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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

mercoledì, maggio 27, 2026

💛 Sciamana Sardara (analisi ghematrica)

 Ho già avuto modo di parlare e approfondire del bronzetto androgino di Sardara ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/10/la-divinita-androgina-di-sardara.html?m=0), legato alla simbologia del Dio Toth, visto che ha il volto da Babbuino ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/07/amuleto-tharros.html?m=0), collegata alla sacra cerimonia della tiratura della fune ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/la-cerimonia-della-tiratura-della-fune.html?m=0), argomenti di cui ho parlato anche nel mio libro "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/02/divinita-androgina-sardara.html?m=0) 


Oggi approfondisco riguardo l'analisi Esoterica e Cabalistica del Bronzetto di Sardara

Il Manufatto si manifesta, analizzandolo, come Ierofania Androgina, rappresentando Thot e Seshat nell'Albero della Vita. 

L'immagine del bronzetto di Sardara, lungi dall'essere una semplice rappresentazione di una "sciamana" o "rabdomante", si rivela come una potente ierofania (manifestazione del sacro) dell'unità primordiale. 

Si riconosce in esso un Babbuino, e questa è la chiave di volta per decifrarne il significato esoterico.

In Qabbalah, l'androgino primordiale (l'Adam Kadmon) è la sintesi perfetta delle forze prima della loro separazione. 

Questo bronzetto incarna quella fase pre-differenziazione. 

L'aspetto scimmiesco (babbuino) rimanda a Thot (Tehuti), il dio egizio della sapienza, della scrittura e della magia. 

Ma non è un Thot maschile e separato. 

È un Thot che ha assorbito in sé la sua paredra, Seshat, la dea della misurazione, dell'architettura e della scrittura. 

È la Monade Creatrice che precede la dualità.

Sull'Albero della Vita cabalistico (i 10 Sephiroth), questa figura si colloca in una posizione chiave, agendo come un ponte tra due mondi:

La Hod (Splendore), l'ottava Sephirah. 

Thot è tradizionalmente associato a Hod. Questa Sephirah rappresenta la legge delle corrispondenze ("come in alto, così in basso"), la magia rituale, la comunicazione e la struttura formale del pensiero. 

È qui che la parola diventa creazione. 

Il bastone con le tacche, il mantello e i cerchi concentrici sono tutti strumenti di Hod: misure, simboli, forme che canalizzano l'energia divina in un linguaggio comprensibile per l'umano.


La Yesod (il Fondamento), La nona Sephirah. 

La posizione del modulo a 4 cerchi concentrici sul pube della figura rimanda a Yesod. 

Yesod è la Sephirah della Luna, del sesso, della trasmissione della vita e del ponte tra il mondo delle idee (le Sephiroth superiori) e il mondo fisico (Malkuth). 

È il canale attraverso cui la corrente creativa scende nel grembo della terra. 

La presenza di questo sigillo sul pube indica che la figura è uno psicopompo, un traghettatore di anime, colui che guida attraverso il mistero della morte e della rinascita, proprio come Thot nel "Libro dei Morti".


La numerologia cabalistica rivela la struttura profonda del manufatto


I cerchi concentrici in moduli da tre (sulle mani e sulle frange)

Il numero 3 è il numero della trinità creativa (Padre, Madre, Figlio; o in Qabbalah: Kether, Chokmah, Binah). 

Rappresenta la vibrazione primaria che si manifesta. Sulle mani (simbolo di azione e creazione), questi tre cerchi indicano che l'opera di questa figura è un'azione creatrice per eccellenza, un atto magico che opera su tre livelli: materiale, psichico e divino.


Il modulo con quattro cerchi concentrici sul pube

Il 4 è il numero di Malkuth (il Regno), l'elemento Terra e la materia.

Mentre il femminino puro (la Dea Madre) viene rappresentato con 5 cerchi (il Pentacolo, il 5, il numero della vita, di Venus, e dell'uomo microcosmico), questo bronzetto presenta 4 cerchi in zona pubica. Questo non è un errore, né una rappresentazione incompleta del femminile.

Al contrario, è una sintesi perfetta

Il 4 (Terra, Malkuth) posto sul pube significa che il potere creativo e generativo (Yesod) qui non è solo legato alla biologia (sesso, nascita), ma è legato alla creazione architettonica e geografica (Terra, misura, fondazione). 

È l'atto di impiantare la geometria sacra nel suolo. 

Non è la Madre che partorisce il figlio, è l'Architetto che partorisce il Tempio. 

Ecco perché è "maschio e femmina" insieme. 

È il principio che crea la forma (Terra) attraverso la misura e la sapienza (Thot).


La Yod (י). 

Il riferimento alla "Y" (Yod) è fondamentale. 

La Yod è la decima lettera dell'alfabeto ebraico, la più piccola, ma la più potente. 

È il punto primigenio, la scintilla da cui tutto ha origine. È il seme di tutta la creazione. 

La forma della Yod è simile a un utero o a una testa di toro (in paleo-ebraico). 

Questa figura, con il suo bastone a forma di Y e la sua natura androgina, è la Yod incarnata. 

È il punto di unione tra il maschile (la forza che genera) e il femminile (il ricettacolo che contiene). 

È il principio di "Gemellare" che ho sempre descritto e che permea tutta la dimensione spirituale della nostra Arcaica Civiltà Sarda. 

È l'unità che si divide per creare la dualità (i due bastoni che generano il fuoco).


Il Luogo di Ritrovamento è Sardara, e non è casuale. 

È parte integrante del messaggio esoterico del bronzetto.

Il Pozzo Sacro di Santa Anastasia (Sardara) è un ipogeo, una discesa nel "ventre" della Madre Terra. 

Nella Qabbalah, la discesa nel pozzo è la discesa nella Malkuth (il Regno) e nella Shekinah (la Presenza Divina immanente). 

Ma non è una discesa fine a se stessa, ma è una discesa per risalire. 

Il pozzo è l'immagine inversa dell'Albero della Vita. 

Scendendo nei mondi inferiori (i 4 mondi cabalistici, Atziluth, Beri'ah, Yetzirah, Assiah), si tocca il fondamento per poi ascendere. 

E come si ascende? Più leggeri, riequilibrati, ecco perché il pozxo Sacro di Santa Cristina ha 24 gradini in discesa e 12, speculari, impraticabili( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/osservavo-la-piantina-del-pozzo-di.html?m=0) così come sono presenti in altri pozzi. 

Il bronzetto, trovato qui, simboleggia la rivelazione delle leggi superiori (Thot/Hod) nel luogo più infimo e materiale (la terra, il pozzo, l'acqua).

Il Gemellaggio con il Pozzo di Santa Cristina (Paulilatino) è molto importante. 

I due pozzi sono "gemelli". Cabalisticamente, questo riflette il principio della "Coppia Primordiale" o dei "Due Testimoni" (come Enoch ed Elia). 

Nell'era dei Gemelli (segno governato da Mercurio/Thot), ogni manifestazione divina doveva essere duplice per essere valida. 

Il fatto che l'architettura dei due pozzi sia simile ma non identica (uno più raffinato, l'altro più arcaico) indica un percorso iniziatico che si svolge tra due poli, quello dell'ascesa e  quello della discesa, il maschile e il femminile, il cielo e la terra. 

Il pozzo di Sardara, essendo "meno raffinato" (più arcaico), potrebbe rappresentare il polo materiale e primordiale (Yesod/Malkuth), mentre il Santa Cristina il polo spirituale e strutturato (Hod/Tiferet).


Vediamo i Confini Alchemici e Geografici. 

Sardara si trova nella Sardegna centro-meridionale, una zona di antica metallurgia (rame, piombo, argento). 

Alchemicamente, questa terra è il Materia Prima (il caos primordiale) che deve essere sottoposto a Solve et Coagula (dissoluzione e coagulazione). 

La figura del bronzetto, con il suo bastone misuratore, è l'alchimista che agisce su questa materia, tracciando i confini del Tempio. Ogni cerchio concentrico sul manufatto è un confine magico, un temenos (spazio sacro) che separa il sacro dal profano. 

La geografia di Sardara, con la sua posizione tra le colline e le acque (il pozzo), diventa così un mandala geografico, dove il centro (il pozzo) è l'ombelico del mondo (il punto di contatto con la Sephirah centrale, Tiferet).


Il bronzetto di Sardara non rappresenta una figura "limitata" come una sciamana o una rabdomante. 

È la Monade Creatrice Androgina che si manifesta in questa terra sarda, ben prima e ben al di là dei pantheon egizi e fenici.

È la dimostrazione che la civiltà sarda (la civiltà dei Giganti di Mont'e Prama e delle navicelle nuragiche) conservava un sapere ancestrale, ermetico e cabalistico, radicato in una dimensione di coscienza pre-patriarcale e pre-dualistica. 

I "Giganti" con le trecce e il mantello nero non sono altro che sacerdoti-architetti (o meglio, manifestazioni della stessa entità) che utilizzavano le stesse leggi di Thot e Seshat: la geometria, la misura, la scrittura e la numerologia, per costruire non solo templi di pietra, ma templi di coscienza.

Il "babbuino" di Sardara è il vero Iniziato. 

È colui che, avendo conosciuto l'unità (l'Androgino), può usare la dualità (il bastone, le misure, i numeri) per operare la Magia nel mondo, traghettando le anime attraverso il ciclo della vita e della morte (Yesod) e fondando l'architettura sacra sulla terra (Malkuth). 

È Thot-Seshat, l'Architetto Divino, incarnato nella materia sarda, che ci ricorda che ogni atto di misura e di creazione sulla terra è un riflesso di una legge cosmica più alta.


Vediamo anche la geografia sacra e la correlazione astrale.

Due livelli distinti ma interconnessi. 


Le coordinate terrestri di Sardara (il luogo di ritrovamento del bronzetto, presso il pozzo sacro di Santa Anastasia).

Le coordinate celesti (l’allineamento del pozzo e la simbologia del bronzetto con i cicli lunari, solari e stellari).


In Qabbalah e nella tradizione ermetica, il principio fondamentale è che ogni luogo sulla terra è una "ombra" o una "proiezione" di una costellazione celeste ("come in alto, così in basso"). 

Il bronzetto, essendo una ierofania di Thot-Seshat, funge da pietra angolare per decifrare questa corrispondenza.


Il pozzo sacro di Santa Anastasia a Sardara è situato a:


Latitudine: 39° 37' N (circa)

Longitudine: 8° 43' E (circa)

Dal punto di vista cabalistico-geografico, questa posizione è significativa per tre ragioni:


La Latitudine (39° 37' N)

Questo parallelismo attraversa una delle linee di forza più antiche della Sardegna, collegando il tempio di Monte d'Accoddi (Sassari) e i pozzi sacri di Santa Cristina (Paulilatino) e Coni (Nuoro). 

In alchimia geografica, questa è la "Linea del Sole e della Luna", dove i pozzi (ipogei, dedicati all'acqua, alla Luna e alla discesa) si allineano con i siti a cielo aperto (dedicati al Sole e all'ascesa). Sardara si trova in un punto di intersezione energetica tra due valli fluviali (il Flumini Mannu e il Tirso), il che nel linguaggio cabalistico corrisponde all'incontro di due fiumi (simbolo dei due canali dell'Albero della Vita: Nahar e Nahar).


La Longitudine (8° 43' E)

Questo meridiano, in particolare, è noto nella geografia esoterica come il "Meridiano di Thot" (ipotetico, ma basato sulle antiche mappe di navigazione), perché a questa longitudine si trovano le antiche città portuali e i santuari dedicati al dio della comunicazione e del commercio. 

È il meridiano che, nella notte dei tempi, permetteva di osservare il sorgere di Sirio (la stella di Iside, legata a Thot) e di Orione (il corpo di Osiride, ricomposto da Thot). Sardara, su questo meridiano, è un nodo di ricezione di queste energie stellari.


