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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

mercoledì, febbraio 15, 2023

💚Ciondolo Asia

 Particolarissimo pendente in oro, del II millennio a.C., ritrovato nell'Asia occidentale.

Nessuna descrizione in proposito, ma mi ha colpito molto sia per la forma, che per le decorazioni.

La forma ricorda quella di una mandorla, la "mistica mandorla" del Femminino, quella che si forma dall' intersezione delle due circonferenze della Vesica Piscis.

A sottolineare il Femminino, e, aggiungerei, lo stato di gravidanza, sono evidenziate le doppie scanalature a "V", che sottolineano la zona pubica e anche la zona del décolleté.

Qui ci sono due chiavi di lettura.

La doppia linea indicava la gravidanza, ma la doppia "V" sul petto veniva rappresentata su personaggi di prestigio come sacerdoti e personaggi di potere, poiché indica la convergenza del potere dei quattro elementi della terra, e dei quattro punti cardinali, della quattro stagioni, ecc, un potere terreno insomma, una sorta di riconoscimento pubblico.

Questa sorta di Venere, o comunque, questa importante figura femminile, presenta anche una decorazione con delle piccole coppelle lungo la doppia "V" superiore.

Le coppelle sono sei per lato, e una centrale.

Il sei indica l'unione tra il maschile e il femminile, e considerando anche la coppelle centrale, può essere letto anche come un "6+1", quindi un sette, che lo accosta alla visione delle sette sfere planetarie, riguardante  i 7 pianeti visibili a occhio nudo, Luna, Mercurio, Venere, Marte, Giove, Saturno, compreso il Sole, che anticamente era considerato un pianeta, non una stella.

Quindi un riferimento anche alla potenza astrale, e non solo terrena.

La stessa decorazione con sette coppelle, sembra ci sia anche lungo il motivo a doppia "V" in basso, che sottolinea anche un giro vita con una coppelle-ombelico appena accennata.

Le braccia sono portate, quasi in un atteggiamento di pudore, protettivo, sui seni

La testa si conforma alla funzionalità di passante da ciondolo, e presenta due occhi, incavati come due semplici coppelle, e una bocca come una fessura piuttosto "vaginale".

Sulla sommità sembrerebbe la presenza di una qualche decorazione, forse una piccola tiara, e una decorazione sovrastante non ben identificata.

Nel complesso, un bellissimo ciondolo, armonico nelle proporzioni, e altamente simbolico, sicuramente con valenze apotropaiche.


Tiziana Fenu


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Ciondolo Asia



lunedì, febbraio 13, 2023

💛Il Fuoco Sacro Carrasegare( Dedola)

 Un post del grande prof. Dedola, sulla centralità del Sacro Fuoco purificatore nel Carnevale Sardo.

Esattamente ciò che ho sottolineato io, nei miei svariati post sul Carnevale.

Tutto parla di purificazione.

"Nascita/morte/rinascita".

Per l'Antica Civiltà Sarda, questo è un concetto chiave.

È la Sacra Triade Alchemica e creativa che li contraddistingue.

Gli antichi Sardi "fulguratores", gli evocatori dei Fulmini, che ho già approfondito..

"Shin" , il ventunesimo Sacro Archetipo Ebraico, che rappresenta il Fuoco alchemico, divino, in riduzione teosofica è "3", ( 2+1), la Sacra Triade di unione con il Divino.

Il simbolo della triplice Fiamma.

Il Fuoco degli Iniziati.

Che corrisponde a quel simbolo di "piede d'Oca", Y con una stanghetta al centro, che contraddistingue la regina di Saba, e la sua stirpe Iniziatica dei Falasha, gli Antichi Shardana dalla pelle scura, gli Antenati dei Quattro Mori, come già approfondito. 

Shin/Scintilla divina.

21

21 grammi.

Il peso dell' Anima secondo gli Antichi Egizi.

Il Fuoco ci ricorda la nostra Sacra Origine Divina.

E Su Carrasegare sardo, come ho sempre sottolineato, è la celebrazione di questa divinizzazione, benedetta e "marchiata a fuoco".

Come un Sigillo Divino.

E tutto, come sempre ritorna, con precisione e incastro perfetto. 


Tiziana Fenu©®

Maldalchimia.blogspot.com 

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IL CARNEVALE E LA CANDELORA. 


ORFISMO, MISTERI, CANDELORA. Impressionano le somiglianze delle manifestazioni religiose del mondo antico, specie dell’area medio-orientale, con quelle che s’appalesano nei Carnevali barbaricini, dove numerose maschere vestono pelli di capra nera o, in assenza, pelli di pecora nera; in assenza indossano cappotti neri (Orotelli).

Le simbologie del “fuoco” evocate con i tizzoni-vaganti (i THURPOS di Orotelli) non fanno che ricondurre alla vastissima fenomenologia dell’Orfismo e dei Misteri, già trattati nella mia Enciclopedia della Civiltà Shardana, p. 207 sgg. Nei Misteri la costante è il fuoco, l’elemento purificatore per antonomasia, dominante ogni gesto delle processioni e delle cerimonie.

   Le processioni erano notturne non certo per la segretezza della simbologia loro intrinseca ma per valorizzare il bagliore delle fiaccole. Tali processioni furono poi forzosamente mutate dalla Chiesa romana nella processione notturna della Candelora, che riduce le candele ad allegoria della purificazione di Maria che si reca al tempio dopo il parto.

