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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

giovedì, ottobre 21, 2021

, 💛S'Arrana/shardana

 "S'arrana/Shardana" 


Osservavo questa stupenda foto di Fabrizio Pinna, del pozzo Sacro di Serra Niedda di Sorso, in provincia di Sassari, qui in Sardegna. 

Per me non può essere che sacro, in perfetta linea con ciò che avevo scritto già più di un anno fa.

La particolare conformazione ondilata dell'ingresso di questo pozzo rappresenta ciò che per gli Antichi Sardi era concettualmente parte della loro visione cosmogonica, la creazione delle acque primordiali.

Questa conformazione riproduce la primordiale forma di vita de "s'arrana", della Rana.

Il girino.

Girino che è molto simile allo spermatozoo umano. 

S'arrana

Sarrana

Shardana

La somiglianza tra queste parole è notevole. Ma non è solo una somiglianza linguistica, ma ciò che concettualmente esprime la Rana e ciò che rappresenta l'inizio della civiltà  secondo una concezione cosmogonica condivisa dagli Antichi Sardi e non solo.

La rana e i suoi girini

Scrivevo nel post di giugno di un anno fa(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/due-cose-hanno-sempre-incuriosito_12.html?m=0) 

"DNA che può essere anche acronimo di Dana, la grande Dea Madre comune a tutti i popoli, onnipresente. L'ermafrodito primigenio. Con attributi prominenti, ventre gonfio, e fianchi larghi. 

Come l'ermafrodito primigenio della cosmogonia Ogdate dove Nun(il maschile con la testa di Rana) e Nunet( il femminile con la testa di Serpente), come ho già scritto in uno dei miei precedenti post, gli Dei delle acque primordiali e del Caos Creativo, diedero vita al Nommo. 

L' essere quadruplo, che si replicò in 8 esseri umani Dogon, sommo maestro della Parola.

Perché la parola crea. È vibrazione creatrice

E nella civilta nuragica e prenuragica, due cose sono state predominanti : il culto delle acque, e il culto della divinità del Toro, che simbolicamente è collegato al chakra della gola, della laringe, quindi alle Vibrazioni della parola, della comunicazione. 

Vibrazioni che creano forme.

Che assemblando in perfezione. In Geometria Sacra.

[...] DNA( Dana) e RNA(Rana) che danno origine alla vita. 

Il DNA detta il codice genetico e l'RNA lo trascrive durante la mitosi e la meiosi. 

Entrambi hanno in sé la particella "AN", che è la sillaba che si ritrova più spesso in tutti i nomi delle divinità femminili, anche  nella parola jANas

"An" significa l' atto di respirare, da cui la parola latina "Animus", che significa "spirito, anima"

Il Soffio Divino.

[...] Nel sumero indoeuropeo questa particella "AN", è legata all'acqua, elemento creativo per eccellenza, depositario della memoria  ancestrale e genetica

"Dan" significa conoscenza  generatrice

È la Sacra Madre  da Thuatha De Danann, il popolo della dea Dana, la divinità irlandese legata alle Arti e agli incantesimi

E anche qui vi è una forte affinità tra la parola Dana e Jana, perché sappiamo quanto la Sardegna sia legata anche al mondo celtico. 

Dana Dea dell'acqua che fertilizza e porta guarigione. 

Sappiamo bene che il culto dell'acqua è il fulcro della civiltà Sarda a cui si lega inestricabilmente il fuoco, che dà forma a ciò che non ha forma. 

Dana  e Rana, le due divinità principali della cosmogonia primordiale. 

Acqua e fuoco inseparabili. 

La rana che passa dall'elemento  acquifero con la forma di girino, a quello terreno, sotto forma di rana. 

Perché rappresenta un portale, da una dimensione all'altra  È la conoscenza,  la Sofia che consente il passaggio tra le dimensioni di consapevolezza

Acqua e fuoco insieme che creano.

Maschile e femminile

[...] I Nuraghi rappresentano la potenza maschile del Fallo, unito all'accoglienza del ventre materno della madre terra. 

Un  rituale fertilistico di edificazione  che veniva celebrato nel  solstizio d'estate per garantire il raccolto. 

Trigu(grano) /nuragu( questa forma si usa soprattutto nel sassarese)

La particella "GU" in sanscrito significa oscurità,  ma significava anche "suonare, emettere un suono un grido onomatopeico", che è un'imitazione del muggito del toro

[...] Nuraghe /Nuragu

Quindi "Gu" come vibrazione gutturale, un misto di muggito e suono, canto

Come le api, di cui ho parlato molte volte nei miei post, che organizzano l' alveare in forme geometriche vibrazionali armoniose, così anche le rane, emettono una vibrazione alta, più alta del Sacro Om. 

Il Nun maschile ermafrodita creatore, divinità delle Acque, che si fonde con il fuoco  Nur, per dare origine alla conoscenza che si esplica in una forma geometricamente perfetta come il tronco di Nuraghi. 

A spirale. 

Come la perfezione della Spirale Aurea,  che si trova ovunque in Natura, scandita dalla successione di Fibonacci. 

[...]Uniamo questi due archetipi

La Rana Nun e la divinità della fertilità Toro/Sole, e pensiamo alla desinenza del "nuragu",

Quel "gu" che insieme è muggito, suono e oscurità

"Gu" come vibrazione ancestrale di creazione

Come la vibrazione dell' Ape Regina che spinge le Api operaie a costruite l' alveare seguendo una precisissima geometria Sacra. 

La conoscenza, la Sophia, la Dana,(DNA) che si espande in forme geometriche perfette( pensiamo al DNA spiralizzato) attraverso la vibrazione del Nun (Rana/RNA) intorno al fuoco centrale del Nur-a-gu.

Attraverso un " muggito/suono" , che ha una potenza vibratoria altissima

Hanno studiato a lungo il gracidare vibratorio della Rana Toro, detta anche Rana Bue(toro, guardacaso)

In essa ha un ruolo importantissimo la membrana timpanica. 