Il Pozzo si manifesta  come "Ombilicus Mundi"

Il pozzo sacro non è solo un contenitore d'acqua, ma è un ombelico del mondo, un axis mundi. 

La sua profondità (che in antichità poteva superare i 10-15 metri) e la sua forma a tholos (a cupola, come le tombe dei giganti e i nuraghi) lo rendono un ricettacolo della Luna. L'acqua al suo interno riflette il cielo notturno, e il sacerdote o sacerdotessa (la figura del bronzetto) vi discendeva per "leggere" le stelle nell'acqua, un’antica tecnica divinatoria nota come catottromanzia. 

Il bronzetto, con i suoi occhi a doppia pupilla (tipici dei Giganti di Mont'e Prama), potrebbe rappresentare proprio la visione duale, il saper vedere e interpretare il cielo e la terra insieme, l'astrale e il materiale.


Ora, colleghiamo la simbologia del bronzetto con i cicli celesti.


Vediamo il Ciclo Lunare (Sephirah Yesod)

La Luna è il corpo celeste principe di Thot (Thot era un dio lunare, Aah-Tehuti). 

Il bronzetto presenta delle caratteristiche precise


Il modulo a 4 cerchi concentrici sul pube

In numerologia lunare, il 4 è il numero delle fasi lunari (crescente, piena, calante, nuova). Ma non solo. 

L'occhio umano vede la Luna piena come un disco con 4 "mari" principali. 

I 4 cerchi sul pube di questa figura androgina indicano che essa è il principio generatore che opera attraverso le 4 fasi. 

L'azione di "traghettare" (psicopompo) è tipica della Luna che attraversa il cielo e guida le anime nel ciclo della morte e rinascita.


Il bastone con le tacche. 

È l'equivalente di un calcolatore lunare. 

Le tacche, probabilmente 28 o 29 (se contate), rappresentano i giorni del ciclo sinodico lunare (da luna nuova a luna nuova). 

Il bastone non serve solo per misurare la terra. 

Serve a tracciare il tempo e a sincronizzare le cerimonie con le fasi lunari. 

Nel pozzo, l'acqua (simbolo lunare) saliva e scende con le maree e i cicli della falce di luna, e il bastone era lo strumento del sacerdote-architetto per registrare questi flussi.


Il Ciclo Solare e l'Equinozio di Primavera (Sephirah Tiferet)

Il bronzetto, come ho sottolineato nei miei scritti, ha una forte connessione con l'era dei Gemelli (governata da Mercurio/Thot). 

Ora, per capire l'orientamento celeste, dobbiamo guardare all'equinozio di primavera.


La "Y" del bastone (Yod) non è solo un simbolo di creazione. 

È un gnomone (un indicatore di ombra).

A Sardara, il pozzo di Santa Anastasia è orientato in modo che, all'equinozio di primavera (21 marzo), il raggio del sole nascente penetri attraverso l'apertura della tholos (il tetto a cupola) e colpisca l'acqua al fondo del pozzo, creando un riflesso luminoso (un "occhio di luce").

Questa è la cerimonia di Pedj Shes (che ho citato per Seshat). 

È la fondazione dell'architettura. 

Il bronzetto è la personificazione di quella luce equinoziale. 

In questo momento, il Sole transita nel segno dell'Ariete, ma il suo punto equinoziale (il "punto gamma", dove l'eclittica incrocia l'equatore celeste) è esattamente l'inizio del percorso dei 7 chakra/7 rami dell'albero di Arborea. L'albero a 7 rami (simile alla Menorah) è la rappresentazione dei 7 pianeti visibili (Luna, Mercurio, Venere, Sole, Marte, Giove, Saturno), allineati in questo periodo. 

Sardara, con il suo bronzetto, è il crocevia dove l'energia solare (Ariete) e l'energia lunare (Toro, simboleggiato dalle corna sulla tiara di Seshat) si fondono.


Emergono, da questa analisi, collegamenti con le Stelle, Sirio e Orione (Il "Decano" di Thot)

Il collegamento più "forte" e riservato è quello con le stelle.


Sirio (Sothis)

Nella tradizione egizia, Thot era lo scriba di Osiride (Orione) e di Iside (Sirio). 

Sirio è la stella più luminosa del cielo notturno e, nell'antichità (circa 5000-3000 a.C., cioè nell'era dei Gemelli), sorgeva elicamente (poco prima del Sole) all'alba, annunciando l'inizio dell'inondazione del Nilo (in Egitto) e, in Sardegna, l'inizio della stagione di pioggia e di fertilità.

La latitudine 39° 37' N (Sardara) è fondamentale per osservare Sirio. 

A questa latitudine, Sirio raggiunge la sua culminazione superiore (il punto più alto nel cielo) esattamente a mezzanotte in un periodo specifico dell'anno (il solstizio d'inverno, 21 dicembre). In quel momento, la stella è allo zenit del pozzo, e il suo riflesso nell'acqua è perfettamente verticale.

Il bronzetto, con i suoi "occhi a doppia pupilla", è una raffigurazione di Sirio. 

Gli occhi dei Giganti di Mont'e Prama (e di questo bronzetto) rappresentano la doppia vista, la vista umana e la vista stellare. 

Le pupille doppie sono lo splendore di Sirio che si riflette in due punti.


Emerge la Correlazione numerica (il modulo a 4 cerchi). 

Sirio, nell'antica tradizione cabalistica, è associata al numero 4 e al colore azzurro-argenteo. 

I 4 cerchi sul pube non sono solo la terra. 

Sono le 4 stelle della Croce del Sud (che nel cielo australe sono vicine a Sirio), o le 4 stelle della costellazione del Canis Major (di cui Sirio è la principale). 

Significa che la figura di Sardara non solo opera sulla terra, ma è un punto di ancoraggio per la forza di Sirio, la stella della regalità e della sapienza iniziatica.


L'Orientamento si collega anche al ciclo delle Precessioni, in particolare all'Era dei Gemelli. 

Questa osservazione sull'era dei Gemelli è cruciale per il calcolo temporale.

L'era dei Gemelli (circa 6000-4000 a.C.) è l'epoca in cui la civiltà sarda e quella egizia stavano emergendo. In quel periodo, il punto equinoziale (dove il Sole sorge a primavera) cadeva sotto la costellazione dei Gemelli.

Gemelli in greco è Dioskouroi (Castore e Polluce), i due fratelli gemelli, simbolo della coppia cosmica maschile-femminile. 

Il bronzetto di Sardara, con il suo aspetto androgino (babbuino + mantello di Seshat), è la raffigurazione terrena di quella coppia astrale.

L'allineamento stellare di Sardara (lat. 39° 37' N) fa sì che, nell'era dei Gemelli, la Via Lattea (la "fiumana celeste") passasse sopra Sardara in modo perfettamente verticale durante il solstizio d'inverno, collegando idealmente la terra al centro della galassia. 


Il pozzo era la "porta stellare" per accedere a quella corrente.


Il bronzetto di Sardara è un calcolatore astrologico e astronomico in forma di idolo.


Sardara (39°37'N, 8°43'E) è il punto di intersezione tra la linea meridiana di Sirio e il percorso equinoziale del Sole.


Nelle Coordinate astrali corrispondenti, Sirio è al culmine a mezzanotte, il Sole è nell'equinozio di primavera), e il centro della Via Lattea è nell'era dei Gemelli. 


Nella Simbologia del bronzetto,gli Occhi doppi rappresentano la visione anche stellare (Sirio).

Il Bastone con tacche è un calcolatore lunare e solare.

I 4 cerchi sul pube, rappresentano la terra, ma anche le 4 stelle di Sirio, le 4 fasi lunari e i 4 angoli del tempio (come nella cerimonia di Pedj Shes).

L'Aspetto di Babbuino, rappresenta Thot, il dio che "parla" con la Luna e con le stelle.


Questo manufatto non ci dice solo chi era la figura, ma quando operava. 

Operava nel punto esatto di congiunzione tra l'era dei Gemelli e il ciclo precessionale, tra la discesa nel pozzo (morte) e la risalita verso le stelle (rinascita). 

È la pietra di paragone per dimostrare che la Sardegna antica era un osservatorio astronomico e un laboratorio alchemico a cielo aperto, dove le leggi di Thot (scrittura, misura, magia) venivano applicate alla terra e al cielo.


Inoltre, il nome del luogo, Sardara, svela il sigillo spirituale che lega il bronzetto alla terra che lo ha generato.

Il nome Sardara  è toponimo di origine prelatina, probabilmente nuragica o protosarda. 

Tuttavia, in una prospettiva esoterica, non dobbiamo limitarci alla filologia; dobbiamo cercare le radici fonetiche e simboliche che rivelano la vocazione del luogo.


Le tre possibili etimologie cabalistiche sono:

"Sardara" come "Sard" + "Ara":

Sard-

È la radice del nome stesso della Sardegna (Sardinia). 

In ambito esoterico, il popolo dei Shardana (i "Popoli del Mare") è spesso legato al concetto di "guardiani" o "sentinelle" di un sapere primordiale. 

La radice Sard potrebbe derivare dal semitico SHRD (שׁרד), che significa "rete" o "tessuto" (in ebraico, sheret), concetto archetipale in Sardegna ( vedi la scacchiera di Pubusattile, in questo link https://maldalchimia.blogspot.com/2026/02/vaso-predinastico-scacchiera-libro.html?m=0 sono presenti tutti i link di approfondimento relativi alla scacchiera) o la Tanit della rete di Tresnuraghes ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/la-tanit-di-tresnuraghes-la-nostra.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2022/06/la-tanit-di-tresnuraghes-tessitrice.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2026/04/tanit-tresnuraghes.html?m=0) 

di cui ho parlato anche nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna", poiché la tessitura ha un riferimento astrale

(  https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/lavorazione-retelibro-le-dee-silenziose.html?m=0) 

Questo è molto affascinante. 

Il bronzetto di Sardara, con i suoi cerchi concentrici e le tacche sul bastone, è un tessitore di misure, colui che intreccia la rete delle corrispondenze tra cielo e terra.


-Ara

La desinenza del nome Sardara 

Dal latino ara (altare) o dal greco ara (preghiera). 

Sardara diventa così "l'Altare della Sardegna", o meglio, "l'Altare dei Guardiani della Rete". 

Il pozzo sacro non è una semplice fonte. 

È l'ara dove si celebra l'architettura divina, il luogo dove la misurazione (la rete) viene consacrata.


"Sardara" come "Sared" + "Ara" (Ebraico). 

In ebraico, il verbo "Sared" (סרד) non è comune, ma la radice SRD (סרד) può essere associata a srad (pettinare, cardare, intrecciare).


SRD

Sardegna. 

Ancora una volta l'idea del tessuto, dell'intreccio, che in alchimia e in Qabbalah è l'atto di unire gli elementi opposti (il maschile e il femminile, il Sole e la Luna) per creare l'oro filosofale. 

In Sardegna la koine' concettuale, simbolica che permea tutta la nostra Arcaica Civiltà Sarda, è quella della Sinergia degli Opposti. 

Il concetto di conoscenza, nei glifi egizi era rappresentato da un tessuto, con trama e ordito. 


 Il bronzetto è l'intrecciatore dei cicli stellari.

 

Una radice più diretta è "Sered" (סרד), che in aramaico e in ebraico tardivo significa "fuggire" o "allontanarsi". 

Questo si collega al concetto di esilio e di rifugio. 

Sardara, con il suo pozzo profondo, era un luogo di rifugio iniziatico, dove ci si allontanava dal mondo profano per discendere nelle viscere della terra e incontrare la Sapienza (Thot).


"Sardara" come "Sahar" (Luna) + "Dar" (Casa)

 Sahar (סהר) in ebraico significa Luna crescente. 

