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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

giovedì, ottobre 30, 2025

💙Solo l'Oro, si può trasformare

 Solo l'Oro si può trasformare in altro Oro.

Sei Oro potenziale. 

Interiorizza. 

Imperiorizza.. 

L'immagine che tu vedi allo specchio è il riflesso catturato dalla retina, capovolto. 

È meccanica. 

È il cervello, a ribaltare le immagini, per vederle nella giusta prospettiva. 

È Sapienza. 

Il focalizzare sull'esterno, fa perdere di vista, letteralmente, ciò che è già, da sempre, il Sapere di Me. 

In Potenza. 

In Manifestazione. 

Solo l'Oro può trasformarsi in altro Oro. 


Tiziana Fenu

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Solo l'Oro si può trasformare in





Tiziana Fenu

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mercoledì, ottobre 29, 2025

💛Archetipo 16 Goni/cimatica /Dilwara

 Prima immagine. 

Il soffitto del tempio giainistico, Dilwara. 


Dilwara è in India, e sapete bene dai miei scritti che ho trovato elementi in comune 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/pozzo-sacro-di-dholavira-india.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/scacchiera-indiascacchiera-pubusattile.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2022/01/labirinto-india-benettutti.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2024/05/pozzo-santa-cristina-pozzo-indiabadlapur.html?m=0) 

Seconda immagine. 

Una fotografia cimatica dell'acqua con geometrie simili.

Terza immagine 

La Tomba  II, a circolo, di Goni,  Sardegna, sulla quale  ho già approfondito svariate volte

Da Goni, il Gone della vita 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/goni-il-gone-della-vita.html?m=0) 

Goni, orientamenti equinoziali e solstiziali 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/goni-equinozi-e-solstizi-ciotola-goni.html?m=0) 

La ciotola di Goni

( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/un-mio-post-condiviso-e-commentato-in.html?m=0) 

Orientamenti cardinali 

(https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/orientamenti-tombe-e-menhir-pranu.html?m=0) 

e l'associazione Goni/Atlantide /Israele, sito di Rujm el-Hiri

(  https://maldalchimia.blogspot.com/2025/01/goni-atlantide-israele.html?m=0) rubata e copiata proprio oggi, dal "sapete chi". 

16 sezioni

Come le 16 sezioni della cupola di San Pietro, di cui ho già scritto( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/06/la-cupola-di-san-pietro-e-il-sacro-16.html?m=0) 

La Tomba II di Goni  appartiene alla Cultura di Ozieri (o San Michele), che si sviluppò in Sardegna durante il Neolitico Recente e l'Eneolitico (circa 3200 - 2800 a.C.).

Tre cerchi concentrici e  la sepoltura vera e propria, spesso una cista litica (una scatola di pietra) o un dolmen.

La tomba principale (la più grande e centrale) è circondata da un cerchio di pietre infisse nel terreno (il "circolo" vero e proprio). 

Questo cerchio è composto da esattamente 16 pietre monolitiche.

Questo non è un caso. L'architettura delle tombe prenuragiche non era casuale, ma rispecchiava una visione del mondo, credenze religiose e conoscenze astronomiche.

Il numero 16 potrebbe essere in relazione con i cicli lunari. 

Un ciclo lunare (lunazione) dura circa 29,5 giorni. Dividendo idealmente il ciclo in due metà (luna crescente e calante) si ottengono due periodi di circa 15 giorni. 

Il 16 potrebbe rappresentare simbolicamente il completamento di una fase e l'inizio della successiva, un richiamo al ciclo di morte e rinascita.

Potrebbe anche essere un multiplo (8x2) o una suddivisione di un ciclo calendariale più ampio, utilizzato per regolare le attività agricole e rituali.

Il cerchio con 16 pietre permette una suddivisione geometrica dello spazio in settori abbastanza precisi. 

Infatti abbiamo 4 settori 

Il 16 l' ho trovato anche, come modulo, in alcune padelle cicladiche 

Dal mio scritto 

https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/padelle-cicladiche.html?m=0

"Il numero 16, oltre che fare riferimento al sedicesimo Sacro Archetipo Ebraico Ayin, con funzione corrispondenza, tra umano e divino, sottolinea come, in epoche che si avvicinano al neolitico  l'anno calendariale solare fosse costituito da 16 mesi.

I 16 mesi erano ciò su cui si basava il “calendario delle tombe a corridoio”.

Si scompone l'anno solare in 4, poi in 8 e infine in 16.

Se notate, anche gli strani "orologi" degli Apkalli, hanno spesso una suddivisione in 16 porzioni, numero 16 che ha un importante significato alchemico ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/04/rosone-scintoista-apkalli.html?m=0)

16 mesi composti da 4 settimane ciascuno e queste 4 settimane hanno 5 giorni ciascuno.

[...] Considerando che la civiltà cicladica è pelasgica, e che gli Antichi Sardi sono pelasgici, considerando la presenza di Tombe a corridoio nella nostra Antica Civiltà Sarda ( le Tombe dei Giganti sono a corridoio), e che padelle cicladiche sono state ritrovate per lo più in Tombe a corridoio, capite bene il sincretismo che può esserci stato tra simbolismo sardo e Cicladi.

Questa padella in particolare, presenta, oltre che quasi gli stessi simboli dell'altra, dei simbolismi aggiuntivi, che mi fanno affermare con certezza che si tratti di un calendario gestazionale, con i mesi parametrati agli antichi calendari di 16 mesi delle Tombe a corridoio"


Ho ritrovato la stessa simbologia del 16 in un antico reperto di Nurdole ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/pintadere-pendente-nurdole.html?m=0) 


Un numero 16 importantissimo, in ogni cultura 

Dal mio scritto 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/05/rosone-scintoista.html?m=0) 

Il 16 rappresenta il Sacro Archetipo Ebraico Ayin. 

Un Archetipo molto simbolico, che è il principio universale dell'ermetismo :"come sopra, sotto", infatti avendo come funzione "corrispondenza", indica corrispondenza tra il piano materiale e quello spirituale, con dei Kami, delle divinità, che si manifestano nella natura, come la dea del Sole Amaterasu. 

Simboleggia anche l'Occhio Divino, la Sorgente della luce, che fin dalle antiche civiltà, a livello costruttivo e architettonico, è stato rappresentato dal foro apicale, dall'oculus, dal quale entra la luce, la manifestazione divina, che trasfigura la materia in "corpo di luce"

È ciò che avviene anche nei nostri nuraghi, dotati di un oculus e di "occhi di luce" ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/06/trasfigurazione-solstizio-estivo-2023.html?m=0)

Nelle architetture più recenti, come chiese e cattedrali, queste configurazioni della Geometria Sacra, sono rimaste nelle Conformazioni felle cupole di chiese e cattedrali, spesso con 8/16 spicchi, e relativi "occhi di luce", le finestrelle, e nei rosoni con vetri istoriati, dei veri e propri catalizzatori di energia, che riprendono gli schemi della cimatica, così come i nostri nuraghi, millenni fa ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/10/nuraghi-e-cimatica.html?m=0 /. https://maldalchimia.blogspot.com/2024/03/nuraghe-surakidecagono-radiostesia.html?m=0)

I nuraghi come riflesso della frequenza della musica delle sfere, così come le cupole, i rosoni ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/05/i-nuraghi-riflesso-dellarmonia-musicale.html?m=0) 

I luoghi sacri dello Scintoismo, si manifestano attraverso delle porte, dei portali, detti Torii, che hanno la stessa conformazione di alcune protomi "taurine", che comunque simboleggia un'energia solare, necessaria a fecondare la terra, per la rinascita dopo la morte, o per la guarigione, come la stessa Dea Amaterasu, estremamente allungate, che si trovano dentro le nostre antichissime Domus De Janas, qui in Sardegna, come avevo già approfondito

(https://maldalchimia.blogspot.com/2023/02/spada-gigante-in-giappone.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2024/02/torii-giapponesi-domus-de-janas.html?m=0) A dimostrazione, del fatto, che certi Archetipi, sono comuni ad ogni cultura e civiltà, pur differenziandosi attraverso diverse simbologie.

