padrona del cielo insieme al fratello AN, viene spontaneo l'accostamento con il modo di dire sardo " su carr'e nannai", nel quale la parola "nannai", sembra una ripetizione del blocco sillabico "AN", un modo di dire sardo per indicare il temporale e i fulmini. 

Un riferimento all'antica figura mitologica della tempesta, dei temporali, che correva con un carro trainato dai cavalli neri e che trasportava dei massi, che sbattendo tra di loro  facevano scintille e rumore. 

Il riferimento al nome "nannai", può essere collegato al signore dei cieli sumero An, che viveva nelle Ennai, "la  Casa dei cieli", un dio dei temporali e dei fulmini. 

Una sorta di Dio primordiale

Un Dio "nonno", più importante del padre stesso. 

Questo potrebbe essere l'interpretazione più immediata, accostando "nannai", alla parola "nonno", in senso di importanza genealogica come capostipite. Interpretazione che è anche la più diffusa. 

Ma c'è anche un'altra interpretazione da considerare. 

"Nannai" potrebbe essere riferito anche ad una dimensione FEMMINILE LUNARE . 

"NANNAI ", come "sa NAI ", la nave. 

Nave intesa come utero primordiale, traghettatrice tra le  dimensioni. 

Sappiamo bene come la falce di luna taurina, simile alle corna del toro, sia anche rappresentativa dell'ut*ero

[...] Non a caso Santa Barbara, viene invocata insieme a Santu Jaccu

"Santa Barbara e Santu Jacu (Santa Barbara e San Giacomo)

bosu portais is crais de lampu (voi avete le chiavi dei lampi)

bosu portais is crais de celu (voi avete le chiavi del cielo)

no tocheis fillu allenu (non toccate i figli altrui)

ne in domu ne in su sartu (né in casa né in campagna)

Santa Barbara e Santu Jacu (Santa Barbara e San Giacomo)"


Quel Santu Jaccu, che altro non è che, secondo prof. Dedola lo stesso YHWH . 

" IÁCCU. Terzo nome del Dio sardiano, senz’altro il più intrigante, è Iáccu, anch’esso panmediterraneo. Íaccos, Ἴακχος è pure il nome solenne di Bacco (Diónisos) nei Misteri Eleusini. Ricordo il grido rituale in onore del Dio: Iacco! Nei Misteri Íaccos era considerato figlio di Zeus e di Demetra ovvero sposo di Demetra, e veniva distinto dal Dioniso tebano, figlio di Zeus e Sémele. In alcune tradizioni Iaccos è considerato figlio di Bacco, ma in altre i due personaggi sono identici. Nel mondo latino talvolta era identificato con Libero.

Circa l’etimo di Iáccu, Íaccos, Ἴακχος, possiamo inferire che la sua base etimologica è ebraica, non per altro, ma solo perché gli Ebrei lo considerano il vero nome (quello segreto) del proprio Dio. Il sardo Iáccu, gr. Íaccos, è lo stesso tetragramma ebraico YHWH, il nome di Dio Onnipotente, da pronunciare così com’è scritto, ossia Yaḥuh. In Sardegna questo nome sacro è ripetuto numerose volte, nei nomi personali, nei cognomi, e anche in parecchi toponimi."

[...] E, in ogni caso, anche in questo contesto, sinergia degli Opposti, Jaccu e Santa Barbara, per creare la vita, demiurghi creativi. 

E d'altronde, anche l'iconografia della torre, presente nell'iconografia di Santa Barbara, rimanda ai nostri nuraghi. 

Si narra, che suo padre Dioscuro fece costruire una torre in cui rinchiudre la bellissima figlia, richiesta in sposa da molti pretendnti. La fanciulla aveva intenzione di consacrarsi a Dio e di non sposarsi. Prima di entrare nella torre, non essendo battezzata, volle ricevere il sacramento della rigenerazione e, recatasi in una piscina vicino alla torre, vi si immerse tre volte, dicendo: “Battezzasi Barbara nel nome del Padre, dl Figlio e dello Spirito Santo”. La torre è stata in ogni tradizione “porta dl cielo”, via per elevarsi fino alla dimora degli Dei.

