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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

martedì, settembre 12, 2023

💛Incisioni romane in un Nuraghe

 Da un post in una pagina, "La Sfinge del Sinis" ( https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=847686203520077&id=100048361166342). La didascalia dice, senza indicare esattamente il luogo, o di quale nuraghe si tratti. 

"Incisioni in un Nuraghe ..il lato destro del masso pare sia spezzato , si notano le incisioni che proseguivano .."


Ora, tutti i commenti a riguardo, hanno riportato le incisioni all'antico alfabeto sardo, quello lineare Ogham, per intenderci.

Ma mi sembra, fin troppo evidente, che, perlomeno nella parte sottostante, siano più che evidenti dei numeri romani

XXIIIXIXXX

Ora, non so con quale scansione, perché sono ravvicinati

Potrebbe essere

XXIII, un 23

XI, un 11

XIX, un 29

Oppure XI, ancora 11

XXX, un 30

Potrebbe essere una data

XXIII. XI  XXX

23/11/30

23 novembre dell'anno 30


Prima i romani antichi contavano gli anni ab urbe condita, cioè a partire dalla fondazione di Roma. In seguito venne scelto il 284 dopo Cristo, anno dell’ascesa al potere di un imperatore romano.

La scelta di contare gli anni a partire dalla nascita di Cristo è stata inventata nel 532 da Dionigi il Piccolo, un monaco cattolico di origine sciita, esperto teologo e biblista, ma anche astronomo e matematico.

Dionigi propose infatti di abbandonare l’era di Diocleziano contando gli anni dalla nascita di Gesù, da lui fissata, con un margine di errore di qualche anno, al 25 dicembre dell’anno 753 dalla fondazione di Roma.

La cosiddetta “data varroniana” era stata ricavata fissando al 509 a.C. il primo anno della Repubblica e attribuendo 35 anni di regno a ciascuno dei sette re di Roma.

La data tradizionale per la fondazione di Roma (21 aprile 753 a.C., il Natale di Roma) fu definita quindi da Varrone.

Detto questo, a riguardo del calendario romano, se i numeri sottostanti l'iscrizione, riguardassero una data, ipotizzando XXIII/XI/XXX, 23/11/30, considerato come 30 aC, se così fosse, siamo in  un periodo dell'imminente morte della repubblica romana, prima che, nel 31 aC, diventasse Impero Romano sotto l'imperatore Gaio Giulio Cesare Ottaviano Augusto.

Se invece si dovessse trattare dell'anno 30 dopo Cristo, pare che sia, secondo alcuni studi, l'anno esatto della morte del Cristo, a 36/37 anni, sotto l'imperatore romano Tiberio, e governatore romano della Giudea, Ponzio Pilato.

Quindi, riepilogando.

Non metto in dubbio che segni grafici come questi, almeno sulla parte superiore, possano essere antico alfabeto lineare sardo, ma quelli di sotto, sono inequivocabilmente numeri romani.

Incisi dopo molto tempo, rispetto a quelli superiori, che comunque, non sono facilmente identificabili. 

Sappiamo bene, come i romani si siano basati, per il loro "Natale" romano, coincidente con il 21 aprile, su un parametro molto importante, la ierofania sul dodicesimo anello della tholos del pozzo di Santa Cristina, di cui ho già approfondito più volte, e della corrispondenza tra la dea Pales, celebrata dai romani in questa occasione, e il nome "Paulilatino", il luogo del pozzo Sacro ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/05/21-aprile-natale-romano.html?m=0/  e anche https://maldalchimia.blogspot.com/2022/08/ierofania-21-agosto-pozzo-s-cristina.html?m=0).

Quindi, niente di strano, che abbiano voluto far passare queste incisioni, per incisioni romane, incidendo anche una data, probabilmente, sotto.

Ma la cosa che mi lascia comunque perplessa, è che non si riconoscano segni chiaramente più tardi, come epoca, in questo caso, una numerazione romana, evidentissima.

Ovunque si vedano linee di questo tipo, si ricorre alla definizione di Antico Alfabeto Sardo lineare. 

Saranno almeno 10 anni, che circola questa definizione.

Da chi è nata, lo sappiamo.

Ma è ferma li. Con uno schema comparativo e nessuna traduzione in circolo, a riguardo, dei tanti segni lineari che comunque esistono.

