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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

domenica, novembre 12, 2023

13/11/2023 Novilunio Scorpione /Diwali 2023

 Domani 13/11/2023, siamo in Luna Nuova in Scorpione

Saremmo guidati dall'energia del tredicesimo Sacro Archetipo Ebraico Mem, le  acque della Sacra Madre Primordiale. 

Le acque amniotiche della Memoria, e dall'Arcano Maggiore XIII della Morte. 

Siamo anche in un giorno 13, e questo è speculare all'intensa giornata di ieri, che faceva 11 come somma, ma anche come giorno e mese 11.

Domani saremmo di Lunedì, in un segno d'acqua, lo Scorpione, sotto una Luna in Scorpione e sotto un Archetipo Mem

Una giornata, energeticamente profondamente consacrata al Sacro Femminino, e alla capacità di partenogenesi del Femminino, che nasce e muore a sé stesso, continuamente, sia per essere fecondato, ma anche per mantenere attiva la sua fertilità, che non è subordinata alla fecondazione. 

Perché se si ha l'energia per vivere, si ha anche per morire, condizione necessaria, sacrificio necessario per sacralizzare la venuta alla luce. 

Il Seme è Energia potenziale, a prescindere dal germoglio, ed è Monade integra fino a quando si Sacri-fica , muore a sé stesso, si squarcia, per trasformarsi in altro, in germoglio. 

Per emergere, per venire alla luce. 

Ma la potenza è tutta nel seme, non nel terreno.

Ci sono piante meravigliose che germogliando tra le spaccature del cemento, nel deserto. 

Nella stessa aridità della vita. 

E anche se non germogliassero, sono dei meravigliosi Semi, pieni di potenzialità. 

Ad un occhio attento li riconosco. 

Emettono energia e luce anche attraverso la dura scorza. 

Questo si lega perfettamente alla straordinaria combinazione di questi tre giorni, sabato domenica e lunedì, con un portale, con una festa della Luce, il Diwali, che si festeggia oggi, e con una Luna Nuova in Scorpione, domani. 

E ancora, sabato( Saturno), domenica( Sole), lunedì ( Luna). 

Le Fiamme, il Maschile e il Femminile, che risuonano in corresponsione sulla ruota del tempo di Saturno, che, anch'esso, come la Mem, di domani, come lo Scorpione, è legato al Femminino. 

Al Femminino Monadico, il grande Grembo, che spesso non riconosciamo, perché porta in sé anche quell'ombra che preferiamo tacitare o ignorare, ma che inevitabilmente, ci scaraventa nel nostro stesso grembo, con fermezza e dolcezza. 

Per farci vedere. 

Per riconoscerci dove non immaginiamo. 

Ci viene chiesto di scendere in profondità, nel limbo della nostra stessa decomposizione, come le foglie autunnali che marciscono dopo la loro caduta. 

In un'acqua che, in un segno d'acqua come lo Scorpione, non è limpida, ma torbida, poiché implica una trasformazione profonda, paludosa, invisibile in superficie, dove tutto si compie al buio, soli con noi stessi. 

La divinità rappresentata dallo scorpione, presso gli Antichi Egizi, era Selkhet, divinità funeraria, Custode della vita e della morte, come ho già scritto in uno dei miei ultimi scritti. 

E gli Scorpioni, 7 Scorpioni, erano i custodi di Iside, il Sole Nero, il Sole dietro il Sole, Saturno, proprio perché era presiosa. 

L'Iside Velata, quella che si rivela attraverso il percorso iniziatico dell'apertura dei 7 chakra, che possono essere abissi e vette, lo sappiamo bene. 

A favorire questa discesa nel nostro personale Ade di trasformazione,  è l'energia della data di ieri, come abbiamo visto, l'undicesimo  Sacro Archetipo Ebraico Kaf, con funzione "pen*etrante", che indica un momento di transizione molto intenso, in apertura, estremamente potente, perché il numero 11, ha la forza equilibrata del maschile e del femminile, il primo Numero Maestro, il più importante, catalizzatore di potenti energie, che possono portare sulle vette, o scaraventarci negli Abissi, proprio come è nelle stesse caratteristiche dello Scorpione. 

E ieri, Archetipo e segno zodiacale  si sono  armonizzati alla perfezione. 

In un momento storico, sociale e individuale, dove è un attimo non riuscire a veicolare positivamente la forza contenuta  in questo Archetipo Kaf, che va all'Essenza delle cose, dove è presente l'energia monadica degli opposti. 

E il potere dell'alchimista è quello di gestire al meglio le proprie energie. 

Questo significa metterle a disposizione di una creazione costruttiva, che funga da agente di coesione anche con gli altri che vibrano della stessa frequenza. 

In quest'ultimo periodo abbiamo visto tanti elementi di coesione, come in una catena magnetica. 

Mani nelle mani. 

La forza del silenzio.

La Presenza. 

L'eloquenza elettrica, pulita, fluida, immediata. 

Cerchi umani di connessione. 

Per smuovere i fili dei burattinai. 

Che, abbiamo visto, a pari intensità, risponde con un'azione uguale e contraria. 

Eccessiva per molti, per chi non sa gestire le Energie Divine, ed è abituato a lavorare con quelle basse, terrene, molto meno potenti, perché spinte dall'immediato, dalle circostanze, dalla necessità, non dalla nostra Intima Essenza. 

Ma io osservo e vedo quanta intensità in questa Luce astrale, in questa chiave, mossa da un solo uomo, che ha fatto tremare la terra sotto i piedi. 

Questo, significa Kaf. 

Convogliare e pen*etrare. 

Perché è manifestazione di Energia Divina. 

Lo Scorpione aiuta a scendere in profondità, nell'Abisso. 

A smuovere le acque paludose, poiché conosce il segreto per conquistare la vetta. 

La Kaf insegna a gestire in profondità queste grandi energie divine, che incarnate negli Umani, diventano Emozioni, Sentimenti. 

Quanto siamo capaci di far aprire le fauci al temerario leone, come fa la fragile e delicata fanciulla dell'Arcano XI dei Tarocchi, "la Forza"? 

Quando sei arrabbiato, la tua rabbia è la tua consapevolezza, il tuo sensore, la prova che sei ancora vivo, consapevole, pulsante, ricettivo. 

È tempo di trasformare questa energia, di scendere nel proprio Mistero, accessibile solo a noi stessi. Di essere omeopatici verso noi stessi, cura e veleno, portatori di veleno nel pungiglione dello scorpione, e contemporaneamente, la nostra stessa cura.

Quella cura, quella guarigione che può avvenire solo nel nostro stesso grembo, bevendo le nostre stesse acque, come Giona nel ventre della balena, senza fare della nostra ribellione, della nostra rabbia, la nostra palude.

Emergendo, diventando Maghi di noi stessi.

Camminando sopra le nostre stesse acque. 

Toccando quelle alte vette di Misticismo e profondità che solo uno scorpione può. 

Dobbiamo saper cogliere il nostro Mistero, la nostra formula magica, per poter imparare ad agire nel mondo e bypassare gli incantesimi a cui ci sottopone la realtà in cui viviamo.

Che è solo un contesto, un'occasione, una coordinata terrena. 

Niente di più. 

Come Anime ne abbiamo vissuto centinaia, vita dopo vita.

L'energia dell'Archetipo Kaf,  ci ha aiutato in questa discesa alchemica, per sviscerare la nostra stessa Essenza e portarla alla luce, come in una Coppa votiva, alla quale rinnoviamo la promessa di Fedeltà a noi stessi, alla nostra Essenza.

Al nostro sentire.

Al nostro intuito.

Ai nostri sentimenti.

Alle nostre emozioni.

Dove impariamo, prima a fidarci di noi stessi, e poi degli altri.

Dove impariamo a gestire, a governare, da Imperatori quali siamo, le nostre energie, senza disperdere dove non serve.

Dove impariamo a rilasciare, a lasciare andare, ciò che ci tiene bassi, di qualsiasi natura sia.

Dove impariamo a non aver paura.

Perché tutto è stato già vissuto e affrontato.

Dobbiamo solo ricordare il coraggio che ci ha contraddistinto nella tormenta, e l'odore dei nostri stessi demoni, diventati profumo di casa.

Perché sono ciò che ci ha consentito di oltrepassare la Soglia, di fare il salto di Ottava.

Di riconoscerne il Drago, di attraversare le sue lingue di fuoco purificatrici e scarnificanti, e arrivare al tesoro dell'Essenza.

Saper affrontare il nostro stesso Ade, scendere nel nostro Abisso, significa imparare a come poterne risalire.