Dioscoro, stesso nome dei Dioscuri, i figli della costellazione del Cigno, hanno un legame con la nostra tradizione, essendo, la costellazione del cigno, fondamentale, per la nostra Antica Civiltà Sarda ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/l-ingresso-triangolare-dei-nuraghi.html?m=0) di cui ho scritto anche ultimamente, Importantissima anche per la simbologia del Mundus Patet ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/croce-nel-cerchioshamain-mundus-patet.html?m=0) 


La conformazione a PUNTA di queste 3 "GUGLIE VULCANICHE " in Francia, in una delle quali è situato il santuario di Notre-Dame du Puy-en-Velay, sono ad "ATZA ", a punta, ed è una conformazione, come ho approfondito nei miei scritti ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/nuraghi-samatzai-lunamatrona.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/gonnellino-vcostellazione-cigno-utahuta.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2023/06/arciere-santa-vittoria-di-serri.html?m=0) che riflette totalmente la costellazione del Cigno, con i suoi perfetti angoli a 60°

Un perfetto triangolo equilatero, la cui conformazione ai due nuraghi Santu Antine e Losa, ne sono riflesso( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/i-custodi-della-memoria-del-trilobato.html)anche sono orientati a SUD-EST , orientamento della CROCE del SUD , opposto alla Costellazione del Cigno /Croce del Nord 

Le due croci speculari, riflesso delle nostre tipiche decorazioni a "clessidra", tipiche delle nostre Domus de Janas ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/05/domu-de-jana-della-clessidra-ossi.html?m=0) e delle nostre decorazioni della cultura di Ozieri in particolare ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/10/ballu-tundu.html?m=0) 

La CONFORMAZIONE AD "ATZA" sottende ad una dimensione privilegiata di connessione con il Divino, e in particolare, astronomicamente, con la costellazione del Cigno( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/cappello-ad-atza.html?m=0) 


E, guardacaso, il santuario di Notre-Dame du Puy-en-Velay, l'abside e Coro, sono orientati a NORD-EST, mentre la facciata principale e la Navata sono orientati a SUD-OVEST, stesso orientamento della Costellazione del Cigno, nell'asse nord-est/sud-ovest, delle sue stelle Deneb-Albireo, contrariamente alla maggior parte delle chiese cristiane dove l'altare maggiore è a est, mente a  Le Puy l'altare si trova a nord-est. 


L'ALTARE NERO dell'originario dolmen della  cattedrale di Le Puy-en-Velay, è orientato verso EST. 

E, verso EST è, guardacaso anche l'ingresso del nostro dolmen più importante, SA COVACCADA di Mores( Ss) è orientato nel suo ingresso, verso EST, con chiaro simbolismo di culto solare legato alla dimensione della nadvita/rinascita. 

In genere gli altri dolmen dono orientati a sud-est, orientamento prevalente in Sardegna ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/orientamento-sud-sudest-di-alcuni-pozzi.html?m=0), collegato anche alla dimensione degli antenati, vedi il Mundus Patet, la cui simbologia archetipale è collegata ai nostri nuraghi e pozzi sacri (https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/nuraghi-i-primordiali-mundus-patet.html?m=0) 


Un dolmen stupendo, associato alla Madonna di Custonaci, di cui porta lo stesso nome, l'abbiamo in provincia di Trapani, sul monte Sparacio, di cui ho approfondito il 2 luglio del 2023

(https://maldalchimia.blogspot.com/2023/07/la-madonna-solstiziale-di-custonaci.html?m=0) su indicazione del caro amico, ricercatore, Memmo Gambina. 

Come vedete, le simbologie si rimandano, si corrispondono, specie  nella loro valenza archetipale, anche se distanti, ritroviamo delle corrispondenze importanti, anche riguardo gli orientamenti dei dolmen. 

