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Questo sito nasce ispirato dalla Sacra Divinità dell'Ape, che mi ha amorevolmente guidata alla scoperta di ciò che è la mia Essenza, manifestazione in E come un'ape, prendo il nettare da fiori diversi tra loro, producendo del "miele-Essenza" diversificato. Ma con un filo d'Oro conduttore l'Alchimia nel creare, nell'Athanor della ricerca intima, multidimensionale, animica. E in questa Alchimia, amare le parole nella loro intima Essenza. Soprattutto quella celata. Le parole creano. Sono vibrazioni. Creano dimensioni spaziotemporali proprietà, trasversali. Che uniscono dimensioni apparentemente distanti. Azzardate. Inusuali. Sempre dinamiche Sempre. operose. Come le api. A cui devo ogni mio battito d'Ali. COPYRIGHT ©®I contenuti presenti sul blog Maldalchimia.blogspot.com, quelli scritti ed elaborati dall'autrice, Tiziana Fenu, proprietaria del blog, non possono essere copiati, riprodotti, pubblicati o redistribuiti, in qualsiasi forma, se non, riportando nome, ©®Diritti intellettuali riservati e nome del blog,

sabato, dicembre 07, 2024

💛Sant'Ambrogio 7 dicembre

 Il 7 dicembre è un giorno in cui si celebra Sant'Ambrogio, in particolare per Milano, visto che è il santo patrono della città, che proprio il 7 dicembre del 374 fu nominato vescovo del capoluogo lombardo.

Nel Duomo di Milano, che fu, prima, cattedrale, ci sono dei simboli esoterici molto importanti. 

Inanzittutto spiccano 4 scacchiere poste in verticale e incassate sulle pareti, con quadratini bianchi e rossi. 

Una è posta sotto il portico di ingresso, ed è formata da 64 caselle ( 8 verticali e 8 orizzontali) 

L'altra, sempre sulla destra, quindi sul lato est, è sotto il campanile dei monaci, ed è formata da 49 caselle( 7 quadratini per 7)

Le altre due invece, si trovano sulla sinistra. 

Una, è un 25 caselle( 5 x 5) e l'altra, è un 49 ( 7 x7, simbologia lunare) 

Questo mi ha sorpreso, ma non più di tanto, perché  abbiamo, qui in Sardegna, l'Archetipo Matrice di questa scacchiera, proprio con 64 caselle, nella Domu de Jana di Pubusattile, della quale ho parlato più volte, tanto è importante, e tanto ha ancora da rivelare. 

(link di approfondimento 

*https://maldalchimia.blogspot.com/2020/06/la-scacchiera-de-sa-pala-larga-bonorva.html?m=0

*https://maldalchimia.blogspot.com/2020/12/il-kamasutra-e-la-scacchiera-di.html?m=0

*https://maldalchimia.blogspot.com/2024/04/locchio-di-horus-e-la-scacchiera-di.html?m=0) 

Una simbologia che troviamo anche in ambito egizio, la cui Matrice non può che essere Sarda, oltre al riferimento con l'occhio di Horus, del quale ho citato il link

( https://maldalchimia.blogspot.com/2021/05/la-vela-egiziascacchiera-pubusattile.html?m=0) 

Una simbologia che indica il grande potere creatore della sinergia del Maschile e del Femminile. 

E, guardacaso, altri riferimenti simbolici interessanti, per quanto riguarda Sant'Ambrogio. 

Uno, riguarda la simbologia di una Madonna esposta nella chiesa di Sant'Ambrogio a Firenze, un dipinto che risale al 1400, in cui la Madonna è circondata da 12 code di serpente, della quale ho avuto già modo di parlare, riguardo Vesta ( e pochi giorni fa era Santa Barbara, vesta-le del Fuoco) in un mio scritto ( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/02/il-giorno-della-memoria-del-fuoco-di.html?m=0) 

"È lei stessa, come Sacro Femminino, come Sophia, come Kundalini, come Shekinah, come Archetipo Teth, il tredicesimo serpente. È la Mem, Archetipo Cosmogonico.

Lei non calpesta mai il serpente, lo protegge, con il tallone sinistro nudo, lo stesso Femminino, quindi vulnerabile, perché esso rivela la sua natura semidivina, capace di governare e custodire  la sua stessa valenza energetica archetipale rappresentata dal serpente.

È l'iconografia cattolica, che la vuole nemica e calpestratrice del serpente, inteso come male.

