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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

sabato, novembre 30, 2024

1/12/2024 Novilunio in Sagittario

 Domani, Domenica primo dicembre, sotto il segno del Sagittario, abbiamo un Novilunio in Sagittario, guidati dall'energia di un Archetipo e un Arcano Maggiore, che si è manifestato spesso, in questi ultimi mesi.

Sacro Archetipo Ebraico Lamed, il dodicesimo, con funzione "misura", e Arcano Maggiore XII dell'Appeso, in un giorno, domenica, dedicato al Sole.

Energeticamente, quindi, un passaggio importante, tenuto d'occhio anche da chi manipola questi sacri passaggi, avvalendosi della Sacra energia dei numeri.

Molti passaggi infausti, sono stati contrassegnati proprio da questo Archetipo e da questo Arcano Maggiore.

Ma non dobbiamo mai dimenticare che sono passaggi contrassegnati da una valenza sempre positiva, propulsiva, come vuole l'universo, alla nostra evoluzione, crescita, comprensione e benessere.

Sono occasioni.

Sono prove.

Sono accadimenti, che consentono alla nostra intima Essenza, di "accadere", di manifestarsi.

Perché siamo delle occasioni viventi e la variabile, siamo sempre noi, con le nostre infinite possibilità.

La doppia presenza di sole e luna in Sagittario, enfatizzano questa spinta propulsiva verso l'alto, verso il nostro Fuoco.

Verso il nostro Focus.

Focus che non deve essere perso di vista, nemmeno quanto vengono ribaltate tutte le nostre prospettive e certezze.

Quando il crinale si assottiglia in modo tale, che pur nello squilibrio dell'oscillare, si trova l'equilibrio per andare avanti, e, anzi, per vedere le cose con maggiore distacco, da una prospettiva alta e altra.

In equilibrio senza pesi morti o attaccamenti, con la nostra nudità, verità ed Essenza.


30 novembre

Notte dei Crocicchi.

Si celebra Ecate Trivia, poiché Ecate è associata in particolare agli incroci a tre vie

Per questo motivo, veniva chiamata anche Trioditis, o Tetraoditis se riferito alle quattro vie.

Veniva celebrata, in epoca romana, sia il 30 novembre,, che che il 13 agosto, durante i solstizi, considerando che il 13 agosto veniva celebrata anche Diana( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/08/dea-diana-13-agosto-2023.html?m=0), di cui Ecate rappresenta il lato oscuro, ctonio, misterico.

Anticamente, specie in epoca romana, si lasciavano offerte, proprio in questa notte particolare, in cui gli incroci rappresentano metaforicamente, l'accesso alla nostra dimensione spirituale e animica.

Sulla Dea Ecate, ho già avuto modo di approfondire ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/06/dea-ecate-solstiziale.html?m=0).

Volevo sottolineare come questa notte, segni il passaggio ad incrocio, guardacaso, da un Sabato( Saturno, il Femminino, Acqua ), ad una Domenica  ( Sole, Mascolino, Fuoco) 

È una dimensione in cui gli opposti, gli estremi solstiziali, di cui Ecate è la custode, si incontrano.


Oggi subentra anche l'energia dell'Ofiuco, che porta in sé tanta potenzialità per questa integrazione.

Archetipalmente siamo in un passaggio da un Sacro Archetipo Ebraico Lamed, il dodicesimo, quello di oggi, con funzione "misura",  con Arcano Maggiore XII dell'Appeso

Se sommiamo la data di oggi, numero per numero, 30/11/2024 vediamo che si manifesta l'energia del tredicesimo Sacro Archetipo Ebraico Mem, la Madre Cosmica delle acque primordiali, correlati all'Arcano Maggiore XIII della Morte.

Quindi, non solo abbiamo, per questo passaggio così importante, questo crocicchio metaforico, la sinergia dell'Acqua( la Mem) e del Fuoco ( il fuoco del Sagittario), ma anche un Arcano Maggiore della Morte che è immediatamente  successivo all'Arcano dell'Appeso. 

L'Appeso ci offre la prospettiva necessaria per attraversare e sondare questa nuova prospettiva, questi nuovi crocevia.

Niente ha da perdere.

Viaggia leggero, nessun vincolo terreno superficiale.

La sua Forza ritrovata, è un quella capacità di proiettarsi, capovolto, in ogni contesto, in ogni dimensione, per coglierne l'Essenza, comprenderla, "prenderla con sé", e saperla gestire al meglio.

È una malleabilita', che non è debolezza.

Che non è vulnerabilità.

Ma è forza, che consente di stabilire contatti energetici, ad ogni ponte, ad ogni incrocio, per creare quella rete su cui muoversi, come un funambolo, al di sopra dei vettori terreni

Questo Novilunio offre uno spartiacque energetico molto importante, che, come tutti gli spartiacque, necessita di una morte e di una rinascita, estremamente profonda, anche dolorosa, ma che porta in sé, tutta la spinta propulsiva del Sagittario, che è un segno dinamico che punta verso l'alto, verso la propria elevazione spirituale. 

Questa dimensione, questo forte anelito al cambiamento, che è solo un cambio di prospettiva, di reazione all'azione, è enfatizzato dal fatto che proprio oggi subentra, secondo i parametri dell'Antica astrologia, il segno dell'Ofiuco. 

Dell'Ofiuco, ho parlato più volte, in particolare in un mio scritto( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/04/riflettevo-sulla-mia-reale.html?m=0), e si correla armoniosamente, proprio all'Arcano Mem di oggi, il tredicesimo, e all'Arcano Maggiore XIII della Morte, in straordinaria Armonia energetica, come solo l'Universo sa fare. 

"Ofiuco non è contemplato tra i segni zodiacali, perché semplicemente è quel "13" che cabalisticamente fa la differenza.

La morte dei tarocchi, il cambiamento

Nell' ottica di un'impronta cattolica, non è contemplabile un uomo che riesca a dominare il serpente( Ofiuco), quindi la conoscenza.

Il serpente, dal cattolicesimo non è considerato come gnosi, conoscenza, Sophia, kundalini, Cristo, apertura.

È considerato solo il male da dominare , da calpestare. Tant'è che nell'iconografia classica, la Vergine Maria lo calpesta con il calcagno.

L' unico punto del corpo dal quale si ha accesso all'anima". 

Il punto più vulnerabile. 

L'ho scritto più volte. 

Maria protegge il Serpente, perché lo riconosce energeticamente 

È Sophia, è Conoscenza. 

È Saggezza ancestrale. 

"13 è anche 12+ 1.

Una vibrazione unificante dei Tredici apostoli più Cristo, che va a squilibrare quell'asse trinitaria intoccabile del 12( 1+2=  3) che non consente nessuna interazione con un'altro uno, rappresentato dall'umano..

Perché 13 diventa uno più tre..quindi 4..la Materia"

La Mater-Materia 

Materializzazione dell'Ascensione. 

Manifestazione del Femminile Cristificato, dei 13 cicli lunari in un anno solare che onorano il Sacro Femminino e i cicli di Madre Terra. 

Il "13" era anche un numero sacro presso gli Egizi, catalizzatore e attivatore del Corpo di Luce, così come lo era presso le antiche culture precolombiane

È l' Essenza della Madre che trasforma ogni cosa. 

E di questa trasformazione si è voluto demonizzare solo quel lato oscuro, creato apposta per tenere lontano l'uomo dalla vera vibrazione sacra di consapevolezza e di unione con il Divino. 

La vibrazione 13 è in totale allineamento con i ritmi naturali della creazione e della nostra Sacra Madre Gaia. 

Con la Mem ancestrale e archetipale. 

Una delle tre sacre lettere Madri. 

La chiesa ha diviso spiritualità e materia.

Il Regno dei Cieli con il regno terreno.

Come se fossero due cose separate. Invece il Regno dei Cieli è qui.

Nella materia sacralizzata

33..gli anni del Cristo

Il Sacro Cuore dell'Ascensione

Lo Spirito Santo attivato nel cuore della Madre della creazione.

I due numeri "33", uniti come se fossero uno specchio diventano un 8.

Il nostro anno 8.

L' infinito.

Unione di cielo e terra, di maschile e femminile.

Mai come in quest'anno, si sono demonizzate e inficiate le energie maschili e femminili, dissacrandole e "fluidificandole" e annullandole, in un unico, grottesco, genere ibrido, che non ha niente a che vedere con la vera sinergia degli Opposti, in cui le due identità, non, identiche, ma identitarie, di complementano a vicenda. 

33 è il numero del percorso iniziatico cristico.

I 33 gradini della scala di Giacobbe verso il cielo, verso il Divino.

Il ciclo perfetto

Il 6 rappresenta i 6 petali del Fiore della Vita, il numero perfetto

Nella sua forma più semplice il Fiore della Vita è chiamato anche “sesto giorno della Genesi” poiché ottenuto dalla ‘rotazione’ di sei cerchi o sfere, corrispondenti ognuna ad un giorno della Creazione.

Rappresenta la struttura interna del Creato ed il suo completamento.

Se moltiplicato per tre, "33" fa 99...9+9 fa 18..che sommato fa ancora 9..chiusura del cerchio

Il 33 degli anni di Cristo simboleggiano il percorso umano qua sulla terra. 

3+ 3 fa 6..i segni zodiacali sono 12..metà percorso..questo sulla terra..l'altro è come Anima in un' altra dimensione..

Magici numeri che fanno da ponte tra le dimensioni...

È una notte ricca di potenzialità, questa.

È anche la notte in cui Ofiuco, con la sua infinita, ancestrale saggezza, di  cui è portatore, opera in amplificazione del percepire nel sottile. 

Ecate. 

Ofiuco. 

Due rappresentati del Sacro Femminino.

Dell'acqua, benedetta dal segno di Fuoco del Sagittario. 

Come vedete, in questo ultimo periodo, c'è una forte spinta propulsiva verso l'equilibrio. 

Verso la ricerca della propria dimensione complementare animica. 

È un richiamo dell'Anima. 

Con fluidità, con lentezza, con polso morbido.

L'Universo richiede equilibrio.

Si manifesta, nella sua pienezza, proprio nell'equilibrio, anche e soprattutto, attraverso quegli estremi che sembrano inconciliabili, ma che riconosciamo, come potenzialità per l'equilibrio. 

C'è una certa morbidezza di fondo, in questa nuova prospettiva, un po lasciva. 

Un po "easy going". 

Lasciate che sia. 

Andate a piedi nudi su quelle risonanze che vi fanno battere il cuore. 

Percepitevi. 

