Informazioni personali

La mia foto
Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

giovedì, giugno 09, 2022

💛Le colonne d'Ercole. Atlanta

 Da svariate letture a riguardo, si capisce come, spostando le colonne d'Ercole dallo stretto di Gibilterra al Canale di Sicilia, non compatibile con le descrizioni di navigazione(visto che tutti i testi antichi parlando di un mare adiacente alle colonne, poco profondo, mentre lo stretto di Gibilterra è profondo almeno 400 metri) l'unica isola della cui civiltà e manufatti, si trovano tracce in tutto il Mediterraneo e oltre, che si presenta oltre le colonne d'Ercole, è la Sardegna, così come approfondito da Sergio Frau, nelle sue opere, che considera la Sardegna, come Atlantide. 

Platone racconta anche che superate le Colonne, andando verso nord si incontra Atlantide, un’isola grande, dalla forma squadrata. Potrebbe essere la Sardegna con la sua forma rettangolare, che si trova sul 40° parallelo nord, giusto in mezzo alle terre conosciute. Un grande centro economico, politico e militare di migliaia di anni. 

Una società che sapeva difendersi bene, fino a spingere il faraone Ramesse II, a scegliere gli Shardana come esercito personale di difesa, che "non si sapeva come combatterli" 

Una società motore delle società antiche, proprio perché abilissima nelle difesa. 

Al museo di Sassari è esposto su tirimpanu", un tamburo realizzato con pelle di cane, alla cui estramita' in un forellino, si fa passare un sottile crime di cavallo, non udibile all'orecchio umano, ma che fa impazzire i cavalli. I cavalli dei nemici. 

Segio Frau considera la nostra civiltà come il centro del mondo. 

L'Ompalos, la culla della civiltà. 

Ed è curioso come "culla" in latino, si dica "cunae", molto simile a "cunnu", il nome dell'apparato riproduttivo femminile.. 

"Cunnu", come "cono", come cono dei nuraghi, come la prima scrittura cuneiforme dei Su-meri("il padrone" in lingua sarda") 

Una società matriarcale, che offre il suo imprinting anche alle altre civiltà con cui viene a contatto. 

Una grande culla matriarcale, quella del Mediterraneo, che trova le sue radici proprio nell'antica Civiltà Sarda.

Ma "cunnu", anche, per restare in ambito delle colonne d'Ercole, come la parola "Gunnu"

Ho trovato un passo molto interessante, nel libro di Zacharia Sitchin "Gli Architetti del Tempo", che parla del termine sumerico "Gunnu", che significava al contempo, sia "luce del giorno", che" tubo/canna", in riferimento alle coppie di pilastri o obelischi nei templi.

Due grandi torri, che nei templi non erano solo abbellimenti architettonici, ma avevano una ben precisa funzione astronomica, per osservare il sole e la volta celeste, da parte dei sacerdoti astronomi. 

Osservazioni che facevano attraverso una strumentazione spesso con cerchio posto al centro di due corna, come per le feste in onore del Dio Min, un'altra rappresentazione del dio Toth, strettamente legato al calendario lunare, e alla costellazione del Toro. in epoca egizia, ma già presente, come culto, in epoca predinastica, 

Tra le altre cose, in questo libro, si parla di uno SHU.GALAM, un luogo alto, dove si "eleva la Brillantezza". 

Un luogo sopraelevato dal quale si dà un segnale. Era il luogo dell'apertura, da dove "si riuscivano a vedere le ripetizioni, l'annuale ciclo celeste". 

Indica l'apertura sul soffitto del tempio, come l'apertura sui nostri nuraghi, che serviva a far entrare un raggio di sole in uno spazio oscuro ad una certa ora del giorno. 

Lo "tzirru/tzurru", parole che significavano "accendersi, brillare/essere in alto".

Uno strumento di osservazione, per osservare soprattutto il sole Nascente(Ra, in epoca egizia, che, canalizzato tra i due obelischi, fertilizzava il Femminino) specialmente durante l'equinozio, per determinare l'inizio del nuovo anno. 

È lo stesso concetto che sta alla base delle due colonne speculari, dei due obelischi posti nei templi, attraverso i quali il sole nasceva. 

Obelischi presenti nei templi Egizi, nel tempio di Salomone e nei templi ai tempi di Gudea( Gudea è stato un ensi, un re, della città di Lagash, nella Mesopotamia meridionale. Regnò dal 2144 al 2124 a.C. circa). 

Il re Salomone chiamò questi due pilastri con due nomi. 

Quello destro, Yakhin, e quello sinistro Bo'az. 

L'obelisco di per sé, era chiamato Tekhen, e l'ipotesi più accreditata riguardo questi due nomi, è che avessero una radice accadica comune nella parola  "khunnu", che significava "accendere una luce"(simile al Dio egizio Khnum, il vasaio cosmico, guardiano delle sorgenti, della fertilità, del quale ho già parlato), che ha la sua padedra nella tessitrice cosmica Neith. 

