La figura del basilisco, nella sua simbologia, si presenta come un essere liminale tra mito, rito e identità culturale.
Un ibrido mitologico nella cultura sarda.
[...] Il basilisco, creatura fantastica di origini antiche, conosce in Sardegna una peculiare rielaborazione che ne fa un emblema della persistenza di un substrato culturale matriarcale e della vocazione all’integrazione degli opposti.
[...] La figura del basilisco, centrale in Sardegna, presentissimo anche nell'arte artigianale, e la sua rappresentazione nella Maschera de S’Iscultone sardo, si offrono come una complessa cifra simbolica attraverso cui decodificare la persistenza di un immaginario pre-patriarcale, incentrato sull’unione degli opposti e su una concezione androgina del divino.
[...] In Sardegna, tale creatura assume connotati del tutto peculiari, radicandosi nel substrato mitico-rituale dell’Isola e fondendosi con le tradizioni del Carrasegare sardo.
Qui il basilisco, noto come “Su Scultone” o “S’Iscultone”, non è solo un mostro leggendario, ma diventa una maschera rituale portatrice di una simbologia che intreccia apotropaismo, fertilità e la persistenza di un arcaico culto del Sacro Femminino.
[...] La doppia natura del basilisco lo rende anche un archetipo dell’androgino primordiale, presente in molte tradizioni iniziatiche.
La sua associazione con la Medusa, la Gorgone dallo sguardo pietrificante, ne rafforza il legame con il potere femminile della visione e della morte/rigenerazione.
Non a caso, nel mito sardo, Medusa non è un mostro da sconfiggere, ma una “stupenda regina bellissima che si batte per il suo popolo”, segnalando una lettura matriarcale del simbolo che la cultura greca aveva invece demonizzato.
In Sardegna, il basilisco, Su Iscultone, è innanzitutto una presenza viva nel Carrasegare.
Le maschere che lo rappresentano, come quelle attestate nel carnevale di Siurgus Donigala, indossano “sa carota”, la maschera di legno o sughero, e "sa mastruca", il pellicciotto di pecora bianca, decorata con “is metallas” , i campanelli.
Questi elementi non sono semplici ornamenti, perché i campanelli svolgono una funzione apotropaica, analoga a quella dei sonagli portati dai Mamuthones o da altre figure demoniache del folklore sardo.
Il suono, infatti, serve sia a identificare il portatore del pericolo, sia a scacciare le influenze maligne.
Questa valenza protettiva è confermata dal bubbolo, il sonaglio sferico, che somiglia moltissimo, nella sua conformazione, al doppio bottone sardo, che appare nel bassorilievo del basilisco nella chiesa di Sant’Antioco di Bisarcio (Ozieri).
Il bassorilievo, che risale al periodo giudicale, mostra un basilisco bicefalo con diadema a fiamma e, sotto la zampa anteriore, un bubbolo.
Il sonaglio, in questo contesto, identificava il portatore del pericolo e allo stesso tempo svolgeva la funzione di protezione apotropaica.
Il bubbolo, dunque, non è un accessorio casuale, ma un segno di riconoscimento e di difesa rituale
[...] Il legame tra il basilisco sardo e il sacro femminino si manifesta anche attraverso l’associazione con la dea Baubo, figura della fertilità e della risata liberatoria.
Baubo, spesso rappresentata su un cinghiale, è collegata ai pozzi sacri (come quello di Santa Cristina) e alle acque generative.
Possiamo osservare che la simbologia della Baubo è correlata anche al Golgo di Baunei, dalla forma vaginale, come la Baubo, il cui custode, S’Iscultone, è simbolo di Baunei.
Il Golgo di Baunei (“Su Sterru”), una voragine carsica profonda 270 metri, è infatti il luogo leggendario dove San Pietro sconfisse il basilisco sbattendolo a terra.
Questo golgo (termine che evoca l’idea di vagina, accostabile alla simbologia della Baubo, quindi o utero della terra) diventa così un luogo di culto ancestrale, circondato da nuraghi, Domus de Janas anas e tombe dei giganti, a testimonianza di una sacralità antica legata alla fertilità e alla rigenerazione.
[...] La maschera di S’Iscultone, quindi, nel contesto del Carrasegare, non è solo una rappresentazione di un mostro da esorcizzare, ma incarna il custode di un luogo sacro, un guardiano ambiguo che unisce la potenza distruttiva del fuoco (il basilisco come creatura desertificante) a quella rigeneratrice dell’acqua (il golgo come fonte di vita).
Questa duplicità riflette l’equilibrio tra opposti che caratterizza molte espressioni della cultura sarda.
[...] La maschera di S’Iscultone, quindi, nel contesto del Carrasegare, non è solo una rappresentazione di un mostro da esorcizzare, ma incarna il custode di un luogo sacro, un guardiano ambiguo che unisce la potenza distruttiva del fuoco (il basilisco come creatura desertificante) a quella rigeneratrice dell’acqua (il golgo come fonte di vita).
[...] Questa duplicità riflette l’equilibrio tra opposti che caratterizza molte espressioni della cultura sarda.
Lungi dall’essere una semplice creatura mostruosa, S’Iscultone si rivela un simbolo polisemico che racchiude la persistenza di un sostrato matriarcale, inanzittutto.
Infatti il basilisco è “figlio” di una Medusa reinterpretata come regina positiva, ed è associato alla dea Baubo e alle acque generative.
Rappresenta in secondo luogo, l'integrazione degli opposti, sempre presentissima e centrale, nella nostra Antica Civiltà Sarda, configurandosi come ibrido gallo-serpente, che incarna l’unione di maschile e femminile, fuoco e acqua, cielo e terra, divenendo il perno della trasmutazione alchemica.
S'Iscultone, con la sua potente presenza scenica, ha funzione apotropaica e rituale.
La maschera del Carrasegare, con i suoi campanelli e il bubbolo, è uno strumento di protezione e di rinnovamento ciclico, inserito in una complessa cosmologia che lega il basilisco al golgo (utero della terra) e ai nuraghi custodi.
È riflesso, in questo senso, di un’identità culturale istintiva.
La rilettura positiva del basilisco, e di conseguenza di Medusa, segna una divergenza rispetto alla narrazione patriarcale greco-romana, confermando quella linea sostanzialmente matriarcale, e di unione ed equilibrio degli opposti che caratterizza la Sardegna.
Il basilisco sardo, nella sua manifestazione mascherata, non è solo un residuo folklorico, ma un testimone attivo di una visione del mondo in cui il terribile e il sacro, la distruzione e la rigenerazione, il maschile e il femminile coesistono in un equilibrio dinamico"
Tratto dal mio saggio
"Il Tempo Capovolto. Maschere del Carrasegare sardo.
Il Sacro che genera Caos.
Il Caos che rinnova l'Ordine"
Tiziana Fenu
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Maldalchimia.blogspot.com
Referenza del mio scritto, ampliato per il saggio,
https://maldalchimia.blogspot.com/2020/09/basilisco-e-il-mito-di-medusa-in.html
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