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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

sabato, febbraio 05, 2022

💛Maschera Boe Fiore a 4 petali

 Sempre per mano del fotografo Nicola Castangia, un'altra antica maschera di boe di Ottana esposta nel Museo del Costume di Nuoro. 

Abbiamo visto, nelle Maschere dei Boes, il Fiore della vita con sei petali, con cinque petali, nel mio post di ieri, e ora vediamo un Fiore della vita con quattro petali, sempre dentro una circonferenza, con relativa interpretazione simbolica. 

Questo fiore della vita, con quattro petali dentro un cerchio, rimanda ad un simbolo molto caro al nostro Carnevale sardo, un simbolo antichissimo, nostro, ancora prima che venisse definito "croce celtica". 

Ne ho parlato a riguardo della maschera de S'Urtzu di Seui( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/01/la-simbologia-della-croce-nel-cerchio.html?m=0), perché è proprio questa maschera che la porta in processione durante il carnevale. 

La croce nel cerchio è un simbolo antichissimo. 


"Rappresenta il rapporto tra cielo e terra. Il cerchio è il più antico simbolo della creazione. 

È la cellula primigenia. Cerchio come la forma circolare dei nuraghi. 

Il potere creatore è rappresentato da un cerchio. Esso è androgino, maschio e femmina contemporaneamente. 

La prima rappresentazione del potere creatore fu quella di un cerchio attraversato da una linea retta. 

Simbolismo che ricorda una cellula, poco prima della sua separazione, durante la mitosi e la meiosi. 

Poi il diametro si è evoluto in croce, ma sono rimasti inseparabili, poiché la croce equivale al ciclo dell'anno, con i suoi 4 quadranti

Questa prima rappresentazione, di un cerchio attraversato da una linea retta, dal diametro, era l'antico simbolo del Sacro  Archetipo Ebraico Qoph, con funzione "legante" , ciò che lega in modo stabile le cose, facendole compenetrare tra di loro, anche se sono differenti, come può essere il cerchio e una linea retta, fondendole tra loro. 

È associato al numero 19, il 10,  la Yod, l'uomo divinizzato, più, il 9, la Thet, il nono archetipo, che è come un grembo che accoglie e si presta ad essere Forma".


Notiamo come, nella decorazione della Maschera, ci siano, nella parte inferiore, centralmente, due triangoli incisi, con il vertice verso l'alto. Il Triangolo con il vertice in alto, indica il Mascolino, e il numero 19 è proprio il numero che simboleggia il Sole, ma in questo caso, visto che sono due triangoli l'uno dentro l'altro, potrebbe anche rappresentare il sole e la luna, con i loro passaggi triadico di "nascita /morte/rinascita", simbologia portante di tutto il Carnevale Sardo. 

La Maschera ha anche una forma particolare. È un rettangolo, maggiormente marcato, rispetto alla maschera di ieri. 

E il rettangolo è un "quadrato più un quadrato". Forma una sigizia creativa. Ne parlai per la scacchiera della Domus de Jana di Pubusattile. La sigizia creativa è formata dal quadrato bianco(il Mascolino) unito al quadrato rosso( il fertile Femminino). 


"La croce nel cerchio, è la consapevolezza di Dio, del Creatore, dove la circonferenza incontra il diametro (quindi dove maschile e femminile si intersecano), che crea l'incrocio, la Croce, "Sa Cruxi. 

[...] Questo archetipo Qoph, rappresentato da questa croce dentro il cerchio, è collegato anche ad un'altro significato, che lo lega, ancora di più al significato simbolico del Carnevale Sardo.  

È legato alla simbologia di "cruna" (notare come cruxi e cruna  hanno la stessa radice), quel piccolo passaggio stretto, come l'ingresso delle Domus de Janas, un pertugio si rinascita, dove il filo della vita, unisce le dimensioni opposte, e si arriva al 100% di perfezione e integrazione. 

Infatti la Qoph ha una valenza numerica di 100, e rappresenta la cristallizzazione del percorso evolutivo, la Rubedo, rappresentata dall'Oro, dal Sole, dalla pietra filosofale. 

La cruna, che ha la stessa forma della parte finale del lazzo de su Issohadore. 

Nel carnevale Sardo si rappresenta la purificazione. 

Il passaggio, attraverso il N-Ur, il Fuoco Sacro, alchemizzante e purificante, per arrivare all'Or. 

Da Ur a Or, e "venire alla Luce", arrivare alla Luce. 

Questi due simboli, croce dentro il cerchio, e lazzo, durante i Carnevali, rappresentano il simbolo del l'immortalità . 