Ma se andiamo a ritroso nelle simbologia delle antiche divinità femminili, erano sempre rappresentate con questi animali di potere,

Non capisco perché rifiutate l'idea che possano essere serpenti, quando invece l'iconografia archetipale del serpente ha sempre accompagnato il Sacro Femminino fin dai tempi antichissimi, arrivando fino ai giorni nostri, pur se, nel simbolismo sacro, è stato ampliamente mistificato e ribaltato dalla chiesa. Non approfondisco la simbologia del serpente, perché mi dilungherei troppo.

Sottolineo però, che nel dipinto è presente Sant'Ambrogio, che è legato ai serpenti. 

L'altro riferimento, che lo collega strettamente alla simbologia della tribù dei Dan, rappresentata da un serpente, 

Nella Basilica di Sant'Ambrogio a Milano vi è una colonna con un serpente nero.

Si narra, a livello simbolico, che quel serpente igneo nero di bronzo fu forgiato da Mosè in persona durante l’attraversamento del deserto, per difendersi dai serpenti veri, e che nel giorno del Giudizio Universale, quello stesso serpente si animerà e ridiscendendo da quella colonna, tornerà al suo luogo di origine"

L'antica tribù dei Dan

Gli Shar-Dan, la tribù del Serpente(  https://maldalchimia.blogspot.com/2020/11/il-simbolo-della-tribu-di-dan.html?m=0) 

di cui il serpente bronzeo di Mosè, che rappresenta il potere della Kundalini, il Nehushtan, è il simbolo, esposto proprio nella basilica di Sant'Ambrogio. 

Ne ho parlato più volte, ma forse, più nello specifico, in un mio scritto in particolare ( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/06/stele-israele-con-capovolto.html?m=0). 

E come non sottolineare anche il fatto che, oltre al serpente, l'altro animale simbolo di Sant'Ambrogio è l'ape? 

Animale sacro, psicopompo, che si narra, nutri Sant'Ambrogio da piccolo con il suo miele, portatore di illuminazione, nutrimento spirituale, ricchezza e conoscenza. 

Ne ho parlato in un mio scritto, riguardo la simbologia delle api in Sardegna 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/05/simbologia-api-in-sardegna.html?m=0) 

"In ebraico  la parola ape si indicava con la parola "Dbure" da cui "dbr" che indica discorso, intelligenza ed eloquenza. 

Presso gli antichi egizi erano considerate sacre perche si diceva che erano nate dalle lacrime del dio Ra, il dio del Sole. 

La cera d'api veniva usata dai capi spirituali sia per la mummificazione sia per le celebrazioni  ritualistiche, essendo fortemente simbolica come simbolo di purezza che favorisce l'illuminazione e la consapevolezza"

E la parola conoscenza, in geroglifico egizio è rappresentata da un tessuto, con trama e ordito, proprio come la nostra scacchiera. 

È sempre tutto collegato 

Ancora, dal mio post. 

"Le api erano considerate gli "Esseri di fuoco", legate alla purezza e rappresentavano l'anima. 

Fuoco, che è un elemento alchemico importantissimo nella nostra Antica Civiltà Sarda. 

Nelle antiche rappresentazioni della Dea  Ape, spesso erano rappresentati anche i leoni, molto frequentemente con un ape in bocca poiché rappresentavano la parola Divina. 

L'Ape si ricollega anche alla Leggenda di Sansone, che  affronta simbolicamente il fuoco rappresentato dal leone( che rappresenta i nostri istinti più bestiali, gli aggregati psicologici , gli attaccamenti), e che, dopo che lo affronta e lo uccide, trova nella criniera del leone del miele e si nutri' di esso. 

Sansone, è un Giudice biblico (descritto nel Libro dei Giudici) ed è un eroe dalla forza prodigiosa, concessa direttamente da Dio, per far fuori gli odiati filistei, gli uomini “non circoncisi” che ai sacerdoti ebrei piacciono molto poco. 

Sansone è un Giudice, come i nostri Giganti di Mont'e Prama. 

Ne ho fatto cenno nel mio post sull'analogia del pozzo di Santa Cristina con le Iadi(https://maldalchimia.blogspot.com/2022/05/le-iadi-e-santa-cristina.html?m=0).

Iadi, che, astrologicamente,  corrispondono all’arma con cui Sansone uccise i Filistei: una mascella d’asino.