Altri emeriti studiosi, ci fanno costantemente partecipi delle loro interpretazioni epigrafiche, pur senza nessun riferimento all'alfabeto Ogham, che per il momento serve solo a mettere tutto in un gran calderone e ad osannare "antico alfabeto sardo", non appena si fanno notare linee incise.

Se qualcuno crede che anche qui si tratti della nostra Antica scrittura, vi sbagliate di grosso.

Attendo, con trepidazione, sviluppi a riguardo, chiarimenti, approfondimenti.

Traduzioni.

Invece leggo di dispettucci, del "rivolgersi all'estero" visto che qui non si ha credibilità.

La credibilità va anche conquistata.

E la si conquista con un costante dialogo e presenza con gli interlocutori.

Spiegando.

Traducendo.

Proponendo.

Facendo capire.

Non, arroccati, nella conoscenza elitaria da condividere solo con pochi fortunati.

Si sta nell'omerta', nel silenzio.

Nel precludere

E intanto non si va avanti.

O si va avanti per mano d'altri, ben più onesti intellettualmente.

Perché, il fare cultura, conoscenza, portare alla luce la verità, è anche un fatto di onestà intellettuale, di etica, in primis verso ciò che ci è stato concesso di conoscere, di approfondire, di studiare, di rivelare.

Perché, anche questo è un Dono, e come tale, va condiviso e amplificato, altrimenti si scivola nelle speculazioni mentali, nella mistificazione, e si definisce "rivelazione", anche ciò che non lo è.

Come quando si seguono evanescenti chimere che non portano a niente.

Non ho trovato, personalmente, nessun riferimento concreto, visibile, logico, tra queste incisioni e l'alfabeto Ogham.

Forse, oltre i numeri romani, potrei aver individuato due o tre lettere ebraiche, ma niente che mi faccia sbandierare, senza rigore di logica, come faranno da molte altre parti, senza spiegare, tradurre, o comparare i segni, giusto per avere proseliti contro i presunti diffamatori a riguardo.

Cerchiamo di non cadere in facili fanatismi.

Abbiamo un certo tipo di scrittura, di comunicazione scritta lineare, mai davvero tradotta, e ne abbiamo altre, fatte di simbolismi, di lettere e Archetipi Ebraici, di scrittura protocananea e molto altro, su cui spessissimo, riceviamo spiegazioni e traduzioni a riguardo, molto generosamente e molto onestamente, senza nessuna presunzione elitaria e accademica.

E questo, rende credibili e veritieri.

Sta a noi, decidere quale traduzione sentiamo più consona.

Ma, così, con il nulla cosmico, con il silenzio, non arriva niente, se non ciò che è fermo a 10 anni fa. E questo non basta.

Non è sicuramente questo il modo di far cultura.

È fanatismo senza logica.

E sicuramente, io non ne faccio parte.

Gli strumenti che ci sono stati dati, non bastano. Spesso non trovano reale riscontro.

E creare forzature, senza contenuto concettuale e interpretativo, non porta a niente.

Aperta a qualsiasi confronto, come sempre.

Datemi un briciolo di traduzioni, e ne riparliamo.

In attesa, sempre in attesa, da anni, di ulteriori sviluppi.


Tiziana Fenu

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Incisioni romane in un Nuraghe




💛Corrispondenze micenee

 Resta comunque il fatto che i villaggi nuragici non erano necessariamente connessi alla presenza di un nuraghe, la qual cosa autorizza a far decadere l’ipotesi che esso fungesse da struttura prettamente difensiva. 

Quale era dunque la sua funzione? Possiamo iniziare a trarre alcune conclusioni: la costruzione di un nuraghe delle dimensioni del Santu Antine, e in Sardegna ce ne sono tanti e anche di maggiori dimensioni, necessitava oltre che di lunghi periodi di tempo e di manodopera, anche di ampi periodi di pace che mal si accordano con l’immagine di una società bellicosa e guerrafondaia. 

A tal proposito afferma la Fadda:

«…i dati statistici emersi dallo studio dei nuraghi, degli abitati e dei dati di cultura materiale descrivono una società nuragica impegnata in attività produttive e artigianali, piuttosto che occupata in operazioni militari». 