[...] Sedicesimo Sacro Archetipo Ebraico (essendo Archetipi, hanno valenza universale), Ayin, funzione corrispondenza, Arcano Maggiore XVI,  la Torre, la propensione umana a creare connessione con il divino"


E nella nostra Antica Civiltà Sarda, la connessione con il Divino era il veicolo principale di espressione e manifestazione. 


Tiziana Fenu 

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Archetipo 16 Goni/cimatica /Dilwara







💙Shamain

 

Tra Venerdì 31 ottobre, con luna crescente in Pesci e sabato 1 novembre,
in attesa della Luna piena in Toro, di mercoledì 5 novembre, abbiamo il passaggio della celebrazione dello Shamain, considerato il Capodanno celtico.
Rappresenta il tempo del raccoglimento, della discesa nel nostro intimo grembo, come Semi.
Come potenzialità.
Come Intento.
Come Silenzio.
Come Vibrazione.
Per questi due giorni siamo  guidati dai due Archetipi, il quattordicesimo, la Nun, con funzione trasformazione, correlato all'Arcano Maggiore della Temperanza e il dodicesimo, la Lamed, con funzione misura, correlato all'Arcano Maggiore XII dell'Appeso.
Questi Archetipi e questi Arcani Maggiori, smuovono energie molto potenti, coinvolgendo una Luna crescente in Pesci, segno d'acqua, che si accorda al segno dello Scorpione, altro segno d'acqua.
Un passaggio, quindi, amniotico, considerando che anche la Nun del 31, rappresenta le acque amniotiche trasmutatrici
Una celebrazione che vede Ecate come guardiana della soglia, tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti, assimilabile a quella Dea Egizia Heket dalla testa di rana, che ho avuto già occasione di nominare nei miei post, in quanto legata alla simbologia delle acque, del girino e del Seme, qui in Sardegna, che è, essa stessa, il simbolo del Seme, dello stato embrionale, pronto a germogliare.
Questo passaggio di Samhain proprio con Luna in Pesci, indica benissimo il tipo di passaggio amniotico al quale ci stiamo preparando.
È un passaggio in solitaria, nel profondo abisso delle nostre verità.
Ribaltati come un calzino.
Come l'Appeso.
Abbiamo imparato.
A viaggiare leggeri.
A viaggiare da soli.
Entriamo, in questi due giorni, nel nostro intimo nucleo, nel nostro Grembo.

Il velo che si assottiglia, nella dimensione degli antenati, dei morti, dovrebbe consentirci di aprire una dialettica di pacificazione anche embrionale, amniotica, con i nostri cari. 

Il Seme che ora scende in raccoglimento, in solitudine, oltre la coltre fredda della Terra, in questo passaggio tutto nella dimensione dell'acqua, dello Scorpione, come si sta manifestando anche con le intense piogge, che siano innescate o meno, artificialmente, è il messaggio che veicolano, ad essere importante, in questo passaggio contrassegnato proprio dall'elemento Acqua dello Scorpione. 


Un'acqua profonda, trasmutativa, di vita e di morte al contempo, similabile, per simbologia, all'acqua dei diluvi che hanno contrassegnato dei passaggi importantissimi nella storia dell'umanità, testimoniati trasversalmente in ogni civiltà,


nella sublimazione del nostro "Sacri-ficio", del nostro renderci Sacri", pronti al passaggio di germinazione, e in piena Presenza di sé stessi. 


Pronti per essere Seme, integro, energia potenziale che irradia calore, vita, conoscenza dalla propria Luce interiore. 


Che non teme le circostanze, il terreno avverso, perché è già Grembo e Seme di per sé. 


Lo Scorpione, è legato al Femminino. 


Al Femminino Monadico, il grande Grembo, che spesso non riconosciamo, perché porta in sé anche quell'ombra che preferiamo tacitare o ignorare, ma che inevitabilmente, ci scaraventa nel nostro stesso grembo, con fermezza e dolcezza. 


Per farci vedere. 


Per riconoscerci dove non immaginiamo. 


Ci viene chiesto di scendere in profondità, nel limbo della nostra stessa decomposizione, come le foglie autunnali che marciscono dopo la loro caduta. 


In un'acqua che, in un segno d'acqua come lo Scorpione, non è limpida, ma torbida, poiché implica una trasformazione profonda, paludosa, invisibile in superficie, dove tutto si compie al buio, soli con noi stessi.

La divinità rappresentata dallo scorpione, presso gli Antichi Egizi, era Selkhet, divinità funeraria, Custode della vita e della morte, come ho scritto altre volte. 


E gli Scorpioni, 7 Scorpioni, erano i custodi di Iside, il Sole Nero, il Sole dietro il Sole, Saturno, proprio perché era preziosa. 


L'Iside Velata, quella che si rivela attraverso il percorso iniziatico dell'apertura dei 7 chakra, che possono essere abissi e vette, lo sappiamo bene. 
A favorire questa discesa nel nostro personale Ade di trasformazione,  è l'energia di entrambi questi Archetipi, la Nun di trasformazione e la Lamed della misura, del "quanto valiamo".
Del valore che diamo Inanzittutto a noi stessi.
Per rinascere continuamente.
Per cambiare prospettiva, che solo i percorsi liminali, quelli sui crinali che spesso non osiamo percorrere, ci danno la possibilità di ribaltare l'energia.
Di giocare con essa.
Di farne fonte, piuttosto che stagnazione.
Si nasce a testa in giù.
È la posizione naturale della nascita.
E a testa in giù, avviene la spoliazione del superfluo.
Si svuotano le tasche.
Si svuotano i pensieri

Trasmutare il Seme in Germoglio. 
Cogliere l'umidità e il buio del terreno, come nutrimento, non come possibile fonte di stagnazione, di muffa, di relegazione. 

Stiamo finendo di attraversare il mese di Ottobre, contrassegnato, come ho già approndito, dall'energia del Mastro del Cuore, detto anche il Sutra del Cuore. 

L'oltrepassare il limite, la discesa nel buio, è la nostra possibilità di risalita. 

Trovare la vita anche nella dimensione della morte. 
È l'accensione del nostro falò, del nostro Fuoco Sacro. 
Sempre vivo, sempre ardente. 
Viaggiatori tra le dimensioni. 
Tra la vita e la morte. 
Tra la luce e il buio. 
Tra l'essere e l'apparire. 
In una parabola circolare che bypassa la linearità della dimensione terrena. 