Sintetizzando elettronicamente i loro gracidii,  vibrazionalmente altissimi, che adottano per richiamare la femmina, hanno scoperto che adottano la strategia della separazione degli  spazi acustici per distinguersi da altri esemplari maschi o insetti. 

Frequenza  e metodo, che viene sfruttata anche dalle emittenti radiofoniche delle grandi città per emergere sulle altre

Simultaneamente quindi, nelle piscine fluviali, diversi anfibi che fruiscono dello stesso  spazio acustico, usano acusticamente "canali privati",  per essere facilmente distinguibili dalle femmine. 

Le frequenze dei loro gracidii sono molto alte, sui 1160 Hertz, armonizzate su delle note chiamate "Qui" , che richiamano le femmine.

I maschi si proteggono dal loro stesso frastuono in modo da comprimere i polmoni , attraverso  narici e bocca semichiusa, così l'aria è portata a passare sulle corde vocali

Ed è esattissimamente la stessa modalità del sistema chiuso a concamerazioni, che viene utilizzato durante il canto a Tenores sardi

La pelle al di sopra dei polmoni nelle rane , vibra in risposta al suono, in  una sensibilità uguale a quella del timpano. 

Le variazioni  di pressione tra membrana della cavità boccale, tipica dei canti a Tenores con vibrante sostenuto,  con vibrazioni della membrana timpanica.

E infatti i Tenores percepiscono meglio il loro stesso canto accostando una mano all'orecchio, sentendo così meglio la risonanza, e quindi creando un canale aereo continuo tra il polmone e la membrana timpanica

Gli orecchi sono ricevitori di pressione, dove la membrana timpanica viene stimolata dai suoni provenienti dall'esterno, e quindi la parte  interna resta a pressione costante, e questo protegge dalla iperstimolazione acustica

Nel senso che  i suoni arrivano alla membrana timpanica dopo essere stati diffusi nel sacco vocale

E questo è proprio tipico dei canti a Tenores sardi perché questo consente alla membrana timpanica di non subire particolari variazioni e danni, nonostante la potenza del canto

Ho scritto in un precedente post, che l'orecchio al suo interno presenta degli otoliti, che sono dei cristalli di carbonato di calcio come quelli della ghiandola pineale, e quindi sensibili alle variazioni dei campi magnetici. 

Il gracidare delle rane, segue una via ascensionale verso l'alto, facilmente tracciabile con il geofono, ed è la stessa onda vibrazionale dell'espansione in verticale, dei  canti a Tenores. 

La frequenza armonica dei canti a Tenores sono impostate sulle alte frequenze sacro OM

Inoltre, mi  fanno pensare che queste  forme geometriche così perfette e spiralizzate come quelle dei nuraghe tendenti verso l'alto, verso il divino, siano state coadiuvate da queste frequenze vibratorie innate, geneticamente. 

Quelle che sono passate dal DNA /Dana Dea ermafrodita dal ventre rigonfio come quello di una rana, fino all'RNA rana cioè all'evoluzione terrena  di quella Dana Dea delle acque che si è  evoluta fino a diventare un animale terrestre. 

Costruendo il Nuragu, gli Shardana, univano in sinergia il Nun  e il Nur, attraverso il Gu, il muggito gutturale tipico anche della rane toro, quelle rane la cui divinita è rimasta impressa a livello genetico, da ermafrodita, che sa usare in sinergia gli  elementi opposti (maschile e femminile), Acqua e fuoco (la rana è un anfibio come la salamandra, animale simbolicamente resistente al fuoco) per  elevare verso l'alto le strutture dei Nuraghi, così geometricamente perfette nella loro costituzione a spiga di grano.

Nuraghi a forma di tronco di cono come le onde vibratorie concentriche dell'acqua stimolate dal suono, che si propagano in un modo  canalizzato verso l'interno, verso l'alto. 

Una struttura architettonica dove  la "forma informa" .

Dove gli Shardana, Il Popolo del mare, informano e comunicano la propria Sofia/Dana/ DNA, attraverso il veicolo che trascrive l'impronta genetica RNA /rana attraverso la vibrazione del suono gutturale impostato sulle frequenze dell'Om, attraverso la vibrazione che si esemplifica in architettura con un'impronta di geometria sacra divinizzata. 

La struttura muraria dei Nuraghi si  snoda attraverso filari ordinati di pietre disposte con un criterio molto evoluto, che ne sottolinea la forza e la sacralità. 

Una struttura complessa e articolata, dove si integrano architettura e funzionalità,  che garantiscono sia bellezza estetica, che solidità,  con uno sviluppo ad anelli concentrici verso l'alto. 

Non erano semplicemente delle torri di controllo strategiche, non solo, perlomeno

Io credo fermamente che il modo di comunicazione tra nuraghe passasse proprio attraverso questi canali "privilegiati" di frequenza , identificabili per latitudine

Ogni " postazione con la propria peculiare frequenza".

Una sorta di geolocalizzazone vocale, gutturale, vibratoria , molto precisa, per essere identificati subito in mezzo a tanti nuraghi.

Proprio come fanno i maschi delle Rane Toro per distinguersi dagli altri maschi. 

E infatti questo canto a tenores è prerogativa solo dei maschi

La cultura Sarda fa parte di un universo più vasto ed omogeneo di quel che appare solo a livello archeologico. 

L' armonico OM dei buddisti, lo ritroviamo nel canto dei "bassi" dei quartetti sardi a tenore, fin dai tempi remoti

Musica e danza unite, con i primi strumenti a fiato, fatti con la canna, infatti il primo  strumento a fiato (ma non solo sardo naturalmente) era una canna forata chiamata "s'arranixedda"( la rana piccolina) Che poi si è evoluta nelle più complesse launeddas. 

[...] Il Canto a tenore esisteva in epoca protosarda, e le sillabe sonore sono portatrici di sogni, concetti, idee, tutti rivolti al divino, e sacralizzare il nuraghe in cui sicuramente nacquero questi canti Sacri

È un suono graffiato delle corde vocali, unito alla nasalizzazione, come il muggito del Toro impostato sulle frequenze dell'OM sacro e vibrante, che si diffonde in  onde concentriche verso l'alto

Una vibrazione che crea una forma geometrica sacra. 