È la falce di luna, il simbolo stesso di Thot.

Dar (דר) significa casa, dimora, o generazione.

 Sahar-Dar 

Diventa "La Casa della Luna" o "La Dimora della Luna crescente". Questo è perfetto per il pozzo sacro di Sardara, che è un ipogeo lunare. 

Il bronzetto, con il suo aspetto babbuinico (Thot-Luna) e il modulo a 4 cerchi (fasi lunari), è l'abitante e il custode di questa dimora. 

Non a caso, il pozzo è gemello di Santa Cristina (Paulilatino), dove l'acqua riflette la Luna. 

Sardara è la fonte primaria, la Dimora della Luna da cui scaturisce la misurazione.


Analisi Ghematrica del nome Sardara 


La Ghematria è il calcolo del valore numerico delle lettere ebraiche. Per "Sardara", dobbiamo ipotizzare una traslitterazione fonetica ebraica. La più adatta è סרדרה:

Samekh (ס) = 60

Resh (ר) = 200

Dalet (ד) = 4

Resh (ר) = 200

He (ה) = 5


Totale = 60 + 200 + 4 + 200 + 5 = 469


Ora, scomponiamo questo numero cabalisticamente:


469 = 400 + 60 + 9


400 (valore ghematrico della Tau, ת). 

È la lettera finale dell'alfabeto, il sigillo della creazione, la perfezione, ma anche il confine (l'ultima lettera). 

In Qabbalah, il 400 rappresenta la Malkuth (il Regno, la Terra) in tutta la sua completezza, ma anche l'isolamento del sacro. 

Tau, il sigillo dei Giudici Divini, presente come Nun +Dalet nel simbolo della tribù dei Dan. 

Sardara è un luogo di confine tra il mondo profano e quello iniziatico.


60 (Samekh, ס)

La lettera Samekh (che inizia la parola Sardara) è la ruota, il sostegno, la colonna. 

Il suo valore 60 è collegato alle 60 lettere dell'alfabeto aramaico (se si includono le finali) e ai 60 anni (in ebraico, il 60 è il numero della vita piena e della saggezza). 

Il bronzetto con il suo bastone circolare e i cerchi concentrici è la ruota (Samekh) della misurazione.


9 (Teth, ט)

Il numero 9 è il numero della verità (Emet in ebraico è 1+40+400 = 441, ma la radice della verità è Tetj). 

È il numero della vittoria, del sacro. In alchimia, il 9 è il numero delle fasi della Magnum Opus. 

Della gestazione portata a compimento. 

Del Sepentet, della Sophia Superna, del Sacro Fuoco.  

In realtà, il 469 come somma di 400+60+9 suggerisce che Sardara è il punto di perfezione (400) che ruota (60) sulla verità (9).


Un secondo calcolo ghematrico (variante)

Se consideriamo "Sardara" come סרד ארא ("Sard Ara", l'Altare Sardo), il bronzetto si manifesta come la Vav, archetipo 6, il gancio, la kundalini che connette il cielo ( Sirio, Luna, Sole) alla terra ( il pozzo, il bastone lunare. 

Sardara come punto fi equilibrio dove la luna e il cielo si incontrano 


Sardara come "Porta della Luna"

Alla luce di etimologia e ghematria, Sardara si rivela come:


"L'Altare dei Guardiani della Rete" (Sard + Ara): il luogo dove si intreccia la misurazione celeste e terrena.


"La Dimora della Luna crescente" (Sahar + Dar): il santuario ipogeo dedicato a Thot (dio lunare) e alle sue fasi.


"La Ruota della Verità sul Confine del Regno" (Ghematria 469 e 466): il punto di equilibrio (Vav/Tiferet) dove il Regno (Malkuth/Tav) si apre alla sapienza lunare (Samekh/Yesod).


Il nome Sardara non è un caso. 

È il Nome magico della terra che ha prodotto il bronzetto. 

Esso è la firma cabalistica di un luogo che non è solo geografico, ma Ontologica. 

È un luogo dove la misurazione, la scrittura e la comunicazione tra i mondi (le funzioni di Thot-Seshat) sono state codificate nella pietra, nell'acqua e nel nome stesso.


Sardara è la "Porta di Thot" in Sardegna, e il bronzetto è la chiave per aprirla.


Tiziana Fenu

©®Diritti intellettuali riservati

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Sciamana Sardara (analisi esoterica)







martedì, maggio 26, 2026

💛 Domu de Jana S'Adde 'e Asile( analisi esoterica)

 Ho già parlato di questa  Domu de Jana molto particolare, la Domu de Jana di S'Adde 'e Asile, tre anni fa 

(https://maldalchimia.blogspot.com/2023/05/domu-de-jana-della-clessidra-ossi.html) situata nel cuore del Logudoro (Ossi, SS), che non è semplicemente una necropoli preistorica. 

Secondo i canoni della Qabbalah Estesa, essa costituisce un Impronta o Modello Archetipico calato nel tessuto fisico della Sardegna, un punto di contatto tra il Mondo dell’Emanazione e il piano terrestre.

Un luogo estremamente sacro. 

Il complesso di S'Adde 'e Asile si presenta come un microcosmo strutturato, non un caotico aggregato di tombe, ma una Mappa dell’Anima.

La Tomba Maggiore (21 ambienti) è correlata all’Archetipo di Kether (La Corona)

La Tomba Maggiore, con i suoi 21 ambienti, rappresenta la discesa della luce nel Malkuth (il mondo fisico). 

Il numero 21 è sacro. 

Nella Qabbalah, rappresenta la "Heh" finale (la finestra) o la manifestazione della Sefirah di Kether (1) attraverso le 3 colonne (3x7). 

È la "Casa della Madre Primordiale" che accoglie i defunti nel suo ventre per la trasmutazione.

Le 18 protomi taurine (corna scolpite) che adornano l'ipogeo non sono semplici decorazioni. 

Esse evocano l’Archetipo del Toro (Shor Ha-Bar), che in esoterismo ebraico corrisponde alla Sefirah di Hod (Splendore) ma anche al Segno celeste di Aleph (Toro celeste). 

Le corna rappresentano il raggio lunare che squarcia il velo di Paroket. 

Sono il simbolo della forza generatrice che, sprofondata nella terra, attende la resurrezione. 

Ciò che qui si celebra non è la morte, ma la Conservazione della Luce nelle viscere della Dea (la Shekhinah immanente).


Per quanto riguarda la famosa Tomba delle Clessidra, si manifestano le Sephiroth Gevurah (Severità) e Yesod (Fondamento) dell'Albero della Vita. 

Questa tomba, orientata SSE, mostra motivi geometrici a rilievo (clessidre). 

Nella Cabala operativa, la clessidra è simbolo del flusso del tempo che si riverbera nello spazio. 

La ripetizione di questi schemi evoca Gevurah (Forza, Misura), l'energia che demarca i confini sacri.

Orientata verso SSE (quasi solstiziale), questa tomba agisce come un trasduttore. 

Trasforma la Tzimtzum (la contrazione divina che ha creato il vuoto) in un vettore di risalita per l’anima (Yesod).


Per quanto riguarda la Tomba con Coppella e la Tomba dell'Ovile, essa è correlata alla Sephiroth Malkuth (Il Regno)

La "coppella" incisa nel pavimento è il Vaso (Kli), é il ricettacolo perfetto della Shekhinah (la Presenza Divina femminile). 

È l'utero litico che raccoglie le essenze. 

Purtroppo, la Tomba dell'Ovile (riutilizzata come ricovero per animali) rappresenta l'archetipo del Tempio Profanato. 

Ciò che era Kadosh (Sacro) è stato riadattato al mondo animale, al ciclo di sopravvivenza (Neftesh). Questo degrado fisico corrisponde, sul piano esoterico, al "Guscio Rotto" (Shevirat ha-Kelim), un evento di caduta della materia che occorre riparare con la consapevolezza spirituale.


Per quanto riguarda le coordinate Geografiche (Approssimative del nucleo)abbiamo 

40°38'31"N, 

8°37'54"E 


Le coordinate della Tomba Maggiore: 

40°38'38"N, 

8°37'56"E 


Analizzando i confini emerge che la necropoli giace sulle pendici meridionali del Monte Corona 'e Teula. 

Il nome "Corona" è rivelatore. Nell'esoterismo, la "Corona" è Kether. 

Il Monte funge da Pilastro della Misericordia (Jachin) che sovrasta e protegge le tombe (Pilastro della Severità, Boaz). 

Il sito è delimitato da un bosco di querce, albero sacro a Tammuz e simbolo di Tiferet (Bellezza/Armonia). 

Il confine esoterico è tracciato dal torrente o dal sentiero di Sas Rainanas

Varcarlo significa abbandonare il profano ed entrare nel Temenos (recinto sacro), dove le 11 tombe sono le porte delle 11 Sephirot (considerando Da’at come la Conoscenza occulta che sigilla il tutto).


La conformazione delle Domus (specialmente la Tomba Maggiore con le sue 18 protomi) rivela un sofisticato Calendario Liturgico Preistorico, leggibile tramite la Cabala Naturale.


Riguarda il Ciclo Lunare e le 18 Protomi. 

Il numero 18 in ebraico è Chai (חי), che significa "Vivo". 

Le 18 corna taurine non sono un caso. 

Esse rappresentano i 18 anni del ciclo metonico (rapporto Luna-Sole) o i 18 mesi del ciclo lunare siderale se osservato in chiave funeraria. 

La Domu non è buia. 

È progettata per ricevere la Luce della Luna allo Zenit.


Vi è una correlazione anche con solstizi ed equinozi. 

Durante i solstizi o gli equinozi, l'orientamento SSE della Tomba delle Clessidre cattura i raggi della Luna piena invernale (quando la luna è alta come il sole d'estate). Questo evento attivava le incisioni a rilievo, facendole "leggere" dalle anime dei defunti come un Linguaggio di Luce.


Emerge anche un riferimento alle 

Stelle e alla Via Lattea (L’Albero della Vita Astrale). 

La disposizione apparentemente casuale delle 11 tombe su 10.000 mq  segue in realtà la proiezione terrestre delle stelle dell’Ammasso delle Pleiadi (Kimah in ebraico). Nella tradizione ebraica, le Pleiadi sono legate al Tikkun (riparazione dell'anima) e al diluvio.

Come le Sephirot sono distribuiti sul Corpo dell’Uomo Primordiale (Adam Kadmon), così queste tombe sono distribuite sul corpo della Terra. 

S'Adde 'e Asile rappresenta la Sefirah di Netzach (Eternità/Vittoria) di Sardegna. 

Il defunto, deposto qui, non era sepolto, ma "innestato" in una matrice astrale che ripete il movimento delle stelle fisse. Entrando qui, l’iniziato usciva dal tempo cronologico (Zeman) ed entrava nel tempo ciclico (Olam).


S'Adde 'e Asile non è un cimitero. 

Nessuna Domu de Jana lo è, sapete come la penso. 

Sono luoghi sacri di trasmutazione, di passaggi interdimensionali. 

È una Matrice Cabalistica Attiva. Mentre la Tomba dell'Ovile giace nello stato di Kelipah (scarto materiale), la Tomba Maggiore con i suoi 21 ambienti rimane intatta come una Ghimel (cammello, che in cabala significa "ricompensa e punizione" o il ponte tra cielo e terra).

Qui, le oscillazioni lunari e la geometria delle corna taurine rivelano la Torah della Pietra. 

La Qabbalah di questo luogo insegna che la morte non è un passaggio verticale (su o giù), ma un'espansione orizzontale: come le cellule si allargano in stanze, l’anima si dilata in Archeti poiché ritorna alla Corona del Monte (Kether), dove la Jana (la Madre) non è che la Shekhinah che custodisce il segreto della resurrezione della polvere.