La dimensione ideale per ritrovare il nostro equilibrio interiore,

Nel buio che custodisce, che funge da Athanor alchemico, per la trasformazione, il passaggio.  
Un buio uterino, gravido e fertile, che implica con sé, il concetto di Morte.

Il velo si assottiglia.
Come una placenta attraverso la quale scorgere nuove prospettive e possibilità.
Fidarsi è anche Con-fidarsi
Fidarsi con.
Fidarsi dell'Universo.
Se guardiamo avanti.
Se ci relazioniamo con la sua Sacra Energia di espansione, bellezza e verità.
Il resto, resta.
Resta al palo.
A fare sempre gli stessi giri.
Fino a solcare profondità che calamitano verso il basso.
E in questo periodo si sentono in modo particolare.
Sono limbi che vanno spezzati, bypassati, come la connessione con ciò che è già stato karmicamente, energeticamente, a livello genealogico.

Il Seme che ora scende in raccoglimento, in solitudine, oltre la coltre fredda della Terra, in questo passaggio totalmente amniotico  pronti al passaggio di germinazione, è in piena Presenza di sé stessi.
È pronto per essere Seme, integro, energia potenziale che irradia calore, vita, conoscenza dalla propria Luce interiore.
Della propria Misura e Valore.
Il fegato è l'organo dove arriva più sangue, dove si può appesantire energeticamente tutto il corpo, con energie basse che stagnano ( essere verdi dalla rabbia, o dall'invidia, è un tipico modo di dire) o si può trasmutare energeticamente e alleggerire, facendo scendere queste emozioni, dal verde Puro e trasmutante del chakra del Cuore, fino al verde stagnante, livoroso, del Fegato
Da liver( fegato in inglese) a lover ( colui che ama, in inglese)
Capovolgendo, ribaltando la situazione, la prospettiva.
Nutrendo, come fresca rugiada, anche ciò che stagna.
Trasmutare il Seme in Germoglio.
Cogliere l'umidità e il buio del terreno, come nutrimento, non come possibile fonte di stagnazione, di muffa, di relegazione.
L'oltrepassare il limite, la discesa nel buio, è la nostra possibilità di risalita.
Trovare la vita anche nella dimensione della morte.
È l'accensione del nostro falò, del nostro Fuoco Sacro.
Sempre vivo, sempre ardente.
Viaggiatori tra le dimensioni.
Tra la vita e la morte.
Tra la luce e il buio.
Tra l'essere e l'apparire.
In una parabola circolare che bypassa la linearità della dimensione terrena.
Sulle spirali dell'evoluzione.
In bilico tra vita e morte.
Sempre in rinascita.
Con infinita gratitudine sempre.

Tiziana Fenu
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Shamain  


💛Simbolismo zucca/Mundus Patet

 

Il simbolismo della zucca, come ho scritto ieri, è profondamente radicato nella dimensione agricola, legato all'abbondanza e alla dimensione dell'acqua, visto che i crani vuoti ribaltati e riempiti di acqua erano usati come offerte votive per ingraziarsi le divinità della pioggia, compreso il nostro Dio Maimone.
Poi le zucche, intagliate e illuminate dall'interno, hanno soppiantato questa antica usanza e sono diventate il simbolo della rinascita, portatrici di luce.
Un passaggio metaforico dall'oscurita alla luce.
I bambini che per la celebrazione di Tutti i Morti , vanno in giro a chiedere offerte e doni, "Is Paixeddasa", rappresentano la luce, rispetto alle tenebre del mondo dei morti, e solo loro possono trovare con esso, quel punto di equilibrio giocoso e puro, che sia di canale e comunicazione con loro, intagliandosi  e svuotandosi da soli le zucche, anticamente, per portarle in giro per la "questua" , e riempirle di delizie per loro e per i morti, in condivisione.
Sapendo che in  esse,  svuotate, dimoravano le anime dei morti, e infatti le zucche svuotate e intagliate  erano chiamate, e ancora oggi, specie nella zona della Barbagia," sa crucuriga a forma conch'e mortu", la "zucca  a forma di testa di morto".
La zucca come simbolo di trasformazione e rinascita, come la zucca trasformata in cocchio d'oro nella favola di Cenerentola, dove i semi della zucca, sono un simbolo di resurrezione, cioè di passaggio dalla luna nera  alla luna piena, e tracciano il sentiero che, dagli inferi bui del periodo gelido, conduce al cielo luminoso della primavera e dell' estate, con il suo giallo oro che ricorda il sole.
Nell’antica Grecia era adorata una divinità delle zucche,  chiamata Kolokasia Athenai, quindi con  riferimento non solo alla dea Atena, ma anche alla Luna e agli influssi che essa esercita sui cicli di produzione della Terra.
Non è dunque casuale lo stretto legame tra questo frutto mitico e la Grande Madre Terra, Demetra /Cerere, archetipo per eccellenza, dispensatrice di cibo e, in quanto tale, simbolo di abbondanza, di fertilità e di ricchezza.
Le" animeddasa", quindi, sono le zucche svuotate, le rappresentanti, in piccolo, delle anime dei morti.
La dea delle zucche in ambito greco, era Kolokasia Athenai, adorata nel I sec nella città ellenica di Sicione, ed era un aspetto della Grande Madre, un aspetto di Atena.
A Titane [Sikyonia] c'era anche un santuario di Atena, nel quale portavano l'immagine di Koronis [madre di Asclepio]. In esso si trova un'antica figura lignea di Atena.
Il termine "Kolokasia" (κολοκασία) significa "del colcasio" o "relativa al taro", Colocasia esculenta, una pianta con un tubero commestibile simile alla patata, poi assimilato dalla simbologia della zucca.
Lo storico Pausania nel suo "Periegesi della Grecia", narra che un uomo di nome Kolone, che dava il nome alla località, ricevette un oracolo che gli ordinò di fondare una città nel luogo in cui una pianta di taro (kolokasion) sarebbe spuntata dal terreno in un modo insolito. Mentre era in viaggio per mare, Kolone fece scalo sulle coste dell'Attica. Qui, per caso, vide una pianta di taro che era cresciuta attraverso lo scafo della sua nave. Questo evento straordinario e incontrovertibile corrispondeva esattamente alla profezia dell'oracolo
Riconoscendo il segno divino, Kolone fondò in quel preciso punto una città, che chiamò Kolone. Per ringraziare la dea della saggezza e della strategia, che evidentemente aveva guidato il viaggio e il prodigio, eresse un tempio in onore di Atena e le diede l'epiteto "Kolokasia", in ricordo del tubero (il taro) che aveva indicato il luogo.
Il tubero che cresce nello scafo della nave, rimanda ad Atena, e agli Argonauti, che ha tessuto con le proprie mani le vele, e ha fatto tagliare l’albero di prua da una delle querce orscolanti sacre di Dodona, le quali hanno la facoltà di parlare e di conoscere il futuro. Un tale albero di prua era quindi  molto utile agli Argonauti per dirigere bene la rotta( ho approfondito nel mio scritto https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/gli-argonauti.html?m=0)
Atena, che, non dimentichiamoci, nasce dalla testa di Zeus, quindi correlata al simbolismo della testa di zucca.
Ne ho parlato in un mio scritto
(  https://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/athena-ulisse-e-il-ramo-biforcuto.html?m=0
"Questo mi ha fatto pensare al mito di Minerva romana/Athena greca, che nasce dalla testa di Zeus.
La sua figlia prediletta, per via della sua sua saggezza, intelligenza e perché era una guerriera.
Ma nasce da una sfida, da cui esce vincitrice.
Figlia di Zeus e Metis( figlia di Oceano e Teti),a Zeus era stato oracolato che Metis, fedele consigliera di Zeus, quindi, testa pensante e attiva di Zeus, che, diciamocelo, era un filino "scapestrato", avrebbe dato alla luce un figlio più potente del padre destinato a spodestarlo.
Metis è un'Oceanina, figlia di Oceano e Teti,  personificazione della saggezza e dell'intelligenza astuta.
Chiusa per sempre al suo interno, Metis trasmetterà a Zeus la conoscenza esatta degli eventi incerti, del futuro, della giusta condotta per essere in tutto e per tutto il re degli dèi.
Metis è la qualità mentale e pratica fondamentale del portare a termine le operazioni lavorative più complesse.
È discernimento.
Metis, la radice fonetica di meticolosita', di perfezione, come il nostro Archetipo Resh, con funzione "perfezionante".
Zeus, allora, spaventato dalla profezia, con l'inganno, convinse Metis a tramutarsi in una mosca, secondo alcune versioni, mentre in altre, riporta che venne trasformata in una goccia d'acqua, un'acqua che si "adatta" a qualsiasi contesto, e la ingoiò.
Ma la dea continuò la sua gestazione all’interno di Zeus e, a suon di colpi di martello, cominciò a creare un’armatura per la figlia.
I colpi erano così rumorosi e incessanti che, al momento del parto, Zeus avvertì dolori così strazianti e un mal di testa tanto insopportabile che chiese a Efesto, il fabbro divino, di spaccargli la testa con un’ascia bipenne, simbolica, visto che indica la sinergia degli Opposti.
Minerva nasce già adulta, sapiente e guerriera. armata di elmo, corazza, scudo e lancia.
Infinitamente astuta.
Nasce nella dimensione dell'Intelletto, che non è solo intelligenza umana, ma ne rappresenta l'Ottava superiore, quella che è in connessione con la nostra dimensione divina.
Athena che fece dono di un olivo, dalle infinite proprietà, alla città a lei dedicata, Atene.
Si diceva anche che la dea Atena avesse scolpito con il legno di quercia la polena parlante  della nave Argo sulla quale erano imbarcati gli Argonauti alla ricerca del vello d’oro, in viaggio verso la Colchide.
Simbolicamente, quindi Atena, come Via Maestra, portatrice di luce e conoscenza, di Sapienza.
Un'energia talmente potente, quella del Femminino rappresentato da Metis e da Athena, nella sua forma manifesta, che Zeus ne vuole acquisire la paternità, come una gestazione.
La nascita simbolica di Athena dalla testa di Zeus ci insegna che ciò che è di dimensione del Femminino, la gestazione viscerale, di pancia, non può essere acquisita o sostituita dal Mascolino"