Che serve a richiamare la  forza creatrice  e fecondante della terra,  così come le  rane Toro richiamano le loro femmine con una certa frequenza modulatoria,  in modo loro che il loro richiamo non si confonda tra tra gli altri. 

Forza creatrice della terra che garantiva abbondanza nel raccolto Infatti nuraghi venivano edificati probabilmente nel  periodo estivo,  esemplificando nella  costruzione geometrica Divina e perfetta, la sacra spiga del grano. 

Immagino che si richiamavano , comunicavano, si geolocalizzavano , da un nuraghe all'altro, con questo metodo di frequenze specifiche, una per ogni altitudine, o forse, addirittura, una per ogni nuraghe, mentre officiavano intorno al fuoco, e l' energia si amplificava mentre invocavano il Dio Toro, il Dio Sole, la Madre Terra.

Non erano gli uomini che lavoravano la terra. Doveva essere sicuramente la classe sacerdotale, quella che conosceva gli astri, le lunazioni. 

Quella che aveva la maestria del governare l' Acqua e il Fuoco". 

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E d'altronde la Rana, essendo importantissima per gli Antichi Sardi, è stata immortalata proprio in un bronzetto. 

Ne avevo parlato a maggio(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/05/il-bronzetto-sardo-sarranashardana.html?m=0) 

[...] gli Ogdoad, gli esseri metà umani e metà rana, come gli Dei creatori del pianeta, della vita e dell'universo, che sono gli stessi della Cosmogonia contemplata presso la tribù dei Dogon, del Mali, coloro che dicono di discendere da Sirio, e che hanno conoscenze avanzate in ogni campo.

Questi creatori del cosmo erano altamente venerati, e si credeva che esistesse un "non-tempo", nei tempi e luoghi dei primordi, chiamati "Zeb Tepi", che precedettero la stessa esistenza dello spazio-tempo, quando si era immersi nelle acque caotiche dell'Oceano di Nun, apparentemente esistente in una dimensione governata da questi Dei, gli Ogdoad.

Otto Dei creatori, degli umanoidi Archetipali, anfibi e rettiliani, chiamati anche "anima di Thot".

Essi crearono la terra, al di sopra dell'Oscuro Oceano di Nun, con il potere della parola, sotto forma di cumulo di terra, di isola sacra, poi evolutasi in Pangea, mentre l'oscuro oceano Nun la stabilizzava con eruzioni vulcaniche.

L'Oceano archetipale della creazione, con le prime forme di vita(attestate anche dalla scienza, tra l'altro, che dice che le prime forme di vita si sono create in acqua come anfibi, per poi abitare sulla terra ferma), che erano rappresentate da 4 uomini raneiformi, e 4 donne serpentiformi.

Otto come il numero dell'infinito, che unisce cielo e terra, umano e divino.

Questi otto Ogdoad erano conosciuti anche presso i Sumeri, ed erano al centro di invocazioni mistiche per iniziati.

Quattro coppie, Dio Rana e Dea Serpente.

Amon e Amaunet, il Dio e la Dea dei regni invisibili.

Nun e Nunet, Dio e Dea delle acque primordiali. 

Kek e Keket, il Dio e la Dea delle tenebre. 

He ed Heket, il Dio e la Dea del cosmo infinito. 

Se leggete in verticale, le iniziali dei nomi  degli Dei maschi, formano insieme, la Parola Ankh, poiché sono considerati l'origine di ogni cosa, e l'inizio dell'età dell'Oro umana.

Presso i Dogon si manifestarono con il nome di "Nommos", esseri per metà pesce e metà umani.

Sono esseri androgini, gli Ogdoad, che incarnano le polarità opposte, le polarità maschile e femminile, il bene e il male, l'acqua e il fuoco.

Punto l'attenzione sulla coppia Nun e Nunet, perché già ne parlai, i creatori delle acque primordiali.

In Sardegna il culto dell'acqua è stato sempre molto sentito.

Nun infatti indica anche il quattordicesimo archetipo ebraico, che indica trasformazione, il pesce mistico trasformativo, ottenuto dalla intersecazione delle due circonferenze, delle due polarità opposte, maschile e femminile, e di tutti gli opposti in generale, della Vesica Piscis.

Se ricordate, è anche una delle due lettere ebraiche presenti nell' antico simbolo della tribù dei Dan, insieme alla Dalet, che indica la porta, la solidità del sostegno, il quarto Archetipo. 

La Nun consente la trasformazione, la vagina cosmica nella quale si manifesta la Mem, l'acqua del tredicesimo archetipo, e si manifesta in modo completo, perché la Nun è pesce e Mandorla Mistica al contempo.

Gli opposti, come acqua e fuoco.

Infatti la radice Nu-, é la stessa sia per Nun(acqua), sia per Nur(fuoco), e la parola nuraghe, quindi, contiene entrambi gli elementi.

Fuoco e acqua.

[...] Tra le divinità egizie, era la dea Heket, dea della fertilità e della rigenerazione, ad avere le sembianze di una rana.

Era considerata la sposa di Khnum, il vasaio cosmico, guardiano delle sorgenti, di cui ho già parlato nel post sulla geometria sacra del Guerriero di Abini-Teti, ed era considerata la paredra, l'aspetto femminile del dio Thot, Dio lunare della Sapienza.

[...] Questa statuina è straordinaria.

È la chiave di lettura per capire le sacre vibrazioni architettoniche dei nuraghi.

È simbolica.

[...] E, nonostante la data incerta (XIII sec, o forse anche prima), questo indica la forte valenza a 360°, che questa simbologia della rana, acquisisce in Sardegna.