E in queste corrispondenze, in queste visioni di insieme, trovo sempre straordinario come le correlazioni si intreccino sempre alla nostra Antica Civiltà Sarda

Sardegna Cultura Madre, sempre. 


Tiziana Fenu 

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Maldalchimia.blogspot.com 

Dolmen



























venerdì, novembre 21, 2025

💛Mani a coppa sul seno/Cratere

 

Prima  immagine
Statuina in terracotta neo-sumera, proveniente dalla Mesopotamia, nella zona del Nippur, risalente al 2100-2000 a.C.
Statuina di cui ho approfondito la simbologia a novembre del 2021
( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/11/statuina-oannes-neo-sumera.html?m=0)

Seconda immagine
Figura femminile in ceramica, risalente al 1500–1100 aC, appartenente allo stato di Elam, nell'Iran sudoccidentale, di cui ho approfondito nel maggio 2022
https://maldalchimia.blogspot.com/2022/05/statuina-iran.html?m=0

Terza immagine
Ciondolo in oro proveniente dall'area archeologia di Tharros, di cui ho parlato nel luglio del 2023
https://maldalchimia.blogspot.com/2023/07/amuleto-tharros.html?m=0, simbologia accostabile anche al nostro bronzetto di Bolsena con il rocchetto sul capo, di cui ho approfondito la simbologia anche  recentemente
( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/simbologia-anelli-al-collo.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/la-cerimonia-della-tiratura-della-fune.html?m=0)

Un'iconografia che probabilmente la riconduce alla figura di Astarte, estremamente presente in Sardegna, rinvenuta nei contesti tombali della penisola di  Capo San Marco, a Tharros, ed esposta al Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.
Tharros è la città "punica" che ha restituito la maggior parte dei gioielli, di ogni tipo, in oro, argento, e numerosi scarabeo, risalenti per lo più al VII sec aC
Sulla simbologia di Astarte in Sardegna vi lascio alcuni miei approfondimenti, compreso il collegamento tra la simbologia di Astarte e la conformazione a Menat del nostro pozzo Sacro di Santa Cristina
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/astarte-e-il-menat.html?m=0
Abbiamo anche un tempio di Astarte sulla Sella del Diavolo, correlato ai solstizi
https://maldalchimia.blogspot.com/2023/07/sella-del-diavolo-e-solstizi.html?m=0
Astarte, legata alla dimensione della ierodulia in Sardegna
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/06/ierodulia-in-sardegna-d-turchi.html?m=0.
https://maldalchimia.blogspot.com/2023/07/dea-astarte.html?m=0

Simile alla placchetta con Astarte, è questa quarta placchetta che rappresenta Iside, risalente al V sec. aC, sempre con le mani a coppa nell'atto di allattare

Con questa conformazione particolare cito anche uno straordinario reperto postato dal caro amico ricercatore Roberto Giacalone, postato anche successivamente ( https://www.facebook.com/share/p/1SdGSRiY5N/) rinvenuto a Mozia, sempre con queste caratteristiche mani a coppa sul seno
( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/05/astarte-post-di-roberto-giacalone.html?m=0)