A proposito di questo, vorrei dire, visto che ne ho parlato nell'ultimo post, che le braccia sollevate a squadra, erano anche uno strumento di osservazione astronomica. 

Questo termine, a sua volta, deriva dall'antico termine sumerico "Gunnu", inteso come "luce del giorno e tubo, canna. 

La coppia di colonne, invece, era chiamata Neru. 

La cosa straordinaria è che, il re Gudea, non si accontento' di due colonne, per traguardare il sole, ai solstizi e agli equinozi, ma costruì 7 colonne allineate, 6 delle quali in cerchio, e l'ultima, in posizione centrale allineata con il sole. E non è forse questa la conformazione del labirinto di Benettutti? Con sette percorsi, di cui uno centrale? 

Teniamo presente che il capodanno Mesopotamico era ancorato agli equinozi, e anche i  pianeti visibili durante l'equinozio di primavera, sono 7.

Le colonne d'Ercole, potevano essere benissimo in Sardegna, e magari soni state create, proprio come osservatorio astronomico per traguardare il percorso del Sole all'equinozio di primavera, che si insinua tra queste due "Gunnu", in questo "cunnu" per venire alla luce, e per fertilizzare la terra, come di buon auspicio per l'inizio del nuovo anno. 

Teniamo presente che anche l'elemento fertilizzante maschile, il Toro astrologico, era chiamato, presso i Sumeri, con il nome di 

GU. ANNA( Toro celeste), nome che somiglia ai Gunnu,  e che il primo ciclo precessionale, della precessione degli equinozi, fu elaborato durante l'era astrologica del Toro, che va dal 4000 aC circa, al 2000 aC, quando l'equinozio di primavera, che segnava l'inizio del nuovo anno, cadeva sotto il segno del Toro, e il Solstizio d'inverno, cadeva sotto il segno del leone. 

Il punto zero, era tra Toro e Gemelli, e le costellazioni zodiacali iniziano con l'era del Leone, nell' 11.000 aC, circa, all'epoca del diluvio. 

Quindi, è fattibilissimo che le colonne d'Ercole siano nate in Terra Sarda,, o che avessero, le due colonne poste come un "cunnu" metaforico, dal quale si osservava la nascita, la venuta alla luce, del sole. L'inizio dell'anno. 

La culla della civiltà. 

Lo accennai un anno fa, quando diedi un'interpretazione simbolica ad una statuina minoica di Atlante(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/09/atlanta-minoica-su-altalena.html?m=0). Civiltà minoica che ha molto in comune con quella Sarda. 

Anche la forma dell'altalena richiama questo strumento di "osservatorio astronomico", che visto dal punto di vista numerologico, si presenta come due numeri "1", con al centro, il Femminino, il serpente. 

Il serpente a tre anse, il simbolo della tribù dei Dan(https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/il-simbolo-della-tribu-di-dan.html?m=0)

Come il serpente a tre anse del monolite di Mamoiada, il primo Serpente Piumato delle civiltà( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/10/il-monolite-di-mamoiada.html?m=0) 

131.

La nostra statale 131.( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/la-131-e-il-fiume-tirso.html?m=0) 

L'asse del mondo, come viene chiamata in ambito sciamanico, in molti ambienti attuali, che ne riconoscono la valenza energetica, come culla di Atlantide


Tiziana Fenu

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com

(statuina minoica, 1600 aC)

Le colonne d'Ercole. Atlanta



domenica, giugno 05, 2022

💚Pannello Iran

 

Google translate on my blog

https://maldalchimia.blogspot.com/2022/06/pannello-iran.html?m=0


Pannello in argilla che rappresenta delle semi-divinità del periodo del Regno Elamite, una monarchia sul golfo Persico( che regno' per 2500 anni, a partire dal 3100 aC) ritrovato nel Tempio di Inshushinak, Susa, risalente al  2000 aC.

Inshushinak era uno dei maggior dèi degli Elamiti e protettore della città di Susa(Iran),  nello stato di Elam. Lo ziggurat di Choqa zanbil è dedicato a lui.

Esposto al museo del Louvre, Parigi. 

La didascalia dice "Uomo-toro che protegge un albero di palma: " 

In questo pannello è rappresentato 

Shilhak-inshushinak, che fu re di Elam dal 1150 al 1120 aC circa e re della dinastia Shutrukid .

Quando sostituì suo fratello maggiore, Kutir-nahhunte , divenne l'ultimo grande re di Elam. Sposò la vedova di suo fratello, la regina Nahhunte-utu, ed ebbe 8 figli.

Ha condotto guerre con Babilonia , proprio come i suoi immediati predecessori.