Nessuno ce lo può insegnare.

Ogni Ade fa esperienza a se.

Al di sotto di esso, c'è il nostro Bambino interiore, la nostra Purezza, la nostra Origine, la nostra Integrità, la nostra Verità, la nostra Innocenza primordiale, che nessuno può inficiare.

La nostra Luce, che si si manifesta, celebrata proprio oggi, attraverso il Diwali, con un Archetipo 12, la Lamed, con funzione "misura", e l'Arcano Maggiore XII Dell'Appeso, con Luna calante in Bilancia. 

Oggi testiamo la nostra misura, la nostra potenzialità come Seme, la nostra Luce, la nostra Frequenza. 

Siamo in equilibrio anche a testa in giù. 

Anche fisicamente, si sente lo sbandamento del cambio di energia, di prospettiva, pronti per un nuovo slancio. 

Con una rinnovata energia 

Senza più disperdere. 

Senza più donare a vuoto. 

Il Seme può germogliare ovunque, proprio perché preserva le sue energie, non le disperde, e quindi si può permettere di germogliare ovunque. 

Dovremmo arrabbiarci quando veniamo meno a noi stessi, perché gli altri, le situazioni, adempiono semplicemente al loro ruolo: farci vacillare, decentrarci dal nostro baricentro.

Ed è giusto che sia così.

Perché solo oscillando si trova l'equilibrio.

E quando si trova l'equilibrio, si trova anche il proprio ritmo, come un metronomo, che può coordinarsi a ritmi simili ai nostri, fino a creare una sinfonia perfettamente accordata, dove si ha lo stesso ritmo, lo stesso linguaggio, la stessa frequenza.

Non affanniamoci a cercare frequenze simili alle nostre.

Verrà da sé.

E quel che a noi, sembrava attrito da poter limare, era semplicemente una banda di frequenza diversa, che non può realmente recepire, poiché è impostata su frequenze diverse dalla nostra, e che nessun intervento può sanare.

È come la creazione di una Galassia, i cui pianeti si reggono energeticamente a vicenda, in uno scambio, perché hanno la stessa energia.

Soffermiamoci in quegli occhi che sono, per noi, galassia.

Questo deve essere il nostro unico imperativo. 

Insieme a quello di armonizzare le nostre due polarità, perché solo la potenza femminile, dà potere al suo Dio maschile. 

Attingere energia dai nostri istinti più animali, più istintivi, più viscerali, rappresentati dal leone, significa non distruggerli, ma trasformarli ed incanalare in modo costruttivo, nobilitandoli in Oro. 

Questo significa saper usare l'Alchimia. 

Si conciliano le divergenze in nome di un interesse comune. 

Nell'integrazione. 

Ci stanno insegnando la disgregazione. 

La sopraffazione. 

La gente assorbe. 

Prevarica. 

Emula. Si sente autorizzata alla prevaricazione e sopraffazione, allo sminuire l'altro.

Con arroganza, con strafottenza.

È il potere illusorio dei "piccoli". 

Guardatevi intorno. Si agisce sempre di più in questo modo. 

Nel piccolo, come nel grande. 

Ma i Guerrieri Spirituali non vogliono il potere esterno, ma la capacità di saper governare le proprie energie interiori. 

E per poterle governare, bisogna conoscere e riconoscere i propri Demoni interiori. Interiorizzarli, appunto, e farne linfa vitale dalla loro forza propulsiva, che è potentissima, senza arrivare al punto di farli implodere e creare delle voragini che ci inghiottirebbero. 

Il tempo è arrivato. 

Coloro che resteranno in piedi saranno proprio i Guerrieri Spirituali. 

Coloro che non hanno bisogno di sgomitare, di sminuire. 

Di sopraffare, anche solo verbalmente. 

Fanno un passo indietro e osservano. 

La loro Presenza, la loro Sacra Energia, fa tremare la terra anche senza muovere un passo. 

Si chiama Presenza. 

A se stessi, innanzitutto. 

I palcoscenici, alle primedonne. 

 Per i Guerrieri, c'è la Regia. 

Mi dici poco.. 

I festeggiamenti di oggi, il Diwali indiano, onorano il Sacro Femminino. Le strade si riempiono di luci e colori, e il cielo è inondato di fuochi d’artificio. Si onora il Divino nella forma della Madre Divina Lakshmi, consorte di Vishnu, ed espressione della luce, della generosità e della prosperità.

Si onora la loro Luce sinergica che porta Amore nelle tenebre. 

Quale migliore sincronicita' energetica, per festeggiare la festa delle luci, delle nostre luci interiori, delle Fiamme Gemelle(il cui numero è 11, come l'Archetipo di ieri, frutto della ierogamia delle nostre due polarità, con noi stessi e con l'altro, quando riusciamo ad emergere, a trasmutare la nostra palude scorpioncina e raggiungere le vette? 

Buona Luna Nuova di trasmutazione, per onorare la nostra Vera Essenza, in Verità, senza maschere. 


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com

13/11/2023 Novilunio Scorpione/Diwali 2023



giovedì, novembre 09, 2023

💛💚Anello Museo Sant'Antioco

 Stavo visionando questo video, 

https://fb.watch/ocvxWn1HJR/ in cui si illustra un bellissimo anello esposto al

 Museo Archeologico Ferruccio Barreca (MAB) rinvenuto in una necropoli "Punica" vicino a Sant'Antioco. 


Poi mi spiegano come fanno a definire punico questo reperto ( immortalato nel fermo immagine del video), quando sono presenti elementi decorativi esplicitamente sardi come simbologia e come struttura.

Il fiore centrale ha 8 petali.

Ho sottolineato e approfondito più volte( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/la-simbologia-della-stella-otto-punte.html?m=0) come la simbologia della stella a 8 punte, che rappresenta il Sacro Femminino( basta pensare alla stella di Ishtar in ambito Mesopotamico) fin dai tempi antichissimi, sia estremamente presente anche nella nostra Civiltà, tanto da arrivare fino ai giorni nostri, presente negli antichi rosari di eccellente manifattura. 

Intorno alla stella a 8 punte, cinque cordonature.

Il cinque è ancora numero, del Femminino, Archetipo He,  con funzione "vita", la H del tetragramma divino YHW, presentissima in Sardegna. Lettera rappresentata da una Tanit, perché la conformazione ad H simboleggia il Sacro Femminino in equilibrio con le due polarità delle due energie, come sempre è stato rappresentato.

Ishtar, Inanna, la dea dei Serpenti minoica, e molte altre Dee, che rappresentano in questo equilibrio mercuriale, di scambio equo tra le due energie, le due nadi della kundalini, Ida e Pingala, il Femminile e il maschile, la possibilità di accesso alla dimensione divina, che era prerogativa della dimensione Femminina, prima che, con il subentrare del Patriarcato, diventasse di esclusivo dominio del Mascolino.

A ridosso delle 5 cordonature, c'è una decorazione formata da 34 elementi decorativi in "vetro", bianchi e blu, così li hanno definiti, ma potrebbero essere cristalli più preziosi.

Ma comunque sia, sono il simbolo dell'integrazione delle due polarità, 17 "femminili" e 17 maschili. 

Il 17, sommato, è un "1+ 7", che mi dà un 8, e ritorniamo alla rosetta con 8 petali, simbolo del Femminino. 

Una corrispondenza, quella del 17, che ritroviamo anche in un altro anello, con rubini, tipicamente sardo, chiamato "Sa mura sarda" ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/sa-mura-sarda-anello.html?m=0), in cui abbiamo 17 rubini. 

"L' Arcano Maggiore 17, nei Tarocchi è simboleggiato da una stella.

"Nascere sotto una buona stella" è altamente beneaugurante

Ma il 17, nella sua riduzione teosofica, diventa un' otto (1+7),che indica l'infinito, ciclicità che si ripete, unione di cielo e terra, unione continua e dinamica tra gli opposti, tra maschile e femminile. È il simbolo stesso della creazione dinamica, del divenire"

Ma se vogliamo, il 34, è un 3+4, la dimensione spirituale( 3) che dimora nella dimensione materica (4), che sommati tra loro, mi danno un 7, numero Femminino per eccellenza. 

Un ciclo lunare di 7 giorni. 

I 7 chakra della kundalini, che è l'energia Femminile, la Shekinah, che contiene, come una coppa, le due polarità. 

Intorno a questa decorazione di 34 elementi, un'altra "crodonatura", la sesta, tecnica tipica delle nostre lavorazioni, sia orafe, che nei cestini, chiamati, appunto, "is crobeddasa". 