La simbologia delle mani ad U, a coppa, in particolare, sotto il seno, nelle antiche divinità femminili, ha origini antichissime, in cui la Dea Madre non era solo una divinità centrale nel cosmo, ma rappresentava in un certo senso, il cosmo stesso e di conseguenza, nella simbologia, il corpo della Dea diventa veicolo di simbologie più estese, cosmiche, cosmogoniche. Dee Madri, come quella di Willendorf, che viene rappresentata con le mani sui grandi seni ( approfondimenti https://maldalchimia.blogspot.com/2022/02/le-due-veneri.html?m=0)
o anche la nostra Dea Madre Sarda  di Cuccuru S'Arriu
https://maldalchimia.blogspot.com/2020/08/le-dee-silenziose.html?m=0, sono Dee ancestrali, che "vengono dal mare" ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/03/le-dee-che-venivano-dal-mare.html?m=0), come anche la Venere di
Çatalhöyük( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/08/dea-cibele-con-leone.html?m=0).
La simbologia dell'ostentare, dell'offrire i seni, simbolo per eccellenza di nutrimento, vita e abbondanza, è per simboleggiare la Dea, la Grande Madre, che offre il suo latte, fonte di vita, al mondo.
Infatti le mani, posizionate a coppa, che si curvano sotto il seno, rimandano alla simbologia ancestrale dell'Uovo Cosmico, di cui è emblema anche la nostra Dea Madre di Cuccuru S'arriu e la stessa simbologia del nostro pozzo Sacro di Santa Cristina
( Approfondimenti https://maldalchimia.blogspot.com/2021/11/simbologia-uovo-cosmico.html?m=0).
La coppa è simbolo universale del grembo, la falce di luna, ricettacolo di vita. Coppa che accoglie il sole
Il capezzolo al centro del seno, rimanda alla simbologia complessiva della falce di luna, della barca solare che trasporta il Sole, la doppia circonferenza.
L'Uovo Cosmico è infatti archetipo trasversalmente presente in ogni civiltà, poiché rappresenta l'origine dell'universo, e implementa in sé, le due polarità, maschile e femminile.
Inoltre la simbologia delle mani sotto il seno, rientra nella dimensione del chakra del plesso solare
Nelle tradizioni antiche (e ancora in alcune medicine orientali), il plesso solare e la zona sotto il seno sono considerati centri di energia vitale (il chakra del cuore e del plesso solare). Le mani posate lì indicano una concentrazione di potere, di soffio vitale (prana, qi).
Ne ho parlato in un mio scritto, dell'importanza delle mani sul plesso solare.
È una simbologia antichissima, cgd si trova addirittura rappresentata nei pilastri di Gobleki Tepe ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/simbolismo-mani-sul-plesso-solare.html?m=0)
Potrebbe essere una metafora, questo gesto, anche della misurazione del tempo, misurando il ciclo del respiro, del battito del cuore.
Certe antiche discipline orientali di difesa e combattimento, nelle loro forme ancestrali, scandiscono le mosse in base ai respiri.
Misura dei Cicli Celesti: Se la Dea è il Cosmo, misurare il suo corpo significa misurare i cicli astronomici. Le mani sotto il seno potrebbero simbolicamente "misurare" la posizione della Luna o del Sole rispetto alle stelle vicine alla Via Lattea (i suoi seni).
È interessante notare, come le posizioni delle braccia e delle mani possa anche indicare le direzioni cardinali e i conseguenti solstizi ed equinozi, prendendo come asse, il corpo della Dea, o le mani sotto il seno nello specifico, potrebbero simbolicamente "misurare" la posizione della Luna o del Sole rispetto alle stelle vicine alla Via Lattea rappresentata dai suoi seni, ma questo l'ho già sottolineato in altri contesti.
Una simbologia archetipale che viene manifestata anche a livello mitologico.
Come per esempio la dea Iside, associata alla stella Sirio, la cui levata eliaca annunciava la piena attività del Nilo, e quindi fertilità, che allatta Horus è una diretta erede di questo simbolismo.
Abbiamo anche Era che allatta Eracle( Era /Eracle, stessa radice, legata alla dimensione delle ere, del tempo), schizza il suo latte divino nel cielo, creando la Via Lattea (la parola "galassia" infatti deriva dal greco gala, "latte").
Di questo ne avevo già parlato in un mio scritto
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/posada-lantica-feronia.html?m=0
"Fin da bambino, Ercole ha dimostrato il "potere" di riuscire a soggiogare i rettili. Secondo la mitologia, infatti, fu la gelosa Era( Giunone) che inviò due grossi serpenti per soffocare il piccolo Ercole quando era ancora in fasce nella culla, ma questi con le sue poderose manine riuscì a strangolarli. Il mito deve essere letto in chiave simbolica. Ad un livello di lettura superiore, infatti, draghi e serpenti simboleggiano le correnti telluriche sotterranee"
Eracle, protetto da Atena, presentato dalla stessa Atena, al cospetto dei Dodici Dei dell’Olimpo. venne portato da Hera( o dea Uni etrusca - https://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/dea-etrusca-uni.html?m=0), che lo allatto', ma con distacco, succhiandone avidamente il seno.
Quando si stacco' dal seno con impeto, nacque la Via Lattea.
Ercole, chiamato anche Ercole Astrochyton, dal manto di stelle, venne identificato anche come lo stesso Sole.
Elios.
Eracle.
Ecate.
Aspetti dell'androginismo divino".