Percepite. 

Ogni crocevia può essere possibilità. 


Tiziana Fenu 

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1/12/2024 Novilunio in Sagittario





giovedì, novembre 28, 2024

💚Le 8 figure danzanti

 Prima immagine 

Periodo predinastico Naqada 3850-3650 aC. Abydos Umm El Qaab

Museo egizio del Cairo

Vaso con 8 figure danzanti 


Seconda immagine 

Scultura cipriota I-II millennio aC

Barca votiva in terracotta. 

Dipartimento di Antichità del Museo Nazionale del Louvre, Parigi

Anche qui 8 figure. 


Il numero 8, correlato all'ottavo Sacro Archetipo Ebraico Heit, con funzione "vita", è un Archetipo cosmogonico, che ritroviamo, trasversalmente nelle civiltà, anche lontane tra loro, cronologicamente, come dimensione cosmogonica dell'Ogdoade primordiale creatrice. 

I semi Dei, iniziatori della civiltà, nella dimensione umana, le quattro coppie divine. 

Per antonomasia, infatti il numero 8, unisce cielo e terra, dimensione umana e divina, in una circolarità dinamica che è il riflesso stesso della creazione, del DNA che si intreccia e si snoda, nella danza della vita stessa. 

È la celebrazione di questo momento creativo, enfatizzata, nel vaso cipriota, dalle decorazioni in direzione ascendente e discendente, che si intrecciano in una griglia creativa, che è la tessitura stessa della sinergia della creazione, in un moto dinamico che è unità, che è cerchio, che è completezza. 

Che è il modo naturale in cui gli uomini hanno sempre onorato la connessione con il Divino, come momento di aggregazione sociale e antropologica( anche le prime aggregazioni comunitari, nascono in forma circolare) ma anche come intima dialettica di una comunità, che mantiene il proprio personale contatto con la dimensione spirituale, in una sorta di grembo metaforico, circolare. 


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

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Le 8 figure danzanti





💜Tradizione Primordiale titanica

 Secondo la Tradizione Misterica Eleusina, non è affatto vero che tutte le religioni che col tempo si sono ormate e/o differenziate proverebbero indistintamente da una mitizzata “religione primordiale” enunciata dalla visione pitagorico-platonica, in quanto adattamenti del Palaios Logos nella forma uno Hieros Logos specifico ad ogni singola forma spirituale. 

Sarebbe, del resto, un’aberrazione il solo pensarlo, poiché, solo limitandoci a restare in ambito occidentale, se individuiamo correttamente nella più autentica Tradizione Primordiale nota quella religione Titanica originaria sorta ed affermatasi in quell’età aurea in cui gli Dei Titani ancora regnavano con giustizia su questo mondo, con il primo traumatico spezzarsi della catena aurea di tale Tradizione avvenuto con la Titanomachia e con la vittoria degli Dei Olimpici, la stragrande maggioranza delle religioni che sono sorte e si sono sviluppate e succedute presso le varie civiltà, lo hanno fatto sotto l’egida di questi ultimi, e non certo sotto quella degli Dei Titani sconfitti. 

Esse si sono quindi nettamente distanziate dal Palaios Logos e dalla Tradizione Primordiale dell’Occidente – che affondava le proprie radici dapprima nelle Sette Grandi Isole del Mar d’Occidente e successivamente successivamente nella matriarcale civiltà megalitica atlantica e mediterranea, in Egitto e a Creta –, adattandosi a compromessi dottrinari e ad inquinamenti che hanno permesso, sì, alle rispettive caste sacerdotali di sopravvivere e di esercitare il proprio controllo sulle masse dei fedeli, ma che le hanno inesorabilmente e indissolubilmente legate alla via catabasica. 

Tali religioni hanno quindi dato ai propri seguaci solo l’illusione del possesso della Sophia Aionia, della Sapientia Aeterna, mentre in realtà se ne sono nettamente distanziate. 

Se in tali religioni o dottrine può essere, parzialmente, ravvisabile un qualche retaggio del Palaios Logos, della Tradizione Primordiale Titanica, esso rappresenta solo una pallida e debole ombra.

La più autentica Tradizione Primordiale dell’Occidente, quella legata all’antico culto Titanico, è riuscita a sopravvivere e a perpetuarsi non certo grazie alle molteplici religioni che sono sorte e si sono sviluppate dopo di essa, ma nonostante queste. 

Anzi, è stata sempre, nella storia degli ultimi millenni, oggetto da parte di esse e delle loro caste sacerdotali di sistematiche persecuzioni, poiché niente può spaventare i nuovi Dei usurpatori e le caste sacerdotali delle religioni ad essi asservite più di una presa di coscienza, da parte dell’umanità, della sua vera natura titanica e delle sue potenzialità, di un ricongiungimento dell’umanità con la sua vera ed autentica Tradizione Primordiale.


Tratto da "Un’Unica Tradizione Primordiale?" di Nicola Bizzi. Edizioni Aurora Boreale 


Piero di Cosimo: Il mito di Prometeo, 1515 ca. (München, Altepinacothek)

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💜Minotauro

 "Perché io sono qui, dentro il suo ricordo, posso andare avanti se lui non è stato qui prima di me? 

Non lo so, ma c’è qualcosa che non torna. 

Sono già all’interno del labirinto, che è costituito da un grande tendone semibuio. Quello che vedo è talmente diverso dal mio libro preferito degli antichi miti greci con illustrazioni in bianco e nero, dove avevo visto per la prima volta il mostruoso Minotauro. Questo Minotauro non è spaventoso, ma triste. 

Un Minotauro malinconico. 

Al centro del tendone c’è una gabbia di ferro lunga cinque, sei passi e alta poco più di una persona. Le sottili sbarre di metallo hanno cominciato ad abbrunirsi per la ruggine. Dentro c’è da una parte un materassino e un piccolo treppiede e nell’altra un secchio d’acqua e della paglia in terra . 

Un angolo per l’uomo e un altro per la bestia. 

Il Minotauro è seduto sullo sgabello, con le spalle rivolte verso il pubblico. 

Lo shock non proviene dal fatto che somiglia a una bestia, ma dal fatto che in qualche modo è un uomo. 

È proprio l’aspetto umano che ti impietrisce. Il suo corpo è quello di un bambino, come il mio. 

Una prima peluria giovanile sulle gambe, i piedi con dita lunghe, chissà perché mi aspettavo di vedere degli zoccoli. Pantaloncini corti sbiaditi, che gli arrivano alle ginocchia, camicia a maniche corte e… la testa di un giovane toro. Un po’ sproporzionata rispetto al corpo, grande, pelosa e pesante. 

Come se la natura fosse rimasta in dubbio. 

Ha eliminato tutto quello che sta tra uomo e toro, si è spaventata oppure si è distratta. Quella testa non è né solo di toro, né solo di uomo. Come poterla descrivere se anche la lingua rimane in dubbio e diventa bifida. 

Il volto (o il grugno?) è allungato, la fronte leggermente arretrata, ma pur sempre massiccia, con le ossa che sporgono sopra gli occhi. (Di fatto è simile a questa la fronte di tutti i maschi della nostra famiglia. A questo punto mi passo involontariamente la mano sul cranio.) 

La mascella inferiore è molto pronunciata, carnosa, le labbra assai più grosse. Nella mascella si nasconde sempre l’elemento più animalesco, quello che l’accompagna più a lungo. 

Gli occhi, a causa del viso (o del grugno) allungato e schiacciato, si sono allontanati. 

Su tutta la superficie del viso c’è una peluria marroncina, non barba, ma una sorta di peluria. Solo verso le orecchie e il collo questa peluria si fa più ispida e i peli crescono in modo selvaggio e disordinato. E malgrado tutto è piuttosto una creatura umana che non un essere del tutto diverso 

Alita in lui una tristezza che nessun animale può possedere. 

Quando il tendone si riempie, l’uomo fa alzare in piedi il bambino Minotauro. Questi si alza dallo sgabello e guarda per la prima volta la folla raccolta sotto il tendone. Ci passa in rassegna con lo sguardo, scuotendo la testa a causa della disposizione laterale degli occhi. Mi sembra che abbia soffermato più a lungo lo sguardo su di me. 

Del resto non siamo coetanei? 

L’uomo che ci ha fatto entrare nel tendone (il suo padrone o il suo istruttore), comincia il suo racconto. Una sorta di miscuglio tra leggenda e biografia, costruita nel corso delle innumerevoli occasioni nelle diverse fiere. 

Una storia, nella quale i tempi si inseguono e si confondono. 

Alcuni avvenimenti si svolgono nel presente, altri in un passato remoto e dimenticato. Anche i luoghi si rimescolano, regge, scantinati, re cretesi e pastori del posto edificano il labirinto di questa storia del bambino Minotauro fino al punto che tu ti smarrisci in essa. Si rigira e contorce come un labirinto e, purtroppo, non riuscirò mai a ripercorrere i suoi passi. 

Una storia con corridoi ciechi, fili che si spezzano, luoghi sordi e scuri e evidenti incongruenze. 

Quanto più sembra inverosimile, tanto più sei portato a crederci. 

Una linea pallida e retta, come unicamente posso ora esporla, senza la magia di quel racconto, consiste più o meno in quanto segue. 

Helios, il nonno materno del bambino era il responsabile del sole e delle stelle, la sera chiudeva a chiave il sole e portava in cielo le stelle, come si porta un gregge al pascolo. La mattina faceva rientrare il gregge e faceva uscir fuori il sole a pascolare. 

La figlia del vecchio, Pasifae, la mamma di questo ragazzo, era dolce e bella, andò in sposa a un grande re, da qualche parte, laggiù, nelle isole. 

Questo accadde tanto tempo fa, ancora prima delle guerre. Era un regno fiorente, il Signore in persona (quello di laggiù) beveva la grappa col re nelle isole, si stimavano reciprocamente, gli aveva perfino regalato un possente toro, dal manto bianco, una vera meraviglia. Passarono gli anni e un giorno il Signore richiese il toro in sacrificio. 

Il re Minjo (Minosse, Minosse… suggerì qualcuno) ne fu addolorato e decise di ingannare il Signore e sgozzò un altro toro, ugualmente forte e ben pasciuto. Ma come si fa ad ingannare il Signore? Se ne accorse, si adirò, si mise a sbuffare e si disse, campa cavallo che l’erba cresce, adesso capirai con chi hai a che fare. 