Ma l'elemento forse tipicamente più sardo, sono le doppie spirali, presentissime nella nostra Antica Civiltà Sarda. 

Ho già approfondito sulla simbologia delle spirali, anche nel mio recente post sul bassorilievo presente nella Domu de Jana di Bonorva( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/10/domus-de-janas-bonorva-sa-pala-larga.html?m=0) 

Ma una doppia spirale, speculare, è una simbogia antichissima nella nostra Civiltà Sarda, che troviamo addirittura in una Domu de Jana, a Oredda,  in un bassorilievo  Oredda in una colonna all'interno della Domus

I nostri Antichi Padri e Madri, amavano moltissimo  la simbologia della spirale 

Come nel petroglifo della  Domus de Janas Corongiu , nella necropoli di S'Acqua Salida, a Pimentel (Ca)., di cui ho già approfondito la simbologia ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/07/gli-dei-delle-spirali.html?m=0) 

"Sembra un racconto. una storia con ideogrammi. 

Simbologia che ritroviamo anche nella sua versione singola, non speculare, come nel 

bassorilievo nella nostra Domu de Jana  dell'Ariete, a Perfugas(Ss), in Sardegna, metà IV millennio aC. (https://maldalchimia.blogspot.com/2020/09/petroglifo-sardo-e-siciliano-confronto.html?m=0), per il quale è stata evidenziata la similitudine con  il bassorilievo  proveniente dalla Necropoli di Castelluccio, in Sicilia, in provincia di Siracusa, ed esposto al museo Paolo Orsi di Siracusa, fine III millennio a. C.

Una simbologia presente, in modo evidente, anche in questo anello, molto più recente( si parla della metà del secondo millennio aC), ma che siruramente è un elemento simbolico identificativo della nostra civiltà, come unione di sinergie terrene e cosmiche, contrapposte e complementari, finalizzate alla creazione, che fanno da cornice ad una "crodonatura" a sei circonferenze. 

Il numero 6 è la perfezione dell'Unione degli Opposti, riconducibile anche alla simbologia dell'esagono, di cui ho approfondito più volte e legato all'Archetipo Vav, la W del trigramma /tetragramma YHW /YHWH, di cui, come vedete, abbiamo già due Archetipi presenti, La He, e la Vav/Waw

Perché è un anello che simboleggia un'unione Sacra, che parla di fertilità, di grembo Femminino che accoglie e porta il fiore di questa fe*condazione. 

Il particolare motivo a "crodonatura", è assemblato a moduli di due, in modo che formi la disposizione della spiga del grano, simbolo di fertilità ed elemento contraddistintivo strutturale e architettonico dei nostri nuraghi, simbolo di fertilità, di incontro, tra cielo e terra ( https://maldalchimia.blogspot.com/2023/05/lavorazione-spiga.html?m=0) 

Anello "punico", dicono. 

Ma anche no. 

Anello tipicamente sardo. 


Tiziana Fenu 

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Anello museo Sant'Antioco








mercoledì, novembre 08, 2023

💙Portale 11/11/2023

 Sabato 11/11/2023, abbiamo una giornata energeticamente molto particolare.

Siamo in un portale 11/11/7, le cui cifre, sommate tra loro, mi danno ancora un 11.

Un Portale energetico, quindi, molto intenso, sotto l'energia di Saturno, come è stato per le due eclissi solare e lunare, di novilunio in Bilancia, sabato 14 ottobre,  di plenilunio in Toro, sempre di Sabato, il 28  ottobre, con Archetipi e Arcani Maggiori, rispettivamente, in Mem( acque primordiali) e Arcano Morte, e Archetipo Tsade (divisione apparente) e Arcano Luna.

Stavolta siamo in Luna calante in Bilancia, a cui subentra lo Scorpione, il segno sotto il quale ci troviamo, dal pomeriggio in poi.

Saremmo sotto l'intensa energia dell'undicesimo Archetipo Kaf, con funzione "penetrazione", e sotto l'energia dell'Arcano Maggiore XI della Forza

Il portale 11/11, ci parla di corrispondenza. 

Ho sempre sostenuto che i portali, in quanto tali "non esistono". Si tratta di particolari combinazioni planetarie, numeriche, energetiche, che dinamizzano, in risonanza, le nostre frequenze.

Fungono da "trigger". Non dobbiamo mai aspettarci che "accada chissà cosa", perché effettivamente, la maggior parte delle volte, non accade proprio niente.

Eppure, in modulazione, e affinità, alle nostre personali frequenze, ne sentiamo i passaggi, il riverbero, sentendoci comunque in corresponsione con delle dinamiche più ampie, universali, cosmiche, che viaggiano sempre su frequenze nobili, pulite, alte. Questo, è un importante Dono, per noi umani, che beneficiamo, a seconda della nostra ricettività, di queste energie.

Le energie di questo importante portale "11/11", sono abbastanza forti, anche perché si manifestano dopo un plenilunio in Toro e di un'eclissi lunare molto forti, energeticamente, come ho scritto nei miei ultimi post e in prossimità della Luna Nuova proprio in Scorpione, di Lunedì 13, ancora sotto un Archetipo Mem, sia come giorno 13, che come somma totale della data.

Archetipo Mem, e Arcano Maggiore della Morte, come è stato per il novilunio in Bilancia, con eclissi solare, del 14 Ottobre, sempre di Sabato. 

Come vedete, abbiamo anche qui, una sorta di reiterazione energetica

Abbiamo fatto il punto su molte cose, inabissandoci e risalendo a riva.

Abbiamo ripulito e lavato tutto ciò che di eccessivo ci ha allontanato dal nostro baricentro.

Ma l'oscillazione era necessaria

Per ricominciare, per stare in equilibrio.

Come i funamboli, che trovano un equilibrio, il modo di sorvolare al di sopra delle cose, solo oscillando sulla corda.

Mai troppo tesa.

Mai troppo morbida.

Tesa, quel tanto che basta, per consentire il margine, la nostra Sacra zona di creazione. Nel movimento, nella dinamicità, pur non perdendo di vista, il nostro baricentro.

L'inabissamento nelle acque dello Scorpione si è fatto sentire in modo molto intenso, e questo portale, con la Luna tra Bilancia e Scorpione, ci spinge ancora più a fondo, lì dove c'è la spinta propulsiva per risalire a galla. 

È nel fondo, nel buio, la nostra Maestria, il nostro Sacro Maestro 11, la nostra Corona, perché l'Archetipo Kaf indica la Corona, la K ribaltata di 90°, la nostra Forza, come l'Arcano Maggiore XI.

Conosci te stesso.

Conosci il tuo nemico.

Penetra l'Essenza delle cose.

11/22/33

I tre numeri maestri.

11/11

22

Numero delle Fiamme Gemelle

L'unità Monadica. 

Stella a 6 punte.

Stella di David, i 6 vertici di un esagono

E uno dei fenomeni più affascinanti e studiati del Sistema solare è il vortice a forma esagonale che si trova al polo Nord di Saturno

Che corrispondenza sorprendente

L'11 è l'Ottava alta del numero 2.

La dualità che si sublima in una dimensione superiore.

Nella sua totale regalità e Maestria.

Che prende consapevolezza della sua Corona.

È la Corona legata alla prima e più alta delle Sephiroth dell'Albero della Vita, ed è caratterizzata da due aspetti.

Uno interiore, l'Atik Yomin, celato e unito intimamente alla Luce infinita.

L'altro aspetto è esteriore, l'Arich Anpin, è è l'aspetto dell'espressione della volontà divina. È la forma, la Corona, aperta sul capo, come una K,  che contiene l'emanazione divina della Sephiroth Keter.

Un'emanazione che è al di là della comprensione umana, ma che attinge luce dalla stessa Sorgente, riversandola nelle nostre vite umane nella forma di attitudine, di desiderio, di afflato nel manifestare questa stessa luce divina, infinita.

Rivela l'Essenza delle cose, che per natura, sono ancestralmente legate alla dimensione più pura, monadica, senza separazione. 

Questo Sacro Archetipo attiva questa memoria regale, di stirpe, nonostante sia impiantato nella realtà, in un Albero della Vita che è emanazione divina, ma che affonda le radici nella Malkut, nella dimensione terrena. 

Porta luce, maestria, trascendenza.

Sono le radici di un albero capovolto, che nasce realmente, in una dimensione divina, in cui non vi è dimensione spazio temporale, ma solo Verità, che non ha parametri.

Che non è quindi sondabile, che non esiste in rapporto alla nostra Coscienza, che sappiamo dipendere da variabili terrene..