Inoltre una tale concentrazione di uomini, energie e materiali, accomunati dall’unico obiettivo di costruire una dimora per il capo o per la famiglia allargata del capo, presupporrebbe una società fortemente gerarchizzata e completamente assoggettata alla forza militare del capo clan, ma anche la presenza di schiavi dei quali allo stato attuale delle conoscenze non si ha traccia nella Sardegna nuragica. Bisognerebbe dunque ipotizzare una tale situazione per il periodo di maggiore sforzo costruttivo dei nuraghi da porsi tra il Bronzo Medio e Recente e in parte anche il Bronzo Finale, ma ciò non è possibile dal momento in cui la struttura sociale del popolo nuragico diviso in fasce ben delineate e distinte, così come si può supporre attraverso lo studio dei famosi bronzetti, viene ritenuta quasi all’unanimità dagli studiosi come una fase successiva, nella quale addirittura non si edificavano più i nuraghi (dalla fine dell’XI sec. a.C. circa)7; in altri termini i bronzetti non sarebbero il frutto della civiltà dei nuraghi, ma il prodotto dei loro più immediati discendenti. 

Personalmente ritengo invece che solo un’altra motivazione poteva indurre un così imponente numero di individui alla costruzione di tali monumenti, e questa è da ricercarsi nella sfera religiosa che, al contrario di ciò che è stato detto prima, ben si adatta all’ipotesi di una società capace di lunghi periodi di pace e non divisa in cantoni, come invece si sostiene da più parti8, che avrebbero consentito la costruzione di così tanti monumenti, ma anche un’unità diintenti per cui grandi forze lavoro si univano nel completamento dell’opera poiché essa serviva a ringraziare o a ingraziarsi la benevolenza degli dei. Questa ipotesi, se per un attimo volessimo supporre che i nuraghi fossero stati, almeno in nuce, dei templi, non è del tutto peregrina, dal momento in cui ci soccorrono alcune fonti letterarie, non strettamente legate alla civiltà nuragica, ma comunque almeno a essa coeva. 

Mi riferisco per esempio ad alcuni versi del I libro dell’Iliade, unanimemente ritenuto dagli studiosi delle opere di Omero, come il più antico di tutta l’opera. Infatti nei versi 39-41 del I libro dell’Iliade, il sacerdote Crise, vero contrappeso religioso al potere politico esercitato da Agamennone sul suo popolo in armi, dopo essere stato scacciato in malo modo dall’Atride si isola in preghiera, e invocando Apollo rammenta a quest’ultimo i templi fatti innalzare da Crise stesso in suo onore, e le ricche offerte di cibo, soprattutto carni. 

Questi versi ci dovrebbero far riflettere sulla consuetudine delle società coeve a quella nuragica, con tutta probabilità infatti questo testo si riferisce alla civiltà micenea, di far erigere dei templi in onore degli dei, non dimenticando anche che proprio tra il popolo nuragico e quello miceneo, come dimostrano le ricerche archeologiche di questi ultimi trent’anni, intercorsero delle relazioni commerciali-culturali di una certa rilevanza, per cui allo stato attuale delle ricerche sono almeno una ventina i siti sardi che hanno restituito materiali relativi a questo popolo. 

Con la citazione di questi pochi versi non si vuole dunque affermare che i micenei abbiano trasmesso dei culti ben precisi alla Sardegna nuragica, la qual cosa non sarebbe comunque scandalosa anche se fosse avvenuta nella direzione opposta, ma che al contrario era del tutto lecito già in epoche così remote erigere monumenti, e in particolare templi, in onore degli dei, e soprattutto offrire a essi carni di bovini e ovini (vedremo nel proseguo quanto sia importante questo parallelo).


 Tratto da : Augusto Mulas  "L’isola Sacra" Ipotesi sull’utilizzo cultuale dei nuraghi" Edizioni Condaghes


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A tal proposito, affinità micenee e sarde

https://maldalchimia.blogspot.com/2021/08/tracce-sarde-in-ambito-miceneo.html?m=0

Tiziana Fenu 

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Nella prima immagine, tomba di Agamennone, in Grecia, e nella seconda e terza, Nuraghe Is Paras di Isili

Corrispondenze micenee





💙Archetipo Alfa e Omega

 Non siate ingenui.

Mistificano Archetipi antichissimi, come hanno sempre fatto, che esistono da millenni, che simboleggiano abbondanza, fecondità, creatività, vita.

Nutritevi di Bellezza.

Di conoscenza.

Di curiosità.

Non credete a nulla.

Abbiate sempre un motivo per dubitare.

Armatevi di conoscenza.

La fascinazione, lasciatela ai deboli di verità.

Siate ebbri di vita.