Ma la zucca era usata anche per assicurare la gravidanza, come è scritto nel  Corpus Hippocraticum del 400 aC,
correlata anche al Dio Priapo, definito dai romani “custode ligneo delle zucche” nei Carmi Priapei.
Priapo legato alla dimensione della fertilità, delle lacrime della notte di San Lorenzo, che portano fertilità, alla dimensione itifallica rappresentata dal nostro dionisiaco bronzetto itifallico suonatore di Launeddas, argomento di cui ho già approfondito (https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/san-lorenzo-e-priapo.html?m=0).
San Lorenzo, collegato alla figura di Acca Laurentia, come ho approfondito ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/08/dea-acca-laurentiaaccabadorasan-lorenzo.html?m=0)
E Acca Laurentia, che viene identificata come colei che alleva i due gemelli Romolo e Remo, fondatori di Roma (https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/romolo-e-remo-e-acca-laurentia.html?m=0)
Roma che veniva fondata sul quadrato sacro del Mundus Patet del quale ho parlato( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/mundus-patet-romani-24-agosto.html?m=0) , che in epoca romana veniva celebrato anche l'8 novembre.
Era una connessione con la dimensione dei morti e antenati, che serviva a onorarli per benedire il Sacro spazio in cui veniva edificata la città.
Un Sacro Spazio benedetto da offerte di cibo, come è nella tradizione di tutti i morti e di prodotti della terra sacri a Demetra.
Veniva chiamato infatti anche Mundus Cereris
Quindi, come ho scritto nel mio precedente approfondimento( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/is-animeddas-parte-i.html?m=0), vi è una stretta correlazione tra Demetra/Cerere e celebrazione di Tutti i Morti.
Dal mio scritto
https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/mundus-patet-romani-24-agosto.html?m=0
"l'ingresso di questo spazio sacro, chiamato "lapis manalis" era chiamato la Porta dell'orco, attraverso le quali le divinità degli Inferi, dette Mani, penetravani nel mondo dei morti.
Da custode Sacro, come è rappresentato nel nostro Carrasegare sardo, che rappresenta una dimensione fortemente spirituale di iniziazione, a spauracchio per i bambini.
Una sorta di Omphalos che sigillava questo "pozzo" sacro, che veniva scavato come un solco circolare tracciato intorno alla fossa con un aratro, trainato da un bue e da una vacca  aggiogati, un solco che  rappresentava il perimetro delle mura della città.
Un solco fertile, il cui albero centrale diventava l'axis Mundi della città, protetto con una cinta muraria.
La Roma quadrata delle origini, nella cui simbologia della croce nel cerchio si intersecano le ancestrali simbologie della terra e del cielo.
La quadratura del cerchio.
Venivano piantati sopratutto cereali in onore di Cerere /Demetra
Cerere. C'era un legame fra Cerere e il mondo dei morti, sia come Dea della crescita, sia come Demetra.
Anche l'albero centrale ha a che fare con Cerere, e il periodo di Carnevale, si chiude proprio con il mercoledì delle Ceneri.
I Romani celebravano il ricordo dei defunti, in particolare tra il 13 e il 21 febbraio con i Parentalia e il Feralia (il giorno finale), durante i quali si onoravano i Mani (le anime dei defunti) con cerimonie e sacrifici.
Questo si ricollega al nostro Carrasegare sardo, di cui ho approfondito svariate volte, che rappresenta un profondo processo di purificazione, divinizzante ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/01/il-simbolismo-divinizzante-del.html?m=0)
Gli ultimi 4 giorni di ottobre in periodo romano erano dedicati ai festeggiamenti per Isia/Iside, inaugurati dalla celebrazione di Vertumni, per il 29 ottobre, detto anche Vortumnus, divinità di origine etrusca, probabilmente da Volsinii, che era la personificazione del cambiamento, dell'avvicendarsi delle stagioni.
Era il protettore della vegetazione.
Il promo novembre si celebrava il Kalendis Novembribus, banchetto sacro in onore di Giove, con una grande tavola imbandita.
Questo rimanda alla tradizione di imbandire la tavola per i defunti
In origine si sarebbe trattato di semplici offerte alla divinità, ma poi il re Numa avrebbe dettato precise disposizioni.
Numa Pompilio, il re sardo/etrusco, antico Kabiro sardo
( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/santuario-santa-vittoria-di-serri-numa.html?m=0/ https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/i-flamen-dialis-de-sa-carena.html?m=0)
Il primo 1 novembre, ancora celebrazioni per Isia
Inizia l' Inventio Osiridis, che  rappresentazione sacra in cui si ricordava l'uccisione del Dio, ad opera di Set, che lo chiuse in una bara e lo gettò nel fiume.
Iniziano le lamentazioni di iside, che per questo è chiamata " La Piagnona".
Questo è importantissimo, perché la tradizione de "is Attittadoras" delle lamentazioni funebri è strettamente legato alla nostra tradizione de Is animeddas del primo novembre. Ne ho parlato tempo fa nel mio scritto ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/10/radici-della-tradizione-de-is-animeddas.html?m=0)
E infine, 7/8 novembre, il Mundus Patet.
Uno dei tre giorni in cui era aperto il mundus Cereris, terza festa degli Dei inferi. Nel comitium esisteva una apertura che metteva in comunicazione con il mondo infernale. L'apertura era chiusa dal lapis manalis.
Tre volte l'anno il lapis veniva sollevato: il 24 agosto, il 5 ottobre e l'8 novembre. Si trattava di una fossa posta nel santuario di Cerere e consacrata agli Dei Mani, che ha forma circolare, scavato al centro della città al congiungimento degli assi di decumano e cardo.
La fossa rimaneva chiusa per tutto l'anno ad eccezione dei tre giorni in cui mundus patet, il Mundus, è aperto. L'apertura del mundus metteva in comunicazione il mondo dei vivi e quello dei morti, il rito di apertura del mundus aveva un carattere ctonio con valenze anche agricole, in quanto Cerere non solo faceva crescere le messi ma era anche guardiana dei fenomeni tellurici e del mondo sotterraneo dei morti.
Nel "mundus patet" le anime dei defunti potevano ritornare nel mondo dei vivi e aggirarsi per la città. Era il giorno in cui le maghe praticavano i loro riti.