Una dimensione senza fine e senza inizio, in cui fine e inizio si fondono in un unico punto zero che tutto contiene

È un abisso occulto, da cui tutto è sorto, molto in linea con il segno dello Scorpione che stiamo attraversando, e con la Luna calante in Scorpione, proprio per questo portale 11

E questo si ricollega alla ciclicità di Saturno .

L'abisso da cui tutto è iniziato, e in cui tutto ritornerà

Kether viene chiamata "Intelligenza occulta", poiché esprime la più alta forma di esistenza, anche se umanamente abbiamo dei limiti che non riescono a comprenderla e decifrarla, sebbene sia il prototipo, una Monade attiva, elettrificata, di ogni realtà, che emana incessantemente energia, proprio come un Punto di Emanazione

Il grande Demiurgo.

Il Grande Maestro.

Si bypassa la dualità. 

La risposta che è domanda, e viceversa. 

E che insieme, sono Verità. 

La Kaf, fa emergere la Verità. 

Non quella umana, intrisa di separazione. 

Ma quella monadica, ancestrale, in cui conosco, perche ti-conosco. 

Come la fanciulla che governa il leone. 

La Vulnerabilità e la Forza che si riconoscono per appartenenza, in un unico piano energetico, e che quindi possono riconoscere ognuno la verità dell'altro, nonostante le apparenze separatorie. 

Stiamo assistendo a tante mistificazioni, a cui, assistiamo con disincanto, proprio perché non hanno più il potere di incantare. 

Stiamo trovando delle nostre coordinate interiori, che, paradossalmente, esulano da coordinate spazio temporali, e ci danno l'esatta dimensione di ciò che è, e di ciò che non è. 

Gli eventi esterni, circolano su una ruota del tempo che perde potere nel tangibile, perché fa parte di quella reiterazione che nella dimensione della Kaf, serve solo ad attivare la stessa, in una percezione monadica che non ha più separazione, né inizio né fine. 

Di cui già si conosce la risposta. 

Perché è domanda e risposta insieme. 

La dimensione saturnina deve fare ciò che deve. 

Reitera per esperire.

Per conoscere e RI-conoscere. 

E quando riconosci, sei già oltre. 

Sei al centro del Cubo, il simbolo di Saturno.

Il cubo nero, sovrastato dall'Iside velata, perché è il centro, il settimo punto, che va svelato. 

Il Sole Nero. 

Il Sole dietro il Sole. 

Il Sacro Femminino. 

Ciò che Tutto contiene. 

Un Femminino che non necessita di sovrastare il Cubo. 

È serpente. 

Senza inizio né fine. 

Non lo domini. 

Non lo governi. 

Sei il Cubo stesso.

Sei inizio e fine. 

Alfa e Omega. 

Hai già visto. 

Riconosci perché conosci.

Niente ti è nuovo. 

Puoi solo aprire le mani a coppa, e ricevere ciò che ti viene consentito di ricevere. 

La tua Corona, è altrove. 

Inespugnabile. 

Incorruttibile. 

È stirpe. 

È appartenenza.

È Regalità. 

È Regno. 

Io sono il mio Portale. 

Io sono il mio Branco. 


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com 

Nell'immagine, in sovrapposizione, "La Forza"  Matteo Arfanotti Artist

Portale 11/11/2023



venerdì, novembre 03, 2023

💙Stella di David 3/11/2023

 Oggi 3/11/2023, abbiamo una conformazione planetaria un po' particolare. Non scenderò nel dettaglio, perché non è di mia competenza, ma oggi ci sono delle risonanze energetiche abbastanza particolari. 

Partiamo dall'immagine, che come vedete, sembra che tracci una stella di D*avid. 

Abbiamo sei vertici e sei pianeti diversi

Plutone

Marte

Venere

Luna

Urano

Nettuno

I vertici si trovano in segni di acqua e di terra, dimensioni legate al Sacro Femminino. 

Capricorno

Scorpione

Vergine

Cancro

Toro 

Pesci

Una stella di D*avid, che manca, da un lato, della congiunzione tra il vertice tra Urano e Giove, e l'altro pianeta in alto, Plutone.

Infatti, oggi, abbiamo Giove in opposizione.

E, a fare da contraltare a questa opposizione, guardacaso, proprio oggi,  abbiamo che abbiamo invece una congiunzione Luna-Polluce.

Questo è veramente interessante, perché Castore e Polluce, erano proprio i figli di Zeus, di Giove, la cui madre, Leda, era mortale. 

Zeus, con le sembianze di cigno, per sfuggire alla tremenda gelosia della moglie Era,  ma avevo già approfondito anche questo aspetto, in un mio scritto, che potete cercare nel mio blog, altrimenti mi limitano ancora senza ragione, seduce Leda, e nascono, così, da un uovo, i gemelli Castore e Polluce, uno mortale, Castore, l'altro immortale, Polluce. 

Da sempre, i Dioscuri gemelli, sono simbolo della dualità, presenti, a livello mitologico,, in ogni cosmogonia, l'origine del tutto, della stessa umanità. 

Ora, è veramente interessante, che nella disposizione di oggi, ci sia una congiunzione Luna-Polluce, ossia il Femminino, che per antonomasia è legato alla Forma, alla materia, con la dimensione immortale, rappresentata da Polluce, e che, nella conformazione, che dovrebbe unire il vertice Plutone e Urano, ci sia proprio Giove, che pare che impedisca il completamento della configurazione della stella a sei punte, che, nella sua simbologia esoterica, indica proprio un'energia Gemellare, come quella di Castore e Polluce. 

L'aspetto interessante, è che, facendo riferimento al numero 6, che rappresenta la stella a sei punte, lo ritroviamo anche nella sua accezione più negativa, nel sesto girone infernale  Dantesco, in cui dimorano i disgregatori, chiusi, imprigionati nei loro sepolcri, pieni di odio e limitazioni, gli eretici e gli epicurei. 

Tutto l'opposto del Giove solare e in espansione. 

In pratica, qui dimorano, in questa dimora di Plutone, a cui Giove si affianca proprio oggi, tutti i gerarchi che hanno abusato del loro potere. 

E non solo, il discorso sconfina nella parte emozionale, in coloro che, in questa "regione infradimensionale" sommersa, si fanno portavoce di un qualcosa che ostenta Generosità, ma che nella sua Essenza, è profondamente egoico. 

Giove, che, nella sua Essenza monadica di Padre di tutti gli Dei, è l'androgino creatore, il Signore Solare. 

Ma prima di "salire", bisogna scendere. 

Perché ogni "esaltazione" è sempre preceduta da una profonda e terribile umiliazione 

Il toro, visto che Giove, proprio oggi si trova sotto il segno del Toro, a "disturbare", la congiunzione tra il vertice "Plutone-Urano", e impedire che si conformi la stella a sei punte per intero, è l'animale in cui Zeus si trasformò per rapire Europa, la figlia del re fenicio Agenore. 

Sotto forma di toro bianco, la portò a Creta, dove si consumarono le nozze. Da queste furono generati Minosse e Radamanto. 

Minosse divenne, come sappiamo, re di Creta, e chiese aiuto a Nettuno, re del mare, quel Nettuno, che, insieme ad Urano, sulla sinistra in basso, del grafico, formano due dei sei vertici della stella a sei punte, e, che ospitano tra loro, proprio Giove che oggi si trova in opposizione. 

Chiese aiuto per governare Creta, spinto appunto da quel Giove, in caduta, con sete di potere, dei gerarchi che hanno abusato del loro potere, con avidità. 

E, con la stessa avidità e cupidigia, Minosse, si tiene per sé, il toro bianco bellissimo, che Nettuno fece emergere dalle acque, destinato al sacrificio. 

Sacrificio che non avvenne, perché Minosse si tenne, per cupidigia, il toro bianco bellissimo per sé, e ne sacrifico' uno meno bello. 

Allora, Nettuno, irato, fece nascere, dall'unione di Pasifae, moglie di Minosse, con il toro bianco, una creatura mostruosa, il Minotauro, rinchiuso in un labirinto fatto costruire, per volontà di Minosse, da Dedalo, e poi, neutralizzato da Teseo, coadiuvato dalla guida di Arianna, sorella di Minosse. 

Tutto ciò è molto simbolico, se incasellato nell'energia di oggi. 

Oggi che siamo in un giorno di Venerdì, dedicato a Venere, al Sacro Femminino che è in congiunzione, come Luna, con la parte immortale del Gemellare, rappresentata da Polluce. 

