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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

domenica, dicembre 27, 2020

💛 L' agrifoglio, il "colostru" sardo.

 L' agrifoglio, il "colostru" sardo. 


Pochi sanno che il Natale non è una festa cristiana, e che le sue origini sono di molto precedenti alla nascita di Gesù

Ma questo l'ho già sottolineato parlandovi dello Yule, del solstizio d'inverno del 21 dicembre, quando il Sole raggiunge il punto più basso nel cielo, poi inverte la rotta, e torna a salire, rinasce

Era questo, ciò che si celebrava anticamente


Era il culto del 'Sol Invictus", della nascita del Sole Bambino


Un Sol Invictus celebrato anche negli antichi santuari orientali, dove si celebrava una vera e propria natività di un Sole nato da una Vergine, con un Padre Cosmico creatore

Questo lo abbiamo visto anche  in quella rappresentazione triadica custodita da due cerchi, quella della quale vi ho parlato nel mio ultimo post sulla Domus de Janas Mesu e' Montes  di Ossi( Ss) 


Ma la mia attenzione, oggi, si vuole soffermare su quella Y dello Yule, del Bambino Solare nascente, che in Sardegna, acquisisce la valenza di Suprema Divinità solare, intesa come Padre Solare.

Una Y che è la chiave di lettura di tutta la simbologia di tutta la nostra civiltà,, secondo me, in quanto la ritroviamo, come schema triadico creativo e simbolico, anche in alcuni aspetti che finora, non avevo preso in considerazione, e che ora vi illustrero'


Quindi abbiamo, come già visto altre volte

-Y come simbologia e schema del fiore della vita creativo, del trilobato (vedi nuraghe Santu Antine, e Nuraghe Losa, per esempio)


-Y come schematizzazione della protome taurina/uterina, come presenti nelle Domus e planimetria delle Domus de Janas


-Y  come Yule, natività di un Sole Bambino cosmico, nato da una trinità cosmica creativa


-Y come il Triskel, celtico, le tre spirali delle forze dell'universo, Aria, Terra e Acqua, e il Fuoco al centro, nato dall'energia di queste tre forze


-Tre come le fasi solari, le tre età dell'uomo, i cicli del tempo, della vita umana.. Ecc.. 


Se pensiamo che è stato stabilito scientificamente che il DNA delle antenate celtiche, quindi si parla di ambito addirittura Pre-celtico, è totalmente sardo, viene facile capire, come anche da tutti gli approfondimenti da parte di storici e studiosi, riguardo i Tuatha De Danann, gli Dei Luminosi d'Irlanda, la sovrapposizione, di queste genie, nostra e loro, e quindi anche la corrispondenza in moltissime simbologie


Ma la Y, mi colpisce anche per un'altra cosa oggi, che contribuisce a creare un'altro tassello che si incastra benissimo con i precedenti

La Y è anche lo schema della struttura dell' agrifoglio, simbolo per eccellenza, del Natale, e presente anche in Sardegna

Quando ho letto il nome della sua trasposizione in lingua sarda, non potevo credere ai miei occhi


In sardo, l' agrifoglio si chiama "colostru", (.. Agrivoddu, alasiu, arangiu furisteni, golostru, lau spinosu.. Basta cercare nel sito ufficiale "Sardegnaflora", e cercare agrifoglio), ed è lo stesso nome con il quale si chiama anche il colostro, la sostanza preziosissima prodotta dalla ghiandola mammaria, nelle prime 12/24 ore dopo il parto, che ha una funzione immunitaria importantissima

Mi sono chiesta perché chiamare l'agrifoglio, con questo nome, che senso aveva, e soprattutto che legame ha con il colostro

Poi ho capito che non è tanto la pianta in sé, a portare in grembo questo significato così importante, ma proprio la sua struttura ad Y, che nella civiltà Sarda è così prepotentemente presente, come simbolo di regalità solare, di potenza, di immunità, anche, come il colostro, visto che si parla di regalità, di figli di un Dio solare, taurino e uterino insieme