Versetto di Giudici, 15: 19, («Dio aprì una cavità che era nella mascella, e ne uscì dell’acqua»

Le pluvie, acquose Iadi, identificate astrologicamente sia con la mascella della costellazione del Toro, che con le due corna. 

Sansone, che nella sua impresa da giovane Eracle, facendo a pezzi un leone, si trasforma in un baleno fa nascere il mito della generazione delle api da una carogna. 

Quell'Eracle( che poi diverrà l'Ercole mitologico romano), figlio di Zeus, e di un' umana, Alcmena, il cui figlio, Sardus, Sardo(uno dei figli che Erache ebbe dalle Tespiadi) parti dalla Libia, spinto dal verdetto oracolare, ricevuto dal padre Eracle, dopo le sue dodici fatiche, nell'oracolo di Delfi, con dei coloni, e arrivò in Sardegna, guidato anche dal nipote di Eracle, Iolao. 

La Sardegna degli "Eraclidi", dove si onorava l'Eracle/Ercole, resa fertile e agricola dai greci, narra la mitologia, facendo arrivare addirittura un "Architetto divino", Dedalo, che con queste opere maestose, le torri nuragiche, creò una "Daidáleia", creatura  ispirata all'architettura micenea, alle tholoi.

Dedalo che, sempre secondo la mitologia, porto Aristeo, figlio di Apollo e di Cirene,  nell'Isola rendendola fertile e riappacificando le popolazioni in guerra fra loro. Fondò Karalis e ne divenne re, insegnando agli abitanti l'arte della caccia e dell'agricoltura.

Statuina che è custodita nel Museo Archeologico di Cagliari e risalirebbe presumibilmente al V-VII secolo a.C., raffigurante un giovane nudo con cinque api disposte sul corpo, e che è stata ritrovata a Olien, in provincia di Nuoro.

Cinque Api. Il numero cinque è legato al Sacro Femminino". 

E anche Sant'Ambrogio, come nella statuina di Eracle, in questo bassorilievo, è rappresentato con 5 api. 


Ambrogio

Ambrosia 

Api

Eracle 

Serpente 

Scacchiera 

Sardegna Civiltà Matrice 

Tutto sempre molto collegato. 


Tiziana Fenu 

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Sant'Ambrogio 7 dicembre








venerdì, dicembre 06, 2024

💙6 dicembre San Nicola

 6 dicembre

San Nicola

18  giorni prima del 24 dicembre

Una Luna alchemica( il 18 è legato alla simbologia della Luna) che anticipa la nascita del Bambino Gesù, ma con una connotazione tutta al femminile.

In alcune zone dell'Italia, San Nicola, protettore dei bambini e legato alla dimensione dei temporali e delle tempeste, quindi dell'acqua, del Femminino( San Nicola è legato ai salvataggi dalle acque) è celebrato con dei calderone destinati alla cottura delle fave, di cui San Nicola fu dispensatore per salvare un paese dalla carestia.

Calderoni che devono essere in numero di 9 o di 7

Il 9 è legato al l'Archetipo Teth, l'Archetipo del Femminino della creazione, e il numero 7 è un Archetipo lunare, come il numero dei giorni del ciclo lunare.

Alchemicamente le fave sono rappresentate dallo zolfo.

Considerate sacre, poiché si consideravano le protettrici delle porte dell'Ade, in quanto i loro fiori fiori candidi rappresentava la lettera “theta” con la quale iniziava la parola Thanatos, la morte. Anche lo stelo della pianta, l’unico privo di nodi, era anch’esso, secondo i pitagorici, uno strumento di comunicazione tra il mondo degli uomini e quello dei morti. 

La fava era l’unico tra i cereali che, rosicchiato, prendeva nuova vita con la luna crescente. 

Cibo preferito dai defunti, tanto che in periodo romano, le si gettavano nelle tombe nell’idea che potessero dare loro energie negli inferi e si consumavano nel silicernium, il pasto delle occasioni funebri. 

Un’eco di questa usanza potrebbe verosimilmente essere quello delle cosiddette “fave dei morti”, i dolci a base di pasta di mandorle tipici della Giornata dei defunti

In molti riti orfici e pitagorici, si evitava di mangiare fave perché equivaleva a nutrirsi della testa dei propri avi. Mangiare i defunti sottoforma di fave, era come entrare a far parte del ciclo della reincarnazione, nonché sottomettersi agli enormi poteri della materia, 

Materia, che è Femminino, non dimentichiamolo

La Mater - Materia 

Questo legume è usato presso alcuni popoli, come dolce tipico dell’Epifania, sostituito, a volte da un piccolo pesce, simbolo, presso le prime comunità cristiane, del Divino. 