Ma noi sappiamo che la Vergine raggiunse il tempio di giorno, perché la religione ebraica imponeva la rigorosa chiusura del tempio al calar del sole. Per i Misteri invece la fiamma notturna era essenziale, aveva un significato altissimo: era l’emblema della purificazione dello spirito umano dalle tenebre dell’ignoranza.

   

CANDÈLA sd. ‘candela’. La processione della Candelora ha nome dal lat. candela.

Ma l’antica base di questa parola è l’akk. qâdu ‘accendere’ torcia, fuoco + elu(m) ‘parte alta, top, upper side’, col significato di ‘accendere nella parte alta’, il che è tipico delle candele, delle torce etc. Lo stato costrutto qâdelu fu soggetto col tempo all’epentesi della -n- eufonica, che andò a interessare tutto il Mediterraneo.


   Non servirebbe ricordare il primo utilizzo del fuoco, asportato dalla lava ardente o da un albero acceso dal fulmine.

Sin dalle origini si decretò la sacralità del fuoco per una serie di ragioni: la più banale ed utilitaristica è che il fuoco è necessario all’uomo e doveva rimanere sempre disponibile: non si poteva tollerare il suo spegnimento. Ogni popolo antico rese sacro il fuoco. Così anche i Parsi (dominati dalla figura di Zarathustra). A Roma si creò persino un corpo di monache (le Vestali) esclusivamente dedite a ravvivare il fuoco perenne nel tempo di Vesta (la greca Éstia).

L’Inno Orfico n. 84, dedicato ad Éstia, recita: «Estia regina, figlia di Crono potente, / che hai la casa in mezzo al fuoco perenne, grandissimo, / consacra tu questi santi iniziati nei riti (misterici), / rendendoli sempre fiorenti, molto felici, sereni, puri; / dimora degli dèi beati, forte sostegno dei mortali, / eterna, multiforme, desideratissima, simile all’erba; / sorridente, beata, accogli benevolmente queste offerte, / spirando prosperità e salute dalla mano carezzevole».

   Il fuoco era religiosamente considerato una porzione materiale di Dio, l’unica apparizione possibile di Dio in Terra.

A Mosè Dio si manifestò col Roveto Ardente. Il fulmine per gli antichi era la manifestazione concreta della collera di Dio, e quando il fulmine produceva un incendio, quel fuoco permaneva sacro, era un prodotto divino e non poteva giammai essere attinto dall’uomo (il quale però lo attinse, forzato dalla necessità). Fu tale il tabù del fuoco, che I Greci tramandarono il mito di Prométeo (Προμηθεύς), un originario dio del fuoco, un Titano amico degli uomini che li indusse a saziarsi delle parti migliori delle vittime sacrificali, destinando a Zeus il peggio dell’arrosto.

Allora Zeus si vendicò privando gli uomini del fuoco. Prometeo glielo rubò e lo restituì agli uomini, ma Zeus lo punì incatenandolo e dannandolo all’assalto di un’aquila che gli rode il fegato.

   Di Prométeo si propone dai grecisti il seguente etimo: ‘colui che riflette prima’.

Ma questo è un inaccettabile controsenso. La vera base è il gr. πῦρ, πυρός ‘fuoco’ + μητιάω ‘procuro, prendo cura di’.

La combinazione delle due parole (π[ῦ]ρo-μητ-εύς) significò ‘colui che procura il fuoco’. Indagando le fonti egizie abbiamo forse le basi originarie, più antiche, le quali però suonano diversamente, da per-ā ’hero, warrior, fighter’ + meṭ ‘to strike, colpire’; oppure maā-t ‘thy genuine friend’.

L’unione delle due parole significò ‘eroe perseguitato’; oppure ‘eroe che ti è realmente amico’. Prométeo aveva commesso un sacrilegio imperdonabile, ma egli rimane per noi un dio amorevole. Persino in Polinesia si favoleggiava che il fuoco fu inizialmente posseduto dalle divinità e che in seguito fu rubato a vantaggio degli uomini.

   Ogni popolo ebbe il fuoco sacro.

Persino nell’antico Messico a Capodanno si accendeva il nuovo fuoco (ed eccoci ancora una volta al Carnevale sardo, che inizia l’anno accendendo il fuoco sacro di sant’Antonio).

I fulmini, specialmente i vulcani, sono le fonti iniziali del fuoco sacro. Però nel Mediterraneo i vulcani attivi stavano soltanto nel basso Tirreno (a Napoli, nelle Eolie, nell’Etna).

Si favoleggiò che Efesto, dio greco del fuoco che soppiantò Prométeo, si rintanasse proprio nell’Etna a forgiare armi ed altro.

E se dai Greci gli Inferi furono immaginati come una cavità immensa buia e fredda dove si precipitavano i morti, nelle terre italiche i vulcani capovolsero l’immagine, e l’Inferno fu tutto fuoco.

Di qui la contrapposta immagine mediterranea dell’Ade oscura e fredda e dell’Ade tutta fiamma. ῞Αδης è nome greco del dio che signoreggia il ventre della Terra; per estensione il nome indicò la stessa cavità, latinamente detta Inferi. Ma di ῞Αδης non si capì mai l’origine, la quale poggia sull’eg. aṭ ‘to burn, fire, flames’. In sovrappiù abbiamo l’eg. åti ‘king, sovereign; re, sovrano’, ed Ati ‘a god’.

Ecco la triplice unità di Ade quale ‘Dio e sovrano dell’Inferno fiammeggiante’.