-Agrifoglio

-Toro

-Utero

-Nuraghe trilobato

-Tombe dei Giganti

-Struttura uterina interno delle Domus


Tutte queste cose, hanno una struttura ad Y, e tutte queste cose rimandano ad un unico concetto : natività regale

Talmente forte, questo concetto di regalità nella natività, che la stessa Y, di per sé, nella traduzione sanscrito-inglese (e sappiamo bene, e visto più volte, come il sanscrito, così come la spiritualità indù, abbia cose in comune con la civiltà e lingua sarda), significa "corona e ricchezza"


In celtico, la Y, rappresenta la nascita, il roveto ardente di Mosè (il rovo sul monte di Dio, il monte Oreb, che brucia, ma non si consuma, quando Dio ordina a Mosè di portare fuori gli Israeliti dall'Egitto. O forse erano gli antichi Shardana, visto che una tribù dei Dan, era proprio attivamente presente per la protezione di Mosè, durante l'attraversamento del deserto)


-La Y come la pietra filosofale, la pietra della creazione

-Unione dei complementari

-La Kundalini con le sue due Nadi, la completezza


Ma la Y ha anche un corrispondente numerico 700, che la associa alla lettera Tau, il ventiduesimo e ultimo, archetipo ebraico, che non sto qui a spiegare, ma dico solo che indica la completezza avvenuta, dell' opera divina

Ricordo solo che la Y/Tau, viene ripresa in ambito cristiano, come ho già scritto nel mio post sullo Yule, come simbologia della croce della crocifissione, ma che, inizialmente, in tutto l'ambito egizio, siriano e mediorientale, rappresentava il Tau/Y degli Iniziati ai Sacri Misteri, nei quali venivano adagiati su queste "croci", per ricevere l'iniziazione, in un luogo al buio, e vi restavano per tre giorni, fino a quando, il terzo giorno, venivano esposti ad un raggio di sole in corridoio, sul viso, ad abdicare che l'iniziazione alla saggezza e consapevolezza solare, era avvenuta


Pratica che sembrerebbe proprio come quella delle Tombe dei Giganti, dove avvenivano i riti di incubatio e di guarigione 


Y/Tau che poi è diventata il simbolo di San Francesco e dei Cavalieri del Sacro Graal, i Templari


Infatti la Y, il Decimo archetipo ebraico Yod, la prima lettera del tetragramma divino Yhwh, che ritroviamo, come spiegato tante volte dal prof. Sanna, anche nella nostra scrittura Sarda, come "yh", come "padre solare", oltre che significare il 10 (una stanghetta e un cerchio, perfezione divina di maschile e femminile), rappresenta il primo grado di livello di iniziazione, il passaggio dal dualismo all'unità e la rinascita, poiché indica anche l'autorità divina, Regale, del Semidio, del "sacerdote/sciamano"


Infatti secondo un metodo di studio e di decodifica numerica detta "gematria inversa" con metodo J. King, alla Y corrisponde il 12, che ridotto teosoficamente diventa 3(1+2),e sappiamo bene, quanto nella civiltà sarda, il tre e multipli, siano sempre presenti, soprattutto il numero 12, tanto da essere chiamato" su Santu Doxi", numero estremamente simbolico


Ma un altro passaggio importante, per capire il collegamento tra "agrifoglio e la sua traduzione in sardo in  colostru", inteso come nutrimento immunitario, è il fatto che la struttura ad Y dell'agrifoglio, è la stessa di un'altra struttura ad Y, che, ancora una volta, nel suo giro, approda alla Sardegna


La struttura ad Y nelle rune celtiche(.. e mai dimenticare che parlare di celti, é parlare anche di Antichi Sardi) rappresenta la Runa Algiz, che viene chiamata "orma del Cigno"

Infatti in antico germanico, alkaz, significa "cigno"

Così come è presente, nella mitologia indù, ed è chiamato Ham-sa, ed è calvacato da Brahma, e rappresenta, nella sua forma più alta e mistica, l' unione di Shiva e Parvati, la sua Sposa, che si uniscono fino a raggiungere un livello superiore di consapevolezza, in unione mistica tra principio maschile e femminile, tra Shiva e Shakti, la sua sposa D' Anima