Fece sì che la dolce e bella moglie di Minjo, Pasifae, caddesse in peccato con quello stesso fichissimo toro. (Tra la folla si udirono voci di disapprovazione.) Di qui nacque un neonato, nel corpo uomo e nel viso toro, con una testa di toro. Sua madre lo allattava e lo accudiva ma il beffato re Minjo non poté sopportare una tale vergogna. 

Il cuore gli impediva di uccidere il neonato minotaurino e ordinò che lo rinchiudessero negli scantinati della reggia. E quegli scantinati erano un vero e proprio labirinto, lo aveva ideato un grande architetto, sicché, se ci entravi, non riuscivi più a uscirne. 

L’architetto doveva essere delle nostre parti, perché i nostri sono i migliori e i Greci sono dei gran pigroni. (Un mormorio di approvazione attraversò il tendone.) 

Quell’architetto non ne ricavò grandi vantaggi, ma questo è tutt’altra storia. Gettarono là sotto il piccolo, a tre anni, strappato alla madre e al padre. Immaginate che sofferenza provasse quella piccola anima angelica in quella buia prigione. (A questo punto i presenti presero a piagnucolare benché loro stessi si comportassero proprio così con i loro mocciosi, certo non per sempre, ma solo per un paio d’ore, quando li rinchiudevano dietro le spesse mura delle cantine.) 

Lo rinchiusero al buio, continuò il narratore, il piccolo piangeva giorno e notte e chiamava la mamma. Alla fine Pasifae riuscì a ottenere da quell’architetto, che aveva costruito il labirinto, di far uscire di nascosto il bambino e di sostituirlo con un vero giovane torello. Ma questo non sta scritto nei libri, si fa sentire il saputello in mezzo ai presenti. Questo, sottolinea il narratore, rimanga solo tra di noi, che non venga a sapere dell’inganno il re cretese Minjo, lui del fatto non ne ha la più pallida idea. 

E così liberarono in segreto il bambino e sempre in segreto lo misero su una nave diretta ad Atene (quella stessa che andava a prendere le sette ragazze e i sette ragazzi destinati al Minotauro). 

Il piccolo minotauro scende ad Atene e lì lo trova un vecchio pescatore, lo nasconde nella sua capanna, lo assiste per un paio di anni e lo affida poi a un pastore, che d’inverno scendeva a sud fino alle sponde dell’Egeo a pascolare i suoi bufali. 

Tienilo con te, disse, non può cavarsela a stare tra la gente, i bufali invece potrebbero prenderlo per uno di loro. Ecco allora, proprio quel pastore me lo ha offerto alcuni anni orsono. Non lo vogliono neanche i bufali, non lo riconoscono come uno di loro, si spaventano davanti a lui, la mia mandria si è dispersa e non posso più portarlo con me. 

Da allora frequentiamo tutte le fiere con questo povero orfanello, abbandonato dal padre e dalla madre, non è né uomo tra gli uomini, né toro tra i tori. 

Mentre viene narrato tutto ciò il Minotauro ha abbassato la testa, come se la storia non lo riguardasse, solo di tanto in tanto tanto emette un tenue suono gutturale, lo stesso che cercavo di articolare io con la bocca tappata. Adesso fa vedere come bevi l’acqua, ordina il padrone e il Minotauro, visibilmente contrariato, si mette in ginocchio, immerge il viso nel secchio e beve rumorosamente a grandi sorsi. 

Ora saluta questa brava gente. 

Il Minotauro tace e guarda in basso. Saluta la gente, ripete ancora l’uomo. Ora vedo che in una mano tiene un bastone con una punta acuminata. 

Il Minotauro apre la bocca e ruggisce un profondo, rauco e ostile Muuuuu … 

Così si conclude la seduta. 

Mi volto, prima di uscire (per ultimo) dal tendone, e per un attimo i nostri sguardi si incrociano nuovamente. 

Non potrò mai liberarmi dalla sensazione di aver conosciuto da qualche parte quel volto.


Georgi Gospodinov "Fisica della malinconia" a cura di Giuseppe Dell’Agata  Edizione italiana Voland


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"Minotauro" kylix 515 aC. Museo Archeologico Nazionale spagnolo 

Minotauro




lunedì, novembre 25, 2024

💙25 Novembre Artemisia Gentileschi

 #25novembreGiornatamondialecontroleviolenzesulledonne


Artemisia Gentileschi "Susanna e i vecchioni" 1610


Rappresenta una storia che viene dall' Antico Testamento, tratta dal Libro di Daniele

Una giovane donna, la bellissima Susanna, moglie del ricco Ioachim, si accinge a bagnarsi nel giardino della sua casa, ma viene seguita e spiata da due anziani giudici, ossessionati dal desiderio di lei. 

I due le intimano di concedersi, su ricatto sessuale, minacciando altrimenti di denunciarla come adultera. 

Susanna rifiuta, i due rilasciano falsa testimonianza e lei viene condannata a morte.

Perché la parola di una donna, che sia in un processo, o in un qualsiasi altro contesto, vale meno di niente. 

"Colpevole", in questo caso, di essersi denudata per un lecito bagno nel giardino della sua casa. 

Colpevole, nel corso dei secoli, di una gonna troppo corta, di un legging che evidenzia la sua morbidezza. 

Del suo sorriso. 

Del suo essere Donna. 

Sacra dispensatrice di Vita, alla mercé di fossilizzati dispensatori di morte. 

L'arrivo del profeta Daniele che interroga separatamente i vecchioni, li fa cadere in contraddizione 

Ma storicamente, artisticamente, non verrà mai rappresentata la scena del processo, l'umiliazione, e la punizione dei due calunniatori 

Artemisia Gentileschi focalizza la sua attenzione sulla figura femminile, che potrebbe essere lei stessa, si è ipotizzato, in un contesto di oppressione che partiva anche dalla figura paterna, e dalla sua condizione, in generale, di donna, stuprata, nella vita reale. 

Oppressione che viene enfatizzata dalla costruzione scenica del dipinto, e dalla mappatura cromatica. 

La protagonista, candida nella sua pelle diafana, è in una posizione di torsione, di strozzatura, come se venisse proprio torchiata dalla pesantezza, anche cromatica, di questi due vecchi, che già hanno deciso come distruggerle la vita, come tenerla prigioniera dei loro loro bassi istinti. 

In una pesantezza, che non è solo cromatica o generazionale, ma è anche pesantezza gerarchica, fossilizzata da millenni, in cui al vertice, si pone l'uomo, il maschio dominante, ricattatore, coercitivo. 

Nuda, con le spalle al muro, che si può neutralizzare solo con falsità. 

La Luce e l'Oscurita 

La Verità, nuda, come è questa giovane donna, senza orpelli, senza ornamenti, coperta, solo da un lieve drappo bianco, sul suo lato sinistro, il Femminino, che pure, è candido, nella sua ancestrale bellezza. 

Intimata al silenzio. 

Al tacere. 

Alla non espressione 

Al non manifestarsi. 

In tacito accordo con il complice, dinamica enfatizzata dallla confidenzialita del toccarti la spalla, dal vociare all'orecchio. 

Perché quando si tratta di fare branco, contro l'indifeso, si è sempre pronti. 

È presi singolarmente, che sono dei codardi non realizzati, non compiuti. 

Non vi è nemmeno l'istinto di coprire le proprie nudità, tanto è grave, e greve, la minaccia, il peso del ricatto, della ritorsione, della minaccia, che la renderebbe schiava a vita, attraverso una gestualità disperata, sincopata, perché non può esprimerla in tutta la sua pienezza, delle braccia. 

Un urlo smorzato in gola. 

Una cappa di condanna a vita, bloccata su quel bordo vasca, con il muro alle sue  spalle, che non offre nessuna via di fuga. 

Un dipinto straordinario, per una giovane artista di soli 17 anni, che fa molto più male di una qualsiasi rappresentazione di violenza. 

Perché è un urlo senza voce. 

Sono ali spezzate senza ramo. 

È la gerarchia dominante, antropologica, sociale, a cui ancora siamo costrette. 

Lo vediamo ogni giorno. 

Il cielo è grigio e nuvoloso, all'orizzonte, senza luce, senza sole. 

Una cappa che si addensa nei colori dei due molestatori. 

Il marrone e il rosso. 

Terra e sangue. 

Dove finiscono molte, troppe donne innocenti. 

Colpevoli solo, di essere Donne. 


Tiziana Fenu ©®

Maldalchimia.blogspot.com 

25 novembre Artemisia Gentileschi





sabato, novembre 23, 2024

💛Fibonacci

 Riprendo un mio post pubblicato a settembre( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/09/sequenza-369-civilta-sarda.html?m=0), per aggiungere alcune considerazioni, visto che oggi è la Gionata Mondiale della Sequenza Fibonacci. 

 "La natura usa tre codici per tessere i suoi fili magici"

3/6/9

È la sequenza creativa della perfezione. 

Tesla ha scelto questi numeri per un motivo. 

Ci sono schemi che si verificano naturalmente nell’universo, schemi che abbiamo trovato nella vita, nelle galassie, nelle formazioni stellari, nell’evoluzione e in quasi tutti i sistemi naturali. Alcuni di questi schemi sono la Sezione Aurea e la Geometria Sacra.

Gli antichi Sardi avevano scoperto nel 3, l'impronta del Divino sulla terra.. 

Il 3 è presente ovunque, come triade creativa e come accesso ad una dimensione "altra". 

E se si inizia a raddoppiare il 9, si arriva sempre al 9: 18, 36, 72, 144, 288, 576…

Questo è chiamato il Simbolo dell’Illuminazione.

Se andiamo alla Grande Piramide di Giza, non solo le tre grandi piramidi di Giza, tutte affiancate, riflettono le posizioni delle stelle della cintura di Orione, ma vediamo anche un gruppo di tre piramidi più piccole, le tre grandi piramidi.

La natura utilizza la simmetria tripla e sestupla, come la forma esagonale del comune nido d’ape.


*Lo schema dell'esagono( simbolo esagonale nel mento del Gigante di Mont'e Prama)


*Il fiore della vita a sei petali(lo si trova ovunque in Sardegna, simbolo della maschera dei Boes)


*La stella a sei punte(simbolo della Sartiglia di Oristano)


*I perfetti nuraghi trilobati, come il nuraghe Losa e il Santu Antine, di cui ho già approfondito, perfette "porzioni" dell'esagono. 


*Il trilobato portato di generazione in generazione dal Noè/Ziusuddu, come simbolo di perenne rinascita e ricostruzione. 


*La forma, a spirale, dei nuraghi, come una perfetta sezione aurea che unisce cielo e terra, che si snoda e si srotola come un prezioso papiro, fino alle radici della nostra Sacra Terra, sul quale sono custoditi segreti millenari.