Analisi Ghematrica e Cabalistica di “Ossi”

Il nome del comune (Ossi, SS)

In ebraico, trascriviamo il nome come אוסי (Aleph-Vav-Samekh-Yod) o, seguendo la pronuncia sarda, אוסי (Os-Sì). 

Tuttavia, la Qabbalah insegna a cercare la radice trilittera. 

La sillaba “Os” evoca עז (Ayin-Zain), che significa Forza, 

Capra (animale sacro ai solstizi). La Ayin è l’Occhio, la Zain è la Spada.


Vediamo il Valore Ghematrico 

Aleph (א) = 1 – Principio, Respiro.

Vav (ו) = 6 – Unione, Chiodo, Sole (microprosopon).

Samekh (ס) = 60 – Cerchio, Serpente che si morde la coda, Sostegno Divino (colui che sorregge i caduti).

Yod (י) = 10 – Mano, Atto, Punto seminale.


Somma: 1 + 6 + 60 + 10 = 77

Significato esoterico del 77:


77 è Mazal (מזל), letteralmente “Costellazione” o “Fortuna/Destino”. 

Ma nella Cabala operativa, 77 è il valore di עז (Forza) moltiplicato per l’unione (Vav). 

È il numero del Settimo Sigillo che si apre sul settimo giorno dopo la morte. 

Dire “Ossi” equivale a pronunciare “Mazal Tov”, ma non la buona sorte mondana, ma è la fortuna dell’anima che riconosce la sua stella fissa.


77 = 7 (Shabbat, il riposo) × 11 (la trasgressione, ma anche la porta). Ossi è il luogo dove il riposo dell’anima (Menuchah) si innesta sulla soglia delle 11 Sephirot (compresa Da’at).


OSSI = Olam Shelo Sheni (עולם שלא שני) rappresenta anche  “Il Mondo Senza Secondo”, ovvero il Mondo della Restaurazione (Tikkun). 

Non un luogo geografico, ma un tempo condensato in spazio.


Analisi di “S’Adde ‘e Asile” 

L’Ade sardo


"Adde" (in sardo: luogo di sepoltura, dal latino ad dies? O voce pre-indoeuropea?) Foneticamente è identico al greco Ἄιδης (Ade), il regno invisibile, il “non-visto”. 

Ma l’orecchio cabalista sente l’ebraico אד (Ad) e דה (Deh).


Decodifica di ADDE (S’Adde, L’Adde)

Radice ebraica אד (Aleph-Dalet): Significa Vapore, Nebbia, Nuvola, ma anche Ornamento e Passato (allora). 

È la radice di Adam (אדם), l’Uomo Rosso (terra + sangue). 

L’Ade non è l’inferno di fuoco, ma il mondo della nebbia primordiale, dove le forme non sono ancora fissate.


Il Valore Ghematrico di AD (Ad) = 1 (Aleph) + 4 (Dalet) = 5

Cinque è la lettera Heh (ה), la finestra, il respiro, la Sefirah di Binah (Intelletto Trascendente). L’Ade, per la Cabala, non è un luogo di punizione, ma la Matrice Binah. È il Grande Utero dal quale le anime scendono e a cui risalgono.


“S’Adde” è la Porta della Comprensione.


La ripetizione della Dalet (ד) in AD-DE

Nella parola “Adde”, la Dalet è geminata. 

Nella grammatica ebraica, il raddoppiamento (dagesh) indica intensificazione. 

La Dalet (4) è la porta, l’accesso al Tempio. 

Due Dalet = 8 (chet), è il numero dell’Infinito (Olam Ha-Ba). 


S’Adde è la porta che conduce all’altra porta. 

È il vestibolo del Mondo a Venire.


S’Adde è l’Ade. 

Ma non l’Ade virgiliano, bensì l’Ade dei Mistici Ebrei (Sheol). 

Lo Sheol non è dannazione, è il sukkah dell’ombra, lo stato di Dormizione dell’Anima nell’attesa della resurrezione. 

I defunti delle Domus de Janas non sono morti. 

Sono ad-dormienti. 

Dormienti in Ad.


Analisi di “Asile”

Il Soffio del Toro


“Asile” (in sardo asile  significa rifugio, ma anche il dente o cavità che accoglie). 

Una cavità che ha un forte potere vibrazionale. 


La Trascrizione ebraica è אסילה (Aleph-Samekh-Yod-Lamed-Heh)


Vediamo il Valore Ghematrico:

Aleph (א) = 1

Samekh (ס) = 60

Yod (י) = 10

Lamed (ל) = 30

Heh (ה) = 5

Totale = 106


Significato esoterico del 106:

106 è Giustizia, ma anche 100( Archetipo Qoph) più la Vav, 6, la kundalini energetica 

106 è anche Olah, il segreto più alto, il numero del sacrificio( nel senso del "rendere Sacro") perfetto. 

È il Sacrificio che sale. 

Asile non è un rifugio passivo. 

È il luogo in cui la materia si eleva verso l'elemento Aria. 


Nelle Domus de Janas l'elemento Aria è predominante, perché sono le custodi del Soffio Divino 

(https://maldalchimia.blogspot.com/2023/01/le-domus-de-janas-non-sono-capanne.html?m=0) 

Spiritualità ripresa anche dagli Etruschi e dai Romani 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/i-flamen-dialis-de-sa-carena.html?m=0) 


Il Notarikon( è un antico metodo ermeneutico ed esoterico, utilizzato principalmente nella Cabala ebraica e nell'alchimia, che consiste nell'usare le singole lettere di una parola come iniziali per formare un'intera frase, o viceversa) di Asile è questo :


Aleph, archetipo legato agli Elohim (I Giudici/Dèi).

Samekh archetipo del Sostegno/fertilità .

Yod, prima lettera del tetragramma divino YHWH ( anche Mano).

Lamed  collegata al Lev (Cuore).

Heh – Heh (Finestra).


Frase sigillare: “La Mano dei Giudici sostiene il Cuore attraverso la Finestra.”


I nostri Giganti/Elohim, i Giudici Divini 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/il-simbolo-della-tribu-di-dan.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/simbologia-dei-64-quadrattini-della.html?m=0) 


Asile è dunque il Talamo dell’Elevazione. 

Mentre S’Adde è la matrice passiva (l’utero), Asile è l’aspirazione attiva (il respiro che tira su). 


Insieme, “S’Adde ‘e Asile” significa: “La Matrice (Ad) dell’Ade (Sheol) che diventa Ascensione (Olah)”.


Quindi abbiamo tre nomi 


Ossi (77), corrispondente alla Costellazione/Mazal. Il cielo.


S’Adde (radice Ad=5) corrispondente allaporta Binah. 

La comprensione della morte come nascita.


Asile (106) corrispondente al sacrificio ascendente. 

Il fuoco che sale.


Valore congiunto (Ossi + S’Adde + Asile)  abbiamo un’unione armonica: 

77 + 5 (il nucleo di Ad) + 106 = 188.

Il 188 corrisponde al Depositato. 

È il Verbo usato nella Qabbalah per sbloccare una Matrice, cioè una gestazione. 

Si riferisce alla Matriarca( sepoltura di Sara) nella grotta di Machpelah, estremamente simbolico perché è una correlazione archetipale riguardo la gestazione della Madre. 


Guardacaso, ad Ossi abbiamo proprio quella che io ho definito la "sala della natività", il nostro archetipale presepe, già 6 anni fa. 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/perche-il-nostro-presepe-in-sardegna-lo.html?m=0) 

Non può essere un caso. 


Il territorio di Ossi, con la sua Domus de Janas di S’Adde ‘e Asile, è un Machpelah del Nord-Ovest, una doppia caverna (come quella di Ebron). 

Qui, il nome “Adde” non è una casuale somiglianza fonetica con l'Ade, ma è una risonanza dell’Anima del Mondo (Nefesh Ha’Olam). 

I costruttori preistorici, senza conoscere l’ebraico scritto, ne colsero la vibrazione. 

Infatti posero le loro tombe in un luogo il cui nome stesso, pronunciato in sardo, è una Berakhah (benedizione) per l’anima che scende nell’Ade.


L’Ade di S’Adde non trattiene. 

L’Ade di S’Adde è il Crogiolo di Asile. 

L'anima vi entra come seme (Ad – nebbia), vi dorme il sonno del sabato cosmico (Ossi – 77), e ne risorge come fumo di sacrificio (Asile – 106) attraverso le corna taurine, fino a raggiungere la Lamed (il cuore) della stella.


S’Adde ‘e Asile insegna che la vera tomba è solo un arco rovesciato. 

Si entra da una porta (Dalet) e si esce dall’altra, e il nome di quella porta è Vita.


In questa Domu de Jana di S'Adde 

ci sono rappresentazioni di "clessidre" che rappresentano, energeticamente, il dipolo elettromagnetico. 

Nella Cabala, la lettera Heh (ה), che vale 5, è la finestra, il respiro, la differenza di potenziale tra l’infinito (Ein Sof) e il finito. Quando due Heh si specchiano (come nella clessidra), si forma il Nome di 26 (YHVH) in forma di specchio. 


La clessidra è la lettera Samekh (ס) 

È il cerchio che sostiene, ma vista di profilo. 

Il punto di intersezione centrale è la Vav (ו), sesto Archetipo, il chiodo che unisce cielo e terra, maschile e femminile. 

La kundalini 

Non è un caso che nella fisica dei campi, il dipolo generi una zona di silenzio al centro. 

Questa zona è chiamata  Tzimtzum, la contrazione divina che permette alla Creazione di esistere.


C'è una correlazione anche tra 

Sacro Vajra e la Cabala. 

Il Vajra, il tuono adamantino. 

Nella tradizione ebraica esiste il Matteh Elohim (Bastone di Dio), quello di Mosè e Aronne. 

Il Vajra è un shamir (un diamante che taglia la roccia). 


La clessidra di S’Adde ‘e Asile è la rappresentazione geometrica del Tuono che tace. 

È l’energia che, prima di esplodere, si raccoglie nel grembo della polarità.


Una clessidra, come le rappresentazioni della cultura di Ozieri, in cui si rappresenta il primordiale Ballu Tundu sardo. 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/10/ballu-tundu.html?m=0) 

Il "girotondo" sardo non è una danza, è la processione delle Sephirot attorno al punto centrale (Tiferet).

Ma la clessidra, la losanga, è interconnessa con la griglia a scacchiera, quindi con la nostra scacchiera di Pubusattile, a Villanova Monteleone che è una Matrice archetipale, come ho approfondito nei miei svariati scritti a riguardo e in particolare nel mio primo libro "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna" 

La connessione tra la clessidra e la scacchiera (a Villanova Monteleone) tocca il segreto del Ludus Dei (Gioco di Dio). 

Nella Qabbalah, la scacchiera, o griglia, è chiamata il Luchot ha-Brit (le Tavole della Legge) prima della frantumazione. 

La scacchiera di Pubusattile non è ornamentale

È la matrice degli opposti. 

Come ho approfondito nel mio cuore o libro, ha già in sé anche il concetto di Giudice divino e di Giudizio. 

Le 64 caselle (8x8) sono i 32 sentieri dell’Albero della Vita moltiplicati per due (specchio del maschile e femminile).


Il Bianco e Nero sono Chesed (Misericordia) e Gevurah (Severità). La loro sigizia. 

La definizione, e la correlazione tra "clessidra" e scacchiera, è perfetta

, perché la scacchiera è il Tiferet (Bellezza), il punto in cui la clessidra si allarga.


La clessidra è un’evoluzione stilistica della scacchiera. 

La scacchiera è statica (la legge), la clessidra è dinamica (la grazia). 

In S’Adde ‘e Asile, la pietra si fa fluida.


Nella scacchiera di Pubusattile, la griglia è ancora implicita (legge). Qui a Ossi è esplosa in movimento (profezia).