E proprio il Cigno, abbiamo visto, come sia strettamente legato, come disposizione "triangolare/ad Y" stellare, e come fonetica, al "Cygnus" "cunnus" (in latino), che riproduce il Sacro Graal uterino, nutrimento immunitario, poiché indica la Croce del Nord, la stella Polare, che porta alla salvezza, alla protezione e alla sicurezza

La purezza del cuore. Come ha ben descritto  Julianus Deiulio, autore del  "Polaris Mundi", dove nel Cristo "Salvador Mundi" di Leonardo da Vinci, vi è, in forma criptata il messaggio del "Signo/Cygnus/cunnus", e quindi "cono/cunnus/cunno/Graal", per il quale, il Cristo, con la posizione delle braccia, forma proprio una Y dilatata

"Analizziamo ora l’aspetto stellare della croce di sant’Andrea. Esiste un asterismo particolarmente visibile, soprattutto nel cielo estivo, da cui prende il nome uno dei bracci spiraliformi della nostra galassia. Si tratta della costellazione del Cygnus, il Cigno, situata nel mezzo della Via Lattea e la cui forma ricorda una croce. Immenso e regale sembra volare nella notte, con le ali aperte. La sua particolare conformazione coincide sorprendentemente, al punto da risultare sovrapponibile, con la sagoma della croce di sant’Andrea del dipinto. Di queste geometrie parleremo però a breve. Meglio proseguire ricordando che il maestoso cigno, simbolo di sublime eleganza, è da sempre rivestito di un’aura di sacralità. Lo stesso Leonardo lo rappresentò spesso nelle sue opere, di cui forse la più famosa è la Leda. Il mito narra che Zeus, per sedurla, si tramutò nel candido volatile e dalla loro unione, come già detto, nacquero i Dioscuri. I quali, non a caso, risultano collocati nel dipinto proprio sulla croce-volante. E poi che, secondo Tolomeo, le stelle della costellazione avrebbero la stessa influenza di Venere e Mercurio, ovvero la bellezza e il dinamismo, sintetizzandone al massimo le caratteristiche. Termini che calzano a pennello col Cygnus. Giungiamo così al simbolismo macrocosmico. L’asterismo del Cigno è talmente simile all’insegna cristiana da essere denominato anche “Croce del Nord”. 


-Quindi, il Cigno rappresentato da una Runa Algiz che è a forma di Y triadica

Cigno che era animale Sacro alle Walkyrie, le Donne Sacerdotesse, come le Janas


Cigni, che sono in stretta correlazione con i Tuatha De Danaan, (e ritorniamo agli Shar-Dan, agli Antichi Sardi), simbolo di saggezza, purezza, Fedeltà 

Legato ai tre elementi dell'acqua( dove nuota), dell'aria (dove vola) e alla terra(dove si posa) 

Ma, cigno, che rappresenta soprattutto il Fuoco del Sole, da cui trae il suo potere per padroneggiare gli altri tre elementi, che entrano in comunicazione tramite esso


-Il Cigno "Fuoco/Nur"


Il Nur di Nuraghe, che è Cigno/Cono/Cunnus, utero, Fuoco

Perché, come ho già spiegato in un mio precedente post, è il Fuoco/Athanor femminile, che consente la creazione, come un calderone 


Il Cigno simbolo del Santo Graal, del Sacro Femminino, e della sua cavalleria mistica di protezione della Rosà Mistica, incarnata poi, nell'Avatar della Maria Maddalena, come altre prima di lei, Iside, e tutte le Dee Madri a partire dal Paleolitico , I Templari, con la T del Tau, che è un adattamento della Y iniziale, come simbolo degli Iniziati, e della coppa della Conoscenza, del Sacro Graal, di cui il Femminino, il Cygnus/Cunnus, è depositario 

Perché nel suo ventre, custodisce il trilobato, il seme creativo della vita


Ed ecco perché, L'agrifoglio, viene chiamato,, in lingua sarda, "colostru" 

Perché la sua disposizione ad Y, con le Bacche rosse del fertile sangue mestruale al centro, rappresenta il nutrimento immunitario, che protegge. Quasi un'investitura Regale,, così come rappresenta la Y nella scrittura. 