Astronomicamente, quindi, la correlazione con la simbologia della coppa, trova riscontro in una costellazione che era associata alla fonte stessa della vita, alle acque primordiali, al nettare degli Dei, la costellazione del Cratere, la Coppa, situata in prossimità della Via Lattea.
Quindi la Simbologia delle due mani a coppa che sorreggono la fonte di nutrimento, il latte che sgorga dalle mammella, è associabile alla Costellazione del Cratere, chiamata anche la coppa di Apollo.
Rappresenta la coppa data da Apollo a Corvo per riempirla di acqua.
Apollo, il dio del Sole, mandò Corvo a raccogliere dell'acqua in una coppa ( Cratere ). Ma Corvo venne distratto da un albero di fichi maturi e perse tempo a mangiarne; consapevole della furia di Apollo per il suo ritardo, Corvo trovò e portò con sé un serpente d'acqua ( Idra ), affermando che quest'ultimo gli aveva più volte impedito di riempire la coppa. Ma Apollo sapeva la verità e, come punizione, pose Corvo in cielo vicino alla coppa ma non abbastanza da poterne bere.

Il doppio seno della Dea, spesso enfatizzato dalle mani a coppa, era visto quindi come la sorgente della Via Lattea.
Il fiume di stelle che solca il cielo era concepito come il flusso del suo latte divino che nutre l'universo.
Il gesto delle mani che sorreggono il seno potrebbe quindi rappresentare l'atto di sostenere la stessa Via Lattea, o di attingere da essa.