Non fatevi bastare niente.

Andate oltre.

Osservate

Capovolgete.

Girate l'angolo. 

Bypassate le curve. 

Godetevi il panorama. 

La vastità. 

L'immensità che siete. 

Che siamo.

Percepite oltre. 

Non è mai ciò che sembra. 

Gli Archetipi hanno una Bellezza propria. 

Una propria Dignità. 

Un proprio Onore. 

Una propria Vita. 

Una propria Energia. 

Ci stanno guidando in ogni modo, come vedete sempre dai miei scritti. 

Sono nel nostro DNA, nell'energia del nostro nome, nelle nostre date di nascita. 

Sono i nostri grandi Maestri. 

Ci insegnano quotidianamente ad avere discernimento, a separare il grano dalla pula. 

A non ri-conoscere come vere, le mistificazioni. 

E, ciò che non si riconosce, non ha identità. 

Non esiste. 

Non ha energia. 

Muore di stenti. 

Lasciamo pure che soccombano a sé stessi. 

Con infinito Amore, per questi Doni. 

https://maldalchimia.blogspot.com/2022/07/alfa-e-omega.html?m=0


Tiziana Fenu 

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Archetipo Alfa e Omega







lunedì, settembre 04, 2023

💙Uccisione orsa Amarena

 Giovedì 31/08/2023, a cavallo di quella che è stata la Supeluna Blu,  nella tarda serata, come sappiamo, è stata uccisa a fucilate da un uomo alla periferia di San Benedetto dei Marsi (L'Aquila), l'orsa Amarena, mamma di due cuccioli, amatissima da chi abitava in zona.

Una "svista", uno "sbaglio" .

L'accecamento da paura.

Perché ciò che distortamente ci ha insegnato la società, è di aver paura degli animali, specie se grossi, e non degli stessi uomini. 

Non ci sono parole per giustificare tale oscurità, tale ignoranza, tale annientamento della propria capacità critica, di discernimento, di capacità di distinguere il bene dal male. 

Ciò che è innocuo, da ciò che è potenzialmente pericoloso. 

Ancora un altro fatto aberrante, in un'altra data molto particolare, dopo l'aberrante fatto di Palermo, avvenuto per il portale di Sirio, il 7 luglio. 

Per quella data, eravamo in Luna Calante in Pesci, con Sacro Archetipo Ebraico Shin, il ventunesimo, Arcano Maggiore XXI  del Mondo e di Venerdì. 

Questa Superluna Blu, di Giovedì, si è manifestata, come abbiamo già visto, sotto l'Archetipo Qoph, il diciannovesimo, con funzione legante, con l'Arcano Maggiore XIX del Sole e sotto il segno dei Pesci. 

Anche qui, una Luna sotto il segno dei Pesci, come per il 7 luglio. 

Ricordate il fatto che implico' la presunta aggressione mortale da parte di un'orsa in Trentino? 

Era il 6 Aprile, Luna Piena in Bilancia, Archetipo Phe, espansione e Arcano Maggiore XVII della Stella, rappresentato con 7 stelle. 

Le  7 stelle dell'Orsa Maggiore. 

Luna Piena anche allora. 

Sicuramente, i pleniluni, amplificano in modo esponenziale certi avvenimenti. 

Amplificano ciò che abbiamo dentro, la nostra dimensione emotiva. 

Se coviamo rabbia, siamo rabbiosi. 

Se coviamo paura, tutto ci sembra spettro, pericolo, in certe determinate circostanze. 

6/4/2023> 17 > 8

7/7/2023 >21> 3 

31/08/2023 > 19 > 10 >1

Uniti, questi tre Archetipi, 17( Phe) /21( Shin) / 19 (Qoph), e ridotti ad un numero inferiore a 22, mi danno un 12.

Archetipo Lamed, la "misura". 

Arcano Maggiore dell'Appeso. 

In queste tre occasioni, abbiamo potuto constatare la misura dell'umanità e della disumanita'. 

Un animale attacca di solito, se si sente in pericolo, per sé stesso e per i suoi cuccioli. 

L'attacco per sfamarsi non è contemplato in zone umanizzate. Si è dimostrata la pacifica convivenza con l'orsa Amarena. 

Questi tre episodi, manifestano chiaramente, la via da seguire. 

L'Appeso indica un processo inverso di autodisciplina, di umiltà, di sacrificio, nel senso più ampio, del rendersi sacro, di sacralizzare le proprie azioni. 