L' Elisir, come veniva chiamato dai grandi Alchimisti, quello che risveglia le Coscienze. 

Il passaggio stretto, necessario. 

La cruna. 

Sa crua. 

Sa Cruxi. 

La cruna come il lazzo, "sa soha", messo addosso all'iniziato, al Mamuthone, per arrivare ad una consapevolezza, che integri in sé tutti gli opposti, uomo e divino, umano e animale, e si diventi Maestri di sé stessi, Maestri solarizzati. 

Infatti l'Arcano Maggiore 19, è rappresentato dal Sole. 

Il Verbo che si rivela attraverso la luce, dove gli Opposti sono Sinergia Creatrice, perché anche l' ombra è necessaria per rivelare la luce".


Il simbolo, in questa Maschera, è uno sfondo nero. Nero, come il Sole nero, il Sole Femminino prima della creazione. L'Iside nera, la stessa madre del Sole, di Ra. 


"La croce dentro il cerchio, rappresenta la Croce della vita che riesce sempre a quadrare dentro il cerchio, e che "puntellando" i quattro cicli di vita rappresentati dai quattro passaggi stagionali (equinozi e solstizi) riesce a veicolare l'essenza stessa della vita nella forma

Così abbiamo, un solstizio invernale, che rappresenta la mezzanotte e il nord. 

L'equinozio di primavera, che rappresenta l'alba e l'est. 

Il solstizio estivo, che rappresenta il mezzogiorno e il sud. 

L'equinozio d'autunno, che rappresenta il tramonto e l'ovest. 

"Il solstizio è l'inversione di marcia del sole al punto più basso dell'inverno, e al punto più alto dell'estate. 

Mentre i due equinozi (primavera e autunno), essendo i due punti di intersezione dell'equatore con l'ellittica, dividono l'anno a metà, con un uguale opporsi della notte al giorno. 

Questi 4 punti cardinali all'orizzonte sul cerchio corrispondono ad un qualsiasi ciclo, giornaliero, annuale, o più grande. 

Convogliano tutti nell'eterno presente, al centro.

Sentirsi in connessione con questi cicli stagionali significa essere Co-creatori insieme all' Universo, poiché di porta sulla terra, ciò che astronomicamente e astrologicamente è scritto in cielo, con un suo proprio ciclo". 

[...] La croce dentro il cerchio(la dimensione spirituale del Divino) indica la terra, la materia, sulla quale si deve agire, poiché il centro è il creatore. 


Centro al quale il  Co-creatore umano,  facendo suoi, i cicli astronomici stagionali, può partecipare, per  magnificare, sublimare la sua Essenza divina, ripercorrendo, insieme a Madre Terra, la sua ciclicità, e con gli astri, che segnano i passaggi stagionali, e diventando partecipe e co- creatore di una propria dimensione umana divinizzata. 


La Croce, un simbolo solare creativo potentissimo, che è stato manipolato e imbruttito dalla chiesa, come simbolo di espiazione, di dolore e sacrificio, e che invece, in passato rappresentava la croce di iniziazione degli Iniziati, come ho già spiegato in altri post, dalla quale, adagiandosi sopra, si attingeva energia dalla circolarità divina impressa nella forma della sinergia degli opposti della Croce. 


È un simbolo solare antichissimo, che sancisce un patto tra uomo e divino, che viene rinnovato ogni anno, attraverso il nostro Carnevale Sardo, dove i simboli sono tutti collegati tra di loro, e parlano di rinascita, di purificazione, in una promessa che si rinnova, come i cicli stagionali, all'infinito, che sono poi, gli stessi cicli dell'uomo, sacralizzati per un'evoluzione superiore. 

Il cerchio è la Grande Vergine Madre che si fa ingravidare dal Soffio divino, dal Soffio del Fuoco o del Drago, che poi si espande in due direzioni. 

È l'unione di cielo e terra, e il soffio Divino elettrico, il Fohat, attiva questo dinamismo di integrazione tra le due polarità, elettrica e magnetica, segnando le quattro qualità della materia, e, astronomicamente , i solstizi e gli equinozi. 


Una maschera stupenda, ancora più ancestrale, e vicina "all'Origine", rispetti alle altre. 

Una maschera emblematica, scura. 

Un Sole dietro il Sole. 

La Monade. 

L'origine della Creazione. 