Dunque è ovvio che l’Inferno dantesco non è invenzione medievale ma un’arcaica visione dei Siculi, i quali credettero per primi all’Inferno, identificandolo nel ventre dell’Etna (Αἴτνη). Quest’oronimo è citato primamente da Pindaro, poi da Tucidide, e non sapendosi far altro, lo si derivò dal gr. αἴθω ‘bruciare’. Ma la vera base etimologica è il sum. a ‘semen, progeny’ + tun ‘bag, stomach, container’ + e ‘to go out, fuoriuscire’. Il composto a-tun-e significò ‘semenza primordiale che fuoriesce dal contenitore’.

   Quella dell’Etna è la stessa base etimologica del santo sardo Antoni e su Fogu, dal sum. a-tun-e ‘semenza primordiale che fuoriesce dal contenitore’.

In tal senso è chiaro perché sant’Antonio risalga dall’Inferno a cedere il fuoco agli uomini, e perché proprio lui dia inizio alle celebrazioni del Carnevale.

   Con le profondità degli Inferi ebbero a che fare parecchi personaggi dell’antichità. Ci scese Orfeo, il mitico fondatore dei Misteri greci, mentre Demetra, la Dea Mater mediterranea esaltata nei Misteri, ebbe un rapporto stretto con gl’Inferi, poiché là dentro ogni sei mesi veniva trattenuta sua figlia Perséfone. Fu la stessa Demetra a mondare l’eroe Demofonte dalle scorie terrene e renderlo immortale mettendolo in un focolare. Il fuoco è altamente purificante, annulla e distrugge il male; è in grado di distruggere ogni residuo corporeo dagli esseri demoniaci; in Purgatorio il fuoco purifica delle colpe commesse; e non è un caso se la Chiesa considerò il rogo l’unico strumento per mondare gli eretici e le streghe e ricuperarli, seppure dopo averli annientati, al Paradiso.

   Il fuoco fu simbolo della forza vitale, simbolo del cuore, della capacità procreativa, dell’illuminazione, del Sole.

Lo stesso Spirito Santo discese formando lingue di fuoco sugli Apostoli, ispirandoli alla predicazione e al miracolo. La forza vitale riporta ancora al Carnevale sardo: al Carnevale sant’Antonio apporta la necessaria forza vitale senza la quale il Nuovo Anno non potrebbe garantire la periodica rinascita del Creato.

( Prof.Dedola, glottologo) 


(Foto dell' Artista Alessandra Garau)

Il Fuoco Sacro Carrasegare( Dedola)



💙San Valentino 2023

 #SanValentinopersempre


San Valentino. 

La festa dell'Amore, degli innamorati.

Quando qualcuno ci piace tanto, diciamo che ci fa salire l'ormone. 

Ma cosa significa la parola ormone?

Sono andata a vedere l'etimologia.

Incredibile.

Deriva originariamente da una parola greca, "hormo" , che significa "mettere in movimento", "impulso dell'essere", la "forza dell'Essere" .

L'ormone. 

Cosi piccolo, eppure in grado di rivitalizzare l'organismo umano.

Eh si, perché quando ci si innamora, o ci piace intensamente qualcuno, le ghiandole endocrine producono ormoni che ci ringiovaniscono e ci rivitalizzano. 

Si ruota intorno all'Amato come fosse un sole, vicendevolmente, e da questa collisione di orbite d'Amore, nascono nuove dimensioni. 

Dove ognuno dei due porta la sua

dimensione.

L'uomo è uragano, la donna nido. 

L'uomo lotta, la donna è tenerezza. 

I tanti templi edificati per onorare l'Amore parlano di questo.

Uomo e donna, insieme, permettono che il sole entri nella loro dimora. 

Nell'antica Lemuria, nel continente Mu, si narra che ci fossero due modi per riprodursi. 

Il primo, quando le razze umane furono guidate dai "Kumara"( nome che ricorda le Kumari, le  bambine vergini sacre  indiane, considerate la reincarnazione della Dea Durga, la grande Dea Madre) in alcuni templi sacri per ricevere il sacramento del sesso e riprodursi con lunghi viaggi in determinati periodi Lunari.

A questa memoria si deve l'origine della luna di Miele.

Tra gli antichi popoli di Anauach, c'era Xochipilli, il dio del canto, dell'amore e della bellezza, che insegnava a conservare le delizie della luna di miele, perdonando, accogliendo, comprendendo. 

I Lemuriani sublimavano la libido sessuale e avevano grandi poteri cosmici. 

Pare che le donne partorissero senza dolore, come è menzionato brevemente nella Genesi e in molti altri libri religiosi. 

Parlavano con caratteri universali runici, conservati sino a poco tempo fa dai Vichinghi del nord, con potere sugli Elementali della natura. 

Sublimavano il loro orgasmo, senza espulsione, se non per procreare, e questo seme non espulso, creava un'energia che rivitalizzava l'intero organismo umano, riuscendo a vivere dai dieci ai 15 secoli, e potevano vedere perfettamente le dimensioni superiori della natura e del cosmo.

Vedevano la terra esattamente per quel che è: multidimensionale. 

A Lemuria, prima di accoppiarsi nel tempio, l'uomo e la donna passavano per brillanti cerimonie mistiche, il Tao dei cinesi, l'INRI degli gnostici , guidati dall'energia suprema di Dio. 

Si dispersero, quando iniziarono a copulare al di fuori dei templi, ribelli contro i Kumara, allontanati poi dai templi dei misteri, atrofizzati nelle loro facoltà trascendentale, e iniziarono a lavorare e partorire con dolore.

Le antiche civiltà come i Maya, Toltechi e Nahua, e anche la stessa Bibbia, accennandone, parlano di questa "devoluzione" umana. 