Un Femminino labirintico, uter*ino, che è veicolo di riscatto del Minotauro. 


La congiunzione tra i vertici Urano e Nettuno, subisce l'influenza in opposizione, di Giove, che si trova tra i due,  nonostante ci sia anche Nettuno, che offre,  proprio sotto il segno dei Pesci, un'opportunità legata al gemellare, a far emergere il proprio Toro bianco e a riconoscere la sua sacralità, rispetto al Toro nero, oscuro, di cui Giove, in questo caso, per impellenze egoiche, irriflessive, istintuali, limitanti, non solo è Portavoce, ma genera un'opposizione, e soprattutto crea energia negativa per la congiunzione dei vertici Plutone( che è l'Archetipo del distruttore, signore degli Inferi, ma anche delle immense ricchezze sotterranee)- Urano( signore del cielo, dell'elemento Aria, della libertà e intuizione), e impedire che si conformi la stella di D*avid nella sua interezza. 

La Luna, il Femminino, non solo si trova in congiunzione con il suo speculare e complementare immortale Polluce, ma i suoi vertici, sono congiunti, nel formare uno dei due triangoli equilateri della stella a sei punte, a Venere, simbolo del Femminino, e a Nettuno, legato all'elemento acqua, quindi, ancora Sacro Femminino, amplificato, nel suo potere, dalla sua risonanza energetica con il Gemello Immortale Polluce. 

Quindi, il triangolo con il vertice verso il basso, che rappresenta, nella stella a sei punte, il Femminino, è nel pieno del suo potere e potenzialità, manifestandosi anche in giorno dedicato a Venere, e sotto una Luna Calante in Pesci, ancora segno d'acqua. 

È defilata, è silenziosa. 

Conosce il suo potere, anzi, forse, maggiormente amplificato dal Mascolino che non ri-conosce la sacralità del Dono, e che si oppone, non per una congiunzione, ma per governare, per tenere tutto sotto controllo, per restare intrappolato nel suo stesso girone sesto dantesco di chi non sa governare, se non per i propri interessi. 

Si, perché l'amore, la completezza, l'integrazione, non fa mai solamente i propri interessi egoici, mentali, ma anche quello dell'altro, degli altri, della comunità, in scala più grande. 

Ed è proprio in questo contesto, che si vede, che emerge il valore della propria misura.

Oggi, infatti, siamo sotto l'energia dell'Archetipo 12, il Sacro Archetipo Ebraico Lamed, con valore "misura". 

Un Archetipo legato all'Arcano Maggiore XII dell'Appeso, che nella sua fissita', perde tutto. 

Deve perdere tutto, altrimenti non impara. 

È la Grande Opera Alchemica che ripulisce, smantella, scova, disgrega, per dare nuova opportunità di crescita e di affermare e riconoscere il proprio valore e anche quello dell'altro. 

La Stella a 6 punte, la frazione monadica del 12, che ridotto, è 3, la completezza creatrice. 

Il segno sotto il quale il Sole soggiorna, lo Scorpione, ancora segno d'acqua, aiuta a inabissarsi nel proprio labirinto, nel proprio Ade, in quelle acque uterine che ci hanno dato vita, a cui però, rinneghiamo la stessa vita, ponendo dei limiti, non per superarli, ma per restare dei piccoli Minotauri, senza possibilità di emergere come T-Aurus, come portatori Iniziatici dell'Oro, del nostro personale Oro, tesoro e talenti. 

Le energie di oggi, sono davvero molto intense. 

C'è tempesta, fuori e dentro, per portare poi chiarezza, perché, affinché ci sia integrazione, prima si manifesti disgregazione, nella completezza, di Geometria aurea che ci è connaturata. 

L'Appeso non è un eretico, solo perché sta a testa in giù, rispetto agli altri, in una prospettiva diversa, opposta. 

È immobile. 

Per essere trasformazione dinamica, una Nun, quattordicesimo archetipo, simbolo della Vesica Piscis, della completezza, dell'integrazione ( Temperanza, Arcano XIV) , deve morire a sé Stesso , attraverso le proprie Acque Mem, attraverso la Morte (Arcano XIII) e attraverso la Memoria /Mem-oria di sé. 

Di quando era integro, completo. 

Domanda e Risposta al contempo. 

Di quando aveva superato il limite. 

Limite che era esso stesso, in eterna contrazione e quindi, in eterna, irrisolvibile contraddizione. 

Passaggio estremamente interessante. 

Come sempre. 

Con infinita gratitudine. 


Tiziana Fenu 

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Maldalchimia.blogspot.com 

Stella David 3/11/2023





sabato, ottobre 28, 2023

💛Is Animeddasa in Sardegna

 

Radici della  tradizione de " Is Animeddasa" nella cultura Sarda. 

Il 2 novembre  si celebra la giornata di Tutti i morti, che qui in Sardegna assume le caratteristiche di una tradizione che affonda le radici in epoche molto lontane. 
La tradizione de "Is paixeddasa" , de "is animeddas", de "su mortu mortu", de su "prugadoriu" (  dipende dalla zona, qui le chiamiamo " Is paixeddasa") ,  prevede la raccolta di dolcetti, caramelle, melagrane e frutta secca, da parte dei bambini che passano di casa in casa per chiedere queste offerte per le anime del Purgatorio. 
Quell'importante elemento conviviale e di condivisione , come può essere il cibo, che lega il mondo dei vivi con quello dei morti. 
In alcune zone si imbandisce  la tavola proprio tra  il 30 ottobre  e il 2 novembre, di notte, in modo che i morti possano simbolicamente beneficiare ancora di quell'amore che nel mondo dei vivi passa anche attraverso la preparazione del cibo. 
Mondo dei morti, con i quali si deve mantenere un buon rapporto amorevole, deliziandoli con frutta secca dalla lunga conservazione, in particolare , melagrane, oppure noci e castagne, come si faceva un tempo. Soprattutto melagrane, la mia preferita in assoluto, che con i suoi arilli color rubino, ricorda la fertilità della Dea Madre, il san*gue me*struale che si moltiplica in tante gocce simboliche, considerata la frutta  del Sacro Femminino, rappresentata anche nei quadri. 
Pare che all'interno contenga 613 semi, la cui somma totale fa 10 (6 + 1 + 3), il numero della perfezione Divina. Melagrana come simbolo di fertilità e prosperità, oltre che simbolo di vita oltre la morte. La disgregazione in tanti piccoli semi porta altra vita, come lo smembramento del corpo di Osiride in 72 pezzi, che ha portato alla formazione della Spiga, la nuova vita dell'abbondanza. 
Melagrana come simbolo di  gocce di sang*ue mes*truale, che porta vita e amore, tant'è che era il simbolo di  Afrodite, la dea dell'amore. 
Un frutto sacro anche a  Persefone, la dea dell'oltretomba, poiché il sangue, può essere anche sangue di morte. 
Melagrana estremamente usata anche in Sardegna in rituali per la ge*stazione, per la prosperità, con grandi proprietà astringenti ed emostatiche, oltre che  ad essere usata anche per colorare  le fibre. 
Melagrana, che con il suo rosso scuro, è collegata anche al Mosto dell'uva, con il quale si prepara la "saba/sapa", base indispensabile per i tipici dolci sardi per la festività di Tutti i Santi e Tutti i Morti, come il tipico pan'e saba, come le pabassinas, e come is caschettas, e spesso si offriva, specie nella zona del nuorese, sa Pippiedda ‘e tùharu, una bambolina di pasta di semola e zucchero. 
Dolci che simboleggiano un inno alla vita, e che nel contempo onorano la morte, poiché sono collegati al rosso del sangue, come fonte di vita.
Morte e sangue  rigeneratore, rappresentato dalle melagrane e dai dolci di sapa, affinché i morti  possano rigenerarsi simbolicamente nella dimensione del l'aldilà.