-Un'appartenenza alla divinità solare, che è Padre e Madre insieme 

-E insieme, immunizzano, come il colostro materno, da contaminazioni

-Un simbolo elitario di appartenenza

-Di immunità permanente, quella della Y


Perché non solo è Padre solare, ma anche Sacro Graal, Cigno/cunnus, Sacra Madre Lunare

Chi più, dei propri genitori energetici, Cosmici, può offrire immunità?

Dall'agrifoglio in senso stretto, non se ne ricava niente. È pure tossico


Ma visto in questo senso, come un seme della vita, un trilobato Y,  grembo,  l'agrifoglio/colostru, acquista tutto il senso del mondo, anche e soprattutto, come colostro simbolico

Agrifoglio sacro, usato per i Solstizi Saturnali

Simbolo del Natale

Ma anche l'albero, con la sua tipica conformazione a cono...come un nuraghe..

Gli Antichi Sardi, continuano sempre a stupirmi. E chissà, quanto ancora da scoprire, tra le pieghe di ciò che ci sembra banale e scontato


Tiziana Fenu


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L' agrifoglio, il "colostru" sardo.





















💛I menhir sono grandi pietre fissate verticalmente(prof. Montalbano)

 Bellissima spiegazione.. 


I menhir sono grandi pietre fissate verticalmente nel ventre di Madre Terra e associate a luoghi sacri. A volte raggruppati, altre volte allineati e orientati a segnare solstizi o equinozi. Il menhir singolo, scrive Pierpaolo Secci, è come il fusto di un albero che individua un punto, e la sua chioma diventa la volta celeste. Pur avendo una connotazione bidimensionale, ha un rimando che coinvolge tutto il suo intorno a 360° tra terra e cielo. I suoi effetti di luce e ombra, si aggiungono all'effetto sonoro quando viene colpito dal vento. Il menhir ha una voce, sonora o simbolica, e ci comunica che nella nostra presenza siamo parte del cosmo. Queste pietre sono testimoni dell'antropizzazione del territorio. L'uomo, nel rispetto delle sue divinità, prende possesso di un'area e la segna con un totem infisso in un luogo di incontro o lungo un percorso, in stretto riferimento alle prime attività di pascolo e transumanza. Con l'età del rame, con la tecnica scultorea, l'uomo inizia a segnare sui menhir i tratti stilizzati del corpo umano, richiamando ora il viso, ora i seni della dea madre, ora lo scettro del re guerriero, ora il simbolo funereo della morte. Le pietre infisse diventano statue, con caratteri che rievocano un eroe o una divinità.


Prof. Pierluigi Montalbano, archeologo, docente, ricercatore, autore, importantissimo punto di riferimento per lo studio della Civiltà Sarda


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I menhir sono grandi pietre fissate verticalmente(prof. Montalbano)







💛 E' SEMPRE IL TORO QUELLO CHE CONTA.(prof. Sanna)

 E' SEMPRE IL TORO QUELLO CHE CONTA. SEMPRE IL FALLO DELLA LUCE.