*Le Spirali, presenti da millenni, fin dalle nostre antichissime Domus de Janas, simbolo, non solo della sezione Aurea, ma della connessione tra cielo e terra, attraverso il Sacro Femminino. 

Simbolo della Dea Madre, così importante in una società matriarcale come la nostra. 


*Proporzioni auree dei Giganti di Mont'e Prama, dei bronzetti, e delle nostre Dee Madri. 


*Tutta la Geometria Sacra esplicata attraverso strutture, simboli, proporzioni, nella nostra Antica Civiltà. 


Esagono come simbolo della struttura sociale più raffinata ed evoluta, la sinarchia, come quella delle Sacre Api, dove vige la meritocrazia e il riconoscimento dei propri talenti.

Ape come simbolo di regalità, fin da tempi antichissimi, presente nella simbologia regale e nelle sepolture, trasversalmente, in ogni epoca. 


C'è molto da riflettere, a riguardo


Gli Antichi Sardi avevano capito "come si sta al mondo" nella piena manifestazione di Umani con l'imprinting divino.

Chi mi segue, sa quanto abbia scritto e approfondito a tal proposito, sulla Geometria Sacra in Sardegna e sinergia degli opposti, e sull'esagono, e altro c'è da indagare e da portare alla luce. 


Il perché di tanta perfezione architettonica e di equilibrio di energie sta proprio nel fatto che avevano colto la proporzione divina e aurea, e in essa, con essa, e attraverso essa, espandendola in codici binari e sequenza di Fibonacci, e il codice triangolare creativo  "3/6/9", tanto caro a Nicola Tesla( "con il codice 3/6/9, l'universo crea"), si creava una dimensione dove le forze contrapposte, elettrica e magnetica, agivano invece in sinergia.

L'esagono, in tale contesto, rappresenta una manifestazione dell'armonia divina insita nella Natura, perché questa forma geometrica incorpora i due triangoli equilateri, uno retto ed uno inverso, che rappresentano la dualità e l'unione maschile-femminile. 

Api e cellette esagonali, che, nella loro perfezione e nella loro altissima valenza alchemica trasmutatrice, hanno sempre fatto riferimento alla linea di discendenza divina, altissimi operatori alchemici della materia grezza, rappresentata dal polline, in materia  polline dei fiori (materia grezza) in pura materia d'oro, il miele, dalle infinite proprietà. 


La Sardegna è una centralina elettrica a cielo aperto, ovunque, in ogni manifestazione.

La potenza della sua energia non è una scoperta umana. È un qualcosa che nasce con essa, fin dalla sua origine come terra Sacra, Atlantidea.

Avevano scoperto il segreto dell'Universo, nella sua manifestazione geometrica e numerica. Lo dimostrano i perfetti angoli "9/9/9"(  72°/72°/36°)dell'ingresso dei nuraghi, come luoghi elettromagnetici di creazione e di luoghi sacri come i pozzi, e in particolare il pozzo di Santa Cristina. 


*Lo dimostra anche la perfezione dei migliaia di pozzi sacri e nuraghi, di forma perfettamente circolare.

Forma, che custodisce proprio la chiave di lettura dell'Universo e dell'accesso alla sua infinita energia 


“Se tu conoscessi la magnificenza del tre, del sei e del nove, potresti avere la chiave per l’universo”.


In genere questa citazione apre la presentazione dell’idea che i numeri 3,6,9 siano alla base di geometrie che permetterebbero “la free energy”.

Accompagnata a questa citazione viene fatto notare che partendo da un cerchio il cui angolo al centro misura 360 gradi, dividendolo in due parti si ottengono 2 angoli da 180 gradi. Essi a loro volta divisi per due restituiscono 4 angoli da 90 gradi. Divisi a loro volta in due parti originano 8 angoli da 45 gradi. E così via per un numero “n” qualsiasi di iterazioni, così come farebbe una cellula in mitosi.


360:1 = 360

360:2 = 180

360:4 = 90

360:8 = 45

360:16 = 22,5


e sommando le cifre di questi valori otteniamo sempre 9:


3+6+0 = 9

1+8+0 = 9

9+0 = 9

4+5 = 9

2+2+5 = 9


Secondo questa idea, il 9 sarebbe un numero alla base dell’universo perché si ripete sempre nella misura degli angoli con cui viene diviso un cerchio secondo questa successione. 


I figli di questa Terra Sacra,, non hanno fatto altro che cercare di manifestarla, di liberarla, di metterla al servizio dell'umanità, chiedendo in cambio, soltanto che venga riconosciuta, e che riconosciamo questa sacralità anche in noi, come suoi  Figli, come suoi eredi e custodi. 


Tiziana Fenu 

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Fibonacci





martedì, novembre 19, 2024

💙19 Novembre Giornata Mondiale dell'Uomo

 Oggi 19/ novembre è la giornata internazionale dell'Uomo, allo stesso modo in cui si celebra la giornata internazionale delle donne, l'8 marzo. 

Prendiamo in considerazione il numero 19, il numero della data di oggi, celebrazione dell'Uomo. 

Il numero 19 corrisponde all'Archetipo Qoph, con funzione "legante". 

Il numero 19 è una straordinaria combinazione del numero uno, e del numero nove. 

Un maschile, Aleph, e un femminile, la Teth. 

Il diciannove corrisponde all'Arcano Maggiore del Sole, un numero che è sempre stato considerato Sacro in ogni cultura e civiltà, poiché rappresentava la massima manifestazione della divinità solare

Nell'antichità questa funzione "legante" veniva rappresentata da un filo che tiene unite due cose, che crea una connessione, e in greco questa parola si traduceva in "legame d'amore". 

Un legame sottile, sensoriale. 

Un legame d'Anima. 

L'anticamera della completezza, della perfezione, rappresentata anche da quell'uno più nove, da quel "dieci" che rappresenta il totale allineamento. 

La circolarità divina. 

Questa forma del cerchio diviso da una linea è un simbolo sessuale che di per sé è una forma della croce. Quando estendiamo quel simbolo e dividiamo la linea verticale per illustrare più chiaramente l'unione dell'uomo e della donna all'interno del cerchio dello spirito, abbiamo la croce all'interno del cerchio, e quando lo spirito governa su questa intersezione tra uomo e moglie, quello la croce è sotto il cerchio, che forma il segno sacro di Venere, il Sacro Ankh. 

La Croce Sacra, il simbolo di vita che le sacre coppie egizie tengono tra le mani. 

Particolarità di questo numero, è che 

Il Sole, la Luna e la Terra si allineano nella stessa posizione una volta ogni 19 anni.

Il 19 è anche la perfezione del Fiore della Vita completo, formato da 19 circonferenze. 

Fiore della vita formato dalla polarità maschile e dalla polarità femminile che si intersecano. 

Si, perché non si può avere una visione unitaria delle cose, non si può creare niente, se non attraverso la corrispondenza dei due occhi, di due fonti di energia. 

Tutto acquisisce un senso, se collegato ad un qualcosa. 

Gli stessi Archetipi funzionano così. 

Si relazionano tra loro, enfatizzando la loro funzionalità. 

L'Archetipo Qoph rappresenta proprio questo, il legame, la corrispondenza tra le cose, nonostante tempo, distanza e diversità. 

Come tra Amore e Psiche. 

Qualcosa di indistruttibile li unisce, nonostante la diversità agli antipodi. 

È il filo conduttore che riporta all'Origine, al Punto Zero. 

Dove si possono vedere le cose non solo nella Forma, ma anche nell'Idea.

Nella Forma - Pensiero. 

In quella Quarta Dimensione che appartiene alla sfera emozionale, quella che fa, farà da Matrice al corpo fisico in Quinta Dimensione, come dimostrano gli studi sulla ricettività emozionale dell'acqua. 

Quel sesto senso che è rimasto atrofizzato nella terza dimensione, e ha sede nell'admigala. 

La porta, la mandorla che permette di accedere nella dimensione superiore, e trova la sua corrispondenza alfabetica nella Mandorla Mistica, nel Pesce Mistico, della Vesica Piscis. 

E cosa rappresentano, la Mandorla Mistica, nella sua forma come una vulva, se non il Femminile?

Il Femminile che ha la forma perfetta di un cristallo d'acqua, a forma di Fiore della vita a sei petali. 

L'acqua, il Femminile, è Memoria. 

Memoria ancestrale, amniotica.

Memoria di quella forma Monadica, che lo collegava al suo complementare, al suo Sole. 

È il Femminile a guidare il Maschile, ad iniziarlo nell'Intuitivita'. 

Intuitivita', che solo attraverso il Maschile, può diventare azione, e bypassare la passività magnetica del Femminile. 

È la via ionica. 

Ionica, da Yoni. 

Ma anche ionica, da ioni, che sono quelli che si agganciano chimicamente, che creano corrispondenze. 

La via che porta alla consapevolezza del nostro essere completi, integrati, androgini, monadici. 

La sua corrispondenza geometrica, simboleggiata dalla stella di David a sei punte. 

Sei, che rappresenta un tre più tre, due completezze, maschile e femminile, che si integrano, che si corrispondono, perché sono parte integrante della stessa Essenza, e uno, magnifica ed enfatizza l'altro. 

Parlare della giornata mondiale dell' Uomo, significa riconoscergli questo potere d'azione aggregante di continuità, di corresponsione. 

Forgiato dalla dura via della Materia, del denso, della Mente, della Logica, disconosciuto, in questa dimensione, dal suo stesso Padre, arriva ad un punto dove deve andare oltre, e spaziare, attraverso il suo corrispondente femminile, in quella Dimensione che gli è connaturata da sempre. 

Che gli è innata, poiché complementare. 

Perché è la dimensione monadica dell'Origine, con il suo Sacro Femminino. 

Attraverso la prima via, quella della mente, molti uomini sono stati come mutilati della loro dimensione più potente, quella delle Emozioni, quella che davvero crea oltre la Forma-pensiero. 

Nella dimensione dell'Origine, invece, l'Uomo, tramite il Femminile, crea nella Forma-Emozione, che dà accesso a livelli superiori di consapevolezza. 

Il Femminino è la forza propulsiva a questa Dimensione. 

Perché lei è Grembo, è Mandorla Mistica e Ichthys insieme. 

È Fiamma Cristica, ha già in sé, come Grembo Madre, il Maschile e il Femminile.

Conosce la via del Ritorno a Casa. 

Verso l'Uni-Verso. 