Come dire, che qui, non è solo una rappresentazione di una divinità cosmogonica primordiale, o di una divinità egizia, ma che la stessa esegesi linguistica delle parole "rana/Shardana/dana/dna/rna/nuragu/gu", insieme, formano una tessitura che restituisce un lembo della nostra storia, senza sfilacciature, con rimandi ben precisi, e corrispondenze che si sono sviluppate in modo articolato e semantico, ben prima, e in modo molto più esauriente, rispetto ad una semplice rappresentazione egizia della Dea rana Heket, o degli Ogdoade della Cosmogonia egizia.

"S'arrana" è nostra.

È Shardana.

Ancora prima che gli Egizi la facessero loro.

È il richiamo primordiale e vibrazionale con il quale ci siamo espressi secoli o millenni fa, per collegarci al divino, nel grembo dei nuraghi, tra luce e oscurità, tra fuoco e acqua, tra umano e divino. "

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Ma una rana, è stata rappresentata, in una posizione da partoriente, in quella che io considero la prima rappresentazione di un" presepe". 

Ne parlai a dicembre dell'anno scorso

(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/perche-il-nostro-presepe-in-sardegna-lo.html?m=0) 

"Domus de Janas Mesu'e Montes ( Ossi-Sassari)

Datazione 3500/4.000 a. C. circa

La Sala della Sacra Natività

Tre elementi disposti in modo triangolare ( triade creativa), dentro due circonferenze ( maschile e femminile uniti, che creano) 

Una falsa porta alle spalle, sovrastata da due elementi a protome allungata.

Due elementi come il maschile e il femminile uniti, che contemplano la Creazione triadica protetta dalla doppia cintura di protezione del Padre e Madre Creatori

[...] Su un' altra parete, un' immagine emblematica estremamente stilizzata ma facilmente riconoscibile

Un ibrido tra una M allungata, che rimanda ad una protome taurina, ma anche alla "M" della posizione delle gambe "a rana", tipiche del parto in posizione accovacciata, che richiama le "donne rana partorienti", già comparse in Anatolia nel 7000 a. C., che poi si evolveranno nelle rappresentazioni delle Sheela na Gig, presenti soprattutto nelle chiese romaniche e irlandesi del 1000/1200 a. C.

La loro ostentazione della vulva, era un avvertimento contro il peccato e la lussuria

In questa particolare rappresentazione, la M dilatata si interseca con un rombo, che rappresenta la vulva femminile. 

[...] E la figura stilizzata partoriente, a "gambe da rana" e rombo/vulva in bella mostra, parla, appunto di un parto, di parti, che si sono consumati dentro quella Domus de Janas"

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Quindi, la conformazione a girino di questo pozzo Sacro, non fa altro che dare conferma dell'importanza della rana, de "s'arrana/shardana" nella concezione cosmogonica degli antichi Sardi, ma anche nelle culture delle altre civilta, come veicolo di vita, simbolo di fertilità. 

Ma in Sardegna acquisisce una valenza simbolica ancora più specifica e importante, poiché si lega, non solo alla creazione in senso fisico, ma alla creazione legata alla vibrazione del suono, come dimostrano i canti a tenores

Quindi, non solo un girino, ma tutto un impianto di concezione cosmogonica  legata anche al creare vibrazionalmente, di cui gli antichi Shardana erano maestri


Ps:  le mie sono interpretazioni simboliche. Certo che è strano che poi l'interpretazione scientifica si accordi così bene anche a quella simbolica. Perché la scienza, non è mai solo scienza, l'archeologia non è mai solo archeologia e il simbolismo, il mito, l'esoterismo, la teosofia, sono sempre perfettamente innescati nella realtà.

DNA significa acido desossiribonucleico, ma anche, interpretato simbolicamente ed esoterica mente Dana, Madre delle Madri. Si integrano a vicenda.

Il Dna genetico è la Madre delle Madri.

Ed RNA, che ha la funzione di trascrittasi dei codici genetici del Dna, ha la stessa funzione, simbolicamente, dei primi Archetipi uomo-Rana, che "trascrivono, anch'essi, il codice genetico umano sulla terra.

Non è meravigliosa questa similarità e integrazione? 


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

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S'arrana/Shardana












💛S'imbrissinadura

 Il rito terapeutico: s’imbrissinadura[88]


L’ imbrusciadura o imbrussinadùra è un rituale terapeutico contro lo spavento noto in Barbagia come assustu e azzicchidu nel Campidano.

Ritenuto in alcuni casi indispensabile per la cura del bòe, in linea generale il colpito da spavento dovrà recarsi o nei pressi di un cimitero o all’ingresso di una chiesa, ma più spesso là dove si suppone si sia incontrata l’anima mala.

A questo punto ci si dovrà rotolare a terra seguendo schemi fissi, resi noti da chi è pratico del rituale terapeutico.

D’altronde la stessa parola imbruscinài indica l’atto di rotolarsi a terra, proprio come fanno gli animali. Qualche precisazione merita il discorso relativo allo spavento sardo: lo si può provare in seguito ad esperienze allucinatorie che normalmente prendono forma di incontro con anime di defunti o con esseri sovrannaturali. Questo genere di esperienze, estremamente comuni nelle società agropastorali di ieri, erano probabilmente causate dalla fame, dalla solitudine, dal freddo e dalla stanchezza.

E’ bene ricordare che s’azzichidu era uno spavento capace di procurare febbri, follia, demenza e addirittura morte.

L’imbrusciadura era una delle migliori cure per lo spavento e per l’imbovamento e la tradizione è certa che garantisse il ritorno dell’uomo allo status naturale.

Una volta rotolati a terra, normalmente disegnando per tre volte una croce, ci si doveva allontanare dal luogo senza mai voltarsi, per non raccogliere ancora una volta il male. Apotropaico il gesto, estremamente comune, di gettare una manciata di terra alle proprie spalle prima di allontanarsi.

La formula magica da ripetere durante il rituale nota per la località di Cabras è estremamente esplicita:

“De sa terra ‘ndi boddìu

- A sa terra ‘nci depp’ torrài”[89].

Il significato simbolico è semplice da interpretare: ciò che è stato raccolto dalla terra, solo a contatto con la terra potrà essere restituito.


Le varianti

 Di minore diffusione, eppure degne di nota sono alcune varianti interessanti del tema.