Non mi vogliono credere, ma è così. Epigrafia, linguistica, archeologia e 'religio' lo attestano senza ombra di dubbio. L'ossessione degli scribi nuragici era sempre quella di rispettare il principio primo di tutte le cose ovvero l'ente creatore del mondo, il padre ('aba) del tutto. Alcuni popoli usarono per iperbole il leone alato come simbolo di forza celeste, altri invece, forse i più, il 'toro straordinario'. Il famoso bue Api degli egiziani. I Sardi, che, sulla scia dei popoli cananaici,  avevano come divinità l'inconoscibile ILI YH (Dio yh), chiamavano il toro 'Ak /'AKU), forse da una radice indoeuropea 'g (gli AGOI erano i 'tori guida', i capi supremi delle 'mandrie' ovvero degli eserciti degli  Achei nella guerra di Troia). Da ciò la voce NUL -'AK che sembra essere una parola in mix, semitico -indoeuropea. Una delle voci più attestata nella documentazione scritta nuragica e una di quelle rimaste più vive nella lingua sarda sino ai giorni nostri. Il toro della 'lampada della luce' è dunque il 'tema' che maggiormente dobbiamo aspettarci espresso in gran parte della documentazione scritta che verrà. Che 'verrà' si badi, non che 'potrebbe venire', perchè ormai risulta chiaro che i due termini 'toro' e 'luce' fanno parte del concetto base della filosofia  o, meglio, del pensiero della creazione per i nuragici. Nella Genesi è la Luce che balza per prima ed essa è una luce che ha un sommo creatore: il toro, cioè la forza assoluta in termini sessuali. Il nuraghe quindi è espressione architettonica scritta (senza il nome, per i nuragici, una cosa non è ) del toro -fallo. I sigilli dei Giganti, per chi guarda i piccoli bronzi senza il prosciutto negli occhi, hanno come 'base' simbolica iconografica proprio il toro, il toro celeste. E i Giganti di Monte 'e Prama, come già mi esprimevo in SAGRA nel 2004, sono i 'tori' fallo, i figli nobilissimi del toro - fallo più grande. Il razionalismo naturalistico dei Sardi antichi li portava ad esprimersi per simboli magnificanti, esaltanti, glorificanti. L'archeologia invece, nonostante sia circondata da immagini continue di tori e di falli, nonostante l'espressione del Lilliu del dio 'toro', rincula timorosa di fronte  al dato e si pensi che persino l'acqua, chiara espressione del liquido taurino nelle raffigurazioni dell'anastasis solare (erezione della luce taurina) dei pozzi sacri, viene ritenuta entità divina, quasi dea essa stessa, con la confusione della creatura con il creatore. Si parla quindi assurdamente del 'culto' delle 'acque' (addirittura al plurale!) e non del culto di 'Maim-O' che è il liquidio fecondatore di ILI -YH, toro della luce. Nel bellissimo documento rinvenuto in Terralba sulla superfice fallica sta scritto 'ag - he -nul e cioè 'nuraghe', ma tutte e tre le voci possiedono aggiunto, quasi impercettibile,  il 'serpente' (v. fig.) che è simbolo di immortalità, di continuità. Con l'aggiunta dell'altro grande simbolo zoomorfo naturalistico (nachash) gli scribi nuragici, di cultura linguistica semitica, intendono descrivere così il tempo divino infinito  rispetto al tempo umano finito. Descrivono la cosa più stupefacente (stupefacente anche per noi scolari scafati della fisica moderna): la durata eterna del mondo, data dal 'Lui eterno, luce eterna e, soprattutto, TORO ETERNO (o FALLO ETERNO').


Pro. Gigi Sanna, autore, ricercatore, esperto di antiche scritture e alfabeti, con particolare riguardo a quelli della Antica Civiltà Sarda


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E' SEMPRE IL TORO QUELLO CHE CONTA.(prof. Sanna)






💙 Il mio 2020 di benedizioni

 Il mio 2020 di benedizioni. 