Si deve cambiare prospettiva. 

Le tasche si devono svuotare. 

Cadono monete, il simbolo della materialità, o forse, un ricordo ancestrale del tradimento tra gli stessi umani, di vendita/svendita, per pochi denari. 

Un tradimento necessario, funzionale. 

Funzionale al capire la nostra misura, il nostro limite, l'essere usciti al di fuori della nostra zona Sacra, che implica lealtà, rispetto, onore, umiltà.

Tutto si paga. 

Tutto ha un prezzo. 

Lo avrà anche questo. 

Il cambiamento di prospettiva è necessario. 

Ci si deve liberare di tutto ciò che ci ha cristallizzati in schematismi gerarchizzanti, castranti, dominanti, coercitivi, patriarcali, dominati, di fondo, non dal senso di dominio e di potere, ma da un profondo senso di paura.

Ancestrale, atavico, primitivo. 

Come se fossimo ancora al palo. 

Come se millenni di storia dell'umanità, ancora ci tenga prigionieri di questa ancestrale energia, che forse, prima, aveva una logica. 

La logica della sopravvivenza. 

Ma ora non ne ha più. 

Si deve trovare solo il modo di vivere, non di sopravvivere a se stessi. 

E vivere, significa essere azione, non reazione. 

Consapevolizzare ogni nostro gesto. 

Contestualizzarlo nella giusta misura. 

Per non creare spettri e mostri di noi stessi, in ogni dove, anche in una innocente e innocua creatura. 

Il terrore dei mostri, è ancora atavico. 

La caccia alle streghe non è mai terminata. 

Il diverso non è mai stato occasione di crescita, ma ancora incute paura. 

L'antica, Sacra Alleanza tra umano e animale, tra umano e natura, è esistito nelle civiltà in cui la paura non si conosceva. 

O forse, molto più probabilmente, era funzionale alla crescita, alla propria espansione, dava la misura, la "Lamed" del proprio valore, come i riti di iniziazione all'età adulta che avvenivano proprio ai 12 anni, come il nostro dodicesimo Archetipo. 

Allora si invocava la protezione di Madre Terra, e l'energia degli Animali Totem. 

È un processo antropologico e sociologico, inverso, a ritroso, ciò che si deve affrontare, e l'Appeso ce lo indica molto bene. 

A "testa in giù" è anche simbolo, di una nascita/rinascita, per il verso giusto. 

È un'autotrascendenza. 

Una liberazione. 

Un ritrovare il giusto equilibrio, purificandosi, rinascendo a sé stessi. 

Riconoscendo sé stessi e la propria identità, facendosi spazio attraverso una disidentita' sempre più radicalizzata.

Ho scelto, come spesso mi capita, per rappresentare l'energia dell'Appeso, un'immagine dell'Artista Matteo Arfanotti, che sento molto nelle mie corde. 

Rappresenta l'Appeso, secondo me, nella sua versione passiva, prima del Salto, dell'acquisizione della consapevolezza. 

Appare come un fantoccio. 

Coperto sul volto, due bottoni al posto degli occhi. 

Subisce la gogna. 

Non vede, non sente, non parla. 

Il cappuccio gli forma come una sorta di colletto da giullare. 

Perché, questo è un Appeso non risvegliato, che non vuole cambiare prospettiva. 

Un giullare della corte, che vive per adeguarsi al sistema, per compiacere, per non creare problemi, per collaborare, come figura inferiore, ad un benessere di un sistema gerarchizzato.

Che compiace per interesse, con la speranza di poter scalare un pochino "la vetta sociale". 

Ma è vittima di sé stesso, non del sistema. 

Finché penserà e agirà da fantoccio, lasciandosi guidare e influenzare dagli altri, da chi socialmente sta più in alto di lui, dal branco,  dai cacciatori di fantasmi, dalle sue stesse sovrastrutture e cristallizzazioni. 

Sarà sempre vincolato da energie esterne, e non avrà nessuna possibilità di conoscere il suo valore, la sua misura, la sua identità, il suo Lamed. 

L'Arcano Maggiore dell'Appeso, a livello astrologico, pensate che coincidenza, è proprio legato al segno dei Pesci, che ha governato questo Plenilunio in cui la povera Orsa Amarena, non è stata riconosciuta nella sua bellezza, nella sua Sacralità. 