Simile alla figura de s’erkitu è il bue di San Giorgio, che anche in questo caso è uomo invasato da uno spirito e per questo trasformato in bue. La notte passa su un carro e muggisce davanti alla casa di chi è prossimo alla morte: questa metamorfosi è stata attestata da Vittorio Angius a Siniscola.

Calvia invece per Villanova Monteleone raccoglie la tradizione di un asino detto prummunida, che di notte raglia, corre e uccide chi incontra. Si tratta ancora una volta di un uomo che subisce metamorfosi e che per riassumere le sue fattezze umane, deve essere gettato in una vasca ricolma d’acqua[90].

Affascinante anche la tradizione tutta algherese del lupu mannàru o prubuàru.

Si tratterebbe di un vero e proprio lupo mannaro, figura probabilmente più recente rispetto a quella de s’erkitu, che per guarire deve essere punto o da un ago o bagnato con un getto d’acqua.

Quel che conta è che l’identità della creatura rimanga segreta, diversamente questa perseguiterà il chiacchierone[91].


La vacca muliàche e il toro androcefalo

Merita un accenno la figura della vacca muliàche ancora una volta citata da Raffaello Marchi, che raccoglie la sua tradizione a Mamoiada, grazie ad un abberbònzu[92].

Il canto in lingua suona così:

“Bàha rùbia, bàha vorte

Proìte m’ar muilàu in custa hòrte,

hi m’ar mortu a hiza mea?

Hìe di l’à morta?

Sos h’àndan’ zira ziran e borta borta,

sos h’àndan’ borta borta e zira zira

su vruttu chi bòha sa cudìna

e is’òmine mortu

hi appa’ sia de limba sia de ocru[93]”.


La traduzione letterale delle parole magiche è questa:

“Vacca rossa, vacca forte

Perché per me hai mugghiato in questo cortile

 Tanto che mi hai ucciso mia figlia?

Chi te l’ha uccisa?

Quelli che vanno “continuamente” gira gira e volta volta

Quelli che vanno “continuamente” volta volta e gira gira.

Il frutto che dà la roccia

E l’uomo morto

Che abbia “colui che ha colpito”

Sia con la lingua, “con la parola”, sia con l’occhio “con lo sguardo”.


Questo carme religioso magico confermerebbe tutti i tratti del bòe precedentemente elencati e si arricchisce del prezioso riferimento agli ispiritos, di cui si parla con un esplicativo sos[94].

E’ a questi spiriti che spetterebbe il potere di uccidere, mentre il posseduto non sarebbe altro se non l’esecutore forzato dell’uccisione.

La vacca, che di umano conserva non solo la coscienza, ma addirittura la parola e la consapevolezza del suo male, non si ritiene responsabile dell’uccisione.

Sono stati quelli, la causa della morte della donna, viene chiarito nel canto. E’ probabile che questa immagine custodita nel carme sia la madre, l’antecedente più arcaico del bòe: una vacca e dunque donna.

Sotto questa ottica la figura del bòe Muliàche sarebbe da intendere come qualcosa di molto più profondo di un relitto culturale, documento longevo di una civiltà agraria, che si sarebbe poi evoluta a contatto con il cristianesimo: la componente cristiana d’altronde è più che visibile nel rito dell’imbrussinadùra davanti alla chiesa o in un cimitero.

L’analisi di Raffaello Marchi non si esaurisce certo qui: intravede traccia di quest’essere tanto arcaico nel bronzetto chiamato “L’Essere” o “Animale Fantastico” o ancora “Toro androcefalo” trovato nel 1935 presso Nule.

Il bronzetto secondo Marchi rappresenterebbe plasticamente l’imbovamento dell’uomo.

Le sue funzioni sarebbero quelle di un comune ex voto: di richiesta della guarigione o di ringraziamento per la grazia ottenuta.

A convincere lo studioso hanno contribuito gli abiti umani indossati dall’essere, giustificabili solo se si accetta di pensare la figura prima umana e in seguito trasformatasi in bue.


Tratto da Claudia Zedda "Creature fantastiche in Sardegna"


Nelle immagini, bronzetto del Toro androcefalo di Nule


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S'imbrissinadura







 



💙Angolo a 72 ° a Trieste

 Già da ieri ho scritto che in questa Luna Piena, il Sacro Femminino, affiancava energeticamente il Mascolino, in quanto la Luna Piena, si è manifestata a ridosso sia dell'Ariete(segno di Fuoco, Mascolino), ma anche del Toro(segno di terra, femminile, accogliente come un grembo).

Sapete, per chi mi segue anche nell'altra mia pagina, JanaSophia, come abbia da tempo applicato anche nelle architetture e nei parametri dell'Antica Civita Sarda, i parametri della Geometria Sacra, dimostrandolo con la misurazione di angoli e rapporti aurei, e di come i rapporti aurei siano importanti, in larga scala, anche come riflesso dei grandi movimenti astronomici divini, come quello della precessione degli equinozi e il suo angolo a 72°(vi rimando al link di approfondimento

https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/le-tre-dee-madri-cosmiche-sarde-della.html).

Ma sono parametri della Geometria Sacra, e il Divino, per manifestarsi si geometrizza in forme perfette e in numeri.

Avevo già analizzato numerologicamente la parola Trieste, la cui somma dei numeri, fa un 33, gli anni di Cristo, il numero delle nostre vertebre, il numero degli scalini della scala  di Giacobbe verso il cielo. Indica un percorso iniziatico terreno

Ma 33 è anche un sei. Unione degli opposti.

Poi ho analizzato il nome di Firenze, la cui somma è un 47, quindi un numero 11, le Fiamme Gemelle, le due colonne. Trattandosi di porta, ci sta, che sia tra due colonne.

Poi, pensando al Sacro Femminino, la città che più lo rappresenta, è Parigi, poiché da sempre, si dice che il meridiano del Sacro Femminino, della Rosa, del Sacro Graal, passi per Parigi.