Il 2020 è stato un anno benedetto per me.
Mi ha insegnato a portare nella materia tutto ciò per il quale la vita mi ha sempre allenato
Ho provato la stessa soddisfazione che si prova nel ripercorrere a ritroso, all'indietro, le orme dei piedi sulla neve
A far finta di essere scomparsa ad un certo punto, dal percorso, dalla mia stessa vita, e ricomparire
Con tutto il carico di un pupazzo di neve creato dal nulla
Sono abituata alla neve
Ho imparato a giocarci, con le nevicate ghiacciate sull'anima
Come quelle palle di vetro che rovesci come una clessidra, e a forza di farlo, ne scorgi anche l'incanto
Ho imparato a fare lo stesso gioco con la clessidra
Con lo scorrere del tempo
A dilatarlo, a modellarlo al mio tempo interiore
Ero già allenata a questo
A crearmi un tempo-tempio che consentisse la mia manifestazione
Nella mia solitudine
E a non sentirmi sola in essa
Due parole così simili, tempo e tempio
Perché in fondo, il tempo, è come un tempio
Ogni volta che dedichiamo del tempo a qualcosa, a qualcuno, a noi stessi, con amore, profondità e trasporto, stiamo creando un tempio di raccoglimento, di preghiera, di intima connessione
Questo tempo-tempio, quest'anno, è stato per me.
Non perché l'abbia voluto o cercato
Ma semplicemente perché la vita, le circostanze, le persone, mi hanno preparato ad esso
Con la loro presenza o con la loro assenza
È stato l'anno della mia Manifestazione
Del mio personale Logos
Mi sono ascoltata, come ho fatto tante altre volte, e ho percepito la mia personale frequenza.
Sapevo già. 
Ma c'era ancora troppo rumore, affinché potessi percepirla chiaramente
Quando impari a rilasciare, a fare vuoto, diventi cassa di risonanza, e puoi percepire anche il lieve battito delle tue ciglia
Ho imparato a lasciare
A non guardarmi indietro
A non elemosinare
A non chiedere
A non credere
Ad ascoltare
A percepire
A ricordare
A non aver paura del già visto
A non credere alle parole, ma solo ai fatti
Ma ho imparato a creare con le parole, quella dimensione che mi è stata, di volta in volta, concessa di vivere, di ricordare, di ammirare, di sentire incastonata nel cuore
Di essere portata tra le mani, come un Dono, per il tempo che mi è stata concessa
Le Dimensioni del mio Altrove. 
Dove ero, e sono, Pienezza e Completezza, in respiro sincrono con l'Universo
Dove sono stata Manifestazione in altre Forme
Ho centinaia di vite in me. 
Non posso essere mai sola. 
Ho imparato a dire "Amore", senza la paura che mi si frantumasse tra le mani
Ho imparato che non esistono legami, ma solo frequenze
E che a volte, si cambia stazione, e non è più importante
L'importante è continuare a danzare, e percepire l'emozione delle note
Un ballo lento, in due è meglio
Ma se non hai la musica nel cuore, anche in due, può essere l'abisso
Ho imparato ad amare in silenzio, e a quanta dolcezza e protezione possa esserci, anche solo in un pensiero d'amore, di passione
Ho imparato a non stagnare
A tenere la mente attiva su più fronti
A renderla elastica
Ciò che non segue, lo lascio fermo
Se anche il corpo non vorrà più seguire, sarà giusto così. 
Ha un'intelligenza sua
E sa cosa è meglio per la mia Anima. 
Io non inseguo più. 
Non disperdo più. 
Ho imparato a capire quanto valgo
Valgo tutto ciò che non mi è stato ancora donato. 
Poiché ne valgo l'attesa
Valgo quell'ombra che ho sempre lasciato alle mie spalle, pur di seguire il sole
Valgo la luna argentea che mi scalda di tepore, come una figlia partorita ad ogni lunazione
Valgo un uomo che nei miei occhi veda tutto ciò che può desiderare al  mondo, e mi tenga tra le mani come una gemma preziosa
Sono stata vetro per chi non mi ha riconosciuta
Ma un diamante non lesina luce altrui, quando può brillare della propria luce
Valgo ciò che ancora sta accumulando e custodendo valore per me
Ho imparato a ridere di me, e con me
L' affollamento non fa per me
Devo sentire esclusività
Attenzione, riguardo
Sulla distrazione, non mi soffermo più
So dare attenzione. E attenzione esigo.
Oltrepasso gli occhi e arrivo fin dentro l' Anima. Ma solo se sono fissi sui miei
Non seguo più. Ho trovato il mio centro.
E il centro, è sempre l'inizio del tutto

Tiziana Fenu

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giovedì, dicembre 24, 2020

💙Non ho mai davvero festeggiato il Natale, ma ogni mia rinascita.