Sempre straordinarie correlazioni e rimandi, come ho sottolineato altre volte, tra le celebrazioni romane e le nostre celebrazioni sarde, da cui hanno pienamente attinto
Guardacaso la ierofania del 21 aprile nel pozzo di Santa Cristina, corrisponde alla data della fondazione di Roma ( approfondimenti https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/simbolismo-del-21-aprile-santa.html?m=0
https://maldalchimia.blogspot.com/2023/05/21-aprile-natale-romano.html?m=0)
Il 24 agosto, tre giorni dopo la stessa manifestazione ierofanica del Santa Cristina, che è un Giorno legato anche alla nascita di Osiride, è l'altra data del Mundus Patet, insieme al 5 ottobre, data del Navigium Isidis ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/10/iside-afrodite-menat.html?m=0)
"Misteri ellenistici isiaci e osiridei, custoditi in sacre liturgie in lingua egizia sacerdotale, attraverso un formulario arcaico ritualistico.
Questi Misteri prevedevano una dimensione cultuale pubblica, attraverso due celebrazioni importanti
La prima è il Navigium Isidis, che inaugurava la navigazione in primavera, il 5 marzo.
La seconda, l'Inventio di Osiride, si ritualizzava tra il 29 ottobre e il primo novembre.
Sempre tutto estremamente collegato.
Prima immagine, un Mundus Patet, che sembra una struttura nuragica.
Ade, con la croce nel cerchio, signore del mondo dei morti.
La croce nel cerchio ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/01/la-simbologia-della-croce-nel-cerchio.html?m=0)
La quadratura del cerchio(  https://maldalchimia.blogspot.com/2025/09/la-scacchiera-di-pubusattile-e-la.html?m=0)
Concetti  archetipali della nostra Antica Civiltà Sarda

Tiziana Fenu
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Simbolismo zucca/Mundus Patet




martedì, ottobre 28, 2025

💛Is Animeddas Parte I

 Le radici ancestrali della tradizione de Is Animeddas sarde.

PARTE I

Delle Radici della  tradizione de " Is Animeddasa" nella cultura Sarda, ho iniziato a parlare già nel 2020( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/10/radici-della-tradizione-de-is-animeddas.html?m=0), argomento poi approfondito nel corso degli anni, che offre sempre nuovi spunti di approfondimenti, e che stavolta affronto in diversi scritti che si integrano comunque a vicenda.
Il 2 novembre  si celebra la giornata di Tutti i morti, che qui in Sardegna assume le caratteristiche di una tradizione che affonda le radici in epoche molto lontane.
La tradizione de "Is paixeddasa" , de "IS ANIMEDDAS ", de "su mortu mortu", de su "prugadoriu" ( dipende dalla zona, qui a San Sperate, le chiamiamo " Is paixeddasa"), prevede la raccolta di dolcetti, caramelle, melagrane e frutta secca, da parte dei bambini che passano di casa in casa per chiedere queste offerte per le anime del Purgatorio.
Quell'importante elemento conviviale e di condivisione, come può essere il CIBO, che lega il mondo dei vivi con quello dei morti.
In alcune zone si imbandisce  la tavola proprio tra  il 30 ottobre  e il 2 novembre, di notte, in modo che i morti possano simbolicamente beneficiare ancora di quell'amore che nel mondo dei vivi passa anche attraverso la preparazione del cibo.
Mondo dei morti, con i quali si deve mantenere un buon rapporto amorevole, deliziandoli con frutta secca dalla lunga conservazione, in particolare, melagrane, oppure noci e castagne, come si faceva un tempo, e acqua, che non deve mai mancare, elemento simbolico e alchemico di rinascita, di connessione, di trasmutazione e memoria amniotica e ancestrale.

MELAGRANA estremamente usata anche in Sardegna in rituali per la gestazione per la prosperità, con grandi proprietà astringenti ed emostatiche, oltre che  ad essere usata anche per colorare  le fibre.
Melagrana, che con il suo rosso scuro, è collegata anche al Mosto dell'uva, con il quale si prepara la saba/sapa , base indispensabile per i tipici dolci sardi per la festività di Tutti i Santi e Tutti i Morti, come il tipico "Pan'e saba" , come le pabassinas, e come is caschettas, e spesso si offriva, specie nella zona del nuorese, sa Pippiedda ‘e tùharu, una bambolina di pasta di semola e zucchero.
Dolci che simboleggiano un inno alla vita, e che nel contempo onorano la morte, poiché sono collegati al rosso del sangue, come fonte di vita.
Morte e sangue  rigeneratore, rappresentato dalle melagrane e dai dolci di sapa, affinché i morti  possano rigenerarsi simbolicamente nella dimensione dell'aldilà
Soprattutto la MELAGRANA, la mia preferita in assoluto, che con i suoi arilli color rubino, ricorda la fertilità della Dea Madre, il sangue mestruale che si moltiplica in tante gocce simboliche, fertili, considerata la frutta  del Sacro Femminino, rappresentata anche nei quadri.
Pare che all'interno contenga 613 semi, la cui somma totale fa 10 (6 + 1 + 3), il numero della perfezione Divina. Melagrana come simbolo di fertilità e prosperità, oltre che simbolo di vita oltre la morte.
La disgregazione in tanti piccoli semi porta altra vita, come lo smembramento del corpo di Osiride in 72 pezzi, che ha portato alla formazione della Spiga, la nuova vita dell'abbondanza.
Melagrana come simbolo di  gocce di sangue mestruale, che porta vita e amore, tant'è che era il simbolo di  Afrodite, la dea dell'amore.
Un frutto sacro anche a Persefone, la dea dell'oltretomba, poiché il sangue, può essere anche sangue di morte.
Melagrana come veicolo simbolico di trasmutazione.