Ma c'è un segreto, per ritornare all'evoluzione. Ne parla Freud.

Si tratta della sublimazione dell'energia creativa.

Si è lasciato l'Eden  attraverso il sesso, e attraverso questo, l'uomo ci deve ritornare. 

E la chiave per ritornarci, è l'Amore. 

Che è la particella di divino dentro noi, che compie prodigi meravigliosi. 

I "Valentinias" avevano la loro scuola, dove studiavano i misteri del sesso e i misteri lemuriani e Valentino, lui, proprio il "San Valentino", il fondatore, era un grande maestro illuminato. 

Valentinus era un grande maestro dell'Amore(nato nel 135 d.C.).

Formo' una scuola chiamata "Valentinians", e in questa scuola erano dediti allo studio del cristianesimo esoterico in tutti i suoi aspetti. Sappiamo che era un egiziano filosofo, teologo, predicatore, istruito ad Alessandria, sull' Egitto e sulla Grecia, ma soprattutto venne istruito secondo i Logoi, i "detti del Signore", secondo i canoni più Gnostici dell'esoterismo cristiano di cui lui fu il sommo rappresentante e che gli costò la scomunica. 

Secondo i Velentinians, Dio non creò il male, ma fu creato dai suoi eoni rappresentanti, da quella Sophia (portatrice di semi spirituali da "elevare" verso il Divino) impregnata di Desiderio, necessaria per creare il mondo materiale(creato dal Demiurgo), ma che si eleverà al mondo divino quando si unirà in sigizia, dal greco "syn+zygon", che significa "con giogo", ed indica il momento in cui la Luna si trova in congiunzione( Luna nuova) o in opposizione( Luna piena) al Sole.

Quindi  indica un matrimonio alchemico( tra Luna e Sole) con l'Eone perfetto Gesù (di cui il Cristo psichico terreno, è solo un rappresentante, forse  mai veramente morto sulla croce, ma solo simbolicamente, per insegnare cosa è l'amore). 

Tra gli antichi popoli di Anauach, c'era Xochipilli, il dio del canto, dell'amore e della bellezza, che insegnava a conservare le delizie della luna di miele, perdonando, accogliendo, comprendendo. 

Ecco il significato intimo di San Valentino.

L'amore purificato da ogni velleità egoica, ma anche amore come impegno costante. 

E allora , in questo senso, acquistano un grandissimo valore le sacre parole del Cantico dei Cantici:


"Mettimi come sigillo sul tuo cuore,

come sigillo sul tuo braccio;

perché forte come la morte è l'amore"


Il Sigillo

"Sigillo", deriva dal latino "sigillum", diminutivo di "signum", "segno"), ed è un marchio destinato a garantire l'autenticità di un documento e rendere esplicita la sua eventuale divulgazione o la sua alterazione. 

Mettimi come un segno di autenticità indelebile sul tuo Cuore, che non andrà via, che resterà come un tatuaggio, sul tuo cuore e sul braccio, entrambi simboli di forza. 

Sul cuore, che batte e ti dà la vita, e sul braccio.

Braccia che mi sostengono anche quando, da selvaggia, e in preda agli istinti, vorrò scappare via. 

E allora sì, l'amore sarà più forte della stessa morte, perché la morte ci spoglia di tutto, mentre l'amore ci restituisce tutto. 

Soprattutto noi stessi, la nostra piu' autentica identita' attraverso l'altro. Quel Sigillo vero, autentico, che rimane inalterato nel tempo, nella sua Essenza, e che diventa per noi, motivo di vita, di forza e di orgoglio. 

Motivo per sconfiggere la Morte, che è solo illusione di divisione. 

Perché, come dice Dylan Thomas "Benché gli amanti si perdano l’amore sarà salvo;

E la morte non avrà più dominio". 


Quest'anno, San Valentino, cade in una giornata di martedì , governato da Marte, da un energia Mascolina.

L'Archetipo che governa questa giornata è un Archetipo Nun, il quattordicesimo, legato all'elemento acqua, all'energia trasformativa della complementarietà sinergica tra maschile e femminile. 

Siamo guidati anche dall'energia dell'Arcano Maggiore XIV della Temperanza, che è equilibrio, armonia, fluidità tra le due energie, e dall'energia della Luna calante in Sagittario. 

Ancora un segno di fuoco, dopo la Luna Piena del 5, appena trascorsa, e di cui ho già approfondito, sempre governata da un segno di Fuoco, il Leone. 

Siamo ancora sotto l'energia trasformativa di Imbolc, che, nonostante si sia verificato, quest'anno, sotto il segno d'acqua del Cancro, ha smosso, energeticamente, la ricerca della complementarietà e sinergia con l'elemento alchemico e trasformativo del Fuoco, preponderante sia per la Luna Piena, che per questo passaggio per San Valentino. 

Senza Fuoco, non si può onorare l'Amore. 

È il Fuoco, ad alimentare una relazione, di qualsiasi tipo essa sia. 

A maggior ragione, in una relazione amorosa, di conoscenza, di corteggiamento, di primo approccio. O di prospettiva, di progettualità. 

Per chi è particolarmente sensibile ai flussi di energia, non è difficile percepire quanto Fuoco può avere una relazione. 

Non è più tempo per i giochi, per le mezze misure, per le energie tiepide. 

Vengono a noia. 

Non nutrono. Non circolano. 

Diventano autoreferenziali, senza corresponsione.

Ma non è la mente, a decidere. 

È come se si avesse il pilota automatico inserito. 

Va da sé. 

Percorre i percorsi energetici che vibrano, che emozionano.