Tiziana Fenu 

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Maschera Boe Fiore a 4 petali



💛Maschera Boe Fiore a 5 petali

 Questa è una maschera sarda particolare, una maschera di Boe, di Ottana, diversa dalle altre che hanno il Fiore della vita con sei petali, che abbiamo visto e analizzato altre volte(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/09/il-fiore-della-vita-nella-maschera.html), 

 che indica la Sinergia degli Opposti, Mascolino e Femminino. Questo invece è un Fiore con 5 petali, chiaro riferimento al Sacro Femminino, a Venere, che traccia nel cielo, un tragitto pentacolare ogni 8 anni.

È, geometricamente, la stilizzazione della Dea Tanit. Ma, Esotericamente, il 5, è legato anche al Toro, e, in una simbologia più globale, è un "4+1", l'elemento terra in unione con la dimensione spirituale, caratteristica principale del nostro carnevale sardo. Che sia una maschera che onori il Femminino, lo si vede anche dalla decorazione centrale a "coppa", con un foro centrale, che riprende il pube femminile, ripreso anche dalla sagoma delle corna, e le decorazioni laterali a spiga, simbolo di abbondanza e fertilità.

Nelle rappresentazioni egizie, la stella a 5 punte è sempre presente, perché il cinque, rappresentando il Toro, il portale stellare del suo occhio, Aldebaran, ma anche Sirio/Venere (Sirio, Iside, Venere,.. Rappresentano tutte il Sacro Femminino, complementare al Sacro Mascolino), rappresenta quell'asse, quella traiettoria, con la cintura di Orione al centro, sulla quale si snoda la via Lattea, via della Rinascita, della purificazione, su cui ho scritto tanto(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/la-y-taurina-di-ascensione-lungo-la-via.html), perché i Giganti di Mont'e Prama sono i primi testimoni di questa simbologia, in quanto gli inumati di Mont'e Prama sono stati ritrovati orientati verso Orione. È il simbolo stesso, il cinque, di quella proporzione aurea, riferita ad una simbologia universale di precessione degli equinozi(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/le-tre-dee-madri-cosmiche-sarde-della.html), con l'angolo a 72°(angolo aureo, proprio della stella a cinque punte), presente negli ingressi dei nuraghi, dei pozzi sacri, come il Santa Cristina. Come le proporzioni auree dei Giganti di Mont'e Prama e delle nostre Dee Madri, dei Bronzetti. Un angolo Sacro, esemplificato geometricamente da questa stella a cinque punte. 

I colori, azzurro, marrone e rosso, sono i colori del cielo, della terra e, simbolicamente, il rosso del sangue mestruale, della fertilità, il verde centrale e fertile, della parte più stretta della della decorazione a coppa, pubica.

Una Maschera stupenda.. 

(foto Nicola Castangia)


Tiziana Fenu

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Maschera Boe Fiore a 5 petali



martedì, febbraio 01, 2022

💚Le due Veneri

 Due Veneri a confronto, molto simili.

A sinistra, la Venere di Kostienki, che è una scultura datata approssimativamente tra il 23.000 a.C. e il 21.000 a.C., appartenente all'arte preistorica, in particolare al periodo aurignaziano all'interno del Paleolitico superiore, ritrovata presso il sito archeologico " Kostyonki-Borshchyovo ", situato nella città di Kostienki, all'interno del distretto di Voronezh Oblast (Russia).

Attualmente si trova al Museo dell'Ermitage, San Pietroburgo, Russia

A destra, la Venere di Willendorf, che  risale a circa il  23.000-19.000 a.C. e non fu prodotta nella zona di ritrovamento. L’archeologo Josef Szombathy rinvenne la statuetta nel 1908, sepolta in un sito archeologico risalente al paleolitico nei pressi di Willendorf in der Wachau, in Austria.

Attualmente esposta al Vienna, Naturhistorisches Museum. 

Alcune veneri russe presentano delle caratteristiche che le rendono particolarmente simili alla Venere di Willendolf. Come la venere austriaca, hanno un seno molto gonfio ed i fianchi larghi e la pancia pronunciata. Il volto e le braccia sono appena accenati, i piedi non sono rappresentati. Sulla testa, anch'essa inclinata in avanti, probabilmente vi è rappresentato lo stesso copricapo. L'unica differenza è la fascia, o cintola, che corre intorno al seno ed alle spalle.

Forse una decorazione, o una veste leggera, perché presenta una decorazione anche intorno al braccio, sopra il gomito(o forse è un bracciale), e una serie di scanalature lungo il fianco, come se fossero pieghe. 

Su altre statuine sono riconoscibili le rappresentazioni di braccialetti e collane.

Hanno entrambe una tipologia fisica che si definisce “fisico femminile steatopigo”. Deriva da un termine scientifico che indica la tendenza ad accumulare il grasso corpereo sui glutei e sulle cosce, indicativo di fertilità, di abbondanza, di protezione per il ventre, per i piccoli che si portano in grembo.