Da noi, la melagrana ha l'arcaico significato di elemento. destrutturante che può ribaltare una situazione, da negativa, come può essere il rapimento e conseguente segregazione di Persefone nell'Ade, o la disperazione di Demetra per la  stessa figlia Persefone, legate comunque, metaforicamente, al ciclo delle stagioni, a positiva, fertile, produttiva.

Da noi, la SIMBOLOGIA della MELAGRANA è infatti legata alla dimensione della RISATA , dimensione in cui nacquero gli Dei.
Dal mio scritto ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/06/la-risata-degli-dei-bauboabba.html?m=0)
"Qui in Sardegna si dice "s'arrisu e s'arenada, pigada e squartarada", che, tradotto, significa "la risata della melagrana, presa e sbattuta con violenza", questo, in modo che il frutto  si apra, e gli arilli fungano da elementi riproduttivi, moltiplicati all'infinito.
[...] Gli Dei nacquero da una risata". 
È grazie alla risata che la Dea Baubo sollecita in Demetra, mostrandole la vulva, grazie alla melagrana simbolica, presa, spaccata, come una fragorosa risata( la melagrana, quando è matura, si spacca in modo naturale) che viene distribuita in modo fertile e riproduttivo, senza essere centellinata e limitata ai 6 arilli, che simboleggiavano la possibilità di sopravvivenza ciclica di Persefone/Demetra. 
Il varco/portale
L'acqua
Il pozzo Sacro.

Demetra che siede, disperata, a piangere, su una PIETRA di CHIUSURA di un POZZO .
Pozzo, dimensione dell'acqua, del Grembo amniotico.
Dal mio scritto ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/04/dea-baubopozzo-s-cristina.html?m=0) 

"Demetra porta in grembo Iacco, che, come dice prof. Dedola a riguardo, è il terzo nome del Dio sardiano, Iáccu, ed  è , senz’altro il più intrigante, anch’esso panmediterraneo. 
Íaccos, Ἴακχος
Ed è pure il nome solenne di Bacco (Diónisos) nei Misteri Eleusini. Ricordo il grido rituale in onore del Dio: Iacco!"
Quindi, la nascita del Sole/Iacco/Iaccu, è come se fosse stata benedetta dalla risata di Demetra, che ha squarciato l'inverno, in lutto per la perdita momentanea della figlia Persefone.
[...] S'Abba", Baubo, la Grande Vagina. 

Il Sacro Femminino. 
Se badate, la Dea Baubo, è rappresentata anche con una lira con 7 corde, il ciclo lunare, femminile
[...] Il riso ghignante, sardonico, di rinascita e immortalità, è d'altronde tipico della nostra Antica Civiltà Sarda, rappresentato nella nostra famosa Maschera ghignante di San Sperate ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/la-maschera-dellaldebaran-solare-di-san.html?m=0).

La correlazione tra la Dea Baubo e la celebrazione di tutti i morti è evidente.
Demetra si rifiuta di mangiare e bere per la perdita di Persefone.
La Dea Baubo è lo strumento energetico di questa metaforica sconfitta sulla morte.
Ribalta la situazione.
La morte viene sconfitta con il riprendere a bere e mangiare di Demetra.
Le OFFERTE di CIBO e BEVANDE che si fanno in onore dei morti per la notte del primo novembre.
Con il suo gesto apotropaico dell'anasirmia, scaccia l'energia mortifera, mostrando i genitali, simbolo di energia vitale.
Una catarsi liberatoria.
La Baubo, vecchia strega  aggrinzita e deforme, che suscita ilarità, ma proprio per questo ha il potere enorme della dissacrazione e dello sfregio alla morte.
La STREGA è una figura chiave proprio dei moderni Halloween.
Sono figure ribelli, forti, che sbeffeggiano e sfidano la morte.
Una figura che può essere paragonata alla dea celtica Cailleach, la strega dell'inverno.
La Baubo che offre vita, energia, risata, cibo e bevande, tra cui il cyceone, un miscuglio di acqua, farina e menta, che immediatamente connette Demetra al mondo dei vivi.

È esattamente la stessa connessione che si crea attraverso cibo e bevande lasciate la notte, per i morti.
La sconfitta della morte, la celebrazione della vita.
Sono elementi chiave degli antichi miti Eleusini.
"Scherzetto o dolcetto" non è solo un modo di dire.
È la catarsi della vittoria della vita sulla morte.
La risata dissacrante dello "scherzetto".
Il ribaltamento.

Dal mio scritto ( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/07/lammas.html?m=0)

"Un rituale dissacrante, di turpiloquio, tipico delle trasgressive feste delle TESMOFORIE in onore di DEMETRA . 

Le Tesmoforie si celebravano dall'11 al 13 del mese di Pianepsione ( ottobre/ novembre), ed erano state istituire dalla Dea Demetra dopo la discesa agli inferi, di Persefone, rapita con violenza da Ade, che trascino' con sé i maiali del pastore Eubuleo. 
[...]  lo stesso concetto di "molteplicità/sacrificio", di cui è veicolo anche la melagrana. Simboli sacri, spiga e melagrana, dei misteri dell'iniziazione ai cicli della vita, dei culti dionisiaci, dei misteri eleusini, di Iside, del culto di Demetra, che si ripete in epoche diverse, con "testimoni" diversi. 
Vi è infatti correlazione, tra questa festa del raccolto, del Solstizio estivo, in cui il Dio solare è al suo apice, per poi declinare e lasciare posto al Dio solare Bambino del solstizio invernale, e la simbologia equinoziale di Demetra /Core, la cui manifestazione, per quanto riguarda Demetra, e il figlio solare che porta in grembo, Iacco, è possibile grazie all'intervento della Dea Baubo, che funge da elemento equilibrante, equinoziale, trasmutante. 
Queste figure, sono tutte e tre legate da simboli che li accomunano, come la spiga, e il maiale/cinghiale, figura importante in Sardegna
[...] Un mito, scritto sul soffitto del cenotafio di Seti I ad Abido, in cui si narra come Nut, la dea del cielo, in sembianze di scrofa, divori i suoi stessi figli, cioè le stelle, e li partorisca nuovamente ogni notte ad oriente. 
Questo mito ha un parallelo nel mito greco di Era e di Crono. 
Crono, o Saturno, che ricordiamo, era il padre di Demetra"
Questa risata, equinoziale, equilibrante, rimette le cose al giusto posto, in una dimensione virtuale armoniosa, dove la vita si può creare, riproponendo quella dimensione perfetta, dell'età dell'Oro.
Anche Hator, regina del sicomoro meridionale, era chiamata  anche Hetepet, che viene tradotto come "vulva", signora della fecondità. 
La potenza della donna, non in senso sessuale, ma proprio riproduttivo, procreativo, rigenerante. 
Sono Dee legate al Femminino, all'acqua, al liquido amniotico della rinascita.