Che hanno l'esclusiva, la totale Presenza del contatto. 

Perché, l'energia condivisa, sparpagliata qua e là, giusto per presenzialismo occasionale, specie quando è flebile, non arde di vita, di Presenza, di Passione, ma di noia, di passatempo, di occasione circostanziale, perde forza, intensità. 

Scema, e non crea. 

Non coinvolge. 

Annoia.

Si accartoccia su se stessa. 

Come una foglia morta, che, nonostante venga vivificata dal fuoco, non fa Fiamma, non arde quel tanto necessario a scaldare. 

Perché era già morta. 

Si accende, brucia, per quel lasso di tempo brevissimo che gli è concesso dal Fuoco, ma non può ardere insieme ad esso. 

Per ardere insieme, bisogna essere entrambi Fuoco, in modo che nessuno dei due, riduca in cenere l'altro. 

Allora si diventa un unico Fuoco. 

Un'unica Fiamma. 

Si arde insieme. 

L'energia circola fluida.

Si divampa insieme. 

Perché c'è Presenza, esclusività, voglia di entrare davvero nella dimensione energetica dell'altro. 

Molti San Valentino si passano fisicamente da soli. Ma animicamente dobbiamo percepire quella pienezza, che è l'unico Dono che si può fare all'altro, in caso( in "fortuitissimo" caso) dovesse esserci, dovesse essere al nostro fianco. 

Deve poter sentire, che non abbiamo "bisogno" di lei o di lui, per colmare un vuoto. 

Ma per essere, insieme, quella Completezza e Integrità, che va oltre l'umano, e che forse, da soli, in questi termini umani, non si può raggiungere. 

Deve poter sentire la trascendenza dell'Unione. Del salto quantico, possibile solo insieme, per ripristinare la Monade Originaria. 

Non può sopperire a "mancanze terrene, umane", altrimenti l'alchimia spirituale, non si crea, non si crea trascendenza, alchimia profonda, d'Anima. 

Dove far l'amore, da Umani, diventa "Essere Amore", da Umani consapevoli, portatori di quella Coscienza Cristica, che va al di là della forma, della divisione, dell'assenza, della lontananza, del silenzio. Del vuoto. Semplicemente perché "si è Amore", e si festeggia l'Innamorato sempre. A prescindere. 

Si, che sarebbe meglio averlo a portata di bacio e di coccole. 

Ma talvolta, è richiesto anche questo. 

Benedire, anche questo. 

Perché la nostra controparte animica è sempre con noi. 

Il manifestarsi o meno, dipende da una serie di coordinate già prestabilite, per il nostro percorso d'Anima. 

Niente è andato perso. 

Ne abbiamo il ricordo e l'esperienza a livello animico, e ci si è amati così tanto, da viverne di rendita, tanto era in esubero l'Amore. 

Si riconosce subito la controparte animica. 

È quella per la quale, e con la quale, si può vivere anche senza. 

Un ossimoro in termini. 

Tanto, le Anime così, che hanno questo ricordo a livello sottile, sono perennemente in questa dimensione sospesa. Vivono, ma sempre con un velo di malinconia negli occhi. 

Per la perfezione e l'intensità di ciò che si è vissuto, prima della divisione. 

Per la Bellezza, e la Completezza. 

Si bastava a sé stessi. Come una Galassia con due Soli. 

Abbiamo imparato a rilucere, a portare luce nel buio, anche da soli. 

Fiamme solitarie. 

Perché davvero, soli, non ci siamo mai sentiti. 

Sentivamo l'energia dell'altro. 

La sua forza, ci ha dato coraggio, squarciando il silenzio, e attraversando linee spazio-temporali, che percepiamo, anche se non vediamo.

Il suo dolore, pur con esperienze diverse, ci ha unito in un'unica lacrima. 

Il suo Amore, è ancora sintonizzato sulla nostra Frequenza. 

C'è un'espressione, in inglese, per definire l'innamoramento, che mi piace da morire. 

"To Fall in Love". 

"Cadere nell'Amore". 

Ecco, se "cadi" dentro l'Amore, non puoi evitare di "essere Amore". 

Anche senza un "Valentino" e una "Valentina" 

L'Amore ti riconoscerà, e prima o poi ti restituirà ciò che ti è stato momentaneamente sottratto. 

Il tempo per manifestarci in Pienezza.

In modo da non essere un "vuoto", che incontra un altro "vuoto", sai che noia, ma due pienezze che creano un nuovo Universo. 


Buon San Valentino di Pienezza. 


Tiziana Fenu

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(opera di Roberto Ferri)

San Valentino 2023



sabato, febbraio 11, 2023

💛Mummia peruviana/Gigante Mont'e Prama

 Due post, in questi ultimi giorni, che mi rimandano al collegamento tra Sardegna e Perù, che avevo già, in parte individuato, parlando del nostro primordiale serpente piumato, quello a tre anse, riscontrabile nel nostro monolite di Mamoiada ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/10/il-monolite-di-mamoiada.html?m=0) 


Nella prima immagine, dalle ricerche dell'archeologo Pablo Novoa Alvarez, un post ( https://www.facebook.com/media/set/?set=a.10209797620358385&type=3) 

in cui si sottolinea un filo conduttore di segni grafici, identificabili come  antica scrittura lineare, che unisce Europa, Canarie, Sardegna, Perù, Alaska. 

La linea di Atlantide. 

Le immagini riguardano dei ritrovamenti di questo antico Alfabeto, a Chepta, in Perù (prima immagine). 

Verosimilmente potrebbe trattarsi di antico Alfabeto sardo. 