Ma anche l'Epifania, la Befana, è legata al Femminino 

Al Fanes portatore di luce 

( https://maldalchimia.blogspot.com/2024/01/sa-filonzana-be-fanafanes-janas-sarda.html?m=0) 

Tra l'altro, l'etimo del nome Nicola deriva dall’unione di due parole greche “Nike” e “Laos”, cioè “Vincitore del Popolo”. 

Per gli antichi, infatti, la “Vittoria” era personifica dalla “Nike”. 

Questa divinità era l’immagine del potere invincibile di Zeus e di Pallade Atene, il più importante nume dopo il padre di tutti gli dei, Zeus. 

Atena era venerata anche con il nome di Atene Nike ed essa non era alata poiché, essendo l’alterego della divinità, non si poteva staccare da essa.

Atena era, secondo la mitologia classica, la personificazione della Sapienza, dell’agilità, e della guerra. Essa era la regina del cielo ed una delle dodici divinità più importanti dell’Olimpo, nonché una delle tante facce della Grande Madre e del suo archetipo la Dea Bianca, cioè la Luna.

Atena nata dalla testa di Zeus, e ritorniamo alla correlazione "fave/testa dei morti" 

Come vedete, nonostante nella tradizione popolare la fava sia un attributo genericamente maschile, nel linguaggio popolare, in origine apparteneva alla dimensione alchemica del Femminino. 

Un Femminino psicopompo, che mette in comunazione il mondo dei vivi con il mondo dei morti.

Il sole del 6 dicembre che anticipa la nascita del Bambino Gesù

Lo zolfo, in alchimia era ritenuto l'elemento primordiale che insieme al mercurio potesse essere trasformato in qualsiasi altro metallo, in special modo l'oro

Una simbologia ctonia, sotterranea. 

Il puro fuoco, che vivifica i corpi morti, nascosto nel Mercurio, che rappresenta il Femminino, e che si manifesta per Rivelazione divina, rappresentato come un drago o un Ouroboros

Il drago rappresenta da sempre il Femminino.

E l'Ouroboros è la ciclicità del tempo, Saturno, ancora il Femminino, le fasi lunari 

Zolfo e Mercurio 

Le due facce della stessa medaglia creatrice

Il Femminino. 

San Nicola 

Vescovo di Myra, Turchia, nel que morì il 6 dicembre del 343 dC

Myra 

Myriam

Ancora Femminino

Antesignano del Santa Claus. 

Una dimensione, che anche per quanto riguarda il nostro Babbo Natale, è tutta al Femminile, offuscata dai canoni del patriarcato. 


Tiziana Fenu ©®

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6 dicembre San Nicola




giovedì, dicembre 05, 2024

💛Freccia sarda nuragica ( Sanna)

 UN ALTRO DOCUMENTO NURAGICO? LONTANO DAI NURAGHI? UNA FRECCIA SARDA (SHRDN) BRONZEA IN SIRIA? NELL'ANTICA CANAAN?  