Ma la correlazione costellazione del Cratere /Via Lattea, è interessantissima, perché è una correlazione di complementarietà.
Infatti la costellazione del Cratere non si trova sulla scia luminosa della Via Lattea, ma è posizionata in una regione di cielo relativamente "vuota", lontana dal piano galattico.
È come se fosse in un buio grembo galattico, circondata dall'oscurita', e in questa oscurità, risalta moltissimo, posizionata tra la costellazione del Corvo, della Vergine e dell'Idra, nell'emisfero australe.
La fascia della Via Lattea percorre il cielo passando per costellazioni come il Cigno, l'Aquila, il Sagittario, lo Scorpione, e poi, nell'emisfero sud, attraversa il Centauro, la Croce del Sud, il Carena e le Vele
La Costellazione del Cratere si trova a una latitudine galattica elevata, verso lo spazio intergalattico, il che significa che si trova ben al di sopra (o al di fuori) di questo piano denso. 
Ma proprio questa oscurità crea le condizioni ideali per vedere altro
Infatti, proprio nella direzione del Cratere e della vicina Vergine, si trova il Ammasso della Vergine, un enorme raggruppamento di galassie a circa 50-60 milioni di anni luce da noi.
È in questa dimensione che nasce il concetto delle grandi Dee Madri astrali, ancestrali, legate alla dimensione astronomica.
Quindi, la correlazione tra la costellazione del Cratere e la Via Lattea, è indiretta ma complementare, perché la Via Lattea, non essendo lì, crea le condizioni ideali per osservare altro.
Se nella mitologia, la Via Lattea era spesso vista come un fiume celeste (il latte di Era per i Greci, la Via Lattea per i Romani), il  fatto che il Cratere (la coppa) sia stato posto lontano da questo "fiume celeste" riflette la sua punizione, perché è considerata una coppa eternamente vuota, impossibilitata a riempirsi proprio perché lontana dalla Via Lattea.
Ma ecco che subentrano le varie Dee Madri, con la loro simbologia delle mani a coppa, come un cratere, che nutrono, che riempiono la stessa coppa, cosi in astrale, come nella dimensione terrena.
In primavera, alle nostre latitudini, la costellazione del Cratere è osservabile in direzione nord-ovest, invece, nell'emisfero astrale è osservabile verso sud-est
Ma è il nord ovest ad interessarci, nell'area mediterranea in particolare.
A nord-ovest è orientato uno degli assi della costellazione del Cigno, legata al Femminino,  a cui è orientato un nostro nuraghe molto particolare ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/nuraghi-samatzai-lunamatrona.html?m=0)
È anche l'orientamento del sito archeologico Sa Sedda e Sos Carros, di cui ho approfondito anche recentemente.
Dal mio scritto
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/sa-sedda-e-sos-carros-nuraghe-suraki.html?m=0
"L'orientamento più significativo del  de Sa Sedda e Sos Carros, leggermente, il "passaggio dei carri" è a NORD-OVEST, a cui sono orientate la vasca cerimoniale e Fonte, legata alla simbologia dell'acqua/antenati/memoria, e l'area Metallurgica che si avvaleva della forza del maestrale per alimentare il fuoco delle fucine. 
Quindi abbiamo una simbologia sinergica di acqua e fuoco insieme 
L'asse principale del sito è orientato da ovest verso est, con una significativa declinazione verso Nord, quindi nord ovest per le strutture più importanti 
Invece il Recinto Sacro delle Cerimonie (il "Tempio a Fonte") ha l'ingresso a Sud-Est, come il pozzo Sacro di Santa Cristina e altre strutture. 
Anche il NURAGHE S'URAKI i è orientato  verso NORD-OVEST , con il tramonto del solstizio estivo( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/06/nuraghe-suraki-antica-citta-di-neapolis.html)
Ora, la terminologia, Sa Sedda e Sos Carros, indica il PASSAGGIO dei CARRI . 
Ma quali carri? 
I due carri DELL'ORSA MAGGIORE e DELL'ORSA MINORE , nel cielo serale dei mesi primaverili ed estivi, sono orientate prevalentemente a NORD-OVEST .
L'Orsa Maggiore (il "Grande Carro") e l'Orsa Minore (il "Piccolo Carro", con la Stella Polare in coda) sono costellazioni circumpolari per chi osserva dall'emisfero nord. Questo significa che non tramontano mai e ruotano in senso antiorario attorno al Polo Nord celeste (vicino alla Stella Polare).

Le costellazioni circumpolari della dimensione della nascita e rinascita, la Mesket
[...] anche LEVATA ELIACA DELL'ARIETE è a NORD-OVEST per il SOLSTIZIO INVERNALE

La correlazione tra ORSA MAGGIORE e ARIETE è data anche dalla mitologia, perché l'Orsa Maggiore era la ninfa Callisto, che fu ingravidata da Zeus. 

Era, la moglie di Zeus, per vendetta la trasformo nell'Orsa Maggiore.
Il figlio dei due, Arcas, abile cacciatore che per sbaglio tento di uccidere la stessa madre in veste di Orsa. Fu Zeus ad evitare il matricidio, scagliando entrambi in cielo e trasformandoli nelle due Orse. 
In un altra occasione, di cui ho già approfondito, parlando degli Argonauti, gli antichi Sardi Cabiri( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/gli-argonauti.html), Zeus, indossando il vello d'oro d'ariete, salva i figli Eliè e Frisso, trasportandoli attraverso il mare fino in Colchide, per salvarli dalla vendetta di Era. 
In entrambi i casi, Ariete e Orse, sono i due strumenti che Zeus usa per salvare i figli 
E l'Orsa Maggiore funge da "mappa celeste" o punto di riferimento per localizzare l'Ariete, perché tracciando una linea, verso sud, con la traiettoria Merak a Dubhe , si arriva subito alle due stelle principali  dell'Ariete, Hamal e Sheratan 