Avevo già approfondito riguardo le similitudini tra Canarie, con la popolazione dei Guanci, e Sardegna, definiti da molti, come gli ultimi Atlantidei, che hanno molto in comune con la nostra Antica Civiltà (  https://maldalchimia.blogspot.com/2021/10/guanci-sardegna.html?m=0) 

Nelle Canarie sono state ritrovare anche pintadere sarde. 

E per quanto riguarda l'Africa, ci sono similitudini anche tra gli antichi Dogon del Mali, e la nostra Antica Civiltà Sarda ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/05/osservavo-stamattina-lultimo-bellissimo.html?m=0) 


Nella seconda immagine, mummia con corredo funebre completo, dal post dell'archeologo Marcos Martin Aramayo Canazas ( https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=1534984393578942&id=100012021889439) 

Presenta un pennacchio di piume policrome, maschera di legno, un "uncu in damero", che non sono riuscita a tradurre, miniature in ceramiche, figure antropomorfe. Si parla dell'importanza di questo individuo, definito "infuriato". 

Una fotografia di Giuseppe Bazzocchi, un italiano che stava in Perù, del 1933, la cui collezione era destinata al Museo delle Ceramiche di Faenza, in Italia. 

La fisionomia della maschera, la doppia pupilla, il setto nasale, riportano inequivocabilmente alla struttura della maschera che indossano i Giganti di Mont'e Prama. 

Perché di maschera si tratta, visto che presentano dei leggeri solchi laterali. Ma d'altronde, la simbologia della maschera, specialmente in legno, è ben radicata nella nostra civiltà ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/osservavo-la-maschera-de-is-issohadores.html?m=0) 


Il pennacchio rimanda alla figura del Sardus Pater, il dio dei sardi nuragici, venerato in un luogo sacro, lo stesso dove oggi sorge il Tempio di Antas, a Fluminimaggiore. La divinità nuragica, in realtà, era Sid Addir che sotto il dominio punico diventa Sid Addir Babbai, nome cambiato ancora dai romani in “Sardus Pater Babbai”, un Dio benevolo e cacciatore, protettore delle famiglie, di cui  prof Dedola, Individua 9 manifestazioni

Ani, Babày, El, Iàccu,  Giogli,  Luna, Merre, Nannài, Orca,  Santu Jaccu, Déus, Palu, e gli altri nomi di importazione, come Ba' Al, particolarmente venerato a Cartagine nel V sec. a. C., insieme alla sua compagna Tanit

Tutte  manifestazioni, aspetti del "Dio Unico Sardiano, come già avevo approfondito ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/09/la-dimensione-cultuale-in-sardegna.html?m=0). 


E per finire, su questa stessa particolare mummia, cosa notiamo? 

Ha una veste a scacchi, proprio come la " scacchiera " della Domus de Janas di Pubusattile, a Villanova Monteleone, di cui avevo già approfondito ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/la-scacchiera-de-sa-pala-larga-bonorva.html?m=0) 

Una griglia energetica, che manifesta visibilmente la sinergia del dio Padre e Madre Creatori, la stessa sinergia creativa, delle protomi taurine/uterine, necessaria per il passaggio nell'altra dimensione. 

Come un portale energetico, che poi fungerà da griglia, formata da 64 quadratini, 8 maschili e 8 femminili, che ritroviamo anche in ambito indiano, nella fondamentale "dottrina delle vibrazioni", comunemente nota con il nome di Kamasutra, svilito nel suo sacro significato originario, di unione ierogamica, esattamente ciò che rappresenta la scacchiera di Pubusattile. 

Un'energia necessaria, potente, che trascende il corpo, la materia, e che, in questo caso, rappresentata sulla veste di questa mummia peruviana, ne rappresenta la potenza androgina, sinergica, capace di sopravvivere anche dopo la morte. 

La simbologia della rinascita, di cui le nostre Domus de Janas, sono veicolo. 


Dei reperti, questi, straordinari, che dimostrano come ci siano tracce della nostra Antica Civiltà Sarda, in ogni parte del mondo, con la stessa simbologia, la stessa forma grafica e plastica. 

L'evidenza è lampante. Non c'è bisogno di tante elucubrazioni mentali o dialettiche. 

Il cerchio si stringe, e la nostra Cultura Madre Sarda, avrà il riconoscimento che si merita, quello che gli è stato defraudato a morsi. 


Tiziana Fenu 

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Atri approfondimenti su Canarie/Sardegna nel mio blog


https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/31-agosto-celebrazione-amazigh.html?m=0


https://maldalchimia.blogspot.com/2020/04/la-pintadera-sarda-e-un-ancestrale.html?m=0


https://maldalchimia.blogspot.com/2022/10/capovolti-nelle-canarie.html?m=0


https://maldalchimia.blogspot.com/2022/06/scarabeo-canarie.html?m=0

Mummia peruviana /Gigante





giovedì, febbraio 09, 2023

💛Sos Lizzos di Orgosolo

 Da un post di Nurnet

https://www.facebook.com/506410149437714/posts/4885456224866396/

"Tempo fa un amico di Orgosolo sosteneva che “sos lizzos”, i gigli del bellissimo costume tradizionale delle donne del suo paese, riproducessero i petroglifi presenti sui menhir esposti al museo di Laconi. 

Penso che avesse ragione e ritengo anzi che il primo ideatore di quello splendido ricamo avesse perfettamente compreso, e quindi traferito sul tessuto, il profondo significato sacrale e il messaggio di rigenerazione della vita che i suoi progenitori avevano voluto incidere sulla pietra. g.v.