Entrambe misurano 10/11 cm. Piccole statuine dalle dimensioni ridotte, probabilmente perché in quel periodo l'uomo era fondamentalmente nomade, e portava con sé gli oggetti di un certo valore ritualistico, che auspicavano abbondanza e fertilità anche nella caccia. 

Mi colpisce molto la rappresentazione plastica di queste due Veneri, così simili.

Mi chiedo perché siano state rappresentate senza la parte inferiore delle gambe. Nella statuina di Willendolf, si vede chiaramente che è stata creata proprio così, che le gambe non si sono spezzate successivamente.

E poi, mi incuriosisce il copricapo, o capelli che siano. Copricapo evidente soprattutto nella Venere di Kostienki, che presenta decorazioni come su una base intrecciata sulla cui parte anteriore erano agganciati fili di perline o trecce di pelle cucite con applicazioni(lo si può vedere per l'esistenza di file lineari di intagli).

Sette giri. Un numero simbolico. Su cui ritorno dopo. 

Comunque sia, che sia acconciatura o copricapo, mi colpisce il fatto che copra quasi tutto il volto. 

Teniamo presente che la rappresentazione del volto non era poi così importante, per queste Veneri neolitiche. Si enfatizzava soprattutto la loro capacità riproduttiva, attraverso la morbida e abbondante volumetria del seno, dei fianchi e glutei, e la capacità di garantire una discendenza.

Sostanzialmente, nell'insieme, sono due figure, che schematizzate geometricamente, sono a forma di rombo, con un cerchio centrale nella zona dell'addome. 

Rombo che richiama la vulva. Una prorompente femminilità enfatizzata proprio dalla vulva esposta in particolare dalla Venere di Willendolf. 

Ma il fatto di essere state rappresentate senza piedi, senza la parte inferiore delle gambe, mi fa pensare ad un'altra cosa, e qui ritorno al numero sette.

Tra i tanti significati simbolici ed esoterici(7 Pleiadi, 7 chakra, ecc.. ), il numero sette è connesso al mare e al Dio Nettuno. Nella cosmogonia cubana, è il numero di Yemaya,  colei che crea,  madre della vita,   Dea che governa le acque degli oceani, dei mari e dei fiumi, si ritiene che la sua vita abbia avuto inizio nel mare, e  si crede che tutta la vita sia iniziata con Yemaya, madre amorevole simbolo di fertilità. Un numero sette, che è chiamato anche "la luna sepolta", una Dea che si muove  nell'oscurità, ma che domina anche il mare, così come fa la luna che influenza le mareggiate. . 

In questo senso mi ricorda la Venere di Botticelli, che nasce dalle acque. 

E, forse può essere, che queste due Veneri, senza piedi, senza la parte inferiore delle gambe, con la testa china in avanti, quasi protese, con i "capelli/copricapo" bagnati che scendono sul volto fino a coprirlo, rappresentino proprio delle Dee che simboleggiano l'acqua, il loro elemento naturale, come se ne stessero emergendo, tenendosi i seni come per "strizzarli" dall'acqua. 

Non hanno la posa tipica delle statuine femminili successive, riprodotte nell'atto di tenersi entrambi i seni, da sotto, per offrirli per nutrimento. 

Inoltre la mancanza di piedi sarebbe giustificata dal fatto che immerse in acqua, almeno fin sotto al ginocchio, le estremità non si vedono. 

Sono due Dee totalmente immerse nella loro sovranità, nella loro regalità. 

Imponenti, maestose. Le Dee dell'acqua, del liquido Amniotico, della Memoria, dell'immortalita'. Raccolte in sé stesse, perfette nella loro volumetria a rombo. 

Come una grande vulva cosmica. Come due triangoli uniti per la base. Come le due polarità,  maschile e femminile, in sinergia creativa in questa Venere, di acqua e di terra, di accoglimento, riproduzione, di frutti e abbondanza. Due Veneri meravigliose, pure, sfrontate, integre. Opulente nell'energia, nel mostrare il loro potere sovrano, quello di creare.


Tiziana Fenu

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Le due Veneri




🖤Tu mi hai presa

 Tu mi hai presa

tra le tue mani calde

e ti sei fatto vento per me.

Soffiandomi addosso la Vita.

Con un filo di fiato

che ancora mi turbina dentro

e mi agita nelle notti senza Te.


#RebelSoul©®

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Manara Tarot



🖤Non ho mai imparato

 Non ho mai imparato a desiderare.


#RebelSoul©®

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Catrin Welz Stein Surrealist Art