Riconoscere questa Sacralità di corrispondenza, nell' Uomo, spetta alla Donna. 

L' Uomo non è capace di vederlo, di avere uno sguardo di insieme, se non ha l'altro occhio corrispondente, per vedere il tutto. 

E questo significa, da parte della Donna, avere una sensibilità tale, da avere davvero tutti i sensi attivati, oltre i cinque terreni, e cogliere, con il suo sesto, la corrispondenza di cui è portatore l'Uomo, e renderla manifesta, in sinergia, insieme. 

Vedo molta sedimentazione, sotto questo aspetto, molto giudizio, molta superficialità e pregiudizio, nel capire quanto può essere stata dura, per l'Uomo, la via della Mente, dell'azione, del fare, penalizzando la via del Creare. 

Perché si può creare solo in due, quando si ha la giusta corrispondenza emotiva. 

Perché l'emozione crea. 

È la via più Pura e semplice del Creare. 

La più potente. 

Il filo conduttore che va oltre questa dimensione, dove invece si realizza senza emozione.

La grande Alleanza tra Anime che si rinnova, attraverso questo Archetipo 19. 

Sono le  due colonne del tempio, Jachin e Boaz, sono l'Uomo e la Donna che sono in alleanza per lavorare con la Pietra Filosofica. 


Eva, la Madre di tutte le creature, di tutta la Vita in ebraico è Havah o Chavah

Il suo nome è formato dagli Archetipi Heit ( valore ghematrico 8) + Vav (  6) + He (5), la cui somma forma un 19, l'Arcano  e Archetipo 19. 

Eva ( la nadi energetica femminile  Ida della kundalini ), la moglie di Pingala, la nadi energetica maschile( Adamo, il cervello). 


Mentre invece la parola Adam è formata dall'Aleph ( valore ghematrico 1) + Dalet (4) +  tredicesimo Archetipo Mem ( 40) 

La somma dei tre valori ghematrici mi da un 9, che corrisponde al valore ghematrico del Nono Archetipo, la Teth, la Sophia, il Grembo, il Femminino, la Kundalini. 

La manifestazione, quindi, passa sempre attraverso il Femminino, il Grembo. 


La Natura si crea e ri-crea continuamente, in forme perfette ed equilibrate. 

Ma senza Emozione. 

Ci deve essere corrispondenza tra i piani Spirituali e quelli Terreni. 

L' Emozione è l'accesso per il Divino. 

Il Regno è qui. 

E ci sono già dei Regnanti che aspettano la loro Regina, degna della Corona. 

Del Settimo Chakra, quelli che unisce con il Divino. 

E le Regine, aspettano il Re Nudo, colui che regna anche senza un Regno. 

Perché è lui stesso, il suo stesso Regno, di cui la Regina ne e' combinazione giusta, per quella chiave  che solo il suo Re possiede. 

Sta alla Donna, riconoscere la regalità dell'Uomo, perché è lei, a vedere oltre. 

Quell'oltre di cui l'Uomo detiene la corrispondenza, la Chiave, il Legame, il collante. 

Non è questione di cuore. Di romanticismo.

Si tratta di campi toroidali potenti, che partono dal chakra del cuore, il nostro chakra più potente

La nostra centralina elettrica. 

Quella del futuro, della Nuova Umanità.


Tiziana Fenu

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19 novembre Giornata Mondiale dell'Uomo



lunedì, novembre 18, 2024

💛Santuario di Gremanu

 Santuario archeologico di Gremanu, a Fonni, provincia di Nuoro, Sardegna

Vi sono, nella descrizione, alcuni elementi simbolici importanti, numerologici, che vale la pena sottolineare. 

Si parla di una vasca circolare di 9 metri di diametro della sala circolare, all'interno un muretto realizzato con 9 blocchi di granito..

C'è una doppia ripetizione del 9

9+9 fa 18, che sommato (1 + 8), fa ancora 9. 

Il 9 ripetuto tre volte (3 x 9= 27), che fa ancora 9( 2 +7 ).

C'è una ripetizione triadica del numero 9, ritualistica, sacrale. 

Il 9 corrisponde al nono Sacro Archetipo Ebraico Teth, il Femminino, il grembo, nello specifico, con funzione "cedente". 

È la Forma che accoglie il Mascolino, che si fa grembo, che si fa ingravidare per dare origine alla vita.

È straordinario come ci fosse un'attenzione scrupolosa anche ai particolari, alla numerologia, e a tanto altro, che rivela, oltre la conformazione della struttura.

La ripetizione del 9, tre volte, indica fecondità, gestazione ripetuta, sacralizzata nel tre, anche a livello spirituale. 

Come se la vasca fosse il grembo che accoglie il fertile fallo simbolico, rappresentato dal corridoio rettangolare dalla forma fallica, lungo 70 metri. 

Il numero 7 è un numero Sacro, ricorrente in ogni civiltà  e spiritualità. Rappresenta l'unione del divino( il numero 3), con la dimensione terrena( il numero 4).

È anche il simbolo del percorso iniziatico attraverso i 7 chakra, o attraverso i 7 pianeti visibili durante l'equinozio di primavera, nella traiettoria Orione - Aldebaran-Toro - Pleiadi, lungo la Via Lattea, considerata la via per la rinascita, dopo la morte. 

Quindi una doppia valenza simbolica, in questa straordinaria struttura, di nascita e di rinascita. 

Di concepimento che si manifesta anche simbolicamente, attraverso la pietra, che forse culmina, nella sua simbologia, proprio in quel terzo tempio rettangolare, lungo 10 metri. 

Il numero 10 è il simbolo della creazione. 

Decimo Sacro Archetipo Ebraico Yod, funzione concentrazione. Il punto di inizio, della creazione. 

La lettera Yod è la prima del tetragramma divino YHWH, in Sardegna, diffuso come trigramma YHW, e indica la potenza creatrice, "concentrata" del Dio creatore, come è manifesta proprio in questa struttura architettonica fallica, unica nel suo genere. 

Il tempio a megaron, rettangolare, come quello di Esterzili, di cui avevo parlato a riguardo della straordinaria sacerdotessa di Esterzili(  https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/simbologia-della-corona-nella.html?m=0) che tiene in mano una corona con 4 punte. 

"A Esterzili esiste un tempio megalitico rettangolare , chiamato " Sa Dom'e Urxia", dove, narra la leggenda, ci sarebbe un tesoro chiamato con un nome molto simile a quello del su Scorzoni( o Scultone), che si chiama " su scusorxu", nascosto e custodito dalla Maga Urxia

Urxia, Orgia, Giorgia, sono tutte radici in "org -", che richiamano luoghi carichi di energia positiva, quindi fertile, piena di verde, che hanno lo stesso nucleo "or/org", di Orgosolo, di Dorgali, di Orosei, dei luoghi, insomma, frequentati da Su Scultone - basilisco

Infatti, "Gorgo- georgico" , è riferito all'agricoltura, e proprio Medusa, col sangue dalla sua testa decapitata, che genera il basilisco( tra l' altro il nome è simile al basilico, la più profumata tra le erbe "di cucina" ) era, tra le Gorgoni, colei che era esperta nell'arte del coltivare la terra, oltre che ad essere la più potente

Il Professor Lilliu, aveva associato  "Giorgia", ad una maga gigantessa in epoca nuragica, che si infuria e che  pietrifica con lo sguardo a causa della perdita, per una maledizione, dei propri figli

Una Giorgia come un Antica Madre Pietra della fertilità( il nome Giorgia infatti è connesso al termine greco- bizantino " Ghiorghis", che significa "colei che feconda) che venne pietrificata per aver rifiutato di fare l'elemosina, nonostante la sua ricchezza". 

L' edificio è racchiuso dentro un recinto ellittico, e questo santuario fu edificato alla fine del XIII sec a. C., sovrapposto ad un villaggio nuragico preesistente

Un luogo altamente energetico e alchemico

[...] Sicuramente il santuario di Esterzili è un luogo estremamente sacrale

Ne ho parlato anche nel mio post riguardo la simbologia dell'H nell' ipogeo di Sas Puntas a Tissi( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/simbologia-dellh-nellipogeo-di-sas.html?m=0) 

"Guardate la piantina  del tempio megalitico rettangolare  di Esterzili, quello de Sa Dom'e Urxia. 

Ha la stessa piantina ad H, come le prime "H" degli antichi alfabeti  sinoitico, semitico, aramaico. 

La H indica l'energia toroidale dei due elementi in sinergia per la creazione, maschile e femminile

Il Caduceo di Mercurio, è infatti rappresentato come un bastone alato con due serpenti attorcigliati intorno ad esso"

È chiaro che anche in questo santuario di Gremanu, ci siano elementi architettonici carichi di simbolismo, legati alla dimensione cultuale della fertilità e fecondità, alla sacralità dell'acqua, in relazione anche con il culto del fuoco, che si svolgeva probabilmente nella zona circolare del lungo corridoio a forma fallica, che ha l'ingresso a sud, associato alchemicamente all'acqua quindi al Femminino, così come è a sud-est, alba del solstizio d'inverno, l'ingresso delle 4 tombe dei Giganti, compresa quella particolarissima di Madau( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/07/il-gigante-nella-tomba-madau-di-fonni.html?m=0), con fonti, pozzi, vasche e canalette in comunicazione tra loro e templi, in cui sono stati ritrovati oggetti votivi. 

Anche questo, un centro alchemico di trasmutazione, in cui il culto dell'acqua e del fuoco, funge, ancora una volta da canovaccio semantico, simbolico e concettuale, appartenente a quella dimensione di sinergia degli Opposti, creatrice, sempre estremamente presente, nella nostra Antica Civiltà Sarda, che non è una società esclusivamente matriarcale, ma inclusiva, non esclusiva. 

Paritaria, equilibrata, armoniosa.

Abbondante e fertile di storia e simbolismo, in ogni suo aspetto. 

Piccola nota. 

La parola Gremanu, è molto simile alla parola Grimorio, che indica un libro di magia, in uso specilamente nel XVII secolo ( il santuario di Gremanu risale al XV secolo aC), che conteneva tutte le formule ritualistiche delle "streghe", dei sacri Femminini. 

Delle Janas, se vogliamo. 

Gremanu

Gremio

Le Arti, le Sacre Arti, appartenevano alle donne.

Gremio/Grembo

Il Grembo delle loro creazioni, si sviluppò in Gremio. 

"Gremanu", come generalmente viene detto, come sinonimo di "germano", mi stona. 