L' Halloween americano che conosciamo tutti, non nasce in America, ma ha origini lontanissime che affondano nella terra  irlandese, con la quale la Sardegna ha profondi legami genetici e culturali. 
Halloween in Irlanda corrisponde allo Samhain, il Capodanno celtico, dove Hallow è la parola arcaica che significa "Santo",  quindi Halloween indicava la vigilia di tutti i santi. 
Per i celti il nuovo anno iniziava il primo novembre, quando finiva la stagione calda e si stava maggiormente a casa. 
Infatti Shamuin in in gaelico, significa Summer's end, fine dell'estate. 
In  Irlanda  infatti Samhain, significava festa del sole, in cui la morte era in sintonia con ciò che avveniva in natura, in cui  nella stagione invernale la vita riposa sotto terra, dove riposano i morti. Festeggiavano il 31 ottobre con delle feste con i fuochi sacri nei boschi, a cui partecipavano con delle maschere, lasciando del cibo per i morti fuori dal l'uscio. 
Festa pagane soppiantata dall'avvento del Cristianesimo, il quale  celebra la festa di Ognissanti a Roma, per la prima volta il 13 maggio del 609 d. C., in occasione della consacrazione al Pantheon della Vergine Maria. Festa che poi, da papa Gregorio IV, fu spostata al primo novembre e poi nel X secolo, fu aggiunta la festa di Tutti i Morti il primo novembre. 
Gli immigrati irlandesi in seguito ad una grande carestia a metà del XIX secolo,  trasportarono in America questa tradizione di celebrare i morti, che poi si diffuse tutta l'America sotto il nome di Halloween. 

In Sardegna era  tradizione che la sera di Ognissanti, il primo novembre si accendesse "su lumiu" , composto in modo molto semplice e umile da una striscia di tessuto, una specie di stoppino, imbevuto di olio d'oliva, incastrato in un pezzo di sughero che galleggiava  in un contenitore colmo di acqua, e questo veniva tenuto acceso sino alla notte del 2 novembre. 
Durante la giornata del primo novembre, le campane suonavano "a morto" con un "don" lento, chiamato "s'adoppiu", quello che si usa per i funerali, fino a tarda sera, e i bambini ottenevano di pomeriggio  il permesso di andare a fare is animeddas, di porta in porta, per chiedere un piccolo dono per le anime dei defunti. 

"Seusu beniusu po is animeddasa, mi das fait po praxeri is animeddasa?" 
"siamo venuti per le anime, mi fai un dono, un piacere, per le anime?" 

I bambini venivano congedati  gioiosamente, dopo aver dato loro molti doni di Madre Terra e dolci fatti in casa con la sapa,  o i dolcetti a forma di ossa di morto, e con una frase di rito, dicendo "po s'anima...", " per l' anima...", e nominando i loro defunti. 
E il cibo ricevuto  lo si condivideva in famiglia dopo averlo benedetto con frasi ritualistiche che poi durante la notte veniva offerto anche all'anima dei morti, poiché si riteneva potessero simbolicamente partecipare a questi banchetti benedetti dalla gioia e dall'allegria di un gesto tanto semplice come il condividere il pasto. 
Dentro le tombe si creavano degli spazi appositi per introdurre liquidi e cibo, e in  Sardegna questi conviti funebri si protrassero per un periodo più lungo rispetto alla loro produzione. Infatti si protrassero sino agli inizi del VII secolo d.C. 
Quindi il rito de "is animeddas", o paixeddasa, o mortu mortu, o prugadoriu, e altri nomi, la questua dei bambini di casa in casa, era, ed è diffuso in tutta l'isola, poiché ha un' alto valore sacrale, al di là del giubilo dei bambini per la raccolta. 

Un’altra antica usanza legata al culto dei morti in Sardegna è il rito "de Is Fraccheras" (le fascine).
Viene dato fuoco a delle lunghissime e grosse fascine di asfodelo (pianta considerata dagli antichi Greci legata al Regno dei morti) e gli uomini più forti le portano a spalla correndo per le strade del paese, spargendo le ceneri e cercando di non spegnere le fascine. 
Ciò si ricollega probabilmente alla funzione protettiva e purificatrice delle ceneri e questa sorta di prova di coraggio è propiziatoria della buona sorte.
A Seui, infatti, tra il 30  ottobre e il 2 novembre vi è anche " su prugadoriu", con l'esibizione di maschere locali. 
E, legato alla simbologia della zucca come un cranio, vi era un rito, sia in Sardegna che in Corsica: cioè quello prendere i crani dal cimitero per far piovere,  e il cranio in seguito venne sostituito da una zucca intagliata. Ed è per questo motivo che la zucca, e quindi il culto dei morti, in un certo senso è legato anche al dio Maimone, al dio della pioggia. 

Ma per capire bene la simbologia della tradizione de "is animeddasa ", che io preferisco chiamare "is paixeddasa",( i pani piccoli), visto che dove abito si chiamano così, dobbiamo fare un passo indietro, alla dimensione in cui la morte di un membro della comunità diventa motivo aggregante di partecipazione e di trasmutazione del dolore, attraverso una particolare ritualistica, custodita e officiata dalle donne,  delle, Janas particolari, coloro che avevano "su Donu", il Dono per poterlo fare. 
Coloro che tessevano attraverso il canto in rima, il legame tra il mondo dei vivi e il mondo dei morti. 
Le "attitadoras" 
Legame che vede una continuità attraverso le mani dei bambini, custodi puri, per poi ritornare agli adulti in modo consapevole. 
D'altronde la dimensione  della morte è sempre stata estremamente rispettata in Sardegna.
Ne abbiamo testimonianza  dalla cura che si respira nelle Domus de Janas , nelle Tombe dei Giganti, e in tempi più recenti, alla ritualistica legata al decesso di un familiare o di un conoscente, articolata su un preciso codice ,composto da gesti e  lamenti ripetuti chiamato "Teu",  con protagoniste le donne, che si occupavano della veglia funebre, rito che veniva chiamato  "Sa ria",  con la veglia che era portata avanti dalle "attittadoras", che intonavano lamenti funebri e lodi per il defunto, per enfatizzarne la drammaticità del momento( rito antico diffuso anche in altre civiltà). 

Le "attittadoras" venivano chiamate spesso dagli stessi parenti per cantare le lodi del defunto, e poi venivano ricompensate con beni di prima necessità, con beni prodotti dalla terra. 
Il lamento funebre, "s'attittu",  a volte poteva  virare verso il lamento funebre di vendetta o risentimento, se il defunto era morto per mano di altri, anche solo accidentalmente, e per questo venne scoraggiato e vietato dalla Chiesa ,insieme ad altre pratiche pagane. 

Di particolare importanza in questa ritualità, era la gestualità, l'oscillazione corporea , perfettamente consone alla ritualità sonora legata al suono, al ritmo,  tipica di certe tradizioni sciamaniche che hanno una funzione quasi ipnotica, ripetitiva, simile a quella di certe zone in cui queste antiche tradizioni non hanno perso la loro valenza simbolica , come in ambito arabo-palestinese, o in ambito Africano. 
Ci si provoca metaforicamente, allegoricamente e in modo molto teatrale e scenografico, del dolore con urla,  prendendo a pugni  il petto , oppure  graffiandosi  o strappandosi i capelli, per esorcizzare con il dolore fisico, il dolore dell'anima  per la perdita della persona cara.
Cosi' come e' stato sempre molto diffuso in molte culture di tutto il mondo. 
Tipico di queste veglie era anche la preparazione del pane "po s'anima", per l'anima,  distribuito proprio per la veglia funebre.
Da noi è tradizione "su pan'e saba", come ho già sottolineato, un vero e proprio pane a base di sapa , il mosto d'uva,  uvetta, noci e mandorle. 

"S'attittu" sardo è un gesto di enorme generosità  da parte di queste donne speciali che hanno il "Dono", perche le "attittadoras" danno voce e suono a chi è ammutolito per il dolore. 
Infatti "s'accoramentu" è un dolore senza voce , ed e' quello che colpisce chi viene colpito da un lutto. 
Ed è per questo che la parola "accorau", l'essere accorati nel sentire il dolore,   è così simile alla parola sarda "accorrau"
Cambia solo quella "r" in più. 
"Accorau" indica chiuso nel silenzio. 
"Accorrau"  invece,  con due "r", significa nascosto, chiuso. 
Due termini che si integrano bene a vicenda e che parlano di discrezione e di rispetto. 
E capire cosa si cela nello stato d'animo "de s'accorrongiu", nella dimensione del dolore, per la perdita di un  caro, significava capire anche il metalinguaggio delle parole Sarde, dove le donne in lutto sono "accorradasa", nascoste ,dietro su "muccadori nieddu", il fazzoletto nero  delle vedove, chiamato "cuccuddada",  dentro il quale  respirano con il poco respiro che è loro rimasto per il tanto dolore, con su Muccadori tirato su , fin sopra il naso, quasi a volersi isolare e nascondersi dal resto del mondo. 