Non ho mai davvero festeggiato il Natale, ma ogni mia rinascita.

Ho imparato a ringraziare tutti coloro, o le circostanze, che mi hanno tenuto bassa. 
Non riconoscendomi, non apprezzandomi. 
Scaraventandomi sotto terra.
Non potevano sapere che la terra, è la mia Prima  Sacra Madre. 
Quella che crudelmente mi ha insegnato a sopravvivere. 
Nel buio, nel freddo, senza vedere. Senza sentire il calore del sole e il profumo dei gelsomini in fiore.
Mi ha insegnato a non aver bisogno della vista, come le talpe.
A scavare gallerie con le unghie, per imparare a conoscere il terreno e sopravvivere all'esterno. 
Ad arrivare silenziosamente al di là dei perimetri, delle convenzioni. 
Dei confini. Degli argini. 
Mi ha insegnato ad essere pula che accompagna la trasformazione. 
Senza dolore
Portandomi a memoria il mio Essere acqua, e quindi nutrimento per me stessa. 
Li dove, in superficie, sentivo il dolore dello strappo, per ciò che non ho potuto evitare, 
mi ha concesso la morbidezza e la sacralità della svestizione. 
Di pelle trasparente come le preziose porcellane giapponesi, 
colmata di ciò che di più prezioso potevo offrire a me stessa : le lacrime della mia rinascita. 
Assaporate ogni giorno come in una sacra liturgia ritualistica.
Ho imparato la sacralità del Dolore. 
Ho imparato a stemperarlo con le lacrime. 
A tenerlo stretto tra le mani, come una tazza di caldo infuso, che scalda il cuore
Come un mala di preghiera da sgranare per ogni frammento nel quale mi è stato disintegrato il cuore. 
E ho imparato a ricompattarlo, facendomi frequenza vibrante che unisce
Come un diapason che armonizza le frequenze sconnesse. 
Di quella pelle vecchia, ne ho fatto ali trasparenti. 
Come quelle della lucciola, la cui luce interiore si vede al di là di esse. 
Ringrazio chi mi ha ferito. 
Mi ha permesso di vedere, pur se in modo doloroso, attraverso lo squarcio, 
i germogli che ho sempre avuto dentro. 
Ne ha solo accelerato la manifestazione. 
Ringrazio chi mi ha voluto tenere lo sguardo basso. 
Ma sono acqua, e nel mio riflesso si rispecchia tutto l' Universo. 
Sono Stella che brilla, anche in una pozzanghera. 
Io sono il mio Cielo, finché permetterò a me stessa di non avere confini. 
Ho imparato che nascere e morire, è un'esercizio costante per imparare a vivere. 
Che niente è per sempre.
Ma che ci sono dei "sempre", che ti fanno da stella Polare. 
Da Stella Cometa. 
È a questi "sempre" che ho donato la mia Devozione. 
A quel qualcosa di bello, che so che è stato. 
A come sono stata io, prima di essere qui
Alla  Memoria della mia Bellezza, prima della contaminazione in questa dimensione
Alla mia Integrità e Innocenza, prima degli sfregi della vita. 
Al cerchio che si compiva, attraverso l'unione con altre due mani. 
E di come insieme, eravamo cerchi di Luna e Sole, e tra di noi le Galassie 
che creavano i nostri Sacri Cuori in Unione. 
La fredda e buia Madre Terra, nel suo Grembo, mi ha insegnato tutto questo. 
A ricordarmi che sono un Sacro Seme. 
E che sono Acqua che nutre se stessa. 
Che non necessito di altro. 
Sono acqua e riflesso insieme
Sopra e sotto
Realtà e illusione
Che non ho confini
Quindi che posso sconfinare dove e quando voglio
E non è importante dove mi scaraventano
So essere anche vento che si libera dall'involucro inutile
Come pula setacciata che si libra in volo
E ciò che resta, è sempre la mia Essenza
Il Seme di un Amore Divino sconfinato
Che mi ha permesso di germogliare anche nel cemento

Tiziana Fenu 

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