Aveva difronte, un Appeso, un fantoccio del sistema, di credenze, vittima delle sue stesse paure e sovrastrutture, primitivo, cavernicolo, totalmente inconsapevole. 

Che sia di monito, per tutti noi. 

Che il suo sacrificio, in un atto così estremo e così ingiusto, come l'altro forte, passaggio macchiato di abominio selvaggio e incontrollato, del 7/7/7 a Palermo, sotto il segno di una lunazione in Pesci, per entrambe le date, ci porti, a livello collettivo, a scendere nella profondità delle nostre emozioni. 

Li, dove sappiamo riconoscere e abbracciare la nostra controparte divina, quella che ci eleva al di sopra dei nostri umani limiti. 

Che possiamo riconoscere in essa, la nostra vera identità, la nostra intima Bellezza della completezza, dell'integrità, del legame, che governava proprio questo Plenilunio, attraverso l'Archetipo Qoph, con funzione "legante", con le energie dell'Universo, e le sue infinite manifestazioni. 

Ancora una volta, pur attraverso un "sacrificio", un'opportunità, molto intensa, di riflessione, di ribaltamento. 

Di possibilità, di dimostrazione, del poter essere un'Umanita' davvero nuova, consapevole, attenta, non dormiente. 

Che agisce, e non subisce più. 

Che ama. 

Che ama. 

Che ama. 

Ha imparato. 

Sta imparando. 

Attraverso migliaia di Appesi. 

Fin quanti ne basteranno. 


Tiziana Fenu 

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Uccisione orsa Amarena



domenica, settembre 03, 2023

💛Domu di Ossi

 Da una foto di Alex Meloni ( https://m.facebook.com/story.php?story_fbid=2225863914280950&id=100005720896166


Necropoli di Mesu e'Montes.

(Ossi).

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Come si vede, l'ingresso di di questa Domu de Jana, ha in rilievo, sull'ingresso, un bassorilievo che riproduce la stele centinata dell'esedra delle Tombe dei Giganti( prima immagine) 

Già questo, la rende particolare, perché la stele centinata è simbolo, non solo di catalizzazione di energia, necessaria, metaforicamente, alla creazione, alla rinascita dopo la morte, alla sinergia di sole e terra, di Mascolino e Femminino, esemplificato dalla stessa conformazione tauruna/uterina delle Tombe dei Giganti e dalle protomi presenti all'interno delle stesse Domus. 

Ma c'è anche un altro particolare.

Avevo già scritto, tempo fa, che questa Domus è molto particolare.

Potete leggere l'approfondimento completo sul mio blog( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/perche-il-nostro-presepe-in-sardegna-lo.html?m=0). 

L'avevo chiamata la Domu de Jana della natività, come se fosse un primissimo presepe ancestrale, perché presenta dei simbolismi che fanno pensare alla creazione, alla natività.

Primo tra tutti, che si ricollega a quelle tre coppelle, sulla sagoma dell'esedra, sull'ingresso della Domu, le tre pietre all'interno di una doppia circonferenza( seconda immagine), all' interno della Domu. 

Come le tre coppelle sovrastanti l'ingresso e l'esedra, che ospitano i tre piccoli massi, che sembrano delle uova. 

Metaforicamente, le uova della creazione e della rinascita 

La simbologia è molto chiara.

Creazione, ma anche nascita /morte /rinascita, una koine' concettuale e simbolica, presente ovunque, nella nostra Antica Civiltà Sarda.

Come avete letto dal link di approfondimento, in questa Domu, ci sono molti elementi simbolici.

La doppia barca solare, la primordiale  barca solare, prima che fosse ripresa anche dalla cultura egizia, che troviamo anche in altre Domus. 

E poi abbiamo anche la Sheela-Na-Gig, nella sua primordiale versione, simbolo proprio della creazione, della sinergia delle due polarità, che creano, con la sua forma romboidale, che riporta ad una vulva, ma anche a questa sinergia, concetto sempre molto presente, in ogni forma, nella nostra cultura, come abbiamo visto altre volte, anche nelle decorazioni del vasellame di Ozieri, e in generale, simbologia portante di tutta la nostra cultura. 

Una Domu de Jana, quindi, estremamente simbolica, molto oltre la solita Domu, che unisce anche la simbologia delle Tombe dei Giganti, sulla quale mi sono soffermata più volte, a cui potete risalire nei miei post in pagina, o cercando nel mio blog. 


Tiziana Fenu 

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Domu de Jana di Ossi