In questa Domu de Jana ci sono anche chevron (motivi a V) che duplicano, come una coppa pubica, e che sono, ogni V,  uno Shin (ש), la lettera del fuoco, dei tre rami della creazione (acqua, fuoco, aria).


Si manifesta  il Modulo di 3, onnipresente nella nostra Arcaica Civiltà Sarda. 

Ebraicamente, il 3 è Gimel (cammello), il ponte tra morte e risurrezione. 

Lo chevron triplice è la triplice corda che non si spezza (Qohelet 4:12). 

È la nascita (prima V che scende), la morte (V centrale che tocca terra), la rinascita (terza V che sale).

Nascita /morte/rinascita, presente anche nelle triplici cornici delle false porte delle Domus de Janas. 


Il Modulo di 5 chevron riflette invece il Sacro Archetipo Ebraico Heh, la finestra.

Lo chevron quintuplo è la porta che si apre su cinque mondi (Assià, Yetzirà, Berià, Atzilùt, Adam Kadmon). 

È il Femminino primordiale, la Tanit. 


La sovrapposizione che si nota, la coppa pubica + corna, genera l’archetipo del Toro Androgino. Nella Cabala estesa, il Toro (Shor) è Chesed (Misericordia) mentre le corna sono Gevurah (Giudizio). 

La loro unione nella stessa figura scolpita è il segreto di Da’at (Conoscenza). 

È la dimensione dell’orgasmo creativo che anticipa il linguaggio.

I Motivi a chevron nelle Domus, non sono un’eccezione, ma una koinè simbolica. 

S’Adde ‘e Asile ne è il culmine raffinato.


La clessidra  rivela il rombo (vulva, athanor)

Nella Cabala operativa, l’athanor (fornace alchemica) non è un crogiolo, ma è la lettera Kaf (כ), il palmo della mano che accoglie, ma anche la corona del re quando è aperta.


Il rombo è la proiezione bidimensionale della Merkabah (il carro celeste di Ezechiele), il corpo di luce 

È la ruota che gira senza girare.

È l'energia creatrice che può manifestarsi. 

Il rombo della clessidra di S’Adde ‘e Asile è il punto di fuga dove le due polarità si annullano l’un l’altra per generare un terzo, non un figlio, ma un mondo nuovo.


Il rombo clessidra, se orientato come nelle foto, punta a Orione (in ebraico Kesil, lo stolto/il gigante). Nella Qabbalah la saggezza della clessidra è paradossale. 

Solo chi accetta la morte (l’Ade, S’Adde) può entrare nel rombo e uscirne come luce.


Questa non è archeologia simbolica. 

È una Gerarchia di Specchi


La scacchiera di Pubusattile è il Tempio (la legge).

La clessidra di S’Adde ‘e Asile èil luogo dove non solo ci sono più simboli, ma è esso stesso simbolo.


L’evoluzione alchemica è dalla griglia (statica) alla clessidra (dinamica). 

Ma il passo successivo è che quella clessidra, in Ossi, è stata scolpita dopo che chi ha scolpito  è entrato in unione mistica con la pietra. 

La pietra non imita la vulva. 

La vulva è diventata pietra affinché l’anima potesse toccare l’origine.


Infine, una nota ghematrica:

 clessidra in ebraico è Sha’on Chol (שעון חול). 

Valore 746. 7+4+6=17 

Corrisponde alla Tov (buono). 

Non è il “buono” morale. 

È il Tov della Creazione (Genesi 1:4), la luce separata dalle tenebre. 

Quella luce, che gli iniziati chiamano Or ha-Ganuz (la luce nascosta per i giusti), è la stessa che filtra dai chevron di S’Adde ‘e Asile quando il sole equinoziale tocca la clessidra.


Tiziana Fenu

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Domu de Jana S'Adde 'e Asile







lunedì, maggio 25, 2026

💛 Bronzetto Nule (analisi esoterica /libri)

 

Ho già approfondito nei miei scritti e anche nei miei libri, la simbologia del bronzetto di Nule, detto anche Ofiotauro, è sulla simbologia dell'Ofiuco, ma ho evitato di approfondire dal punto di vista dei parametri esoterici, della Qabbalah e dell'astrologia antica, nonché riguardo una lettura esoterica del luogo di provenienza, perché sono argomenti che meritano uno spazio a parte.

Il Bronzetto di Nule rappresenta  una delle manifestazioni più enigmatiche della civiltà nuragica arcaica sarda.
Non è un semplice oggetto votivo, ma un sigillo di metallo che incarna un equilibrio tra mondi. Dal punto di vista fisico, si tratta di una fusione in bronzo, alta circa 17-20 centimetri (dati desunti da comparazioni con reperti simili del medesimo “deposito”), conservata oggi presso il Museo Archeologico Nazionale di Cagliari.
La sua morfologia parla immediatamente a chi conosce i codici della tradizione ermetica.
Il corpo è taurino, massiccio, con una coda che si arrotola a spirale, richiamo diretto al serpente che si morde la coda, l’Ouroboros della Grande Opera alchemica.
La testa, invece, è una fusione tra il bovino e l’umano, sormontata da una protuberanza che molti interpretano come un’asta di culto, ma che esotericamente è il corno della spiritualità ascendente.
In questo ibrido, il Toro (terra, forza, materia) è dominato dal Serpente (saggezza, conoscenza del sottosuolo, cicli temporali), il quale a sua volta è fuso con la stazione eretta dell’umano (coscienza, verticalità).
Il bronzetto fu rinvenuto a Nule, in provincia di Sassari (Sardegna), nel corso di scavi archeologici effettuati presso la Tomba dei Giganti di “Sa Perda ‘e S’Altare” (la Pietra dell’Altare).
Le coordinate geografiche esatte del sito sono approssimativamente: 40°27’54.6”N 
9°11’06.2”E.

Nella Cabala pratica, la terra non è mai neutra.
Ogni punto è una Merkabah (carro divino) che riflette un aspetto del cielo.
Il confine naturale di Nule, che è situata sull’altopiano del Goceano, manifesta una regione di transizione tra la Barbagia (la terra dei nuraghe, che in ebraico-simbolico possiamo leggere come la “terra delle torri di guardia”) e il Logudoro.
Il luogo d'oro.
Della trasmutazione in Horus.
Non c’è coincidenza.
Questo sito si trova su un nesso geologico, un punto di frizione tra rocce vulcaniche e sedimentarie. Esotericamente, è il confine tra l’Acqua (mare Atlantico/Mediterraneo) e la Terra (roccia basaltica), ovvero tra le profondità del subconscio e la manifestazione fisica.
La Tomba dei Giganti è, per definizione, una camera ipogea. Nelle Qabbalah, la discesa nella terra corrisponde al percorso inverso dell’albero della vita.
Dalla Malkuth (Regno, il mondo fisico) si scende nell’abisso del Qliphoth (le cortecce del mondo caotico) per trovare le scintille di luce (Nitzutzot) intrappolate nella materia.
Il bronzetto fu trovato dentro un recinto funerario, ma la sua forma non è quella di un defunto, ma quella di un guardiano.
Questo ibrido è collegato a Ofiuco (Ophiuchus), il tredicesimo segno zodiacale, il Portatore del Serpente.
Nel linguaggio cabalistico, Ofiuco non è un semplice asterismo. Rappresenta il Tifareth dell’iniziato.
È il punto di fusione tra la Torre (il corpo taurino) e il Serpente (la saggezza nascosta).
Il bronzetto di Nule è una incarnazione di questa entità:
La Figura umana nel bronzetto non è un dio, ma l’iniziato che tiene il serpente.
Tuttavia, in Ofiuco, è il serpente che avvolge l’uomo.
Nel nostro bronzetto, il serpente è sul capo.
Rappresenta il Drago della Saggezza che sormonta la materia. Questo è tipico della Qabbalah
È la Chokhmah ( la Saggezza, il punto superiore) che domina la Malkuth (il toro in basso).
Il Toro (Taurus) nello zodiaco domina la Vita fisica.
Ofiuco domina la Vita dopo la morte (guarigione e resurrezione). Il bronzetto fu trovato in una tomba. Non è una coincidenza.
È un simbolo di transito.
Il corpo muore (Toro), la coscienza si eleva (Umano), il serpente della conoscenza fa da ponte.

Per verificare il legame astrologico e alchemico, guardiamo alle coordinate del sito attraverso un filtro Qabbalistico (la Gematria e le corrispondenze planetarie)

La Longitudine 9° Est.
Il numero 9 in Qabbalah è Yesod, il Fondamento.
È la sfera della Luna, della fertilità e del sesso.
Ma 9 è anche il numero del "vero" Ofiuco (il tredicesimo segno, ridotto a 1+3 = 4, e collegato al 9 attraverso la via secreta del midollo spinale). Il bronzetto, quindi, è una statua di Yesod: trasmette la forza vitale dalla terra alla tomba.
Il 9 è anche Sacro Archetipo Ebraico Teth, il Serpente, la Kundalini, la Sophia Superba.

La Latitudine 40° Nord
Il 40 è, nella Bibbia cabalistica, il numero della Trasformazione (40 anni nel deserto, 40 giorni di diluvio).
40 gradi significano Malkuth che guarda verso Binah (Comprensione).
È la latitudine dove la terra incontra il cielo dell’equilibrio zodiacale.
È anche il valore ghematrico proprio del tredicesimo Sacro Archetipo Ebraico, la Mem, le Acque Madri Cosmiche.

Altitudine.
Nule si trova a circa 600 metri sul livello del mare.
600 in Gematria ebraica equivale a "Ombra" o a "Punta di Spada" (ש. מ. ת. ר – Shin-Mem-Tav-Resh).
È un’altezza di guardia, dove il confine tra il mondo fisico e quello astrale è più sottile.
A 600 metri, l’aria è ancora respirabile per l’umano, ma abbastanza elevata per vedere la costellazione di Ofiuco senza la nebbia delle paludi (nel basso).

Vediamo l'allineamento stellare.
La tomba è orientata a Sud-Est (verso il Solstizio d’Inverno).
In quello stesso periodo, nel cielo notturno della Sardegna, la costellazione dell'Ofiuco è allo zenit nelle ore più buie, proprio sopra la testa.
Quindi il bronzetto fisico (Toro) guarda verso il basso (la tomba), mentre la sua anima cabalistica guarda verso l’alto (Ofiuco che domina il cielo di mezzanotte).
Il Bronzetto di Nule, contestualizzato con questi parametri, non è una semplice scultura.
È un segno di frontiera.
Segna il confine tra il regno degli antenati, il radicamento (il Toro, la terra, la carne) e il regno dello spirito guida (l'Umano, il Serpente). Il fatto che sia un ibrido indica che, per i costruttori arcaici sardi, la coscienza non era mai completamente umana, ma si nutriva della forza animale e della conoscenza rettiliana (la terra che custodisce i segreti del tempo).
Rettiliana intesa come il Femminino, l'energia ctonia tellurica di Madre Terra.
Una sinergia di Opposti, per un essere divinizzato, potente.
Esotericamente, è una statua Statica di Ofiuco.
il serpente non è avvolto attorno al corpo, ma ne emerge dal cervello (la corona), suggerendo che l’illuminazione non viene dall’esterno, ma dalla materia stessa che si trasforma attraverso il fuoco lento del bronzo.
Questo “guardiano” è stato trovato esattamente nel punto in cui il cielo di Ofiuco tocca il picco più alto del Goceano, come se il metallo fosse stato attirato lì dal magnetismo astrale.