Maiale /Fiume/acqua
Alla Dea Baubo era sacro il maiale, tra l'altro, anche simbolo del dio Lughnasad, perché è una divinità legata alla Sardegna e agli antichi Tuatha de Danann, gli antichi Shardana celtici.
Dio solare che ha la stessa radice del nostro Logudoro, il Lugh d'oro
( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/01/il-lugh-d-oro-di-orotelli.html?m=0)
Lugh/laugh, ridere in inglese.
Ma sono tutte simbologie che poi ritroviamo nella ritualistica culmine del nostro Carrasegare sardo, l'apice dei riti di purificazione, trasmutazione e rigenerazione attraverso la simbologia dell'acqua e del fuoco, di cui ho approfondito svariate volte.

Anche tra la ZUCCA di Halloween e il corpo della Baubo, trovo una potente  correlazione archetipale.

Sono entrambi due contenitori di linfa vitale, di luce.
La Baubo, sapete bene che ha un corpo deforme, come una grande vagina che è "contenitore" di vita.
È una "testa/vagina", in cui le due dimensioni, relegate ad una separazione millenaria ( la donna è vagina per la riproduzione, l'uomo è testa per le attività di conquista e affermazione), discriminante per il Femminino, finalmente non solo si sovrappongono, ma si integrano.

Questo mi fa pensare a come chiamiamo in Sardegna la zucca.
Sa croccoriga.
Da un mio scritto, vediamo come vi è correlazione tra sa CROCCORIGA e i CROCICCHI di Ecate.
Tra Ecate, Baubo e Demetra, vi è una stretta correlazione, specialmente nel contesto dei Misteri Eleusini, che sono i Misteri legati proprio alla dimensione della Vita/Morte/Rinascita.
Sono le due forze che consentono la sconfitta della morte, il ritorno alla vita.
La Baubo come elemento dissacrante, destrutturante e ribaltante
La Dea Ecate, come psicopompo e custode delle dimensioni liminali, che accompagna e assiste Demetra con le sue torce e accompagna Persefone dall'Ade.

Dal mio scritto in correlazione "ZUCCA /CRANIO/ACQUA /MAIMONE.
https://maldalchimia.blogspot.com/2024/11/croccorigacrocicchiecatehalloween.html?m=0
"E, legato alla simbologia della zucca come un cranio, vi era un rito, sia in Sardegna che in Corsica: cioè quello prendere i CRANI dal cimitero PER FAR PIOVERE,  e il cranio in seguito venne sostituito da una ZUCCA INTAGLIATA .
Ed è per questo motivo che la ZUCCA , e quindi il CULTO dei MORTI, in un certo senso è legato anche al DIO MAIMONE, al dio della pioggia. "
La parola sarda" scroccorigau", derivante dal nome "croccoriga/croccorighedda" (zucca/zucchina), è una parola che indica una bocciatura a scuola, o più in generale, ad un esame.
Questo termine, legato alla zucca, lo lega concettualmente al fatto che la zucca abbia sostituito il cranio vuoto per assicurare fertilità e produttività nei campi.
Quindi "scroccorigau", rimanda metaforicamente al concetto dell'essere stati improduttivi e non fertili, come una zucca vuota, inutile.
Come un teschio senza più cervello.
È abituale anche il modo di dire, in italiano, "zuccone/a" per chi non eccelle in scaltrezza o viene bocciato agli esami.
Modi di dire, che  risalgono a questo antico rito sardo della "croccoriga", della zucca, intesa come un teschio "senza cervello".

Vorrei aggiungere che, simbolo di questa celebrazione dello SAMHAIN , è la DEA ECATE, custode della soglia, di questo passaggio, colei che ne detiene le chiavi.  
Ecate, di cui ho avuto modo di approfondire più volte
La signora dei noviluni e dei solstizi( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/06/dea-ecate-solstiziale.html?m=0) 
I crucivia di Ecate, erano appunto chiamati crocicchi,  zone di confine, limbiche, tra la vita e la morte, una derivazione lessicale, del simbolo del fiore che meglio la rappresentava come dea dell'Oltre, il croco
-https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/ecate-signora-dei-noviluni-e-delle.html?m=0) 
CROCICCHI
CROCCORIGA ( zucca in sardo) 
La radice della parola è la stessa, e non può essere una coincidenza. 
L'antico calendario sardo era basato, come tutti gli antichi calendari, su questi passaggi di confine, non solo equinoziali e solstiziali .

Qui in Sardegna abbiamo una DOMU DE JANA, a Villanova Monteleone, in cui, a cavallo tra il 15 e il 16 NOVEMBRE , giorno della celebrazione di ECATE , si verifica una IEROFANIA ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/11/ierofania-domus-puttu-codinu-ecate.html?m=0) 
Questo è perfettamente sincrono con la data dei festeggiamenti di Ecate, in epoca romana, proprio tra il 15 e il 16 novembre.
Una notte in cui si entra in contatto con la dimensione dell'oltretomba, di cui Ecate è sovrana e signora.
Signora delle due dimensioni, dei due solstizi, delle due polarità dell'ombra e della luce, della notte e del giorno.
Concetto perfettamente in linea con la dimensione femminea, amniotica e gestazionale, delle Domus de Janas, allineate ai solstizi.
Questa Domu de Jana ha un allineamento sud est, cioè verso l'alba del solstizio d'inverno.
Stesso orientamento del pozzo Sacro di Santa Cristina e di alcuni dei nostri più importanti pozzi( https://maldalchimia.blogspot.com/2025/08/orientamento-sud-sudest-di-alcuni-pozzi.html?m=0) perché  è una dimensione legata alla trasmutazione uterina.
Ecate è legata  quindi alla dimensione dell'acqua
Famoso è il Santuario di Ecate Propylaia nel porto di Pireo, Atene, dove si onorava Ecate protettrice dei porti e della navigazione.
Il mare, l'acqua, come zona di confine tra le dimensioni
Essendo dea dei confini, era associata ad acque profonde, sotterranee o notturne.
Le sorgenti che scorrevano di notte o i corsi d acqua particolarmente oscuri erano considerati a lei sacre.
Essendo una dea in grado di viaggiare liberamente tra il mondo dei vivi, quello dei morti e quello degli dei, l'acqua che scorre nelle profondità della terra era vista come un condotto per il suo regno. I fiumi degli Inferi (Acheronte, Stige, Cocito) rientravano simbolicamente nella sua sfera di influenza, ed essendo Dea legata ai cicli lunari ha influenza sulle maree, e quindi sull'accesso si porti.

E guardate quanto sia importante questa dimensione amniotica dell'acqua, tanto da celebrare Shamain 40 GIORNI DOPO L'EQUINOZIO D'AUTUNNO del 21 settembre. 
Un numero 40 estremamente presente nei testi sacri e nelle dimensioni narrative di trasmutazione, perché è un simbolo universale che  nasconde la stessa Verità universale.
40 è il valore ghematrico del tredicesimo Sacro Archetipo Ebraico MEM, le ACQUE UNIVERSALI cosmiche, correlato all'Arcano Maggiore XIII della Morte. 
Nel mese di Ottobre/ novembre, iniziano le piogge, anche torrenziali, e questo è simbolico dal punto di vista alchemico.
Perché vi è una trasmutazione tra vita e morte, tra morte e vita, che porta ad un nuovo percepire, che proprio la celebrazione dello Shamain rappresenta.