Regnò per trent'anni e di lui sono rimaste molte iscrizioni.


~~~~~~~~~~~~~

Questo sovrano è rappresentato come se incarnasse la divinità taurina, simbolo di fertilità e abbondanza (dal 4000 al 2000 aC circa, siamo nell'era astrologica del Toro) 

La stessa posizione delle "gambe/zampe", come è tipico vedere nelle rappresentazioni mesopotamiche e sumere, delle divinità maschili, richiama una posizione ad angolo, come il primo Archetipo Aleph, principio maschile creatore, la cui lettera A, è frutto di un'evoluzione che parte proprio dalla rappresentazione di una protome taurina, come principio maschile creatore.

L'Alfa e, Omega, riprodotta, simbolicamente, in molte rappresentazioni mesopotamiche con le divinità alte e le gambe posizionate a V con il vertice verso l'alto, a simboleggiare anche, non solo l'Alfa, ma anche l'elemento maschile Fuoco. 

Principio creatore, sottolineato, come è solito in ambito Mesopotamico, da un copricapo che richiama la parte terminale dell'organo sessuale maschile, il glande, rappresentato in un modulo di quattro sovrapposti, ad indicare la potenza Creatrice, fertilizzante, nell'elemento terra, nel Femminino. 

Le braccia proteste verso il suo lato sinistro, il lato del Femminino, non a proteggere la sua consorte, che eppure appare, in questo pannello, sempre sul suo lato sinistro, con le mani a protezione, e a sottineare il quarto chakra, il chakra Anahita del cuore, ma a proteggere una palma, dall'alto valore simbolico. 

La palma infatti era considerata l'albero della fertilità, dell'immortalita, del continuo rinnovamento, visto che ad ogni luna piena, produce una nuova foglia.

Nell'antico Egitto, essendo Sacra alla Dea Hator, veniva rappresentata mentre la Dea versava dell'acqua sulle sue Palme, per infondere vita al defunto, nel mondo dei morti. 

La stessa area archeologica importantissima della Sardegna, dove sono stati ritrovati i Giganti di Mont'e Prama(il Monte delle Palme), nel Sinis, a Cabras in provincia di Oristano,  ha la stessa simbologia di un luogo Sacro, di una necropoli che custodisce i suoi Sacri Eroi, i suoi Sacri Architetti Divini( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/04/oggi-mi-ronzano-in-mente-due-parole.html?m=0) 

Eroi, da "ierogamia", matrimonio mistico tra le due polarità, maschile e femminile,  così come la stessa palma rappresenta questa ierogamia divina. 

La Dea Hator, la Grande Madre, la grande Vacca Cosmica creatrice del cosmo, del Sole,, della Luna. 

Hator/ator/uter/utero. 

La forma di questa palma, se osserviamo bene, ha la forma di un utero, con le sue tube di Falloppio laterali, i cui frutti terminali, i datteri, sono come due ovaie. 

Un tronco che richiama il fallo maschile, che si unisce all'utero femminile, e insieme, in sinergia, creano una dimensione immortale, poiché la palma è anche simbolo di immortalità, essendo associata anche alla Fenice, per via della chioma aperta a ruota. 

Immortalità, che la lega alla dimensione del mondo dei morti. 

Qui le foglie sono risposte a raggiera, in numero di 5, il numero del Femminino, del percorso pentacolare di Venere nell'arco di 8 anni, nella dimensione astrale. 

Il numero 5 è legato anche al Toro, perché il segno del Toro governa anche il quinto chakra, Vishudda, il chakra della gola, della creazione, che ha la stessa morfologia di un utero femminile, è che, in corrispondenza, crea il suono, la voce, il primo suono primordiale, il vagito, mentre l'utero crea la vita. 

La stessa dea Sumera Ishtar, la dea della fertilità, si sposò con Dumuzi, dio della crescita e della fruttificazione delle palme da dattero. 

Una rappresentazione stupenda, con la parte terminale della palma, che sembra proprio la rappresentazione dell'utero femminile, a cui è dedicata tutta la Sacra simbologia di ogni civiltà ed epoca. 


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com









sabato, giugno 04, 2022

💚Stele con Tanit

 Da un post nel gruppo "Il sondaggio"(https://www.facebook.com/groups/210974976999246/permalink/582122079884532/) 

 con presentazione dell'amministratore Andrea Milanesi

""Al Signore, a Ba al Hammon e a Tanit di Baal giura che Arish, figlio di Ba al Azor ha fatto voto, che tu possa ascoltare la sua voce, benedirlo!" 

~~~~~~~~~~~~~~~~~~~

Trovo questa stele votiva funeraria "fenicia", ritrovata a Dougga, in Tunisia, estremamente bella, poiché rappresenta una Luna crescente (il Femminino), che si identifica anche con la volta del cielo(il Mascolino), e il concetto alchemico di equilibrio degli opposti, necessari alla creazione 

Da notare, come in molte rappresentazioni la Tanit appare con il  braccio sinistro leggermente più sollevato.

Se si riferisce al suo punto di vista, visto che la sinistra rappresenta l'ovest, è la capacità di rinascita dopo la morte, di rigenerazione.