Il meridiano zero, che poi sarebbe diventato il meridiano di Greenwich (prima della fine dell'800 si usava il meridiano dell’isola del Ferro(  (El Hierro, isola triangolare sferzata dal forte vento e piena di ginepri nel suo altopiano) come riferimento nelle mappe di tutto il regno, per via del fatto che questa isola risultava essere la terra più ad ovest del “Vecchio Mondo”.

A Parigi avevamo la Cattedrale dedicata al Sacro Femminino, più importante del mondo, la Cettedrale di Notre Dame, andata distrutta nel 2019, la "nostra Signora", e furono colpite altre chiese sulla" linea della rosa".

Ora.

Tutti questi pensieri su Trieste, valore numerico 6, su Firenze, valore numerico 11,  su Parigi, valore numerico 42, quindi un 6, le stavo già macinando, insieme alla triangolazione di queste città.

Parigi, emblema del Sacro Femminino,

Trieste, manifestazione nel porto, a ridosso del mare, quindi acqua, Femminino.

Firenze, la porta del Paradiso, ma anche centro propulsore dell'Amor Cortese, della donna angelicata, del Sacro Femminino. 

Nell'analisi numerologica, in tutti e tre i nomi delle città, il modulo "99", affiancato, appare in tutti e tre.

Che stranezza.

Perché 9+9, fa 18

E 18, sommato, fa ancora un 9.

Ma non solo.

Come potevo non tralasciare la misurazione di questa triangolazione Trieste/Parigi/Firenze, negli angoli, dopo che ho scoperto l'importanza dell'angolo a 72°, e di quello a 60°, per le Antiche Civiltà?

Questa triangolazione rivela un angolo "portante" a 72° proprio a Trieste.

72, che, sommato è un altro 9.

Ma cosa rappresenta il nove, se non il Sacro Femminino, il Sacro Archetipo Ebraico Teth, con funzione "cedente", che indica il Grembo, la Sacra Madre, la Saggezza Primordiale, il Divino che prende Forma nella materia? 

La Shekinah che si incarna, che si manifesta.

E poi, tra tutti questi pensieri, sparsi, eppure così pulsanti, trovo un Alberto Ferrarini che è nella stessa Energia e arriva allo stesso sentire.

Si apre un varco.

E tutto si magnetizza al giusto posto. Convalidato da questa frequenza in comune. Le frequenze viaggiano veloci. E le Frequenze sono Verità.

Non si possono mistificare.

Così come hanno fatto con parole sacre come "speranza", come "drago", sul quale scriverò, con il numero 19, con il verde del chakra del cuore, infangando le alte vibrazioni di queste parole e numeri.

Ma non possono fare niente contro la manifestazione del Divino.

E quando questo si manifesta, usa la Geometria Sacra, i numeri. Coordinate ben precise. 

Tre città. 

Tre serie di numeri. 

In ognuna c'è il modulo 99, quindi 18, e ancora 9, il Sacro Femminino. 

Tre città.

Unite, come dice Ferrarini, dal simbolo del Giglio. Il Femminino. 

Vero.

Il simbolo del Giglio però indica sopratutto, con i suoi tre petali, il potere creativo, la Sacra Triade creativa.

Tre città, di cui, la più importante, è Trieste. Città di mare, Femminino,

Trieste/resetta, e parte dal Femminino.

Accoglie, prega, sta piegata in un silenzio che ti scoppia nei polmoni. 

Trieste, pietra angolare dell'angolo a 72°, esattamente quello all'interno del pentacolo che traccia Venere nel suo percorso che dura 8 anni.

72 come Pentagono/Pentacolo che corrisponde alla costellazione del Toro, che astrologicamente è legato al Pianeta Venere. 

Pentagono, che  suo interno, ha gli angoli interni, che passano per le basi e il vertice opposto, a 72°. 

E le Dee Madri Sarde, come avevo verificato, sono caratterizzate, nelle loro proporzioni, da questi angoli a 72°

Avevo già visto questo "72°".

Ricorre spesso nella Geometria architettonica sarda.

Ed è presente anche nelle nostre tre Dee Madri, oltre che essere, il pentacolo/pentagono stesso, sovrapponibile con la Tanit e l'Ankh egizio, simboli come abbiamo visto dell' equilibrio equinoziale.

Il numero 72, il numero più importante inserito nelle mitologie di tutto il mondo, e anche nelle religioni, corrisponde agli anni necessari per lo spostamento di un grado precessionale durante la precessione degli equinozi, che è quel movimento della terra che fa cambiare in modo lento ma continuo, l'orientamento del suo asse di rotazione, rispetto alla sfera ideale delle stelle fisse. 

Il sole equinoziale impiega 72 anni per spostarsi di un grado, e ogni costellazione occupa 30° dell'orizzonte celeste, su un totale di 360°

Quindi per percorrere tutte le dodici costellazioni e i 360° dell'orizzonte celeste, il Sole equinoziale  impiega 2160 anni, solo per attraversare una costellazione (26.000 per attraversarle tutte, e completare il ciclo di precessione)."

72

I 72 nomi di Dio, che si manifesta in questo ciclo astronomico delle precessioni degli equinozi.

Perché il Femminile è equinoziale.

È equilibrio, come la Tanit, Inanna,, come l'Ankh, come il suo utero.

Trieste si è fatta grembo per accogliere questa questa manifestazione divina.

È sta partendo tutto da lì.

Se si ferma il grembo, l'utero, le acque amniotiche, si ferma tutto.

Si ferma il nutrimento

Osserviamo il triangolo Trieste /Parigi/Firenze.

Sono andata a misurare gli angoli.

Sono rimasta basita

Angolo che poggia su Trieste :72°

Angolo che poggia su Parigi : 18°

Angolo che poggia su Firenze :90°

72, sommato, diventa un 9

18, sommato, diventa un 9

90, è un 9

Un nove, ripetuto tre volte.

9 moltiplicato tre, fa 27

E 2+7, diventa un altro 9.

Non solo.