Nella foto di “Sardegna che passione”: il costume tradizionale di Orgosolo. Negli scatti di Beatrice Auguadro alcune statue menhir esposte al museo di Laconi con il “rovesciato” sovrastante il petroglifo comunemente definito “bipenne”."

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Queste che vado ad esporre, sono le mie riflessioni in proposito. 

Il fiore a tre punte, è sempre stato presente nella storia dell'umanità, un tema grafico che si trova in ogni civiltà, rappresentato in forma geometrica  come un triangolo. 

Si trova in ambito mesopotamico, egizio, miceneo, indonesiano, giapponese, presso i celti( rappresentato graficamente dal Triskel), e già presente nei bassorilievi assiri, già nel III millennio a. C. , legato al concetto di regalità e divinità, che poi in epoca medievale acquisisce nello specifico, una valenza Cristiana legata alla Vergine Maria, le "fleur de lis", il fiore del Giglio, già presente in araldica a rappresentare la sovranità e discendenza regale, un lignaggio di sangue blu, fino a rappresentare la stessa Trinità Divina

Il fiore a tre punte, il trilobato, quello che Gilgamesh trasporta nell'arca di Noè per salvare l'umanità, era presente anche già in epoca precolombiana, legato al concetto di albero della vita. 

Il simbolo a tre punte, come simbolo quindi, di autorità regale, di resurrezione intesa come  "nascita /morte e rinascita", matrice della creazione. 

Nelle rappresentazioni dei sovrani, spesso sono rappresentati anche  con uno scettro bicefalo, una sorta di Y stilizzata, perché rappresenta le due polarità in equilibrio, come nella kundalini, dove l'energia della nadi Ida(femminile) è in equilibrio con quella maschile, la nadi Pingala. 

Solo con l'equilibrio di queste due energie si ha il potere della creazione, e quindi anche della "nascita/morte/rinascita". Il ciclo completo. 

Quella stessa Y, che come dice prof. Sanna, è l'acronimo della  divinità creatrice dei Sardi, "y" o "yh". 

Perché la Y è l'androginia divina, sempre così presente nella nostra civiltà(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/lo-yule-il-solstizio-dinverno-nella.html), anche nella forma base di quei Sacri trilobati quali il nostro nuraghe di Santu Antine, di Torralba, giusto per nominarne uno(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/i-custodi-della-memoria-del-trilobato.html) 

Un "giglio", quindi, che rappresenta la potenza della creazione. 

Ma basta osservare il menhir di Laconi, per capire che  si tratta della rappresentazione di un momento sacro, che riguarda la creazione. 

Partiamo dall'alto del menhir. 

Vi è una piccola rappresentazione. Sembra una tomba dei Giganti in miniatura, con la sua forma "taurina/uterina", perché è necessaria la sinergia degli opposti, per la rinascita dopo la morte. 

Quello che viene definito il "capovolto", è la rappresentazione dell'energia maschile, fertilizzante, che si fa forma attraverso il Femminile che lo accoglie, e che consente la sua manifestazione, per consentire la creazione. 

La forma del "capovolto", riporta a due immagini. All'ureo egizio, al cobra sacro, con il collare aperto(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/05/su-col-oru-reale-il-nostro-wadjet.html), il Wadjet, che rappresenta il Femminino che protegge il Mascolino, Custode del suo Seme, e , più in là nei secoli, rappresenterà lo stesso concetto, la colomba capovolta, che rappresenta lo Spirito Divino, il "Soffio divino", che si fa materia attraverso la Forma del Femminino che lo accoglie, e che ne consente la manifestazione.

Teniamo presente che colomba, in Ebraico, ha il suo corrispettivo nel nome Giona.

Giona/Giano/Jano/Jana.

L'alchemico Giona che si fa veicolo del Divino.

L'alchemico Giano, guardiano delle soglie.

L'alchemica Jana, che è entrambe le cose, e molto altro. Colomba anch'essa. 

Quel Femminino che è la Shekinah, la "dimora di Dio", la presenza divina percepibile, tangibile. 

E quando si manifesta in modo tangibile, essendo questa, una dimensione duale, che necessita, per la creazione, delle due polarità,  si manifesta come Kundalini, che si snoda in due parti, Ida e Pingala, partendo da quella centrale, l'energia Sushumna, che le unisce. 

Esattamente come la Y, come il giglio, come i "sos lizzos", rappresentati nel costume. 

Come il capovolto del Menhir di Laconi, che, nella parte centrale, rappresenta proprio, come nei ricami dei "lizzos", dei nostri gigli, una conformazione a clessidra, con due triangoli uniti per il vertice. 

È la stessa conformazione dinamica che troviamo nelle rappresentazioni del ballo sardo, già presenti in modo raffinatissimo nei conci dei vasi della cultura di Ozieri(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/10/ballu-tundu.html) che indicano l'unione mercuriale degli opposti che creano. 

L'atto della creazione, era ritenuto il più sacro in assoluto. 

Osservate quello che sembra il doppio pugnale sotto il capovolto. 

Se fosse davvero un pugnale, sappiate che guaina, il fodero del pugnale, in latino, si chiamava "vagina", e già questo indica complementarietà di energie, maschile e femminile. 

Ma osservando, la conformazione centrale  ad H, dello stesso "doppio pugnale", è evidente. 

Questa conformazione ad H era presente persino nei petroglifi del sito archeologico più antico, quello di Gobleki Tepe. Una conformazione che troveremo in ogni civiltà, in ogni periodo, compresa la nostra (la nostra H era rappresentata, nella scrittura, da una Tanit), dove le divinità erano sempre rappresentate con le braccia tese e con un animale, speculare, in ognuna delle due mani, ad indicarne la potenza creatrice derivante dall'equilibrio delle due polarità.