Se invece lo interpretiamo dal punto di vista dell'osservatore, a destra, a est, nasce il sole, quindi l'asse delle braccia appare leggermente sbilanciato verso destra.

Questa doppia chiave di lettura, astronomica, perché la Tanit, comunque è anche un fattore equinoziale equilibrante, come era equilibrante il Menat, l'Ankh, e tutti i simboli che sono legati ad essa, rientra perfettamente in quella iconografia della Tanit e di tutte le figure femminili divine e semidivine che la rappresentano, come governante sia delle due polarità opposte, ma anche delle due dimensioni, giorno e notte, e mondo dei vivi e dei morti. 

Naturalmente ci sono anche gli altri simboli che indicano questa sua caratteristica di polarizzazione ed equilibratura degli opposti.

Il caduceo con i due serpenti, le due polarità della kundalini, e il triangolo con il vertice verso l'alto, il Mascolino, che contiene un triangolo con il vertice verso il basso, il Femminino, all'interno di una figura geometrica, che di per sé indica creazione divina.

Questo aspetto del Mascolino che contiene il Femminino, è presente anche nella Civiltà Egizia, dove  nel nome "Osiride", è presente la SD di Iside.

La R è riservata, è prerogativa del Mascolino, Ra, il Sole.

Ma il Vero Sole è il Sole Nero, l'Iside Nera. Il Sole dietro il Sole, il Femminino Oscuro, L'antimateria creatrice anche della Materia. Non visibile, non ostentata.

Da conquistare come Intelletto supremo. L'Iside Nera infatti viene rappresentata velata. Non accessibile a tutti.

Il Caduceo presenta anche un altro aspetto interessante. Un cerchio(la completezza) sormontato da un Omega capovolto.

L'Omega indica il Femminino, così come l'Alfa, indica il Mascolino.

L'Omega capovolto indica la capacità di rinascere a partire dalla stessa "fine/morte" , che gli è connaturata, poiché il Femminino, ha infinite capacità di autogenerazione, di partenogenesi, concetto presente in ogni civiltà e cultura.


Tiziana Fenu

©®Diritti intellettuali riservati

Maldalchimia.blogspot.com

Stele con Tanit







venerdì, giugno 03, 2022

💛La Tanit di Tresnuraghes Tessitrice

 Ritorno, dopo più di un anno, sulla Tanit di Tresnuraghes, che definii la prima "Vergine Nera", e che molto ha a che fare con la tessitura e il telaio. 

Ritengo che la divinità demiurgica, intesa come creatore, possa essere identificata con questa Tanit, con le braccia ad angolo.

Un'iconografia che troviamo anche in altre civiltà, ma che nella nostra, come avevo già approfondito(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/la-tanit-di-tresnuraghes-la-nostra.html?m=0), indichi la prima tessitrice, la prima Arianna, intesa come "Ar-jana", padedra di Ra/Ar, il Sole, (per quel gioco dello speculare che troviamo come koine' simbolica di tutta la nostra Antica Civiltà Sarda).

Ar-jana

Ariana. Colei che è di "razza" pura, nobile, regale, semidivina.

La Tanit di Tresnuraghes ha le braccia ad angolo, come se fossero i supporti laterali di un primordiale telaio.

Perché, il telaio, nasce proprio così, con due supporti laterali.

Non sono assolutamente d'accordo con la definizione di questo concio come di un "cacciatore della rete", ma già lo avevo esternato nel post a riguardo.

Che sia una rappresentazione della tessitrice demiurga, come la Dea Neith egizia, me lo fa pensare sia il fuso sulla testa, un tronco cono, che sembra un nuraghe(la prima tessitrice demiurga della civiltà sarda).

La Nether della tessitura.

La parola "conoscenza", nei geroglifici Egizi, era indicata con un tessuto, il quale indica la facoltà di accedere alla conoscenza, è un comparare fra due nozioni, agire in sinergia tra due polarità. L'intreccio dei fili forma un tessuto. E Neith è chiamata la Neter della tessitura.

Infatti il geroglifico che indicava la vera conoscenza, era indicato con un tessuto. 

Tessuto che custodisce anche dopo morti. Infatti Neth sovraintendeva anche alla Mummificazione. 

Quel tessuto griglia dove si incontrano gli opposti, necessari alla creazione.

Ed è per questo che abbiamo una griglia a quadretti, come la Scacchiera di Pubusattile, come il concio della rete di Tresnuraghes, come il quadrato di Sator/Sinis, che è l'incontro creativo della M della Mem, e della W della Shin, acqua e fuoco che si incontrano e creano la Griglia dove tutto è possibile".

La Madre/Matrix(nell'accezione più pura del termine) della possibilità, dove tutto è celato e si rivela solo a chi ha raggiunto un certo grado di consapevolezza. Di equilibrio. È vuoto cosmico dove tutto è possibile. 

La Forma senza Forma. 