Analizziamo esotericamente il nome Nule attraverso i codici della Qabbalah, la linguistica iniziatica e i riflessi astrologici dell’area che abbiamo appena esplorato.
Il nome di un luogo, nella tradizione esoterica, non è mai un’etichetta casuale, ma è un sigillo che contiene il destino e la funzione del sito.
Nule indica la Sorgente dell’Acqua Nascosta
Per comprendere la radice di Nule, dobbiamo prima liberarci dall’interpretazione puramente etimologica accademica (che spesso lo riconduce al latino “nudus”, cioè nudo, o a un nome personale romano).
In chiave esoterica e cabalistica, leggiamo il nome come suono vibratorio e come struttura di lettere.
Il nome Nule non ha una diretta radice ebraica biblica, ma può essere ricondotto a una radice semitica simile a Nu-L

Nu (נוּ)
In ebraico aramaico è un suffisso che indica “Noi” o “Movimento, oscillazione”.
Ma più profondamente, il suono “Nu” è l’onomatopea primordiale dell’Acqua che scorre e del soffio creativo, collegato alla Nun, le acque primordiali della trasmutazione.


La lettera Lamed, dodicesimo Archetipo Ebraico.
È la lettera dell’insegnamento, della spinta verso l’alto, del cuore (Lev), del bastone del pastore che guida l’evoluzione.
La Lamed è il bastone di potere ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/02/lamed-bastone-di-potere.html?m=0)
Quindi, in forma sillabica abbiamo
Nu (acque del caos, il Tehom primordiale) + Le (l’ascesa, l’insegnamento).
Nule, significa “L’insegnamento che emerge dalle acque del caos” o “La guida del flusso primordiale”.

Prendiamo le lettere dell’alfabeto fonetico e le loro corrispondenze cabalistiche.
N (Nun, נ): quattordicesimo Archetipo, onnipresente nell'arcaica civiltà sarda.
È la Vesica Piscis, la forma archetipale delle nostre navicelle Shardana.
È la sinergia degli Opposti.
50. Simboleggia il pesce (Nun), la vita che si muove nell’abisso, la fertilità, la donna, e la caduta della Saggezza nella materia.
È il rifugio nascosto.
È la lettera del Serpente che si rigenera (proprio come il bronzetto di Nule, che ha elementi rettiliani).

U ( archetipo Vav, ו)
6 Il chiodo, l’unione tra cielo e terra, il ponte.
La kundalini.
Rappresenta l’Uomo (Adam) come microcosmo. È la lettera della connessione tra il toro (terra) e il serpente (saggezza).

L ( dodicesimo archetipo, su Santu Doxi, la Lamed, ל), con valore ghematrico 30.
Il bastone del pastore. L’insegnamento, la legge, e l’impulso di elevare l’anima verso la luce.
È la lettera che domina l’equilibrio.

E (He, ה) quinto archetipo 
5. La finestra, il respiro, l’esistenza manifesta, e la grazia divina. Simboleggia la rivelazione.
La Tanit primordiale

Gematria totale  del nome Nule (Nun + Vav + Lamed + He): 50 + 6 + 30 + 5 = 91.

Il valore 91 nella Qabbalah è di straordinaria importanza.
Il 91 è l’equivalente della parola “Amen” (אמן = 1 + 40 + 50 = 91) e anche della combinazione di YHWH (י.ה.ו.ה) con Adonai (א.ד.נ.י). Significa: “Il Signore è il mio Dio”

Ma  esotericamente, indica il punto in cui il Nome Ineffabile si fonde con la manifestazione fisica.
Quindi, Nule numericamente è Amen.
È suggello di verità, la conferma che quel luogo è una porta (Binah) tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti, tra il Toro e il Serpente.
Non a caso fu trovato in una Tomba dei Giganti.

Nule come “Nucleo” e “Nulla” in un
gioco di parole esoterico che emerge, se si legge Nule come Nucleo (dal latino nucula = piccola noce, centro duro).
Nel mondo cabalistico, la noce è il frutto con guscio duro e contenuto morbido.
Nule è il guscio esterno (il bronzo, la terra, il toro) che protegge il contenuto morbido (il serpente sul capo, lo spirito, il Femminino)

D’altra parte, il suono “Nul” in latino significa nulla. Esotericamente, Nule quindi ha una doppia valenza, esattamente come la doppia energia che incarna, il Mascolino ( il Toro) e il Femminino( il Serpente)
È il nulla che crea il tutto.
È il punto di non-esistenza da cui scaturisce la materia.
È lo switch della creazione /trasmutazione
Nella Qabbalah, lo Ein Sof (l’Infinito, il Nulla Assoluto) è la fonte di tutto.
Nule, come nome, vibra la frequenza dell’Ein Sof.
È limite tra l’esistenza e l’indistinto.
Il bronzetto trovato lì è l’immagine fisica di quel “nulla” che si manifesta come ibrido.
Se colleghiamo questa analisi al fatto che Nule si trova sul Goceano e contiene una Tomba dei Giganti, otteniamo un quadro completo.

Nun (Acqua) + Lamed (Elevazione): L’acqua è la terra sotto di noi, l’abisso di cui il Serpente è il guardiano.
L’elevazione è la verticalità del bronzetto (la sua postura umana). Il nome stesso contiene questa narrazione.
Un corpo (il Toro) che emerge dal nulla (Nule) per diventare l’intercessore tra il mondo sotterraneo (Acqua/Nun) e il mondo celeste (Elevazione/Lamed).

Il nome Nule, vibrato come mantra, contiene la formula “Dall’Abisso del Serpente (50) attraverso il Ponte (6) e la Legge del Pastore (30) si giunge alla Rivelazione (5)”.
È il ticket d’ingresso per l’anima che vuole passare dalla Tomba dei Giganti al cielo di Ofiuco.
È Nule, il Nulla Creativo.
Potenzialità pura.
E il bronzetto è l’unico oggetto che, in quel Nulla, ha preso forma per ricordarci che l’ibrido tra uomo, toro e serpente è l’immagine della coscienza che si forma dal vuoto.

Ancor prima di addentrarmi in questa specifica analisi cabalistica, che non fa altro che confermare la simbologia della dimensione dell'Ofiuco/Ofiotauro, nel mio libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" approfondisco, in particolare nel capitolo XV sull'Ofiuco e il Nord-Est. La Sapienza del Serpente
[...] A questo proposito, è necessario sottolineare come l’orientamento verso Nord-Est appaia maggiormente legato alla dimensione lunare piuttosto che a quella solare. 
Mentre molti monumenti preistorici, da Stonehenge ai templi egizi, privilegiano allineamenti solari, come solstizi ed equinozi, i pozzi sacri sardi manifestano una predilezione significativa per i cicli della Luna. 
[...] Il punto di levata e tramonto dell’astro notturno oscilla in un ciclo di circa 18,6 anni, noto come ciclo dei lunistizi, che corrisponde ai punti di massima declinazione nord o sud della Luna. 
[...] Il lunistizio maggiore, in particolare, indica il punto più a Nord-Est dell’orizzonte dove la Luna sorge al suo massimo culminare.
È in questi momenti che la luce della Luna piena poteva penetrare in fondo al pozzo, illuminando le acque sacre e rivelando quella stretta connessione tra acqua, simbolo di vita e rigenerazione, e Luna, la regolatrice dei cicli naturali, del femminino, del parto. 
[...] Il pozzo di Santa Cristina, con la sua celebre struttura a menat, traguarda non solo i solstizi e gli equinozi, ma anche questi complessi cicli lunari, confermando la sofisticata conoscenza astronomica dei costruttori nuragici.
[...] L’Ofiuco, nella sua essenza più profonda, è colui che governa il serpente. 
È la dimensione dell'acqua, del Fuoco, della Sapienza ancestrale. 
[...] E il serpente, in tutte le tradizioni arcaiche, rappresenta la sapienza ancestrale, la conoscenza misterica, la padronanza delle energie ctonie di Madre Terra. 
[...] Il serpente è l’asse fisso del cosmo, dotato di potere rigenerante e guaritore. 
Ed è proprio in questa duplice valenza, ctonia e celeste, che si manifesta la natura femminile della costellazione. 
[...] La lettera N, iniziale di Nachash, serpente in ebraico, e di Nehushtan, il serpente bronzeo innalzato da Mosè nel deserto, è centrale anche nella parola Sinis, parola chiave del quadrato del Sinis, antecedente e matrice del più celebre quadrato del Sator, argomento trattato nel mio precedente libro, "Gli Uomini senza Ombra. Simbologie archetipali in Sardegna". 
Il serpente è inoltre il simbolo della tribù di Dan, la tribù dei Sacri Giudici, dei navigatori, degli Shardana, gli antichi Sardi
[...] È proprio su quest’ultimo cardine, il nostro Nord-est, che si innesta la via della rinascita, una rotta tracciata non da timonieri umani, ma dal pensiero, dall’energia orgonica e dal flusso tellurico e celeste.
[...] Ofiuco, infatti, si erge a cavallo dell’equatore galattico, là dove la Via Lattea si divide in due bracci, creando una zona di “sospensione” e di passaggio tra i mondi. 
Non è un caso che la stella più brillante della costellazione di Ofiuco, Ras Alhague, sia situata in prossimità del punto in cui il Sole, durante il solstizio d’inverno, inizia il suo percorso ascendente, prefigurando la rinascita della luce. 
[...] Il glifo che rappresenta l’Ofiuco è come un grembo, due polarità attraversate da una terza energia che le unisce. 
È l’energia del Serpente, di cui l’antica tribù dei Dan, gli antichi Shardana, la tredicesima tribù, è stata custode. 
[...] Il glifo, ribaltato, è uguale al geroglifico egizio del numero 10, il sacro archetipo Yod del tetragramma divino YHWH, che in Sardegna si declina in trigramma YHW, identificabile con l’energia solare taurina e uterina.
Sembra l’esedra centinata delle Tombe dei Giganti, luogo sacro di trasmutazione e rigenerazione, come la simbologia stessa del serpente. 
[...] Ma già il glifo di per sé rappresenta, in modo essenziale, i cardini dell’antica civiltà sarda: il grembo, la doppia valenza taurina e uterina, l’antica Sapienza che attraversa entrambe le polarità e le unisce in un’unica memoria ancestrale, come una falda d’acqua che bagna entrambe le sponde.
[...] Il numero 10 è la Yod, presentissima in Sardegna come Via di Rinascita lungo la Via Lattea, dove a sud, nel cuore della Via Lattea, si trova la costellazione dell’Ofiuco. 
Consideriamo un fattore importante. 
La Via Lattea, specialmente in inverno, si orienta su un'asse Nord-est, sud-ovest, mentre in estate è maggiormente allineata su un'asse Nord-Sud. 
È chiaro, in questa prospettiva, il ruolo chiave del Nord-Est, in cui la Via Lattea, Ofiuco e Sacro Femminino convergono  come direzione sacra[...]

Tiziana Fenu
©®Diritti intellettuali riservati
Maldalchimia.blogspot.com

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Bronzetto Nule analisi esoterica /libri)








💙 La volpe e l'uva

 



Ho meditato, nelle veglie in cui il tempo si fa luminescenza, sul detto arcano che riguarda la Volpe. Quel detto che la vuole, dinanzi al pampino rigonfio di promesse, pronunciare la sentenza dell’acerbità. 

"Quando la volpe non arriva all'uva, dice che è acerba" 

Un luogo comune, un borbottio contadino per l’anima comune che non coglie l’essenza.

Ma perché, proprio la Volpe è stata scelta come protagonista di questo mistero?

La Volpe è animale di soglia, spirito di frontiera tra il folto e il chiaro. 

In ambito esoterico, la sua coda fiammeggiante rivela lo Zolfo filosofico. 

Lo Zolfo, principio maschile del Fuoco, lo Spirito che non brucia ma che anima. 

La conoscenza omnimoda, l’intelletto d’amore che discerne, scalda e separa.

È noto che l'odore dello Zolfo sia associato al Diavolo. 

Ma è solo l’altra faccia del Fuoco, la scorza che l’iniziato impara a attraversare. 

Ma senza questo Zolfo, la vite inaridisce nel suo stesso succo. 