I culti ordalici, dell'acqua e del fuoco, non sono di esclusiva dei popoli germanici, ma proprio di una terra e civiltà come la nostra, che ha praticato intensamente il culto delle acque sia a scopi terapeutici, che oracolari, o per emettere giudizi che trascendono l'umano. 

È in questi Santuari Sardi, che nasce la storia, la tradizione. 

La memoria collettiva di tutto ciò che siamo. 



Tiziana Fenu

©®Diritti intellettuali riservati 

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Santuario di Gremanu









mercoledì, novembre 13, 2024

💛Sorgono e il 40° parallelo

 

Circa 200 menhir ogivali nella zona archeologica di "Biru e Concas", orientati a Nord Est
Stanno a Sorgono, che si trova al centro esatto della Sardegna
Sorgono.
Nel 40° parallelo, di cui avevo già parlato altre volte.
Il 40 traguarda sempre un passaggio importante, presente, come simbolismo, nelle cosmogonie di ogni civiltà, che è importante, perché traguarda anche zone che sono considerati dei portali.
Qui in Italia, sul 40° parallelo Nord abbiamo, nel Salento, Otranto, che è considerata come la "porta d'oriente" e abbiamo anche un importante santuario preistorico, la grotta dei Cervo, a Porto Badisco, che sorge su una zona dove ci sono una serie di vulcani, lungo un massiccio che si estende in direzione sud-ovest, Nord-est, sul 40° parallelo, che è anche la direzione solstiziale dei nostri pozzi Sacri qui in Sardegna, compreso quello importantissimo, di Santa Cristina, di cui ho approfondito molte volte.
Di questo massiccio, la cui orogenesi dei vulcani, risale ad un ancestrale scontro geologico, fanno parte due noti vulcani, Ararat, il grande, e il piccolo.
Il grande Ararat si eleva a 5165 metri, ed è ritenuto sacro, perché è considerato il luogo  dell'approdo della biblica Arca di Noè.
C'è da sottolineare che il vulcano Ararat, forma, insieme al sito di Gobleki Tepe al conoide della foce egizia del Nilo, un triangolo,  chiamato "Triangolo delle Ottave Oracolari"( teoria di M. Grande) pre-diluviando, funzionante fino al V millennio aC, data del possibile diluvio universale
Quindi, questo triangolo Sacro, era compreso tra il Santuario preistorico di Porto Badisco, sul vertice occidentale, il messiccio del vulcano Ararat, sul vertice orientale, e la città egizia antidiluviana, Bedhet, sul vertice meridionale, la città del Primo Tempo, inabissata nella foce del Nilo
Questo triangolo delle Ottave Oracolari, definiva un'area  che comprendeva Mar Ionio, Mar Egeo e le terre circostanti( quindi anche la Sardegna), in quanto proiezioni omotetiche con il cielo, della prua della Costellazione della nave di Argo, consacrata a Poseidone, la cui Bussola, la porzione di stelle della vasta  costellazione, corrisponde al Nord Est
La Nave Argo (in latino Argo Navis) era una grande costellazione meridionale raffigurante la nave Argo, usata da Giasone e gli Argonauti per navigare verso la Colchide.
Il vello d'oro di Giasone, era probabilmente il bisso Marino nella zona di Sant'Antioco

Tiziana Fenu ©®
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Sorgono e il 40° parallelo




💙15/11/2024 Plenilunio in Toro

Venerdì 15 novembre, abbiamo una Luna Piena in Toro, segno di Terra,

Siamo sotto l'energia del Sacro Archetipo Ebraico Ayin, il sedicesimo, con funzione corrispondenza, correlato all*Arcano Maggiore XVI della Torre
Siamo in un'energia governata da Venere, che governa proprio il segno del Toro.
Quinto giorno della settimana.
Il numero 5, correlato al segno del Toro e al pianeta Venere, che delinea, nel suo percorso ciclico di 8 anni( siamo in un anno 8, e il 16 dell'Archetipo Ayin e dell'Arcano della Torre, è il doppio di 8), che indica una corrispondenza tra l'elemento terra e l'elemento etere, spirituale.
Il dominio energetico del Toro, presiede a questo plenilunio, e che rappresenta tutto ciò che è legato al femminile, alla creatività, alla terra, come fucina di fecondità e abbondanza.
Cosi come è sempre stato anche nelle società del passato, compresa la nostra Antica Civiltà Sarda, dove il Toro è complementare, tanto al punto di identificarsi, attraverso una Koinè taurina/uterina, con la stessa Madre Terra fertile e abbondante, e con tutte le Dee che la rappresenteranno nel corso dei secoli, a partire da Ishtar, da  Inanna.. 
È proprio il segno del Toro, che è un segno femminile, ad esaltare la Luna, la Madre di tutte le Forme. 
E in questa esaltazione, incarna la Luna Piena, che diventa come un Sole. 
Ma quale è il vero Archetipo Femminile? La Luna o la Terra? 
È la Terra, è Gaia, che è nel cuore della terra. La luna è solo un suo satellite. 
Ed è proprio dalla terra, dal radicato Toro, segno di Terra, segno legato alla parola, alla laringe, al verbo, alla manifestazione, all'espansione, che deve arrivare questa energia pulsante che ci richiama in questo plenilunio
Un salto evolutivo che ci impone che le nostre capacità creative si smuovano e salgano, dal centro sacrale al centro della gola, il nostro utero creativo, verbale. 
L'ultima luna nuova è stata in Scorpione, il primo novembre, di cui ho già scritto, e il segno del Toro è il suo opposto e complementare, e si ha evoluzione quando i centri creativi, inferiori e superiori, comunicano tra loro. 
Marte e Venere, contrapposti ma complementari. 
Terra(Toro) e acqua(Scorpione) che si amalgamano per costruire, attraverso una purificazione scorpioncina nell'acqua, che diluisce e purifica l'eccessiva densità del Toro, molto materiale, molto terreno.
Quando sublimiamo la nostra energia primordiale, quella terrena del Toro, quella molto sessuale legata al primo chakra del radicamento e la innalziamo come un canto, attraverso una Vibrazione che sostiene la Parola, dove il Femminino, la Terra, e di riflesso anche la Luna, prende consapevolezza del suo Sole interiore, vi è un ritorno all'Origine, dove Eva, Lilith, prende consapevolezza di essere anche un Sole. 

Il novilunio importante del  primo Novembre, sotto una luna crescente in Scorpione, governato da Marte, ha manifestato un dio della guerra, della distruzione, ma anche della vitalità, della fioritura, del sangue, che simboleggia la morte, ma anche la vita.
Marte/Mater, imprescindibili l'uno dall'altra, perché dove c'è morte, c'è anche vita, e spesso si deve distruggere per poter costruire e ricostruire. Ed è proprio Marte a governare il segno dello Scorpione.
Marte il tagliente, che deve scendere nei suoi stessi abissi per avere capacità di discernimento.
Deve poter sentire, anche fisicamente, a livello di plesso solare, dei suoi sensi, l'intensità delle sue emozioni, del suo sentire.
Non può restare in superficie.
La spada della sua mente, necessita profondità di pensiero, per poter riconoscere, distinguere, selezionare.
Tagliare.
Il Marte italico, figlio della dea Tellus e di Iuppiter, sublima in modo magnifico questo forte dinamica simbolica dell'emergere dal ventre della Madre Terra, dalle acque amniotiche e oscure, come lo stesso mistero della vita, dello Scorpione, fino alla superficie.
Fino alla sommità della Torre, come ci indica l'Arcano Maggiore XVI di questo plenilunio.
Marte ha queste due polarità in sé.
Abisso e superficie.
Buio e luce.
Distruzione e vita.
Scorpione e Toro.
Sono in corrispondenza tra loro, proprio come il nostro Archetipo Ayin.
Nella tradizione tibetana, al quarto Chakra, quello della gola, Amithaba, abbiamo il colore Rosso e l'elemento Fuoco, che sono gli elementi del pianeta Marte, che governa, appunto, lo scorpione.
Chakra della gola, il quinto, Vishudda, che nella tradizione occidentale, è governato dal Toro, il quale è governato da Venere.
E sappiamo come il Chakra Vishudda, abbia risonanza con la dimensione creatrice della sessualità, dei genitali, come è nella dimensione dello Scorpione, del Novilunio appena trascorso.
Vedete, dunque, come è tutto perfettamente in risonanza, in riverbero.
Ciò che manifesta questo plenilunio in Toro, è capacità di creare corrispondenza nella dimensione terra, nel pratico, nel risoluto, grazie alla corresponsione che stiamo manifestando con la dimensione divina, attivando il terzo occhio della Ayin, che corrisponde anche alla sorgente.
Continua il processo di sgretolamento del superfluo ( Arcano XVI della Torre).
Si lavora nelle fondamenta, in ciò che è la nostra Essenza, la nostra Verità, la nostra più piena manifestazione
La luna piena del Castoro, è chiamato questo plenilunio di Novembre

Il Castoro, di per sé, è un grande lavoratore, il costruttore per eccellenza. 

Costruisce ininterrottamente .
Dalla sua energia, come Animale Totem impariamo ad entrare in connessione con le nostre esigenze più profonde, a plasmare i nostri desideri, pezzetto dopo pezzetto, "incidendo  la dura materia con gli incisivi, con i denti davanti, proprio come fa il Castoro.  
Non è tempo di" masticare", usando tutti i denti, nella masticazione
È il tempo del ghiaccio, del congelare le altre situazioni che devono essere masticare, triturate e digerite, e convogliare le energie solo su noi stessi, su quegli incisivi che incidono e plasmano la materia.
La volontà unita al desiderio, creano le sinergie giuste per creare le nostre personali dighe, i nostri ponti, i nostri nuovi templi. 
Accoglienza di quella connessione profonda che consente la gestazione e rinascita.
Infatti, nella disciplina della Dentosofia, la parte superiore della dentatura indica l'energia Maschile del Cielo, e nella fattispecie, i due incisivi centrali indicano, il sinistro, lo Yang di Yin, quindi il Maschile del femminile, quindi il creatore, l'aspirazione del desiderio, mentre l' incisivo destro indica lo Yang di Yang, il Maschile del Maschile, il desiderio di realizzazione nel concreto.
Esattamente in totale risonanza con l'Archetipo Ayin di corrispondenza.
Una Luna Piena stupenda, che ci spinge a concentrare concretamente le nostre energie, nella realizzazione di sé stessi, lasciando perdere le situazioni che ci coinvolgono energeticamente in "masticazioni e digestioni energetiche" più impegnative e dispersive, non adatte per questo momento di "luna di ghiaccio", di tutela e protezione, di cristallizzazione delle nostre energie.
Con infinita gratitudine sempre

Tiziana Fenu
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15/11/2024 Plenilunio in Toro







lunedì, novembre 11, 2024

💙11 novembre San Martino

 11 novembre

San Martino

Santo, la cui simbologia è legata, esotericamente al pianeta Marte.