Il nome "attittadoras" deriva dal verbo "attittai", che  ha due significati, in sardo. 
Infatti "atttitai" significa sia "attizzare il fuoco" , ma anche "allattare". 
Derivano infatti, entrambi  i significati,  da "titta", il se*no,  la tet*ta.
E in questa doppia valenza semantica,  queste donne sarde , "is attittadoras", così come hanno allattato il bambino, così si prendono cura del fuoco della memoria, per mantenere in vita il ricordo del defunto, alimentando quel fuoco che ancora brucia tra i vivi che lo stanno piangendo. Alimentando il ricordo attraverso il canto  in rima che ne esalta il ricordo. 
"Attittadoras"  che si prendono cura dei vivi, dei bambini , allattandoli, e che si prendono cura dei morti, attizzando  ancora il fuoco in modo che loro ricordo non si dispera. 
"Is attittadoras" sono come i "cantadores", quelli dei "muttetus" che cantano in  rima  improvvisata, e così fanno queste donne sacre in assoluta parità, tra maschile e femminile( tutta la cultura e civiltà sarda, come ho scritto molte volte, gravita intorno a questa costante ricerca di equilibrio tra le polarità opposte, è il suo segno distintivo) depositarie del fuoco sacro del ricordo del de*funto, mentre i cantadores sono i depositari della memoria del collettivo, della comunità in cui sono inseriti. 
Entrambi, sia  Attittadoras che Cantadores, hanno estrema bravura nel trovare la rima nel  canto, nel muttetto, perché cantano con il cuore , entrano dentro la situazione. 

Su muttettu" sardo che prevede tutta una serie di " torradas", che corrispondono alle rime, sempre presenti nel "muttetto", anche se modulate in diversi modi ( vedi link Su Pranu Mutteddu https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/pranu-mutteddu.html?m=0)

Ma cosa è una rima, se non la ripetizione della stessa desinenza di due parole? 

Su Muttettu è una duplicazione cellulare in forma linguistica.

Una mitosi
Mito
Mitosi
Il mito non è mai stato separato dalla storia.
È l'umano che si duplica attraverso la divinità, per trovare se stesso.
Nella duplicazione si riconosce.
Riconosce la divinità che è in sé, e attraverso essa, esplica la sua continuazione, inglobandola in quel contesto di "storia dell'umanità", che porta in sé memorie animiche, genetiche e cellulari.
Perpetuando la mitosi, la duplicazione nei "muttetti", perpetua l'identità della "sua gente.
Cantano in un modo che viene dal cuore, e danno una nuova valenza al termine "accorau", gli danno un termine positivo, danno voce ad un cuore che è muto dal dolore, che è "accorrau" nel silenzio della perdita. 
Questo è un passaggio, a livello sociale e antropologico, estremamente importante, poiché si fa alleanza e comunità anche nel dolore, e le "attittadoras "si fanno carico del dolore di altre donne, pur di garantire un costante equilibrio della comunità, la continuità generativa, anche difronte a donne che non vogliono più vivere, annichilite da tanto dolore. 
Le attitadoras sono Maestre, sono Janas che curano, sanno alchemizzare.

Sanno portare dentro il dolore, lo trasformano in qualcosa di bello e lo lo restituiscono in canto, in rima , cullando dolcemente il dolore di queste  donne disperate e senza voce, tra le loro braccia, tra le loro parole e canti in versi, in quel gesto de "s'anninnai", del condurre alla nanna il piccolo che piange, attraverso filastrocche in rima, ritmate e accompagnate dalla stessa gestualità oscillante del corpo, del busto, avanti indietro, che concilia uno stato ipnotico lenitivo e rassicurante, terapeutico. 
Che assicura la connessione in un'altra dimensione, dove il dolore si ammortizza. 
Ancora una volta , ci troviamo difronte a donne sciamaniche, che operano in sinergia con gestualità, voce, suoni, cadenze ritmate, come le loro controparti maschili, e che conoscono bene la potenza di stati ipnotici alterati a fini terapeutici , alchemizzanti. 
Le Bithie dalle doppie pupille. 
Il lamento funebre  degli antichi rituali funebri è sempre esistito,, nelle società primitive, dove si fanno gesti,  dei canti , seguendo una certa modularità espressiva , e contemporaneamente, intimamente coinvolti nel dolore dell'altro, dove tutti gli elementi, gestualità, ritmica, canto, improvvisazione, agiscono in sinergia. .
E anche in questo campo bisogna parlare di Dono. Di empatia, detto in termini sociologici.
Ma "su Donu" è un qualcosa che va molto oltre questo, perché nel canto funebre improvvisato, non vi è un godimento estetico, ma una sorta di talento sciamanico nell'entrare in uno stato di percezione alterata che colga il dolore dell'altro. 
Notavo adesso, mentre scrivevo, che tra percezione e perfezione , passa la diversità di una sola lettera, la "c/f". 
Perché percepire, accogliere , prendere "tramite", ci avvicina alla perfezione. Noi umani siamo tramite per il divino, per il mondo ultraterreno, che ci avvicina alla perfezione. 
Il lamento funebre e' un momento catartico per tutta la comunità, per lenire un dolore che altrimenti sarebbe insopportabile
È una tradizione della Sardegna che è stata anche in ambito  celtico, con tutta una  ritualistica che prevedeva la vestizione del cadavere da parte di una sola donna , che aveva la funzione archetipale della Grande Madre  preindoeuropea, di colei che da la  vita  e da la morte , operatrice di trasformazione e di passaggio. Ritualistica celtica, che  prevedeva  dei canti rimati funebri, e da parte degli uomini, festeggiamenti con cibo, wh*isky e tabac*co, il quale veniva insufflato in segno di rispetto sul defunto , come se fosse dell'acqua benedetta necessaria per il traghettamento nell'altra dimensione. 

Anche in Irlanda , vi era in abito celtico, la lamentazione funebre ritualizzata, recitata da una o più donne, che venivano poi ricompensate, e che veniva fatta per lo più in gaelico , incomprensibile ad orecchio inglese, che rendeva libera l'espressione del dolore, della rabbia, della ribellione , che portava la luce la "verità di un uomo". 
Agli  uomini era riservata l'organizzazione dei "giochi" funebri più leggeri , l'intrattenimento insomma,  come anche il raccontare delle storie che non riguardassero nello specifico la vita del def*unto. 

Invece in Sardegna si sviluppa proprio uno stretto legame tra narrazione in versi da parte de "is attittoras" e il de*funto.
Poiché le attittoras hanno bisogno del defunto , come "s'anninnora " ( la ninnananna) ha bisogno del bambino.
Si crea un legame sacro tra attittoras e defunto, perché si cerca di essere le portavoci di tutto ciò che ha vissuto ed è stato, fin da piccolissimo. 
E questo implica assoluta sacralità e un' immergersi totalmente in quella che è stata la dimensione terrena del defunto, anche se non lo si conosceva bene, ed è per questo che le attitadoras hanno il Dono di vedere oltre, di intuire come fosse il defunto in vita. 
Bisogna cantare in rima, e non basta il "saper piangere" bene, ma bisogna anche avere maestria nel trovare le parole giuste e non cadere nel ridicolo, cantando cose non veritiere. 
Le attittadoras ancora praticavano fino agli anni '70 /'80. Avere contatto con la dimensione "altra" sentendo l'anima che ha lasciato questa terra, non è da tutti, ed ecco perché il canto fu*nebre ha un alto valore  attivo, terapeutico  e simbolico. 
Si deve essere Janas, per poter essere attitadoras. 
Bisogna essere delle "jannas", delle porte, dei portali, degli anelli di congiunzione tra il mondo dei vivi e quello dei morti. 
Per questi motivo le Domus de Janas sono orientate ai solstizi.
Perché metaforicamente simboleggiano i portali tra le due dimensioni estreme della luce e della tenebra, del mondo dei vivi e del mondo dei morti
Spesso questi canti funebri venivano annotati a mano dalle stesse attitadoras, come un archivio di suoni, di parole, di grafemi particolarizzati per ogni occasione. 
Gli uomini non potevano partecipare al canto, e anzi stavano in stanze diverse rispetto alle donne. 
Le donne si rivolgevano al defunto con un "coru meu" (cuore mio), a prescindere dalla relazione che avevano con esso. 
Erano donne particolari, le attitadoras,  che mettevano a servizio della comunità non solo le  loro loro doti canore, ma anche i loro talenti in altri contesti, come la preparazione del pane, dei dolci del vino, oltre che Doni sciamanici.
Donne capaci, talentuose, che spesso si tramandavano l'essere attittadora, di madre in figlia.
Era un momento di intensa partecipazione comunitaria, a cui assistevano anche i bambini, abituati sin da piccoli ad avere estremo rispetto per il trapasso, per il dolore, per il lutto, per i defunti, onorati attraverso la celebrazione de "is animeddasa"
Una vocazione, una passione, di cui facevano parte anche le "accabadoras", coloro che si occupavano di  "finire"  il moribondo, di fargli finire dignitosamente il ciclo di vita.
Gli "attitos", questi canti in versi, erano sacri e benvoluti, e nessuno li ostacolava, poiché erano molto musicali e ritmici, quasi delle filastrocche gradevoli nell'ascolto, musicalmente e ritmicamente parlando, e quel in questo ricordano molto le ninne nanne che si usavano per calmare il dolore dei piccoli, per accompagnarli nel sonno. 
Ecco perché la parola attitadoras rimanda alla parola "Titta" dell'allattare. 