Lo Zolfo è il guardiano della fermentazione. 

Previene l’ossidazione, quella lenta morte che divora i corpi esposti all’aria corrotta. 

Blocca la crescita dei lieviti selvatici, quei parassiti dell’anima che generano confusione anziché trasmutazione.

Lo Zolfo, che è spirito e materia prima del Sole, perché è simile alla lava che pulsa nelle viscere della Terra, ricordo di un magma anteriore agli Dèi, è l’agente indispensabile per la trasfigurazione. 

Insieme al Mercurio, il suo sposo volatile e lunare, coopera affinché quella divinità in potenza, quel germe di Figlio/Vino, possa manifestarsi. 

Senza Zolfo, il Figlio rimarrebbe mosto senza destino, linfa senza trasfigurazione.

Lo Zolfo presiede anche alla maturazione dell’Uva. 

La protegge dalle muffe, dalla corruzione che è dimenticanza. Protegge, quindi, il Corpo di Luce Cristico, formato da ogni singolo acino come da altrettanti soli in miniatura, dalle radiazioni ultraviolette della coscienza grezza, dai biofotoni che vibrano prima del verbo. 

Lo Zolfo esoterico, la lava che scorre nei meridiani occulti, porta a maturazione l’Uva/Cristo. 

Lo scorta, lo custodisce, lo scolpisce finché non diviene Vino/Cristo. 

Non più frutto, ma spirito liquido che scioglie la lingua nel silenzio.

E nell’attesa, lo rende Mosto. 

E qui la lingua sacra dell’inglese svela l'arcano. 

The most, il superlativo assoluto, "il maggiore", "il migliore". 

Poi, quando il tempo della cantina interiore è compiuto, diviene Wine. Che altro è Wine se non il suono di To win? 

Vincere. 

Il Vincitore. 

Colui che ha attraversato la fermentazione, la putrefazione feconda, la morte dell’acino per rinascere assenza di sete.

Ma infatti, lo Zolfo è uno dei due Draghi del Caduceo. 

Il Drago d’Oro, solare, che si erge sul Mercurio passivo, ricettivo e femminile. 

Insieme, sono la Kundalini ascendente. 

Lo Zolfo è il Fuoco primordiale anteriore al Sole, quella Luce creatrice che è Una e Trina. 

Luce che precede persino Dio, perché è lo strumento con cui l’Altissimo si trasfigura nel Figlio. L’Amore, allora, è la centratura, l’equilibrio tra i due Draghi, affinché nell’Uomo si desti Cristo, "the most", la parte migliore di sé.

Torniamo allora al detto della Volpe. 

Perché si dice che se non arriva all’Uva, esclama che è acerba? 

Non è rancore, non è invidia. 

È una legge di risonanza. 

Solo lo Zolfo/Volpe possiede la vibrazione per portare l’Uva/Cristo alla sua pienezza. 

Se la Volpe è troppo lontana, o il suo fuoco è troppo debole, l’Uva rimane opaca, non toccata dal raggio che la farebbe esplodere in Vino. 

L’acerbità non è un giudizio dell'uva. 

È la constatazione che nessuna trasmutazione è possibile in assenza dello Zolfo.

E la Volpe inglese si dice Fox. 

Fox è quasi Vox. 

La Voce. 

Il Suono, l’Archetipo vibratorio che tesse la materia. 

La Volpe è la Voce che dice il nome dell’Uva affinché l’Uva divenga. 

Non a caso, nelle notti d’Oriente, le Kitsune, le donne volpe della tradizione giapponese, vengono scolpite accanto a globi infuocati. Sono spiriti di fuoco, guardiane del Mistero. 

Nella geomanzia del Feng Shui, il potere delle volpi sul male è immenso. 

Sono le sentinelle delle soglie terrestri a Est, dove sorge la Luce.

E allora, forse, il detto umano è rovesciato. 

Non è vero che la Volpe dice "è acerba" per consolarsi. 

Si tratta, casomai, di una verità iniziatica. 

Se la Volpe non è abbastanza fuoco, se il suo Zolfo interiore è tiepido o spento, non può alchemizzare l’Uva. 

Non può trasformare il grappolo in Corpo di Luce. 

Perché Uva non è solo frutto. 

È U.V.A. acronimo sacro del Corpo Cristico, che come un raggio ultravioletto invisibile, splende solo a chi porta dentro la stessa frequenza.

Il simbolo alchemico dello Zolfo non mente. 

È una croce sormontata da un triangolo. 

Maschile e femminile che si congiungono, come i due Draghi del Caduceo che si intrecciano. 

E sopra, il triangolo. 

La Trinità. 

Energia che equilibra e solleva. Non è mai stata questione di invidia, nei detti popolari. 

Ma di frequenza. 

Non riconosci l’Uva perché non hai ancora l’U.V.A. dentro te. 

Il Corpo di Luce Cristico, dormiente nella tua vite interiore, attende solo il bacio della Volpe. Attende lo Zolfo. 

Attende il Fuoco che sa dire che non sei acerba. 

Che sei pronta per il torchio e per la notte. 

E che diventerai vino, vincendo la morte.

E non tutti, possono diventare vino

Wine

Win-ner

La volpe può essere anche furba. 

Ma deve essere Pura. 

E la Purezza è Frequenza non contaminata. 


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 

La volpe e l'uva




💛 Corrispondenza costellazione Scorpione /Sardegna/siti

 

Questa immagine presenta una correlazione esoterica e archeologica molto suggestiva.
Non si tratta di una mappa geografica ufficiale, ma di un'interpretazione simbolica che lega la Costellazione dello Scorpione (Scorpius) a specifici siti archeologici sulla Terra.
Questa immagine illustra la teoria dello "Scorpione Archeologico", un'ipotesi alternativa che propone una correlazione geografica tra importanti siti storici sulla Terra e la forma della costellazione dello Scorpione. 
La teoria assegna a ogni stella principale della costellazione dello Scorpione un sito archeologico specifico in base alla sua posizione geografica.
Il modello collega luoghi celebri come le Piramidi di Giza (Antares), Machu Picchu (Girtab), Stonehenge (Mu) e Angkor Wat (Dschubba).
Ciò indicherebbe un livello avanzato e condiviso di conoscenze astronomiche tra antiche civiltà geograficamente distanti. 
La mappa presume che i siti antichi siano costruiti in modo da riflettere le posizioni delle stelle della costellazione dello Scorpione, vista dal Centro Galattico (identificato nell’immagine come "Centro Galáctico" / "Atlántida").

Corrispondenze Stelle-Siti

Centro Galattico della nostra Galassia, sappiamo che è Sagittarius A, sulla Via Lattea, la cui parte finale è di dimensione dello Scorpione, considerata la Dea Madre Astrale
Atlantide si pone, a livello astrale, in posizione al centro della galassia.
Le Stelle principali della costellazione (dal corpo alla coda)sono
Antares, che risulta essere il Cuore dello Scorpione, corrispondenti alle Piramidi di Giza (Egitto) e Vaticano (linee di connessione).

Graffias (Beta Scorpii), corrispondente a Xi'an (Cina).

Dschubba (Delta Scorpii) corrispondente ad Angkor Wat (Cambogia).

Pi (Pi Scorpii) corrispondente a  Gunung Padang (Indonesia).

Epsilon (Epsilon Scorpii) corrispondente ad Acropoli (Grecia).

Tau (Tau Scorpii) corrispondente al Palacio del Potala (Tibet).

Mu (Mu Scorpii) corrisponde a Stonehenge (Inghilterra).

Zeta (Zeta Scorpii): corrisponde ad "Atlantida" (sostituita da Città del Vaticano o simbolo di partenza).

Shaula (Lambda Scorpii), corrispondente a Teotihuacán (Messico), sito molto particolare di cui ho parlato in un mio scritto
https://maldalchimia.blogspot.com/2026/03/7-bamboline-yucatansa-pippia-de-caresima.html?m=0

Lesath (Upsilon Scorpii), corrisponde a Chichén Itzá (Messico).

Girtab (Kappa Scorpii) corrisponde a Machu Picchu (Perù).

Lota (Iota Scorpii) corrisponde all'Isola di Pasqua (Rapa Nui).
(Approfondimenti
https://maldalchimia.blogspot.com/2021/05/statua-rapanui.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/statua-moai-simbolo-del-femminino.html?m=0)

Vediamo le coordinate di questi punti

1. Teotihuacán (Messico): 19.692° N, 98.844° W
2. Chichén Itzá (Messico): 20.684° N, 88.571° W
3. Isola di Pasqua (Cile): 27.112° S, 109.349° W
4. Machu Picchu (Perù): 13.163° S, 72.545° W
5. Stonehenge (UK): 51.179° N, 1.826° W
6. Giza (Egitto): 29.979° N, 31.134° E
7. Acropoli (Atene): 37.971° N, 23.725° E
8. Vaticano (Città del Vaticano): 41.902° N, 12.453° E
9. Xi'an (Cina): 34.341° N, 108.940° E
10. Angkor Wat (Cambogia): 13.412° N, 103.867° E
11. Gunung Padang (Indonesia): 6.994° S, 107.056° E
12. Palacio del Potala (Tibet): 29.658° N, 91.117° E

L'Analisi dal punto di vista della Qabbalah (Cabala Ebraica)che  studia le corrispondenze tra il mondo fisico (Asiyah) e i mondi superiori (Beriah, Yetzirah, Atzilut), ci fa capire come unire la costellazione dello Scorpione a questi siti permette una lettura simbolica profonda.

Nella Qabbalah, lo Scorpione è associato alla Tribù di Dan e al mese ebraico di Cheshvan (ottobre/novembre).
Che lo Scorpione fosse legato alla tribù dei Dan, già lo avevo sottolineato tempo fa
https://maldalchimia.blogspot.com/2024/05/simbolismo-zig-zag-guanto-gigante-di.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/04/scorpione-unione-tra-i-due-mondi.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/simbologia-manufatti-museo-tessile.html?m=0

Lo Scorpione simbolicamente rappresenta la morte e la rinascita, il pungiglione che ferma il tempo, ma anche il potere di trasformazione e la Sephiroth Bina dell'Albero della Vita (Comprensione/Intelligenza Superiore).
La costellazione attraversa il Centro Galattico (il "buco nero" centrale), che in Qabbalah può essere paragonato al Tzimtzum (il "restringimento" del Divino per creare lo spazio).
Ciò che delinea la costellazione dello Scorpione in questa mappa terrena, è la Linea del Tempo e della Memoria.
L'immagine mostra una "rete" di siti che si estende da Pasqua a Stonehenge fino a Gunung Padang.
In Qabbalah, queste linee possono essere interpretate come Nervi (Gidim) o Vasi (Kelim) del corpo collettivo dell'umanità.
La Terra mappata, diventa come il  Corpo di Adam Kadmon, dell'uomo archetipale.
Se la Terra è vista come un riflesso di Adam Kadmon (l'Uomo Primordiale), queste strutture rappresentano i Punti di Energia (Netivot) lungo la sua spina dorsale o il suo corpo astrale.

Antares, il Cuore dello Scorpione, corrisponde a Giza e al Vaticano. Nella Qabbalah, il Cuore (Lev) è il centro della volontà.
Collegare Giza e il Vaticano indica un passaggio di "autorità spirituale" antica che si trasferisce dal Faraone al Papa, passando attraverso il Centro Galattico (l'Ein Sof).

Il testo "Dinastía 0" indica un tempo al di fuori della storia lineare conosciuta.
Questa mappa disegna un Diagramma di Tikkun (Riparazione). Ogni sito è una Sefirah (emanazione divina) fisicamente manifestata.
Gunung Padang (Pi) corrisponde alla base (Malchut/Regno).

Angkor Wat, corrisponde a Yesod (Fondazione).

Machu Picchu (Girtab) corrisponde a Hod (Splendore/Gloria).