Il 30 giugno del 2010, più di dieci anni fa,  avevo pubblicato nel Blog del giornalista Gianfranco Pintore un articolo su di una punta di freccia in bronzo, venduta all'asta in America, al prezzo di 300 dollari. Detto reperto scritto mi venne segnalato da Atropa Belladonna (Aba Losi). Purtroppo, come si sa, la maggior parte degli articoli del Blog di Pintore, dopo la sua morte, non sono più leggibili se non nell'introduzione e nei post a commento. Ragione questa per la quale pochissimi sanno di quanto scrissi e sulla freccia e sulla tipologia di system e sul significato della scritta. Oggi riprendo quelle mie considerazioni aggiungendone qualche altra circa il luogo di provenienza dell'oggetto e circa la sua 'traduzione'. Lo faccio alla luce dei ritrovamenti dei documenti scritti tra il 2010 ed il 2020, ovvero l'anno ancora in corso. Nell'articolo del blog avevo interpretato così il tenore della scritta: Freccia] simbolo (taw) della forza ('oz) di yh (tre). Non cambio nulla dell'interpretazione se non quel tre che, per quanto non lontano come significato, non risulta esatto. Infatti, ora e solo ora, dopo le ricerche e le letture dei documenti sia nuragici che etruschi, sappiamo che il tre è il numero indicante la 'luce', l'ideogramma di essa suggerito dai tre momenti del sorgere, distendersi e tramontare sia del sole che della luna. Ho scritto molto nel Blog di Sandro Angei (maimoniblog) circa il tre ed il sei luminosi e chiunque può sincerarsi di detto valore leggendo gli articoli, soprattutto gli ultimi. Quindi in quella iniziale interpretazione la voce 'yh' va sostituita con 'luce': Freccia] simbolo della potenza della luce (cioè 'la freccia veloce, la velocità, è il simbolo della potenza della luce'). Veniamo ora alla parola finale e cioè ''oz'. Essa è formata da due consonanti: una 'ayin' e una 'zayn'. Dieci anni fa riuscii a dare il significato dell'aspirata iniziale del semitico semplicemente perchè erano non pochi i documenti 'nuragici' di allora che mi consentivano di dare al segno a 'V' quel sicuro valore fonetico.  Il fatto è però che il segno a 'V', ovvero della ''ayin' non si trovava nelle scritte nè protosinaitiche nè protocananaiche venute alla luce in territorio cananaico ed egiziano. Ancor oggi la documentazione dei due codici di scrittura semitica non dà quel segno caratteristico, quello che invece si presenta assai copioso in Sardegna. Questo potrebbe voler dire che non è azzardato ritenere   che il grafema consonantico possa essere sardo, occidentale e non orientale. Così come sardo potrebbe essere il segno a lineetta, la 'unknown letter' citata e studiata nel coccio di Lachish dal Sass e dal Garfinkel. Anche la lettera a 'lineetta', ovvero la 'he', è assai abbondante nelle scritte della Sardegna nuragica. Due lettere  dunque che potrebbero far pensare che certi segni sconosciuti delle iscrizioni siro palestinesi della fine dell'età del bronzo e del primo ferro siano di origine sarda. Una rivoluzione nella storia della scrittura del Mediterraneo! Ma c'è un altro particolare, non certo irrilevante, che ci consente di formulare la suddetta ipotesi: il fatto che la scritta sia in mix, una 'miscela' tipica delle iscrizioni sarde che cercano di salvaguardare il più possibile il numero sacro della 'luce' divina, cioè il tre. Miscela resa con l'ideografia ( velocità, segno), la numerologia (tre), l'acrofonia ( le due consonanti acrofoniche). Oggi si va scoprendo sempre di più la presenza, di non breve periodo, di 'colonie' sarde nuragiche in Cipro e in Creta. E' forse da queste due isole, se non addirittura direttamente dalla costa 'fenicia' (attuale Libano) che è stato importato parte del system di scrittura nuragica? Quella freccia non sarà addirittura sarda con scrittura sarda? Peccato che il reperto sia praticamente perso, finito in mani sconosciute perchè altrimenti una semplice perizia metallografica ci avrebbe consentito di sapere molto della sua identità. Ci avrebbe forse permesso di dire che non solo i nuragici scrivevano ma esportavano il loro codice di segni e la sua applicazione, spesso singolare.


Prof. Gigi Sanna, storico, autore ed esperto in antiche scritture, in particolare di quella sarda


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Freccia sarda nuragica ( Sanna)



lunedì, dicembre 02, 2024

💚Le turritelle /l'ocra/le Veneri Paleolitiche

 La presenza dell’ocra sulle Veneri preistoriche è stata rilevata anche su altre statuette, come quelle di Kostienki (Russia), di Willendorf (Austria), di Dolní Věstonice (Repubblica Ceca) o di Laugerie-Basse, in Dordogne, dove nel 1884 fu scoperta la primissima statuetta, battezzata “Venere impudica”. Questo colorante minerale poteva assolvere diverse funzioni. 

La prima era,  evidentemente, quella di colorare delle figure realizzate in materiali cromaticamente uniformi. L’ocra è stata ampiamente utilizzata proprio a questo scopo sulle pareti delle grotte preistoriche; è quindi possibile che sia stata adoperata anche per decorare le sculture con motivi ornamentali. 

Tuttavia, può essere individuata un’ulteriore funzione. 

L’ocra è un materiale dalle proprietà abrasive, utile dunque a levigare la superficie di un oggetto. 