Il Femminile è Occasione. È lo zero che dà un senso, un potere ai numeri. 

Griglia di coordinate che creano nuovi Templi. 

Anche alcune Madonne del passato sono rappresentate con una "scacchiera/griglia" alle spalle o sotto i piedi. 

È la griglia della tessitura. Come un quadrante di ascisse e ordinate. 

E le prime Madonne erano nere, come Iside. Il Nero, il fango, l'Humus del Nilo.

Il Femminino è sempre nero. È grembo oscuro.

È ciò che non si vede,

È sotto la terra. È Grotta, è Domus de Janas, è vulva tra le cosce.

È velo che non si può sollevare, se non sei puro per entrarci.

Può essere tutto ciò che si vuole. Prende forma dal riflesso.

Nasce come riflesso divino, ma essendo "spazio di creazione" dipende dalle nostre coordinate, farlo diventare sacro o meno. Matrix, con la M maiuscola, o matrix con la minuscola.

È lo spazio delle possibilità.

Il libero arbitrio concesso all'uomo per mano femminile.

Nel tempio di  Iside-Neith, c'era la statua sempre velata"


Per questo motivo la nostra Tanit tessitrice sta dietro un "primordiale" tessuto, con queste braccia ad angolo che ritroviamo anche in altri contesti. E se è la rappresentazione del primo demiurgo, che è rappresentato dalla Y iniziale della parola YHWH, sottolineo, come ho già fatto altre volte, che il decimo Sacro Archetipo Ebraico, la Yod( con funzione concentrazione, il punto da cui si snoda tutto, come un piccolo fuso che consente di creare l'ordito e la trama della tessitura), che la Yod ha valore 10, che indica la complementarietà del maschile (1) e del femminile(0), e che il numero 10 era rappresentato, nei geroglifici, con un segno grafico uguale alla stele centinata dell'esedra delle Tombe dei Giganti. 

Invece, il segno che era rappresentato da due braccia sollevate ad angolo, tenute come un telaio, simboleggiava, presso gli Egizi, la forza vitale della persona, che si attiva a alla nascita., come se fosse il suo doppio spirituale. 

 Il Ka veniva tramandato, come una sorta di “patrimonio genetico” delle divinità che lo avevano preceduto.

Le statue funerarie del defunto rappresentavano il suo Ka, e talvolta portavano sul capo un paio di braccia tese, come era anche il geroglifico Ka. La grande statua lignea del faraone Hor I (XIII Dinastia) è l’unico esempio di Ka in figura tridimensionale che sia giunto fino a noi. 

Creatore di questo Ka, insieme al corpo fisico, era il Dio Khnum, fautore dell'uovo della creazione, il vasaio divino, che modella le sue creature con il limo nero del Nilo. 

Ka, come Ka/Cabras, fulcro della creazione nella nostra terra, rappresentato dai Giganti di Mont'e Prama, da su "Karrabosu", lo scarabeo psicopompo, la nostra Dea Madre di Cabras/Kabras, che ha anticipato di oltre 3500 anni quello egizio( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/lo-scarabeo-umanoide-egizio-khepri-e-la.html?m=0) 

Infatti, pur potendo andare ovunque, si riteneva che il Ka rimanesse per lo più nel sepolcro, nel corpo mummificato o nelle statue commemorative(come nella nostra Dea Madre/Karrabosu, riposta nella mano dei defunti), del defunto, e doveva solo essere nutrito, con offerte di cibo.

Ma avevo già parlato del Dio Khnum, guardacaso, padedro della dea Neith, in un post di oltre un anno fa, a proposito drl bronzetto di Teti e le sue proporzioni auree(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/04/geometria-sacra-guerriero-teti.html?m=0) - Amon, Ra, Khnum, tre Archeboli, un solo archetipo- , il Dio vasaio creatore del mondo, guardiano delle sorgenti, creatore della vita, che plasma la vita degli uomini, e padre di Heka, il Dio della magia e degli incantesimi.

Quindi come vasaio, come contenitore uterino, questo Dio Khnum potrebbe essere associato anche alla parola sarda "cunnu", con la quale ha una certa assonanza fonetica, considerando il fatto che Teti, dove è stato ritrovato il bronzetto, simbolicamente parlando, essendo associata all'archetipo Teth, ha una valenza uterina, un grembo creativo di immane bellezza.

"Cigno, che in latino si scrive "Cygnus", ma si legge "cunnus". Ne ho parlato in un mio scritto, è in correlazione con la costellazione del Cigno ( https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/l-ingresso-triangolare-dei-nuraghi.html?m=0) 

Un "cunnus" triangolare, come si vede dalla disposizione della costellazione

Perché  questo, significa l'archetipo Teth: verità, fecondità, bellezza". 