Martino era un  soldato romano morto l'8 novembre del 397 a 81 anni, che da giovane offrì metà del suo mantello rosso ad un mendicante, ricevendo così, durante la notte, la benedizione del Battesimo, e il ripristino del suo rosso mantello.

Rosso come il Fuoco, elemento distintivo di Marte, il pianeta rosso. 

L'eroe che stabilisce una ierogamia ( eroe, da hieros gamos) con la sua dimensione divina, lasciando le armi, e diventando testimone della parola di Dio.

Il segno dello Scorpione è governato proprio da Marte e la simbologia della spada del guerriero, è una metafora della coda, del pungiglione dello Scorpione

11 novembre

19 giorni dopo l'ingresso del Sole nel segno dello Scorpione

Il 19 è il numero legato al Sole.

Arcano Maggiore XIX del Sole e Archetipo Qoph, con funzione legame.

Lo Scorpione è un segno d'acqua.

Sole e acqua che creano un legame. 

Fuoco e Acqua.

Una Sacra ierogamia che segna questo passaggio di unione tra cielo e terra, tra dimensione divina e umana.

L'estate di San Martino, è chiamato questo giorno.

Il richiamo all'estate, porta alla corrispondenza con il passaggio della notte di San Lorenzo, il 10 agosto, tre mesi prima di questo passaggio.

Anche San Lorenzo e la sua padedra Laurentia, sono correlati a questa corrispondenza tra acqua e fuoco, di cui ho avuto già modo di approfondire( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/08/dea-acca-laurentiaaccabadorasan-lorenzo.html?m=0) perché vi è uno stretto legame con il nostro bronzetto sardo itifallico. 

Acqua, le lacrime di San Lorenzo, le stelle cadenti, e il Fuoco del segno del Leone, del 10 agosto. 

Un passaggio mercuriale, necessario alla trasmutazione del sangue, del sacri-ficio, in oro, sull'onda della tradizione mitraica, e della dimensione del sacrificio, in molte altre civiltà, trasversalmente, in ogni periodo(il sangue del Toro versato per fertilizzare la terra, così come in altre mitologie con corrispondenze astrali, il mantello rosso, sacrificato, condiviso). 

Un culto solare, di Manifestazione della luce, per scardinare l'ombra. 

Una stessa redenzione dell'energia di Marte, che, da portatore di spada, diventa portatore di luce, di croce, il cui simbolismo archetipale è la sinergia degli Opposti, di fertilità, di evoluzione. 

Marte corrisponde all'Archetipo ebraico He' e alla quinta Sephiroth Gevurah. 

Quinta Sephiroth Geburah, il pilastro della severità, nell'Albero della Vita, con una forte energia femminile ( anche la Giustizia, ha sempre avuto un'energia e una manifestazione femminile). 

Le sue armi sono la spada, la lancia, la sferza e lo stilo, il suo metallo è il ferro. 

Il suo colore è il rosso, la pietra il rubino, la lettera ebraica associata la He, quinto Archetipo, con funzione "vita", la cui rappresentazione grafica è la stella a 5 punte.

Il primordiale archetipo Femminino della Tanit, la cui simbologia lega cielo e terra, i 4 Elementi della terra, con l'elemento etere del Divino. 

Il 5 è il numero di Venere, controparte energetica di Marte ( sono come il numero primo, 11, il numero Maestro della coppia ierogamica per eccellenza). 

Il 5 è anche il numero del Toro, governato da Venere. 

Quel Toro che appartiene all'elemento Terra, e che deve essere sacrificato( vuoi per mano di Mitra o attraverso altre simbologie) per consentire la manifestazione della luce, della fertilità, dell'abbondanza. 

Proprio come questo passaggio della celebrazione di San Martino, nel cuore dell'autunno, in connessione con la dimensione solare, luminosa, divina, che porta elevazione. 

Corrisponde alla divinità egizia Nephthys, sorella di Iside( Iside era protetta da 7 scorpioni) protettrice per la rinascita dopo la morte, le cui bende per l'imbalsamazione erano chiamate "le trecce di Nephthys". 

Nephthys. 

La Nepeta. 

Lo scorpione d'acqua, di cui avevo già parlato ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/07/pozzo-canopolicanopi-egizi.html?m=0) 

bbiamo quindi un Femminino, legato anche alla simbologia dello Scorpione

[...] L'animale che  rappresenta la dea Serket, simbolo del venire alla vita, sarebbe più precisamente  la nepida (scorpione d'acqua), un insetto anfibio maestro del respiro, del soffio vitale.

Infatti in alcune rappresentazioni appare una Nepeta sulla Dea Serket, la dea Scorpione, protettrice di morti e uno dei vasi canopi dove andavano gli organi del defunto durante la mummificazione

[...] Uno scorpione che è legato astronomicaente, al Solstizio d'inverno, quindi alla discesa autunnale del sole agli inferi. 

Gli ingressi dei nostri pozzi Sacri in Sardegna, sono orientati per lo più  al tramonto del solstizio d'inverno, quindi alla dimensione più assoluta dell'oscurita', propedeutica alla generazione /rigenerazione/gestazione. 

Una discesa necessaria per poter poi risalire e far nascere il Sole Bambino invernale che emerge dall'oscurita' per portare la luce. 

Al Femminino spetta il compito di distruzione e di rinascita. 

Lo Scorpione è un segno d'acqua, alchemico. 

La discesa nella dimensione misterica e ancestrale, nelle acque amniotiche dello Scorpione, per ritrovare la propria luce, per rinascere a sé stessi. 

Nella mitologia, Orione, che sta vicinissimo al Toro,  morì a causa della puntura di uno scorpione che Artemide fece uscire dal terreno per aver attentato all'onore delle Pleiadi. 

[...] Una Nepeta o nepida( casualmente, abbiamo una località, qui in Sardegna, che si chiama proprio Nebida, nel comune di Iglesias), quindi, che è legata anche ad Orione, fulcro importantissimo della spiritualità della nostra Antica Civiltà Sarda

Una nepeta rappresentata sulla schiena della Dea Serket, perché  funge, come il Menat, da fattore sinergico, ibrido, equinoziale tra i due solstizi. 

La nepeta ha la stessa funzione del Menat, la cui forma la si ritrova nei nostri pozzi Sacri e in particolare nel nostro pozzo di Santa Cristina, come ho approfondito tante volte ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/il-menat-portale-alchemico-dei-pozzi.html?m=0 / https://maldalchimia.blogspot.com/2021/11/il-menat-e-santa-cristina.html?m=0) 

Ma è durante gli equinozi, da traguardatore lunisolare quale è, che si verifica il fenomeno dell'ombra capovolta, nel pozzo di Santa Cristina. 

Il gemellare, la placenta che si manifesta per la rinascita". 


Il gemellare. 

Sole e luna. 

Fuoco e acqua

Come questi passaggio di San Martino. 

Piovoso, ma con il sole dentro. 


Dipinto raffigurante San Martino, dal retablo appartenne alla chiesa di San Francesco, documentata sin dal 1228. 

Museo Archeologico Antiquarium Arborense di Oristano


Tiziana Fenu 

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11 novembre San Martino





domenica, novembre 10, 2024

💙Portale 11/11/2024

 11/11/2024

2/2/8
4/8
Un passaggio importante domani, energeticamente parlando, con dei numeri significativi
Abbiamo la ripetizione di un numero Maestro, l'11, e come somma totale dell'anno, un'altro numero Sacro, l'8, la congiunzione tra cielo e terra, un Sacro Vajra matrice della Creazione, dell'Unione delle due polarità opposte, maschile e femminile
Due numeri che sono anche due Archetipi
Due Sacri Archetipi ebraici
L'11 è L' Archetipo Kaf, con funzione penetrante, mentre, mentre l' 8, è il Sacro Archetipo Het, con funzione riparo
La Kaf esprime l'energia psichica, del pensiero, inteso come Intelletto, come forza creativa e vincente sulla materia, poiché collegata al trascendente
Il suo simbolo è il fulmine, poiché, come il fulmine, simboleggiato dal Sacro Vajra, ha in sé, sia la polarità maschile che quella femminile.
Nella sua riduzione teosofica rappresenta il due, un due in un'ottava maggiore, poiché è un maschile che sdoppia se stesso, penetrando la stessa Essenza delle cose, per canalizzarle dai Piani Superiori e trasmetterle sulla Terra, con la forza penetrante di un fulmine
Tarologicamente è rappresentato dall'Arcano della Forza, che simboleggia l'essere umano che trae forza dai suoi istinti, senza soffocarli, ma alchemizzandoli in un'energia superiore, che trascende la materia, ma che la accoglie, la penetra, ne ha padronanza
Infatti, la Runa che rappresenta questo Sacro Archetipo 11, è la Runa Tyr, il principio maschile che si manifesta attraverso il principio femminile, in una musicalità creativa e dinamica.
E questo, si sposa benissimo, a livello energetico, con l'altro Archetipo portante di domani, l'ottavo Sacro Archetipo Ebraico, la Het, con funzione riparo.
Riparo, perché nell'equilibrio delle due polarità, esprime integrità, forza, difesa, equilibrio ed ologrammi delle leggi supreme della Natura, che sono la matrice di ogni Creazione.
Geometricamente, l'otto, parola palindroma, è un'ottagono, una figura Sacra di mediazione tra cielo e terra, e la Stella a 8, punte, associata a Venere.
Tarologicamente è l'Arcano VIII della Giustizia, che coordina e districa il Caos, e che quindi consente la creazione.
La Runa che rappresenta questo Archetipo è la Runa Wunjo, il potere personale nella consapevolezza del poter essere allineati alla perfezione divina che governa il mondo, e questo ci offre un riparo, una protezione.
Perché raggiungere la sapienza divina delle cose, significa non essere dominati, agendo sulla causa, senza subirne passivamente l'effetto.
Due bellissimi Archetipi, che si sposano e si armonizzano tra di loro, e che rappresentano lo stesso equilibrio degli opposti che agiscono in sinergia creativa, come il Sacro Vajra.
Noi siamo dei Vajra viventi, ologrammi di perfezione divina, vibranti, in costante energia dinamica creativa, e la giornata di domani , con questi due 11 ripetuti e potenti, e quell'8 come somma totale del nostro anno 8, ha questa forte impronta energetica manifestante veloce, come un fulmine.
Di armonizzazione degli opposti, per una concreta sinergia creativa.
Quando l'Essenza si manifesta senza contaminazioni esterne, quando si dispiega come un'ologramma di un respiro più grande di noi, che ci ha insufflato la consapevolezza di ciò che siamo, integrità oltre la dualità, si diventa flusso tantrico di vita
Dove non si necessita fare l'Amore, perché si è già Amore, e "l'essere", è già manifestazione di per sé, creativa, in un flusso continuo e diamantino.
Integro e puro.
La manifestazione.
La nostra Misura.
Siamo ciò che manifestiamo.
Inconsapevolmente o meno
La somma totale della data di domani, numero per numero, risulta essere un 12.
Archetipo Lamed, la misura, la prova. Arcano Maggiore XII dell'Appeso.
La nostra capacità di restare noi stessi, integri nella nostra Essenza, anche se capovolti, ribaltati.
E spesso, il cambio di prospettiva, porta alla luce nuove dimensioni, sul crinale di nuove percezioni e interazioni.
Domani siamo di lunedì, in luna crescente in Pesci.
Lunedì, governato dalla luna.
Il glifo dei Pesci, segno d'acqua, che sembra manifestare le due fasi lunari, calante e crescente.
L'acqua amniotica, dimensione delle nostre più sottili percezioni.
E, come il glifo dei Pesci, speculare a sé stesso, , si presenta questa "slinding door", questo switch di inversione, di capovolgimento, come nell'Appeso.
Una dimensione di frontiera, molto interessante, di nuove prospettive.
Di ciò che troppo da vicino, non si riesce a vedere.
Di ciò che si deve allontanare, per ritornare a quell'energia centripeta, che è forza, e che in termini di fisica quantistica governa la forza gravitazionale.
Per non collassare.
Per essere costellazioni e galassie di noi stessi.
Si ritorna all'Essenza.
Alla nostra potente e unica Energia.
Senza più essere bisognosi di gravitazionare intorno a ciò che non ci è in risonanza
La Lamed ci guida verso il "chi siamo"