Qualunque sia il motivo, la presenza di questo colorante prova che su queste opere era stata applicata una particolare finitura. 

Altri elementi di spiccata raffinatezza sono stati dissotterrati durante lo scavo. Se è vero che all’epoca le donne erano perlopiù rappresentate nei loro tratti essenziali, Clément Paris ha scoperto che gli artisti di Renancourt seppero anche modellare ornamenti di una certa delicatezza: «Abbiamo avuto l’incredibile fortuna di trovare persino dei gioielli! Alcuni furono creati con dei fossili, in particolare con le turritelle». 

Le turritelle sono delle affascinanti conchiglie fossili spiroidali a forma di cavatappi che venivano raccolte con cura per essere, probabilmente, cucite sugli abiti; Clément Paris non crede all’ipotesi di un loro utilizzo come elementi di collane o bracciali, in quanto non presentano i caratteristici segni d’usura o di attrito. 

Lo studioso inoltre sottolinea come questi fossili provengano da una cava situata 100 chilometri più a sud: il fatto che i nostri antenati abbiano investito tanto tempo per procurarseli, ci suggerisce allora quale fosse all’epoca l’importanza dell’abbigliamento. 

Monili così raffinati, infatti, dimostrano quale livello di ricercatezza avessero raggiunto questi esseri umani del passato. 

D’altronde, i loro portagioie contenevano anche altri elementi decorativi: a Renancourt, ad esempio, Clément Paris ha scoperto «delle rondelle di creta color ocra fabbricate nello stesso luogo delle statuette». 

Ornamento modellato nella creta e due turritelle fossili rinvenuti nel sito di Renancourt. 

Di circa 3 centimetri di diametro, queste rotelline presentano un foro centrale e sono modellate sul bordo con piccole ondulazioni che le fanno assomigliare a delle margherite. 

Alcune si sono spezzate durante la lavorazione, altre sono integre, altre ancora appena abbozzate; i resti delle diverse tappe di produzione dimostrano ad ogni modo che a Renancourt operavano degli artisti polivalenti. Queste rondelle perforate sono tipiche del Paleolitico superiore; se in certi casi potevano essere utilizzate per creare illusioni ottiche – sospese a un filo, se le si fa girare su se stesse animano le immagini dipinte o incise sulla superficie, come nel caso dei camosci danzanti di Laugerie-Basse –sembra che quelle di Renancourt venissero cucite sui vestiti di uomini, donne e bambini. 

Il loro abbigliamento non aveva dunque nulla da invidiare al nostro, come d’altronde testimoniano anche le Veneri di Kostienki, le cui nudità sono ornate da collane, cinture e grossi bracciali.


Tratto da: Thomas Cirotteau - Jennifer Kerner- Eric Pinkas - Lady Sapiens "Come le donne inventarono il mondo" Traduzione di Valeria Pascone. Edizioni Piemme.

A sinistra, turritelle fossili

A destra, Venere di Kostienki, di cui ho approfondito in due occasioni

-https://maldalchimia.blogspot.com/2022/02/le-due-veneri.html?m=0


-https://maldalchimia.blogspot.com/2024/03/le-dee-che-venivano-dal-mare.html?m=0


Le turritelle/ocra/Veneri paleolitiche




💛Brebus/brebeis

 "Is brebeis".. Le pecore..

"brebus".. Le antiche formule guaritrici sarde( https://maldalchimia.blogspot.com/2022/07/il-malocchio-e-is-brebus.html?m=0) 

Hanno una radice in comune:

"breb-"

Agnello di Dio, l'energia divina fatta Verbo, azione, coniugabile, declinabile

Il verbo essere.

L'Essenza.

I nostri brebus come Essenza Verbale, manifestazione e concentrato di un'energia divina, che si fa azione, vibrazione, nel verbo, nell'emettere suono guaritore, "po' sanai", "per guarire". 

Emesso da una Jana, custode dei brebus. 

Jana/sanaj, letto al contrario.

"L'Agnello di Dio", il Verbo che esso incarna, è un'invenzione recente.

Il pastorello de is brebeisi, delle pecore.

Ma, archetipalmente, è il custode del Verbo, de is brebus, del Verbo che cura, che vibrazionalmente ( verbare/vibrare, notate che somiglianza fonetica) governava la materia, millenni prima del Verbo cristiano. 


Tiziana Fenu 

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Brebus/brebeis