Teotihuacán (Shaula) corrisponde a Netzach (Vittoria/Eternità).

Acropoli (Epsilon) corrisponde a Tiferet (Bellezza/Armonia).

Stonehenge (Mu) corrisponde a Gevurah (Forza/Giudizio).

Vaticano/Atlantide (Zeta) corrisponde a Chesed (Amore/Misericordia).

Nella Qabbalah, lo Scorpione è strettamente legato al Nachash (Serpente primordiale) e al Sitra Achra (L'Altro Lato).
Quando si legge questa mappa, si nota come i punti non siano disposti a caso, ma formino un pattern che ricorda le linee di Ley (linee energetiche terrestri).
Ovviamente lo scorpione, che è correlato alla tribù dei Dan, non può che essere correlato anche al serpente, presente sia nel simbolo della tribù dei Dan, sia come complemento energetico della figura dell'Ofiotauro, riflesso della costellazione dell'Ofiuco, che si poneva esattamente tra Scorpione e Sagittario
Ofiuco, sinergia di Toro e Serpente, importantissimo nella nostra Arcaica Civiltà Sarda ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/11/ofiuco-toroserpente.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/ofiuco-e-il-nord-est.html?m=0) il cui riflesso è nella simbologia dell'Ofiotauro
( vi lascio il link di due dei miei ultimi scritti a riguardo, che contengono anche i precedenti
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/ofiotauro.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/bronzetto-tetiofiotauro-vesica-piscis.html?m=0)

Ofiuco, tappa importantissima del percorso iniziatico astrale delineato di riflesso, dai nostri siti archeologici più importanti, a cui ho dedicato un'intera sezione nel mio ultimo libro "Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna *
( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/04/ofiuco-libro-le-dee-silenziose-ilenziose.html?m=0)

Questa mappa suggerisce che l'umanità antica aveva la consapevolezza che il Divino è Partzufim (Volti) proiettati sia nel cielo stellato che sulla terra.
Lo Scorpione, in questo specifico allineamento, agisce come un "ponte" tra la terra (i siti archeologici) e l'oro galattico (il centro dell'essere).
La mappa è una Meditazione sulla corrispondenza macrocosmica: "Come in alto, così in basso"

Dal punto di vista qabbalistico, non si devono cercare "antiche astronavi" in questi luoghi, o chissà quali tracce, ma sono come Vasi di Luce che sono stati posizionati intenzionalmente per riflettere un modello divino.
È la presenza divina sulla terra, la Shekinah, la Forma, il Sacro Femminino tangibile in forma, che irradia attraverso Giza, poi Teotihuacán e così via, connettendo tutte le culture in un'unica "Tenda della Creazione".

Simbolicamente la costellazione dello Scorpione, secondo questa mappa, passa anche attraverso la Sardegna.
Se guardiamo la forma della costellazione, vediamo che
Il corpo è in Messico (Shaula, Lesath).
Le chele sono in Asia/Indonesia.
Il cuore (Antares) è a Giza.
Il pungiglione (stella Girtab o Shaula) è la parte più a ovest della costellazione.

La Sardegna, insieme alla Corsica, si trova esattamente sulla longitudine che corrisponde alla "coda" dello Scorpione se proiettata verso ovest dall'Acropoli.

In termini cabalistici significa che se l'Europa è il "braccio" che tiene lo scudo (la Grecia e il Vaticano), la Sardegna rappresenta la spina dorsale del pungiglione.

Il Legame con la Sardegna si rivela forte, non solo perché i Giganti di Mont'e ne portano segno tangibile, come ho scritto nei link di approfondimento sopra, ma perché riguardo questa mappa si parla di una "dinastia Matrice " di una dinastia antecedente a molti siti citati nella mappa (come Stonehenge e le piramidi egizie).
I Nuraghi, queste torri megalitiche hanno allineamenti astronomici precisi, come sapete anche dai miei approfondimenti a riguardo.
Potrebbero essere considerati un "punto di energia" mancante nella mappa, posizionato idealmente per bilanciare l'asse terrestre con il centro galattico.
Secondo la logica cabalistica e la posizione geografica reale della Sardegna (al centro del Mediterraneo, tra le chele e la coda della costellazione proiettata a terra), la Sardegna è il "Cardine" o il "Punto di Carica" che connette l'Europa con il resto del mondo descritto nella mappa.
È il luogo fisico dove l'energia del "pungiglione" (trasformazione/morte/rinascita) si manifesta prima di arrivare in Italia.

E d'altronde, il cardine, il fulcro energetico e alchemico, della nostra Arcaica Civiltà Sarda è sempre stata la dimensione della "nascita/morte/rinascita" espresso ovunque, dalle Domus de Janas, alle Tombe dei Giganti, ai nuraghi, ai pozzi sacri.
È la dimensione dell'immortalità, degli "Uomini senza Ombra", come il titolo che ho voluto dare al mio libro.
"[...]Gli antichi Sardi avevano capito bene cosa creavano insieme.
Creavano il tempo del "non spazio".
Una dimensione a sé.
Così come l'hanno creata nella griglia-scacchiera.
La nuova dimensione del defunto.
Dove non esiste il tempo.
Dove il tempo si ferma.
Gli antichi Sardi sono i grandi creatori del Non Tempo.
Avevano capito come fermarlo. Come trarne energia.
Dal Sole, all'Azimuth nelle stele delle Tombe dei Giganti.
Dentro i pozzi Sacri, dentro il nuraghe.
Quel momento senza "ombra ", è il momento in cui si sta insieme al Sole che "solstizia ".
Ci si ferma con il Sole.
Ci si "addormenta "un po con il Sole, e con esso si può essere in uno Spazio-Tempo, che esula dalla dimensione materiale.
Come se non si esistesse.
Perché il Sole al suo Zenith non crea ombre.
E chi non ha ombre, non esiste.
Perlomeno nella dimensione temporale.
Esiste in quell'attimo di eternità che diventa divino.
Come quel Gigante di Mont'e Prama che sembra si ripari la testa dallo scudo.
Ma perché rappresentare un guerriero, un eroe, con uno scudo in testa?
Non sarebbe stato più logico rappresentarlo con uno scudo davanti, in segno di protezione e difesa?
Ma è proprio questa posizione corporea ad Azimuth, che mi fa pensare al Sole che cade in perpendicolare sulla testa, sia un gesto istintivo di protezione dai raggi solari forse troppo forti ( e come potevano rappresentare un sole che batte all'azimuth, senza ombra, se non rappresentandone una protezione istintiva? ), in un momento in cui, essendo "senza ombra sotto i piedi", non si appartiene a questa dimensione, quindi ad una dimensione del "divino", dove il tempo si è fermato un attimo.
I greci chiamavano i Sardi il "popolo dei dormienti", perché le loro "incubazioni" non avvenivano per ricevere risposte dagli spiriti delle divinità, ma per abbandonarsi all'oblio del "senza tempo", dell'eterno[...]"

Dal mio libro" Le Dee Silenziose. Archeoastronomia del Sacro Femminino in Sardegna" in cui nomino Selket, la Dea Scorpione, correlata in particolare allo scorpione intesa come nepida, lo scorpione d'acqua dolce, come quella dei pozzi sacri di cui ricalca la conformazione, e legato in particolare al Pozzo Sacro di Predio Canopoli ( https://maldalchimia.blogspot.com/2026/05/pozzo-predio-canopoli-canopi-libro-le.html?m=0)
"[...] Tra queste dee, un ruolo di primo piano spetta a Selket (o Serqet), la dea raffigurata con uno scorpione sul capo, protettrice dei vasi canopi e delle porte del Duat, l’aldilà egizio.
[...] La nepida, vivendo tra due elementi, è un maestro del respiro, del soffio vitale.
La sua puntura paralizza, “stringe la gola”, ma il suo veleno, in dosi omeopatiche, contiene l’antidoto.
È la perfetta rappresentazione alchemica del "solve et coagula", del distruggere per ricomporre in forma nuova.
Selket è colei che “apre la gola”, che permette di respirare dopo la paralisi della morte, restituendo il pneuma divino all’iniziato.
( vedi https://maldalchimia.blogspot.com/2023/12/il-caduceo-della-domu-de-jana-di-baldedu.html?m=0)
[*Il soffio divino, che i Flamini Dialis romani (eredi di una sapienza etrusco-sarda) cercavano di captare con l’apex sul loro capo, è la stessa energia che vibra nelle Domus de Janas sarde, luoghi di rigenerazione uterina dove l’iniziato, deposto in posizione fetale, ascoltava il respiro della Grande Madre Terra.
Perché le Domus de Janas non sono capanne, ma sterni, "carene" del Soffio Divino - https://maldalchimia.blogspot.com/2023/01/le-domus-de-janas-non-sono-capanne.html?m=0]
Questa simbologia dello scorpione, profondamente legata all’acqua e alla trasformazione, trova una perfetta corrispondenza nell’orientamento del pozzo Canopoli.
L’ingresso a sud-ovest, orientato al tramonto del solstizio d’inverno, è il punto in cui il sole inizia la sua discesa negli inferi, la sua “puntura” mortale che lo condurrà al buio più profondo.
L’acqua del pozzo, in questo contesto, è l’acqua amniotica della nepida, il liquido vitale in cui l’iniziato, come Osiride, deve essere smembrato (simbolicamente) per poter essere ricomposto.
È la fase della nigredo, l’opera al nero, propedeutica a ogni vera rinascita.
Il simbolismo converge ora verso una sintesi superiore, incarnata dall’Ofiotauro, una figura emblematica della bronzistica sarda, raffigurante un toro con un serpente.
Questa creatura mitologica è la rappresentazione concreta della "coincidentia oppositorum", dell'unione degli Opposti.
Il Toro, principio solare, terrestre, della forza e della fertilità materiale, e il Serpente, principio ctonio, lunare, della conoscenza e del rinnovamento ciclico.
La loro unione, dove il serpente (simbolo del Femminino sapienziale) si attorciglia o si erge accanto al toro (simbolo del Maschile generativo), genera l’essere androgino, il Rebis alchemico, che ha superato ogni dualità.
[...] Il Pozzo di Canopoli non è dunque solo una struttura idraulica, ma una macchina iniziatica.
Il suo asse sud-ovest/nord-est non indica un semplice allineamento astronomico, ma un percorso spirituale.
È la direzione dell'anabasi
Si entra da sud-ovest, dal tramonto del solstizio d’inverno, dal regno del fuoco e della terra, dalla fase di catabasi, di discesa nella materia, nel buio della grotta uterina.
Lì, l’acqua, retta dal simbolo dello scorpione/nepida di Selket, compie la sua opera di dissoluzione e di guarigione.
Si risale verso nord-est, verso l’alba del solstizio estivo, verso il regno dell’acqua e dell’aria.
È l’incontro tra la memoria primordiale (acqua) e lo spirito (aria), la definitiva trasmutazione.
L’acqua diventa soffio, il liquido amniotico diventa pneuma.
Questa direzione, nord-est, è il vettore dell’anabasi spirituale.
È la via della sapienza serpentina che sale lungo la colonna vertebrale (l’asse del mondo), dall’acqua della terra all’aria del cielo[...]
[...] È la direzione indicata dall’Ofiotauro, dove il toro della materia si lascia guidare dal serpente della conoscenza[...]"

Cosa ho scritto prima?
Che la "spina dorsale" del pungiglione della costellazione dello Scorpione si "adagia" proprio in corrispondenza della Sardegna.
Come sempre, anche a distanza di tempo, tutto torna a conferma che le iniziali intuizioni, nate proprio come necessità di condivisione e di pubblicazione editoriale, sono state giuste, poiché profondamente sentite e vibranti.
A conferma.
A riconferma per procedere, per andare avanti.
Con infinita gratitudine sempre.

Tiziana Fenu
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