Quindi, questa Tanit di Tresnuraghes, secondo il mio punto di vista,  è il demiurgo androgino, vasaio e tessitore, che viene identificato con queste due braccia sollevate a squadra, come un telaio, come un fuso da tessitura, che, guardacaso, ha la stessa forma conica dei nuraghi. Conica come un ingresso uterino. Come gli ingressi nei nuraghi, come l'ingresso al pozzo Sacro di Santa Cristina, tutti con "angoli aurei" a 9. Come ho scritto tante volte. 

72°, per gli angoli base, e 36°, per il vertice superiore. 

72>9

72>9

36>9

9x3= 27=9

72+72+36=180>1+8=9

Il 9, Sacro Archetipo Ebraico Teth, il Femminino, il Grembo, la Creazione per eccellenza. 

Queste braccia a "telaio,", le ho viste in altri contesti, soprattutto in ambito minoico. 

L'ho visto nella  Dea dell'omphalos( Creta, 1.400 a.C.), esposta a Heraklion, al museo archeologico Nazionale.

Le ho viste in una statuina, sempre minoica, appartenente al periodo 1425-1190 a.C. ca., che presenta, addirittura, le due mani in posizione differenziata, quasi a distinguere il maschile dal femminile. 

Avevo anche analizzato una statuina in proposito, sempre con le braccia sollevate a squadra(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/11/dea-madre-minoica.html?m=0), una Dea madre minoica del 1200 a.C. circa che si trova nel  Museo Archeologico di Heraklion, la moderna capitale di Creta.

Una Dea Madre con tre colombe(o pavoncelle?) sul capo, simbolo molto forte, perché ha in sé la valenza archetipale della creazione primigenia, dell'uovo cosmico.

Un archetipo, quello delle colombelle/pavoncelle, che insufflano l'afflato divino davanti all'albero della vita, che troviamo come costante nella nostra Antica Civiltà Sarda

Queste tre, rappresentano il potere di nascita, morte e rinascita che solo un essere che sfida la legge di gravità, come un uccello, messaggero tra le due dimensioni, tra vita e morte, tra cielo e terra, può rappresentare


Interessantissimi sono due reperti trovati a Gournia, sito archeologico nell'isola di Creta, che era una delle città del periodo tardo minoico (1600 - 1400 aC), dove hanno scoperto un importante sito minoico dell'età del bronzo. 

Il tempio che hanno trovato, conteneva una statua in terracotta di una donna con le braccia alzate (forse una dea), uccelli di terracotta (forse originariamente attaccati alla statua), un supporto per le offerte, a tubo, con immagini di serpenti e un altare a treppiede di argilla, reperti esposti al Museo Archeologico di Heraklion, Creta, Grecia

Il "tubo" con i serpenti, ha la forma di un cono tronco come i nuraghi, e il serpente è il simbolo dell'archetipo 9, la creazione, la ciclicità, il Grembo, la kundalini, che corrisponde a quel Fuoco interiore, rappresentato dal Ka. 

La kundalini ha due Nadi energetiche, la Ida(energia femminile) e la Pingala(energia maschile) che, in complementarietà, creano. 

Questo concetto, verrà esemplificato con tutte quelle statuine, che abbiamo sempre visto con le braccia tese, e con in mano due elementi speculari, in genere due animali, che simboleggiano sempre, quel punto di creazione, quella sinergia necessaria tra le due polarità, per essere dei demiurghi, dei creatori semidivini. 

Ma guardate il simbolo su questa colonna con serpenti. 

Riproduce le braccia a squadra del Ka. 

Simbolo che conosciamo molto bene, visto che nelle nostre Domus de Janas, vi sono varie simbologie di "corna". 

Allungate, concave, a Y, a barca solare, e quadrate, come queste, triple e squadrate, nell'anticella della Domus de Janas di Brodu, tomba IV ad Oniferi, in provincia di Nuoro, risalente al 3300 aC circa. 

E ritorniamo sempre al concetto di creazione, di nascita, morte e rinascita, attraverso il telaio metaforico delle braccia a squadra, che consentono di intessere, metaforicamente, una dimensione, un tessuto, dove la continuità dell'Anima, del Fuoco vitale, del Ka, da una dimensione all'altra, dal mondo dei vivi, al mondo dei morti, è possibile, proprio come il "tessuto", la scacchiera/griglia" della Domus de Jana di Pubusattile, della quale ho parlato molte volte. 

E questo lo si può fare, solo con le due polarità opposte in equilibrio

Il Sacro nome divino, YHW, o YHWH, nella sua versione estesa, ha già in sé queste polarità opposte integrate. 

La Y, decimo Archetipo, è il 10, maschile e femminile (la stele centinata delle Tombe dei Giganti) 

La H, archetipo 5, la He', con funzione "vita", è il Femminino che tesse questa creazione, sempre con le polarità in equilibrio. 

La Waw, o Vav, il sesto archetipo, funge da agente collante, da "gancio", perché è il 6, unione degli opposti. 

Tutte e tre le lettere, simboleggiano le due polarità in sinergia. 