Se da 180°(somma degli angoli interni del triangolo delle tre città), sottraiamo l'angolo 72° di Trieste, resta un "108", che non solo, sommato, dà un altro "9", ma è un numero altamente sacro, come il 72, tanto da rappresentare i grani del rosario tibetano e induista, il Mala.

Quindi, 1-0-8 rappresenta la completezza della creazione, attraverso l’unione della Realtà, con la Natura Creativa ed il Cosmo. Per questo motivo, il numero 108 assume un significato ancora più profondo, poiché lo si ottiene moltiplicando 9 x 12, cioè tutti multipli di 3,il numero 3 rappresenta il numero perfetto, e tutti i multipli di 3, come il 9 ed il 12, esprimono la perfezione.

Inoltre, sommando uno e otto, (che compongono il numero 108) si ottiene nove, un numero che moltiplicato per qualsiasi altro numero, da come risultato sempre 9.

E siamo sempre lì, il Sacro Femminino.

Secondo gli antichi saggi, ovvero coloro che hanno udito e appreso il sapere dei Veda (i testi sacri), 108 è il numero che più di tutti descrive la completezza della creazione.

Capite quindi, alla luce di queste rivelazioni, come ci sia un piano Divino perfetto, geometricamente e numericamente perfetto, per la sua manifestazione in questo frangente di difficoltà.

Ho già detto più volte, come ultimamente, l'agire umano sia totalmente sincrono alle energie dell'Universo, agli Archetipi, ai numeri, alle lunazioni, ai pianeti.

Una corrispondenza straordinaria, che anche stavolta, mi lascia senza parole, da tanta Perfezione e Bellezza.

Siamo nel flusso.

Ci stiamo muovendo in sincrono con esso, che ci sta guidando e sta manifestando al meglio, con sacralità, l'agire Umano, che, per quanto sia inconsapevole, sta agendo con il suo chakra verde del cuore, che infrange ogni barriera, che tocca i cuori, perché è manifestazione tangibile del Divino.

Non molliamo.

I segni, i messaggi sono tanti.

Perfetti.

Non fanno una piega, non vacillano.

Perché sono all'interno di una Sacra Griglia che è stata già prestabilita, divina.

È comunque Perfezione.

E lo dimostra anche la connessione con lo stesso sentire, che si crea tra Anime Affini, in ascolto, ricettive come un Grembo.

E niente può mistificare la Verità.

Niente.

Nemmeno i giochini di parole indossate come mutande al contrario, in modo da pronunciarle il meno possibile, ammantandole di vibrazioni negative, come già ho scritto tante volte.

La speranza è fertile.

Ha la stessa radice di sperma che significa "seme".

È ora di seminare, la luna piena in Toro di ieri notte, dopo il passaggio, con il guerriero arietino,, ci ha indicato la via.

E che speranza sia, quella vera, del Fuoco del drago interiore.

Non quello demonizzato dalla chiesa.

Diamo nuovamente dignità alle parole e al loro vero significato.

A noi stessi, sopratutto, benedetti dal Divino.

Sempre.


Tiziana Fenu

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Angolo a 72 ° a Trieste




💙20/10/2021 Luna piena in Ariete

 Oggi Mercoledì 20/10/2021 alle 16:56, ci sarà la luna piena in Ariete, che dalle 21:59, risulterà sotto il segno del Toro. Quindi, astrologicamente è come se fosse a cavallo tra due segni.

Ariete e Toro.

Un segno di Fuoco e un segno di Terra.

La Luna Nuova in Bilancia, del 6 ottobre, ci aveva offerto le energie dell'equilibrio tra gli opposti, come se fosse la spinta propulsiva per affrontare questa Luna Piena in Ariete.

L' Ariete è un segno maschile, un segno cardinale, di Fuoco, governato da Marte, ma guidato da Mercurio (come il mercoledì della giornata di oggi), che fa da comunicatore e intermediario tra la mente concreta e la mente astratta.

La forza di volontà, la nascita di un idea, di un progetto, di un germoglio che spunta dal terreno, come il glifo che rappresenta questo segno, sono le caratteristiche di questo segno.

È il segno dei guerrieri. Astrologicamante abbiamo assistito all'epoca dell'Ariete dal 2000 a.C., sino alla nascita del Cristo. È l'epoca di Alessandro Magno, di Mosè, che condusse il popolo ebreo alla salvezza(entrambi spesso, sono rappresentati con piccole corna arietine).

L'epoca dei Guerrieri che può sconfinare in sopraffatori senza scrupoli, in guerra.

Ma questa Luna Piena è guidata anche dal femminile segno del Toro, che aiuta ad arginare e a contenere, dalla sera in poi, quando la luna piena sarà ben visibile, questa focosita' guerriera dell'Ariete.

Ed è ciò che sta esattamente succedendo energeticamente in questi giorni(resto sempre più colpita dalla totale corrispondenza tra movimenti umani e movimenti energetici astrali, ultimamente, perché stanno andando in perfetto sincrono, accordati in perfetta sinfonia), con le manifestazioni pacifiche che conosciamo tutti.

Si manifesta con la fermezza e il Fuoco dei Guerrieri, ma in accoglienza, facendosi uno con Madre Terra, il regno della Dea, dove governavano il toro e la luna, in equilibrio, tanto da avere lo stesso glifo "taurino/uterino" a rappresentarli.

Il Toro è l'elemento terra, pacifico , che accoglie il seme, perché essendo un segno femminile, è anche grembo..

Stiamo assistendo, energeticamente, alla messa in posa dei semi, nella nostra terra, nella nostra consapevolezza e coscienza, guidati dal Fuoco dei Guerrieri.

Guerrieri fieri e silenziosi.

Perché non c'è migliore arma dell'azione mirata, senza tante speculazioni mentali. Senza tanti giri di parole.

Nella Fermezza del Cuore e nella Centratura.

In quella zona franca, che realmente, nessuno può toccare, e dove si vedono i limiti dell'altro, che invece infrange i patti, l'Antica Alleanza che non è solo una formalità costituzionale, ma è il sacrosanto diritto al libero arbitrio e libera espressione.