Mosè, la cui parola è Mosè = משה Moshe = מ Mem (acqua), ש Shin (fuoco), ה Hei (grembo) = nato dal fuoco e dall'acqua, è colui che è riuscito a governare le acque, le acque che si coagulano nella nona sfera dell'Albero della Vita, Yesod, per creare le fondamenta. 
Le acque della distruzione e della Creazione 
Morte e rinascita. 
Simbolo della stagione del raccolto (autunno). 
Il mietitore raccoglie i valori di ciò che è stato precedentemente seminato, mentre una nuova (e diversa) vita cresce dal terreno fertile della fine del raccolto precedente. 
Nei crucivia, nei crocicchi dei 4 Elementi, nell'integrazione della nostra dimensione spirituale e divina. 
Nel rispetto del nostro passato, e nell'intento del nostro futuro. 
Nell'onorare la nostra stirpe, la nostra genaologia umana, con la quale gli antichi sono sempre stati a contatto.

Una DIALETTICA, quella con gli ANTENATI, che si perde nella notte dei tempi, risalendo alle antiche civiltà atlantidee e Lemuriane, civiltà che scomparirono proprio in concomitanza del cosiddetto TRAMONTO ACRONICO, collegato al simbolismo dell’arare, al creare un nuovo terreno, ovvero il giorno dell’anno in cui il TRAMONTO delle PLEIADI avveniva CONTEMPORANEAMENTE al SORGERE del SOLE .
All’epoca e alla latitudine di Esiodo, poeta greco che ne parla, questo accadeva intorno al 10 NOVEMBRE, ma col passare dei secoli la data si sarebbe spostata in avanti, a causa del fenomeno della precessione degli equinozi, dovuto al movimento conico che l’asse della Terra compie in un periodo di tempo di circa 26.000 anni.

Come vedete, quindi un momento di grande simbolismo, che integra la dimensione umana, scandita dai tempi astronomici, e la dimensione divina. 
Un po' come il simbolo della zucca, de "sa crocoriga", che rappresenta una testa, come ho scritto a riguardo.
La ZUCCA di HALLOWEEN simboleggia la TESTA, l'Ariete, e in ebraico, zucca, si dice "KA ", la stessa radice di kaballah, conoscenza.  
KA, L'ANIMA, nella dimensione egizia .
La conoscenza del Cuore, nella dimensione della testa. 
Perché Anima, è testa e Cuore. 
Altrimenti, resta una "croccoriga", una testa vuota. 
Ecco perché è rappresentata con un lumicino all'interno. 
La testa illuminata dalla Conoscenza. 

E qui la correlazione tra zucca/ dea Dea Baubo/ si fa interessante
Dal mio scritto
https://maldalchimia.blogspot.com/2020/08/le-dee-silenziose.html?m=0
Poi approfondito successivamente con altri scritti sulla Dea Baubo.
"Nelle società matriarcali, di cui la Sardegna era una delle più importante rappresentanti si trovano I primi segni della Dea Madre nel Paleolitico superiore, risalenti a 30.000 /10000 anni fa, dove la Dea Madre governava l'universo con il suo ventre cosmico, con nutrimento e protezione per tutti, con ventre e fianchi prominenti, che sarà la tipica tipica rappresentazione del Neolitico
Culture gilaniche, quelle di carattere protettivo, pacifico, produttivo e riproduttivo, con importanti interazioni a livello culturale ed economico con altre popolazioni
Caratteristica che  si rivela anche in questi manufatti scultorei sardi,  di una  Dea Madre dalle forme morbide e accoglienti, eseguite in stile naturalistico- volumetrico,  con un busto ovoide, con  linea di demarcazione tra  il petto e la zona ventrale e una demarcazione per  la ZONA INGUINALE a FORMA di Y.
Questa figura in un unico blocco ovoide, a forma di uovo, mi ricorda moltissimo con queste linee di demarcazione, la forma dello SCARABEO.
Dello scarabeo come figura simbolica, ho già parlato in un mio precedente post
Avevo scritto che gli scarabei  come Amuleti Sacri e protettivi verso i defunti, tanto da essere istoriati con invocazioni e simboli per una buona rinascita , prima di essere deposti sul petto del defunto, comparvero in Egitto tra  2128 e il 2055 a. C., e che molti segni sugli scarabei sardi  sembrano più disegni di Tanit, che di Ank egizi, con grafemi antropomorfi riconducibili a quella che poi diventerà la lettera H, assimilabile alla Tanit, la quale faceva già parte dell'alfabeto antico sardo.
Una Tanit con la sua simbologia  di Hermes/Mercurio, psicopompo, traghettatore verso dell'aldilà, che conduce i defunti nell'altra dimensione, che non è della morte, ma è la dimensione della Rinascita
"Su KARRABUSU ", lo Scarabeo Sacro, dove  "KA ", simboleggia lo spirito,  "Ra" il dio sole, e "Bs", una forma contratta del dio Bes, la divinità protettrice   della  gravidanza, della fertilità della nascita, di cui la Tanit rappresenta la controparte femminile, che guida alla rinascita
Stiamo parlando di scarabei ritrovati in Sardegna e datati 1200-1300 a. C., e di Tanit che spesso venivano rappresentante con la testa grossa a cuore  come quella degli scarabei votivi egiziani
La H della placenta in Egitto, visto che la placenta era rappresentata dalla lettera H
La Tanit/H come placenta, come CORDONE OMBELICALE che collega due vite, che fa da PONTE tra la VITA e la MORTE.

La Tanit come lo Scarabeo psicopompo
Su BABBALLOTTU , come vengono chiamati in generale gli insetti piccoli in Sardegna, quelli con le ali, anche gli scarabei, che quelli più grandi, hanno atrofizzate
Babballotti
B-Abba.. Acqua, Dea Madre. 
B-Abba, trova risonanza anche in una Dea più tardiva, l'oscena dea Baubo, rappresentata come una Dea che ha, nel chakra della gola, Vishudda ( che ha la stessa desinenza della nostra parola sarda "-udda", che indica l'intero apparato riproduttivo femminile) la vulva. 
Una conformazione che rimanda al nostro pozzo Sacro di Santa Cristina.
La Dea della risata. 
Guardacaso, Il Tempio di Demetra a Terraseo di Narcao, nel sud Sardegna, sorge su una sorgente Sacra. 

Nel nord Italia specialmente, è ancora tradizione  lasciare un catino d'acqua pulita in cucina o nella stanza del focolare, elemento che rimanda alla simbologia del pozzo, di cui la Baubo è riflesso,insieme a una luce accesa (una candela o una lampada), elemento che rimanda alla Sacra torcia di Ecate.
Invece nel Sud Italia, e anche da noi in Sardegna, era usanza molto diffusa, e lo è ancora, quella di lavare e rendere pulito il cimitero e le tombe dei propri cari in prossimità del 2 novembre. 
L'acqua, nelle tradizioni celtiche, era spesso associata ai pozzi sacri e alle fonti, considerati luoghi di passaggio per l'Altromondo e dotati di poteri curativi e divinatori. In alcune tradizioni, l'acqua di questi luoghi veniva usata in rituali proprio durante Samhain.

Come vedete, i sincretismi tra le varie culture e civiltà, sono sempre molto interessanti, ma spessissimo trovo risposte esaustive proprio nell'ambito delle nostre antiche tradizioni sarde, che rivelano sempre spiegazioni che in altri contesti non trovano risposte.

Tiziana Fenu
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Is Animeddas parte I