[...] Su Bundu, comunque sia, si configura come una delle maschere più arcaiche e semanticamente stratificate del patrimonio etnografico sardo. Originaria di Orani (NU). la sua iconografia è immediatamente riconoscibile.
[...] L'elemento performativo centrale è il rito della semina.
"Sos Bundos" mimano l'atto del seminare con gran vociare, emulando il rumore del vento, elemento a cui la maschera è primordialmente associata.
Essi stessi, in una fusione antropo-bovina (uomo e bestia), diventano metafora del seme gettato nel solco.
Questa dualità è essenziale e ricca di simbolismo.
Il seme/vento può essere portatore di fecondità o di distruzione, di caos primigenio o di abbondanza ordinata.
[...] L'oggetto rituale tipico della maschera de Su Bundu è "su trivutzu", un tridente in legno di olivastro, che non è un semplice attributo.
Simbolicamente, le sue tre punte rimandano alle tre forze creatrici universali (Sole-Luna-Fuoco), mentre il materiale, l'olivastro sacro, sottolinea la natura sacrale del gesto di dominare il fuoco (dei falò di Sant'Antonio) e, per traslato, le passioni animali interiori.
[...] Su Bundu rappresenta l'archetipo del Vento Creatore.
Nella interessante correlazione tra il Bundu Sardo, Zefiro e Flora nell'Antica Roma, vediamo che la sua associazione primaria con il vento non è meramente naturale, ma divina.
Nell'immaginario religioso romano, il parallelo più stringente con Zefiro, il vento dell'ovest, dolce e portatore di primavera, e sua moglie Flora, dea della fioritura, dei boccioli e della gioventù, permette di istituire un solido parallelo con la tradizione romana, e di approfondirlo ulteriormente, poiché si tratta di due dimensioni dialetticamente speculari.
I Ludi Florales (28 aprile - 3 maggio), dedicati a Flora, erano la controparte primaverile delle Tesmoforie autunnali di Demetra. Entrambi i cicli festivi regolavano il calendario agricolo e il ritmo vitale della comunità, celebrando il risveglio e il riposo della terra.
In questa dimensione, ritroviamo la simbologia del seme e della risata, simbologie tipiche del nostro Carrasegare sardo.
Flora, come su Bundu, presiedeva alla germinazione dei semi.
I Floralia erano noti per la loro licenziosità, per rappresentazioni teatrali e per il gesto dell'anasyrma (il sollevamento rituale delle vesti da parte delle donne).
Questo gesto, di potente valenza apotropaica e fecondante, trova un archetipo precedente nella figura della dea Baubo, che con una risata oscena e liberatoria risollevò Demetra dal lutto per Persefone. Il riso (inteso sia come atto che, semanticamente, come cereale gettato durante i riti nuziali romani, da cui forse l'uso del riso oggi) diviene così, sia in Sardegna che a Roma, un veicolo magico-rituale per scacciare la sterilità e propiziare l'abbondanza.
Il "riso sardonico" della maschera ghignante di San Sperate e la risata di Baubo/Flora appartengono a questa stessa sfera simbolica di sfida alla morte e affermazione di vita rigenerata[...]
Tiziana Fenu
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