Datoci da Dio, non da chi si è svegliato prima la mattina.

È una Legge, un ordine, un equilibrio stabilito dal Creatore per consentire all'uomo di adattarsi a questa dimensione di causa ed effetto.

Infatti il Sacro Archetipo Ebraico che governa le energie della data di oggi (ottenuta sommando i numeri uno per uno), è l'archetipo Het, l'ottavo, con funzione "riparo".

È la capacità di discernimento, che, ben usato e gestito, diventa una barriera invisibile che separa il bene dal male.

Uno sforzo che l'uomo cerca di mantenere in bilico, affinché regni l'equilibrio, e affinché il Divino, l'Essenza, si possa manifestare anche nella Forma.

È quel senso di Giustizia che sta percorrendo le nostre vene in questi giorni, prima che lo squilibrio diventi strappo irrimediabile.

Si lotta per tutti.

Per tutti noi.

Per ripristinare l'Ordine che consenta la vita, non la morte.

"Het" è l'energia di questo Ordine Primordiale.

Come è sopra, è sotto.

Come il numero 8.

Come la lettera H.

Le divinità sono sempre state rappresentate con una conformazione ad H.

Braccia tese in equilibrio e due elementi, per lo più animali, speculari, tenuti in mano.

L'equilibrio degli opposti.

La nostra Kundalini, con le due Nadi, Ida e Pingala, in equilibrio.

Otto, come gli otto petali del Fiore di loto, che nasce nel fango grazie alla sua purezza e incorrutibilita'.

Un nome palindromo, l'otto, il simbolo dell'infinito, di unità tra cielo e terra.

E in queste manifestazioni pacifiche si è ripreso il contatto con il cielo, con la dimensione spirituale e divina.

Tutte le fonti battesimale medioevali, avevano forma ottagonale, proprio per via di questa funzione simbolica di rigenerazione e connessione con il Divino.

E in questa connessione con il Divino, rosario in mano, a cielo aperto, essere ribattezzati, come un'enorme fonte battesimale, dagli idranti, che amplificano la simbologia della purificazione e della rinascita sotto l'era dell'Acquario, che si sta muovendo a passi veloci, accelerati. 

Spinta dagli eventi che stanno facendo emergere l'Umano e la sua vera Essenza, imprescindibile dal Divino.

Benedetti e battezzati sotto il segno dell'Amore, di Venere.

Perché il pianeta Venere, ripercorre il suo percorso pentacolare, in un ciclo di 8 anni.

Simbolo di Inanna, Ishtar, dea della guerra e dell'amore, di Iside, e di tutto quel Sacro Femminino che da sempre protegge il percorso iniziatico del Guerriero.

Che lotta per costruire, non per distruggere, come è rappresentato nel disco di Festo, spirale a 5 percorsi con un Fiore ad otto petali al centro, intervallato da fiori a 6 coppelle con una centrale. Sette coppelle  come i nostri chakra.

Un percorso iniziatico che solo un'energia femminile può guidare e contenere, affinché dia i suoi frutti concretamente, e non si disperda con le energie troppo dirompenti dell'Ariete

È il momento di essere terra e seminare, e il Toro, maschile e femminile insieme(perché il Toro, il più maschile tra gli animali, astrologicamente è un segno femminile governato da Venere), incarna perfettamente questa sinergia di intenti, in nome di una Giustizia Superiore, Universale, come indica lo stesso Arcano Maggiore VIII, la Giustizia, che ancestralmente, coordina e districa il Caos.

Luna di Sangue e di caccia, veniva chiamata. Guerrieri, cacciatori, cacciatrici, come Diana.

Focus sull'obiettivo, senza dissipazione.

Basta con i giochini, con ciò che non consente la nostra piena Manifestazione. 

È una Luna di Abbondanza e di Giustizia, di potere, di rispetto per i nostri talenti, per i nostri sacri spazi, di ciò che è nostro di diritto, da difendere  come Guerrieri e come Madri, senza più falsità, mistificazioni, manipolazioni, senza sottomissioni e compiacimenti.

La rabbia, l'impeto, il Fuoco del Guerriero va offerta e donata al grembo di Madre Terra, va radicata, spogliata di ogni orpello, offerta come un seme, affinché possa produrre solo ciò che è già congenito nel Seme, come Essenza.

Il resto non ci serve. 

È dispersione di energia.

Un'energia che dobbiamo imparare a gestire e controllare.

Da Guerriero a Leader, di noi stessi, Inanzittutto.

Combattere nella concentrazione.

Senza dispersione di energie.

Per essere Semi della Nuova Umanità.


Tiziana Fenu

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20/10/2021 Luna Piena




lunedì, ottobre 18, 2021

💙Trieste nel cuore

 La parola "Trieste" corrisponde anche all'anagramma "resetti", dal verbo "resettare".

Io resetto.

Tu resetti. 

Ma anche come congiuntivo.

Che io resetti.

Quello che sta avvenendo, in una città, evidentemente, non a caso, in quanto ha in sé un imprinting energetico di potere, è una grande svolta energetica di contrasto alle dinamiche attuali che si stanno susseguendo con velocità, perché necessitano di arginare una situazione che non ha più nessun canovaccio logico, giustificabile, sensato, costruttivo.

Allora, dove non si può costruire, si resetta tutto.

Si sta fermi.

In un silenzio che è pienezza.

In un silenzio dove le parole non hanno nessun potere.

Abusate

Inflazionate.

Corrotte.

Ridondanti.

Ossimoriche.

Tutto e il contrario di tutto.

Capovolte.

Deturpate.

Allora, l'unico modo per restituire loro dignità, è il silenzio.

Il fare vuoto.

Per sentire la Pienezza.

Il Giusto.

La Verità.

La Grazia.

Di essere degli Umani capaci di costruire, dove si vuole distruggere.

E si può costruire solo resettando.

Si ricomincia da noi.

Da noi Umani.

Lacrime e idranti in un unica goccia su un cuore che arde di Verità e Giustizia. 


Tiziana Fenu

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Trieste nel cuore