Come la nostra Tanit di Tresnuraghes, la nostra prima Yod, la nostra prima H, la vostra prima Waw, la nostra prima Madonna nera, la demiurga creatrice, il fertile limo nero che utilizzava il padedro Khnum, il vasaio, per creare l'umanità

Tornio, fuso, vaso. 

Telaio

Le Janas tessevano su telai d'Oro. 

Telomeri. 

I Telomeri sono fatti ad X, sono la parte finale protettiva, dei nostri cromosomi. 

"Telo", significa "fine". 

Morte, che ha in sé, implementato, anche il concetto di vita, in un ciclo continuo. 

In un tessere, continuo. 

Lui creava al tornio, lei filava, in complementarietà. Due atti creativi, che hanno la stessa valenza. 

La prima tessitrice androgina demiurga. 

Le braccia sollevate a squadra,  simboleggiano anche  l'offerta, il cibo. 

Ma quello è un aspetto secondario. 

Rappresentano principalmente il telaio, la possibilità di creare, di intessere una nuova dimensione, un nuovo tempio, anche nel mondo dei morti, così che il fuoco vitale dell'Anima, il Ka, come attraverso "su Karrabosu" psicopompo, la Dea Madre di Ka-Cabras, potesse passare anche nell'altra vita, nella dimensione dell'immortalita, come in un ciclo continuo triadico, esattamente come rappresentato nelle "corna/braccia" squadrate delle nostre Domus de Janas. 


Tiziana Fenu 

©®Diritti intellettuali riservati 

Maldalchimia.blogspot.com


Approfondimenti

https://maldalchimia.blogspot.com/2021/06/simbologia-luna-domus-pubusattile.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/le-tre-dee-madri-cosmiche-sarde-della.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2021/06/simbologia-angolo-72-nel-pozzo-scristina.html?m=0

https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/la-scacchiera-de-sa-pala-larga-bonorva.html?m=0

La Tanit di Tresnuraghes tessitrice




Tanit di Tresnuraghes https://maldalchimia.blogspot.com/2021/03/la-tanit-di-tresnuraghes-la-nostra.html?m=0


"Tubo" votivo con serpenti e il fregio centrale, come le braccia sollevate "a squadra", trovato a Gournia, che era una delle città del periodo tardo minoico (1600 - 1400 aC), dove hanno scoperto un importante sito minoico dell'età del bronzo.

Tre modi differenti per indicare l'anima, secondo gli EgiziBa indica lo spirito del vivente, cioè la sua energia vitale, rappresentata come un uccello (forse la fenice rinascente) con testa umana, che con la morte si stacca dal corpo e s’invola verso l’aldilà.Il Ka, possiede una valenza esoterica molto forte, rappresenta il “doppio” dopo la morte, che consente al defunto la vita perpetua, per continuare nell’oltretomba come su questa terra. Il luogo di sepoltura è infatti chiamato “dimora del ka”.Il terzo termine, Akh, rappresentato da un ibis, costituisce la manifestazione luminosa della scintilla cosmica, il numen divino di cui partecipano i mortali.(Arch. Renato Santoro)

La grande statua lignea del faraone Hor I (XIII Dinastia) è l’unico esempio di Ka in figura tridimensionale che sia giunto fino a noi.

Dea dell'omphalos( Creta, 1.400 a.C.), esposta a Heraklion, al museo archeologico Nazionale

(https://maldalchimia.blogspot.com/2021/11/dea-madre-minoica.html?m=0),  Dea madre minoica del 1200 a.C. circa che si trova nel  Museo Archeologico di Heraklion, la moderna capitale di Creta.



Reperto ritrovato a Gournia, che era una delle città del periodo tardo minoico (1600 - 1400 aC),

Domus de Janas di Brodu, tomba IV ad Oniferi, in provincia di Nuoro, risalente al 3300 aC circa.

statuina, sempre minoica, appartenente al periodo 1425-1190 a.C. ca., che presenta, addirittura, le due mani in posizione differenziata, quasi a distinguere il maschile dal femminile.


mercoledì, giugno 01, 2022

💚Maschera africana Angola

 Bellissima maschera Mwana proveniente dalla cultura Chokwe dell'Angola. 

Questa appartiene a quella tipologia di maschere che vengono definite "Pwo", se rappresentano una donna, e "mwana Pwo" se rappresentano una giovane donna. 

Simboleggiano l'antenato femminile e appaiono nelle danze ritualistiche che favoriscono la fertilità. Può essere anche indossata da un uomo, che si pone come insegnante delle buone maniere femminili. 

Quando una maschera Pwo viene indossata da un uomo, acquisisce ancora più potenza di quando viene indossata da una donna. Si esibiscono nelle assemblee del villaggio, e portano prosperità a tutta la comunità, ma se vengono manipolate e dominate da stregoni, possono diventare "wanga", la rappresentazione di esseri malvagi. 