Rinnovamento. 

Iniziazione 
Cambio di prospettiva. 
Ribaltamento. 
Alleggerimento. 
Sacri-ficio. 
Si impara ad essere la nostra stessa "misura", con i nostri parametri.
Con Sacri-ficio.
Si impara ogni giorno.
È il "sacer", della conoscenza.
Quella che va oltre, le abituali prospettive

L'11/11 attiva le basi del nostro Tempio Interiore. Del nostro Spazio Sacro, che riluce del nostro Oro divino. 

Come ho sempre detto, i portali, di per sé, non esistono. 
Esistono delle dinamiche energetiche in natura, e se noi siamo connessi alla nostra Intima Essenza, possiamo percepirli, ed esserne coinvolti vibrazionalmente. 
I portali sono dentro di noi, quando destrutturiamo il vecchio, quando non lasciamo che ci cancrenizzi la mente, il sentire, la connessione. 
Noi stessi siamo un portale, quando consentiamo che queste energie dell'Universo ci attravesino e ci parlino. 
Perché hanno sempre dei messaggi per noi, e li possiamo percepire solo se manteniamo un canale puro, senza incrostazioni di nessun tipo. Quando co-creiamo con esse. 
Il numero 11, in chimica, corrisponde al sodio, con simbolo Na, dal nome in latino "natrium", che significa sale, che affonda le origini nel nome egizio del sale, che era "Ntry", che significa puro, divino, e che era una derivazione di "Ntr", che significa Dio. 
Per la sua purezza, il natron, il sale magico degli Egizi, dai tanti utilizzi, veniva usato soprattutto durante il rituale della mummificazione, per la sua capacità di assorbimento dell'umidità, e per le sue valenze simboliche ritualistiche. 
E Na, simbolo del sodio, è anche la radice della parola Nahash, che in ebraico significa serpente.
E ritorniamo al Serpente, alla Conoscenza.

E ritorniamo a Noi, quando ci ripuliamo del superfluo.
Con infinita gratitudine sempre

Tiziana Fenu
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Light Seer tarots

Portale 11 /11 /2024




sabato, novembre 09, 2024

💜Simbologia cosmogonica dell'acqua

  Alla ricerca delle origini di tutte le cose, molti popoli riferiscono come l’acqua sia apparsa nel corso di eventi cosmogonici. Queste spiegazioni si collocano in tre principali sistemi mitici. Secondo il primo sistema, il mondo è creato da un dio che rimane in gran misura trascendente rispetto ad esso. In questo caso l’acqua, come il mondo intero, è un prodotto dell’azione divina passiva di fronte a uno spirito da essa indipendente che prende l’iniziativa esclusiva nell’atto della trasformazione. E in più l’acqua è misteriosamente legata alla nascita dei primi uomini o al destino di un dio che, dopo essere scomparso nelle sue profondità, rimane collegato alle tempeste o alla pioggia. La portata di queste differenze diventa chiara quando consideriamo resoconti più lunghi. Alla ricerca delle origini di tutte le cose, molti popoli riferiscono come l’acqua sia apparsa nel corso di eventi cosmogonici. Queste spiegazioni si collocano in tre principali sistemi mitici. Secondo il primo sistema, il mondo è creato da un dio che rimane in gran misura trascendente rispetto ad esso. In questo caso l’acqua, come il mondo intero, è un prodotto dell’azione divina. Secondo i Desána dell’America meridionale, «il sole creò l’universo… creò la terra, le sue foreste e i suoi fiumi… Creò anche gli spiriti e i demoni dell’acqua» (G. ReichelDolmatoff, Desana. Simbolismo de los Indios Tukano del Vaùpès, Bogotá 1968, pp. 48s.). Un lamento africano evoca «il solo dio eterno, il creatore dell’oceano e della terra asciutta, dei pesci nel mare e delle bestie nelle foreste» (L.V. Thomas, Les religions d’Afrique noire, Paris 1969, p. 218). Nel secondo contesto mitico, la cosmogonia assume l’aspetto di una genealogia. Il primo antenato è una entità i cui attributi ad un tempo cosmici e divini appaiono nella proliferazione della sua discendenza. Le acque che sono poi nate da tutte le generazioni sono allora esse stesse generatrici. Nel sistema greco la Terra primordiale partorisce il Cielo e il Ponto, il regno del mare, costituito da acqua salata. La Terra poi si congiunge con entrambi questi principi maschili. Il primo dei figli che essa concepisce con il Cielo è Oceano, un fiume di acqua fresca, con profondi vortici; egli diventa il padre di tutte le fonti e dei fiumi. Così la divinità che oltreoltrepassa il mondo rimane immanente in esso: in un certo modo, è presente nelle acque. Infine, lo spirito può essere presentato come uno degli agenti primari della formazione del mondo. Si prenda ad esempio questo mito dei Bambara: dal vuoto e dal moto originari provengono una forza e poi uno spirito. Mentre i principi delle cose si stanno ordinando, cade una massa e fa nascere la terra. Tuttavia una parte di spirito si innalza: è Faro, che costituisce il cielo. Faro poi cade sulla terra in forma di acqua, dandole così vita. Dispensatrice di vita, l’acqua è una manifestazione dello stesso spirito divino. È tuttavia in un altro tipo di cosmogonia che l’ampiezza e la diversità delle funzioni dell’acqua diventano più comprensibili. Qui l’acqua simboleggia ciò che esisteva prima del dispiegarsi del processo cosmogonico, oppure lo stato del mondo nelle prime fasi della sua storia


Tratto da "Dizionario dei Simboli" di Mircea Eliade

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Cosmogonia acqua. M. Eliade



giovedì, novembre 07, 2024

💛Pozzo is Piriois

 Da un post di prof Sanna, un cui si sottolinea della ierofania rilevata dal ricercatore Sandro Angei  all'interno del pozzo di Is Piriois, a Villaputzu, su un concio, grazie al riflesso che si manifesta dalla scala rovesciata, il 12 marzo

Potete leggere l'articolo in questo link

https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=10226438788609560&id=1039280542

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Avrei comunque delle considerazioni sul simbolismo  numerico  a riguardo.

12 gradoni per scendere e 7 ribaltati, speculari, che consentono la manifestazione del Divino, attraverso la ierofania.

Il 12, manifesta la "misura", il parametro, archetipo Lamed, come nel pozzo di Santa Cristina, solo che in quel caso, sono 12 i gradoni ribaltati, mentre gli speculari, quelli di discesa, sono 24, della cui simbologia ho già approfondito 

Il punto di riferimento.

Su Santu Doxi, appunto.

Il 7 è Archetipo Zain, la spada, con funzione eternità, e lo può fare, perché Implementa in sé, la polarità maschile e femminile, come le due lame della spada.

Nella materia, nel Femminino, lo Spirito, il Mascolino, si può manifestare in una dimensione eterna, immortale.

In questo caso specifico, il 7 è anche un riferimento lunare. I cicli lunari di 7 giorni l'uno.

Quindi un chiaro riferimento al Femminino.

12 gradini + 7 speculari.

In tutto sono 19, il numero che rappresenta il Sole, Arcano Maggiore XIX del Sole, numero Sacro, nelle Antiche civiltà, Sacro Archetipo Ebraico Qoph, con funzione "legame".

Astronomicamente è ogni 19 anni che Sole, luna e terra si allineano.

Ed è quasi ogni 19 anni  (ogni 18,6 anni, precisamente) che, in periodo di lunistizio maggiore, la luce della luna raggiunge lo specchio d'acqua riflettendosi perpendicolarmente attraverso il foro della camera a tholos.

Una simbologia legata al 19, che si manifesta come ierofania, lunare e solare, e che, un elemento di legame, di congiunzione ( l'Archetipo 19, Qoph, ha proprio la funzione "legante") tra il maschile e il femminile, tra cielo e terra, tra luna e sole, tra luna e terra, tra sole e terra. 

A dimostrazione, che il 19 implementa in sé la simbologia del 10, la Sacra Yod del tetragramma divino YHW,  l'energia mascolina solare, estremamente presente, in Sardegna, e del 9, l'Archetipo Teth del Femminino, della creazione, della gestazione.

Un numero sacro Monadico. 

Anche in questo caso, anche  in questo pozzo Sacro,  acqua e sole si uniscono, per creare quel momento sacro di Fertilità che si manifesta visivamente, tramite la ierofania.


Tiziana Fenu

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Pozzo Is Piriois