[...] 2000 anni fa questo punto si trovava nell’Ariete ( il famoso “punto d’Ariete”), ma a causa della precessione degli equinozi,  nel corso dei secoli (con uno spostamento di 1° grado ogni 72 anni) il punto vernale si sposta gradualmente verso ovest, percorrendo a ritroso le costellazioni zodiacali
[...] La dimensione circumpolare delle due Orse, è proprio la dimensione della Gestazione. 
Sa Sedda e Sos Carros, il passaggio dei due carri, delle due Orse.
Su juvale astronomico 
Il giogo dei buoi. 
Questo sito, come sede Sacra, della gestazione, della rinascita, della trasmutazione. 
Dal mio scritto 

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/orsa-maggiore-akhetjuvale.html
"Le costellazioni del Mesket,  le guardiane del cielo, riguardavano i misteri della nascita e rinascita, poiché il  Meska, durante i riti Iniziatici, misterici, di rinascita, di incubatio, era la pelle sotto la quale si poneva l’iniziando, la pelle che simboleggiava l‘amnios o il chorion, la placenta, la membrana che avvolge il feto. 
Meska, da "mes" che significa “nascita” e ka, “doppio”.
Il passaggio per la pelle, che era simbolo anche dei riti di mummificazione, attraverso la pelle di leopardo, agnello o cervo. 
Mentre scrivo, penso a "su juvale", che veniva posto anche sotto la nuca dei faraoni, o sotto la nuca di chi guidava verso la fine delle sofferenze, su Juvale usato dalla nostra Accabadora, o forse, sarebbe meglio scrivere Akabadora, con la Ka, perché guidava verso la rinascita. 
Le Mesket, le guardiane del cielo, sempre vigili, quelle fanno girare il mondo ( come il giogo, il carro, che gira sempre su se stesso) e rendono immortali), che offrono vita, ma anche morte".

Il cratere, il solco, un'insenatura, una concavita' che accoglie l'acqua
"Sa sedda", la sella in sardo, il valico.
La stessa conformazione del Cratere.
E proprio in un cratere, ritrovo, ieri, per assurdità, la conformazione di una Gorgone/Bes, con un rocchetto sul capo, come la nostra placca con un'Astarte, con lo stesso "rocchetto" sul capo, che si tiene i seni a coppa, a cratere( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/gorgone-cratere-principessa-di-vix.html?m=0)
Perché rimanda alla dimensione della fertilità e gestazione, anche astrale, nella zona più buia del cielo.

Guardate la costellazione del Cratere, sembra la stilizzazione di una protome taurina con il viso quadrangolare e le corna a coppa.

La simbologia taurina/uterina della creazione, legato alla simbologia del giogo dei buoi, il giogo dei buoi astrale, l'Orsa Maggiore, della dimensione della fecondità, della fertilità, come la stessa simbologia del Cratere, collocata nel grembo più buio, uterino, dell'Universo.
Interessante la levata eliaca della costellazione del Cratere, che si verifica in piena primavera, tra aprile e maggio.

Per gli antichi romani Greci e Romani, perché questo evento era strettamente legato alla stagione delle piogge primaverili e al risveglio della natura. Il Cratere, associato al mito del Corvo e di Apollo, era visto come una coppa d'acqua versata dal cielo, quindi estremo simbolo di benedizione, abbondanza e fertilità, tanto da essere riprodotto come elemento sacro e beneaugurante, come ho scritto ieri, nei banchetti, sfornato di simbologie apotropaiche, come Bes/Gorgone, simboli di fecondità, come ho approfondito nel mio scritto di ieri.

Tiziana Fenu
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Mani a coppa sul seno/Cratere