L'acquisizione di una maschera è una specie di matrimonio mistico. La danzatrice regala allo scultore un anello di rame, prezzo simbolico della “fidanzata”.

Questo matrimonio impone obblighi morali e rituali; romperli provoca l'ira dello spirito dell'antenato e le punizioni attribuite alla sua magia.

Dopo la morte del ballerino, la maschera viene spesso sepolta a causa di una paura superstiziosa. È sepolto in un luogo isolato e paludoso. Accanto alla maschera è posto un braccialetto che indica il ritorno della "dote".

Il ballerino seppellisce allo stesso modo una maschera che non può più essere utilizzata.

L'esibizione della maschera femminile " Pwo " dispensa fecondità agli spettatori.

A volte balla con una statuetta che rappresenta un bambino portato sulla schiena della madre. Il ballerino travestito da donna indossa un falso seno, una gonna di cotone e una pesante cintura di perline a forma di mezzaluna. Ha in mano un sonaglio e uno scacciamosche. La danza consiste in movimenti della schiena scanditi dal salto della cintura. Studiando il portamento serio ei gesti eleganti di " Pwo ", le donne imparerebbero la grazia delle maniere.


La maschera dovrebbe essere scolpita secondo gli standard e riflettere l'idea collettiva degli spiriti ancestrali. Alcune maschere, invece, sono individualizzate; lo scultore si prende poi una certa libertà riguardo alle proporzioni e ai lineamenti del viso (forma del naso, della bocca o delle orecchie). L'artista si ispira al volto di una donna ammirata per la sua bellezza.


Poiché deve lavorare lontano dagli occhi femminili, osserva a lungo il suo modello, spesso per molti giorni, il tempo che gli occorre per memorizzare i suoi lineamenti. Anche i tatuaggi e l'acconciatura della donna ispirano lo scultore. " Cihongo " e " Pwo " appaiono spesso insieme, come protettori, sugli schienali delle sedie. Molto spesso, la maschera " Pwo " è simboleggiata da un macaron inciso o in bassorilievo su bastoncini, pettini, sanza.

( Marie-Louise Bastin)


Bellissima maschera, con elementi simbolici  interessanti.

Inanzittutto il colore. Essendo una maschera ritualistica per la fertilità e abbondanza, il colore rosso richiama il fertile sangue mestruale.

Al centro della fronte, come se fosse un terzo occhio, nel sesto Chakra Anja, ha il simbolo della terra, il quadrato, che, se ruotato, corrisponde anche alla vulva femminile.

Ai vertici di questo quadrato/rombo, abbiamo 4 triangoli, che indicano la potenzialità divina e creatrice dei quattro elementi terreni.

Quattro triangoli e un quadrato.

Cinque elementi. Il numero cinque è associato a Venere e al Femminino.

L'elemento "creazione", è enfatizzato anche dalla fascia a rete sul capo, dove i tratti opposti delle due direzioni, si incrociano a formare una griglia, delimitata da tre tratti dalla simbologia triadica creatrice divina.

Sotto la fascia a tre tratti, sulla tempia, vi è un simbolo, un cerchio, che contiene un fiore con quattro petali, simbolo dell'elemento terra, o cmq del Femminino, se consideriamo anche il quinto elemento centrale, custoditi da un cerchio, come un grembo, simbolo del tempo ciclico che si ripete, come una gestazione, come i cicli della fertilità. 

Anche nelle guance, poco al di sotto degli occhi, presenta due simboli. Tre trattini verticali uniti a tre trattini orizzontali.

Il verticale e l'orizzontale, come la griglia sul capo, indicano la complementarietà sinergica delle due polarità, maschile e femminile.

Dal simbolo centrale sulla fronte, pende un elemento piccolo, quasi un embrione.

Nei lobi delle orecchie, ha un cerchio sulla parte sinistra, e tre sulla parte destra, il maschile, la parte spirituale, divina, mentre il cerchio singolo, il grembo, è sulla parte sinistra, il Femminino.

In tutto, quattro. Lo spirito che si incarna nella materia del quattro.

Affianco all'orecchio sinistro, sotto la tempia, presenta una decorazione con 6 piccoli quadretti, e sappiamo che il sei è unione degli opposti, come la Stella di David, come il Sacro Archetipo Ebraico Vav, con funzione "gancio".

Come l'Arcano Maggiore VI, gli Amanti.

Sulla guancia, verso il basso, presenta un altro simbolo di complementarietà di opposti, la croce dentro il doppio cerchio, che, nelle  quattro sezioni, contiene dei simboli, tra cui una falce di luna( gli altri, effettivamente, non riesco ad identificarli).

E poi c'è la rete, estremamente simbolica, come se fosse un'acconciatura.

Una rete che è complementarietà di due elementi, che si intrecciano per creare.

Una maschera stupenda, e altamente simbolica.


Tiziana Fenu

©®Diritti intellettuali riservati

Maldalchimia.blogspot.com

Maschera africana