Le nostre due pavoncelle speculari indicano proprio le due energie, e l'afflato divino che viene insufflato dal beccuccio.(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/09/mi-e-sempre-piaciuta-la-pavoncella_28.html)

Ed è chiaro quindi, che tutta la rappresentazione del menhir di Laconi, indichi l'energia della creazione, così come è esemplificato dal giglio con tre petali. 

La triade creativa. 

Proprio il  costume di Orgosolo, con questo simbolo di potere, di energia creativa, orogonica. 

Orgosolo come "Or-", radice di orogonica, l'energia naturale di Madre Terra, dell'universo. 

"Or-, radice di Oristano, sede, fulcro della nostra Antica Civiltà Sarda, a Cabras. 

Cabras come Cobras, il Femminino, 

Cabras come" ka/b/ra

Ca/Ka", che significa il corpo etereo, il doppio della persona, il gemello etereo, la placenta, che era rappresentata dalla lettera H, come Hermes/Mercurio, poiché traghettatrice di conoscenza, di Vita. 

"Ra" che indica la divinità solare. 

La "bs" finale della parola, rappresentava l'ideogramma del Dio Bes, protettore della gravidanza e della placenta, considerata nostro gemello sacro durante la nostra vita. 

Bes dalla grande testa, a forma di cuore, come sono state rappresentate alcune nostre Tanit, che in scrittura rappresentavano la lettera H. 

Cabras come "carrabosu" 

BRS in comune. Perché è il Femminino "su carrabosu", lo scarabeo che segue sempre la via Lattea, la via di Ascensione degli Antichi Sardi ed Egizi, che può consentire la rinascita. 

La piccola dea Madre di Cuccuru S'arriu, ha le fattezze di uno scarabeo, e veniva deposita nella mano sinistra dei defunti, già nel 5000 s.C. 

3.500 anni prima che lo facessero gli Egizi(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/lo-scarabeo-umanoide-egizio-khepri-e-la.html). 

Un giglio che viene rappresentato in un  abito tipico di Orgosolo. 

Un abito che ha un copricapo particolare, chiamato "su lionzu". 

"Lion", leone in inglese. In effetti il copricapo è dorato, ha il colore del sole, sembra una criniera leonina. 

Una criniera che celebra la potenza fecondante del sole, del Leone alchemico(che in alchimia viene identificato con il sole), che si manifesta, attraverso il Femminino, e insieme, diventano energia creativa, come i "sos lizzos" a tre punte. 

Perché "1+1", non fa mai due, ma "tre". 

Leone. 

Era astrologica del Leone, 10000/8000 a.C. Chiamata anche "età dell'oro". 

È l'età degli Eroi( "eroi", da Ierogamia, unione alchemica delle due polarità), come Gilgamesh, eroe Mesopotamico che mette in salvo proprio il trilobato, il Fiore della vita. È l'era dei grandi simboli archetipali, come Leone e Sfinge, che rappresentavano il sole. 

La Sfinge fu probabilmente posizionata verso il punto dell’orizzonte dove il sole all’equinozio di primavera sorgeva nella costellazione del Leone, ma ciò avvenne nel 10.500 a.C., quindi iniziarono a costruirla molto prima. 

Sfinge che è femminile, è che quindi, è forma che accoglie il maschile per la creazione. Come le "leonesse" di Orgosolo che portano "su lionzu", il copricapo dorato e solare sul capo, e il simbolo della creazione, il giglio, sul ventre, con quel giglio ricamato, che al centro ha il petalo centrale come due triangoli vaginali che accolgono il triangolo maschile, ad incastro, in una sorta di copula. 

E poi sotto, invece, i due triangoli posizionati con le basi in comune, a formare una doppia piramide, esattamente come la via della rinascita sull'asse Sirio/le tre stelle della cintura di Orione/Aldebaran, lungo la via Lattea, come ho sempre spiegato. 

Che si snoda attraverso una Y con il lato sinistro più corto, come la rappresentazione ierofanica dei nostri Torelli nei nuraghi, con il corno sinistro più corto, perché rappresentano la tappa finale della rinascita su Aldebaran, l'occhio del Toro, ultima tappa della via. Lattea(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/la-y-taurina-di-ascensione-lungo-la-via.html) con la conformazione della piattaforma della rinascita dopo la morte sul "quadrato del Sinis" (https://maldalchimia.blogspot.com/2021/02/il-progenitore-del-quadrato-di-sator-il.html) 

La Sfinge riproduceva la costellazione del Leone, secondo la teoria che tutto ciò che è in cielo si rappresenta in terra. E anche le tre Grandi Piramidi sono disposte seguendo ciò che si vedeva nel cielo, secondo la costellazione di Orione.

Un costume, quindi, che rappresenta, con i suoi "lizzos", la grande potenza creatrice dell'età dell'Oro, del Leone, dell'equilibrio mercuriale tra le due energie, dove tutto era possibile, e dove le donne, le leonesse, il Femminino, come è sempre stato, era il depositario alchemico di questa grande potenza. 

Dove anche il Betilo, perché è un Betilo a tutti gli effetti, a cui si attribuisce una funzione Sacra ("Beth - El", dimora di Dio, la pietra come il grembo femminile) di Laconi accoglie quella rappresentazione della creazione, rappresentato proprio dal Giglio dei nostri stupendi ricami. 


Tiziana Fenu 

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