Ecco perché la parola attitadoras rimanda alla parola "Titta" dell'alla'ttare. 

Il calore "de Sa Titta", contrapposto alla sensazione di freddo, che si usa, qui in Sardegna, esprimere con l'esclamazione "tittía", con l'accento sulla seconda "i", tipico del mondo dei non vivi, che richiama al freddo ancestrale, glaciale, della mor'te. 

Ecco perché la tradizione di ricordare a onorare i morti, passa anche e sopratutto attraverso i bambini, attraverso la tradizione "de is animeddas" o " paixeddasa" ( i pani piccolini)  in onore dei morti. 
Perché i bambini rappresentano la luce, rispetto alle tenebre del mondo dei morti, e solo loro possono trovare con esso, quel punto di equilibrio giocoso e puro, che sia di canale e comunicazione con loro, intagliandosi  e svuotandosi da soli le zucche, anticamente, per portarle in giro per la "questua" , e riempirle di delizie per loro e per i morti, in condivisione. 
Sapendo che in  esse,  svuotate, dimoravano le anime dei morti, e infatti le zucche svuotate e intagliate  erano chiamate, e ancora oggi, specie nella zona della Barbagia," sa crucuriga a forma conch'e mortu", la "zucca  a forma di testa di morto". 
La zucca come simbolo di trasformazione e rinascita, come la zucca trasformata in cocchio d'oro nella favola di Cenerentola, dove i semi della zucca, sono un simbolo di resurrezione, cioè di passaggio dalla luna nera  alla luna piena, e tracciano il sentiero che, dagli inferi bui del periodo gelido, conduce al cielo luminoso della primavera e dell' estate, con il suo giallo oro che ricorda il sole.
Nell’antica Grecia era adorata una divinità delle zucche,  chiamata Kolokasia Athenai, quindi con  riferimento non solo alla dea Atena, ma anche alla Luna e agli influssi che essa esercita sui cicli di produzione della Terra. 
Non è dunque casuale lo stretto legame tra questo frutto mitico e la Grande Madre Terra, archetipo per eccellenza, dispensatrice di cibo e, in quanto tale, simbolo di abbondanza, di fertilità e di ricchezza.

La parola sarda" scroccorigau", derivante dal nome "croccoriga/croccorighedda" (zucca/zucchina), è una parola che indica una bocciatura a scuola, o più in generale, ad un esame.

Questo termine, legato alla zucca, lo lega concettualmente al fatto che la zucca abbia sostituito il cranio vuoto per assicurare fertilità e produttività nei campi.
Quindi "scroccorigau", rimanda metaforicamente al concetto dell'essere stati improduttivi e non fertili, come una zucca vuota, inutile.
Come un teschio senza più cervello.
È abituale anche il modo di dire, in italiano, "zuccone/a" per chi non eccelle in scaltrezza o viene bocciato agli esami.
Modi di dire, che  risalgono a questo antico rito sardo della "croccoriga", della zucca, intesa come un teschio "senza cervello".
Le" animeddasa", quindi, sono le zucche svuotate, le rappresentanti, in piccolo, delle anime dei morti. 
Le zucche che poi, di sera, venivano tenute accese, con dei lumicini dentro, per sentire la presenza dei defunti, ancora con loro. 
Per giocare e ridere con loro, come quando si improvvisano tra gli adulti, anche loro, attittadores, e inscenano poi con il gioco, anche tra di loro, le morti finte. 
Perché i bambini attraverso il gioco imparano a gestire bene le cose dei grandi. 
Imparano la vita stessa, il dolore, così come le gioie.
Imparano sin da piccoli a imitare anche le attività delle attitadoras, perché il  loro canto non è dissimile da  "su nannai", dalle ninnenanne, dal cantare una filastrocca per addormentare i bambini, dal  cullare amorevolmente. 

Ecco perché per capire bene la valenza simbolica, antropologica e sociale della tradizione "de is animeddasa",  bisogna  affondare la ricerca dal punto in cui parte la ritualistica del rispetto dei morti e della morte. 
Rispetto che è sempre stato presente nella cultura e Civiltà Sarda, e che ha la sua massima espressione proprio unendo e coinvolgendo in questo rispetto anche quelli che saranno gli adulti del domani, proprio i bambini, con la loro purezza e allegria. 
Non capiscono bene perché stanno assistendo al rito funebre, ma lo capiscono con il tempo, perché ne assimilano il valore simbolico.  Si impara e si ascolta, e si impara a gestire un avvenimento importante come la morte, e onorarla con rispetto. 
Le risate irriverenti, il dolore,  come il "witz ebraico" , quel moto di umorismo sottile, intelligente e acuto, che nasce nei campi di concentramento, la più alta forma di ironia che nasce dal dolore. 
Si  demonizza  il dolore con una risata pura, come quella dei bambini, e in questa congiunzione  tra il mondo dei vivi e quello dei morti, non può che essere rappresentata dalla purezza dei bambini, che passano di casa in casa a chiedere "is paixeddasa" per l'anima dei morti. 
I bambini sanno intercedere con i morti, allo stesso modo in cui le attitadoras intercedono con loro, per  lenire il dolore dei loro cari. 
Attraverso il canto delle attitadoras  si sta in sospensione tra la vita e la morte. 
Attraverso la risata pura e spontanea dei bambini, che è fautrice di vita, si  è facilitati ad entrare in contatto con il mondo dei morti e si accompagna il defunto in allegria. 
Per questo motivo, spesso  durante "is attitos", arrivava una figura femminile chiamata "sa buffona", che sdrammatizzava nei momenti di forte tensione emotiva. 
È quella tensione erotica, da "eros/amore/" vita, di cui è impregnata la nostra Antica Civiltà Sarda
Unione degli Opposti.
Creazione.
Vita.
Onorare la vita così come la morte.
Perche la morte non esiste.
È solo un passaggio nell'altra dimensione.
Bisogna onorarla, ma anche esorcizzarla, e il "riso sardonico" rappresenta metaforicamente questo sberleffo alla morte,, che non è niente altro che un portale per la vita vera, come manifesta la nostra Antica Maschera ghignante di San Sperate ( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/la-maschera-dellaldebaran-solare-di-san.html?m=0)
"Gli Dei nacquero da una risata".
Come le risate dei bambini, quando scampanellano da un'abitazione all'altra, per celebrare i morti, il 2 novembre, tra risate e Doni, chiedendo "is paixeddasa".
Ancora una volta la civiltà della Sardegna si dispiega attraverso questi viaggi che mi prendono nell'intimità di  certe tradizioni che finora avevo vissuto e osservato con occhio fisico,  e si rivelano sotto un sentire diverso, accorato, che viene dal cuore. 
Come se, giunti a questo punto del  percorso, fosse necessario percepire in modo diverso e maggiormente consapevole, ciò di cui siamo stati testimoni. 
Tutto questo mi fa capire come davvero i nostri antichi sardi erano dei Viaggiatori multidimensionale, in bilico  in equilibrio tra gli opposti, tra la vita e la morte, e come costantemente applicassero questa abilità  energetica, ogni giorno, fin da piccoli. 
Un'educazione verso la vita, e verso la morte.
Morte, che è sempre stata loro alleata, perché è semplicemente un'altra dimensione, che si può affrontare  anche ridendo di qualche attitos azzardato, a doppio senso, e gioendo delle risate dei bambini, limpida e cristallina come l'acqua delle Sorgenti sarde. 
Una risata destrutturante, rivitalizzante, quella bambini mentre si rincorrono di casa, o mentre imbandiscono la tavola anche per loro, per la notte che verrà, e che culla nel suo ventre, le Anime dei morti. 
Una risata che è simbolo della continuità della vita, attraverso la memoria, depositata tra le loro calde manine mentre accolgono i Doni per i morti, che non sono morti, ma che semplicemente riposano altrove. 

Tiziana Fenu
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Is Animeddasa in Sardegna